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mercoledì 7 dicembre 2016

Calendar girl. Gennaio febbraio marzo - Audrey Carlan


Titolo originale: Calendar girl. Volume one. - 2016

Mi hanno chiesto di recitare il ruolo della fidanzata per 12 mesi. 12 uomini inarrivabili, 12 città sorprendenti, 12 ambienti esclusivi, 12 guardaroba diversi. È l'unico modo che ho per guadagnare un milione di dollari e salvare la vita di mio padre. Un anno così forse è il sogno che ogni donna vorrebbe vivere. Ma tu lo faresti?
Avevo bisogno di soldi, tanti soldi. In ballo c'era la vita di mio padre. Io però non avevo un centesimo, per arrivare a fine mese facevo la cameriera. Non avevo un amore e, diciamolo, all'amore, quello con la a maiuscola, non ci credevo neanche più tanto. Le mie storie fino ad allora erano state solo fonti di guai e delusioni.
Mi hanno offerto un lavoro. Recitare il ruolo della fidanzata di uomini di successo. In pratica per un mese dovevo fingere di essere la loro compagna davanti agli occhi di tutti e in cambio ognuno di loro sarebbe stato disposto a pagarmi centomila dollari. 12 mesi, 12 città, 12 uomini ricchi, famosi, inarrivabili, 12 ambienti esclusivi, 12 guardaroba diversi. Più di un milione di dollari.
Il sesso, chiariamoci, non faceva parte degli accordi. Quello dipendeva e dipende sempre solo da me.
L'amore neanche quello faceva parte del piano. Ma intanto quello non dipende da nessuno...
Gennaio, Los Angeles, uno sceneggiatore con un corpo sexy quanto la sua mente.
Febbraio, Seattle, un artista francese in cerca della sua musa.
Marzo, Chicago, un ex pugile imprenditore dal cuore spaventato.
Tutti uomini da sogno. Che poi sono persone. Intriganti, fragili, che hanno paure, segreti e verità nascoste. Loro hanno scelto me. Per un mese sono entrati nella mia vita. Tutti mi hanno lasciato qualcosa. E uno mi sta chiedendo di cambiare le regole del gioco... ma l'amore, tutti lo sanno, di regole non ne ha. Ho intrapreso questo viaggio perché era l'unico modo per salvare la vita di mio padre. Mi sono fidata, ho buttato il cuore oltre l'ostacolo. Ed è iniziata la favola. Il viaggio ha salvato la mia, di vita. (www. amazon.it)

(Attenzione: possibili spoilers)
Mia Saunders ha 24 anni e ha solo un anno di tempo per porre rimedio ai debiti di gioco di suo padre, che ora giace in un letto d'ospedale, malmenato dagli scagnozzi del suo spregevole ex fidanzato. E così Mia chiede aiuto alla zia, che gestisce una agenzia di escort di lusso, intraprendendo anche lei questa carriera. Per 12 mesi dovrà fingersi la fidanzata di qualche facoltoso personaggio disposto a pagarla 100mila dollari per un solo mese in sua compagnia (e una maggiorazione del 20% caso mai finissero a letto).
In America questo libro è uscito a puntate mensili, da noi è stato raccolto in trimestri.
Gennaio. Il primo ragazzo di cui deve fingersi la fidanzata è Weston Charles Channing III, un fighissimo sceneggiatore teatrale che di hobby fa il surfista. Il principale compito di Mia è tenere lontane le altre donne durante gli avvenimenti mondani in modo che lui possa concentrarsi sulle trattative di lavoro. Ma tra Mia e Wes nasce subito qualcosa che va oltre il sesso, al punto che lui sarebbe anche disposto a pagare l'intero debito per liberarla subito. Però Mia non accetta, volendo, in qualche modo, farcela da sola, e dicendo che se sarà destino si ritroveranno alla fine di questo anno.
In febbraio, troviamo Mia che diventa la musa di un eccentrico pittore francese, Alec Dubois, il quale vuole che lei giri sempre nuda per casa. Anche col francese Mia finirà a letto, ma in qualche modo lui riuscirà anche a farle maturare una specie di consapevolezza nelle proprie capacità.
In marzo Mia si trova a fingere di essere la fidanzata di un ex pugile, Tony Fasano, ora imprenditore di una catena famosissima di ristoranti, che non trova il coraggio di rivelare alla famiglia di essere gay. Un mese in cui Mia rischia di rimanere a bocca asciutta, se non comparisse Wes a darle un po' di "sollievo"...

La narrazione è scorrevole, si legge bene. Mi aspettavo una valanga di termini volgari e invece, tutto sommato, non sono neanche così tanti. I dialoghi peggiori compaiono nelle telefonate tra Mia e la sua amica del cuore, in cui si divertono a darsi nomignoli volgari discutibili. Certo la storia è di tipo erotico, anche se i momenti veramente "hot" lasciano anche spazio a descrizioni, dialoghi, riflessioni più o meno approfondite.
Mia è un personaggio un po' contradditorio. Parte dicendo che non vuole diventare una prostituta, ma poi si sfila le mutande davanti a Wes dopo mezzora che lo conosce. Chiuso il mese con Wes, non ci mette molto a finire a letto col francese, sbarazzandosi anche in fretta del "senso di colpa". E poi si arrapa immediatamente anche appena vede l'ex pugile di marzo.
Ho sperato che la storia con Wes fosse una specie di filo conduttore per il resto dei mesi, e mi è parso di capire che sarà così (visto anche il fatto che ricompare a marzo all'improvviso).
Gli uomini che chiedono le prestazioni di Mia, oltre ad essere ricchissimi, sono sempre terribilmente belli, sexy, ecc. ecc. Chissà se nei restanti mesi gliene capita uno un po' meno perfetto e un po' più bruttino? Coi fighi le cose sono troppo facili eh eh...
Un giudizio complessivo di questa lettura? Beh, partiamo dal fatto che ho letto questo libro perchè mi serviva il nome di un mese per una sfida, e poi volevo anche qualcosa di un po' leggero e rilassante. La storia dei dodici mesi con dodici uomini diversi è abbastanza intrigante. Anche se ammetto che di questi tre mesi probabilmente ho preferito di più l'ultimo in cui in realtà Mia non fa sesso col suo cliente, ma lo aiuta a trovare il coraggio per far uscire, finalmente, alla luce la sua vera storia d'amore gay. Comunque, nel suo genere, è un romanzo piacevole.
Mio voto: 7 / 10

giovedì 17 novembre 2016

Domanda di grazia - Gabriele Romagnoli



Titolo originale: Domanda di grazia - 2013

Un giorno Gabriele Romagnoli entra in corte d'assise, a Bologna. È lì per l'imputato: Andrea Rossi. Non lo vede da anni, sa che ha sei figli, ha ereditato dal padre uno studio e fa il commercialista. Ma Romagnoli lo ricorda ancora adolescente, campione di pallavolo, popolare tra le ragazze, pieno di talenti e speranze. Adesso Andrea Rossi è invece accusato dell'omicidio di Vitalina Balani, settantenne ex-infermiera che aveva sposato un ricchissimo imprenditore immobiliare, invalido al 100 per cento. In due anni Vitalina aveva prestato ad Andrea due milioni di euro. Prove non ce ne sono, ma il movente e molti indizi portano gli inquirenti ad abbandonare in fretta le altre piste e a considerare il caso risolto. È assurdo, difficilissimo far combaciare l'immagine di quel ragazzo buono e sempre gentile con quella di uno spietato assassino. Se è lui il colpevole, come può starsene lì seduto, con aria mansueta, proclamandosi innocente? E se davvero è innocente, perché di fatto rinuncia a difendersi degnamente? Romagnoli ricostruisce il caso con la lucidità del reporter, la profondità dello scrittore e l'umanità dell'amico, e dà vita a una riflessione sulla giustizia e sul destino, sulle ragioni e le colpe che intessono l'esistenza umana. Con pazienza smantella ogni certezza, affidando al fallibile giudizio umano il mistero di un delitto e del suo castigo, e chiedendo infine che per Andrea Rossi si apra una possibilità di grazia. (www.amazon.it)

''Penso che la sua colpevolezza non sia stata provata oltre ogni dubbio. Ma penso che la sua innocenza sia stata ancor meno dimostrata''.

Non sono solita leggere libri di giornalismo investigativo, ma me ne serviva uno per la "monthly reading" di novembre e ho scelto questo, che era stato suggerito durante un incontro in biblioteca da un ospite.
E' un libro molto corto, un centinaio di pagine, abbastanza fluenti. Non conoscevo Gabriele Romagnoli, è un giornalista che ha intervistato molti personaggi famosi anche esteri (tipo il Dalai Lama). L'omicidio è avvenuto a Bologna, ma ammetto che non ricordo assolutamente la vicenda.
In questo libro, Romagnoli riscrive minuziosamente il processo del suo amico d'infanzia Andrea, che non vede da anni, e che è stato accusato di aver ucciso una pensionata settantenne. Nel fare questo, Romagnoli rievoca i momenti trascorsi con Andrea e suo fratello Stefano. Figli di una famiglia perbene, educati a parlare in modo forbito fin da piccoli. Stefano, alla fine, ha condotto una vita un po' sbandata, mentre Andrea si è sposato, ha avuto sei figli e fa il commercialista. Ma l'accusa prova anche che truffava i clienti facoltosi.
Romagnoli smonta pezzo per pezzo l'intera conduzione del processo, dove non arriva ad assolvere il suo amico, ma fa notare che il processo è stato quasi roccambolesco, con avvocati che non hanno tutelato il proprio cliente. Andrea, alla fine viene comunque condannato senza che in realtà si sia mai cercato seriamente un altro colpevole.
Romagnoli non vuole difendere l'amico, punta decisamente l'accento sul processo, cominciato con già una sentenza praticamente definitiva.
E' una lettura interessante, e si sente molto il coinvolgimento emotivo dello scrittore (è probabilmente il suo bello). In pratica, il libro è una domanda di grazia rivolta all'allora Presidente della Repubblica Italiana, a cui è dedicato.
Mio voto: 8 / 10.

giovedì 3 novembre 2016

La sarta di Dachau - Mary Chamberlain


Titolo originale: The dressmaker of Dachau - 2015 

Londra, 1939. Ada Vaughan non ha ancora compiuto diciotto anni quando capisce che basta un sogno per disegnare il proprio destino. E il suo è quello di diventare una sarta famosa, aprire una casa di moda, realizzare abiti per le donne più eleganti della sua città. Ha da poco cominciato a lavorare presso una sartoria in Dover Street, e la vita sembra sorriderle. Un viaggio imprevisto a Parigi le fa toccare con mano i confini del suo sogno: stoffe preziose, tagli raffinati, ricami dorati. Ma la guerra allunga la sua ombra senza pietà. Ada è intrappolata in Francia, senza la possibilità di ritornare a casa. Senza soldi, senza un rifugio, Ada non ha colpe, se non quella di trovarsi nel posto sbagliato. Ma i soldati nazisti non si fermano davanti a niente. Viene deportata nel campo di concentramento di Dachau. Lì, dove il freddo si insinua senza scampo fino in fondo alle ossa, circondata da occhi vuoti per la fame e la disperazione, Ada si aggrappa all'unica cosa che le rimane, il suo sogno. L'unica cosa che la tiene in vita. La sua abilità con ago e filo le permette di lavorare per la moglie del comandante del campo. Gli abiti prodotti da Ada nei lunghi anni di prigionia sono sempre più ricercati, nonostante le ristrettezze belliche. La sua fama travalica le mura di Dachau e arriva fino alle più alte gerarchie naziste. Le viene commissionato un abito che dovrà essere il più bello della sua carriera. Un vestito da sera nero, con una rosa rossa. Ma Ada non sa che quello che le sue mani stanno creando non è un abito qualsiasi. Sarà l'abito da sposa di Eva Braun, l'amante del Führer… La sarta di Dachau è un caso editoriale mondiale. Venduto in 26 paesi, ha conquistato il cuore dei librai e dei lettori inglesi. Una storia di orrore e di speranza, di vite spezzate e della capacità di sopravvivere grazie ai propri sogni. La storia di una donna che non si arrende e che continua a lottare anche quando tutto sembra perso. (http://www.garzantilibri.it/)

A volte leggiamo la trama di un libro e ci aspettiamo un certo svolgimento.. poi, nel corso della lettura, ci rendiamo conto che le cose sono abbastanza diverse da quello che pensavamo. Innanzitutto, il titolo è fuorviante. In realtà Ada vede solo il cartello del paese Dachau, perchè nel campo di concentramento non ci entra affatto. Lei viene portata a fare la sarta nella casa del comandante del campo, sa solo che esiste questo "campo" in cui la padrona di casa minaccia più volte di mandarcela. Non dico che abbia sofferto di meno, perchè comunque viveva in una cantina agli ordini di una donna malvagia, ma nel campo non ci passa. 
Dachau è solo una tappa nella vita di questa donna, che subisce soprusi e che cerca di sopravvivere come può, col sogno della sartoria e di ritrovare il figlioletto "abbandonato" appena nato. Emblematico il fatto che l'unica donna da cui riceve un trattamento gentile è proprio Eva Braun, l'unica donna nazista che le farà i complimenti per la sua bravura.
La prima cosa che ho pensato chiudendo il libro, è che Ada è il prototipo della donna che si innamora degli uomini sbagliati (e dei danni che fa questo amore!). All'inizio sicuramente per ingenuità, vista la giovane età; ma dopo la guerra, pur con l'esperienza di non volerci ricadere, riesce a infilarsi in una situazione allucinante che la porterà poi al tragico epilogo. Sì, perchè in un romanzo così ci aspetteremmo un lieto fine, una sorta di riscatto, e invece qui non c'è. Siamo in una società completamente maschilista, in cui le donne non ricevono alcuna giustizia. Anzi, qualcuno le dice che la sua guerra è stata facile perchè l'ha passata a cucire! Le condizioni in cui era trattata erano, insomma, irrilevanti!
Ada è una ragazza con un carattere forte, disposta a tutto pur di inseguire il suo sogno. Tuttavia, è anche molto ingenua e la fiducia cieca che concede ai suoi uomini la porteranno solo alla deriva. Il libro è la storia della sua vita, prima, durante e dopo la guerra, di come ha cercato in ogni modo di sopravvivere, con scelte dettate dalla disperazione della situazione. 
La lettura è molto scorrevole, non è suddivisa in capitoli ma in tre parti. La storia è, nel complesso, molto triste. Nella parte finale c'è anche una rivelazione che mi ha sconvolto perchè non ci avevo pensato e non me l'aspettavo. 
Nel complesso è un bel libro, però ammetto che il titolo mi ha un po' depistato. Forse se non mi fossi aspettata niente dalla trama, me lo sarei goduta maggiormente.
Mio voto: 7 e mezzo / 10.

giovedì 27 ottobre 2016

L'invenzione della madre - Marco Peano



Titolo originale: L'invenzione della madre - 2015

Questa è una storia d’amore. Si tratta dell’amore più antico e più forte, forse il più puro che esista in natura: quello che unisce una madre e un figlio. Lei è malata, ha poco tempo, e lui, Mattia – sapendo che non potrà salvarla, eppure ostinandosi contro tutto e tutti – dà il via a un’avventura privatissima e universale: non sprecare nemmeno un istante. Ma in una situazione simile non è facile superare gli ostacoli della quotidianità. La provincia in cui Mattia abita, il lavoro in videoteca che manda avanti senza troppa convinzione, il rapporto con la fidanzata e con il padre: ogni aspetto della sua vita per nulla eccezionale è ridisegnato dal tempo immobile della malattia. Un rifugio sicuro sembrano essere i ricordi: provare a riavvolgere come in un film la memoria di ciò che è stato diventa un esercizio che gli permette di sopportare il presente. Ma è davvero possibile sfuggire a se stessi? In questo viaggio dove tutto è scandalosamente fuori posto, è sempre il rapporto con la madre a far immergere Mattia nella dimensione più segreta e preziosa in cui sente di essere mai stato. Raccontando di questo everyman, grazie al coraggio della grande letteratura, Marco Peano ridà senso all’aspetto più inaccettabile dell’esperienza umana: imparare a dire addio a ciò che amiamo. (http://www.minimumfax.com/)

Sono molto in difficoltà a fare la recensione di questo libro, perchè ho letto una valanga di commenti positivi, mentre a me, se devo essere sincera, non è piaciuto. E' un libro che ho chiuso veramente dicendo "evviva è finito" (anche se forse verso il finale migliora un po'). Il problema non è l'argomento trattato, è proprio lo stile di scrittura. Non è che tutti i libri sul cancro debbano essere pesantissimi o strappalacrime, ma qui sembra di ascoltare qualcuno che ti racconta un film con distacco, dove tutti i personaggi non hanno nome (a parte il figlio, ma anche lui viene spesso chiamato solo "il figlio"). E i nomi potrebbero anche non essere importanti, se non fosse che troppe volte l'autore rimarca il fatto che la madre aveva un nome talmente strano che spesso mettevano una o dove doveva andare una a. Cazzarola, ho passato il libro a chiedermi che nome avesse e "l'arcano" rimane irrisolto.
Non mi è piaciuto lo stile freddo della scrittura, distaccato, non mi è arrivata alcuna emozione provata dal ragazzo. Ammetto di essermi commossa in un paio di punti, ma poche righe e poi è tornato il freddo.
L'autore fa un gran uso di parentesi, troppe, e molte di esse sono quasi troppo "da maestrino"; alcune sarebbero state carine, ma ad un certo punto erano così frequenti che non le sopportavo più. In alcuni momenti ho avuto l'impressione che alcune espressioni utilizzate fossero un po' troppo ricercate ("la barella che trasportava il corpo amato".. l'espressione "corpo amato" fa abbastanza romanzo d'epoca). Ci sono poi un paio di frasi che non mi sono piaciute. La prima, proprio nella prima pagina, quando parla dei barellieri: "volontari - forse segnati da un lutto personale - che regalano il proprio tempo ai bisognosi"... sarà che faccio la barelliera e non certo perchè mi ha spinto un lutto personale per cui ho trovato questo riferimento un po' inutile, fuori luogo. La seconda frase, invece, secondo me è raccapricciante: "perchè la malattia è come una gravidanza: non esiste un caso paragonabile a un altro, non c'è parto - un cancro - uguale a un altro". Credo sia un paragone veramente fuori luogo e orribile. Alcuni commenti lasciano un po' il tempo che trovano, tipo l'accostamento mamma-Mattia-morte. Mah. Oltretutto, secondo quanto so io, ha proprio detto una stupidaggine sul fatto che la lettera più facile da pronunciare sia la m... che sappia io, non è vero. Per non parlare che credo che ad un certo punto il personaggio abbia proprio degli atteggiamenti che rasentano il patologico (spogliarsi nudo e infilarsi nel letto della madre?? cioè, io capisco il bisogno di cercare un'intimità con la mamma morente, ma il perchè dello spogliarsi nudo?? o il voler raccogliere il suo fiato dentro a dei palloncini???)
Ci sono anche momenti teneri, come quando dopo averla sistemata Mattia bacia la madre "restituendole in parte i baci che lei gli ha dato da piccolo". Questa è una immagine molto tenera. E ho trovato molto tenero anche il momento in cui Mattia vede il padre nella depandance ("di là") e capisce che anche lui sta soffrendo, in silenzio, ma sta soffrendo.
Mi dispiace. Sono convinta che Mattia (che in qualche modo dovrebbe rispecchiare l'autore del libro) stia davvero soffrendo, ma delle emozioni che prova non arriva quasi nulla. Ad un certo punto è chiaro che la malattia della madre è anche un po' una scusa per non vivere, per non crescere, lasciando che ciò che gli sta intorno scelga per lui (la morte, la fidanzata, ecc.).
Non so se leggere il libro in un altro momento avrebbe cambiato il mio giudizio. Però l'ho letto ora, e mia madre non è morta di cancro a cinquant'anni, per cui non posso cambiare le cose. Sinceramente non mi è piaciuto. Ripeto, non l'argomento, ma proprio come è stato trattato. Arrivo a sei perchè mi concedo il beneficio del dubbio di non essere nello stato giusto per capirlo.
Mio voto: 6 / 10.

mercoledì 19 ottobre 2016

The legend of Sleepy Harlow - Kylie Logan


Titolo originale: The legend of Sleepy Harlow - 2014

ENG In honor of Halloween, the League of Literary Ladies is reading the spooky classic, The Legend of Sleepy Hollow, with its infamous headless horseman. But South Bass Island has its own headless legend—a Prohibition bootlegger named Charlie "Sleepy" Harlow. Decapitated by rival rum runners, Sleepy appears once a year in spectral form to search for his noggin. This October, the Elkhart Ghost Getters (EGG) have returned to the island, claiming they have film footage of Sleepy’s ghost and determined to get more. They’re staying at Bea Cartwright’s B&B, but it’s Kate Wilder who isn’t happy to see them after they trashed her winery last year. When the EGG leader turns up dead, Kate becomes the prime suspect, and the other League members need to scramble to crack the case. Secret passages, hidden treasure, island hauntings . . . the League has plenty of tricks and treats ahead! (http://www.kylielogan.com/) 


Terzo romanzo della "League of Literary Ladies" (perchè le amiche protagoniste dei romanzi si ritrovano a leggere e discutere dei libri). Letto in lingua originale (non credo nemmeno sia tradotto in italiano...). Diciamo che ho trovato molti termini che non conoscevo, e non li ho controllati tutti col vocabolario o non mi passava più. Ma la storia era chiara comunque. Una scrittura scorrevole, piena anche di ironia. Ci ho messo molto a leggerlo ma più che altro perchè ho avuto molto da fare per il gruppo fotografico e quindi di tempo utile ne avevo poco. La lettura in realtà era molto piacevole.

Bea è la titolare del B&B di South Bass Island. Una delle sue amiche, Marianne, le ha chiesto di dare un'ultima lettura al libro che ha intenzione di mandare ad un editore, libro che parla della leggenda di Sleepy Harlow, un presunto contrabbandiere di liquori che è stato decapitato, e il cui fantasma senza testa continua ad aggirarsi sull'isola. Ma Bea si distrae cinque minuti e il gatto di Chandra, Jerry Garcia, fa la pipì sul manoscritto, rovinandolo. Bea decide allora di cercare di riscrivere il manoscritto, visitando i luoghi in cui ha vissuto Harlow pensando che in questo modo può capire di cosa stesse parlando Marianne.
Nel frattempo, al B&B, arriva un gruppo di cercatori di fantasmi, capitanati dalla presuntuosa Noreen. Questi hanno intenzione di tornare negli stessi luoghi in cui l'anno precedente proprio Noreen ha registrato l'apparizione del fantasma.
Un giorno, però, Noreen viene trovata morta e le accuse cadono su Kate, amica di Bea, che con Noreen ha avuto una furente discussione. Ma Bea non ha dubbi sull'innocenza della sua amica, e (anche su richiesta del poliziotto) si mette a cercare indizi. In realtà, tutti i membri dell'EGG hanno motivi per odiare Noreen, ma sarà nella notte di Halloween, al grande party che è stato organizzato, che Bea riuscirà a svelare chi è l'assassino.
Ecco, ovviamente non vi dico chi sia l'assassino, ma del modo in cui Bea ci arriva probabilmente ho perso qualcosa...
Mi sono piaciuti i personaggi della storia, credo che appena riesco proverò a leggere anche i precedenti libri.
Mio voto: 7 e mezzo / 10


League of Literary Ladies Mysteries (ad ottobre 2016): 
1 - Mayhem at the Orient Express
2 - Tale of Two Biddies
3 - The Legend of Sleepy Harlow
4 - And Then There Were Nuns  

martedì 4 ottobre 2016

Gli occhi neri di Susan - Julia Heaberlin



Titolo originale: Black-eyed Susans (2015)

Tessa Cartwright, sedici anni, viene ritrovata in un campo del Texas, sepolta da un mucchio di ossa, priva di memoria. La ragazza è sopravvissuta per miracolo a uno spietato serial killer che ha ucciso tutte le altre sue giovani vittime per poi lasciarle in una fossa comune su cui crescono delle margherite gialle. Grazie alla testimonianza di Tessa, però, il presunto colpevole finisce nel braccio della morte. A quasi vent’anni di distanza da quella terrificante esperienza, Tessa è diventata un’artista e una mamma single. Una fredda mattina di febbraio nota nel suo giardino, proprio davanti alla finestra della camera da letto, una margherita gialla, che sembra piantata di recente. Sconvolta da ciò che evoca quel fiore, Tessa si chiede come sia possibile che il suo torturatore, ancora in carcere in attesa di essere giustiziato, possa averle lasciato un indizio così esplicito. E se avesse fatto condannare un innocente? L’unico modo per scoprirlo è scavare nei suoi dolorosi ricordi e arrivare finalmente a mettere a fuoco le uniche immagini, nascoste per tanti anni nelle pieghe della memoria, che potranno riportare a galla la verità… (http://www.newtoncompton.com/)

Ho ricevuto questo libro grazie al club dei lettori della casa editrice Newton Compton, che ringrazio tantissimo. Il libro in realtà l'ho ricevuto diversi mesi fa, ma solo ora sono riuscita a leggerlo.
La copertina è molto accattivante, e tale era anche la trama. Il libro però mi ha un po' deluso, diciamo che aveva gli elementi per essere spettacolare e invece non raggiunge un giudizio simile.
La scrittura è fluente, si legge bene, a parte questo continuo rimpallo tra la Tessa del 1995 (una ragazzina che ha subito un trauma a che è in cura da uno psichiatra per vedere di ricordare cosa è successo) e la Tessa del presente (una madre single perseguitata dalle margherite gialle e col dubbio di aver messo in galera un innocente). Ormai i libri hanno questa "moda" del continuo flashback e ritorno al presente... credo che in questo caso però, i continui rimpalli creino un po' confusione, perchè entrambe le donne (che poi è la stessa persona in due momenti diversi) sono troppo preda della confusione, per cui creano un sacco di domande e danno poche risposte. 
La narrazione procede abbastanza lenta, passando dalla ragazza del passato che non ricorda e non vuole farsi aiutare, alla donna del presente che non vuole ricordare e che comunque non ci riesce ed è preda di sensi di colpa. Carina l'idea che le altre ragazze, le "Susan", le parlino come fantasmi.
Il libro, pur essendo classificato come thriller, in realtà di pathos ne ha poco. Dovrebbe essere probabilmente del genere "psicologico", ma anche qui secondo me non riesce ad ottenere l'effetto voluto. Per tutto il libro si parla del trauma accaduto a Tessa, ma cosa sia veramente successo rimane un po' nebuloso. Lo stesso finale è poco convincente, non tanto per le persone coinvolte, bensì per il fatto che comunque non vengono spiegate le motivazioni (l'assassino avrà pur avuto un motivo per farlo? non si sa nemmeno come si è avvicinato a Tessa per rapirla, per esempio...).
Nel complesso, poteva essere un grande libro invece gli manca un po' di verve. Poteva comunque avere un finale col botto e invece pare un po' buttato lì. Gradevole.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

giovedì 29 settembre 2016

Il muro invisibile - Harry Bernstein


Titolo originale: The invisible wall - 2006

Harry è un ragazzino di quattro anni, il più piccolo di cinque fratelli. Il padre, un ebreo immigrato dalla Polonia, lavora alle manifatture tessili, sperperando gran parte del suo salario al pub e sfogando sui figli la rabbia per una vita di stenti. La madre manda avanti la famiglia come può, ricorrendo a mille espedienti. La loro povera casa si allinea con altre simili su una strada di ciottoli di una cittadina industriale nel nord dell’Inghilterra. Una strada come tante, ma solo in apparenza, perché al suo centro scorre un muro invisibile: gli ebrei da una parte, i cristiani dall’altra. Due mondi con usanze, credenze, pregiudizi diversi si fronteggiano, quasi non fossero parte di un’unica realtà, quella della miseria. La Prima Guerra Mondiale incombe, e con essa eventi che cambieranno per sempre la vita della famiglia, e quella della strada. Ma solo l’amore contrastato di Lily, la sorella maggiore di Harry, per Arthur, un ragazzo cristiano, sarà in grado di aprire una crepa nel muro, lasciando filtrare un raggio di luce. (http://www.edizpiemme.it/)

Harry Bernstein ha scritto questo romanzo, che è il suo primo romanzo, all'età di 94 anni, rievocando la sua infanzia in una cittadina inglese dei primi del 900.
Tanto di cappello. Il romanzo è veramente bello, scritto con uno stile fluido, scorrevole, si legge piacevolmente. Sembra di ascoltare il racconto di un nonno, e le parole sembrano quelle di un bambino, semplici, piene di descrizioni senza diventare pesanti, piene di sentimenti.
Non posso commentare gli avvenimenti, nel senso che, trattandosi di una biografia, posso solo rattristarmi di fronte a una vita che non è stata per niente facile. Una vita di povertà estrema, dove una madre anche un po' ingenua, si arrabattava in ogni modo per dar da mangiare ai figli. Un padre poco presente (per fortuna) ma violento ed egoista, al punto da negare alla figlia Lily di poter studiare (con una borsa di studio) anzichè costringerla al lavoro in fabbrica su cui è costretto a chinare il capo ogni giorno lui. Un uomo che ha alle spalle un passato di cattiveria, è vero, abbandonato dalla famiglia quando era bambino, ma che nega anche ai propri figli la possibilità di un futuro migliore. Un uomo che sembra addolcirsi un attimo quando nasce il sesto figlio, ma che poi ritorna nella sua scontrosità.
E poi l'avvento della prima guerra mondiale, che chiama al fronte molti dei ragazzi della strada, a cui solo in pochi faranno ritorno. Freddy, mutilato di entrambe le gambe sul campo, che viene trattato come un sacco di patate, rimpallato tra la sorella e la madre della ragazza con cui ha avuto una relazione (e forse un figlio?), che decide di togliersi dai piedi suicidandosi. Una scena veramente triste. Un altro reduce della guerra è Arthur, il ragazzo amato da Lily, che fregandosene dei pregiudizi e dei muri ha il suo lieto fine con la ragazza amata. Raccapricciante, a mio parere, l'idea che se un'ebrea sposa un cristiano debba essere considerata morta.
I veri muri sono quelli che si creano nel cuore delle persone.
La vera protagonista del libro, alla fine, mi è sembrata la madre di Harry. Una donna che vive col sogno che i parenti del marito, emigrati in America, le spediscano i biglietti per andare a loro volta nella terra in cui credono di trovare fortuna. Una donna che vive di espedienti pur di dare un futuro ai figli, sottomessa al marito. Una donna che piange la figlia, morta per aver sposato un cristiano, e che ad un certo punto si rende conto che la figlia non è morta, ma ancora viva e può riabracciarla.
Intenso e commovente. Un libro che consiglio assolutamente. Spero appena possibile di leggere i due successivi libri, in cui prosegue la biografia.
Mio voto: 9 / 10

mercoledì 28 settembre 2016

La promessa - Friedrich Durrenmatt




Titolo originale: Das versprechen - 1956

"Promisi sulla mia coscienza di trovare l'assassino, solo per non essere costretto a vedere ancora il dolore di quei genitori... e ora devo mantenere la mia promessa." Il freddo e infallibile investigatore, il commissario Matthäi, è vincolato all'impegno preso, e obbligato a risolvere il caso di una bambina di sette anni brutalizzata e uccisa in un bosco. Ma "La promessa", "antiromanzo giallo", liquida con un massimo di crudeltà e finezza il genere poliziesco colpendolo proprio alla radice, cioè nella sua favolosa e assoluta consequenzialità. Gli elementi del genere ci sono tutti: i colleghi, ottusi o altezzosi, che si rifiutano di prestare fede alle sorprendenti intuizioni del commissario; un delitto raccapricciante con drammatici precedenti; un presunto colpevole; e la sorpresa finale, con lo scioglimento del mistero e la rivelazione dell'autentico assassino. Tutto viene però parodisticamente distorto e deformato nella celebrazione funebre del personaggio del detective e del racconto giallo tradizionali. Dürrenmatt sostituisce alla morale pratica di ogni poliziotto (il delitto non paga) una morale metafisica in cui regna l'assurdo: il razionale non prevale affatto sul caos, o almeno non fatalmente, e chi fa affidamento sulla razionalità finisce per esserne la prima incompresa vittima. (www.ibs.it)

Attenzione Spoiler!

Sinceramente, a me questo libro non è piaciuto molto. Innanzitutto, l'autore mi ha praticamente dato la soluzione nella seconda o terza pagina. Sì, perchè se mi dice che Matthai sta ancora aspettando l'assassino, allora vuol dire che la promessa non l'ha mantenuta. Poco importa che questa attesa l'abbia portato alla pazzia, ma la promessa non l'ha mantenuta.
Secondo. Quando leggo un giallo, mi piace cogliere gli indizi per vedere se arrivo alla soluzione. In questo caso, la soluzione è data da un semplice caso fortuito e questo mi ha spiazzato oltre che avermi lasciato perplessa. Se la vecchia signora non si fosse confessata in punto di morte, non avremmo saputo nulla di ciò che era successo.
Terzo. Incontriamo una serie di personaggi veramente meschini. Per un po' ho provato simpatia per Matthai, per la sua tenacia nell'arrivare alla soluzione. Poi sono rimasta scioccata quando decide di accasarsi con una donna che ha una bambina simile a quella uccisa, per utilizzarla come esca per l'assassino.
Ho fatto una enorme fatica nella lettura. Sembra che sia scritto da due persone differenti, come stile. Parte con un linguaggio che proprio non mi ha conquistato, non mi invogliava a leggere. Poi prende un pelo più vita quando viene raccontata la vicenda principale. E poi chiude con lo stile dell'inizio, poco scorrevole. Mi ha un po' deluso.
Mio voto: 5 / 10

giovedì 22 settembre 2016

Il magico potere del riordino - Marie Kondo



ENG: The life-changing magic of tidying up - 2014

Un'infinità di oggetti di ogni tipo (abbigliamento, libri, documenti, foto, apparecchi elettrici, ricordi...) ci sommergono all'interno di abitazioni e uffici sempre più piccoli. Col risultato che non troviamo mai quello che davvero ci serve. Nel libro Miya Kondo ha messo a punto un metodo che garantisce l'ordine e l'organizzazione degli spazi vitali (locali, armadi, cassetti...). E anche la serenità, perché nella filosofia zen il riordino fisico è un rito che produce anche incommensurabili vantaggi spirituali: aumenta la fiducia in sé stessi, libera la mente, solleva dall'attaccamento al passato, valorizza le cose preziose, induce a fare meno acquisti inutili. Rimanere nel caos significa invece voler allontanare il momento dell'introspezione e della conoscenza. (www.lafeltrinelli.it)

Questo libro ha subito attirato la mia attenzione perchè io sono un caso di disordine senza speranza.. sigh.. La mia speranza era che mi potesse dare qualche buona indicazione per vedere di migliorare la mia casa e, di riflesso, anche la mia vita.
Il libro si legge scorrevolmente, poi è anche corto. Trovo diventi un po' ripetitivo a circa due terzi, cioè quando, dopo aver parlato delle cose da buttare e dell'ordine in cui farlo, prosegue con alcune considerazioni più generali, che in effetti ribattono sui concetti già ampiamente espressi.
Sicuramente, Marie Kondo vive in un'altra cultura, molto diversa dalla nostra, una cultura "della gratitudine" anche nei confronti degli oggetti che ci stanno intorno. Io non credo mi sentirei molto a mio agio ad inginocchiarmi in mezzo al corridoio per ringraziare la mia casa del fatto che mi dia un riparo, ma questo non vuol dire che io non sia infinitamente grata per averne una. E nemmeno sarei in grado, ogni volta che torno a casa, di svuotare completamente la borsa per riempirla quando mi serve di nuovo; sicuramente dimenticherei qualcosa di fondamentale.
La lettura, comunque, da alcune indicazioni interessanti su come sfruttare lo spazio o sul fatto che dovremmo vivere circondati solo da quegli oggetti che ci danno emozioni; inutile conservare cose in fondo ai cassetti se poi non ci ricordiamo nemmeno che esistono.
Una cosa che mi ha lasciato perplessa, è che la Kondo suggerisce di buttare anche i libri già letti. Ecco, non credo ne sarei in grado. Sto cercando di smaltire la mia libreria, inscatolando i libri letti o che ho in ebook, per metterli in cantina. L'idea di buttarli in effetti mi fa orrore.
Ad un certo punto ho avuto l'impressione che il riordino, per la Kondo, sia un po' troppo un'ossessione (finire in ospedale per eccesso di riordino??). Ma qualcuno dei suoi consigli voglio provare a metterlo in pratica. Il succo del libro è: buttare ciò che non serve (ciò che non dà più emozione) e trovare un posto per ciò che rimane. E per fare questo va seguito un ordine ben preciso: vestiti, libri, carte, fotografie e ricordi (perchè sono quelli più difficili da gestire). Il tutto è fattibile in un tempo di sei mesi.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Trilogia Steampunk - Paul Di Filippo




Titoli originali:
1 - The steampunk trilogy: Victoria - 1995
2 - The steampunk trilogy: Hottentots - 1995
3- The steampunk trilogy: Walt and Emily - 1995


Cos'è accaduto alla regina d'Inghilterra? È realmente lei la creatura dagli strani appetiti che da qualche tempo siede sul trono dell'Impero Britannico? Da dove vengono i mostri dell'abisso lovecraftiano che minacciano il Massachusetts? In quale curiosa epoca sono stati condotti i poeti amanti Walt Whitman ed Emily Dickinson? Tra i tanti sottogeneri del fantastico, della fantascienza e del fantasy, lo steampunk è uno dei più affascinanti, con i suoi scenari vittoriani, con le sue straordinarie tecnologie senza elettronica ed elettricità basate su ingranaggi e motori a vapore. Tra i pionieri del genere, che annoverano nomi come Tim Powers, William Gibson, Bruce Sterling e Alan Moore con la sua Lega degli Uomini Straordinari, un posto particolare spetta a Paul Di Filippo, primo a usare il termine steampunk in un titolo proprio con il presente libro. Tre storie ambientate nel diciannovesimo secolo, in una girandola di avventure narrate con l'arguzia e il consueto filo d'ironia che caratterizzano questo autore. (www.anobii.com)

Pur avendo letto i tre libri "staccati", ho deciso che valeva la pena di fare un unico post.
Non avevo mai letto nulla di genere steampunk, genere di cui conosco giusto qualche indicazione. Mi sono imbattuta in questo autore e ho deciso di leggere questa trilogia, composta da tre racconti abbastanza corti.
Dunque. Diciamo che l'ambientazione è interessante. Mi piace l'epoca vittoriana e mi piace anche questa rivisitazione dell'epoca vittoriana. Senonchè questi tre racconti non mi hanno lasciato molto.
Quello che sicuramente caratterizza tutti e tre, è l'ironia.

Nel primo romanzo, troviamo un tritone che è stato geneticamente modificato per assomigliare alla Regina Vittoria, e quando quest'ultima sparisce, il tritone viene messo al suo posto per non far sapere al popolo del problema. Ma questo tritone ha un appetito sessuale insaziabile, e il suo inventore si lancia alla ricerca della regina prima che il tritone sfinisca il primo ministro. Ammetto che a tratti ho trovato la cosa anche un po' rivoltante.. l'idea di fare sesso con un tritone.. mah.

Nel secondo racconto, troviamo Louis Agassiz, biologo svizzero, becero razzista che viene "ingaggiato" da Jacob Cezar (sudafricano di origine tedesca) e dalla moglie Dottie (di colore), per ritrovare un feticcio che potrebbe portare alla conquista del mondo. E il feticcio consiste nei genitali della "Venere Ottentotta", la madre di Dottie, che ovviamente sono ricercati anche da uno stregone cattivo. Sinceramente ho trovato abbastanza noioso questo libro, appesantito anche dal tipo di linguaggio con cui si esprime Cezar. Il personaggio di Agassiz è talmente razzista che diventa ironicamente divertente (anche perchè poi è costretto ad accettare l'aiuto di Dottie).

Nel terzo racconto, assistiamo all'incontro tra Emily Dickinson e Walt Whitman. La poetessa viene coinvolta in una missione esoterica, organizzata dal fratello che vuole incontrare i figli mai nati (perchè la moglie ha abortito due volte) e quindi, grazie all'intervento di una sedicente medium e di alcuni suoi seguaci, raggiungere il mondo dei morti. Tra Emily e Walt nasce una passione che viene anche consumata in questo "mondo parallelo", finchè lei scopre che lui è gay e torna alla sua vita solitaria. Molto bello però l'inserimento di poesie dei due autori.

Dicevo, nel complesso la lettura è stata interessante. Alcune parti un po' troppo "oniriche" non le ho proprio capite, ma nel complesso le storie erano abbastanza chiare. Mi ha colpito l'ironia dei personaggi, soprattutto nei primi due romanzi; l'ultimo mi è sembrato più "soft", più incentrato a parlare dei caratteri contrapposti di questi due grandi poeti. Riassumento, il libro non mi ha fatto impazzire, ma in futuro potrei anche leggere qualcos'altro su questo genere.
Mio voto: 7 e mezzo / 10.

mercoledì 21 settembre 2016

Il libro della giungla - Rudyard Kipling



Titolo originale: The jungle book - 1984

Ecco qui un altro grande classico che ancora non avevo letto. Ovviamente ho visto il famoso cartone animato, e ovviamente conoscevo a grandi linee la trama perchè è anche l'ambientazione dei Lupetti (Scout). E ho anche visto il film uscito a gennaio di quest'anno (comunque il libro è molto diverso dagli adattamenti cinematografici). Mi mancava il libro.
Io non amo i racconti, lo sapete. Ho trovato un po' strana la configurazione di questo libro. I primi racconti sono dedicati a Mowgli, il branco, Baloo, Baghera, ecc. Dopo di che ci sono alcuni racconti che fanno vita a parte. Per qualche motivo, ho sempre pensato che invece il libro della giungla fosse un racconto unico, e questo "pregiudizio" mi ha un po' spiazzato. Si legge abbastanza scorrevolmente, ogni racconto è intervallato da una specie di canto/poesia che si riferisce al racconto appena letto.
Tra i racconti, sono veramente belli quelli della mangusta Rikki-Tikki-Tavi e della foca bianca Kotick. Bella la danza degli elefanti, ma il resto del racconto è un po' noioso.
Forse è un libro che va letto da piccoli, perchè merita.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

giovedì 11 agosto 2016

Il labirinto. Maze runner 1 - James Dashner


Titolo originale: The maze runner (2009)

Quando Thomas si risveglia, le porte dell'ascensore in cui si trova si aprono su un mondo che non conosce. Non ricorda come ci sia arrivato, né alcun particolare del suo passato, a eccezione del proprio nome di battesimo. Con lui ci sono altri ragazzi, tutti nelle sue stesse condizioni, che gli danno il benvenuto nella Radura, un ampio spazio limitato da invalicabili mura di pietra, che non lasciano filtrare neanche la luce del sole. L'unica certezza dei ragazzi è che ogni mattina le porte di pietra del gigantesco Labirinto che li circonda vengono aperte, per poi richiudersi di notte. Ben presto il gruppo elabora l'organizzazione di una società disciplinata dai Custodi, nella quale si svolgono riunioni dei Consigli e vigono rigorose regole per mantenere l'ordine. Ogni trenta giorni qualcuno si aggiunge a loro dopo essersi risvegliato nell'ascensore. Il mistero si infittisce quando - senza che nessuno se lo aspettasse - arriva una ragazza. È la prima donna a fare la propria comparsa in quel mondo, ed è il messaggio che porta con sé a stupire, più della sua stessa presenza. Un messaggio che non lascia alternative. Ma in assenza di qualsiasi altra via di fuga, il Labirinto sembra essere l'unica speranza del gruppo... o forse potrebbe rivelarsi una trappola da cui è impossibile uscire. (www.amazon.it) 

Ero curiosa di leggere questo libro perchè mesi fa ero incappata per caso, facendo zapping, sul film e, nonostante alcune scene un po' troppo da "ansia" per i miei gusti, la trama in sè era interessante. La storia del labirinto è intrigante, la lettura è molto scorrevole, finisci un capitolo e hai voglia di leggere il seguito. In alcuni tratti mi sono detta: "possibile che dopo due anni arrivi Thomas e risolva ciò che gli altri non sono riusciti a risolvere in tanto tempo?". D'altronde, se il protagonista principale è lui, non poteva essere diversamente...
Una cosa un po' particolare è che nessuno dei ragazzi viene caratterizzato più di tanto in maniera fisica; viene accennato qualcosa di Thomas, viene detto che Teresa ha i capelli neri e gli occhi azzurri, che Chuck è cicciottello, ma tutti gli altri rimangono abbastanza un mistero, così uno può "crearseli" a suo piacere. Non so se sia un bene o un male; sicuramente, ognuno di noi si immagina dei personaggi completamente differenti. E' anche vero che troppe descrizioni avrebbero appesantito una trama già abbastanza complessa. Peraltro, mentre diversi dei ragazzi hanno una personalità interessante, la presenza di Teresa mi è parsa un po' "vuota", nel senso che poi rimane in coma per quasi tutta la storia e non è che aggiunga molto al racconto. Probabilmente tornerà utile nei romanzi successivi.
Alcune delle parole che si inventano i radurai fanno un po' sorridere e alla lunga sembrano un po' sciocche, ma non danno particolarmente fastidio.
Dicevo, la trama è intrigante, la lettura piacevole, però ho chiuso il libro con un po' di perplessità. Questa cosa dei test di comportamento dove tutto è deciso da studiosi al di fuori del mondo mi lascia un po' perplessa, appunto. Ma probabilmente potrò tirare le fila solo alla fine della saga... 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

venerdì 5 agosto 2016

La farmacia dei libri - Tiziano Cornegliani



Titolo originale: La farmacia dei libri. Rimedi per l'anima - 2014

Ventiquattro grandi temi della vita, dell’esistenza dell’essere umano (amore, amicizia, bellezza, dolore, famiglia, figli…): per ciascuno di questi vengono indicati i libri più belli o più significativi, o quelle letture che sono entrate nell’immaginario collettivo. Ogni libro suggerito viene presentato e commentato. Indicazioni di lettura che vogliono essere di stimolo e di guida a quanti desiderano leggere libri – come direbbe Flaubert – “non per divertirsi, come fanno i bambini, o per istruirsi, come fanno gli ambiziosi, ma semplicemente per vivere”. (www.amazon.it)

Non so esattamente cosa mi aspettassi da questo libro, però quando l'ho chiuso sono rimasta un po' delusa. Per ogni tema della vita, l'autore fa un breve commento, citando alcuni libri che vengono poi elencati tutti insieme alla fine del capitoletto. La lettura è abbastanza rapida ma non l'ho trovata particolarmente scorrevole. Diciamo che, ad un certo punto, la cosa è diventata un po' "noiosa", lo dico tra virgolette perchè in fondo un libro simile non poteva che avere una struttura simile. E' quasi più un libro da "consultazione", nel senso da aprire quando si vogliono trovare proposte su un determinato tema; letto come un "romanzo" è sicuramente più monotono.
Alcuni dei libri si ripetono e vengono citati in più capitoli (tipo Anna Karenina, che pare quasi essere il libro perfetto per eccellenza); altre volte ci sono stati suggerimenti interessanti da cui potrei anche prendere spunti.
Non so, probabilmente la cosa che mi lascia perplessa è che i libri citati sono principalmente libri annoverabili tra i classici, sono pochi i riferimenti a libri recenti. Ecco, forse mi sarei aspettata un pochino più di riferimenti a "novità", perchè che "il giovane Holden" è un libro di formazione o che "Anna Karenina" è un libro di amore, famiglia e morte, beh insomma lo sapevo anche io...
Mio voto: 6 e mezzo / 10

venerdì 29 luglio 2016

Miss Julia dice la sua - Ann B. Ross



Titolo originale: Miss Julia speaks her mind - 1999

Miss Julia è una sessantenne da poco rimasta vedova. Donna del Sud, educata a non avere opinioni diverse da quelle del marito, o quanto­meno a non esprimerle, ha passato quarant’anni di vita matrimoniale con Wesley Lloyd Springer, banchiere, noioso, precisino, integerrimo. È morto d’infarto, Wesley Lloyd, e Miss Julia l’ha trovato stecchito nella sua lussuosa auto sul vialetto di casa. Certamente è stato uno shock. Un altro shock è stato scoprire di essere diventata ricchissima: abituata alla parsimonia del marito, non aveva davvero idea di quanti soldi avesse Wesley Lloyd. Ma sembra che si stia riprendendo piuttosto bene dalla sorpresa. È dunque con animo sereno che una calda mattina va ad aprire la porta di casa: una donna ha suonato il campanello, di certo vuole venderle qualcosa. Ma la donna – “tacchi troppo alti, un abito troppo corto e capelli troppo gialli” – vuole solo lasciarle un ragazzino, il figlio del marito! Inizia così questo spassosissimo romanzo, il primo di una serie dedicata a Miss Julia. Donna apparentemente tutta d’un pezzo, Miss Julia affascina per la sua capacità di cambiare opinione, d’interrogarsi, di cercare, dopo anni di passività, di prendere in mano la propria vita. Se vuoi che una cosa sia fatta bene, devi farla tu, questo è il suo motto. E nella serie di imprevisti e incidenti, in cui precipita la sua vita dalla comparsa del figlio e dell’amante del marito, questo motto diventa la sua guida. (www.astoriaedizioni.it) 

Libro delizioso. Nonostante tocchi argomenti anche delicati, li affronta con una ironia che la parte "seria" passa in secondo piano. Miss Julia, vedova e finalmente libera di fare quello che vuole, soprattutto di non dover essere sottomessa al noioso marito Wesley Lloyd, si ritrova in situazioni pericolose e quasi divertenti. La chiesa locale non le dà tregua perchè vuole i soldi che il marito ha "verbalmente promesso" al pastore. E nel contempo si ritrova a dover gestire il figlio illegittimo del marito, concepito con una donna abbastanza frivola ma che tutto sommato le chiede solo il tempo di seguire un corso che la porterà ad un lavoro.
Il libro è scorrevolissimo. Alcune situazioni sono veramente spassose e roccambolesche (fra tutte mi viene in mente la ninfomania ahahah). Il finale invece è un pelo contorto.
I personaggi sono ben caratterizzati. Miss Julia in primis, l'ho trovata un personaggio carinissimo, sbadata e ingenua; una persona che per tutta la vita è stata sottomessa agli uomini della sua vita e che, rimasta vedova, finalmente si rende conto di essere una persona, con un cervello, e decide di usarlo, anche a costo di sembrare pazza agli occhi di chi l'ha conosciuta prima. Anche la aiutante-governante di colore, Lilian, è una bella macchietta, coi suoi consigli non richiesti ma dispensati con schiettezza. Lo stesso Sam, esecutore testamentario di Wesley Lloyd, e amico di Julia, è un personaggio molto gradevole. E poi l'agente Bates suo pensionante, Bixie l'avvocatessa, il piccolo Lloyd e la madre... è un bel gruppo.
E' abbastanza chiara la critica che l'autrice a nei confronti della comunità, che sa tutto di tutti ma non dice nulla, e anche della chiesa, interessata solo ad espandersi coi soldi dei contribuenti facoltosi (il pastore cerca addirittura di far dichiarare incapace di intendere e di volere Julia per poter amministrare i suoi soldi a favore della chiesa).
Questo libro è il primo della serie di Miss Julia, e sicuramente, appena li trovo, voglio leggere anche i successivi.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

martedì 19 luglio 2016

Una cosa divertente che non farò mai più - David Foster Wallace


Titolo originale: A supposedly fun thing I'll never do again - 1996


A un giovane scrittore viene commissionato il reportage di una settimana in crociera extralusso nei Caraibi. Lo scrittore è David Foster Wallace e la permanenza sulla "meganave" si trasforma in un'esilarante cronaca, ma anche in un acido ritratto dell'americano in vacanza, delle sue abitudini ottuse, della sua eleganza pacchiana e - naturalmente - della sua ricerca di un forzato e artificiale relax. La critica pungente, e insieme scanzonata, di questi «cittadini americani adulti e ricchi» è accompagnata da una sferzante ironia e da uno stile pirotecnico e piacevolmente dispersivo che confermano l'enorme talento di un autore, come è stato detto, «capace di scrivere veramente di qualsiasi cosa».

Ho fatto la mia prima crociera un paio di mesi fa, per scelta, senza che nessuno me la commissionasse, ed era anche una cosa molto ridotta rispetto a questa extralusso di Wallace. Molte delle situazioni che racconta, in effetti, le ho ritrovate. Ho anche avuto alcuni spunti di riflessione; per esempio, non mi ero mai soffermata a pensare che il personale in realtà potrebbe odiare i passeggeri, ma li tratta con il massimo garbo per paura delle rappresaglie dei superiori.
Ho letto questo libro pensando che fosse molto spassoso (così veniva descritto in più siti), ma devo dire che non è la definizione che ne darei io. Quello che racconta è ovviamente molto ironico, ma forse è la scrittura che non rende molta giustizia all'ironia. In alcuni tratti diventa anche abbastanza noioso. Qualche risata si fa, ma non cose da scompisciarsi. Carino.
Mio voto: 6 e mezzo / 10