mercoledì 16 ottobre 2019

Due vincitrici per il Man Booker Prize 2019

Hanno vinto il più importante riconoscimento per la letteratura in lingua inglese la scrittrice canadese Margaret Atwood, 79 anni - autrice de “I testamenti”, seguito de “Il racconto dell’ancella”- e la anglo-nigeriana Bernardine Evaristo, 60 anni, con “Girl, Woman, Other” 

La regole del Booker Prize non permetteva che il premio fosse diviso, ma dopo cinque ore di discussione, Peter Florence, presidente della giuria, ha dichiarato: «È stata una nostra decisione infrangere le regole». «Più ne abbiamo parlato, più abbiamo scoperto che li amavamo entrambi così tanto che volevamo che vincessero entrambi».

Gli altri finalisti erano: Salman Rushdie con “Quichotte”, la statunitense Lucy Ellmann, con “Ducks, Newburyport”, la anglo-turca Elif Shafak, con “10 Minutes 38 Seconds in This Strange World”, il nigeriano Chigozie Obioma con “An Orchestra of Minorities”.


w…w…w…wednesdays #140


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  

Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (140^ puntata - mercoledì 16 ottobre 2019)

1) cosa stai leggendo?
- Poirot sul Nilo - Agatha Christie

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?
- Il giardino di Amelia - Marcela Serrano
- Qualcosa là fuori - Bruno Arpaia
- Cavalli selvaggi - Cormack McCarthy
- Orgoglio e pregiudizio - Jane Austen
- Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera - Natsume Soseki

martedì 15 ottobre 2019

Un paio di scarpe - Ellery Queen


Titolo originale: The Dutch Shoe Mystery - 1931

A Ellery Queen non piace l'idea di assistere per la prima volta in vita sua a un intervento chirurgico. Lui non sopporta la vista del sangue. E tuttavia se a chiederglielo è un amico, il direttore medico del Dutch Memorial Hospital di New York, come rifiutarsi? Nella sala operatoria, qualche metro più in basso, lo staff attende l'arrivo della paziente: Abigail Doorn, eccentrica milionaria fondatrice dell'ospedale, entrata in coma diabetico. Ma quando la donna viene trasferita dalla lettiga sul tavolo operatorio, è chiaro che qualcosa non va. Il suo corpo è troppo freddo. Mortalmente freddo. E il filo metallico con cui è stata strangolata non depone a favore di un decesso per cause naturali. Ora Ellery si ritrova per le mani un caso di omicidio e, come indizio, un paio di scarpe con un laccio strappato. Per la prima volta, potrebbe perdere la sfida che una mente diabolica gli ha lanciato.

Ellery Queen è lo pseudonimo dei cugini statunitensi Frederic Dannay e Manfred B. Lee. Questo secondo è nato in gennaio e mi è tornato utile per la "calendar of crime challenge".
Il romanzo è la terza avventura di Richard ed Ellery Queen, rispettivamente il padre ispettore ed il figlio scrittore/investigatore.

"Perchè quello che una mente sa concepire, 
un'altra mente è sempre in grado di immaginare"

Ellery parte da questa filosofia. Ma questa volta l'assassino lo sta davvero mettendo alla prova, perchè tutto ciò che gli dà da pensare non lo porta da nessuna parte. Anzi, quello che sembra il primo indiziato, viene a sua volta ucciso. Ma poi il domestico, Djuna, gli dà un consiglio semplicissimo, riguardare tutto dall'inizio come se partisse da zero. E allora Ellery scopre il dettaglio fondamentale nella risoluzione del caso. L'indizio che, unito al paio di scarpe e ai pantaloni ritrovati, lo porta al colpevole.
Una cosa molto carina è stata che poco prima della fine, Ellery si rivolge direttamente al lettore e gli lancia una sfida: « il lettore è ormai in possesso di tutti i fatti pertinenti che gli sono necessari per giungere alla soluzione… Esercitando una logica rigorosa e traendo deduzioni irrefutabili dai dati forniti, a questo punto dovrebbe riuscire facile al lettore fare il nome dell’assassino».
Ammetto che avevo capito gli indizi. Avevo anche capito il perchè dei litigi continui tra Abigail e la governante, erano chiarissimi fin dalle prime pagine. Ho fatto un po' di fatica ad inquadrare il colpevole, invece, perchè non avevo capito il collegamento che aveva coi due defunti. Ammetto però di non essermi applicata molto.
Nel complesso la lettura è stata interessante. Il duo padre-figlio è simpatico. Non avevo letto ancora nulla di Ellery Queen e, lo ammetto, non sapevo nemmeno che dietro a questo nome si celassero due persone. Non è un giallo spettacolare, credo abbia alcune lacune narrative dovute un po' alle presunzioni mentali di Ellery, ma si segue bene.
Mio voto: 7 / 10

giovedì 10 ottobre 2019

Il circo della notte - Erin Morgenstern


Titolo originale: The night circus - 2010

Appare così, senza preavviso. La notizia si diffonde in un lampo, e una folla impaziente già si assiepa davanti ai cancelli, sotto l'insegna in bianco e nero che dice: "Le Cirque des Rèves. Apre al crepuscolo, chiude all'aurora". È il circo dei sogni, il luogo dove realtà e illusione si fondono e l'umana fantasia dispiega l'infinito ventaglio delle sue possibilità. Un esercito di appassionati lo insegue dovunque per ammirare le sue straordinarie attrazioni: acrobati volanti, contorsioniste, l'albero dei desideri, il giardino di ghiaccio,.. Ma dietro le quinte di questo spettacolo senza precedenti, due misteriosi rivali ingaggiano la loro partita finale, una magica sfida tra due giovani allievi scelti e addestrati all'unico scopo di dimostrare una volta per tutte l'inferiorità dell'avversario. Contro ogni attesa e contro ogni regola, i due giovani si scoprono attratti l'uno dall'altra: l'amore di Marco e Celia è una corrente elettrica che minaccia di travolgere persino il destino, e di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza. (ww.anobii.com)

"Il circo arriva inaspettato." 
"Spunta così, semplicemente, dove ieri non c'era"

Questo libro è carico di magia. Ci sono pagine che sanno davvero trascinarti dentro a questo circo straordinario. E ci sono pagine di prolisse e un po' farraginose descrizioni che diventano noiose e distolgono l'attenzione. In alcuni momenti ho auto l'impressione che l'autrice abbia voluto creare un'atmosfera che sarebbe venuta meglio se avesse usato parole meno ricercate.
La storia di base era molto interessante. Non avevo letto nessun commento in rete, quindi la mia scelta del libro si è basata principalmente sulla lettura della trama. La sensazione è che questa storia, in mano ad uno scrittore più "esperto" (uno Stephen King o un Tim Burton, per esempio) sarebbe diventata trascinante. Invece rimane un po' in bilico, tra belle pagine, appunto, e altre così così.
La narrazione è in terza persona e, ogni tanto, lo scrittore si rivolge al lettore con un "tu" (tu entri al circo, tu pensi questo) che sinceramente mi ha un po' distratto perchè modifica lo stile del resto del romanzo.
La sfida crea molta aspettativa che alla fine non viene soddisfatta a pieno, e non per il fatto che Marco e Celia si innamorano, quelle sono pagine molto intense e molto coinvolgenti (anche se al limite del troppo zuccheroso), ma perchè si conclude come si conclude. Mi sono chiesta più volte che senso avesse la figura di Bailey e, sinceramente, se quella era la sua importanza, forse valeva la pena di farlo maturare un po' meglio. Il finale mi pare un po' buttato lì, come per finire qualcosa che non si sa esattamente come far finire. Peccato. Aveva enormi potenzialità. Da questo libro, un regista sapiente potrebbe far uscire un film meraviglioso. Ecco, forse sembra un po' troppo scritto come film piuttosto che come libro. Grandi potenzialità che non sono state sviluppate come potevano.

«È importante, invece. C’è bisogno di qualcuno che le racconti, quelle storie. Dove le battaglie sono combattute, vinte e perdute, dove i pirati trovano i loro tesori e i draghi divorano i nemici a colazione con una bella tazza di Lapsang Souchong: qualcuno deve raccontare i loro frammenti sovrapposti di narrazione. C’è della magia in questo. È nell'ascoltatore, e suonerà in modo diverso in ogni orecchio, colpendo ognuno in modo imprevedibile. In superficie e in profondità. Puoi narrare una storia che va a innestarsi nell'anima di qualcuno, divenendone il sangue, l’io e il proposito. Quella fiaba lo smuoverà, lo spronerà, e chissà cosa mai potrebbe arrivare a fare grazie a essa, grazie alle tue parole. Che sono il tuo ruolo, il tuo dono.»

Mio voto: 7 e mezzo / 10

I Premi Nobel per la letteratura a Olga Tokarczuk e Peter Handke

Lo scorso anno, a seguito dello scandalo sessuale che ha coinvolto l’Accademia svedese, il premio Nobel per la letteratura non è stato assegnato. Ecco perché oggi a Stoccolma sono stati due i Nobel appena annunciati: per l’edizione 2019 la vittoria è andata a Peter Handke (romanziere, drammaturgo e poeta austriaco), mentre per l’edizione 2018, quella “sospesa”, ha vinto l’autrice polacca Olga Tokarczuk. 

Questa la motivazione per il Nobel a Handke: “Per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana”. E questa quella per il premio a Tokarczuk: “Per un’immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita”. 

Peter Handke è nato a Griffen nel 1942. Nel 2009 ha vinto il premio Franz Kafka e nel 2014 ­l’International Ibsen Award. Inoltre, ha collaborato in varie occasioni con il regista Wim Wenders, fino a "Il cielo sopra Berlino". Tra i suoi libri: Storie del dormiveglia, Falso movimento, Il peso del mondo, La storia della matita, Pomeriggio di uno scrittore, Epopea del baleno, Saggio sul luogo tranquillo, Saggio sul cercatore di funghi, Prima del calcio di rigore, L’ora del vero sentire, Il grande evento, Infelicità senza desideri, La notte della Morava, L’assenza. 

Olga Tokarczuk, classe 1962, è una delle più note autrici polacche contemporanee. Ha pubblicato raccolte di poesie e vari romanzi e altri libri. Con I vagabondi (Bompiani) ha vinto il Man Booker International Prize 2018. Prima di iniziare la sua carriera letteraria, dal 1980 ha studiato psicologia presso l’Università di Varsavia.


mercoledì 9 ottobre 2019

w…w…w…wednesdays #139


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  

Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (139^ puntata - mercoledì 9 ottobre 2019)

1) cosa stai leggendo?
- il circo della notte - Erin Morgenstern

2) cosa hai appena finito di leggere?
Il mio nome è Lucy Barton - Elizabeth Strout

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?
- Il giardino di Amelia - Marcela Serrano
- Qualcosa là fuori - Bruno Arpaia
- Cavalli selvaggi - Cormack McCarthy
- Orgoglio e pregiudizio - Jane Austen
- Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera - Natsume Soseki
- Il vecchio e il gatto - Nils Uddenberg
- Se i gatti scomparissero dal mondo - Genki Kawamura

mercoledì 2 ottobre 2019

Mi chiamo Lucy Barton - Elizabeth Strout


Titolo originale: My name is Lucy Barton - 2016

Da tre settimane costretta in ospedale per le complicazioni post-operatorie di una banale appendicite, proprio quando il senso di solitudine e isolamento si fanno insostenibili, una donna vede comparire al suo capezzale il viso tanto noto quanto inaspettato della madre, che non incontra da anni. Per arrivare da lei è partita dalla minuscola cittadina rurale di Amgash, nell'Illinois, e con il primo aereo della sua vita ha attraversato le mille miglia che la separano da New York. Alla donna basta sentire quel vezzeggiativo antico, «ciao, Bestiolina», perché ogni tensione le si sciolga in petto. Non vuole altro che continuare ad ascoltare quella voce, timida ma inderogabile, e chiede alla madre di raccontare, una storia, qualunque storia. E lei, impettita sulla sedia rigida, senza mai dormire né allontanarsi, per cinque giorni racconta: della spocchiosa Kathie Nicely e della sfortunata cugina Harriet, della bella Mississippi Mary, povera come un sorcio in sagrestia. Un flusso di parole che placa e incanta, come una fiaba per bambini, come un pettegolezzo fra amiche. La donna è adulta ormai, ha un marito e due figlie sue. Ma fra quelle lenzuola, accudita da un medico dolente e gentile, accarezzata dalla voce della madre, può tornare a osservare il suo passato dalla prospettiva protetta di un letto d'ospedale. Lí la parola rassicura perché avvolge e nasconde. Ma è nel silenzio, nel fiume gelido del non detto, che scorre l'altra storia. Quella di un'infanzia brutale e solitaria, di una miseria umiliante, di una memoria tanto piú dolorosa perché non condivisa. Oltre la finestra, le luci intermittenti del grattacielo Chrysler, emblema di grandi aspirazioni nella Grande Mela degli anni ottanta, insieme all'alternarsi del sonno e della veglia e all'avvicendarsi delle infermiere dal nomignolo fiabesco, scandiscono il passare di un tempo altrimenti immobile. Ma il tempo passa. L'isola d'intimità di quei cinque giorni d'ospedale non si ripeterà nella vita di madre e figlia. Molti anni piú tardi la donna è una scrittrice di fama. Ha scelto la parola al silenzio, dopotutto, perché è cosí che può raccontare anche quella storia d'amore. Un amore invalido, mezzo afasico, ma amore senza dubbio. Dalla sua insegnante di scrittura ha appreso che «ciascuno ha soltanto una storia. Scriverete la vostra unica storia in molti modi diversi. Ma tanto ne avete una sola». La donna si chiama Lucy Barton, e questa è la sua. (www.anobii.com)

"Esiste un incessante giudizio in questo mondo: come facciamo a garantire che non ci sentiamo inferiori ad un altro?"

Ho dovuto fermarmi un attimo e riflettere su questo libro prima di buttare giù un'opinione. 
Il libro, in sè, non ha una trama particolare. In pratica conosciamo Lucy attraverso i suoi pensieri relativi al passato (suo e familiare); ciò si alterna ai racconti che le fa la madre.
Quello che è lampante è il gelo tra queste due donne. Ad un certo punto Lucy chiede a sua madre di dirle che le vuole bene. La madre non lo dice e non lo dirà mai. Tuttavia ha fatto centinaia di km in un paese sconosciuto per restare al suo capezzale, quindi sicuramente le vuole bene. 
Il "non detto" è ciò che permea gran parte del romanzo: il "non detto" nel dialogo tra le donne, perchè parlano di altre persone ma non di sè stesse; il "non detto" sulla famiglia, non si entra nel dettaglio di cosa è successo, la storia tocca solo alcuni argomenti delicati ma non li approfondisce; l'assenza del marito vicino alla moglie in ospedale. Le cose non dette in passato e che ancora non vengono dette nel presente, semplicemente vengono accennate, sfiorate, ma subito si parla d'altro.
La famiglia di Lucy era poverissima. A scuola i bambini li deridevano dicendo che la loro famiglia faceva schifo. Ma Lucy trova nello studio un suo personale riscatto per uscire da quella situazione.

"I libri mi davano qualcosa. E' questo che penso. Mi facevano sentire meno sola. E' questo che penso. E mi dicevo: scriverò libri e le persone si sentiranno meno sole!"

Alcune immagini mi sono rimaste particolarmente impresse. Il bidello che lascia Lucy dentro la scuola finchè non deve proprio chiudere affinchè lei stia al caldo. La gentilezza degli estranei, dei professori che ben capiscono la situazione disagiata di Lucy. Il padre che mangia la mela contro voglia perchè Lucy ha i denti troppo piccoli e non ci riesce, e non si può buttare via. Il padre che è tormentato dal senso di colpa per aver ucciso due nazisti in guerra. Il padre che urla improperi al figlio "frocio" ma che poi si addormenta stringendoselo al petto. La madre che "sa" (tipo veggente), senza che nessuno le dica nulla, che Lucy ha avuto una figlia, che Lucy avrà problemi col matrimonio, che Lucy comunque guarirà. La madre che, quando Lucy viene portata via nella notte per fare una tac urgentissima, riesce a trovare dove è l'ambulatorio, perchè "ha una lingua e la sa usare".

La narrazione, che scorre abbastanza lineare nella prima metà (circa) del libro, tuttavia diventa decisamente molto frammentata in seguito. Diventa una serie di ricordi "casuali" in ordine sparso, infilandoci anche un gay pride e l'attentato delle torri gemelle. Ci sono alcune pagine molto tristi, lo ammetto, mi hanno commossa. L'immagine della famiglia che, anche se "sbagliata", nonostante tutto rimane radicata dentro ogni componente è molto bella.

"Ripensavo a come noi cinque avessimo avuto una famiglia decisamente malata, ma mi rendevo conto di come le radici profonde di ciascuno fossero avvinghiate al cuore di tutti gli altri"

Mi trovo molto in difficoltà ad esprimere un giudizio, perchè quando ho chiuso il libro è vero che mi ha lasciato tanti "spunti" ma è anche vero che non mi ha dato un dispiacere finirlo. Boh. 
Mio voto: 7 / 10