giovedì 2 luglio 2026

I convitati di pietra - Michele Mari


Titolo originale: I convitati di pietra (2025)

Davvero il destino di ciascuno di noi è già scritto? È questo che pensano gli ex alunni della III A quando, superato l'esame di maturità, siglano il «patto sciagurato» che li vincolerà fino all'ultimo giorno. Del resto il tempo della scuola è l'unico a rimanere anche dopo trent'anni non saranno le rughe o i chili in piú a contraffare la sagoma di un vecchio compagno di banco. Ma quando di mezzo ci sono il demone della competizione e il miraggio di un premio favoloso le variabili si moltiplicano. E cosí un accordo nato quasi per scherzo si tramuta in una sfida senza esclusione di colpi per rimanere in vita il piú possibile. Michele Mari ha scritto un romanzo commosso e giocoso, svelando con perfido divertimento le pulsioni che si nascondono dentro l'amicizia. Perché in questa storia, prima di un imprevedibile finale, vale il contrario di quanto recita il chi perde un amico trova un tesoro.

22 luglio 1975: la data fatidica in cui una classe del liceo, festeggiando con una cena il primo anniversario dell'esame di maturità, decide di stipulare un accordo di sangue e denaro. Ognuno dei trenta ex alunni verserà tutti gli anni una cifra, e il capitale sarà investito in modo da generare - col trascorrere dei decenni - un'autentica fortuna. Il meccanismo è la riffa terminerà quando saranno rimasti in vita soltanto tre compagni di classe, e a quel punto i superstiti potranno godere del montepremi... Ma i rancori sopiti, gli amori taciuti, le promesse e le invidie nate sui banchi di scuola s'infiammano un anno dopo l'altro. E quando ogni 22 luglio si rivedranno a cena, si informeranno dei malanni altrui per prevedere il prossimo di loro che passerà a miglior vita. Fino a trasformare i protagonisti di questa storia in giocatori seduti al tavolo di un'immaginaria roulette, «per i quali indovinare un numero significa desiderarlo, se non altro per poter continuare a giocare». E si sa che ogni gioco ha le sue regole e i modi per scommesse clandestine, tresche, sospetti, tentativi di omicidio, improbabili macumbe e soprattutto il Caso, che agisce scompigliando anche il piano meglio architettato. Michele Mari, mai cosí divertito e divertente, segue i suoi personaggi fino al 2050 e oltre, grazie a un ingranaggio affabulatorio che inchioda il lettore alla pagina. Del resto tutti noi abbiamo vissuto la singolare ambiguità delle cene di classe, fatte di momenti prodigiosi in cui il tempo sembra essersi arrestato, anche se appena si scrosta la nostalgia quello che rimane è il disincanto di individui che poco hanno da spartire fra di loro. Senza rinunciare alle ossessioni che lo hanno fatto amare dal suo pubblico (i fumetti, il cinema, la mania tassonomica), questa volta Mari racconta la giovinezza, l'epoca in cui ci si crede immortali, e prendendo la rincorsa si sofferma a indagare le inquietudini della vecchiaia. Tra Compagni di scuola e Final Destination, un romanzo a orologeria, il cui ticchettare incessante riflette sul tempo a nostra disposizione. «Non si sfugge al passato, perché non è dietro di noi ma dentro». (goodreads)

La trama di questo libro mi aveva ispirato subito, prima di scoprire che era nella cinquina del Premio Strega.
Sicuramente originale il punto di partenza, questa "riffa della morte" che tira fuori anche il peggio da alcuni dei partecipanti.
Ho faticato ad ingranare col linguaggio di Mari, un misto tra il colloquiale e il (troppo esasperatamente) forbito, con un sottofondo di sarcasmo notevole. Poi evidentemente ci ho fatto il callo (e comunque sono diminuiti i termini assurdi mai sentiti).
Ammetto che una storia come questa ti porta a girare le pagine nell'attesa (lunghissima) di capire chi saranno i primi tre e poi chi sarà l'ultimo che rimarrà in vita. A mano a mano che la storia procede, e procede per decenni, chi rimane in vita si rende conto che avrà sì una cifra spropositata di soldi, ma probabilmente non avrà più il tempo o le forze per utilizzarla. E alla fine, i sopravvissuti cominceranno a provare una sorta di amicizia, di fraternità, un desiderio di non essere l'ultimo a rimanere in vita avendo macabramente seppellito tutti e trenta i compagni di classe. Un romanzo che parte nel 1975 e si conclude nel futuro, dove viene esplorata la fragilità delle debolezze umane e il peso del tempo che passa. 
Ho faticato un po' nelle pagine dove vengono elencati i film con Gene Hackman e i fumetti, lì ammetto che i titoli li ho un po' saltati, anche se fungono benissimo per descrivere la maniacalità del personaggio. Molti dei personaggi hanno manie su cui viene calcata la mano (e va beh, il riferimento all'onanista Brodo è inevitabile). Mari gestisce benissimo trenta personaggi, alcuni con cognomi assurdi, con proprie caratteristiche, e ammetto che sono talmente caratterizzati e particolari che non si fa confusione. Forse ad un certo punto, la vicenda pare un po' ristagnare, perchè con l'avanzare del tempo, rallentano anche i decessi e le situazioni dove poter mettere del brio. Finchè si può concentrare sui tre vincitori che, in realtà, acquistano umanità.
Una trama interessante con delle interessanti riflessioni esistenziali sullo sfondo. Gradevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

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