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venerdì 29 gennaio 2016

Preghiera per un amico - John Irving



Titolo originale: A prayer for Owen Meany - 1989

"Un giorno qualunque dell'estate 1953, Owen Meany e John Wheelwright, due amici undicenni, partecipano a un incontro di baseball nel New Hampshire. Partita apparentemente priva di emozioni, finché la palla lanciata da Owen colpisce la madre di John uccidendola all'istante. Quello che capiterà poi a Owen Meany, dopo il fatidico lancio, è incredibilmente toccante, comico e fatale."

"Eccomi condannato a ricordare un ragazzo dalla voce fessa – non già a causa della sua voce, né perché fosse la persona più piccola che io abbia mai conosciuto, o neppure perché fu strumento della morte di mia madre – ma perché è lui la ragione per la quale io credo in Dio: sono cristiano grazie a Owen Meany"

Provate a pensare di chiudere un libro di quasi settecento pagine e dire "nooo è finito". Questa è stata la sensazione che ho provato quando sono arrivata all'ultima riga, perchè questo credo sia il primo libro a cui ho dato un dieci pieno.
La storia parte da un avvenimento tragico che accade in una maniera assurda: una palla da baseball, lanciata da Owen Meany durante una partita, (lui è assolutamente negato nello sport), colpisce e uccide all'istante la madre del suo migliore amico John Wheelwright.  Ed è proprio John che, da adulto, ricorda la storia di Owen, questo ragazzino minuto e dalla voce "fessa", che però quando parla incanta tutti ed è avvolto da un carisma particolare. John e Owen sono sempre stati grandi amici, nonostante John faccia parte di un'agiata famiglia, mentre il padre di Owen lavora nell'estrazione del granito (mentre la madre vive in una specie di apatia). John non ha mai saputo chi sia il suo vero padre perchè la madre Tabitha non gliel'ha mai detto. In seguito Tabitha si sposerà con un insegnante di teatro, un uomo buono molto legato ad entrambi i ragazzi. Owen trascorre praticamente tutte le sue giornate con la famiglia Wheelwright, Tabitha lo considera quasi un secondo figlio. 
Dopo la morte della madre, Owen e John rimangono amici. Durante una recita natalizia, dove viene messo in scena il canto di Natale di Dickens, Owen sostiene di aver letto la data della propria morte sulla tomba di Scrooge. Questo rafforza in lui l'idea di essere uno strumento di Dio.

(Se non volete anticipazioni, non proseguite nella lettura) 
Quando John viene bocciato a scuola, Owen decide di ripetere l'anno anche lui così da poter restare vicino all'amico. Owen si guadagna la reputazione di brillante e sarcatisco studente come scrittore degli articoli del giornalino della scuola (che scrive sotto lo pseudonimo di "la voce", ma tutti sanno che si tratta di lui, anche i professori), ed è anche ammirato dagli altri studenti per il fatto che esce con la cugina di John, Hester, più grande di un paio di anni. Mentre Owen aiuta John con i compiti scolastici, John assiste Owen in una manovra di basket che i due ragazzini chiamano "il tiro", che consiste nel sollevare Owen all'altezza del canestro per permettergli di schiacciare nel minor tempo possibile. Owen non rivela all'amico perché si debbano esercitare nel "tiro", manovra che per regolamento non si può effettuare. Tuttavia continuano ad esercitarsi fino a riuscire ad effettuare la tecnica in meno di tre secondi.
A causa di una rivalità con il preside della scuola, Owen viene espulso durante l'ultimo anno, riducendo la possibilità per lui di frequentare università famose intenzionate ad offrirgli una borsa di studio. Owen opta per l'Università del New Hampshire, dove segue un programma di formazione militare, al termine del quale deve prendere servizio come tenente. La notizia è accolta con dispiacere da John e Hester, che si oppongono alla guerra nel Vietnam. Owen tenta ripetutamente di giustificare a John il suo voler partecipare al conflitto, e addirittura recide a John due falangi dell'indice per evitare che l'amico venga chiamato in guerra.
Dopo la laurea, Owen rivela a John ed Hester un sogno ricorrente in cui salva la vita a molti bambini vietnamiti, salvataggio che gli costerebbe però la vita. È convinto che il sogno diventerà realtà nel giorno indicato dalla lapide di Scrooge nella recita di molti anni prima, decide quindi di partire per il Vietnam per dare compimento al sogno, nonostante John e Hester cerchino di convincere Owen che si tratta solo di un sogno. 
Vi ho già raccontato anche troppo.

Il romanzo è lungo ma scorrevolissimo. Non c'è un momento debole nella storia. Davvero l'ho chiuso con una sensazione di perdita. I personaggi sono minuziosamente descritti, oltre a Owen e John, ci sono la madre Tabitha, la nonna di John, il patrigno Dan, la cugina Esther, tutti personaggi molto molto interessanti e creano emozioni diverse.
Owen Meany poi è un personaggio molto particolare; pur essendo minuto e con una voce assurdamente nasale, è impregnato di misticismo. Ci sono alcuni episodi che vengono spiegati durante la narrazione, che non vi svelo, che fanno veramente sorgere il dubbio che Owen sia davvero uno strumento di Dio per compiere il destino che Lui ha deciso, salvare dei bambini vietnamiti.
E poi c'è un grosso senso di "schifo" nei confronti dell'America del periodo, della guerra in Vietnam. John, infatti, una volta cresciuto, si trasferisce in Canada, e vedrà l'America come il paese della falsità.
Mio voto: 10 / 10. Assolutamente.

mercoledì 11 giugno 2014

Mare al mattino - Margaret Mazzantini


Farid non ha mai visto il mare. Abita in una delle ultime oasi del sahara. I suoi antenati erano beduini nomadi. Poi si erano fermati. Il padre, Omar, installa antenne delle tv.
Farid fa amicizia con una gazzella che, giorno dopo giorno, si avvicina fino a prendere il cibo dalle sue mani.
Finchè una mattina di primavera, le truppe lealiste iniziano a sparare sulla popolazione. Omar muore. La madre di Farid, Jamila, lo prende e si dirigono verso il mare, su un camion carico di altri profughi. Jamila ha poco più di vent'anni, suo figlio porta al collo un amuleto.
Tutti i soldi che hanno li danno ad uno scafista, che li stipa in una barca vecchia, imposta il gps, e poi quando la barca prende il largo lui scende e li abbandona al loro destino.

Sulla sponda Italiana, invece, troviamo Vito e la madre Angelina.
Angelina aveva vissuto in Libia, finchè tutti i coloni di origini italiane erano stati imbarcati e ricacciati in patria. Ma lei “pensava soltanto a quello. Riportare la sua vita a quel punto”.
Madre e figlio decidono di tornare in Libia, in gita. E tutto è ormai così diverso.  

Farid muore nel viaggio, Jamila continua a stringerlo, a cantare. Non vuole che gli altri se ne accorgano, ormai sono cattivi. I morti li buttano a mare. Tutto sommato lei è contenta di non essere morta prima di suo figlio per non averlo quindi abbandonato da solo su quel barcone.

La madre di Vito, da quando è tornata da Tripoli “ha cercato solo la gioia. S'è messa a cucinare, crostate di fichi, pasta al forno, a sistemare ciuffi di ginestre nei vasi. Vuole lasciargli de ricordi. La sensazione di una casa alle spalle dove tornare ad occhi chiusi, solo per respirare.”
Vito invece non sa cosa fare della sua vita. Vito passa ore sulla spiaggia a raccogliere ciò che il madre butta fuori. Fa un pannello con tutti questi ricordi; pensa che un giorno qualcuno li guarderà e troverà la traccia dei suoi antenati. La madre guarda il sacchetto di cuoio inchiodato al centro, sa che è un portafortuna, sa che le madri li mettono al collo dei bambini per scacciare gli occhi cattivi della morte.


Il libro è molto corto. La scrittura non mi è sembrata particolarmente fluida e anche la storia va seguita abbastanza con attenzione. Non si concentra molto sui personaggi, le loro vite sono quasi tratteggiate.
Questo libro l'abbiamo letto col gruppo di lettura e sono abbastanza d'accordo con quanto detto da una signora: sembra scritto di fretta, sull'onda dell'avvenimento. Sembra quasi la sceneggiatura di un film. Carino.
Mio voto: 6 / 10

mercoledì 26 febbraio 2014

XY - Sandro Veronesi


 
Borgo San Giuda è un piccolissimo paese del trentino abitato da 42 anime. Un posto praticamente inesistente, dove l'unico evento accade d'inverno, quando Beppe Formento porta i turisti a visitare il paese, passando accanto ad un suggestivo albero ghiacciato, che provvedeva lui stesso a ghiacciare.
Una mattina, alle dieci, la slitta si presenta puntuale in piazza ma è vuota, e Zorro, il cavallo, è in evidente stato di shock.
La stessa mattina, la psichiatra Giovanna Gassion si sveglia e trova riaperta una cicatrice ad un dito che si era fatta 15 anni prima.
Coincidenze?
Don Ermete, Sauro Formento (fratello di Beppe) e Zeno Formento (il figlio di Beppe) si recano dal grande albero ghiacciato e trovano una scena raccapricciante. L'albero è ghiacciato ma interamente intriso di sangue, e nel prato ci sono i cadaveri di dieci persone, che le autopsie rivelano essere morti di dieci cause differenti e assolutamente incompatibili col luogo in cui si trovano. E ancor più misterioso è che il dna di ognuno di loro è presente nel sangue dell'albero ghiacciato.
Gli abitanti del paese iniziano a disertare la chiesa, ritenendosi traditi dal parroco e ritenendo che il santo che hanno pregato non sia San Giuda il santo degli impossibili, ma Giuda il traditore.
La polizia chiude il discorso dicendo che deve essersi trattato di un attacco terroristico di matrice islamica. Ma dal giorno della strage, sul paese non batte più il sole e sono costantemente avvolti dalla nebbia.
Don Ermete, portando all'ospedale di Cles un suo parrocchiano, si mette a girare per i corridoi, ritrovandosi davanti al reparto di salute mentale dove sta montando in servizio proprio Giovanna. E a lei chiede aiuto.
Giovanna decide di trasferirsi a Borgo San Giuda per aiutare gli abitanti, fingendosi un medico condotto.
“Tutte queste persone da affrontare, da domani mattina, alle quali pare sia successa la stessa cosa che è successa a me – solo che a loro le cicatrici si sono riaperte metaforicamente, come deve essere, mentre a me...”
Tuttavia, la scienza pare non essere di alcun aiuto nella soluzione del caso. 
“Allora un altro strumento può essere l'osservazione pura delle cose, la mera constatazione di quello che sono, senza la necessità di scoprirvi per forza un senso”. “Credere è un modo di accettare il mistero, Giovanna, e di andare oltre. Restare scettici invece impedisce di superarlo, e di vedere cosa c'è di là”
Giovanna e Don Ermete hanno entrambi una colpa che li perseguita. Nel momento in cui accettano di "elaborare il lutto" e proseguire con la loro vita, sembra che vengano avvolti da una nuova energia vitale. Addirittura viene ritrovata la bambina che era scomparsa dal luogo della strage.

Dunque. Avevo cercato questo libro per la A-Z challenge nel 2011, quindi ho semplicemente guardato il titolo e non mi aspettavo niente di particolare. O, meglio, immaginavo fosse una specie di giallo, per cui mi ha lasciato un po' spiazzata il fatto che il finale non risolve nulla. 
Il libro, se posso dirlo in questo modo, è una enorme metafora, sembra di finire in un incubo senza soluzione, in una situazione di pura follia, sembra di vedere la rassegna dei peggiori crimini di cui sentiamo parlare sui giornali (tutti vengono concentrati nell'albero insanguinato). In effetti, quando ho letto la lista delle morti, mi sono chiesta da quale mente malata potesse venire un elenco simile e raccapricciante.
La gente del paese, nel momento in cui si trova al centro di questa folle tragedia, reagisce tirando fuori odii e rancori covati negli anni, che non riescono più ad essere trattenuti. Gli stessi Don Ermete e Giovanna, confessano di avere una "colpa", un avvenimento della loro vita che li perseguita.
Tutto sommato, se comunque non viene risolto il mistero della strage, il libro ha un lieto fine: accettato il suo lutto, Giovanna trova nuova energia; Don Ermete decide di tornare nella comunità del sudamerica in cui stava prima. Viene anche ritrovata la bambina dispersa e sta bene.
Non lo so, la storia era anche intrigante, forse semplicemente non è il mio genere di libro e quindi faccio fatica ad esserne entusiasta. 
Mio voto: 6 e mezzo.

La piazza del diamante - Mercè Rodoreda


 
Barcellona. Natàlia partecipa ad una festa in piazza, dove un ragazzo si avvicina e le chiede di ballare. Lui è Quimet, e dice che lei può avere un solo nome: Colombetta.  
Quimet e Natàlia si sposano. Lei si accorge subito che deve sottostare a ciò che decide il marito e agli interessi di lui. Hanno un figlio, Antoni, con felicità estrema della suocera. Poi un giorno Quimet trova un colombo ferito, lo cura e decide di trasformare la casa in una colombaia. Un anno e mezzo dopo, nasce un'altra bambina, Rita.
Il lavoro comincia a non andare molto bene per Quimet e lui è spesso in giro con gli amici per non si sa quali traffici. Natàlia decide di trovare un lavoro che le occupi solo la mattina, fare le pulizie a casa di signori. Nel frattempo, si rende conto che in sua assenza i colombi diventano i padroni di casa. 
“Si sentiva solo il tubare dei colombi. Mi ammazzavo a pulire i colombi. Puzzavo tutta di colombi. Colombi in terrazza, colombi in casa; me li sognavo. La ragazza dei colombi”
Natàlia diventa insofferente nei confronti dei colombi e vuole disfarsene. Inizia quindi a disturbarli mentre covano, in modo che lascino i covatoi. Poi, visto che non funziona, comincia a scuotere furiosamente le uova per uccidere il colombino.  
Dopo qualche mese, Quimet decide di partire per il fronte d'Aragona. Natàlia e i bambini iniziano a soffrire la fame, al punto da mettersi a letto presto per non pensare che non hanno da mangiare.
Finchè un miliziano suona alla sua porta per dirle che Quimet è morto.  
“Giovani e vecchi, tutti in guerra, e la guerra li succhiava e li faceva morire. Tante lacrime, tanto dolore dentro e fuori.”
Colta dalla disperazione e dalla fame, Natàlia pensa di ammazzare i figli, ma non sa come. Finchè le viene in mente di comprare dell'acido muriatico e versarlo nella loro gola appena si fossero addormentati.
“Non avevo nemmeno un centesimo per comprare l'acido muriatico”. E così al momento di pagare dice che si è dimenticata i soldi a casa ma il droghiere risponde che glieli potrà portare un altro giorno. Natàlia si avvia e poco dopo sente una voce che la chiama. È il droghiere che le dice di aver bisogno di un aiuto e le propone di fare le pulizie nel negozio.
“Mi disse che potevo cominciare l'indomani, la mattina alle nove. E io macchinalmente tirai fuori dalla sporta la bottiglia di acido muriatico, e la posai con precauzione sul bancone. E me ne andai senza dire niente. quando arrivai a casa, io che ero stata sempre resistente al pianto, scoppiai in lacrime come una povera qualsiasi.”
Il droghiere si dimostra molto gentile con lei, dandole spesso del cibo avanzato e delle scatolette per sfamare i bambini. Dopo circa una quindicina di mesi che lavora lì, il droghiere le chiede se vuole sposarlo.
“Io sono libero e lei è libera e io ho bisogno di compagnia e i suoi figli hanno bisogno di un sostegno...”
“Se non le va l'idea faccia conto che io non abbia parlato. Ma devo aggiungere che non posso crearmi una famiglia, perchè per colpa della guerra in mezzo sono inutile, e con lei mi trovo già una famiglia fatta. E non voglio ingannare nessuno, Natàlia”
Natàlia decide di cominciare questa nuova vita per lei e per i figli, che si conclude con un "urlo d'inferno" lanciato anni dopo nella piazza del diamante. "Un urlo che dovevo portarmi dentro da molti anni, e con quell'urlo, così ampio che aveva fatto fatica a passarmi per la gola”.
Gabriel Garcìa Màrquez sostiene che “La piazza del diamante è il romanzo più bello che sia stato mai pubblicato in Spagna dopo la guerra civile”. Io, sinceramente, non conosco molta letteratura spagnola quindi non posso fare confronti.
La scrittura è scorrevole ed  interessante. La Rodoreda abbina perfettamente la crescita della protagonista con la crescita anche nel suo linguaggio. Una donna che ama e sopporta un marito prepotente e dispotico, con assurde idee (tipo la colombaia in casa) e un egoismo totale (prende e parte per la guerra senza pensare che lascia a casa due figli piccoli).
Natàlia è una donna semplice, che fa fronte alle crescenti difficoltà come riesce. E quando sembra che debba arrivare a compiere un gesto estremo, è l'affetto di un uomo che le ha sempre voluto bene che la salva, che la porta ad una vita tranquilla e a lanciare finalmente un furioso urlo liberatorio. 
Unico neo in un personaggio che mi piaceva molto, la cattiveria che ha avuto nei confronti dei colombini. Per carità, provocata dall'esasperazione, ma sono righe che non avrei voluto leggere. 
Mio voto: 7

lunedì 1 ottobre 2012

Jezabel - Irène Némironsky


Titolo originale: Jezabel (1936)

Gladys Eysenach entra nell'aula del tribunale. È accusata di aver ucciso il suo amante, Bernard Martin, vent'anni. Il pubblico mormora, vuole conoscere i dettagli più sordidi.
Al processo testimoniano tutte le persone che l'hanno conosciuta meglio, e tutti cercano di scagionarla per quanto loro possibile. Ma lei non prova a scagionarsi. Accetta semplicemente la sua condanna di cinque anni.
Il libro parte narrando dall'epilogo della vicenda, per poi ritornare alla gioventù di Gladys, una ragazzina molto bella che viveva accanto a una madre fredda, severa, ora frivola, ora terrificante.
Gladys comincia a diventare consapevole della propria bellezza quando ad un ballo prova a conquistare, per scherzo, il marito della cugina Tess. Lo costringe a dirle che la ama e poi lei lo respinge.
Poi la vita di Gladys prosegue, si sposa con un giovane conte polacco ma dopo due anni si separano.
Dopo incontra Richard Eysenach, un noto finanziere di dubbia origine, spietato e ambizioso, ma con lei, fragile e disarmato, di cui si innamora. Nel frattempo le cresceva accanto la piccola Marie-Thèrése, sua figlia. Era circondata da persone che non desideravano che piacerle, amarla e servirla. E Gladys adorava essere al centro dell'attenzione.
Un giorno, Marie-Therese annuncia alla madre che si è fidanzata con Oliver Beauchamp, ma Gladys non ne vuole sentir parlare, anche perchè a tutti dice che la figlia ha alcuni anni in meno di quelli che ha in realtà, e chiede loro di aspettare almeno un anno.
Ma la situazione degenera nel momento in cui la figlia le annuncia di essere stata l'amante di Oliver e di essere incinta. Gladys non sopporta che questo bambino venga al mondo perchè teme che tutti scoprano che è più vecchia di quello che fa credere e fa di tutto per convincere la figlia a liberarsene.
Non proseguo nel riassunto o vi rivelo l'intero svolgimento del libro.
Ho sentito parlare molto bene di questa scrittrice, ma forse non ho scelto il suo libro migliore. O almeno lo spero. La scrittura è certo piacevole, scorrevole, ma questo libro mi ha lasciato davvero perplessa. La protagonista è decisamente odiosa, non condivido neanche lontanamente il suo atteggiamento, la sua smania di piacere a tutti e ad ogni costo, ad essere sempre al centro dell'attenzione, addirittura a gareggiare in bellezza con la figlia, tutto l'egoismo che è la sua sola ragione di vita. Forse per questo l'avrei presa, come si suol dire, “a sbadilate” (per usare un eufemismo).
Similmente odioso è il personaggio di Bernard, di cui posso capire il rancore ma non giustifico l'atteggiamento.
Non è sicuramente un capolavoro.

Mio voto: 7/10

venerdì 31 agosto 2012

Colazione da Tiffany - Truman Capote


Titolo originale: Breakfast at Tiffany's (1958)

“Mi sono accorta che per sentirmi meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare da Tiffany. È una cosa che mi calma subito, quel silenzio e quell'aria superba: non ci può capitare niente di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d'argento e di portafogli di coccodrillo. Se riuscissi a trovare un posto vero e concreto dove abitare che mi desse le medesime sensazioni di Tiffany, allora comprerei un po' di mobili e darei un nome al gatto”.
Holly Golightly una attricetta alla costante ricerca del suo posto giusto nel mondo, in costante fuga dal passato. Finchè il passato la raggiunge, il presente la soffoca e lei scappa di nuovo.

Mah. Mi aspettavo di meglio. Abbastanza diverso da ciò che ricordo del film. Trovo il libro ben scritto, ma la storia è abbastanza noiosa. La protagonista è quasi insopportabile. Insolente, egocentrica. E' giusto simpatica l'ingenuità (o stupidità?) che la porta a cacciarsi nel guaio degli stupefacenti e in pochi altri passaggi della storia. Ma per il resto non provo alcuna simpatia per lei. A maggior ragione nel finale quando si libera del gatto per poi pentirsene (e grazie al cielo lui trova una famiglia migliore..).
Decisamente inferiore alle aspettative.

Mio voto: 3/10

lunedì 23 aprile 2012

Le braci - Sàndor Màrai




Quarantuno anni e quarantatre giorni. Il tempo in cui il generale, Henrik, ha maturato la sua vendetta nei confronti del suo migliore amico di gioventù, un quasi fratello con cui ha vissuto e convissuto gli anni più belli della sua vita. Fino al giorno in cui l'amico, Konrad, un ragazzo di famiglia povera che deve diventare militare perchè è quello che sognano i genitori mentre lui ha la passione della musica, incomprensibilmente fugge ai tropici, dopo aver puntato alla testa di Henrik una pistola ma non essere riuscito a premere il grilletto. Ed Henrik si trova di fronte una realtà che non aveva nemmeno lontanamente immaginato e su cui si arrovellerà per quarantuno anni e quarantatre giorni, finchè Konrad lo va a trovare.
E finalmente assapora il gusto della vendetta, addirittura riarredando la casa come era l'ultimo giorno in cui si sono visti, mangiando gli stessi cibi per cena.
Che cosa vuoi da quell'uomo? Gli chiese la balia
Lui vuole la verità. Una verità che forse è chiara a tutti ma che lui non vuole semplicemente ammettere.

Lento e pretenzioso sono le prime cose che mi vengono da pensare dopo aver chiuso questo libro.
Un conto è voler creare il pathos, ma cercare di crearlo dove non lo si trova risulta molto una forzatura.
Per oltre cento pagine mi sono chiesta cosa potesse mai essere questo segreto che mina l'amicizia di due uomini che erano come fratelli. Poi a pagina 108, finalmente, un accenno di cosa potrebbe essere. Ma è in realtà soltanto la punta di un iceberg che lui non aveva mai visto e contro cui si trova a sbattere nel momento in cui Konrad scappa, rivelando una seconda vita che non avrebbe mai potuto immaginare.
Ciò che ha rotto l'amicizia tra questi due uomini non ha in realtà nulla di diverso da quanto successo a migliaia di altre coppie di amici. Avevo già capito di cosa si poteva trattare dal primo capitolo, nonostante i tentativi dell'autore di voler creare appunto quel pathos che non ho trovato da nessuna parte.
Un lungo soliloquio di un uomo che ha aspettato per quarantun anni la sua vendetta, che si materializza in un stancante monologo a cui l'altro partecipa con qualche accenno ogni tanto. Una rivincita che doveva risarcirlo dei torti subiti in passato, rispondere a due interrogativi che aveva studiato per quarantun anni, e si rivela invece un niente di fatto.
Di buono c'è che la scrittura è piacevole e scorrevole. Ma non posso ritenerlo un capolavoro.
Mio voto: 6/10

sabato 21 aprile 2012

Body Art - Don DeLillo



Mah. Quando chiudo un libro e la prima cosa che mi viene da dire è “mah”, allora c'è qualcosa che non va.
Avevo letto delle belle recensioni, addirittura entusiastiche, su questo libro, ma ciò che ne penso io non è di quel genere.
Intanto il titolo. Irrilevante per ciò di cui parla il libro. Che sia una body artist o meno, non cambierebbe la sostanza. Il suo mestiere viene citato un paio di volte, ma senza che abbia davvero una grande importanza per la storia.
Il libro inizia raccontando una mattinata in cucina, con la routine tra due coniugi che parlano ma non si ascoltano a vicenda.
Poi lui, Rey Robles, regista, esce di casa, si reca ad insaputa di tutti nell'appartamento di Manhattan della sua prima moglie e si spara. La body artist, Lauren Hartke, è la sua terza moglie.
Comincia allora la vita di Lauren dopo la morte di Rey, e la solitudine che prova.
Lauren passa il tempo a pulire, rifornire la dispensa, tagliare la legna, guardare per innumerevoli ore una webcam puntata su una strada a due corsie di una cittadina finlandese chiamata Kotka, organizzando “il tempo fino a quando non avrebbe potuto ricominciare a vivere”.
Finchè una mattina sente nuovamente quel rumore di cui aveva spesso parlato a Rey, pensando si trattasse di uno scoiattolo che non erano mai riusciti a vedere. Ma questa volta Lauren trova un piccolo uomo seduto sul bordo del letto di una stanza usata come ripostiglio. Un uomo che non parla se non riproducendo con la stessa voce di Rey, alcune frasi da lui dette quando era in quella casa e che lei decide di chiamare Mr. Tuttle, per la somiglianza con un professore di scuola che glielo ricordava. “Forse era solo pazzo. Un matto che tenta di vivere attraverso le voci di altre persone”. E tutto sommato Lauren si “affeziona” a questa presenza che le riporta “in vita” il suo Rey.
Quello che ne segue è il rapporto ambiguo che si crea con questo uomo, che lei tratta quasi come un bambino. Pagine deliranti di sofferenza, a tratti un po' confusionarie. 
E sinceramente la rappresentazione teatrale che ne fa mi ha lasciato spiazzata. 
Mi “concedo” il beneficio del dubbio di non averlo capito come meritava. 
Mio voto: 5/10

mercoledì 4 aprile 2012

La signora dei funerali - Madeleine Wickham



Fleur Daxeny è una affascinante quarantenne che ha il vizio di imbucarsi ai funerali indicati dal Times per conquistare il ricco vedovo, spillargli più soldi possibili e poi darsi alla fuga.
Con la solita tecnica, quindi, Fleur conosce Richard Favour al funerale della moglie Emily e rapidamente entra a far parte della sua vita. Un uomo molto gentile, che ama il golf, che non le fa pressioni sessuali e che, tuttavia, dopo diverse settimane non si è ancora lasciato sfuggire quanti soldi abbia. Ma a poco a poco Fleur comincia ad apprezzare il suo comportamento da gentiluomo e si inserisce bene nella nuova famiglia, con i figli di lui, Philippa ed Antony, e la sorella di Emily, Gillian. Mentre il marito di Philippa dimostra di non sopportarla molto e a poco a poco si scopre che la dolce Emily non era poi tale come credeva Richard.
Quando poi alla porta di The Maples bussa anche la figlia tredicenne di Fleur, Zara, una ragazzina magra come un chiodo che immediatamente si inserisce nella famiglia e nel cuore di Antony, le cose cominciano a diventare molto complicate.
Riuscirà Fleur a portare a termine il suo solito piano o finirà per mettere radici a The Maples?
La risposta non ve la dico :-)
Il libro è delizioso. Divertente, ironico, mai volgare. Un libro da lettura rilassante.
Non avevo letto ancora nulla della Kinsella (in questo libro non aveva ancora cambiato nome) e sono contenta che mi sia capitato questo libro tra le mani.

Mio voto: 8/10

martedì 27 marzo 2012

Lo diciamo a Liddy? - Anne Fine



Le sorelle Palmer erano legatissime. Bridie, Heather, Stella e Liddy. Lunghe telefonate ogni giorno, weekend sempre insieme. E un patto di lealtà reciproca che contava sempre più di qualunque uomo.
Finchè Stella decide di rivelare a sua sorella Bridie (mentre Heather che lo sa già) che la sua ex governante, la signora Moffat l'ha messa al corrente di un pettegolezzo su George, il nuovo compagno della loro sorella Liddy, secondo il quale sarebbe forse un pedofilo.
Dirlo o non dirlo a Liddy?
Bridie, assistente sociale, si preoccupa per i figli di Liddy ma deve constatare che non trova in George atteggiamenti strani. Così decidono di rinviare la decisione nel caso in cui Liddy e George dovessero decidere davvero di sposarsi, cosa che puntualmente annunciano qualche mese dopo.
Bridie convince le altre due sorelle, che sia giusto svelare a Liddy questo segreto troppo importante. E Liddy ovviamente non crede ad una parola e le accusa di essere gelose, stronze e bugiarde. La cosa curiosa è che Liddy se la prende in modo particolare solo con Bridie. Al punto da non voler nemmeno partecipare alla sua consueta cena di Natale.
A poco a poco, Bridie si rende conto che l'unica persona con cui Liddy ha definitivamente troncato ogni dialogo e rapporto è proprio Bridie. Mentre con le altre sorelle continua a vedersi, parlare, divertirsi.
Bridie comincia quindi a rivedere i suoi rapporti con le sorelle, la debole ma perfida Stella, l'insensibile ed egoista Heather. Vede sgretolarsi quello che era sempre stato il suo porto sicuro. In compenso, libera dagli impegni con le sorelle, ora trova più tempo per dedicarsi ai suoi figli e al marito.
Ma il rancore e l'odio covano in Bridie, fino a maturare una vendetta che la trasformerà in una persona diversa e che nemmeno lei stessa riesce a riconoscere.

Una commedia agra, che ho divorato in pochissimi giorni perchè la storia è molto scorrevole, il libro è abbastanza ironico e sicuramente adatto ad una trasposizione cinematografica. Mi sono proprio immaginata i personaggi come se stessi guardando un film, mentre leggevo. Sorelle che litigano, sorelle che si invidiano. Nonostante la storia sia anche psicologicamente pesante, come lo sono i litigi familiari, il libro li affronta con una ironia tale che diventa proprio divertente.

Mio voto: 8 / 10

lunedì 13 febbraio 2012

Amsterdam - Ian McEwan




Il libro inizia con il funerale di Molly.
Clive Linley, Vernon Halliday, Julian Garmony e George Lane sono stati gli uomini della vita di Molly, morta in seguito ad una malattia degenerativa.
Clive è un famoso compositore sinfonico, Vernon dirige un quotidiano chiamato “The Judge”, Julian è un politico xenofobo e forcaiolo, George è un ricco editore nonché marito di Molly.
Clive e Vernon sono amici di lunga data. Entrambi probabilmente provano ancora amore per Molly e detestano gli uomini che lei ha avuto dopo di loro. Amici che si promettono a vicenda di aiutare l'altro a farla finita nel caso in cui dovessero ritrovarsi incapaci di intendere e di volere.
Clive sta componendo una sinfonia commissionatagli per celebrare il nuovo millennio, ma non trova la musica che cerca ed è disposto ad ignorare la richiesta di aiuto di una donna nel momento in cui ha una illuminazione.
Vernon si crede investito dell'incarico di salvare la nazione dalla politica di Garmony, cercando di rovinargli la reputazione screditandolo con foto scabrose.
Grandi amici che ad un certo punto si trovano a litigare furiosamente proprio su questioni di “etica”, parola di cui, a guardare bene, entrambi dimostrano di conoscere poco il significato.
Amsterdam diventa il luogo dello scontro finale della loro amicizia, in un finale decisamente interessante e quasi grottesco.

Mi piace molto la scrittura di McEwan. È avvincente, è intrigante. Ha sempre degli spunti interessanti..
Libro che ho divorato in un giorno e mezzo!!
mio voto: 8/10

sabato 11 febbraio 2012

Vergogna - J. M. Coetzee



(contiene spoiler)
“Per un uomo della sua età, cinquantadue anni, divorziato, gli sembra di avere risolto il problema del sesso piuttosto bene”
David Lurie è un professore universitario, senza una relazione fissa ma con una fissa per il sesso che sfoga senza voler mettere in piedi rapporti stabili.
O, meglio, senza voler nulla di ufficiale, perchè in un certo modo anche il rapporto che crea con la “sua” prostituta alla fine è abbastanza “stabile”, almeno finchè non lo “distrugge” per troppa invadenza.
Allora David si guarda intorno e si invaghisce di una sua studentessa, Melanie Isaacs, con la quale ha una relazione, ma che poco tempo dopo lascia l'università e lo accusa di molestie sessuali.
Nonostante le rassicurazioni del vice preside sulla discrezione in merito al fatto, la vicenda di David finisce sui giornali, oltre che sulle bocche di tutta la città. David viene quindi allontanato dall'università.
Decide allora di andare a trovare la figlia Lucy, che gestisce da sola una fattoria nella cittadina di Salem, nella parte orientale della Provincia del Capo.
La trova una donna sicura, ben incastonata nella sua nuova vita. David è piacevolmente colpito da questo.
A poco a poco David si abitua alla vita di campagna, aiutando Lucy come può e dando addirittura una mano alla clinica veterinaria gestita da Bev Shaw, che scopre in realtà essere non tanto un luogo di guarigione, ma l'ultima spiaggia per animali che nessuno vuole, o perchè vecchi o ammalati o perchè semplicemente sono troppi!
Un giorno però, mentre tornano da una passeggiata, David e Lucy trovano ad aspettarli tre uomini che con la scusa di dover telefonare li aggrediscono.
David non si capacità però del motivo per cui Lucy non vuole denunciarli per stupro, ma tiene per sé questo fatto e alla lunga lei ne trova una spiegazione in una sorta di “dazio” da pagare per abitare nella loro terra. In tutto questo, probabilmente è coinvolto, o quanto meno informato dei fatti, il socio di Lucy, Petrus.

Un libro pieno di argomenti su cui si potrebbe discutere per giorni, ma che appena finito mi ha fatto pensare che, forse, i premi nobel, vengono assegnati per motivi non solo letterari...
La scrittura è molto piacevole, scorrevole, il libro si lascia leggere bene. Però a volte ho avuto la sensazione che siano come due storie abbastanza slegate: la prima delle (presunte) molestie di David a Melanie, e la seconda dello stupro di Lucy. Non ho capito se l'autore voleva fare una sorta di parallelismo tra queste due storie, che non riesco a trovare perchè Melanie, diciamolo, era comunque consenziente, magari non contentissima ma non ha mai detto di no a David. O forse voleva saltare fuori un discorso di “punizione divina” per le azioni sbagliate commesse? Un po' troppo fatalistico un concetto del genere però...
David mi pare un personaggio molto rassegnato al sopravvivere, piuttosto che al vivere. Viene accusato di molestie e non fa nulla per difendersi, non ci pensa neanche lontanamente a scusarsi, prende e se ne va, cambia aria. E invece pretende di dare consigli alla figlia su come comportarsi in una terra che lui non ha capito come funziona. Un personaggio che a tratti mi è piaciuto (l'umanità con i cadaveri dei cani, è a suo modo toccante) e a tratti avrei voluto prendere a schiaffi per dirgli di muoversi, di smetterla di rassegnarsi, di fare qualcosa per cambiare la sua vita. E il finale? Aveva l'occasione per riscattarsi, per mostrare affetto, umanità e invece niente di nuovo.
Poi, sicuramente sto diventando molto insofferente nei confronti dei libri in cui, vuoi per cultura o per qualsiasi altro motivo, vedo degli animali soffrire; non ce la posso fare.
Ultima nota: in inglese il libro si intitola "disgrace", in Italiano è stato tradotto con "vergogna"; ma sarebbe stato molto più azzeccato, soprattutto per le vicende narrate tradurlo con "disgrazia", lo stato in cui cade David con la sua arrendevolezza.

mio voto: 7/10

domenica 5 febbraio 2012

L'occhio più azzurro - Toni Morrison



Pecola era una bambina di undici anni che il tribunale affidò alla famiglia di Claudia e Frieda finchè la sua famiglia non potè riunirsi. Il padre Cholly era finito in prigione, la madre viveva presso la famiglia a cui faceva le pulizie e il fratello Sammy era presso un'altra famiglia.
Pecola aveva un unico desiderio: avere gli occhi azzurri, dei begli occhi azzurri come quelli della bambina sull'incarto delle caramelle o come quelli di Shirley Temple. Ogni notte questa era la preghiera che faceva a Dio.
Pecola, una bambina piuttosto bruttina, derisa dai compagni di scuola, ignorata dalla famiglia, abusata dal padre. La tragedia che già vive Pecola di voler essere meno brutta è aggravata dal linciaggio morale del vicinato che a poco a poco la porta letteralmente ad impazzire.

La diversità etnica e la difficoltà di accettazione, il pregiudizio, il dolore di una bambina che vuole solo essere bella secondo lo stereotipo di bellezza dominante. Il libro è pieno di argomenti dolorosi di riflessione.
Bel libro, bel linguaggio, abbastanza scorrevole tranne in 3 o 4 passaggi in cui l'autrice con alcuni “salti temporali” spiega la vita di alcuni personaggi (tipo la madre e il padre di Pecola) perchè veramente parte da talmente lontano che arrivi a chiederti “ma di chi sta parlando???” prima di riuscire a capirlo, e spesso partendo “dal nulla” (nel senso che nella fine del capitolo precedente stava parlando di altro) così stroncano molto la storia prima di riuscire a riprendere il filo...
Un libro che in diversi passaggi mi ha fatto sorridere di tenerezza verso l'ingenuità delle bambine, una ingenuità che è poi “adeguata” a quell'età ma scritta con molta tenerezza.
Le descrizioni dei personaggi, dei paesaggi, delle situazioni sono veramente molto belle
Dimenticavo una cosa: sto iniziando a diventare un po' insofferente alle scene di cattiveria sugli animali, sia che siano dovute alla cultura sia a qualsiasi altra spiegazione. Di conseguenza, ci sono un paio di personaggi di questo libro che mi hanno irritato molto...
mio voto: 7/10

sabato 4 febbraio 2012

Il rogo di Berlino - Helga Schneider



(contiene spoiler)
La vita degli abitanti di Berlino durante la seconda guerra mondiale. Civili che soffrono la fame, la sete, costretti a vivere come spettri nella propria città dove c'è solo terrore e bombardamenti, palazzi in fiamme e cadaveri per le strade.
Il tutto visto con gli occhi di Helga, una bambina di 5 anni la cui madre, dopo la nascita del secondo figlio Peter, si arruola nelle SS. E' l'autunno del 1941 e le forze tedesche se la passano male sul fronte russo.
Helga e Peter si trovano a dover vivere con la matrigna, per loro praticamente una sconosciuta. Ma mentre Peter viene accolto davvero come un figlio, tra Ursula ed Helga ci solo incomprensioni che col tempo diventano vere e proprie ostilità.
Helga viene prima rinchiusa in un istituto che si rivela essere un lager, un deposito per fanciulli non desiderati o ritenuti indegni di appartenere alla razza ariana. Successivamente, viene mandata in un collegio rieducativo per bambini caratteriali, che lei ricorda con una sorta di calda gratitudine, dove vengono trattati con fermezza affettuosa e i ragazzi sono impegnati in lavori utili per la comunità.
Il ritorno a Berlino fa scoprire ad Helga la vita fuori da Eden, uno scenario sconsolante: la città sembra un immenso rogo.
Da quel momento la vita di Helga si svolge nella casa di famiglia di Hilde. Quando urlano le sirene corrono in cantina; una volta cessato l'allarme ritornano alle case. Un continuo andare su e giù per le scale.
Fame, sete, freddo, terrore, insonnia, sporcizia, debolezza, apatia, senso di abbandono e di impotenza: questi sono gli ingredienti della quotidiana esistenza trascorsa in cantina, nel costante progredire dei bombardamenti sopra di loro. Costretti a vivere con persone che non si erano scelti. In questo clima, solo la presenza di Opa, il padre della matrigna, è la sola che trasmette ad Helga un po' di affetto.
Poi, la fine della guerra. La gente si riversa in strada “come spettri ubriachi di gioia”.
Berlino quando finalmente le armi tacciono è una distesa di rovine ardenti, le strade gremite di cadaveri, una latrina a cielo aperto, senza elettricità, né gas, né acqua, né riscaldamento, né alcuna distribuzione di viveri o medicinali.
Helga ripone molto speranze nel ritorno del padre dopo il congedo. Ma lui si rivela essere un uomo introverso e di poche parole.
Finchè arriva il momento dell'addio a Berlino, il ritorno in Austria, patria del padre. Helga si ritrova a piangere la città che tanto le ha tolto, in un commovente finale.

Ho letto questo libro per il gruppo di lettura della biblioteca. Non volevo leggerlo poi l'ho fatto. L'ho praticamente divorato. E devo ammettere che mi è piaciuto molto, nonostante gli argomenti pesanti che tocca.
Un libro con scene terribili ovviamente, con immagini che dovrebbero essere un monito per non farle mai più accadere. Raccontato attraverso i ricordi di una bambina. Si capisce chiaramente dal linguaggio che il libro è stato scritto quando Helga non era più una bambina, con alcuni passaggi che sono obiettivamente “filtrati” dalla mente di una persona adulta che ha rielaborato le sue esperienze. Ma non per questo sono meno incisivi ed efficaci.
Un linguaggio semplice, che è probabilmente la sua forza.
Una testimonianza che nonostante la crudezza dell'argomento, offre alcune scene anche molto tenere.
Un libro adatto da far leggere ai giovani, a mio parere.
mio voto: 8/10

giovedì 2 febbraio 2012

I viaggi di Gulliver - Jonathan Swift


Titolo originale: Gulliver's travels (1726)

Noioso è il primo termine che mi viene in mente per descrivere questo libro che ho sempre saputo essere un classico della letteratura per ragazzi. Non vedo come possa essere considerato un libro per ragazzi, così pieno di politica ovunque. Politica, secondo me, poco comprensibile a chi non è inglese o non conosce molto bene la struttura governativa e la storia inglese.


Non sapevo che i viaggi fossero 4, ero rimasta ai primi due, i più famosi direi, quello dove è un gigante e quello dove è alto come un bonsai. E i successivi due viaggi mi sembrano veramente “campati in aria”. Prima l'isola volante dove gli abitanti sono dediti totalmente alle scienze. Poi l'isola dominata dai cavalli. Dopo la quale Gulliver sembra veramente partito con la ragione al punto da non voler più stare in mezzo ai suoi simili. E se da un lato posso capire il discorso del voler un mondo in cui non esiste il vizio e la menzogna, mi pare allucinante arrivare a provare disprezzo per la moglie e i figli che continuano a riabbracciarlo nonostante lui non sappia stare a casa.

Mah.
Sicuramente il linguaggio decisamente datato non aiuta nella lettura, ma ho anche fatto fatica proprio a trovare un coinvolgimento dalla trama in sé. E ho pure trovato abbastanza seccante il fatto che continuasse a ripetere, soprattutto nei primi due viaggi, che “non mi va di tediare il lettore con particolari”, quando poi è talmente prolisso di altri particolari di cui poteva francamente fare a meno.
Deludente è la parola giusta per descriverlo in effetti.

mio voto: 3/10

lunedì 30 gennaio 2012

Support Your Local Library Challenge 2012


La seconda sfida a cui voglio partecipare è quella ospitata da The Eclectic Bookshelf, dove l'obiettivo è leggere libri presi in prestito dalla biblioteca.
La sfida durerà dal 1° gennaio al 31 dicembre 2012.
Ci sono 4 livelli:
  • livello 1 - leggi 12 libri presi in biblioteca
  • livello 2 - leggi 24 libri presi in biblioteca
  • livello 3 - leggi 36 libri presi in biblioteca
  • livello 4 - leggi 37 e oltre libri presi in biblioteca
Penso di scegliere il livello 2 e leggere 24 libri :-)


[ENG]
The second challenge I want to join is the one hosted by The Eclectic Bookshelf, where the goal is to read books rented from the library.
The challenge runs from January 1st to December 31st, 2012.
I'm going to choose the level 2 and read 24 books from the library.


LISTA DEI LIBRI LETTI / LIST OF THE BOOKS:
  1. I viaggi di Gulliver - Swift
  2. Preghiera per un amico - Irving
  3. Il rogo di Berlino - Schneider
  4. Vergogna - Coetzee
  5. L'occhio più azzurro - Morrison
  6. Amsterdam - McEwan
  7. Lo diciamo a Liddy? - Fine
  8. La signora dei funerali - Wickham
  9. Body Art - DeLillo
  10. Le braci - Màrai
  11. La piazza del diamante - Rodoreda
  12. Colazione da Tiffany - Capote
  13. Jezabel - Nemirovsky
  14. XY - Sandro Veronesi
  15. Wings - Aprilynne Pike
  16. Quo vadis baby? - Grazia Verasani
  17. Mare al mattino - Margaret Mazzantini

FAILED :-(