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giovedì 9 ottobre 2025

László Krasznahorkai vince il Premio Nobel per la letteratura 2025

A vincere il Premio Nobel per la letteratura 2025 è László Krasznahorkai, scrittore ungherese classe ’54.

Il premio va allo scrittore ungherese “per la sua opera avvincente e visionaria che, nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte“. Tra i temi ricorrenti dell'autore c'è quello dell’attesa: “Questa specie di attesa fa parte dell’uomo. Che è sempre stato, ed è, in una condizione abbastanza pietosa, per questo non scommetterei troppo sul fatto che arriverà un’epoca in cui noi aspetteremo in maniera diversa. Non riusciremo mai ad accettare che la speranza è vana, ed è proprio questo che alla speranza dà la sua insuperabile forza di attrazione. L’apocalisse non è un evento accaduto o che sta per accadere. Noi nell’apocalisse viviamo. L’apocalisse è già in questo momento. È sempre. È il contesto naturale del mondo umano”, spiegava lo scrittore in una intervista nel 2017.

“Abbiamo bisogno che ci mentano dicendo che abbiamo motivo di sperare. Di questo abbiamo bisogno. Tanto sappiamo benissimo di non avere alcun motivo di speranza. Che ci mentano e ci dicano che andrà meglio, che sarà tutto più luminoso, che sarà più lungo ciò che è breve, che sarà più lento ciò che è veloce. Preghiamo Dio e temiamo il Male. Non ci lasciamo mai alle spalle l’infanzia”. Così, nelle sue stesse parole tratte da una recente intervista, il cuore della scrittura di László Krasznahorkai per la sua casa editrice italiana, Bompiani, che nel complimentarsi per il Nobel sottolinea la sua “scrittura ipnotica, avvolgente, travolgente, a cui abbandonarsi senza chiedersi dove porterà, perché alla fine porta sempre nel luogo più oscuro e sorprendente, il cuore dell’uomo che è il cuore del mondo, l’uomo che resiste e cerca un senso anche quando il mondo si fa ostile, grottesco, incomprensibile, feroce”. E anticipa che il suo prossimo romanzo, "Panino non c’è più", uscirà in Italia nel 2026.

“Le parole e l’espressione musicale per me provengono dalla stessa fonte. Nei miei romanzi, quindi, la melodia, il ritmo, e soprattutto la velocità la fanno da padroni. Sono loro a decidere tutto. D’altra parte, provi a pensare a che cosa succede quando vogliamo dire qualcosa di veramente, ma veramente, ma davvero molto molto importante, come per esempio una dichiarazione d’amore che ci siamo sforzati di reprimere e soffocare per vent’anni, ed ecco che tutto a un tratto invece le parole erompono da noi come la lava da un vulcano, in questi casi nessuno userà delle belle frasette corte e ben curate, ma farà proprio come un vulcano in eruzione, quando c’è un’unica potente forza al lavoro: non farà pause. Allo stesso modo io metto per iscritto un romanzo solo se quel romanzo vuole raccontare qualcosa di veramente, ma veramente, ma davvero molto molto importante. Secondo me è la frase breve a essere artificiale, è una gran bella invenzione, ma è artificiale, l’abbiamo creata noi, mentre il discorso letterario che porto avanti io è in realtà un’unica frase ininterrotta, alla fine della quale il punto fermo sarà messo dal Signore. Se vorrà farlo”.



mercoledì 1 febbraio 2023

Herscht 07769 - László Krasznahorkai


Titolo originale: Herscht 07769 (2021)

Kana sembra una delle tante cittadine dimenticate della Turingia, e proprio la sua remota desolazione ha attratto un manipolo di neonazisti. Gli abitanti li guardano con timore e sospetto. Solo Florian Herscht è convinto di avere amici da entrambe le parti. È un uomo robusto, gentile, chiaroveggente in virtù della sua innocenza, che crede devotamente in Bach, ha paura dei tatuaggi, è convinto che l’universo sia condannato a perdersi nel nulla e per informare tutti della catastrofe scrive lettere in modo ossessivo, persino ad Angela Merkel, che non gli risponde mai. All’improvviso al limitare della foresta arrivano i lupi: la fine del mondo si avvicina. Modulando l’umorismo malinconico che è un tratto inconfondibile della sua straordinaria scrittura, László Krasznahorkai spiazza ancora una volta i lettori con un romanzo di terribile attualità, che parla di una piccola città ma ha il respiro universale della grande letteratura.

Faccio molta molta fatica a capire un libro simile.
Lo stile narrativo mi ha irritato. Quando mi sono resa conto che dopo diverse pagine non c'era ancora mai stato un punto di fine frase, mi è venuto male. Pensavo che almeno si fermasse a fine capitolo ma non è così. Il libro è un unico tutt'uno, senza alcun punto. Se è vero che questo stile dà l'idea della concitazione, è abbastanza fluido, scorrevole, c'è da dire che non c'è mai un punto in cui fermarsi. Banalmente, avevo difficoltà a capire dove interrompere quando volevo interrompere. Ci sono delle pseudo suddivisioni in capitoli ma del tutto fittizie, in quanto sì c'è una frase scritta in un formato più grosso e va a capo, ma in realtà il discorso prosegue autonomamente. Stile sicuramente singolare ma boh. Non so se è il suo stile usuale o se l'ha usato solo per questo libro.
Ci sono espressioni in tedesco non tradotte e che, ovviamente, non le ho capite.
La storia più o meno direi che l'ho capita. Il protagonista è questo gigante bambinone, buono e servizievole con tutti, che è stato portato via "dall'istituto" (ipotizzo un orfanotrofio) da questo personaggio che viene chiamato Boss, che gli dà una casa, un lavoro e che se lo porta dietro alle riunioni del comitato di neofascisti che guida. Questo Boss è un personaggio un po' manesco ed irascibile, ma nei fatti non è che fa molto oltre a tirare qualche scapellotto a Florian e fare delle paternali all'orchestra paesana perchè non sono in grado di suonare degnamente Bach, di cui lui è un estimatore fanatico. E' colui che va a salvare due paesani che sono stati attaccati dai lupi. E' anche il personaggio che si accolla il costo del funerale dei due "brasiliani" che gestiscono la stazione di servizio quando questa salta per aria e loro muoiono. Questo è l'episodio centrale della svolta, secondo me. Perchè tutto il paese comincia ad accusare il Boss e i suoi scagnozzi, mentre Florian, che per la prima volta in vita sua alza la voce, lo difende a spada tratta e si chiede come mai nessuno guardi alle cose buone che ha fatto. Sennonchè, poco prima di morire, il Boss gli aveva regalato un cellulare Nokia, e Florian era impazzito di gioia perchè non glielo aveva mai lasciato comprare prima, ma quando il Boss muore, Florian non sa più che farsene del telefono e, anzi, gli rimbalzano in testa le parole di quando il Boss glielo ha regalato, perchè gli dice che se qualcuno lo chiede deve dire che la sera dell'esplosione lui (Florian) aveva chiamato il Boss per ben 5 volte e quindi non era sulla scena del crimine. Florian scorre le chiamate sul cellulare, ed effettivamente quelle cinque telefonate al Boss ci sono, ma sa di sicuro di non averle fatte lui perchè ancora non aveva il telefono. Questa cosa gli ronza in testa al punto che per provare a distrarsi comincia ad usare il cellulare per fare delle foto e quando le riguarda scopre che ce ne sono altre fatte in precedenza, non da lui. C'è anche un video in cui si vede chiaramente che gli scagnozzi del Boss stanno appiccando fuoco alla stazione di servizio. Questo crea in Florian un corto circuito, non riesce a unire tutti questi elementi e la sua parte dei muscoli prende il sopravvento su quella del cervello, e comincia una caccia a tutti i fascisti, che intanto si sono separati in varie località, per ucciderli uno ad uno con la sola forza bruta. L'ultima rimasta è Karin, piccola di statura ma di cattiveria infinita, e nelle ultime pagine ha luogo lo scontro finale tra loro due.
In tutto questo, ci sono alcuni personaggi di contorno, coi loro pensieri, problemi, ecc.: il padrone di casa, la bibliotecaria, i gestori del bistrot, l'ex professore di scienze che capisce troppo tardi che Florian ha fatto sue delle teorie sulle particelle elementari ma le ha rielaborate a proprio modo ed è convinto che stia arrivando la fine del mondo e che deve avvisare la Cancelliera Angela Merkel.
E' un libro che parte allegro, molto ironico, soprattutto c'è questa convinzione di Florian di dover avvisare la Cancelliera della imminente fine del mondo, per cui le scrive lettere (assurde e incomprensibili), la va addirittura a cercare a Berlino (ma ovviamente non gliela faranno avvicinare). Poi c'è la svolta dell'esplosione e Florian ha altro a cui pensare e si trasforma in un animale selvatico. Il finale diventa teso, tragico, anche lì un po' amaramente tragico.
Nessuno in paese riesce a capire perchè tutti questi omicidi, e quando il sospettato diventa proprio Florian, c'è chi comincia a chiedersi come aveva fatto a non accorgersene e cosa sarebbe successo se avesse ucciso lui, e chi, come la signora Ringer, non riesce proprio a capacitarsene e cerca un avvocato che lo possa aiutare. Nel finale muoiono anche altre quattro persone, di morte naturale in realtà, ma uno dietro l'altro, e chi rimane ha un suo differente modo di affrontare il lutto; il marito di Jessica si dispera e smette di parlare, la signora Ringer si accorgerà di non voler assolutamente morire e rimetterà in sesto la biblioteca.
Ho anche trovato qualche punzecchiatura alle autorità come l'ente che si occupa dei lupi (incompetenti e, si scoprirà poi, con secondi fini), o i poliziotti che non sanno da che parte partire, ma anche il sindaco che concede i fondi per la biblioteca perchè è sotto periodo elettorale...
La storia nel complesso è anche interessante. Ammetto di non aver capito proprio del tutto il discorso dei lupi, se c'è dietro una qualche metafora io non l'ho capita; a meno di paragonare i lupi che sono stati accecati dall'uomo e vivono d'istinto, a Florian che ad un certo punto viene guidato e dominato dal suo istinto. E' vero che il libro non è incentrato solo su Florian ma sulla comunità del paese, ma secondo me su alcune parti poteva anche un po' tagliare (molto triste il discorso del miele ma a che pro?).
Lo stile narrativo invece è molto pesante. 
Mio voto: 7 / 10