martedì 27 luglio 2021

Leica format - Daša Drndić


Titolo originale: Leica format (2003)

Una donna incontra uno sconosciuto che le rivela che la sua identità è una menzogna. 772 (o 789) cervelli di bambini riposano, silenziosi, in dei barattoli. Una viaggiatrice arriva in una cittadina e si avvicina, inconsapevolmente, al suo passato. Dall’autrice di Trieste (finalista all’Independent Foreign Fiction Prize), un romanzo luminoso e caleidoscopico, che mette insieme fatti realmente accaduti e invenzione, storia e memoria, parole e immagini in un collage da mozzare il fiato, che riesce a guardare con diffidenza l’orrore accecante della storia. Oscillando tra le tematiche della memoria, della perdita, tra eredità storica e racconto, Drndic prende in prestito qualcosa da ogni grande tradizione letteraria per tesserle insieme in un racconto sull’amore e sulla malattia. Un romanzo che ha il pregio principale di sollevare domande, profondissime, e a cui è impossibile dare risposta, sulla storia e sul modo in cui la descriviamo e la ricordiamo. (ibs.it)

Ero alla ricerca di un libro scritto da un autore croato o ambientato in Croazia, e questo è entrambe le cose.
Sono un po' in difficoltà a scrivere cosa ne penso perchè ho la sensazione che il libro sia veramente molto importante, ma leggerlo è stato molto molto faticoso. Innanzitutto, non c'è una vera e propria trama. Ci sono tanti personaggi che si susseguono, senza legami l'uno con l'altro, intervallati a ricordi o pensieri della scrittrice.
La casalinga Antonia Horst scappa verso sud, mentre a fine libro, la camionista Lea Moser è diretta verso nord. Riflessioni sul grande abete tagliato apposta per essere spedito a Roma dalla Croazia. Il decorso della malattia di Živka detta Žile e quella di Ludwig Jakob Fritz in partenza per il nuovo continente, i viaggi degli emigranti imbarcati sul Saxonia e quelli dei bambini ebrei utilizzati nella sperimentazione dell’istituto Max Planck. Grandi riflessioni sugli esperimenti scientifici condotti dai medici (non solo durante il fascismo) e dalle case farmaceutiche ad insaputa degli ignari prescelti. A ciò si uniscono le vicende dolorose della madre e della nonna, derubate non solo della patria o della lingua, ma perfino di una tomba.
La mia grossa difficoltà è stato proprio il fatto che non c'è una trama vera e propria. All'inizio le immagini sono più brevi, mentre verso la fine le vicende raccontate prendono più pagine; l'unica vicenda che viene trattata più a lungo delle altre è quella di Ludwig Jakob Fritz, che poi porta ad una lunga trattazione sulla sifilide e il suo decorso nella storia.
E poi c'è sempre, costante, il rapporto tra la scrittrice e la città (Fiume), in un continuo ricordare com'era e come si è trasformata, cosa le è successo negli anni.
Ad essere sincera, ci sono pagine molto interessanti (quelle sulle migrazioni, sugli esperimenti medici), pagine trattate in modo giornalistico, concise ma cariche di importanza. Poi ci sono state pagine abbastanza noiose in cui ho anche un po' saltato da una frase all'altra perchè non vedevo l'ora che finissero.
Mio voto: 7 / 10

sabato 24 luglio 2021

Non qui, non altrove - Tommy Orange



Titolo originale: There there (2018)

«Non qui, non altrove è un tuffo profondo e toccante nella comunità dei Nativi Americani: un esordio stupefacente.» Margaret Atwood via Twitter 
«Essere indiano non ha mai significato il ritorno alla terra. La terra è ovunque, o in nessun luogo.» 

Ogni anno, a Oakland, in California, gli indiani d'America organizzano un raduno, una grande festa della nazione perduta e impossibile da dimenticare. Ogni anno, oltre le perline colorate, le penne fra i capelli e il folklore turistico delle riserve, migliaia di nativi del Nord America confluiscono lì da altre città, dove vivono senza sentirsi mai a casa. Si ritrovano per cercare l'uno nell'altro una patria, per riavere un luogo che, almeno per un giorno, sia di nuovo solo loro. E ognuno lo fa a modo suo. 
Il giovane Dene tiene viva la memoria dello zio raccogliendo testimonianze per un documentario. Edwin entra a far parte dell'organizzazione del powwow, come i nativi chiamano l'evento, per conciliare le sue origini miste. Jacquie cerca di riprendere le fila della sua vita disperata attraverso quella famiglia che non sa più di avere. E così, insieme agli altri formidabili personaggi che popolano il romanzo, con le loro storie maledette e potenti che si intrecciano l'una all'altra, quegli uomini e quelle donne si preparano a vivere una giornata speciale, che si rivelerà fatale per tutti. 
Non qui, non altrove è il ritratto meraviglioso di un'America che quasi nessuno di noi conosce. È memoria, spiritualità e bellezza. È identità, violenza e riscatto. È la storia di una nazione e del suo popolo. È la rabbia e la nostalgia per un qui che abbiamo considerato nostro e custodiamo nel cuore, ma che in qualche modo, portandocelo via, altri ci hanno costretto a chiamare altrove. (sperling.it)

Stavo cercando un libro scritto da un "indigenous author" (Tommy Orange ha origini Cheyenne) e mi ha ispirato la trama di questo. Sinceramente, mi aspettavo qualcosa di diverso.
Il libro parte presentando sei personaggi che non c'entrano nulla l'uno con l'altro. Tutti indiani urbani, cioè persone con origini indiane ma che sono vissute principalmente in città. Tutte persone con grossi problemi, di droga, di alcoolismo, di rapporti familiari distrutti. Dopo di che vengono introdotti altri sei personaggi che hanno a che fare coi precedenti e piano piano si comincia a capire come sono in qualche modo collegati. Tutti questi personaggi, poi, sono collegati all'evento dell'anno, il powwow, il grosso raduno in cui gli indiani si "travestono da indiani" e ballano, cantano, ripercorrono le proprie origini. L'ultima parte del libro parla proprio del powwow e di cosa succede in quell'occasione, che diventa un vero massacro.
Il libro parte veramente lentamente, ben più di  un diesel. La scrittura è anche gradevole da leggere, la storia anche, a mio parere invece lo svolgimento lascia un po' a desiderare perchè è caotico. Ci sono tanti salti temporali e ogni capitolo è un cambio di personaggio, a volte nel presente a volte nel passato. Ho fatto fatica a seguire le dodici vite di cui parla. La parte veramente bella è la quarta, quella del powwow. Ma prima ha dei tratti anche noiosi. Mi spiace, non lo apprezzo probabilmente per quanto merita. Bella idea, bella scrittura, ma lo sviluppo narrativo non mi ha coinvolto. Forse è uno di quei libri che andrebbe letto due volte: la prima per capire la storia in generale e la seconda per approfondire. Ho apprezzato molto il riepilogo finale con la sintesi delle caratteristiche di ciascun personaggio.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

mercoledì 21 luglio 2021

w…w…w…wednesdays #173

  "w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  


Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

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Le mie risposte (173^ puntata - mercoledì 21 luglio 2021)


1) cosa stai leggendo? 
- Non qui, non altrove - Tommy Orange

2) cosa hai appena finito di leggere? 


3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
- fisica della malinconia - Gospodinov
- l'inguaribile tristezza del saggio
- il sospetto - chris pavone
- l'eredità delle dee
- il segreto di helena - lucinda riley

martedì 20 luglio 2021

Il giocatore - Fëdor Dostoevskij


Titolo originale: Игрокъ (Igrok) - 1866 
Titolo in inglese: The gambler 

Un giovane precettore viene posseduto dal demone del gioco d'azzardo. Il racconto diventa così la narrazione di un'ossessione descritta con lucida genialità dal giocatore stesso. L'incalzante ritmo narrativo segue passo passo l'incrinarsi del destino. Poi uno stacco temporale e il lettore è proiettato d'improvviso in un'intricata matassa di rapporti di cui il protagonista cerca disperatamente il bandolo. La tecnica narrativa procede per interrogativi, supposizioni, indizi, suscitando un'atmosfera di autentica suspense che si risolve solo alla fine, quando il racconto perde il ritmo convulso e premette al lettore di sciogliere dubbi ed enigmi. (ibs.com)

Questo romanzo fu scritto da Dostoevskij per necessità (doveva pagare dei debiti di gioco, di cui anche lui era dipendente). In questo romanzo, analizza il gioco d'azzardo con un occhio sui vari tipi di giocatori: i ricchi che sperperano soldi per divertimento, i poveri che giocano nella speranza di riscattarsi, i ladri all'interno del casinò che rubano le vincite. Nel romanzo poi sono presentate alcune caratteristiche tipiche a seconda delle nazionalità: l'altezzoso barone tedesco, il gentleman impassibile inglese, il francese manipolatore, i polacchi politicamente scorretti.

Il romanzo è ambientato nella fittizia città termale di nome Roulettenburg, il cui casinò attira molti turisti. Aleksej Ivànovic, il narratore, è precettore presso la famiglia di un vecchio generale che è perdutamente innamorato di una giovane francese dal passato torbido, mademoiselle Blanche; ci sono poi due bambini e la figliastra del generale, Polina Aleksàndrovna, della quale Aleksej è follemente innamorato senza essere ricambiato. 
Attorno ad essi gravitano Mr. Astley, un ricco inglese, onesto e timido, anch'egli innamorato di Polina, e il marchese francese des Grieux, subdolo personaggio amato da Polina. 
Aleksej, pur di suscitare interesse in Polina, soddisfa un capriccio di quest'ultima e si prende burla di un barone tedesco. Inoltre, egli si trova a dover giocare e vincere soldi per Polina, che necessita di denaro perché la famiglia è al limite della rovina a causa delle manipolazioni del marchese des Grieux, il quale ha portato il generale a ipotecare una grossa parte del patrimonio familiare. L'unica via di salvezza consisterebbe nella morte della nonna, Antonida Vasil'evna, di cui sarebbero gli eredi. Tutti attendono con ansia l'arrivo dalla Russia della notizia del decesso della nonna, in modo tale che il generale possa sposare mademoiselle Blanche. E invece la nonna piomba a Roulettenburg, lasciando tutti di stucco, e facendosi accompagnare solo da Aleksej, comincia a darsi al gioco della roulette. Inizialmente la fortuna è con lei, ma poi questa gira e la nonna, in preda al demone del gioco, perde la maggior parte dei suoi averi, con grande disperazione dei suoi familiari. A questo punto, venuto meno il patrimonio del generale, mademoiselle Blanche perde interesse per lui e il marchese des Grieux fugge, lasciando sola e senza soldi la sfortunata Polina. 
Aleksej decide di scommettere per aiutare economicamente Polina, e una sera in particolare comincia a vincere senza sosta; rientrando in albergo, si trova Polina in camera. Quando le racconta delle vincite al casinò, lei va fuori di testa, lo crede vizioso e, in preda alla follia, fugge da Mr. Astley. 
Aleksej viene convinto da M.lle Blanche a recarsi a Parigi dove praticamente lei vive da mantenuta sperperando i soldi di lui. Lì, i due vengono raggiunti dal generale, che finalmente riesce a sposare la sua amata. Aleksej allora riprende il suo viaggio attraverso i casinò, costretto addirittura a fare il domestico e il lacchè per mantenersi. Un giorno incontra Mr. Astley che gli spiega le ragioni di Polina: egli infatti rivela ad Aleksej che la ragazza in realtà era sempre stata innamorata di lui e, in segno della vecchia amicizia, gli lascia del denaro, lasciando decidere a lui se usarlo per raggiungere Polina in Svizzera o per giocare alla roulette. Aleksej decide di proseguire per la sua strada, rimandando al futuro la sua definitiva redenzione.

Libro interessante, non facile. Rende bene l'idea di quale demone sia il gioco d'azzardo, la foga di vincere sempre di più, non accontentandosi delle cifre vinte, finendo a rovinarsi nella speranza di riaversi. Interessante il mix di personaggi, che ovviamente sono amici del generale solo finchè gli fa comodo e si allontanano quando cade in disgrazia.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 18 luglio 2021

Piccoli suicidi tra amici - Arto Paasilinna


Titolo originale: Hurmaava joukkoitsemurha (1990)  
Titolo inglese: A charming mass suicide

Ci sono momenti in cui i ripetuti insuccessi, un matrimonio a rotoli, lo stress, la solitudine sembrano davvero troppo per conservare la voglia di vivere: non è meglio farla finita e andarsene da questo mondo che pare sempre meno «un luogo adatto all’uomo»? Seduto sui gradini di casa con una bottiglia di birra in mano, il direttore Onni Rellonen, imprenditore fallito, decide di dire basta a «quel suo vivacchiare privo di senso». Ma cosa succede se il fienile scelto per «il botto finale» è già occupato da un colonnello a riposo risoluto a mettere fine ai suoi giorni? Non ci saranno anche molti altri nelle stesse condizioni, con cui varrebbe la pena di spartire timori, rischi e spese, per un dignitoso suicidio collettivo? E così, caricati sulla Saetta della Morte, lussuoso pullman dotato dei più desiderabili comfort, trentatré selezionati aspiranti suicidi partono per un viaggio che li porterà da un capo all’altro dell’Europa alla ricerca del migliore strapiombo da cui lanciarsi nel vuoto. Sotto il comando del colonnello Kemppainen, frustrato da un’epoca «così profondamente pacifica», con l’assistenza di Rellonen e della fidata vicepreside Helena Puusaari, conturbante trentacinquenne dai capelli rossi con l’hobby di struggenti passeggiate nei cimiteri, la Libera Associazione Morituri Anonimi raccoglie i più disparati e folli personaggi, decisi, come il Vatanen dell’Anno della Lepre, a tagliare tutti i legami di un’esistenza che li ha delusi e maltrattati, per la libera avventura di un fatale Grand Tour, che diventerà presto il più gioioso manifesto della voglia di vivere. Dalle falesie di Capo Nord ai burroni del Furka, fino all’estrema punta dell’Algarve, tra spericolate avventure, amicizie, solidarietà e nuovi amori, la banda degli apprendisti suicidi sarà immancabilmente raggiunta dall’irriducibile nemico da cui ha tentato di fuggire: la vita. Perché «si può scherzare con la morte, ma con la vita no. Evviva!» Parola di Paasilinna. (iperborea.com)

"Il viaggio più folle della mia vita"
"Perchè siamo ancora vivi, o perchè non siamo ancora riusciti a morire?"

Un imprenditore fallito e un colonnello rimasto vedovo decidono di suicidarsi nello stesso posto. Ma poichè il suicidio è una cosa privata, decidono di rimandare il loro intento, anzi il colonnello va a vivere con l'imprenditore e si scambiano confidenze, arrivando a pensare che altre persone potrebbero sentirsi meglio come in una sorta di terapia. Mettono un annuncio su un giornale a cui rispondono oltre seicento aspiranti suicidi e da soli non riescono a leggere tutte le risposte; allora trovano, tra gli aspiranti suicidi stessi, una vicepreside che li aiuta nell'organizzare il lavoro. Decidono quindi di fare un convegno per aspiranti suicidi, a cui partecipano oltre trecento persone, e dopo il convegno viene deciso di organizzare un pullman per fare un suicidio collettivo. Inizieranno a girare per la Finlandia, raccogliendo altri aspiranti suicidi. Ma nel momento clou qualcosa non andrà come programmato, perchè comunque le loro tristi vite, viste da una prospettiva diversa, in un ambiente diverso dal loro paese, acquistano decisamente un altro interesse e motivi per andare avanti o ripartire da zero.
Il suicidio in Finlandia è un problema molto sentito. Paasilinna lo affronta con molta ironia, lui stesso dice che con la morte si può scherzare, ma con la vita no.
L'idea del libro è molto carina, anche se non suggerirei la lettura a chi soffre di questi pensieri, perchè un sottofondo triste è decisamente presente. Il libro si legge bene ma ha alcune parti che diventano un po' noiose perchè ci sono davvero tanti personaggi e di moltissimi viene fatta una descrizione del perchè è arrivato a quella decisione. A parte alcuni che riusciranno comunque a portare a termine il loro proposito, il grosso del gruppo, dopo tanto peregrinare, si rende conto di non essere solo, che parlare con altri aiuta tantissimo l'autostima e che cambiare ambiente può aiutare a cominciare una nuova vita decisamente più felice.
Non mi ha emozionato come "l'anno della lepre". Carino comunque, ovvio ma non banale il messaggio finale del libro.
Mio voto: 7 / 10

giovedì 15 luglio 2021

Il tuo nome è una promessa - Anilda Ibrahimi


Titolo originale: Il tuo nome è una promessa (2017)

Una foto con due bambine dalle lunghe trecce, dietro il mare. È quello che resta a Abigail della sua famiglia. La Storia l'ha divisa da sua sorella Esther, e l'Albania che l'ha accolta generosamente quand'era in fuga dalla Germania nazista è diventata poi la sua prigione. Mezzo secolo dopo, a Tirana arriva Rebecca. Fugge da un matrimonio in crisi, ma forse vuole ricomporre il suo album di famiglia ricostruendo la storia che sua madre Esther non le ha mai davvero raccontato. Nella vita di Rebecca la fuga a un certo punto è l'unica trama possibile. Il suo matrimonio con Thomas probabilmente è arrivato al capolinea, meglio non assistere alla consunzione dell'amore. Per questo accetta l'incarico dell'organizzazione internazionale per cui lavora: destinazione Tirana. Non è mai stata in Albania, ma di quel paese sa molte cose. Sa per esempio che l'ospite è sacro e che la parola data viene presa seriamente. Quello infatti è il paese che ha dato ospitalità a sua madre Esther in fuga dalla Berlino nazista, il paese che le ha salvato la vita. Ma proprio nell'Albania di re Zog, che accoglieva gli ebrei durante la Seconda guerra mondiale, Esther ha perso sua sorella Abigail - catturata dai nazisti e deportata a Dachau. E quello strappo mai ricucito è ancora troppo doloroso per essere raccontato. Ad accoglierla a Tirana, Rebecca trova un ragazzo dalla voce rauca ma che con le parole sa fare vertiginosi ricami: Andi sarà il suo assistente, e forse qualcosa di più. Rebecca farà così i conti col passato della sua famiglia ma anche con Thomas, che la raggiungerà per provare a dare un nuovo corso alla loro storia. Sarà proprio lui, fotografo di fama, a riannodare i fili di quelle vite spezzate ricostruendo in un documentario le vicende degli ebrei salvati da re Zog, e delle due sorelle Esther e Abigail. (ibs.com)

Bella l'idea ma un po' confusa la realizzazione. Esther e Abigail sono state separate dai nazisti. Abigail è sopravvissuta a Dachau, ma la vita che si troverà a vivere in Albania non sarà proprio ciò che chiama vita, infatti si sposa con un uomo (tipico maschilista) irascibile, col vizio di bere e di alzare facilmente le mani su lei e vessare i figli. Per tutta la vita Abigail si chiede cosa ne è stato di sua sorella maggiore Esther.
Il libro si snoda su due storie. Una è la storia delle due sorelle e della loro famiglia, dei vicini di casa che le hanno ospitate ed aiutate. L'altra è quella di Rebecca, figlia di Esther, che per lavoro si trasferisce a Tirana. La storia delle due sorelle è decisamente quella dominante. Ad un certo punto, quando i soldati tedeschi sostituiscono quelli italiani e capiscono che Esther non è figlia della famiglia che la sta ospitando, di lei non sappiamo più nulla. La storia fa un salto temporale fino ai diciotto anni di Abigail, che diventa quindi il personaggio principale del seguito, mentre ogni tanto viene dedicata qualche pagina a Rebecca. In effetti, la storia di Rebecca non ha molto da dire. Sarà suo marito Thomas, fotografo, che riesce a ricostruire la storia di Abigail ed Esther, montando un film, alla fine del quale c'è un piccolo colpo di scena che ricuce un po' la storia.
Dicevo, l'idea è interessante, anche nuova rispetto ad altri libri, ma i salti tra Abigail e Rebecca non sono proprio fluidi e anche nel finale ci ho messo un po' per capire che è Thomas che ha realizzato il film (tra l'altro non si capisce come abbia fatto, perchè stava facendo fatica a trovare le liste di questi ebrei arrivati in Albania... e poi toh il film era pronto). Mi è piaciuto molto il senso di accoglienza delle famiglie albanesi, per le quali l'ospite è sacro, indipendentemente dalle sue idee religiose.
Mio voto: 7 / 10

mercoledì 14 luglio 2021

Monte Carlo - Peter Terrin



Titolo originario: Monte Carlo (2014)

Maggio 1968, il sole brucia sul circuito di Monte Carlo, dove sta per iniziare l’atteso Grand Prix. Il principe di Monaco, il jet set e la stampa mondiale aspettano l’arrivo di Deedee, la divina stella del cinema francese, sogno proibito di ogni uomo e anche di un giovane e timido meccanico della Lotus: Jack Preston. Ma proprio quando l’attrice fa la sua entrata in pista, un’auto esplode e Jack, travolto dalle fiamme, le fa scudo con il corpo. Lei ne esce illesa, lui gravemente ustionato. Rispedito nel suo piccolo villaggio inglese, stroncata la carriera cui aveva dedicato la vita, Jack attende fiducioso che la donna più desiderata della terra riconosca il suo atto eroico, gli renda l’onore che si merita e gli dichiari il proprio amore, chiamandolo a sé nell’olimpo delle star. Eppure i giorni passano e le cicatrici restano senza che Deedee lo degni di un cenno, mentre la speranza sprofonda sempre più in una cieca ossessione. Con una scrittura essenziale e di una precisione chirurgica, che procede per incalzanti quadri di poesia e humour nero, Peter Terrin si cala negli anni della dolce vita per comporre una parabola densa di suggestioni etiche, sociali, esistenziali. Goffo incompreso, folle fanatico, o giovane incapace di capire che al mondo non importa di lui, Jack Preston non si rassegna all’indifferenza. Vittima dello scarto incolmabile tra noi e gli altri, o di quell’ansia di celebrità che proprio nel ’68 teorizzò Andy Warhol, si rifiuta di cedere alla delusione. Come un uomo di fede che continua a cercare un segno da un imperscrutabile empireo, un antieroe in lotta con l’assurdità della vita, o un moderno Don Chisciotte in un’epoca che offre tanti sogni quanti amari risvegli. (iperborea.com)

Jack Preston, un meccanico della Lotus, fa scudo col suo corpo alla diva del momento. Da lei si aspetta solo un ringraziamento per quello che ha fatto, visto che lei ne è uscita illesa dall'incendio mentre lui è deturpato dalle ustioni. 

"Ogni notte il fuoco imperversava nei sogni di Jack Preston. Se aveva fortuna, al mattino non ricordava più l'incubo e conservava per l'intera giornata l'illusione di essersene liberato" 

Ma non succede niente, per lei la vita continua, con un nuovo film, interviste, tutto come se niente fosse successo. Anzi, il merito del salvataggio viene dato alla guardia del corpo che in realtà è intervenuta solo successivamente. Jack non se ne capacita, aspetta per mesi solo un segno, ma la vita invece gli riserva anche la batosta del licenziamento e la derisione da parte dei compaesani.
Forse le cose sarebbero andate diversamente se il rullino di foto fatte da una donna durante il Gran Premio fosse stato sviluppato, ma lei è morta e il marito non ci ha nemmeno pensato. Comunque le cose non sono andate così. Le illusioni, i sogni di gloria di Jack vanno in frantumi. Arriva anche a sognare di sabotare la macchina di Deedee e guardacaso c'è una specie di contrappasso perchè lei muore cadendo da un burrone mentre guida ad alta velocità la sua macchina e muore arsa viva.

"Dopo tutto quel tempo, Dio gli aveva dato ragione. Lo aveva ascoltato. 
Ma non aveva premiato lui per il sacrificio di Monte Carlo; aveva punito Deedee per la sua negligenza"

Tutto sommato, Jack reagisce al dolore ricordandosi che esistono ancora i suoi campi di grano, sua moglie, e un ragazzo/bambino di nome Ronny che vaga di casa in casa chiedendo un po' di affetto. E che basta una nuvola di carburante che prende fuoco, e tutti i desideri di vanità, di grandezza, prendono fuoco.

I libri Iperborea hanno sempre quel formato strano per cui sono decisamente più corti di quello che sembra. Questo libro l'ho letto molto velocemente. Il sottofondo è triste, il rammarico di Jack di non avere ciò che gli spetta permea tutti i suoi giorni successivi all'incidente. E tuttavia, quando anche Deedee, bella, giovane, famosissima, sparisce in un attimo, Jack capisce che la fama è un mostro che ti può proiettare in alto ma senza alcuna garanzia di stabilità.
Libro interessante.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

martedì 13 luglio 2021

Nero Wolfe fa la spia - Rex Stout


Titolo originale: The black mountain (1954)

Pubblicato per la prima volta nel 1954, nel romanzo di Rex Stout assistiamo a un evento insolito: Nero Wolfe esce di casa. Un fatto già di per sé memorabile; per di più l'investigatore non si limita a fare una passeggiata per la sua Manhattan, ma attraversa l'oceano e torna in Europa, nel Montenegro, sua terra d'origine. E qui, accompagnato dal fido Archie Goodwin, invece di dedicarsi ai suoi hobby prediletti (il giardinaggio e la cucina) scala montagne e arranca su e giù per i boschi, senza neanche il conforto delle sue orchidee e dei manicaretti del fidato Fritz. Quale straordinario fatto può averlo spinto a trascorrere una settimana così faticosa? Ovviamente c'è di mezzo un delitto, e la vittima è proprio il miglior amico di Nero... (ibs.it)

Non avevo mai letto niente su Nero Wolfe e stavo cercando un libro ambientato in Montenegro per la "European challenge"... Conoscevo l'investigatore solo per fama, in effetti. Questa è la diciassettesima avventura della serie.
Nero Wolfe non esce mai dal suo studio, manda in giro i suoi uomini, in particolare Archie Goodwin. Ma quando viene ucciso il suo migliore amico (amici fin da quando erano bambini in Montenegro), allora Wolfe decide che sia il caso di muoversi lui stesso e, portandosi comunque dietro il povero Goodwin che non capisce una parola nè di italiano nè di serbo-croato, fanno tappa in puglia e poi proseguono il viaggio verso il Montenegro, dove la situazione politica non è proprio facile. Oltretutto, anche la figlia di Wolfe, che ha deciso di indagare per conto suo, viene trovata morta. 
La trama era interessante, sfruttava l'idea dell'intrigo internazionale perchè Marko aveva a che fare con una società segreta montenegrina. Però ho fatto un po' fatica a capire chi stava da che parte e chi dall'altra. Oltretutto, Wolfe e Goodwin brancolano un po' nel buio e la soluzione del caso arriva semplicemente origliando una conversazione per caso. Mi aspettavo qualcosa di più.
Mio voto: 6 / 10