mercoledì 21 ottobre 2020

w…w…w…wednesdays #160

   


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  


Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (160^ puntata - mercoledì 21 ottobre 2020)


1) cosa stai leggendo?
- L'ombra del vento - Zafon

2) cosa hai appena finito di leggere?
- L'uomo del futuro - Eraldo Affinati
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
- la chiave di Sara - Tatiana de Rosnay

Aiuto, Poirot! - Agatha Christie


Titolo originale: Murder on the links (1923)

Un miliardario francese che ha fatto fortuna in Sud America convoca Poirot nella sua villa a Calais temendo di essere in pericolo di vita. Ma quando il celebre detective arriva sul posto, seguito dal fido capitano Hastings, scopre che l'uomo è stato rapito in piena notte sotto gli occhi della moglie da due banditi, che lo hanno poi giustiziato a poca distanza dalla casa, nel cantiere di un campo da golf in costruzione. L'indagine è stata affidata all'ispettore Giraud, il super asso della Sûreté, che ritiene Poirot una specie di fossile. Ma il piccolo belga ha invece un'ottima memoria e quell'omicidio stranamente gli ricorda un vecchio caso famoso, svoltosi nelle medesime condizioni.... (www.anobii.com)

Così a pelle, credo sia uno dei libri più belli di Agatha Christie. Scorrevole, la storia si segue bene, l'autrice non perde tempo a provare di darci falsi indizi per depistarci perchè Poirot ne ha già abbastanza a depistare l'ispettore Giraud. E poi, come spesso accade, il belga si diverte molto anche a fare il Cupido della situazione... Mi piace molto la coppia Poirot - Hastings, anche se Hastings combina dei bei pasticci... Hastings, peraltro, è l'io narrante del romanzo, almeno fino alle ultimissime righe. 
Come sempre, non capisco perchè il titolo è stato tradotto a caso, quando letteralmente sarebbe stato "morte sul campo da golf", e soprattutto perchè in copertina c'è una pistola quando il delitto è compiuto con un pugnale. Mah.
Molto gradevole.
Mio voto: 8 / 10

sabato 17 ottobre 2020

L'uomo del futuro - Eraldo Affinati


Titolo originale: L'uomo del futuro (2016)

A mezzo secolo dalla sua scomparsa, don Lorenzo Milani, prete degli ultimi e straordinario italiano, tante volte rievocato ma spesso frainteso, non smette di interrogarci. Eraldo Affinati ne ha raccolto la sfida esistenziale, ancora aperta e drammaticamente incompiuta, ripercorrendo le strade della sua avventura breve e fulminante. Ma in questo libro, frutto di indagini e perlustrazioni appassionate, non troveremo soltanto la storia dell’uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. Affinati ha cercato l’eredità spirituale di don Lorenzo nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi egli fosse, lo trasfigurano ogni giorno: dai maestri dei villaggi africani ai teppisti berlinesi, dagli adolescenti arabi alle suore di Pechino e Benares, fino ai preti romani, che sembrano aver dimenticato, per fortuna non tutti, la severa lezione impartita dal priore. (oscarmondadori.it)

Ho letto questo libro per il gruppo di lettura. Ammetto che, di mia scelta, leggendo la trama, non lo avrei mai letto. 
Ho impiegato quasi una settimana per leggere circa 180 pagine e questo, già di per sè, è un dato. La lettura è stata faticosissima. Innanzitutto, il rivolgersi al lettore in seconda persona (tu fai, tu vedi, tu senti, ...) mi ha proprio infastidito fin dall'inizio. Forse, se avesse scritto in prima persona sarebbe riuscito minimamente a coinvolgermi.
Il romanzo alterna brevi racconti delle esperienze di Affinati in giro per il mondo a capitoli un po' più lunghi in cui ripercorre materialmente il percorso fatto da Don Milani, da dove è nato a dove è morto.
Per quanto riguarda i capitoli dei suoi viaggi (che sono narrati in prima persona), mi sono chiesta che senso avessero. Cioè, toglierli da questo libro non cambierebbe nulla. Per quanto riguarda i capitoli su Don Milani, in realtà la vita del "priore" è giusto accennata, mentre sembra più un modo per esprimere delle ipotesi dell'autore su cosa Don Milani ha detto, o dove ha camminato, e cose simili. Il tutto, ripeto, utilizzando una seconda persona che mi distacca completamente da quello che lui dice.
A tratti mi è sembrato un libro un po' pretestuoso in cui l'autore dà sfoggio della propria cultura (va beh, è un insegnante in effetti). Da Don Milani partono tantissimi riferimenti ad altri personaggi: Pasolini, Anna Maria Ortese e tanti altri che non mi sono segnata, arrivando persino a padron 'Ntoni dei Malvoglia.
Sinceramente mi ha annoiato molto. Non vedevo proprio l'ora di finirlo per poter leggere altro. Non è sicuramente il libro per me. 
Dal momento che il mio giudizio si basa principalmente sulla mia esperienza di lettura, quella proprio è stata difficoltosa. 
Mio voto: 5 / 10

mercoledì 14 ottobre 2020

w…w…w…wednesdays #159

  


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  


Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (159^ puntata - mercoledì 14 ottobre 2020)


1) cosa stai leggendo?
- L'uomo del futuro - Eraldo Affinati



3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
- aiuto Poirot - Agatha Christie
- l'ombra del vento - Zafon 

giovedì 8 ottobre 2020

Britt-Marie è stata qui - Fredrik Backman


Titolo originale: Britt-Marie var här - 2014
Titolo inglese: Britt-Marie was here

Britt-Marie ha sessantatré anni, un marito che accudisce con dedizione, una vita da casalinga premurosa con l'ossessione per l'ordine e la pulizia. Ma cosa accadrebbe se scoprisse che il tranquillo Kent la tradisce da anni? Lo lascerebbe. E allora eccola qui, Britt-Marie, sessantatré anni, un po' in ansia per il futuro e un po' in preda alla nostalgia per il buon caffè di casa, mentre si registra (come una criminale!) all'ufficio di collocamento. Ora che vive sola, infatti, teme che, se dovesse capitarle qualcosa di brutto, nessuno se ne accorgerebbe. Meglio avere un lavoro allora. Fosse anche in un paesino sperduto, con un campo da calcio chiuso, una scuola chiusa, una farmacia chiusa, un negozio di liquori chiuso, un ambulatorio chiuso, un negozio di alimentari chiuso, un centro affari chiuso e una strada che porta in due direzioni. Abitato da adulti alcolizzati e ragazzini che passano il tempo giocando a calcio in un parcheggio. Britt-Marie atterra come un alieno nella piccola comunità di Borg, ma i suoi modi burberi e formali, la sua mania per la pulizia conquistano subito gli abitanti. Viene addirittura nominata allenatrice della squadra di calcio. E lei si lascia trascinare, in pochi giorni stringe amicizie e fa molte più esperienze di quante ne abbia mai fatte in tutta la sua vita. Così, quando un tragico evento sconvolge la comunità, Britt-Marie capisce che è venuto il suo momento di combattere. Dopo lo scorbutico e adorabile Ove, il protagonista del suo romanzo d'esordio che ha appassionato milioni di lettori, Fredrik Backman crea un altro memorabile eroe. Britt-Marie è stata qui è la storia di una trasformazione, di una donna e di un'intera comunità. Il racconto divertente e toccante su come anche la più burbera delle persone possa rivelarsi tenera e amorevole, e possa lasciare il segno nella vita degli altri, facendo ricordare per sempre di "essere stata qui". (ibs.it) 

Ho adorato il precedente libro di Backman. Ove era un vecchio brontolone dal cuore tenero, il romanzo mi era piaciuto tantissimo. Ammetto di aver scelto questo libro perchè mi completava due sfide, la color coded per le sfumature di verde e soprattutto la Bechdel della popsugar. 
Diciamocelo, Britt-Marie è una ca*acaz*o. E' una maniaca compulsiva del pulito, che non giudica gli altri no no. Mi ci è voluto quasi mezzo libro per entrare in sintonia con lei. Forse perchè Backman ha veramente calcato la mano sulle sue manie. E' molto triste il bagaglio che si porta dietro, veder morire la sorella in un incidente d'auto e sentirsi abbandonata completamente dalla madre. Innamorarsi di un uomo che la tradiva, sposarne il fratello che sembrava amarla e che invece la tratta come una schiava (oltre a tradirla). Aver paura di morire senza che nessuno si accorga di te. In effetti, su quest'ultima cosa ci sto molto male anche io.  
E' molto bello il percorso di crescita che fa. Libera da ciò che la incatenava, Britt-Marie finalmente può scoprire il suo lato tenero, in una comunità dove troppa gente si è arresa.  Mi è piaciuto molto il rapporto col ratto, a cui lei prepara gli snickers sul piattino in modo che non vada a mangiare in giro per il centro ricreativo. 
Mi chiedevo cosa avrebbe fatto nel finale. Non avevo considerato quello che ha deciso di fare. In effetti, per una volta ha scelto di mettersi al primo posto. "Ha!" 
Lettura piacevole ma un pelino lenta nella prima metà. 
Mio voto: 7 / 10 

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury


Titolo originale: Fahrenheit 451 - 1953

«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce.» 
Montag fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Così vuole fa legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall'incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica. (www.ibs.it)

Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza nato dall'espansione di un racconto che si intitolava "The fireman". E' ambientato in una società distopica nella quale possedere libri è un reato e i pompieri hanno il compito non di spegnere gli incendi bensì di scovare chi detiene libri e bruciarli (con anche la casa intera).
Il titolo deriva dal fatto che l'autore aveva telefonato ad una caserma per chiedere la temperatura a cui brucia la carta e gli era stata data questa risposta.
Guy Montag è un pompiere, così come lo erano suo padre e suo nonno. E' convinto di quello che fa, finchè l'incontro con una diciassettenne un po' strana, Clarisse, gli mette in testa molti dubbi. In particolare, rimane sconvolto quando durante una chiamata, una donna preferisce morire bruciata coi suoi libri piuttosto che abbandonarli. Guy comincia a chiedersi cosa contengono i libri, e comincia a leggerne alcuni di quelli che, saltuariamente e di nascosto, ha rubato e nascosto. Il capitano Beatty comincia a capire cosa sta succedendo a Montag e gli dà un ultimatum; comprende che a volte i pompieri abbiano questa curiosità sui libri, ma poi devono sbarazzarsene. In realtà questo fatto aumenta ancora di più la sua curiosità, al punto da arrivare a leggere davanti alla moglie e alle sue amiche, moglie che lo denuncia. Una sera, quindi, i pompieri partono per una chiamata e Montag si rende conto che è la sua la casa da bruciare. La moglie Mildred se ne va in albergo, ma già da tempo non comunicano perchè lei è presa dagli auricolari e dalle tv che guarda di continuo. Il capitano Beatty costringe Montag a dare fuoco a casa propria, poi continua a provocarlo finchè non gli accende addosso il lanciafiamme. 
Montag scappa, e dietro consiglio di un vecchio professore, riesce a passare il fiume, seguire la vecchia ferrovia ed unirsi ad un gruppo di vecchi che sono scappati dalla città e che imparano i libri a memoria per tramandarli senza violare la legge. Il segugio robotico che lo insegue perde le sue tracce e la polizia, per non ammettere che ha fallito, decide di arrestare un poveretto che cammina per strada e spacciarlo per Montag. 
Poco dopo, sulla città viene sganciato un ordigno nucleare. Montag e i suoi compagni vedono la scena da lontano e decidono di tornare verso la città per vedere se possono dare una mano a ricostruire. 

Il libro è corto e diviso in tre parti. La scrittura in alcuni punti non è particolarmente fluida. Ci sono tante metafore sul fuoco, molti "giri di parole" per rendere una immagine che mi hanno appesantito la lettura. Il percorso di "risveglio" che compie Montag è molto rapido, quasi frettoloso. Quello che si capisce è che, probabilmente, anche il capitano Beatty è stanco di quello che fa, infatti a Montag stesso viene il dubbio perchè lo provoca e quando si vede puntare il lanciafiamme non fa nulla, sembra voglia morire. 
Pensare che i libri diventino illegali è raccapricciante, come lo è il fatto che quasi nessuno si ribelli. Tuttavia, il potere che esercitano le parole è sempre potente, e sempre ci sono persone pronte a lottare per ricostruire. 
Il finale, boh, mi ha lasciato perplessa. Oltre a questo clima di dittatura in cui tutto ciò che è socialità viene mal visto, pare ci sia una guerra che incombe e che, puntualmente, scoppia a fine libro. Non so se l'ordigno sganciato sulla città abbia un significato catartico, del tipo la città alienata viene rasa al suolo in modo che quelli che hanno avuto il coraggio di scappare per mantenere i propri pensieri possano ripartire da zero.. che sia così?
Un libro che osserva il mondo da una prospettiva interessante. 
Mio voto: 8 / 10

Il Nobel per la letteratura 2020 a Louise Glück

08 ottobre 2020 Il premio Nobel per la letteratura 2020 è andato a Louise Glück, poetessa e saggista americana, per "la sua inconfondibile voce poetica, che con austera bellezza rende l'esistenza individuale esperienza universale", come si legge nelle motivazioni rese pubbliche dall'Accademia di Svezia. 

È la sedicesima donna premiata con il Nobel dal 1901. La conferenza celebrativa del premio Nobel si terrà negli Stati Uniti per via delle restrizioni ai viaggi imposte dalla pandemia.
Già vincitrice del premio Pulitzer (nel 1993) del National Book Award, e  del "Us Poet laureate" nel 2003, la Glück è nata a New York il 22 aprile 1943, in una famiglia di origine ebraica ungherese, ed è cresciuta a Long Island. Vive a Cambridge, in Massachusetts, e insegna alla Yale University di New Haven, in Connecticut. 

 Nella sua produzione, che conta undici raccolte poetiche, autobiografia e mito classico sono temi dominanti; per il suo stile è stata spesso accostata a Silvia Plath, ad Anne Sexton e ad Emily Dickinson. Nelle motivazioni del Nobel, l'Accademia di Svezia ha sottolineato la sua ricerca di "chiarezza" nell'esprimere i suoi temi d'elezione - l'infanzia e la famiglia, il rapporto tra fratelli e sorelle, ma anche il dialogo intimo con la natura. Proprio sulla natura e la sua vita minuta è incentrata la raccolta vincitrice del Pulitzer, L'iris selvatico, edita in Italia da Giano. 

La Glück è la prima poetessa a vincere il Nobel dopo la polacca Wislawa Szymborska nel 1996. 
Nella sua biografia, l'anoressia di cui ha sofferto durante l'adolescenza e nel corso dei primi anni della vita adulta è stata un'esperienza centrale. Per combattere la malattia, la scrittrice intraprese un percorso psicanalitico, rinunciando a un certo punto a frequentare l'università. 

La sua prima raccolta di poesie, del 1968, si intitola "Firstborn"; in seguito, dopo alcuni anni di silenzio, ha pubblicato "The House on Marshland" (1975) e "The Triumph of Achilles" (1985), in cui ha trasposto la perdita di tutti i suoi oggetti personali per via dell'incendio della casa in cui viveva, in Vermont. 
Il vero riconoscimento tra i grandi poeti contemporanei americani è negli anni novanta, prima con la raccolta "Ararat" (1990), in cui fa i conti con la morte del padre, poi con "L'iris selvaggio" che la porterà a vincere il Pulitzer. Sono di questi anni anche i saggi raccolti in "Proofs & Theories: Essays on Poetry". 

Dopo l'11 settembre viene edito negli Usa il suo lungo poema "October", dedicato al trauma dell'evento.
A proposito del suo stile, il New York Times ha scritto nel 2003, quando è stata eletta "Us Poet Laureate" che si trattava di una "scelta ispirata", perché la Glück "eccelle nel fare ciò che solo la poesia lirica può fare: imitare la musica peculiare del pensiero stesso". 

La stessa autrice ha ribadito che la poesia non sopravvive "sui contenuti, ma attraverso la voce. Per voce intendo lo stile del pensiero, che lo stile del discorso non può sostituire mai in modo convincente".



domenica 27 settembre 2020

Itadakimasu. Umilmente ricevo in dono - Fabio Geda


Titolo originale: Itadakimasu. Umilmente ricevo in dono - 2014

È un ristorante di soba, dice Mikage mentre ci accomodiamo. Dico: Avranno il menù in inglese? Sorride in quel suo modo delicato. Qui non serve il menù. Perché? Perché fanno solo due piatti, i zaru soba e i kake soba. Nient'altro? Nient'altro. Specializzarsi in un piatto è una cosa piuttosto comune, in Giappone. Imparare a fare bene una cosa, da noi, ecco, credo abbia a che fare, è una mia idea s'intende, con lo Shintoismo. In che senso? Mikage si concentra. Vedi, lo Shinto è la spiritualità nativa del Giappone. È talmente antico che prima dell'arrivo del Buddismo non aveva neppure un nome: non ce n'era bisogno. È presente nella nostra cultura in un modo profondo, indipendentemente dal fatto che uno lo pratichi o no. Lo Shinto è attorno a noi, dentro di noi. E l'animismo delle sue origini ha messo radici in diversi aspetti della nostra vita. E questo ha a che fare con la cucina? Piega il collo e chissà perché mi viene da pensare alla primavera, all'erba scossa dal vento. Con il trattare il cibo senza violentarlo, dice. Lavorandolo il meno possibile come per preservarne l'essenza. Il fatto di specializzarsi, di dominare una ricetta, che si tratti di sushi o soba o tonkatsu o shabu-shabu: è un po' come se stessimo onorando lo spirito di quel piatto. Non credi? (www.ibs.it)

Fabio Geda ci porta con sè durante il suo viaggio a Tokyo. Il Giappone è la terra degli ossimori: puoi trovare un quartiere ultramoderno e poi girare in una strada dove trovi davanti un tempietto Shinto.
I giapponesi hanno un rapporto di totale rispetto nei confronti del cibo. "Itadakimasu" è quello che per noi è il "buon appetito", con la differenza che con questa parola loro ringraziano tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione del piatto, compresi i contadini e le galline che hanno prodotto la materia prima.
In Giappone il cuoco cucina nel centro del locale, o comunque, a vista; partecipare alla preparazione del cibo è come una cerimonia. E i ristoranti sono specializzati in un piatto, che padroneggiano alla perfezione.
L'excursus nel mondo del cibo giapponese è interessante. La lettura è abbastanza scorrevole. Il libro è di un centinaio di pagine, diviso in capitoletti brevi, e con alla fine un glossario dei termini (quindi, in realtà, è molto corto). Nel suo viaggio Fabio conosce Mikage (ragazza che abbiamo visto in "kitchen" di Banana Yoshimoto) e Nakata con il gatto Signor Otsuka (da Kafka sulla spiaggia di Murakami); saranno loro a fargli un po' da guide in questo viaggio culinario. E' vero o è una finzione? Poco importa in effetti, perchè quando si viaggia ci si porta dietro i ricordo dei personaggi di cui abbiamo letto nei libri.
Mi piace l'idea di camminare in strade sconosciute e lasciarsi trasportare.
Il libro è carino. Niente di spettacolare ma si legge piacevolmente.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

venerdì 18 settembre 2020

Il paese del sale e delle stelle - Zeyn Joukhadar


Titolo originario: The map of salt and stars - 2018

Il mondo di Nour è fatto di colori. Ogni volta che sente una voce o legge una lettera, davanti ai suoi occhi tutto si tinge delle più brillanti tonalità di verde, rosso, giallo e blu. Ma da quando è ritornata in Siria dagli Stati Uniti, dopo la morte del padre, intorno a lei vede solo grigio: non ci sono più sfumature né riflessi. Ora Nour deve occuparsi da sola delle sue sorelline. A dodici anni è un compito difficile, soprattutto in una terra che ti è estranea. Una terra in cui dovrebbero affondare le tue radici, ma dove non conosci nessuno. Una terra rischiosa, con pericoli nascosti dietro ogni angolo. Ma Nour ha le storie che suo padre le raccontava prima di dormire a farle compagnia. È a quelle parole che si aggrappa per trovare il coraggio di affrontare le difficoltà. In particolare, alla leggenda di Rawiya, la sua preferita, che racconta di una ragazzina come lei, costretta a fingersi uomo per realizzare il suo sogno proibito: far parte di una spedizione che vuole disegnare la carta geografica del mondo. Un’impresa straordinaria, in cui riesce a dimostrare tutta la sua forza. Per Nour, che la conosce a memoria, quella favola adesso ha un significato completamente diverso. E anche la mappa che ha trovato tra i documenti della sua famiglia assume un valore speciale. Forse indica la strada da seguire per mettere in salvo sé stessa e le sue sorelle. Forse è la sua unica possibilità. Quello che deve imparare, però, è che ci sono sentieri tracciati sulla carta e sentieri tracciati nel cuore. Che anche le parole a volte possono essere una guida e una protezione, soprattutto se vengono dalla persona che l’ha amata di più al mondo. (www.ibs.it)

Baba (il padre) è appena morto e Nour, dodici anni, si trova spaesata dalla perdita, oltre al fatto che, a differenza dalle sorelle, lei è nata a New York e non parla nemmeno tanto arabo. Ma la madre ha pensato che fosse meglio tornare nella terra natia, la Siria. Una sera mentre sono a tavola, una granata colpisce la loro casa. Nour, la madre, le sorelle e un caro amico di famiglia sono quindi costretti a scappare. Oltretutto, una scheggia della granata ha colpito alla spalla la sorella maggiore, Huda. La decisione è di tornare a Ceuta, dove ancora abita uno zio. Il percorso però non sarà facile, e lungo il percorso saranno costretti a separarsi. 
Nella narrazione si alternano due storie. La prima è quella nel presente di Nour e della sua famiglia in fuga. La seconda è una storia che Baba le raccontava e che lei conosce ormai a memoria: si tratta della storia di Rawiya, una ragazzina che si finge maschio per diventare assistente del più grande cartografo del mondo Al'Idrisi.
Praticamente il percorso di Nour si svolge parallelamente a quello di Rawiya, seguendo un po' le sue impronte nel percorso che lei aveva fatto anni e anni prima. Nour si impersonifica molto in Rawiya e con la sua sagacia riuscirà ad arrivare a Ceuta e a trovare lo zio di cui aveva parlato la madre.
Il libro è diviso in cinque parti. Nella prima siamo in Siria, nella seconda in Giordania / Egitto, nella terza in Libia, nella quarta in Algeria / Marocco, nella quinta a Ceuta (città autonoma spagnola nel nord Africa).
Il libro è molto interessante. Ci sono pagine molto dolorose, e altre incredibilmente cariche di amore.
Mi è piaciuto molto il personaggio di Abu Sayeed, amico del padre di Nour e praticamente adottato dalla famiglia di lui quando è rimasto orfano; per Nour è come una seconda figura paterna, rassicurante. 
In generale mi è piaciuto molto questo libro. Affronta un tema molto triste senza appesantirlo, forse anche grazie al procedere contemporaneo tra la vita di Nour e la leggenda di Rawija. 
Ho fatto fatica inizialmente, soprattutto nelle parti poetiche perchè non sono così facili, poi però la storia procede scorrevole. Lo consiglio.
Mio voto: 8 mezzo / 10

p.s. ho deciso di far rientrare questo libro anche nella mia sfida del giro del mondo. E' vero che in Siria ci stanno "solo" per un centinaio di pagine, ma è comunque la cultura che permea tutto il libro e il posto che comunque viene considerato "casa".

La società letteraria di Guernsey - Mary Ann Shaffer


Titolo originale: The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society - 2008 

È il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All’improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams – che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto – e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un’intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l’occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta. Una commedia brillante (anche se nel corso della narrazione emergono tradimenti, bassezze, vigliaccherie) che parla di amore per i libri, di editori, scrittori e lettori, e poi di coraggio di fronte al male, di lealtà e amicizia, e di come i libri ti possano salvare la vita. Pubblicato in 37 Paesi, a lungo in vetta alla bestseller list del “New York Times”, è diventato anche un film trasmesso in Italia su Netflix. (www.astoriaedizioni.it) 

Juliet Ashton, giornalista trentatreenne, per tutta la durata della guerra ha tenuto una rubrica sotto lo pseudonimo di Izzie Bickerstaff, con lo scopo di alleggerire il pesante momento che si stava vivendo. Di questi articoli è stato fatto un libro che ha avuto un grande successo. Ma ora Juliet non riesce a trovare una idea per un altro libro. La lettera che riceve da Dawsey Adams le scatena una grande curiosità in merito a questo club del libro che lui cita e nasce così una fitta corrispondenza prima tra loro due, poi con altri abitanti di Guernsey. Finchè Juliet decide di recarsi di persona sull'isola per conoscere dal vivo queste persone con cui ha corrisposto per mesi. A poco a poco Juliet riuscirà a tirare le fila del suo libro, il cui centro non può che essere il personaggio di Elizabeth McKenna, che ha ideato su due piedi questo club del libro per giustificare alcuni abitanti che erano stati scoperti fuori casa dopo il coprifuoco. 
Il libro è un interessante excursus sulla vita di Guernsey durante l'occupazione tedesca attraverso le storie dei vari personaggi che scrivono a Juliet. Ma Guernsey è anche il posto in cui Juliet capisce davvero cosa vuole dalla sua vita. 
Il romanzo è scritto in forma epistolare, e ammetto che non è un genere molto congeniale per me, infatti dopo un po' mi è venuto un po' a noia, anche perchè le lettere saltano di personaggio in personaggio e mi distraevo molto. D'altronde devo ammettere che con lo scopo del racconto ci sta. Tuttavia, ho decisamente più apprezzato la parte in cui Juliet si trova sull'isola e interagisce coi personaggi. 
Il libro è diviso in tre parti; due sono narrate da Juliet, mentre nell'ultima è Isola che si trasforma in una specie di investigatrice, tipo Miss Marple, ma con pessimi risultati. 
Mary Ann Shaffer, bibliotecaria ed editor di una casa editrice, rimase affascinata dalla storia di Guernsey al punto da scriverne un libro. Purtroppo, mentre lo stava ultimando (l'editore le aveva chiesto di apportare alcune modifiche), l'autrice si ammalò, e chiese alla nipote Annie Barrows di sistemarlo per la pubblicazione. Mary Ann Shaffer morì poco prima della pubblicazione del libro. 
Dal libro è stato tratto un film con la regia di Mike Newell che prima o poi penso che vedrò. 
In Italia è stato pubblicato nel 2008 da Sonzogno col titolo "La società letteraria di Guernsey" e successivamente nel 2017 da Astoria col titolo "Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey".
Mio voto 7 e mezzo / 10

mercoledì 16 settembre 2020

w…w…w…wednesdays #158

 


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  


Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (158^ puntata - mercoledì 16 settembre 2020)


1) cosa stai leggendo?
- Il paese del sale e delle stelle - Zeyn Joudhakar

- La società letteraria di Guernsey - Mary Ann Shaffer


3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
- furore - Steinbeck
- itadakimasu - Fabio geda

domenica 6 settembre 2020

Premio Campiello 2020


Venezia - A sorpresa Remo Rapino ha vinto con 92 voti la 58ma edizione del Premio Campiello con "Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio". 
Abruzzese, ex docente di filosofia, 69 anni, Rapino nel suo romanzo attraversa parte della storia italiana. "Nel libro si entra nella biografia di un uomo considerato il matto del Paese, ma che ha alle spalle un'esistenza segnata dalla fabbrica, dal manicomio e dalla crudeltà della guerra". 

Per la prima volta la cerimonia, condotta da Cristina Parodi e dedicata alla memoria di Philippe Daverio, si è tenuta all'aperto in piazza San Marco, davanti a un pubblico di 1400 invitati (anzichè al Teatro la Fenice). 

Selezionati dalla giuria dei letterati presieduta da Paolo Mieli, i cinque libri finalisti sono stati votati dalla giuria popolare formata da 300 lettori. I rumors della vigilia davano favoriti Francesco Guccini (arrivato quarto) e Patrizia Cavalli (classificatasi soltanto al quinto posto). Ma il risultato sorprendente ha ribaltato ogni pronostico. 

La classifica:
1° - Remo Rapino - "Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio"
2° - Sandro Frizziero - "Sommersione"
3° - Ade Zeno - "L'incanto del pesce luna"
4° - Francesco Guccini - "Trallummescuro. Ballata per un paese al tramonto" 
5° - Patrizia Cavalli - "Passi giapponesi"

Il Premio Fondazione Campiello alla carriera è stato assegnato allo scrittore Alessandro Baricco, che ritirando il premio ha detto: "Per immaginare il futuro serve un'intelligenza diversa da quella novecentesca, come quella che sta nascendo tra i nostri figli. Ci può aiutare a superare gli errori del passato. Ma bisogna avere più coraggio" 

Il Campiello Giovani è stato vinto da Michela Panichi, con il racconto Meduse, mentre Veronica Galletta è stata premiata nella categoria opera prima per "Le isole di Norman".

mercoledì 2 settembre 2020

I sognatori - Karen Thompson Walker


Titolo originale: The dreamers - 2019
 
Silenzio, come quando nevica. Una pace gelida, totale, a intorpidire le membra. E poi sogni, profondi quanto oceani, uno dopo l'altro, senza tregua. È ciò a cui va incontro chiunque si ammali del misterioso "virus di Santa Lora", dal nome della cittadina in cui tutto ha avuto inizio. È una tersa notte di inizio autunno quando una studentessa del college del piccolo centro californiano si allontana da una festa in anticipo sulle compagne, si lascia cadere sul letto e non si sveglia più. Passano pochi giorni e il contagio dilaga. Sebbene le autorità si affrettino a mettere il college in quarantena, il morbo non cessa di mietere vittime: di casa in casa, di famiglia in famiglia, di sogno in sogno, Santa Lora soccombe alla misteriosa epidemia. Ma dentro l'involucro di quei corpi immobili, nei recessi di quelle coscienze sprofondate in un sonno che prefigura la morte, un turbinio instancabile di visioni, falsi ricordi, mezzi presagi - ora indecifrabili, ora più lampanti della realtà stessa - rimescola e sconvolge i destini di tutti. Romanzo corale sui temi dell'amore, del tempo che passa e del senso della vita, "I sognatori" scava a fondo nei personaggi e nelle dinamiche di una comunità in pericolo per disegnare la mappa definitiva delle nostre paure, dei nostri infinitesimali trionfi e delle nostre vulnerabilità. (www.anobii.com)

Ho trovato questo libro perchè ne cercavo uno che avesse lo stesso titolo di un film ma non ci avesse nulla a che fare. Il film a cui faccio riferimento è "the dreamers" di Bernardo Bertolucci.
La trama era interessante e mi ha catturato.
Ho apprezzato molto la scrittura, come tanti quadri che vengono dipinti. E' accattivante. Sono entrata subito in sintonia con questo stile, e ammetto che l'ho letto abbastanza di filata. Secondo me una trentina di pagine di meno andavano bene comunque. Ad un certo punto diventa la conta degli ammalati e basta. Mi ero un po' preoccupata di tutti i nomi che elencava, non potevo ricordarli tutti, ma mi sono resa conto che, alla fine, ad eccezione di alcuni, gli altri non sono importanti. I personaggi su cui si concentra maggiormente sono; Mei (compagna di stanza della prima ammalata che però si ammalerà molto più avanti); Rebecca (che non sa di essere incinta); il prof di biologia Nathaniel; Ben, la moglie Annie e la loro neonata Grace; Sara, la sorellina Libby e il loro padre. Di questi personaggi si vedrà tutto il cammino che fanno, si scenderà un pochino in profondità nei loro pensieri.
Come ho già detto, il libro è stato piuttosto scorrevole, ero curiosa di vedere come andava avanti. Mi ha ricordato molto "cecità" di Saramago, solo che là diventavano tutti ciechi mentre qui cadono nel sonno profondo. Là c'è la pioggia, qui c'è l'incendio. E come in cecità, non ci sono risposte, il virus semplicemente ad un certo punto sembra sparire e molti dei sognatori si svegliano. Solo che i sogni hanno lasciato strascichi sulle persone guarite, perchè alcuni hanno sognato il passato, altri hanno forse sognato il futuro, altri hanno probabilmente sognato qualcosa che desideravano. Gli ultimi due o tre capitoli sono praticamente dedicati solo a Rebecca.
Nel corso del libro diverse volte vengono fatti dei riferimenti al lago che ha un livello di acqua molto basso; è una cosa che sembra avere una qualche importanza e invece è solo una cosa buttata lì che non ha un seguito particolare.
Io sinceramente non so come l'avrei fatto finire, però il finale mi ha lasciato un po' perplessa. Proprio come era successo per "cecità", con cui purtroppo i riferimenti sono inevitabili.
Per tanti versi è un libro quasi inquietante perchè il virus di cui parla sembra quasi assomigliare al covid che stiamo vivendo, ma è stato scritto ad inizio 2019.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 30 agosto 2020

Il principe - Niccolò Machiavelli


Titolo originale: De principatibus - 1532 
Titolo in inglese: The prince

Un interessante trattato di dottrina politica, nel quale Machiavelli illustra i vari tipi di principato possibili e dà una serie di indicazioni su come mantenerli.
L'opera è piuttosto corta (meno di 100 pagine), è diviso in 26 capitoletti brevi più una dedica ai Medici, per i quali ha scritto queste indicazioni basate sulla sua esperienza.
Il libro, pur essendo scritto in un linguaggio che in alcuni punti non è facilissimo da seguire, in realtà è molto semplice, senza fronzoli, senza retorica, pieno anche di esempi relativi ai principati e ai sovrani che si sono succeduti nelle ere. Secondo Machiavelli, è importante seguire i comportamenti dei principi che ci sono stati nel passato, in particolare per capire quali comportamenti ti fanno mantenere un principato e quali te lo fanno perdere. La fortuna va assolutamente aiutata dalla virtù. Il governo deve portare benessere al popolo. L'esercito deve essere proprio e stabile, bisogna evitare accuratamente i mercenari. Forza e violenza possono essere necessari per mantenere la stabilità, ma vanno dosati nel modo corretto.
Si tratta di un libro che, pur essendo del 1500, è tutt'ora molto attuale. 
Lettura impegnativa ma molto interessante.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

domenica 23 agosto 2020

Scarlatto veneziano - Maria Luisa Minarelli

 

Titolo originale: Scarlatto veneziano - 2015
Titolo in inglese: Murder in Venice

Venezia, 1752. In una gelida notte di dicembre, un uomo viene trovato morto in una piccola calle. E il primo di una serie di omicidi che coinvolge l'avogadore Marco Pisani, alto magistrato della Serenissima. Scrupoloso, idealista e passionale, Pisani è un illuminista romantico, in anticipo sui tempi, consapevole che legge e giustizia non sempre coincidono. Ama disperatamente la sua città eppure ne avverte l'inarrestabile decadenza. È fatale perciò che nel corso delle indagini arrivi a scoperchiare il lato in ombra di una società preda di conflitti familiari, vizi e pettegolezzi crudeli. Aiutato dall'avvocato e amico Zen, dallo spregiudicato gondoliere Nani e da Chiara Renier, bella, indipendente e con un dono speciale, Marco Pisani si muove tra le fabbriche e i bacini dell'Arsenale, il mondo delle spie e dei mercanti orientali, gli uffici e le carceri di Palazzo Ducale, le sale da gioco, le botteghe, le osterie della città, i segreti racchiusi nei palazzi nobiliari e nelle ville delle incantevoli campagne del Brenta. Fino a scoprire un'amara e inaspettata verità... (www.ibs.it)

Primo libro della serie dell'avogadore Marco Pisani. Bellissima l'ambientazione nella Venezia del 1700, accuratamente ricostruita dall'autrice. 
Tre delitti sconvolgono la città di Venezia, e si capisce subito che l'assassino è lo stesso perchè usa la stessa corda per strangolarli. Pisani comincia a investigare e scopre che, purtroppo, questa combriccola di delinquenti non solo è composta da due membri di importanti famiglie veneziane, ma scopre anche che nascondono un terribile segreto, per un crimine veramente efferato che hanno commesso un anno e mezzo prima. Per fortuna che Pisani ci tiene veramente a risolvere il mistero, e ci riuscirà ovviamente.
Il colpevole l'avevo indovinato anche io.
Pisani mi piace molto. E' un uomo dal grande cuore, che persegue la giustizia fino in fondo, e prende con immensa serietà i casi su cui si trova ad investigare. Bel soggetto anche il suo gondoliere Nani, che riesce ad arrivare laddove un pezzo grosso come il suo padrone non può. Chiara, forse, è un po' troppo perfetta: bellissima, buonissima, bravissima, grande imprenditrice, in più ha il dono... Sinceramente, ipotizzando di farne una serie di questi libri, io personalmente non li avrei messi insieme così subito (non è uno spoiler, si capisce subito come va a finire).
Avevo questo libro in attesa da un po' di anni. La lettura è stata scorrevole, l'ho praticamente divorato in due giorni. Credo che si sia qualcosa da migliorare come linguaggio, l'incipit non è un gran che, ma poi si riprende col ritmo abbastanza incalzante della vicenda. A volte si perde in lunghe descrizioni di paesaggi o cibarie, questo è un po' noioso.
Lettura interessante. Appena riesco leggerò anche i seguenti.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

********************
Veneziano serie (ad agosto 2020):
1 - Scarlatto veneziano
2 - Oro veneziano
3 - Sipario veneziano
4 - Crociata veneziana

venerdì 21 agosto 2020

L'importanza di essere onesto - Oscar Wilde

 
Titolo originale: The importance of being Earnest - 1895

Ultimo lavoro teatrale di Wilde, «L'importanza di essere onesto» debuttò al St James's Theatre di Londra il 14 febbraio 1895, ma nonostante lo strepitoso successo non rimase a lungo sulle scene a causa di uno scandalo che sconvolse di lì a poco la vita dello scrittore. La commedia riprese però in seguito il suo cammino trionfale e rimane in assoluto una delle più rappresentate. Prima di essa Wilde aveva già al suo attivo il buonissimo esito di tre melodrammi brillanti: «Il ventaglio di Lady Windermere» (1892), «Una donna senza importanza» (1893) e «Un marito ideale» (1895). Ma mentre questi lavori si inserivano nel filone "francese" della commedia, di Sardou, Scribe e Dumas figlio, le cui vicende erano ambientate nei salotti della buona società e riguardavano l'onore, il matrimonio, la fedeltà, i natali, «L'importanza di essere onesto» segna una totale emancipazione da tali moduli. Facendo dei suoi paradossi piacevolmente sovversivi la struttura stessa del dramma, sostituendo all'azione la conversazione, mettendo sullo stesso piano le cose serie e quelle frivole, Wilde non solo sbeffeggia le convenzioni teatrali della società dell'epoca, ma la stessa società che da quelle convenzioni vuol sentirsi rassicurata nei suoi codici comportamentali. (www.ibs.it)

Una commedia brillante, a volte tradotta come "l'importanza di essere onesto", altre volte come "L'importanza di chiamarsi Ernesto" (più fedele alla rappresentazione, a mio parere) e altre volte con sinonimi. In effetti, Oscar Wilde gioca molto sulla parola "earnest", utilizzabile sia come aggettivo sia come nome di persona. In italiano, purtroppo, è difficile mantenere questo gioco di parole.
Per la società dell'epoca, e in particolare per Guendalina e Cecilia, il fatto che un uomo si chiami Ernesto è indicativo della sua onestà. Ne nascerà un siparietto per cui entrambi gli uomini pensano addirittura di farsi ribattezzare pur di avere il nome giusto.
La commedia è carina, sembra frivola, ma a leggere bene le parole, si nota una chiara critica alla società in cui apparire è meglio che essere, in cui ciò che importa è ciò che è di moda.
Probabilmente è molto più divertente vista recitata a teatro piuttosto che letta. La commedia è divisa in tre atti, poi a fine libro ci sono tre scene di quelle che sono state tagliate e, a mio parere, sinceramente il taglio ci sta bene; forse avrei salvato quella del reverendo. Interessante il colpo di scena finale, che sistema un po' tutte le cose. 
Sinceramente mi è piaciuta, mi ha fatto sorridere, però non l'ho trovata spettacolare; sarei curiosa di vederla recitata, sicuramente la apprezzerei di più.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

mercoledì 19 agosto 2020

w…w…w…wednesdays # 157


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  


Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (157^ puntata - mercoledì 19 agosto 2020)


1) cosa stai leggendo?
- L'importanza di essere onesto - Oscar Wilde

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
- scarlatto veneziano - Minarelli
- itadakimasu - Fabio geda


martedì 18 agosto 2020

L'età della luce - Whitney Scharer

 

Titolo originale: The age of light - 2019

"Io voglio scattare fotografie, non diventarne una" dichiara la modella di "Vogue" Lee Miller nel 1928 quando si trasferisce a Parigi, decisa ad abbandonare il suo ruolo di musa per trasformarsi in un'artista. L'incontro fondamentale sarà quello con il famoso surrealista Man Ray; lui resta ammaliato dalla sua bellezza e la vorrebbe come modella, ma lei riesce a convincerlo a prenderla come assistente e insegnarle i segreti del mestiere. Però, mentre lavorano fianco a fianco nella camera oscura, il carisma manipolatorio di Man Ray porta inevitabilmente la loro sfera privata e professionale a fondersi e da quel momento la vita di Lee cambierà per sempre. Dai cabaret della Parigi bohémienne ai campi di battaglia di un'Europa devastata dalla Seconda guerra mondiale, dalle scoperte di nuove tecniche fotografiche alla documentazione della liberazione dei campi di concentramento come prima reporter donna, Lee porta avanti le sue passioni con feroce indipendenza. Sarà però sempre tormentata dalla difficoltà di conciliare i suoi desideri romantici con la sua ambizione artistica, e dalla domanda su quanto è disposta a sacrificare perché questo possa avvenire. (www.ibs.it)

Ho scelto questo libro perchè mi ispirava la trama. Lo ammetto, avevo il dubbio che la storia fosse vagamente biografica, ma ne ho avuto la certezza solo quando, nell'albergo in cui ho trascorso il ferragosto, mi sono trovata, proprio davanti alla porta, una riproduzione di una foto di Man Ray! Una simpatica coincidenza. In ogni caso, l'autrice scrive che, pur avendo preso spunti da fonti biografiche dei due personaggi, si tratta comunque di una fiction.
Il libro si legge bene, scorrevole, mescola il tempo presente col futuro con grande abilità. La parte più consistente della storia è quella ambientata a Parigi alla fine degli anni '20, con alcuni flash forward agli anni in cui Lee è stata fotografa in guerra e agli orrori che ha visto. 
Sebbene credo che una trentina di pagine in meno non sarebbero state male, in realtà i cambi temporali sono ben armonizzati tra loro.  
Interessante l'approfondimento psicologico dei personaggi. Man Ray è l'egocentrico che deve avere tutto sotto controllo, tutto è suo, anche Lee, anche le sue fotografie, anche quello che hanno scoperto insieme. Lee ha un passato segnato da una terribile violenza all'età di sette anni, che si porterà dietro per il resto della vita, a cui si unisce anche ciò che vedrà durante la guerra. Lee sa sfruttare la sua bellezza, e al tempo stesso vuole mettere se stessa nelle foto che scatta. Il loro è un rapporto eternamente conflittuale, che arriva al punto di rottura ed esplode, anche se per Lee questa rottura era già percepita da tanto.
Piacevole, lo consiglio.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

giovedì 13 agosto 2020

I fiori del male - Charles Baudelaire


Titolo originale: Les fleurs du mal (1857)
Titolo in inglese: The flowers of evil

Eccezionale monumento della lirica ottocentesca, I fiori del male continuano a proporsi come sorgente primaria dell'ispirazione poetica contemporanea. Le inesauribili suggestioni della nascente modernità sono distillate in versi sublimi e conturbanti, capaci di esplorare le regioni del sogno e del soprannaturale. Rigore formale ed effervescente invenzione linguistica convivono in una retorica poetica che molti commentatori hanno avvicinato, per intensità e perfezione, al linguaggio mistico. (www.anobii.com)

Premetto che è una rilettura. Avevo letto questa raccolta di poesie secoli fa, e ne avevo un ottimo ricordo. L'edizione cartacea che avevo era edita dalla Universale Economica Feltrinelli del 1987, dove in copertina troneggiava un ritratto di Baudelaire in colore blu/viola. In ebook ho trovato l'edizione della Biblioteca Ideale Giunti del 2007. Due traduzioni piuttosto diverse, e sinceramente, preferivo quella della prima che avevo letto. Purtroppo quando si leggono poesie, bisognerebbe leggerle in lingua originale, ma non sapendo io il francese (se non poche parole), non mi è stato possibile. Quello che mi è parso è che questa traduzione (c'è il testo originale anche) sia meno accurata e troppo libera. Ovviamente, con la traduzione si perde ogni idea di metrica e di rima che aveva dato l'autore.
In ogni caso, il libro è diviso in molte parti: Spleen e ideale; Quadri parigini (poesie lunghe, tratteggi della vita parigina. Mi sono piaciute meno, troppo descrittive); Il vino (sono cinque canti lunghi); Fiori del male (9 poesie); Rivolta (4 poesie, due sono contro Dio e due inneggiano a Satana); La morte (6 poesie di cui una lunghissima); I fiori del male (12 poesie aggiunte nella terza edizione del 1868); I relitti (1 poesia); Poesie condannate tratte dai "Fiori del male" (6 poesie lunghe); Galanterie (6 poesie); Epigrafi (3 poesie); Poesie diverse (4 poesie); Buffonerie (3 poesie).
Quelle che mi sono piaciute di più, perchè le ho sentite più vicine a me, sono state le prime inserite in "Spleen e ideale". E' la raccolta più lunga e le poesie spaziano dai temi come l'amore, la morte, la tristezza. Alcune delle altre raccolte mi sono parse più noiose, soprattutto quando parla di personaggi che non so chi siano. 
Baudelaire è sicuramente un poeta da leggere, anche se per capire quello che scrive occorre capire la sua biografia ed entrarci almeno un po' in sintonia. Se devo consigliarvi una edizione, non prendete questa della Giunti. 
Facendo un po' una media tra le poesie dello Spleen (a cui darei quasi nove) e le altre (a cui darei 6/7) direi che...
Il mio voto: 7 e mezzo / 10


Spleen 

Quando il cielo basso e cupo pesa come un coperchio 
sullo spirito che geme in preda a lunga noia 
e abbracciando il cerchio di tutto l'orizzonte 
ci versa una luce nera più triste delle notti, 

quando la terra si muta in umida spelonca 
dove la Speranza come un pipistrello 
va battendo i muri con la sua timida ala 
e picchia la testa su fradici soffitti, 

quando la pioggia distendendo immense strisce 
imita le sbarre d'una vasta prigione 
e un muto popolo di ragni infami 
in fondo ai nostri cervelli tende le sue reti, 

campane a un tratto scattano con furia 
e lanciano verso il cielo un urlo orrendo
come spiriti erranti e senza patria 
che si mettano a gemere ostinati. 

- E lunghi carri funebri, senza tamburi né musica, 
sfilano lenti dentro la mia anima; la Speranza, 
vinta, piange, e l'Angoscia atroce, dispotica, 
pianta sul mio cranio chino il suo nero vessillo.

giovedì 6 agosto 2020

Aria di neve - Serena Venditto


Titolo originale: Aria di neve - 2014

Ariel è una ragazza italo-americana che ha girato mezzo mondo e ora vive nell'adorata Napoli. Lavora come traduttrice di romanzi rosa dai titoli immancabilmente profumati di agrumi e, dopo quattro anni di fidanzamento e due di convivenza, è appena stata lasciata da Andrea, l'uomo perfetto, ispettore di polizia e compagno dolce e premuroso. In lei si aggrovigliano sconforto, delusione, rabbia, ma soprattutto la fastidiosa sensazione di vivere in una di quelle storie melense e scontate che le consentono di pagare l'affitto. È necessaria una svolta, qualcosa di tanto imprevisto quanto atteso. E così, facendosi coraggio, Ariel si mette alla ricerca di un luogo dove ricominciare da zero. Presto si imbatte nel coloratissimo e disordinato appartamento di via Atri, dove vivono altri tre ragazzi: Malù, sagace archeologa con una passione per i romanzi gialli, Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie di origini sardo-nigeriane, e Kobe, talentuoso quanto sgrammaticato pianista giapponese. Un terzetto strambo e caotico cui si aggiunge la presenza fissa di Mycroft, uno stupendo gatto nero dagli occhi verdi che, coi suoi eloquenti miagolii, non ha bisogno della parola per farsi capire alla perfezione. Ariel si sente subito a casa, e tra una chiacchiera in cucina, un concerto e una passeggiata in una Napoli infuocata di sole, le cose per lei riprendono a girare per il verso giusto, al punto che dimenticare Andrea sembra quasi possibile. Ma proprio allora un evento tragico che si consuma molto vicino ai coinquilini rimetterà tutto in gioco e sconvolgerà il microclima di via Atri. Un suicidio vagamente sospetto o un vero e proprio delitto della camera chiusa? Le "celluline grigie" di Malù non potranno che essere stuzzicate da questa sfida e l'archeologa-detective coinvolgerà tutto il gruppo nelle indagini, cui parteciperà anche Mycroft dando sfoggio della sua sottile, felina intelligenza. (www.ibs.it)

Questo libro mi è stato consigliato da un'amica gattofila e appassionata di gialli.
Devo dire che il libro è molto carino, si legge bene, volentieri. Lo stile narrativo è piacevole, scorrevole, in un certo senso lo trovo molto vicino al mio modo di esprimermi. Il libro è decisamente più rosa che giallo, tant'è che il morto salta fuori ben oltre metà libro, mentre prima tengono banco le vicende principalmente sentimentali di Ariel e degli altri coinquilini, un gruppo decisamente assortito di personaggi (e rappresentativi di ben quattro continenti). 
Malù è la vera detective, archeologa dalla mente geniale, che mette insieme gli indizi e arriva alla soluzione. Ovviamente vado matta per il gatto, che col suo fiuto aveva capito tutto. Solo una cosa mi è balzata agli occhi, quando Mycroft si posiziona su un libro per dare un indizio, questa cosa l'ho già vista nei gialli della Braun eh eh.
Quindi, se amate i gatti e pensate che abbiano dei superpoteri, e se amate i gialli-rosa-soft, beh questo libro è consigliato. Non è un capolavoro del thriller e forse Malù ha veramente una mente geniale per arrivare alla soluzione, ma il tutto è molto gradevole. Sicuramente leggerò anche i successivi.
Ah, l'espressione "aria di neve" è detta da Kobe, il giapponese sgrammaticato, per intendere qualcosa che sta dando dei segnali (e che Ariel, nel caso di Andrea, non aveva capito)
Mio voto: 7 e mezzo / 10. 

mercoledì 5 agosto 2020

w…w…w…wednesdays #156


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  


Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (156^ puntata - mercoledì 5 agosto 2020)


1) cosa stai leggendo?
- Aria di neve - Serena Venditto

2) cosa hai appena finito di leggere?
- La chiave - Jun'ichiro Tanizaki
- Il cerchio - Dave Eggers



3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
- i fiori del male - Baudelaire

domenica 2 agosto 2020

Il cerchio - Dave Eggers


Titolo originale: The circle - 2013

Mae Holland crede di aver fatto il colpo della vita quando viene assunta al Cerchio, la più influente azienda nella gestione di informazioni web (un incrocio tra Facebook e Google). Inizialmente Mae è eccitata dal nuovo lavoro: gli open space avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte al lavoro, le feste organizzate e le gare sportive, i club e perfino un acquario con rarissimi pesci tropicali... Mae continua a considerarsi fortunata anche quando la vita al di fuori del Cerchio non è più altro che un miraggio lontano, anche quando un ex collega cerca di farla riflettere su qualche operazione di cui le sfuggiva il senso, anche quando la sua stessa vita inizia a diventare sempre più pubblica, trasparente al mondo esterno. Presto quella che sembrava la storia delle idealiste ambizioni di una donna diventa una storia di suspense, un'indagine a tutto campo sulle questioni della memoria, della privacy, della democrazia e dei limiti (valicabili o meno) posti alla conoscenza umana (www.anobii.com)

"I segreti sono bugie
condividere è prendersi cura
la privacy è un furto"


"Non siamo destinati a sapere tutto, Mae. Hai mai pensato che forse la nostra mente è delicatamente calibrata tra il noto e l'ignoto? Che la nostra anima ha bisogno dei misteri della notte e della chiarezza del giorno? Voi state creando un mondo di luce sempre accesa, e io credo che essa ci brucerà vivi, tutti quanti" (Mercer)


Quello che a Mae sembra un paradiso, a me è subito sembrato un inferno. Due monitor, che poi diventano tre, e poi ancora quattro e cinque, dove compaiono messaggi a cui devi rispondere in tempo reale altrimenti cala la tua valutazione comunitaria. Io sarei uscita di testa. In realtà, anche Mae esce di testa, ma in altro senso, tra zing, convention rate, retail raw, smile, frown... Ad un certo punto viene veramente presa completamente dall'idea che sapere tutto di tutti sia una cosa buona, senza capire nè tanto meno accettare le implicazioni negative che questa cosa comporta. E senza accettare che qualcuno non voglia far parte di questo sistema che è praticamente un regime totalitario.
Parto proprio da Mae: personaggio insopportabile. Egocentrica, succube del sistema, arrivista. Non le interessa calpestare i sentimenti altrui. Il fatto che la sua condotta la allontani dai genitori o provochi quello che succede all'ex fidanzato Mercer, proprio non la tocca. Per non parlare del finale, dove vorrebbe che anche i pensieri fossero leggibili da tutti. No, proprio mi è stata sgradevole fin da subito, crescendo nel finale il mio disgusto per lei.
Le (poche) scene di sesso sono veramente inutili ai fini della storia. 
La trama è interessante e incredibilmente attuale. Con la scusa della trasparenza, praticamente il Cerchio vuole diventare un regime totalitario. Effettivamente il tema ha precorso i tempi ed estremizza la situazione dei social.
Tuttavia, la scrittura è incredibilmente prolissa su dettagli assolutamente insignificanti e alla lunga porta il libro a diventare noioso. Io ammetto che da un certo punto in poi, di alcune frasi leggevo l'inizio e poi saltavo al paragrafo successivo. Sì perchè non mi interessava se tizio ha risposto a uno zing, e caio ha risposto a sua volta, ecc. per righe e righe. 
Una storia simile avrebbe le potenzialità di diventare trascinante, e invece no, non vedevo l'ora di finirlo e più volte mi sono chiesta perchè non lo interrompevo.
Il finale mi ha fatto quasi sospettare che ci fosse un seguito e, invece, pare che sia un libro autoconclusivo per fortuna. Ecco, il finale credo che tutti ce lo aspettassimo diverso, suppongo che sia stato un modo per depistarci, magari creare il colpo di scena. Però lascia molto amaro in bocca.
Ho scoperto che esiste un film tratto da questo libro e anche dato una sbirciata alla trama... pare si concluda diversamente dal libro.
Mio voto: 5 / 10

p.s. ho scoperto che questo libro mi torna utile anche per una delle richieste della "While I was reading challenge" (a book with song lyrics in the title). Ho trovato ben due canzoni intitolate "the circle": una di Samuele Bersani e una di Gregorian & Amelia Brightman (che non so chi siano ma pazienza..)