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venerdì 12 giugno 2015

Il negativo dell'amore - Maria Paola Colombo


Titolo originale: il negativo dell'amore (2012)

Cristiana ha il terrore dell'acqua, perchè da bambina sua madre ha provato ad affogarsi e la voleva portare con sè. Di quella tragedia conserva due cicatrici dietro le spalle, come due piccole ali, dalle quali viene fuori il soprannome con cui la chiamano, Cica. Vive col padre in una cittadina del Nord Italia, con un padre che non è capace di mostrarle affetto. Ha come compagni delle sue giornate un cane, chiamato Tomba, e una vecchia vicina di casa.
Tommaso è un bambino down, il più grande di tre fratelli, che ama sfegatatamente Walker Texas Ranger, da cui il soprannome che gli hanno dato, Walker. Vive in Puglia, ha due genitori molto apprensivi e una gran voglia di vivere, di essere felice secondo le sue capacità, e di veder felici le persone a cui vuole bene.
Due storie che scorrono parallele finchè non si incontrano (sì lo so che è una contraddizione…). Infatti, ad un certo punto il padre di Cica viene trasferito in Puglia, proprio nel paese di Tommaso e Cica diventerà amica di Angelo, uno dei fratelli di Tommaso.
Della storia non vi racconto nient'altro.

Il primo aggettivo che mi è venuto in mente quando ho chiuso il libro è stato "tenero". E la seconda cosa che ho pensato è che questo libro è veramente bello. Affronta temi difficili come l'handicap, la famiglia, il bisogno di amore, senza cadere mai nel banale, con una punta di ottimismo e di speranza. 
Ai due protagonisti mi sono affezionata. Sono ragazzini che affrontano la loro "diversità" con tenacia, che sono alla ricerca di amore, e affrontano la vita con candore.
Un libro che ho divorato, con una scrittura piacevole, pochi personaggi principali e diversi personaggi di contorno ben delineati senza creare alcuna confusione alla storia.
E' una scrittura che riesce ad entrare nella profondità dei personaggi senza risultare banale, pesante o patetica, con grande sensibilità e tenerezza.

Uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni. Sicuramente uno dei due più belli del Gran Premio delle Lettrici di Elle a cui partecipai qualche anno fa.
Mio voto: 9 / 10

lunedì 23 giugno 2014

Azalea rossa - Anchee Min



Il libro è l'autobiografia della scrittrice.
Nella prima parte, Anchee racconta la storia della sua infanzia a Shanghai durante gli anni '60, sotto il governo di Mao, studentessa brillante e molto fiduciosa nell'insegnamento di Mao. Ma il suo primo conflitto con la realtà maoista avviene quando la sua insegnante preferita (Foglia d'autunno) viene processata per spionaggio e lei è costretta a testimoniare contro di lei.
“Quando avevo 17 anni la mia vita ebbe una svolta improvvisa. Avevo 17 anni. Ero piena di sacro furore. Ero ansiosa di dedicarmi ad una causa. Non vedevo l'ora di affrontare le difficoltà” . “Finalmente il mio nome apparve sulla gloriosa lista rossa della scuola. Fui assegnata alla Fattoria fuoco rosso, che era situata nella zona costiera del mare cinese orientale”

Nella seconda parte viene raccontata la vita di Anchee nella fattoria (campo di lavoro) dove vigono orari e modi di comportamento rigidissimi, in particolare è vietato intraprendere relazioni con persone dell'altro sesso. Qui, la sua fiducia nel maoismo viene ulteriormente messa alla prova. Una notte d'estate vengono svegliate per perlustrare i campi di grano, in cui vengono trovati in atteggiamento intimo la sua amica, Piccola Verde, con un uomo. Dopo 4 giorni di lavaggio del cervello, ed un processo pubblico ed umiliante, la ragazza è costretta a dichiarare di essere stata stuprata. Il suo innamorato viene invece condannato a morte. Dopo l'esecuzione, Piccola verde smette di lavarsi e comincia a dare segni di pazzia. Intanto Anchee viene promossa a capo del plotone numero quattro e viene trasferita a dormire nella stanza con gli altri capi. Anchee matura una venerazione verso la sua comandante, Yan, continuamente provocata dalla sua vice, Lu.
Anchee e Yan cominciano a vedersi di notte da sole, si scambiano confidenze. Con la scusa che hanno troppo freddo e poche coperte, Yan e Anchee cominciano a dividere lo stesso letto sotto le tendine, diventando amanti. Lu intanto inizia a diventare particolarmente diffidente e le tiene costantemente d'occhio.
Un giorno arrivano alla fattoria alcuni uomini che, si scopre in seguito, sono lì per cercare giovani da avviare alla carriera di attori, su ordine della compagna di Mao. Una settimana dopo Anchee viene scelta e deve partire per gli studi cinematografici di Shanghai.

Nella terza parte si parla della formazione come attrice di Anchee. Erano cinque le ragazze in lizza per il ruolo di azalea rossa: Anchee, Legna da fuoco, Lancia festosa, Campanellino, Ape Ouyang. Avevano un anno per imparare tutto da zero, sotto gli sguardi di Sovietica Wang e Rumor di pioggia. Solo allora il Supervisore prenderà la sua decisione su chi interpreterà quel ruolo.
“Lancia festosa mi ricordava spesso Lu. A quanto pareva mi era difficile sfuggire a quel tipo di persona. Solo più tardi capii che il tipo Lu era diffuso in tutta la cina. Era proprio come diceva un vecchio detto, la povertà crea malvagità”
Poi arrivò la notizia, era il 2 settembre 1976, Mao era morto. Si disse che era stata la compagna Jiang Qing ad ucciderlo e si cominciò a parlare di impiccare la strega. 
“Un giorno del 1983 arrivò una lettera da oltre oceano da una giovane amica che avevo conosicuto alla scuola di recitazione. Aveva lasciato la Cina tre anni prima, e adesso viveva a Los Angeles. Mi chiedeva se avessi mai pensato di andare a vivere in America. L'idea suonò strana: era come se mi avessero chiesto di andare a vivere sulla luna, la luna come la descriveva mio padre: ghiacciata, senza aria e senza rumori. Ma la disperazione mi rese ardita. Benchè non parlassi una parola di inglese capivo che l'America era la mia sola soluzione. Feci di tutto per riuscirsi, e arrivai in America il primo settembre del 1984”

Un bel libro ambientato nella Cina di Mao, con una protagonista a lui devota che però comincia a veder sgretolare la sua fiducia in questa ideologia. Una bella storia anche di omosessualità al femminile, di amori clandestini e condannati, di gelosie e vendette, con diverse scene di cattiveria, piuttosto tristi.
Il finale sembra un po' frettoloso, ma il resto della storia è ben dettagliato. Un bel libro, comunque.

Mio voto: 8 / 10.


mercoledì 11 giugno 2014

Il linguaggio segreto dei fiori - Vanessa Diffenbaugh



Victoria è orfana. Ha passato i suoi primi 8 anni di vita sballottata da una famiglia all'altra, per poi esserne sempre rifiutata. Finchè viene data in affido ad Elizabeth e un po' alla volta riesce a mettere da parte le paure e le diffidenze collezionate in anni di rifiuti. Poi, per troppa paura distrugge tutto e passa i restanti anni in una comunità. Una volta maggiorenne si trova in mezzo ad una strada, sola, senza cibo e senza soldi. Ma grazie al linguaggio dei fiori che le ha insegnato Elizabeth riesce a farsi apprezzare come fioraia e dare una svolta alla sua vita. Anche se la paura è sempre in agguato, e soprattutto è sempre in agguato la convinzione di non poter avere rapporti con le persone che durino più di qualche mese.

Volevo leggere questo libro da tanto, e il concorso di Elle me ne ha dato l'occasione. Mi è piaciuto molto. Divorato in pochi giorni perchè è scorrevole e di piacevole lettura. Tutta la parte del linguaggio dei fiori, anche se non univoco nei significati, è molto intrigante. Caso strano, sulla copertina che ho ricevuto io c'è la mimosa, sensibilità, caratteristica che mi identifica veramente tanto.
Ho seguito la storia di Victoria, sperando che alla fine riuscisse a credere in se stessa e nell'amore che, seppur non aveva mai accettato, era lì pronto per essere solo accolto da lei.
Il lieto fine le conferisce un po' l'aspetto di una favola. Ma sono favole che ti riappacificano con la cattiveria della vita.
Mio voto: 8 / 10

La ragazza in blu - Susan Vreeland




Strana giornata, questa del funerale del preside Merril! Mai e poi mai Richard avrebbe pensato di ritrovarsi, dopo la cerimonia, nella gelida casa di Cornelius Engelbrecht, il suo collega insegnante di matematica, seduto sulla sua poltrona di cuoio rosso, a conversare con quell’uomo dall’aspetto così insignificante da celare di certo un cuore incandescente o forse, in un angolo riposto della sua anima, qualche inconfessabile segreto.
Scapolo, vestito sempre con colori indefinibili, sostenitore del circolo degli scacchi di Philadelphia, conoscente discreto di tutti piuttosto che amico di qualcuno, costantemente sulle sue e appartato nella sala dei professori, Engelbrecht si è sempre guardato bene dall’invitare chicchessia a casa sua. È con malcelato stupore perciò che Richard lo guarda accendere il camino, sorridere e, con gesti eccitati, illuminare un quadro posto davanti alla poltrona: un dipinto straordinario in cui una ragazza con un grembiule blu siede a un tavolo accanto a una finestra aperta.
« Guarda. Guarda l’occhio. È una perla», dice Engelbrecht.
«Le perle erano elementi ricorrenti in Vermeer. E osserva la luce di Delft…»
« Notevole», dice Richard. «Indubbiamente nello stile di Vermeer. Un’imitazione sconcertante.»
«È un Vermeer», sussurra Cornelius Engelbrecht… Così comincia questo straordinario romanzo che, come una preziosa scatola cinese, di capitolo in capitolo, ci conduce davanti al destino di una grande opera e delle persone, umili e potenti, nobili e arroganti, amanti dell’arte o del suo potere, che l’hanno avuta lungo i secoli.
Ecco allora Amsterdam, durante gli anni Quaranta, e le tragiche vicende della famiglia ebrea che possedeva La ragazza in blu; ecco la felice coppia olandese cui il dipinto apparteneva anni prima e che finisce col dividersi nell’istante in cui uno dei due ammette che la ragazza del quadro gli ricorda un vecchio amore; ecco, ancora più indietro, la vita di una fattoria olandese durante la grande inondazione del 1717; ecco, infine, Vermeer che, angustiato dai debiti, decide, in un momento di rilassatezza e di gioia, di dipingere la figlia. 
(da www.neripozza.it)

Un quadro che passa nelle mani di diversi personaggi in diverse epoche storiche, facendo da filo d'unione per otto racconti. L'idea era molto intrigante. Senonchè la lettura non mi ha entusiasmato particolarmente. Il linguaggio in alcuni punti lo ricordo contorto, al punto che alcune vicende non mi sono risultate proprio del tutto chiare. Carino.
Mio voto: 6 e mezzo.

giovedì 5 giugno 2014

La bambina che diceva sempre di sì - Maud Lethielleux



Ninon ha nove anni. I suoi genitori si separano e, anzichè rimanere a vivere con la madre, la sorellina Agathe e il nuovo compagno della madre, decide di andare a vivere col padre, perchè lei capisce che deve prendersi cura di lui.
E' una vita molto spartana quella del padre, in una casa costruita nel bosco, dove la bambina lo aiuta a fare formaggi di capra che poi vendono al mercato. Una vita "autarchica", come la definisce lei. Un amore totale per il papà che è stato abbandonato anche da quasi tutti gli amici che frequentavano prima della separazione dalla moglie.

Questo libro sembra più una favola. Faccio molta fatica a pensare che, nella realtà, una bambina di nove anni potrebbe essere lasciata a vivere in mezzo al bosco, in una casa-caseificio, andando a scuola quando le va.
Però è un libro molto tenero, raccontato in prima persona dalla bambina, col suo candore. Anche se in diversi passaggi, per le parole utilizzate, si capisce che dietro alla voce narrante della bambina c'è un'autrice di altra età, non una bambina.
Mio voto: 7 / 10

giovedì 6 marzo 2014

Jane Eyre - Charlotte Bronte



Jane è una bambina di dieci anni, orfana di entrambi i genitori, che viene adottata dal fratello della madre. Quando lui muore, fa promettere alla moglie di occuparsi di Jane trattandola come fosse una loro figlia. Ma alla morte dell'uomo, la signora Reed concede ben poco affetto alla bambina, e anzi le viene ricordato in continuazione che deve essere grata di essere stata accolta in quella casa.
All'ennesima angheria del cugino John, di cui viene, come sempre, incolpata Jane, la bambina viene rinchiusa nella camera in cui è morto lo zio Reed; lì dentro ha un esaurimento nervoso e sviene.
Il 15 di gennaio, un uomo arriva a casa della zia. È il signor Brocklehurst, pastore, gestore di una scuola molto severa per orfane che prende in carico Jane. E Jane, prima di andarsene, si sfoga con tutto il rancore che si teneva dentro che non è falsa, che è contenta che la signora Reed non sia sua parente e che a tutti quelli che glielo chiederanno dirà che non è una donna buona ma che invece è lei la falsa, crudele e senza cuore.
Jane, quindi, parte per la scuola di Lowood, dove comincia una vita di sacrifici, poco cibo, molta disciplina. La cattiva nutrizione e i raffreddori trascurati, portano nella scuola una epidemia di tifo. Questo avvenimento, per il numero di vittime che miete, richiama l'attenzione pubblica sulla scuola e le sue condizioni, risvegliando l'indignazione pubblica. La scuola però ne trae vantaggio. Diverse persone ricche della zona contribuiscono a finanziare una nuova costruzione e una gestione più oculata delle donazioni. Jane rimane a Lowood una decina di anni, di cui due da insegnante. Poi inizia a sentire il bisogno di vedere cosa c'è fuori da quella scuola. Decide di mettere un annuncio di lavoro su un giornale.  Viene contattata da una certa signora Fairfax e si mette in viaggio per la sua nuova vita a Thornfield. La signora fairfax le piace molto e anche la bambina a cui deve fare da istitutrice, Adèle, nonostante sia un po' frivola. Sul momento crede che la signora Fairfax sia la padrona di casa, finchè scopre che il padrone è un certo signor Rochester, che è spesso assente da Thornfield. La bambina, in effetti, è figlia sua e di una ballerina dell'Opera con cui ha avuto una storia e che è scappata lasciandola a lui.
Ma nella casa, in effetti, non sono soli. Al terzo piano, segregata (ma non troppo) vive una inquietante presenza che ogni tanto lancia delle urla demoniache, e che tutti fanno finta di minimizzare dicendo che probabilmente si tratta della domestica Grace Pole.
Nel frattempo, Jane riceve la notizia che John Reed è morto e che la signora Reed sta male. Decide di andarla a trovare. In punto di morte, la signora Reed confessa a Jane che tre anni prima aveva ricevuto la lettera di un certo John Eyre di Madera, parente lontano di Jane, che aveva piacere di ritrovarla per farne la sua erede. Ma la signora Reed non le ha detto niente per non darle una mano a raggiungere la prosperità.
Jane torna a Thornfield. Si aspettava di trovare i preparativi per le nozze del padrone ma non trova niente di tutto ciò. Anzi, una sera Rochester la chiede in sposa. “ho finto di corteggiare la signorina Ingram perchè volevo che ti innamorassi di me pazzamente come io lo ero di te, e sapevo che la gelosia sarebbe stato il miglior alleato per raggiungere il fine”.
Il giorno del matrimonio, la cerimonia viene interrotta da due estranei che rivelano che Rochester è già sposato e che la moglie è ancora viva e viene tenuta nascosta a Thornfield. Si tratta di una selvaggia che sta su quattro gambe e ringhia come una bestia selvatica, accudita dalla famosa Grace Pole. I due uomini sono stati mandati dallo zio di Jane quando aveva saputo dell'imminente matrimonio della lontana nipote, per impedire la bigamia.
Rochester le dice che il matrimonio con Bertha era stato organizzato dal padre, ma nessuno aveva gli detto che la madre di Bertha era pazza, rinchiusa in un manicomio, e che anche nella ragazza si cominciavano a vedere i segni della stessa malattia. Rochester è davvero disperato ma Jane non se la sente né di far finta di niente né di diventare la sua amante. Decide che la cosa migliore da fare sia andarsene da Thornfield e scappa. Ad un bivio, imbocca una strada che non aveva mai preso. Dopo un paio di giorni di intenso cammino e niente cibo, Jane chiede ospitalità ad una casa. Senza saperlo è la casa dei cugini (St. John, Mary e Diana), a cui lei però si presenta con un altro cognome, ma si farà smascherare quando fa un ritratto di una ricca ragazza del luogo e lo firma inconsciamente col suo vero nome. E St. John le dice che l'hanno cercata per dirle che lo zio John è morto e voleva lasciare a lei i suoi averi. Jane si trova quindi ad avere un patrimonio di ventimila sterline, che decide di dividere in parti uguali coi 3 cugini.
Nel frattempo St. John inizia a farle una corte serrata, che sembra un po' una minaccia, dicendo che la vuole portare con sé in missione in India ma che deve andarci come sua moglie. Jane non ne vuole sapere di sposarsi, men che meno con uno che non ama e che non la ama. Ma lui la tormenta. Una sera, mentre le sue convinzioni cominciano a vacillare, Jane sente una voce a lei nota che la chiama. E decide che prima di prendere qualsiasi decisione deve sapere cosa ne è stato di Rochester, che non è mai uscito dai suoi pensieri. 
Trova la dimora di Thornfield palesemente in rovina. Dall'oste della locanda, Jane scopre che un incendio ha devastato la casa, che Rochester era dentro per aiutare i domestici a venir fuori. La moglie pazza era sul tetto e lui era salito per farla scendere. Lei con un grido era saltata giù, morendo. Rochester si era salvato, ma aveva perso la vista e una mano gli era stata amputata. Ora viveva col vecchio John e la moglie a Ferndean. Jane si reca immediatamente a Ferndean dove per fargli una sorpresa si spaccia per la cameriera che gli porta dell'acqua. Ma lui la riconosce. Lei gli racconta quello che è stata la sua vita in quegli anni e gli dice che vuole rimanere lì con lui.
“signor Rochester, se nella vita ho compiuto una buona azione, ho avuto un pensiero buono, ho pronunciato una preghiera sincera, ho sentito un desiderio retto, in questo momento ho il mio premio. Essere sua moglie è per me raggiungere la più grande felicità”

Un classico dei classici che ancora non avevo letto.
Mi è molto difficile sintetizzare un libro del genere, pieno di avvenimenti. Certo potrei liquidarlo con poche parole, ma dal momento che (come altri classici), la trama è ormai nota a molti, molti film ne sono stati tratti, immagino di non svelare in realtà nessun segreto.
Mi è piaciuto tantissimo. Avventuroso, scorrevole, a lieto fine. Ovviamente mi sono affezionata a Jane, e non avrei sopportato che finalmente la vita non le desse ciò che le aveva tolto da bambina, circondata da personaggi stronzi (non saprei trovare un altro termine per indicarli..) che hanno la loro punizione. 
Jane non è la classica bellezza, anzi è bruttina, ma ha una intelligenza sopraffina. Jane è un personaggio con grande forza, nonostante le prove che deve superare, non si arrende mai.
Mio voto: 9 / 10

Quando l'amore non finisce - Charlotte Link


 
Baviera 1619. Margaretha von Ragnitz ha 15 anni, è bella e di famiglia molto in vista. Ha due sorelle, una maggiore Adelheid di 21 anni, bruttina, sposata con un uomo opportunista, meschino ed ipocrita ed è diventata una donna amareggiata che sforna un figlio dopo l'altro. Bernada, di 10 anni, è caduta da una balconata ed ora è su una sedia a rotelle, totalmente dipendente dagli altri. Per cui Regina e Wilhelm von Ragnitz ripongono molte speranze proprio su un buon matrimonio per Margaretha. Senonchè, Margaretha si invaghisce di Richard, un nobile protestante, e infischiandosene della diversa religione, scappa dal convento in cui studia per seguire lui.
Ma la famiglia di Richard non accetta che lui possa sposare una cattolica, minacciano di diseredarlo e lui non ha il coraggio di mettersi contro la sua famiglia. “Margaretha, io ti amo! Ti amo tantissimo, ma non posso sacrificare il bene della mia famiglia per te, non posso farlo”.
A Margaretha viene concesso di rimanere a vivere al castello (sola coi domestici), finchè è costretta a scappare perchè i boschi dei dintorni pullulano di nemici. Nel bosco, dove trova riposo perchè esausta, Margaretha incontra Maurice, conte di Lavany, molto cordiale, che la scorta fino a Praga, dove viene accolta da Luzia, amica della sorella di Richard, Sophia. Intanto infuria la guerra e l'esercito boemo è sconfitto. In boemia viene instaurata una legge marziale. Tutti i ribelli protestanti che si erano dati più da fare durante la rivolta vengono fatti prigionieri in attesa di essere giustiziati. Tra loro anche Richard e il marito di Sophia. Theresia, la futura moglie di Richard, va a fare visita a Margaretha, implorandola di intercedere presso in conte di Lavany. Richard è quindi l'unico dei ribelli che viene graziato.
Qualche mese dopo, Maurice chiede a Margaretha di sposarlo, nonostante abbia trent'anni più della ragazza. Margaretha decide di accettare. Le sembra la via migliore per uscire dalla sua situazione. Avrebbe sposato un uomo importante, che godeva dei favori dell'imperatore, ricco e nobile. Forse così sarebbe potuta tornare a testa alta in baviera dalla sua famiglia.

E questa è la trama di circa mezzo romanzo, lunghissimo, e per fortuna scorrevole. Sullo sfondo, la guerra dei trent'anni, tra cattolici e protestanti, che almeno per me era un argomento abbastanza nuovo. Dicevo, il romanzo si legge bene, i protagonisti son ben delineati e sono piuttosto piacevoli anche alcuni dei personaggi secondari (tipo Luzia e Sophia). La vicenda è lunga ma si segue bene. 
Margaretha è un personaggio che alterna gesti molto teneri (tipo quando adotta la gattina abbandonata, o quando difende la ragazza accusata di stregoneria) a gesti di un egoismo notevole (ti aspettavi davvero che Sophia ti volesse ancora parlare dopo che hai condannato a morte suo marito??). Addirittura chiede a Maurice se non potrebbe fingere, davanti ai genitori di lei, di essere lui l'uomo per cui è scappata dal convento e lui si rifiuta. “non ti rendi conto che così ti dipingeresti come piccolo angelo e faresti apparire me come un avventuriero senza scrupoli?”. E c'ha anche ragione poveretto. Ma lei cosa pensa? “non avrebbe mai pensato che Maurice potesse essere così crudele e spietato. Finora era sempre riuscita a ottenere tutto ciò che voleva da lui”. Un po' presuntuosa no?
Richard a me sinceramente è apparso molto vigliacco. Le chiede di seguirlo in una vita non sua, poi però quando i genitori minacciano di togliergli i viveri la abbandona; lui sposa un'altra e quando questa muore, rimprovera Margaretha di aver sposato Maurice e che se non l'avesse fatto ora potrebbero sposarsi anzichè essere amanti. Ma da che pulpito eh??
E poi Maurice, che ha trent'anni più di Margaretha, ed è sinceramente affezionato a lei. Ma non è stupido, aveva capito subito che era scappata dal convento per seguire un uomo. E aveva anche capito chi era quell'uomo. 
Alla fine, Margaretha si accorgerà che Maurice è l'unico uomo che non l'ha mai presa in giro. Ovviamente, quando sarà troppo tardi. E i ricordi su Richard prendono un'altra piega: “se non fosse stato per lui non avrei conosciuto Maurice. Di questo devo ringraziare Richard Von Tscharnini".
Mah, secondo me il titolo "quando l'amore non finisce" ci sta poco.  
Mio voto: 6 e mezzo / 10



mercoledì 5 marzo 2014

Ho il tuo numero - Sophie Kinsella



Poppy Wyatt, fisioterapista in procinto di sposarsi, sta festeggiando il suo addio nubilato con le amiche all'hotel, mostrando loro l'anello di fidanzamento che le ha regalato Magnus. Improvvisamente suona l'allarme antincendio e nell'hotel si scatena il caos. D'un tratto, Poppy si rende conto di non avere più il suo anello e nessuna delle amiche pare averlo visto. Una tragedia, perchè l'anello appartiene alla famiglia Tavish da tre generazioni.
Poppy si lancia alla frenetica ricerca dell'anello in tutti i locali dell'hotel. Poi esce per vedere se il cellulare ha campo e un tizio in bicicletta le scippa il cellulare. E mentre Poppy, in preda all'angoscia, gira in tondo nell'attesa che arrivi la polizia, scorge qualcosa nel cestino dei rifiuti...proprio lì, un cellulare.
Poppy decide che quel cellulare diventa suo, anche se in realtà appartiene ad una impiegata (Violet) della White Globe Consulting. E fin da subito si trova invischiata in vicende aziendali. Poppy supplica Sam, il capo di Violet, di lasciarle il cellulare, perchè ha dato quel numero a tutto il personale dell'albergo nel caso in cui trovassero il suo anello. Sam non crede alle sue orecchie, ma alla fine cede, con l'ordine a Poppy di girargli tutti i messaggi che riguardano lui.
Poppy però si fa prendere la mano e comincia non solo ad inoltrare le mail a Sam, ma anche a rispondere a quelle che crede meritino una risposta. A modo suo.
Comincia così la storia di Poppy, che si ritrova invischiata in un complicato complotto aziendale, mentre deve tener testa alla nevrotica wedding planner e agli ostili genitori del suo fidanzato.
Il romanzo è divertente. Chiaramente il finale è scontato. Quello che non mi convince è lo svolgimento (o meglio la soluzione) del complotto aziendale, che in effetti è un po' contorto. Le storie della Kinsella sono sempre molto ironiche, anche qui Poppy si trova in mezzo a situazioni bizzarre (quasi irreali) da cui riesce sempre a venirne brillantemente fuori. 
Mio voto: 7 / 10

giovedì 24 ottobre 2013

Il ristorante dell'amore ritrovato - Ito Ogawa

 

Ringo è una ragazza che lavora in un ristorante turco a Tokyo.
Una sera, rientrando dopo il lavoro, trova la casa completamente vuota. Tutto è sparito, tutto, anche gli utensili da cucina che ha minuziosamente comprato negli anni coi risparmi. Rimane solo il mazzo di chiavi del suo (ex) fidanzato con cui conviveva, un ragazzo indiano con la pelle profumata di spezie, che lavora come maitre in un altro ristorante, e con cui sognava di aprire un locale proprio.
Ringo rimane così, sconvolta, perde addirittura la voce. L'unica cosa che non è sparita è il prezioso nukadoko (pasta fermentata a base di crusca di riso) della nonna, che teneva nascosto nel vano del contatore del gas.
Ringo decide allora di scappare dalla città, e torna nel suo paese natio, con l'idea di prendere di nascosto i soldi a sua madre senza doverla incontrare. Ma il maiale di sua madre, Hermès, la rincorre e fa una confusione tale da richiamare proprio la madre, che non vede da dieci anni e che le permette di vivere a casa sua purchè tenga dietro alla bestia. Dopo un primo momento di scoraggiamento, Ringo capisce qual è la sua strada: aprire un ristorante lì al paese. Un ristorante con solo un tavolo, in cui lei studia la cena giusta per ogni cliente. Con un prestito da parte della madre e l'aiuto di Kuma-san, l'ex factotum della scuola, Ringo riesce ad allestire il suo sogno nel granaio della madre. 
Il ristorante si chiama "Il Lumachino". Il primo cliente è proprio Kuma-san, che dopo la cena rivede l'amatissima moglie Shinorita prima che se ne vada di nuovo; ma lui ne è felicissimo. La seconda cliente è la Concubina, una donna che è stata l'amante di un famoso uomo politico e che continua a vestirsi a lutto per lui. E pochi giorni dopo Ringo la rivede vestita di colori sgargianti e piena di vita.
A poco a poco, si diffonde la voce che il ristorante Lumachino è in grado di esaudire i desideri d'amore. Una ragazza riesce a conquistare il ragazzo che ama. Un uomo e una donna troppo difficili per trovare un coniuge, si scoprono affini. Una coppia gay festeggia lì una specie di luna di miele.

Delizioso. Un libro in cui traspare tutta la passione di Ringo per la cucina, il suo amore per il cibo, convinta che ogni ingrediente abbia una vita e che debba essere usato al meglio per dargli un senso e non sprecarlo.
Due terzi del libro sono quasi poetici, come ambientazione e come emozione. Le ultime cinquanta pagine sono da lacrime, con alcuni intermezzi anche un po' raccapriccianti (ad esempio il sacrificio di Hermès). Molto toccante la lettera della madre, piena di quell'amore che non è mai stata in grado di mostrarle.
Un libro anche sulle seconde occasioni, sul non farsi scoraggiare quando si ha un sogno. Come dice la madre a Ringo "Va' fino in fondo e non tirarti mai indietro". Con molte pagine intense sul rapporto madre-figlia. 

Mio voto: 8/10.

giovedì 26 settembre 2013

Hotel du Lac - Anita Brookner



Edith Hope, scrittrice di narrativa romantica con una vaga somiglianza fisica con Virginia Woolf, è stata costretta a una breve pausa di riposo dopo aver compiuto "quel terribile gesto" (si scoprirà a metà libro di cosa si tratta). Gli amici vogliono assicurarsi che lei sia tornata pienamente in se stessa prima di riaccoglierla a casa.
E così Edith si ritrova in Svizzera, all'Hotel du Lac, che essendo ormai verso la fine della stagione accoglie poche persone, per lo più donne (Iris Pusey con la figlia Jennifer, che sono lì solo per fare shopping; Madame de Bonneuil; Monica col cagnolino Kiki).
In questo esilio forzato, Edith non smette per un istante di pensare a David, l'uomo sposato di cui è stata l'amante e che ama ancora immensamente. A lui scrive costantemente tenere lettere che però non spedisce.
Lentamente, approfondisce un po' i rapporti con queste donne e si accorge che pur avendo sempre creato i suoi personaggi dei romanzi, in realtà non è una buona conoscitrice delle persone reali.
Finchè, in occasione di un convegno (o qualcosa di simile) l'hotel si riempie di uomini e tra questi, Philip Neville, che manifesta interesse nei confronti di Edith, portandola in un paio di occasioni a passeggiare. Nasce un rapporto un po' strano con questo uomo che sa leggerle dentro e capire bene, senza che lei dica niente, il motivo per cui è in quel luogo.
"Quello di cui lei ha bisogno, Edith, non è l'amore. Quello che le serve è la posizione sociale. Quello che le è necessario è il matrimonio"
Il soggiorno all'hotel du Lac diventa così la scusa per fermarsi a riflettere sugli avvenimenti che l'hanno condotta lì.

Ho trovato questo libro sullo scaffale dei libri suggeriti in biblioteca. Era accattivante e me lo sono preso. Un romanzo d'amore durante l'estate ci sta sempre bene. Senonchè l'ho trovato terribilmente lento e anche abbastanza noioso. La riflessione di Edith sulla sua vita non riesce ad essere profonda quanto lo sarebbero gli argomenti da trattare. Si approfondiscono un attimo nel momento in cui entra in scena il signor Neville, che sembra un uomo così riflessivo, così intuitivo, e poi ne esce con un egoismo notevole. Egoismo presente un po' in tutti i personaggi di contorno, come ad esempio la signora Pusey che invita Edith perchè non le piace vedere la gente da sola poi però la intontisce di parole senza ascoltare quello che invece lei potrebbe aver da dire.
In effetti, le parti più tenere e romantiche del romanzo sono le lettere che Edith scrive (e non spedisce) a David.
Al capitolo 9 si scopre il fattaccio, che non vi racconto per lasciarvi almeno un po' di sorpresa (a meno che non leggiate l'interno della copertina...).
Ho letto che Edith è una eroina degna della penna di Jane Austen. Ma per carità. Questo libro avrà anche vinto il Booker Prize nel 1984, ma lasciamo perdere il confronto con Jane Austen!

Mio voto: 6/10



venerdì 30 agosto 2013

Il pipistrello - Mary Roberts Rinehart




L'ispettore Fuller manda Hilda Adams, infermiera trentottenne che lui ha soprannominato Miss Pinkerton, ad occuparsi di Eliza Fairbanks, ricca signora convinta che qualcuno stia cercando di ucciderla spaventandola a morte. Infatti, dopo essersi trovata dell'arsenico nel caffè, alcuni mesi prima, la donna continua a trovarsi strani animaletti come pipistrelli e topi che le girano per la camera di notte. Camera che lei chiude a chiave dall'interno quando va a dormire.
All'inizio tutti i familiari pensano che sia pazza, finchè la donna davvero non cattura un pipistrello.
Hilda diventa allora la guardiana della porta della signora Fairbanks. Ma dopo una notte movimentata, Eliza Fairbanks viene comunque trovata uccisa, pugnalata al cuore.
Come può essere successo, dal momento che la camera era praticamente una fortezza inespugnabile? Solo Hilda, col suo intuito riuscirà a capire chi è stato.

Carino. Un po' contorto però. Uno di quei gialli in cui non c'è nessun motivo che scagioni qualcuno e nessun motivo che ne accusi qualcun altro. A meno di star dentro alla testa di Hilda Adams.
Non ero arrivata alla soluzione, e anche quando la svela lo fa in un modo un po' confuso, secondo me.
Miss Pinkerton è un personaggio che mi sta simpatico, e magari finirò per leggere qualcos'altro su di lei; ho letto che esiste una serie di libri dedicata a questa infermiera-investigatrice che riesce a farsi fare confidenze mentre lavora a maglia.
Però questo libro non mi ha fatto impazzire. E soprattutto non mi ha fatto impazzire lo stile narrativo; sembra che descriva la scena nel presente, mentre viene vissuta, poi in altri punti sembra invece che la racconti al passato; infine, non mi sono piaciuti molto i momenti in cui scriveva “eh si accorgerà che a questa cosa doveva fare più attenzione” e così via.
Scorrevole ma non esaltante.
Mio voto: 6/10

lunedì 26 agosto 2013

La donna del Père-Lachaise - Claude Izner




Parigi, 1890. Victor Ligris, vede comparire nella sua libreria Denise, la domestica della sua ex amante Odette de Valois, che dopo essere stata a trovare il marito al cimitero è scomparsa. Victor dapprima pensa che sia scappata con un altro uomo, poi quando scompare anche Denise, comincia davvero a temere per la sorte della sua ex amata. Da qualche tempo Odette aveva un profondo interesse per lo spiritismo, ultima moda dei salotti parigini, ma Victor è convinto che dietro a quelle sparizioni ci sia un motivo più realistico. Si lancia allora in una vera e propria indagine per le strade di Parigi, tallonato di nascosto dal suo aiutante Joseph, che lui cerca di tenere all'oscuro di tutto, e da un misterioso studente in divisa scolastica...


Tanto mi ispirava questo libro che quando ho fatto l'inventario dei libri che ho in casa, mi sono accorta di averlo comprato due volte!! Ma la lettura non è stata così entusiasmante.
La storia è carina, ma lo svolgimento è un po' “a salti” e ci si mette un pochino per seguire il discorso in alcuni punti. Ammetto che avevo capito chi era l'assassino, ma non avevo capito completamente le motivazioni ed il modus operandi (si dice così???).
Victor è un libraio che non riesce a stare in libreria più di dieci minuti e si getta in questa seconda investigazione nonostante la donna che frequenta lo scoraggi e lo minacci di lasciar stare. Ma senza risultato ovviamente. Ottimi risultati invece riesce a scoprire di nascosto Joseph, l'aiutante della libreria che ad un certo punto si finge malato perchè è stanco che il capo esca sempre e lasci tutto sulle sue spalle tenendolo invece all'oscuro delle ricerche. Joseph scopre un bel pezzo della storia che Victor non riesce a scoprire e gli sarà di grande aiuto nel momento del bisogno.
Senza infamia e senza lode insomma. Ci sono gialli molto più coinvolgenti; in ciò difetta un po' questo libro.


Mio voto: 6 e mezzo/10.