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sabato 25 dicembre 2021

Il latte della madre - Nora Ikstena


Titolo originale: Mātes piens (2015)
Titolo in inglese: Soviet milk

Lettonia, ottobre 1944: dopo un'occupazione durata più di tre anni le truppe hitleriane si ritirano e l'Armata Rossa entra a Riga. Questo romanzo a due voci inizia da qui. A dipanare la storia una madre e una figlia nei cinquant'anni che seguono la Seconda guerra mondiale, il loro rapporto intenso e tormentato, segnato dalla depressione materna e dal tentativo di arrestarne la tendenza autodistruttiva. A loro si aggiunge una terza figura femminile, la nonna, che vive nel racconto delle altre due, una narrazione che si snoda tra Riga, Leningrado e la campagna lettone parlandoci di memoria collettiva ed emancipazione femminile. Simbolo dell'epoca e dell'oppressione che grava sul destino di ognuno è il latte che, negato dalla madre alla propria figlia nei suoi primi giorni di vita, non è più linfa vitale ma un liquido amaro, disgustoso. Solo col tempo il latte riuscirà ad avere un sapore più dolce... (ibs)

La storia della vita in Lettonia, dalla fine dell'occupazione nazista, al dominio russo, alla caduta del muro di Berlino nel 1989 attraverso le vite di due donne (e della nonna in sottofondo). Un romanzo in cui si alternano due voci. La prima è quella della madre, brillante ginecologa poco propensa a sottomettersi alle direttive del partito, costretta ad "esiliarsi" nella campagna lettone perchè ha pestato i piedi a qualcuno; una donna che ha sempre sofferto di depressione e che nel momento del parto decide di non allattare la figlia perchè convinta che il suo sia un latte cattivo e non le vuole trasmettere il male che si porta dentro. L'altra è la voce della figlia, una bambina all'inizio del romanzo, abituata a vivere con la madre e i nonni, che si trova da sola a dover star dietro ad una madre che cerca in ogni modo di non vivere. 
A queste due voci si aggiunge, di riflesso, la vita della nonna, che ha chiuso la sua bambina in una valigia per nasconderla ai nazisti, e che rimane vedova perchè il marito si oppone all'abbattimento di alcuni alberi e viene ucciso. Si risposa con un uomo che, più tardi, racconterà alla bambina cosa è successo in quegli anni in cui la Lettonia era uno stato indipendente.

Il romanzo mi è stato un po' ostico all'inizio perchè non avevo capito che si alternavano le vicende di due donne diverse. Una volta capito questo, e capito chi delle due stava parlando (perchè molte volte viene narrata la stessa vicenda dai due punti di vista) in realtà è un romanzo molto interessante, anche dal punto di vista storico. La Lettonia ha sempre mal sopportato il fatto di dover essere sottomessa alla Russia, così come la madre ha sempre mal sopportato di non poter fare il suo lavoro come voleva lei. Si ritrova a lavorare in un paese sperduto della campagna lettone, dove pratica aborti sulle donne che non dovevano avere figli (perchè per gli uomini questo è un problema delle donne), e aiuta ad avere figli alle donne che non riescono ad averne. La credono una che può fare miracoli. Finchè un giorno arriva in ambulatorio Jese, uno "scherzo del destino" che nessun medico ha mai voluto visitare prima perchè ha i genitali da donna e il petto da uomo; e la madre è dispiaciuta di non poter fare nulla per lei, lì in mezzo alla campagna, mentre se lavorasse a Leningrado forse avrebbe potuto aiutarla a diventare donna del tutto. Ma Jese le sarà incredibilmente grata anche solo per averla considerata una persona e non un mostro, infatti le rimarrà accanto prima come donna delle pulizie e poi come amica.
Attraverso i racconti del "nonno", anche la bambina si renderà conto che davvero esisteva uno stato lettone, e la aiuterà a capire parte della sofferenza della madre. Anche la bambina, a scuola, sarà costretta a subire delle angherie dai professori che la vogliono studiosa ma seguace solo di ciò che decide la Russia, senza pensieri personali.
Dicevo, una volta che ho capito il meccanismo del libro, la lettura è stata piuttosto scorrevole e coinvolgente.
Mio voto: 8 / 10

martedì 7 dicembre 2021

Il piccolo villaggio dei sopravvissuti - Peter Duffy


Titolo originale: The Bielski Brothers: The True Story of Three Men Who Defied the Nazis, Built a Village in the Forest, and Saved 1,200 Jews (2003)

Nell’estate 1941, tre fratelli assistono inermi alla deportazione della propria famiglia, una scena agghiacciante che purtroppo si ripeterà migliaia di volte durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ma, anziché arrendersi o scappare il più lontano possibile, i tre ragazzi – Tuvia, Zus e Asael Bielski – decidono di disobbedire ai nazisti e resistergli, ingaggiando un’insolita forma di guerriglia. Sfruttando la loro profonda conoscenza delle foreste della Polonia, riescono infatti a costruire un campo segreto tra la fitta boscaglia e a convincere a poco a poco tutti gli altri ebrei della zona a nascondersi in questo strano rifugio. Così, giorno dopo giorno, i fratelli Bielski daranno vita a quella che è stata definita la “Gerusalemme dei boschi”, la più grande operazione di salvataggio di ebrei da parte di altri ebrei della Seconda Guerra Mondiale. E, dopo due anni e mezzo di vita nella natura, i membri di questa comunità – ben 1.200 ebrei – potranno uscire sani e salvi dalla foresta, dopo che l’Armata Rossa avrà messo in fuga i nazisti. (ibs)

Il libro è tratto da una storia vera. Siamo abituati a sentir parlare di Schindler e altri personaggi che aiutarono gli ebrei durante il nazismo, mentre il riconoscimento a questi fratelli bielorussi è arrivato quando ormai erano in tarda età. In realtà anche un quarto fratello, quattordicenne all'epoca dei fatti, partecipò come staffetta, ma i tre che vengono citati sono quelli che presero il comando del gruppo partigiano che, oltre a tenere in salvo dei civili inermi, ingaggiavano la guerriglia contro i tedeschi, al fianco dei russi che volevano riconquistare il territorio.
Il modo di comportarsi dei fratelli Bielski non piacque a tutti, infatti erano piuttosto autoritari e, per alcuni, presuntuosi, tant'è che provarono a sorgere dei gruppi che avrebbero voluto estrometterli dal potere. Senza riuscirci però. 
Non voglio dilungarmi a parlare della trama del libro perchè non posso giudicare una storia veramente successa. Si tratta di un documento storico di una vicenda che io, sinceramente, non conoscevo. A volte le scorribande dei partigiani hanno portato ripercussioni tedesche sui civili non ebrei e, in un paio di episodi, credo che Tuvia abbia tirato fuori la pistola con un po' troppa furia. Ma è difficile immedesimarsi in quello che può essere stata la situazione.
La cosa che proprio non mi è piaciuta è lo stile narrativo del libro. Ammetto che credevo fosse un romanzo, ma non è così. E' un resoconto abbastanza giornalistico delle vicende, intervallate a volte da interviste che lo scrittore ha fatto ai personaggi dell'epoca. E' un po' come ascoltare un documentario, e sinceramente mi ha reso la lettura molto noiosa in diversi punti.
Interessante per chi ama la storia nuda e cruda, senza fronzoli. Gli rendo sicuramente il merito di essere un buona testimonianza.
Mio voto: 6 / 10

venerdì 3 dicembre 2021

L'ultimo amore di Baba Dunja - Alina Bronsky


Titolo originale: Baba Dunjas letzte Liebe (2015)
Titolo inglese: Baba Dunja's Last Love

Baba Dunja è tornata a casa. Le radiazioni nucleari non le hanno impedito di rimettere piede per prima nel paese natio (a due passi da Chernobyl). Qui, insieme a poche anime che si sono via via aggiunte, si tenta di ricominciare a vivere. Perché la vita è ancora bella, nonostante l'età e nonostante intorno ci siano frutti di bosco dalle forme strane, uccelli particolarmente chiassosi, ragni che tessono instancabili le loro tele e persino lo spirito di qualche morto che si affaccia in strada per una chiacchierata. Le giornate scorrono per il malato Petrov che legge poesie d'amore sulla sua amaca, per la corpulenta Marja che non sa dire addio al proprio gallo Konstantin, per Baba Dunja che scrive lettere alla figlia Irina, chirurgo in Germania, fino a quando uno straniero arriva in paese con la sua bambina e il tran tran della piccola comunità viene sconvolto. (ibs)

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama

Baba Dunja è una vedova che "non ha più ottantadue anni" e che appena ha potuto è tornata a Cernovo (un paese ucraino poco lontano da Chernobyl) a casa sua, nonostante il disastro nucleare suggerirebbe di star lontani da quel territorio contaminato. Ma lei è nata lì e lì è casa sua. E' stata la prima a tornare, dopo di lei sono tornati altri abitanti. Adesso lì sono meno di una decina di abitanti, oltre agli animali e i fantasmi di chi è morto.

"Se c'è una cosa di Cernovo che non baratterei nemmeno con l'acqua corrente e una linea telefonica, è la questione del tempo. Da noi il tempo non esiste. Non esistono nè termini nè scadenze."

Baba Dunja ha due figli, uno vive in America (e di lui parla pochissimo) mentre la figlia Irina è medico in Germania. Irina ha una figlia (circa diciottenne), Laura, che però non ha mai visto la nonna.
La vita a Cernovo prosegue tranquilla, ogni tanto Baba Dunja si reca in città a fare spesa, andare in banca (a ritirare la pensione perchè non si fida delle banche) e in posta (dove trova sempre lettere e pacchi di Irina). Una volta trova addirittura una lettera di Laura, ma purtroppo non conosce la lingua con cui è stata scritta.
Un giorno a Cernovo arriva un padre con la figlioletta. Gli abitanti si chiedono per quale motivo vogliono vivere proprio in quel posto da cui tutti stanno lontani, finchè scoprono (dal fantasma di Jegor, il marito di Baba Dunja) che il padre ha portato lì la bambina perchè vuole vendicarsi della moglie da cui sta divorziando. Baba Dunja esce dai gangheri e lo affronta a muso duro; in una colluttazione tra i due, un altro abitante del villaggio uccide l'uomo fracassandogli il cranio con un'accetta. La madre della bambina viene avvisata e torna a casa con lei, ma la polizia è costretta a non far finta di niente e redigere il verbale dell'omicidio, senza però scoprire chi è stato. Le cose riprenderanno a scorrere normalmente, al villaggio ci sarà addirittura un matrimonio e proprio durante la festa del matrimonio la polizia irrompe in paese e arresta tutti gli abitanti. 
Dalla prigione, Baba Dunja scrive tante lettere alla nipote Laura, e, durante il processo, decide di prendersi la colpa dell'omicidio per scagionare tutti gli altri.
Baba Dunja trascorre le giornate cucendo federe, mentre la figlia dalla Germania cerca in ogni modo di tirarla fuori di prigione, soprattutto dopo che un ictus la fa finire in ospedale. Nei pochi giorni in cui la figlia le sta accanto, Baba Dunja scopre che Laura non è la ragazzina deliziosa coi capelli biondi che ha sempre immaginato lei bensì una ribelle coi capelli rasati a zero che è scappata di casa. 
Il giorno dell'anniversario della Costituzione, il presidente decide di concedere la grazia ad alcuni criminali, tra cui Baba Dunja che nonostante le sia stato organizzato il trasferimento in Germania, decide di tornare nell'unico posto che può chiamare casa.

E' un libro che si legge molto in fretta. Baba Dunja è una di quelle nonne che non si fanno abbattere da nulla e che hanno sempre una soluzione per ogni problema. Non si fida delle banche e conserva i suoi risparmi in un barattolo a casa propria, nella speranza di lasciarli alla nipote Laura, che lei crede un'angelica creatura e che invece è una ribelle.

"Penso a Laura. Penserò sempre a Laura. Penso a come sarebbe stato bello se durante il viaggio avessimo sorpassato 'autobus e se lì sopra ci fosse stata una ragazza bionda. Per esempio una ragazza bionda tatuata, con i capelli cortissimi. Lei sarebbe scesa e io l'avrei presa per mano e l'avrei portata a casa. Ecco cos'è sempre mancato a questa ragazza. Non ha mai avuto una casa, perchè io non ho insegnato a sua madre a stare bene nella vita. Io stessa l'ho imparato troppo tardi"

E' un libro in cui si mischiano la realtà con alcuni elementi di fiaba, tipo i fantasmi dei morti che camminano per le strade coi vivi, il marito di Baba Dunja che le continua a parlare, il gallo di Marja che è stato messo in pentola e che ancora continua a farsi vedere sulla staccionata.
Ci sono alcuni momenti divertenti, come la richiesta di matrimonio di Sidorov a Baba Dunja (ma poi non sposerà lei). Ci sono momenti di malinconia soprattutto quando Baba Dunja riflette al suo rapporto coi figli, uno completamente sparito, mentre Irina le scrive costantemente e le manda pacchi di roba varia. 

"Ho scritto a Irina che non mi manca niente. Quasi niente. Ovvio, può mandarmi i semi dei fiori che crescono dalle sue parti, se vuole farmi conoscere qualcosa di nuovo. Ma non deve provvedere al mio sostentamento direttamente dalla Germania. Poi ho capito che questi pacchetti servono molto più a lei che a me. Da allora mi limito a ringraziare e a esprimere qualche richiesta di tanto in tanto. Per esempio gli orsetti gommosi e un nuovo pelapatate".

Una bella storia, un misto tra fiaba e realtà spaventosa. Un libro semplice ma con tanti contenuti.
Mio voto: 8 / 10

lunedì 29 novembre 2021

Sostiene Pereira - Antonio Tabucchi


Titolo originale: Sostiene Pereira (1994)
Titolo inglese: Pereira Maintains

Agosto 1938. Un momento tragico della storia d'Europa, sullo sfondo del salazarismo portoghese, del fascismo italiano e della guerra civile spagnola, nel racconto di Pereira, un testimone preciso che rievoca il mese cruciale della sua vita. Chi raccoglie la testimonianza di Pereira, redatta con la logica stringente dei capitoli del romanzo, impeccabilmente aperti e chiusi dalla formula da verbale che ne costituisce il titolo: Sostiene Pereira? Questo non è detto, ma Pereira, un vecchio giornalista responsabile della pagina culturale del "Lisboa" (mediocre giornale del pomeriggio) affascina il lettore per le sue contraddizioni e per il suo modo di "non" essere un eroe. (ibs)

Il romanzo è ambientato a Lisbona nel 1938, nel pieno del regime dittatoriale salazarista mentre la guerra inizia ad ammorbare l'Europa. Il dottor Pereira è un giornalista che ha abbandonato le rubriche di cronaca nera per dirigere la rubrica culturale di un quotidiano pomeridiano, il Lisboa. E' un uomo solitario e tranquillo, dedito solo alla letteratura, con una particolare predilezione per quella francese, e ha l'abitudine di parlare col ritratto di sua moglie, morta qualche anno prima di tisi. Pereira è obeso, cardiopatico e praticamente tutti i giorni pranza al Café Orquidea ordinando sempre le stesse cose, omelette alle erbe aromatiche e limonata.
Un giorno Pereira, leggendo un brano tratto da una tesi di laurea che parla della morte, ne resta piacevolmente colpito e decide di contattare l'autore per offrirgli un posto come collaboratore della rubrica da lui curata. L'autore, un giovane di origini italiane di nome Francesco Monteiro Rossi, accetta senza titubanze. Pereira lo prende così in prova, proponendogli di scrivere dei "coccodrilli" cioè dei necrologi anticipati di personaggi celebri ancora in vita, in modo che siano pronti per pubblicarli in caso di morte improvvisa del soggetto. Monteiro Rossi, tuttavia, propone necrologi di personaggi come D'Annunzio o Marinetti dei quali attacca soprattutto l'adesione al fascismo. Ovviamente, a causa del contenuto fortemente politico e avverso al regime, Pereira si rende conto che non sono pubblicabili.
Tuttavia, Pereira rimane in qualche modo coinvolto da questo ragazzo, paragonandolo spesso al figlio che non ha mai avuto, capisce che si sta cacciando nei guai, influenzato anche dallo spirito rivoluzionario della fidanzata Marta, e decide di non licenziarlo ma di pagarlo di tasca propria.
Poco tempo dopo Pereira si prende una settimana di ferie per curare la sua cardiopatia presso la clinica talassoterapica di Parede, dove conosce il dottor Cardoso, al quale confida il senso di inquietudine che prova da un po' di tempo e Cardoso gli espone una teoria ipotizzata da psicologi francesi: la teoria della confederazione delle anime. Secondo tale teoria, ogni persona non ha una sola anima ma una confederazione di anime tra le quali ne domina una, un io egemone, e talvolta può accadere che una di queste anime si rafforzi al punto da spodestare l'io egemone e prendere il sopravvento, determinando così una vera e propria metamorfosi; l'inquietudine di Pereira potrebbe essere quindi il preludio di un grande cambiamento. Cardoso gli dice anche di uscire dal passato e provare a vivere nel presente.
Pian piano, Pereira inizia a prendere consapevolezza della realtà del regime in cui vive, tutte cose cui non aveva fatto molto caso, isolato com'era dalla vita reale. Un giorno Monteiro Rossi, che aveva cercato rifugio nella casa di Pereira, viene interrogato, picchiato e ucciso da due loschi individui che si dichiarano uomini della polizia politica. Da questo delitto Pereira trarrà la forza per agire: con uno stratagemma azzardato (chiede al dottor Cardoso di fingersi un funzionario della censura che dà il consenso alla pubblicazione dell'articolo quando Pereira gli telefonerà dalla tipografia), riesce a far pubblicare sul giornale quello che è insieme il necrologio di Monteiro Rossi e un articolo di denuncia verso il regime, costruito con sottile e sapiente ironia. Subito dopo prepara la valigia e fugge dal Portogallo. Da intellettuale abitudinario e pigro, Pereira arriva a compiere un gesto di ribellione al regime, che diventa un importante momento di riscatto.

Il libro parte un po' lento al punto che mi stavo chiedendo se proseguire o cercare qualcos'altro che parlasse del Portogallo. Poi ho proseguito ed, in effetti, diventa molto interessante. Pereira, pur essendo un giornalista, non si interessa a nient'altro che non sia la letteratura. Ciò che succede nella sua città lo scopre da alcune scarne conversazioni col barista del Café Orquidea, almeno finchè non irrompe nella sua vita Monteiro Rossi e, a poco a poco, si fa totalmente coinvolgere da questo ragazzo che potrebbe essere il figlio che non ha mai avuto. Il colpo finale, in cui riesce a beffare il tipografo e la censura, è qualcosa di spettacolare, un vero e proprio riscatto di un uomo che finalmente prende consapevolezza della situazione politica e si schiera apertamente contro, uscendo anche dall'anonimato con cui scriveva i suoi articoli culturali. 
Sarà stato fatto apposta, ma mi ha dato un po’ fastidio il verbo “sostiene” ripetuto migliaia di volte.
Da quello che ho capito, il libro prende spunto da una storia realmente esistita.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

mercoledì 24 novembre 2021

Tre giri di chiave - Walter Serra


Titolo originale: Tre giri di chiave (2014)
 
Gabriele Casadei è il direttore di una piccola banca locale, nella Repubblica di San Marino. È un ragazzo giovane, bravo e responsabile sul lavoro, ha un sacco di amici, ma soprattutto ha una ragazza, Monica Melandri, di cui è molto innamorato. Una mattina, mezz'ora prima che suoni la sveglia, Gabriele viene destato dal campanello di casa: chi lo vuole a quell'ora? È la polizia, che irrompe nell'appartamento accusandolo di essere l'assassino di Monica, che lui aveva lasciato addormentata sul divano dell'appartamento di lei solo poche ore prima. Così, Gabriele si ritrova sbattuto all'improvviso dentro a un incubo di cui non vede la fine, solo, ad affrontare rimorsi e angosce nella sua minuscola cella. Solo, ma non rassegnato. (ibs)

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama

Credo di inserire questo libro nella (mia) categoria "libri con storia interessante ma...".
Gabriele sta con Monica da sei mesi, sono innamoratissimi. Una mattina lei viene trovata accoltellata in casa. La polizia è stata chiamata dalla vicina di casa che ha notato del sangue sulla maniglia della porta.
L'ultima persona a vederla viva è stato proprio Gabriele, il quale però continua a dichiararsi innocente perchè la amava da morire, non le avrebbe mai fatto questo ed è affranto dal sapere cosa le è successo. Oltretutto, avendo bevuto un po’, ha la memoria un po’ offuscata. Eppure le prove portano solo a lui. L'arma del delitto, un coltello che lei teneva in un ceppo in cucina, viene ritrovato nel cortile di lui, ovviamente solo con le sue impronte sopra (peraltro ti viene da chiederti quale pirla lancerebbe l'arma del delitto nel proprio giardino?). Gabriele finisce nelle carceri di San Marino, dove si rode dal dolore e dal fatto di non sapere come proseguono le indagini. Il commissario incaricato, in effetti, non è che si dia tanto da fare, per lui il caso è risolto. Solo un paio di secondini provano ad aiutare Gabriele a trovare alcuni indizi. Gabriele è assolutamente convinto che il colpevole sia la vicina di casa, Marika, quella stessa vicina che ha visto il sangue sulla porta e che ha detto ai poliziotti che li sentiva spesso litigare (e non era vero).
Il libro è pieno di situazioni abbastanza improbabili, dalla poliziotta che lo possiede durante un temporale, a lui che scappa dall'ospedale col camice e gli stivali di gomma attraverso un condotto delle luci, diventa una specie di rambo che si nasconde nei boschi, arriva a scoprire che Marika fa da palo ad un'organizzazione che spaccia droga e diventa quasi l'eroe della storia. Senonchè, probabilmente tutto questo pezzo della vicenda è inventato (e non capisco da quando in realtà..). Il finale è confuso, perchè alla fine, comunque, in carcere ci va lui. (giuro, non ho capito se la vicenda della villetta della droga è vera o meno!)
Poi c'è una seconda parte. Il libro riprende da vent'anni dopo, quando Gabriele è già uscito di prigione, si è trasferito a Rimini e lavora alle ferrovie, ogni tanto come controllore e più spesso all'ufficio degli oggetti smarriti. Ad un certo punto conosce una ragazza che si chiama Lara, che ad un semaforo sta fermando le macchine chiedendo aiuto perchè la nonna non risponde al telefono. Nessuno la aiuta, tranne Gabriele, che ora è diventato un buon samaritano (in realtà non era una persona cattiva nemmeno prima) e decide di dare credito alla ragazza accompagnandola dalla nonna. La signora in effetti sta male, chiamano l'ambulanza e riescono a salvarla. Ne nasce una storia con questa ragazza un po' schizzata, che lo vuole ma non lo vuole, che lo ama ma non sa se lo ama. Questa ragazza si scopre essere bisex ed ha una storia con una ragazza di colore manesca che non ha gradito molto il fatto di essere stata tradita con un uomo. Ne nasce uno strano triangolo, grazie al quale Gabriele si rende conto di cosa non aveva capito di Monica e Marika. A quel punto verrà fuori la verità e il commissario dovrà ammettere che il caso di Gabriele è stato un caso di errore giudiziario.

Non è stato facile trovare un libro ambientato a San Marino, ma ci sono riuscita e questo è, non solo ambientato a San Marino, ma anche scritto da uno scrittore sammarinese.
L'idea dell'errore giudiziario è interessante, e probabilmente capita anche più spesso di quello che viene fatto sapere. Tuttavia la trama mi è sembrata un po' troppo "cinematografica" e con delle situazioni proprio di dubbia credibilità.
Personalmente, come dicevo, non ho capito se la sparatoria alla fine della prima parte c'è davvero stata o meno. Ma va beh, non ha cambiato il fatto che in galera ci è comunque finito e che la polizia non è presa molto la briga di cercare altre piste, anche laddove gli indizi erano un po' dubbi.
La seconda parte immagino che sia la scusa per far capire a Gabriele il tassello mancante del caso (peraltro ipotizzabile anche prima...) e per fargli capire che, nonostante il dolore, la vita è andata avanti e deve ricominciare a vivere anche lui.

Lettura carina ma non mi ha entusiasmato purtroppo. Al di là di alcuni elementi esagerati nella trama, l’idea di base è interessante ma è la scrittura che non mi ha trasmesso le emozioni che avrebbe potuto.
Mio voto: 6 e mezzo / 10.

lunedì 22 novembre 2021

Tre cavalli bai - Margita Figuli


Titolo originale: Tri gaštanové kone (1940) 
Titolo in inglese: Three Chestnut Horses 
 
"A me personalmente, però, è più caro il romanzo Tre cavalli bai, che racconta un lungo quanto drammatico e doloroso amore, ambientato nella mia regione" dichiarava la slovacca Margita Figuli in un'intervista di qualche anno fa sulle ragioni della sua letteratura. Sullo sfondo di una vita di frontiera, in paesaggi aspri e montani, popolati di contrabbandieri di cavalli, vagabondi, avventurosi mercanti, viaggiatori e contadini dall'esistenza stentata, osti e osterie che funzionano come stazioni di posta di una specie di Spagna continentale centroeuropea (o di Sicilia centrale e mineraria, o di Portogallo settentrionale, a forzare la fantasia: ma, come insegnano gli storici della lunga durata, ogni regione europea è una specie di riassunto regolare di tutto il continente), si svolge l'amore di Peter e Magdalèna. Ed è un amore aspro netto ed estremo, nobile e sensuale come il paesaggio e l'ambiente da cui prende vigore il dramma. (goodreads)

ATTENZIONE: contiene spoiler sul finale

Peter e Magdalèna sono amici fin da quando sono piccoli. Lui aspetta solo che lei cresca abbastanza per poterla chiedere in moglie, perchè da sempre è lei che ama con tutto il cuore. Nel frattempo, lavora come venditore di legname e deve viaggiare per il paese, quindi viene considerato un vagabondo.
Una sera rientrando dalla frontiera polacca, si imbatte in due contrabbandieri di cavalli. Uno è Jozko Gregus, cugino di Magdalèna, l'altro è Jano Zàpotocny un ricco proprietario terriero che sta per chiedere la mano di Magdalèna. Quest'ultimo è veramente un becero e disgustoso personaggio, che la sera prima di fidanzarsi non si fa problemi ad andare a trovare la sua amante. 
Quando arrivano tutti e tre a casa di Magdalèna, il padre di lei accoglie molto affettuosamente Peter, e Jano è talmente geloso che cerca di far del male al suo cavallo, ma Peter lo ferma in tempo. Tuttavia, quella sera, Magdalèna ha un incidente proprio nelle stalle e Peter, che arriva in suo soccorso, reputa sia meglio portarla dentro casa della madre. La madre vede di pessimo occhio Peter, mentre vuole disperatamente che la figlia sposi Zàpotocny in quanto diventerebbe la massara più ricca del paese. Purtroppo Magdalèna farà di tutto per ritardare la decisione ma alla fine la perfida madre la costringerà ad accettare la proposta di Zàpotocny. 
Alla festa dei fuochi di San Giovanni, Peter e Magdalena riescono a rimanere soli e lui le confida il suo amore. Lei gli dice che rimanderà il matrimonio con Zàpotocny  il più possibile finchè lui non avrà costruito una casa per loro due e si manterrà pura per lui. Quella stessa sera c'è una zuffa tra Peter e Zàpotocny (che in realtà ha architettato una messa in scena proprio per farli stare soli e sentire le loro intenzioni) e lei dirà a Peter di andarsene. Si ritroveranno quando lui sarà pronto con la casa e quando lei vedrà tre cavalli bai attaccati insieme, là si incontreranno.
Peter torna al suo paese e con l'aiuto di due zii, riesce a edificare una casetta sulle ceneri di dove è bruciata quella dei suoi genitori. Lavora di giorno e poi si dedica alla casa dopo lavoro. Prima lavora in falegnameria poi quando la crisi lo porta ad essere licenziato, si dedica al commercio di cavalli. Non dandosi mai per vinto, riesce a sistemare la casa e a comprare i tre cavalli bai. A quel punto torna al Paese di Magdalèna, dove purtroppo scopre che lei è sposata con Zàpotocny e si scoprirà che la notte dei fuochi, dopo che lui è andato via, Zàpotocny  l'ha presa con la forza e quindi i genitori l'hanno costretta a sposarlo. Zàpotocny ha comprato dei cavalli facilmente imbizzarribili e costringe Magdalèna ad accudirli, riempiendosi di lividi. A sei mesi ha pure perso il bambino che aspettava. Questo schifoso individuo si diverte a frustare a sangue i cavalli costringendo lei a tenere la cavezza e sopportare il tutto. 
Quando Zàpotocny si trova davanti Peter, crede di aver visto un fantasma, e la sua cattiveria aumenta ancora. Prima Magdalèna si ammala e quasi è in punto di morte, e appena si riprende la costringe a tenere fermo un cavallo mentre lui gli sta marchiando la parola "vagabondo" sul corpo. Senonchè, quando appoggia il ferro rovente sull'unico occhio ancora sano, il cavallo impazzisce e lo prende a calci, uccidendolo sul colpo. A quel punto Magdalèna e Peter possono coronare il loro sogno d'amore, anche se lei avrebbe voluto mantenersi pura per lui, lui riesce a convincerla che l'unica cosa che importa è quello che vivranno insieme da quel momento in poi. 

"Magdalèna, dopo tanta stanchezza, mi si è assopita in braccio, e non voglio destarla. Sono felice che riposi; e che accanto a me abbia trovato la quiete dopo tutti quei giorni e quelle notti affannosi. E non chiesi altro, per me, se non che ciò che ci ha unito rimanga intatto per sempre fra di noi"

In realtà, raccontata così è una storia come tante altre. Leggerla è molto emozionante. Ho trovato questo libro per caso, cercavo qualcosa sulla Slovacchia, impresa non così facile. La lettura è scorrevole, si sente ciò che prova Peter, la sua speranza, il dolore, la forza d'animo di non darsi per vinto, l'immenso rispetto che ha nei confronti di Magdalèna. E soprattutto, pur avendone la possibilità di uccidere Zàpotocny, decide di non farlo per non vivere con questo peso addosso per il resto dei suoi giorni. 
Zàpotocny è un personaggio spregevole, per come si comporta con Magdalèna e coi cavalli, povere bestie. Altro personaggio sgradevole è la madre di Magdalèna, a cui interessano solo i soldi di Zàpotocny. Assolutamente nullo il padre di lei che lascia far tutto alla moglie. Mi è piaciuto anche il curato, che appare solo nelle ultime pagine e dice chiaramente a Zàpotocny  che se Magdalèna muore è stato lui ad ucciderla.
Davvero una gradita lettura, molto emozionante.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

mercoledì 10 novembre 2021

Italia mon amour - Vladimir Lorcenkov


Titolo originale: Vse tam budem (2006)

Il piccolo villaggio moldavo di Larga è in preda a una mania collettiva: raggiungere l’Italia, il paese dove per tutti c’è la possibilità di un lavoro ben pagato e di un futuro felice. Gli abitanti del villaggio inseguono il loro sogno di benessere con qualunque mezzo: trattori volanti, crociate di massa, sommergibili a pedali, vendita di organi, camuffamenti collettivi… L’ossessione per un’Italia idealizzata (e purtroppo inesistente), via di fuga dalle disgustose condizioni di vita moldave, contagia tutta la nazione, dal contadino più povero fino alla massima autorità politica del paese, il presidente Voronin, che sogna di aprire una pizzeria in una cittadina del nord Italia.
Il romanzo ride e riflette sul sogno e la fuga, sui disagi e i desideri, e tanto più farà riflettere noi italiani, anche se i veri protagonisti sono i moldavi. Con spietata ironia la Moldavia è descritta come un paese senza speranza, ancora fermo a un’economia pre-industriale, dove le ragazze sognano di fare le colf nelle case italiane, e gli uomini di lavorare nei cantieri come manovali a nero. La trama si frantuma in tante piccole storie di sopravvivenza quotidiana e di tentata emigrazione: le fughe rocambolesche dei personaggi assumono forme esilaranti e macabre, ma i confini dell’Italia e dell’Unione europea, rappresentati dalla vicina Romania, si rivelano invalicabili per chi vive in quel pezzo di Europa orientale che sembra destinato all’oblio.
Riusciranno alla fine i due “eroi”, Serafim e Vasilij, che tentano di emigrare via cielo e via mare modificando la carcassa di un trattore, a portare nel nostro paese le due anime della Moldavia, quella artistica dell’umanista, innamorato della scultura di Michelangelo, e quella pratica del trattorista, che si commuove alla parola Fiat?   (atmospherelibri.it)

Sempre nel mio giro per l'Europa, ho trovato questo libro di autore moldavo e ambientato in Moldavia, che ha vinto il Russian Literary Prize (per libri di narrativa scritti in russo da autori che abitano fuori dalla Russia).
Il libro è un ironico, a tratti grottesco, ritratto della Moldavia, paese povero in cui un molte persone vedono l'Italia come il paradiso in terra, dove poter trovare lavoro, dove le città sono sicure e pulite. Ma non facendo ancora parte della UE, per i cittadini moldavi è quasi impossibile arrivare in Italia perchè le autorità non concedono il visto. Devono allora affidarsi a truffatori che dicono di poterli aiutare e invece spillano loro solo dei soldi senza farli uscire dal paese o, se ci riescono, ai cittadini espatriati vengono riservati lavori ignobili (tipo la prostituzione per le donne). Oppure lanciarsi in crociate che partono con pacifiche intenzioni e poi diventano una scusa per saccheggiare le città che attraversano.
Lorcenkov disegna uno scenario piuttosto degradato, ma pieno di persone che non si danno per vinte. E descrive la grossa corruzione delle autorità che dovrebbero aiutare i cittadini e invece non fanno nulla. 
Per qualcuno l'Italia è un sogno che coltiva fin da bambino, ed è disposto a provare ad arrivarci anche volando su un trattore o pedalando su un sottomarino improvvisato. Per qualcun altro l'Italia non esiste, è l'inferno, va conquistata per diffondervi la fede ortodossa.
Libro interessante. Con un fondo molto amaro, ma scritto davvero con ironia e scene al limite del grottesco, con dei personaggi fuori di testa.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

giovedì 4 novembre 2021

Andorra - Peter Cameron



Titolo originale: Andorra (1997) 

Lasciatosi alle spalle San Francisco insieme a quel che gli era necessario lasciare "cioè tutto", Alex Fox approda a La Plata, la soleggiata capitale del minuscolo stato di Andorra, dove spera di poter cominciare una nuova vita. E la scelta sembra quanto mai azzeccata: "chiunque viva in Andorra viene considerato suo cittadino" recita la costituzione, e in effetti sono in molti a mostrarsi subito ansiosi di conquistare le simpatie del nuovo arrivato. Come Mrs Reinhardt, anziana ospite dell'unico albergo in città, che chiede ad Alex di leggere per lei; o Sophonsobia, matrona della potente famiglia Quay, che certo non sarebbe contraria a una liaison tra lui e l'amabile figlia Jean; o i coniugi Dent, che ben presto lo mettono a parte dei lati meno limpidi del loro matrimonio. Man mano che approfondisce le sue nuove conoscenze, sempre più coinvolto nella vita sotterranea di Andorra, Alex si renderà conto di non essere il solo a fuggire dal proprio passato, fino a scoprire "le stanze grigie e senza finestre dietro al favoloso scenario". E quando due cadaveri emergeranno dalle acque del porto di La Plata con chiari segni di morte violenta, lui sarà fra i principali indiziati: la tragedia, è fatale, non può essere trascesa, né cancellata o dimenticata. (ibs)

Leggendo la trama, penso che chiunque si aspetti che nel libro ci sia qualcosa di "giallo". Invece i due cadaveri sono buttati lì a caso, nel senso che non ci è dato sapere chi sono nè se si scopre chi li ha uccisi. Penso che siano lì giusto per trovare una scusa per togliere il passaporto ad Alex e costringerlo a non uscire da Andorra.
Alex è un ex architetto-libraio che ad un certo punto, per scappare dalla sua vita precedente, decide di andare a vivere in Andorra, posto di cui ha letto in un vecchio libro e che lo ha sempre affascinato. La cosa che gli dirà Mrs Reinhardt è che la scrittrice di quel libro non è veramente mai stata ad Andorra ma ha lavorato di fantasia. In ogni caso, Alex è affascinato da questo piccolissimo stato e dalla piccolissima capitale che praticamente visita in una giornata. Seppur mi sovviene un dubbio: Andorra non è mica sul mare...
Diciamo che Andorra potrebbe essere una metafora di un qualcosa, forse un luogo di pace che cerchiamo quando abbiamo bisogno di ripartire da capo, un posto in cui nessuno ci conosce, non facilmente raggiungibile, dove la gente si fa abbastanza i fatti propri (a parte Mrs. Dent). Rimane il fatto che quando abbiamo avuto un trauma, qualunque sia il posto in cui andiamo, ci verrà sempre dietro. Ed è ciò che succede ad Alex. Lui pensa che in quel nuovo paese possa trovare un nuovo inizio, diventare un uomo diverso, ma credo che dai suoi comportamenti (soprattutto con Mrs. Dent e Jean) faccia chiaramente capire che è un uomo bugiardo e banderuola, inseguito da una tragedia, ma che si lascia comunque trascinare da modi di fare ambigui. Parte come personaggio "buono" per il quale puoi anche provare comprensione ma a mano a mano che procede il libro viene fuori la sua negatività.
Insomma, non voglio svelarvi il finale, ma ormai non mi aspettavo niente di diverso. Aspettavo che facesse la confessione che effettivamente ha poi fatto.
Mah. Libro che non mi ha fatto impazzire, forse per la inesistente sintonia che ho trovato col personaggio. Non mi è piaciuto il modo con cui "gioca" con le due donne, perchè tale è il suo comportamento. La scrittura non è male, ma tutta la storia mi è venuta un po' a noia, perchè è un libro molto lento che forse sperava in un finale shock (?). Anche a livello di riflessioni mi ha dato poco.
Non so proprio che idea farmene, so che non mi ha lasciato molto.  
Mio voto: 6 / 10

venerdì 29 ottobre 2021

L' ammaliatrice di Kaunas - Fulvio Fusco



Titolo originale: L' ammaliatrice di Kaunas (2014)  

Jonas Butkus, un 39enne architetto di Taurage, una cittadina della Lituania, viene trovato privo di sensi in una via di Kaunas, un'importante città della regione baltica. Le sue ferite d'arma da fuoco in una spalla e il profondo ematoma alla testa, fanno presagire il peggio, ma l'equipe medica di un ospedale locale, dopo un delicato intervento, gli salva la vita. Jonas rimane in coma per cinque giorni, e al suo risveglio, ha un'amnesia che non gli fa ricordare gli ultimi mesi vissuti. Il ritrovamento di una pistola vicino al corpo, la stessa che lo avrebbe ferito, reca solo le sue impronte digitali. Privo di documenti e di denaro, gli viene trovata in tasca la foto di una donna dai capelli rossi, che lui dichiara di non conoscere, e una piccola chiave. I suoi recenti trascorsi, non proprio conducendo una vita esemplare, mettono a dura prova le indagini della polizia locale. (ibs)

Cercavo un libro ambientato in Lituania e ho faticato molto a trovarne uno che non fosse di oltre seicento pagine oppure in lingua inglese. Ho trovato questo giallo/noir scritto da un ex musicista in pensione di cui questo è il 42esimo libro (ma, giuro, non lo avevo mai sentito nominare!)
Questo libro rientra nella categoria "bella idea ma realizzazione da migliorare molto".
Lo stile narrativo è strano. I dialoghi vengono introdotti dal trattino a capo, a mo di botta e risposta, come si trattasse di una specie di scenografia. Il contenuto dei dialoghi è spesso grossolano, in alcuni punti (specie quando parla Ona) fa un po' cadere le braccia (ma anche gli stucchevoli scambi di battute tra Jonas e l'infermiera non sono da meno..).
In alcune occasioni c'è il rimando a delle note a fine capitolo che sono veramente troppo lunghe; di un paio di città fa tutto l'excursus storico comprese le condizioni climatiche e gli abitanti; ma anche le caratteristiche così dettagliate della pistola non è che aggiungano molto al racconto). Sembrano un po' un'opera di ricerca che non era necessario ricopiare anche a noi, o quanto meno, andavano sintetizzate un bel po'.
Ammetto che ho comprato l'ebook e in tre o quattro occasioni, era mezza illeggibile l'ultima riga della pagina; non è piacevole.
Non capisco perchè di ogni persona venga scritta l'età, non è indispensabile per la storia.
Un'altra cosa che ad un certo punto mi è venuto un po' a noia è il personaggio di Ona, che è bellissima, bellissima, bellissima, ancora più bellissima, su dai abbiamo capito. Anche sulla professionalità dell'infermiera avrei qualcosa da dire... Alcuni atteggiamenti, in generale, dei personaggi sono poco credibili.
Credo che l'idea di base fosse buona, una buona storia, un buon sviluppo senza strafare volendoci infilare duemila cose. Però la tecnica narrativa è davvero da migliorare, soprattutto nei dialoghi e nella caratterizzazione dei personaggi.
Mio voto: 6 / 10

mercoledì 27 ottobre 2021

E dal cielo caddero tre mele - Narine Abgarjan



Titolo originale: С неба упали три яблока (2015)
Titolo inglese: Three apples fell from the sky

A Maran la vita è sospesa tra realtà e fiaba, in un tempo che dalla Storia prende forma, per poi trasfigurare, evaporare. Qui, in questo paesino di pietra e antiche credenze sul cucuzzolo di una montagna armena, guerra e calamità naturali travolgono, pare per sempre, la fragile quiete della sua manciata di case. Solo in pochi sopravvivranno e potranno raccontare quasi un secolo di eventi. Tra loro ci sono Anatolija e Vasilij, Jasaman e Ovanes, Tigran e Valinka, e da loro sgorgano storie dal sapore magico, narrate da una penna tersa e di fulgida bellezza: accadimenti provvidenziali e segni inspiegabili, come gli angeli che scendono dal cielo a raccogliere le anime dei morti o la comparsa di un pavone bianco misterioso e salvifico. E nel momento in cui tutto sembra essere accaduto, in cui la vita sembra compiuta, ecco che si schiude il miracolo, la pietra respira. E nasce l'incanto.(ibs)

Che libro delizioso! E' la storia del paese e degli abitanti che nonostante la guerra, le carestie, le calamità naturali, sono voluti rimanere lì, sulla montagna che ha trascinato a valle metà del vecchio abitato. Sono abitanti "pietrificati", come dirà la moglie di Tigran. Sono storie anche di dolore, di persone che ormai non si aspettano molto dalla vita, infatti il libro si apre con Anatolija che pensa di essere in procinto di morire. Ma a Maran tutti si conoscono e Anatolija non riuscirà a portare a termine il suo piano, anzi, nel giro di un anno la sua vita subirà un ribaltone incredibile, magico.
Dei sei personaggi citati dalla sinossi verrà fatto anche tutto l'excursus familiare, in modo non pesante, ma tutti questi personaggi hanno dei lutti familiari alle spalle. Eppure sono tutti vicini gli uni agli altri, una specie di famiglia allargata dove ci si aiuta per il bene comune.
A volte, dopo tanto dolore, la felicità arriva. E la felicità ha mille forme diverse, alcune a cui non avevamo mai pensato...
Nel libro ci sono tante tradizioni, anche alcune superstizioni (per esempio le croci nei cimiteri che vengono messe dai piedi e non dalla testa). Tanta magia, credo sia tranquillamente inseribile nel filone del realismo magico. Simpaticissima la cosa che ogni famiglia viene ricordata con il soprannome dato al capostipite.
Bella scrittura, scorrevole, accogliente, delicata anche quando racconta momenti tristi. Riesce a rendere l'ambiente e le persone senza dilungarsi in fronzoli.
Il significato del titolo è spiegato nel finale del libro.
Piaciuto tanto e mi ha anche commossa.
Mio voto: 9 / 10

domenica 24 ottobre 2021

Ludmila: A Story Of Liechtenstein - Paul Gallico



Titolo originale: Ludmila (1954)

A charming tale for young and old captures the spirit of the ancient Principality of Liechtenstein and creates an enduring legend of this enchanting country. (goodreads.com)


ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama

Ogni estate le mucche si trasferiscono dalla valle agli alpeggi di montagna, e fino settembre rimangono lassù, senza contatti con il paese. Quando a settembre tornano a valle, la gente del paese le aspetta con trepidazione lungo le strade, curiose di vedere quali sono le mucche migliori, che vengono tutte belle infiocchettate, mentre le mucche peggiori (che hanno fatto meno latte) rimangono indietro, al punto che quando arrivano non c'è più nessuno ad aspettarle.
Siamo nel 1823. Weakling è una piccola e debole mucca di una famiglia poverissima. Il suo desiderio sarebbe di poter sfilare come prima nella parata perchè significherebbe che avrebbe fatto il suo dovere e reso felici i suoi poverissimi proprietari. Ma la stagione per lei sta andando male. E' molto magra e il latte che produce è scarso e di scarsa qualità. Padre Polda è un uomo di grande e semplice fede, e crede nei miracoli e nell'intercessione dei santi attraverso la preghiera; prega spesso per questa mucca e per il suo proprietario che ha davvero tanto bisogno dei soldi per far mangiare la sua famiglia. Al contrario del capo dell'accampamento, Alois che non crede affatto ai miracoli.
Un giorno, la mucca si trova a pascolare davanti alla nicchia di Santa Ludmila, patrona dei mungitori, dei lattai, ecc. e, in silenzio, chiede alla santa la sua protezione. Padre Polda ed Alois assistono alla scena e sembra quasi che la statua della santa sorrida alla mucca.
Alois decide di non portare Weakling ai pascoli più alti perchè è troppo debole e la lascia in compagnia della figlia Ludmila. La bambina e la mucca vanno a passeggiare vicino a dei monoliti, in un luogo dove c'è una specie di cerchio magico con dell'erba prelibata. Al ritorno, la bambina, che sa come si fa, prova a mungere la mucca e quest'ultima sentendo il tocco gentile della bambina comincia a produrre latte. Quella è la sera del miracolo. Weakling produce latte senza sosta per due giorni, coi mungitori che sono quasi sfiniti, ed è un latte anche di ottima qualità. Si comincia a diffondere la notizia che la santa abbia fatto un miracolo e al paese si chiedono se sia davvero così.
Il giorno dopo rientrano a valle e Alois decide di metterla come terza della fila. Quando però passano davanti alla nicchia della santa, per ringraziarla, la bambina dice che la santa le ha parlato e vuole che Weakling sia la prima della fila. Alois è dubbioso del fatto che la santa abbia davvero parlato a sua figlia, ma decide di accontentarla e quindi la prima mucca che arriva in paese è Weakling.
Purtroppo però, le fatiche di quei tre giorni hanno troppo indebolito Weakling, che quella sera, dopo il tramonto muore. Ma muore immensamente felice perchè è stata amata e venerata e ha portato soldi e cibo ai suoi proprietari. Questo è il motivo per cui ai piedi della statua di santa Ludmila è stato collocato un piccolo teschio di mucca, di Weakling.

Cercavo un libro ambientato in Liechtenstein, cosa decisamente non facile perchè sono veramente pochi e praticamente nessuno è tradotto in italiano, infatti questo raccontino l'ho letto in inglese.
Non ho capito se si tratta di una vera leggenda del Liechtenstein o meno, ma la storia è molto tenera.
Mi piace molto l'idea (che credo vera) della mucca che desidera essere apprezzata e rendere fiera di sè la propria famiglia. La mucca che implora con gli occhi la statua della santa. La mucca che prova gioia nel vedere Ludmila che le vuole bene. Tutto molto tenero.
E' un racconto brevissimo, con qualche punta di tristezza.
Mio voto: 8 / 10

mercoledì 20 ottobre 2021

L'indovina di Istanbul - Michael David Lukas


Titolo originale: The Oracle of Stamboul (2011)

1877, Costanza, sulle sponde del Mar Nero: è una notte di guerra e di razzia, ma anche di speranza. Mentre una divisione di cavalleria dello zar semina il terrore in città, nella casa di un venditore di tappeti ebreo viene alla luce una bambina. Si chiama Eleonora, e un'antica profezia prefigura per lei un destino straordinario. Eleonora cresce senza la madre e con un padre amorevole ma spesso assente, che la affida a una matrigna rigida e repressiva. Niente però può impedirle di mostrare il suo talento: a soli sei anni Eleonora ha una memoria prodigiosa e una grande abilità nel far di conto, ma soprattutto vive per i libri. È nei libri, e nelle diverse lingue in cui sono scritti e che lei impara senza alcuna difficoltà, che Eleonora trova il suo destino. Un percorso avventuroso, costellato di entusiasmi ma anche di tragedie, la porterà fino a Istanbul, maestosa capitale di un impero ormai in disfacimento, e quando inizierà a spargersi la voce dei suoi talenti, la ragazzina varcherà la soglia del palazzo del sultano, legando così indissolubilmente il suo destino a quello di un impero. (ibs)

Cercavo un libro ambientato in Turchia e sono stata conquistata dalla trama, molto accattivante, di questo. Tuttavia, la lettura non è stata così entusiastica come mi sarei aspettata, e mi viene quasi il dubbio che l'autore abbia deliberatamente evitato la storia che, probabilmente, chiunque si sarebbe aspettato di leggere, alla ricerca di una originalità che però lascia a desiderare.
La profezia e le upupe sempre presenti erano un bell'inizio. Le atmosfere della città turca sono molto affascinanti, anche se le descrizioni sono veramente molto prolisse e talvolta piuttosto verbose, con molte similitudini di scarso significato. 
A oltre tre quarti del libro, Eleonora non è ancora stata a palazzo. La sua attività di "oracolo" si riduce ad un singolo episodio, peraltro in cui viene scritto che ha rivelato qualcosa ma non ci è dato sapere cosa; più un suggerimento dato al principe.
Il fatto che Eleonora fosse ebrea era assolutamente insignificante nella storia. Trovo invece poco realistico il suo modo di comportarsi, sicuramente più adatto ad una ragazza un po' più grande (va beh la bambina prodigio, ma se non me lo fossi dovuta ricordare in continuazione le avrei dato almeno 6/7 anni di più).
Il finale è un po' affrettato. Sembra che non sapendo come far proseguire la storia, l'abbia troncata lì, spacciandola per una "scelta di libertà". 
Gran bella idea narrativa, ma la realizzazione lascia molto a desiderare. Viste le premesse e l'ambientazione, questo libro poteva essere magico.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

Cambiami - Andrej Blatnik



Titolo originale: Spremeni me (2008)
Titolo inglese: Change me

"Cambiami" è una storia d'amore e l'esigenza di diventare un altro. Ambientato in un prossimo futuro, Cambiami, con le sembianze di un'analisi sociale, ci racconta di come Borut ha abbandonato la sua vita per costruirne una nuova, totalmente diversa. Lui è un pubblicitario ricco e affermato, e non ne può più. Non ne può più di vendere illusioni, di vivere in modo smisurato in un mondo dove il capitalismo ha portato la realtà alle estreme conseguenze, dove tra ricchi e poveri c'è un baratro incolmabile, ma soprattutto non ne può più di non riuscire ad avere l'unica cosa importante per lui: la sensazione di fare la cosa giusta. Fare la cosa giusta è mangiare la frutta vera, e non più la frutta di plastica, è avere di nuovo un rapporto profondo con la moglie e non portare avanti la commedia di una vita. Il rifiuto di Borut è il rifiuto di un mondo decaduto, di una realtà priva di umanità, di relazioni che hanno perso ogni senso. Il suo rifiuto è il suo cambiamento, è l'abbandono di una vita per provare a essere un uomo nuovo. È così che Borut inizia il suo vagabondaggio e incontra personaggi che hanno capito che cosa è fare la cosa giusta, come il barbone che gli aiuta a distruggere il Grande computer della Sintesi, la fabbrica del cibo sintetico. Per Borut ora tutto è cambiato, e la sua sfida è quella di cambiare il rapporto con sua moglie. Per poter un giorno ritrovarsi insieme. Un'altra volta.(ibs)

Speravo di trovare qualche recensione online per confrontarmi un po' ma non ne ho trovate.
Non fingerò di aver capito completamente questo libro. Ho capito dei punti: l'insoddisfazione di questo uomo, il mondo che si ciba di cibo sintetico mentre quello vero si trova sottobanco, il voler andare contro corrente, la vita su più mondi paralleli, i pubblicitari che ti inculcano bisogni che non hai.
Credo che l'autore abbia voluto fare un esperimento narrativo carico di ambientalismo con una velata denuncia a ciò che ci costringe ad essere tutti uguali, tutti conformati a quello che i pubblicitari vogliono darci a bere.
Il risultato però è piuttosto caotico; stavo per scrivere distopico ma non sono sicura che sia il termine esatto perchè la distopia ha comunque un suo ordine. Ci sta proprio meglio "caotico" in effetti.
Non è di facile lettura, con tanti dialoghi e tanti pensieri di Borut o Monika intervallati al racconto di quello che sta succedendo. Ogni capitolo nuovo riscrive l'ultimo paragrafo di quello precedente; carino fatto due o tre volte, ma dopo mi è venuto a noia. Un po' tutto il racconto mi ha annoiato perchè mi ha dato l'impressione di avere grandi intenzioni ma alla fine di non arrivare dove voleva. E' una specie di finale aperto in effetti.
Noioso. Forse dovrei soffermarmi a rifletterci sopra per ore, ma sinceramente non ne ho voglia, mi basta così.
Mio voto: 5 / 10

martedì 12 ottobre 2021

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti - Olga Tokarczuk



Titolo originale: Prowadź swój pług przez kości umarłych (2009)
Titolo inglese: Drive Your Plow Over the Bones of the Dead

Janina Duszejko, insegnante d'inglese e appassionata delle poesie di William Blake, è un'eccentrica sessantenne che preferisce la compagnia degli animali a quella degli uomini e crede nell'astronomia come strumento per porre ordine nel caos della vita. Quando alcuni cacciatori vengono trovati morti nei dintorni del suo villaggio, Janina si tuffa nelle indagini, convinta com'è che di omicidi si tratti. Con la sua prosa precisa e pungente Olga Tokarczuk ricorre ai modi del noir classico per virare verso il thriller esistenziale e affrontare temi come la follia, il femminismo, l'ingiustizia verso gli emarginati, i diritti degli animali: surreale, acuto, melanconico, sconcertante, il suo romanzo interroga il presente anche quando sembra parlare di tutt'altro. (ibs)

Ho cominciato questo libro pensando che fosse un giallo/thriller, accorgendomi poi che era qualcosa di più complesso. Ci sono i morti ovviamente, tutti uccisi in modo piuttosto barbaro. Ma sono quasi in secondo piano rispetto alla storia di Janina, sessantenne con dei "problemi" non meglio specificati (mentali, oserei dire..), che chiama tutte le persone con il primo soprannome che le viene in mente quando li vede (d'altronde lei stessa non vuole farsi chiamare Janina perchè odia il suo nome). Fissata con l'astrologia, con gli oroscopi che, secondo lei, hanno già scritto nel tema natale l'intero destino delle persone. 
Questa idea degli oroscopi è interessante, anche originale direi, almeno nella scientificità che ci mette Janina. Ammetto però che all'inizio è carina questa cosa dei pianeti che definiscono vita, comportamento e morte delle persone, ma alla lunga mi è parso un po' barboso. Diciamo che ad un certo punto mi sono chiesta che senso avessero, nel contesto della storia, i 3 morti (che poi diventano 4). E nelle ultime pagine c'è il colpo di scena, lo ammetto, non lo avrei mai immaginato e mi ha stupito. Mi verrebbe da dire favorevolmente stupito, perchè neanche per un momento ho pensato che la vicenda potesse essersi svolta in quel modo (anche se, ripensandoci, diversi indizi c'erano stati) e, tuttavia, non è un finale buttato lì ma ha proprio una sua ragione di essere. 
Mi piace l'amore che Janina ha per gli animali e la vera e propria denuncia che porta avanti contro i cacciatori, di frodo o meno (perchè comunque entrambi uccidono). Gli orrori che l'uomo perpetra nei confronti degli animali e della natura in genere. Sinceramente condivido il suo orrore nei confronti della caccia e capisco benissimo cosa può aver provato quando i cacciatori le hanno ucciso le sue "bambine" (le sue cagne). 

"Perchè un tipo simile diventa patrono dei cacciatori? In tutto questo colpisce una sostanziale mancanza di logica. Perchè se i seguaci di Uberto lo volessero imitare, dovrebbero smettere di uccidere. Ma siccome lo rendono per loro patrono, i cacciatori lo fanno patrono di quello che era il peccato di Uberto e del quale si è liberato. Dunque lo fanno patrono di un peccato"

La vita degli animali non vale meno di quella degli uomini, questo lei cerca di far capire al resto degli abitanti e viene considerata una svitata. Orribile il discorso che il prete le fa a tal proposito. La stessa violenza che viene rivolta agli animali, è rivolta anche a lei. La violenza è esecrabile da qualunque punto la si guardi. 
Bella scrittura, scorrevole. Il libro è narrato in prima persona da Janina, con passaggi anche molto ironici. 
Avevo un po' timore del titolo del libro, mi aspettavo qualcosa di più horror, invece è preso da un verso di Blake. 
E' un romanzo che interroga su etica e morale, in un mondo pieno di contraddizioni. Peccato aver calcato troppo la mano sugli oroscopi, soprattutto a metà libro, perchè l'inizio e la fine sono molto forti. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 10 ottobre 2021

Grande Madre Acqua - Zivko Cingo



Titolo originale: Γолемата Вода (Golemata voda) (1971)
Titolo in inglese: The big water

Lem e Keïten sono orfani, due cani erranti nella Jugoslavia di Tito. Raccattati dalla strada, vivono in un ex manicomio adibito a orfanotrofio, circondati da un muro altissimo che impedisce ai loro sogni di farsi largo nel mondo reale. Quando i pidocchi invadono la Clarté, Lem e Keïten sono scortati sulla riva di un lago e tosati come bestie per arginare l'epidemia. La Madre Acqua li osserva inerme, sola responsabile della loro disgrazia e insieme unica fonte di speranza. Nell'orfanotrofio vige un clima di terrore. La compagna Olivera Srezoska e il piccolo padre Ariton Iakovleski tengono le redini di un serrato controllo. L'arte e la risata sono le uniche armi con cui è possibile bucare il muro e sentire ancora il mormorio della Madre Acqua. Un romanzo lirico e nero, l'antidoto che l'uomo porta con sé fin da quando è bambino per difendere la propria libertà. (ibs)

ATTENZIONE contiene spoiler

Ho trovato questo scritto nella "disperata" ricerca di un libro ambientato in Macedonia (operazione non così facile..) Partiamo dal fatto che questo non è un libro facile. La scrittura è molto particolare, a volte descrittiva, a volte visionaria, non proprio facile da seguire. Non posso dire di aver capito al cento per cento quello che l'autore voleva dire. Il senso generale è chiaro, siamo nella Jugoslavia comunista di Tito. I bambini orfani di guerra vengono rinchiusi in orfanotrofio dentro ad un ex manicomio, dove tutto è rigidamente stabilito, dove non c'è spazio per i propri pensieri, dove ci sono regole e atteggiamenti da seguire e così deve essere. Finchè arriva all'orfanotrofio (che si chiama "Chiarezza") un bambino chiamato Keiten che ride di continuo e di cui Lem (voce narrante) diventa amico. Keiten si estranea dal mondo, sogna altri posti.
L'orfanotrofio è circondato da un muro enorme, su cui campeggiano ancora le scritte dei precedenti abitanti di quel luogo. Il muro ha sicuramente un’importanza anche metaforica, come muro di una prigione che non permette ai bambini di sognare o immaginare un futuro. E nei due bambini c'è una ricerca impellente di questa “Grande Madre Acqua”, che per loro è speranza di libertà.

«Presto avrei visto anch'io la Madre Acqua: grandiosa, splendida, l'immagine più bella e misteriosa della mia vita. Mio Dio, presto lei ci avrebbe accolti col suo sguardo dolce e limpido, con i suoi occhi materni.»

Non vi racconto tutte le vicissitudini tristi a cui sono sottoposti i bambini ma voglio solo spendere due parole su un commovente finale. Keiten è finito preda delle angherie di un altro bambino, che lo ha spiato dal momento in cui ha rubato un legnetto per intagliarlo in segreto, fino a denunciarlo agli adulti. E quando il Piccolo Padre gli chiede cosa pensava di fare con questo legnetto, Keiten commosso gli risponde che voleva solo fare una madre. A quel punto, anche il Piccolo Padre si ammorbidisce.

«Che io sia maledetto, disse proprio così: una madre. Il silenzio calò su di noi, e in un attimo gli occhi di tutti si voltarono verso il pezzo di legno che Ariton Iakovleski teneva tra le mani. Mio Dio, non era più un pezzo di legno, era una madre! Per la prima volta il Piccolo Padre sembrava confuso, commosso, senza parole.»

La cosa che mi ha dato fastidio è la costante presenza dell’esclamazione "Che io sia maledetto!" praticamente in ogni frase, e, a lungo andare, risulta una seccatura. Non mi è, invece, molto chiaro che cosa rappresenta il Monte che viene spesso citato da Lem.
Lettura interessante, non facile.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

La pista - Anne Holt



Titolo originale: En grav for to (2018)
Titolo in inglese: A grave for two

Una sciatrice accusata di doping a pochi mesi dalle Olimpiadi. Uno sciatore morto in circostanze controverse. E un mondo, quello dello sci, che si rivela in tutta la sua violenza e corruzione. Selma Falck, ex atleta di fama mondiale e avvocato di grido, ha perso tutto. Il marito, i figli, il lavoro e il suo vecchio giro d'affari. Sola, emarginata e con un vizio che minaccia di trascinarla ancora piú in basso, Selma si è rintanata in un lurido appartamentino nella zona piú squallida di Oslo. Fino a quando Jan Morell, padre di Hege Chin Morell, campionessa di sci di fondo norvegese, non bussa alla sua porta. La figlia è risultata positiva al doping e rischia la squalifica dalle Olimpiadi di PyeongChang. Convinto che Hege sia stata sabotata, Jan offre a Selma il compito apparentemente impossibile di provarne l'innocenza. Ma quando Selma accetta l'incarico e inizia a investigare, uno sciatore della nazionale viene ritrovato morto dopo un allenamento. L'autopsia rivela tracce della stessa sostanza presente nel sangue di Hege. E mentre l'indagine si infittisce e un altro cadavere viene scoperto, Selma comincia a rendersi conto che anche la sua vita è in serio pericolo. (ibs)

Interessante giallo ambientato in Norvegia, nel mese di dicembre, dove il freddo ti penetra nelle ossa già dalle pagine che leggi. Selma Falck è un'avvocata di grido ed ex campionessa di pallamano. Ma purtroppo ha il vizio del gioco e per le sue scommesse ha sottratto soldi ad un suo cliente, quel Jan Morell che ora la ingaggia per scoprire cosa è successo a sua figlia. Perchè Jan sa che Selma è l'unica che può riuscirci ed è disposto a darle una seconda occasione. A causa del suo vizio, Selma ha perso il marito e i figli. La persona a cui è più legata è un barbone, ex poliziotto un po' suonato che però riesce a darle utili consigli quando lei non sa che pesci pigliare.
La vicenda è interessante, anche se mi sono persa un po' nel mondo sportivo norvegese. Si legge piuttosto bene, a parte alcuni passaggi un po' contorti da seguire con un po' di attenzione. A mio parere è un po' contorto il finale. Ha voluto incastrare molte cose, quando sarebbe stato meglio concentrarsi solo su una vicenda, piuttosto che volerci depistare inutilmente. La vicenda della scenografia ci ho messo un po' a capire cosa fosse. In generale, credo che la storia sia interessante ma ha alcuni problemi nella struttura narrativa. Mi piace però questa avvocata / investigatrice.
Mio voto: 7 / 10

lunedì 27 settembre 2021

Incontri impossibili - Zoran Zivkovic


Titolo originale: Nemogući susreti (2000)
Titolo inglese: Impossible encounters

E se si potesse scegliere di tornare indietro, una volta varcata l'ultima soglia? Se si potesse guardare attraverso una finestra la nostra prossima vita? E se un giorno, arrivando in cima a una vetta avvolta dalle nubi, si potesse incontrare chi saremo tra vent'anni? O magari incontrare Dio in uno scompartimento ferroviario, e porGli una domanda, oppure il diavolo in un confessionale? E se un libraio potesse parlare con il protagonista di un romanzo? E se infine uno scrittore incontrasse i suoi personaggi e scoprisse cosa fanno quando finiscono di recitare la loro parte... Zivkovic ci regala sei nuove "storie impossibili" ma incredibilmente realistiche, come se avesse deciso di rispondere alla domanda che prima o poi ci poniamo tutti: "E se potessi incontrare...?" (ibs)

Sei racconti di incontri (appunto) impossibili, a volte addirittura paradossali: con il nostro io nel futuro, con Dio nel vagone di un treno, col diavolo in un confessionale, col personaggio del racconto che stiamo scrivendo. In tutti compare un libro intitolato "Racconti impossibili".
Lettura breve, con alcuni spunti di riflessione interessanti e mi è piaciuto molto il passaggio alla prima persona nell'ultimo racconto, dove troviamo l'autore stesso che lo sta scrivendo (geniale l'idea ma un po' fiacco il racconto). Mi è piaciuto, in particolare, il racconto del diavolo tentatore nel confessionale, dove trova spazio anche l'unica figura femminile del libro (che comunque non viene vista ma solo sentita camminare). Il diavolo non ha corna e coda, ma si cela dietro volti normali. Piaciuto un po' meno il primo racconto, molto strano, dove al defunto viene chiesto se vuole tornare in vita ma senza fare domande, scegliendo però una forma diversa da quella che ha avuto finora.
Libro che pone domande, mentre oserei dire che lascia a noi le risposte. Decisamente visionario.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

martedì 21 settembre 2021

E' l'amore che non comprendiamo - Bart Moeyaert


Titolo originale: Het is de liefde die we niet begrijpen (1999)
Titolo inglese: It's Love We Don't Understand

Nel primo dei tre episodi i protagonisti sono stipati in auto durante un viaggio, insieme a Bordzek, il repellente amante della madre. La tensione esplode in una lite furibonda: Axel ferma la macchina in un campo assolato e investe Bordzek ferendolo e poi rivela di essere oggetto delle sue angherie sessuali. Nel secondo episodio la famiglia aspetta l'arrivo del convivente della nonna morta da poco. Ma invece di un marinaio avventuroso arriva un vecchio semiparalizzato e farfugliante che scatena il cinismo della madre. Nel terzo episodio Axel fa a pugni con l'ennesimo amante della madre e poi se ne va in America dove convive con un amico, ma non è felice. (goodreads)

Libro trovato per caso gironzolando in biblioteca. Cortissimo, solo 96 pagine. In realtà, quello che mi ha attirato è che l'autore è belga e questo mi aiuta a proseguire il mio giro per l'Europa.
Il libro è diviso in tre parti, narrate in prima persona da una bambina (di cui non mi pare venga mai detto il nome) molto legata ai fratelli Bonnie, Axel e la piccola Edie (di cui lei e Bonnie si prendono cura come due madri). Presenza precaria la madre, che cambia spesso fidanzato.
Nel libro ci sono alcune riflessioni della bambina e dei fratelli. Lo stile narrativo non mi dispiace, semplice (effettivamente l'autore è prima di tutto uno scrittore per bambini) e tratta in modo leggero argomenti non facili. La cosa che mi ha lasciato perplessa invece è che molte cose sono solo "tratteggiate", per cui si arriva a capire alla fine del primo racconto il motivo per cui Axel ce l'ha con l'uomo della madre, e si fa fatica a capire che Axel non è insieme alle sorelle ma è in un'altra città con Mortimer.

"Nelle scatole ci sono i ricordi degli uomini di mia madre, e qua e là anche qualcosa di mio padre. Sfogliamo tutti gli album da prima della nascita di mia sorella Bonnie fino all'anno passato. Specialmente Axel rimane perplesso, soprattutto quando vediamo che nostro padre nelle fotografie compare sempre di più in secondo piano, e infine scompare. Quasi senza accorgercene ci mettiamo a parlare dell'amore che non comprendiamo"

Interessante ma mi lascia qualche perplessità.
Mio voto: 7 / 10

lunedì 23 agosto 2021

Il treno per Tallinn - Arno Saar



Titolo originale: Il treno per Tallinn. La prima indagine di Marko Kurismaa (2016)

È notte, la neve cade fitta quando il treno proveniente da San Pietroburgo fa il suo ingresso nella stazione di Tallinn, capolinea. Bastano venti minuti perché dei passeggeri rimangano solo le impronte sulla neve; uno però è ancora a bordo, accasciato in una poltrona di prima classe, una bottiglia di liquore accanto a sé. Morto. È Igor Semenov, un uomo d'affari russo. Il caso è delicato e viene affidato al commissario di polizia Marko Kurismaa, che con i russi ha un conto in sospeso. E non è il livore di tanti estoni nei confronti del popolo che fino a pochi anni prima li dominava: è un dolore tutto personale. Marko ha il fascino dell'uomo tormentato, il fisico asciutto dell'ex sciatore di fondo e il rigore di chi nella vita si è dovuto conquistare tutto. In più, nasconde qualcosa. In altri tempi, Marko ha avuto la presunzione di saper distinguere al primo colpo la verità dalla menzogna. Ora è più cauto, forse più saggio, la nostalgia della giovinezza lo punge sempre più spesso e i dubbi sono quotidiani compagni d'indagine: da dove viene la tristezza che rende opaco lo sguardo di Olga, la giovane e bella moglie della vittima? Quanto è pericoloso l'uomo che qualche giorno prima è stato visto attaccare briga con Semenov? Arno Saar ci guida sulle tracce dell'assassino lungo le strade della gelida Tallinn, tra i vicoli della città vecchia, i locali alla moda delle ex zone industriali e gli squallidi quartieri dell'architettura sovietica. Un'ambientazione originale e suggestiva, un protagonista complesso e affascinante, una galleria di personaggi indimenticabili e un impeccabile congegno narrativo: Il treno per Tallinn è un romanzo straordinario e Arno Saar, pseudonimo di un importante scrittore italiano, sa procedere col passo spedito del giallista e la ricchezza di prospettiva del romanziere di classe. (ibs.com)

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama 

Sul treno che proviene da San Pietroburgo, viene ritrovato il cadavere di un uomo d'affari. Ucciso con una bottiglia regalo di vodka estone.
La polizia estone non ci fa subito una bella figura, perchè ripulisce il vagone senza neanche ispezionarlo, ma il commissario Kurismaa riesce comunque a trovare gli indizi che gli occorrono, perchè coi russi ha un conto in sospeso (da quando portarono via suo padre considerato dissidente) e sa che loro insabbierebbero tutto. Ad un certo punto però i morti diventano due; il secondo è una vecchia conoscenza di Marko, di quando era un atleta di sci, un personaggio che già all'epoca era sgradevole, ma che sicuramente era troppo bravo nello sci per non finire fuori pista nel fiume ghiacciato.
C'è qualche collegamento tra i due morti? Kurismaa comincia a sospettarlo, e coi suoi validi assistenti, seguendo entrambe le piste, arriva alla soluzione, che è ben più complicata perchè l'assassino ha dovuto aspettare vent'anni per compiere "giustizia".
L'ambientazione estone è molto cupa ma molto interessante. Il commissario mi è piaciuto. A differenza di tanti suoi colleghi, non è un ubriacone, non è un impasticcato, però... soffre di narcolessia.
La storia si segue abbastanza bene; certo che dal ritrovamento del primo cadavere non avrei mai e poi mai immaginato che si arrivasse a questo finale. Però è ben costruita tutta la vicenda.
Arno Saar è lo pseudonimo di Alessandro Perissinotto (non ha mantenuto molto a lungo il segreto...). 
Credo che leggerò anche il libro successivo (al momento, credo che le avventure del commissario siano solo due, ma spero ne arriveranno altre).
Mio voto: 7 e mezzo / 10