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giovedì 1 gennaio 2026

Il segreto di Luca - Ignazio Silone


Titolo originale: Il segreto di Luca (1956)

Luca Sabatini ritorna al paese natale dopo molti anni di prigione scontati ingiustamente e senza difendersi. L'intero paese, benché ora sia noto il vero colpevole del delitto, non gli perdona quel presunto "peccato" che è stato foriero di rovina per tutti. Luca è un uomo mite, sopporta la solitudine sorretto dal segreto ricordo di un amore impossibile. Negli stessi giorni, che sono quelli ricchi di fermento dell'ultimo dopoguerra, torna dall'esilio Andrea Cipriani, antifascista e capo-partigiano. Questi trascura i doveri della carriera politica per capire, attraverso un'ostinata e difficile inchiesta, le ragioni dell'ingiustizia che ha straziato la vita di Luca. Sarà una ricerca aspra e faticosa contro omertà irriducibili. Un romanzo morale di grande intensità, il punto più alto dell'opera di Ignazio Silone. (goodreads)

La parte iniziale del libro mi ha ricordato "il giorno della civetta" per il tipo di società di cui parla, chiusa, la gente che si aspetta favori dall’eroe partigiano, il partito che dice cosa fare o non fare, cosa dire o non dire, l’omertà delle persone che non vogliono parlare del caso di Luca. Poi parte l’investigazione di Andrea, che suo malgrado è finito in mezzo a questa vicenda, perchè la madre di Luca dettava proprio a lui le lettere da spedire al figlio in prigione, e, con questa smania di comprendere, Andrea vuole riabilitare una persona che in realtà molti sanno che è innocente, almeno per l’omicidio (poichè in punto di morte il vero colpevole ha confessato). Poi salta fuori che dietro a questo ergastolo (che è una specie di suicidio autoinflitto) c’è un potentissimo amore e che Luca preferisce passare la vita in carcere piuttosto che far del danno alla donna che ama, con la quale c’è stato un solo abbraccio che lo ha fatto uscire fuori di testa.
In quel tipo di società, era considerato quasi "normale" cedere alla passione anche se lei era sposata, ma risulta "inaccettabile" decidere di lasciare tutto pur di non farle torto.
Abbiamo delle notevoli figure maschili in questo romanzo, come Luca e Andrea.
Bella anche la figura del prete vecchio, che sa come vanno le cose al mondo e non è integralista come quello giovane.
Libro letto per il gruppo di lettura della biblioteca, in vari lettori hanno trovato eccessivo il farsi mettere in carcere pur di non vedere la donna che ama (peraltro ricambiato) e che sta con un altro. Io lo trovo terribilmente realistico e terribilmente toccante, forse perchè ho vissuto una situazione simile ed è davvero un tormento.
Letto bene, velocemente, piaciuta la scrittura efficace senza fronzoli.
Mio voto: 8 / 10

mercoledì 28 maggio 2014

Fontamara - Ignazio Silone


La vita di desolazione e sfruttamento di una comunità contadina nell'Italia meridionale. Una saga dolorosa di uomini che subiscono l'ingiustizia e la sopraffazione come ineluttabili, fino all'inevitabile ribellione. Un romanzo-testimonianza di grande forza poetica, capolavoro di Silone (1900-78). (da http://www.librimondadori.it)

Avevo letto alcuni brani di questo libro a scuola, decenni fa, e, sinceramente, non avevo alcuna voglia di rileggerlo, ma gli ho dato il beneficio del dubbio.
Ammetto che ha un inizio interessante. Sono belle le descrizioni della vita di questo paese sperduto sui monti, con le credenze e le superstizioni della gente. Sono anche riuscita in qualche modo a farmi "coinvolgere" dalle loro sfortune: prima la luce che viene staccata, poi il fatto di essere presi in giro da questo funzionario che fa firmare una petizione in bianco, le donne che cercano di sistemare le cose e fanno chilometri e chilometri di strada polverosa per essere alla fine derise.. tutta una serie di "sfortune" che mi hanno fatto provare una specie di "compassione" (non trovo un termine migliore) per questa gente.
Poi però, per i miei gusti, le tristezze sono diventate troppe. Ho chiuso questo libro pensando che era una fila interminabile di tristezze e francamente non ne potevo più. Sono arrivata alla fine perchè speravo con tutto il cuore che ci fosse un colpo di scena, che Berardo così animato da tanto entusiasmo, riuscisse a dare una svolta davvero alla sua vita.  
Questo romanzo mi ha fatto venire in mente altri scrittori del genere (tipo Verga), dove i perseguitati che provano ad alzare la testa vengono comunque rimessi al loro "posto", bastonati, non c'è margine per migliorare, bisogna solo sopravvivere nella miseria.
A me sinceramente non è piaciuto e lo vorrei stroncare. Però ammetto che, considerando il periodo in cui è stato scritto, e la situazione piena di metafore che narra, ha sicuramente rappresentato una forte "denuncia" delle condizioni di vita dei cafoni, e, visto nel suo contesto, ha sicuramente un suo valore. Però non riesco ad andare oltre il sei.
Mio voto: 6 / 10.