martedì 26 maggio 2026

Io e la lepre - Chloe Dalton


Titolo originale: Raising Hare (2025)

Durante la pandemia, Chloe Dalton abbandona la città per ritirarsi in campagna, prendendo le distanze dal suo ruolo di influente consigliera politica. È un inverno rigido e solitario. Un giorno, imbattutasi in un cucciolo di lepre abbandonato, decide di prendersene cura. Accudire una lepre selvatica è un’impresa quasi impossibile; eppure, contro ogni aspettativa, la giovane leprotta sopravvive. Ha così inizio un tentativo paziente e profondo di colmare l’abisso tra le specie, un processo di apertura e ascolto che porta la narratrice a osservare il mondo da una prospettiva radicalmente diversa.
Io e la lepre è una storia vera e intensamente toccante, che intreccia un legame straordinario a riflessioni profonde sul nostro rapporto con la natura. (goodreads)

Un libro per chi è curioso della vita degli animali, in questo caso una lepre, scoprendone abitudini e storia. Nello svolgimento, infatti, abbiamo sia le scoperte che l'autrice fa vivendo giorno per giorno a contatto con la lepre, ma troviamo anche le scoperte che lei fa andando a cercare libri e persone che la possano aiutare. Infatti, le notizie reperibili sulle lepri sono molto scarse.
E' molto tenero seguire il leprotto nella sua crescita, vedere i progressi che fa ogni giorno, mentre l'autrice cerca di metterlo nelle condizioni di non diventare un animale domestico bensì lasciarlo libero di avventurarsi all'esterno (con l'innato timore che possa essere ferito o ucciso). I pericoli maggiori per gli animali selvatici sono creati dall'uomo: le macchine agricole, la cementificazione, i veleni, la caccia. Ci sono delle pagine molto tristi sulla caccia (che io abolirei).
Il leprotto si rivela un animale pieno di vivacità, corre per puro divertimento, ed è anche un animale delicato, pieno di predatori, meticolosamente attento alla sua pulizia personale, ha abitudini molto regolari.
Troviamo molte pagine di storia delle lepri, di lepri in letteratura e i relativi miti o modi di dire.
Libro molto interessante, forse un po' didattico in alcuni punti, con pagine molto tenere e adatto a riflessioni su come l'uomo distrugge la natura intorno a sè.
Non riesco a catalogarlo nè come romanzo nè come saggio, direi che può essere considerato un mix tra le due cose.
Mio voto: 8 / 10

Fuori i libri! aprile 2026

Nel mese di aprile, ho letto solo quattro libri.

Il secondo libro della serie dei delitti del giovedì, "L'uomo che visse due volte" di Richard Osman. Mi piace questa serie.

Mi sono fatta tentare da "Neve di giugno" di Ljuba Arnautovic, che era anche il libro del gdl online della casa editrice Keller. Bel libro, più nella prima parte che nella seconda.

Avevo bisogno di una lettura più tranquilla, ho scelto "Buffet al veleno" di Brigitte Glaser. Mi sono accorta dopo che ho saltato il libro precedente nella serie, mannaggia.

Il libro per il gruppo di lettura della biblioteca: "L'Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre" di Marilù Oliva. Insomma, gradevole inizio ma poi mi è venuto un po' a noia.


L'Odissea: raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre - Marilù Oliva


Titolo originale: L'Odissea: raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020) 

L’Odissea non è la storia del viaggio di un uomo: è la storia d’amore di molte donne. C’è Calipso, che, avvinta dalle sue stesse reti di seduzione, si innamora di Ulisse ma deve lasciarlo andare. C’è Euriclea, la nutrice che lo ha cresciuto, e ci sono le Sirene, ciecamente decise a distruggerlo. C’è Nausicaa, seduttrice immatura ma potente, che non osa nemmeno toccarlo. C’è Circe dominatrice, che disprezza i maschi finché non ne incontra uno diverso da tutti gli altri. E naturalmente c’è lei, Penelope, la sposa che non si limita ad attendere il marito, ma gli è pari in astuzia e in caparbietà. In questo libro, sono loro a cantare le peregrinazioni dell’eroe inquieto, ciascuna protagonista di una tappa della grande avventura, ribaltando la prospettiva unica del maschile nella polifonia del femminile: che conquista, risolve, combatte. Alle loro voci fa da controcanto quella di Atena, dea ex machina, che sprona sia Telemaco sia Ulisse a fare ciò che devono: la voce della grande donna dietro ogni grande uomo. In un curioso e riuscito alternarsi di punti di vista, torna in vita e vibra di nuovi significati un classico immortale, in una narrazione che vola alta sulla varietà e sulla verità dei sentimenti umani. (goodreads)

L'autrice, nelle note finali, sostiene che il suo intento nel far narrare l'odissea alle donne, era "realizzare un lavoro di riscrittura fedele al testo originale, che desse voce alle diverse e corpose figure femminili qui incontrate, il cui ruolo è rivoluzionario rispetto all'altro poema omerico". Io ho avuto, invece, la netta sensazione, che questo libro sia un'enorme esaltazione della figura di Odisseo, della sua forza, della sua tenacia, della sua intelligenza. Ogni donna che parla in questo romanzo non fa altro che esaltare le caratteristiche insite in Odisseo e a magnificare la sua figura di eroe degli eroi. Non ci vedo una grande differenza rispetto all'opera di Omero, se non nel fatto che là era narrata da una voce maschile, qui da una serie di voci femminili. L'unica figura che mi ha colpito per la modernità è, al limite, quella di Penelope, che quando riconosce Odisseo non si getta nelle sue braccia (come si aspetta il figlio Telemaco), anzi, dice che lei lo ha aspettato vent'anni, lui può aspettare qualche ora; lei vuole essere corteggiata, lo pretende, e lui sta al gioco.
Il resto del libro, sinceramente, è stato molto noioso. Oltretutto, se uno non ricorda l'Odissea (originale) in alcuni punti può fare fatica perchè questo libro dà per scontato che tutti sappiano di cosa stiamo parlando. 
La lettura è stata interessante all'inizio, ma poi mi è risultata piuttosto noiosa, lo ammetto. Alcuni punti in cui si dilungava nelle spiegazioni delle battaglie o del cibo sulla tavola o simile, li saltellavo.
Sinceramente questo libro mi ha fatto venire voglia di rileggere l'originale, ma rimango molto perplessa su tutte queste "riscritture", che trovo abbiano poco senso. La storia era quella, calata in una realtà storica che era quella.
Mio voto: 6 / 10

Buffet al veleno - Brigitte Glaser


Titolo originale: Himmel un Aad (2012)

Puoi fidarti del tuo amore? È la domanda che angoscia Katharina da quando il Reno ha restituito il corpo di Minka, la timida lavapiatti del suo ristorante nel vivace quartiere turco di Colonia. I sospetti sulla sua morte si concentrano proprio su Ecki, eterno fidanzato della cuoca. C’è una foto che ritrae i due in tenere effusioni, ma no, non può essere stato lui. Col cuore spezzato e l’intuito di sempre, Katharina indagherà in un mondo a lei sconosciuto… (goodreads)

Katharina sa che quando le cose storte cominciano, non vengono mai da sole. E in effetti le capitano una serie di cose abbastanza spiacevoli che la buttano un bel po' giù. Muore il proprietario del palazzo in cui è situato il Giglio Bianco, il suo locale. La figlia vorrebbe concludere la vendita al più presto perchè non vuole avere a che fare niente con ciò che riguarda il padre, ed è anche disposta ad affittare a Katharina l'appartamento del padre sopra al ristorante. Ma mentre Katharina lo considera un nido per lei ed Ecki, quest'ultimo sembra essere spesso sfuggente e introvabile, finchè non viene sospettato dell'omicidio di Minka, lavapiatti del ristorante appassionata di massaggi yoni. Tra Ecki e Minka si scopre esserci stata una storia, confermata anche da una foto dove i due si baciano che Katharina si ostina a credere falsificata finchè il commissario non è costretto a farle aprire gli occhi. Katharina cade in un vortice di dolore, a cui si aggiunge anche la morte dell'erede del palazzo precipitata dalla finestra direttamente sul parabrezza di Katharina. Il tutto è ambientato nella Colonia del potere, in cui una catena di ristoranti "moderni" chiamata All-inclusive, prende piede sul territorio e vuole aprire il terzo locale proprio al posto di quello di Katharina.
Katharina, stavolta più incalzata dall'amica Adela che da una reale voglia sua, si trova quindi ad investigare prima sulla morte di Minka e poi su questa catena che fa chiudere ristoranti per occupare i locali al suo posto, dietro la quale pare esserci un "nano malefico" e un ragazzo tatuato dalle lunghe ciglia.

Mi pare che questo sia il romanzo più lineare della serie, in quanto le vicende si seguono abbastanza bene e anche la soluzione era comprensibile. Credo che l'autrice possa dilungarsi meno nelle descrizioni, alcune sono davvero prolisse e stancanti. Alla fine del libro, come sempre, ci sono alcune ricette di Katharina.
I personaggi si seguono abbastanza bene perchè vengono introdotti un po' alla volta, almeno quelli che hanno un senso per la storia.
Sinceramente, io spero che Katharina sbatta fuori dalla sua vita Ecki. E' un personaggio che sta diventando fastidioso, oltre a farle solo del male e mi dispiace. Speravo anche che si potesse invaghire del commissario ma chissà, al momento non pare succedere (forse troppo banale).
Mi sono resa conto che ho saltato il libro precedente nella serie... strana cosa perchè di solito nelle serie cerco di stare attenta, ma va beh, recupererò.
Lettura gradevole. Qualche pagina in meno avrebbe aiutato.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

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Brigitte Glaser e i delitti della cuoca Katharina Schweitzer: 
5 - Miele amaro 
6 - Buffet al veleno 
7 - Crimini al pistacchio
8 - Tisana letale

Neve di giugno - Ljuba Arnautović


Titolo originale: Junischnee (2021) 

Vienna, 1934. Sull'Austria si addensano minacciose le nubi del fascismo e del nazismo. Nella speranza di salvarli dalla catastrofe imminente, Eva, militante della resistenza e del "soccorso rosso", decide di mandare i figli poco più che bambini in Unione sovietica. Ma proprio nel Paese dell'utopia comunista i due fratelli Karl e Slavko passeranno dai giorni felici di una colonia estiva in Crimea a quelli dell"Orfanotrofio n. 6" di Mosca, e sperimenteranno i miraggi e i tradimenti della Storia. Nei vent'anni che seguono, l'esistenza dei due ragazzi sarà segnata non solo dall'impossibilità di tornare in Austria e dalla mancanza di contatti con la madre, ma anche e soprattutto dalle atrocità dei regimi nazista e staliniano, oltre che da una potente voglia di riscatto. Sarà poi l'inferno del gulag – luogo simbolo di annientamento e corruzione morale – a fare da improbabile sfondo all'amore tra Karl e Nina, futuri genitori dell'autrice. Con questo romanzo autobiografico, Ljuba Arnautović ci regala un'incredibile epopea famigliare, un'odissea che incrocia i destini e i drammi del Novecento, e ci accompagna con una scrittura lucida e altrettanto appassionante attraverso il complesso rapporto fra trauma e memoria, riportando alla luce esistenze e vicende sconosciute – o deliberatamente ignorate – consegnate all'oblio degli archivi o al silenzio delle case. (ibs)

Girando in libreria, sono stata attirata da questo libro. In seguito, poi, ho visto che era la scelta del gdl online della Keller e mi sono decisa a leggerlo. 
Ho scoperto che, in realtà, questo è il secondo libro di una trilogia in cui l'autrice, attraverso la storia familiare, ricostruisce anche le vicende storiche che sono avvenute in Austria e in Unione Sovietica nel corso del '900. L'autrice, infatti, è figlia di Karl e Nina, due dei protagonisti principali della vicenda. Quello che trovo bizzarro è che il primo libro esiste solo in tedesco, mentre il terzo è in via di traduzione in italiano (mi chiedo perchè il primo no? forse perchè trattandosi della storia di Eva era troppo barbosamente politico? non lo so...)

Eva, militante politica del partito comunista in Austria, decide di "salvare" i figli dall'avanzata fascista, mandandoli in URSS. All'inizio la vita di questi bambini è davvero bella, vivono praticamente rinchiusi in una bolla dove hanno tutto, cibo, istruzione e quant'altro, ma sono completamente all'oscuro di quanto accade fuori dalle mura dell'orfanotrofio. Ma le cose sono destinate a cambiare, perchè l'Austria diventa parte del Reich e per i ragazzi è impossibile poter tornare a casa. Dopo la chiusura del "n°6", Karli viene trasferito all'orfanotrofio pubblico, dove l'aria che tira è decisamente diversa e l'ambiente molto rigido. Lui più volte cercherà di scappare per cercare suo fratello Slavko che è stato trasferito non sa dove. Per un po' Karli diventa un ragazzo di strada, poi riacciuffato, ad un certo punto finisce in un gulag, incriminato per aver svolto attività controrivoluzionaria in seguito ad un processo sommario. Karli, soprannominato Viktor, capisce ben presto come sopravvivere dentro al gulag e riesce addirittura a trovare l'amore con Nina, arrivata al gulag anche lei con una falsa accusa di furto in quanto al gulag occorre manovalanza femminile nelle cucine e nelle lavanderie. I due si sposeranno una volta fuori dal gulag, dapprima rimanendo a vivere in Russia, ma poi trasferendosi a Vienna con grande gioia di Karl e grande infelicità di Nina. Il loro sarà un rapporto burrascoso.
Karli gestisce in maniera molto libera ed egoista, in un certo periodo anche avendo per amante la ex fidanzata del fratello (che ha poi scoperto essere morto), trovando ogni modo per togliere le figlie alla ex moglie, poi risposandosi di nuovo (mi pare si sposi 4 volte in totale).

Allora, mi piace molto la scrittura così asciutta, frasi tendenzialmente brevi, capitoli brevi. Descrizioni ottenute come pennellate. Anche per quanto riguarda le vicende storiche, vengono descritte in modo molto rapido, e ammetto che per una capra come me in storia, alcune proprio non le conoscevo. 
La neve di giugno, in pratica, sono i piumini dei pioppi che a giugno ricoprono qualunque cosa come la neve. Possiamo vederla anche come un concetto di contrapposizione (la neve è fredda, a giugno tendenzialmente è caldo).
C'è sicuramente una grossa focalizzazione sul comunismo, che sembrava portare benessere a tutti finchè qualcuno comincia a capire che qualcuno deve anche essere sacrificato per arrivare al bene comune. C'è la condizione di apolide di Karli, che è un po' senza patria non solo per quello che riguarda la geografia, ma anche se pensiamo a una sua vita un po' sbandata in generale. Sinceramente mi ha un po' deluso vedere il comportamento che ha tenuto nei confronti di Nina; sembrava un grande amore ma lui aveva una doppia vita e non ci ha messo molto a studiare un piano per rubarle le bambine affidandole poi alla nonna mentre lui si divertiva altrove. Forse una questione di carattere, forse un modo di vivere dettato dall'abitudine, maturata fin da bambino, di capire da che parte stare per salvare la pelle e stare dalla parte dei vincenti (o comunque dei non perdenti). 
Interessante comunque lo scorcio di vita degli orfanotrofi e dei gulag.
A metà libro, circa, c'è uno scambio epistolare tra Karl e sua madre, che è riuscito e ritrovare. A parte una iniziale gioia di averla ritrovata, mi pare che abbia più che altro chiesto a lei dei favori.
I capitoli finali mi sono sembrati più caotici. Dovendo spiegare chi era Erika o cosa succede a Nina dopo il divorzio, mi pare che scriva molte cose tutte insieme.  
Nel complesso la lettura è interessante, ha una prima metà davvero emozionante poi bisogna riuscire a rimanere neutrale nei confronti di Karli, magari cercando di comprendere le difficoltà che ha dovuto affrontare senza entrare nel merito del comportamento.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

International booker prize 2026

L'International Booker Prize viene assegnato ad un libro di finzione tradotto in inglese da un'altra lingua. Premia non soltanto la qualità dell'opera letteraria, ma anche quella della sua traduzione: il premio in denaro viene diviso tra l'autore e il traduttore.

Il vincitore per il 2026 è un romanzo taiwanese che si intitola "Taiwan Travelogue". Il libro non è stato (per il momento) pubblicato in Italia, ma pare che la traduzione in inglese sia stata giudicata eccellente dalla giuria.
"Travelogue" sta per "diario di viaggio": si tratta di una storia d'amore ambientata negli anni Trenta a Taiwan riscoperta sotto forma di diario di viaggio. L'autrice è Yang Shuang-zi e la traduttrice inglese Lin King.

Nello specifico, il libro racconta una storia ambientata nel 1938, durante l'occupazione giapponese di Taiwan. Una scrittrice giapponese viaggia nell'isola per sperimentare lo stile di vita delle popolazioni locali, in particolare le tradizioni culinarie. Si innamora di una traduttrice, ma fatica a superare il divario tra colonizzatori e colonizzati.

La presidente di giuria, Natasha Brown, sostiene che questo libro "Si distingue sia come romanzo d'amore che come incisivo romanzo postcoloniale".

Gli altri libri nella shortlist:
- The Nights Are Quiet in Tehran / Di notte tutto è silenzio a Teheran (Shida Bazyar)
- She Who Remains / Colei che resta (Rene Karabash)
- The Director / Il regista (Daniel Kehlmann)
- On Earth As It Is Beneath (Ana Paula Maia)
- The Witch / La strega (Marie NDiaye)



martedì 19 maggio 2026

Leila Guerriero vince il Premio Strega Europeo 2026

Leila Guerriero vince il Premio Strega Europeo con il romanzo “La chiamata – Storia di una donna argentina”. Il libro racconta la storia di Silvia Labayru che nel 1976, durante la dittatura argentina di Videla, fu sequestrata, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a dare alla luce la sua prima figlia in una stanza del centro di detenzione clandestino in cui era rinchiusa. All’epoca Labayru aveva vent’anni ed era una militante di Montoneros. Quando fu rimessa in libertà nacque il sospetto che fosse sopravvissuta tradendo la causa e collaborando con i suoi aguzzini. 

I diritti cinematografici sono stati acquistati dalla società di produzione El Deseo di Pedro Almódovar. 

Il libro ha ottenuto 16 voti tra quelli espressi dalla giuria composta da 30 scrittrici e scrittori italiani vincitori e finalisti del Premio Strega: Marco Amerighi, Silvia Avallone, Andrea Bajani, Marco Balzano, Giulia Caminito, Giuseppe Catozzella, Benedetta Cibrario, Mario Desiati, Paolo Di Paolo, Donatella Di Pietrantonio, Claudia Durastanti, Tommaso Giartosio, Paolo Giordano, Helena Janeczek, Nicola Lagioia, Lia Levi, Melania G. Mazzucco, Daniele Mencarelli, Marco Missiroli, Edoardo Nesi, Valeria Parrella, Romana Petri, Sandra Petrignani, Veronica Raimo, Antonio Scurati, Elena Stancanelli, Domenico Starnone, Nadia Terranova, Sandro Veronesi, Dario Voltolini.



martedì 21 aprile 2026

Fuori i libri! Marzo 2026

Ho partecipato ad un incontro in biblioteca in cui abbiamo parlato del libro "Vittima" di Andrew Boryga. Piaciuto molto.

Dopo un paio di libri intensi, ho deciso di proseguire la nuova serie di Alessia Gazzola, leggendo "Miss Bee e il principe d'inverno". Di giallo c'è davvero poco, ma il libro è gradevole e rilassante. Di seguito ho letto il terzo libro della serie, "Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata". E poi ovviamente volevo vedere come proseguiva con "Miss Bee e il giardino avvelenato". Ho scoperto, da una vicina di casa, che deve uscire un quinto libro... non vedo l'ora mannaggia!

Intenso e commovente, "Quando le gru volano a sud" di Lisa Ridzen, libro che mi è stato proposto dalla mia libraia. Davvero delicato ma potente.

"La felicità delle piccole cose" di Caroline Vermalle, libro per il gruppo di lettura della biblioteca. Idea molto intrigante ma realizzazione molto piatta.

martedì 7 aprile 2026

Quando le gru volano a sud - Lisa Ridzén


Titolo originale: Tranerna flyger söderut (2024) 
Titolo inglese: When the Cranes Fly South 

Bo ha ottantanove anni e la sua solitudine viene interrotta soltanto dalle visite degli assistenti domiciliari che si prendono cura di lui. Per il resto, non c’è molto che abbia sapore. Nemmeno i pasticcini alla panna montata che il figlio Hans si ostina a comprare e mettergli nel frigo. Bo è arrabbiato con il suo corpo che non obbedisce più, con le sue braccia un tempo forti che ora non riescono a fare più nulla, con le sue dita gonfie che non sanno più nemmeno aprire il barattolo che contiene lo scialle preferito di sua moglie Fredrika. Lo scialle che conserva ancora il suo profumo. È l’unica cosa che gli è rimasta di lei, da quando è stata trasferita in una casa di cura a Östersund, da quando Fredrika non riconosce più nessuno e lui non riconosce più la donna dietro i lineamenti di sua moglie. Ma, soprattutto, Bo è arrabbiato con Hans che vuole portargli via Sixten, il suo cane, perché si è convinto che un quasi novantenne non sia in grado di prendersene cura. E adesso non c’è più Fredrika a addolcire le parole aspre tra padre e figlio. Il vuoto lasciato dalla compagna di una vita e la preoccupazione di perdere l’affetto di Sixten, che ancora lo tiene nel mondo, trascinano Bo in un vortice di emozioni. Lo sospingono a ripercorrere la sua esistenza, a definire felici quei momenti in cui semplicemente non ci accadeva nulla, ad ammettere il suo modo imperfetto di amare gli altri. Delicato e potente, questo ritratto dell’ultima età della vita, protagonista invisibile della ma nostra epoca, è un romanzo sovversivo che ci riguarda, tutti, e rimarrà con noi. (goodreads)

Faccio fatica a riportare l'emozione che mi ha trasmesso questo libro.
Delicato e profondo, incredibilmente reale la vicenda di Bo, quasi novantenne, a cui il corpo sta smettendo di rispondere. Costretto a dover chiedere aiuto anche per aprire il barattolo in cui conserva lo scialle della moglie che ancora contiene il suo profumo. Costretto a dover indossare il pannolone perchè si fa la pipì addosso. Incapace di riportare a parole le cose che sente e che vorrebbe dire al figlio o agli assistenti domiciliari che lo vanno a trovare più volte al giorno. Pieno di rabbia perchè si sente incapace di esprimere il proprio dissenso quando qualcosa non gli va bene.
Chi ha in casa un anziano credo che, come me, troverà in lui molto di ciò che vediamo in Bo. Io però, a differenza di Hans, non avrei mai e poi mai portato via il cane, unica compagnia che questo uomo ha, oltre alle telefonate al suo amico ed ex collega Ture. E' vero, probabilmente Sixten aveva bisogno di cure ulteriori, ma credo si potesse trovare un altro modo che non fosse toglierlo a Bo. Quanto ha sofferto dopo che gliel'hanno portato via, ogni volta che toccava le coperte e il suo corpicino non era più lì vicino a lui. Straziante.
Il libro alterna le brevi scritte degli assistenti domiciliari, ai pensieri di Bo.
Così pieni di tenerezza i pensieri che Bo rivolge costantemente a sua moglie Fredrika, che ormai non lo riconosce più, ma di lei ci fa ripercorrere i loro momenti di vita passata, dove Fredrika era spesso quella comprensiva che faceva da tramite tra Bo e il figlio Hans, un rapporto complicato così come è stato complicato il rapporto tra Bo e suo padre (che lui chiama sempre "il vecchio"). Fredrika che non ha mai visto di buon occhio l'amicizia tra Bo e Ture, poichè su Ture giravano voci, ma che lei accettava perchè per Bo era un amico. Amico che lo è rimasto fino alla fine, quando poi le voci hanno avuto conferma e Bo si chiede quante cose Ture non ha avuto coraggio di raccontargli.
E' straziante vedere come gli esterni non riescono a capire (e forse non possono) cosa realmente pensa e prova Bo, cose che lui con le parole non riesce più ad esprimere.
C'è un crescendo di consapevolezza, e di rielaborazione del passato, per cui Bo si rende conto che non bisogna lasciare cose non dette, ciò che si prova per qualcuno deve essere detto. 
L'ultimo capitolo l'ho letto piangendo. Intenso, emozionante.
Mio voto: 9 / 10

La felicità delle piccole cose - Caroline Vermalle


Titolo originale: Une collection de tresors minuscules (2013)

Parigi. La neve cade dolcemente sulla città, ammantando di bianco la Tour Eiffel, Notre-Dame e il Panthéon, come in una cartolina. Un uomo passeggia lungo la Senna diretto verso casa, un elegante palazzo sull’Île Saint-Louis. È Frédéric Solis, avvocato di successo con la passione per i quadri impressionisti. Affascinante, ricco e talentuoso, Frédéric sembra avere tutto quello che si può desiderare dalla vita. Gli manca una famiglia, ma dopo essere stato abbandonato dal padre molti anni prima, ha preferito circondarsi di oggetti lussuosi e belle donne piuttosto che mettere ancora in gioco il suo cuore ferito. Fino a quando, un giorno, scopre di aver ricevuto una strana eredità, che consiste in una manciata di misteriosi biglietti e in un disegno che ha tutta l’aria di essere una mappa. Cosa nasconderanno quegli indizi? Convinto di essere sulle tracce di un quadro dimenticato di Monet, Frédéric decide di tentare di decifrare la mappa. Grazie all’aiuto della giovane e stralunata assistente Pétronille, inizia così un viaggio lungo i paesaggi innevati del Nord della Francia, tra i luoghi prediletti dai suoi amati impressionisti: Éragny, Vétheuil, il giardino di Monet, con una tappa d’obbligo al Musée d’Orsay. Di incontro in incontro, di sorpresa in sorpresa, torneranno a galla ricordi che Frédéric credeva di aver dimenticato, e un tesoro ben più prezioso di qualsiasi ricchezza. (goodreads)

Sono un po' in difficoltà a parlare di questo libro. Credo che l'autrice abbia avuto una bella idea, con l'escamotage della "caccia al tesoro" nei luoghi degli impressionisti, ma il libro non mi ha lasciato particolare emozione. Temo sia un problema di scrittura abbastanza piatta.
Stiamo parlando di un romanzo "da relax", che ovviamente è di quelli dove sai già in partenza che tutto finirà bene, quindi la piacevolezza del viaggio si gioca tutta sulla capacità della scrittrice di rendere le atmosfere, le emozioni. Cosa che secondo me non ha saputo pienamente fare.
ATTENZIONE CONTIENE SPOILER
Frédéric è un uomo che ha preso le sue decisioni nella vita, tra le quali, quella di non leggere una lettera del padre che gli è arrivata 17 anni prima, preferendo conservare il ricordo di padre favoloso che aveva da bambino, finchè non gli hanno detto che è finito in prigione e non lo rivedrà più. Cosa che in realtà è una bugia, perchè la verità non è questa, è che lui si è "semplicemente" (e molto rapidamente) reso conto di essere innamorato di un altro uomo e la moglie l'ha sbattuto via di casa. 
Frédéric è un avvocato divorzista che si trova in una situazione pietosa, è pieno di debiti, ha perso il suo maggiore cliente che gli fa anche tabula rasa intorno, e il quadro di Sisley che ha appena comprato gli è stato pignorato. Gli arriva questa eredità, da un perfetto sconosciuto, lui spera si tratti di soldi, e invece si tratta di quattro biglietti per andare "in gita" in luoghi che hanno a che fare con gli impressionisti. Alla fine di queste quattro tappe ci sarà un quadro per lui, e lui si convince che sarà un quadro di Monet.
Ho trovato molto arrendevole il personaggio di Frédéric. Lui è uno che quando qualcosa prende una piega che a lui non piace, semplicemente chiude. Chiude con Jamal quando si rende conto (con una sorta di illuminazione) che forse c'entra qualcosa con la storia dei biglietti. Chiude con Marcia dopo che l'ha messa incinta perchè lei voleva un figlio e lui no. Chiude col padre nonostante gli arrivi una lettera che gli potrebbe spiegare cosa è successo ma lui no, preferisce non sapere niente. Un po’ infantile come atteggiamento, forse non solo il padre è rimasto legato a quello del ricordo, ma lui stesso ha una sorta di rifiuto di crescere rimanendo il bambino di sette anni che non è riuscito a decorare l’albero col padre.
Per fortuna che la storia d’amore che tutti ci saremmo aspettati tra Frédéric e Petronille non c’è, perché altrimenti era veramente uno stereotipo pazzesco.
Ho trovato un po’ troppo didattiche le pagine in cui si parla degli impressionisti, un po’ troppo “scolaretto che ha fatto i compiti e ripete la lezione”.
Un po’ troppo pieno di coincidenze fortunate.
Torno a quello che dicevo all’inizio: l’idea era molto carina e anche originale, ma la scrittura la rende molto piatta e non emozionante come potrebbe essere. Perché se ci pensiamo ci sono argomenti seri in questo libro, dal divorzio dei genitori che lascia segni sul figlio, dall’omosessualità che viene ritenuta qualcosa contro natura (vedi i commenti nel bar), dal fatto che la famiglia non è necessariamente quella in cui si è nati ma quella in cui ci si sente accolti, il tormento di essere un uomo indebitato fino al collo, il rifiutare la paternità per presa di posizione e così rifiutare anche la donna che in realtà si ama, la malattia. Tante cose, tutte trattate con superficialità.
Un po’ semplicistico che padre e figlio si vedano e senza alcuna spiegazione si abbraccino e anni di dolore sono spazzati via da un sentimento profondo.
È molto tenero che il figlio di Frédéric nasce nel momento in cui il padre muore (e ha strenuamente resistito finché non ha visto Frédéric), è una specie di cerchio che si chiude, e lui si rende conto che non vuole essere un’assenza per il figlio bensì una presenza. Però tutte le emozioni legate a queste cose non mi arrivano.
Mio voto: 6 / 10

domenica 5 aprile 2026

L'uomo che morì due volte - Richard Osman


Titolo originale: The Man Who Died Twice (2021)

Elizabeth, Joyce, Ron e Ibrahim – Il Club dei delitti del giovedì – sono ancora scossi dal loro primo caso risolto e non vedono l’ora di godersi un po’ di pace e tranquillità nell’elegante residence per pensionati dove vivono. Ma l’imprevisto incombe...
Elizabeth riceve la lettera di un ex collega dei Servizi Segreti che ha commesso un grosso errore e ha bisogno del suo aiuto. È stato accusato di aver rubato diamanti per milioni di sterline agli uomini sbagliati e per questo motivo è in fuga da un mafioso violento e vendicativo. Mentre i cadaveri iniziano ad accumularsi, Elizabeth arruola gli amici di sempre del Club per dare caccia a uno spietato assassino. Questa volta si scontrano con un nemico che non farebbe una piega nel mettere fuori combattimento quattro anziani...
Riusciranno i vecchi amici a risolvere l’enigma prima di diventare a loro volta vittime? E se trovassero anche i diamanti? Be’, non sarebbero un bonus gradito?
Con la seconda indagine del Club dei delitti del giovedì, Osman si conferma un autore ricco di inventiva e dalla penna godibile e divertente, con uno stile irriverente e politicamente scorretto. (goodreads)

Secondo libro della serie del club dei delitti del giovedì.
L'ispettore capo Chris Hudson e l'agente Donna De Freitas stanno cercando di porre fine alla sanguinosa organizzazione della regina della droga Connie Johnson, mentre Ibrahim è vittima di una brutale aggressione per strada ad opera di tre ragazzini in bicicletta, uno dei quali è anche uno spacciatore di Connie. Contemporaneamente, ricompare Douglas l'ex marito di Elizabeth, che si è nascosto nel suo villaggio perchè sta scappando da Martin Lomax, un intermediario della mafia a cui ha rubato dei diamanti. Douglas è sotto copertura degli agenti del MI5, di cui facevano parte lui ed Elizabeth.
Il libro procede alternando capitoli in terza persona a capitoli in cui Joyce scrive sul suo diario cosa è successo.
La storia ha diversi elementi piuttosto divertenti, da Joyce che si iscrive su instagram con un nickname dubbio, all'ispettore capo Chris che sta con la madre di Donna e comincia a mangiare come un salutista. Lo stesso intreccio tra la mafia, i criminali e i nonni che incastrano i criminali è piuttosto divertente. Abbiamo poi il nipotino di Ron, Kendrick, che li aiuta ad investigare e Bogdan che si accolla i lavori sporchi e fa compagnia a Stephen il marito di Elizabeth. Sempre molto arguto il personaggio di Elizabeth e molto divertente quello svampito di Joyce. Mi spiace invece per Ibrahim, che a causa dell'aggressione non ha più intenzione di uscire di casa...
Libro piuttosto divertente, la trama regge bene fino alla fine. Ammetto che non avevo capito chi fosse il colpevole, ma è geniale.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

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Serie: il club dei delitti del giovedì (al 05/04/2026)
2. L'uomo che visse due volte
3. Il colpo che mancò il bersaglio
4. L'ultimo diavolo a morire
5. La fortuna impossibile

mercoledì 1 aprile 2026

La cinquina del Premio Strega Europeo 2026

I cinque candidati alla tredicesima edizione del Premio Strega Europeo, sono:

- Nathacha Appanah, La notte nel cuore, tradotto da Cinzia Poli (Einaudi), vincitrice del Prix Femina 2025 e Prix Goncourt des Lycéens 2025.

- Leila Guerriero, La chiamata. Storia di una donna argentina, tradotto da Maria Nicola (SUR), vincitrice del Premio Zenda 2023-2024.

- Isabella Hammad, Entra il fantasma, tradotto da Maurizia Balmelli (Marsilio), vincitrice dell’Encore Award 2024.

- Tonio Schachinger, In tempo reale, tradotto da Francesca Gabelli (Sellerio), vincitore del Deutscher Buchpreis 2023.

- Yael van der Wouden, Estranea, tradotto da Roberta Scarabelli (Garzanti), vincitrice del Women’s Prize for Fiction 2025.

Concorrono “cinque scrittrici e scrittori recentemente tradotti che hanno vinto nei Paesi di provenienza un importante riconoscimento nazionale: cinque voci rappresentative di diverse tradizioni letterarie e aree linguistiche e cinque modi di esplorare le latitudini possibili del romanzo contemporaneo”. E' previsto un riconoscimento anche al traduttore del libro vincitore.

La dozzina del premio Strega

La “dozzina” del Premio Strega 2026 è così composta:
- Maria Attanasio, La rosa inversa (Sellerio)
- Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia (Quodlibet)
- Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori)
- Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo)
- Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi)
- Matteo Nucci, Platone – Una storia d’amore (Feltrinelli)
- Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi)
- Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani)
- Christian Raimo, L’invenzione del colore (La nave di Teseo)
- Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma)
- Nadeesha Uyangoda, Acqua sporca (Einaudi)
- Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda).

Mazzucco, presentando la dozzina, ha detto che "L’elemento più rilevante di quest’anno è il ritorno del romanzo. Il ritorno della storia, e delle storie, e la parallela contrazione di narrazioni autobiografiche, memorie familiari e/o di auto-fiction, che avevano invece prevalso nelle recenti edizioni. Si tratta di romanzi che possono essere definiti, con qualche distinguo, storici. Spesso il personaggio dello scrittore, o della scrittrice, agisce come testimone/cronista/investigatore di eventi e fenomeni collettivi. Ma c’è anche lo scrittore in quanto tale, alle prese con un mestiere indefinibile, con le crisi d’ispirazione, il successo o il rifiuto del mercato editoriale, è indubbiamente il protagonista di questa edizione. Rilevante è anche il ritorno del lavoro – tema carsico della letteratura italiana, che riemerge con ciclicità sussultoria. Si ripresenta il racconto del sesso. Che si aggiorna alla contemporaneità. In un anno in cui risorge il gioco letterario, pure combinatorio e gratuito, il sonnambulismo come impostura si propone quale metafora della letteratura”.

La proclamazione dei finalisti si terrà invece il 3 giugno al Teatro Romano di Benevento.

La finalissima non sarà ospitata come di consueto dal Ninfeo di Villa Giulia, ma si terrà sulla Piazza del Campidoglio, mercoledì 8 luglio, come sempre in diretta televisiva su Rai 3.

martedì 17 marzo 2026

Miss Bee e il giardino avvelenato - Alessia Gazzola


Titolo originale: Miss Bee e il giardino avvelenato (2025)

Reduce da un evento inatteso e imprevedibile che le ha certamente stravolto l’esistenza, la giovane Miss Bee, alias Beatrice Bernabò, a poco più di vent’an­ni si trova in una situazione inedita. Una nuova vita le si spalanca davanti agli occhi... Ma guai, enigmi e financo delitti sono sempre all’orizzonte. Miss Bee si ritroverà invischiata in un enigma dai contorni ancor più foschi del solito, così come fosco le appare il suo presente sentimentale, per tacer del futuro... Più che mai, Beatrice dovrà far ricorso a tutta la sua sagacia e a tutta la sua forza d’animo per sciogliere i misteri del mondo e soprattutto quelli del cuore. (goodreads)

Nonostante siano sposati da qualche mese, Archie e Beatrice hanno difficoltà nel gestire la loro nuova vita. Lui passa il tempo fuori per lavoro e lei passa il tempo a casa del padre, che non sa nulla del fatto che si tratta di un matrimonio di convenienza. 
Il matrimonio di Julian e Octavia, invece, è stato rinviato a causa di un lutto in famiglia. 
Ad un certo punto, si rifà vivo un amico d'infanzia di Archer, Felix, che sta vendendo la sua mastodontica villa a nientepopodimeno che Kit Ashbury, che nel frattempo è tornato dall'India con tanto di moglie (non proprio innamorata) al seguito. 
Archer viene invitato per alcuni giorni a Wroxham Hall e Beatrice si rende conto che come moglie deve andare con lui (oltre al fatto che è molto curiosa di vedere questa mega villa che non avrà più occasione di vedere in futuro, dopo che sarà venduta). Ma là, tra i vari ospiti, c'è anche Elizabeth, la ex fidanzata di Archie, che ha rotto il loro fidanzamento dopo la guerra per il "problema" che gli ha lasciato. E Beatrice si rende conto che un po' di gelosia la prova, oltre ad essere incredibilmente curiosa di vedere cosa nasconde sotto i vestiti il bell'ispettore. 
Anche Clara è tormentata, si rende conto che vivere da divorziata sarà socialmente impossibile, soprattutto ora che Hugh pare tornare sui suoi passi e la rivuole a casa, mentre lei in fondo in fondo prova qualcosa per Federico.
Mi è piaciuto scoprire un po' di più del passato di Archie e anche di Kit.
Credo sia il libro più lineare della serie, probabilmente quello che mi ha convinto di più. La storia regge bene, non diventa troppo contorta, anche se lascia delle domande irrisolte. Sono un po' perplessa sul finale, decisamente aperto. Non mi è chiaro se ci sarà un altro libro nella serie (sembra di sì), ma finire così rimangono tante cose un po' tronche.
Comunque, molto gradevole questa serie di libri, divertenti, briosi.
Mio voto: 7 / 10


Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata - Alessia Gazzola


Titolo originale: Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata (2025) 

Londra, 1925. Per impedirle di combinare ulteriori guai, Leonida Bernabò individua finalmente la sistemazione ideale per la vivace e scapestrata secondogenita un solido impiego presso l’ambasciata italiana. Miss Bee si trova dunque a barcamenarsi fra impegni segretariali ed eventi prestigiosi, come il ricevimento in onore di una delegazione proveniente proprio da Firenze, la città natia dei Bernabò. Due membri del comitato scientifico degli Uffizi vengono accolti insieme a Edoardo, figlio dell’ambasciatore italiano, e la sua fidanzata, Elisa. Non mancano neppure il visconte Julian Lennox – verso il quale Beatrice prova ancora sentimenti più travolgenti di quanto vorrebbe – e la sua promessa sposa Lady Octavia. Ma nei giorni e soprattutto nelle notti successive, in ambasciata accadono fenomeni strani e rumori improvvisi, sussurri nel buio e presenze inquietanti. L’unica spiegazione parrebbe quella più un fantasma. Le cose tuttavia si aggravano, tanto da rendere necessario l’intervento della polizia nella persona dell’ispettore capo Archer Blackburn, vecchia e intrigante conoscenza di Beatrice. Ma esiste davvero il fantasma dell’ambasciata? O è all’opera qualche forza di natura ben più concreta e minacciosa? Contrariamente a quanto avrebbe auspicato papà Bernabò, tra amori e tremori sta proprio a Miss Bee scoprirlo. (goodreads)

Dopo aver letto il secondo libro, ero curiosa di proseguire nella serie. Beatrice è stata costretta ad andare a lavorare all'ambasciata italiana. In realtà il lavoro non le dispiace, però lì succedono delle cose strane. C'è un fantasma che misteriosamente sporca di vernice una veste della moglie dell'ambasciatore. Poi rumori molesti che sembrano provenire da un armadio chiuso. Addirittura in ambasciata viene trovata una bomba che palesemente è stata costruita solo per intimidire e non per saltare in aria. Ovviamente, senza volerlo, Beatrice si trova in mezzo ai guai, con grande tragedia del padre e della sorella Clara che, dopo esser quasi morta per aborto, è stata lasciata dal marito. Beatrice è costretta a chiedere aiuto a Julian per aiutare il figlio di un amico del padre, e chiaramente tra lei e Julian le cose non sono proprio finite, anche se ormai è stata fissata la data del matrimonio tra lui e Octavia. Ma anche Beatrice si renderà conto di provare una sorta di stima nei confronti dell'ispettore capo Blackburn, che questa volta la coinvolge nelle indagini. E proprio grazie a Blackburn, Beatrice non sarà costretta ad essere estradata in Italia con l'accusa di spionaggio... 
Carino, un po' tanti personaggi ma si segue bene. Avevo capito chi ha fatto cosa, ci sono indizi disseminati qua e là che si riescono a captare bene. Forse mi è piaciuto più del secondo. Ora sono molto curiosa di come va avanti la storia però... e come procede anche la storia di Clara (che non vedrei male insieme a Federico...)
Effettivamente, in alcuni punti sembra la sceneggiatura di una serie tv. Chissà se la faranno.
Mio voto: 6 e mezzo / 10


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Serie Miss Bee al 12/03/2026: 
 #3 Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata 
 #4 Miss Bee e il giardino avvelenato

Miss Bee e il principe d'inverno - Alessia Gazzola


Titolo originale: Miss Bee e il principe d'inverno (2025)

Derbyshire, dicembre 1924. È un freddo Natale ad Alconbury Hall, la re­sidenza di campagna della nobile famiglia Lennox. Così freddo che nemmeno ge­nerose dosi di sherry riescono a riscaldare la mente e il cuore di Lady Millicent Carmi­chael, mentre detta le sue scandalose memorie alla nuova segretaria. Eppure, la giovane assistente improvvisata, che risponde al nome di Beatrice Bernabò detta Miss Bee, non potrebbe avere cuore e mente più cal­di, anzi, incandescenti. Merito forse della splendida atmosfera di Alconbury Hall, coi camini accesi e scoppiettanti, le cene ele­ganti, le singolari e allegre tradizioni bri­tanniche da onorare. Merito più probabil­mente del visconte, l’affascinante Julian Lennox. Né va tra­lasciata l’eccentri­ca combriccola di convitati, a comin­ciare dal tenebroso Alexander, cugino di Julian con ascenden­ze russe, bello in ma­niera insopportabile ma dall’aria cupa e angustiata, un vero principe d’inverno.
Beatrice però ancora non riesce a cogliere il sottobosco di ten­sioni che attraversa quella conturbante atmosfera natalizia. Tensioni che presto sfoceranno in eventi di crescente gravi­tà: l’accusa di furto è soltanto l’inizio…
Riuscirà Miss Bee a venire a capo dell’imprevedibile e pericoloso enigma? (goodreads)

Beatrice è stata assunta da Julian affinchè scriva le memoria di sua zia, Lady Millicent. Inevitabilmente, lei e Julian si vedono ogni giorno, e questo le scombussola un bel po' il cuore. Ma Julian, nel suo ruolo di visconte, non è proprio libero di scegliere la persona con cui stare, anzi, si troverà a doversi sacrificare per salvare la sua amica di infanzia Octavia, nonchè promessa sposa del suo defunto fratello Alastair.
Ad Alconbury Hall ci sono diversi personaggi stravaganti, tra cui anche un vecchio nobile che fa spudoratamente la corte proprio a Beatrice. Ma accadono anche fatti strani. Sparisce un anello dalla camera di Lady Carmichael, il generale viene ferito al ventre durante una battuta di caccia alla volpe e il cugino mezzo russo di Julian, Alexander, sparisce misteriosamente senza lasciare traccia, mentre un fazzoletto di Beatrice viene rinvenuto nella sua camera.
Ad investigare viene chiamato l'ispettore capo Archer Blackburn, il quale verrà a capo di tutti i misteri.

Se il precedente libro della serie era mezzo giallo e mezzo rosa, oserei dire che questo è decisamente per tre quarti rosa. Intanto non abbiamo nessun morto, solo un tentato omicidio e altri fatti strani ma niente di tragico. Tiene decisamente banco il tormento sentimentale di Beatrice nei confronti di Julian, il quale pare ricambiare i suoi sentimenti ma non ha facoltà di scegliere con chi stare, anzi, per salvare Octavia dal matrimonio che suo padre vuole combinare con un abietto generale, Julian si propone al padre di lei come pretendente. Niente che Beatrice in realtà non immaginasse, ma per Julian era anche disposta a cedere e concedersi...
Gradevole libro, la vicenda secondo me si ingarbuglia un po' quando viene svelato chi ha provato ad uccidere il generale, ma penso che si sia più attratti dalla storia di Beatrice che non dal resto di cose che succedono.
Mi è dispiaciuto il finale così triste...
Mio voto: 6 e mezzo / 10


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Serie Miss Bee al 12/03/2026: 
#2 Miss Bee e il principe d'inverno 
#3 Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata 
#4 Miss Bee e il giardino avvelenato

venerdì 6 marzo 2026

Vittima - Andrew Boryga


Titolo originale: Victim (2024) 

Javier Pérez la truffa ce l’ha nel sangue. Fin da piccolo impara a piegare a suo vantaggio le regole del gioco, e capisce ben presto che il suo background (sangue portoricano, padre spacciatore assassinato, madre single a corto di soldi) può essere la chiave per aprire molte porte. La sua storia, se plasmata nel modo giusto, è proprio ciò che negli Stati Uniti le commissioni di ammissione al college vanno cercando, e l’opportunità di una borsa di studio per una prestigiosa università è il primo passo verso la realizzazione del sogno di diventare uno scrittore famoso. Da studente universitario, Javi entra in contatto con giovani attivisti di minoranza e infioretta la storia della sua vita fino a quando non rimane che un briciolo di verità. L’unico vero ponte con il suo passato è l’occasionale lettera all’amico d’infanzia Gio che, tra le mura del carcere dopo brutti trascorsi in una gang, sembra non dare peso a questa nuova consapevolezza del privilegio bianco. Poco dopo la laurea, grazie a un saggio divenuto virale Javi passa da scrittore in erba a collaboratore di una rivista di grido, ammirato per la sua «prospettiva unica» ora che la parola d’ordine, sulla carta stampata e sui social, è «diversità». Ma come in una frenetica corsa sulle montagne russe, dopo un’ascesa vertiginosa il crollo repentino è sempre dietro l’angolo. Riuscirà a portare avanti la sua farsa? Andrew Boryga ha scritto una satira feroce delle storie strappalacrime e delle ipocrisie dell’inclusività. Vittima è un debutto esilarante e irresistibile. (goodreads)

Questo libro è stato proposto come momento di lettura comune dopo un mini percorso (di due pomeriggi) sulla letteratura americana (in particolare, sulla caduta del sogno americano). Devo dire che mi è piaciuto molto.
Innanzitutto ho trovato molto gradevole la scrittura, semplice, descrittiva ma essenziale, il protagonista in diverse occasioni parla direttamente al lettore. Poi è interessante lo sviluppo della storia, quanto mai attuale.
Javier è figlio di uno spacciatore che però finisce ammazzato sotto ai suoi occhi. Vive nel Bronx con una madre che è un gran bel personaggio, dai modi "spicci" diremmo qui da me. Già da piccolo capisce che la scuola lo tratta diversamente per il solo fatto di aver perso il padre, e lui se ne approfitta uscendo dalla classe e rifugiandosi dalla infermiera semplicemente a dormire. E' successivamente che viene in un certo senso "traviato" da un tutor che gli fa capire, anzi che calca molto la mano, sul fatto che persone come lui, di colore e con un background di violenza alle spalle, sono persone perfette per le università prestigiose che possono così mettere in campo paroloni come diversità ed accoglienza. Riesce ad entrare ad una delle più costose e prestigiose università, la Donlon, dove comincia anche a frequentare i circoli studenteschi dove viene portato all'estremizzazione il concetto di discriminazione, al punto che questi ragazzi vorrebbero addirittura far licenziare un professore per un esperimento in classe che loro ritengono razzista. Javi comincia a capire di poter sfruttare a suo vantaggio le storie che non sono sue ma sono storie che potrebbero plausibilmente capitare a persone come lui. Comincia a scrivere, prima nel giornale universitario e poi viene preso a collaborare col "Rag" una prestigiosa testata. Qui, per poter sfondare, effettivamente esagera con le storie che inventa, tirando anche in mezzo la sua (ex) fidanzata ed edulcorando molto la storia del suo vecchio amico Gio, andato in prigione a 17 anni. Javi è un drogato di "like", di commenti su twitter, non ne ha mai abbastanza e non si rende conto di quando arriva il passo falso. Perchè ad un certo punto viene chiamato in televisione da una giornalista che lui adora e questa, che è andata a controllare tutta la sua storia, lo sbugiarda in diretta tv. Lui poi scappa e tenta il suicidio. Al risveglio avrà accanto la madre, che non l'ha mai abbandonato, e Gio, col quale riesce a ricostruire i rapporti.
Ci sono molte cose interessanti in questo libro. C'è una notevole critica ai comitati studenteschi che si infarciscono la bocca di belle parole in favore della tutela delle minoranze, parole che rimangono tali. Anais è la rappresentante di questa situazione, la ragazza di origini nere che però ha sempre vissuto in mezzo ai privilegi, che parla di razzismo ma che non vuole andare a vivere tra le persone del Bronx. Se ci pensiamo, Javier ha cominciato a scrivere storie esagerate proprio per compiacere chi si voleva sentir raccontare un certo tipo di storie, in realtà lui non si è mai sentito così svantaggiato. Il mondo social lo viviamo anche noi ogni giorno, ci sono persone che vengono considerate idoli e riempite di "like", poi succede qualcosa e gli si riversa contro tutto l'odio del mondo. E' interessante anche il mondo del giornalismo, possibile che nessuno abbia mai pensato a controllare la vita di Javier prima di farlo scrivere? Si compiacciono delle impennate di visite al sito web ma lo scaricano appena scoperta la verità.
Gli unici rimasti fedeli a Javier, fino in fondo, sono la madre e Gio. Gio, dopo esser stato in prigione, ha capito la lezione e vuole una vita onesta; soprattutto non è mai voluto entrare sui social per non essere controllato dal governo.
E' un libro molto gradevole, attuale, pieno di satira, mi è piaciuto molto. Sarei curiosa di sapere quanto c'è di autobiografico in quello che ha scritto, ma pare non ci siano notizie in merito.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

Fuori i libri! Febbraio 2026

Comincio il mese con "Miss Bee e il cadavere in biblioteca" di Alessia Gazzola. Carino, decisamente più romance che giallo. Gradevole.

Il libro per il gruppo di lettura online, "L'antidoto" di Karen Russell. Partenza pazzesca ma poi prende tutt'altra piega. 

Il libro per il gruppo di lettura della biblioteca: "La signora Dalloway" di Virginia Woolf. No, non fa per me, una scrittura pesantissima. 

Mese piuttosto scarso...

La signora Dalloway - Virginia Woolf


Titolo originale: Mrs. Dalloway (1925) 

Un mercoledì di metà giugno del 1923, Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore alla Camera dei Lords, esce per comprare dei fiori per la festa, che la sera riunirà nella sua casa una variopinta galleria di personaggi. Tra gli altri: Peter Walsh, l'amante respinto, appena tornato dall'India, e l'amica tanto amata, più di ogni uomo, Sally Seton. Per le strade di Londra passeggia anche Septimus Warren Smith, il deuteragonista del romanzo. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. Clarissa ha cinquant'anni, è ricca. Septimus ne ha appena trenta, è povero e traumatizzato dall'esperienza feroce e violenta della guerra, in cui ha perduto non solo l'amico Evans, ma ogni pace. Eppure i due, senza mai incontrarsi, semplicemente sfiorando gli stessi luoghi, comunicano. Con sapienza straordinaria Virginia Woolf, giunta con questo al suo quarto romanzo, tesse il filo sottile di corrispondenze, echi, emozioni che creano un'opera di grande intensità. Dove un uomo e una donna sconosciuti l'uno all'altra sono accomunati dallo stesso amore e terrore della vita, che li porterà, nell'accettazione (femminile) o nel rifiuto (maschile), ad affermarne comunque l'inestimabile valore. (goodreads)

Credo che i libri di Virginia Woolf andrebbero riletti due volte, la prima per capire vagamente la vicenda, la seconda per afferrare i dettagli. Ma non lo farò. Ammetto che la lettura di questo è stata molto pesante, non tanto per quello che scrive ma per come lo scrive. Nella prefazione viene scritto che l'autrice ha cercato spasmodicamente la poesia, ma personalmente credo che abbia trovato solo una prosa complessa, con troppi fronzoli, troppe descrizioni minuziose che non aggiungono alla storia ma annoiano e distraggono.
La storia passa dal presente al passato con molta nonchalance. Tutto il libro rappresenta un enorme flusso di coscienza di Clarissa (principalmente) e di alcuni personaggi che le ruotano intorno, personaggi che si trovano a ripercorrere i ricordi e i rimpianti del loro passato (Clarissa, Septimus, Peter, la moglie di Septimus). 
I personaggi di contorno poi sono davvero tanti, e facevo spesso confusione.
Clarissa e Septimus, sebbene non si conoscano e non si incrocino mai, hanno in comune queste sofferenze sulla gestione della loro vita. Entrambi interiorizzano le proprie emozioni a scapito delle relazioni sociali ed entrambi si trovano a fare scelte importanti relative al futuro, con due esiti ben diversi. 
Purtroppo, ad un certo punto, ho cominciato a provare un po' di fastidio nei confronti di Clarissa. Di lei mi è arrivata una immagine di persona frivola ed egoista. Anche quando scopre che è morto un uomo, la sua preoccupazione non è per l'uomo ma per il fatto che la morte è arrivata nella sua festa. Per quanto riguarda Peter, dopo aver provato una specie di compassione visto che chiaramente rimane sempre innamorato di Clarissa anche se non l'ha potuta sposare ed ha infilato una serie di storie con donne improbabili, ad un certo punto, quando si aggira per la festa e commenta sarcasticamente tutti i personaggi che vede intorno a sè, mi sono detta perchè non te ne vai e basta?
Sicuramente è un libro molto esplicativo della borghesia del periodo, dove l'apparenza conta più della sostanza (col personaggio della insegnante di Elizabeth che esprime tutto il proprio disprezzo per la gente che vive senza guadagnarsi il pane, a differenza sua, e che sfoga questa rabbia sul cibo e cercando conforto nella preghiera).

In sintesi, mi spiace, questo libro non è il genere per me. Ad un certo punto saltavo da punto a punto, soprattutto nelle descrizioni insopportabilmente prolisse.
Mio voto: 6 / 10


mercoledì 18 febbraio 2026

L'Antidoto - Karen Russell


Titolo originale: The Antidote (2025)

La chiamano «l'Antidoto», perché dà sollievo ai malesseri e alle angosce delle a Uz, nel Nebraska, vive una strega della prateria alla quale si possono sussurrare in un orecchio i propri ricordi sgraditi, dimenticandoli all'istante; lei li conserva come in una cassaforte, finché i clienti non vogliono tornare a prelevarli. Ma, una mattina del 1935, Uz viene travolta da una bufera è l'epoca della Dust Bowl, in cui le Grandi Pianure degli Stati Uniti, inaridite dallo sfruttamento, sono spazzate da rovinose tempeste di polvere. La strega, al brusco risveglio, scopre di aver perso tutti i depositi dei clienti, e anche i propri poteri.
Prende così le mosse un romanzo-mondo dove alle peripezie di Antonina, la strega, si affiancano quelle di altri abitanti di una giovanissima giocatrice di pallacanestro, un contadino che si ritrova un campo magicamente fertile, uno sceriffo implicato in un caso di femminicidi seriali, una fotografa con una macchina in grado di immortalare il futuro; e infine uno spaventapasseri che prende misteriosamente coscienza di sé.
Dalla penna di una maestra della narrativa fantastica americana, un romanzo epico e traboccante di storie e di visioni, tanto fantasioso quanto politico, che giocando a reinventare il passato ci sfida a usare l'immaginazione come antidoto alle crisi del presente. (goodreads)

Questo libro mi ha ispirato subito leggendone la trama.
Comincia con alcune scene un po' brutali per i miei gusti (la mattanza delle lepri e l'affogamento dei gattini), per fortuna poi passa ad altro perchè mi stavo trovando in difficoltà.
Il libro comincia con tre voci che si alternano: quella della strega della prateria che si fa chiamare "L'antidoto" che rimane ad Uz perchè spera di ritrovare il figlio che le hanno rapito, quella del contadino cinquantenne Harp Oletsky, e quello della nipote di Harp, Dell (Asphodel) appassionata giocatrice di basket. Col tempo si inseriranno altre voci, tipo la fotografa governativa che decide di proseguire l'attività per conto suo (perchè il governo vuole solo foto che ritraggono certi tipi di situazioni in cui il New Deal ha portato bene), lo spaventapasseri pensante e la gatta a cui sono stati uccisi i gattini. Dei personaggi viene raccontata anche la storia che li ha portati ad arrivare ad Uz.
La città di Uz viene travolta da una terribile tempesta di sabbia durante quella che viene ricordata come la "domenica nera". Dopo di ciò, dei campi non rimane nulla, la gente comincia a lasciare la città. Solo nella tenuta di Harp succede qualcosa di misterioso: il suo campo sta prosperando e anzi sembra che di notte prenda vita. Lo stesso spaventapasseri non rimane minimamente scosso dalla tempesta. Come se quel terreno godesse di un qualche incantesimo che lo protegge.
C'è una interessante allusione biblica alla patria di Giobbe, alla terra messa a dura prova.
Purtroppo però, la tempesta sembra aver spazzato via anche i depositi che gli abitanti hanno fatto all'Antidoto, perchè lei si sente completamente svuotata e non è più in grado di restituire loro i ricordi. All'inizio viene aiutata dalla ragazza a creare dei ricordi nuovi, felici, ma il perfido sceriffo capisce cosa sta facendo la strega e la minaccia. 
Il libro parte con una interessante storia, quella di una strega che ha il potere di togliere alle persone i ricordi negativi della loro vita, lasciando quindi la mente più serena per continuare la vita quotidiana, sapendo però che in qualunque momento possono riavere indietro i ricordi mostrando una ricevuta di deposito. Ed è anche molto interessante come questa capacità viene anche sfruttata da persone come lo sceriffo, che con questi depositi si ripuliscono la coscienza dalle malefatte. Non è un caso che la tempesta rinvia l'esecuzione di Clemson Louis Dew, accusato di essere l'assassino della zampa di lepre, che ha ucciso varie donne nei dintorni, tra cui la madre di Dell, ma che in realtà è un povero diavolo a cui lo sceriffo ha addossato la colpa per far vedere che sa risolvere i casi di omicidio, in vista di una possibile rielezione.
Credo che con l'ingresso della fotografa nella storia, la vicenda si ingarbuglia un po', passando da quello che potrebbe sembrare un "giallo" a quello che diventa una questione di giustizia sociale poichè Uz è stata fondata da coloni (principalmente polacchi) su terre che sono state sottratte ai nativi Pawnee, creando anche un parallelismo con ciò che è successo ai polacchi che sono stati estromessi dalle loro città dai tedeschi.
Attraverso le fotografie di Cleo, vediamo il passato (come l'omicidio della ragazza) ma anche il futuro, vediamo ciò che potrebbe essere se cambiassimo i nostri comportamenti e, come facevano i Pawnee, accettassimo di seguire gli insegnamenti della natura per farla diventare rigogliosa e non per sfruttarla all'osso.
Il libro è scritto molto bene, l'autrice ha una gran bella scrittura, accattivante, scorrevole, avvincente. L'idea delle streghe che fanno da casseforti è intrigante. E' interessante anche l'idea di rendere giustizia ad un popolo che è stato derubato dalla propria identità facendo riflettere le persone sull'ingiustizia di questa pratica. 
Però il libro mi lascia delle questioni irrisolte (o mi sono persa io): l'assassino delle zampe di lepre chi è? E' lo sceriffo o lui ha solo chiuso le indagini per proprio tornaconto?
Sono interessanti le foto che ci sono sparse per il libro, proprio come se fossero state punzonate da qualcuno che non le ha volute.
Libro con una idea di base bellissima, ma che secondo me si perde un po'.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

venerdì 13 febbraio 2026

Addio a Cees Nooteboom

Se ne è andato l’11 febbraio, a Minorca, all’età di 92 anni, Cees Nooteboom, uno dei più importanti scrittori europei contemporanei. Con lui se va un pezzo enorme della cultura e dello spirito olandese.
Tradotto in più di trenta paesi e insignito di numerosi premi letterari, è stato autore di numerosi romanzi, poesie, libri di viaggio e saggi. Ha iniziato a viaggiare in tutto il mondo giovanissimo, e ha continuato a farlo tutta la vita, senza mai perdere l’instancabile curiosità e passione, contaminando sempre la sua scrittura con sguardi, rituali e influenze lontane. 
Ha esordito a soli ventidue anni con "Philip e gli altri", ma il successo internazionale arrivò con "Rituali" e con "Il canto dell’essere e dell’apparire".
In Italia, il suo editore di elezione era Iperborea, che ha pubblicato ben 19 dei suoi titoli. 
Da giornalista, ha seguito come testimone tre momenti cruciali del secondo Novecento: l'invasione di Budapest nel 1956, la contestazione del Maggio francese nel 1968 e la caduta del muro di Berlino nel 1989. 
Viveva con la moglie, la fotografa Simone Sassen che conobbe nel 1979.
Tra le sue opere: Il canto dell'essere e dell'apparire, Rituali, Il giorno dei morti, Philip e gli altri, Avevo mille vite e ne ho presa una sola, Tumbas. Tombe di poeti e pensatori, 533 Il libro dei giorni, Venezia.