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lunedì 26 ottobre 2020

L'ombra del vento - Carlos Ruiz Zafón


Titolo originale: La sombra del viento (2001)
Titolo in inglese: The shadow of the wind.

Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra. (www.ibs.it)

Non avevo mai letto niente di Zafon e ho trovato davvero bello questo libro.
La voce narrante è Daniel, che poi è anche il protagonista della storia. Quando suo padre lo porta al Cimitero dei libri dimenticati, Daniel viene attratto da un libro che si intitola "L'ombra del vento". Secondo la tradizione, del libro che ha scelto ne dovrà avere cura per tutta la vita. Questo scritto gli piace a tal punto che vuole leggere qualcos'altro del suo autore, Juliàn Carax, ma nessuno dei suoi libri pare recuperabile. Anzi, quello in suo possesso sembra addirittura essere l'ultima copia rimasta in circolazione. Tutto ciò rende Daniel curioso, e comincia ad investigare sulla vita di questo autore sconosciuto. Finirà travolto in una vecchia storia di amicizia e vendetta, finendo quasi per lasciarci la pelle. Nel frattempo, Daniel cresce, si innamora di Beatriz, sorella del suo migliore amico Tomàs, e nella sua ricerca viene affiancato da uno strano personaggio che si fa chiamare Fermìn Romero de Torres, un barbone dal passato misterioso a cui Daniel ha dato una seconda possibilità prendendolo a lavorare nella libreria con suo padre (e mai assunzione fu più azzeccata). Ma le investigazioni di Daniel risvegliano dei fantasmi che non dovevano essere svegliati, portando alla morte diversi dei personaggi che conoscevano Carax in passato. Particolarmente accanito è l'ispettore Fumero, che si è fatto strada nella polizia in maniera non proprio limpida, e che è assetato di vendetta nei confronti di Carax.
Le vicende di Daniel si intrecciano con le vicende di Carax, in una maniera molto armoniosa, a tratti quasi fossero la stessa persona.
Una lettura intrigante, di quelle che fai fatica a mettere giù, dove c'è una grossa componente di intrigo, ma anche tanto amore.
Ho letto che la serie del cimitero dei libri dimenticati è composta da quattro libri. Credo che li leggerò, prima o poi.
Mio voto: 9 / 10

sabato 27 giugno 2020

Sette lettere, un destino - J. P. Monninger


Titolo originale: Seven letters (2019)

Doveva essere un semplice viaggio alla scoperta delle affascinanti isole Blasket, un tempo cuore dell'Irlanda e della sua letteratura e ora abitate soltanto dal vento e dal silenzio. Un anno sabbatico per completare la tesi di dottorato sulle donne che avevano abitato quei luoghi circondati dal mare, poi Kate sarebbe tornata nel New Hampshire, alla sua vita che era riluttante a lasciare.
Ma quando arriva sulle coste irlandesi, i suoi piani vengono inaspettatamente sconvolti: la ragazza è investita dal fascino di quei luoghi magici e selvaggi, di quelle distese color verde brillante battute dai venti, accarezzate dall'aria salmastra e dalla foschia del mattino. E dall'amore per un uomo misterioso: Ozzie Ferriter, un pescatore americano di origini irlandesi, reduce dalla guerra in Afghanistan, che nella solitudine di quella terra cerca rifugio da un passato che lo tormenta.
Kate e Ozzie, travolti da una passione incontenibile, iniziano a costruirsi una vita sulla costa rocciosa dell'Irlanda, dove è il mare a scandire il tempo, tra la pesca di sgombri e merluzzi e il calore dei fuochi di torba. Insieme credono di poter cambiare il corso del destino rifugiandosi su un'isola tutta loro, costruita a proteggerli dagli obblighi e dalle pressioni dell'oceano che li circonda, convinti che il loro folle amore possa spazzare via ogni ostacolo.
Quando, però, i vecchi demoni di Ozzie e i sogni ambiziosi di Kate busseranno alla porta della yurta in cui vivono, quell'amore e la fiducia reciproca saranno messi a dura prova. E l'isola felice, solitaria e pacifica che si sono costruiti sembrerà d'un tratto a Kate una prigione da cui voler scappare. Ma così come ci sono ferite che resistono alla forza dell'amore, è anche destino che alcune storie debbano fare giri immensi per trovare il proprio lieto fine. (www.ibs.it)

ATTENZIONE: contiene alcuni spoiler sulla storia!

Di questo libro mi era piaciuto subito il titolo e anche la trama. Era un po' che lo volevo leggere ma l'ho conservato per il mese di giugno così rientrava in una delle "reading challenges".
Ho trovato la prima parte un po' improbabile, anche se in realtà ce ne sono di persone che si sposano in fretta senza conoscersi più di tanto. Però una arriva in un posto sconosciuto, il giorno dopo viene invitata (senza possibilità di dire di no) dalla signora ricca del posto, la quale le organizza un agita in barca con anche il nipote perchè lei è un po' veggente e li ha visti bene insieme.
Considerando che la tesi di Kate verteva su queste isole Blasket, in realtà pensavo venisse loro dato più spazio. Invece il centro della storia è probabilmente il rapporto tra Kate e Ozzie, il loro amarsi sfrenatamente ma senza condividere pensieri e problemi. 
Sinceramente non ho capito per quale motivo Ozzie debba arrivare fino in Italia per cercare di espiare il suo peccato; mi è sembrato un volersi agganciare a forza al discorso dei migranti, che era un po' di moda, un po' infilato a forza dai. O magari, da italiana, mi sento un pochino punzecchiata sul vivo.. anche perchè la vicenda mi sembra proprio considerata molto superficialmente. In ogni caso boh, questa parte l'ho gradita poco. E poi Kate muove mari e monti per arrivare in Italia (oltretutto in calabria, quando sa già che doveva andare in sicilia!) e alla fine sembra che si faccia più una vacanza con l'amica, anche perchè quando capisce che dovrebbe cercare in Sicilia beh lascia perdere e torna a casa. Aggiungo anche due cose su questa parte: era indispensabile citare la marca del vino (chianti classico riserva villa antinori)? sembra solo una pubblicità (poco) occulta. E poi parla di uomini in "completi attillati e stivali di pelle". Ma sul serio? Questo è ciò che noti dell'Italia? Mah...
La psicologia di Ozzie non viene approfondita più di tanto; ad un certo punto si scopre cosa è successo in guerra in Afghanistan e basta. E' un peccato perchè come personaggio aveva del potenziale.
Ho sperato fino all'ultimo nel colpo di scena che effettivamente si verifica. Infatti poi il finale da rose e fiori appiana con molta rapidità tutto quello che è stato prima.
La lettura è abbastanza scorrevole, il libro è gradevole ma non mi ha fatto impazzire nè mi sono immedesimata in uno dei protagonisti nè mi ha fatto sognare. Le sette lettere credevo riguardassero la loro storia amorosa, ma in realtà riguardano più Kate, con la quale ammetto che non è sorta molta empatia purtroppo. Pensavo meglio. Come al solito, non capisco perchè modificare il titolo originale "Sette lettere" in "Sette lettere, un destino". Mah.
Mio voto: 6 e mezzo/ 10

domenica 26 aprile 2020

L'iguana - Anna Maria Ortese


Titolo originale: L'iguana - 1965

«A tutti i lettori che desiderano qualcosa di inaudito, che li porti di colpo oltre i confini della realtà; a tutti i lettori appassionati, annoiati, sazi, entusiasti, drammatici, frivoli, passeggeri, costanti – consiglio questo bellissimo libro, uno dei pochi destinati a onorare la letteratura italiana del dopoguerra. È stato pubblicato venti anni fa; ma sembra che nessuno l’abbia mai comprato, nessuno l’abbia mai letto. È come la principessa della fiaba, la cui bellezza si nasconde dietro gli stracci e la cenere. Soltanto alcuni happy few hanno alzato il velo grigio, hanno scosso con la mano la cenere, e sostengono che è un capolavoro» (Pietro Citati). Quando il giovane milanese Aleardo, di famiglia ricca, nobile e illuminata, decide di approdare con il suo yacht nella sperduta isola di Ocaña, al largo del Portogallo, non sa quale inusitata avventura, e quale incontro fatale, lo attendano. Fino a quel momento, egli è «il compratore di isole», sempre incerto su quale comprare, perché Aleardo è sì facoltoso, ma anche rispettoso della generale dignità del creato e non vorrebbe turbarlo con indiscrete iniziative. Come giocando, un suo amico editore lo aveva sfidato a fornirgli un manoscritto capace di risvegliare i lettori intorpiditi per eccesso di offerte: e precisamente «le confessioni di un qualche pazzo, magari innamorato di una iguana». Appunto l’iguana attende Aleardo nell’isola di Ocaña, sotto forma di una «bestiola verdissima e alta quanto un bambino, dall’apparente aspetto di una lucertola gigante, ma vestita da donna, con una sottanina scura, un corsetto bianco, palesemente lacero e antico, e un grembialetto fatto di vari colori». Quell’iguana, come la prima materia dei testi alchemici, è ciò che di più vecchio e insieme ciò che di più giovane si possa trovare nella sostanza del mondo, è la natura stessa nel suo perenne invito alla «fraternità con l’orrore». Intorno a questa principessa-servetta e al suo principe illuministico e bisognoso di iniziazione la Ortese ha intessuto una perfetta favola romantica, genere fra i più ardui, che già aveva tentato vari grandi scrittori di lingua tedesca, da Novalis a Hofmannsthal, mentre in Italia non sembra aver attirato nessuno, forse anche per la profonda estraneità della nostra letteratura alla vena fosforeggiante del romantico. L’Iguana fu pubblicato per la prima volta nel 1965, incontrando una generale incomprensione. Oggi sappiamo che questo romanzo, nella sua impeccabile commistione di incanto e ironia, è destinato a rimanere un approdo felice per chiunque ami la letteratura. (https://www.adelphi.it/)

Don Carlo Ludovico Aleardo di Grees, dei Duchi di Estremadura-Aleardi, e conte di Milano, detto "Daddo", sui trent'anni, orfano di padre, ha una madre che smania affinchè lui ampli i possedimenti della famiglia. Ma lui da qualche tempo aveva "nel sangue un’allegria cristiana, che lo faceva indifferente, in fondo, a tutti gli averi, come se il senso delle cose fosse un altro." Conduceva una vita molto semplice, quasi da certosino, tutto il giorno in studio a disegnare case, mentre, la sera, sua unica distrazione era vedersi con Boro Adelchi, un giovane editore della nouvelle vague, ambiziosissimo e a cui il Daddo passava continuamente, di nascosto della madre, fior di denari. E fu proprio l’Adelchi, una di quelle sere di aprile, che getta il seme dell’avventura che viene narrata.
L'Adelchi, si lamenta che le cose vanno male in editoria e dice che ci vorrebbe qualcosa di straordinario. Il Daddo, che deve mettersi in viaggio per conto della madre, pensa che al di là di Gibilterra ci potrebbe esse qualcosa di utile.
Al largo del Portogallo, trova questa piccola isoletta, al punto che non è nemmeno segnata sulle carte.
Gli unici abitanti del luogo sono don Ilario Jimenez dei Marchesi di Segovia, conte di Guzman, e i fratelli, Hipolito e Felipe Avaredo-Guzman, figli di una prima moglie asturiana del defunto marchese. A servizio di questi personaggi c'è una figura che dapprima il Daddo scambia per una vecchia, finchè invece si rende conto che si tratta di "una bestiola verdissima e alta quanto un bambino, dall’apparente aspetto di una lucertola gigante, ma vestita da donna, con una sottanina scura, un corsetto bianco, palesemente lacero e antico, e un grembialetto fatto di vari colori, giacché era la somma evidente di tutti i cenci della famiglia."

Quando la bibliotecaria del mio gruppo di lettura, visto il perdurare del divieto di riunione, mi ha suggerito di provare a parlare di un audiolibro, tra quelli disponibili gratuitamente sul sito rai, le ho suggerito questo. La mia scelta è stata dettata da due semplici fattori. Il primo: che il libro fosse "corto", non oltre le duecento pagine, perchè non era detto che a tutti andasse a genio questo esperimento. Il secondo: che non si trattasse di un libro di quelli già noti e rinoti. Ho letto poche recensioni e ne parlavano come di un gioiellino non capito all'epoca della sua pubblicazione. Abbiamo provato. A mio parere, è molto più facile seguirlo come audiolibro piuttosto che leggerlo, soprattutto perchè nell'edizione gratuita su ray play, la lettrice Monica Demuru è veramente molto espressiva e piacevole da ascoltare.
L'atmosfera del romanzo mi ha ricordato un po' un mix tra "cuore di tenebra", "cent'anni di solitudine" e "i promessi sposi" (quest'ultimo soprattutto per il linguaggio). 
Il linguaggio non è facile, è sicuramente datato, un po' manzoniano, però tutto sommato si segue abbastanza bene. 
Ho fatto un po' fatica a seguire i cambiamenti di personalità di Ilario/Mendes (anzi, sul Mendes proprio mi sono persa, perchè anche lui non spiega come mai fa questa associazione e non capisco se in pratica lo paragona a qualcuno di davvero esistito o meno). 
Dietro all'iguana ho pensato che si celasse una metafora, una persona che per caratteristiche di fragilità fisica o psicologica fosse facilmente soggiogabile.
Il Daddo è un ragazzo fuori dagli stereotipi del periodo storico in cui vive, dove tutti i milanesi sono a caccia di territori, sono interessati solo al denaro. Lui ha in sè un profondo spirito di carità cristiana, nel suo significato più alto del termine, non gli interessano i soldi, non gli interessa il potere, è affascinato dalle anime deboli e sente di dover fare di tutto per dar loro una mano. Il conte muore "cortesemente" come era vissuto. A Milano la sua morte passa quasi inosservata, un trafiletto sul giornale, anche la sua stessa madre e il suo amico Adelchi non ne sono particolarmente toccati. A Ocana invece, i due fratelli Guzman trovano lo stimolo di mettersi a studiare perchè pensano che il conte sia immortale e un giorno potranno scrivergli una lettera.
Un altro punto che ho capito poco è il processo. Il processo è un momento molto delirante, credo sia principalmente un processo a Dio o forse all'assenza di Dio che ha portato il male a vincere sulle creature deboli.

"Non vi è, infatti, orrore che, essendovi nati dentro, e avendone, per così dire, bevuto il latte, non si trasformi col tempo in abitudine e rassegnata indifferenza, cioè a dire in una sorta di degradata felicità, e tuttavia ancora felicità.- sappi, Lettore, che solo costui, che dapprima non era considerato il Male, e dopo fu indicato come il Male medesimo, solo costui sa cos’è il freddo mortale del Male. Si dice che l’Inferno sia calore, un calderone di pece, a probabilmente milioni di gradi sopra lo zero, ma in realtà il segno dell’Inferno è nel meno, invece che nel più, è in un freddo, Lettore, davvero assai orribile. Non solo vi è freddo, ma anche solitudine: nessuno ti parla più, e tu non riesci a parlare con alcuno. La tua bocca è murata. Questo è l’Inferno."

"Vi è qualcosa che ignoriamo, che non vogliamo sapere, vi è qualcuno, nascosto, che c’impedisce di guardare... Vi è un inganno a danno di persone deboli... Vi è, nella nostra educazione, qualche errore di base, che costa strazio a molti, e ciò io intendo colpire - «Capire! In base a che cosa, Daddo? Lascia che le Costellazioni trascinino il Corpo Santo! Dio è morto! è morto! è morto!». Queste parole, seguite da uno scoppio improvviso di pianto, e quindi da un selvaggio suonare di campane, non sapevi se a osanna o a morto, lasciarono indifferente il conte. Egli era mutato, in quanto sentiva che, nella vita, il lato terribile era proprio la compassione, in quanto così il male velava i suoi crimini, il bene lasciava luogo a profonda debolezza. Egli non aveva più altro scopo, nella nube ch’era stata la sua vita, se non il risorgimento di Dio, la sua liberazione dal sepolcro, e la restaurazione del Diritto."

"Sentì che il suo viaggiare era stato immobilità, e ora, nella immobilità, cominciava il vero viaggiare. Sentì poi che questi viaggi sono sogni, e le iguane ammonimenti. Che non ci sono iguane, ma solo travestimenti, ideati dall’uomo allo scopo di opprimere il suo simile e mantenuti da una terribile società. Questa società egli aveva espresso, ma ora ne usciva. Di ciò era contento." 

Sicuramente c'è anche una grossa critica di fondo alla società milanese da parte dell'autrice.
E' un libro sicuramente impegnativo e va letto o ascoltato con molta concentrazione. Però, alla fine, non mi è affatto dispiaciuto.
Mio voto: 7 / 10

lunedì 17 febbraio 2020

Il rosso e il nero - Stendhal


Titolo originale: Le rouge et le noir (1830)
Titolo inglese: The red and the black

Julien Sorel, un giovane popolano della Franca Contea, sogna la gloria militare ma trova nella carriera ecclesiastica l'unica strada per elevarsi socialmente. Ed è così che viene assunto come precettore in casa del signor de Rênal, dove intreccia una relazione con la signora de Rênal... Spregiudicato, passionale, profondo ammiratore del mito napoleonico, Julien si trova a vivere e amare in un tempo che non è il suo, costretto a dissimulare costantemente la sua vera indole e le sue ambizioni. Ambientato nella Francia della Restaurazione, il capolavoro di Stendhal non solo è un grande romanzo di intreccio e una fine indagine psicologica, ma anche un affresco storico, politico e sociale di un'epoca di intensi mutamenti. (www.ibs.it)

Ci sono romanzi che sono figli del proprio tempo, e letti fuori da quel contesto risultano decisamente fuori luogo e fuori tempo. Così è per questo romanzo, che per quanto mi riguarda è stata una lettura piuttosto faticosa. Una noia notevole. Con pagine e pagine di intrighi e robe politiche che ad un certo punto ho letto un po' saltellando.
Il personaggio principale, Julien Sorel, è di un'antipatia notevole. Probabilmente è pure un po' bipolare, perchè una volta la pensa in un modo, poi dopo la pensa all'esatto contrario. Calcolatore, manipolatore, seguace di Napoleone fin nel midollo. Mi è impossibile affezionarmi ad un personaggio simile (ma non per Napoleone). Alla fine la parte che mi ha più interessato è la parte più romanzesca, intendendo tutto ciò che non ha richiami alla storia/politica. Ma anche qui, ha decisamente prevalso la noia e, in un certo senso, il disgusto per il personaggio di Julien, che s'innamora, poi vuole non perdere il controllo, però lei sembra allontanarsi, allora lui impazzisce d'amore... e tutto questo per ben due volte, per poi finire come finisce. Mi dispiace per le due donne, che hanno decisamente più carattere e tenacia rispetto a lui. Lui è troppo banderuola ("A dire il vero la sua felicità era fatta d'orgoglio più che d'amore"), troppo egocentrico, arrivista.
Sono arrivata alla fine della lettura perchè mi completa diverse reading challenges, ma sono rimasta molto infastidita e delusa, speravo in qualcosa di meglio. Ribadisco che, sicuramente è molto efficace nel descrivere il periodo storico pieno di personaggi più propensi a farsi strada che non a seguire le proprie vere aspirazioni, ma proprio è stata una lettura pesantissima.

"Tutta la noia della vita senza interesse che conduceva Julien è senza dubbio condivisa dal lettore. Sono queste le lande del nostro viaggio"

"Ho amato la verità... Ma dove si trova? ... Dovunque ipocrisia, o almeno impostura, anche nei più virtuosi, anche nei più grandi!"

"Ma come credere nel gran nome di DIO, non appena ci si trovi in tre, dopo l'abuso che ne fanno i nostri preti?"

Non ho idea del perchè del titolo; non credo che richiami al finale in cui parla dello stivale del cacciatore e delle formiche che prima di vedersi spazzare via la tana hanno visto una luce rossa. Immagino che il rosso possa richiamare la passione (il fuoco di qualcosa che brucia, che si consuma in fretta come le ambizioni di Julien), mentre il nero probabilmente richiama all'abito da seminarista (o forse alla religione intesa come "caposaldo" della strada da seguire?). Rosse pare che fossero anche le divise dei militari. Boh, poco importa.
Per la storia pare che Stendhal abbia preso spunto da un fatto di cronaca apparso sulla rivista "La Gazette des Tribunaux", l'affair Berthet del 1827, dove un giovane maniscalco uccise l'ex amante e moglie di un notaio. 
Mio voto: 6 e mezzo / 10

sabato 8 febbraio 2020

Parce sepulto - Danila Comastri Montanari


Titolo originale: Parce sepulto - 1990

Roma, 45 d.C. Il senatore Publio Aurelio Stazio si appresta a trascorrere una serena giornata di festa alle nozze di Lucilla, figlia del celebre retore Arriano, con il discepolo prediletto di costui, il brillante Ottavio. Ma le sue aspettative sono presto frustrate: la sposa, infatti, viene ritrovata cadavere in una vasca di fanghi termali. Sembra essere stata stroncata da un malore durante i preparativi. Parce sepulto, "Lascia in pace i morti". Non tutti i defunti, però, possono essere in pace. Non le vittime di crimini che reclamano giustizia, come ben sa il senatore. E, anche nel decesso di Lucilla, qualcosa non lo convince: perché, per esempio, la ragazza è morta tenendo un dito alzato, come a indicare il cielo? E quali segreti nasconde Camilla, la gemella di Lucilla, identica nell'aspetto ma molto diversa nei costumi? Infine, perché Arriano sembra affannarsi goffamente a nascondere le tracce del proprio passato? Quando un altro cadavere compare sulla scena, Publio Aurelio Stazio sa che il suo fiuto per il crimine non l'ha ingannato. E inizia a indagare... (illibraio.it)

Il personaggio di Aurelio Stazio mi piace, così almeno una volta all'anno leggo le sue avventure. Qui lo troviamo invitato alle nozze di Lucilla e Ottavio, ma la sposa viene trovata morta il giorno delle nozze. Aurelio capisce subito che qualcosa non va e si mette a ficcanasare in giro. Nel frattempo, subisce il fascino di Camilla, la gemella di Lucilla, sposata ad un vecchio banchiere ed usuraio, e nel racconto trovano spazio alcune discussioni economiche tra Aurelio e, appunto questo banchiere, che si chiama Corvino. Oltre a questo, abbiamo dei richiami ai riti satanici. Diciamo che molte delle cose su cui si incaponisce Aurelio, in realtà non c'entrano nulla nè con la prima defunta nè col secondo defunto. Veniamo costantemente sballottati da un ipotetico colpevole all'altro, finchè lo stesso Aurelio si rende conto che la soluzione era più facile del previsto e, per puro caso, riesce a fermare il colpevole prima che commetta il terzo omicidio.
L'ho trovato un po' caotico. Aurelio Stazio, non sapendo che pesci pigliare, allarga troppo la sua ricerca. I libri della Comastri Montanari trovo che abbiano una caratteristica che è sia positiva sia negativa: ogni oggetto, ogni pratica, ecc. viene scritta in latino e viene spiegata, un po' come farebbe un libro di storia, e questa è una cosa molto carina; d'altro canto, quando si lancia in spiegazioni più lunghe (tipo i riti satanici o altro) rischia di diventare troppo prolissa e appesantire il romanzo. In questo libro ho un po' risentito di questa cosa.
Finita questa vicenda, c'è un breve racconto in cui Aurelio è in ferie a Pithecusae (isola di Ischia) e anche qui risolve in maniera molto più veloce un piccolo giallo di una perla scomparsa e dei 5 amici che l'avevano trovata e che stanno morendo come mosche.
Carino. Mi è piaciuto meno del precedente, mi ha coinvolto meno perchè mi ha distratto di più.
Mio voto: 6 e mezzo / 10


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Serie Publio Aurelio Stazio:
1. Mors tua (1990)
2. In corpore sano (1991)
3. Cave canem (1993)
4. Morituri te salutant (1994)
5. Parce sepulto (1996)

Le 999 donne di Auschwitz - Heather Dune Macadam


Titolo originale: 999: The Extraordinary Young Women of the First Official Jewish Transport to Auschwitz (2019)

La vera storia mai raccontata delle prime deportate nel campo di concentramento nazista
Il 25 marzo del 1942, circa un migliaio di donne ebree nubili lasciarono Poprad, in Slovacchia, per salire a bordo di un treno. Ignare di ciò che stava per accadere loro, piene di speranza e orgoglio patriottico, indossarono i vestiti migliori, confidando nel futuro. Erano entusiaste all’idea di aiutare il proprio Paese lavorando in fabbrica, come era stato loro annunciato. Invece vennero condotte ad Auschwitz. La storia della prima ufficiale deportazione per il temibile campo di concentramento è poco conosciuta, eppure estremamente rilevante al giorno d’oggi. Le vittime di quel 25 marzo non furono oppositori politici o ribelli partigiani. Furono donne inermi e giovanissime, inviate verso una morte certa. Lo straordinario lavoro di ricerca di Heather Dune Macadam racconta questa ignobile pagina di una delle fasi più buie della storia dell’umanità attraverso interviste alle sopravvissute, testimonianze storiche e approfondimenti di chi ha studiato la vicenda, imponendosi così tra le letture imprescindibili sull’Olocausto. (https://www.newtoncompton.com/)

Come sempre, in questo periodo leggo qualcosa sul tema dell'Olocausto. Non so perchè, ho cominciato a leggere questo. In realtà, nei miei piani "originari" volevo leggere "La lettera perduta di Auschwitz", ma temo che questo secondo libro lo sposterò al prossimo anno perchè adesso ho bisogno di cambiare decisamente argomento.
Sull'argomento ho letto diversi libri, ed in ognuno ho scoperto sempre cose nuove. Cose atroci ovviamente. Cose che mi fanno chiedere come è possibile che degli esseri umani siano arrivati ad un simile punto di cattiveria su altri esseri umani. Non me ne capacito. Ed ogni tassello che aggiungo è sempre più agghiacciante.
Questo libro non è un romanzo, nel vero senso della parola. E' più un documentario perchè tratta in modo molto descrittivo e dettagliato le vite di queste donne. Non di tutte 999, ma raccoglie le testimonianze delle sopravvissute e, attraverso i loro racconti, anche le storie delle altre che sono già morte.
Perchè il governo aveva bisogno di ragazze nubili dai 16 ai 36 anni? A tutti sembrava strana questa cosa. Se c'era bisogno di lavorare, sarebbe stato meglio scegliere degli uomini, non delle ragazze che sono decisamente più fragili. Tutti pensavano che fosse strano, ma nessuno poteva sicuramente immaginare a quali picchi di crudeltà sarebbero state sottoposte. Anche quando le notizie hanno cominciato a trapelare, anche quando due fuggiaschi hanno svelato cosa succedeva, la gente fuori non poteva credere che fosse vero. Le stesse mogli dei gerarchi fascisti non sapevano nulla di cosa succedeva "al campo".
Il libro è un pugno nello stomaco. E' di quelli che ti fanno addormentare in preda ad uno strano tormento. E allo stesso tempo, non riuscivo a smettere di leggere perchè la scrittura è molto fluida e coinvolgente. Almeno una volta che ho preso dimestichezza con lo stile, un po' giornalistico e un po' romanzato. 
Le ragazze che vengono citate sono molte. Solo di alcune ho un ricordo più delineato. Non potrei mai ricordarle tutte, purtroppo. Mi dispiace. Ma il fatto che la ragazza si chiamasse Edith o Lea non cambia la storia che è successa.
Forse non fu un caso il numero di 999 donne e la data e ora in cui il treno partì. Himmler e altri gerarchi nazisti, erano seguaci di astrologia e numerologia. "Se il 9 è un numero ombra, un numerologo guarderebbe l'intenzione dietro al suo utilizzo. Nel caso dell'olocausto, tre nove indicherebbero un chiaro desiderio di porre fine a qualcosa".
Le prime donne sono arrivate ad Auschwitz quando ancora era una vasta pianura vuota. Col loro sudore è stato costruito tutto. Sono state le prime ad essere spogliate, private di capelli e peli, disinfestate con chissà che prodotto chimico. Le prime a subire "visite ginecologiche" non vi dico di che tipo. Le prime a capire come comportarsi lì dentro. Di molte di queste donne (e di quelle arrivate dopo) non si sa nulla perchè mai registrate o perchè gli archivi del campo femminile vennero distrutti. 
Non sono capace di esporre a parole quello che ho letto. E' un libro che mi ha veramente mosso qualcosa dentro, di profondo. Mi ha commosso e indignato. Intenso.
A fine libro ci sono le fotografie di alcune delle ragazze, prima e dopo la prigionia.
La fatica maggiore è stata entrare in sintonia con lo stile particolare del libro. E ad un certo punto ammetto che ero sfinita perchè è troppo. Troppo per me capire come l'uomo possa diventare un demonio simile.
Avevo pensato di non dargli un voto, ma a mente un po' più fredda credo sia giusto, visto che l'ho dato a tutti i libri che ho letto. Il voto non è all'argomento, ovviamente, è alla mia esperienza di lettura. Il consiglio, comunque, è di leggerlo. E' sicuramente una incredibile testimonianza sull'Olocausto e sul fatto che se già essere ebreo era una tragedia, "essere una donna ebrea era il peggio del peggio".
Mio voto: 9 / 10

venerdì 24 gennaio 2020

Assassinio à la carte- Brigitte Glaser


Titolo originale: Mordstafel - 2005

Assassinio à la carte. La cuoca Katharina e la mafia turca
A Colonia, nel vivace quartiere turco di Mülheim, la cuoca Katharina ha aperto il suo primo ristorante. Il Giglio Bianco ha un lungo tavolo dove tutti i commensali mangiano assieme, incrociando brindisi, sguardi e, si spera, nuovi amori. Per raggiungerlo bisogna percorrere la Keupstraße, tra i vivaci colori delle spezie e la ferramenta del signor Özal che offre sempre il tè ai suoi clienti. Ma gli affari non vanno bene. Persino il carnevale sembra grigio quest’anno, e la cattedrale più minacciosa. Quando davanti all’ingresso del Giglio Bianco viene trovato il cadavere di un uomo mascherato da cannibale, le cose precipitano. A quanto pare, cercava di entrare nel suo locale. Questa volta però, oltre alla sua amica Adela, Katharina avrà dalla sua anche uno spassoso trio di ex poliziotti in pensione, che conoscono il quartiere turco e le sue storie come le proprie tasche. E del bel tenebroso Tyfun, ci si potrà fidare? (emonsaudiolibri.it)

Katharina è riuscita ad aprire il suo ristorante, nonostante le difficoltà economiche e i rancori della madre che non accetta questa decisione. Tuttavia le cose non vanno benissimo e lei comincia a chiedersi se non abbia fatto un errore. Quando poi, dopo una notte di bagordi carnevaleschi, davanti al suo locale viene trovato un cadavere, le cose precipitano. A differenza di quello che succede nei precedenti libri, tutto sommato qui Katharina lascia che sia la polizia ad investigare, anche se lei scambia pareri con la coinquilina Adela, il suo compagno Kuno ed un altro paio di poliziotti in pensione. Questa cosa dei pensionati che provano a risolvere casi mi ha un po' ricordato Malvaldi e i delitti del Barlume, ma dubito che la Glaser li conosca. 
La storia è abbastanza articolata tra buste smarrite, estorsioni, vicende amorose, problemi economici e dilemmi morali. Più che un giallo vero e proprio, in effetti, tiene banco la vita di Katharina e dei personaggi che le stanno intorno. Ben caratterizzati i suoi assistenti, Holger che lei chiama "angelo barocco", la cameriera Eva bellissima, la ragazza delle pulizie Scarlett che si accompagna ad un ratto e che sparisce lasciandolo in custodia al ristorante. In effetti, alla fine del romanzo Katharina ha ben motivo di essere grata a questo ratto.
Quello che non mi è piaciuto molto, è che il giallo rimane irrisolto. Il poliziotto arresta i suoi colpevoli sì, ma la sensazione che rimane è che probabilmente dietro a loro ci sia altro, e Katharina ci fa anche un po' dubitare su chi sia. Finale aperto quindi, cosa che in un giallo non amo molto. Quando sei lì che girando pagina speri di trovare la soluzione definitiva, ti trovi davanti l'appendice di ricette, con tre proposte di menù, una facile, una media e una per esperti. 
Dei tre libri letti finora, probabilmente è quello che mi è piaciuto meno, non tanto per la vicenda che qui era decisamente più strutturata, ma per il fatto che l'ha tirata un po' per le lunghe e alla fine mi lascia pure la soluzione in sospeso. Peccato.
Mio voto: 7 / 10


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Brigitte Glaser e i delitti della cuoca Katharina Schweitzer (al 01/2020):
1 - Delitto al pepe rosa
2 - Morte sotto spirito
3 - Assassinio à la carte
4 - Miele amaro
5 - Buffet al veleno
6 - Crimini al pistacchio

sabato 11 gennaio 2020

La felicità del cactus - Sarah Haywood


Titolo originale: The cactus (2018)

A Susan Green non piacciono le sorprese. Né le emozioni. Né le persone. Quello che piace a Susan Green è essere autonoma, occuparsi della sua collezione di cactus, che stanno zitti e hanno poche pretese, e avere il controllo su tutto. Quando però la sua routine viene minacciata da una serie di eventi imprevisti, Susan dovrà imparare che nella vita nulla è pianificabile. E che non è mai troppo tardi per aprire il proprio cuore. Susan Green adora l’efficienza e la pianificazione. Con buona pace di famiglia e colleghi, che la trovano fredda e difficile da avvicinare. Ma la vita di Susan ha perfettamente senso… per Susan. Ha un appartamento a Londra tagliato su misura sulle sue esigenze, un lavoro che soddisfa la sua passione per la logica e un accordo del tutto civile e congeniale che le garantisce adeguati stimoli culturali, e non solo, senza ricorrere a inutili sdolcinatezze. Guai perciò a tentare di abbozzare un qualsiasi coinvolgimento emotivo e accorciare le distanze: Susan punge, come i cactus che colleziona. Eppure, si sa, la vita sfugge a ogni controllo. Perciò quando Susan si trova a dover fronteggiare i due eventi più imprevedibili di tutti – un lutto e una gravidanza – il suo aplomb inizia a vacillare. Tutto il mondo sembra impazzito, sia dentro che fuori di lei. Mentre, suo malgrado, si scopre a sorridere come una sciocca svenevole davanti a un banale referto medico, suo fratello Edward, che non ha mai combinato niente nella vita, finisce per ereditare quasi tutti i beni di famiglia. Ma proprio quando Susan inizierà a capire di non poter fare tutto da sola, riceverà aiuto dalle persone più insperate. E l’inflessibile femminista di ferro, la donna combattiva e spinosa come i suoi cactus, si troverà a fiorire. (www.anobii.com)

Una lettura piacevole. All'inizio è difficile entrare in empatia con Susan, troppo fredda, troppo pragmatica e schematica. Ha atteggiamenti talmente rigidi che diventano quasi divertenti. Poi un po' alla volta segui il suo evolversi, il suo ammorbidirsi. Il suo fidarsi / non fidarsi degli altri. Nel libro è Susan che parla in prima persona. A fare breccia nella sua corazza ci pensano Kate, la vicina di casa abbandonata dal marito con due figli piccoli, e Rob l'amico di suo fratello. Ho letto da più parti che il personaggio di Susan assomiglia molto ad "Eleanor Oliphant"; non saprei, non ho ancora letto questo libro. 

"Come posso pensare al futuro, quando sono intrappolata nel passato?"

Il cambiamento psicologico di Susan va di pari passo col cambiamento del suo corpo dovuto alla gravidanza. Non a caso, posso dire che il cactus che finalmente fiorisce è effettivamente la metafora della sua vita. E non solo perchè dà alla luce la sua bambina, ma perchè aprendosi agli altri, scopre un mondo completamente diverso, fatto di relazioni.

“All’improvviso il mondo mi sembra più grande e pieno di suoni e colori, molto più di quanto lo fosse appena pochi giorni fa. Ancora non sono certa di aver capito chi sono io in relazione a questo nuovo mondo, ma va bene così.”

E' un libro che affronta in modo leggero tante dinamiche familiari. Il testamento della madre, così iniquo nelle parti, riapre definitivamente delle ferite che Susan non ha mai chiuso, facendola partire per la tangente della ricerca della giustizia. Il rapporto col fratello è sempre stato terribile: non sono mai andati d'accordo, anzi, lei lo definisce "un completo spreco di ossigeno". Lei si è costruita una vita, lui ha seguito le orme del padre perdendo tempo nei pub ad ubriacarsi, continuamente coccolato e giustificato dalla madre che lo ritiene caratterialmente più fragile rispetto alla sorella.
Il colpo di scena di zia Sylvia lo avevo immaginato, esattamente come è stato spiegato (non voglio rovinarvelo..).
La lettura è piuttosto scorrevole, anche perchè da un certo punto in poi si è curiosi di vedere come va a finire. La vicenda è divisa in capitoli, identificati dai mesi (da agosto a marzo). L'incipit è abbastanza ironico: "non sono una donna rancorosa". Vedremo che non è proprio così... Un pochino noiose, forse, le pagine del travaglio.
A mio parere è un libro molto gradevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

giovedì 19 dicembre 2019

The 2020 European Reading Challenge


Sfida ospitata da Rose City reader.
The idea is to read books by European authors or books set in European countries (no matter where the author comes from). The books can be anything – novels, short stories, memoirs, travel guides, cookbooks, biography, poetry, or any other genre. You can participate at different levels, but each book must be by a different author and set in a different country – it's supposed to be a tour. 

WHAT COUNTS AS "EUROPE"?: 
We stick with the standard list of 50 sovereign states that fall (at least partially) within the geographic territory of the continent of Europe and/or enjoy membership in international European organizations such as the Council of Europe. 
This list includes the obvious (the UK, France, Germany, and Italy), the really huge Russia, the tiny Vatican City, and the mixed bag of Baltic, Balkan, and former Soviet states. Albania, Andorra, Armenia, Austria, Azerbaijan, Belarus, Belgium, Bosnia and Herzegovina, Bulgaria, Croatia, Cyprus, Czech Republic, Denmark, Estonia, Finland, France, Georgia, Germany, Greece, Hungary, Iceland, Ireland, Italy, Kazakhstan, Latvia, Liechtenstein, Lithuania, Luxembourg, Malta, Moldova, Monaco, Montenegro, Netherlands, Norway, Poland, Portugal, Republic of Macedonia, Romania, Russia, San Marino, Serbia, Slovakia, Slovenia, Spain, Sweden, Switzerland, Turkey, Ukraine, United Kingdom, and Vatican City. 

LEVELS OF PARTICIPATION 
Participants can read as many books as they want and are encouraged to visit as many European countries as possible. The Jet Setter Prize will go to the person who reads (and reviews) books from the greatest number of different countries (see below). But not everyone wants to compete for a prize, review books, or read a lot of books. You can "complete" the challenge by reading one to five books from different countries.  

FIVE STAR (DELUXE ENTOURAGE): Read at least five books by different European authors or books set in different European countries. 
FOUR STAR (HONEYMOONER): Read four qualifying books.
THREE STAR (BUSINESS TRAVELER): Read three qualifying books. 
TWO STAR (ADVENTURER): Read two qualifying books. 
ONE STAR (PENSIONE WEEKENDER): Read just one qualifying book.

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Libri letti:

  1. UK - La felicità del cactus (Sarah Haywood)
  2. Germany - Assassinio à la carte (Brigitte Glaser)
  3. Slovakia + Poland - Le 999 donne di Auschwitz (Heather Dune Macadam)
  4. Italy - Parce sepulto (Danila Comastri Montanari)
  5. France - Il rosso e il nero (Stendhal)