martedì 7 aprile 2026

La felicità delle piccole cose - Caroline Vermalle


Titolo originale: Une collection de tresors minuscules (2013)

Parigi. La neve cade dolcemente sulla città, ammantando di bianco la Tour Eiffel, Notre-Dame e il Panthéon, come in una cartolina. Un uomo passeggia lungo la Senna diretto verso casa, un elegante palazzo sull’Île Saint-Louis. È Frédéric Solis, avvocato di successo con la passione per i quadri impressionisti. Affascinante, ricco e talentuoso, Frédéric sembra avere tutto quello che si può desiderare dalla vita. Gli manca una famiglia, ma dopo essere stato abbandonato dal padre molti anni prima, ha preferito circondarsi di oggetti lussuosi e belle donne piuttosto che mettere ancora in gioco il suo cuore ferito. Fino a quando, un giorno, scopre di aver ricevuto una strana eredità, che consiste in una manciata di misteriosi biglietti e in un disegno che ha tutta l’aria di essere una mappa. Cosa nasconderanno quegli indizi? Convinto di essere sulle tracce di un quadro dimenticato di Monet, Frédéric decide di tentare di decifrare la mappa. Grazie all’aiuto della giovane e stralunata assistente Pétronille, inizia così un viaggio lungo i paesaggi innevati del Nord della Francia, tra i luoghi prediletti dai suoi amati impressionisti: Éragny, Vétheuil, il giardino di Monet, con una tappa d’obbligo al Musée d’Orsay. Di incontro in incontro, di sorpresa in sorpresa, torneranno a galla ricordi che Frédéric credeva di aver dimenticato, e un tesoro ben più prezioso di qualsiasi ricchezza. (goodreads)

Sono un po' in difficoltà a parlare di questo libro. Credo che l'autrice abbia avuto una bella idea, con l'escamotage della "caccia al tesoro" nei luoghi degli impressionisti, ma il libro non mi ha lasciato particolare emozione. Temo sia un problema di scrittura abbastanza piatta.
Stiamo parlando di un romanzo "da relax", che ovviamente è di quelli dove sai già in partenza che tutto finirà bene, quindi la piacevolezza del viaggio si gioca tutta sulla capacità della scrittrice di rendere le atmosfere, le emozioni. Cosa che secondo me non ha saputo pienamente fare.
ATTENZIONE CONTIENE SPOILER
Frédéric è un uomo che ha preso le sue decisioni nella vita, tra le quali, quella di non leggere una lettera del padre che gli è arrivata 17 anni prima, preferendo conservare il ricordo di padre favoloso che aveva da bambino, finchè non gli hanno detto che è finito in prigione e non lo rivedrà più. Cosa che in realtà è una bugia, perchè la verità non è questa, è che lui si è "semplicemente" (e molto rapidamente) reso conto di essere innamorato di un altro uomo e la moglie l'ha sbattuto via di casa. 
Frédéric è un avvocato divorzista che si trova in una situazione pietosa, è pieno di debiti, ha perso il suo maggiore cliente che gli fa anche tabula rasa intorno, e il quadro di Sisley che ha appena comprato gli è stato pignorato. Gli arriva questa eredità, da un perfetto sconosciuto, lui spera si tratti di soldi, e invece si tratta di quattro biglietti per andare "in gita" in luoghi che hanno a che fare con gli impressionisti. Alla fine di queste quattro tappe ci sarà un quadro per lui, e lui si convince che sarà un quadro di Monet.
Ho trovato molto arrendevole il personaggio di Frédéric. Lui è uno che quando qualcosa prende una piega che a lui non piace, semplicemente chiude. Chiude con Jamal quando si rende conto (con una sorta di illuminazione) che forse c'entra qualcosa con la storia dei biglietti. Chiude con Marcia dopo che l'ha messa incinta perchè lei voleva un figlio e lui no. Chiude col padre nonostante gli arrivi una lettera che gli potrebbe spiegare cosa è successo ma lui no, preferisce non sapere niente. Un po’ infantile come atteggiamento, forse non solo il padre è rimasto legato a quello del ricordo, ma lui stesso ha una sorta di rifiuto di crescere rimanendo il bambino di sette anni che non è riuscito a decorare l’albero col padre.
Per fortuna che la storia d’amore che tutti ci saremmo aspettati tra Frédéric e Petronille non c’è, perché altrimenti era veramente uno stereotipo pazzesco.
Ho trovato un po’ troppo didattiche le pagine in cui si parla degli impressionisti, un po’ troppo “scolaretto che ha fatto i compiti e ripete la lezione”.
Un po’ troppo pieno di coincidenze fortunate.
Torno a quello che dicevo all’inizio: l’idea era molto carina e anche originale, ma la scrittura la rende molto piatta e non emozionante come potrebbe essere. Perché se ci pensiamo ci sono argomenti seri in questo libro, dal divorzio dei genitori che lascia segni sul figlio, dall’omosessualità che viene ritenuta qualcosa contro natura (vedi i commenti nel bar), dal fatto che la famiglia non è necessariamente quella in cui si è nati ma quella in cui ci si sente accolti, il tormento di essere un uomo indebitato fino al collo, il rifiutare la paternità per presa di posizione e così rifiutare anche la donna che in realtà si ama, la malattia. Tante cose, tutte trattate con superficialità.
Un po’ semplicistico che padre e figlio si vedano e senza alcuna spiegazione si abbraccino e anni di dolore sono spazzati via da un sentimento profondo.
È molto tenero che il figlio di Frédéric nasce nel momento in cui il padre muore (e ha strenuamente resistito finché non ha visto Frédéric), è una specie di cerchio che si chiude, e lui si rende conto che non vuole essere un’assenza per il figlio bensì una presenza. Però tutte le emozioni legate a queste cose non mi arrivano.
Mio voto: 6 / 10

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