mercoledì 16 ottobre 2019

Due vincitrici per il Man Booker Prize 2019

Hanno vinto il più importante riconoscimento per la letteratura in lingua inglese la scrittrice canadese Margaret Atwood, 79 anni - autrice de “I testamenti”, seguito de “Il racconto dell’ancella”- e la anglo-nigeriana Bernardine Evaristo, 60 anni, con “Girl, Woman, Other” 

La regole del Booker Prize non permetteva che il premio fosse diviso, ma dopo cinque ore di discussione, Peter Florence, presidente della giuria, ha dichiarato: «È stata una nostra decisione infrangere le regole». «Più ne abbiamo parlato, più abbiamo scoperto che li amavamo entrambi così tanto che volevamo che vincessero entrambi».

Gli altri finalisti erano: Salman Rushdie con “Quichotte”, la statunitense Lucy Ellmann, con “Ducks, Newburyport”, la anglo-turca Elif Shafak, con “10 Minutes 38 Seconds in This Strange World”, il nigeriano Chigozie Obioma con “An Orchestra of Minorities”.


w…w…w…wednesdays #140


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  

Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (140^ puntata - mercoledì 16 ottobre 2019)

1) cosa stai leggendo?
- Poirot sul Nilo - Agatha Christie

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?
- Il giardino di Amelia - Marcela Serrano
- Qualcosa là fuori - Bruno Arpaia
- Cavalli selvaggi - Cormack McCarthy
- Orgoglio e pregiudizio - Jane Austen
- Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera - Natsume Soseki

martedì 15 ottobre 2019

Un paio di scarpe - Ellery Queen


Titolo originale: The Dutch Shoe Mystery - 1931

A Ellery Queen non piace l'idea di assistere per la prima volta in vita sua a un intervento chirurgico. Lui non sopporta la vista del sangue. E tuttavia se a chiederglielo è un amico, il direttore medico del Dutch Memorial Hospital di New York, come rifiutarsi? Nella sala operatoria, qualche metro più in basso, lo staff attende l'arrivo della paziente: Abigail Doorn, eccentrica milionaria fondatrice dell'ospedale, entrata in coma diabetico. Ma quando la donna viene trasferita dalla lettiga sul tavolo operatorio, è chiaro che qualcosa non va. Il suo corpo è troppo freddo. Mortalmente freddo. E il filo metallico con cui è stata strangolata non depone a favore di un decesso per cause naturali. Ora Ellery si ritrova per le mani un caso di omicidio e, come indizio, un paio di scarpe con un laccio strappato. Per la prima volta, potrebbe perdere la sfida che una mente diabolica gli ha lanciato.

Ellery Queen è lo pseudonimo dei cugini statunitensi Frederic Dannay e Manfred B. Lee. Questo secondo è nato in gennaio e mi è tornato utile per la "calendar of crime challenge".
Il romanzo è la terza avventura di Richard ed Ellery Queen, rispettivamente il padre ispettore ed il figlio scrittore/investigatore.

"Perchè quello che una mente sa concepire, 
un'altra mente è sempre in grado di immaginare"

Ellery parte da questa filosofia. Ma questa volta l'assassino lo sta davvero mettendo alla prova, perchè tutto ciò che gli dà da pensare non lo porta da nessuna parte. Anzi, quello che sembra il primo indiziato, viene a sua volta ucciso. Ma poi il domestico, Djuna, gli dà un consiglio semplicissimo, riguardare tutto dall'inizio come se partisse da zero. E allora Ellery scopre il dettaglio fondamentale nella risoluzione del caso. L'indizio che, unito al paio di scarpe e ai pantaloni ritrovati, lo porta al colpevole.
Una cosa molto carina è stata che poco prima della fine, Ellery si rivolge direttamente al lettore e gli lancia una sfida: « il lettore è ormai in possesso di tutti i fatti pertinenti che gli sono necessari per giungere alla soluzione… Esercitando una logica rigorosa e traendo deduzioni irrefutabili dai dati forniti, a questo punto dovrebbe riuscire facile al lettore fare il nome dell’assassino».
Ammetto che avevo capito gli indizi. Avevo anche capito il perchè dei litigi continui tra Abigail e la governante, erano chiarissimi fin dalle prime pagine. Ho fatto un po' di fatica ad inquadrare il colpevole, invece, perchè non avevo capito il collegamento che aveva coi due defunti. Ammetto però di non essermi applicata molto.
Nel complesso la lettura è stata interessante. Il duo padre-figlio è simpatico. Non avevo letto ancora nulla di Ellery Queen e, lo ammetto, non sapevo nemmeno che dietro a questo nome si celassero due persone. Non è un giallo spettacolare, credo abbia alcune lacune narrative dovute un po' alle presunzioni mentali di Ellery, ma si segue bene.
Mio voto: 7 / 10

giovedì 10 ottobre 2019

Il circo della notte - Erin Morgenstern


Titolo originale: The night circus - 2010

Appare così, senza preavviso. La notizia si diffonde in un lampo, e una folla impaziente già si assiepa davanti ai cancelli, sotto l'insegna in bianco e nero che dice: "Le Cirque des Rèves. Apre al crepuscolo, chiude all'aurora". È il circo dei sogni, il luogo dove realtà e illusione si fondono e l'umana fantasia dispiega l'infinito ventaglio delle sue possibilità. Un esercito di appassionati lo insegue dovunque per ammirare le sue straordinarie attrazioni: acrobati volanti, contorsioniste, l'albero dei desideri, il giardino di ghiaccio,.. Ma dietro le quinte di questo spettacolo senza precedenti, due misteriosi rivali ingaggiano la loro partita finale, una magica sfida tra due giovani allievi scelti e addestrati all'unico scopo di dimostrare una volta per tutte l'inferiorità dell'avversario. Contro ogni attesa e contro ogni regola, i due giovani si scoprono attratti l'uno dall'altra: l'amore di Marco e Celia è una corrente elettrica che minaccia di travolgere persino il destino, e di distruggere il delicato equilibrio di forze a cui il circo deve la sua stessa esistenza. (ww.anobii.com)

"Il circo arriva inaspettato." 
"Spunta così, semplicemente, dove ieri non c'era"

Questo libro è carico di magia. Ci sono pagine che sanno davvero trascinarti dentro a questo circo straordinario. E ci sono pagine di prolisse e un po' farraginose descrizioni che diventano noiose e distolgono l'attenzione. In alcuni momenti ho auto l'impressione che l'autrice abbia voluto creare un'atmosfera che sarebbe venuta meglio se avesse usato parole meno ricercate.
La storia di base era molto interessante. Non avevo letto nessun commento in rete, quindi la mia scelta del libro si è basata principalmente sulla lettura della trama. La sensazione è che questa storia, in mano ad uno scrittore più "esperto" (uno Stephen King o un Tim Burton, per esempio) sarebbe diventata trascinante. Invece rimane un po' in bilico, tra belle pagine, appunto, e altre così così.
La narrazione è in terza persona e, ogni tanto, lo scrittore si rivolge al lettore con un "tu" (tu entri al circo, tu pensi questo) che sinceramente mi ha un po' distratto perchè modifica lo stile del resto del romanzo.
La sfida crea molta aspettativa che alla fine non viene soddisfatta a pieno, e non per il fatto che Marco e Celia si innamorano, quelle sono pagine molto intense e molto coinvolgenti (anche se al limite del troppo zuccheroso), ma perchè si conclude come si conclude. Mi sono chiesta più volte che senso avesse la figura di Bailey e, sinceramente, se quella era la sua importanza, forse valeva la pena di farlo maturare un po' meglio. Il finale mi pare un po' buttato lì, come per finire qualcosa che non si sa esattamente come far finire. Peccato. Aveva enormi potenzialità. Da questo libro, un regista sapiente potrebbe far uscire un film meraviglioso. Ecco, forse sembra un po' troppo scritto come film piuttosto che come libro. Grandi potenzialità che non sono state sviluppate come potevano.

«È importante, invece. C’è bisogno di qualcuno che le racconti, quelle storie. Dove le battaglie sono combattute, vinte e perdute, dove i pirati trovano i loro tesori e i draghi divorano i nemici a colazione con una bella tazza di Lapsang Souchong: qualcuno deve raccontare i loro frammenti sovrapposti di narrazione. C’è della magia in questo. È nell'ascoltatore, e suonerà in modo diverso in ogni orecchio, colpendo ognuno in modo imprevedibile. In superficie e in profondità. Puoi narrare una storia che va a innestarsi nell'anima di qualcuno, divenendone il sangue, l’io e il proposito. Quella fiaba lo smuoverà, lo spronerà, e chissà cosa mai potrebbe arrivare a fare grazie a essa, grazie alle tue parole. Che sono il tuo ruolo, il tuo dono.»

Mio voto: 7 e mezzo / 10

I Premi Nobel per la letteratura a Olga Tokarczuk e Peter Handke

Lo scorso anno, a seguito dello scandalo sessuale che ha coinvolto l’Accademia svedese, il premio Nobel per la letteratura non è stato assegnato. Ecco perché oggi a Stoccolma sono stati due i Nobel appena annunciati: per l’edizione 2019 la vittoria è andata a Peter Handke (romanziere, drammaturgo e poeta austriaco), mentre per l’edizione 2018, quella “sospesa”, ha vinto l’autrice polacca Olga Tokarczuk. 

Questa la motivazione per il Nobel a Handke: “Per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell’esperienza umana”. E questa quella per il premio a Tokarczuk: “Per un’immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita”. 

Peter Handke è nato a Griffen nel 1942. Nel 2009 ha vinto il premio Franz Kafka e nel 2014 ­l’International Ibsen Award. Inoltre, ha collaborato in varie occasioni con il regista Wim Wenders, fino a "Il cielo sopra Berlino". Tra i suoi libri: Storie del dormiveglia, Falso movimento, Il peso del mondo, La storia della matita, Pomeriggio di uno scrittore, Epopea del baleno, Saggio sul luogo tranquillo, Saggio sul cercatore di funghi, Prima del calcio di rigore, L’ora del vero sentire, Il grande evento, Infelicità senza desideri, La notte della Morava, L’assenza. 

Olga Tokarczuk, classe 1962, è una delle più note autrici polacche contemporanee. Ha pubblicato raccolte di poesie e vari romanzi e altri libri. Con I vagabondi (Bompiani) ha vinto il Man Booker International Prize 2018. Prima di iniziare la sua carriera letteraria, dal 1980 ha studiato psicologia presso l’Università di Varsavia.


mercoledì 9 ottobre 2019

w…w…w…wednesdays #139


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  

Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

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Le mie risposte (139^ puntata - mercoledì 9 ottobre 2019)

1) cosa stai leggendo?
- il circo della notte - Erin Morgenstern

2) cosa hai appena finito di leggere?
Il mio nome è Lucy Barton - Elizabeth Strout

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?
- Il giardino di Amelia - Marcela Serrano
- Qualcosa là fuori - Bruno Arpaia
- Cavalli selvaggi - Cormack McCarthy
- Orgoglio e pregiudizio - Jane Austen
- Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera - Natsume Soseki
- Il vecchio e il gatto - Nils Uddenberg
- Se i gatti scomparissero dal mondo - Genki Kawamura

mercoledì 2 ottobre 2019

Mi chiamo Lucy Barton - Elizabeth Strout


Titolo originale: My name is Lucy Barton - 2016

Da tre settimane costretta in ospedale per le complicazioni post-operatorie di una banale appendicite, proprio quando il senso di solitudine e isolamento si fanno insostenibili, una donna vede comparire al suo capezzale il viso tanto noto quanto inaspettato della madre, che non incontra da anni. Per arrivare da lei è partita dalla minuscola cittadina rurale di Amgash, nell'Illinois, e con il primo aereo della sua vita ha attraversato le mille miglia che la separano da New York. Alla donna basta sentire quel vezzeggiativo antico, «ciao, Bestiolina», perché ogni tensione le si sciolga in petto. Non vuole altro che continuare ad ascoltare quella voce, timida ma inderogabile, e chiede alla madre di raccontare, una storia, qualunque storia. E lei, impettita sulla sedia rigida, senza mai dormire né allontanarsi, per cinque giorni racconta: della spocchiosa Kathie Nicely e della sfortunata cugina Harriet, della bella Mississippi Mary, povera come un sorcio in sagrestia. Un flusso di parole che placa e incanta, come una fiaba per bambini, come un pettegolezzo fra amiche. La donna è adulta ormai, ha un marito e due figlie sue. Ma fra quelle lenzuola, accudita da un medico dolente e gentile, accarezzata dalla voce della madre, può tornare a osservare il suo passato dalla prospettiva protetta di un letto d'ospedale. Lí la parola rassicura perché avvolge e nasconde. Ma è nel silenzio, nel fiume gelido del non detto, che scorre l'altra storia. Quella di un'infanzia brutale e solitaria, di una miseria umiliante, di una memoria tanto piú dolorosa perché non condivisa. Oltre la finestra, le luci intermittenti del grattacielo Chrysler, emblema di grandi aspirazioni nella Grande Mela degli anni ottanta, insieme all'alternarsi del sonno e della veglia e all'avvicendarsi delle infermiere dal nomignolo fiabesco, scandiscono il passare di un tempo altrimenti immobile. Ma il tempo passa. L'isola d'intimità di quei cinque giorni d'ospedale non si ripeterà nella vita di madre e figlia. Molti anni piú tardi la donna è una scrittrice di fama. Ha scelto la parola al silenzio, dopotutto, perché è cosí che può raccontare anche quella storia d'amore. Un amore invalido, mezzo afasico, ma amore senza dubbio. Dalla sua insegnante di scrittura ha appreso che «ciascuno ha soltanto una storia. Scriverete la vostra unica storia in molti modi diversi. Ma tanto ne avete una sola». La donna si chiama Lucy Barton, e questa è la sua. (www.anobii.com)

"Esiste un incessante giudizio in questo mondo: come facciamo a garantire che non ci sentiamo inferiori ad un altro?"

Ho dovuto fermarmi un attimo e riflettere su questo libro prima di buttare giù un'opinione. 
Il libro, in sè, non ha una trama particolare. In pratica conosciamo Lucy attraverso i suoi pensieri relativi al passato (suo e familiare); ciò si alterna ai racconti che le fa la madre.
Quello che è lampante è il gelo tra queste due donne. Ad un certo punto Lucy chiede a sua madre di dirle che le vuole bene. La madre non lo dice e non lo dirà mai. Tuttavia ha fatto centinaia di km in un paese sconosciuto per restare al suo capezzale, quindi sicuramente le vuole bene. 
Il "non detto" è ciò che permea gran parte del romanzo: il "non detto" nel dialogo tra le donne, perchè parlano di altre persone ma non di sè stesse; il "non detto" sulla famiglia, non si entra nel dettaglio di cosa è successo, la storia tocca solo alcuni argomenti delicati ma non li approfondisce; l'assenza del marito vicino alla moglie in ospedale. Le cose non dette in passato e che ancora non vengono dette nel presente, semplicemente vengono accennate, sfiorate, ma subito si parla d'altro.
La famiglia di Lucy era poverissima. A scuola i bambini li deridevano dicendo che la loro famiglia faceva schifo. Ma Lucy trova nello studio un suo personale riscatto per uscire da quella situazione.

"I libri mi davano qualcosa. E' questo che penso. Mi facevano sentire meno sola. E' questo che penso. E mi dicevo: scriverò libri e le persone si sentiranno meno sole!"

Alcune immagini mi sono rimaste particolarmente impresse. Il bidello che lascia Lucy dentro la scuola finchè non deve proprio chiudere affinchè lei stia al caldo. La gentilezza degli estranei, dei professori che ben capiscono la situazione disagiata di Lucy. Il padre che mangia la mela contro voglia perchè Lucy ha i denti troppo piccoli e non ci riesce, e non si può buttare via. Il padre che è tormentato dal senso di colpa per aver ucciso due nazisti in guerra. Il padre che urla improperi al figlio "frocio" ma che poi si addormenta stringendoselo al petto. La madre che "sa" (tipo veggente), senza che nessuno le dica nulla, che Lucy ha avuto una figlia, che Lucy avrà problemi col matrimonio, che Lucy comunque guarirà. La madre che, quando Lucy viene portata via nella notte per fare una tac urgentissima, riesce a trovare dove è l'ambulatorio, perchè "ha una lingua e la sa usare".

La narrazione, che scorre abbastanza lineare nella prima metà (circa) del libro, tuttavia diventa decisamente molto frammentata in seguito. Diventa una serie di ricordi "casuali" in ordine sparso, infilandoci anche un gay pride e l'attentato delle torri gemelle. Ci sono alcune pagine molto tristi, lo ammetto, mi hanno commossa. L'immagine della famiglia che, anche se "sbagliata", nonostante tutto rimane radicata dentro ogni componente è molto bella.

"Ripensavo a come noi cinque avessimo avuto una famiglia decisamente malata, ma mi rendevo conto di come le radici profonde di ciascuno fossero avvinghiate al cuore di tutti gli altri"

Mi trovo molto in difficoltà ad esprimere un giudizio, perchè quando ho chiuso il libro è vero che mi ha lasciato tanti "spunti" ma è anche vero che non mi ha dato un dispiacere finirlo. Boh. 
Mio voto: 7 / 10

w…w…w…wednesdays #138


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  

Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (138^ puntata - mercoledì 2 ottobre 2019)

1) cosa stai leggendo?
- Il mio nome è Lucy Barton - Elizabeth Strout

2) cosa hai appena finito di leggere?
nella terra della nuvola bianca - Sarah Lark
- Hygge. Il metodo danese dei piaceri quotidiani - Louisa Thomsen Brits

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?
- il circo della notte - Erin Morgenstern
- Il vecchio e il gatto - Nils Uddenberg
- Se i gatti scomparissero dal mondo - Genki Kawamura


venerdì 27 settembre 2019

Hygge. Il metodo danese dei piaceri quotidiani - Louisa Thomsen Brits


Titolo originale: Hygge - 2016
Titolo in inglese: The Book of Hygge: The Danish Art of Living Well

HYGGE è il piacere di una cena tra amici, una cioccolata calda accoccolati nella nostra poltrona preferita, un mazzo di fiori all'ingresso e la luce morbida di una candela.
HYGGE è l'antica tradizione che ha reso i danesi il popolo più felice del mondo, perché hanno capito come rendere speciale ogni luogo e ogni momento. Questo meraviglioso libro regala tante idee per creare un senso di benessere intorno a voi e riscoprire i piccoli piaceri quotidiani.
HYGGE è l'arte di sentirsi a casa ovunque voi siate. (https://www.sperling.it)

Hygge è un modo di essere, è la nostra voglia di condividere. E’ la sensazione di sentirsi protetti, sicuri, in un rifugio caldo. E’ un’esperienza individuale e al contempo di comunione con gli altri e con i luoghi in cui troviamo stabilità e certezze e che ci danno coraggio e consolazione. Cercarla significa favorire l’intimità e la connessione. Hygge rafforza i legami, dà valore al presente, avvicina le persone. E’una sensazione di pienezza e appagamento. Hygge riguarda l’essere e non l’avere.

Era un po' che avevo questo libro sotto agli occhi e finalmente sono riuscita a leggerlo. Devo ammettere che mi ritrovo molto nella filosofia Hygge (che poi si legge Hugge). In effetti, mi sono resa conto che, soprattutto negli ultimi anni, sto cercando di improntare la mia vita verso ciò che fanno i Danesi. Non è un caso che siano il popolo più felice del mondo (la mia strada invece è molto lunga ancora). Ritagliarsi spazi per sè, lasciando fuori il trambusto esterno. Accogliere gli amici per stare insieme, senza che nessuno prevalga sull'altro. E' incredibile che riescano ad applicare questo modo di fare anche nel lavoro (ma qui ci sarebbe da aprire una parentesi talmente grande sulle condizioni di lavoro in Italia che  meglio lasciar perdere). Godere i piccoli momenti del quotidiano, il sole che sorge, un sorriso dato o ricevuto, una tazza di tè caldo, il condividere con gli altri, l'evitare gli scontri.
Non riesco a scrivere cosa ho provato leggendo questo libro. Una grande emozione, un desiderio di proseguire su questa strada, la voglia di andare in Danimarca anche. 
E' un libro che ti fa crescere dentro. Una piacevole esperienza di lettura.
Mio voto: 9 / 10

lunedì 16 settembre 2019

Nella terra della nuvola bianca - Sarah Lark


Titolo originale: Im Land der weißen Wolke - 2007 
Titolo in inglese: In the Land of the Long White Cloud

"Le montagne svettavano oltre le nubi, sembrava che fluttuassero in un ovattato candore. Si racconta che i primi uomini ad arrivare in canoa dalla Polinesia si trovarono di fronte a questa stessa visione. Per questo il nome maori della Nuova Zelanda è Aotearoa, la Terra della nuvola bianca".

“Intorno a me ampi paesaggi di infinita bellezza, ma a tutta questa magnificenza manca un centro che porti luce e amore nella mia vita. Sì, vorrei una donna pronta a intrecciare il suo destino con il mio. Potreste essere voi questa donna?”.

Londra, 1852. Quando legge questa lettera, Helen, istitutrice dei due piccoli Lord Greenwood, decide di dare una svolta alla propria vita. Partirà verso una terra sconosciuta e misteriosa, la Nuova Zelanda, per sposare un uomo che non ha ancora mai incontrato. Ad attirarla è il sogno di un futuro tutto da costruire in una terra vergine, remota e affascinante. Anche Lady Gwyneira, rampolla ribelle di una nobile famiglia londinese, è alla ricerca di un marito, ma non ha nessuna intenzione di accettare le proposte di matrimonio degli insipidi pretendenti che finora hanno chiesto la sua mano. Perché allora non dire di sì alla proposta di un viaggio nella terra dei maori per conoscere il figlio di Gerald Warden, magnate d’oltremare della lana? Al diavolo il tè delle cinque e le chiacchiere vane, Gwyneira vuole essere libera di cavalcare sulle vaste praterie di questo nuovo mondo dagli orizzonti infiniti. I destini di Helen e Gwyneira, due donne diverse ma accomunate dal desiderio di impadronirsi delle loro vite, si incroceranno sulla Dublin, la nave che in una mattina d’estate spiegherà le vele diretta a Christchurch, Nuova Zelanda. Impossibile dire se ad attendere Helen e Gwyneira ci saranno amore e felicità, ma il loro cuore batterà all’impazzata non appena scorgeranno all’orizzonte una baia circondata da verdi montagne, oltre le quali comincia il loro futuro. (http://www.sonzognoeditori.it)

Sarah Lark è lo pseudonimo di una scrittrice tedesca che si chiama Christiane Gohl.
Cercavo un romanzo ambientato in Oceania e ho trovato questo. La trama mi piaceva molto, solo dopo ho scoperto che si tratta del primo di ben 5 libri! Però ho voluto leggerlo lo stesso, anche se avrebbe senso continuare subito con gli altri quattro o si perde qualcosa sicuramente.
La trama è accattivante, ma lo svolgimento boh. Dà molto l'idea di un harmony, non per denigrare gli harmony ovviamente, perchè comunque le storie d'amore sono al centro di tutto il libro. Però purtroppo è un libro che rimane molto in superficie. Quando cominciano ad esserci troppi personaggi, purtroppo si fa fatica ad approfondirli tutti. Alcune storie sono chiuse molto frettolosamente, sono un po' dei colpi di scena però non sono riusciti a coinvolgermi troppo. Ci sono alcuni salti temporali un po' esagerati.
La lettura è piuttosto scorrevole, forse fin troppo semplice, e non è molto coinvolgente. Anche le cose tristi che succedono ci lasciano un po' come degli spettatori, non dico distanti, ma quasi. Peccato, perchè le potenzialità erano tante, sia per l'ambientazione, sia per le vicende narrate. Un romanzo simile avrebbe le potenzialità per far sognare il lettore, invece non ci riesce.
Gradevole ma non spettacolare.
Mio voto: 7 / 10

mercoledì 11 settembre 2019

w…w…w…wednesdays #137


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  

Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (137^ puntata - mercoledì 11 settembre 2019)

1) cosa stai leggendo?
- nella terra della nuvola bianca - Sarah Lark

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?
- Hygge. La via danese alla felicità - Meik Wiking
- Il vecchio e il gatto - Nils Uddenberg
- Se i gatti scomparissero dal mondo - Genki Kawamura
- L'allieva - Alessia Gazzola

domenica 8 settembre 2019

Cane giallo - Martin Amis



Titolo originale: Yellow dog - 2003

Quando il "marito da sogno" Xan Meo viene aggredito per vendetta in un pub londinese, insieme al trauma cranico porta a casa disturbi della personalità e un'idea fissa: il sesso. Con la determinazione del neofita, il modello di virtù famigliari diventa un anti-marito e anti-padre. Veniamo introdotti nei mondi capovolti di Clint Smoker, il giornalista che si firma "Cane Giallo", schiavo del Viagra; Joseph Andrews, il malavitoso che crede di essere un personaggio di Henry Fielding; e Royce Traynor, un cadavere che cerca, persino da morto, di far precipitare l'aereo su cui viaggia la moglie. Nel frattempo, esploriamo le disavventure di una famiglia reale allo sbando: un Enrico IX ricattato perché la figlia è stata filmata in pose compromettenti. (www.anobii.com)

Ammetto di aver trovato questo libro per caso, perchè ha lo stesso titolo di un altro che vorrei leggere e completare due delle richieste della popsugar challenge.
Non avevo mai letto nulla di Martin Amis, nonostante ci siano più di un titolo che, per la trama, mi ispirano. 
Questo libro, sinceramente, ho fatto molta fatica a leggerlo, mi sono proprio imposta di arrivarci in fondo. Non mi ha infastidito il linguaggio schietto, a tratti anche volgare; non mi ha infastidito l'argomento, pur spaziando tra sesso, pedofilia, incesto, ecc. ecc. Mi è proprio sembrato un romanzo senza capo nè coda, con una trama che partiva da un'idea interessante, ma che si sviluppa in modo strano, senza una reale logica, con un linguaggio che pare il delirio di uno che insegue i propri pensieri. Difficile (almeno per me) stargli dietro. I personaggi delle varie storie si incrociano in modo più o meno strano, a parte i piloti dell'aereo che, giuro, non ho capito cosa c'entrano. Ma probabilmente, verso il finale ero veramente distrutta e ho perso dei pezzi.
Noioso. Delirante. Non lo rileggerei. Per fortuna l'ho finito. Ecco la sintesi dei sentimenti che mi ha lasciato. 
Mio voto: 6 / 10

sabato 31 agosto 2019

Fatto a mano - Rosemary Davidson and Arzu Tahsin


Titolo originale: Craftfulness. Mend yourself by making things - 2018

In qualche modo lo sapevamo, ma ce ne siamo dimenticati. E ora qualcuno ce lo ricorda: lavorare con le mani, creare dal nulla ma anche recuperare e riciclare aiuta lo spirito e genera uno stato di benessere. L'attività manuale ci libera dai pensieri ossessivi, ci solleva dallo stress. E in una società come quella in cui viviamo staccare non è più un lusso. è una necessità. È la strada per riuscire a essere più positivi e propositivi. Un approccio facile e possibile a una vita più calma e consapevole è una vera e propria filosofia di vita. In inglese è chiamata craftfulness, che non è all'opposto ma completa la mindfulness. Distrarsi di tanto in tanto con un lavoro manuale creativo, allontanarsi dalle preoccupazioni, dalle scadenze, dalla continua richiesta di una risposta veloce e appropriata a email, messaggi e whatsapp ci aiuta a recuperare energie e a valutare con un giusto distacco cosa è davvero necessario, come rispondere, come agire, come resistere. Le autrici non propongono elisir miracolosi contro la frenesia del mondo di oggi, perché sono ben consapevoli che bisogna fare funzionare un quotidiano complicato e denso (i figli, la famiglia, il lavoro...); ma proprio partendo dalla loro personale esperienza fatta di alti e bassi, di fatica e tante corse invitano il lettore a riflettere: non è impossibile sottrarsi all'insoddisfazione cronica, a volte basta poco. A volte basta procurarsi ferri e lana, o forbici e colla, o seghetto e compensato. Anche un può essere creativo. E la creatività è importante: prima di tutto è unica per ognuno. Poi fa vedere le cose da punti di vista inusuali e del tutto personali. E permette di riciclare, recuperare oggetti e materiali rotti oppure usati. Offre soluzioni e, dando o ridando vita a qualcosa che sembrava averla persa, soddisfa e fa stare bene (www.anobii.com)

Una perfetta sintesi del libro lo fa la descrizione. In effetti non è che mi abbia detto molto di nuovo.
Ci sono molte testimonianze di scrittori , di crafter, di gente che per vivere fa un qualunque lavoro ma poi nel tempo libero si dedica alla maglia, alla ceramica, ecc. 
Interessante il fatto che il lavoro a mano sia di molto ausilio nelle malattie mentali e da stress. In effetti è vero. Mi chiedo se nei nostri istituti riabilitativi venga usato o meno...
Il libro è anche pieno di richiamo ad altri libri, e nelle ultime 3/4 pagine c'è una serie di letture consigliate.
Diciamo che ero curiosa di leggerlo ma nella realtà non mi ha lasciato molto. A parte un paio di idee, nella terza parte dove illustra alcuni progetti, che credo proverò a fare, e cioè la sciarpa a grana di riso e la ciotola con il fimo argilla. 
Per il resto, sì alcune cose fa bene rinfrescarle, ma insomma poco di nuovo.

"la differenza tra il fallimento e il successo è provare"

"trovare il tempo per il lavoro "fatto a mano" fa bene all'anima"

Mio voto: 6 e mezzo

mercoledì 28 agosto 2019

w…w…w…wednesdays #136


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  

Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (136^ puntata - mercoledì 28 agosto 2019)

1) cosa stai leggendo?
- Fatto a mano - Rosemary Davidson and Azru Tahsin

2) cosa hai appena finito di leggere?
Tre uomini in barca - Jerome K. Jerome
- If walls could talk - Juliet Blackwell
- I fiori di sabbia - Corban Addison 

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?
considerando anche le sfide da portare avanti, ho una piccola lista di libri che vorrei leggere a breve (e che, lo ammetto, viene rimaneggiata ogni volta che sistemo qualcosa in una sfida eh eh):
- Jane e lo spirito del male - Stephanie Barron
- Percy Jackson e gli dei dell'olimpo, il ladro di fulmini - Rick Riordan
- Il santuario dei delitti - C.L. Grace
- Il vecchio e il gatto - Nils Uddenberg
- The last girl - Joe Hart
- La casa dei cuori sospesi - Clara Caroli
- Nella terra della nuvola bianca - Sarah Lark
- Se i gatti scomparissero dal mondo - Genki Kawamura
- L'allieva - Alessia Gazzola



sabato 24 agosto 2019

I fiori di sabbia - Corban Addison


Titolo originale: The garden of burning sand - 2013

A volte dalla sabbia del deserto nascono i fiori più belli. Zoe Fleming, figlia di un senatore del Congresso americano, ha seguito la passione per la giustizia e, anche se giovanissima, è già un avvocato di successo. Per lei, vivere in un mondo giusto è più di un sogno: è la sua ragione di vita. Per questo ha deciso di partire, e di mettersi al servizio di chi ha meno di tutti. Arriva così in Zambia, a Lusaka, per lavorare in un’associazione non profit che difende i diritti dei bambini. Qui, una notte, viene chiamata all’ospedale locale per occuparsi di una ragazzina vittima di una brutale violenza. È sotto shock e incapace di parlare. Come scoprirà Zoe, si chiama Kuyeya e, anche se ha solo quattordici anni, di cose ne ha già viste molte. Il suo sguardo è buio come un pozzo, svuotato dalla luce dei sogni. Zoe la prende sotto la sua protezione e decide di dare la caccia al colpevole. L’unico che ha il coraggio di seguirla nella sua indagine è Joseph, un poliziotto del luogo. Un angelo che vive tutti i giorni all’inferno. Insieme con lui Zoe condurrà la sua battaglia: fino a scoprire che il responsabile è qualcuno di molto potente, protetto dal governo corrotto del Paese. Ma nonostante questo la loro lotta non si ferma: perché quello che Zoe e Joseph vogliono più di tutto è far tornare il sorriso sulle labbra di Kuyeya.

Il libro parte da una storia molto triste. Una quindicenne affetta dalla sindrome di down, una sera esce di casa e viene stuprata. La bambina è orfana, figlia di una prostituta morta di aids, e proprio nel passato della donna si troverà il colpevole della brutale violenza, non casuale, ma calcolata per vendetta. Ma il problema non è tanto scoprire il colpevole, bensì assicurarsi che esso paghi per il proprio crimine. Un crimine, quello della profanazione, che nel Paese dilaga, sorretto anche da teorie popolari secondo le quali fare sesso con una minorenne vergine aiuterebbe a guarire dall'aids. Una piaga, quella dell'aids, che in Zambia ha proporzioni elevatissime, anche perchè non tutti possono accedere ai farmaci antiretrovirali che assicurerebbero loro una vita quasi normale.
E' con tutto ciò che Zoe si trova a combattere, scossa in modo particolare da quello che è successo alla bambina, perchè anche lei ne fu vittima a diciassette anni.
Il libro è scritto da un avvocato che si occupa proprio di violazioni dei diritti umani. Non parte da una storia vera, ma da una situazione che comunque capita ogni giorno.


"Due cose mi hanno colpito, mentre conducevo le mie ricerche per questo romanzo: la prima, è che nonostante l'attenzione dedicatagli, il marchio dell'infamia associato all'Hiv rimane radicato in ogni parte del mondo; la seconda è che indipendentemente dallo straordinario successo del PEPFAR e dal Global Fund, che hanno posto un freno alla pandemia dell'Aids salvando milioni di vite, le nazioni occidentali, Stati Uniti inclusi, stanno tagliando gli aiuti destinati a tali programmi, proprio quando le ricerche confermano che un trattamento tempestivo con farmaci antiretrovirali può ridurre drasticamente la trasmissione del virus. Quello che un tempo sembrava inconcepibile, un futuro senza Aids, è oggi una possibilità. Ma non si realizzerà se il mondo ricco non continuerà a impegnarsi negli aiuti umanitari. La buona notizia è che fondazioni private, persone facoltose e organizzazioni benefiche stanno rimediando almeno in parte alla latitanza dei governi" (Corban Addison, nella nota finale)


Quello di Zoe con l'Africa è stato un amore a prima vista, trasmessole anche dalla madre che all'Africa e alla salvaguardia dei diritti umani ha dedicato tutta la sua vita.
Joseph vive in questo inferno tutti i giorni della sua vita, e vorrebbe arrivare al massimo grado della polizia per poter cambiare qualcosa nel sistema giudiziario.
Entrambi devono scontrarsi però con la realtà politica dello Zambia. E far condannare il figlio di un ex ministro e di una giudice della corte suprema, sembra proprio un'impresa impossibile.

Un ricordo si affacciò alla sua mente, qualcosa che sua madre le aveva detto in un orfanotrofio in Etiopia, mentre erano circondate da bambini denutriti che riuscivano comunque a sorridere:"La vita è un oggetto rotto. E' quello che facciamo con i cocci che ci definisce come persone"

Non voglio svelare troppo della trama. Ho trovato questo libro per caso, mi tornava comodo per la monthly keyword. Sinceramente, ero un po' scettica, perchè non sono quegli argomenti che amo leggere, soprattutto in estate quando prediligo letture più leggere. Però sono molto contenta di averlo letto. La storia è molto triste e porta a riflettere. La lettura procede piuttosto speditamente sia perchè la scrittura è abbastanza lineare sia perchè si vuole capire cosa è successo e come andrà a finire. Il racconto procede saltando dal presente al passato, diviso in capitoli.
Zoe e Joseph (ma anche gli altri avvocati che collaborano con loro) mi sono piaciuti molto per la loro sensibilità. Ammetto di aver letto le ultime pagine con le lacrime agli occhi.
E' molto bello il discorso che Zoe tiene al Senato sulla generosità.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

giovedì 22 agosto 2019

If Walls Could Talk - Juliet Blackwell


Titolo originale: If walls could talk (2010)
Serie: "Haunted home renovation mysteries" n. 1 

Since she took over her father's construction business, Mel Turner's made quite a name for herself remodeling historic houses in the San Francisco Bay Area. But now her reputation may be on the line.
At her newest renovation project, a run-down Pacific Heights mansion, Mel is visited by the ghost of a colleague who recently met a bad end with power tools. Mel hopes that by tracking down the killer, she can rid herself of the ghostly presence of the murdered man.
Mel's only clue is an odd box she discovers inside a wall at the job site. If she can make sense of its mysterious contents, she might be able to nail a killer - before she herself becomes the next construction casualty...(http://www.julietblackwell.net)

Dopo il divorzio, Mel è tornata a vivere col padre e gestisce la loro ditta di costruzioni,nonostante avrebbe voluto lasciare tutto e trasferirsi a Parigi.
Un giorno, entrando in una delle case che dovrebbe rinnovare, trova Kenneth, un suo cliente, moribondo, e successivamente ne vede il fantasma (che però non ricorda nulla di cosa sia successo).
Unico indagato è Matt, amico di Mel e socio di Kenneth, ma Mel è sicurissima che non potrebbe mai fare una cosa simile.
Mel, quindi, comincia ad investigare, nonostante anche Graham Donovan (che anni prima l'aveva provata a dissuadere dallo sposarsi) le dica di starne fuori.
L'unico indizio che ha Mel, sono delle gemme preziose.

Allora, il libro l'ho letto in inglese e ammetto che in alcuni punti ho fatto un po' fatica. Il grosso della storia mi è chiaro, ma mi sono un po' persa con la storia delle gemme che in teoria non si trovano a San Francisco. E poi, se non ho capito male, mentre Mel investiga su questa casa, la sua ditta ne sta sistemando un'altra. Un po' si dilunga sui dettagli costruttivi. Questo mi pare che appesantisca un po' il racconto. 
A parte questo, la storia è carina. I personaggi mi piacciono molto, sia Mel, sia il padre, Graham, i due ragazzi; anche il fantasma è simpatico.
Mi piace anche che nel sito da ristrutturare Mel incontra un cane vagabondo e decide di adottarlo. 
E' il primo libro della serie, e se riesco a trovarli credo che leggerò anche gli altri. Peccato che non esistano in italiano, sarebbe un pelo più facile.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

Tre uomini in una barca (per tacer del cane) - Jerome K. Jerome


Titolo originale: Three Men in a Boat (To Say Nothing of the Dog) - 1889 

Jerome, Harris e George compongono un terzetto alquanto balzano. Jerome ha la fissa della malattia: le ha passate tutte (gli manca solo il ginocchio della lavandaia). Harris - a suo dire - fa tutto lui, ma tiene sempre in scacco gli altri con ordini e contrordini. George non farebbe che dormire, ma la pigrizia è un vizio che non lo riguarda. Ai tre amici si accompagna un cane, e anche lui ci mette la sua: Montmorency è un feroce fox-terrier certo di essere troppo buono per questo mondo. Tutti assieme fanno un viaggio in barca lungo le rive del Tamigi. Ne nasce una storia esilarante, costellata di piccole sventure e comiche avventure, con curiosi aneddoti di costume e ricordi di esperienze buffe, in una serie di gag sulle gioie e i dolori della vita sul fiume. "Tre uomini in barca", che negli anni ha conosciuto un successo di pubblico straordinario, è ormai unanimemente considerato un classico della comicità anglosassone, fatta di humour e nonsense, che all'ironica paradossalità delle vicende narrate sa unire realistiche descrizioni delle campagne inglesi e brevi note di filosofia spicciola. (www.amazon.it)

Possiamo disquisire sullo humour inglese, e non ho dubbi che questo libro ne sia un classico esempio, soprattutto rapportandolo al tempo in cui è stato scritto. Detto questo, se devo essere sincera, l'ho trovato abbastanza noioso. Sì, ci sono alcune gag e alcune situazioni carine, ma da qui a dire che mi sono sbellicata dalle risate, proprio no. E non perchè non apprezzo lo humour inglese eh, ne ho letti altri e li ho trovati decisamente più divertenti.
Lettura carina, comunque, bello che oltre alle avventure dei tre amici, l'io narrante ci parla anche della natura che incontrano e della storia dei paesi che visitano.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

martedì 6 agosto 2019

Addio a Toni Morrison


Il premio Nobel per la Letteratura Toni Morrison è morta all'età di 88 anni. Morrison è stata la prima donna afroamericana a ricevere, nel 1993, il Nobel per la Letteratura. Fra le sue opere più famose "Beloved" (Amatissima) che le è valso il premio Pulitzer.

Toni Morrison (pseudonimo di Chloe Anthony Wofford) era nata a Lorain il 18 febbraio 1931, in Ohio, da una famiglia nera della classe operaia originaria dell’Alabama, ed era la seconda di quattro fratelli. Si era laureata in Letteratura inglese alla Howard University nel 1953, e aveva intrapreso la carriera accademica. Nel 1965 ha iniziato a lavorare per la Random House come editor, ha collaborato con riviste letterarie e si è occupata di critica letteraria. 
Nel 1970 compie il suo debutto come romanziera con "L'occhio più azzurro" (The Bluest Eye). Il tema fondamentale dei romanzi della Morrison è la perdita d'identità dei neri in quei momenti della storia americana in cui essi hanno subito la maggiore minaccia.

domenica 4 agosto 2019

L'indizio della chiave argentata - Edgar Wallace


Titolo originale: The Clue of the Silver Key (1930)

Quando viene assassinato l’usuraio Hervey Lyne, una ridda di ipotesi si affacciano alla mente degli investigatori. Tra le tante piste, la principale è quella che fa capo a una misteriosa chiave coperta di vernice fosforescente... Quale porta è destinata ad aprire? Mentre altri delitti seguono il primo, gli investigatori puntano tutto sul tentativo di risolvere l’enigma della chiave. E proprio quando tutto sembra perduto, ecco emergere la possibilità di far luce sulla vicenda... (www.anobii.com)

"Erano tutti implicati nella faccenda: Dick Allenby, inventore nonché erede diretto; Jerry Dornford, uomo di mondo e spendaccione; Mike Hennessey, avventuriero del palcoscenico; Mary Lane attrice di second’ordine; Leo Moran, banchiere e speculatore; ed Horace Tickler che (ahi lui!) vi era implicatissimo senza saperlo."

Non ho apprezzato molto il fatto che Wallace mi sbatta in prima pagina praticamente tutti (o quasi) i protagonisti della storia. Ho fatto molta confusione, soprattutto tra gli uomini e soprattutto all'inizio. Avrei preferito un'entrata in scena un pochino più diluita.
Il romanzo è stato un pochino ostico all'inizio. Ad un certo punto, più o meno quando Mary comincia a fare l'aiuto detective, ha preso un pochino più di brio. Ammetto però che ho fatto fatica a seguire la trama.
Il colpevole lo avevo capito anche io. 
Boh, non è un romanzo che mi abbia fatto impazzire. Alcune pagine sono abbastanza noiose. Mi pare che l'autore calchi molto la mano sulla differenza tra i criminali inglesi e i criminali americani (ai quali sembrano ispirati i delitti di questo libro).
Il libro in Italia è stato pubblicato anche col titolo "Il giorno 17", che è vero che ha un richiamo con la storia, ma è decisamente più importante la chiave.

Mio voto: 6 e mezzo / 10


color coded - silver
calendar october, mistaken identity
just the facts - what - golden

mercoledì 31 luglio 2019

w…w…w…wednesdays #135


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  

Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (135^ puntata - mercoledì 31 luglio 2019)

1) cosa stai leggendo?
- L'indizio della chiave argentata- Edgar Wallace

2) cosa hai appena finito di leggere?
- La morte a Venezia - Thomas Mann
- Il chirurgo - Tess Gerritsen

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?
considerando anche le sfide da portare avanti, ho una piccola lista di libri che vorrei leggere a breve (e che, lo ammetto, viene rimaneggiata ogni volta che sistemo qualcosa in una sfida eh eh):
- Jane e lo spirito del male - Stephanie Barron
- Percy Jackson e gli dei dell'olimpo, il ladro di fulmini - Rick Riordan
- Il santuario dei delitti - C.L. Grace
- Il vecchio e il gatto - Nils Uddenberg
- The last girl - Joe Hart
- La casa dei cuori sospesi - Clara Caroli
- Tre uomini in barca - Jerome K. Jerome
- Nella terra della nuvola bianca - Sarah Lark
- Se i gatti scomparissero dal mondo - Genki Kawamura
- Fatto a mano - Rosemary Davidson + Arzu Tahsin



sabato 27 luglio 2019

Il chirurgo - Tess Gerritsen


Titolo originale: The surgeon (2001)

A Boston vengono scoperti i cadaveri di due giovani donne orrendamente mutilate. Scattano immediatamente le indagini, affidate alla detective Jane Rizzoli, donna determinata e tenace, ma frustrata per le discriminazioni di cui è oggetto nell'ambiente lavorativo. Jane individua ben presto un nesso tra l'orripilante rituale del serial killer, denominato "il chirurgo" per la sua conoscenza delle tecniche operatorie, e quello di un assassino che anni prima, a Savannah, aveva violentato, seviziato e ucciso diverse donne. Jane scopre anche che l'ultima vittima del killer di Savannah è riuscita a sfuggirgli e a ucciderlo e che, dopo il fatto, si è trasferita proprio a Boston, dove lavora come chirurgo. (www.anobii.com)

Primo romanzo della serie Rizzoli & Isles, solo che qui compare solo la poliziotta Jane Rizzoli, descritta come bassa, bruttina e vessata dai colleghi perchè donna. Molto diversa, quindi, dalla versione televisiva interpretata da Angie Harmon. 
Romanzo con alcune parti abbastanza cruente. Questo criminale chiamato "il chirurgo" si diverte a seviziare donne che hanno già subito uno stupro, togliendo loro l'utero mentre sono ancora sveglie, e dando poi il colpo di grazia con un taglio alla gola. Ma cosa accomuna queste donne? In apparenza nulla, perchè non si conoscono, ma in realtà il chirurgo conosce loro perchè lavora in ospedale ed ha accesso alle loro cartelle cliniche. Così come lavora nello stesso ospedale anche la dottoressa Cordell, unica sopravvissuta due anni prima ad un'aggressione uguale. Com'è possibile che Andrew Capra, trovato e ucciso due anni prima a Savannah, continui ad uccidere nello stesso modo a Boston? Un emulatore? Beh, questo lo scoprirete leggendo.
Il ritmo della vicenda è abbastanza sostenuto. Il libro si legge bene e c'è la curiosità di vedere chi è il chirurgo. La vicenda è narrata in terza persona, con alcune pagine scritte in prima persona dal criminale, con i suoi pensieri. Ho trovato un po' troppo filosofiche alcune sue divagazioni, ma ci sta con lo stile da psicopatico del personaggio.
Mi è piaciuto molto il detective Moore, generalmente integerrimo, che però si innamora della dottoressa Cordell. 
Mio voto: 7 mezzo / 10

giovedì 25 luglio 2019

Premio Bancarella 2019, vince Alessia Gazzola


PONTREMOLI, (MS) 22 LUG - Alessia Gazzola vince la 67/a edizione del Premio Bancarella con il romanzo "Il ladro gentiluomo", edito da Longanesi. Con un totale di 149 voti su 160 schede pervenute, la scrittrice messinese si è aggiudicata il premio conferito dai librai indipendenti, in una cerimonia affollatissima di pubblico che si è svolta il 21 luglio, come da tradizione, a Pontremoli in Piazza della Repubblica. 

"Sono felicissima, piena di gratitudine, nei confronti dei librai per un onore così grande e del mio editore per il sostegno immancabile", ha detto la Gazzola.

Secondo classificato: Marco Scardigli, "Évelyne", con 88 voti.
Terzo classificato: Marino Magliani, "Prima che te lo dicano altri", con 68 voti. 
Quarto: Giampaolo Simi, "Come una famiglia", con 66 voti
Quinto: Tony Laudadio, "Preludio a un bacio", con 57 voti
Sesto: Elisabetta Cametti, "Dove il destino non muore", con 49 voti.