Titolo originale: Junischnee (2021)
Vienna, 1934. Sull'Austria si addensano minacciose le nubi del fascismo e del nazismo. Nella speranza di salvarli dalla catastrofe imminente, Eva, militante della resistenza e del "soccorso rosso", decide di mandare i figli poco più che bambini in Unione sovietica. Ma proprio nel Paese dell'utopia comunista i due fratelli Karl e Slavko passeranno dai giorni felici di una colonia estiva in Crimea a quelli dell"Orfanotrofio n. 6" di Mosca, e sperimenteranno i miraggi e i tradimenti della Storia. Nei vent'anni che seguono, l'esistenza dei due ragazzi sarà segnata non solo dall'impossibilità di tornare in Austria e dalla mancanza di contatti con la madre, ma anche e soprattutto dalle atrocità dei regimi nazista e staliniano, oltre che da una potente voglia di riscatto. Sarà poi l'inferno del gulag – luogo simbolo di annientamento e corruzione morale – a fare da improbabile sfondo all'amore tra Karl e Nina, futuri genitori dell'autrice. Con questo romanzo autobiografico, Ljuba Arnautović ci regala un'incredibile epopea famigliare, un'odissea che incrocia i destini e i drammi del Novecento, e ci accompagna con una scrittura lucida e altrettanto appassionante attraverso il complesso rapporto fra trauma e memoria, riportando alla luce esistenze e vicende sconosciute – o deliberatamente ignorate – consegnate all'oblio degli archivi o al silenzio delle case. (ibs)
Girando in libreria, sono stata attirata da questo libro. In seguito, poi, ho visto che era la scelta del gdl online della Keller e mi sono decisa a leggerlo.
Ho scoperto che, in realtà, questo è il secondo libro di una trilogia in cui l'autrice, attraverso la storia familiare, ricostruisce anche le vicende storiche che sono avvenute in Austria e in Unione Sovietica nel corso del '900. L'autrice, infatti, è figlia di Karl e Nina, due dei protagonisti principali della vicenda. Quello che trovo bizzarro è che il primo libro esiste solo in tedesco, mentre il terzo è in via di traduzione in italiano (mi chiedo perchè il primo no? forse perchè trattandosi della storia di Eva era troppo barbosamente politico? non lo so...)
Eva, militante politica del partito comunista in Austria, decide di "salvare" i figli dall'avanzata fascista, mandandoli in URSS. All'inizio la vita di questi bambini è davvero bella, vivono praticamente rinchiusi in una bolla dove hanno tutto, cibo, istruzione e quant'altro, ma sono completamente all'oscuro di quanto accade fuori dalle mura dell'orfanotrofio. Ma le cose sono destinate a cambiare, perchè l'Austria diventa parte del Reich e per i ragazzi è impossibile poter tornare a casa. Dopo la chiusura del "n°6", Karli viene trasferito all'orfanotrofio pubblico, dove l'aria che tira è decisamente diversa e l'ambiente molto rigido. Lui più volte cercherà di scappare per cercare suo fratello Slavko che è stato trasferito non sa dove. Per un po' Karli diventa un ragazzo di strada, poi riacciuffato, ad un certo punto finisce in un gulag, incriminato per aver svolto attività controrivoluzionaria in seguito ad un processo sommario. Karli, soprannominato Viktor, capisce ben presto come sopravvivere dentro al gulag e riesce addirittura a trovare l'amore con Nina, arrivata al gulag anche lei con una falsa accusa di furto in quanto al gulag occorre manovalanza femminile nelle cucine e nelle lavanderie. I due si sposeranno una volta fuori dal gulag, dapprima rimanendo a vivere in Russia, ma poi trasferendosi a Vienna con grande gioia di Karl e grande infelicità di Nina. Il loro sarà un rapporto burrascoso.
Karli gestisce in maniera molto libera ed egoista, in un certo periodo anche avendo per amante la ex fidanzata del fratello (che ha poi scoperto essere morto), trovando ogni modo per togliere le figlie alla ex moglie, poi risposandosi di nuovo (mi pare si sposi 4 volte in totale).
Allora, mi piace molto la scrittura così asciutta, frasi tendenzialmente brevi, capitoli brevi. Descrizioni ottenute come pennellate. Anche per quanto riguarda le vicende storiche, vengono descritte in modo molto rapido, e ammetto che per una capra come me in storia, alcune proprio non le conoscevo.
La neve di giugno, in pratica, sono i piumini dei pioppi che a giugno ricoprono qualunque cosa come la neve. Possiamo vederla anche come un concetto di contrapposizione (la neve è fredda, a giugno tendenzialmente è caldo).
C'è sicuramente una grossa focalizzazione sul comunismo, che sembrava portare benessere a tutti finchè qualcuno comincia a capire che qualcuno deve anche essere sacrificato per arrivare al bene comune. C'è la condizione di apolide di Karli, che è un po' senza patria non solo per quello che riguarda la geografia, ma anche se pensiamo a una sua vita un po' sbandata in generale. Sinceramente mi ha un po' deluso vedere il comportamento che ha tenuto nei confronti di Nina; sembrava un grande amore ma lui aveva una doppia vita e non ci ha messo molto a studiare un piano per rubarle le bambine affidandole poi alla nonna mentre lui si divertiva altrove. Forse una questione di carattere, forse un modo di vivere dettato dall'abitudine, maturata fin da bambino, di capire da che parte stare per salvare la pelle e stare dalla parte dei vincenti (o comunque dei non perdenti).
Interessante comunque lo scorcio di vita degli orfanotrofi e dei gulag.
A metà libro, circa, c'è uno scambio epistolare tra Karl e sua madre, che è riuscito e ritrovare. A parte una iniziale gioia di averla ritrovata, mi pare che abbia più che altro chiesto a lei dei favori.
I capitoli finali mi sono sembrati più caotici. Dovendo spiegare chi era Erika o cosa succede a Nina dopo il divorzio, mi pare che scriva molte cose tutte insieme.
Nel complesso la lettura è interessante, ha una prima metà davvero emozionante poi bisogna riuscire a rimanere neutrale nei confronti di Karli, magari cercando di comprendere le difficoltà che ha dovuto affrontare senza entrare nel merito del comportamento.
Mio voto: 7 e mezzo / 10