venerdì 6 febbraio 2026

Miss Bee e il cadavere in biblioteca - Alessia Gazzola


Titolo originale: Miss Bee e il cadavere in biblioteca (2024)

Londra, anni Venti del Novecento. Beatrice Bernabò, detta Miss Bee, è una ventenne italiana che vive nella capitale inglese da qualche anno. Insieme alle sorelle, Beatrice si è trasferita al seguito del padre Leonida, docente di italianistica all’Università. Il mandato del padre gode della protezione dell’ambasciatore italiano in UK, che non può che essere fascista.
Invitata a cena dalla nobile dirimpettaia, Mrs Ashbury – vedova e madre di un unico e affascinante figlio, il conturbante Christopher detto Kit – Beatrice si trova suo malgrado in mezzo a un giallo che è al contempo un triangolo se non è colpevole l’uno, lo è l’altro. Ma lei di chi è innamorata, dell’uno o dell’altro?
Ambientata nel mondo patinato e decadente dell’aristocrazia britannica al risveglio dall’incubo della Prima Guerra Mondiale, tra seducenti visconti e detective che sognano di tagliar loro la testa come nella rivoluzione francese, questa avventura di Miss Bee è una frizzante e incantevole combinazione di suggestioni – da Agatha Christie a Downton Abbey, dai romanzi di Frances Hodgson Burnett fino a Bridgerton – cui si aggiunge l’inconfondibile unicità del tocco di Alessia Gazzola. (goodreads)

Ammetto che questo è il primo libro che leggo della Gazzola. Sono anni che vorrei leggere le sue serie precedenti, ma questo titolo nuovo mi ha molto incuriosita.
La vicenda è carina. La protagonista è una ragazza che dà diversi grattacapi al padre (vedovo) e che si trova invischiata in un mistero che la affascina parecchio. Forse il romanzo si perde un po' nelle storie personali della ragazza, più che sulla parte di investigazione, diciamo che sembra molto più rosa che giallo, ma la vicenda scorre bene, è leggera, è abbastanza lineare. Ad un certo punto avevo capito qual era l'indizio clou. Sono abbastanza convinta che nei prossimi libri terrà banco il dubbio amoroso che lei ha tra Julian e Archer (anzi, io punto su Archer).
Non è un capolavoro del giallo, è un libro gradevole che si legge bene e con leggerezza.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

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Serie Miss Bee al 06/02/2026:
#1 Miss Bee e il cadavere in biblioteca
#2 Miss Bee e il principe d'inverno
#3 Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata
#4 Miss Bee e il giardino avvelenato

Fuori i libri! Gennaio 2026

Comincio l'anno con un libro (cortissimo) che avevo comprato quando è uscito, poi l'ho lasciato come coccola di Natale, iniziato ma finito ad inizio gennaio: Elephi. Un gatto molto intelligente di Jean Stafford. Carino. Libro per bambini.
Il libro per il gruppo di lettura della biblioteca è di Murakami, "A sud del confine, a ovest del sole", una potentissima storia su un amore mancato, un amore impossibile, una vita che poteva essere e non è stata. Molto toccante.
"La voce", un giallo di Indridason ci sta sempre bene. Questo, finora, direi che è quello più bello (ed anche più triste) della serie
In vicinanza della giornata della memoria, mi sono fatta attirare da un libro intitolato "Miracolo ad Auschwitz". Pensavo fosse un romanzo e invece è un saggio di stile giornalistico. Non il mio genere purtroppo.
Ho recuperato un libro di quelli che avrei dovuto leggere col gruppo di lettura della libreria, "La zona d'interesse" di Martin Amis, che al gruppo è piaciuto molto. Io ammetto di aver fatto molta fatica invece, non per l'argomento ma per lo stile narrativo. Ho visto anche il film che è stato, liberamente, tratto da questo libro, e si discosta molto dal libro in effetti..
Ultimo libro del mese, quello del gruppo di lettura della biblioteca, "Nel mare ci sono i coccodrilli" di Fabio Geda. Carino.
 







Nel mare ci sono i coccodrilli - Fabio Geda


Titolo originale: Nel mare ci sono i coccodrilli (2010) 
Titolo inglese: In the Sea There are Crocodiles 

Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore ha inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l'incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia. Un'odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l'ironia, né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso. Enaiatollah alla fine ha trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età. Questa è la sua storia. (goodreads)

Ho letto questo libro per il gruppo di lettura della biblioteca.
Il libro è decisamente scorrevole, l'ho letto in due giorni. E' scritto in modo molto semplice, senza dilungarsi troppo, e questo lo rende adatto anche a farlo leggere a dei ragazzini (infatti lo ha letto a scuola mio nipote di 13 anni).
Mi ha ovviamente commosso il finale.
Mi è venuto da paragonarlo, per la tematica, a "non dirmi che hai paura" di Catozzella, letto anni fa, sempre col gruppo. Ricordo che quel libro mi era piaciuto moltissimo nella prima parte ma decisamente meno nella seconda.
Tornando a "Nel mare ci sono i coccodrilli". Ho avuto la netta sensazione che Enaiat abbia davvero avuto molta fortuna a trovare sempre le persone giuste che lo hanno aiutato. Ho pensato che probabilmente l'autore ha preferito concentrarsi principalmente sulla parte positiva dell'esperienza, lasciando in secondo piano il dramma che sicuramente ha vissuto. Non intendo dire che non si sente la tristezza di ciò che è successo al ragazzo o le difficoltà che ha dovuto affrontare. Ci sono scene molto potenti, come quella di quando trovano i cadaveri seduti nella neve e lui decide di rubare le scarpe ad uno di loro perchè le sue ormai sono rovinate. O la scena di quando sono stipati nel doppio fondo del camion. Dico solo che, probabilmente, l'autore ha voluto concentrarsi sulla parte positiva dell'esperienza, senza scendere nei dettagli più tristi, e questo sicuramente lo rende adatto a tutti, anche ai bambini.
Interessanti le spiegazioni relative alla religione, alle diverse etnie e all'odio che esiste tra esse.
Mio voto: 7 / 10

mercoledì 4 febbraio 2026

La zona d'interesse - Martin Amis


Titolo originale: The zone of interest (2014)

Al Kat Zet, la zona d'interesse, la vita scorre placidamente: madri che passeggiano con le figliolette, ricchi pasti serviti alla mensa ufficiali, tediosa burocrazia negli uffici, caldi incontri nelle alcove. Tutto intorno un'altra vita - se questa è vita - freme e spira, a centinaia, a migliaia, giù per le fosse, su per i camini. Ma qui, lungo il viale alberato della zona d'interesse, comprendente terreni, officine e centro residenziale delle SS, due amici d'infanzia - Golo Thomsen, ufficiale di collegamento fra l'industria bellica e il Reich, nonché nipote del gerarca Martin Bormann, e Boris Eltz, capitano valoroso e senza scrupoli - possono fantasticare sulle morbide forme della procace Hannah Doll, moglie dello spietato Kommandant del campo, come in un qualunque caffè del centro. Qui si può ridere del tatuaggio sul braccio delle Haftlinge- «il tuo numero di telefono?» - e affogare il grattacapo di una partita di 150 unità femminili troppo deperibili in una dose extra di buon brandy. Il grottesco per parlare dell'orrore. Amis affida quella dimensione al piú allucinante e macchiettistico dei suoi molti antieroi, Paul Doll, che con i suoi tic, le sue ansie e le sue lascivie, con il suo straniante pastiche linguistico, incarna tutto l'assurdo del regime. «E io, in modo vago e confuso, mi chiedevo se la storia del Nazionalsocialismo si sarebbe mai potuta svolgere in una qualunque altra lingua...», osserva Golo. Della tragedia che da quel regime promana è invece interprete Szmul, capo dei Sonderkommando, «gli uomini più tristi del Lager». Szmul il corvo del crematorio, Szmul che traffica in cadaveri, ma, nel momento estremo della scelta, sono i suoi occhi morti ad accendere della luce della coscienza la vita che gli sopravvivrà. E resta spazio, nel catalogo delle esperienze umane travolte dall'orrore, per l'investigazione dell'amore in tempo di strage, attraverso il racconto dei turbamenti passional-sentimentali dell'arianissimo Golo, terza voce narrante del romanzo. Ma può nascere qualcosa di buono sullo sfondo dei camini? Martin Amis torna a cimentarsi con la ferita mai rimarginata dell'Olocausto, e lo fa con la più dirompente delle espressioni umane: una caustica risata. (goodreads)

Ho recuperato questo libro che avrei dovuto leggere col gruppo di lettura della libreria. 
Per me è stata una lettura difficoltosa, non per l'argomento ma per lo stile narrativo. Il libro si capisce che è ambientato ad Auschwitz, anche se viene chiamato Kat Zet, ma di quello che accade al campo sappiamo "solo" quello che ci dicono i narratori.
Il libro è chiaramente satirico, o anzi grottesco, prende in giro alcuni dei personaggi e delle idee nazionalsocialiste, attraverso le visioni di tre personaggi: Angelus Golo Thomsen, donnaiolo nipote del segretario di Hitler, Paul Doll, il capo del campo, beone e odiato dalla moglie e Szmul, un ebreo a capo del Sonderkommando, cioè gli ebrei che ripuliscono i cadaveri della camera a gas. Thomsen poi si invaghisce della moglie di Doll, Hannah, e fa di tutto per avvicinarla, mentre lei coglie l'occasione per farlo investigare e scoprire cosa è successo all'uomo con cui stava prima di sposarsi.
Ci sono molti termini tedeschi che sicuramente danno l'idea della durezza della lingua, ma, se alcuni erano indovinabili, quando mi sono trovata davanti righe di frasi in tedesco ho dovuto semplicemente passare oltre senza capire. Quello che mi è parso è che l'autore (il cui tedesco pare maccheronico) prenda proprio in giro la lingua tedesca (ad un certo punto Golo si chiede se "la storia del nazionalsocialismo si sarebbe mai potuta svolgere in una qualunque altra lingua...")
Ho fatto fatica a seguire alcuni discorsi, soprattutto nei dialoghi quando vengono usati soprannomi, nomignoli e simili, dopo un po' non capivo di chi si stava parlando. 
La storia d'amore di Thomsen per Hannah sembra fuori luogo in un posto simile dove, oltre il muro di cinta, si sentono odori e urla del campo di concentramento. Lei stessa, finita la guerra, dirà a Golo "immagini quanto sarebbe orribile se da quel posto nascesse qualcosa di buono".
Sicuramente è interessante l'esperimento di voler rappresentare, grottescamente, quanto al male ci si può assuefare, quanto può diventare una cosa "normale" che si svolge al di là di un muro che crea un confine con quella che è la vita di una famiglia che non si fa troppe domande e va avanti. Non ricordo chi, ad un certo punto dice che tutti devono essersi accorti di cosa succede al Kat Zet, non fosse altro per l'odore che impesta tutta la città. Alcuni di questi comandanti tedeschi, poi, ad un certo punto si chiedono che senso abbia proseguire in quello che stanno facendo. Raccapricciante.
Mio voto: 7 / 10

giovedì 22 gennaio 2026

Miracolo ad Auschwitz - Michael Calvin + Naftali Schiff


Titolo originale: Miracle (2026)

All’alba del 10 ottobre 1944, settecento ragazzi fra i tredici e i diciassette anni vengono condotti fuori dal Blocco 11 di Auschwitz. La notte precedente, dopo una visita del dottor Josef Mengele, una sola parola è stata impressa sui documenti che li gestorben, in tedesco “morto”. Quel mattino, venticinque guardie delle SS armate di baionette li portano al crematorio 5, li spogliano e li ammassano in una camera a gas. Quasi tutti vanno incontro al loro tragico destino. Ma cinquantuno tra loro vengono miracolosamente strappati alla macchina della morte nazista. Un caso nessun altro prima era mai sopravvissuto alle camere a gas, nessun altro dopo ci sarebbe mai riuscito. Grazie alle testimonianze dirette – e inedite – di sei di loro, Michael Calvin e Naftali Schiff raccontano la storia vera e incredibile di quei ragazzi, a cui il destino diede una seconda possibilità di vita. Un tributo indelebile alla speranza e alla fratellanza nel momento più terribile della storia umana. (goodreads)

Ci sono libri che sembrano chiamarti. Non mi capita spesso, ma con questo è successo così. Ho ascoltato il libro che mi chiamava e l'ho comprato appena uscito. Siamo vicini alla giornata della memoria e tornava giusto giusto. In realtà mi aspettavo che fosse un romanzo, anche se probabilmente il fatto che fosse scritto a due mani avrebbe dovuto già darmi un indizio. Questo non è un romanzo, è proprio un saggio con uno stile molto giornalistico dove vengono descritti fatti ed emozioni di alcuni ebrei ungheresi deportati ad Auschwitz. Non conoscevo la vicenda che sta alla base del testo, il salvataggio di 51 ragazzi già pronti per essere mandati al crematorio, e comunque, prima di arrivarci c'è una buona metà di libro che racconta della storia dell'Ungheria, delle condizioni degli ebrei prima e dopo l'arrivo dei tedeschi, delle condizioni di vita nel campo di sterminio.
Non sapevo che i tedeschi sceglievano con cura le date in cui fare le stragi più efferate, in modo da sovrapporsi alle festività religiose (capodanno ebraico, Yom Kippur, Pasqua, ecc).
Tra i tanti personaggi citati c'è anche Arpad Weisz, calciatore che ha giocate anche nelle file del mio Bologna, al quale è stata intitolata una lapide sotto la Torre Maratona allo stadio.
Ammetto che non era il genere di libro che mi aspettavo. E' sicuramente interessante dal punto di vista storico, ma personalmente lo stile così giornalistico è impegnativo. Oltretutto, passa da una persona all'altra e ad un certo punto ho evitato di continuare a chiedermi chi fosse chi e ho semplicemente proceduto nella lettura. Riconosco l'importanza di un testo simile, frutto di grande documentazione. Adatto a chi ama lo stile del saggio.
Michael Calvin è un giornalista, Naftali Schiff è un rabbino che ha passato la vita ad insegnare la memoria dell'olocausto.  
Per l'argomento trattato, e il fatto che non amo questo genere di scrittura, preferisco non dargli voto.

La voce - Arnaldur Indridason


Titolo originale: Röddin (2002)
Titolo inglese: Voices

Il Natale è alle porte, fervono i preparativi, ma la festosa atmosfera di un lussuoso albergo di Reykjavík, viene turbata dal ritrovamento del corpo di un uomo ucciso a coltellate. Svolte le prime verifiche del caso, l'agente Erlendur e la sua squadra scoprono che si tratta di Guđlaugur Egilsson, portiere e tuttofare alle dipendenze dell'hotel, morto in circostanze a dir poco misteriose: l'uomo, infatti, indossava un costume da Babbo Natale e aveva i pantaloni calati... Scavando nel suo passato, Erlendur ricostruisce la vicenda di Gulli, ex bambino prodigio, talentuoso solista di un coro di voci bianche, acclamato dal grande pubblico internazionale, con la prospettiva di una brillante carriera nel mondo del bel canto. Ma evidentemente qualcosa è andato storto...
Costretto a confrontarsi con una serie di grotteschi personaggi che popolano l'albergo, e con il marcio nascosto dietro la sua facciata di irreprensibilità ed eleganza, Erlendur si trova alle prese con un’intricata matassa di indizi e storie parallele, difficili da districare. (goodreads)

"Il Natale è la festa di chi è felice"

Per meglio investigare sul caso, l'agente Erlendur si trasferisce direttamente a vivere in albergo, anche perchè non ha alcuna voglia di tornare a casa propria. Da qui comincia ad cercare notizie sulla vita di Guđlaugur, scoprendo che da bambino era stato una talentuosissima voce bianca finchè, durante un attesissimo concerto, la natura prende il sopravvento, la voce del bambino muta, diventa un gorgheggio. Sarà l'inizio di una tragedia familiare perchè il padre riponeva in lui tante speranze, mentre la sorella un po' invidiosa di tutte quelle attenzioni sul fratello sarà segretamente compiaciuta. Ma non sarà l'unico cambiamento nella vita del bambino...
Erlendur comincia a rintracciare tutte le persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con lui, i colleghi, ex compagni di scuola, ex professori. Nessun collega sembra conoscerlo più di tanto anche se abita in quel seminterrato da decenni, mentre la sorella e il padre hanno chiuso con lui da molti anni e non l'hanno più voluto rivedere. Ma nell'albergo ci sono altre figure che nascondono misteri dietro di sè. Guđlaugur doveva incontrare un collezionista di dischi interessato agli unici due che Guđlaugur ha registrato. Grazie poi ad un'amica della figlia, si scopre che in albergo c'è un giro di prostituzione.
Il rapporto tra Eva Lind ed Erlendur è sempre complicato. Dopo aver perso la bambina, lei continua a sentirsi in colpa e a dire che la sua vita è una merda; inoltre continua a rinfacciare al padre che lui ha abbandonato lei e suo fratello e non riesce a capire il perchè. Erlendur, dal canto suo, si ritrova ad affrontare dei ricordi personali che non ha mai metabolizzato, in particolare la morte del fratellino durante una tormenta di neve in cui si erano smarriti quando lui aveva 10 anni e suo fratello 8. Per un attimo aveva perso la mano del fratello e non è più riuscito a ritrovarlo. Erlendur si è salvato per un pelo, il fratello non è mai stato ritrovato nella brughiera. E' un episodio di sè che non ha mai raccontato a nessuno e incredibilmente si trova a raccontarlo a Valgeròur, un'analista che ha raccolto i campioni di saliva del personale dell'albergo, per la quale prova una forte attrazione.
A tutto ciò, in parallelo, si affianca il processo per un caso che ha seguito in particolar modo Elínborg, convintissima che il bambino sia stato malmenato dal padre, mentre il padre sostiene che sia stato picchiato dai compagni di scuola.

Come sempre, Indridason non ci parla solo del morto, ma ci conduce nella parte oscura dell'Islanda, là dove c'è la sofferenza. La prostituzione, lo stupro, la pedopornografia, la droga, l'invidia, l'omosessualità, la violenza domestica. Tanti sono i temi che si intrecciano in questo romanzo, eppure non si fa confusione. Oltre a questo, abbiamo la componente emotiva di Erlendur, che comincia ad affrontare i fantasmi del proprio passato, a riflettere sul perchè gli piace leggere storie di crimini (oltre che risolverle), al rapporto di amore-odio che lo lega alla figlia che sta provando a liberarsi dalla droga ma è sempre sul punto di ricaderci.
Forse uno dei libri più belli della serie, anche se molto triste per le vicende che stanno dietro ai vari personaggi.

Mio voto: 8 / 10

lunedì 19 gennaio 2026

A sud del confine, a ovest del sole - Haruki Murakami


Titolo originale: 国境の南、太陽の西 [Kokkyō no minami, taiyō no nishi] (1992)
Titolo inglese: South of the border, west of the sun

Fino ad allora Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai lì dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un'abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di più: a distinguerla non c'è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo.
Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un'altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi - è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l'esperienza - quando ormai la vita l'ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppía esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell'altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole. Una vita che forse, venticinque anni dopo, quando lei riappare dal nulla, diventerà realtà.
Torna in libreria, in una traduzione completamente rivista, uno dei romanzi più amati di Murakami Haruki: un'opera malinconica e romantica, una storia di raffinata delicatezza, in cui l'esplorazione dei più diafani movimenti dell'anima riesce a descrivere l'universale, umanissimo conflitto tra necessità e desiderio, destino e libertà. (goodreads)

Ho letto altri libri di Murakami, e mi aspettavo il suo stile onirico visionario. Questo, invece, è proprio un romanzo molto reale. Oltretutto, è un potentissimo romanzo d'amore e destino (beffardo), un "cosa sarebbe successo se avessimo fatto un'altra scelta". Una situazione che sto vivendo e quindi questo romanzo mi colpisce come un enorme pugno nello stomaco perchè c'è davvero tanto di me in esso.
Intanto il romanzo parte con una interessante descrizione della situazione sociale giapponese: la stranezza di essere figli unici, e in quanto tali ritenuti viziati o figli di genitori che non si vogliono particolarmente bene. Sia Hajime sia Shimamoto sono in questa condizione. Questo almeno finchè i due ragazzi vivono nel paese, perchè già a Tokyo, dove lui va a studiare, non è così strano invece essere figli unici. Interessante la consuetudine che quando c'è un bambino nuovo a scuola, il compagno che gli abita più vicino lo aiuta negli studi.
Hajime è un ragazzo che non la trova pari con la vita, non capisce qual è il suo posto nel mondo, finchè da adulto e già sposato, apre un locale (che poi diventeranno due) in cui viene suonata musica jazz. E' qui che ricompare Shimamoto, in una serata di pioggia. Anni prima, lui aveva inseguito una donna dal cappotto rosso che gli sembrava lei, l'aveva pedinata senza pensare di chiamarla per vedere se era davvero lei, ed era stato fermato da un uomo che gli aveva dato dei soldi per lasciarla andare. Soldi che aveva sempre tenuto in una busta chiusa in un cassetto chiuso.
Shimamoto è una donna affascinante, che da qualche anno si è anche operata alla gamba e non ha più la sua zoppia. Si ritrovano e ascoltano musica o parlano. Cosa c'è a sud del confine? (in realtà è una canzone che parla del Messico). E a ovest del sole? E salta fuori tutta l'assenza che è stata in quegli anni, un amore rimasto in sottofondo, mai espresso ma sempre un punto fermo. E come fare se Hajime adesso è sposato e ha due figlie? E' un tormento che lo porta a rivedere tutte le sue scelte, tutto quello che non è stato e che poteva essere. Un dolore terribile.
Mi ha solo lasciato un po' perplessa il finale e mi fa chiedere una cosa: Shimamoto è davvero ricomparsa o è stato un suo miraggio? Perchè per un attimo ho avuto questo dubbio, che lei fosse morta e che lui non l'avesse davvero rivista, se non nei suoi sogni, talmente potenti da farlo delirare.
Potentissimo libro sull'amore mancato.
Mio voto: 8 e mezzo / 10