giovedì 2 luglio 2026

Fuori i libri! Giugno 2026

A fine maggio ho cominciato il libro per il gruppo di lettura della biblioteca, "Lessico famigliare" di Natalia Ginzburg. Ammetto di aver fatto molta fatica a procedere. Forse è un gran libro ma che è capitato in un momento sbagliato... Oltretutto, questo libro mi rimarrà sempre legato ad evento successo dopo. Dodici giorni dopo aver discusso di questo libro al gruppo di lettura, è morta una delle nostre lettrici, una donna adorabile, ex professoressa di latino, che lascerà un vuoto enorme.

Mi è venuta voglia di leggere i libri che sono nella sestina del premio Strega. Non credo li leggerò tutti. Ho cominciato dal super favorito, Michele Mari e "I convitati di pietra". Trama originale ed interessante. 

Secondo libro della sestina, "La sonnambula" di Bianca Pitzorno. Mai letto niente di questa autrice, nonostante la conosco di fama. Libro gradevole, con almeno cinquanta pagine di troppo. Mi attirava ma mi ha un po' deluso.

Ero stata tentata di proseguire con "Platone. Una storia d'amore" poi la lunghezza del libro mi ha un po' scoraggiata e ho optato per "Vedove di Camus" di Elena Rui. Devo dire che mi ha emozionato, forse perchè tocca corde su cui sono un po' sensibile... (libro finito in luglio)

Avrei voluto leggere tutti e sei i libri della sestina ma, a parte che ormai manca una settimana scarsa alla proclamazione, ammetto che mi fermerò a questi tre. Quello di Platone è obiettivamente molto lungo, non ho voglia adesso di un libro così impegnativo. La storia della Ciabatti, sinceramente, non mi attrae, mentre "lo sbilico" ho idea che sia un libro troppo tosto per il momento. Se dovessi fare una mia (purtroppo parziale) stima sul vincitore, devo dire che sia Mari sia Rui potrebbero tranquillamente vincere. Entrambi originali, con due stili molto diversi. Forse quello di Mari ha dei punti più "annoianti" in cui non succede niente di nuovo, anche se ci sta con la storia di cui tratta, mentre quello della Rui mantiene l'attenzione costante. Vedremo...



La sonnambula - Bianca Pitzorno


Titolo originale: La sonnambula (2026)

Una bambina abitata da un dono. Quattro donne che vogliono conoscere il loro futuro. Un romanzo sul potere del pensiero femminile.
Di rado il destino si rivela fin dall' ma è proprio quello che accade alla protagonista di questo romanzo, preda fin da bambina di svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro. I genitori cercano di tenere nascosto questo suo dono e sperano che un buon matrimonio possa metterla al e invece è proprio quel matrimonio il luogo più pericoloso per lei, che sarà costretta a fuggire più lontano che può per ricostruirsi una vita contando solo sulle proprie forze. Comincia così, in una città della Sardegna, l'avventura di Ofelia Rossi, "rinomata sonnambula", donna sola e fiera, che nel suo salotto in via del Fiore Rosso si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire. Le sue clienti sono perlopiù signore che covano nell'animo inquietudini e desideri per sé stesse o per coloro che amano.
La sonnambula le fa parlare, le sa ascoltare, poi simula una trance, impugna una penna d'oca e scrive il suo responso. Fino a quando cominciano a verificarsi eventi che sfuggono anche alla sua sapiente regia, e il passato torna a bussare alla sua porta... Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d'avventura e d'amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile.
Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d'animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite. (goodreads)

Pur conoscendo Bianca Pitzorno, ammetto che finora non avevo ancora letto niente scritto da lei.
La prima impressione che ho avuto, è che lo stile narrativo è proprio quello da fiaba, una scrittura delicata, descrittiva, che ti sa portare in quel genere di atmosfera. 
La storia era intrigante, questa bambina che ha delle vertigini che predicono il futuro della persona che gliele ha fatte (inconsapevolmente) scatenare. Ammetto, però, che quando scappa dal marito violento e comincia a fare la "sonnambula" di professione (che non è chi non dorme di notte, ma una sorta di veggente), aver scoperto che non ha più le visioni ma che deve inventarsi delle storie, mi ha un po' deluso.
Le donne che girano intorno al suo studio sono ben più di quattro. Scopriremo chi sono le "fatidiche quattro" solo verso il finale, quando si scopre anche che il libro è abbastanza autoreferenziale in quanto queste quattro donne impersonificano le sue antenate.
Ho trovato il libro molto prolisso in alcuni punti, dove ci sono descrizioni lunghissime e dove ci sono racconti di duemila persone che ruotano attorno alla sonnambula. Se avesse tolto una cinquantina di pagine, il romanzo ci avrebbe guadagnato evitando un po' di noia. Poi, quando è costretta di nuovo a scappare, il romanzo subisce una accelerata notevole, con una serie di avvenimenti che si susseguono molto rapidamente e un finale da favola che forse non è quello che ci saremmo aspettati. Anche le parti storiche che introduce quando parla dei briganti, sì, possono essere interessanti, ma non mi hanno fatto impazzire, anzi mi hanno un po' distratto dalla vicenda principale.
Libro con una bella idea ma che non mi ha convinto del tutto. Bello lo stile da favola ma troppo prolisso nella prima parte e troppo rapido nella seconda, andava equilibrato un po' meglio. Comunque gradevole.
Mio voto: 7 / 10

I convitati di pietra - Michele Mari


Titolo originale: I convitati di pietra (2025)

Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto? È questo che pensano gli ex alunni della III A quando, superato l'esame di maturità, siglano il «patto sciagurato» che li vincolerà fino all'ultimo giorno. Del resto il tempo della scuola è l'unico a rimanere anche dopo trent'anni non saranno le rughe o i chili in piú a contraffare la sagoma di un vecchio compagno di banco. Ma quando di mezzo ci sono il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso le variabili si moltiplicano. E cosí un accordo nato quasi per scherzo si tramuta in una sfida senza esclusione di colpi per rimanere in vita il piú possibile. Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l'amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il chi perde un amico trova un tesoro.

22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell'esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro. Ognuno dei trenta ex alunni verserà tutti gli anni una cifra, e il capitale sarà investito in modo da generare - col trascorrere dei decenni - un'autentica fortuna. Il meccanismo è la riffa terminerà quando saranno rimasti in vita soltanto tre compagni di classe, e a quel punto i superstiti potranno godere del montepremi... Ma i rancori sopiti, gli amori taciuti, le promesse e le invidie nate sui banchi di scuola s'infiammano un anno dopo l'altro. E quando ogni 22 luglio si rivedranno a cena, si informeranno dei malanni altrui per prevedere il prossimo di loro che passerà a miglior vita. Fino a trasformare i protagonisti di questa storia in giocatori seduti al tavolo di un'immaginaria roulette, «per i quali indovinare un numero significa desiderarlo, se non altro per poter continuare a giocare». E si sa che ogni gioco ha le sue regole e i modi per scommesse clandestine, tresche, sospetti, tentativi di omicidio, improbabili macumbe e soprattutto il Caso, che agisce scompigliando anche il piano meglio architettato. Michele Mari, mai cosí divertito e divertente, segue i suoi personaggi fino al 2050 e oltre, grazie a un ingranaggio affabulatorio che inchioda il lettore alla pagina. Del resto tutti noi abbiamo vissuto la singolare ambiguità delle cene di classe, fatte di momenti prodigiosi in cui il tempo sembra essersi arrestato, anche se appena si scrosta la nostalgia quello che rimane è il disincanto di individui che poco hanno da spartire fra di loro. Senza rinunciare alle ossessioni che lo hanno fatto amare dal suo pubblico (i fumetti, il cinema, la mania tassonomica), questa volta Mari racconta la giovinezza, l'epoca in cui ci si crede immortali, e prendendo la rincorsa si sofferma a indagare le inquietudini della vecchiaia. Tra Compagni di scuola e Final Destination, un romanzo a orologeria, il cui ticchettare incessante riflette sul tempo a nostra disposizione. «Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro». (goodreads)

La trama di questo libro mi aveva ispirato subito, prima di scoprire che era nella cinquina del Premio Strega.
Sicuramente originale il punto di partenza, questa "riffa della morte" che tira fuori anche il peggio da alcuni dei partecipanti.
Ho faticato ad ingranare col linguaggio di Mari, un misto tra il colloquiale e il (troppo esasperatamente) forbito, con un sottofondo di sarcasmo notevole. Poi evidentemente ci ho fatto il callo (e comunque sono diminuiti i termini assurdi mai sentiti).
Ammetto che una storia come questa ti porta a girare le pagine nell'attesa (lunghissima) di capire chi saranno i primi tre e poi chi sarà l'ultimo che rimarrà in vita. A mano a mano che la storia procede, e procede per decenni, chi rimane in vita si rende conto che avrà sì una cifra spropositata di soldi, ma probabilmente non avrà più il tempo o le forze per utilizzarla. E alla fine, i sopravvissuti cominceranno a provare una sorta di amicizia, di fraternità, un desiderio di non essere l'ultimo a rimanere in vita avendo macabramente seppellito tutti e trenta i compagni di classe. Un romanzo che parte nel 1975 e si conclude nel futuro, dove viene esplorata la fragilità delle debolezze umane e il peso del tempo che passa. 
Ho faticato un po' nelle pagine dove vengono elencati i film con Gene Hackman e i fumetti, lì ammetto che i titoli li ho un po' saltati, anche se fungono benissimo per descrivere la maniacalità del personaggio. Molti dei personaggi hanno manie su cui viene calcata la mano (e va beh, il riferimento all'onanista Brodo è inevitabile). Mari gestisce benissimo trenta personaggi, alcuni con cognomi assurdi, con proprie caratteristiche, e ammetto che sono talmente caratterizzati e particolari che non si fa confusione. Forse ad un certo punto, la vicenda pare un po' ristagnare, perchè con l'avanzare del tempo, rallentano anche i decessi e le situazioni dove poter mettere del brio. Finchè si può concentrare sui tre vincitori che, in realtà, acquistano umanità.
Una trama interessante con delle interessanti riflessioni esistenziali sullo sfondo. Gradevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

martedì 30 giugno 2026

Lessico famigliare - Natalia Ginzburg


Titolo originale: Lessico famigliare (1963) 

Lessico famigliare è la storia di una famiglia ebrea, quella della stessa scrittrice, che si svolge a Torino fra gli anni Trenta e Cinquanta. Natalia, l'ultima dei cinque figli Levi, è la voce narrante. Con assoluto rispetto della verità, e, per certi versi, mantenendo l'incanto della fanciullezza, l'autrice non solo ripercorre con la memoria le vicende dei suoi cari, ma ne fissa per sempre anche il linguaggio (che, come sappiamo, è unico per ogni nucleo famigliare), i motti, le abitudini radicate. (goodreads)

Mi trovo un po' in difficoltà a commentare un libro che è un "mostro sacro" della letteratura italiana in quanto per me è stato di una pesantezza incredibile. Ma potrebbe anche trattarsi di un grande libro letto nel momento sbagliato eh.
Sicuramente è interessante il discorso del lessico, delle parole che all'interno del nucleo familiare si creano e si utilizzano, delle abitudini familiari, dei pregiudizi anche che si formano nel contesto familiare (tipo i figli che non fanno mai qualcosa che vada bene al padre). Ed è interessante vedere come questa famiglia e tutto il suo entourage di amicizie/conoscenze si muovono nel contesto italiano degli anni del fascismo. E' stato interessante scoprire come certi personaggi del periodo erano strettamente collegati (Levi, Ginzburg, Balbo, Turati, Olivetti,...). Ho molto apprezzato il fatto che la storia rimane solo tratteggiata, non approfondita, anche se immagino che chi non conosce la storia italiana può avere delle difficoltà.
Detto questo però, la lettura mi è stata molto noiosa. Innanzitutto ho trovato il padre insopportabile, petulante, spocchioso (se non sei un professore o un ricercatore non conti nulla). La madre è un personaggio schizofrenico, nel senso che è sottomessa al padre ma poi gli parla dietro, è gelosa delle amiche della figlia, si circonda di amiche giovani perchè può dare loro dei consigli. Il bello della madre è che è tendenzialmente una che prova a vedere il bello delle cose, ma sembra molto sciocca in tanti atteggiamenti. Poi, per carità, l'autrice ha probabilmente riportato il ricordo che aveva della madre, quindi non stiamo parlando di un personaggio inventato.
I personaggi sono troppi. Sono in sette in famiglia più la "serva", poi gli amici, i coniugi dei figli, i nipoti... Non ne potevo davvero più, diventano troppi da seguire, anche perchè nel parlarne salta spesso da un personaggio all'altro. 
Ho fatto molta fatica all'inizio, con la presentazione del padre e di tutti i termini che lui si è inventato. Dopo un po' la storia ha cominciato a scorrere per varie pagine. Poi il diramarsi delle persone citate mi ha stancato. L'ho finito solo perchè era il libro del gruppo di lettura della biblioteca e volevo arrivarci in fondo, altrimenti l'avrei interrotto. Mi dispiace.
Mio voto: 6 / 10

giovedì 4 giugno 2026

Addio a Marjane Satrapi

04 giugno 2026. 
È morta a 56 anni Marjane Satrapi, fumettista franco-iraniana tra le più importanti al mondo e nota soprattutto per "Persepolis", fumetto in cui raccontò la sua infanzia in Iran durante la rivoluzione islamica e il suo successivo trasferimento in Europa. «Marjane Satrapi è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita», ha scritto la famiglia in una dichiarazione inviata all’agenzia di stampa francese AFP. 
Mattias Ripa, produttore, attore e sceneggiatore, è morto l’8 aprile 2025.

Marjane Satrapi nacque il 22 novembre 1969 in una famiglia di Teheran vicina agli ideali comunisti. Da bambina visse la crescente restrizione delle libertà individuali. In Iran fu testimone del travagliato processo che porterà l'ordinamento del paese da monarchia a repubblica teocratica, passando per la rivoluzione islamica e gli inizi della guerra tra Iran e Iraq. Nel 1983 i genitori di Marjane, allora quattordicenne, decisero di mandarla a Vienna, in Austria, allo scopo di tenerla lontana da un regime divenuto sempre più oppressivo, in particolare verso le donne.
Marjane trascorse nella capitale austriaca gli anni dell'adolescenza, tornando poi in Iran per frequentare l'università. Lì conobbe un ragazzo di nome Reza, con il quale si sposerà; il matrimonio però non durò a lungo, e dopo il divorzio Marjane si trasferì in Francia nel 1994, all'età di 25 anni. Visse a Parigi, dove lavorò come illustratrice ed autrice di libri per bambini. Fu naturalizzata francese nel 2006.

Nel gennaio 2025 aveva rifiutato la Legion d'Onore a causa dei suoi "principi" e del suo legame con la patria di nascita: "Non posso ignorare ciò che percepisco come un atteggiamento ipocrita della Francia nei confronti dell'Iran - spiegò nel pieno di una nuova ondata di repressione nel suo paese - tanti giovani iraniani desiderosi di libertà, dei dissidenti, degli artisti, si vedono rifiutare il visto".



La sestina del Premio Strega 2026

03 giugno 2026

Questa la sestina finalista al Premio Strega:

* Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi), 280 voti
* Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), 242 voti
* Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani), 195 voti
* Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori), 184 voti
* Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi), 170 voti
* Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma), 163 voti

Accedono alla seconda votazione sei libri anziché cinque secondo l’art. 7 del regolamento di votazione: Se nella graduatoria dei primi cinque non è compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, accede alla seconda votazione quello con il punteggio maggiore, dando luogo a una finale a sei candidati.

Questi i voti ottenuti dagli altri libri in gara: Nadeesha Uyangoda, Acqua sporca (Einaudi), 147 voti; Maria Attanasio, La Rosa Inversa (Sellerio), 139 voti; Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia (Quodlibet), 137 voti; Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo), 133 voti; Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda), 122 voti; Christian Raimo, L’invenzione del colore (La nave di Teseo), 119 voti.

Michele Mari, con il romanzo I convitati di pietra (Einaudi), è già il vincitore della tredicesima edizione del Premio Strega Giovani (annunciato il 27 maggio). Al secondo e terzo posto si sono classificati Marco Vichi (Occhi di bambina) e Teresa Ciabatti (Donnaregina).

La serata finale del Premio Strega si svolgerà l’8 luglio in Piazza del Campidoglio e in diretta televisiva su Rai 3.

martedì 2 giugno 2026

Fuori i libri! Maggio 2026

Mese molto scarso come letture. Sigh. Sto facendo molta fatica a leggere, sono un po' troppo distratta purtroppo. E soprattutto sto facendo fatica a leggere libri "per dovere". Spero passi presto.

Ho cominciato il mese con "Io e la lepre" di Chloe Dalton, libro discusso dal bookclub Neri Pozza. Intenso e commovente.

Ho recuperato il libro della Glaser che mi era sfuggito, "Miele amaro", mi dava fastidio averlo saltato. Interessante, con molta denuncia sociale sull'utilizzo di OGM che in Germania è vietato.

Lettura leggera: "Orgoglio e premeditazione" di Steffanie Holmes. Sono curiosa di come tirerà le fila della storia, prima o poi...




Orgoglio e premeditazione - Steffanie Holmes


Titolo originale: Pride and premeditation (2019)

È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo provvisto di un ingente patrimonio sarà orribilmente assassinato al ballo. Mina è entusiasta di partecipare all’annuale Jane Austen Experience di Argleton presso l’imponente tenuta Lachlan. È proprio ciò di cui ha bisogno dopo i recenti un intero weekend per ballare con Morrie, assistere a letture di poesie con Quoth e aiutare Heathcliff a ricevere proposte di matrimonio da fan adoranti. Ma omicidi e intrighi seguono Mina ovunque. Quando un eminente studioso di Jane Austen viene trafitto con la sua stessa spada, Mina e i suoi amici devono risolvere il mistero prima che l’assassino colpisca di nuovo. I Misteri della Libreria Nevermore sono ciò che si ottiene quando i fidanzati del mondo dei libri prendono vita. Questo libro, scritto da Steffanie Holmes, autrice bestseller USA Today, è ricco di sottovesti e complotti, scene bollenti e relazioni scandalose, buone maniere e misteri, libri magici e stanze che viaggiano nel tempo e una sana dose di ironia alla Jane Austen. Continua a leggere solo se ritieni che un solo eroe sexy non sia abbastanza. (goodreads)

Mina, Heathcliff, Morrie e Quoth decidono di avventurarsi nella camera misteriosa al primo piano della libreria. Non sapendo come passare il tempo, i quattro si trovano ad amoreggiare tutti insieme (diciamo così?), finchè nella stanza compare la legittima proprietaria storica di quella stanza che consegna a Mina una lettera di suo padre. Mina scopre così che la libreria è in qualche modo legata a suo padre.
Per il resto del libro, Mina e i suoi ragazzi sono invitati ad una Experience che ha come tema Jane Austen. E chi compare in libreria? Lydia Bennett, una delle sorelle di "orgoglio e pregiudizio", che qui cade ovviamente a fagiolo. In realtà il personaggio di Lydia è piuttosto fastidioso, anche se crea un po' di brio, costantemente alla ricerca di un marito, e mette gli occhi su Morrie, il quale pare comportarsi incredibilmente bene. Ovviamente alla Experience ci scappa il morto. Non solo uno in realtà. E i quattro librai si mettono a cercare di capire cosa può essere successo, arrivandoci prima della polizia.

Il libro è carino, si legge bene. La vicenda ha una sua logica e si solge abbastanza linearmente. All'assassino ci ero arrivata, obiettivamente era l'unico che davvero aveva un vero movente.
Non ho alcun problema con le scene di sesso, ma mi chiedo sempre cosa ci stiano a fare in questo libro, poichè non hanno nessuna relazione con ciò che succede. Spero che prima o poi venga spiegato perchè Mina deve stare con tutti e tre, che comunque grazie a lei stanno crescendo nel proprio personaggio. Soprattutto Quoth sta imparando a fidarsi di Mina e dei tre è quello dotato di una enorme dolcezza. Intanto la cecità di Mina sta progredendo più di quanto dovrebbe e Mina non è pronta (chi lo sarebbe, in effetti?).
Lettura rilassante, forse la migliore della serie per ora.
Mio voto: 7 / 10

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I misteri della Libreria Nevermore:
3 - Orgoglio e premeditazione
3.5 - Come Heathcliff rubò il Natale
4 - Memorie di uno strangolatore
5 - Prosa e poi via
6 - Una novella morte
7 - Molto rumore per un omicidio
8 - De libro e castigo
9 - Agitare per bene