giovedì 6 ottobre 2022

Premio Nobel per la Letteratura 2022 ad Annie Ernaux

L'Accademia di Svezia ha assegnato il Nobel alla scrittrice , 82 anni, "per il coraggio e l'acutezza clinica con cui ha svelato le radici, gli straniamenti ei vincoli collettivi della memoria personale".

La Ernaux è autrice di brevi romanzi autobiografici. La sua opera più nota in Italia, probabilmente è "Gli anni", in cui gli avvenimenti della vita della scrittrice sono contestualizzati nella storia della Francia.
Tra i suoi libri pubblicati in italiano ci sono anche "La donna gelata", dedicato agli squilibri tra moglie e marito in un matrimonio dell’epoca, "L’altra figlia", che parla della scoperta da parte di Ernaux dell’esistenza di una sorella morta prima della sua nascita e "L’evento", da cui è stato tratto il film omonimo, che parla dell’aborto clandestino di Ernaux in gioventù.
L’ultimo libro della scrittrice uscito in italiano è "Guarda le luci, amore mio", che raccoglie osservazioni avvenute in un ipermercato.

Annie Ernaux utilizza una scrittura scarna, essenziale, priva di orpelli e virtuosismi. Ciò che conta, per lei, è nominare nel modo giusto le cose e accompagnare il lettore, prendendolo per la mano, alla scoperta di sé stesso.



sabato 1 ottobre 2022

Fuori i libri! Settembre 2022

Il primo libro che ho letto è stato "La luna e i falò" di Cesare Pavese; si tratta del libro che avevo da leggere per il gruppo di lettura del mio paese. Non facile, soprattutto come scrittura.

Poi avevo cominciato a leggere "La vita segreta delle api" di Sue Monk Kidd, ma ho dovuto interromperlo perchè mi sono arrivati altri due saggi per il torneo: "Che hai fatto in tutti questi anni. Sergio Leone e l'avventura di c'era una volta in America" di Piero Negri Scaglione e "Italian psycho. La follia tra crimini, ideologia e politica" di Corrado De Rosa. Vi dirò che i titoli mi avevano fatto venire l'ansia, ma sono state due letture molto interessanti e ho avuto grande difficoltà a scegliere quale dei due portare avanti. Quello su Sergio Leone è molto scorrevole, però se uno non ha visto il film (e io lo feci, anni fa) credo che non abbia alcun senso perchè fa molti rimandi alle scene. Il libro sulla follia ha un linguaggio decisamente più complesso ed è solo parzialmente focalizzato su quello perchè poi si allarga nei dettagli dei crimini di cui parla. Alla fine ho deciso di premiare il libro su Sergio Leone, più per il fatto che è un argomento nuovo e originale. Però sono stati molto interessanti entrambi.

Ho ripreso "La vita segreta delle api" di Sue Monk Kidd. Delizioso. Bella storia, del ritmo, bello stile narrativo. Con esso ho completato la "while I was reading challenge"!

Per il gruppo di lettura dal vivo della libreria, ho letto "Che razza di libro!" di Jason Mott, vincitore del National Book Award per la narrativa del 2021. Poi abbiamo ospitato in libreria l'autore. Una persona deliziosa, simpaticissimo. Ovviamente mi sono fatta autografare il libro e la dedica mi ha veramente fatto piacere!

Per il gruppo online, sempre della libreria, ho letto la "Saga di Gosta Berling" di Selma Lagerlof, prima donna a vincere il nobel per la letteratura. Libro impegnativo, a tratti anche un po' noioso. Amo i libri sui cavalieri, ma questi hanno davvero fatto di tutto per essere poco simpatici...

Pensavo che ci sarebbe stata un'altra convocazione per il torneo letterario, intorno al 24 settembre, e invece non sono stata convocata. Vi dirò che non ne piango, ne avevo veramente le tasche piene di saggi...

L'ultimo libro che ho cominciato, per il gruppo di lettura del mio paese, è stato "Violeta" di Isabel Allende, ma visto che l'ho finito in ottobre lo linkerò il prossimo mese.

mercoledì 28 settembre 2022

La saga di Gösta Berling - Selma Lagerlöf


Titolo originale: Gösta Berlings saga (1891)

"Caro lettore, per il Natale del 1891 fu pubblicato a Stoccolma il romanzo di una sconosciuta di trentatré anni: si chiamava 'La saga di Gösta Berling' e la sconosciuta Selma Lagerlöf. Il giorno dopo era famosa. Nel 1909 riceverà il premio Nobel e Marguerite Yourcenar la definirà 'la più grande scrittrice dell'Ottocento'. Il libro è tuttora annoverato tra i capolavori della letteratura europea. Ma per me non è 'solo' questo: 'La saga di Gösta Berling' è il romanzo che per primo mi ha fatto conoscere la magia e il fascino del nord, il più emblematico dell'arte del raccontare e di tutto quello che amo nella narrativa scandinava, che mi ha spinto a diventare editore. Poema epico, raccolta di leggende, saga, racconta le vicende di una stravagante compagnia di bohémien, musicisti, giocatori e bevitori 'allegri, spensierati, eternamente giovani' su cui domina la figura di Gösta Berling, il seducente prete spretato, bello come un dio greco, che irradia avventura e gioia di vivere, ma destinato a suscitare amori fatali e sventure. Una storia di perdizione e redenzione che accetta il male come il bene, le più alte aspirazioni e gli impulsi autodistruttivi, un mondo illuminato dall'amore e immerso in una natura incantata. È un libro che 'brucia', dice ancora la Yourcenar, di un'immaginazione ardente, uno dei romanzi su cui costruiamo i 'castelli imperituri del sogno e della fantasia'". (libreriauniversitaria)

Premetto che non ho problemi nè coi miti nè con la letteratura nordica, anzi, ci sono libri che ho amato davvero molto. Su questo fatico un po' a dare un'opinione.
Intanto è un libro molto lungo, sono 542 pagine, anche se le edizioni iperborea hanno un formato particolare, è comunque molto lungo.
Ho apprezzato molto i paesaggi di questo libro, la natura impetuosa e dominante.
Ho fatto molta fatica col linguaggio, datato ma soprattutto pesante, pieno di descrizioni lunghissime e dettagli su storie e persone che non aggiungevano molto al tutto. Ogni capitolo è dedicato a qualcosa di diverso, variamente legato a ciò che viene prima.
Ma soprattutto, ho avuto difficoltà coi personaggi. A differenza di altre saghe, dove il cattivo è cattivo e il buono è buono, qui tutti sono l'uno e l'altro. Abituata all'idea romantica dei cavalieri ho fatto fatica ad apprezzare quelli che vengono qui descritti, praticamente dei gozzovigliatori nati, ingrati e poco integri. Le figure femminili, forse, sono quelle che hanno in mano la situazione, che sanno come venir fuori dalle situazioni complicate (o quantomeno ci provano).
Boh. Nel complesso il libro non mi è dispiaciuto ma ho fatto fatica a proseguire perchè ad un certo punto (intorno alla metà, sigh) ha cominciato ad annoiarmi e ho dovuto davvero sforzarmi di finirlo.
p.s. L'ultima edizione ha una copertina veramente brutta. 
Mio voto: 6 e mezzo / 10

La luna e i falò - Cesare Pavese


Titolo originale: La luna e i falò (1949)
Titolo in inglese: The moon and the bonfires

Pubblicato nell'aprile del 1950 e considerato il libro piú bello di Pavese, La luna e i falò è il suo ultimo romanzo. Il protagonista, Anguilla, all'indomani della Liberazione, torna al suo paese delle Langhe dopo molti anni trascorsi in America e, in compagnia dell'amico Nuto, ripercorre i luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza in un viaggio nel tempo, alla ricerca di antiche e sofferte radici. Storia semplice e lirica insieme, costruita come un continuo viavai tra il piano del passato e quello del presente, La luna e i falòrecupera i temi civili della guerra partigiana, la cospirazione antifascista, la lotta di Liberazione, e li lega a problematiche private – l'amicizia, la sensualità, la morte –, in un intreccio drammatico che conferma la totale inappartenenza dell'individuo rispetto al mondo e il suo triste destino di solitudine.(ibs)

Anguilla torna dall'America dopo la liberazione. Torna al suo paese, dove è stato adottato da neonato, da Padrino e Virgilia, che per questa adozione ricevevano una mesata di 5 lire.
Anguilla da ragazzino era stato mandato a vivere e lavorare alla Mora, un casale dove c'era benessere, abitato da don Matteo con le tre figlie.
Anguilla torna al paese e ritrova Nuto, un amico dei tempi della Mora, e con lui ripercorre i posti della sua giovinezza ricordando il passato. L'unico posto in cui sembra non voler tornare è proprio la Mora. Sa che fine hanno fatto le due figlie maggiori di don Matteo, e solo nel finale si scoprirà cosa è successo alla minore, Santa.
Anguilla prova un forte senso di smarrimento, sente che è importante avere un paese "anche solo per scappare via". Quelle terre in cui ha vissuto non gli appartengono. E, allo stesso tempo, pur avendo viaggiato, non trova una città in cui si sente a suo agio.
Nuto è sempre rimasto lì al paese, è falegname e clarinettista, sempre stato più scaltro e deciso di lui. Tuttavia non sa come dirgli cosa è successo a Santa, almeno fino alle pagine finali del libro.
La luna richiama chiaramente al ciclo delle stagioni. I falò venivano accesi nelle feste contadine e per i bambini erano momenti magici. Il fuoco poi ritorna più volte, anche nell'incendio del casale di Cinto (un ragazzino storpio a cui si affeziona Anguilla) e che rimane orfano. E poi ritorna nella morte di Santa, che è stata bruciata per non lasciare il suo corpo defunto alla mercè di chiunque, e di esso rimane il segno come fosse stato il letto di un falò.
Il libro è interessante. La scrittura non è proprio facile, è uno stile narrativo un po' impegnativo. Ho percepito in pieno lo spaesamento che prova Anguilla. Molto bello anche il personaggio di Nuto, più posato, che ha assistito a tutti i cambiamenti del paese. 
Questo libro mi è stato consigliato da una lettrice del gruppo di lettura in occasione del giochino che abbiamo fatto questa estate (ognuno suggeriva un libro ad un lettore estratto a sorte), professoressa in pensione, e anche lei l'ha descritto come il libro più bello di Pavese. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Che razza di libro! - Jason Mott


Titolo originale: Hell of a book (2021)

Uno scrittore americano ha appena pubblicato un libro di successo: durante il tour promozionale, fra interviste, avventure amorose e sbronze colossali, incontra un ragazzino dalla pelle nerissima che da quel momento in poi lo segue come un'ombra. A ogni tappa il Ragazzino racconta qualcosa di sé, affermando che i suoi genitori gli hanno insegnato a diventare invisibile, per proteggersi dalla brutalità del mondo. E in effetti, lo scrittore è l'unico in grado di vederlo, ma poiché è affetto da una strana malattia che gli impedisce di distinguere la realtà dal sogno è certo che si tratti di una semplice allucinazione. Ben presto, però, le sue visioni hanno il sopravvento, mettendolo di fronte a un passato che da sempre cerca di sfuggire, una verità che preme per liberarsi e ritrovare corpo e voce. Commovente e feroce, esilarante e tragico, "Che razza di libro!" è la storia di un bambino che vede nell'invisibilità una promessa di vita, e di un uomo che vorrebbe uscire dalla propria pelle, per nascondersi dalla violenza. Jason Mott mette a nudo discriminazione e pregiudizio, mostrandoci la possibilità di un mondo dove il colore non è più un confine. (libreriauniversitaria)

Libro molto particolare. Comincia in modo comico e prosegue mischiando realtà e allucinazioni, a volte senza farci effettivamente capire qual è l'una e quali sono le altre. Non posso dire di aver capito proprio tutto, ma il sottofondo sì. L'autore fa ampiamente capire che per i neri, è importante essere il più impossibile invisibili, perchè nel mondo verranno sempre presi in mezzo. Il Ragazzino, fin dalla scuola viene bullizzato sull'autobus, mentre lui vorrebbe solo andare a scuola ed essere invisibile. Questo è ciò che cercano di insegnargli i genitori, diventare invisibili, mentre è complicato dovergli fare "il discorso" per spiegargli che quando incontra i poliziotti deve comportarsi in un certo modo.
Lo scrittore è nero anche lui, ma per buona parte del libro questo dato non è fondamentale nè mi sono posta la questione. Poi, ad un certo punto, è lui che lo dice.
La storia affronta temi molto complessi in una maniera molto delicata e ironica. Nel finale, invece, ci sono pagine molto molto commoventi, quando lo scrittore capisce che lui è una voce per mezzo della quale far parlare tanti neri che non possono parlare. E il Ragazzino, che fa da filo conduttore dell'intero libro, non è un ragazzino in particolare, ma è una storia delle tante (troppe) di cui si sente parlare.
Un bel libro. Strano, perchè ha uno stile molto particolare. Nel finale mi sono commossa. Geniale fin dall'inizio perchè lo scrittore del libro porta in tour un libro che si intitola proprio "che razza di libro" (hell of a book, in originale) dove, effettivamente, la razza è il punto centrale del tema.
Ho letto questo libro per il gruppo di lettura della libreria, e ho avuto modo di incontrare Jason Mott di persona proprio a Granarolo. E' una persona deliziosa, di una simpatia immensa. Non capisco come mai ci sia l'assoluto segreto sulla sua data di nascita, non ne abbiamo trovato notizia nemmeno su internet. Ma va beh, era solo una curiosità.
Mio voto: 8 / 10 

domenica 25 settembre 2022

Addio a Hilary Mantel

23 settembre 2022
È morta a 70 anni la scrittrice britannica Hilary Mantel, una delle più conosciute al mondo. Aveva vinto due volte il Booker Prize, il maggior riconoscimento della letteratura britannica, e i suoi libri erano stati tradotti in una quarantina di lingue.

La sua scomparsa, resa nota dagli agenti e dalla casa editrice Harper Collins, è avvenuta "improvvisamente ma serenamente". In Italia i suoi libri sono pubblicati da Fazi. 

Nata a Glossop, nel Derbyshire, nel 1952, Hilary Mantel ha scritto 13 romanzi, fra i quali la fortunata trilogia sulla dinastia Tudor, composta da "Wolf Hall", "Anna Bolena, una questione di famiglia" e "Lo specchio e la luce". 

Attenta alla condizione femminile, nota per le sue posizioni controcorrente, criticate dagli storici accademici, un anno fa ha suggerito che la monarchia potrebbe affrontare "la fine del gioco" e potrebbe non "sopravvivere a William". 
Impegnata anche su temi politici e sociali, Mantel non si è sottratta negli anni a polemiche e controversie accese, incluso verso la famiglia reale, malgrado il cavalierato e il titolo di dame ricevuto e accettato dalla regina. Come quando prese di mira Kate, la moglie del principe William, come un modello artificiale; quando dichiarò dopo la Brexit di volersi trasferire in Irlanda (cosa poi non avvenuta); quando disse che fantasticava di scrivere la storia di un'immaginaria uccisione di Margaret Thatcher (non realizzata); o ancora quando venne accusata di propagare vecchi pregiudizi anti-cattolici nel Regno, pur essendo stata allevata lei stessa cattolica in una famiglia di origini in parte irlandesi.
(estratto da: ansa)



La vita segreta delle api - Sue Monk Kidd


Titolo originale: The Secret Life of Bees (2001)

South Carolina, 1964. Lily Owens, quattordici anni, cresce con il padre violento e l'amatissima governante nera, generosa ed estroversa. Quando, cercando di sapere qualcosa sulla madre, morta durante l'infanzia della protagonista, Lily fugge di casa, ad accompagnarla sarà proprio la governante che, insieme ad altre due straordinarie donne, inizierà la ragazza ai segreti dell'apicoltura. E in quel mondo di api e di miele, scandito dai ritmi della natura, Lily troverà finalmente una nuova e più serena realtà, rischiarata dall'affetto e dalla tolleranza. (goodreads)

"Le api arrivarono nell'estate del 1964, l'estate in cui compii quattordici anni e la mia vita prese a girare in un'orbita completamente nuova"

Delizioso libro sull'amicizia al femminile e l'aiuto reciproco. Lily scappa per trovare sua madre, non volendo accettare la realtà (cioè che è morta in un incidente domestico). Con sè porta la governante, facendola rocambolescamente uscire dal carcere in cui è finita perchè ha sputato del tabacco addosso al più grande razzista del paese. Finiscono in una casa abitata da tre sorelle apicoltrici che hanno i nomi dei mesi primaverili/estivi, che le accoglieranno senza chiedere nulla, ma capendo da subito chi è.
La storia è molto delicata, anche se tratta di razzismo, di violenze domestiche, esperienze religiose al limite del mistico. Poi c'è anche l'amore. E' un bel romanzo di formazione, secondo me può tranquillamente rientrare anche nella categoria young adult.

"Tutte queste madri. Ho più madri io che qualsiasi ragazza in circolazione. Sono le lune che brillano su di me."

Mi è piaciuto molto lo stile narrativo dell'autrice, scorrevole, lineare, con un bel ritmo. Bello il filo conduttore delle api.
Piaciuto molto.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

giovedì 15 settembre 2022

Italian psycho. La follia tra crimini, ideologia e politica - Corrado De Rosa


Titolo originale: Italian psycho. La follia tra crimini, ideologia e politica (2021)

Italian Psycho è il racconto dell'uso eversivo della malattia mentale e della diversità nella storia recente, e i suoi protagonisti sono accomunati dall'essere stati vittime o carnefici di questa strumentalizzazione. Un viaggio lungo la linea di confine che separa la follia dalla scelta consapevole di uccidere, rapire, programmare stragi, che divide quello che la società intende per pazzia da quello che, dal punto di vista della psichiatria, è la malattia mentale. È il racconto di come i progressi della scienza possano essere manipolati per deresponsabilizzare gli autori di reato, di quanto i comportamenti apparentemente incomprensibili siano archiviati come frutto di follia per una lettura di comodo e socialmente tranquillizzante. Corrado De Rosa segue i casi giudiziari più significativi - dalle teorie di Cesare Lombroso sugli anarchici alle accuse mosse a Pier Paolo Pasolini, dalle perizie effettuate sui brigatisti alla diagnosi in absentia su Aldo Moro, dal mostro del Circeo Angelo Izzo all'attentatore del Papa Ali Agca, passando per Bernardo Provenzano e il ballerino Pietro Valpreda - per riflettere sulle moderne acquisizioni della psicologia e della criminologia. Attraverso la rilettura di documentazione inedita indaga i rapporti controversi fra psichiatria, politica e potere mettendo a nudo, con le voci dei protagonisti, la coscienza sporca dell'Italia. (ibs)

"Ci sono pagine della storia italiana che sanno di teatro dell'assurdo e che si sono confrontate troppe volte con le ambiguità della psichiatria. Sciogliere la matassa in cui si aggrovigliano follia, impunità, violenza e altri luoghi comuni sulla psicopatologia potrà contribuire, almeno un po', a ridurre l'astigmatismo con cui vengono lette queste pagine e a restituire un tassello di dignità, un altro ancora dopo la chiusura dei manicomi e le battaglie contro il pregiudizio nei confronti dei pazienti, a chi soffre davvero di un disturbo mentale"

Il libro parla di come, molte volte, il concetto di "follia" è stato utilizzato per "giustificare" i comportamenti violenti. Attraverso il riferimento a fatti realmente accaduti, viene spiegato come molti processi siano stati manipolati attribuendo l'infermità mentale a criminali ben lucidi di mente. 
Molto interessante, abbastanza scorrevole. Raccapricciante nei fatti che racconta ma, effettivamente, è un discorso obiettivo su fatti che abbiamo visto accadere. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10