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giovedì 4 luglio 2024

Addio a Ismail Kadare

01 luglio 2024. Addio a Ismail Kadare. Aveva 88 anni ed è stato il più importante scrittore albanese del Novecento.

Da tempo candidato al Premio Nobel della Letteratura, i suoi romanzi hanno esplorato i temi legati alla storia albanese e alla vita sotto il feroce regime comunista, facendosi alfiere della tolleranza religiosa. Dal 1970 al 1982 Kadare era stato membro dell'Assemblea del Popolo durante la dittatura di Enver Hoxha (1908-1985) e vicepresidente del Fronte democratico dell'Albania. Ma in seguito, per ripetuti contrasti e censure, fu costretto a fuggire in Francia, dove ottenne l'asilo politico nel 1990 e dove era conosciuto come Ismail Kadarè.

Inizialmente si dedicò alla poesia. Il suo primo romanzo, "Il generale dell'armata morta" (pubblicato in Albania nel 1963 e nel 1982 in italiano da Longanesi) portò Kadare alla notorietà, rendendolo immediatamente uno dei rari scrittori albanesi conosciuti a livello internazionale. Ambientato vent'anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il libro narra la storia di un generale e un cappellano dell'esercito italiano che vengono incaricati di ritrovare i resti dei soldati italiani caduti in Albania. Il romanzo è diventato un film nel 1983, diretto da Luciano Tovoli con Marcello Mastroianni nei panni del generale Ariosto e Michel Piccoli nelle vesti di padre Benetandi.

Nei romanzi successivi, Kadare ha rielaborato storie e leggende dell'Albania e ha usato allegorie politiche per criticare il regime comunista.

Tra i suoi titoli: "I tamburi della pioggia", "L'inverno della grande solitudine", "L'emblema di un tempo", "Aprile spezzato", "Il palazzo dei sogni", "L'occhio del tiranno", "La fuga del migrante", "Freddi fiori d'aprile".



lunedì 31 marzo 2014

Freddi fiori d'aprile - Ismail Kadarè



FREDDI FIORI D'APRILE
Ismail Kadarè
Ed. Longanesi

Attraversando l'incrocio, Mark Gurabardhi nota un assembramento di gente che confabula su un serpente, ancora in letargo, che giace in strada, probabilmente dissotterrato da dei monelli. Quasi contemporaneamente, si sentono sfrecciare l'auto della polizia e una ambulanza, e si diffonde la notizia che la Banca di Stato è stata rapinata da 3 uomini, che non si sa dove sono nè come hanno fatto ad entrare. L'episodio della rapina, cosa mai avvenuta nel paese di B., scatena una certa inquietudine tra la gente del luogo. Mark, a questo sentimento "collettivo" aggiunge anche una personale angoscia nei confronti della ragazza-modella con cui ha una relazione segreta (e ha paura che lei abbia un altro), oltre al fatto che da alcuni giorni non vede il suo amico Zef, la cui casa rimane costantemente al buio senza segni di vita. Le riflessioni sulla rapina in banca lo portano a fare dei confronti con la vicenda mitologica di Tantalo (quando fermò il tempo) e a rievocare vecchie leggende (tipo quella della donna che sposò un serpente) ed antiche tradizioni, come le vendette di sangue secondo l'uso dell'antico Kanun. Le elucubrazioni di Mark arrivano ad una frenetica riflessione sull'iceberg del Titanic, visto come simbolo di qualcosa di anonimo che ha causato una tragedia.

Mettiamola così, se Kadarè ha voluto dare una idea della confusione che regnava in Albania dopo il comunismo, della sensazione costante di ansia per non sapere in che direzione stava andando il paese, della paura che venissero riesumati fantasmi del passato, ci è pienamente riuscito.
Ho fatto una fatica immensa a stare dietro alla storia, alle leggende e alle metafore che nella storia vengono integrate. Alla fine mi dà l'idea di un niente di fatto. Parte come una specie di giallo (col serpente in letargo, con la rapina, con l'uomo dal cappello di feltro che appare più volte) ma poi non c'è niente che trovi una conclusione. Mi sono persa nei capitoli e nei controcapitoli (!!!) come si sono succeduti i personaggi che andavano a cercare l'ingresso degli Archivi segreti di Stato.
Mio voto: 5 / 10