sabato 11 luglio 2026

Vedove di Camus - Elena Rui


Titolo originale: Vedove di Camus (2025) 

Il 4 gennaio 1960, la Facel Vega guidata dal celebre editore Michel Gallimard sfreccia lungo una strada della Borgogna e va a schiantarsi contro un platano. Sul sedile del passeggero, Albert Camus, che solo tre anni prima era stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura, muore sul colpo. Mentre il mondo intero rimane attonito, orfano di uno dei più grandi intellettuali del Novecento, quattro donne si ritrovano all'improvviso "vedove" dell'uomo: la moglie Francine Faure, la brillante attrice Catherine Sellers, la giovane pittrice Mette Ivers, di origini danesi, e Maria Casarès, immensa interprete del teatro francese, che Camus stesso – fedele ai paradossi del sentimento – definiva «l'Unica». Con estro e rigore, Elena Rui indaga le vite e le voci di queste quattro figure femminili di fronte all'ineluttabilità della disgrazia. Si imbastisce così «un discorso sull'amore» che rifiuta viete certezze morali per restituire la trama sottile, contraddittoria e irriducibile degli affetti, offrendo a chi legge la libertà – e l'onere – di interrogarsi sui confini e sugli abissi dei rapporti umani. (goodreads)

Il libro è diviso in sei capitoli. Nel primo c'è la premessa, ossia l'incidente occorso a Camus. Nei successivi quattro sono riportate le vite e i cambiamenti che la morte di Camus ha portato nelle vite delle quattro donne che frequentava in contemporanea. Parte ovviamente dalla moglie, poi passa a Catherine Sellers, alla più giovane Mitte Ivers, e per ultima parla "l'unica" Maria Casarès. 
Francine è la moglie, l'unica donna legittimata a ricevere le condoglianze pubbliche, a seguire la bara per le esequie, a decidere cosa fare del suo lascito di diari e romanzi (tra cui l'ultimo, incompiuto, che Camus aveva con sè quando è morto). Catherine Sellers aveva in comune con Camus l'amore per il teatro, è quella che, pur capendo il suo carattere, soffre anche di gelosia repressa. Mette Ivers aveva in Camus una gioia di vivere che alimentava la sua capacità pittorica, lui l'ha sempre incentivata a proseguire nella sua attività. Maria Casarès ha una storia lunga 18 anni con Camus, nata durante la guerra mentre Francine era stata bloccata in Algeria; un tentativo di separarsi dopo quattro anni per l'insofferenza di essere solo "l'amante" e il trovarsi di nuovo insieme, il capire che il poco tempo vissuto insieme è una vittoria in una guerra che combattono insieme.
Cosa succede quando la persona che amiamo non c'è più? Elena Rui esplora le risposte a questa domanda, diversa per ognuna delle donne che si è sentita vedova di Camus.
L'autrice ricorda che si tratta di finzione, basata su documenti, interviste, biografie, dalle quali ha cercato di estrapolare sentimenti e pensieri che possano essere veritieri. Il risultato è un libro molto toccante, scritto con delicatezza e in maniera raffinata. Interessante.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

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