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mercoledì 4 febbraio 2026

La zona d'interesse - Martin Amis


Titolo originale: The zone of interest (2014)

Al Kat Zet, la zona d'interesse, la vita scorre placidamente: madri che passeggiano con le figliolette, ricchi pasti serviti alla mensa ufficiali, tediosa burocrazia negli uffici, caldi incontri nelle alcove. Tutto intorno un'altra vita - se questa è vita - freme e spira, a centinaia, a migliaia, giù per le fosse, su per i camini. Ma qui, lungo il viale alberato della zona d'interesse, comprendente terreni, officine e centro residenziale delle SS, due amici d'infanzia - Golo Thomsen, ufficiale di collegamento fra l'industria bellica e il Reich, nonché nipote del gerarca Martin Bormann, e Boris Eltz, capitano valoroso e senza scrupoli - possono fantasticare sulle morbide forme della procace Hannah Doll, moglie dello spietato Kommandant del campo, come in un qualunque caffè del centro. Qui si può ridere del tatuaggio sul braccio delle Haftlinge- «il tuo numero di telefono?» - e affogare il grattacapo di una partita di 150 unità femminili troppo deperibili in una dose extra di buon brandy. Il grottesco per parlare dell'orrore. Amis affida quella dimensione al piú allucinante e macchiettistico dei suoi molti antieroi, Paul Doll, che con i suoi tic, le sue ansie e le sue lascivie, con il suo straniante pastiche linguistico, incarna tutto l'assurdo del regime. «E io, in modo vago e confuso, mi chiedevo se la storia del Nazionalsocialismo si sarebbe mai potuta svolgere in una qualunque altra lingua...», osserva Golo. Della tragedia che da quel regime promana è invece interprete Szmul, capo dei Sonderkommando, «gli uomini più tristi del Lager». Szmul il corvo del crematorio, Szmul che traffica in cadaveri, ma, nel momento estremo della scelta, sono i suoi occhi morti ad accendere della luce della coscienza la vita che gli sopravvivrà. E resta spazio, nel catalogo delle esperienze umane travolte dall'orrore, per l'investigazione dell'amore in tempo di strage, attraverso il racconto dei turbamenti passional-sentimentali dell'arianissimo Golo, terza voce narrante del romanzo. Ma può nascere qualcosa di buono sullo sfondo dei camini? Martin Amis torna a cimentarsi con la ferita mai rimarginata dell'Olocausto, e lo fa con la più dirompente delle espressioni umane: una caustica risata. (goodreads)

Ho recuperato questo libro che avrei dovuto leggere col gruppo di lettura della libreria. 
Per me è stata una lettura difficoltosa, non per l'argomento ma per lo stile narrativo. Il libro si capisce che è ambientato ad Auschwitz, anche se viene chiamato Kat Zet, ma di quello che accade al campo sappiamo "solo" quello che ci dicono i narratori.
Il libro è chiaramente satirico, o anzi grottesco, prende in giro alcuni dei personaggi e delle idee nazionalsocialiste, attraverso le visioni di tre personaggi: Angelus Golo Thomsen, donnaiolo nipote del segretario di Hitler, Paul Doll, il capo del campo, beone e odiato dalla moglie e Szmul, un ebreo a capo del Sonderkommando, cioè gli ebrei che ripuliscono i cadaveri della camera a gas. Thomsen poi si invaghisce della moglie di Doll, Hannah, e fa di tutto per avvicinarla, mentre lei coglie l'occasione per farlo investigare e scoprire cosa è successo all'uomo con cui stava prima di sposarsi.
Ci sono molti termini tedeschi che sicuramente danno l'idea della durezza della lingua, ma, se alcuni erano indovinabili, quando mi sono trovata davanti righe di frasi in tedesco ho dovuto semplicemente passare oltre senza capire. Quello che mi è parso è che l'autore (il cui tedesco pare maccheronico) prenda proprio in giro la lingua tedesca (ad un certo punto Golo si chiede se "la storia del nazionalsocialismo si sarebbe mai potuta svolgere in una qualunque altra lingua...")
Ho fatto fatica a seguire alcuni discorsi, soprattutto nei dialoghi quando vengono usati soprannomi, nomignoli e simili, dopo un po' non capivo di chi si stava parlando. 
La storia d'amore di Thomsen per Hannah sembra fuori luogo in un posto simile dove, oltre il muro di cinta, si sentono odori e urla del campo di concentramento. Lei stessa, finita la guerra, dirà a Golo "immagini quanto sarebbe orribile se da quel posto nascesse qualcosa di buono".
Sicuramente è interessante l'esperimento di voler rappresentare, grottescamente, quanto al male ci si può assuefare, quanto può diventare una cosa "normale" che si svolge al di là di un muro che crea un confine con quella che è la vita di una famiglia che non si fa troppe domande e va avanti. Non ricordo chi, ad un certo punto dice che tutti devono essersi accorti di cosa succede al Kat Zet, non fosse altro per l'odore che impesta tutta la città. Alcuni di questi comandanti tedeschi, poi, ad un certo punto si chiedono che senso abbia proseguire in quello che stanno facendo. Raccapricciante.
Mio voto: 7 / 10

domenica 8 settembre 2019

Cane giallo - Martin Amis



Titolo originale: Yellow dog - 2003

Quando il "marito da sogno" Xan Meo viene aggredito per vendetta in un pub londinese, insieme al trauma cranico porta a casa disturbi della personalità e un'idea fissa: il sesso. Con la determinazione del neofita, il modello di virtù famigliari diventa un anti-marito e anti-padre. Veniamo introdotti nei mondi capovolti di Clint Smoker, il giornalista che si firma "Cane Giallo", schiavo del Viagra; Joseph Andrews, il malavitoso che crede di essere un personaggio di Henry Fielding; e Royce Traynor, un cadavere che cerca, persino da morto, di far precipitare l'aereo su cui viaggia la moglie. Nel frattempo, esploriamo le disavventure di una famiglia reale allo sbando: un Enrico IX ricattato perché la figlia è stata filmata in pose compromettenti. (www.anobii.com)

Ammetto di aver trovato questo libro per caso, perchè ha lo stesso titolo di un altro che vorrei leggere e completare due delle richieste della popsugar challenge.
Non avevo mai letto nulla di Martin Amis, nonostante ci siano più di un titolo che, per la trama, mi ispirano. 
Questo libro, sinceramente, ho fatto molta fatica a leggerlo, mi sono proprio imposta di arrivarci in fondo. Non mi ha infastidito il linguaggio schietto, a tratti anche volgare; non mi ha infastidito l'argomento, pur spaziando tra sesso, pedofilia, incesto, ecc. ecc. Mi è proprio sembrato un romanzo senza capo nè coda, con una trama che partiva da un'idea interessante, ma che si sviluppa in modo strano, senza una reale logica, con un linguaggio che pare il delirio di uno che insegue i propri pensieri. Difficile (almeno per me) stargli dietro. I personaggi delle varie storie si incrociano in modo più o meno strano, a parte i piloti dell'aereo che, giuro, non ho capito cosa c'entrano. Ma probabilmente, verso il finale ero veramente distrutta e ho perso dei pezzi.
Noioso. Delirante. Non lo rileggerei. Per fortuna l'ho finito. Ecco la sintesi dei sentimenti che mi ha lasciato. 
Mio voto: 6 / 10