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domenica 23 giugno 2024

La neve sotto la neve - Alessandro Perissinotto / Arno Saar


Titolo originale: La neve sotto la neve (2017)

A Tallinn lo sanno tutti, la zona dei vecchi baraccamenti di Kopli è terra di nessuno; spacciatori, squatter e delinquenti di ogni tipo ne hanno fatto il loro regno. È un brutto posto per vivere e ancor più brutto per morire e, se potesse ancora parlare, la ragazza lo confermerebbe. Ma la ragazza non parla, è morta; il suo cadavere è stato disteso su un vecchio divano abbandonato e, nella notte, la neve lo ha completamente sepolto. Al commissario Marko Kurismaa la neve piace, e molto, ma non quando nasconde ogni traccia, ogni indizio; gli piace la neve che scricchiola sotto i suoi sci da fondo, non quella che illividisce il corpo nudo di una giovane donna. E mentre la neve del gelido inverno estone continua a cadere inesorabile, Kurismaa inizia la sua caccia all'uomo, la sua corsa contro il tempo, perché per ogni ragazza uccisa ce ne possono essere altre dieci in pericolo. A condividere con lui l'indagine, e non solo l'indagine, c'è Kristina Lupp, che dirige la Sezione Crimini Domestici e Violenze sulle Donne; ma ad entrambi qualcosa sembra sfuggire: la pista che porta all'assassino o agli assassini scompare ogni volta che loro si avvicinano troppo alla verità. Fino a che Marko non capisce che la neve, oltre che nemica, può essere un'insospettabile alleata. Alessandro Perissinotto, dopo essersi nascosto dietro il misterioso Arno Saar per raccontare la prima indagine del commissario Kurismaa, in questo secondo volume della sua serie estone esce allo scoperto, accompagnandoci nell'intrico di un giallo ad alta tensione, ma anche nella complessa psicologia di un commissario brillante e ruvido, dall'animo gentile ma pieno di spigoli. (goodreads)

Non lo definirei un giallo ad alta tensione, come indicano nella trama, ma un giallo ben strutturato sicuramente.
Un anziano porta fuori il cane, ed il cane si allontana dal percorso che fanno di solito; sarà lui a trovare il divano coperto di neve sotto la quale sbuca il braccio di una ragazza.
Kurismaa si trova in una difficile indagine, perchè della ragazza non è stata denunciata la scomparsa. Ma c'è una intuisione, grazie alla quale il cmmissario capisce che la ragazza era una squillo e che non era da sola quando è successo il crimine. C'erano infatti altre tre ragazze coinvolte, e mentre riesce a trovarne una di queste tre (viva), Kurismaa deve ingaggiare una corsa contro il tempo per cercare di trovare vive anche le altre due. Ma non è così facile, soprattutto se c'è pure una moglie tradita che depista le indagini affinchè il marito venga punito.
Mi piace molto il commissario Kurismaa, burbero e tenero, un po' sopra le righe in alcuni atteggiamenti nei confronti dei criminali. Mi piace perchè è uno che riflette e la soluzione del caso non viene buttata lì, ci si arriva insieme a lui.
Molto gradevole la lettura, bella scrittura scorrevole, anche la storia si segue bene e soprattutto non ha intrighi politici. La vicenda si dipana chiaramente.
Mi dispiace che questo sia l'ultimo libro di questa serie. Spero che in futuro Perissinotto riprenda in mano il commissario perchè ha ancora tanto da dire.
Mio voto: 8 / 10


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Serie del commissario Marko Kurismaa:
#1 Il treno per Tallin
#2 La neve sotto la neve

lunedì 23 agosto 2021

Il treno per Tallinn - Arno Saar



Titolo originale: Il treno per Tallinn. La prima indagine di Marko Kurismaa (2016)

È notte, la neve cade fitta quando il treno proveniente da San Pietroburgo fa il suo ingresso nella stazione di Tallinn, capolinea. Bastano venti minuti perché dei passeggeri rimangano solo le impronte sulla neve; uno però è ancora a bordo, accasciato in una poltrona di prima classe, una bottiglia di liquore accanto a sé. Morto. È Igor Semenov, un uomo d'affari russo. Il caso è delicato e viene affidato al commissario di polizia Marko Kurismaa, che con i russi ha un conto in sospeso. E non è il livore di tanti estoni nei confronti del popolo che fino a pochi anni prima li dominava: è un dolore tutto personale. Marko ha il fascino dell'uomo tormentato, il fisico asciutto dell'ex sciatore di fondo e il rigore di chi nella vita si è dovuto conquistare tutto. In più, nasconde qualcosa. In altri tempi, Marko ha avuto la presunzione di saper distinguere al primo colpo la verità dalla menzogna. Ora è più cauto, forse più saggio, la nostalgia della giovinezza lo punge sempre più spesso e i dubbi sono quotidiani compagni d'indagine: da dove viene la tristezza che rende opaco lo sguardo di Olga, la giovane e bella moglie della vittima? Quanto è pericoloso l'uomo che qualche giorno prima è stato visto attaccare briga con Semenov? Arno Saar ci guida sulle tracce dell'assassino lungo le strade della gelida Tallinn, tra i vicoli della città vecchia, i locali alla moda delle ex zone industriali e gli squallidi quartieri dell'architettura sovietica. Un'ambientazione originale e suggestiva, un protagonista complesso e affascinante, una galleria di personaggi indimenticabili e un impeccabile congegno narrativo: Il treno per Tallinn è un romanzo straordinario e Arno Saar, pseudonimo di un importante scrittore italiano, sa procedere col passo spedito del giallista e la ricchezza di prospettiva del romanziere di classe. (ibs.com)

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama 

Sul treno che proviene da San Pietroburgo, viene ritrovato il cadavere di un uomo d'affari. Ucciso con una bottiglia regalo di vodka estone.
La polizia estone non ci fa subito una bella figura, perchè ripulisce il vagone senza neanche ispezionarlo, ma il commissario Kurismaa riesce comunque a trovare gli indizi che gli occorrono, perchè coi russi ha un conto in sospeso (da quando portarono via suo padre considerato dissidente) e sa che loro insabbierebbero tutto. Ad un certo punto però i morti diventano due; il secondo è una vecchia conoscenza di Marko, di quando era un atleta di sci, un personaggio che già all'epoca era sgradevole, ma che sicuramente era troppo bravo nello sci per non finire fuori pista nel fiume ghiacciato.
C'è qualche collegamento tra i due morti? Kurismaa comincia a sospettarlo, e coi suoi validi assistenti, seguendo entrambe le piste, arriva alla soluzione, che è ben più complicata perchè l'assassino ha dovuto aspettare vent'anni per compiere "giustizia".
L'ambientazione estone è molto cupa ma molto interessante. Il commissario mi è piaciuto. A differenza di tanti suoi colleghi, non è un ubriacone, non è un impasticcato, però... soffre di narcolessia.
La storia si segue abbastanza bene; certo che dal ritrovamento del primo cadavere non avrei mai e poi mai immaginato che si arrivasse a questo finale. Però è ben costruita tutta la vicenda.
Arno Saar è lo pseudonimo di Alessandro Perissinotto (non ha mantenuto molto a lungo il segreto...). 
Credo che leggerò anche il libro successivo (al momento, credo che le avventure del commissario siano solo due, ma spero ne arriveranno altre).
Mio voto: 7 e mezzo / 10

lunedì 19 novembre 2018

Quello che l'acqua nasconde - Alessandro Perissinotto


Titolo originale: Quello che l'acqua nasconde (2017)

Edoardo Rubessi è un genetista di fama mondiale, un probabile premio Nobel. Quando, dopo trentacinque anni trascorsi negli Stati Uniti, torna nella sua Torino, tutti lo accolgono come colui che ha il potere di cambiare il destino dei bambini malati: tutti tranne il vecchio. Il vecchio è un uomo venuto dal passato, da quegli anni di piombo che Edoardo credeva di aver lasciato dietro la porta chiusa di una vita precedente. Ma basta una minuscola fenditura nel legno di quella porta perché il dolore e i misteri imprigionati per decenni escano in un soffio violento che investe Edoardo, e che fa vacillare la fiducia che sua moglie, Susan, ha sempre avuto in lui. E sarebbe bello poter liquidare il vecchio con una battuta, dire che è solo un mitomane, ma Susan non ci casca: il vecchio ha lo sguardo di chi sa farsi ubbidire, lo sguardo di un Lagerkommandant, e Susan quel lager domestico, quell'orrore alle porte di casa dovrà esplorarlo mattone per mattone prima di scoprire chi è veramente suo marito.
Dopo Le colpe dei padri, Perissinotto torna a proporci un nuovo viaggio tra le rovine del nostro passato recente, a farci esplorare le memorie rimosse: perché i lager non si sono chiusi nel 1945 e il crudele gioco di vittime e torturatori è continuato a lungo, troppo a lungo. (http://www.edizpiemme.it/)

Questo libro lo abbiamo letto col gruppo di lettura. Non è sicuramente il genere di libro che sceglierei di mia spontanea volontà. E' un libro che avrei chiuso nelle primissime pagine, quando il narratore, Aldo, dice che c'è un'immagine che lo perseguita, e spiega che è l'immagine di un uomo arso vivo. Ecco, mi sono detta, se va avanti così non arrivo in fondo. Poi mi sono sforzata e ho proseguito (peraltro questa immagine verrà citata più volte, insieme ad altre piuttosto raccapriccianti).
Ho fatto fatica a star dietro alla parte storica perchè degli anni di piombo so poco, soprattutto di cosa successe a Torino, so giusto qualcosa che successe qui a Bologna. Lo scrittore mi ha dato l'impressione di dare per scontato che chi legge sa di cosa stiamo parlando, e per me non è stato così. Anzi, in realtà all'inizio avevo pensato che si trattasse di un romanzo puramente ambientato in quegli anni (cioè che tutti i personaggi fossero inventati, magari ispirati a qualcuno vissuto davvero ma inventati), finchè ad un certo punto ho avuto una specie di "illuminazione" e mi sono chiesta "ma questi personaggi sono esistiti davvero??" e ho scoperto che alcuni, sì, erano esistiti, quindi si trattava di una vicenda romanzata (la vita di Rubessi, Susan e Aldo) ma collocata in un contesto storico reale. Va beh, forse stupidità mia.
In ogni caso, ho avuto l'impressione che l'autore abbia provato a creare un mega thriller ma non è riuscito affatto in questo intento. Ammetto che la scrittura è scorrevole e intrigante, ma questo aggiungere sempre elementi nuovi, ad un certo punto mi ha stancato. Mi sembra abbia voluto mettere troppe cose in una storia che di per sè era già abbastanza corposa. Parte con gli attentati terroristici, poi passa a parlare di questo Grubesich, poi l'esodo degli italiani dall'Istria, i manicomi, di nuovo il terrorismo. E' veramente tanto tutto insieme. Dal momento che il professor Rubessi è inventato, poteva anche mettergli addosso un po' meno cose. Ho fatto fatica a stare dietro a tutto. Veramente raccapricciante la storia dei manicomi. E il finale mi ha lasciato un po' perplessa perchè pare un po' troppo "semplice" per tutto il caso che ha montato.
Mi piace il richiamo che fa all'acqua, l'acqua che lo protegge e lo isola dal resto del mondo; è solo nell'acqua che riesce a parlare del suo passato.
Forse la chiave di lettura era concentrarsi sulla storia di Rubessi, cioè sulla parte romanzata, sulla sofferenza dell'uomo; invece mi sono sicuramente fatta distrarre dalla componente di realtà storica che non ho capito fino in fondo.
Ha molti spunti interessanti. Al gruppo di lettura è piaciuto molto. A me un po' meno.
Mio voto: 6 e mezzo / 10