martedì 27 luglio 2021

Leica format - Daša Drndić


Titolo originale: Leica format (2003)

Una donna incontra uno sconosciuto che le rivela che la sua identità è una menzogna. 772 (o 789) cervelli di bambini riposano, silenziosi, in dei barattoli. Una viaggiatrice arriva in una cittadina e si avvicina, inconsapevolmente, al suo passato. Dall’autrice di Trieste (finalista all’Independent Foreign Fiction Prize), un romanzo luminoso e caleidoscopico, che mette insieme fatti realmente accaduti e invenzione, storia e memoria, parole e immagini in un collage da mozzare il fiato, che riesce a guardare con diffidenza l’orrore accecante della storia. Oscillando tra le tematiche della memoria, della perdita, tra eredità storica e racconto, Drndic prende in prestito qualcosa da ogni grande tradizione letteraria per tesserle insieme in un racconto sull’amore e sulla malattia. Un romanzo che ha il pregio principale di sollevare domande, profondissime, e a cui è impossibile dare risposta, sulla storia e sul modo in cui la descriviamo e la ricordiamo. (ibs.it)

Ero alla ricerca di un libro scritto da un autore croato o ambientato in Croazia, e questo è entrambe le cose.
Sono un po' in difficoltà a scrivere cosa ne penso perchè ho la sensazione che il libro sia veramente molto importante, ma leggerlo è stato molto molto faticoso. Innanzitutto, non c'è una vera e propria trama. Ci sono tanti personaggi che si susseguono, senza legami l'uno con l'altro, intervallati a ricordi o pensieri della scrittrice.
La casalinga Antonia Horst scappa verso sud, mentre a fine libro, la camionista Lea Moser è diretta verso nord. Riflessioni sul grande abete tagliato apposta per essere spedito a Roma dalla Croazia. Il decorso della malattia di Živka detta Žile e quella di Ludwig Jakob Fritz in partenza per il nuovo continente, i viaggi degli emigranti imbarcati sul Saxonia e quelli dei bambini ebrei utilizzati nella sperimentazione dell’istituto Max Planck. Grandi riflessioni sugli esperimenti scientifici condotti dai medici (non solo durante il fascismo) e dalle case farmaceutiche ad insaputa degli ignari prescelti. A ciò si uniscono le vicende dolorose della madre e della nonna, derubate non solo della patria o della lingua, ma perfino di una tomba.
La mia grossa difficoltà è stato proprio il fatto che non c'è una trama vera e propria. All'inizio le immagini sono più brevi, mentre verso la fine le vicende raccontate prendono più pagine; l'unica vicenda che viene trattata più a lungo delle altre è quella di Ludwig Jakob Fritz, che poi porta ad una lunga trattazione sulla sifilide e il suo decorso nella storia.
E poi c'è sempre, costante, il rapporto tra la scrittrice e la città (Fiume), in un continuo ricordare com'era e come si è trasformata, cosa le è successo negli anni.
Ad essere sincera, ci sono pagine molto interessanti (quelle sulle migrazioni, sugli esperimenti medici), pagine trattate in modo giornalistico, concise ma cariche di importanza. Poi ci sono state pagine abbastanza noiose in cui ho anche un po' saltato da una frase all'altra perchè non vedevo l'ora che finissero.
Mio voto: 7 / 10

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