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domenica 29 dicembre 2019

Lettera al padre - Franz Kafka


Titolo originale: Brief an den Vater (scritta 1919, pubblicata 1952)
Titolo in inglese: Letter to his father

Scritta nel 1919 e mai consegnata al destinatario, Lettera al padre ripercorre la storia di un rapporto assolutamente squilibrato tra un padre troppo forte e un figlio troppo debole. Una lotta impari. Da una parte c’è una figura che incarna l’autorità assoluta, distante e brutale, dall’altra un figlio pieno di paure, che desidera con tutto se stesso l’affetto del padre, ma che non ha il coraggio di conquistarselo. Cosí, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka confessa la sua natura di figlio incompreso, insicuro e inadeguato, schiacciato dalla personalità di un uomo che ha l’aspetto enigmatico del tiranno. Uno spietato atto d’accusa, e insieme l’accorato appello di chi non può rinunciare alla speranza di una riconciliazione. (einaudi.it)

"Carissimo padre, di recente mi hai domandato perché mai sostengo di aver paura di te. Come al solito, non ho saputo risponderti niente, in parte proprio per la paura che ho di te, in parte perché questa paura si fonda su una quantità tale di dettagli che parlando non saprei coordinarli neppure passabilmente. E se anche tento di risponderti per iscritto, il mio tentativo sarà necessariamente assai incompleto, sia perché anche nello scrivere mi sono d'ostacolo la paura che ho di te e le conseguenze, sia perché la vastità del materiale supera di gran lunga la mia memoria e il mio intelletto."

Il libro è la lunga lettera che Kafka scrive al padre per rispondere al perchè ha paura di lui. E' uno scritto molto intimo, personale.
All'inizio avevo trovato una certa affinità con Kafka. Anch'io ho vissuto una situazione simile con mia madre, alla quale non andava mai bene nulla di quello che facevo, mentre per ciò che facevo bene avevo semplicemente fatto il mio dovere. Un continuo rimprovero che mi ha fatto sempre sentire una totale mancanza di fiducia nelle mie capacità. Poi però mi è sembrato che Kafka si crogioli un po' troppo nel dare la colpa al padre (dicendo che però non era colpa sua). Il colmo lo ha raggiunto quando gli ha detto che non si è mai sposato perchè il matrimonio lo avrebbe reso libero, alla pari col padre; ma, per essere un buon marito avrebbe dovuto essere simile al padre, prepotente, e allora è scappato dal matrimonio. Mah.
Sicuramente l'atteggiamento del padre ha condizionato la sua vita, però ad un certo punto non ha nemmeno provato a trovare la forza per liberarsi da queste catene.
Sono molto in difficoltà col giudizio, perchè si tratta di una storia vera. Sicuramente capisco il dolore che ha provato, e su questo non giudico, nel senso che evidentemente non ha trovato in sè delle risorse per uscire dalla situazione.
La mia esperienza di lettura però è stata faticosa, vuoi anche per il linguaggio datato e non semplice da seguire. Ad un certo punto il libro è anche diventato un po' noioso.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

giovedì 12 dicembre 2019

Gente del Wyoming - Edna Annie Proulx


Titolo originale: Brokeback Mountain - 1998

1963. Jack Twist ed Ennis del Mar sono due rudi cowboy che si conoscono quando vengono ingaggiati insieme per badare ad un gregge di pecore. La loro è una passione erotica, vissuta sulle montagne di Brokeback Mountain, e in quel frangente non si chiedono perchè sia successo, lo fanno e basta.
Tornati a casa, Ennis sposa la sua fidanzata Alma, mentre Jack più tardi si sposerà con Laureen.
Quattro anni dopo Brokeback Mountain si rivedono e la passione si scatena fin da subito. Costretti a vedersi di nascosto per ben vent'anni, con la paura di essere scoperti perchè l'omosessualità non è consentita dalla società. Jack vorrebbe mettere su insieme un ranch e vivere e lavorare insieme; Ennis non se la sente. E ad un certo punto Ennis scopre che Jack è morto. Sembra essere stato un incidente, ma alcuni dettagli gli fanno capire che così non è stato.

Mi serviva un libro ad ambientazione western e ho pensato a questo racconto di cui avevo visto il film anni fa. Beh, uno dei rari casi in cui il film mi pare meglio del libro.
La scrittura è piuttosto asciutta, rude come i due protagonisti. Sinceramente non mi ha fatto impazzire. Il film, invece, l'avevo trovato molto tenero. Certo, possiamo fermarci a riflettere sulla chiusura della società, sull'impossibilità di vivere un amore omosessuale senza doversi nascondere, ma al di là di quelli che possono essere i temi anche interessanti, sta di fatto che non sono entrata in sintonia col tipo di scrittura (o con la traduzione?)
C'è un passaggio però che mi è piaciuto davvero tanto:

La camicia pareva pesante ma poi Ennis si accorse che all'interno ce n'era un'altra, con le maniche accuratamente infilate dentro quelle della camicia di Jack. La sua vecchia camicia scozzese persa tanto tempo prima, aveva creduto, in qualche lurida lavanderia, la sua camicia sporca, con il taschino strappato, i bottoni saltati, rubata da Jack e nascosta là, dentro quella di Jack. Eccole là, come due pelli, una nell'altra, due in una.

Mio voto: 6 / 10

domenica 10 novembre 2019

Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera - Natsume Soseki


Titolo originale: Eijitsu Shōhin ( 永日商品 ) - 1910
Titolo in inglese: Spring miscellany


I 25 "Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera" apparvero sull'"Osaka Asahi Shimbun" a partire dal 1909, e vennero riuniti da Soseki in questa raccolta nel 1910. A prima vista, non sembra esistere un filo conduttore che li leghi, tanto sono diversi sia nel contenuto sia nello stile - soprattutto nelle pagine in cui vengono utilizzate tecniche sperimentali di scrittura. Ma è proprio il titolo così fortemente evocativo, Eijitsu Shohin, a contenere l'elemento unificante. "Eijitsu", la "giornata lunga", non indica soltanto un giorno in cui il tempo sembra dilatarsi all'infinito, ma evoca anche ciò che accomuna i protagonisti dei diversi racconti: il desiderio di conservare quella sensazione di intensa felicità legata a un momento, a un'occasione, a una stagione, nella speranza che possa non finire mai. (www.ibs.it)

Premetto che non amo i racconti, ma per una delle sfide mi serviva una raccolta, appunto, di racconti e ho scelto questa.
La cosa più lunga è la prefazione, in cui la traduttrice ci aiuta a comprendere molto bene il personaggio dello scrittore. In Giappone, Soseki è considerato il "sommo scrittore", colui che ha posto le basi della lingua giapponese moderna. Anni fa avevo cominciato a leggere il suo primo romanzo, "io sono un gatto", lunghissimo, e ammetto che l'ho interrotto perchè era un bel po' triste. In effetti, la sua vita è stata molto segnata da un'infanzia infelice e da diversi esaurimenti nervosi.
Il titolo di questa raccolta è un po' fuorviante. Parla del desiderio di conservare una sensazione di felicità, ma devo ammettere che di felicità non è che ce ne sia tantissima. Molti racconti sono intensi ma con una fine o un sottofondo molto molto triste. Mi viene ovviamente in mente quello dove è protagonista il gatto, che finchè era vivo nessuno lo badava più di tanto, ma dopo che è morto gli portano sempre fiori e omaggi "in memoria". Boh. Non riesco ad entrare nello spirito di desiderare che momenti simili durino a lungo.
La scrittura è molto bella, evocativa, riesce molto bene a rendere l'atmosfera di cui sta parlando, caratterizza molto bene i personaggi. I racconti sono tutti abbastanza corti. Interessanti ma, appunto, rimango perplessa.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

Qualcosa, là fuori - Bruno Arpaia


Titolo originale: Qualcosa, là fuori - 2016

Pianure screpolate, argini di fango secco, fiumi aridi, polvere giallastra, case e capannoni abbandonati: in un’Europa prossima ventura, devastata dai mutamenti climatici, decine di migliaia di «migranti ambientali» sono in marcia per raggiungere la Scandinavia, diventata, insieme alle altre nazioni attorno al circolo polare artico, il territorio dal clima più mite e favorevole agli insediamenti umani. Livio Delmastro, anziano professore di neuroscienze, è uno di loro. Ha insegnato a Stanford, ha avuto una magnifica compagna, è diventato padre, ma alla fine è stato costretto a tornare in un’Italia quasi desertificata, sferzata da profondi sconvolgimenti sociali e politici, dalla corruzione, dagli scontri etnici, dalla violenza per le strade. Lì, persi la moglie e il figlio, per sedici anni si è ritrovato solo in un mondo che si sta sfaldando, senza più voglia di vivere, ma anche senza il coraggio di farla finita. Poi, come migliaia di altri, ha pagato guide ed esploratori e ora, tra sete, fame e predoni, cammina in colonna attraverso terre sterili, valli riarse e città in rovina, in un continente stravolto e irriconoscibile… Un romanzo visionario e attualissimo, che ci fa vivere le estreme conseguenze del cambiamento climatico già in atto e realizza quel «ménage à trois» fra scienza, arte e filosofia che, come sosteneva Italo Calvino, costituisce la vocazione profonda della migliore letteratura italiana. (guanda.it)

Sono rimasta un po' delusa da questo romanzo perchè la trama era incredibilmente affascinante. Ma la scrittura è qualcosa di terribile. Non si capisce se vuole essere un romanzo oppure un saggio, perchè alterna pezzi di uno e pezzi dell'altro. A mio parere, malamente. Le parti "scolastiche" sono interessanti e sicuramente inquietanti, ma sono molto molto pesanti da leggere. Le parti del romanzo non decollano. Ti affezioni al personaggio di Livio perchè è un buono che ha sofferto molto, ma rimane un romanzo che non arriva al cuore. Nella narrazione si alternano le parti della vita attuale di Livio e degli altri personaggi, mentre camminano in colonna verso la Scandinavia, alle parti in cui Livio ricorda la sua vita con la moglie e gli amici. I personaggi di contorno rimangono praticamente solo abbozzati.
Sicuramente, immagino che questo libro volesse smuovere le coscienze sul problema del cambiamento climatico, e l'intento era effettivamente buono. Ma la realizzazione è quella di un libro piuttosto piatto e lento. Peccato, perchè una storia simile, in mano allo scrittore giusto, poteva diventare veramente trascinante.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

venerdì 27 settembre 2019

Hygge. Il metodo danese dei piaceri quotidiani - Louisa Thomsen Brits


Titolo originale: Hygge - 2016
Titolo in inglese: The Book of Hygge: The Danish Art of Living Well

HYGGE è il piacere di una cena tra amici, una cioccolata calda accoccolati nella nostra poltrona preferita, un mazzo di fiori all'ingresso e la luce morbida di una candela.
HYGGE è l'antica tradizione che ha reso i danesi il popolo più felice del mondo, perché hanno capito come rendere speciale ogni luogo e ogni momento. Questo meraviglioso libro regala tante idee per creare un senso di benessere intorno a voi e riscoprire i piccoli piaceri quotidiani.
HYGGE è l'arte di sentirsi a casa ovunque voi siate. (https://www.sperling.it)

Hygge è un modo di essere, è la nostra voglia di condividere. E’ la sensazione di sentirsi protetti, sicuri, in un rifugio caldo. E’ un’esperienza individuale e al contempo di comunione con gli altri e con i luoghi in cui troviamo stabilità e certezze e che ci danno coraggio e consolazione. Cercarla significa favorire l’intimità e la connessione. Hygge rafforza i legami, dà valore al presente, avvicina le persone. E’una sensazione di pienezza e appagamento. Hygge riguarda l’essere e non l’avere.

Era un po' che avevo questo libro sotto agli occhi e finalmente sono riuscita a leggerlo. Devo ammettere che mi ritrovo molto nella filosofia Hygge (che poi si legge Hugge). In effetti, mi sono resa conto che, soprattutto negli ultimi anni, sto cercando di improntare la mia vita verso ciò che fanno i Danesi. Non è un caso che siano il popolo più felice del mondo (la mia strada invece è molto lunga ancora). Ritagliarsi spazi per sè, lasciando fuori il trambusto esterno. Accogliere gli amici per stare insieme, senza che nessuno prevalga sull'altro. E' incredibile che riescano ad applicare questo modo di fare anche nel lavoro (ma qui ci sarebbe da aprire una parentesi talmente grande sulle condizioni di lavoro in Italia che  meglio lasciar perdere). Godere i piccoli momenti del quotidiano, il sole che sorge, un sorriso dato o ricevuto, una tazza di tè caldo, il condividere con gli altri, l'evitare gli scontri.
Non riesco a scrivere cosa ho provato leggendo questo libro. Una grande emozione, un desiderio di proseguire su questa strada, la voglia di andare in Danimarca anche. 
E' un libro che ti fa crescere dentro. Una piacevole esperienza di lettura.
Mio voto: 9 / 10

lunedì 16 settembre 2019

Nella terra della nuvola bianca - Sarah Lark


Titolo originale: Im Land der weißen Wolke - 2007 
Titolo in inglese: In the Land of the Long White Cloud

"Le montagne svettavano oltre le nubi, sembrava che fluttuassero in un ovattato candore. Si racconta che i primi uomini ad arrivare in canoa dalla Polinesia si trovarono di fronte a questa stessa visione. Per questo il nome maori della Nuova Zelanda è Aotearoa, la Terra della nuvola bianca".

“Intorno a me ampi paesaggi di infinita bellezza, ma a tutta questa magnificenza manca un centro che porti luce e amore nella mia vita. Sì, vorrei una donna pronta a intrecciare il suo destino con il mio. Potreste essere voi questa donna?”.

Londra, 1852. Quando legge questa lettera, Helen, istitutrice dei due piccoli Lord Greenwood, decide di dare una svolta alla propria vita. Partirà verso una terra sconosciuta e misteriosa, la Nuova Zelanda, per sposare un uomo che non ha ancora mai incontrato. Ad attirarla è il sogno di un futuro tutto da costruire in una terra vergine, remota e affascinante. Anche Lady Gwyneira, rampolla ribelle di una nobile famiglia londinese, è alla ricerca di un marito, ma non ha nessuna intenzione di accettare le proposte di matrimonio degli insipidi pretendenti che finora hanno chiesto la sua mano. Perché allora non dire di sì alla proposta di un viaggio nella terra dei maori per conoscere il figlio di Gerald Warden, magnate d’oltremare della lana? Al diavolo il tè delle cinque e le chiacchiere vane, Gwyneira vuole essere libera di cavalcare sulle vaste praterie di questo nuovo mondo dagli orizzonti infiniti. I destini di Helen e Gwyneira, due donne diverse ma accomunate dal desiderio di impadronirsi delle loro vite, si incroceranno sulla Dublin, la nave che in una mattina d’estate spiegherà le vele diretta a Christchurch, Nuova Zelanda. Impossibile dire se ad attendere Helen e Gwyneira ci saranno amore e felicità, ma il loro cuore batterà all’impazzata non appena scorgeranno all’orizzonte una baia circondata da verdi montagne, oltre le quali comincia il loro futuro. (http://www.sonzognoeditori.it)

Sarah Lark è lo pseudonimo di una scrittrice tedesca che si chiama Christiane Gohl.
Cercavo un romanzo ambientato in Oceania e ho trovato questo. La trama mi piaceva molto, solo dopo ho scoperto che si tratta del primo di ben 5 libri! Però ho voluto leggerlo lo stesso, anche se avrebbe senso continuare subito con gli altri quattro o si perde qualcosa sicuramente.
La trama è accattivante, ma lo svolgimento boh. Dà molto l'idea di un harmony, non per denigrare gli harmony ovviamente, perchè comunque le storie d'amore sono al centro di tutto il libro. Però purtroppo è un libro che rimane molto in superficie. Quando cominciano ad esserci troppi personaggi, purtroppo si fa fatica ad approfondirli tutti. Alcune storie sono chiuse molto frettolosamente, sono un po' dei colpi di scena però non sono riusciti a coinvolgermi troppo. Ci sono alcuni salti temporali un po' esagerati.
La lettura è piuttosto scorrevole, forse fin troppo semplice, e non è molto coinvolgente. Anche le cose tristi che succedono ci lasciano un po' come degli spettatori, non dico distanti, ma quasi. Peccato, perchè le potenzialità erano tante, sia per l'ambientazione, sia per le vicende narrate. Un romanzo simile avrebbe le potenzialità per far sognare il lettore, invece non ci riesce.
Gradevole ma non spettacolare.
Mio voto: 7 / 10

sabato 31 agosto 2019

Fatto a mano - Rosemary Davidson and Arzu Tahsin


Titolo originale: Craftfulness. Mend yourself by making things - 2018

In qualche modo lo sapevamo, ma ce ne siamo dimenticati. E ora qualcuno ce lo ricorda: lavorare con le mani, creare dal nulla ma anche recuperare e riciclare aiuta lo spirito e genera uno stato di benessere. L'attività manuale ci libera dai pensieri ossessivi, ci solleva dallo stress. E in una società come quella in cui viviamo staccare non è più un lusso. è una necessità. È la strada per riuscire a essere più positivi e propositivi. Un approccio facile e possibile a una vita più calma e consapevole è una vera e propria filosofia di vita. In inglese è chiamata craftfulness, che non è all'opposto ma completa la mindfulness. Distrarsi di tanto in tanto con un lavoro manuale creativo, allontanarsi dalle preoccupazioni, dalle scadenze, dalla continua richiesta di una risposta veloce e appropriata a email, messaggi e whatsapp ci aiuta a recuperare energie e a valutare con un giusto distacco cosa è davvero necessario, come rispondere, come agire, come resistere. Le autrici non propongono elisir miracolosi contro la frenesia del mondo di oggi, perché sono ben consapevoli che bisogna fare funzionare un quotidiano complicato e denso (i figli, la famiglia, il lavoro...); ma proprio partendo dalla loro personale esperienza fatta di alti e bassi, di fatica e tante corse invitano il lettore a riflettere: non è impossibile sottrarsi all'insoddisfazione cronica, a volte basta poco. A volte basta procurarsi ferri e lana, o forbici e colla, o seghetto e compensato. Anche un può essere creativo. E la creatività è importante: prima di tutto è unica per ognuno. Poi fa vedere le cose da punti di vista inusuali e del tutto personali. E permette di riciclare, recuperare oggetti e materiali rotti oppure usati. Offre soluzioni e, dando o ridando vita a qualcosa che sembrava averla persa, soddisfa e fa stare bene (www.anobii.com)

Una perfetta sintesi del libro lo fa la descrizione. In effetti non è che mi abbia detto molto di nuovo.
Ci sono molte testimonianze di scrittori , di crafter, di gente che per vivere fa un qualunque lavoro ma poi nel tempo libero si dedica alla maglia, alla ceramica, ecc. 
Interessante il fatto che il lavoro a mano sia di molto ausilio nelle malattie mentali e da stress. In effetti è vero. Mi chiedo se nei nostri istituti riabilitativi venga usato o meno...
Il libro è anche pieno di richiamo ad altri libri, e nelle ultime 3/4 pagine c'è una serie di letture consigliate.
Diciamo che ero curiosa di leggerlo ma nella realtà non mi ha lasciato molto. A parte un paio di idee, nella terza parte dove illustra alcuni progetti, che credo proverò a fare, e cioè la sciarpa a grana di riso e la ciotola con il fimo argilla. 
Per il resto, sì alcune cose fa bene rinfrescarle, ma insomma poco di nuovo.

"la differenza tra il fallimento e il successo è provare"

"trovare il tempo per il lavoro "fatto a mano" fa bene all'anima"

Mio voto: 6 e mezzo

sabato 24 agosto 2019

I fiori di sabbia - Corban Addison


Titolo originale: The garden of burning sand - 2013

A volte dalla sabbia del deserto nascono i fiori più belli. Zoe Fleming, figlia di un senatore del Congresso americano, ha seguito la passione per la giustizia e, anche se giovanissima, è già un avvocato di successo. Per lei, vivere in un mondo giusto è più di un sogno: è la sua ragione di vita. Per questo ha deciso di partire, e di mettersi al servizio di chi ha meno di tutti. Arriva così in Zambia, a Lusaka, per lavorare in un’associazione non profit che difende i diritti dei bambini. Qui, una notte, viene chiamata all’ospedale locale per occuparsi di una ragazzina vittima di una brutale violenza. È sotto shock e incapace di parlare. Come scoprirà Zoe, si chiama Kuyeya e, anche se ha solo quattordici anni, di cose ne ha già viste molte. Il suo sguardo è buio come un pozzo, svuotato dalla luce dei sogni. Zoe la prende sotto la sua protezione e decide di dare la caccia al colpevole. L’unico che ha il coraggio di seguirla nella sua indagine è Joseph, un poliziotto del luogo. Un angelo che vive tutti i giorni all’inferno. Insieme con lui Zoe condurrà la sua battaglia: fino a scoprire che il responsabile è qualcuno di molto potente, protetto dal governo corrotto del Paese. Ma nonostante questo la loro lotta non si ferma: perché quello che Zoe e Joseph vogliono più di tutto è far tornare il sorriso sulle labbra di Kuyeya.

Il libro parte da una storia molto triste. Una quindicenne affetta dalla sindrome di down, una sera esce di casa e viene stuprata. La bambina è orfana, figlia di una prostituta morta di aids, e proprio nel passato della donna si troverà il colpevole della brutale violenza, non casuale, ma calcolata per vendetta. Ma il problema non è tanto scoprire il colpevole, bensì assicurarsi che esso paghi per il proprio crimine. Un crimine, quello della profanazione, che nel Paese dilaga, sorretto anche da teorie popolari secondo le quali fare sesso con una minorenne vergine aiuterebbe a guarire dall'aids. Una piaga, quella dell'aids, che in Zambia ha proporzioni elevatissime, anche perchè non tutti possono accedere ai farmaci antiretrovirali che assicurerebbero loro una vita quasi normale.
E' con tutto ciò che Zoe si trova a combattere, scossa in modo particolare da quello che è successo alla bambina, perchè anche lei ne fu vittima a diciassette anni.
Il libro è scritto da un avvocato che si occupa proprio di violazioni dei diritti umani. Non parte da una storia vera, ma da una situazione che comunque capita ogni giorno.


"Due cose mi hanno colpito, mentre conducevo le mie ricerche per questo romanzo: la prima, è che nonostante l'attenzione dedicatagli, il marchio dell'infamia associato all'Hiv rimane radicato in ogni parte del mondo; la seconda è che indipendentemente dallo straordinario successo del PEPFAR e dal Global Fund, che hanno posto un freno alla pandemia dell'Aids salvando milioni di vite, le nazioni occidentali, Stati Uniti inclusi, stanno tagliando gli aiuti destinati a tali programmi, proprio quando le ricerche confermano che un trattamento tempestivo con farmaci antiretrovirali può ridurre drasticamente la trasmissione del virus. Quello che un tempo sembrava inconcepibile, un futuro senza Aids, è oggi una possibilità. Ma non si realizzerà se il mondo ricco non continuerà a impegnarsi negli aiuti umanitari. La buona notizia è che fondazioni private, persone facoltose e organizzazioni benefiche stanno rimediando almeno in parte alla latitanza dei governi" (Corban Addison, nella nota finale)


Quello di Zoe con l'Africa è stato un amore a prima vista, trasmessole anche dalla madre che all'Africa e alla salvaguardia dei diritti umani ha dedicato tutta la sua vita.
Joseph vive in questo inferno tutti i giorni della sua vita, e vorrebbe arrivare al massimo grado della polizia per poter cambiare qualcosa nel sistema giudiziario.
Entrambi devono scontrarsi però con la realtà politica dello Zambia. E far condannare il figlio di un ex ministro e di una giudice della corte suprema, sembra proprio un'impresa impossibile.

Un ricordo si affacciò alla sua mente, qualcosa che sua madre le aveva detto in un orfanotrofio in Etiopia, mentre erano circondate da bambini denutriti che riuscivano comunque a sorridere:"La vita è un oggetto rotto. E' quello che facciamo con i cocci che ci definisce come persone"

Non voglio svelare troppo della trama. Ho trovato questo libro per caso, mi tornava comodo per la monthly keyword. Sinceramente, ero un po' scettica, perchè non sono quegli argomenti che amo leggere, soprattutto in estate quando prediligo letture più leggere. Però sono molto contenta di averlo letto. La storia è molto triste e porta a riflettere. La lettura procede piuttosto speditamente sia perchè la scrittura è abbastanza lineare sia perchè si vuole capire cosa è successo e come andrà a finire. Il racconto procede saltando dal presente al passato, diviso in capitoli.
Zoe e Joseph (ma anche gli altri avvocati che collaborano con loro) mi sono piaciuti molto per la loro sensibilità. Ammetto di aver letto le ultime pagine con le lacrime agli occhi.
E' molto bello il discorso che Zoe tiene al Senato sulla generosità.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

giovedì 22 agosto 2019

Tre uomini in una barca (per tacer del cane) - Jerome K. Jerome


Titolo originale: Three Men in a Boat (To Say Nothing of the Dog) - 1889 

Jerome, Harris e George compongono un terzetto alquanto balzano. Jerome ha la fissa della malattia: le ha passate tutte (gli manca solo il ginocchio della lavandaia). Harris - a suo dire - fa tutto lui, ma tiene sempre in scacco gli altri con ordini e contrordini. George non farebbe che dormire, ma la pigrizia è un vizio che non lo riguarda. Ai tre amici si accompagna un cane, e anche lui ci mette la sua: Montmorency è un feroce fox-terrier certo di essere troppo buono per questo mondo. Tutti assieme fanno un viaggio in barca lungo le rive del Tamigi. Ne nasce una storia esilarante, costellata di piccole sventure e comiche avventure, con curiosi aneddoti di costume e ricordi di esperienze buffe, in una serie di gag sulle gioie e i dolori della vita sul fiume. "Tre uomini in barca", che negli anni ha conosciuto un successo di pubblico straordinario, è ormai unanimemente considerato un classico della comicità anglosassone, fatta di humour e nonsense, che all'ironica paradossalità delle vicende narrate sa unire realistiche descrizioni delle campagne inglesi e brevi note di filosofia spicciola. (www.amazon.it)

Possiamo disquisire sullo humour inglese, e non ho dubbi che questo libro ne sia un classico esempio, soprattutto rapportandolo al tempo in cui è stato scritto. Detto questo, se devo essere sincera, l'ho trovato abbastanza noioso. Sì, ci sono alcune gag e alcune situazioni carine, ma da qui a dire che mi sono sbellicata dalle risate, proprio no. E non perchè non apprezzo lo humour inglese eh, ne ho letti altri e li ho trovati decisamente più divertenti.
Lettura carina, comunque, bello che oltre alle avventure dei tre amici, l'io narrante ci parla anche della natura che incontrano e della storia dei paesi che visitano.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

mercoledì 26 giugno 2019

Alla fine dell'arcobaleno - Irene Pistolato


Titolo originale: Alla fine dell'arcobaleno (2016)

Per trovare il tesoro a volte bisogna seguire la strada più strana. Cayley Lewis vive e lavora a Londra, ama la confusione della città, il rumore e avere sempre tante persone attorno. La sua fedeltà al lavoro, però, le causa dei problemi nella vita sentimentale. Ma quando la soluzione alle sue beghe amorose si palesa sotto forma di un'offerta di lavoro alquanto originale, Cay tentenna: trasferirsi in un luogo desolato per fare la guardiana del faro, lei che adora stare in mezzo al caos e alla gente? Eppure a volte stravolgere tutto è la soluzione per rimettere tutto a posto. Nel lavoro, e nell'amore…
Una spassosa commedia romantica che farà farà sognare, sorridere e venire voglia di lasciare tutto per ricominciare da zero. Magari su un'isola deserta. (www.amazon.it)

Cercavo un romanzo "da spiaggia" che magari si potesse adattare alla "color coded challenge" e sono incappata in questa breve storia (sono un centinaio scarso di pagine). Mi intrigava molto la storia. Cayley lavora in un ristorante frequentato da ricconi, e tutta la sua vita è concentrata lì, al punto che anche il fidanzato ad un certo punto si stanca perchè non si vedono mai e la lascia. Tutta la sua vita gira intorno al lavoro, tempo per se stessa zero. Finchè le arriva questa strana mail in cui selezionano persone che vadano a fare il custode del faro di un'isola sperduta per un mese. E Cayley mette dentro i suoi dati così per scherzo, finchè poi non viene davvero selezionata e allora decide di partire. Ecco, qui mi aspettavo che Cayley facesse un po' di lavoro su se stessa, magari riflettendo sulla sua vita o le sue scelte. E invece poco dopo compare questo Tod, che si presenta come un personaggio piuttosto sgradevole, al punto che lei prende su e torna sulla terraferma. Ma anche sulla terraferma ritroverà Tod, con atteggiamenti completamente diversi da quelli tenuti sull'isola, e ovviamente sarà amore.
La storia di fondo è carina, molto romantica. E' divertente il modo in cui viene architettata tutta la vicenda (io credevo che il proprietario dell'isola si sarebbe innamorato di lei, almeno prima di scoprire chi è...). Tuttavia, mi è apparso molto strano che mettano su un'isola deserta un uomo e una donna che non si conoscono (e se lui fosse stato un maniaco???). E poi, lui pensava di conquistarla rubandole i biscotti al cioccolato? Mah.. diciamo che queste due cose mi hanno lasciato un po' perplessa. Sì, probabilmente il tempo che passano insieme dal faro va letto in chiave ironica, però non è che avviene così linearmente, cioè a me la parte ironica di Tod non è arrivata. Decisamente meglio dopo, quando tornano sulla terraferma entrambi e cominciano a conoscersi. Bello il discorso che fa Tod sull'arcobaleno. Lettura gradevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Sugar money - Jane Harris


Titolo originale: Sugar money (2017)

Saint-Pierre della Martinica, Antille Occidentali, 1756. Lucien e suo fratello Emile sono schiavi creoli al servizio dei Frères de la Charité. Coltivano la canna da zucchero, coi proventi della quale i frati riescono a far fronte ai debiti accumulati per mantenere in vita l’ospedale locale e prendersi cura dei malati. Un giorno padre Cléophas, un uomo dallo sguardo sfuggente e pieno di malizia, li convoca per affidare loro un delicato incarico: recarsi a Grenada e, con la scusa di dover consegnare alcune piante medicinali, ritornare in Martinica con i quarantadue schiavi rimasti sotto il dominio inglese dopo l’occupazione. Il momento è ideale per riportarli nella terra cui appartengono di diritto: il trattato di pace con gli inglesi sembra reggere e tra Grenada e la Martinica vi è libero passaggio. Riavere i quarantadue di Grenada a Saint-Pierre è, per i Frères de la Charité, essenziale. La febbre ha decimato gli uomini negli ultimi tempi e la terra da disboscare e mettere a coltura è ancora tanta, per non parlare della distilleria da avviare. Emile e Lucien conoscono Grenada, hanno entrambi servito i Frères dell’ospedale di Fort Royal e, soprattutto, Lucien parla un po’ di inglese. Padre Cléophas affida loro una procura ad agire per conto dell’ordine, un documento che, dice, garantisce il consenso degli inglesi all’espatrio degli schiavi. Ma quando sono a bordo della Daisy, l’imbarcazione che li attende per condurli a Grenada, Emile rivela la verità a Lucien: Cléophas ha mentito, la procura non ha alcun valore e quello che ci si aspetta da loro è che «rubino» gli schiavi proprio sotto al naso degli inglesi. Una missione pericolosa, se non impossibile.
Con la prosa ricca ed evocativa che l’ha resa maestra di suspense ne I Gillespie e ne Le osservazioni, Jane Harris consegna al lettore un magnifico romanzo storico, ispirato a una vicenda vera, che tiene con il fiato sospeso fino alla fine. Una storia profonda e commovente sul legame tra fratelli e sul valore della libertà. (www.anobii.com)

Libro basato su una storia vera. Molto bella l'ambientazione, non avevo ancora letto nulla ambientato in Martinica (le prime 70 pagine circa) nè a Grenada. La scrittura è piuttosto scorrevole, anche se ogni tanto compaiono dei termini in francese (o creolo?) che non sono riuscita a capire, e questa è sempre una cosa che mi dà fastidio.
La storia è narrata dal fratello minore, Lucien, in prima persona. Lucien è un ragazzino che non vede il fratello da molto tempo, e vorrebbe che lui lo considerasse un amico, un "grande", mentre Emile fa di tutto per tenerlo al sicuro, ovviamente per proteggerlo. Il rapporto tra i due  fratelli è molto bello.
Il libro ci dà una visione della schiavitù nelle isole caraibiche. Gli inglesi sono brutali al punto che gli schiavi preferirebbero tornare sotto i frati francesi, che comunque non sono stinchi di santi. Oltretutto, molti frati sono veramente poco frati, avendo figli dalle ragazze che importunano senza ritegno (gli stessi Emile e Lucien sono figli di uno dei più cattivi frati inglesi).
Non ho gradito troppo le ultime pagine, in cui sembra che il libro sia arrivato a questo fantomatico curatore, anche se in effetti completano un attimo la vicenda, che era finita piuttosto tristemente.
Ammetto che sono un po' in difficoltà a commentare questo libro, che mi è piaciuto ma non mi ha fatto impazzire come pensavo dalla trama. E' un bel libro di avventura, una storia di affetti sullo sfondo di due terre brutali con gli schiavi. Lo consiglio sicuramente perchè è interessante.  
Mio voto: 8 / 10

sabato 15 giugno 2019

Molto rumore per nulla - William Shakespeare


Titolo originale - Much ado about nothing (1599)

La vicenda è ambientata a Messina, dove il principe Pedro d'Aragona si reca in visita al governatore Leonato, che ha per figlia Ero e per nipote Beatrice. Al seguito del principe vengono anche Claudio, che si innamora di Ero e la chiede in sposa, e Benedetto, che pur fingendo distaccata e ironica indifferenza nei confronti di Beatrice in realtà nutre per lei un segreto e corrisposto sentimento d'amore. Nel frattempo il fratellastro del principe, Don Giovanni, geloso del favore di cui gode Claudio, decide di vendicarsi rovinando il suo matrimonio. Manda perciò il servo Borraccio da Ero, anche se in realtà gli si presenta la damigella di Ero, Margherita, travestita da padrona. Il dialogo amoroso tra i due viene udito dal principe e da Claudio, che il giorno delle nozze in chiesa accusa Ero di tradimento. Lei sviene e la si fa credere morta. Intanto Borraccio ubriaco svela l'inganno e arrestato confessa la verità. Claudio pentito di aver calunniato la ragazza chiede perdono a Leonato che gli propone di riparare al torto sposando una cugina di Ero. Nel lieto fine, si scoprirà che la cugina è Ero stessa sotto mentite spoglie, si sposeranno anche Beatrice e Benedetto e Don Giovanni sarà punito. (www.feltrinellieditore.it)

Ammetto che Shakespeare era un genio. Costruire una storia simile (intendo, in particolare, la storia tra Benedetto e Beatrice) intorno ad uno scherzo, è una cosa esilarante. Anche se i due soggetti in questione direi che avevano solo bisogno di una spinta per rendersi conto di quello che già provavano. Le loro schermaglie sono veramente fantastiche.
Leggere il libro in lingua originale non è stato facile, perchè è un inglese abbastanza arcaico, e infatti ad un certo punto ho ripiegato sulla versione italiana. Ammetto che davanti agli occhi avevo il film con Kenneth Branagh ed Emma Thompson, questo mi ha facilitato molto la lettura.
Che dire, sono molto affezionata a questa storia, anche se ammetto che leggendola non è sicuramente il miglior Shakespeare (a mio parere ovviamente). Senza il ricordo del film, in alcuni punti avrei fatto un po' fatica, forse perchè la vicenda è breve ed anche il suo svolgimento. Il frate che suggerisce di far credere Ero morta mi ha un po' ricordato Romeo e Giulietta...
Mio voto: 7 / 10

giovedì 13 giugno 2019

La principessa sposa - William Goldman


Titolo originale: The princess bride (1973) 

Un celebre sceneggiatore è disperatamente a caccia di una copia del romanzo chiave della propria infanzia. Quel romanzo gli aveva spalancato orizzonti impensati, rivelato uno strumento strepitoso: la lettura. Darebbe un occhio pur di trovarlo, vorrebbe regalarlo al figlio viziato e annoiato, sperando che il prodigio si ripeta. Quando ne agguanta una copia, si rende conto che molti capitoli noiosi erano stati tagliati dalla sapiente lettura ad alta voce del padre. Decide di riscriverlo. Togliere lungaggini e divagazioni. Rendere scintillante la "parte buona". La magia si realizza. Il risultato è straordinario. Si parte da una cotta clamorosa, un amore eterno tra un garzone di stalla e la sua splendida padrona, che sembra naufragare a causa di una disgrazia marittima. C'è poi il di lei fidanzamento con un principe freddo e calcolatore. Poi c'è un rapimento, un lungo inseguimento, molte sfide: il ritmo cresce, l'atmosfera si arroventa. Il trucco della riscrittura - arricchito da brillanti "fuori campo" dell'autore - l'incanto di personaggi teneri o diabolici, i dialoghi perfetti, fanno crescere il romanzo a livelli stellari. Disfide, cimenti, odio e veleni, certo. Ma anche vera passione, musica, nostalgia. (www.anobii.com) 

L'autore parte con un artificio: trova il libro che suo padre gli leggeva da piccolo e si accorge che suo padre, leggendoglielo, saltava dei pezzi perchè non erano interessanti o perchè erano troppo pesanti. Quindi decide di riscrivere la storia, semplicemente eliminando questi pezzi e conservando solo quelli che gli leggeva suo padre. Poi, durante la narrazione, in parentesi aggiunge alcuni suoi commenti dove spiega che in quel punto c'erano tot pagine che parlavano di un argomento "ics" e che lui ha tolto. 
Ho letto questo libro perchè mi ispirava un po' la trama fantasy ed è stato scritto nel mio anno di nascita. Probabilmente, per il periodo in cui è stato scritto, il libro era molto "avanti", molto fantasioso, molto avventuroso. Io ammetto di averlo trovato piuttosto noioso, soprattutto mi hanno molto infastidito proprio le parti tra parentesi, perchè è inutile che mi dici "qui c'erano trenta pagine di descrizione di come era vestita Buttercup" e poi in pratica me le stai riassumendo; o salti o riassumi, e in questa seconda ipotesi allora è inutile che mi fai delle parentesi di quindici righe. 
Tutti i personaggi che incontriamo sono un po' bizzarri. Per prima Buttercup, questa contadina rozza ma bellissima, che mi è parsa abbastanza stupida; si accorge che ama il suo garzone Westley, poi però decide di sposare il principe tanto è sicura che Westley la salverà in tempo e mentre il prete sta lì a celebrare il matrimonio lei pensa ad altro così si ritrova sposata senza neanche accorgersene. Mah. 
Westley che, via da casa, diventa quasi un supereroe, che riesce a battere la forza e l'abilità di Inigo e Fezzik, l'intelligenza del siciliano Vizzini. Poi abbiamo il super cattivo, il principe Humperdinck, aiutato dal suo alleato il conte Rugen con sei dita. 
L'idea di fondo era interessante, però lo svolgimento non mi ha assolutamente preso. 
Il finale è, in realtà, un non finale. O, meglio, un finale con tre possibilità. Un lieto fine come leggeva il padre, il finale del Morgenstern o il finale di Goldman, a libera scelta. Però è interessante la morale: 

"Voglio dire che penso veramente che l'amore sia la cosa più bella del mondo, dopo le pasticche per la tosse. Ma devo anche dire, per l'ennesima volta, che la vita non è giusta. E' appena un filo più decente della morte, tutto qui" 

Da questo libro è stato anche tratto un film che si intitola "la storia fantastica" (che non ho visto).
Mio voto: 6 / 10

martedì 28 maggio 2019

L'allegria - Giuseppe Ungaretti



Titolo originale: Allegria di naufragi - 1919

"L'allegria" è una raccolta di poesie di Giuseppe Ungaretti. Il primo titolo che le fu attribuito era "Allegria di naufragi", ma la raccolta è stata più volte rimaneggiata dall'autore stesso, fino praticamente al 1969.

Il libro è suddiviso in 5 parti:
1 - Ultime, Milano 1914-1915;
2 - Il Porto Sepolto, dal dicembre 1915 all'ottobre 1916;
3 - Naufragi, dal dicembre 1916 ad agosto 1917;
4 - Girovago, da marzo a luglio 1918;
5 - Prime, Parigi-Milano 1919

L'allegria è un'opera piuttosto varia. In essa Ungaretti raccoglie sia ricordi degli orrori della guerra, sia poesie più ottimiste in cui ricorda i luoghi in cui ha vissuto. Momenti di "allegria" per aver passato la guerra, uniti a momenti di tristezza per i compagni morti. E comunque un grosso attaccamento alla vita.

In questa raccolta ci sono alcune delle poesie più famose di Ungaretti (Mattina, Soldati) e alcune di quelle che io amo in particolare (Natale, Veglia, San Martino del Carso).



Non starò a fare parafrasi o robe del genere, non credo ce ne sia bisogno. Ho sempre trovato molto chiaro ciò che Ungaretti trasmette nelle sue frasi. Sarà che sono sempre stata un po' "poeta" anch'io e con un particolare feeling nei confronti di questo autore fin da quando ero piccola. Amo quello che scrive, come lo scrive. Ho riletto volentieri queste poesie, anche se alcune mi scavano dentro un dolore immenso.
Ho scelto questo libro per la "monthly motif reading challenge" di maggio che chiedeva un "one sitting reads". Di solito non amo leggere le poesie tutte di fila, e in effetti me le sono assaporate nel corso della giornata (è una raccolta intensa ma piuttosto breve).
Mio voto: 9 / 10

giovedì 25 aprile 2019

Cielo di sabbia - Joe R. Lansdale


Titolo originale: All the Earth, Thrown to the Sky (2011)

Oklahoma, anni Trenta. Jack ha appena finito di seppellire entrambi i genitori e si aggira tra le rovine della sua casa, distrutta da una delle tempeste di sabbia che sconvolgono lo Stato, quando viene raggiunto da Jane e suo fratello Tony. Anche loro hanno perso tutto quello che avevano, e vagano in un mondo senza vita, nel quale ogni cosa, dalle piante al cibo, è sommersa sotto uno strato di polvere rossa. Ai tre ragazzi non rimane che rubare una macchina (il cui padrone è morto anche lui nella tempesta) e partire alla volta del Texas orientale, nella speranza di trovare pace e un'occasione per ricominciare a vivere. Ma la strada fino in Texas, tra rapinatori e vagabondi, cavallette e alligatori, deliziose vedove e spietati sfruttatori, si rivelerà lunga e tortuosa, e costringerà i tre ragazzi a crescere e a confrontarsi con quel misto inestricabile di malvagità e solidarietà che alberga in ogni essere umano.
«Uscii in retromarcia dalla rimessa e mi avviai traballante sulla sabbia. Le gomme non facevano bene contatto, e fui costretto a rallentare. Poi prendemmo il via. Era come cavalcare sulle onde dell’oceano. Andavamo lenti, ma andavamo.
Non intendo raccontare storie. Furto o no, era una bella sensazione ritrovarsi al volante di una Ford V8, il piede sull’acceleratore e la consapevolezza di lasciarsi alle spalle tutti quei morti e quella sabbia per andare incontro a non so quale speranza. Proprio non sapevo dove stavo andando, ma una cosa la sapevo per certo.
Dovunque stessi andando, su quella Ford rubata, è sicuro che intendevo arrivarci alla svelta». (www.einaudi.it)

Dopo aver letto "Acqua buia", dove in alcuni punti ci sono scene un bel po' raccapriccianti, avevo timore di leggere qualcos'altro di Lansdale. Tuttavia, mi era piaciuto molto il suo stile e, cercando un libro per la "Monthly keyword challenge", ho scelto questo.
Piacevole, di facile lettura perchè molto scorrevole. Ci sono scene di azione ma non di orrore. L'atmosfera della sabbia che permea e uccide ogni cosa è resa magistralmente.
Non so se si possa davvero definire "il miglior Lansadale", come ho letto in alcuni articoli, perchè la storia in alcuni punti pare quasi troppo roccambolesca. Il finale, anche, mi è parso un po' sbrigativo.
Sta di fatto che comunque è una lettura che ho gradito molto. Mi sono piaciute le riflessioni di Jack, l'io narrante. Ho la sensazione che i tre ragazzini siano più grandi di quanto me li sono figurata io, ma in verità non viene citata nessuna età. Ho anche la sensazione che sia una lettura più da ragazzini.
E mi dà l'idea che Lansdale abbia più puntato sul messaggio che sulla storia in sè. I tre ragazzi sono costretti a crescere e il messaggio, secondo me, che rimane è che uno deve seguire la  propria strada quando si sente chiamare.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

mercoledì 24 aprile 2019

Blacklands - Belinda Bauer


Titolo originale: Blacklands (2009)

Steven Lamb ha dodici anni e scavare buche nell'Exmoor ha dato uno scopo alla sua vita. Spera di trovare un corpo. Sono passati quasi vent'anni da quando lo zio Billy, allora undicenne, è scomparso, e anche se tutti sono convinti sia tra le vittime di Arnold Avery, serial killer ora in carcere, la nonna di Steven lo sta ancora aspettando. Intanto, la famiglia intorno a lei va in pezzi, incapace di superare una perdita così crudele. Per chiudere finalmente i conti con il passato, Steven decide di scrivere ad Avery una lettera anonima, e di chiedergli di rivelare il luogo in cui ha sepolto il fratello di sua madre. Ma appena Avety capisce di avere di fronte un bambino, in lui ritorna prepotente l'istinto omicida. Tra le brughiere avvolte dalla nebbia del sud dell'Inghilterra, comincia un gioco molto pericoloso tra un ragazzino disperato e un serial killer annoiato... (www.anobii.com)

Libro d'esordio per questa scrittrice, a mio parere, molto riuscito. Un gioco pericoloso tra un bambino che cerca l'affetto che non ha in famiglia ed un lucidissimo criminale pedofilo annoiato dalla prigione. Una narrazione che mantiene il pathos fino alla fine, attraversando le emozioni del ragazzino che chiede solo di trovare il corpo dello zio in modo che la nonna e la mamma possano mettere l'anima in pace. Il tutto, ambientato nella cupa e soffocante brughiera, sotto il cui suolo potrebbe nascondersi un corpo che non si riesce a trovare.
Una storia originale, dolorosa, ma piena di speranza. Una scrittura scorrevole. Unico neo, a mio parere, un finale un po' precipitoso, dove non è proprio chiaro chi fa cosa.
Piaciuto molto.
Mio voto: 8 / 10

sabato 20 aprile 2019

Il paese delle nevi - Yasunari Kawabata




Titolo originale: 雪國 (Yukiguni) - 1935


Komako è una geisha del “paese delle nevi”, un paradiso termale sulla costa ovest della maggiore isola del Giappone, dove la neve è alta quindici piedi. Le cortigiane come lei hanno poco in comune con quelle che abitano in città: non potranno mai diventare famose musiciste o danzatrici, né penetrare tra le quinte della politica o degli affari. Il loro destino, infatti, è quello di maturare tra gli incanti e la corruzione del “paradiso”, perpetuamente dedite ai signori che, secondo la tradizione, salgono alle terme per trovarvi il riposo perfetto. Ed è proprio in questo paesaggio da sogno che Komako incontra Shimamura, un ricco e raffinato esteta, con il quale darà vita a un gioco di trasporti trattenuti e rinfocolati, inesorabilmente destinati a svanire. Capolavoro di inesprimibili e struggenti stati d’animo, Il paese delle nevi può essere considerato un piccolo poema in prosa, dove amore e morte si intrecciano in un’atmosfera di diffusa malinconia e incombente tragedia. (www.einaudi.it)



La difficoltà principale di questo libro è quella di entrare nella mentalità giapponese. Purtroppo, Kawabata dà per scontato che chi legge sappia, per esempio, cosa sono le geishe, che nel mondo occidentale sono spesso associate, erroneamente, a delle prostitute. Avendo già letto "Memorie di una geisha", mi è stato effettivamente più facile non cadere in questo fraintendimento.
Ambienti e personaggi rendono molto bene l'idea del Giappone. Kawabata ci regala minuziose descrizioni dei paesaggi al punto di visualizzarli come se li vedessimo dal vero. 
La storia d'amore mi è parsa inconsistente. Komako, a tratti, è insopportabile, con atteggiamenti quasi schizofrenici (vado, no rimango, no vado). I dialoghi tra loro a volte sono proprio assurdi. Poi ad un certo punto c'è una specie di "triangolo" con l'altra geisha che non riesco a capire. Probabilmente c'è una simbologia che non ho compreso pienamente, visto anche cosa succede nella scena finale del libro.
Le scene più belle sono le descrizioni della vita quotidiana, in particolare mi è piaciuto il discorso della lavorazione dei kimono che vanno stesi sulla neve; è un elemento culturale molto interessante.
In alcune recensioni si parla di erotismo velato; io, sinceramente, non ne ho trovato traccia. Ho letto che questo libro è stato tradotto prima dal giapponese all'inglese e successivamente dall'inglese all'italiano; mi chiedo quanto questo abbia in realtà fatto perdere delle sonorità che aveva scritto l'autore.
La scrittura è scorrevole, paradossalmente ho avuto più difficoltà a leggere alcuni scrittori europei "vecchi" piuttosto che questo libro. 
Abbiamo letto questo libro col gruppo di lettura, e nella serata è stata presente anche una concittadina originaria del Giappone che ha sposato un italiano. E' stato molto interessante parlarne con lei che ci ha spiegato alcuni usi e costumi del suo paese. Tuttavia, qui credo sia giusto che parli di quella che è stata la mia esperienza di lettura. Effettivamente, è un libro che appare un po' freddo, come il freddo che circonda tutto nel paese delle nevi.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

domenica 24 febbraio 2019

Il prezzo dei soldi - Petros Markaris


Titolo originale: Offshore (2017)

Dopo anni di crisi, la Grecia vive un’entusiasmante ripresa economica, il denaro inizia di nuovo a scorrere e i greci tornano alle loro vecchie e buone abitudini. Così, quando un funzionario dell’Ente del turismo viene trovato morto nella sua abitazione, ucciso da un colpo di pistola alla testa, le indagini vengono chiuse in fretta con la confessione di due ladruncoli. Il miracolo economico non si può arrestare. Poco dopo, il nuovo vicecomandante ferma anche l’inchiesta sull’assassinio di un noto armatore. Solo il commissario Kostas Charitos nutre dei dubbi: strane coincidenze legano gli investitori che scommettono sul rilancio del paese al riciclaggio di denaro sporco nelle Isole Cayman.Due vittime sono molte, tre diventano troppe: il giornalista Sotiròpoulos, vecchia conoscenza di Charitos, viene giustiziato nella sua auto e il commissario decide, allora, di seguire il suo intuito, di indagare per conto proprio e contro il volere dei superiori. Charitos sa che solo ricostruendo la provenienza dei soldi potrà risolvere la serie di misteriosi omicidi.
Il grande ritorno del commissario Kostas Charitos, la sua decima inchiesta, in cui arriva a mettere a repentaglio la propria carriera nella polizia pur di smascherare i nuovi poteri che tengono in ostaggio l’intero paese. (www.lanavediteseo.eu)

ATTENZIONE contiene spoiler sulla trama.
Questo libro è stato proposto per il gruppo di lettura e devo dire che nel complesso mi è piaciuto abbastanza. In primo luogo, mi è piaciuto il commissario Charitos, poliziotto integerrimo, disposto anche a rischiare la propria carriera pur di fare la cosa giusta. Un commissario che, a differenza di tanti altri trovati nei libri, non beve, non fuma come un turco, non si impasticca, non ha una vita sfasciata; anzi, ha una moglie a cui non scappa nulla e una figlia laureata in legge che si occupa di immigrati. Poi ci sono anche gli altri personaggi di contorno. Mi è piaciuta questa figura, sì.
La storia di questo libro, invece, mi lascia un po' l'amaro in bocca. Alla fine, gli arrestati non sono altro che capri espiatori, mentre tutta la storia che sta dietro alle morti viene raccontata a Kostas da un personaggio misterioso verso la fine. E qui saltano fuori intrighi, riciclaggio di denaro, e cose del genere. Rimane un che di "fatalistico": le cose vanno così, inutile voler arrivare alla verità, perchè ciò che conta è la ripresa della Grecia, non importa a nessuno come ci si arriva.

"Il mondo crede che ci servano dittature e paesi canaglia per svolgere indisturbati le nostre attività, ma non è così. Anzi, è un grosso errore. 
Tutti tengono gli occhi puntati su questi paesi e ne controllano e ne commentano ogni singola azione. Per noi è un problema, perché diventiamo facili bersagli e non possiamo più restare nell’ombra, là dove è, effettivamente, il nostro posto. Al contrario, in un paese normale, con un governo democraticamente eletto, con un parlamento e delle istituzioni, nessuno presta attenzione a noi, perché, come le dicevo, a nessuno interessa l’origine del denaro. Basta che esista e che garantisca lo sviluppo.”

La storia è un po' "fanta-politica", ma mi piace l'ambientazione greca della vicenda. Il traffico di Atene l'ho vissuto l'anno scorso, mi ci sono ritrovata. Sembra veramente di toccare con mano le difficoltà economiche dei greci e il loro entusiasmo per l'aumento salariale. Markaris, attraverso il commissario, sembra un po' mettere in guardia i greci dalle soluzioni troppo facili per uscire dalla crisi.
Nel complesso il libro mi è piaciuto e mi ha anche messo voglia di cercare i precedenti libri del commissario, perchè questo è il decimo della serie.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

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La serie del commissario Charitos:

Ultime della notte (1995) 
Difesa a zona (1998) 
Si è suicidato il Che (2003) 
La lunga estate calda del Commissario Charitos (2007) 
La balia (2008) 
Prestiti scaduti (2011) 
L’esattore (2012) 
Resa dei conti (2013) 
Titoli di coda (2015)
Il prezzo dei soldi (2017)
L'università del crimine (2017)

lunedì 18 febbraio 2019

Il gatto che amava Brahms - Lilian Jackson Braun


Titolo originale: The cat who played Brahms (1987)

Jim Qwilleran decide di prendersi qualche giorno di vacanza, con l'idea di mettersi a scrivere un libro. In compagnia di Koko e Yum Yum, i diletti siamesi, si mette in marcia verso Pickax, nella contea di Moose, dove abita una cara amica di sua madre, l'eccentrica "zia Fanny". Ma la vita in un piccolo paese appare subito strana a Qwilleran: passi misteriosi sul tetto del cottage, abitanti sospettosi, gente che va a casa sua quando lui è fuori, oggetti dorati che spariscono.
Poi un giorno, mentre sta pescando su una barca condotta da strani marinai, Qwilleran aggancia un cadavere. O è davvero solo un copertone come gli fanno credere? Ma nonostante la nebbia, Jim è convinto di averci visto bene. In breve verrà quindi coinvolto nella ricerca della soluzione del caso, mentre Koko sviluppa una esagerata passione per la musica classica.

Quinto capitolo della serie "il gatto che..". Questo è anche il primo libro ambientato a Pickax City. Per qualche motivo, la Braun, ad un certo punto, ha voluto trasferire il suo personaggio in questo paesino sperduto "600 chilometri a nord di ogni dove", e allora gioca la carta dell'eredità. Perchè purtroppo anche zia Fanny verrà a mancare e, nell'ultimo testamento, ha nominato proprio Qwill erede di ogni suo bene. E Qwill si trova a dover decidere se tornare al suo paese ed accettare un lavoro come giornalista investigativo oppure accettare la fortuna che ha ereditato, sulla quale però pesa il vincolo di doversi stabilire proprio a Pickax.
Un po' come in tutti i libri della Braun, la storia fila lineare fino a quando è ora di dipanare la matassa; lì diventa difficile capire chi sia il colpevole e soprattutto perchè lo faccia. In realtà, la vicenda del copertone è più per mettere sul chi va là il giornalista (infatti la soluzione gli verrà fornita da una sua conoscenza, senza che ciò abbia strascichi nella storia), ma il vero caso su cui si trova ad investigare è più contorto. Per fortuna Koko sa come sono andate le cose e cerca di farsi capire dal suo padrone.
Io ho una vera passione per i due gatti siamesi e per Qwill, quindi, pur non essendo un capolavoro della letteratura gialla, è un libro che si legge volentieri, rilassante e piacevole.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

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Serie "Il gatto che...":


2) Il gatto che mangiava i mobili  
3) Il gatto che accendeva il registratore  

lunedì 11 febbraio 2019

Il gatto che aggiustava i cuori - Rachel Wells


Titolo originale: Alfie the doorstep cat - 2014

Come ogni gatto, Alfie adora passare le sue giornate sonnecchiando sul divano davanti al camino. Un po’ di carezze, un po’ di fusa rumorose, ed è felice. Ma all’improvviso è costretto a lasciare la casa in cui è cresciuto, e si ritrova solo e sperduto per le strade di Londra. Tutto cambia quando arriva in Edgar Road, una via piena di verde e di bellissime villette a schiera. Alfie capisce subito che solamente lì può sentirsi di nuovo a casa. Solamente lì può trovare una nuova famiglia. Eppure gli abitanti del quartiere non sono pronti ad accoglierlo. Concentrati sui loro problemi, non hanno tempo per occuparsi di lui. Fino a quando scoprono che non è un gatto come gli altri. Ha un dono speciale: è capace di riconoscere i desideri più nascosti. Alfie sa bene che Claire è ancora in cerca di amore dopo essere stata lasciata dal fidanzato; che Jonathan, cinico e disincantato, in realtà si sente troppo solo, e che Polly vorrebbe solo qualcuno in grado di proteggerla. Giorno dopo giorno, si accorgono di quanto abbiano bisogno di lui. Il loro nuovo amico è pronto ad aiutarli, a provare a cambiare le loro vite, a riaccendere le loro speranze. Perché Alfie è in grado di aggiustare quello che il destino a volte ha rotto e ad ascoltare la melodia silenziosa dei loro cuori. Un romanzo che è un caso editoriale unico. Con 100.000 copie vendute in un mese è salito in vetta alle classifiche inglesi. Adorato dai librai indipendenti, Il gatto che aggiustava i cuori ha acceso tra i lettori un inarrestabile passaparola. Un protagonista dolce e buffo come il gatto Alfie, e la sua capacità di aiutare le persone a ritrovare sé stesse. Un libro che regala felicità, e insegna che c’è sempre una sorpresa in arrivo. (www.garzanti.it)

Molto tenero. Scorrevole. Ovviamente per gattari. Il libro è narrato in prima persona da Alfie stesso e cerca di interpretare i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Mi è piaciuto questo punto di vista. Ho sofferto molto per la sorte di Alfie ad inizio libro, quando per la morte della sua anziana padrona, preferisce scappare piuttosto che finire in gattile. Ma la vita di strada non è facile. 
Ovviamente qui parliamo di lieto fine e storie che comunque si risolvono bene. Il finale di Claire l'avevo un po' capito.. cioè, non avevo capito come si sarebbe liberata di Joe, ma con chi si sarebbe messa dopo, beh era lampante!
Le storie dei personaggi, pur toccando problemi terribili, rimangono molto "soft". Forse è giusto così per un libro che vuole comunque essere di svago e non troppo impegnativo. Non è un capolavoro, ma si legge volentieri per rilassarsi un po'. Una bella favola.
Mi è piaciuto molto che la suddivisione in capitoli fosse accompagnata dal disegnino del gatto.

Quello che non capisco e che mi chiedo, è se le case editrici leggono il libro o lo sfogliano appena. A parte il titolo, che come sempre è libera interpretazione e quasi mai la traduzione dell'originale, ma vorrei capire perchè il gatto citato nel libro è grigio mentre in copertina ce n'è uno rosso e, oltre a ciò, volendo proprio essere pignoli, visto che parliamo di un gatto "di quartiere", per quale motivo il gatto di copertina è in mezzo all'erba manco fosse in un bosco. Mah.

Mio voto: 7 e mezzo / 10.