martedì 26 maggio 2026

Io e la lepre - Chloe Dalton


Titolo originale: Raising Hare (2025)

Durante la pandemia, Chloe Dalton abbandona la città per ritirarsi in campagna, prendendo le distanze dal suo ruolo di influente consigliera politica. È un inverno rigido e solitario. Un giorno, imbattutasi in un cucciolo di lepre abbandonato, decide di prendersene cura. Accudire una lepre selvatica è un’impresa quasi impossibile; eppure, contro ogni aspettativa, la giovane leprotta sopravvive. Ha così inizio un tentativo paziente e profondo di colmare l’abisso tra le specie, un processo di apertura e ascolto che porta la narratrice a osservare il mondo da una prospettiva radicalmente diversa.
Io e la lepre è una storia vera e intensamente toccante, che intreccia un legame straordinario a riflessioni profonde sul nostro rapporto con la natura. (goodreads)

Un libro per chi è curioso della vita degli animali, in questo caso una lepre, scoprendone abitudini e storia. Nello svolgimento, infatti, abbiamo sia le scoperte che l'autrice fa vivendo giorno per giorno a contatto con la lepre, ma troviamo anche le scoperte che lei fa andando a cercare libri e persone che la possano aiutare. Infatti, le notizie reperibili sulle lepri sono molto scarse.
E' molto tenero seguire il leprotto nella sua crescita, vedere i progressi che fa ogni giorno, mentre l'autrice cerca di metterlo nelle condizioni di non diventare un animale domestico bensì lasciarlo libero di avventurarsi all'esterno (con l'innato timore che possa essere ferito o ucciso). I pericoli maggiori per gli animali selvatici sono creati dall'uomo: le macchine agricole, la cementificazione, i veleni, la caccia. Ci sono delle pagine molto tristi sulla caccia (che io abolirei).
Il leprotto si rivela un animale pieno di vivacità, corre per puro divertimento, ed è anche un animale delicato, pieno di predatori, meticolosamente attento alla sua pulizia personale, ha abitudini molto regolari.
Troviamo molte pagine di storia delle lepri, di lepri in letteratura e i relativi miti o modi di dire.
Libro molto interessante, forse un po' didattico in alcuni punti, con pagine molto tenere e adatto a riflessioni su come l'uomo distrugge la natura intorno a sè.
Non riesco a catalogarlo nè come romanzo nè come saggio, direi che può essere considerato un mix tra le due cose.
Mio voto: 8 / 10

Fuori i libri! aprile 2026

Nel mese di aprile, ho letto solo quattro libri.

Il secondo libro della serie dei delitti del giovedì, "L'uomo che visse due volte" di Richard Osman. Mi piace questa serie.

Mi sono fatta tentare da "Neve di giugno" di Ljuba Arnautovic, che era anche il libro del gdl online della casa editrice Keller. Bel libro, più nella prima parte che nella seconda.

Avevo bisogno di una lettura più tranquilla, ho scelto "Buffet al veleno" di Brigitte Glaser. Mi sono accorta dopo che ho saltato il libro precedente nella serie, mannaggia.

Il libro per il gruppo di lettura della biblioteca: "L'Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre" di Marilù Oliva. Insomma, gradevole inizio ma poi mi è venuto un po' a noia.


L'Odissea: raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre - Marilù Oliva


Titolo originale: L'Odissea: raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020) 

L’Odissea non è la storia del viaggio di un uomo: è la storia d’amore di molte donne. C’è Calipso, che, avvinta dalle sue stesse reti di seduzione, si innamora di Ulisse ma deve lasciarlo andare. C’è Euriclea, la nutrice che lo ha cresciuto, e ci sono le Sirene, ciecamente decise a distruggerlo. C’è Nausicaa, seduttrice immatura ma potente, che non osa nemmeno toccarlo. C’è Circe dominatrice, che disprezza i maschi finché non ne incontra uno diverso da tutti gli altri. E naturalmente c’è lei, Penelope, la sposa che non si limita ad attendere il marito, ma gli è pari in astuzia e in caparbietà. In questo libro, sono loro a cantare le peregrinazioni dell’eroe inquieto, ciascuna protagonista di una tappa della grande avventura, ribaltando la prospettiva unica del maschile nella polifonia del femminile: che conquista, risolve, combatte. Alle loro voci fa da controcanto quella di Atena, dea ex machina, che sprona sia Telemaco sia Ulisse a fare ciò che devono: la voce della grande donna dietro ogni grande uomo. In un curioso e riuscito alternarsi di punti di vista, torna in vita e vibra di nuovi significati un classico immortale, in una narrazione che vola alta sulla varietà e sulla verità dei sentimenti umani. (goodreads)

L'autrice, nelle note finali, sostiene che il suo intento nel far narrare l'odissea alle donne, era "realizzare un lavoro di riscrittura fedele al testo originale, che desse voce alle diverse e corpose figure femminili qui incontrate, il cui ruolo è rivoluzionario rispetto all'altro poema omerico". Io ho avuto, invece, la netta sensazione, che questo libro sia un'enorme esaltazione della figura di Odisseo, della sua forza, della sua tenacia, della sua intelligenza. Ogni donna che parla in questo romanzo non fa altro che esaltare le caratteristiche insite in Odisseo e a magnificare la sua figura di eroe degli eroi. Non ci vedo una grande differenza rispetto all'opera di Omero, se non nel fatto che là era narrata da una voce maschile, qui da una serie di voci femminili. L'unica figura che mi ha colpito per la modernità è, al limite, quella di Penelope, che quando riconosce Odisseo non si getta nelle sue braccia (come si aspetta il figlio Telemaco), anzi, dice che lei lo ha aspettato vent'anni, lui può aspettare qualche ora; lei vuole essere corteggiata, lo pretende, e lui sta al gioco.
Il resto del libro, sinceramente, è stato molto noioso. Oltretutto, se uno non ricorda l'Odissea (originale) in alcuni punti può fare fatica perchè questo libro dà per scontato che tutti sappiano di cosa stiamo parlando. 
La lettura è stata interessante all'inizio, ma poi mi è risultata piuttosto noiosa, lo ammetto. Alcuni punti in cui si dilungava nelle spiegazioni delle battaglie o del cibo sulla tavola o simile, li saltellavo.
Sinceramente questo libro mi ha fatto venire voglia di rileggere l'originale, ma rimango molto perplessa su tutte queste "riscritture", che trovo abbiano poco senso. La storia era quella, calata in una realtà storica che era quella.
Mio voto: 6 / 10

Buffet al veleno - Brigitte Glaser


Titolo originale: Himmel un Aad (2012)

Puoi fidarti del tuo amore? È la domanda che angoscia Katharina da quando il Reno ha restituito il corpo di Minka, la timida lavapiatti del suo ristorante nel vivace quartiere turco di Colonia. I sospetti sulla sua morte si concentrano proprio su Ecki, eterno fidanzato della cuoca. C’è una foto che ritrae i due in tenere effusioni, ma no, non può essere stato lui. Col cuore spezzato e l’intuito di sempre, Katharina indagherà in un mondo a lei sconosciuto… (goodreads)

Katharina sa che quando le cose storte cominciano, non vengono mai da sole. E in effetti le capitano una serie di cose abbastanza spiacevoli che la buttano un bel po' giù. Muore il proprietario del palazzo in cui è situato il Giglio Bianco, il suo locale. La figlia vorrebbe concludere la vendita al più presto perchè non vuole avere a che fare niente con ciò che riguarda il padre, ed è anche disposta ad affittare a Katharina l'appartamento del padre sopra al ristorante. Ma mentre Katharina lo considera un nido per lei ed Ecki, quest'ultimo sembra essere spesso sfuggente e introvabile, finchè non viene sospettato dell'omicidio di Minka, lavapiatti del ristorante appassionata di massaggi yoni. Tra Ecki e Minka si scopre esserci stata una storia, confermata anche da una foto dove i due si baciano che Katharina si ostina a credere falsificata finchè il commissario non è costretto a farle aprire gli occhi. Katharina cade in un vortice di dolore, a cui si aggiunge anche la morte dell'erede del palazzo precipitata dalla finestra direttamente sul parabrezza di Katharina. Il tutto è ambientato nella Colonia del potere, in cui una catena di ristoranti "moderni" chiamata All-inclusive, prende piede sul territorio e vuole aprire il terzo locale proprio al posto di quello di Katharina.
Katharina, stavolta più incalzata dall'amica Adela che da una reale voglia sua, si trova quindi ad investigare prima sulla morte di Minka e poi su questa catena che fa chiudere ristoranti per occupare i locali al suo posto, dietro la quale pare esserci un "nano malefico" e un ragazzo tatuato dalle lunghe ciglia.

Mi pare che questo sia il romanzo più lineare della serie, in quanto le vicende si seguono abbastanza bene e anche la soluzione era comprensibile. Credo che l'autrice possa dilungarsi meno nelle descrizioni, alcune sono davvero prolisse e stancanti. Alla fine del libro, come sempre, ci sono alcune ricette di Katharina.
I personaggi si seguono abbastanza bene perchè vengono introdotti un po' alla volta, almeno quelli che hanno un senso per la storia.
Sinceramente, io spero che Katharina sbatta fuori dalla sua vita Ecki. E' un personaggio che sta diventando fastidioso, oltre a farle solo del male e mi dispiace. Speravo anche che si potesse invaghire del commissario ma chissà, al momento non pare succedere (forse troppo banale).
Mi sono resa conto che ho saltato il libro precedente nella serie... strana cosa perchè di solito nelle serie cerco di stare attenta, ma va beh, recupererò.
Lettura gradevole. Qualche pagina in meno avrebbe aiutato.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

************* 
Brigitte Glaser e i delitti della cuoca Katharina Schweitzer: 
5 - Miele amaro 
6 - Buffet al veleno 
7 - Crimini al pistacchio
8 - Tisana letale

Neve di giugno - Ljuba Arnautović


Titolo originale: Junischnee (2021) 

Vienna, 1934. Sull'Austria si addensano minacciose le nubi del fascismo e del nazismo. Nella speranza di salvarli dalla catastrofe imminente, Eva, militante della resistenza e del "soccorso rosso", decide di mandare i figli poco più che bambini in Unione sovietica. Ma proprio nel Paese dell'utopia comunista i due fratelli Karl e Slavko passeranno dai giorni felici di una colonia estiva in Crimea a quelli dell"Orfanotrofio n. 6" di Mosca, e sperimenteranno i miraggi e i tradimenti della Storia. Nei vent'anni che seguono, l'esistenza dei due ragazzi sarà segnata non solo dall'impossibilità di tornare in Austria e dalla mancanza di contatti con la madre, ma anche e soprattutto dalle atrocità dei regimi nazista e staliniano, oltre che da una potente voglia di riscatto. Sarà poi l'inferno del gulag – luogo simbolo di annientamento e corruzione morale – a fare da improbabile sfondo all'amore tra Karl e Nina, futuri genitori dell'autrice. Con questo romanzo autobiografico, Ljuba Arnautović ci regala un'incredibile epopea famigliare, un'odissea che incrocia i destini e i drammi del Novecento, e ci accompagna con una scrittura lucida e altrettanto appassionante attraverso il complesso rapporto fra trauma e memoria, riportando alla luce esistenze e vicende sconosciute – o deliberatamente ignorate – consegnate all'oblio degli archivi o al silenzio delle case. (ibs)

Girando in libreria, sono stata attirata da questo libro. In seguito, poi, ho visto che era la scelta del gdl online della Keller e mi sono decisa a leggerlo. 
Ho scoperto che, in realtà, questo è il secondo libro di una trilogia in cui l'autrice, attraverso la storia familiare, ricostruisce anche le vicende storiche che sono avvenute in Austria e in Unione Sovietica nel corso del '900. L'autrice, infatti, è figlia di Karl e Nina, due dei protagonisti principali della vicenda. Quello che trovo bizzarro è che il primo libro esiste solo in tedesco, mentre il terzo è in via di traduzione in italiano (mi chiedo perchè il primo no? forse perchè trattandosi della storia di Eva era troppo barbosamente politico? non lo so...)

Eva, militante politica del partito comunista in Austria, decide di "salvare" i figli dall'avanzata fascista, mandandoli in URSS. All'inizio la vita di questi bambini è davvero bella, vivono praticamente rinchiusi in una bolla dove hanno tutto, cibo, istruzione e quant'altro, ma sono completamente all'oscuro di quanto accade fuori dalle mura dell'orfanotrofio. Ma le cose sono destinate a cambiare, perchè l'Austria diventa parte del Reich e per i ragazzi è impossibile poter tornare a casa. Dopo la chiusura del "n°6", Karli viene trasferito all'orfanotrofio pubblico, dove l'aria che tira è decisamente diversa e l'ambiente molto rigido. Lui più volte cercherà di scappare per cercare suo fratello Slavko che è stato trasferito non sa dove. Per un po' Karli diventa un ragazzo di strada, poi riacciuffato, ad un certo punto finisce in un gulag, incriminato per aver svolto attività controrivoluzionaria in seguito ad un processo sommario. Karli, soprannominato Viktor, capisce ben presto come sopravvivere dentro al gulag e riesce addirittura a trovare l'amore con Nina, arrivata al gulag anche lei con una falsa accusa di furto in quanto al gulag occorre manovalanza femminile nelle cucine e nelle lavanderie. I due si sposeranno una volta fuori dal gulag, dapprima rimanendo a vivere in Russia, ma poi trasferendosi a Vienna con grande gioia di Karl e grande infelicità di Nina. Il loro sarà un rapporto burrascoso.
Karli gestisce in maniera molto libera ed egoista, in un certo periodo anche avendo per amante la ex fidanzata del fratello (che ha poi scoperto essere morto), trovando ogni modo per togliere le figlie alla ex moglie, poi risposandosi di nuovo (mi pare si sposi 4 volte in totale).

Allora, mi piace molto la scrittura così asciutta, frasi tendenzialmente brevi, capitoli brevi. Descrizioni ottenute come pennellate. Anche per quanto riguarda le vicende storiche, vengono descritte in modo molto rapido, e ammetto che per una capra come me in storia, alcune proprio non le conoscevo. 
La neve di giugno, in pratica, sono i piumini dei pioppi che a giugno ricoprono qualunque cosa come la neve. Possiamo vederla anche come un concetto di contrapposizione (la neve è fredda, a giugno tendenzialmente è caldo).
C'è sicuramente una grossa focalizzazione sul comunismo, che sembrava portare benessere a tutti finchè qualcuno comincia a capire che qualcuno deve anche essere sacrificato per arrivare al bene comune. C'è la condizione di apolide di Karli, che è un po' senza patria non solo per quello che riguarda la geografia, ma anche se pensiamo a una sua vita un po' sbandata in generale. Sinceramente mi ha un po' deluso vedere il comportamento che ha tenuto nei confronti di Nina; sembrava un grande amore ma lui aveva una doppia vita e non ci ha messo molto a studiare un piano per rubarle le bambine affidandole poi alla nonna mentre lui si divertiva altrove. Forse una questione di carattere, forse un modo di vivere dettato dall'abitudine, maturata fin da bambino, di capire da che parte stare per salvare la pelle e stare dalla parte dei vincenti (o comunque dei non perdenti). 
Interessante comunque lo scorcio di vita degli orfanotrofi e dei gulag.
A metà libro, circa, c'è uno scambio epistolare tra Karl e sua madre, che è riuscito e ritrovare. A parte una iniziale gioia di averla ritrovata, mi pare che abbia più che altro chiesto a lei dei favori.
I capitoli finali mi sono sembrati più caotici. Dovendo spiegare chi era Erika o cosa succede a Nina dopo il divorzio, mi pare che scriva molte cose tutte insieme.  
Nel complesso la lettura è interessante, ha una prima metà davvero emozionante poi bisogna riuscire a rimanere neutrale nei confronti di Karli, magari cercando di comprendere le difficoltà che ha dovuto affrontare senza entrare nel merito del comportamento.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

International booker prize 2026

L'International Booker Prize viene assegnato ad un libro di finzione tradotto in inglese da un'altra lingua. Premia non soltanto la qualità dell'opera letteraria, ma anche quella della sua traduzione: il premio in denaro viene diviso tra l'autore e il traduttore.

Il vincitore per il 2026 è un romanzo taiwanese che si intitola "Taiwan Travelogue". Il libro non è stato (per il momento) pubblicato in Italia, ma pare che la traduzione in inglese sia stata giudicata eccellente dalla giuria.
"Travelogue" sta per "diario di viaggio": si tratta di una storia d'amore ambientata negli anni Trenta a Taiwan riscoperta sotto forma di diario di viaggio. L'autrice è Yang Shuang-zi e la traduttrice inglese Lin King.

Nello specifico, il libro racconta una storia ambientata nel 1938, durante l'occupazione giapponese di Taiwan. Una scrittrice giapponese viaggia nell'isola per sperimentare lo stile di vita delle popolazioni locali, in particolare le tradizioni culinarie. Si innamora di una traduttrice, ma fatica a superare il divario tra colonizzatori e colonizzati.

La presidente di giuria, Natasha Brown, sostiene che questo libro "Si distingue sia come romanzo d'amore che come incisivo romanzo postcoloniale".

Gli altri libri nella shortlist:
- The Nights Are Quiet in Tehran / Di notte tutto è silenzio a Teheran (Shida Bazyar)
- She Who Remains / Colei che resta (Rene Karabash)
- The Director / Il regista (Daniel Kehlmann)
- On Earth As It Is Beneath (Ana Paula Maia)
- The Witch / La strega (Marie NDiaye)



martedì 19 maggio 2026

Leila Guerriero vince il Premio Strega Europeo 2026

Leila Guerriero vince il Premio Strega Europeo con il romanzo “La chiamata – Storia di una donna argentina”. Il libro racconta la storia di Silvia Labayru che nel 1976, durante la dittatura argentina di Videla, fu sequestrata, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a dare alla luce la sua prima figlia in una stanza del centro di detenzione clandestino in cui era rinchiusa. All’epoca Labayru aveva vent’anni ed era una militante di Montoneros. Quando fu rimessa in libertà nacque il sospetto che fosse sopravvissuta tradendo la causa e collaborando con i suoi aguzzini. 

I diritti cinematografici sono stati acquistati dalla società di produzione El Deseo di Pedro Almódovar. 

Il libro ha ottenuto 16 voti tra quelli espressi dalla giuria composta da 30 scrittrici e scrittori italiani vincitori e finalisti del Premio Strega: Marco Amerighi, Silvia Avallone, Andrea Bajani, Marco Balzano, Giulia Caminito, Giuseppe Catozzella, Benedetta Cibrario, Mario Desiati, Paolo Di Paolo, Donatella Di Pietrantonio, Claudia Durastanti, Tommaso Giartosio, Paolo Giordano, Helena Janeczek, Nicola Lagioia, Lia Levi, Melania G. Mazzucco, Daniele Mencarelli, Marco Missiroli, Edoardo Nesi, Valeria Parrella, Romana Petri, Sandra Petrignani, Veronica Raimo, Antonio Scurati, Elena Stancanelli, Domenico Starnone, Nadia Terranova, Sandro Veronesi, Dario Voltolini.



martedì 21 aprile 2026

Fuori i libri! Marzo 2026

Ho partecipato ad un incontro in biblioteca in cui abbiamo parlato del libro "Vittima" di Andrew Boryga. Piaciuto molto.

Dopo un paio di libri intensi, ho deciso di proseguire la nuova serie di Alessia Gazzola, leggendo "Miss Bee e il principe d'inverno". Di giallo c'è davvero poco, ma il libro è gradevole e rilassante. Di seguito ho letto il terzo libro della serie, "Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata". E poi ovviamente volevo vedere come proseguiva con "Miss Bee e il giardino avvelenato". Ho scoperto, da una vicina di casa, che deve uscire un quinto libro... non vedo l'ora mannaggia!

Intenso e commovente, "Quando le gru volano a sud" di Lisa Ridzen, libro che mi è stato proposto dalla mia libraia. Davvero delicato ma potente.

"La felicità delle piccole cose" di Caroline Vermalle, libro per il gruppo di lettura della biblioteca. Idea molto intrigante ma realizzazione molto piatta.