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domenica 29 dicembre 2019

Lettera al padre - Franz Kafka


Titolo originale: Brief an den Vater (scritta 1919, pubblicata 1952)
Titolo in inglese: Letter to his father

Scritta nel 1919 e mai consegnata al destinatario, Lettera al padre ripercorre la storia di un rapporto assolutamente squilibrato tra un padre troppo forte e un figlio troppo debole. Una lotta impari. Da una parte c’è una figura che incarna l’autorità assoluta, distante e brutale, dall’altra un figlio pieno di paure, che desidera con tutto se stesso l’affetto del padre, ma che non ha il coraggio di conquistarselo. Cosí, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka confessa la sua natura di figlio incompreso, insicuro e inadeguato, schiacciato dalla personalità di un uomo che ha l’aspetto enigmatico del tiranno. Uno spietato atto d’accusa, e insieme l’accorato appello di chi non può rinunciare alla speranza di una riconciliazione. (einaudi.it)

"Carissimo padre, di recente mi hai domandato perché mai sostengo di aver paura di te. Come al solito, non ho saputo risponderti niente, in parte proprio per la paura che ho di te, in parte perché questa paura si fonda su una quantità tale di dettagli che parlando non saprei coordinarli neppure passabilmente. E se anche tento di risponderti per iscritto, il mio tentativo sarà necessariamente assai incompleto, sia perché anche nello scrivere mi sono d'ostacolo la paura che ho di te e le conseguenze, sia perché la vastità del materiale supera di gran lunga la mia memoria e il mio intelletto."

Il libro è la lunga lettera che Kafka scrive al padre per rispondere al perchè ha paura di lui. E' uno scritto molto intimo, personale.
All'inizio avevo trovato una certa affinità con Kafka. Anch'io ho vissuto una situazione simile con mia madre, alla quale non andava mai bene nulla di quello che facevo, mentre per ciò che facevo bene avevo semplicemente fatto il mio dovere. Un continuo rimprovero che mi ha fatto sempre sentire una totale mancanza di fiducia nelle mie capacità. Poi però mi è sembrato che Kafka si crogioli un po' troppo nel dare la colpa al padre (dicendo che però non era colpa sua). Il colmo lo ha raggiunto quando gli ha detto che non si è mai sposato perchè il matrimonio lo avrebbe reso libero, alla pari col padre; ma, per essere un buon marito avrebbe dovuto essere simile al padre, prepotente, e allora è scappato dal matrimonio. Mah.
Sicuramente l'atteggiamento del padre ha condizionato la sua vita, però ad un certo punto non ha nemmeno provato a trovare la forza per liberarsi da queste catene.
Sono molto in difficoltà col giudizio, perchè si tratta di una storia vera. Sicuramente capisco il dolore che ha provato, e su questo non giudico, nel senso che evidentemente non ha trovato in sè delle risorse per uscire dalla situazione.
La mia esperienza di lettura però è stata faticosa, vuoi anche per il linguaggio datato e non semplice da seguire. Ad un certo punto il libro è anche diventato un po' noioso.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

giovedì 28 novembre 2019

Miss Alabama e la casa dei sogni - Fannie Flagg


Titolo originale: I still dream about you - 2011

Una vera signora sa sempre quand'è il momento di uscire di scena. E Maggie Fortenberry, affascinante sessantenne che conosce almeno 48 modi diversi di piegare un fazzoletto e non ha mai detto una parolaccia in vita sua, ha deciso che il suo momento è arrivato. Ex Miss Alabama e quasi Miss America, dei suoi sogni di ragazza Maggie ha realizzato ben poco: non ha conquistato un marito adorante, non ha avuto con lui la nidiata di pargoli d'ordinanza, e oggi è una single depressa con una noiosa carriera da agente immobiliare a Birmingham. Ormai ha deciso, vuole farla finita. Non senza però aver prima saldato ogni debito, sbrinato il frigorifero e salutato gli amici con un'impeccabile lettera d'addio. Ma quando tutto sembra finalmente pronto per girare l'ultimo ciak, ecco che un bizzarro scheletro in kilt manda all'aria i suoi piani. Nella villa dove l'ha ritrovato, e che Maggie ha ricevuto l'incarico di vendere, si celano infatti segreti che aspettano solo lei per essere svelati. E se poi a scombinare il suo progetto ci si mettono anche una dispettosa capretta dal muso nero e il ritorno inaspettato di un vecchio amore, ecco che forse organizzare la sua dipartita non è più così urgente... (www.ibs.it)

Ho appena finito questo libro, che è sicuramente un libro leggero ma con un retrogusto un po' amaro, almeno nella prima metà abbondante.
Maggie era (ed è ancora) bellissima, al punto da diventare Miss Alabama e arrivare seconda a Miss America, probabilmente per una questione politica più che per un reale merito della vincitrice. E per seguire la carriera di modella ha detto di no a Charles, all'epoca suo fidanzato e uomo innamoratissimo di lei. Ma arrivata a sessantanni, Maggie si trova delusa da ciò che è stata la sua vita. E allora comincia ad organizzare il proprio suicidio, nei minimi dettagli per non lasciare obblighi alle sue amiche, ma viene più volte rinviato. Prima perchè la sua amica Brenda vuole che vada assolutamente con lei a vedere lo spettacolo dei dervisci rotanti; poi perchè viene messa in vendita la casa dei suoi sogni, Crestview, e l'incarico viene incredibilmente affidato a lei e non alla "belva" Babs, agente immobiliare concorrente con nessuno scrupolo; poi c'è un incidente con un camion di materassi; ed infine a Brenda viene quasi un infarto mentre compra borse. E quindi Maggie fa un incubo, dal quale si risveglia capendo che suicidarsi sarebbe un grosso errore, che in realtà è stata una donna fortunata e che ha ancora davanti un futuro che può essere bellissimo.
Il tormento di Maggie si intreccia con la storia dei gemelli Crocker, che viene svelata nel finale (e che in parte è intuibile..).
A mio parere, la parte in cui Maggie prova e riprova a suicidarsi, alla lunga, diventa un po' lenta e noiosa. Anche se capisco che l'insoddisfazione possa portare al suicidio, soprattutto se uno non trova la forza di reagire, vista anche la scomparsa di Hazel che le ha tolto la terra da sotto i piedi. Il libro diventa più interessante quando comincia a districarsi anche la vicenda dei gemelli. Molto zuccheroso, ma anche estremamente tenero, il momento in cui Maggie decide che vivere è la cosa più bella che possa fare. "La notte è più scura prima di un'alba meravigliosa" aveva detto Hazel, la titolare dell'agenzia immobiliare, tanto piccola quanto tenace, previdente e positiva. 
E' un libro tutto al femminile. Gli uomini sono pochi e con ruoli appena accennati. La storia è narrata utilizzando tanti capitoli brevi.
Il finale è un po' affrettato, ma effettivamente le pagine erano già tante.
Devo dire che la prima impressione che ho avuto era di un libro quasi troppo leggero. A mente un po' più fredda, ammetto che è una lettura sì da "vacanza", però che lascia spunti di riflessione. Nonostante l'argomento di base fosse tragico, in questo caso, di drammaticità non c'è nulla, anzi, il non riuscire a suicidarsi è quasi troppo ironico. Ed è un libro che ti lascia speranza. Come diceva Hazel, "Non arrenderti prima che avvenga il miracolo".

Forse non è il più riuscito di Fannie Flagg, ma si legge volentieri. 
Credo che sia una delle poche volte in cui il titolo tradotto è meglio di quello originale: "Sogno ancora di te" sarebbe stato molto ambiguo.

Piccola nota sulla traduzione: ad un certo punto, c'è un dialogo in cui Brenda chiede a Maggie "hai detto giusto o destro?", che in italiano suona assurdo, perchè in inglese viene utilizzata la stessa parola e in effetti non era traducibile in altro modo.
Mio voto: 7 / 10

domenica 10 novembre 2019

Qualcosa, là fuori - Bruno Arpaia


Titolo originale: Qualcosa, là fuori - 2016

Pianure screpolate, argini di fango secco, fiumi aridi, polvere giallastra, case e capannoni abbandonati: in un’Europa prossima ventura, devastata dai mutamenti climatici, decine di migliaia di «migranti ambientali» sono in marcia per raggiungere la Scandinavia, diventata, insieme alle altre nazioni attorno al circolo polare artico, il territorio dal clima più mite e favorevole agli insediamenti umani. Livio Delmastro, anziano professore di neuroscienze, è uno di loro. Ha insegnato a Stanford, ha avuto una magnifica compagna, è diventato padre, ma alla fine è stato costretto a tornare in un’Italia quasi desertificata, sferzata da profondi sconvolgimenti sociali e politici, dalla corruzione, dagli scontri etnici, dalla violenza per le strade. Lì, persi la moglie e il figlio, per sedici anni si è ritrovato solo in un mondo che si sta sfaldando, senza più voglia di vivere, ma anche senza il coraggio di farla finita. Poi, come migliaia di altri, ha pagato guide ed esploratori e ora, tra sete, fame e predoni, cammina in colonna attraverso terre sterili, valli riarse e città in rovina, in un continente stravolto e irriconoscibile… Un romanzo visionario e attualissimo, che ci fa vivere le estreme conseguenze del cambiamento climatico già in atto e realizza quel «ménage à trois» fra scienza, arte e filosofia che, come sosteneva Italo Calvino, costituisce la vocazione profonda della migliore letteratura italiana. (guanda.it)

Sono rimasta un po' delusa da questo romanzo perchè la trama era incredibilmente affascinante. Ma la scrittura è qualcosa di terribile. Non si capisce se vuole essere un romanzo oppure un saggio, perchè alterna pezzi di uno e pezzi dell'altro. A mio parere, malamente. Le parti "scolastiche" sono interessanti e sicuramente inquietanti, ma sono molto molto pesanti da leggere. Le parti del romanzo non decollano. Ti affezioni al personaggio di Livio perchè è un buono che ha sofferto molto, ma rimane un romanzo che non arriva al cuore. Nella narrazione si alternano le parti della vita attuale di Livio e degli altri personaggi, mentre camminano in colonna verso la Scandinavia, alle parti in cui Livio ricorda la sua vita con la moglie e gli amici. I personaggi di contorno rimangono praticamente solo abbozzati.
Sicuramente, immagino che questo libro volesse smuovere le coscienze sul problema del cambiamento climatico, e l'intento era effettivamente buono. Ma la realizzazione è quella di un libro piuttosto piatto e lento. Peccato, perchè una storia simile, in mano allo scrittore giusto, poteva diventare veramente trascinante.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

giovedì 10 ottobre 2019

Il circo della notte - Erin Morgenstern


Titolo originale: The night circus - 2010

Appare così, senza preavviso. La notizia si diffonde in un lampo, e una folla impaziente già si assiepa davanti ai cancelli, sotto l'insegna in bianco e nero che dice: "Le Cirque des Rèves. Apre al crepuscolo, chiude all'aurora". È il circo dei sogni, il luogo dove realtà e illusione si fondono e l'umana fantasia dispiega l'infinito ventaglio delle sue possibilità. Un esercito di appassionati lo insegue dovunque per ammirare le sue straordinarie attrazioni: acrobati volanti, contorsioniste, l'albero dei desideri, il giardino di ghiaccio,.. Ma dietro le quinte di questo spettacolo senza precedenti, due misteriosi rivali ingaggiano la loro partita finale, una magica sfida tra due giovani allievi scelti e addestrati all'unico scopo di dimostrare una volta per tutte l'inferiorità dell'avversario. Contro ogni attesa e contro ogni regola, i due giovani si scoprono attratti l'uno dall'altra: l'amore di Marco e Celia è una corrente elettrica che minaccia di travolgere persino il destino, e di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza. (ww.anobii.com)

"Il circo arriva inaspettato." 
"Spunta così, semplicemente, dove ieri non c'era"

Questo libro è carico di magia. Ci sono pagine che sanno davvero trascinarti dentro a questo circo straordinario. E ci sono pagine di prolisse e un po' farraginose descrizioni che diventano noiose e distolgono l'attenzione. In alcuni momenti ho auto l'impressione che l'autrice abbia voluto creare un'atmosfera che sarebbe venuta meglio se avesse usato parole meno ricercate.
La storia di base era molto interessante. Non avevo letto nessun commento in rete, quindi la mia scelta del libro si è basata principalmente sulla lettura della trama. La sensazione è che questa storia, in mano ad uno scrittore più "esperto" (uno Stephen King o un Tim Burton, per esempio) sarebbe diventata trascinante. Invece rimane un po' in bilico, tra belle pagine, appunto, e altre così così.
La narrazione è in terza persona e, ogni tanto, lo scrittore si rivolge al lettore con un "tu" (tu entri al circo, tu pensi questo) che sinceramente mi ha un po' distratto perchè modifica lo stile del resto del romanzo.
La sfida crea molta aspettativa che alla fine non viene soddisfatta a pieno, e non per il fatto che Marco e Celia si innamorano, quelle sono pagine molto intense e molto coinvolgenti (anche se al limite del troppo zuccheroso), ma perchè si conclude come si conclude. Mi sono chiesta più volte che senso avesse la figura di Bailey e, sinceramente, se quella era la sua importanza, forse valeva la pena di farlo maturare un po' meglio. Il finale mi pare un po' buttato lì, come per finire qualcosa che non si sa esattamente come far finire. Peccato. Aveva enormi potenzialità. Da questo libro, un regista sapiente potrebbe far uscire un film meraviglioso. Ecco, forse sembra un po' troppo scritto come film piuttosto che come libro. Grandi potenzialità che non sono state sviluppate come potevano.

«È importante, invece. C’è bisogno di qualcuno che le racconti, quelle storie. Dove le battaglie sono combattute, vinte e perdute, dove i pirati trovano i loro tesori e i draghi divorano i nemici a colazione con una bella tazza di Lapsang Souchong: qualcuno deve raccontare i loro frammenti sovrapposti di narrazione. C’è della magia in questo. È nell'ascoltatore, e suonerà in modo diverso in ogni orecchio, colpendo ognuno in modo imprevedibile. In superficie e in profondità. Puoi narrare una storia che va a innestarsi nell'anima di qualcuno, divenendone il sangue, l’io e il proposito. Quella fiaba lo smuoverà, lo spronerà, e chissà cosa mai potrebbe arrivare a fare grazie a essa, grazie alle tue parole. Che sono il tuo ruolo, il tuo dono.»

Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 8 settembre 2019

Cane giallo - Martin Amis



Titolo originale: Yellow dog - 2003

Quando il "marito da sogno" Xan Meo viene aggredito per vendetta in un pub londinese, insieme al trauma cranico porta a casa disturbi della personalità e un'idea fissa: il sesso. Con la determinazione del neofita, il modello di virtù famigliari diventa un anti-marito e anti-padre. Veniamo introdotti nei mondi capovolti di Clint Smoker, il giornalista che si firma "Cane Giallo", schiavo del Viagra; Joseph Andrews, il malavitoso che crede di essere un personaggio di Henry Fielding; e Royce Traynor, un cadavere che cerca, persino da morto, di far precipitare l'aereo su cui viaggia la moglie. Nel frattempo, esploriamo le disavventure di una famiglia reale allo sbando: un Enrico IX ricattato perché la figlia è stata filmata in pose compromettenti. (www.anobii.com)

Ammetto di aver trovato questo libro per caso, perchè ha lo stesso titolo di un altro che vorrei leggere e completare due delle richieste della popsugar challenge.
Non avevo mai letto nulla di Martin Amis, nonostante ci siano più di un titolo che, per la trama, mi ispirano. 
Questo libro, sinceramente, ho fatto molta fatica a leggerlo, mi sono proprio imposta di arrivarci in fondo. Non mi ha infastidito il linguaggio schietto, a tratti anche volgare; non mi ha infastidito l'argomento, pur spaziando tra sesso, pedofilia, incesto, ecc. ecc. Mi è proprio sembrato un romanzo senza capo nè coda, con una trama che partiva da un'idea interessante, ma che si sviluppa in modo strano, senza una reale logica, con un linguaggio che pare il delirio di uno che insegue i propri pensieri. Difficile (almeno per me) stargli dietro. I personaggi delle varie storie si incrociano in modo più o meno strano, a parte i piloti dell'aereo che, giuro, non ho capito cosa c'entrano. Ma probabilmente, verso il finale ero veramente distrutta e ho perso dei pezzi.
Noioso. Delirante. Non lo rileggerei. Per fortuna l'ho finito. Ecco la sintesi dei sentimenti che mi ha lasciato. 
Mio voto: 6 / 10

sabato 31 agosto 2019

Fatto a mano - Rosemary Davidson and Arzu Tahsin


Titolo originale: Craftfulness. Mend yourself by making things - 2018

In qualche modo lo sapevamo, ma ce ne siamo dimenticati. E ora qualcuno ce lo ricorda: lavorare con le mani, creare dal nulla ma anche recuperare e riciclare aiuta lo spirito e genera uno stato di benessere. L'attività manuale ci libera dai pensieri ossessivi, ci solleva dallo stress. E in una società come quella in cui viviamo staccare non è più un lusso. è una necessità. È la strada per riuscire a essere più positivi e propositivi. Un approccio facile e possibile a una vita più calma e consapevole è una vera e propria filosofia di vita. In inglese è chiamata craftfulness, che non è all'opposto ma completa la mindfulness. Distrarsi di tanto in tanto con un lavoro manuale creativo, allontanarsi dalle preoccupazioni, dalle scadenze, dalla continua richiesta di una risposta veloce e appropriata a email, messaggi e whatsapp ci aiuta a recuperare energie e a valutare con un giusto distacco cosa è davvero necessario, come rispondere, come agire, come resistere. Le autrici non propongono elisir miracolosi contro la frenesia del mondo di oggi, perché sono ben consapevoli che bisogna fare funzionare un quotidiano complicato e denso (i figli, la famiglia, il lavoro...); ma proprio partendo dalla loro personale esperienza fatta di alti e bassi, di fatica e tante corse invitano il lettore a riflettere: non è impossibile sottrarsi all'insoddisfazione cronica, a volte basta poco. A volte basta procurarsi ferri e lana, o forbici e colla, o seghetto e compensato. Anche un può essere creativo. E la creatività è importante: prima di tutto è unica per ognuno. Poi fa vedere le cose da punti di vista inusuali e del tutto personali. E permette di riciclare, recuperare oggetti e materiali rotti oppure usati. Offre soluzioni e, dando o ridando vita a qualcosa che sembrava averla persa, soddisfa e fa stare bene (www.anobii.com)

Una perfetta sintesi del libro lo fa la descrizione. In effetti non è che mi abbia detto molto di nuovo.
Ci sono molte testimonianze di scrittori , di crafter, di gente che per vivere fa un qualunque lavoro ma poi nel tempo libero si dedica alla maglia, alla ceramica, ecc. 
Interessante il fatto che il lavoro a mano sia di molto ausilio nelle malattie mentali e da stress. In effetti è vero. Mi chiedo se nei nostri istituti riabilitativi venga usato o meno...
Il libro è anche pieno di richiamo ad altri libri, e nelle ultime 3/4 pagine c'è una serie di letture consigliate.
Diciamo che ero curiosa di leggerlo ma nella realtà non mi ha lasciato molto. A parte un paio di idee, nella terza parte dove illustra alcuni progetti, che credo proverò a fare, e cioè la sciarpa a grana di riso e la ciotola con il fimo argilla. 
Per il resto, sì alcune cose fa bene rinfrescarle, ma insomma poco di nuovo.

"la differenza tra il fallimento e il successo è provare"

"trovare il tempo per il lavoro "fatto a mano" fa bene all'anima"

Mio voto: 6 e mezzo

sabato 24 agosto 2019

I fiori di sabbia - Corban Addison


Titolo originale: The garden of burning sand - 2013

A volte dalla sabbia del deserto nascono i fiori più belli. Zoe Fleming, figlia di un senatore del Congresso americano, ha seguito la passione per la giustizia e, anche se giovanissima, è già un avvocato di successo. Per lei, vivere in un mondo giusto è più di un sogno: è la sua ragione di vita. Per questo ha deciso di partire, e di mettersi al servizio di chi ha meno di tutti. Arriva così in Zambia, a Lusaka, per lavorare in un’associazione non profit che difende i diritti dei bambini. Qui, una notte, viene chiamata all’ospedale locale per occuparsi di una ragazzina vittima di una brutale violenza. È sotto shock e incapace di parlare. Come scoprirà Zoe, si chiama Kuyeya e, anche se ha solo quattordici anni, di cose ne ha già viste molte. Il suo sguardo è buio come un pozzo, svuotato dalla luce dei sogni. Zoe la prende sotto la sua protezione e decide di dare la caccia al colpevole. L’unico che ha il coraggio di seguirla nella sua indagine è Joseph, un poliziotto del luogo. Un angelo che vive tutti i giorni all’inferno. Insieme con lui Zoe condurrà la sua battaglia: fino a scoprire che il responsabile è qualcuno di molto potente, protetto dal governo corrotto del Paese. Ma nonostante questo la loro lotta non si ferma: perché quello che Zoe e Joseph vogliono più di tutto è far tornare il sorriso sulle labbra di Kuyeya.

Il libro parte da una storia molto triste. Una quindicenne affetta dalla sindrome di down, una sera esce di casa e viene stuprata. La bambina è orfana, figlia di una prostituta morta di aids, e proprio nel passato della donna si troverà il colpevole della brutale violenza, non casuale, ma calcolata per vendetta. Ma il problema non è tanto scoprire il colpevole, bensì assicurarsi che esso paghi per il proprio crimine. Un crimine, quello della profanazione, che nel Paese dilaga, sorretto anche da teorie popolari secondo le quali fare sesso con una minorenne vergine aiuterebbe a guarire dall'aids. Una piaga, quella dell'aids, che in Zambia ha proporzioni elevatissime, anche perchè non tutti possono accedere ai farmaci antiretrovirali che assicurerebbero loro una vita quasi normale.
E' con tutto ciò che Zoe si trova a combattere, scossa in modo particolare da quello che è successo alla bambina, perchè anche lei ne fu vittima a diciassette anni.
Il libro è scritto da un avvocato che si occupa proprio di violazioni dei diritti umani. Non parte da una storia vera, ma da una situazione che comunque capita ogni giorno.


"Due cose mi hanno colpito, mentre conducevo le mie ricerche per questo romanzo: la prima, è che nonostante l'attenzione dedicatagli, il marchio dell'infamia associato all'Hiv rimane radicato in ogni parte del mondo; la seconda è che indipendentemente dallo straordinario successo del PEPFAR e dal Global Fund, che hanno posto un freno alla pandemia dell'Aids salvando milioni di vite, le nazioni occidentali, Stati Uniti inclusi, stanno tagliando gli aiuti destinati a tali programmi, proprio quando le ricerche confermano che un trattamento tempestivo con farmaci antiretrovirali può ridurre drasticamente la trasmissione del virus. Quello che un tempo sembrava inconcepibile, un futuro senza Aids, è oggi una possibilità. Ma non si realizzerà se il mondo ricco non continuerà a impegnarsi negli aiuti umanitari. La buona notizia è che fondazioni private, persone facoltose e organizzazioni benefiche stanno rimediando almeno in parte alla latitanza dei governi" (Corban Addison, nella nota finale)


Quello di Zoe con l'Africa è stato un amore a prima vista, trasmessole anche dalla madre che all'Africa e alla salvaguardia dei diritti umani ha dedicato tutta la sua vita.
Joseph vive in questo inferno tutti i giorni della sua vita, e vorrebbe arrivare al massimo grado della polizia per poter cambiare qualcosa nel sistema giudiziario.
Entrambi devono scontrarsi però con la realtà politica dello Zambia. E far condannare il figlio di un ex ministro e di una giudice della corte suprema, sembra proprio un'impresa impossibile.

Un ricordo si affacciò alla sua mente, qualcosa che sua madre le aveva detto in un orfanotrofio in Etiopia, mentre erano circondate da bambini denutriti che riuscivano comunque a sorridere:"La vita è un oggetto rotto. E' quello che facciamo con i cocci che ci definisce come persone"

Non voglio svelare troppo della trama. Ho trovato questo libro per caso, mi tornava comodo per la monthly keyword. Sinceramente, ero un po' scettica, perchè non sono quegli argomenti che amo leggere, soprattutto in estate quando prediligo letture più leggere. Però sono molto contenta di averlo letto. La storia è molto triste e porta a riflettere. La lettura procede piuttosto speditamente sia perchè la scrittura è abbastanza lineare sia perchè si vuole capire cosa è successo e come andrà a finire. Il racconto procede saltando dal presente al passato, diviso in capitoli.
Zoe e Joseph (ma anche gli altri avvocati che collaborano con loro) mi sono piaciuti molto per la loro sensibilità. Ammetto di aver letto le ultime pagine con le lacrime agli occhi.
E' molto bello il discorso che Zoe tiene al Senato sulla generosità.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

giovedì 22 agosto 2019

If Walls Could Talk - Juliet Blackwell


Titolo originale: If walls could talk (2010)
Serie: "Haunted home renovation mysteries" n. 1 

Since she took over her father's construction business, Mel Turner's made quite a name for herself remodeling historic houses in the San Francisco Bay Area. But now her reputation may be on the line.
At her newest renovation project, a run-down Pacific Heights mansion, Mel is visited by the ghost of a colleague who recently met a bad end with power tools. Mel hopes that by tracking down the killer, she can rid herself of the ghostly presence of the murdered man.
Mel's only clue is an odd box she discovers inside a wall at the job site. If she can make sense of its mysterious contents, she might be able to nail a killer - before she herself becomes the next construction casualty...(http://www.julietblackwell.net)

Dopo il divorzio, Mel è tornata a vivere col padre e gestisce la loro ditta di costruzioni,nonostante avrebbe voluto lasciare tutto e trasferirsi a Parigi.
Un giorno, entrando in una delle case che dovrebbe rinnovare, trova Kenneth, un suo cliente, moribondo, e successivamente ne vede il fantasma (che però non ricorda nulla di cosa sia successo).
Unico indagato è Matt, amico di Mel e socio di Kenneth, ma Mel è sicurissima che non potrebbe mai fare una cosa simile.
Mel, quindi, comincia ad investigare, nonostante anche Graham Donovan (che anni prima l'aveva provata a dissuadere dallo sposarsi) le dica di starne fuori.
L'unico indizio che ha Mel, sono delle gemme preziose.

Allora, il libro l'ho letto in inglese e ammetto che in alcuni punti ho fatto un po' fatica. Il grosso della storia mi è chiaro, ma mi sono un po' persa con la storia delle gemme che in teoria non si trovano a San Francisco. E poi, se non ho capito male, mentre Mel investiga su questa casa, la sua ditta ne sta sistemando un'altra. Un po' si dilunga sui dettagli costruttivi. Questo mi pare che appesantisca un po' il racconto. 
A parte questo, la storia è carina. I personaggi mi piacciono molto, sia Mel, sia il padre, Graham, i due ragazzi; anche il fantasma è simpatico.
Mi piace anche che nel sito da ristrutturare Mel incontra un cane vagabondo e decide di adottarlo. 
E' il primo libro della serie, e se riesco a trovarli credo che leggerò anche gli altri. Peccato che non esistano in italiano, sarebbe un pelo più facile.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

sabato 27 luglio 2019

Il chirurgo - Tess Gerritsen


Titolo originale: The surgeon (2001)

A Boston vengono scoperti i cadaveri di due giovani donne orrendamente mutilate. Scattano immediatamente le indagini, affidate alla detective Jane Rizzoli, donna determinata e tenace, ma frustrata per le discriminazioni di cui è oggetto nell'ambiente lavorativo. Jane individua ben presto un nesso tra l'orripilante rituale del serial killer, denominato "il chirurgo" per la sua conoscenza delle tecniche operatorie, e quello di un assassino che anni prima, a Savannah, aveva violentato, seviziato e ucciso diverse donne. Jane scopre anche che l'ultima vittima del killer di Savannah è riuscita a sfuggirgli e a ucciderlo e che, dopo il fatto, si è trasferita proprio a Boston, dove lavora come chirurgo. (www.anobii.com)

Primo romanzo della serie Rizzoli & Isles, solo che qui compare solo la poliziotta Jane Rizzoli, descritta come bassa, bruttina e vessata dai colleghi perchè donna. Molto diversa, quindi, dalla versione televisiva interpretata da Angie Harmon. 
Romanzo con alcune parti abbastanza cruente. Questo criminale chiamato "il chirurgo" si diverte a seviziare donne che hanno già subito uno stupro, togliendo loro l'utero mentre sono ancora sveglie, e dando poi il colpo di grazia con un taglio alla gola. Ma cosa accomuna queste donne? In apparenza nulla, perchè non si conoscono, ma in realtà il chirurgo conosce loro perchè lavora in ospedale ed ha accesso alle loro cartelle cliniche. Così come lavora nello stesso ospedale anche la dottoressa Cordell, unica sopravvissuta due anni prima ad un'aggressione uguale. Com'è possibile che Andrew Capra, trovato e ucciso due anni prima a Savannah, continui ad uccidere nello stesso modo a Boston? Un emulatore? Beh, questo lo scoprirete leggendo.
Il ritmo della vicenda è abbastanza sostenuto. Il libro si legge bene e c'è la curiosità di vedere chi è il chirurgo. La vicenda è narrata in terza persona, con alcune pagine scritte in prima persona dal criminale, con i suoi pensieri. Ho trovato un po' troppo filosofiche alcune sue divagazioni, ma ci sta con lo stile da psicopatico del personaggio.
Mi è piaciuto molto il detective Moore, generalmente integerrimo, che però si innamora della dottoressa Cordell. 
Mio voto: 7 mezzo / 10

venerdì 5 luglio 2019

Morituri te salutant - Danila Comastri Montanari


Titolo originale: Morituri te salutant (1994)

Roma, anno 45 d.C. Un drammatico evento funesta i ludi gladiatori. Nel corso di un combattimento, l'asso dell'arena Chelidone si accascia al suolo, vittima di un decesso inspiegabile. E' lo stesso imperatore Claudio, vecchio amico di Publio Aurelio Stazio, a convocarlo al Palatino e ad affidargli le indagini sulla morte del gladiatore. Ha così inizio un'inchiesta ad alto rischio, durante la quale l'abilità investigativa di Publio Aurelio verrà messa a dura prova... (www.anobii.com)

Il senatore Publio Aurelio Stazio non ama gli spettacoli dell’arena, ma questa volta non può esimersi perchè il suo imperatore ed amico Claudio glielo impone. Con grande noia e disgusto quindi è costretto ad assistere al massacro di questi uomini che vengono mandati al macello per il divertimento del popolo. Senonchè, quando tocca al gladiatore trace Chelidone, stella dell'arena, questi stramazza al suolo senza una ragione apparente.
Claudio convoca subito il suo ex allievo di etrusco per affidargli il compito di indagare sulla morte dell’atleta come magistrato con mandato diretto dell'imperatore. Aurelio, colpito dalla stima che il vecchio amico gli dimostra, non può far altro che accettare e aiutato dal fido Castore comincia ad indagare nella caserma in cui si allenano i gladiatori. Dopo uno scambio di opinioni col medico Crisippo, Stazio giunge alla conclusione che Chelidone sia stato avvelenato. Aurelio scopre anche che Chelidone aveva una relazione con Nissa, una diva della pantomima erotica.
Il senatore comincia ad indagare nel passato dell’atleta. Ma pochi giorni dopo muore un secondo gladiatore, probabilmente ucciso poco prima che potesse rivelargli alcuni particolari sull’omicidio di Chelidone. E non sarà l'ultima morte.
Aurelio comincia a pensare che questa volta non riuscirà a chiudere il caso. Soprattutto perchè capisce che è coinvolto anche l'avvocato Sergio Maurico, uomo senza scrupoli che non ha mai perso una causa, creandosi una rete di persone pronte a dargli una mano.

Lettura piacevole. Interessante l'ambientazione dei ludi gladiatori, di cui conosco davvero poco. Interessante anche il fatto che l'autrice faccia riflettere sulla quantità di animali che vennero sacrificati nelle arene, in alcuni casi causandone anche l'estinzione.
Stazio è un personaggio che mi piace molto, e sono sempre divertenti i suoi siparietti col liberto Castore che ne sa una più del diavolo. 
Una prima apparizione di Lucio Domizio (alias Nerone), bambino con la passione per la musica (ma ahimè poco portato per essa).
La soluzione è un po' contorta. Sicuramente la parte migliore di questi libri è la ricostruzione storica più che la parte gialla. Tutto sommato, però, è forse quello che mi è piaciuto di più della serie finora. Forse perchè comunque fila meglio nel complesso. 

In appendice troviamo un racconto (“Una dea per Publio Aurelio Stazio”) dove l’azione si svolge poco dopo i fatti precedenti a Baia, dove Aurelio, con tutta la sua combriccola, si reca in vacanza e dove la sua amica Pomponia si invaghisce del culto egizio della Dea Iside. Ma Pomponia non capisce che è tutta una truffa, e anzi viene accusata di aver affogato il capo degli adepti. Aurelio, con una breve indagine, farà ben presto luce sulla truffa, sulla morte, e su alcune misteriose apparizioni della Dea. La storia è un po' frettolosa e con tanti personaggi appena delineati, ma è carina.

Mio voto: 7 e mezzo / 10



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Serie Publio Aurelio Stazio:
1. Mors tua (1990)
2. In corpore sano (1991)
3. Cave canem (1993)
4. Morituri te salutant (1994)

mercoledì 26 giugno 2019

Sugar money - Jane Harris


Titolo originale: Sugar money (2017)

Saint-Pierre della Martinica, Antille Occidentali, 1756. Lucien e suo fratello Emile sono schiavi creoli al servizio dei Frères de la Charité. Coltivano la canna da zucchero, coi proventi della quale i frati riescono a far fronte ai debiti accumulati per mantenere in vita l’ospedale locale e prendersi cura dei malati. Un giorno padre Cléophas, un uomo dallo sguardo sfuggente e pieno di malizia, li convoca per affidare loro un delicato incarico: recarsi a Grenada e, con la scusa di dover consegnare alcune piante medicinali, ritornare in Martinica con i quarantadue schiavi rimasti sotto il dominio inglese dopo l’occupazione. Il momento è ideale per riportarli nella terra cui appartengono di diritto: il trattato di pace con gli inglesi sembra reggere e tra Grenada e la Martinica vi è libero passaggio. Riavere i quarantadue di Grenada a Saint-Pierre è, per i Frères de la Charité, essenziale. La febbre ha decimato gli uomini negli ultimi tempi e la terra da disboscare e mettere a coltura è ancora tanta, per non parlare della distilleria da avviare. Emile e Lucien conoscono Grenada, hanno entrambi servito i Frères dell’ospedale di Fort Royal e, soprattutto, Lucien parla un po’ di inglese. Padre Cléophas affida loro una procura ad agire per conto dell’ordine, un documento che, dice, garantisce il consenso degli inglesi all’espatrio degli schiavi. Ma quando sono a bordo della Daisy, l’imbarcazione che li attende per condurli a Grenada, Emile rivela la verità a Lucien: Cléophas ha mentito, la procura non ha alcun valore e quello che ci si aspetta da loro è che «rubino» gli schiavi proprio sotto al naso degli inglesi. Una missione pericolosa, se non impossibile.
Con la prosa ricca ed evocativa che l’ha resa maestra di suspense ne I Gillespie e ne Le osservazioni, Jane Harris consegna al lettore un magnifico romanzo storico, ispirato a una vicenda vera, che tiene con il fiato sospeso fino alla fine. Una storia profonda e commovente sul legame tra fratelli e sul valore della libertà. (www.anobii.com)

Libro basato su una storia vera. Molto bella l'ambientazione, non avevo ancora letto nulla ambientato in Martinica (le prime 70 pagine circa) nè a Grenada. La scrittura è piuttosto scorrevole, anche se ogni tanto compaiono dei termini in francese (o creolo?) che non sono riuscita a capire, e questa è sempre una cosa che mi dà fastidio.
La storia è narrata dal fratello minore, Lucien, in prima persona. Lucien è un ragazzino che non vede il fratello da molto tempo, e vorrebbe che lui lo considerasse un amico, un "grande", mentre Emile fa di tutto per tenerlo al sicuro, ovviamente per proteggerlo. Il rapporto tra i due  fratelli è molto bello.
Il libro ci dà una visione della schiavitù nelle isole caraibiche. Gli inglesi sono brutali al punto che gli schiavi preferirebbero tornare sotto i frati francesi, che comunque non sono stinchi di santi. Oltretutto, molti frati sono veramente poco frati, avendo figli dalle ragazze che importunano senza ritegno (gli stessi Emile e Lucien sono figli di uno dei più cattivi frati inglesi).
Non ho gradito troppo le ultime pagine, in cui sembra che il libro sia arrivato a questo fantomatico curatore, anche se in effetti completano un attimo la vicenda, che era finita piuttosto tristemente.
Ammetto che sono un po' in difficoltà a commentare questo libro, che mi è piaciuto ma non mi ha fatto impazzire come pensavo dalla trama. E' un bel libro di avventura, una storia di affetti sullo sfondo di due terre brutali con gli schiavi. Lo consiglio sicuramente perchè è interessante.  
Mio voto: 8 / 10

sabato 15 giugno 2019

Molto rumore per nulla - William Shakespeare


Titolo originale - Much ado about nothing (1599)

La vicenda è ambientata a Messina, dove il principe Pedro d'Aragona si reca in visita al governatore Leonato, che ha per figlia Ero e per nipote Beatrice. Al seguito del principe vengono anche Claudio, che si innamora di Ero e la chiede in sposa, e Benedetto, che pur fingendo distaccata e ironica indifferenza nei confronti di Beatrice in realtà nutre per lei un segreto e corrisposto sentimento d'amore. Nel frattempo il fratellastro del principe, Don Giovanni, geloso del favore di cui gode Claudio, decide di vendicarsi rovinando il suo matrimonio. Manda perciò il servo Borraccio da Ero, anche se in realtà gli si presenta la damigella di Ero, Margherita, travestita da padrona. Il dialogo amoroso tra i due viene udito dal principe e da Claudio, che il giorno delle nozze in chiesa accusa Ero di tradimento. Lei sviene e la si fa credere morta. Intanto Borraccio ubriaco svela l'inganno e arrestato confessa la verità. Claudio pentito di aver calunniato la ragazza chiede perdono a Leonato che gli propone di riparare al torto sposando una cugina di Ero. Nel lieto fine, si scoprirà che la cugina è Ero stessa sotto mentite spoglie, si sposeranno anche Beatrice e Benedetto e Don Giovanni sarà punito. (www.feltrinellieditore.it)

Ammetto che Shakespeare era un genio. Costruire una storia simile (intendo, in particolare, la storia tra Benedetto e Beatrice) intorno ad uno scherzo, è una cosa esilarante. Anche se i due soggetti in questione direi che avevano solo bisogno di una spinta per rendersi conto di quello che già provavano. Le loro schermaglie sono veramente fantastiche.
Leggere il libro in lingua originale non è stato facile, perchè è un inglese abbastanza arcaico, e infatti ad un certo punto ho ripiegato sulla versione italiana. Ammetto che davanti agli occhi avevo il film con Kenneth Branagh ed Emma Thompson, questo mi ha facilitato molto la lettura.
Che dire, sono molto affezionata a questa storia, anche se ammetto che leggendola non è sicuramente il miglior Shakespeare (a mio parere ovviamente). Senza il ricordo del film, in alcuni punti avrei fatto un po' fatica, forse perchè la vicenda è breve ed anche il suo svolgimento. Il frate che suggerisce di far credere Ero morta mi ha un po' ricordato Romeo e Giulietta...
Mio voto: 7 / 10

martedì 4 giugno 2019

Via col vento - Margaret Mitchell


Titolo originale: Gone with the wind (1936)

Rossella O'Hara è la viziata e capricciosa ereditiera della grande piantagione di Tara, in Georgia. Ma l'illusione di una vita facile e agiata si infrangerà in brevissimo tempo, quando i venti della guerra civile cominceranno a spirare sul sud degli Stati Uniti, spazzando via in pochi anni la società schiavista. Il più grande e famoso romanzo popolare americano narra così, in un colossale e vivissimo affresco storico, le vicende di una donna impreparata ai sacrifici: la tragedia della guerra, la decimazione della sua famiglia, la necessità di dover farsi carico della piantagione di famiglia e di doversi adattare a una nuova società. E soprattutto la sua lunga, travagliata ricerca dell'amore e la storia impossibile con l'affascinante e spregiudicato Rhett Butler, avventuriero che lei comprenderà di amare solo troppo tardi... (www.ibs.it)

Credo che tutti conosciamo il film da cui è tratto questo romanzo. Io l'ho visto che ero poco più di una bambina e mi ricordo che mi faceva paura perchè (non ricordo se alla fine della prima parte o all'inizio della seconda) c'era un incendio che non finiva più, e la cosa mi terrorizzava. Ammetto che lo ricordo a grandi linee.
Erano un po' di anni che volevo leggere il romanzo, anche se la sua mole è decisamente impegnativa. Ma stavolta mi torna utile per alcune sfide.
La storia è molto interessante. Intendo proprio il periodo storico che sottende al libro: la guerra di secessione, il punto di vista dei meridionali (il romanzo è ambientato in Georgia), i soprusi degli yankees, la nascita del ku klux klan, ecc. ecc. Ci sono cose che non sapevo ed è stato interessante scoprirle. Per esempio, il rapporto tra i bianchi e i neri, che secondo quanto ci fa vedere la Mitchell non erano di vera e propria schiavitù; i neri erano parte della famiglia, accuditi, sfamati, certo dovevano lavorare, ma non erano frustati in continuazione come possiamo immaginarci noi. E' interessante una cosa che dice Rossella su questo argomento:

"Rossella Pensò: che strana gente questi yankees! Quelle donne avevano l'aria di credere che zio Pietro, essendo nero, non avesse occhi per udire e sentimenti per comprendere. Ignorano che i negri devono essere trattati gentilmente, come dei bambini; diretti, lodati, accarezzati, sgridati. Eppure coloro hanno fatto la guerra per liberarli. E dopo averli liberati non vogliono aver rapporti con loro: non li amano, non li comprendono, non se ne fidano; eppure non hanno fatto altro che dire che i meridionali non sapevano trattarli" (p. 622)

Ovviamente, nel leggere il libro, avevo sott'occhio i personaggi del film, dove Rossella era interpretata da Vivien Leigh e Rhett da Clark Gable. Rossella è un personaggio in realtà abbastanza negativo, perchè è tirannica, egoista, egocentrica, capricciosa, ma tutto sommato alla fine ti affezioni a lei. Forse perchè comunque ha sempre trovato la grinta e le risorse per sopravvivere, e anche per aiutare alcuni dei personaggi a lei più vicini.
Contrapposta a lei troviamo Melania, molto meno bella e non appariscente, buonissima, dolce, che però quando serve sa sfoderare tutta la sua grinta nascosta per salvare le persone che ama.
Poi Ashley, marito di Melania, amore (molto idealizzato) di Rossella, in realtà è un uomo troppo fragile per una donna come lei. A lui contrapposto invece c'è Rhett, della stessa pasta di Rossella al maschile, opportunista, carismatico. Devo ammettere che mi è piaciuto molto di più il personaggio del libro piuttosto che Clark Gable. E l'ho trovato di una tenerezza infinita con la figlia Diletta. Effettivamente, è il tipo di uomo che ti fa sentire amata e protetta.
Ci sono anche tanti altri personaggi che ruotano intorno a loro, tutti molto ben definiti e caratterizzati.
La scrittura è piuttosto fluida, nonostante la traduzione abbia alcuni passaggi aberranti, soprattutto nelle coniugazioni dei verbi; sarebbe interessante leggere la versione in lingua originale, ma non credo proverò a farlo (non a breve, almeno). Il libro è lunghissimo, però ammetto che si legge molto volentieri e la narrazione si mantiene piuttosto forte sempre. Il finale è veramente tristissimo. Però il messaggio che lascia è semplice: a volte siamo talmente concentrati in noi stessi e in quello a cui ambiamo, che non ci rendiamo conto (e quindi non apprezziamo a pieno) ciò che già abbiamo.
Mio voto: 9 / 10

martedì 28 maggio 2019

La notte ha la mia voce - Alessandra Sarchi


Titolo originale: La notte ha la mia voce - 2017

Una giovane donna ha perso l’uso delle gambe in seguito a un incidente. Abita un corpo che non le appartiene piú e si sente in esilio dal territorio dei sani. Poi incontra la Donnagatto, e il suo modo di guardare se stessa, e gli altri, cambia.
La prima cosa che arriva di Giovanna è la voce: argentina, decisa, sensuale. Fa pensare a qualcuno che avanzi sulle miserie quotidiane come un felino. Ecco perché, fin da subito, l’io narrante la battezza Donnagatto, sebbene Giovanna sia paralizzata, proprio come lei. Al contrario di lei, però, rivendica il diritto a desiderare ancora, sfidando l’imperfezione del mondo. La Donnagatto nasconde un segreto, e forse ha trovato una persona cui confessarlo, consegnandole la propria storia. Una storia dove è solo apparente il confine tra la condanna e la grazia.
«È di libertà che si dovrebbe parlare, quando si parla di corpi. Ma come si fa, se non ce li scegliamo nemmeno alla nascita? I nostri corpi sono già passato, eredità elargita da chi ci ha generato e preceduto nella tirannia combinatoria dei geni». (www.einaudi.it)

Quando è stato proposto questo libro dal gruppo di lettura, mi sono venuti un po' i brividi. Si parlava di libro asciutto e carico di dolore e, sinceramente, sono due cose che non apprezzo troppo in un libro. Senonchè, paradossalmente, in questo libro non ho trovato nessuna delle due cose.
Partiamo dalla scrittura: non è neanche lontanamente asciutta, bensì piena di descrizioni, di parole, di giri di parole che mi hanno innervosito al punto che l'avrei voluto lasciare ad un terzo delle pagine. Probabilmente, essendo molto infastidita da questo tipo di scrittura, non sono riuscita ad arrivare al cuore di ciò che l'autrice voleva trasmettere. Ad un certo punto sono andata a leggere alcune recensioni su anobii e ho scoperto (non l'avevo capito!) che l'autrice è effettivamente su una sedia a rotelle, e che quindi il libro aveva un qualcosa di autobiografico. Mi è piaciuto molto il personaggio della donna gatto. La parte più bella del romanzo, secondo me, è proprio la notte che la protagonista passa insieme a questa donna, costretta a lavorare di notte in una "hot" chat perchè non trova un lavoro vero e proprio. E' quindi la donna gatto che con la sua voce, nella notte interagisce con questi uomini al telefono. In quel momento escono alcuni pensieri più diretti, meno confusi dalle parole. Purtroppo la donna gatto dopo sparisce e l'altra parte interessante diventano solo le ultime due pagine del finale (anche queste forse tirate un po' per le lunghe).
Il problema mio, probabilmente, è che non sono riuscita ad entrare in sintonia con lo stile di scrittura dell'autrice. Si capisce che è una donna che ha studiato e i suoi non sono solo semplici flussi di coscienza, sono proprio troppo appesantiti da seguire per me. Di conseguenza, non ho un'esperienza troppo positiva di lettura. 
Mio voto: 6 / 10

giovedì 25 aprile 2019

Cielo di sabbia - Joe R. Lansdale


Titolo originale: All the Earth, Thrown to the Sky (2011)

Oklahoma, anni Trenta. Jack ha appena finito di seppellire entrambi i genitori e si aggira tra le rovine della sua casa, distrutta da una delle tempeste di sabbia che sconvolgono lo Stato, quando viene raggiunto da Jane e suo fratello Tony. Anche loro hanno perso tutto quello che avevano, e vagano in un mondo senza vita, nel quale ogni cosa, dalle piante al cibo, è sommersa sotto uno strato di polvere rossa. Ai tre ragazzi non rimane che rubare una macchina (il cui padrone è morto anche lui nella tempesta) e partire alla volta del Texas orientale, nella speranza di trovare pace e un'occasione per ricominciare a vivere. Ma la strada fino in Texas, tra rapinatori e vagabondi, cavallette e alligatori, deliziose vedove e spietati sfruttatori, si rivelerà lunga e tortuosa, e costringerà i tre ragazzi a crescere e a confrontarsi con quel misto inestricabile di malvagità e solidarietà che alberga in ogni essere umano.
«Uscii in retromarcia dalla rimessa e mi avviai traballante sulla sabbia. Le gomme non facevano bene contatto, e fui costretto a rallentare. Poi prendemmo il via. Era come cavalcare sulle onde dell’oceano. Andavamo lenti, ma andavamo.
Non intendo raccontare storie. Furto o no, era una bella sensazione ritrovarsi al volante di una Ford V8, il piede sull’acceleratore e la consapevolezza di lasciarsi alle spalle tutti quei morti e quella sabbia per andare incontro a non so quale speranza. Proprio non sapevo dove stavo andando, ma una cosa la sapevo per certo.
Dovunque stessi andando, su quella Ford rubata, è sicuro che intendevo arrivarci alla svelta». (www.einaudi.it)

Dopo aver letto "Acqua buia", dove in alcuni punti ci sono scene un bel po' raccapriccianti, avevo timore di leggere qualcos'altro di Lansdale. Tuttavia, mi era piaciuto molto il suo stile e, cercando un libro per la "Monthly keyword challenge", ho scelto questo.
Piacevole, di facile lettura perchè molto scorrevole. Ci sono scene di azione ma non di orrore. L'atmosfera della sabbia che permea e uccide ogni cosa è resa magistralmente.
Non so se si possa davvero definire "il miglior Lansadale", come ho letto in alcuni articoli, perchè la storia in alcuni punti pare quasi troppo roccambolesca. Il finale, anche, mi è parso un po' sbrigativo.
Sta di fatto che comunque è una lettura che ho gradito molto. Mi sono piaciute le riflessioni di Jack, l'io narrante. Ho la sensazione che i tre ragazzini siano più grandi di quanto me li sono figurata io, ma in verità non viene citata nessuna età. Ho anche la sensazione che sia una lettura più da ragazzini.
E mi dà l'idea che Lansdale abbia più puntato sul messaggio che sulla storia in sè. I tre ragazzi sono costretti a crescere e il messaggio, secondo me, che rimane è che uno deve seguire la  propria strada quando si sente chiamare.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

sabato 20 aprile 2019

Il paese delle nevi - Yasunari Kawabata




Titolo originale: 雪國 (Yukiguni) - 1935


Komako è una geisha del “paese delle nevi”, un paradiso termale sulla costa ovest della maggiore isola del Giappone, dove la neve è alta quindici piedi. Le cortigiane come lei hanno poco in comune con quelle che abitano in città: non potranno mai diventare famose musiciste o danzatrici, né penetrare tra le quinte della politica o degli affari. Il loro destino, infatti, è quello di maturare tra gli incanti e la corruzione del “paradiso”, perpetuamente dedite ai signori che, secondo la tradizione, salgono alle terme per trovarvi il riposo perfetto. Ed è proprio in questo paesaggio da sogno che Komako incontra Shimamura, un ricco e raffinato esteta, con il quale darà vita a un gioco di trasporti trattenuti e rinfocolati, inesorabilmente destinati a svanire. Capolavoro di inesprimibili e struggenti stati d’animo, Il paese delle nevi può essere considerato un piccolo poema in prosa, dove amore e morte si intrecciano in un’atmosfera di diffusa malinconia e incombente tragedia. (www.einaudi.it)



La difficoltà principale di questo libro è quella di entrare nella mentalità giapponese. Purtroppo, Kawabata dà per scontato che chi legge sappia, per esempio, cosa sono le geishe, che nel mondo occidentale sono spesso associate, erroneamente, a delle prostitute. Avendo già letto "Memorie di una geisha", mi è stato effettivamente più facile non cadere in questo fraintendimento.
Ambienti e personaggi rendono molto bene l'idea del Giappone. Kawabata ci regala minuziose descrizioni dei paesaggi al punto di visualizzarli come se li vedessimo dal vero. 
La storia d'amore mi è parsa inconsistente. Komako, a tratti, è insopportabile, con atteggiamenti quasi schizofrenici (vado, no rimango, no vado). I dialoghi tra loro a volte sono proprio assurdi. Poi ad un certo punto c'è una specie di "triangolo" con l'altra geisha che non riesco a capire. Probabilmente c'è una simbologia che non ho compreso pienamente, visto anche cosa succede nella scena finale del libro.
Le scene più belle sono le descrizioni della vita quotidiana, in particolare mi è piaciuto il discorso della lavorazione dei kimono che vanno stesi sulla neve; è un elemento culturale molto interessante.
In alcune recensioni si parla di erotismo velato; io, sinceramente, non ne ho trovato traccia. Ho letto che questo libro è stato tradotto prima dal giapponese all'inglese e successivamente dall'inglese all'italiano; mi chiedo quanto questo abbia in realtà fatto perdere delle sonorità che aveva scritto l'autore.
La scrittura è scorrevole, paradossalmente ho avuto più difficoltà a leggere alcuni scrittori europei "vecchi" piuttosto che questo libro. 
Abbiamo letto questo libro col gruppo di lettura, e nella serata è stata presente anche una concittadina originaria del Giappone che ha sposato un italiano. E' stato molto interessante parlarne con lei che ci ha spiegato alcuni usi e costumi del suo paese. Tuttavia, qui credo sia giusto che parli di quella che è stata la mia esperienza di lettura. Effettivamente, è un libro che appare un po' freddo, come il freddo che circonda tutto nel paese delle nevi.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

venerdì 19 aprile 2019

Lo smeraldo maledetto - Edgar Wallace


Titolo originale: The square emerald (1926)

«Erano le quattro e mezzo di un triste pomeriggio di febbraio. Pioggia e nevischio, e una nebbiolina gialla incupivano l'aria...» È in una Londra dominata dai colori dell'inverno che si dipana l'intricata storia che vede Peter Dawlish, appena uscito di prigione, divenire il principale indiziato dell'omicidio dell'uomo che lo aveva fatto ingiustamente condannare. Ma perché nella mano del morto c 'è uno splendido smeraldo, rubato a Lady Raytham? Per Josiah Coldwell di Scotland Yard e la sua affascinante assistente Leslie Maughan le indagini non sono facili: quale parte hanno infatti, nel mistero del diamante, le tre donne la cui arma preferita è il ricatto? (www.newtoncompton.com)

Un giallo interessante, da seguire con un po' di attenzione perchè gli intrecci tra i personaggi sono davvero tanti, tra cambi di sesso, matrimoni segreti, parentele varie. Ammetto che un pochino mi sono persa, soprattutto nella parte centrale dove la trama rallenta un po', per poi riprendere con più brio verso il finale.
Mi sono piaciuti anche i due investigatori di Scotland Yard, anche se Leslie va un po' troppo ad intuito, in alcuni casi sembra un po' una indovina. Mi è piaciuta molto anche la figura di Peter Dawlish.
Nonostante gli anni, questo libro è del 1926, la scrittura è piuttosto fluida e non crea problemi.
Forse non è il mio libro giallo preferito, ma è decisamente interessante.
Mio voto: 7 / 10

mercoledì 20 marzo 2019

Il trono di spade. Libro secondo delle Cronache del ghiaccio e del fuoco - George R. R. Martin


Titolo originale: A clash of kings. Book two of a song of ice and fire (1999)

Letteralmente tradotto in "Uno scontro di re", questo volume comprende i due libri "Il regno dei lupi" e "la regina dei draghi".

Una cometa rossa rischiara i cieli di tutto il regno, scatenando migliaia di ipotesi sul suo significato.
Stannis Baratheon, fratello di Robert, sostiene di essere il legittimo erede di suo fratello, al posto di Joffrey, sul quale cominciano a girare voci che non sia figlio di Robert ma frutto dell'incesto tra la regina Cersei e suo fratello gemello Jaime. Per provare a conquistare i Sette regni, Stannis confida su Melisandre di Asshai, rossa sacerdotessa del Dio R'hllor.
Anche il fratello minore di Stannis e Robert, Renly, rivendica il diritto al trono di spade, mentre Robb Stark viene acclamato re del nord e Balon Greyjoy si proclama re delle isole. Cinque re in un solo regno.
Arya Stark riesce a scappare da Approdo del Re grazie a Yoren, reclutatore dei Guardiani della Notte, che ha svuotato le carceri portandosi via delinquenti di ogni genere. Egli traveste Arya da maschio e la spaccia per un orfano, "Arry".
Sansa è terrorizzata dal comportamento di Joffrey, che adesso è molto violento con lei. Nel giorno del compleanno di Joffrey, arriva il suo zio nano, Tyrion, inviato dal padre a ricoprire il ruolo di Primo Cavaliere, suscitando disprezzo nella sorella Cersei.
Theon Greyjoy torna alle isole di ferro con un messaggio di Robb Stark, ma il padre lo accoglie freddamente e non ha nessuna intenzione di collaborare con Stark perchè ha altre mire.
Daenerys e i pochi dothraki che le sono rimasti fedeli intraprendono una estenuante marcia nelle aride praterie. Arrivano ad un villaggio abbandonato e si stabiliscono lì. In seguito verranno invitati a Qarth, dove ben presto Daenerys capisce che non è lei che vogliono ma i suoi draghi.
Jon Snow coi i guerrieri della notte guidati da Mormont si dirigono oltre la barriera. Si trovano ad esplorare quattro villaggi disabitati in cui senza tracce di attacchi, la gente (i bruti) sembra essere andata via.
Robb Stark invia sua madre Catelyn ad Alto Giardino a parlare con Renly Baratheon. Mentre si trova là, Stannis assedia i possedimenti di suo fratello.
I guerrieri della notte arrivano al fortino di Craster, il quale sostiene che non vede Benjen Stark da un pezzo. Craster è un bruto che ha l'abitudine di sposare le proprie figlie (dando i maschi in offerta ai non-morti); una di queste, Gilly, incinta, chiede a Jon Snow di portarla via con loro o almeno di tornare a prenderla quando torneranno indietro dalla loro missione. Craster confida a Mormont che Mance Ryder, capo dei bruti, sta radunando tutta la sua gente sugli Artigli del Gelo.
Il fortino in cui si rifugiano Arya e gli altri viene assalito. Solo in pochi riescono a scappare, ma vengono presi e portati ad Harrenhal come sguatteri. Qui Arya riconosce Jaqen H'ghar, uno dei criminali ammanettati che seguivano la sua carovana verso la barriera. Avendolo aiutato a scappare quando tutto andava in fiamme, lui le dice che deve estinguere il debito nei suoi confronti e le dice di fare tre nomi di persone che lui ucciderà per lei.
Renly e Stannis non vogliono saperne di accordarsi. Nella notte, un'ombra misteriosa mandata da Stannis uccide Renly. Catelyn decide sia meglio scappare e tornare a casa. Tra l'altro, è proprio dai due fratelli che scopre la lettera in cui si dice che Joffrey è figlio di Cersey e suo fratello gemello Jaime e ipotizza che Bran sia stato buttato giù dalla torre proprio per averli scoperti.
Robb Stark attacca le truppe Lannister. Joffrey decide di vendicarsi su Sansa, facendola picchiare e denudandola in pubblico. Tyrion interviene e la salva.
Jon Snow e i guardiani si accampano in un punto chiamato "il pugno". Il suo meta-lupo Spettro però è inquieto.
Jojen Reed dice a Bran di aver sognato che il mare arriverà a Grande Inverno uccidendo molta gente. Jojen, ascoltando i sogni che fa Bran (dove prende le sembianze del suo meta-lupo Estate), gli dice che è un metamorfo.
Ser Rodrick torna a Grande Inverno con un prigioniero, Reek, il servo di Roose Bolton, unico testimone delle sevizie che il suo padrone ha inflitto alla sua nuova (costretta) sposa, lady Hornwood. Jojen in realtà ha visto anche Bran e Rickon morti, Bran ucciso proprio da Reek.
Tyrion suggerisce di allettare i sostenitori di Renly a passare dalla parte dei Lannister, facendo sposare Joffrey con Margaery Tyrell (vedova di Renly).
Myrcella viene destinata a sposare Trystane Martell. Il giorno della sua partenza per Dorne, quando il corteo reale rientra, viene attaccato dal popolo che getta letame e pietre, chiedendo pane perchè muoiono di fame. Il mastino Clegane riesce per un pelo a portare in salvo Sansa.
Stannis incontra Ser Cortnay Penrose, intimandogli di cedere il suo castello a Capo tempesta perchè lo ritiene suo di diritto. Penrose, nonostante sia accerchiato dall'esercito di Stannis, rifiuta di fare il voltagabbana come hanno fatto quasi tutti i precedenti sostenitori di Renly, ora al fianco di Stannis. Stannis chiede a Davos cosa farebbe e lui risponde che lascerebbe stare Capo tempesta e andrebbe ad attaccare i Lannister ad Approdo del Re. Ma Stannis sostiene che Melisandre ha visto la morte di Penrose e chiede a Davos di portare Melisandre a bordo di una barca a Capo Tempesta nella notte. Arrivano proprio sotto alla fortezza tramite un canale segreto. Qui Melisandre si denuda, Davos nota che è incinta. Partorisce un'ombra che si avvia dentro al castello (ad uccidere Penrose).
Cersei sta pensando di allontanare Tommen e metterlo in salvo spacciandolo per un paggio. Varys dice a Tyrion che Penrose è morto, caduto da una torre del suo castello nella notte. Tyrion decide di far portare la sua prostituta Shae a palazzo, nascondendola nelle cucine perchè suo padre gli ha proibito di portarla o le farà del male. Varys non crede che Penrose si sia suicidato ma ipotizza si tratti di magia. E racconta a Tyrion come fu evirato.
Tywin Lannister con alcuni soldati cerca di guadare il fiume per arrivare a Delta delle Acque. Edmure, fratello di Catelyn riesce ad arginarli e a vincere tutte le battaglie. Eppure Catelyn non è tranquilla.
Theon Greyjoy, come aveva previsto Jojen, arriva a Grande Inverno, troppo sguarnita per non cedere all'assalto, e si autoproclama re.
Ah Harrenhal, i Guitti Sanguinari portano molti prigionieri. Arya ne riconosce alcuni come uomini del nord, di suo padre e di Robb. Nella notte, anche su indicazione di Arya, Jaqen H'ghar con alcuni complici uccide le guardie e libera i prigionieri, poi si toglie la maschera e scappa. Il mattino successivo ad Harrenhal arriva il nuovo lord (Roose Bolton) che prende Arya come coppiera.
Bran, Rickon, Osha, Meera, Jojen e Hodor riescono a scappare da Grande Inverno. Theon è infuriato.
Jon e un confratello in avanscoperta trovano tre bruti che pattugliano il passo. Due li uccidono, ma la terza è una ragazza, Ygritte, che Jon non riesce ad uccidere e la lascia andare.
Sansa si sveglia una mattina sanguinante. La cosa la manda nel panico perchè adesso può giacere con Joffrey. Cersei le dice che l'amore è un veleno, dolce ma pur sempre un veleno e che anche se non amerà il marito, sicuramente amerà i suoi figli.
Theon si aspettava che sua sorella Asha arrivasse a Grande Inverno con centinaia di uomini e invece arriva con solo venti soldati, di cui dieci torneranno indietro con lei. Poco prima, Theon, alla ricerca dei due piccoli Stark, ha fatto tagliare le teste di due bambini e le ha messe sulle picche. L'intero villaggio, credendo che siano i due piccoli Stark (in realtà sono i figli del mugnaio), lo odia. Asha gli propone di tornare con lei a Deepwood Motte, che ha appena conquistato, perchè Grande Inverno è lontano dal mare e dai rifornimenti e lui è circondato da nemici. Ovviamente Theon non ne vuole sapere. Appena Asha se ne va, Reek dice a Theon di potergli trovare degli uomini da assoldare e lui si fida. Theon comunque è tormentato dagli incubi e si chiede perchè non è andato con sua sorella.
La flotta di Stannis si prepara ad affrontare i Lannister. Anche Joffrey partecipa alla battaglia, non in prima linea. Davos ha la sensazione che siano presi in trappola, perchè li lasciano troppo avvicinare con le navi. La battaglia in mare è molto cruenta, finchè Davos si rende conto che i Lannister hanno a disposizione grandi quantità di altofuoco. La baia diventa un fiume completamente infuocato. Tuttavia, alcuni uomini di Stannis riescono ad arrivare alla Porta del Re e cercano di buttarla giù con un ariete. Tyrion, visto il rifiuto di Clegane, guida i soldati verso la difesa della Porta (e rimarrà gravemente ferito).
Arya convince Gendry e Frittella a scappare da Harrenhal.
Le truppe dei Lannister, con l'arrivo anche dei soldati di Tywin Lannister, battono le truppe di Stannis. Tywin assume il governo temporaneo del regno come primo cavaliere. Con una pomposa cerimonia, Joffrey omaggia tutti i cavalieri che hanno aiutato nell'impresa. Garlan Tyrell di Alto Giardino gli chiede di sposare la sorella Margaery, sposa innocente di Renly Baratheon. Dapprima Joffrey rifiuta sostenendo di essere già promesso, ma sia Cersei sia il septon sostengono che il matrimonio con Margaery sarebbe più vantaggioso. Sansa pensa di essere libera, ma Cersei dice che rimarrà con loro come protetta. Anche lord Baelish viene ricompensato col castello di Harrenhal.
Sansa si reca al giardino degli dei dove incontra ser Dontos il quale le dice che la notte del matrimonio di Joffrey lui la farà scappare.
I guerrieri del nord sono pronti a sfidare Grande Inverno; Theon ha solo diciassette uomini che gli sono rimasti fedeli. Però allontana i suoi rivali minacciando di uccidere alcuni ostaggi che ha, per prima la figlia di ser Rodrick, e poi un ostaggio ogni alba e ogni tramonto. Theon ha molta paura, si rende conto che rischia di morire solo e odiato. Maestro Luwin gli suggerisce di entrare nei guerrieri della notte; ser Rodrick non si opporrebbe e Theon potrebbe guadagnarci in reputazione. Ma mentre parla con maestro Luwin, fuori dal castello comincia una battaglia; uomini del nord al servizio di Ramsey Bolton (che si era travestito da Reek) eliminano i nemici di Theon. Theon li fa entrare al castello per ringraziarli ma Ramsey fa razzia di tutto e prende Grande Inverno.
Tyrion si risveglia dolorante nel suo letto. Tutta la sua faccia è bendata ma lui costringe maestro Ballabar a togliere le bende. Ha una enorme cicatrice sulla faccia, mezzo naso e mezzo labbro non ci sono più.
Jon e Qhorin il Monco sono gli unici dei cinque confratelli in avanscoperta che sono rimasti vivi. Qhorin però sa che i bruti li hanno quasi stanati e allora ordina a Jon, quando verranno presi, di arrendersi e fare tutto quello che gli dicono, stare con loro e osservare. Il capo dei bruti però ordina a Jon di uccidere Qhorin. Jon capisce che Qhorin aveva immaginato che sarebbe successo e lo aiuta ad uccidersi. Nonostante il capo dei bruti lo vorrebbe uccidere anche se si è arreso, Ygritte fa di tutto per salvare Jon e tenerlo con loro come prigioniero.
Bran e gli altri ritornano fuori dalle cripte degli Stark defunti, dove si erano rifugiati. Grande Inverno è stata rasa al suolo dal fuoco. Maestro Luwin morente riesce a dire a Osha di separare i due fratelli Stark per difenderli meglio. Osha prende Rickon; Bran rimane con Hodor, Meera e Jojen.

Ho voluto proseguire nella lettura della saga. Ammetto che, come dicevo per il primo libro, aver visto alcuni episodi della serie tv mi ha aiutato a far mente locale più che altro sulle facce dei personaggi che sono veramente centinaia.
Questo libro è pieno di battaglie, e ammetto che alla lunga mi hanno un po' stancato.
La narrazione è divisa in capitoli, in ognuno dei quali la storia è raccontata da un personaggio diverso (pov = point of view): Arya Stark, Sansa Stark, Tyrion Lannister, detto "il Folletto", Bran Stark, Jon Snow, Catelyn Tully, Theon Greyjoy, Daenerys Targaryen, e Davos Seaworth consigliere di Stannis Baratheon. Nel prologo invece parla maestro Cressen.
La lettura, pur essendo scorrevole, risulta impegnativa più che altro per la lunghezza del tomo, poco meno di mille pagine, anche se le ultime venti circa ricapitolano i vari componenti di ogni famiglia.
Sicuramente mi è piaciuto meno del precedente, appunto come dicevo, per le lunghe scene di battaglia (non ne potevo più!). Sicuramente proseguirò con i successivi, un po' alla volta...(anche se varrebbe la pena di leggere tutta la saga di fila perchè si seguono meglio i collegamenti tra i libri, ma ho veramente un po' bisogno di staccare dall'ambiente. E comunque, gli ultimi due libri ancora non esistono...)
Mio voto: 7 e mezzo / 10