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domenica 12 gennaio 2020

Il coperchio del mare - Banana Yoshimoto


Titolo originale: Umi no futa (2004)
Titolo inglese: Lid of the sea

Mari si è appena laureata ed è tornata a vivere nel suo paese natale, dove ha deciso di aprire un piccolo chiosco di granite. Quest'estate sua madre ospita Hajime, la figlia di una cara amica, che sta attraversando un periodo molto difficile a causa della morte della nonna. Mari non è affatto entusiasta: è indaffarata col chiosco appena avviato e pensa di non avere tempo per fare compagnia a una ragazzina così piena di problemi. Oltre a brutte cicatrici che le ricoprono il corpo, dopo la morte della nonna, Hajime si rifiuta di mangiare e di uscire di casa. Ciononostante le due ragazze a poco a poco diventano amiche e Hajime inizia ad aiutare Mari nel lavoro. Il resto del tempo lo trascorrono tra nuotate in mare, passeggiate sulla spiaggia e lunghe chiacchierate, sempre sullo sfondo di un incantevole paesaggio marino. E il mare sembra essere il vero protagonista del romanzo, con i suoi misteri e le creature che si celano negli abissi, una presenza costante e rassicurante nella vita di Mari, e un balsamo per l'anima ferita di Hajime. Sul finire dell'estate, quando l'acqua diventa di giorno in giorno più fredda e il vento sulla spiaggia solleva i granelli di sabbia tiepida luce di settembre, Hajime parte per fare ritorno a casa. Mari è molto triste, ma il ricordo della loro amicizia l'aiuterà a superare anche la solitudine dei lunghi mesi invernali. Forse non è riuscita a risolvere del tutto i problemi dell'amica, ma sicuramente l'ha aiutata a guardare al futuro con maggiore fiducia e ottimismo. (www.anobii.com)

 "Di qui in avanti io
incontrerò ancora molte persone
....
in questo mondo senza te..."

Avevo letto questo libro anni fa e mi era piaciuto. Finora è sicuramente quello che preferisco di Banana Yoshimoto. L'ho riletto principalmente perchè speravo che potesse rientrare nella categoria "libro che ha passato il Bechdel test" della popsugar challenge, ma non è così, perchè purtroppo le ragazze parlano anche di uomini. Pazienza. E' un libro che ho riletto volentieri perchè poi non lo ricordavo benissimo.
Il primo aggettivo che mi viene appena l'ho terminato è "emozionante".
Mari ama il suo paese al punto che desidera con tutto il cuore che la gente torni a visitarlo, ad apprezzarlo come faceva in passato. Decide di aprire un chiosco di granite con gusti particolari, senza utilizzare gli sciroppi che si comprano già fatti, tritando il ghiaccio a mano. Una scelta coraggiosa, e perseguita con tenacia. 
L'amicizia con Hajime, "forzata" dalla madre che decide di ospitarla, in realtà nasce con molta spontaneità, perchè le ragazze hanno subito qualcosa in comune. E di fronte a questo feeling, le cicatrici sul viso di Hajime sembrano quasi non esistere.
E' un libro pieno di momenti malinconici. Hajime soffre per la perdita della nonna e per il fatto che la famiglia dello zio ha impugnato il testamento per avidità. Mari soffre perchè vorrebbe che il suo mare fosse ancora pieno di pesci. E' un libro molto attuale perchè parla del fatto che l'urbanizzazione delle città non ha considerato gli effetti negativi che avrebbe avuto sul mare, sui paesaggi naturali in genere.
E' un libro che apre anche alla speranza, perchè laddove abbiamo un sogno, se ci crediamo e lo portiamo avanti con tenacia, allora potrebbe avverarsi. 

"Fino a qualche tempo fa nella pineta non c'era nessun locale in cui servissero granite. Fino a poco fa, poi, questo pupazzo era una creatura che viveva soltanto nella mia fantasia. Eppure adesso esistono entrambi... un cambiamento che ha un che di straordinario, pensai"

"Mi veniva da piangere. All'idea di quanto breve fosse l'esistenza del nostro corpo. Vista la sua brevità, mi rendevo conto di essere troppo attaccata alla vita."

Mi sono commossa nel finale, lo ammetto. Forse mi sono un po' vista in Hajime che trova la sua strada confezionando pupazzi. Un qualcosa di simile vorrei fare io nella mia vita. Lei ci ha sicuramente creduto di più (va beh, è un libro, ma mi ha toccato).
Mio voto: 9 / 10

giovedì 4 febbraio 2016

Il lago - Banana Yoshimoto



Titolo originale: Mizūmi - 2005

Chihiro ha perso da poco la madre e sta cercando di rifarsi una vita a Tokyo, lontano dalla cittadina di provincia a cui la legano brutti ricordi. Nakajima è tormentato da un passato misterioso che gli impedisce di vivere fino in fondo i propri sentimenti. Mino e Chii vivono in una casa nei pressi di un lago, un luogo fuori dal tempo e dallo spazio. Il lago è uno dei migliori e più sorprendenti romanzi di Banana Yoshimoto, poetico e inquietante, racconta una storia d’amore inusuale, dove il bisogno di affetto  e comprensione diventano più importanti dei tradizionali cliché di una relazione.
Il lago è un viaggio nella memoria fino alle origini delle paure, la storia di due giovani alle prese con la più difficile delle prove: scoprirsi innamorati. (da http://www.feltrinellieditore.it)

Io probabilmente non ho molto feeling con la Yoshimoto. Questo è il suo terzo libro che leggo e, a parte il primo (Il coperchio del mare, letto secoli fa) che mi era piaciuto molto, questo e "Kitchen" mi hanno convinto poco.
La storia è strana, ma anche interessante. Questi due ragazzi si conoscono guardandosi dalla finestra, perchè abitano in due palazzi prospicienti. Prima si salutano a distanza, poi fanno amicizia, escono insieme, e alla fine cominciano a convivere praticamente platonicamente, scoprendosi ogni giorno innamorati e sereni. Una storia d'amore di cui si rendono conto giorno per giorno, senza passare per il sesso, ma con l'intimità che deriva semplicemente dall'essere presente.
Chihiro ha perso la madre da poco e cerca di attutire il colpo. Nakajima ha questo passato misterioso che si svela solo alla fine del romanzo.
La trama sarebbe anche bella, molto poetica e sicuramente diversa dagli stereotipi delle classiche relazioni d'amore. Ma qualcosa non mi convince, non mi prende. E' un libro di novanta pagine che ci ho messo 4 sere a leggere. Forse non trovo un feeling con la scrittura che, secondo me, in questo libro fa molta molta fatica ad essere poetica e coinvolgente. Parte molto lento e poi dopo pagina 70, quando finalmente si capisce cosa è successo a Nakajima, diventa decisamente più interessante. Fino a quel punto è tutto molto avvolto nella nebbia, la stessa che avvolge la strada per raggiungere il lago e la casa di Mino e Chii. 
Mio voto: 6 e mezzo / 10

martedì 9 luglio 2013

Kitchen - Banana Yoshimoto

 

“Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina”.
Ecco un altro di quei libri di cui ho sentito parlare un sacco e che appena l'ho chiuso mi sono detta... “mah”.
Intanto è diviso in tre “capitoli”, diciamo così. I primi due legati tra loro, il terzo che non c'entra niente. Infatti mi sono chiesta “perchè??”
Filo conduttore di tutti i racconti è il dolore per la perdita di qualcuno di caro, il senso di vuoto che rimane dentro e congela la vita. Almeno finchè qualcuno ci aiuta a venir fuori da questo intorpidimento.
Mikage, orfana dei genitori, perde anche l'unica parente ancora in vita, la nonna. Yuichi le propone di andare a vivere con lui e con sua madre Eriko, che in realtà è il padre che ha cambiato sesso per occuparsi del figlio dopo la morte della moglie. Una famiglia un po' fuori dalla norma, nella quale Mikage si trova pienamente accolta e riesce a lenire un po' il dolore di essere da sola. Poi muore Eriko, assassinata da un fanatico, e allora, oltre al suo personale dolore, è Mikage che aiuta Yuichi a non scappare dal dolore ma affrontarlo insieme a lei.
Nella terza storia i personaggi sono altri. Satsuki perde il fidanzato Hitoshi che muore in un incidente. E ancora è il dolore che la fa da padrone, il dolore che non ci fa andare avanti per quanto fa male. La terza storia mi lascia un po' perplessa in effetti, anche per questa atmosfera “mezza magica”.
Non so, lo trovo carino, molto veloce da leggere, con personaggi ben caratterizzati. Ma non mi ha lasciato molto come emozione. Anche se una frase mi è piaciuta molto, e la credo molto vera: “a piegarci non sono le circostanze o una forza esterna, la sconfitta ci colpisce dall'interno”.
 
Mio voto: 6 e mezzo /10