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domenica 20 dicembre 2020

Un mare di silenzio - Cristina Rava


Titolo originario: Un mare di silenzio. Un'indagine di Ardelia Spinola (2012)

È un freddo pomeriggio di Capodanno, in un paesino dell'entroterra ligure. Ardelia Spinola, genovese, è medico legale. Viene chiamata per un duplice omicidio: due algerini uccisi a fucilate in una casupola di campagna. Uno faceva il pediatra, l'altro era ancora un ragazzo. Poco lontano, mentre si avvicina al suo pick-up, Ardelia trova una chiavetta USB e prima di consegnarla al giudice decide di dare un'occhiata. Quando la apre, trova un testo in arabo... Inizia così un'indagine difficile e molto pericolosa, anche perché Ardelia ama fare di testa sua. Per fortuna a darle una mano c'è Gabriel, un ottantenne che dalla vita ha imparato molte cose. E poi ci sono le amiche, quelle che arrivano da Genova e quelle che incontra nelle sue avventure. (www.ibs.it)

ATTENZIONE: contiene piccoli spoiler sulla vicenda!

Ero curiosa di leggere un libro di questa autrice, anche perchè ho una conoscente che ne parla molto bene. A me non ha convinto. 
In questo libro, paradossalmente, c'è troppo e allo stesso tempo non c'è nulla.
C'è troppo perchè ci sono gli omicidi dei due algerini e subito si parte con discorso degli immigrati, dell'odio degli italiani verso di loro, ecc. ecc. C'è un bellissimo romanzo, quello dentro la chiavetta usb, che sembra avere un qualche senso con la vicenda e invece non ne ha affatto, se non altro ci aiuta a capire come il più giovane dei due morti fosse davvero sulla buona strada per essere un bravo scrittore. Però da come se ne parla, sembra possa essere un indizio fondamentale nell'indagine e invece non lo è.
In pratica abbiamo un romanzo nel romanzo, dove quello scritto dal ragazzo è decisamente meglio di quello scritto dall'autrice del libro (è proprio un racconto bellissimo, pieno di poesia, di tutt'altro stile al punto da chiedersi se sia stato scritto dalla stessa persona...).
Poi abbiamo Ardelia, medico legale, che decide di investigare per conto suo e si caccia nei guai, ritrovandosi perseguitata da un criminale che le telefona ad ogni ora della notte, dà fuoco al suo adorato pick-up e le fa trovare un topo morto e una scritta con sangue di coniglio sulla porta di casa. Ma assolutamente no, non vuole andare dai carabinieri (lei poi che ci ha a che fare per lavoro? mah..), si fa aiutare da uno zio ebreo scampato ad Auschwitz ed ex militante dei servizi segreti israeliani, da un'amica che va in giro ad ascoltare pettegolezzi e da un ragazzo che rischia di lasciarci la pelle. Ma i carabinieri eh no, quelli no. Non so, Ardelia mi è sembrata veramente poco professionale, oltre che poco credibile un po' la situazione. Molto frivoli i dialoghi, poco profondi, non riescono a far trasparire la paura che sicuramente sta provando.
Se ho capito bene, questa è la prima indagine in cui la Spinola opera da sola, senza il Commissario Rebaudengo. Spero che i libri successivi siano un po' meglio, probabilmente li leggerò per vedere come si evolve il personaggio (e poi vorrei recuperare i romanzi su Rebaudengo).
Ah, dimenticavo, ad un certo punto viene citato un proverbio detto della nonna di Ardelia, in genovese, senza traduzione. Sgradevole non sapere cosa ha detto.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

mercoledì 16 dicembre 2020

Catene d'argento - Patricia Logan


Titolo originario: Silver ties (2013)

Un serial killer ha preso di mira i gay di Los Angeles e l’ispettore di polizia Cassidy Ryan deve scovare il mostro prima che vengano ritrovati altri cadaveri mutilati. Le indagini lo portano a scoprire che tutte le vittime sono collegate a un famigerato club online chiamato DOMZ.com. Il proprietario del sito, Zackary Teak, è incredibilmente attraente ma anche esasperante e poco collaborativo. Dopo aver trascorso anni alla buoncostume a investigare sui crimini legati alla pornografia, Cassidy sente di odiarlo a pelle. Zack Teak oltre a essere un uomo ricco è anche un rinomato Dom, con una lunga lista di sub che non vedono l’ora di leccargli gli stivali. Nel momento stesso in cui posa gli occhi sul bel poliziotto, un ex marine dei reparti speciali, è determinato ad aiutarlo a esplorare la propria natura sottomessa, ma questi non vuole proprio saperne. E mano a mano che il biondo ispettore stringe il cerchio attorno al killer, soccombe anche all’attrazione per Teak e scopre che non è poi così male cedere il controllo e lasciarsi guidare dall’affascinate Dom. Unisciti ai due uomini nella loro caccia all’assassino, mentre cercano di non diventarne a loro volta vittime.

Dunque. Non sono una che si scandalizza facilmente, ma questo libro è proprio adatto a chi ama il genere. Avevo letto la trama ed ero preparata ad aspettarmi alcune scene piuttosto bollenti, ma la realtà è andata ben oltre. Diciamo che alcune sono proprio pornografiche, perchè ci sta decisamente meglio. Tra queste e le efferatezze compiute dal killer, beh insomma, non l'ho apprezzato particolarmente. Sono arrivata a questo libro perchè mi serviva un titolo in cui fosse presente la parola "silver". La trama era interessante. Man mano che procedevo nella lettura, mi è venuto da ripensare alla saga delle cinquanta sfumature; se quella vi ha scandalizzato, beh, non provate neanche lontanamente a guardare queste pagine.
In realtà la parte investigativa è quasi assente. A parte le prime pagine in cui vengono rinvenute le vittime e qualche paginetta in cui i detective, aiutati dall'FBI, provano a fare qualche ricerca, in realtà il grosso della storia è concentrata su Zach Teak e il detective Cassidy Ryan. Teak è il proprietario di questo sito per appuntamenti BDSM tra gay; Ryan è un gay non ancora dichiarato. Entrambi provano immediatamente una grande attrazione l'uno per l'altro e nel giro di poche ore si trovano a trombare come ricci. Teak, che è un dom, è entusiasta all'idea di avere Ryan come sub, ed è entusiasta all'idea di fargli provare giochi erotici sempre più spinti. Vi tralascio ovviamente la serie di parole utilizzate per descrivere questi incontri, che alla lunga, più che scandalose sono semplicemente noiose. Stavo pensando però che, in altri libri, la sequenza di "cazzi", "uccelli" e dintorni mi è risultata più volgare che qui. Forse è stata brava l'autrice ad inserirli all'interno di un linguaggio asciutto piuttosto scorrevole (anche se alcuni passaggi, tipo gli "aaaah... siiii" sono illeggibili dai, e alcuni punti sembrano più una sceneggiatura un po' forzata che non un romanzo).
Dicevo, praticamente tutto il libro si basa sulla storia sessuale dei due uomini, i quali ad un certo punto si rendono conto che si sono innamorati, e questo ci sta.
Secondo me è un libro che non è nè carne nè pesce. O, meglio, la trama riportata in copertina dà l'idea del thriller, o che almeno la parte thriller e la parte amorosa si equiparino. La caccia all'assassino? La realtà è che la parte thriller è inesistente, ed è anche chiusa frettolosamente, dà proprio l'idea che in qualche modo dovesse chiuderla e allora prendiamo il primo psicopatico che pure confessa prima che Ryan arrivi in centrale (inoltre confessa all'FBI ma a noi vengono dette solo poche parole). Oltretutto, io capisco la passione, ma Ryan mi è parso poco professionale e veramente incauto.
Mah. Sinceramente l'ho gradito poco. Purtroppo, visto che mi serve per un paio di sfide, non potevo mettermi a cercare un altro libro, ma sono grata che fosse abbastanza breve. Probabilmente questa cosa del dom/sub così estremo non fa per me. Questo è il terzo libro di una serie, ma sono abbastanza sicura che non leggerò gli altri.
Mio voto: 4 / 10

domenica 13 dicembre 2020

Non fare questi errori - Alberto Sangalli

 

Titolo originale: Non fare questi errori: se hai una piccola attività, vuoi crescere, sviluppare un'idea o cambiare vita (2020)  

Questa guida si rivolge ai piccoli imprenditori, agli artigiani, a chiunque desideri diventarlo, a chi ha un'idea nel cassetto ed a chi vuole cambiare vita e lavoro. Indipendentemente dall'età, dalle esperienze e dal settore lavorativo. La guida aiuta a sviluppare le basi per una giusta visione imprenditoriale. Aspetti che vengono sempre sottovalutati o tralasciati negli insegnamenti scolastici e nei corsi di formazione. Fornisce spunti utili a chi non ha mai pensato di avviare una attività in proprio, a chi ha un'idea da sviluppare o vuole cambiare vita. La guida fornisce indicazioni utili anche per evitare una serie di errori molto comuni nella gestione del marketing, dell'immagine e della comunicazione nelle piccole aziende ma anche nelle associazioni e nelle iniziative locali. Con la giusta visione imprenditoriale si evitano errori ed insuccessi che possono essere molto costosi, sotto tutti gli aspetti. Anche l'idea più straordinaria può rimanere per sempre in un cassetto oppure naufragare miseramente appena si scontra con la realtà. Questa guida è un contributo concreto per imboccare strade di successo. Attraverso la descrizione di una serie di esperienze imprenditoriali vissute in prima persona dall'autore lungo un percorso di circa 30 anni, vengono forniti spunti e suggerimenti utili per imparare ad avere il giusto approccio a tutti gli aspetti gestionali di qualsiasi piccola attività. Non esistono ricette miracolose e questa guida fornisce anche consigli per evitare molte trappole dei ciarlatani del web o certe iniziative inutili e dispendiose. L'avvio e la gestione di qualsiasi attività richiede sempre entusiasmo, caparbietà ma anche razionalità. In questa guida, ripercorrendo le situazioni vissute dall'autore, verranno analizzati molti modi per affrontare le decisioni nel modo giusto. Alberto Sangalli nasce a Rivolta d'Adda (CR) nel 1962. Ha lavorato come dipendente, consulente ed imprenditore in settori molto diversi tra loro: dagli aerei alle barche fino all'agricoltura ed al marketing. Lunga esperienza nel settore e-commerce, si è occupato anche di formazione, team management, traduzioni e fotografia. (www.amazon.it)

Una guida interessante, in cui l'autore parla delle proprie esperienze lavorative come imprenditore, dopo che ha lasciato il lavoro "sicuro" da dipendente. E' una guida schietta, scritta senza mezzi termini, in cui vengono anche demolite alcune realtà come gli OGM, il movimento vegano, il movimento ambientalista, alcune istituzioni famose. E' un libro scritto in modo discorsivo, come se fosse una chiacchierata tra due persone e in realtà su molte cose non dice niente di nuovo, almeno per me che, lavorando da una partita iva e "bazzicando" nel mondo del fatto a mano, ho visto benissimo alcune delle situazioni descritte. In effetti, molti dei consigli, non sono niente che già non sappia, ma sono un interessante refresh.
Ho trovato alcuni refusi nella scrittura, niente di grave ma sono sgradevoli.
Sono solo perplessa su una cosa: ho sempre saputo (proprio da chi segue il settore del personale) che saltare tra troppi lavori diversi non sia una cosa così positiva. E' vero che qui stiamo parlando di mentalità imprenditoriale, ma questa cosa mi lascia un po' così. 
Ripeto, una lettura interessante, forse ancora di più per chi non sa di cosa si sta parlando.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

sabato 28 novembre 2020

Armocromia - Rossella Migliaccio


Titolo originale: Armocromia: Il metodo dei colori amici che rivoluziona la vita e non solo l'immagine (2019)

Quante volte ci capita di sentirci spenti, giù di tono, incapaci di esprimere la luce che sentiamo brillare in noi? Diamo la colpa alla mancanza di sonno, allo stress o alla giornata sbagliata, ma non siamo consapevoli che la ragione è un'altra: i colori. Come le tempere sulla tavolozza di un grande pittore, anche la nostra pelle ha bisogno degli abbinamenti giusti per risplendere. Ma come fare a orientarsi? Come capire quali sono i colori giusti per noi? Il segreto c'è, si chiama armocromia ed è il metodo scientifico ideato da Rossella Migliaccio, possiamo identificare la nostra palette di colori personale, conoscere le sfumature che ci valorizzano e imparare a far risaltare il nostro fascino e la nostra unicità. Impareremo a conoscere i colori che ci sono amici e a declinarli per scegliere abiti, accessori, make-up, arredamento... Ma non è solo una questione di immagine: riscoprire i colori ci spinge a domandarci quando e perché abbiamo smesso di usarli, a rivedere la nostra storia e, talvolta, a iniziarne una nuova. Conoscere il linguaggio segreto dei colori può cambiarci la vita, rendendoci più sicuri, più belli e, di conseguenza, più felici. (www.anobii.com)

Quando ho parlato di questo libro ad una amica (che potrebbe fare a gara con la Migliaccio per competenza in materia) mi ha risposto che questa autrice ha costruito un business su un concetto che per alcuni addetti ai lavori è una cosa ben risaputa.
Il libro mi ha messo molta curiosità. La prima metà circa, in cui spiega un po' come funziona l'armocromia, è piuttosto interessante. Quando arriva a dare consigli specifici stagione per stagione, sinceramente mi è diventato un po' noioso. Il problema è che si dovrebbe arrivare a questa parte del libro avendo già idea della stagione a cui si appartiene, quantomeno per essere più coinvolti.
Io non ho in casa i "drappi" con cui fare le prove che si dovrebbero e non sono riuscita ad identificarmi in una stagione particolare. Anzi, secondo il mio parere, guardando i colori che credo mi stiano meglio, dovrei trovarmi in una stagione che però non sembra la mia per le caratteristiche. Va beh, spero di riuscire a colmare questa lacuna perchè sarei curiosa di scoprire il risultato.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

mercoledì 25 novembre 2020

Venti giorni con Julian - Nathaniel Hawthorne


Titolo originale: Twenty days with Julian & Little Bunny by Papa - 1851

Nell'estate del 1851, rimasto solo con il figlio di cinque anni, Hawthorne si ritrova di fronte a un infaticabile produttore di parole e di domande. Schivo, introverso, non è abituato alle piccole incombenze che accompagnano la vita di un bambino: vestirlo, nutrirlo, distrarlo sempre rispondendo alle sue incessanti domande. Il risultato è un modello, ironico e autoironico, del modo di intendersi di un padre e un figlio, un resoconto di un rapporto dove l'unico adulto che appare è Herman Melville che fa visita all'amico per parlare del possibile e dell'impossibile. Come osserva Paul Auster nel suo saggio introduttivo, Hawthorne è riuscito a compiere quel che ogni genitore sogna: far vivere il proprio figlio per sempre. (www.ibs.it)

Mi serviva un libro con il numero "venti" scritto nel titolo e ho trovato questo. La trama sembrava potenzialmente spiritosa. E' un libro di un centinaio di pagine, di cui 26 sono composte dall'introduzione di Paul Auster.
Hawthorne si trova da solo con un bambino di due anni, vivace e chiacchierone, perchè la moglie è andata a far visita ai genitori portandosi dietro le altre due bambine.
Il libro è stato scritto tipo diario, più che altro per far sapere alla moglie cosa è successo nei giorni che hanno passato senza di lei. In realtà dopo un po' diventa abbastanza noioso perchè molte cose sono sempre quelle: si alzano, si lavano, prova malamente ad arricciare i capelli al bambino, fanno la passeggiata per andare a prendere il latte, si fermano al lago a pescare. Hawthorne si rammarica che avrebbe voluto scrivere anche alcuni dei ragionamenti che fa il bambino, ma sono troppo lunghi e spesso non li ricorda. 

"E' impossibile scrivere, leggere, pensare, o anche dormire (durante il giorno) perchè, in un modo o nell'altro, ricorre a me continuamente; eppure è un ometto così gioviale e amabile che sa darmi, inframmezzato a tutto il fastidio, un innegabile piacere"

Sono poche le novità che rompono la routine. Ogni tanto fa loro visita Hermann Melville (sì, lo scrittore di Moby Dick). 
Una volta sono andati a far visita ad una colonia di "shakers" di Hancock, di cui Hawthorne ha un enorme disprezzo al punto da dire che "prima la setta si estinguerà - un'estinzione che, vengo a sapere con gioia, non si prevede lontana nel tempo" ed è molto fiero di Julian quando manifesta la necessità di espletare i propri bisogni corporali in quel luogo.

Julian ha una passione per la natura e i suoi doni, ed ama pescare.

"Una simile perseveranza merita certo ricompensa migliore di quella che probabilmente otterrà; anche se lui sembra divertirsi e, a cose fatte, non mostra mai alcun segno di delusione"

In alcuni punti è stato pessimo il comportamento nei confronti del coniglietto che hanno in casa. Hawthorne ha provato anche a liberarsene regalandolo ma gli è stato reso. Ad un certo punto la povera bestiola, che tutto sommato cominciava ad affezionarsi a loro, muore.

"Dopo colazione ho scavato una fossa, e abbiamo piantato il povero coniglietto in giardino; e il signorino ha espresso la speranza che per domani su di lui possa spuntare un fiore". 

Forse l'unica che è stata male per il coniglietto sono stata io.
Libro carino come idea, ma alla lunga diventa un po' ripetitivo. Simpatico in alcuni punti, ma niente di che.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

sabato 21 novembre 2020

Pippi calzelunghe - Astrid Lindgren



Titolo originale: Pippi Långstrump - 1945 
Titolo inglese: Pippi longstocking 

"Un tempo avevo paura di rimanere in casa da sola, ma ora non più, perché Pippi è con me" ha scritto ad Astrid Lindgren una bambina giapponese. "Pippi Calzelunghe" è un libro conosciuto in tutto il mondo e tradotto in 54 lingue, di cui l'ultima dell'elenco è lo zulù. Anche voi troverete in Pippi una compagna forte, allegra, furba e ricchissima; vive sola a Villa Villacolle e non ha paura di niente: sta benissimo anche senza genitori, perché così nessuno le dice quando è ora di andare a letto o le insegna le buone maniere, che non servono a nulla se non si è veramente generosi. E Pippi, appunto, lo è. Leggete le sue avventure e vi sentirete, come lei, tanto forti da sollevare un cavallo. Età di lettura: da 7 anni. (www.ibs.it)

Mi serviva un libro in cui comparisse un'immagine capovolta e su goodreads ho scoperto questo libro (in realtà, la versione italiana che ho letto io, non ha l'immagine capovolta ma pazienza). Da piccola avevo visto la serie tv e ne ho ricordo molto divertente. Ad essere sincera, il libro, invece, mi ha lasciata un po' perplessa.
Tralasciamo alcuni elementi che sono proprio inverosimili, ad esempio che Pippi viva da sola oppure che i genitori di Tommy ed Annika li lascino andare nell'isola sperduta per mesi così senza battere ciglio, o ancora che pur non essendo mai andata a scuola in realtà parli con una grammatica corretta (anche i congiuntivi o i condizionali...). Pippi è una bambina molto fantasiosa, che dice un sacco di bugie, che è capace di sollevare un cavallo come se fosse un moscerino. E' una bambina che sa prendersi cura di se stessa, cucina leccornie ed è capace di gesti molto generosi. Di contro, è una bambina piuttosto maleducata, specialmente le due volte che ha a che fare con la scuola. Forse, visto con gli occhi di un bambino, le sue bravate sono divertenti, ma sicuramente con gli occhi di un adulto rimango un po' perplessa. Diciamo che non sono sicura che farei leggere questo libro ad un bambino, soprattutto se è un po' discolo, o potrebbe trovare delle giustificazioni per continuare a comportarsi male.
Sicuramente la lezione che Pippi ci può lasciare sono i suoi atti disinteressati di generosità e il suo saper giocare usando la fantasia (a differenza dei bambini moderni).
Lettura carina ma non mi ha fatto impazzire.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

domenica 1 novembre 2020

44 gatti in noir - AA.VV.


Titolo originale: 44 gatti in noir. Seconda antologia di racconti in memoria di Marco Frilli (2018)

Seconda antologia di racconti in memoria di Marco Frilli. In questa seconda antologia di racconti che dedichiamo a chi molti di noi definivano 'Grande Capo' protagonisti, oltre Marco stesso e gli investigatori 'seriali' creati dagli autori, sono gatti. Chi - lettore o scrittore - ha la fortuna di coabitare con amici dalle sette vite certo conosce la loro passione per le parole, che siano già stampate o in composizione: non appena si abbandona un libro o la tastiera del pc, anche per qualche secondo, ecco che immancabilmente i nostri compagni pelosi vi ci si sdraiano sopra, fino a spingersi come Cattarina, la micia del nostro 'nonno putativo' Edgar Allan Poe, a prendere forma di colli di pelliccia sulle spalle di chi legge o crea. Comunque, qui non si possono certo lamentare di non aver ricevuto le dovute attenzioni: in quarantaquattro storie noir talentuosi autori (Frilli e non solo) li hanno resi attori protagonisti o caratteristi indispensabili, interpreti declinati in tutte le sfumature caratteriali proprie dei piccoli felini, apparentemente imperscrutabili e spiazzanti, che vanno dal nero di una notte omicida al rosa dell'amore riconoscente che solo gli animali sanno sempre incondizionatamente dare. Insieme a loro, come si diceva, investigatori (e non solo) nati dal connubio tra fantasia e inchiostro incontrano Marco Frilli - editore, amico, vulcanico consigliere, critico costruttivo e, su tutto, lavoratore infaticabile e padre di famiglia - che gli autori (suo figlio Carlo compreso) hanno avuto la capacità di ricordare non con elogi retorici ma rendendolo ancora vivo e pieno di verve. Perché, come sosteneva Pablo Picasso, "tutto ciò che puoi immaginare è reale", credo che chi leggerà questi racconti avrà la sensazione che Marco se ne sia sì andato, ma per una meritata vacanza dalla quale, prima o poi, farà ritorno. (www.anobii.com)

Come dice la presentazione, il libro è composto da 44 racconti in cui ci sono come protagonisti anche i gatti (tra l'altro, in uno vengono citati i miei siamesi adorati Koko e Yum Yum della serie di Lilian Jackson Braun). In tutti i racconti compare anche Marco Frilli, nel ruolo di sè stesso, editore e gattofilo.
Da quello che ho capito, Marco Frilli è stato il fondatore dell'omonima casa editrice, adesso seguita dai figli, la quale, almeno all'inizio, ha cominciato a pubblicare libri gialli / noir ambientati a Genova.
Sapete bene che non amo i racconti, ma mi serviva un'antologia e questo libro, acquistato mesi fa, cadeva a fagiolo. Oltretutto, parte dei proventi del libro venivano devoluti in beneficienza, ma questo è un altro discorso.
Quello che traspare dai racconti è che questo Marco Frilli è stato molto amato dagli autori che ha pubblicato e, in generale, dalle persone che aveva intorno, perchè era una persona molto cordiale, spiritosa, piacevole da averci a che fare. Alcuni dei racconti sono molto teneri, alcuni un po' macabri. Lo ammetto, non ne ho trovato uno che mi abbia fatto impazzire. Probabilmente questa raccolta è più apprezzata da chi conosceva Frilli e per cui i racconti hanno anche una componente affettiva. A me ha fatto piacere leggerli ma sì, niente di che, diciamo che nessuno dei racconti mi ha fatto venire voglia di leggere qualcosa degli autori che li hanno scritti. Ma magari una volta o l'altro mi capiterà un giallo della Frilli Editori sotto mano. Piacevole ma niente di che (però lo ripeto, i racconti sono un genere che amo poco...).
Mio voto: 7 / 10

lunedì 26 ottobre 2020

L'ombra del vento - Carlos Ruiz Zafón


Titolo originale: La sombra del viento (2001)
Titolo in inglese: The shadow of the wind.

Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra. (www.ibs.it)

Non avevo mai letto niente di Zafon e ho trovato davvero bello questo libro.
La voce narrante è Daniel, che poi è anche il protagonista della storia. Quando suo padre lo porta al Cimitero dei libri dimenticati, Daniel viene attratto da un libro che si intitola "L'ombra del vento". Secondo la tradizione, del libro che ha scelto ne dovrà avere cura per tutta la vita. Questo scritto gli piace a tal punto che vuole leggere qualcos'altro del suo autore, Juliàn Carax, ma nessuno dei suoi libri pare recuperabile. Anzi, quello in suo possesso sembra addirittura essere l'ultima copia rimasta in circolazione. Tutto ciò rende Daniel curioso, e comincia ad investigare sulla vita di questo autore sconosciuto. Finirà travolto in una vecchia storia di amicizia e vendetta, finendo quasi per lasciarci la pelle. Nel frattempo, Daniel cresce, si innamora di Beatriz, sorella del suo migliore amico Tomàs, e nella sua ricerca viene affiancato da uno strano personaggio che si fa chiamare Fermìn Romero de Torres, un barbone dal passato misterioso a cui Daniel ha dato una seconda possibilità prendendolo a lavorare nella libreria con suo padre (e mai assunzione fu più azzeccata). Ma le investigazioni di Daniel risvegliano dei fantasmi che non dovevano essere svegliati, portando alla morte diversi dei personaggi che conoscevano Carax in passato. Particolarmente accanito è l'ispettore Fumero, che si è fatto strada nella polizia in maniera non proprio limpida, e che è assetato di vendetta nei confronti di Carax.
Le vicende di Daniel si intrecciano con le vicende di Carax, in una maniera molto armoniosa, a tratti quasi fossero la stessa persona.
Una lettura intrigante, di quelle che fai fatica a mettere giù, dove c'è una grossa componente di intrigo, ma anche tanto amore.
Ho letto che la serie del cimitero dei libri dimenticati è composta da quattro libri. Credo che li leggerò, prima o poi.
Mio voto: 9 / 10

giovedì 8 ottobre 2020

Britt-Marie è stata qui - Fredrik Backman


Titolo originale: Britt-Marie var här - 2014
Titolo inglese: Britt-Marie was here

Britt-Marie ha sessantatré anni, un marito che accudisce con dedizione, una vita da casalinga premurosa con l'ossessione per l'ordine e la pulizia. Ma cosa accadrebbe se scoprisse che il tranquillo Kent la tradisce da anni? Lo lascerebbe. E allora eccola qui, Britt-Marie, sessantatré anni, un po' in ansia per il futuro e un po' in preda alla nostalgia per il buon caffè di casa, mentre si registra (come una criminale!) all'ufficio di collocamento. Ora che vive sola, infatti, teme che, se dovesse capitarle qualcosa di brutto, nessuno se ne accorgerebbe. Meglio avere un lavoro allora. Fosse anche in un paesino sperduto, con un campo da calcio chiuso, una scuola chiusa, una farmacia chiusa, un negozio di liquori chiuso, un ambulatorio chiuso, un negozio di alimentari chiuso, un centro affari chiuso e una strada che porta in due direzioni. Abitato da adulti alcolizzati e ragazzini che passano il tempo giocando a calcio in un parcheggio. Britt-Marie atterra come un alieno nella piccola comunità di Borg, ma i suoi modi burberi e formali, la sua mania per la pulizia conquistano subito gli abitanti. Viene addirittura nominata allenatrice della squadra di calcio. E lei si lascia trascinare, in pochi giorni stringe amicizie e fa molte più esperienze di quante ne abbia mai fatte in tutta la sua vita. Così, quando un tragico evento sconvolge la comunità, Britt-Marie capisce che è venuto il suo momento di combattere. Dopo lo scorbutico e adorabile Ove, il protagonista del suo romanzo d'esordio che ha appassionato milioni di lettori, Fredrik Backman crea un altro memorabile eroe. Britt-Marie è stata qui è la storia di una trasformazione, di una donna e di un'intera comunità. Il racconto divertente e toccante su come anche la più burbera delle persone possa rivelarsi tenera e amorevole, e possa lasciare il segno nella vita degli altri, facendo ricordare per sempre di "essere stata qui". (ibs.it) 

Ho adorato il precedente libro di Backman. Ove era un vecchio brontolone dal cuore tenero, il romanzo mi era piaciuto tantissimo. Ammetto di aver scelto questo libro perchè mi completava due sfide, la color coded per le sfumature di verde e soprattutto la Bechdel della popsugar. 
Diciamocelo, Britt-Marie è una ca*acaz*o. E' una maniaca compulsiva del pulito, che non giudica gli altri no no. Mi ci è voluto quasi mezzo libro per entrare in sintonia con lei. Forse perchè Backman ha veramente calcato la mano sulle sue manie. E' molto triste il bagaglio che si porta dietro, veder morire la sorella in un incidente d'auto e sentirsi abbandonata completamente dalla madre. Innamorarsi di un uomo che la tradiva, sposarne il fratello che sembrava amarla e che invece la tratta come una schiava (oltre a tradirla). Aver paura di morire senza che nessuno si accorga di te. In effetti, su quest'ultima cosa ci sto molto male anche io.  
E' molto bello il percorso di crescita che fa. Libera da ciò che la incatenava, Britt-Marie finalmente può scoprire il suo lato tenero, in una comunità dove troppa gente si è arresa.  Mi è piaciuto molto il rapporto col ratto, a cui lei prepara gli snickers sul piattino in modo che non vada a mangiare in giro per il centro ricreativo. 
Mi chiedevo cosa avrebbe fatto nel finale. Non avevo considerato quello che ha deciso di fare. In effetti, per una volta ha scelto di mettersi al primo posto. "Ha!" 
Lettura piacevole ma un pelino lenta nella prima metà. 
Mio voto: 7 / 10 

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury


Titolo originale: Fahrenheit 451 - 1953

«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce.» 
Montag fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Così vuole fa legge. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall'incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica. (www.ibs.it)

Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza nato dall'espansione di un racconto che si intitolava "The fireman". E' ambientato in una società distopica nella quale possedere libri è un reato e i pompieri hanno il compito non di spegnere gli incendi bensì di scovare chi detiene libri e bruciarli (con anche la casa intera).
Il titolo deriva dal fatto che l'autore aveva telefonato ad una caserma per chiedere la temperatura a cui brucia la carta e gli era stata data questa risposta.
Guy Montag è un pompiere, così come lo erano suo padre e suo nonno. E' convinto di quello che fa, finchè l'incontro con una diciassettenne un po' strana, Clarisse, gli mette in testa molti dubbi. In particolare, rimane sconvolto quando durante una chiamata, una donna preferisce morire bruciata coi suoi libri piuttosto che abbandonarli. Guy comincia a chiedersi cosa contengono i libri, e comincia a leggerne alcuni di quelli che, saltuariamente e di nascosto, ha rubato e nascosto. Il capitano Beatty comincia a capire cosa sta succedendo a Montag e gli dà un ultimatum; comprende che a volte i pompieri abbiano questa curiosità sui libri, ma poi devono sbarazzarsene. In realtà questo fatto aumenta ancora di più la sua curiosità, al punto da arrivare a leggere davanti alla moglie e alle sue amiche, moglie che lo denuncia. Una sera, quindi, i pompieri partono per una chiamata e Montag si rende conto che è la sua la casa da bruciare. La moglie Mildred se ne va in albergo, ma già da tempo non comunicano perchè lei è presa dagli auricolari e dalle tv che guarda di continuo. Il capitano Beatty costringe Montag a dare fuoco a casa propria, poi continua a provocarlo finchè non gli accende addosso il lanciafiamme. 
Montag scappa, e dietro consiglio di un vecchio professore, riesce a passare il fiume, seguire la vecchia ferrovia ed unirsi ad un gruppo di vecchi che sono scappati dalla città e che imparano i libri a memoria per tramandarli senza violare la legge. Il segugio robotico che lo insegue perde le sue tracce e la polizia, per non ammettere che ha fallito, decide di arrestare un poveretto che cammina per strada e spacciarlo per Montag. 
Poco dopo, sulla città viene sganciato un ordigno nucleare. Montag e i suoi compagni vedono la scena da lontano e decidono di tornare verso la città per vedere se possono dare una mano a ricostruire. 

Il libro è corto e diviso in tre parti. La scrittura in alcuni punti non è particolarmente fluida. Ci sono tante metafore sul fuoco, molti "giri di parole" per rendere una immagine che mi hanno appesantito la lettura. Il percorso di "risveglio" che compie Montag è molto rapido, quasi frettoloso. Quello che si capisce è che, probabilmente, anche il capitano Beatty è stanco di quello che fa, infatti a Montag stesso viene il dubbio perchè lo provoca e quando si vede puntare il lanciafiamme non fa nulla, sembra voglia morire. 
Pensare che i libri diventino illegali è raccapricciante, come lo è il fatto che quasi nessuno si ribelli. Tuttavia, il potere che esercitano le parole è sempre potente, e sempre ci sono persone pronte a lottare per ricostruire. 
Il finale, boh, mi ha lasciato perplessa. Oltre a questo clima di dittatura in cui tutto ciò che è socialità viene mal visto, pare ci sia una guerra che incombe e che, puntualmente, scoppia a fine libro. Non so se l'ordigno sganciato sulla città abbia un significato catartico, del tipo la città alienata viene rasa al suolo in modo che quelli che hanno avuto il coraggio di scappare per mantenere i propri pensieri possano ripartire da zero.. che sia così?
Un libro che osserva il mondo da una prospettiva interessante. 
Mio voto: 8 / 10

domenica 27 settembre 2020

Itadakimasu. Umilmente ricevo in dono - Fabio Geda


Titolo originale: Itadakimasu. Umilmente ricevo in dono - 2014

È un ristorante di soba, dice Mikage mentre ci accomodiamo. Dico: Avranno il menù in inglese? Sorride in quel suo modo delicato. Qui non serve il menù. Perché? Perché fanno solo due piatti, i zaru soba e i kake soba. Nient'altro? Nient'altro. Specializzarsi in un piatto è una cosa piuttosto comune, in Giappone. Imparare a fare bene una cosa, da noi, ecco, credo abbia a che fare, è una mia idea s'intende, con lo Shintoismo. In che senso? Mikage si concentra. Vedi, lo Shinto è la spiritualità nativa del Giappone. È talmente antico che prima dell'arrivo del Buddismo non aveva neppure un nome: non ce n'era bisogno. È presente nella nostra cultura in un modo profondo, indipendentemente dal fatto che uno lo pratichi o no. Lo Shinto è attorno a noi, dentro di noi. E l'animismo delle sue origini ha messo radici in diversi aspetti della nostra vita. E questo ha a che fare con la cucina? Piega il collo e chissà perché mi viene da pensare alla primavera, all'erba scossa dal vento. Con il trattare il cibo senza violentarlo, dice. Lavorandolo il meno possibile come per preservarne l'essenza. Il fatto di specializzarsi, di dominare una ricetta, che si tratti di sushi o soba o tonkatsu o shabu-shabu: è un po' come se stessimo onorando lo spirito di quel piatto. Non credi? (www.ibs.it)

Fabio Geda ci porta con sè durante il suo viaggio a Tokyo. Il Giappone è la terra degli ossimori: puoi trovare un quartiere ultramoderno e poi girare in una strada dove trovi davanti un tempietto Shinto.
I giapponesi hanno un rapporto di totale rispetto nei confronti del cibo. "Itadakimasu" è quello che per noi è il "buon appetito", con la differenza che con questa parola loro ringraziano tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione del piatto, compresi i contadini e le galline che hanno prodotto la materia prima.
In Giappone il cuoco cucina nel centro del locale, o comunque, a vista; partecipare alla preparazione del cibo è come una cerimonia. E i ristoranti sono specializzati in un piatto, che padroneggiano alla perfezione.
L'excursus nel mondo del cibo giapponese è interessante. La lettura è abbastanza scorrevole. Il libro è di un centinaio di pagine, diviso in capitoletti brevi, e con alla fine un glossario dei termini (quindi, in realtà, è molto corto). Nel suo viaggio Fabio conosce Mikage (ragazza che abbiamo visto in "kitchen" di Banana Yoshimoto) e Nakata con il gatto Signor Otsuka (da Kafka sulla spiaggia di Murakami); saranno loro a fargli un po' da guide in questo viaggio culinario. E' vero o è una finzione? Poco importa in effetti, perchè quando si viaggia ci si porta dietro i ricordo dei personaggi di cui abbiamo letto nei libri.
Mi piace l'idea di camminare in strade sconosciute e lasciarsi trasportare.
Il libro è carino. Niente di spettacolare ma si legge piacevolmente.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

venerdì 18 settembre 2020

Il paese del sale e delle stelle - Zeyn Joukhadar


Titolo originario: The map of salt and stars - 2018

Il mondo di Nour è fatto di colori. Ogni volta che sente una voce o legge una lettera, davanti ai suoi occhi tutto si tinge delle più brillanti tonalità di verde, rosso, giallo e blu. Ma da quando è ritornata in Siria dagli Stati Uniti, dopo la morte del padre, intorno a lei vede solo grigio: non ci sono più sfumature né riflessi. Ora Nour deve occuparsi da sola delle sue sorelline. A dodici anni è un compito difficile, soprattutto in una terra che ti è estranea. Una terra in cui dovrebbero affondare le tue radici, ma dove non conosci nessuno. Una terra rischiosa, con pericoli nascosti dietro ogni angolo. Ma Nour ha le storie che suo padre le raccontava prima di dormire a farle compagnia. È a quelle parole che si aggrappa per trovare il coraggio di affrontare le difficoltà. In particolare, alla leggenda di Rawiya, la sua preferita, che racconta di una ragazzina come lei, costretta a fingersi uomo per realizzare il suo sogno proibito: far parte di una spedizione che vuole disegnare la carta geografica del mondo. Un’impresa straordinaria, in cui riesce a dimostrare tutta la sua forza. Per Nour, che la conosce a memoria, quella favola adesso ha un significato completamente diverso. E anche la mappa che ha trovato tra i documenti della sua famiglia assume un valore speciale. Forse indica la strada da seguire per mettere in salvo sé stessa e le sue sorelle. Forse è la sua unica possibilità. Quello che deve imparare, però, è che ci sono sentieri tracciati sulla carta e sentieri tracciati nel cuore. Che anche le parole a volte possono essere una guida e una protezione, soprattutto se vengono dalla persona che l’ha amata di più al mondo. (www.ibs.it)

Baba (il padre) è appena morto e Nour, dodici anni, si trova spaesata dalla perdita, oltre al fatto che, a differenza dalle sorelle, lei è nata a New York e non parla nemmeno tanto arabo. Ma la madre ha pensato che fosse meglio tornare nella terra natia, la Siria. Una sera mentre sono a tavola, una granata colpisce la loro casa. Nour, la madre, le sorelle e un caro amico di famiglia sono quindi costretti a scappare. Oltretutto, una scheggia della granata ha colpito alla spalla la sorella maggiore, Huda. La decisione è di tornare a Ceuta, dove ancora abita uno zio. Il percorso però non sarà facile, e lungo il percorso saranno costretti a separarsi. 
Nella narrazione si alternano due storie. La prima è quella nel presente di Nour e della sua famiglia in fuga. La seconda è una storia che Baba le raccontava e che lei conosce ormai a memoria: si tratta della storia di Rawiya, una ragazzina che si finge maschio per diventare assistente del più grande cartografo del mondo Al'Idrisi.
Praticamente il percorso di Nour si svolge parallelamente a quello di Rawiya, seguendo un po' le sue impronte nel percorso che lei aveva fatto anni e anni prima. Nour si impersonifica molto in Rawiya e con la sua sagacia riuscirà ad arrivare a Ceuta e a trovare lo zio di cui aveva parlato la madre.
Il libro è diviso in cinque parti. Nella prima siamo in Siria, nella seconda in Giordania / Egitto, nella terza in Libia, nella quarta in Algeria / Marocco, nella quinta a Ceuta (città autonoma spagnola nel nord Africa).
Il libro è molto interessante. Ci sono pagine molto dolorose, e altre incredibilmente cariche di amore.
Mi è piaciuto molto il personaggio di Abu Sayeed, amico del padre di Nour e praticamente adottato dalla famiglia di lui quando è rimasto orfano; per Nour è come una seconda figura paterna, rassicurante. 
In generale mi è piaciuto molto questo libro. Affronta un tema molto triste senza appesantirlo, forse anche grazie al procedere contemporaneo tra la vita di Nour e la leggenda di Rawija. 
Ho fatto fatica inizialmente, soprattutto nelle parti poetiche perchè non sono così facili, poi però la storia procede scorrevole. Lo consiglio.
Mio voto: 8 mezzo / 10

p.s. ho deciso di far rientrare questo libro anche nella mia sfida del giro del mondo. E' vero che in Siria ci stanno "solo" per un centinaio di pagine, ma è comunque la cultura che permea tutto il libro e il posto che comunque viene considerato "casa".

La società letteraria di Guernsey - Mary Ann Shaffer


Titolo originale: The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society - 2008 

È il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All’improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams – che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto – e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un’intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l’occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta. Una commedia brillante (anche se nel corso della narrazione emergono tradimenti, bassezze, vigliaccherie) che parla di amore per i libri, di editori, scrittori e lettori, e poi di coraggio di fronte al male, di lealtà e amicizia, e di come i libri ti possano salvare la vita. Pubblicato in 37 Paesi, a lungo in vetta alla bestseller list del “New York Times”, è diventato anche un film trasmesso in Italia su Netflix. (www.astoriaedizioni.it) 

Juliet Ashton, giornalista trentatreenne, per tutta la durata della guerra ha tenuto una rubrica sotto lo pseudonimo di Izzie Bickerstaff, con lo scopo di alleggerire il pesante momento che si stava vivendo. Di questi articoli è stato fatto un libro che ha avuto un grande successo. Ma ora Juliet non riesce a trovare una idea per un altro libro. La lettera che riceve da Dawsey Adams le scatena una grande curiosità in merito a questo club del libro che lui cita e nasce così una fitta corrispondenza prima tra loro due, poi con altri abitanti di Guernsey. Finchè Juliet decide di recarsi di persona sull'isola per conoscere dal vivo queste persone con cui ha corrisposto per mesi. A poco a poco Juliet riuscirà a tirare le fila del suo libro, il cui centro non può che essere il personaggio di Elizabeth McKenna, che ha ideato su due piedi questo club del libro per giustificare alcuni abitanti che erano stati scoperti fuori casa dopo il coprifuoco. 
Il libro è un interessante excursus sulla vita di Guernsey durante l'occupazione tedesca attraverso le storie dei vari personaggi che scrivono a Juliet. Ma Guernsey è anche il posto in cui Juliet capisce davvero cosa vuole dalla sua vita. 
Il romanzo è scritto in forma epistolare, e ammetto che non è un genere molto congeniale per me, infatti dopo un po' mi è venuto un po' a noia, anche perchè le lettere saltano di personaggio in personaggio e mi distraevo molto. D'altronde devo ammettere che con lo scopo del racconto ci sta. Tuttavia, ho decisamente più apprezzato la parte in cui Juliet si trova sull'isola e interagisce coi personaggi. 
Il libro è diviso in tre parti; due sono narrate da Juliet, mentre nell'ultima è Isola che si trasforma in una specie di investigatrice, tipo Miss Marple, ma con pessimi risultati. 
Mary Ann Shaffer, bibliotecaria ed editor di una casa editrice, rimase affascinata dalla storia di Guernsey al punto da scriverne un libro. Purtroppo, mentre lo stava ultimando (l'editore le aveva chiesto di apportare alcune modifiche), l'autrice si ammalò, e chiese alla nipote Annie Barrows di sistemarlo per la pubblicazione. Mary Ann Shaffer morì poco prima della pubblicazione del libro. 
Dal libro è stato tratto un film con la regia di Mike Newell che prima o poi penso che vedrò. 
In Italia è stato pubblicato nel 2008 da Sonzogno col titolo "La società letteraria di Guernsey" e successivamente nel 2017 da Astoria col titolo "Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey".
Mio voto 7 e mezzo / 10

mercoledì 2 settembre 2020

I sognatori - Karen Thompson Walker


Titolo originale: The dreamers - 2019
 
Silenzio, come quando nevica. Una pace gelida, totale, a intorpidire le membra. E poi sogni, profondi quanto oceani, uno dopo l'altro, senza tregua. È ciò a cui va incontro chiunque si ammali del misterioso "virus di Santa Lora", dal nome della cittadina in cui tutto ha avuto inizio. È una tersa notte di inizio autunno quando una studentessa del college del piccolo centro californiano si allontana da una festa in anticipo sulle compagne, si lascia cadere sul letto e non si sveglia più. Passano pochi giorni e il contagio dilaga. Sebbene le autorità si affrettino a mettere il college in quarantena, il morbo non cessa di mietere vittime: di casa in casa, di famiglia in famiglia, di sogno in sogno, Santa Lora soccombe alla misteriosa epidemia. Ma dentro l'involucro di quei corpi immobili, nei recessi di quelle coscienze sprofondate in un sonno che prefigura la morte, un turbinio instancabile di visioni, falsi ricordi, mezzi presagi - ora indecifrabili, ora più lampanti della realtà stessa - rimescola e sconvolge i destini di tutti. Romanzo corale sui temi dell'amore, del tempo che passa e del senso della vita, "I sognatori" scava a fondo nei personaggi e nelle dinamiche di una comunità in pericolo per disegnare la mappa definitiva delle nostre paure, dei nostri infinitesimali trionfi e delle nostre vulnerabilità. (www.anobii.com)

Ho trovato questo libro perchè ne cercavo uno che avesse lo stesso titolo di un film ma non ci avesse nulla a che fare. Il film a cui faccio riferimento è "the dreamers" di Bernardo Bertolucci.
La trama era interessante e mi ha catturato.
Ho apprezzato molto la scrittura, come tanti quadri che vengono dipinti. E' accattivante. Sono entrata subito in sintonia con questo stile, e ammetto che l'ho letto abbastanza di filata. Secondo me una trentina di pagine di meno andavano bene comunque. Ad un certo punto diventa la conta degli ammalati e basta. Mi ero un po' preoccupata di tutti i nomi che elencava, non potevo ricordarli tutti, ma mi sono resa conto che, alla fine, ad eccezione di alcuni, gli altri non sono importanti. I personaggi su cui si concentra maggiormente sono; Mei (compagna di stanza della prima ammalata che però si ammalerà molto più avanti); Rebecca (che non sa di essere incinta); il prof di biologia Nathaniel; Ben, la moglie Annie e la loro neonata Grace; Sara, la sorellina Libby e il loro padre. Di questi personaggi si vedrà tutto il cammino che fanno, si scenderà un pochino in profondità nei loro pensieri.
Come ho già detto, il libro è stato piuttosto scorrevole, ero curiosa di vedere come andava avanti. Mi ha ricordato molto "cecità" di Saramago, solo che là diventavano tutti ciechi mentre qui cadono nel sonno profondo. Là c'è la pioggia, qui c'è l'incendio. E come in cecità, non ci sono risposte, il virus semplicemente ad un certo punto sembra sparire e molti dei sognatori si svegliano. Solo che i sogni hanno lasciato strascichi sulle persone guarite, perchè alcuni hanno sognato il passato, altri hanno forse sognato il futuro, altri hanno probabilmente sognato qualcosa che desideravano. Gli ultimi due o tre capitoli sono praticamente dedicati solo a Rebecca.
Nel corso del libro diverse volte vengono fatti dei riferimenti al lago che ha un livello di acqua molto basso; è una cosa che sembra avere una qualche importanza e invece è solo una cosa buttata lì che non ha un seguito particolare.
Io sinceramente non so come l'avrei fatto finire, però il finale mi ha lasciato un po' perplessa. Proprio come era successo per "cecità", con cui purtroppo i riferimenti sono inevitabili.
Per tanti versi è un libro quasi inquietante perchè il virus di cui parla sembra quasi assomigliare al covid che stiamo vivendo, ma è stato scritto ad inizio 2019.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 30 agosto 2020

Il principe - Niccolò Machiavelli


Titolo originale: De principatibus - 1532 
Titolo in inglese: The prince

Un interessante trattato di dottrina politica, nel quale Machiavelli illustra i vari tipi di principato possibili e dà una serie di indicazioni su come mantenerli.
L'opera è piuttosto corta (meno di 100 pagine), è diviso in 26 capitoletti brevi più una dedica ai Medici, per i quali ha scritto queste indicazioni basate sulla sua esperienza.
Il libro, pur essendo scritto in un linguaggio che in alcuni punti non è facilissimo da seguire, in realtà è molto semplice, senza fronzoli, senza retorica, pieno anche di esempi relativi ai principati e ai sovrani che si sono succeduti nelle ere. Secondo Machiavelli, è importante seguire i comportamenti dei principi che ci sono stati nel passato, in particolare per capire quali comportamenti ti fanno mantenere un principato e quali te lo fanno perdere. La fortuna va assolutamente aiutata dalla virtù. Il governo deve portare benessere al popolo. L'esercito deve essere proprio e stabile, bisogna evitare accuratamente i mercenari. Forza e violenza possono essere necessari per mantenere la stabilità, ma vanno dosati nel modo corretto.
Si tratta di un libro che, pur essendo del 1500, è tutt'ora molto attuale. 
Lettura impegnativa ma molto interessante.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

venerdì 21 agosto 2020

L'importanza di essere onesto - Oscar Wilde

 
Titolo originale: The importance of being Earnest - 1895

Ultimo lavoro teatrale di Wilde, «L'importanza di essere onesto» debuttò al St James's Theatre di Londra il 14 febbraio 1895, ma nonostante lo strepitoso successo non rimase a lungo sulle scene a causa di uno scandalo che sconvolse di lì a poco la vita dello scrittore. La commedia riprese però in seguito il suo cammino trionfale e rimane in assoluto una delle più rappresentate. Prima di essa Wilde aveva già al suo attivo il buonissimo esito di tre melodrammi brillanti: «Il ventaglio di Lady Windermere» (1892), «Una donna senza importanza» (1893) e «Un marito ideale» (1895). Ma mentre questi lavori si inserivano nel filone "francese" della commedia, di Sardou, Scribe e Dumas figlio, le cui vicende erano ambientate nei salotti della buona società e riguardavano l'onore, il matrimonio, la fedeltà, i natali, «L'importanza di essere onesto» segna una totale emancipazione da tali moduli. Facendo dei suoi paradossi piacevolmente sovversivi la struttura stessa del dramma, sostituendo all'azione la conversazione, mettendo sullo stesso piano le cose serie e quelle frivole, Wilde non solo sbeffeggia le convenzioni teatrali della società dell'epoca, ma la stessa società che da quelle convenzioni vuol sentirsi rassicurata nei suoi codici comportamentali. (www.ibs.it)

Una commedia brillante, a volte tradotta come "l'importanza di essere onesto", altre volte come "L'importanza di chiamarsi Ernesto" (più fedele alla rappresentazione, a mio parere) e altre volte con sinonimi. In effetti, Oscar Wilde gioca molto sulla parola "earnest", utilizzabile sia come aggettivo sia come nome di persona. In italiano, purtroppo, è difficile mantenere questo gioco di parole.
Per la società dell'epoca, e in particolare per Guendalina e Cecilia, il fatto che un uomo si chiami Ernesto è indicativo della sua onestà. Ne nascerà un siparietto per cui entrambi gli uomini pensano addirittura di farsi ribattezzare pur di avere il nome giusto.
La commedia è carina, sembra frivola, ma a leggere bene le parole, si nota una chiara critica alla società in cui apparire è meglio che essere, in cui ciò che importa è ciò che è di moda.
Probabilmente è molto più divertente vista recitata a teatro piuttosto che letta. La commedia è divisa in tre atti, poi a fine libro ci sono tre scene di quelle che sono state tagliate e, a mio parere, sinceramente il taglio ci sta bene; forse avrei salvato quella del reverendo. Interessante il colpo di scena finale, che sistema un po' tutte le cose. 
Sinceramente mi è piaciuta, mi ha fatto sorridere, però non l'ho trovata spettacolare; sarei curiosa di vederla recitata, sicuramente la apprezzerei di più.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

martedì 18 agosto 2020

L'età della luce - Whitney Scharer

 

Titolo originale: The age of light - 2019

"Io voglio scattare fotografie, non diventarne una" dichiara la modella di "Vogue" Lee Miller nel 1928 quando si trasferisce a Parigi, decisa ad abbandonare il suo ruolo di musa per trasformarsi in un'artista. L'incontro fondamentale sarà quello con il famoso surrealista Man Ray; lui resta ammaliato dalla sua bellezza e la vorrebbe come modella, ma lei riesce a convincerlo a prenderla come assistente e insegnarle i segreti del mestiere. Però, mentre lavorano fianco a fianco nella camera oscura, il carisma manipolatorio di Man Ray porta inevitabilmente la loro sfera privata e professionale a fondersi e da quel momento la vita di Lee cambierà per sempre. Dai cabaret della Parigi bohémienne ai campi di battaglia di un'Europa devastata dalla Seconda guerra mondiale, dalle scoperte di nuove tecniche fotografiche alla documentazione della liberazione dei campi di concentramento come prima reporter donna, Lee porta avanti le sue passioni con feroce indipendenza. Sarà però sempre tormentata dalla difficoltà di conciliare i suoi desideri romantici con la sua ambizione artistica, e dalla domanda su quanto è disposta a sacrificare perché questo possa avvenire. (www.ibs.it)

Ho scelto questo libro perchè mi ispirava la trama. Lo ammetto, avevo il dubbio che la storia fosse vagamente biografica, ma ne ho avuto la certezza solo quando, nell'albergo in cui ho trascorso il ferragosto, mi sono trovata, proprio davanti alla porta, una riproduzione di una foto di Man Ray! Una simpatica coincidenza. In ogni caso, l'autrice scrive che, pur avendo preso spunti da fonti biografiche dei due personaggi, si tratta comunque di una fiction.
Il libro si legge bene, scorrevole, mescola il tempo presente col futuro con grande abilità. La parte più consistente della storia è quella ambientata a Parigi alla fine degli anni '20, con alcuni flash forward agli anni in cui Lee è stata fotografa in guerra e agli orrori che ha visto. 
Sebbene credo che una trentina di pagine in meno non sarebbero state male, in realtà i cambi temporali sono ben armonizzati tra loro.  
Interessante l'approfondimento psicologico dei personaggi. Man Ray è l'egocentrico che deve avere tutto sotto controllo, tutto è suo, anche Lee, anche le sue fotografie, anche quello che hanno scoperto insieme. Lee ha un passato segnato da una terribile violenza all'età di sette anni, che si porterà dietro per il resto della vita, a cui si unisce anche ciò che vedrà durante la guerra. Lee sa sfruttare la sua bellezza, e al tempo stesso vuole mettere se stessa nelle foto che scatta. Il loro è un rapporto eternamente conflittuale, che arriva al punto di rottura ed esplode, anche se per Lee questa rottura era già percepita da tanto.
Piacevole, lo consiglio.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

giovedì 6 agosto 2020

Aria di neve - Serena Venditto


Titolo originale: Aria di neve - 2014

Ariel è una ragazza italo-americana che ha girato mezzo mondo e ora vive nell'adorata Napoli. Lavora come traduttrice di romanzi rosa dai titoli immancabilmente profumati di agrumi e, dopo quattro anni di fidanzamento e due di convivenza, è appena stata lasciata da Andrea, l'uomo perfetto, ispettore di polizia e compagno dolce e premuroso. In lei si aggrovigliano sconforto, delusione, rabbia, ma soprattutto la fastidiosa sensazione di vivere in una di quelle storie melense e scontate che le consentono di pagare l'affitto. È necessaria una svolta, qualcosa di tanto imprevisto quanto atteso. E così, facendosi coraggio, Ariel si mette alla ricerca di un luogo dove ricominciare da zero. Presto si imbatte nel coloratissimo e disordinato appartamento di via Atri, dove vivono altri tre ragazzi: Malù, sagace archeologa con una passione per i romanzi gialli, Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie di origini sardo-nigeriane, e Kobe, talentuoso quanto sgrammaticato pianista giapponese. Un terzetto strambo e caotico cui si aggiunge la presenza fissa di Mycroft, uno stupendo gatto nero dagli occhi verdi che, coi suoi eloquenti miagolii, non ha bisogno della parola per farsi capire alla perfezione. Ariel si sente subito a casa, e tra una chiacchiera in cucina, un concerto e una passeggiata in una Napoli infuocata di sole, le cose per lei riprendono a girare per il verso giusto, al punto che dimenticare Andrea sembra quasi possibile. Ma proprio allora un evento tragico che si consuma molto vicino ai coinquilini rimetterà tutto in gioco e sconvolgerà il microclima di via Atri. Un suicidio vagamente sospetto o un vero e proprio delitto della camera chiusa? Le "celluline grigie" di Malù non potranno che essere stuzzicate da questa sfida e l'archeologa-detective coinvolgerà tutto il gruppo nelle indagini, cui parteciperà anche Mycroft dando sfoggio della sua sottile, felina intelligenza. (www.ibs.it)

Questo libro mi è stato consigliato da un'amica gattofila e appassionata di gialli.
Devo dire che il libro è molto carino, si legge bene, volentieri. Lo stile narrativo è piacevole, scorrevole, in un certo senso lo trovo molto vicino al mio modo di esprimermi. Il libro è decisamente più rosa che giallo, tant'è che il morto salta fuori ben oltre metà libro, mentre prima tengono banco le vicende principalmente sentimentali di Ariel e degli altri coinquilini, un gruppo decisamente assortito di personaggi (e rappresentativi di ben quattro continenti). 
Malù è la vera detective, archeologa dalla mente geniale, che mette insieme gli indizi e arriva alla soluzione. Ovviamente vado matta per il gatto, che col suo fiuto aveva capito tutto. Solo una cosa mi è balzata agli occhi, quando Mycroft si posiziona su un libro per dare un indizio, questa cosa l'ho già vista nei gialli della Braun eh eh.
Quindi, se amate i gatti e pensate che abbiano dei superpoteri, e se amate i gialli-rosa-soft, beh questo libro è consigliato. Non è un capolavoro del thriller e forse Malù ha veramente una mente geniale per arrivare alla soluzione, ma il tutto è molto gradevole. Sicuramente leggerò anche i successivi.
Ah, l'espressione "aria di neve" è detta da Kobe, il giapponese sgrammaticato, per intendere qualcosa che sta dando dei segnali (e che Ariel, nel caso di Andrea, non aveva capito)
Mio voto: 7 e mezzo / 10. 

domenica 2 agosto 2020

Il cerchio - Dave Eggers


Titolo originale: The circle - 2013

Mae Holland crede di aver fatto il colpo della vita quando viene assunta al Cerchio, la più influente azienda nella gestione di informazioni web (un incrocio tra Facebook e Google). Inizialmente Mae è eccitata dal nuovo lavoro: gli open space avveniristici, le palestre e le piscine distribuite ai piani, la zona riposo con i materassi per chi si trovasse a passare la notte al lavoro, le feste organizzate e le gare sportive, i club e perfino un acquario con rarissimi pesci tropicali... Mae continua a considerarsi fortunata anche quando la vita al di fuori del Cerchio non è più altro che un miraggio lontano, anche quando un ex collega cerca di farla riflettere su qualche operazione di cui le sfuggiva il senso, anche quando la sua stessa vita inizia a diventare sempre più pubblica, trasparente al mondo esterno. Presto quella che sembrava la storia delle idealiste ambizioni di una donna diventa una storia di suspense, un'indagine a tutto campo sulle questioni della memoria, della privacy, della democrazia e dei limiti (valicabili o meno) posti alla conoscenza umana (www.anobii.com)

"I segreti sono bugie
condividere è prendersi cura
la privacy è un furto"


"Non siamo destinati a sapere tutto, Mae. Hai mai pensato che forse la nostra mente è delicatamente calibrata tra il noto e l'ignoto? Che la nostra anima ha bisogno dei misteri della notte e della chiarezza del giorno? Voi state creando un mondo di luce sempre accesa, e io credo che essa ci brucerà vivi, tutti quanti" (Mercer)


Quello che a Mae sembra un paradiso, a me è subito sembrato un inferno. Due monitor, che poi diventano tre, e poi ancora quattro e cinque, dove compaiono messaggi a cui devi rispondere in tempo reale altrimenti cala la tua valutazione comunitaria. Io sarei uscita di testa. In realtà, anche Mae esce di testa, ma in altro senso, tra zing, convention rate, retail raw, smile, frown... Ad un certo punto viene veramente presa completamente dall'idea che sapere tutto di tutti sia una cosa buona, senza capire nè tanto meno accettare le implicazioni negative che questa cosa comporta. E senza accettare che qualcuno non voglia far parte di questo sistema che è praticamente un regime totalitario.
Parto proprio da Mae: personaggio insopportabile. Egocentrica, succube del sistema, arrivista. Non le interessa calpestare i sentimenti altrui. Il fatto che la sua condotta la allontani dai genitori o provochi quello che succede all'ex fidanzato Mercer, proprio non la tocca. Per non parlare del finale, dove vorrebbe che anche i pensieri fossero leggibili da tutti. No, proprio mi è stata sgradevole fin da subito, crescendo nel finale il mio disgusto per lei.
Le (poche) scene di sesso sono veramente inutili ai fini della storia. 
La trama è interessante e incredibilmente attuale. Con la scusa della trasparenza, praticamente il Cerchio vuole diventare un regime totalitario. Effettivamente il tema ha precorso i tempi ed estremizza la situazione dei social.
Tuttavia, la scrittura è incredibilmente prolissa su dettagli assolutamente insignificanti e alla lunga porta il libro a diventare noioso. Io ammetto che da un certo punto in poi, di alcune frasi leggevo l'inizio e poi saltavo al paragrafo successivo. Sì perchè non mi interessava se tizio ha risposto a uno zing, e caio ha risposto a sua volta, ecc. per righe e righe. 
Una storia simile avrebbe le potenzialità di diventare trascinante, e invece no, non vedevo l'ora di finirlo e più volte mi sono chiesta perchè non lo interrompevo.
Il finale mi ha fatto quasi sospettare che ci fosse un seguito e, invece, pare che sia un libro autoconclusivo per fortuna. Ecco, il finale credo che tutti ce lo aspettassimo diverso, suppongo che sia stato un modo per depistarci, magari creare il colpo di scena. Però lascia molto amaro in bocca.
Ho scoperto che esiste un film tratto da questo libro e anche dato una sbirciata alla trama... pare si concluda diversamente dal libro.
Mio voto: 5 / 10

p.s. ho scoperto che questo libro mi torna utile anche per una delle richieste della "While I was reading challenge" (a book with song lyrics in the title). Ho trovato ben due canzoni intitolate "the circle": una di Samuele Bersani e una di Gregorian & Amelia Brightman (che non so chi siano ma pazienza..)

domenica 26 luglio 2020

La chiave - Jun'ichirō Tanizaki


Titolo originale: 鍵 (Kagi) - 1956
Titolo inglese: The key

La chiave di un cassetto, lasciata cadere apparentemente per caso da un marito ansioso di esplorare nuovi orizzonti sessuali insieme alla moglie, dalla quale è irresistibilmente attratto, conduce la donna su una strada di lussuria e perdizione da cui non riuscirà più ad allontanarsi. La donna scopre infatti, leggendo il diario del marito, i suoi segreti, la sua inarrestabile passione, la necessità di fomentare i suoi istinti sessuali con un gioco ingegnoso ma rischiosissimo, alimentato dalla gelosia. Si fa invischiare in questa rete, in una crescente tensione fatta di amore-odio che coinvolge a poco a poco anche altre persone, come l'amante e la figlia e condurrà infine il protagonista all'autodistruzione. Il significato di questo piccolo gioiello però non sta tanto nella descrizione del folle crescendo erotico che irretisce i personaggi del romanzo quanto, come dice Geno Pampaloni nella prefazione "nel fitto di un labirinto stupefacente che sembra costruito nel corso di accumulazioni secolari entro la psicologia umana, ad avviluppare passioni, errori, proibite delizie, infingimenti." (anobii.com)

Attenzione: contiene spoiler sul finale.
Cosa mi aspettavo da questo libro? Viene presentato come classico della letteratura erotica e quindi mi aspettavo molte scene di questo tipo. Senonchè, è vero che c'è qualche scena un po' calda, ma niente di che. Domina sicuramente il gioco perverso che si innesca all'interno della famiglia. Prima tra i due coniugi, che non hanno mai parlato tra loro della loro vita sessuale, e quindi trovano l'escamotage dei due diari da far leggere senza far sapere che l'hanno letto. Poi il marito comincia a capire che quando è geloso riesce a soddisfare meglio sua moglie, e allora tira in ballo Kimura, che loro vogliono far fidanzare con la figlia Toshiko, ma che è davvero invaghito della madre (ricambiato), al quale viene chiesto di sviluppare delle fotografie di dettagli intimi della moglie. Nel frattempo, la moglie scopre di essere una persona lussuriosa e comincia a vedere di nascosto questo uomo, aiutata anche dalla stessa figlia, che ha un atteggiamento effettivamente dubbio in tutta la situazione.
Ad un certo punto, al marito viene un "accidente" perchè per troppo tempo ha trascurato di avere la pressione alta e questi giochini maliziosi lo eccitano troppo. E le ultime (circa) trenta pagine sono il racconto della paralisi di lui e lentamente della sua morte, mentre la moglie continua a vedere ogni sera in giardino il suo amante.
Il finale è tragico, non solo perchè lui effettivamente muore, ma anche per il fatto che si scopre che la moglie sapeva dei suoi problemi di pressione e lo fa eccitare apposta. E anche la figlia si sospetta che abbia un ruolo in tutto questo gioco perverso che si è creato.
Mah. Capisco che l'argomento, soprattutto nel 1956, fosse da censurare. Capisco che dietro al romanzo in sè, c'è sicuramente uno studio sull'autodistruzione del marito e sul contegno che le donne del tempo dovevano tenere nei confronti del marito. Tuttavia, l'esperienza di lettura, dopo un po' è diventata noiosa, soprattutto le pagine in cui il marito è allettato, con una piccola ripresa nel finale quando la moglie prende i due diari e li mette a confronto. Sinceramente non mi ha coinvolto molto.
Mio voto: 6 / 10