sabato 14 maggio 2022

La testa perduta di Damasceno Monteiro - Antonio Tabucchi


Titolo originale: La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997)
Titolo in inglese: The Missing Head of Damasceno Monteiro

Un truce fatto di sangue. L'inviato di un giornale popolare di nome Firmino. Un avvocato anarchico e metafisico, ossessionato dalla Norma Base, che assomiglia a Charles Laughton. L'antica e affascinante città di Oporto. Un romanzo che sotto le apparenze di un'inchiesta costituisce una riflessione sull'abuso e sulla giustizia. (ibs)
Il romanzo di Tabucchi prende spunto da una vicenda realmente accaduta.
Si tratta in realtà di un "giallo non giallo", nel senso che, certo c'è l'omicidio ed è anche piuttosto truce, ma si sa subito chi è stato. Ciò che questo libro porta, sono diverse riflessioni, soprattutto sull'abuso arbitrario di potere delle forze di polizia e di come le persone andrebbero prima di tutto considerate delle persone.
Il libro si apre con il gitano Manolo, un tempo parte di un popolo fiero ed allegro, mentre adesso sono confinati ai margini della città. E' lui che trova il cadavere decapitato, ma sa già che se andrà alla polizia nessuno gli crederà.
Firmino è un giornalista con il desiderio di scrivere un saggio su Vittorini e la sua influenza sul romanzo portoghese e viene inviato a seguire il crimine sul luogo. La prima persona che intervista sarà proprio Manolo, grazie al quale scopre che il cadavere indossava una t-shirt pubblicitaria mentre la polizia dice di averlo trovato senza.
Seguendo principalmente le testimonianze di Manolo e del collega di Monteiro, con l'aiuto di alcuni bizzarri personaggi (tra cui anche la proprietaria della pensione dove alloggia, vecchia conoscenza del direttore del giornale, che sa tutto di tutti), la soluzione del caso è presto alla luce del sole: Damasceno Monteiro era un semplice garzone di una ditta di Import-export, ed è stato assassinato da tre agenti della Guardia Civil perché, avendo scoperto che gestivano un traffico internazionale di droga, ha tentato, ingenuamente, prima di approfittarne, quindi, una volta scoperto, di ricattarli.
Ma come dice l'avvocato c'è da riporre poca speranza sull'esito del processo. L'avvocato Fernando de Mello Sequeira, detto Loton per via di una spiccata somiglianza fisica con l'attore Charles Laughton è colui che tiene la difesa di Monteiro ed indirizza Firmino nella ricerca . Loton, rampollo di una nobile famiglia decaduta, obeso, dedica la sua carriera a difesa dei derelitti e dei disgraziati. Esperto di poesia e letteratura nutre una venerazione assoluta per le teorie del filosofo del diritto Hans Kelsen, ed in particolare un'ossessione per la teoria della "Grundnorm" (concetto non facile, significa "norma fondamentale", la giustizia è come una piramide e il vertice è costituito dalla "Norma Base", un concetto puramente teorico, dalla quale deriva tutto il diritto), concepita come strumento di una giustizia suprema ma in realtà fonte di aberrazioni e storture messe in atto grazie ad una interpretazione ideologica e giuridica che individua nella norma superiore la giustificazione ad ogni comportamento.
Loton è un gran personaggio, con una mente estremamente razionale, un po' noioso forse quando si lancia nei ricordi di sua nonna.
Il processo, come si aspettava l'avvocato, ammonirà i poliziotti di aver nascosto delle prove, ma li assolverà completamente dalle accuse di omicidio. Tuttavia, l'avvocato riuscirà a trovare un'altra testimone oculare con delle prove per aprire un secondo processo. Firmino, scettico a causa della scarsa credibilità di questa persona (che è un travestito) viene ammonito con la frase "È una persona, si ricordi questo, giovanotto, prima di tutto è una persona".
Ciò che effettivamente movimenta il libro, sono l'avvocato e Firmino, il primo ormai avanti negli anni che ha visto enormi brutture nella vita ed il secondo ancora giovane e con ambizioni per il futuro, il loro essere complementari (ad un certo punto dice a Firmino di non credersi Marlowe, ma nel loro rapporto ci vedo molto di Perry Mason).

Non ho un grande rapporto con Tabucchi, trovo sempre difficoltà nei suoi scritti, però ammetto che questo mi è piaciuto ed è anche stato di facile lettura. Effettivamente è un giallo sui generis, però, al di là della vicenda, chiara fin da subito, è interessante la serie di persone che ruota intorno a Firmino, l'avvocato in primis, ma anche la titolare della pensione che comunque conosce tutti. Mi è anche piaciuto lo stile diretto della narrazione, mentre ho trovato un po' noiosi gli sproloqui dell'avvocato sui suoi avi e sulla filosofia tedesca. Interessante.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Ricostruzione di un'anima - Elia Boccara


Titolo originale: Ricostruzione di un'anima. Si conclude con George Eliot e Spinoza una ricerca lunga tutta una vita (2021)

Elia Boccara nasce a Tunisi da famiglia ebraica italiana di origine livornese. Recatosi in Italia per gli studi universitari, ritorna a Tunisi dai genitori portando con sé una neonata, la cui madre era drammaticamente morta di cancro poco dopo il parto. Risposatosi cinque anni dopo con un'insegnante liceale di Milano, si stabilisce anche lui definitivamente con la sua bambina nel capoluogo lombardo. Boccara visse con malessere il carattere vago dell'ebraismo professato in famiglia, problema non risolto a causa dell'intenso lavoro. Anziano e in pensione, si interrogò quindi sull'alternativa tra ebraismo e cristianesimo, avvicinandosi alla chiesa valdese, affettuosamente pilotato dal pastore Thommy Soggin. Dovette rinunciare a tale scelta: egli amava un Gesù semplicemente uomo e del tutto ebreo, diverso quindi dal Gesù del cristianesimo. Mantenne ugualmente stima e affetto nei confronti sia dei coniugi Soggin, sia della chiesa valdese per la sua lettura non dogmatica delle Scritture, per la strenua difesa delle libertà civili e per il suo legame con l'ebraismo. (L'autore allega al testo due suoi articoli su Gesù e su Paolo di Tarso). Del proprio malessere guarì soltanto quando scoprì che i suoi antenati, che vivevano in Portogallo, erano stati battezzati a forza nel 1497. Essi erano quindi vissuti in una clandestinità interiore per quasi un secolo e poi erano fuggiti a Livorno e da lì a Tunisi, diventando a tutti gli effetti dei nuovi ebrei, ormai dimentichi della passata identità religiosa. Dovranno quindi reinventarne liberamente e individualmente un'altra. Boccara prosegue nelle sue nuove riflessioni, seguendo con grande interesse il pensiero filosofico di Baruch Spinoza, il più importante artefice di questo libero pensiero, e la ricerca della scrittrice George Eliot, studiosa dei multiformi aspetti dell'ebraismo e precoce annunciatrice di un'imminente rinascita dello Stato ebraico. (ibs)

Libro letto per il torneo letterario. Questo libro è lungo solo 150 pagine, ma sembrano almeno il doppio. Nelle prime 30 pagine circa, l'autore parte coi ringraziamenti e poi fa il riassunto del precedente libro autobiografico, di cui questo è il proseguimento.
Nonostante il tono discorsivo della narrazione, perchè sembra che l'autore stia parlando più che scrivendo, il libro mi è risultato abbastanza pesante. Una prima metà del libro tratta, appunto, la biografia dell'autore, dove è nato, chi ha sposato, dove ha lavorato come insegnante. Il tutto permeato dalle difficoltà che ha incontrato essendo ebreo.
Circa a metà comincia a parlare di Gesù e poi di Paolo di Tarso. Sono pagine scritte da un punto di vista storico, di come relazionare Gesù agli ebrei e di come relazionare i discorsi di Paolo ai loro destinatari. Sono pagine tutto sommato interessanti, anche se piene di riferimenti ai testi sacri.
Quando mancano circa 40 pagine, abbiamo un altro elenco di personaggi che l'autore ha conosciuto e a cui è grato per qualche motivo. Dopodiche, ritorna a parlare della storia degli ebrei tunisini, costretti a scappare nella penisola iberica dove sono costretti a diventare cristiani per forza, e poi del loro passaggio in Italia e del ritorno di alcuni in Tunisia.
Nel finale, parla della scoperta di George Eliot (la scrittrice), del suo rapporto affettuoso con l'ebraismo, arriva a sparlare di Spinoza e di Einstein (ma a questo punto, lo ammetto, saltavo da paragrafo a paragrafo perchè non ne potevo più).
In sintesi, ho fatto una fatica incredibile ad arrivare in fondo a questo libro. Finchè parla in generale, parla di avvenimenti storici che non conoscevo, sono anche interessanti. Quando torna a parlare della sua famiglia, alla lunga, provo una grande noia (non me ne voglia, ma è così). Per qualche strano motivo, trovo decisamente più leggibili le parti scevre da ogni riferimento personale.
Non è un libro per me.
Mio voto: 5 e mezzo / 10

Il decalogo. Dieci parole di vita - Marco Cassuto Morselli e Gabriella Maestri


Titolo originale: Il decalogo. Dieci parole di vita (2021)

Nella Bibbia, lo scenario in cui viene rivelato il Decalogo (erroneamente noto come "i Dieci Comandamenti") è il deserto: è dunque proprio in una situazione in cui manca l'essenziale per vivere ed è concreta la possibilità di morire che vengono donate le "parole di vita". Tra tuoni e lampi, una densa nube cala sul Sinày, mentre sempre più forte si ode nel silenzio circostante il suono dello shofàr. Ha-Shem scende sul monte, Moshèh vi sale: ha così inizio il dono della Toràh. «Faremo e ascolteremo» rispondono i figli d'Israele, a significare che l'ascolto delle Parole cresce man mano che esse si incarnano nella vita di ognuno, perché «di fronte alla Toràh siamo tutti uguali, ma ognuno ode la sua voce in modo diverso». (ibs)

Questo libro illustra i dieci comandamenti alla luce dell'insegnamento ebraico, con molti riferimenti ai testi sacri e a quanto detto da filosofi e studiosi.
E' sicuramente interessante vedere come, a volte, le traduzioni delle parole hanno portato ad interpretazioni diverse dello stesso precetto. E' anche interessante il fatto che i comandamenti non sono stati scritti in un ordine casuale e che, essendo divisi su due tavole, ci sono dei collegamenti tra quelli che occupano la stessa posizione (ad esempio, tra il primo comandamento e il sesto, che è poi il primo della seconda tavola). Tuttavia, ammetto di aver fatto fatica perchè molti dei riferimenti alla religione ebraica mi sono praticamente ignoti e, comunque, pur essendo un libro molto breve, diviso in capitoli molto brevi anche loro, è un libro piuttosto intenso. Anche il fatto di essere scritto quasi come un "dizionario", rende la lettura un po' pesante.
Mio voto: 6 e mezzo / 10.

Ci vediamo un giorno di questi - Federica Bosco


Titolo originale: Ci vediamo un giorno di questi (2018)

A volte per far nascere un'amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina, che da quel giorno sono diventate come sorelle. Sorelle che non potrebbero essere più diverse l'una dall'altra. Caterina è un vulcano di energia, non conosce cosa sia la paura. Per Ludovica la paura è una parola tatuata a fuoco nella sua vita e sul suo cuore. Nessuno spazio per il rischio, solo scelte sempre uguali. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po' di responsabilità nei giorni dell'amica dominati dal caos. Un'equazione perfetta. Un'unione senza ombre dall'infanzia alla maturità, attraverso l'adolescenza, fino a giungere a quel punto della vita in cui Ludovica si rende conto che la sua vita è impacchettata e precisa come un trolley della Ryanair, per evitare sorprese al check-in, un muro costruito meticolosamente che la protegge dagli urti della vita: lavoro in banca, fidanzato storico, niente figli, nel tentativo di arginare le onde. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalle curve del destino. Dalla vita che a volte fortifica, distrugge, cambia. E, inaspettatamente, travolge. Dopo un'esistenza passata da Ludovica a vivere della luce emanata dalla vitalità di Caterina, ora è quest'ultima che ha bisogno di lei. Ora è Caterina a chiederle il regalo più grande. Quello di slacciare le funi che saldano la barca al porto e lasciarsi andare al mare aperto, dove tutto è pericoloso, inatteso, imprevisto. Ma inevitabilmente sorprendente.(ibs)

Sono molto in difficoltà. Non so dirvi se questo libro mi sia piaciuto o meno. Lo stile narrativo è sicuramente leggero, infatti è stata molto accattivante la parte di nascita dell'amicizia tra le due bambine, mentre l'ho trovato un po' stonato quando parlava delle angherie che Paolo faceva sopportare a Ludo. Da principio la storia mi ha ricordato un po' "L'amica geniale" e forse anche "Borgo sud", adesso, a mente fredda, mi ricorda anche alcune avventure rocambolesche della Kinsella. Va beh, non voglio proseguire coi paragoni letterari. Fatto sta che questo è uno di quei libri che letti al momento giusto ti possono far sognare, perchè ovviamente si tratta di un romance, e quindi, anche dove c'è qualcosa di tragico, è ovvio che si sistemerà; evidentemente non sono nel momento giusto. Mi piace la storia di base dell'amicizia tra le due amiche. Mi piace un po' meno che una delle due sembra avere la sfera di cristallo per capire cosa serve all'altra, mentre l'altra fa decisamente più fatica, anche se la sua presenza costante è già di per sè sostegno alla prima. Non mi piace il personaggio di Paolo. Non mi piace la rassegnazione di Ludovica (anche se per alcune cose la capisco).
Forse un problema di questo libro è che c'è troppo. Il fidanzato violento, la malattia, il lasciarsi trascinare dalle cose, i salvataggi rocamboleschi, i viaggi intercontinentali...
La trama è prevedibile, molto. A parte il salvataggio dal matrimonio (che mi chiedevo come sarebbe successo), capisci capitoli prima come andrà a finire il tutto. 
Gradevole quando hai bisogno di una lettura leggera. Però non mi ha convinto del tutto.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

mercoledì 27 aprile 2022

w…w…w…wednesdays #181

     "w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  

Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

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Appunto per la serie "ho questo post pronto da oltre un mese..." 
Le mie risposte (181^ puntata - mercoledì 27 aprile 2022)

1) cosa stai leggendo? 
- i prodigi della città di N. - Robert Perisic
- donna di porto pim - Antonio Tabucchi

2) cosa hai appena finito di leggere? 
lacci - Domenico Starnone - abbandonato al 54%
- ci vediamo un giorno di questi - Federica Bosco

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
- la testa perduta di Damasceno Monteiro - Antonio tabucchi
- il vecchio e il mare - Hemingway

domenica 24 aprile 2022

Prendimi... se puoi! - Frank W. Abagnale


Titolo originale: Catch Me if You Can (1980)

Rapinatore, imbroglione, falsario, impostore. A neppure vent'anni Frank Abagnale - alias Frank Williams, Robert Conrad, Frank Adams... - è tutto questo, e molto di più. Ha solo sedici anni quando, grazie a una carta d'identità e una licenza di volo abilmente sofisticate, riesce a spacciarsi per pilota della Pan Am e a dare il via a un vorticoso giro di truffe. È l'esordio di una travolgente carriera, che lo trasforma nel più giovane ricercato sulla lista dei dieci criminali "Most Wanted" dell'FBI. Da New York al Messico, dalla Francia all'Italia, hanno fatto di tutto per incastrarlo. E alla fine ci sono riusciti, ma solo per scoprire che Frank Abagnale, come i gatti, ha nove vite. Una più straordinaria dell'altra. (goodreads)

La storia vera del più grande truffatore americano, un diciassettenne che lascia la casa e comincia una carriera di truffe. Comincia utilizzando la carta carburanti del padre, poi stampa assegni, si spaccia per pilota, per pediatra, per professore universitario, per avvocato. Nessuno si accorge di nulla e nessuno ha dubbi sulla sua età.
Ricercato in mezzo mondo, riesce a cavarsela sempre, anche in modo rocambolesco a volte, grazie ad astuzia e faccia tosta. E molta fortuna.
La cosa incredibile di questo libro è che la vicenda è vera. Probabilmente, ai tempi in cui agiva, i controlli erano veramente scarsi, perchè non si spiega altrimenti come possa avercela sempre fatta, spesso senza dover fornire documenti, ma semplicemente sulla fiducia.
Mi ha lasciato un po' insoddisfatta il fatto che non venga detto come viene fermato definitivamente. Quando si trova nel motel, accerchiato dalla polizia, riesce a fare fessi gli ennesimi poliziotti spacciandosi per uno di loro e poi sparisce nel bosco. Dopodiche, nell'epilogo, ci viene detto che adesso lavora anche come consulente a fianco dell'FBI proprio per cercare di stanare truffatori.
Libro gradevole, una lettura di evasione (va beh, scusate il gioco di parole..). Si legge bene, scorrevole. Ho trovato un po' noiosa la parte delle studentesse che ingaggia, mentre sono piuttosto crude le pagine della carcerazione in Francia. Lui sostiene più volte di non aver mai frodato la singola persona (insomma...) ma solo il sistema che stava dietro (bancario, ecc); poteva essere interessante anche qualche riflessione sul come mai ad un certo punto ha deciso di passare completamente dall'altra parte e diventare un cacciatore di falsari.
Interessante.
Mio voto: 7 / 10

martedì 19 aprile 2022

Fascismo mainstream - Valerio Renzi


Titolo originale: Fascismo mainstream (2021)

Il fascismo è un fenomeno che appartiene esclusivamente al passato o si può riproporre davvero nel futuro? Dirimere questo nodo è fondamentale per capire l'avanzata dell'estrema destra, il successo di tesi xenofobe e suprematiste, l'ingresso nel dibattito pubblico di concetti e riflessioni fino a poco tempo fa ritenuti impresentabili. Valerio Renzi, giornalista e scrittore, ha partecipato negli ultimi anni come relatore o auditore a una gran quantità di dibattiti sui temi del razzismo, dell'avanzata dell'estrema destra, sull'azione dei gruppi neofascisti e neonazisti. Si è reso conto che c'era l'esigenza di iniziare ad affrontare la questione con una prospettiva differente, abbandonando un approccio puramente descrittivo ed entrando nello specifico del perché quella che sembrava un'ideologia definitivamente sconfitta dalla storia si riaffacci sullo scenario contemporaneo, raccogliendo consensi e determinando il senso comune. La tendenza maggioritaria di giornalisti, intellettuali, esponenti politici democratici, progressisti, è quella di pensare i propri avversari come privi di idee. Le parole d'ordine e i discorsi dei fascisti e della destra vengono presentati semplicemente come un'ideologia bestiale, una sorta di deviazione patologica da quello che è giusto e naturale. (ibs)

Premetto che, se non mi fosse stato richiesto per un torneo letterario, non avrei mai e poi mai letto un saggio a sfondo politico. Detto questo, ho trovato interessante la lettura di questo libro, che propone una vera e propria disamina dell'economia neoliberale del secondo dopoguerra, e di come il capitalismo abbia messo salde radici arrivando a indebolire lo stato democratico e la speranza nel futuro. Futuro che viene visto come qualcosa di non interessante e su cui non possiamo agire per renderlo migliore. Meglio quindi scappare e cercare di andare a vivere su un altro pianeta o in un bunker sotterraneo, piuttosto che smettere di danneggiare ciò che già abbiamo. Uno scenario su cui si è inserita l'idea che sia meglio tornare indietro, prima della rivoluzione sessuale e della libertà di mercato, dove i maschi bianchi erano padri e padroni su chiunque altro. 
Non è un libro sul fascismo, ma più in generale è uno sguardo sul mondo economico e politico a livello non solo italiano ma mondiale.
Il libro espone in maniera discorsiva e con un linguaggio non difficile, tutta una serie di situazioni che hanno portato al diffondersi delle idee della destra, in particolare dell'estrema destra. Con una serie di riferimenti a filosofi e scrittori, (molti sono i libri citati), argomenta le sue spiegazioni con uno stile che, mi sembra, riesca ad essere abbastanza imparziale. Solo nell'ultimo capitolo mi è parso di notare una specie di "schieramento".
Interessante.
Mio voto: 7 / 10

Sbocciati a scuola. Un'insegnante di musica racconta - Alessandra Anceschi


Titolo originale: Sbocciati a scuola. Un'insegnante di musica racconta (2021)

Un libro che, riprendendo i ricordi e le esperienze dei decenni di insegnamento dell'autrice, insegnante di musica alle scuole medie, tenta di farne un bilancio, raccontando di «una scuola che fa spuntare le ali e non solo le tarpa», attraverso dieci storie di ragazzi e ragazze prova a dare conto di altre centinaia di storie in cui l'incontro tra chi insegna e chi apprende ha generato un fruttuoso scambio reciproco, dimostrando che, dopo tutto, «la scuola è un luogo nel quale, studenti e insegnanti, possono e devono sbocciare». (ibs)

Ho letto questo libro per un torneo letterario. Credo che se lo avessi visto in libreria, non lo avrei mai preso..
Il libro parte con una riflessione sull'esperienza scolastica dell'autrice, una specie di excursus della sua carriera di insegnante, con alcune conclusioni che ha maturato negli anni. Dopodiche, dice di aver chiesto ad una decina di studenti di ripensare alle loro esperienze durante gli anni della scuola media. 
Ho trovato la prima parte molto interessante, mentre i racconti dei ragazzi rendono il tutto un po' frammentario e, in alcuni casi, un po' auto celebrativo. Alla lunga, questo continuo rimbalzare tra il ricordo della prof e il ricordo del ragazzo di turno, mi ha sinceramente un po' annoiato. Tutte le storie riportate sono di ragazzi che sono stati aiutati dalla musica e da lei come professoressa. 
Interessante, ma forse non lo apprezzo quanto potrebbe meritare.
Mio voto: 6 e mezzo / 10