domenica 29 gennaio 2023

L'occhio della montagna - Sara Baume


Titolo originale: Seven steeples (2022)

Nell’inverno successivo al loro primo incontro, Bell e Sigh si trasferiscono nella campagna irlandese più remota. Sono giovani, innamorati, stufi della città e delle rispettive famiglie, pronti a cominciare una nuova vita. La loro casa è ai piedi di un monte dalla sommità appiattita, corrosa dai venti e da una luce millenaria: Bell e Sigh lo guardano, certi che un giorno ci saliranno. Una stagione dopo l’altra, il loro quotidiano si riempie di cose piccole e importantissime, di gesti e riti ricchi di intimità, mentre le vecchie abitudini, il passato e perfino le parole perdono di consistenza. Il mondo di Bell e Sigh si restringe e perde i confini, indistinguibile da ciò che li circonda: gli occhi degli animali e i colori dei fiori, i suoni della pioggia sul terreno e i respiri del vento tra le rocce. Fino al giorno in cui il sentiero verso la cima del monte appare facile e accogliente, come l’invito di un vicino gentile. L’occhio della montagna è una profonda meditazione sull’amore, sulla natura, su come allontanarsi dal mondo per poterlo scoprire davvero. Sara Baume torna con la prosa poetica e visionaria di fiore frutto foglia fango a esplorare l’intensità dei sentimenti, quelli che ci legano come esseri umani, e quelli, più nascosti e inafferrabili, che ci uniscono a tutte le creature viventi.
Questo libro è per chi compila la lista della spesa e poi la dimentica in tasca, per chi ha provato la timida euforia della prima notte in una nuova casa, per chi potrebbe passare ore e ore a discutere dell’esatta sfumatura di un colore, e per chi in mezzo alla folla ha incontrato la persona giusta con cui fuggire dal chiasso, e inaugurare una nuova vita fatta di natura e meraviglia. (goodreads)

Ho letto questo libro in previsione dell'incontro con l'autrice. Dalla trama avevo molte aspettative perchè mi interessava l'argomento. Però devo dire che sono rimasta un po' perplessa.
Bell e Sigh (coi loro due cani) vanno a vivere in mezzo al nulla, in una casa fatiscente vicino a questo monte (che poi non è altissimo, è praticamente una grande collina anzi "un crinale o un promontorio, smussato, ma svettante e inospitale". Questo monte domina la vallata; è lui che vede tutto ciò che succede sotto di sè, è lui che di notte si accende di mille occhi degli animali che lo abitano.
Nel libro vediamo la progressione della loro vita, da praticamente eremiti o poco meno, durante otto anni. Vediamo come chiudono fuori dalle loro vite le famiglie e gli amici, come cercano il meno possibile di avere a che fare con atre persone. Gli unici contatti umani che hanno sono col contadino che porta al pascolo le vacche e col padrone di casa. Vediamo come la casa comincia a riempirsi di oggetti trovati in giro, di insetti vari e di topi. E di pari passo anche loro si modellano su questa vita fatiscente. Perchè, a mio parere, un conto è vivere fuori dal casino del mondo, un altro è vivere nella sporcizia.
Poi finalmente, dopo otto anni che vivono lì, un giorno decidono di scalare il monte. E dalla cima del monte vedono tutto quello che vede lui, vedono la vallata, vedono la loro casa, vedono sette menhir, sette scuole e sette guglie (da cui il titolo in lingua originale).
Ammetto che ho letto il libro molto in fretta. La scrittura si segue bene. L'autrice ha inserito molte frasi che visivamente sono spostate a destra o sinistra, che hanno dei rientri. Suppongo lo abbia fatto per dare risalto a quello che scrive (generalmente sono le frasi finali del paragrafo), ma non le trovo così fondamentali, bastava andare a capo senza dover spostare lo sguardo da una parte all'altra della pagina.
I capitoli cominciano tutti con la stessa frase: il monte restò non scalato per i primi due (tre, quattro, ...) anni che vissero lì.
Interessante anche l'occhio che ha avuto sul comportamento dei due cani, membri effettivi della famiglia (però raccapricciante che conservino i corpi delle zecche).
All'inizio la descrizione di tutti i loro gesti, della quotidianità che si trasforma, ecc. è interessante. Si vede come lentamente, quotidianamente, la natura e i suoi ritmi, prende il sopravvento su tutto. E' interessante vedere come si creano dei rituali propri, come la statua che trovano e che diventa una specie di divinità della casa, o il compiere certi gesti sempre nello stesso modo, nello stesso ordine, nello stesso numero. Però questa cosa va avanti per otto anni, di cui ovviamente non ci vengono scritti tutti i giorni, solo alcuni avvenimenti salienti. Alla lunga mi ha un po' annoiato, diciamo che dopo il sesto anno ero già satura.
Lettura interessante ma non mi ha fatto impazzire.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

lunedì 23 gennaio 2023

La tua assenza è tenebra - Jòn Kalman Stefànsson



Titolo originale: Fjarvera þín er myrkur (2020)

Islanda, Fiordi Occidentali. Un uomo si ritrova nella chiesetta di un villaggio sperduto senza sapere come ci è arrivato né perché. Alla ricerca di appigli, si imbatte in una lapide nel piccolo cimitero che cattura la sua attenzione: «La tua assenza è tenebra.» È la figlia della defunta che si offre di accompagnarlo ancora in stato confusionale nell’unico albergo della zona, gestito dalla sorella. Solo allora l’uomo si rende conto di non essere solo perso, ma vittima di amnesia completa: mentre tutti sembrano conoscerlo, lui non ha memoria né di Soley, l’albergatrice, né di sua sorella Runa né di Aldis, la compianta madre. A poco a poco, quasi a restituirgli la memoria perduta, si dipanano le vicende di questa grande famiglia dalla metà dell’Ottocento fino ai giorni nostri. Aldis, tornata nei fiordi dopo essersi persa per un attimo nell’azzurro degli occhi di Haraldur; Pétur, pastore sposato ma invaghito segretamente di una sconosciuta, che scrive lettere al poeta Hölderlin; Asi, la cui vita è ostaggio di un’insaziabile sete di sesso; Svana, costretta ad abbandonare il figlio per salvare il matrimonio; Jon, impeccabile padre di famiglia schiavo dell’alcol; Pall ed Elias, che non hanno il coraggio di vivere il loro amore alla luce del sole; Eirikur, musicista che neanche il successo è riuscito a strappare alla malinconia... donne e uomini ordinari, la cui vita – come ogni vita – è costellata da errori, debolezze, scelte impossibili e rinunce, ma ciascuno spinto da una propria maldestra, quasi sempre fallimentare, eppure ogni volta così diversa, ricerca dell’amore e della felicità. (goodreads)

Stefansson è un poeta, lo si capisce benissimo dal tipo di scrittura evocativa, delicata anche quando parla di argomenti un po' rudi.
Il libro è una serie di storie che si intrecciano, di personaggi in qualche modo imparentati. Personaggi che si confrontano quotidianamente con la vita nel fiordo. Personaggi con paure, debolezze, sogni, passioni. Non sono racconti facili da seguire, perchè in alcuni punti la scrittura è anche un po' visionaria. C'è da dire che più volte l'autore fa una specie di riepilogo su cosa è successo a chi.
Difficile sintetizzare queste seicento pagine che sono davvero dense di sentimenti. E non dirò di aver capito tutto o di ricordarmi tutto, ma la sensazione che ho avuto mentre lo leggevo è stata di grande malinconia, di grande poesia. Tanti i temi trattati, centrale sicuramente quello della morte, che si rincorre costantemente con la vita, e poi la ricerca della felicità, le scelte che ci costringono a soffrire o a far soffrire qualcun altro. 
E' un libro da leggere con un po' di attenzione perchè i personaggi e le vicende si intrecciano, a volte un po' caoticamente. Alcune pagine sono proprio struggenti. E poco male se alla fine non ci viene rivelato chi sia il personaggio senza memoria, alla fine è curiosità saperlo ma non ha grande importanza nell'ambito della storia globale.
Se devo fare una critica, poteva provare a tagliare un centinaio di pagine. Oltretutto, la lettura del formato Iperborea, con un libro così grosso, è stata complessa.
Mio voto: 8 / 10

Eppure cadiamo felici - Enrico Galiano


Titolo originale: Eppure cadiamo felici (2017)

Il suo nome esprime allegria, invece agli occhi degli altri Gioia non potrebbe essere più diversa. A diciassette anni, a scuola si sente come un’estranea per i suoi compagni. Perché lei non è come loro. Non le interessano le mode, l’appartenere a un gruppo, le feste. Ma ha una passione speciale che la rende felice: collezionare parole intraducibili di tutte le lingue del mondo, come cwtch, che in gallese indica non un semplice abbraccio, ma un abbraccio affettuoso che diventa un luogo sicuro. Gioia non ne hai mai parlato con nessuno. Nessuno potrebbe capire.
Fino a quando una notte, in fuga dall’ennesima lite dei genitori, incontra un ragazzo che dice di chiamarsi Lo. Nascosto dal cappuccio della felpa, gioca da solo a freccette in un bar chiuso. A mano a mano che i due chiacchierano, Gioia, per la prima volta, sente che qualcuno è in grado di comprendere il suo mondo. Per la prima volta non è sola. E quando i loro incontri diventano più attesi e intensi, l’amore scoppia senza preavviso. Senza che Gioia abbia il tempo di dare un nome a quella strana sensazione che prova.
Ma la felicità a volte può durare un solo attimo. Lo scompare, e Gioia non sa dove cercarlo. Perché Lo nasconde un segreto. Un segreto che solamente lei può scoprire. Solamente Gioia può capire gli indizi che lui ha lasciato. E per seguirli deve imparare che il verbo amare è una parola che racchiude mille e mille significati diversi.
Ci sono storie capaci di toccare le emozioni più profonde: Eppure cadiamo felici è una di quelle. Enrico Galiano insegna lettere ed è stato nominato nella lista dei migliori cento professori d’Italia. I giovani lo adorano perché è in grado di dare loro una voce. Grazie al suo modo non convenzionale di insegnare, in breve tempo è diventato anche un vero fenomeno della rete: ogni giorno i suoi post su Facebook e i suoi video raggiungono milioni di visualizzazioni. Un romanzo su quel momento in cui il mondo ti sembra un nemico, ma basta appoggiare la testa su una spalla pronta a sorreggere, perché le emozioni non facciano più paura. (goodreads)

Primo libro dell'anno, quello di cui abbiamo parlato al gruppo di lettura della ex biblioteca.
Commento a caldo: mah. L'impressione che ho avuto fin da subito è che fosse un libro scritto per dei ragazzi, e ci sta. Senonchè, non capivo dove voleva andare a parare. Gioia le ha tutte, dalla famiglia disastrata, al vivere in un quartiere infimo, al non avere amici a scuola, all'avere una amica immaginaria (che a diciassette anni non è proprio normale...). Per fortuna che c'è un professore che ha capito benissimo come si sente e che ad ogni ricreazione le concede una risposta ad una sua domanda. Poi Gioia scappa di casa, dopo una lite coi suoi (col padre che le chiede di decidere se la colpa dei loro problemi sia più della madre o del padre) e finisce in una zona che non conosce, dove trova un bar chiuso dove c'è un ragazzo che gioca a freccette. Un tipo strano come lei, con cui si sente in affinità e con cui comincia a parlare. Finchè l'amicizia si trasforma in qualcosa di decisamente più profondo. Poi "Lo" scompare di nuovo e lei comincia a cercarlo, sollevando un polverone pazzesco, e dovendo fare una scelta difficilissima: rispettare una promessa e mantenere un segreto oppure svelare il segreto per aiutare "Lo" ma rischiare di perderlo?
Tante cose in questo libro, forse troppe. Alcune decisamente inverosimili, a partire proprio dal professore con questo atteggiamento quasi paterno, probabilmente un po' alter ego dell'autore. Non so, ai miei tempi non c'era speranza che un professore fosse così disponibile. Poi è un po' stereotipato il fatto che il professore di filosofia debba essere vecchio, col bastone e la macchina scassata... 
Mi stava piacendo molto la storia tra Gioia e Lo, anche se alcuni dialoghi sono un po' assurdi. Poi però che finiscano a fare sesso sul tetto di un palazzo, mah.
Una figura decisamente pessima la fanno gli adulti in questo libro, sono uno peggio dell'altro. Mi riferisco ai genitori principalmente. Tuttavia, quando poi si trova a dover prendere la decisione più adulta di tutta la sua vita, Gioia dovrà comunque fare affidamento ad un adulto.
L'ultima parte, con le lettere di lei, l'ho trovata un po' noiosa. Mentre mi è piaciuto il finale che però lascia intendere che ci sia un seguito (e infatti c'è, ma non ho in previsione di leggerlo per ora).
Libro carino, anche prendendo come licenze "poetiche" le cose più strane mi lascia però il dubbio su che giudizio darne. Si legge bene, ha un linguaggio molto semplice, probabilmente piace di più a lettori decisamente più giovani di me. A me non ha fatto impazzire. Non è tanto quello che dice ma il modo in cui lo dice che non mi convince. Ci sono romanzi "di formazione" che sono decisamente scritti meglio.
Mio voto: 6 e mezzo / 10