giovedì 2 luglio 2026

Fuori i libri! Giugno 2026

A fine maggio ho cominciato il libro per il gruppo di lettura della biblioteca, "Lessico famigliare" di Natalia Ginzburg. Ammetto di aver fatto molta fatica a procedere. Forse è un gran libro ma che è capitato in un momento sbagliato... Oltretutto, questo libro mi rimarrà sempre legato ad evento successo dopo. Dodici giorni dopo aver discusso di questo libro al gruppo di lettura, è morta una delle nostre lettrici, una donna adorabile, ex professoressa di latino, che lascerà un vuoto enorme.

Mi è venuta voglia di leggere i libri che sono nella sestina del premio Strega. Non credo li leggerò tutti. Ho cominciato dal super favorito, Michele Mari e "I convitati di pietra". Trama originale ed interessante. 

Secondo libro della sestina, "La sonnambula" di Bianca Pitzorno. Mai letto niente di questa autrice, nonostante la conosco di fama. Libro gradevole, con almeno cinquanta pagine di troppo. Mi attirava ma mi ha un po' deluso.

Ero stata tentata di proseguire con "Platone. Una storia d'amore" poi la lunghezza del libro mi ha un po' scoraggiata e ho optato per "Vedove di Camus" di Elena Rui. Devo dire che mi ha emozionato, forse perchè tocca corde su cui sono un po' sensibile... (libro finito in luglio)

Avrei voluto leggere tutti e sei i libri della sestina ma, a parte che ormai manca una settimana scarsa alla proclamazione, ammetto che mi fermerò a questi tre. Quello di Platone è obiettivamente molto lungo, non ho voglia adesso di un libro così impegnativo. La storia della Ciabatti, sinceramente, non mi attrae, mentre "lo sbilico" ho idea che sia un libro troppo tosto per il momento. Se dovessi fare una mia (purtroppo parziale) stima sul vincitore, devo dire che sia Mari sia Rui potrebbero tranquillamente vincere. Entrambi originali, con due stili molto diversi. Forse quello di Mari ha dei punti più "annoianti" in cui non succede niente di nuovo, anche se ci sta con la storia di cui tratta, mentre quello della Rui mantiene l'attenzione costante. Vedremo...



La sonnambula - Bianca Pitzorno


Titolo originale: La sonnambula (2026)

Una bambina abitata da un dono. Quattro donne che vogliono conoscere il loro futuro. Un romanzo sul potere del pensiero femminile.
Di rado il destino si rivela fin dall' ma è proprio quello che accade alla protagonista di questo romanzo, preda fin da bambina di svenimenti improvvisi dai quali si risveglia con il presagio di un evento futuro. I genitori cercano di tenere nascosto questo suo dono e sperano che un buon matrimonio possa metterla al e invece è proprio quel matrimonio il luogo più pericoloso per lei, che sarà costretta a fuggire più lontano che può per ricostruirsi una vita contando solo sulle proprie forze. Comincia così, in una città della Sardegna, l'avventura di Ofelia Rossi, "rinomata sonnambula", donna sola e fiera, che nel suo salotto in via del Fiore Rosso si guadagna da vivere offrendo vaticini per il prezzo di 5 lire. Le sue clienti sono perlopiù signore che covano nell'animo inquietudini e desideri per sé stesse o per coloro che amano.
La sonnambula le fa parlare, le sa ascoltare, poi simula una trance, impugna una penna d'oca e scrive il suo responso. Fino a quando cominciano a verificarsi eventi che sfuggono anche alla sua sapiente regia, e il passato torna a bussare alla sua porta... Ispirandosi a un ritaglio di giornale di fine Ottocento, Bianca Pitzorno gioca con gli archetipi del romanzo d'avventura e d'amore, intinge la penna nel gotico e nel picaresco per scrivere un romanzo brulicante di vita, onirico, ironico e politico insieme. Abitata da visioni misteriose, la sonnambula è al tempo stesso aliena da ogni superstizione, capace di affrontare con dignità e coraggio il suo destino di donna sola in un mondo ostile.
Attraverso la sua straordinaria avventura Bianca Pitzorno celebra il potere della mente umana e ci ricorda che grazie alla nostra forza d'animo, razionalità e fantasia siamo noi a scrivere le nostre vite. (goodreads)

Pur conoscendo Bianca Pitzorno, ammetto che finora non avevo ancora letto niente scritto da lei.
La prima impressione che ho avuto, è che lo stile narrativo è proprio quello da fiaba, una scrittura delicata, descrittiva, che ti sa portare in quel genere di atmosfera. 
La storia era intrigante, questa bambina che ha delle vertigini che predicono il futuro della persona che gliele ha fatte (inconsapevolmente) scatenare. Ammetto, però, che quando scappa dal marito violento e comincia a fare la "sonnambula" di professione (che non è chi non dorme di notte, ma una sorta di veggente), aver scoperto che non ha più le visioni ma che deve inventarsi delle storie, mi ha un po' deluso.
Le donne che girano intorno al suo studio sono ben più di quattro. Scopriremo chi sono le "fatidiche quattro" solo verso il finale, quando si scopre anche che il libro è abbastanza autoreferenziale in quanto queste quattro donne impersonificano le sue antenate.
Ho trovato il libro molto prolisso in alcuni punti, dove ci sono descrizioni lunghissime e dove ci sono racconti di duemila persone che ruotano attorno alla sonnambula. Se avesse tolto una cinquantina di pagine, il romanzo ci avrebbe guadagnato evitando un po' di noia. Poi, quando è costretta di nuovo a scappare, il romanzo subisce una accelerata notevole, con una serie di avvenimenti che si susseguono molto rapidamente e un finale da favola che forse non è quello che ci saremmo aspettati. Anche le parti storiche che introduce quando parla dei briganti, sì, possono essere interessanti, ma non mi hanno fatto impazzire, anzi mi hanno un po' distratto dalla vicenda principale.
Libro con una bella idea ma che non mi ha convinto del tutto. Bello lo stile da favola ma troppo prolisso nella prima parte e troppo rapido nella seconda, andava equilibrato un po' meglio. Comunque gradevole.
Mio voto: 7 / 10

I convitati di pietra - Michele Mari


Titolo originale: I convitati di pietra (2025)

Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto? È questo che pensano gli ex alunni della III A quando, superato l'esame di maturità, siglano il «patto sciagurato» che li vincolerà fino all'ultimo giorno. Del resto il tempo della scuola è l'unico a rimanere anche dopo trent'anni non saranno le rughe o i chili in piú a contraffare la sagoma di un vecchio compagno di banco. Ma quando di mezzo ci sono il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso le variabili si moltiplicano. E cosí un accordo nato quasi per scherzo si tramuta in una sfida senza esclusione di colpi per rimanere in vita il piú possibile. Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l'amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il chi perde un amico trova un tesoro.

22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell'esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro. Ognuno dei trenta ex alunni verserà tutti gli anni una cifra, e il capitale sarà investito in modo da generare - col trascorrere dei decenni - un'autentica fortuna. Il meccanismo è la riffa terminerà quando saranno rimasti in vita soltanto tre compagni di classe, e a quel punto i superstiti potranno godere del montepremi... Ma i rancori sopiti, gli amori taciuti, le promesse e le invidie nate sui banchi di scuola s'infiammano un anno dopo l'altro. E quando ogni 22 luglio si rivedranno a cena, si informeranno dei malanni altrui per prevedere il prossimo di loro che passerà a miglior vita. Fino a trasformare i protagonisti di questa storia in giocatori seduti al tavolo di un'immaginaria roulette, «per i quali indovinare un numero significa desiderarlo, se non altro per poter continuare a giocare». E si sa che ogni gioco ha le sue regole e i modi per scommesse clandestine, tresche, sospetti, tentativi di omicidio, improbabili macumbe e soprattutto il Caso, che agisce scompigliando anche il piano meglio architettato. Michele Mari, mai cosí divertito e divertente, segue i suoi personaggi fino al 2050 e oltre, grazie a un ingranaggio affabulatorio che inchioda il lettore alla pagina. Del resto tutti noi abbiamo vissuto la singolare ambiguità delle cene di classe, fatte di momenti prodigiosi in cui il tempo sembra essersi arrestato, anche se appena si scrosta la nostalgia quello che rimane è il disincanto di individui che poco hanno da spartire fra di loro. Senza rinunciare alle ossessioni che lo hanno fatto amare dal suo pubblico (i fumetti, il cinema, la mania tassonomica), questa volta Mari racconta la giovinezza, l'epoca in cui ci si crede immortali, e prendendo la rincorsa si sofferma a indagare le inquietudini della vecchiaia. Tra Compagni di scuola e Final Destination, un romanzo a orologeria, il cui ticchettare incessante riflette sul tempo a nostra disposizione. «Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro». (goodreads)

La trama di questo libro mi aveva ispirato subito, prima di scoprire che era nella cinquina del Premio Strega.
Sicuramente originale il punto di partenza, questa "riffa della morte" che tira fuori anche il peggio da alcuni dei partecipanti.
Ho faticato ad ingranare col linguaggio di Mari, un misto tra il colloquiale e il (troppo esasperatamente) forbito, con un sottofondo di sarcasmo notevole. Poi evidentemente ci ho fatto il callo (e comunque sono diminuiti i termini assurdi mai sentiti).
Ammetto che una storia come questa ti porta a girare le pagine nell'attesa (lunghissima) di capire chi saranno i primi tre e poi chi sarà l'ultimo che rimarrà in vita. A mano a mano che la storia procede, e procede per decenni, chi rimane in vita si rende conto che avrà sì una cifra spropositata di soldi, ma probabilmente non avrà più il tempo o le forze per utilizzarla. E alla fine, i sopravvissuti cominceranno a provare una sorta di amicizia, di fraternità, un desiderio di non essere l'ultimo a rimanere in vita avendo macabramente seppellito tutti e trenta i compagni di classe. Un romanzo che parte nel 1975 e si conclude nel futuro, dove viene esplorata la fragilità delle debolezze umane e il peso del tempo che passa. 
Ho faticato un po' nelle pagine dove vengono elencati i film con Gene Hackman e i fumetti, lì ammetto che i titoli li ho un po' saltati, anche se fungono benissimo per descrivere la maniacalità del personaggio. Molti dei personaggi hanno manie su cui viene calcata la mano (e va beh, il riferimento all'onanista Brodo è inevitabile). Mari gestisce benissimo trenta personaggi, alcuni con cognomi assurdi, con proprie caratteristiche, e ammetto che sono talmente caratterizzati e particolari che non si fa confusione. Forse ad un certo punto, la vicenda pare un po' ristagnare, perchè con l'avanzare del tempo, rallentano anche i decessi e le situazioni dove poter mettere del brio. Finchè si può concentrare sui tre vincitori che, in realtà, acquistano umanità.
Una trama interessante con delle interessanti riflessioni esistenziali sullo sfondo. Gradevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

martedì 30 giugno 2026

Lessico famigliare - Natalia Ginzburg


Titolo originale: Lessico famigliare (1963) 

Lessico famigliare è la storia di una famiglia ebrea, quella della stessa scrittrice, che si svolge a Torino fra gli anni Trenta e Cinquanta. Natalia, l'ultima dei cinque figli Levi, è la voce narrante. Con assoluto rispetto della verità, e, per certi versi, mantenendo l'incanto della fanciullezza, l'autrice non solo ripercorre con la memoria le vicende dei suoi cari, ma ne fissa per sempre anche il linguaggio (che, come sappiamo, è unico per ogni nucleo famigliare), i motti, le abitudini radicate. (goodreads)

Mi trovo un po' in difficoltà a commentare un libro che è un "mostro sacro" della letteratura italiana in quanto per me è stato di una pesantezza incredibile. Ma potrebbe anche trattarsi di un grande libro letto nel momento sbagliato eh.
Sicuramente è interessante il discorso del lessico, delle parole che all'interno del nucleo familiare si creano e si utilizzano, delle abitudini familiari, dei pregiudizi anche che si formano nel contesto familiare (tipo i figli che non fanno mai qualcosa che vada bene al padre). Ed è interessante vedere come questa famiglia e tutto il suo entourage di amicizie/conoscenze si muovono nel contesto italiano degli anni del fascismo. E' stato interessante scoprire come certi personaggi del periodo erano strettamente collegati (Levi, Ginzburg, Balbo, Turati, Olivetti,...). Ho molto apprezzato il fatto che la storia rimane solo tratteggiata, non approfondita, anche se immagino che chi non conosce la storia italiana può avere delle difficoltà.
Detto questo però, la lettura mi è stata molto noiosa. Innanzitutto ho trovato il padre insopportabile, petulante, spocchioso (se non sei un professore o un ricercatore non conti nulla). La madre è un personaggio schizofrenico, nel senso che è sottomessa al padre ma poi gli parla dietro, è gelosa delle amiche della figlia, si circonda di amiche giovani perchè può dare loro dei consigli. Il bello della madre è che è tendenzialmente una che prova a vedere il bello delle cose, ma sembra molto sciocca in tanti atteggiamenti. Poi, per carità, l'autrice ha probabilmente riportato il ricordo che aveva della madre, quindi non stiamo parlando di un personaggio inventato.
I personaggi sono troppi. Sono in sette in famiglia più la "serva", poi gli amici, i coniugi dei figli, i nipoti... Non ne potevo davvero più, diventano troppi da seguire, anche perchè nel parlarne salta spesso da un personaggio all'altro. 
Ho fatto molta fatica all'inizio, con la presentazione del padre e di tutti i termini che lui si è inventato. Dopo un po' la storia ha cominciato a scorrere per varie pagine. Poi il diramarsi delle persone citate mi ha stancato. L'ho finito solo perchè era il libro del gruppo di lettura della biblioteca e volevo arrivarci in fondo, altrimenti l'avrei interrotto. Mi dispiace.
Mio voto: 6 / 10

giovedì 4 giugno 2026

Addio a Marjane Satrapi

04 giugno 2026. 
È morta a 56 anni Marjane Satrapi, fumettista franco-iraniana tra le più importanti al mondo e nota soprattutto per "Persepolis", fumetto in cui raccontò la sua infanzia in Iran durante la rivoluzione islamica e il suo successivo trasferimento in Europa. «Marjane Satrapi è morta di dolore poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e l’amore della sua vita», ha scritto la famiglia in una dichiarazione inviata all’agenzia di stampa francese AFP. 
Mattias Ripa, produttore, attore e sceneggiatore, è morto l’8 aprile 2025.

Marjane Satrapi nacque il 22 novembre 1969 in una famiglia di Teheran vicina agli ideali comunisti. Da bambina visse la crescente restrizione delle libertà individuali. In Iran fu testimone del travagliato processo che porterà l'ordinamento del paese da monarchia a repubblica teocratica, passando per la rivoluzione islamica e gli inizi della guerra tra Iran e Iraq. Nel 1983 i genitori di Marjane, allora quattordicenne, decisero di mandarla a Vienna, in Austria, allo scopo di tenerla lontana da un regime divenuto sempre più oppressivo, in particolare verso le donne.
Marjane trascorse nella capitale austriaca gli anni dell'adolescenza, tornando poi in Iran per frequentare l'università. Lì conobbe un ragazzo di nome Reza, con il quale si sposerà; il matrimonio però non durò a lungo, e dopo il divorzio Marjane si trasferì in Francia nel 1994, all'età di 25 anni. Visse a Parigi, dove lavorò come illustratrice ed autrice di libri per bambini. Fu naturalizzata francese nel 2006.

Nel gennaio 2025 aveva rifiutato la Legion d'Onore a causa dei suoi "principi" e del suo legame con la patria di nascita: "Non posso ignorare ciò che percepisco come un atteggiamento ipocrita della Francia nei confronti dell'Iran - spiegò nel pieno di una nuova ondata di repressione nel suo paese - tanti giovani iraniani desiderosi di libertà, dei dissidenti, degli artisti, si vedono rifiutare il visto".



La sestina del Premio Strega 2026

03 giugno 2026

Questa la sestina finalista al Premio Strega:

* Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi), 280 voti
* Matteo Nucci, Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), 242 voti
* Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani), 195 voti
* Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori), 184 voti
* Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi), 170 voti
* Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma), 163 voti

Accedono alla seconda votazione sei libri anziché cinque secondo l’art. 7 del regolamento di votazione: Se nella graduatoria dei primi cinque non è compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, accede alla seconda votazione quello con il punteggio maggiore, dando luogo a una finale a sei candidati.

Questi i voti ottenuti dagli altri libri in gara: Nadeesha Uyangoda, Acqua sporca (Einaudi), 147 voti; Maria Attanasio, La Rosa Inversa (Sellerio), 139 voti; Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia (Quodlibet), 137 voti; Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo), 133 voti; Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda), 122 voti; Christian Raimo, L’invenzione del colore (La nave di Teseo), 119 voti.

Michele Mari, con il romanzo I convitati di pietra (Einaudi), è già il vincitore della tredicesima edizione del Premio Strega Giovani (annunciato il 27 maggio). Al secondo e terzo posto si sono classificati Marco Vichi (Occhi di bambina) e Teresa Ciabatti (Donnaregina).

La serata finale del Premio Strega si svolgerà l’8 luglio in Piazza del Campidoglio e in diretta televisiva su Rai 3.

martedì 2 giugno 2026

Fuori i libri! Maggio 2026

Mese molto scarso come letture. Sigh. Sto facendo molta fatica a leggere, sono un po' troppo distratta purtroppo. E soprattutto sto facendo fatica a leggere libri "per dovere". Spero passi presto.

Ho cominciato il mese con "Io e la lepre" di Chloe Dalton, libro discusso dal bookclub Neri Pozza. Intenso e commovente.

Ho recuperato il libro della Glaser che mi era sfuggito, "Miele amaro", mi dava fastidio averlo saltato. Interessante, con molta denuncia sociale sull'utilizzo di OGM che in Germania è vietato.

Lettura leggera: "Orgoglio e premeditazione" di Steffanie Holmes. Sono curiosa di come tirerà le fila della storia, prima o poi...




Orgoglio e premeditazione - Steffanie Holmes


Titolo originale: Pride and premeditation (2019)

È una verità universalmente riconosciuta che uno scapolo provvisto di un ingente patrimonio sarà orribilmente assassinato al ballo. Mina è entusiasta di partecipare all’annuale Jane Austen Experience di Argleton presso l’imponente tenuta Lachlan. È proprio ciò di cui ha bisogno dopo i recenti un intero weekend per ballare con Morrie, assistere a letture di poesie con Quoth e aiutare Heathcliff a ricevere proposte di matrimonio da fan adoranti. Ma omicidi e intrighi seguono Mina ovunque. Quando un eminente studioso di Jane Austen viene trafitto con la sua stessa spada, Mina e i suoi amici devono risolvere il mistero prima che l’assassino colpisca di nuovo. I Misteri della Libreria Nevermore sono ciò che si ottiene quando i fidanzati del mondo dei libri prendono vita. Questo libro, scritto da Steffanie Holmes, autrice bestseller USA Today, è ricco di sottovesti e complotti, scene bollenti e relazioni scandalose, buone maniere e misteri, libri magici e stanze che viaggiano nel tempo e una sana dose di ironia alla Jane Austen. Continua a leggere solo se ritieni che un solo eroe sexy non sia abbastanza. (goodreads)

Mina, Heathcliff, Morrie e Quoth decidono di avventurarsi nella camera misteriosa al primo piano della libreria. Non sapendo come passare il tempo, i quattro si trovano ad amoreggiare tutti insieme (diciamo così?), finchè nella stanza compare la legittima proprietaria storica di quella stanza che consegna a Mina una lettera di suo padre. Mina scopre così che la libreria è in qualche modo legata a suo padre.
Per il resto del libro, Mina e i suoi ragazzi sono invitati ad una Experience che ha come tema Jane Austen. E chi compare in libreria? Lydia Bennett, una delle sorelle di "orgoglio e pregiudizio", che qui cade ovviamente a fagiolo. In realtà il personaggio di Lydia è piuttosto fastidioso, anche se crea un po' di brio, costantemente alla ricerca di un marito, e mette gli occhi su Morrie, il quale pare comportarsi incredibilmente bene. Ovviamente alla Experience ci scappa il morto. Non solo uno in realtà. E i quattro librai si mettono a cercare di capire cosa può essere successo, arrivandoci prima della polizia.

Il libro è carino, si legge bene. La vicenda ha una sua logica e si solge abbastanza linearmente. All'assassino ci ero arrivata, obiettivamente era l'unico che davvero aveva un vero movente.
Non ho alcun problema con le scene di sesso, ma mi chiedo sempre cosa ci stiano a fare in questo libro, poichè non hanno nessuna relazione con ciò che succede. Spero che prima o poi venga spiegato perchè Mina deve stare con tutti e tre, che comunque grazie a lei stanno crescendo nel proprio personaggio. Soprattutto Quoth sta imparando a fidarsi di Mina e dei tre è quello dotato di una enorme dolcezza. Intanto la cecità di Mina sta progredendo più di quanto dovrebbe e Mina non è pronta (chi lo sarebbe, in effetti?).
Lettura rilassante, forse la migliore della serie per ora.
Mio voto: 7 / 10

*******

I misteri della Libreria Nevermore:
3 - Orgoglio e premeditazione
3.5 - Come Heathcliff rubò il Natale
4 - Memorie di uno strangolatore
5 - Prosa e poi via
6 - Una novella morte
7 - Molto rumore per un omicidio
8 - De libro e castigo
9 - Agitare per bene

Miele amaro. La cuoca Katharina e l'eredità pericolosa - Brigitte Glaser


Titolo originale: Bienen-Stich (2009)

Maledetta scala. Una brutta caduta e l’amatissima zia Rosa se n’è andata per sempre. Katharina non la vedeva da dieci anni, colpa di uno stupido litigio. E adesso che Rosa le ha lasciato in eredità tutti i suoi beni, il dolore per la sua morte si impasta al senso di colpa. Il mesto ritorno a Fautenbach, nella Foresta Nera, sarà però costellato anche da inquietanti rebus. Il terreno ereditato dalla zia è al centro di un ambizioso progetto edilizio che fa gola a molti agricoltori della zona. Eppure zia Rosa non ne voleva sapere di venderlo. Le arnie delle api che allevava con tanto amore sono tutte vuote. E cosa c’entrava Rosa con gli scatenati ambientalisti della Guerriglia del mais? Ma soprattutto, che cosa ci faceva la zia su quella scala, lei che aveva giurato di non salirci mai più dopo una noiosa frattura? (goodreads)

Volevo assolutamente recuperare questo libro che ho saltato nella seria della cuoca tedesca.
In questo romanzo Katharina ha poco a che fare con la cucina, poichè è interamente ambientato a casa nella Foresta Nera, dove è dovuta tornare a causa della morte della zia Rosa, misteriosamente e inspiegabilmente caduta da una scala usata per raccogliere le susine. Scale che lei evitava come la peste.
L'intreccio narrativo è ben congeniato. In questo libro si intrecciano più storie: l'indagine di Katharina per capire come e perché è morta la zia e tutti i personaggi a essa collegati; il terreno della zia al centro di una speculazione edilizia che ha a che fare anche con la moria di api sul territorio; i rapporti molto tesi tra Katharina - sua madre Martha - la zia Rosa; lo strano legame sentimentale-nostalgico con FK, giornalista locale con cui c'è stato qualcosa in passato; e poi ogni tanto si parla del Giglio Bianco a Colonia "abbandonato" nella mani di Ecki che fa quello che pare a lui. Ma il tutto sembra ben armonizzato e il racconto si segue bene.
Una novità di questo libro è l'inserimento di una parte di realismo magico, per cui Katharina fa molti sogni, anche ad occhi aperti in cui compare la zia Rosa, e alcuni saranno rivelatori per trovare la soluzione finale. Come sempre, in più occasioni Katharina rischia la vita. 
Lettura gradevole, la storia si segue bene, anche se la parte degli attivisti contro gli OGM, sebbene interessante dal punto di vista della denuncia civile, è un po' tirata per le lunghe.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

************* 
Brigitte Glaser e i delitti della cuoca Katharina Schweitzer: 
5 - Miele amaro 
7 - Crimini al pistacchio
8 - Tisana letale

Campiello, scelta la cinquina dei finalisti 2026

Padova, 29 maggio 2026.

Nell'Aula Magna di Palazzo del Bo a Padova, la giuria dei letterati ha selezionato la cinquina finalista della 62^ edizione del Premio Campiello, concorso di letteratura italiana contemporanea promosso dalla Fondazione Il Campiello ‐ Confindustria Veneto:

Marcello Fois con L'immensa distrazione (Einaudi)
Ermanno Cavazzoni con Storia di un'amicizia (Quodlibet)
Elena Varvello con La vita sempre (Ugo Guanga Editore)
Valeria Parrella con La ragazzina (Feltrinelli)
Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi).



Nel corso della Cerimonia di Selezione, la Giuria ha anche annunciato il libro vincitore del Premio Campiello Opera Prima: "Acqua sporca" di Nadeesha Uyangoda (Einaudi), scrittrice italofona nata in Sri Lanka.



Il vincitore assoluto della 64esima edizione del Campiello verrà proclamato dalla “giuria dei 300 lettori” sabato 3 ottobre al Lido di Venezia sul palco del Palazzo del Cinema.

martedì 26 maggio 2026

Io e la lepre - Chloe Dalton


Titolo originale: Raising Hare (2025)

Durante la pandemia, Chloe Dalton abbandona la città per ritirarsi in campagna, prendendo le distanze dal suo ruolo di influente consigliera politica. È un inverno rigido e solitario. Un giorno, imbattutasi in un cucciolo di lepre abbandonato, decide di prendersene cura. Accudire una lepre selvatica è un’impresa quasi impossibile; eppure, contro ogni aspettativa, la giovane leprotta sopravvive. Ha così inizio un tentativo paziente e profondo di colmare l’abisso tra le specie, un processo di apertura e ascolto che porta la narratrice a osservare il mondo da una prospettiva radicalmente diversa.
Io e la lepre è una storia vera e intensamente toccante, che intreccia un legame straordinario a riflessioni profonde sul nostro rapporto con la natura. (goodreads)

Un libro per chi è curioso della vita degli animali, in questo caso una lepre, scoprendone abitudini e storia. Nello svolgimento, infatti, abbiamo sia le scoperte che l'autrice fa vivendo giorno per giorno a contatto con la lepre, ma troviamo anche le scoperte che lei fa andando a cercare libri e persone che la possano aiutare. Infatti, le notizie reperibili sulle lepri sono molto scarse.
E' molto tenero seguire il leprotto nella sua crescita, vedere i progressi che fa ogni giorno, mentre l'autrice cerca di metterlo nelle condizioni di non diventare un animale domestico bensì lasciarlo libero di avventurarsi all'esterno (con l'innato timore che possa essere ferito o ucciso). I pericoli maggiori per gli animali selvatici sono creati dall'uomo: le macchine agricole, la cementificazione, i veleni, la caccia. Ci sono delle pagine molto tristi sulla caccia (che io abolirei).
Il leprotto si rivela un animale pieno di vivacità, corre per puro divertimento, ed è anche un animale delicato, pieno di predatori, meticolosamente attento alla sua pulizia personale, ha abitudini molto regolari.
Troviamo molte pagine di storia delle lepri, di lepri in letteratura e i relativi miti o modi di dire.
Libro molto interessante, forse un po' didattico in alcuni punti, con pagine molto tenere e adatto a riflessioni su come l'uomo distrugge la natura intorno a sè.
Non riesco a catalogarlo nè come romanzo nè come saggio, direi che può essere considerato un mix tra le due cose.
Mio voto: 8 / 10

Fuori i libri! aprile 2026

Nel mese di aprile, ho letto solo quattro libri.

Il secondo libro della serie dei delitti del giovedì, "L'uomo che visse due volte" di Richard Osman. Mi piace questa serie.

Mi sono fatta tentare da "Neve di giugno" di Ljuba Arnautovic, che era anche il libro del gdl online della casa editrice Keller. Bel libro, più nella prima parte che nella seconda.

Avevo bisogno di una lettura più tranquilla, ho scelto "Buffet al veleno" di Brigitte Glaser. Mi sono accorta dopo che ho saltato il libro precedente nella serie, mannaggia.

Il libro per il gruppo di lettura della biblioteca: "L'Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre" di Marilù Oliva. Insomma, gradevole inizio ma poi mi è venuto un po' a noia.


L'Odissea: raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre - Marilù Oliva


Titolo originale: L'Odissea: raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020) 

L’Odissea non è la storia del viaggio di un uomo: è la storia d’amore di molte donne. C’è Calipso, che, avvinta dalle sue stesse reti di seduzione, si innamora di Ulisse ma deve lasciarlo andare. C’è Euriclea, la nutrice che lo ha cresciuto, e ci sono le Sirene, ciecamente decise a distruggerlo. C’è Nausicaa, seduttrice immatura ma potente, che non osa nemmeno toccarlo. C’è Circe dominatrice, che disprezza i maschi finché non ne incontra uno diverso da tutti gli altri. E naturalmente c’è lei, Penelope, la sposa che non si limita ad attendere il marito, ma gli è pari in astuzia e in caparbietà. In questo libro, sono loro a cantare le peregrinazioni dell’eroe inquieto, ciascuna protagonista di una tappa della grande avventura, ribaltando la prospettiva unica del maschile nella polifonia del femminile: che conquista, risolve, combatte. Alle loro voci fa da controcanto quella di Atena, dea ex machina, che sprona sia Telemaco sia Ulisse a fare ciò che devono: la voce della grande donna dietro ogni grande uomo. In un curioso e riuscito alternarsi di punti di vista, torna in vita e vibra di nuovi significati un classico immortale, in una narrazione che vola alta sulla varietà e sulla verità dei sentimenti umani. (goodreads)

L'autrice, nelle note finali, sostiene che il suo intento nel far narrare l'odissea alle donne, era "realizzare un lavoro di riscrittura fedele al testo originale, che desse voce alle diverse e corpose figure femminili qui incontrate, il cui ruolo è rivoluzionario rispetto all'altro poema omerico". Io ho avuto, invece, la netta sensazione, che questo libro sia un'enorme esaltazione della figura di Odisseo, della sua forza, della sua tenacia, della sua intelligenza. Ogni donna che parla in questo romanzo non fa altro che esaltare le caratteristiche insite in Odisseo e a magnificare la sua figura di eroe degli eroi. Non ci vedo una grande differenza rispetto all'opera di Omero, se non nel fatto che là era narrata da una voce maschile, qui da una serie di voci femminili. L'unica figura che mi ha colpito per la modernità è, al limite, quella di Penelope, che quando riconosce Odisseo non si getta nelle sue braccia (come si aspetta il figlio Telemaco), anzi, dice che lei lo ha aspettato vent'anni, lui può aspettare qualche ora; lei vuole essere corteggiata, lo pretende, e lui sta al gioco.
Il resto del libro, sinceramente, è stato molto noioso. Oltretutto, se uno non ricorda l'Odissea (originale) in alcuni punti può fare fatica perchè questo libro dà per scontato che tutti sappiano di cosa stiamo parlando. 
La lettura è stata interessante all'inizio, ma poi mi è risultata piuttosto noiosa, lo ammetto. Alcuni punti in cui si dilungava nelle spiegazioni delle battaglie o del cibo sulla tavola o simile, li saltellavo.
Sinceramente questo libro mi ha fatto venire voglia di rileggere l'originale, ma rimango molto perplessa su tutte queste "riscritture", che trovo abbiano poco senso. La storia era quella, calata in una realtà storica che era quella.
Mio voto: 6 / 10

Buffet al veleno - Brigitte Glaser


Titolo originale: Himmel un Aad (2012)

Puoi fidarti del tuo amore? È la domanda che angoscia Katharina da quando il Reno ha restituito il corpo di Minka, la timida lavapiatti del suo ristorante nel vivace quartiere turco di Colonia. I sospetti sulla sua morte si concentrano proprio su Ecki, eterno fidanzato della cuoca. C’è una foto che ritrae i due in tenere effusioni, ma no, non può essere stato lui. Col cuore spezzato e l’intuito di sempre, Katharina indagherà in un mondo a lei sconosciuto… (goodreads)

Katharina sa che quando le cose storte cominciano, non vengono mai da sole. E in effetti le capitano una serie di cose abbastanza spiacevoli che la buttano un bel po' giù. Muore il proprietario del palazzo in cui è situato il Giglio Bianco, il suo locale. La figlia vorrebbe concludere la vendita al più presto perchè non vuole avere a che fare niente con ciò che riguarda il padre, ed è anche disposta ad affittare a Katharina l'appartamento del padre sopra al ristorante. Ma mentre Katharina lo considera un nido per lei ed Ecki, quest'ultimo sembra essere spesso sfuggente e introvabile, finchè non viene sospettato dell'omicidio di Minka, lavapiatti del ristorante appassionata di massaggi yoni. Tra Ecki e Minka si scopre esserci stata una storia, confermata anche da una foto dove i due si baciano che Katharina si ostina a credere falsificata finchè il commissario non è costretto a farle aprire gli occhi. Katharina cade in un vortice di dolore, a cui si aggiunge anche la morte dell'erede del palazzo precipitata dalla finestra direttamente sul parabrezza di Katharina. Il tutto è ambientato nella Colonia del potere, in cui una catena di ristoranti "moderni" chiamata All-inclusive, prende piede sul territorio e vuole aprire il terzo locale proprio al posto di quello di Katharina.
Katharina, stavolta più incalzata dall'amica Adela che da una reale voglia sua, si trova quindi ad investigare prima sulla morte di Minka e poi su questa catena che fa chiudere ristoranti per occupare i locali al suo posto, dietro la quale pare esserci un "nano malefico" e un ragazzo tatuato dalle lunghe ciglia.

Mi pare che questo sia il romanzo più lineare della serie, in quanto le vicende si seguono abbastanza bene e anche la soluzione era comprensibile. Credo che l'autrice possa dilungarsi meno nelle descrizioni, alcune sono davvero prolisse e stancanti. Alla fine del libro, come sempre, ci sono alcune ricette di Katharina.
I personaggi si seguono abbastanza bene perchè vengono introdotti un po' alla volta, almeno quelli che hanno un senso per la storia.
Sinceramente, io spero che Katharina sbatta fuori dalla sua vita Ecki. E' un personaggio che sta diventando fastidioso, oltre a farle solo del male e mi dispiace. Speravo anche che si potesse invaghire del commissario ma chissà, al momento non pare succedere (forse troppo banale).
Mi sono resa conto che ho saltato il libro precedente nella serie... strana cosa perchè di solito nelle serie cerco di stare attenta, ma va beh, recupererò.
Lettura gradevole. Qualche pagina in meno avrebbe aiutato.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

************* 
Brigitte Glaser e i delitti della cuoca Katharina Schweitzer: 
5 - Miele amaro 
6 - Buffet al veleno 
7 - Crimini al pistacchio
8 - Tisana letale

Neve di giugno - Ljuba Arnautović


Titolo originale: Junischnee (2021) 

Vienna, 1934. Sull'Austria si addensano minacciose le nubi del fascismo e del nazismo. Nella speranza di salvarli dalla catastrofe imminente, Eva, militante della resistenza e del "soccorso rosso", decide di mandare i figli poco più che bambini in Unione sovietica. Ma proprio nel Paese dell'utopia comunista i due fratelli Karl e Slavko passeranno dai giorni felici di una colonia estiva in Crimea a quelli dell"Orfanotrofio n. 6" di Mosca, e sperimenteranno i miraggi e i tradimenti della Storia. Nei vent'anni che seguono, l'esistenza dei due ragazzi sarà segnata non solo dall'impossibilità di tornare in Austria e dalla mancanza di contatti con la madre, ma anche e soprattutto dalle atrocità dei regimi nazista e staliniano, oltre che da una potente voglia di riscatto. Sarà poi l'inferno del gulag – luogo simbolo di annientamento e corruzione morale – a fare da improbabile sfondo all'amore tra Karl e Nina, futuri genitori dell'autrice. Con questo romanzo autobiografico, Ljuba Arnautović ci regala un'incredibile epopea famigliare, un'odissea che incrocia i destini e i drammi del Novecento, e ci accompagna con una scrittura lucida e altrettanto appassionante attraverso il complesso rapporto fra trauma e memoria, riportando alla luce esistenze e vicende sconosciute – o deliberatamente ignorate – consegnate all'oblio degli archivi o al silenzio delle case. (ibs)

Girando in libreria, sono stata attirata da questo libro. In seguito, poi, ho visto che era la scelta del gdl online della Keller e mi sono decisa a leggerlo. 
Ho scoperto che, in realtà, questo è il secondo libro di una trilogia in cui l'autrice, attraverso la storia familiare, ricostruisce anche le vicende storiche che sono avvenute in Austria e in Unione Sovietica nel corso del '900. L'autrice, infatti, è figlia di Karl e Nina, due dei protagonisti principali della vicenda. Quello che trovo bizzarro è che il primo libro esiste solo in tedesco, mentre il terzo è in via di traduzione in italiano (mi chiedo perchè il primo no? forse perchè trattandosi della storia di Eva era troppo barbosamente politico? non lo so...)

Eva, militante politica del partito comunista in Austria, decide di "salvare" i figli dall'avanzata fascista, mandandoli in URSS. All'inizio la vita di questi bambini è davvero bella, vivono praticamente rinchiusi in una bolla dove hanno tutto, cibo, istruzione e quant'altro, ma sono completamente all'oscuro di quanto accade fuori dalle mura dell'orfanotrofio. Ma le cose sono destinate a cambiare, perchè l'Austria diventa parte del Reich e per i ragazzi è impossibile poter tornare a casa. Dopo la chiusura del "n°6", Karli viene trasferito all'orfanotrofio pubblico, dove l'aria che tira è decisamente diversa e l'ambiente molto rigido. Lui più volte cercherà di scappare per cercare suo fratello Slavko che è stato trasferito non sa dove. Per un po' Karli diventa un ragazzo di strada, poi riacciuffato, ad un certo punto finisce in un gulag, incriminato per aver svolto attività controrivoluzionaria in seguito ad un processo sommario. Karli, soprannominato Viktor, capisce ben presto come sopravvivere dentro al gulag e riesce addirittura a trovare l'amore con Nina, arrivata al gulag anche lei con una falsa accusa di furto in quanto al gulag occorre manovalanza femminile nelle cucine e nelle lavanderie. I due si sposeranno una volta fuori dal gulag, dapprima rimanendo a vivere in Russia, ma poi trasferendosi a Vienna con grande gioia di Karl e grande infelicità di Nina. Il loro sarà un rapporto burrascoso.
Karli gestisce in maniera molto libera ed egoista, in un certo periodo anche avendo per amante la ex fidanzata del fratello (che ha poi scoperto essere morto), trovando ogni modo per togliere le figlie alla ex moglie, poi risposandosi di nuovo (mi pare si sposi 4 volte in totale).

Allora, mi piace molto la scrittura così asciutta, frasi tendenzialmente brevi, capitoli brevi. Descrizioni ottenute come pennellate. Anche per quanto riguarda le vicende storiche, vengono descritte in modo molto rapido, e ammetto che per una capra come me in storia, alcune proprio non le conoscevo. 
La neve di giugno, in pratica, sono i piumini dei pioppi che a giugno ricoprono qualunque cosa come la neve. Possiamo vederla anche come un concetto di contrapposizione (la neve è fredda, a giugno tendenzialmente è caldo).
C'è sicuramente una grossa focalizzazione sul comunismo, che sembrava portare benessere a tutti finchè qualcuno comincia a capire che qualcuno deve anche essere sacrificato per arrivare al bene comune. C'è la condizione di apolide di Karli, che è un po' senza patria non solo per quello che riguarda la geografia, ma anche se pensiamo a una sua vita un po' sbandata in generale. Sinceramente mi ha un po' deluso vedere il comportamento che ha tenuto nei confronti di Nina; sembrava un grande amore ma lui aveva una doppia vita e non ci ha messo molto a studiare un piano per rubarle le bambine affidandole poi alla nonna mentre lui si divertiva altrove. Forse una questione di carattere, forse un modo di vivere dettato dall'abitudine, maturata fin da bambino, di capire da che parte stare per salvare la pelle e stare dalla parte dei vincenti (o comunque dei non perdenti). 
Interessante comunque lo scorcio di vita degli orfanotrofi e dei gulag.
A metà libro, circa, c'è uno scambio epistolare tra Karl e sua madre, che è riuscito e ritrovare. A parte una iniziale gioia di averla ritrovata, mi pare che abbia più che altro chiesto a lei dei favori.
I capitoli finali mi sono sembrati più caotici. Dovendo spiegare chi era Erika o cosa succede a Nina dopo il divorzio, mi pare che scriva molte cose tutte insieme.  
Nel complesso la lettura è interessante, ha una prima metà davvero emozionante poi bisogna riuscire a rimanere neutrale nei confronti di Karli, magari cercando di comprendere le difficoltà che ha dovuto affrontare senza entrare nel merito del comportamento.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

International booker prize 2026

L'International Booker Prize viene assegnato ad un libro di finzione tradotto in inglese da un'altra lingua. Premia non soltanto la qualità dell'opera letteraria, ma anche quella della sua traduzione: il premio in denaro viene diviso tra l'autore e il traduttore.

Il vincitore per il 2026 è un romanzo taiwanese che si intitola "Taiwan Travelogue". Il libro non è stato (per il momento) pubblicato in Italia, ma pare che la traduzione in inglese sia stata giudicata eccellente dalla giuria.
"Travelogue" sta per "diario di viaggio": si tratta di una storia d'amore ambientata negli anni Trenta a Taiwan riscoperta sotto forma di diario di viaggio. L'autrice è Yang Shuang-zi e la traduttrice inglese Lin King.

Nello specifico, il libro racconta una storia ambientata nel 1938, durante l'occupazione giapponese di Taiwan. Una scrittrice giapponese viaggia nell'isola per sperimentare lo stile di vita delle popolazioni locali, in particolare le tradizioni culinarie. Si innamora di una traduttrice, ma fatica a superare il divario tra colonizzatori e colonizzati.

La presidente di giuria, Natasha Brown, sostiene che questo libro "Si distingue sia come romanzo d'amore che come incisivo romanzo postcoloniale".

Gli altri libri nella shortlist:
- The Nights Are Quiet in Tehran / Di notte tutto è silenzio a Teheran (Shida Bazyar)
- She Who Remains / Colei che resta (Rene Karabash)
- The Director / Il regista (Daniel Kehlmann)
- On Earth As It Is Beneath (Ana Paula Maia)
- The Witch / La strega (Marie NDiaye)



martedì 19 maggio 2026

Leila Guerriero vince il Premio Strega Europeo 2026

Leila Guerriero vince il Premio Strega Europeo con il romanzo “La chiamata – Storia di una donna argentina”. Il libro racconta la storia di Silvia Labayru che nel 1976, durante la dittatura argentina di Videla, fu sequestrata, torturata, ridotta in schiavitù e costretta a dare alla luce la sua prima figlia in una stanza del centro di detenzione clandestino in cui era rinchiusa. All’epoca Labayru aveva vent’anni ed era una militante di Montoneros. Quando fu rimessa in libertà nacque il sospetto che fosse sopravvissuta tradendo la causa e collaborando con i suoi aguzzini. 

I diritti cinematografici sono stati acquistati dalla società di produzione El Deseo di Pedro Almódovar. 

Il libro ha ottenuto 16 voti tra quelli espressi dalla giuria composta da 30 scrittrici e scrittori italiani vincitori e finalisti del Premio Strega: Marco Amerighi, Silvia Avallone, Andrea Bajani, Marco Balzano, Giulia Caminito, Giuseppe Catozzella, Benedetta Cibrario, Mario Desiati, Paolo Di Paolo, Donatella Di Pietrantonio, Claudia Durastanti, Tommaso Giartosio, Paolo Giordano, Helena Janeczek, Nicola Lagioia, Lia Levi, Melania G. Mazzucco, Daniele Mencarelli, Marco Missiroli, Edoardo Nesi, Valeria Parrella, Romana Petri, Sandra Petrignani, Veronica Raimo, Antonio Scurati, Elena Stancanelli, Domenico Starnone, Nadia Terranova, Sandro Veronesi, Dario Voltolini.



martedì 21 aprile 2026

Fuori i libri! Marzo 2026

Ho partecipato ad un incontro in biblioteca in cui abbiamo parlato del libro "Vittima" di Andrew Boryga. Piaciuto molto.

Dopo un paio di libri intensi, ho deciso di proseguire la nuova serie di Alessia Gazzola, leggendo "Miss Bee e il principe d'inverno". Di giallo c'è davvero poco, ma il libro è gradevole e rilassante. Di seguito ho letto il terzo libro della serie, "Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata". E poi ovviamente volevo vedere come proseguiva con "Miss Bee e il giardino avvelenato". Ho scoperto, da una vicina di casa, che deve uscire un quinto libro... non vedo l'ora mannaggia!

Intenso e commovente, "Quando le gru volano a sud" di Lisa Ridzen, libro che mi è stato proposto dalla mia libraia. Davvero delicato ma potente.

"La felicità delle piccole cose" di Caroline Vermalle, libro per il gruppo di lettura della biblioteca. Idea molto intrigante ma realizzazione molto piatta.

martedì 7 aprile 2026

Quando le gru volano a sud - Lisa Ridzén


Titolo originale: Tranerna flyger söderut (2024) 
Titolo inglese: When the Cranes Fly South 

Bo ha ottantanove anni e la sua solitudine viene interrotta soltanto dalle visite degli assistenti domiciliari che si prendono cura di lui. Per il resto, non c’è molto che abbia sapore. Nemmeno i pasticcini alla panna montata che il figlio Hans si ostina a comprare e mettergli nel frigo. Bo è arrabbiato con il suo corpo che non obbedisce più, con le sue braccia un tempo forti che ora non riescono a fare più nulla, con le sue dita gonfie che non sanno più nemmeno aprire il barattolo che contiene lo scialle preferito di sua moglie Fredrika. Lo scialle che conserva ancora il suo profumo. È l’unica cosa che gli è rimasta di lei, da quando è stata trasferita in una casa di cura a Östersund, da quando Fredrika non riconosce più nessuno e lui non riconosce più la donna dietro i lineamenti di sua moglie. Ma, soprattutto, Bo è arrabbiato con Hans che vuole portargli via Sixten, il suo cane, perché si è convinto che un quasi novantenne non sia in grado di prendersene cura. E adesso non c’è più Fredrika a addolcire le parole aspre tra padre e figlio. Il vuoto lasciato dalla compagna di una vita e la preoccupazione di perdere l’affetto di Sixten, che ancora lo tiene nel mondo, trascinano Bo in un vortice di emozioni. Lo sospingono a ripercorrere la sua esistenza, a definire felici quei momenti in cui semplicemente non ci accadeva nulla, ad ammettere il suo modo imperfetto di amare gli altri. Delicato e potente, questo ritratto dell’ultima età della vita, protagonista invisibile della ma nostra epoca, è un romanzo sovversivo che ci riguarda, tutti, e rimarrà con noi. (goodreads)

Faccio fatica a riportare l'emozione che mi ha trasmesso questo libro.
Delicato e profondo, incredibilmente reale la vicenda di Bo, quasi novantenne, a cui il corpo sta smettendo di rispondere. Costretto a dover chiedere aiuto anche per aprire il barattolo in cui conserva lo scialle della moglie che ancora contiene il suo profumo. Costretto a dover indossare il pannolone perchè si fa la pipì addosso. Incapace di riportare a parole le cose che sente e che vorrebbe dire al figlio o agli assistenti domiciliari che lo vanno a trovare più volte al giorno. Pieno di rabbia perchè si sente incapace di esprimere il proprio dissenso quando qualcosa non gli va bene.
Chi ha in casa un anziano credo che, come me, troverà in lui molto di ciò che vediamo in Bo. Io però, a differenza di Hans, non avrei mai e poi mai portato via il cane, unica compagnia che questo uomo ha, oltre alle telefonate al suo amico ed ex collega Ture. E' vero, probabilmente Sixten aveva bisogno di cure ulteriori, ma credo si potesse trovare un altro modo che non fosse toglierlo a Bo. Quanto ha sofferto dopo che gliel'hanno portato via, ogni volta che toccava le coperte e il suo corpicino non era più lì vicino a lui. Straziante.
Il libro alterna le brevi scritte degli assistenti domiciliari, ai pensieri di Bo.
Così pieni di tenerezza i pensieri che Bo rivolge costantemente a sua moglie Fredrika, che ormai non lo riconosce più, ma di lei ci fa ripercorrere i loro momenti di vita passata, dove Fredrika era spesso quella comprensiva che faceva da tramite tra Bo e il figlio Hans, un rapporto complicato così come è stato complicato il rapporto tra Bo e suo padre (che lui chiama sempre "il vecchio"). Fredrika che non ha mai visto di buon occhio l'amicizia tra Bo e Ture, poichè su Ture giravano voci, ma che lei accettava perchè per Bo era un amico. Amico che lo è rimasto fino alla fine, quando poi le voci hanno avuto conferma e Bo si chiede quante cose Ture non ha avuto coraggio di raccontargli.
E' straziante vedere come gli esterni non riescono a capire (e forse non possono) cosa realmente pensa e prova Bo, cose che lui con le parole non riesce più ad esprimere.
C'è un crescendo di consapevolezza, e di rielaborazione del passato, per cui Bo si rende conto che non bisogna lasciare cose non dette, ciò che si prova per qualcuno deve essere detto. 
L'ultimo capitolo l'ho letto piangendo. Intenso, emozionante.
Mio voto: 9 / 10

La felicità delle piccole cose - Caroline Vermalle


Titolo originale: Une collection de tresors minuscules (2013)

Parigi. La neve cade dolcemente sulla città, ammantando di bianco la Tour Eiffel, Notre-Dame e il Panthéon, come in una cartolina. Un uomo passeggia lungo la Senna diretto verso casa, un elegante palazzo sull’Île Saint-Louis. È Frédéric Solis, avvocato di successo con la passione per i quadri impressionisti. Affascinante, ricco e talentuoso, Frédéric sembra avere tutto quello che si può desiderare dalla vita. Gli manca una famiglia, ma dopo essere stato abbandonato dal padre molti anni prima, ha preferito circondarsi di oggetti lussuosi e belle donne piuttosto che mettere ancora in gioco il suo cuore ferito. Fino a quando, un giorno, scopre di aver ricevuto una strana eredità, che consiste in una manciata di misteriosi biglietti e in un disegno che ha tutta l’aria di essere una mappa. Cosa nasconderanno quegli indizi? Convinto di essere sulle tracce di un quadro dimenticato di Monet, Frédéric decide di tentare di decifrare la mappa. Grazie all’aiuto della giovane e stralunata assistente Pétronille, inizia così un viaggio lungo i paesaggi innevati del Nord della Francia, tra i luoghi prediletti dai suoi amati impressionisti: Éragny, Vétheuil, il giardino di Monet, con una tappa d’obbligo al Musée d’Orsay. Di incontro in incontro, di sorpresa in sorpresa, torneranno a galla ricordi che Frédéric credeva di aver dimenticato, e un tesoro ben più prezioso di qualsiasi ricchezza. (goodreads)

Sono un po' in difficoltà a parlare di questo libro. Credo che l'autrice abbia avuto una bella idea, con l'escamotage della "caccia al tesoro" nei luoghi degli impressionisti, ma il libro non mi ha lasciato particolare emozione. Temo sia un problema di scrittura abbastanza piatta.
Stiamo parlando di un romanzo "da relax", che ovviamente è di quelli dove sai già in partenza che tutto finirà bene, quindi la piacevolezza del viaggio si gioca tutta sulla capacità della scrittrice di rendere le atmosfere, le emozioni. Cosa che secondo me non ha saputo pienamente fare.
ATTENZIONE CONTIENE SPOILER
Frédéric è un uomo che ha preso le sue decisioni nella vita, tra le quali, quella di non leggere una lettera del padre che gli è arrivata 17 anni prima, preferendo conservare il ricordo di padre favoloso che aveva da bambino, finchè non gli hanno detto che è finito in prigione e non lo rivedrà più. Cosa che in realtà è una bugia, perchè la verità non è questa, è che lui si è "semplicemente" (e molto rapidamente) reso conto di essere innamorato di un altro uomo e la moglie l'ha sbattuto via di casa. 
Frédéric è un avvocato divorzista che si trova in una situazione pietosa, è pieno di debiti, ha perso il suo maggiore cliente che gli fa anche tabula rasa intorno, e il quadro di Sisley che ha appena comprato gli è stato pignorato. Gli arriva questa eredità, da un perfetto sconosciuto, lui spera si tratti di soldi, e invece si tratta di quattro biglietti per andare "in gita" in luoghi che hanno a che fare con gli impressionisti. Alla fine di queste quattro tappe ci sarà un quadro per lui, e lui si convince che sarà un quadro di Monet.
Ho trovato molto arrendevole il personaggio di Frédéric. Lui è uno che quando qualcosa prende una piega che a lui non piace, semplicemente chiude. Chiude con Jamal quando si rende conto (con una sorta di illuminazione) che forse c'entra qualcosa con la storia dei biglietti. Chiude con Marcia dopo che l'ha messa incinta perchè lei voleva un figlio e lui no. Chiude col padre nonostante gli arrivi una lettera che gli potrebbe spiegare cosa è successo ma lui no, preferisce non sapere niente. Un po’ infantile come atteggiamento, forse non solo il padre è rimasto legato a quello del ricordo, ma lui stesso ha una sorta di rifiuto di crescere rimanendo il bambino di sette anni che non è riuscito a decorare l’albero col padre.
Per fortuna che la storia d’amore che tutti ci saremmo aspettati tra Frédéric e Petronille non c’è, perché altrimenti era veramente uno stereotipo pazzesco.
Ho trovato un po’ troppo didattiche le pagine in cui si parla degli impressionisti, un po’ troppo “scolaretto che ha fatto i compiti e ripete la lezione”.
Un po’ troppo pieno di coincidenze fortunate.
Torno a quello che dicevo all’inizio: l’idea era molto carina e anche originale, ma la scrittura la rende molto piatta e non emozionante come potrebbe essere. Perché se ci pensiamo ci sono argomenti seri in questo libro, dal divorzio dei genitori che lascia segni sul figlio, dall’omosessualità che viene ritenuta qualcosa contro natura (vedi i commenti nel bar), dal fatto che la famiglia non è necessariamente quella in cui si è nati ma quella in cui ci si sente accolti, il tormento di essere un uomo indebitato fino al collo, il rifiutare la paternità per presa di posizione e così rifiutare anche la donna che in realtà si ama, la malattia. Tante cose, tutte trattate con superficialità.
Un po’ semplicistico che padre e figlio si vedano e senza alcuna spiegazione si abbraccino e anni di dolore sono spazzati via da un sentimento profondo.
È molto tenero che il figlio di Frédéric nasce nel momento in cui il padre muore (e ha strenuamente resistito finché non ha visto Frédéric), è una specie di cerchio che si chiude, e lui si rende conto che non vuole essere un’assenza per il figlio bensì una presenza. Però tutte le emozioni legate a queste cose non mi arrivano.
Mio voto: 6 / 10

domenica 5 aprile 2026

L'uomo che morì due volte - Richard Osman


Titolo originale: The Man Who Died Twice (2021)

Elizabeth, Joyce, Ron e Ibrahim – Il Club dei delitti del giovedì – sono ancora scossi dal loro primo caso risolto e non vedono l’ora di godersi un po’ di pace e tranquillità nell’elegante residence per pensionati dove vivono. Ma l’imprevisto incombe...
Elizabeth riceve la lettera di un ex collega dei Servizi Segreti che ha commesso un grosso errore e ha bisogno del suo aiuto. È stato accusato di aver rubato diamanti per milioni di sterline agli uomini sbagliati e per questo motivo è in fuga da un mafioso violento e vendicativo. Mentre i cadaveri iniziano ad accumularsi, Elizabeth arruola gli amici di sempre del Club per dare caccia a uno spietato assassino. Questa volta si scontrano con un nemico che non farebbe una piega nel mettere fuori combattimento quattro anziani...
Riusciranno i vecchi amici a risolvere l’enigma prima di diventare a loro volta vittime? E se trovassero anche i diamanti? Be’, non sarebbero un bonus gradito?
Con la seconda indagine del Club dei delitti del giovedì, Osman si conferma un autore ricco di inventiva e dalla penna godibile e divertente, con uno stile irriverente e politicamente scorretto. (goodreads)

Secondo libro della serie del club dei delitti del giovedì.
L'ispettore capo Chris Hudson e l'agente Donna De Freitas stanno cercando di porre fine alla sanguinosa organizzazione della regina della droga Connie Johnson, mentre Ibrahim è vittima di una brutale aggressione per strada ad opera di tre ragazzini in bicicletta, uno dei quali è anche uno spacciatore di Connie. Contemporaneamente, ricompare Douglas l'ex marito di Elizabeth, che si è nascosto nel suo villaggio perchè sta scappando da Martin Lomax, un intermediario della mafia a cui ha rubato dei diamanti. Douglas è sotto copertura degli agenti del MI5, di cui facevano parte lui ed Elizabeth.
Il libro procede alternando capitoli in terza persona a capitoli in cui Joyce scrive sul suo diario cosa è successo.
La storia ha diversi elementi piuttosto divertenti, da Joyce che si iscrive su instagram con un nickname dubbio, all'ispettore capo Chris che sta con la madre di Donna e comincia a mangiare come un salutista. Lo stesso intreccio tra la mafia, i criminali e i nonni che incastrano i criminali è piuttosto divertente. Abbiamo poi il nipotino di Ron, Kendrick, che li aiuta ad investigare e Bogdan che si accolla i lavori sporchi e fa compagnia a Stephen il marito di Elizabeth. Sempre molto arguto il personaggio di Elizabeth e molto divertente quello svampito di Joyce. Mi spiace invece per Ibrahim, che a causa dell'aggressione non ha più intenzione di uscire di casa...
Libro piuttosto divertente, la trama regge bene fino alla fine. Ammetto che non avevo capito chi fosse il colpevole, ma è geniale.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

*************

Serie: il club dei delitti del giovedì (al 05/04/2026)
2. L'uomo che visse due volte
3. Il colpo che mancò il bersaglio
4. L'ultimo diavolo a morire
5. La fortuna impossibile

mercoledì 1 aprile 2026

La cinquina del Premio Strega Europeo 2026

I cinque candidati alla tredicesima edizione del Premio Strega Europeo, sono:

- Nathacha Appanah, La notte nel cuore, tradotto da Cinzia Poli (Einaudi), vincitrice del Prix Femina 2025 e Prix Goncourt des Lycéens 2025.

- Leila Guerriero, La chiamata. Storia di una donna argentina, tradotto da Maria Nicola (SUR), vincitrice del Premio Zenda 2023-2024.

- Isabella Hammad, Entra il fantasma, tradotto da Maurizia Balmelli (Marsilio), vincitrice dell’Encore Award 2024.

- Tonio Schachinger, In tempo reale, tradotto da Francesca Gabelli (Sellerio), vincitore del Deutscher Buchpreis 2023.

- Yael van der Wouden, Estranea, tradotto da Roberta Scarabelli (Garzanti), vincitrice del Women’s Prize for Fiction 2025.

Concorrono “cinque scrittrici e scrittori recentemente tradotti che hanno vinto nei Paesi di provenienza un importante riconoscimento nazionale: cinque voci rappresentative di diverse tradizioni letterarie e aree linguistiche e cinque modi di esplorare le latitudini possibili del romanzo contemporaneo”. E' previsto un riconoscimento anche al traduttore del libro vincitore.

La dozzina del premio Strega

La “dozzina” del Premio Strega 2026 è così composta:
- Maria Attanasio, La rosa inversa (Sellerio)
- Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia (Quodlibet)
- Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori)
- Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo)
- Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi)
- Matteo Nucci, Platone – Una storia d’amore (Feltrinelli)
- Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi)
- Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani)
- Christian Raimo, L’invenzione del colore (La nave di Teseo)
- Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma)
- Nadeesha Uyangoda, Acqua sporca (Einaudi)
- Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda).

Mazzucco, presentando la dozzina, ha detto che "L’elemento più rilevante di quest’anno è il ritorno del romanzo. Il ritorno della storia, e delle storie, e la parallela contrazione di narrazioni autobiografiche, memorie familiari e/o di auto-fiction, che avevano invece prevalso nelle recenti edizioni. Si tratta di romanzi che possono essere definiti, con qualche distinguo, storici. Spesso il personaggio dello scrittore, o della scrittrice, agisce come testimone/cronista/investigatore di eventi e fenomeni collettivi. Ma c’è anche lo scrittore in quanto tale, alle prese con un mestiere indefinibile, con le crisi d’ispirazione, il successo o il rifiuto del mercato editoriale, è indubbiamente il protagonista di questa edizione. Rilevante è anche il ritorno del lavoro – tema carsico della letteratura italiana, che riemerge con ciclicità sussultoria. Si ripresenta il racconto del sesso. Che si aggiorna alla contemporaneità. In un anno in cui risorge il gioco letterario, pure combinatorio e gratuito, il sonnambulismo come impostura si propone quale metafora della letteratura”.

La proclamazione dei finalisti si terrà invece il 3 giugno al Teatro Romano di Benevento.

La finalissima non sarà ospitata come di consueto dal Ninfeo di Villa Giulia, ma si terrà sulla Piazza del Campidoglio, mercoledì 8 luglio, come sempre in diretta televisiva su Rai 3.