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lunedì 25 dicembre 2023

Un magico inverno sulla neve - Isla Gordon


Titolo originale: A season in the snow (2019)

Una fuga sulle montagne può sciogliere un cuore di ghiaccio? Alice Bright ha un lavoro che adora, una famiglia affettuosa e amici insostituibili. Ma quando il destino si mette di traverso, la sua favola perfetta sembra incrinarsi e i suoi sogni vanno in frantumi. Bear, un adorabile cucciolo in cerca di casa, potrebbe essere esattamente ciò di cui Alice ha bisogno per rimettersi in carreggiata. Ma un appartamento a Londra non è proprio l’ideale per un cane di montagna. E così Alice e Bear si ritrovano in viaggio verso le montagne innevate della Svizzera alla ricerca di una nuova casa: possibile che un cambiamento radicale possa aiutarli a lasciarsi il passato alle spalle? Tra scoppiettanti fuochi di legna, caffetterie accoglienti e panorami mozzafiato, Alice sente che il suo cuore potrebbe iniziare lentamente a guarire. Ma basteranno nuovi amici e un affascinante vicino di casa ad aiutare Alice a innamorarsi di nuovo della vita? Quando la vita di Alice sembra andare in frantumi, un adorabile cucciolo fa breccia nel suo cuore
Isla Gordon Vive sulla costa inglese con un adorabile cagnone. Un magico inverno sulla neve è il suo primo romanzo, ispirato alla sua vita di tutti i giorni insieme a un cucciolo extralarge. (ibs)

Mi ero fatta incantare un po' dalla trama di questo romanzo, che mi pare banalizzi un po' l'evento che "mette di traverso il destino"...
Il libro comincia un po' alla "sex and the city", con cinque amiche che si ritrovano nei bar e chiacchierano di frivolezze. Due di loro, Alice e Jill, si conoscono dall'infanzia e sono come sorelle. Una sera, queste due, partecipano ad un concerto all'aperto, la calca causa uno sfondamento delle transenne, Alice rimane gravemente ferita ad una gamba, Jill muore. Da qui si dipana il resto della vicenda, con Alice che non si dà pace, perchè è stata lei a prendere i biglietti del concerto, le manca Jill, non esce più di casa e smette anche di lavorare (disegna vignette satiriche). C'è un problema però. Poche settimane prima, Jill aveva adottato un cucciolo di pastore del bernese, e Alice decide di farsi carico del cucciolo. Ad un certo punto, Alice si rende conto che non può uscire solo negli orari in cui nessuno la vede, e vivere nel casino di Londra le crea disagio. Decide allora di fare il viaggio che aveva programmato con Jill, andare in Svizzera in auto, per far vedere al cane la sua "terra di origine". Da qui in poi c'è il resto della storia.
L'impressione che ho avuto è che il libro affronta un po' tutto con molta superficialità. E' vero che vuole essere un libro sulla rinascita, sull'uscire dal lutto, un libro leggero e positivo.
I dialoghi sono veramente sciocchi. Non so dare un'età ai protagonisti, le quattro amiche si sono conosciute all'università e già tutte lavorano, quindi potrei ipotizzare tra i 25 e i 30, però mi ricordano dei ragazzi delle superiori.
Non so, sono un po' perplessa dall'intero risultato. Il libro parte molto frivolo, poi c'è la parte un pelo più "seria" della morte di Jill, e dopo alterna situazioni contrastanti. Il tutto, secondo me, poteva essere trattato in modo più accattivante, senza dover per forza diventare un mattone di pesantezza. Sto pensando ad altri libri che ho letto, con situazioni simili dove lo svolgimento ha un linguaggio che mi ha catturato; qui non è successo. 
Gradevole, ma niente di che.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

La vedova Van Gogh - Camilo Sánchez


Titolo originale: La viuda de los Van Gogh (2012)

Cieli, occhi, corvi, girasoli: dovunque giri lo sguardo, Johanna vede dipinti di Van Gogh. Splendono nel buio, la svegliano all’alba; prima del canto degli uccelli, prima dei rumori di Parigi che riparte.
La gente non li capisce, non li ama. Li usa come fondi d’armadio, per tappare i buchi del pollaio. Van Gogh si spara al petto e con lui se ne va il fratello Theo, inseparabile anche nella morte.
Johanna resta sola con un piccolino nella culla: si chiama Vincent come suo zio.
Lui e i dipinti illuminano il nero che l’ha avvolta.
Vedova giovane, torna in Olanda e si prepara a lottare; le hanno insegnato che bisogna dominare il mare per meritarsi la terra.
Apre una locanda in campagna, fa arrivare da Parigi i quadri di Van Gogh. Dal soffitto al pavimento, li appende in ogni stanza: è il suo omaggio all’artista che sognava una repubblica del colore, il primo museo segreto.
Di giorno Johanna accoglie gli ospiti, cresce suo figlio.
Di notte apre la valigetta che per Theo era sacra e si immerge nelle lettere di Van Gogh. Annota parole, isola passaggi di pura poesia. Le affidano una missione, le indicano la strada. Oltre le porte chiuse, il disprezzo, la selva dei no. Il primo sì è il disegno venduto a un cliente argentino. La prima mostra la ospita all’Aia una donna senza pregiudizi.
Poi il vento gira, vengono i buoni incontri, gli incroci fortunati; il tempo corre, vola, le mostre si moltiplicano e Vincent van Gogh entra nella Storia.
Johanna, finalmente, può camminare guardando il cielo dopo la pioggia, respirare leggera, aprire altre porte. Tornare a smarrirsi in un sorriso, nel gioco meraviglioso dei corpi.
Una storia vera, bellissima, mai raccontata. La storia della donna che ha consegnato al mondo l’arte di Van Gogh. (goodreads)

Ho fatto fatica ad ingranare con lo stile narrativo, che alterna pagine di cronaca (Johanna vede, Johanna pensa, ecc.) a pagine del diario che scrive Johanna. Poi ad un certo punto ho ingranato e la lettura è stata abbastanza scorrevole. La storia si sviluppa molto a flash, brevi racconti che si susseguono. Il tutto incastonato nella storia del periodo, quindi vengono citati molti personaggi famosi, scrittori, pittori, artisti vari.
Johanna non ha mai amato il fatto che suo figlio portasse il nome di uno zio morto, che a sua volta portava il nome di un fratello morto neonato; alla fine del libro invece sarà molto contenta di questo fatto.
Johanna è la moglie di Theo Van Gogh, fratello legatissimo a Vincent, il pittore. Un rapporto quasi simbiotico il loro, al punto che quando Vincent muore, anche Theo si lascia lentamente morire. Tocca a Johanna prendere in mano le redini della situazione, anche per evitare che finisca nel baratro suo figlio. Comincia per caso a leggere le lettere che Vincent ha scritto a suo fratello, e in questo modo comincia a guardare le sue opere con occhi diversi, a scoprire tutto il colore che sta in quei quadri, tutto il tormento interiore nascosto in quei dipinti e schizzi. Molto particolare il fatto che Johanna trasforma gli scritti in poesie. 
Johanna si rende conto che le opere di Vincent Van Gogh devono essere conosciute e non rimanere nascoste e si prodiga in ogni modo affinchè ciò avvenga. Una storia vera.
Libro interessante. Bella la figura di questa donna, che capisce il valore di Van Gogh, la sua modernità, è grazie a lei se le opere di questo immenso pittore non sono rimaste confinate in scantinati. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 10 dicembre 2023

La valle dei fiori - Niviaq Korneliussen


Titolo originale: Blomsterdalen (2020)

Primo romanzo groenlandese a vincere il Premio del Consiglio Nordico, un'opera di potente poesia che va dritto al cuore del dibattito odierno sull'identità e dà voce ai giovani inuit del XXI secolo.
Vive a Nuuk, la capitale della Groenlandia, è giovane e ribelle, ha una ragazza che la ama e un futuro che l’attende in Danimarca, dove sta per iniziare l’università. Eppure si sente troppo grossa, troppo scura, troppo diversa dai compagni di studio, e mentre tutti a casa credono che stia spiccando il volo verso la desiderata libertà, lei sprofonda in un disagio che in realtà ha sempre avvertito, un senso di inadeguatezza e vertiginosa solitudine, un bisogno bruciante di amore unito a una paura di deludere e di donarsi con cui finisce per far male agli altri quanto a se stessa. Un malessere che da bambina la portava a nascondersi sul Monte Corvo, nella tana di uno «spirito della montagna», e che prende il sopravvento quando un lutto la conduce nella natura maestosa della Groenlandia orientale, fino a una valle di fiori di plastica, piena di croci anonime e dimenticate. Così finiscono i tanti giovani inuit che ogni anno si tolgono la vita, nel silenzio del sistema e delle loro stesse famiglie – un tabù di cui nessuno vuole parlare. Inesorabile come una bomba a orologeria, La Valle dei Fiori racconta in presa diretta, attraverso la voce cruda, fresca, ironica, ma sempre più concitata e furente della protagonista, il tracollo psicofisico di una ragazza che sente il mondo chiudersi su di lei finché non riesce più a stare nel proprio corpo. Un racconto di una schiettezza feroce che si fa potente poesia, urgente e autentico quanto difficile da dimenticare, un romanzo che va dritto al cuore dell’odierno dibattito sull’identità dando voce ai groenlandesi del XXI secolo, cresciuti in una società di matrice coloniale e smarriti ai margini dell’Occidente globalizzato. (goodreads)

Scorrevole, scrittura piuttosto rude, anche sboccata a volte.
Il libro è un lungo conto alla rovescia, dove ogni numero è relativo ad una persona che si è suicidata ma non c'entra con quello che dirà poi nel capitolo (almeno fino a quando il suicida citato non è la cugina di Maalina). Ci sono poi tre parti: "loro", "tu" ed "io".
Il vero protagonista del libro è il suicidio, talmente diffuso in Groenlandia che viene visto quasi con fatalità ("ha scelto così, ora è in pace"). 
La protagonista ha un enorme tormento interiore, legato al fatto che non riesce a stare dentro alla sua vita. il collegamento col corpo non è più di tanto influente, secondo me, in quanto una sola volta lei dice di sentirsi "grassa in mezzo a quelle persone snelle, ma loro mi guardano amichevolmente".
Una delle cose che mi ha colpito, è il fatto che i Groenlandesi, pur essendo parte della Danimarca, vengono comunque visti come stranieri, al punto che all'università si stupiscono che lei parli correttamente danese. 
Lei, di cui non si sa il nome, vive in una famiglia abbastanza anaffettiva (soprattutto la madre), pronta costantemente a giudicare. Tuttavia, appena lei fa coming out parlando di Maalina, la famiglia è incredibilmente fiera di lei.  Il paradosso è che, nel momento in cui le cose comincino ad andare bene (a scuola, con Maalina, ecc) lei ha un crollo ed arriva a tradire Maalina e a rovinare tutto quello che stava costruendo di buono.
La terza parte del libro è abbastanza delirante. Maalina sul momento accetta il tradimento e decide di passarci sopra, ma lei insiste sostenendo che la ama ma non può stare con lei. Inizia una parabola discendente ed autodistruttiva, durante la quale ha al suo fianco (come amica) una donna con un tumore in testa che praticamente le dà una mano a scendere sempre più nel baratro. La ragazza capisce di aver bisogno di aiuto e lo chiede sia ai medici sia alla polizia. Purtroppo però troppa gente ha bisogno di aiuto e il servizio psicologico è scarso. 
La fine è chiara fin dall'inizio. La cosa che potrebbe sembrare strana, è che si suicida proprio nel giorno più luminoso dell'anno (e non in quello più buio come saremmo portati a pensare..). Il suo desiderio è di essere sepolta nella valle dei fiori, una località in cui sulle tombe vengono deposti fiori di plastica e dove non sono indicati nomi nè date. Un po' forzato, secondo me, il richiamo al corvo dell'inizio del libro.

Libro molto potente sul suicidio, che cerca anche di portare alla luce il problema della scarsità di aiuti psicologici in Groenlandia. Molto interessante la postfazione della traduttrice, che riporta anche il discorso che la scrittrice ha pronunciato al conferimento del Premio del Consiglio Nordico.
Mio voto: 8 / 10

Hotel Bosforo - Esmahan Aykol


Titolo originale: Kitapçı Dükkânı (2001)

Cosa ama tanto di Istanbul Kati Hirschel, tedesca-turca trapiantata in città, se per la maggior parte del tempo si trova immersa nel caos mobile della metropoli, porta tra oriente e occidente? Forse, proprio il caos l'appassiona, frutto di una stratificazione di esseri umani profondamente diversi, il cui inatteso effetto è la convivenza e la capacità di comunicare. Kati ha vissuto a Istanbul per metà circa della sua vita di quasi quarantenne e ne conosce ogni angolo, gli svariati ambienti, i ritrovi esclusivi o popolari, i tanti quartieri che fanno città nella città. È indipendente, sola, vanitosa, erotica, e dirige la sua libreria specializzata in gialli. Per lavoro e per passione, incontra ogni tipo di gente, clienti, amici, vicini simpatici curiosi. Inattesa, perché mai erano state intime, Petra, vecchia amica tedesca diventata attrice di una certa fama, la chiama. È scesa all'Hotel Bosforo, giunta nella vecchia capitale per un film di produzione turco tedesca. Subito Petra riversa sull'amica tutto il dolore di un'esistenza senza amore. Al successivo appuntamento, Kati viene a sapere che in albergo è stato consumato un crimine, ed è proprio Petra la principale sospettata. Arma del delitto, decisamente femminile, un asciugacapelli; vittima il regista tedesco, morto fulminato nella vasca da bagno della sua suite. Con lui, Petra, a detta di tutti, aveva una relazione che però lei nega. Kati, per amicizia, si sente coinvolta e decide di assistere da vicino alle indagini. (ibs)

Mi è capitato sott'occhio per caso questo giallino, e devo dire che è stata una lettura interessante e appena possibile penso di proseguire nella serie.
La scrittura è molto scorrevole e colloquiale, l'io narrante è proprio Kati la libraia e spesso si rivolge anche ai lettori come se stesse parlando con loro. 
Kati ha 43 anni, ha vissuto ad Istanbul alcuni anni da bambina, poi i genitori sono emigrati in Germania, e lei è tornata al Istanbul da una dozzina di anni. E' una città di cui riesce a farci sentire tutto il caos, il traffico, il rumore. Gestisce una libreria di libri gialli e ovviamente non vede l'ora di diventare la novella Miss Marple. Cosa che succede appunto con l'arrivo dell'amica Petra in città e il ritrovamento del cadavere del regista del suo film. Kati si mette subito in moto per investigare, riuscendo anche ad entrare nelle grazie sia del commissario turco (diciamocelo, non proprio molto professionale...) che ci prova spudoratamente con lei, sia di un grosso mafioso locale con cui si trova ad interagire.
La storia regge bene, il colpevole ad un certo punto lo avevo capito. Meno chiaro è il mandante dell'omicidio, che viene svelato nell'ultimo capitolo che ho dovuto rileggere due volte perchè è un po' contorto capire esattamente come sono andate le cose.
Lettura molto gradevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 3 settembre 2023

La buona condotta - Elvira Mujcić


Titolo originale: La buona condotta (2023) 
 
All’indomani dell’indipendenza del Kosovo, in un piccolo paese sul confine si tengono le elezioni per il sindaco. Gli albanesi sono 1362, i serbi 1177. Cosa accade se a essere eletto è un serbo che vuole andare d’accordo con gli albanesi? Succede che a Belgrado non va per niente bene, e mandano un nuovo sindaco che continui a soffiare sul fuoco della rivalità etnica. Il suo arrivo non porta solo scompiglio politico, ma stravolge le vite dei protagonisti. Quella di Miroslav, il sindaco eletto, forse nato nell’angolo sbagliato del pianeta, visto che detesta i toni accesi ed è terrorizzato dai conflitti. Quella di Nebojša, spedito dalla capitale per fare l’antagonista obbediente e salvarsi da un passato pieno di ombre, e che invece fa deflagrare gli ingranaggi di un sistema assurdo. Quella di Ludmila, la ragazza che credeva nell’amore e per questo era stata considerata pazza, Ludmila che si difende dalla realtà mandando a memoria le vite degli altri e inventando filastrocche. A partire da un fatto realmente accaduto, Elvira Mujcic dà vita a una storia emozionante dove i personaggi combattono per sfuggire il destino che la Storia, la politica o i benpensanti disegnano per loro. Il passato recente, la guerra mai capita e mal conclusa, i rancori e le manipolazioni pesano su di loro, che però lottano per rimanere fedeli a sé stessi. Mostrandoci così che un futuro migliore può sempre sorgere anche nelle condizioni più avverse, grazie a singoli uomini e donne, a dispetto dei governi. Ecco cosa non gli piaceva della trappola del passato: l’impossibilità di trasformare, perdere, rinnegare. E magari persino guarire. Oppure la sventura non è il passato in sé, nemmeno il modo in cui viene raccontato, il guaio in fondo sono le orecchie che ascoltano. (goodreads)

Le questioni etniche serbo/albanesi come pretesto per un romanzo che affronta tanti temi: pregiudizi, la "folla" fortemente malleabile quando ci sono problemi sociali da risolvere, le crisi personali come occasione per crescere o evolvere la propria storia, l'uso distorto dei social (molto attuale), l'essere pedine manovrate dal partito.
Bei personaggi ben caratterizzati (anche coi nomi di battesimo). Un libro molto gradevole che affronta con leggerezza argomenti molto importanti. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

n.b. La situazione del Kosovo è una situazione complicata. Nel 2008 si è autodichiarato indipendente dalla Serbia e questa indipendenza è stata riconosciuta da molte nazioni ma non da tutte. Per quanto riguarda la European reading challenge, ho seguito la classificazione di wikipedia che ancora non lo considera uno stato dell'Europa; di conseguenza l'ho inserito come Serbia. Considerando anche la storia narrata nel libro, ritengo che sia la scelta migliore, almeno finchè non verrà considerato ufficialmente uno Stato indipendente. 

domenica 13 agosto 2023

Rombo - Esther Kinsky


Titolo originale: Rombo (2022)

«In seguito, tutti avrebbero parlato del suono. Del “rombo”. Con cui cominciò.» Tra maggio e settembre 1976 due violente scosse di terremoto colpiscono il Friuli, squarciando drammaticamente il paesaggio e l’esistenza di chi lo abita. A rievocare quei giorni sono sette sopravvissuti, sette abitanti di un villaggio della Val Resia, nell’estremo nord-est della regione. Uomini e donne all’epoca già adulti o ancora bambini di cui ricostruiamo via via le vite immergendoci nella realtà quotidiana dell’arcaica comunità montana di origini slave cui loro appartengono, con la sua peculiare identità linguistica e culturale, le sue usanze e leggende, il suo retaggio storico-politico di zona di confine. Dai loro racconti, accomunati dall’esperienza della paura e della perdita, emergono un profondo senso della precarietà umana e della fatalità così come il bisogno e il dovere del ricordo, per quanto doloroso e labile. Alle voci umane si combinano, come in controcanto, le voci della natura, attraverso una descrizione precisa e vivida del mondo vegetale e animale della regione, dai fiori agli uccelli – i soli esseri viventi immuni dal terremoto – fino alla composizione e alla storia delle rocce. Così la memoria dell’uomo, che cerca di ricostruire le cose e che va modellandosi e stratificandosi nel tempo, sembra confrontarsi con la memoria geologica. Con una prosa poetica raffinatissima Esther Kinsky compone un affascinante mosaico narrativo in cui i colori della pietra carsica si intrecciano alle grandi domande sull’uomo, un romanzo sui segni che imprimiamo nel paesaggio nel tentativo di comprendere il mondo, su ciò che passa e perisce per sempre e ciò che rimane e sopravvive, sottoposto a incessante mutamento, in natura come nella memoria. (goodreads)

Provo dei sentimenti contrastanti per questo libro, che affronta un argomento di cui ho solo sentito vagamente parlare.
Ho trovato terribilmente pesanti le parti in cui parla del paesaggio. Pesanti come scrittura, troppe descrizioni minuziose, troppi paroloni, ho dei libri di geografia che sono più accattivanti; più volte mi stavano annoiando e più volte mi sono detta che se continuava così per tutto il libro non ci arrivavo in fondo.
Mi sono invece piaciute molto le parti in cui dà voce ai personaggi. Testimonianze brevi, ricordi sparsi di come era prima, durante e dopo il terremoto. Un modo di scrivere semplice, toccante.
Mi lasciano perplessa invece le descrizioni di piante, animali, leggende che intervallano le testimonianze. Alcune sono interessanti, ma nell'insieme sono un po' tante. Quando poi comincia ad inserire le fotografie (ritrovate?) e la storia delle tecniche fotografiche, mi è parso che si allargasse un po' troppo. 
Ho trovato molte somiglianze con il terremoto dell'Emilia Romagna del 2012. La paura che ti rimane dentro. La (relativa) "certezza" che avendo già fatto una scossa forte non ne può venire una seconda, invece anche in Friuli ne sono venute due, una prima a maggio e una seconda a settembre che ha raso al suolo ciò che non era crollato prima e lesionato ciò che era stato ricostruito. La voglia di scappare dalla valle e la voglia di voler rimanere nonostante tutto, due sentimenti contrastanti che cozzano tra loro. Ci sono stati segnali premonitori? Chi può dirlo... A posteriori viene da ripensare al fatto che gli animali erano particolarmente nervosi quel giorno di maggio, ma poi non lo erano quando c'è stata la scossa di settembre... 
Sinceramente non lo rileggerei due volte, ho fatto una grande fatica ad arrivare alla fine, ed è un problema di linguaggio. Nelle parti descrittive del paesaggio ad un certo punto ho cominciato a saltare da paragrafo a paragrafo. 
Mio voto: 7 / 10

lunedì 31 luglio 2023

La mia romantica vacanza in Grecia - Mandy Baggot


Titolo originale: A taste of Greek summer (2022)

Per una serie di circostanze sfortunate, Lydia Broom ha da tempo rinunciato al sogno di diventare una chef, ma è ben felice di poter fare la critica gastronomica e assaggiare i piatti più prelibati dei migliori ristoranti di Londra. Quando viene inviata a Corfù a recensire i locali dell'isola per un numero speciale della rivista in cui lavora, è impaziente ed entusiasta di scoprire quali delizie tipiche assaggerà e quali sorprese la aspetteranno. Così si getta a capofitto in questa nuova avventura, immergendosi nel blu del mare della Grecia e nei suoi sapori tradizionali. Finché non assaggia le creazioni di un cuoco locale, Thanos Nicolaidis. Qualcosa, nei piatti di Thanos, la convince che il suo talento merita di essere conosciuto. Trascorre insieme a lui un indimenticabile pomeriggio in cucina, in cui si accorge che l'abilità ai fornelli non è la sua unica qualità… Preparatevi a gustare il meze più piccante del menu, tra sirtaki e piatti che si frantumano, mentre Lydia e Thanos scopriranno che potrebbero ritrovarsi cotti a puntino… l'uno dell'altra. (ibs)

Lettura gradevole, una di quelle perfette sotto l'ombrellone (anche se, nel mio caso, l'ho letto sul divano).
Ambientazione un po' diversa dal solito. Una storia che regge bene anche oltre a ciò che è la parte sentimentale. Una storia d'amore che nasce un po' alla volta e che non ha bisogno di scene di sesso sfrenato per essere emozionante. Dei bei personaggi di contorno, dalla collega di Lydia, alla vicina di Thanos, al fratello di Thanos. Piacevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 25 giugno 2023

Educazione siberiana - Nicolai Lilin


Titolo originale: Educazione siberiana (2009)

Nicolai Lilin ha solo ventinove anni, ma ha da raccontare una vita straordinaria e un universo che non assomiglia a nessun altro: anche per questo Educazione siberiana è un libro unico, senza paragoni possibili. Cosa significa nascere, crescere, diventare adulti in una terra di nessuno, in un posto che pare - e non è - fuori dal mondo? Pochi forse hanno sentito nominare la Transnistria, regione dell'ex Urss autoproclamatasi indipendente nel 1990 ma non riconosciuta da nessuno Stato. In Trans-nistria, ai tempi di questa storia, la criminalità era talmente diffusa che un anno di servizio in polizia ne valeva cinque, proprio come in guerra. Nel quartiere Fiume Basso si viveva seguendo la tradizione siberiana e i ragazzi si facevano le ossa scontrandosi con gli sbirri o i minorenni delle altre bande. Lanciando mini molotov contro il distretto di polizia, magari: «Quando le vedevo attraversare il muro e sentivo le piccole esplosioni seguite dalle grida degli sbirri e dai primi segni di fumo nero che come fantastici draghi si alzavano in aria, mi veniva da piangere tanto ero felice». La scuola della strada voleva che presto dal coltello si passasse alla pistola. «Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi». Ma l'apprendistato del male e del bene, per la comunità siberiana, è complesso, perché si tratta d'imparare a essere un ossimoro, e cioè un «criminale onesto». E quest'altra scuola, ben più importante di quella della strada, passa soprattutto attraverso i vecchi, i criminali anziani a cui la comunità riconosce lo specialissimo ruolo di «nonni» adottivi. Sono loro, giorno dopo giorno, a trasmettere valori che paiono in conflitto con quelli criminali: l'amicizia, la lealtà, la condivisione dei beni. L'amore per i disabili, che i siberiani chiamano «Voluti da Dio». E anche la cultura del tatuaggio, della pelle che dice il destino di ognuno. «Nonno Kuzja - scrive Lilin - non mi educava facendo lezioni, ma raccontando le sue storie e ascoltando le mie ragioni. Non parlava della vita dalla posizione di uno che la osserva dall'alto, ma da quella di un uomo che sta in piedi sulla terra e cerca di restarci il più a lungo possibile». Grazie alla forza della narrazione, quel mondo incredibile, tragico, dove la ferocia e l'altruismo convivono con naturalezza, diventa a poco a poco familiare e vero. Come lo stile, che è intenso ed espressivo, anche in virtù di una buona ma non perfetta padronanza dell'italiano, che risulta ora sgrammaticato, ora fin troppo esatto, ora contaminato. Uno stile a tratti spiazzante, con una sua dimensione etica, oppure decisamente comico, nei momenti di distensione che attraversano le pagine come la vita. (goodreads)

Ho trovato interessante questo libro e devo ammettere che, nel complesso, mi è piaciuto abbastanza.
Cose che non ho apprezzato: innanzitutto, non amo particolarmente le storie "matrioska" (cioè parte con una storia poi ne apre un'altra poi un'altra, ecc.). L'ho trovato anche un po' prolisso. In alcuni punti, poi, è esagerato. In particolare, non ne potevo più delle battaglie.
Cose che mi sono piaciute del libro. Il codice di grande disciplina e rispetto di questi criminali (a parte per i poliziotti, i ricchi e gli esponenti del "potere"). Rispetto delle donne, dei vecchi. L'ascolto nei confronti dei più vecchi e della loro saggezza. Accettazione dei disabili o malati di mente, che vengono aiutati dalla comunità (sono "voluti da Dio"). Nessuna ostentazione del lusso, vita umile. Niente gioielli, solo tatuaggi (tra l'altro è molto interessante dove parla della simbologia dei tatuaggi). Il controllo delle parole (offendere è un reato). Imparzialità nei processi. Se non ci fosse la parte della violenza (che secondo il loro codice va comunque usata con un motivo, a volte discutibile in effetti...) sarebbe una società ideale.
Ho letto che questo libro ha scatenato molte polemiche in merito alla veridicità di ciò che l'autore scrive. A me, in realtà, fa poca differenza che si tratti di una biografia o di una fiction, in quanto ciò che racconta, purtroppo è molto verosimile.
Mio voto: 7 / 10

domenica 30 aprile 2023

L'isola degli alberi scomparsi - Elif Shafak


Titolo originale: The Island of Missing Trees (2021) 

Nata e cresciuta a Londra, Ada Kazantzakis, sedici anni, non sa niente del passato dei suoi genitori. Non sa che suo padre Kostas, greco e cristiano, e sua madre Defne, turca e musulmana, negli anni Settanta erano due adolescenti in quell'isola favolosa di acque turchine e profumo di gardenie chiamata Cipro. Non sa che i due si vedevano di nascosto in una taverna di Nicosia, dalle cui travi annerite pendevano ghirlande d'aglio e peperoncini. Non sa che al centro di quella taverna, testimone dei loro incontri amorosi, svettava un albero di fico. E non sa che l'albero, con le fronde che uscivano da un buco sul tetto, era lì anche quando l'eterno conflitto dell'isola, spaccata in due lungo la «linea verde», si era fatto più sanguinoso e i due ragazzini non erano più venuti. Ora quello stesso albero, nato da una talea trafugata anni prima a Londra, cresce nel giardino dietro la casa di Ada: unico, misterioso legame con una terra dilaniata e sconosciuta, con quelle radici inesplorate che, cercando di districare un tempo lunghissimo fatto di segreti, violente separazioni e ombrosità, lei ha bisogno di trovare e toccare, per poter crescere. (goodreads) 

Una storia d'amore nata in un luogo dove non poteva nascere: a Cipro, tra un ragazzo greco-cristiano troppo sensibile e una ragazza ribelle turco-musulmana. Un amore nato di nascosto, sullo sfondo di un Paese in cui comincia la guerra civile. Vicini di casa che tutto d'un tratto diventano nemici e nazionalismi esasperati. Laddove Cipro credeva di essere europea, l'Europa la pensava diversamente, e dopo la partenza degli inglesi che avevano mantenuto la calma per anni, tutta la violenza si scatena. Siamo nel 1974. Kostas, con uno stratagemma, è costretto da sua madre, ad andare a vivere da uno zio a Londra, e non riuscirà a tornare per decenni. Defne rimane sola a Cipro, a sopravvivere a quello che succede. 
La storia si sviluppa tra il 1974, gli inizi degli anni 2000 quando Kostas ritorna a Cipro e ritrova Defne, e la fine degli anni 2010 in cui Defne muore e la loro figlia Ada comincia a chiedersi qualcosa sul passato. 
Il filo tra i tre periodi storici è molto ben congegnato. Spesso prende voce anche la pianta di fico, quella che stava all'interno della taverna a Cipro e di cui Kostas ha portato a Londra una talea. Attraverso la pianta ci vengono raccontati dettagli della storia che ha vissuto lei e che lei ha ascoltato tramite gli uccellini o gli insetti che la visitano. Nel finale capiremo anche come mai questa pianta sembra proprio essere innamorata di Kostas.  
L'autrice è stata molto brava a mescolare romanzo con avvenimenti storici senza che diventassero pesanti nella storia. Quello che è successo a Cipro rimane sempre molto sconosciuto, anche a scuola si parlava brevemente del fatto che l'isola fosse divisa in due, ma niente di che. Questo libro mi ha insegnato delle cose che non sapevo e che ho appreso con dolore ma con molto interesse.  
Molto bello anche il richiamo alle tradizioni e alle credenze popolari che ci viene fatto soprattutto con la zia Meryem. 
E' un libro che forse indugia un po' troppo su troppe cose, soprattutto quando parla la pianta e ci racconta di insetti che, alla fine, non aggiungono molto alla storia già complessa di suo. 
Quando il dolore è così radicato nel passato di una persona, si fa fatica a venirne fuori.  
Lettura molto gradevole. 
Mio voto: 8 / 10

La signora Potter non è esattamente Santa Claus - Laura Fernández


Titolo originale: La señora Potter no es exactamente Santa Claus (2021)

A Kimberly Clark Weymouth nevica sempre e fa sempre freddo. Sarebbe un trascurabile puntino sulla mappa se non fosse stato per l'eccentrica scrittrice Louise Feldman, che ha consegnato fama duratura a questa cittadina dal clima ostile scegliendola per ambientare il suo classico per ragazzi "La signora Potter non è esattamente Santa Claus". I suoi avidi lettori ne affollano le vie a caccia di emozioni: per accontentarli Randal Peltzer ha aperto un negozio di souvenir, trasformando l'ossessione per la signora Potter in un business molto redditizio. Ma cosa accadrebbe se Billy, suo figlio, stufo di un destino che non ha scelto, decidesse di chiudere e trasferirsi altrove? Kimberly Clark Weymouth riuscirebbe a smettere di essere il posto che è sempre stato per diventare qualcos'altro? Con i suoi intrecci, intrighi e dicerie, il caleidoscopio di personaggi, le bufere di neve e l'eterna atmosfera natalizia, Kimberly Clark Weymouth intrappola il lettore all'interno di un minuscolo universo dove i confini tra realtà e finzione sfumano in un ingegnoso gioco di specchi. Tra modelli in scala di città sommerse, dipinti di remoti paesaggi immaginari, quaderni che racchiudono la vita degli altri, città costruite a immagine e somiglianza di un romanzo, e una dose massiccia di umorismo, assurdità e incantesimi, "La signora Potter non è esattamente Santa Claus" mette in dubbio la natura stessa della narrazione. La scrittura rutilante di Laura Fernández ci coinvolge in una riflessione profonda e sensibile sulla creazione letteraria: rifugio dal fallimento, dalla solitudine, dalle emozioni contraddittorie che la maternità alimenta e da quelle ferite dell'infanzia che ogni adulto nasconde dentro di sé. Così, ogni capitolo si trasforma in una sorpresa e un regalo, un viaggio in un territorio magico che riconosciamo e dove vogliamo tornare, perché in fondo ci assomiglia. (ibs)

Libro del gruppo di lettura online della libreria che non ero riuscita a leggere durante le vacanze di Natale e l'ho recuperato adesso.
Grandi aspettative molto deluse. L'ho finito perchè mi completava alcune sfide ma l'ho trovato terribilmente noioso. Non ho capito cosa mi voleva dire. Non ho capito le duemila storie che si intrecciano. L'unica che mi è un po' interessata è quella di Bill, abbandonato da bambino dalla madre pittrice (con le riflessioni dolorose sul perchè l'ha abbandonato).
Lettura faticosissima anche per uno stile narrativo strano, con alcuni termini infilati tra parentesi senza senso.
Dalla trama mi aspettavo una vicenda con brio che, davvero, non ho capito. Ci sono alcuni passaggi che buttano lì delle riflessioni, ma per il resto mi è parso tutto con poco senso.
Mio voto: 6 / 10

venerdì 31 marzo 2023

La via del bosco - Litt Woon Long


Titolo originale: Stien tilbake til livet - Om sopp og sorg (2017)
Titolo inglese: The way through the woods

Per alcuni raccogliere funghi è un rilassante passatempo autunnale. Per Long Litt Woon è una forma di guarigione, un modo per tornare alla vita. Quando Long Litt Woon, antropologa malese da decenni trapiantata a Oslo per amore, perde inaspettatamente il marito Eiolf, la sua esistenza si svuota di ogni significato ed è inghiottita in una bolla di apatia. Ad aprire la prospettiva su una vita nuova e piena è la partecipazione quasi accidentale a un corso di micologia per principianti: la scoperta del mondo dei funghi comincia a risvegliare in lei tutti e cinque i sensi conducendola lentamente su due sentieri paralleli, quello concreto che si snoda tra i profumi e i colori dei boschi norvegesi – ma anche del lontano Central Park – e il faticoso percorso interiore dell’elaborazione del lutto. Nel libro si alternano così la narrazione, tanto più asciutta quanto più vera, di una vicenda intima e dolorosa e il resoconto acceso, vitale, pieno di gioia dell’esplorazione di un regno naturale complesso e misterioso e dell’eccentrica comunità umana che lo abita, il popolo dei fungaioli, con le sue regole, i suoi rituali e le sue ossessioni. Con lo sguardo rigoroso dell’antropologa diventata ormai esperta micologa, Long Litt Woon ci aiuta a destreggiarci con competenza tra spugnole, steccherini e ovoli malefici e nello stesso tempo a riflettere sulle peculiarità nazionali e sui pregiudizi culturali in cui è avvolto un argomento che si vorrebbe scientifico. Ma soprattutto ci emoziona immergendoci nella profondità umana di una donna che ha saputo trasformare una passione in ancora di salvezza. (goodreads)

La trama descrive perfettamente il libro, che è il racconto del processo di elaborazione del lutto che ha fatto l'autrice assieme ad un gruppo di persone con lo stesso problema ed esperti. E' un libro decisamente adatto a chi ama i funghi, perchè questa parte è decisamente preponderante. Ci sono molti disegni di funghi con la loro descrizione. In effetti è quasi più un manuale sui funghi piuttosto che un libro sul lutto. Circa a metà libro c'è anche la ricetta del pollo alle spugnole in salsa cognac, poi nel capitolo "dall'antipasto al dessert" c'è una serie di ricette fattibili.
Quello che mi è piaciuto è il messaggio di speranza e di aiuto per chi si trova in una situazione così difficile. Quello che alla lunga mi ha un po' stancato è proprio la quasi preponderanza "saggistica" sui funghi, un po' monotona.
Mio voto: 7 / 10

domenica 12 marzo 2023

Acqua rossa - Jurica Pavičić


Titolo originale: Crvena voda (2017)

Quando la diciassettenne Silva scompare dal suo villaggio sulla costa dalmata si sta celebrando la festa dei pescatori. È un sabato di settembre del 1989 in una Jugoslavia morente e l’indagine viene affidata all’ispettore Gorky Šain. Ben presto le ricerche rivelano un ritratto più complesso e sconosciuto della ragazza: studentessa delle superiori a Spalato implicata negli ambienti della droga econ molti soldi a disposizione. E poi c’è un testimone uscito dal nulla, che afferma di averla vista comprare il biglietto di un pullman diretto all’estero. La Storia nel frattempo segue il suo corso; ciò che resta del regime di Tito sta crollando e il nuovo potere dà il via a una caccia alle streghe che non risparmia nemmeno le forze dell’ordine: Gorki Šain è obbligato a dimettersi e il caso viene chiuso. La famiglia di Silva è l’unica a non arrendersi, a continuare ostinatamente le ricerche e a voler trovare delle risposte. Solo molti anni più tardi, in una Croazia alquanto cambiata, un evento inatteso farà luce su quell’indagine… Acqua rossa è un giallo sociale potente e dai tratti epici. Accanto alla tensione del poliziesco mostra, in un grande narrazione, gli sconvolgimenti di quasi tre decenni della società jugoslava: caduta del comunismo, guerra civile, crollo dell’economia e dell’industria, investimenti stranieri, corruzione, turismo. I destini individuali che incrociano i traumi della Storia. (goodreads)

La mia paura principale nel leggere questo libro era che la componente storica fosse troppo presente, invece devo dire che rimane abbastanza sullo sfondo. Ci vengono spiegati i cambiamenti che avvengono ma il focus rimane sempre sui personaggi che hanno ruotato intorno alla vicenda di Silva (che per tutto il libro io ho letto "Silvia"). Il libro è diviso in quattro parti e ogni parte è divisa in capitoli in cui l'attenzione è su un personaggio e viene citato l'anno in cui siamo. Quindi parla Mate il gemello di Silva, Vesna la madre, Jakov il padre, Adrijan che viene accusato dell'omicidio, Gorky l'ispettore che inizia l'indagine ma viene costretto a dimettersi e diventa agente immobiliare, Brane il fidanzato di Silva, e altri...
Con il passare degli anni vediamo anche quali sono i cambiamenti nel Paese.
Silva non è la ragazza che credeva la sua famiglia. Non è una persona tranquilla, è una giovane spacciatrice di eroina che per questo si è fatta anche molti nemici. Questo getta nello sconforto soprattutto il padre ed il fratello che non se l'aspettavano. La scomparsa di Silva creerà una crepa insanabile nella famiglia, soprattutto tra il padre e la madre (che accusa il padre di essere uno smidollato e di aver smesso di cercarla). Il fratello continuerà a cercarla per anni in giro per l'Europa, nonostante la moglie sia contraria e cerchi di trattenerlo a casa. Il dramma familiare si intreccia con la storia che cambia e col paesino in cui invece tutto cambia poco.
Questo libro, che viene presentato come un poliziesco o un "giallo sociale", in effetti ha tante storie che girano intorno alla ragazza morta, di cui scopriremo come è morta alla fine, ma che è la vicenda che innesca tutta una serie di altre riflessioni, sulla perdita, sul lutto, sul modo che va avanti comunque, sulla fragilità dei rapporti.
E' stato carino che quando parla di Spalato ho potuto visivamente ricordare alcuni dei posti che citava perchè li conoscevo.
La lettura è stata interessante. Ho molto apprezzato che la storia politica della Croazia rimanga in sottofondo ma ho comunque apprezzato che si capiscano i cambiamenti. L'ho letto bene, è scorrevole, la vicenda è interessante, anche se tirata un po' per le lunghe; ci vorranno quasi trent'anni per capire cosa è successo e quello che è successo non ha proprio un effetto sorpresa.
Un bel libro, gradevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

mercoledì 1 marzo 2023

La città degli orsi - Fredrik Backman


Titolo originale: Björnstad (2016) 
Titolo in inglese: Bear town 

"È l'inizio di marzo a Björnstad e non è ancora successo niente. È venerdì e tutti sono in attesa. Domani la squadra juniores del Björnstad Hockey giocherà la semifinale del massimo campionato nazionale giovanile. Quanto può essere importante?" Molto importante, decisivo. Perché Björnstad, la Città degli Orsi, è così piccola e sperduta in mezzo ai boschi che, se non fosse per il suo enorme lago ghiacciato capace di attirare la gioventù dei dintorni, sarebbe un luogo dimenticato da tutti. Ora gli abitanti stanno con il fiato sospeso in vista della semifinale, le speranze e i sogni sono sulle spalle di un gruppo di adolescenti. Una responsabilità enorme, anche troppo. Nel momento di massima tensione le cose precipitano nel peggiore dei modi. La piccola comunità deve affrontare qualcosa di inaudito: una ragazzina è messa con le spalle al muro, l'eroe dell'hockey è accusato di una colpa orribile, il paese intero si scaglia compatto contro una famiglia. All'improvviso, la grande speranza che ha unito gli abitanti della Città degli Orsi si incrina lasciando emergere segreti e rivalità, in una corsa contro il tempo verso un fucile a due canne puntato contro una persona. (goodreads)

Emozionante. Björnstad è una cittadina sperduta nei boschi. L'hockey è tutto ciò che hanno. Una semifinale degli juniores che fa vibrare tutta la città. Ma poi si rompe qualcosa, l'eroe della squadra violenta una ragazza e nessuno in città può credere che lui abbia potuto farlo. Non vogliono vedere i lividi che lei ha addosso, è solo colpa sua, lui non può averlo fatto. Silenzi che sono anche peggio delle accuse, finchè il senso di colpa esplode dentro e l'ultimo della squadra, da sempre innamorato di lei, che ha visto cosa è successo, non ce la fa più e racconta tutto. Ma la gente si divide, tra chi si rende conto che la voce della ragazza avrebbe dovuto fin da subito essere ascoltata, e chi nonostante tutto non vuole vedere. Esplode la violenza che porterà metà squadra ad andare a giocare nella cittadina rivale di Hed. Ma a Björnstad sanno riconoscere quando vedono un orso e la squadra cambierà allenatore ma riprenderà a giocare... 

Vorrei poter raccontare la vicenda nei dettagli, ma non voglio togliervi la sorpresa. Il libro è uno di quelli che non sono riuscita a mettere giù. Intrigante la storia. Tanti personaggi che si intrecciano, ogni tanto ce ne presenta uno nuovo e si aggiunge alla narrazione. E' un po' faticoso all'inizio perchè devi conoscerli tutti, ma poi ti abitui e ognuno ha le sue caratteristiche che poi diventa facile distinguerli. Paragrafi brevi, narrazione incalzante. Bella la descrizione dell'attesa spasmodica della partita e belle anche le descrizioni dei sentimenti delle persone. Quando racconta la partita sembra di essere lì, sembra di essere in campo a prendere gli spintoni degli avversari. Raccapricciante l'atteggiamento di alcune persone che, nonostante tutto, incolpano la ragazza di aver denunciato lo stupro il giorno della finale e non quello dopo, solo perchè potevano vincere. Purtroppo molto attuali gli atteggiamenti che vengono descritti, il crescendo di violenza, il dover per forza trovare un colpevole, quando il vero colpevole viene considerato comunque un eroe. Ma i veri eroi sono quelli che si ribellano alla menzogna. 
Bello, piaciuto tantissimo, davvero pieno di emozione, in particolare nel finale. 
Decisamente diverso dai libri che ho letto finora di Backman, più tetro, più inquietante, assolutamente non ironico. 
Ho scoperto che è il primo libro di una trilogia e, sinceramente, non capisco come può proseguire visto che nel capitolo finale parla di come andranno le cose dieci anni dopo. Credo che sia perfetto così, chiude bene la storia. 
Mio voto: 9 / 10

La ragazza con la bicicletta rossa - Monica Hesse


Titolo originale: Girl in the Blue Coat (2016)

È l’inverno del 1943 ad Amsterdam. Mentre i cieli europei sono sempre più offuscati dal fumo delle bombe, Hanneke percorre ogni giorno, con la sua vecchia bicicletta rossa, le strade della città occupata. Ma non lo fa per gioco, come ci si aspetterebbe da una ragazzina della sua età. Hanneke è una “trovatrice”, incaricata di scovare al mercato nero beni ormai introvabili: caffè, tavolette di cioccolato, calze di nylon, piccoli pezzetti di felicità perduta. Li consegna porta a porta, e lo fa per soldi, solo per quello: non c’è tempo per essere buoni in un mondo ormai svuotato di ogni cosa. Perché Hanneke, in questa guerra, ha perso tutto. Ha perso Bas, il ragazzo che le ha dato il primo bacio, e ha perso i propri sogni. O almeno così crede. Finché un giorno una delle sue clienti, la signora Janssen, la supplica di aiutarla, e questa volta non si tratta di candele o zucchero. Si tratta di ritrovare qualcuno: la piccola Mirjam, una ragazzina ebrea che l’anziana signora nascondeva in casa sua… Hanneke, contro ogni buon senso, decide di cercarla. E di ritrovare, con Mirjam, quella parte di sé che stava quasi per lasciar andare, la parte di sé in grado di sperare, di sognare, e di vivere. Un romanzo di lancinante bellezza, che ricorda classici del genere come Storia di una ladra di libri e Il bambino con il pigiama a righe, e racconta la città di Anna Frank e la forza di chi, come Hanneke, ha cercato di sconfiggere l’orrore con il più piccolo, e grande, dei gesti. (goodreads)

"Ho deciso di raccontare in questo libro la storia di un piccolo tradimento nel bel mezzo di una grande guerra. Ho voluto raccontare quelle decisioni che talvolta prendiamo in una frazione di secondo, per coraggio o codardia, e di come tutti noi possiamo essere al tempo stesso gli eroi e i cattivi"

L'autrice ha scritto che la storia di questo libro è inventata, ma le vicende (e i personaggi) da cui trae ispirazione sono vere. 
Hanneke sa che la cosa più importante è sopravvivere. Ha imparato a fare la smorfiosa coi soldati tedeschi in modo che non controllino i pacchetti che trasporta con la sua bicicletta, pacchetti di merce che ormai è possibile trovare solo nel mercato nero, come la cioccolata. Ufficialmente lavora in un negozio di pompe funebri.
Però un giorno, una delle sue clienti, la signora Janssen, le chiede disperatamente di trovare dove sia Mirjam, la ragazza ebrea che stava ospitando nello scantinato e che è misteriosamente sparita nei pochi minuti che lei era andata a casa di una vicina.
Hanneke sa che è una follia, e sa di non essere in grado di fare una promessa simile, anche perchè non conosce la ragazza in questione, sa solo che indossa un cappotto azzurro con due file di bottoni argento. Eppure non riesce a dire di no e comincia un'attività di investigazione durante la quale ritroverà Olli, il fratello del suo fidanzato morto Bas, e tramite Olli verrà a conoscenza di cosa succede nell'ex teatro cittadino, trasformato in zona di passaggio per gli ebrei che vengono deportati altrove.
Hanneke si rende conto che sta facendo tutto questo per Bas, perchè è convinta che se lei non avesse insistito nel sostenere che arruolarsi fosse patriottico, lui non l'avrebbe fatto, e il senso di colpa la sta logorando. Salvare una vita per un'altra che non ha potuto salvare. In realtà, un po' tutte le decisioni prese da Hanneke sono un po' impulsive senza rifletterci molto. Per fortuna che ad un certo punto compare Olli che le fa conoscere un gruppo di suoi amici che fanno parte della resistenza, e che stanno cercando di salvare ebrei con documenti falsi e bambini ebrei facendoli sparire dal teatro e dandoli in adozione a non ebrei. E' molto ben spiegata questa opera di salvataggio, così come è spiegato che c'è stato chi ha provato a scattare delle fotografie di nascosto per documentare cosa stava succedendo.
Ad un certo punto, la vicenda prende una piega strana e le cose non vanno come Hanneke aveva previsto e rischia di far scoprire tutti i ragazzi della resistenza. Ancora una volta Hanneke non se ne dà pace, finchè nelle ultime pagine viene spiegato cosa è davvero successo a Mirjam. 
Libro molto gradevole, storia molto interessante. Bella scrittura coinvolgente, l'ho letto praticamente tutto d'un fiato. La protagonista ad un certo punto l'avrei presa a schiaffi perchè col suo comportamento avventato stava rischiando di far uccidere tutti. Forse però un comportamento simile è in linea con la sua età. 
Un po' contorto il finale. Finchè non ci viene spiegato qual era il segreto di Mirjam e come è uscita dal nascondiglio, non ci si riesce ad arrivare in fondo. 
Incredibile il cambio di titolo in italiano, "La ragazza con la bicicletta rossa" mentre quello originale è "la ragazza col cappotto blu". Mah.
Mio voto: 8 / 10

lunedì 27 febbraio 2023

Il sarto volante - Etienne Kern


Titolo originale: Les envolés (2021)

Parigi, 4 febbraio 1912. Il giorno è appena sorto, e sotto la Torre Eiffel si è radunata una piccola folla di curiosi e giornalisti. Lassù, in piedi sul parapetto, si staglia contro il cielo la sagoma di un uomo ammantato da una strana imbragatura. È Franz Reichelt, sarto di origine boema e inventore dilettante che, a dispetto degli avvertimenti di chi ha cercato di scoraggiarlo, vuole testare il suo marchingegno: una tuta-paracadute. Sul posto ci sono anche due cineoperatori, chiamati a immortalare la realizzazione di un sogno e che invece consegnano alla Storia la dolente testimonianza di una crudele disfatta. «La prima vittima del cinema» scriverà, anni dopo, François Truffaut. Come alla ricerca di un impossibile appiglio, fra ricostruzione storica e dolorose ferite personali, Étienne Kern indaga nel passato per reinventare il mondo di affetti, esuberanze e ossessioni di Reichelt. Dalla Parigi della Belle Époque a quella di oggi, tra fede nel progresso, febbre del volo e vertigine del disastro, Il sarto volante è un inno alla speranza - anche la più folle - e un atto d'amore nei confronti di chi ha fallito. (ibs.it)

Del libro mi è piaciuto che è una storia nuova, nel senso che non l'avevo mai sentita prima, e ho imparato qualcosa di nuovo. Anche se questo tipo di storie, ibride tra verità storica e fantasia, mi destabilizzano un po' perchè tendo a chiedermi se ogni singola cosa è vera o no.
Mi è piaciuto molto lo stile "a flash", piccoli episodi come pennellate, senza indugiare in troppi dettagli nè allargarsi troppo e tuttavia ha reso benissimo l'atmosfera del periodo. 
Mi sono piaciute le pagine in cui l'autore parla col sarto. Sono rimasta però un po' perplessa dalla deviazione sul suicidio dell'amica M. Non ho capito se ha voluto far un parallelismo sul suicidio, anche se il sarto non si è suicidato. Al gruppo di lettura è stato trovato un parallelismo col discorso del "cadere"; visto così effettivamente ci può stare. 
Riflessioni che mi ha lasciato. La solitudine dello straniero, che rimane sempre e comunque straniero anche dopo aver abitato anni nel posto. Succede ancora adesso, anche da noi. I soldi come motivazione per fare cose stupide. La frenesia del periodo storico, delle invenzioni, del volo. Vedere i segni dove probabilmente non ci sono (la bambina forse non gli stava dicendo di proseguire ma voleva semplicemente il suo gioco).
Esiste un filmato, facilmente visionabile anche su wikipedia, dove si vede il lancio e gli ultimi istanti di vita di Reichelt. E' impressionante pensare che stiamo davvero guardando un uomo che muore, filmato in diretta.
Mio voto: 7 / 10

mercoledì 1 febbraio 2023

Herscht 07769 - László Krasznahorkai


Titolo originale: Herscht 07769 (2021)

Kana sembra una delle tante cittadine dimenticate della Turingia, e proprio la sua remota desolazione ha attratto un manipolo di neonazisti. Gli abitanti li guardano con timore e sospetto. Solo Florian Herscht è convinto di avere amici da entrambe le parti. È un uomo robusto, gentile, chiaroveggente in virtù della sua innocenza, che crede devotamente in Bach, ha paura dei tatuaggi, è convinto che l’universo sia condannato a perdersi nel nulla e per informare tutti della catastrofe scrive lettere in modo ossessivo, persino ad Angela Merkel, che non gli risponde mai. All’improvviso al limitare della foresta arrivano i lupi: la fine del mondo si avvicina. Modulando l’umorismo malinconico che è un tratto inconfondibile della sua straordinaria scrittura, László Krasznahorkai spiazza ancora una volta i lettori con un romanzo di terribile attualità, che parla di una piccola città ma ha il respiro universale della grande letteratura.

Faccio molta molta fatica a capire un libro simile.
Lo stile narrativo mi ha irritato. Quando mi sono resa conto che dopo diverse pagine non c'era ancora mai stato un punto di fine frase, mi è venuto male. Pensavo che almeno si fermasse a fine capitolo ma non è così. Il libro è un unico tutt'uno, senza alcun punto. Se è vero che questo stile dà l'idea della concitazione, è abbastanza fluido, scorrevole, c'è da dire che non c'è mai un punto in cui fermarsi. Banalmente, avevo difficoltà a capire dove interrompere quando volevo interrompere. Ci sono delle pseudo suddivisioni in capitoli ma del tutto fittizie, in quanto sì c'è una frase scritta in un formato più grosso e va a capo, ma in realtà il discorso prosegue autonomamente. Stile sicuramente singolare ma boh. Non so se è il suo stile usuale o se l'ha usato solo per questo libro.
Ci sono espressioni in tedesco non tradotte e che, ovviamente, non le ho capite.
La storia più o meno direi che l'ho capita. Il protagonista è questo gigante bambinone, buono e servizievole con tutti, che è stato portato via "dall'istituto" (ipotizzo un orfanotrofio) da questo personaggio che viene chiamato Boss, che gli dà una casa, un lavoro e che se lo porta dietro alle riunioni del comitato di neofascisti che guida. Questo Boss è un personaggio un po' manesco ed irascibile, ma nei fatti non è che fa molto oltre a tirare qualche scapellotto a Florian e fare delle paternali all'orchestra paesana perchè non sono in grado di suonare degnamente Bach, di cui lui è un estimatore fanatico. E' colui che va a salvare due paesani che sono stati attaccati dai lupi. E' anche il personaggio che si accolla il costo del funerale dei due "brasiliani" che gestiscono la stazione di servizio quando questa salta per aria e loro muoiono. Questo è l'episodio centrale della svolta, secondo me. Perchè tutto il paese comincia ad accusare il Boss e i suoi scagnozzi, mentre Florian, che per la prima volta in vita sua alza la voce, lo difende a spada tratta e si chiede come mai nessuno guardi alle cose buone che ha fatto. Sennonchè, poco prima di morire, il Boss gli aveva regalato un cellulare Nokia, e Florian era impazzito di gioia perchè non glielo aveva mai lasciato comprare prima, ma quando il Boss muore, Florian non sa più che farsene del telefono e, anzi, gli rimbalzano in testa le parole di quando il Boss glielo ha regalato, perchè gli dice che se qualcuno lo chiede deve dire che la sera dell'esplosione lui (Florian) aveva chiamato il Boss per ben 5 volte e quindi non era sulla scena del crimine. Florian scorre le chiamate sul cellulare, ed effettivamente quelle cinque telefonate al Boss ci sono, ma sa di sicuro di non averle fatte lui perchè ancora non aveva il telefono. Questa cosa gli ronza in testa al punto che per provare a distrarsi comincia ad usare il cellulare per fare delle foto e quando le riguarda scopre che ce ne sono altre fatte in precedenza, non da lui. C'è anche un video in cui si vede chiaramente che gli scagnozzi del Boss stanno appiccando fuoco alla stazione di servizio. Questo crea in Florian un corto circuito, non riesce a unire tutti questi elementi e la sua parte dei muscoli prende il sopravvento su quella del cervello, e comincia una caccia a tutti i fascisti, che intanto si sono separati in varie località, per ucciderli uno ad uno con la sola forza bruta. L'ultima rimasta è Karin, piccola di statura ma di cattiveria infinita, e nelle ultime pagine ha luogo lo scontro finale tra loro due.
In tutto questo, ci sono alcuni personaggi di contorno, coi loro pensieri, problemi, ecc.: il padrone di casa, la bibliotecaria, i gestori del bistrot, l'ex professore di scienze che capisce troppo tardi che Florian ha fatto sue delle teorie sulle particelle elementari ma le ha rielaborate a proprio modo ed è convinto che stia arrivando la fine del mondo e che deve avvisare la Cancelliera Angela Merkel.
E' un libro che parte allegro, molto ironico, soprattutto c'è questa convinzione di Florian di dover avvisare la Cancelliera della imminente fine del mondo, per cui le scrive lettere (assurde e incomprensibili), la va addirittura a cercare a Berlino (ma ovviamente non gliela faranno avvicinare). Poi c'è la svolta dell'esplosione e Florian ha altro a cui pensare e si trasforma in un animale selvatico. Il finale diventa teso, tragico, anche lì un po' amaramente tragico.
Nessuno in paese riesce a capire perchè tutti questi omicidi, e quando il sospettato diventa proprio Florian, c'è chi comincia a chiedersi come aveva fatto a non accorgersene e cosa sarebbe successo se avesse ucciso lui, e chi, come la signora Ringer, non riesce proprio a capacitarsene e cerca un avvocato che lo possa aiutare. Nel finale muoiono anche altre quattro persone, di morte naturale in realtà, ma uno dietro l'altro, e chi rimane ha un suo differente modo di affrontare il lutto; il marito di Jessica si dispera e smette di parlare, la signora Ringer si accorgerà di non voler assolutamente morire e rimetterà in sesto la biblioteca.
Ho anche trovato qualche punzecchiatura alle autorità come l'ente che si occupa dei lupi (incompetenti e, si scoprirà poi, con secondi fini), o i poliziotti che non sanno da che parte partire, ma anche il sindaco che concede i fondi per la biblioteca perchè è sotto periodo elettorale...
La storia nel complesso è anche interessante. Ammetto di non aver capito proprio del tutto il discorso dei lupi, se c'è dietro una qualche metafora io non l'ho capita; a meno di paragonare i lupi che sono stati accecati dall'uomo e vivono d'istinto, a Florian che ad un certo punto viene guidato e dominato dal suo istinto. E' vero che il libro non è incentrato solo su Florian ma sulla comunità del paese, ma secondo me su alcune parti poteva anche un po' tagliare (molto triste il discorso del miele ma a che pro?).
Lo stile narrativo invece è molto pesante. 
Mio voto: 7 / 10

Avevano spento anche la luna - Ruta Sepetys


Titolo originale: Between Shades of Gray (2011)

Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell’università, è sulla lista nera, insieme a molti altri scrittori, professori, dottori e alle loro famiglie. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all’arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. (goodreads)

Drammatico libro sulla deportazione dei cittadini Lituani ad opera dei sovietici nel 1941. Qui non si tratta di ebrei, ma di persone di qualsiasi religione che per un qualche motivo vengono iscritti nella lista (spesso persone colte sospettate di essere contro il regime). Lina, sua madre e il fratellino undicenne vengono stipati su un treno merci per giorni e portati in una cooperativa di coltivazione della barbabietola. In seguito verranno caricati su un camion e portati oltre il circolo polare artico, dove la notte polare dura sei mesi, in un campo di lavoro dove tutto è grigio e il freddo attanaglia ogni momento della vita.
Non sapevo nulla di quel periodo storico della Lituania. E' stato terribile apprendere queste nozioni e tuttavia molto utile per conoscere un lato della storia che mai avevo sentito. Oltretutto, è un tema che viene poco trattato perchè anche ai sopravvissuti è stato vietato di parlarne.
I protagonisti del libro, che sono Lina e la sua famiglia, ma anche alcune delle persone che hanno conosciuto in questo terribile viaggio, si fanno forza con la speranza e con l'aiuto reciproco. La madre è una vera eroina, che si prodiga come può per aiutare chi è in difficoltà e per trovare una parola di conforto per tutti. 
Il libro si legge velocemente, nonostante quello che racconta. La scrittura è semplice e forse sono stata mossa della voglia di vedere se Lina si salvava o meno e se avrebbe rincontrato Andrius.
Terribile per quello che scrive, ma scritto molto bene.
Contesto assolutamente il titolo. La luna non viene nemmeno mai nominata, mentre le sfumature di grigio ci sono eccome, sia nel paesaggio sia metaforicamente in alcune figure (soprattutto uno dei soldati che non è così come sembra).
Ruta Sepetys è di origini lituane e ha fatto una grande lavoro di ricerca e documentazione per raccontare questa storia che non è una storia vera, ma l'insieme di una serie di testimonianze e di fatti realmente accaduti. I personaggi sono inventati (ispirati a storie vere), tranne il medico che arriva nel campo di lavoro sul finale, che è davvero esistito. 
Intenso.
Mio voto: 8 / 10

La luce del domani - Roxanne Veletzos


Titolo originale: The girl they left behind (2018)

Bucarest, gennaio 1941. Un uomo e una donna corrono tra i vicoli insieme con la figlia. Sono ebrei, sanno che presto verranno catturati e per loro sarà la fine. Tuttavia c'è un modo per dare almeno una speranza alla bambina. Un modo terribile, che lacera il cuore. Ma non hanno scelta. L'uomo e la donna abbandonano la piccola dietro un portone e scompaiono nella notte.
Natalia è stata fortunata. Condotta in orfanotrofio, è stata poi adottata da una coppia di commercianti, Despina e Anton, che l’hanno fatta subito sentire amata e l’hanno protetta durante i terribili anni del regime nazista. Tuttavia la fine della guerra ha portato l’avvento dei comunisti e, da quando la cartoleria di Anton è stata confiscata dal governo, la famiglia è in gravi difficoltà economiche. Natalia ha lasciato gli studi e si è rassegnata a una vita stretta nella morsa di un Paese oppressivo e violento. Ma tutto cambia nel momento in cui riceve una lettera dai suoi genitori naturali, miracolosamente sfuggiti al pogrom e giunti in America. Quella lettera potrebbe essere la chiave per oltrepassare la Cortina di Ferro ed essere finalmente libera. Eppure la decisione sembra impossibile: se partisse, Natalia volterebbe le spalle alle persone che l'hanno amata e cresciuta; se restasse, rinuncerebbe a un futuro pieno di opportunità...
Sullo sfondo di un Paese schiacciato tra Hitler e Stalin, questo romanzo racconta la storia di due famiglie divise eppure unite dall’amore per una bambina, entrambe pronte a lottare con coraggio e a sacrificare ogni cosa, persino la loro vita, pur di far vedere a quella bambina la luce del domani. (goodreads)

Questo libro parte da una storia vera, la storia della madre dell'autrice, abbandonata, finita in orfanotrofio e poi adottata da una coppia, Anton e Despina. Ciò che soffrono a Bucarest durante la guerra è vero. Il resto invece è inventato o, meglio, non è successo a sua madre ma è successo ad altre persone. 
Il libro è diviso in tre parti. Nella prima, una coppia di ebrei costretti a scappare, si rende conto che l'unico modo per sperare che la loro figlia abbia un futuro è abbandonarla. La bambina ha quattro anni e viene trovata dalla custode dello stabile in cui è abbandonata. Condotta in orfanotrofio, con l'intercessione di Maria, cara amica di Despina, la bambina viene adottata da lei e dal marito Anton. Lui è proprietario di una catena di negozi e sono una coppia piuttosto agiata. La guerra arriva a Bucarest, però, e sulla città cominciano i bombardamenti degli alleati. Anton vorrebbe che Despina e la bimba si trasferissero in periferia, dove la guerra ancora non è arrivata, ma lei non vuole lasciarlo. Tuttavia, dopo essere sfuggite per miracolo ad un attacco aereo, molto a malincuore Despina si decide a partire. Nel frattempo la Romania, che prima combatteva a fianco della Germania, ritorna in mano alla monarchia che ribalta la dittatura militare e si allea contro la Germania, e quindi si intensificano i bombardamenti su Bucarest. 
Natalia si ammala e Despina fa di tutto per farla tornare in città e ci riesce solo grazie ad un soldato delle SS mosso a compassione. Natalia tuttavia ha una gravissima infezione e solo grazie a Stefan, amico di famiglia, e ad una porta "che non si sarebbe dovuta aprire", riescono ad ottenere la penicillina per salvare la bambina.
Nella seconda parte siamo nel nel 1948. Natalia ha circa tredici anni. Dopo che i russi sono riusciti a sconfiggere i tedeschi, instaurano una dittatura comunista nel paese. Anton è l'unico a non essere contento del regime sovietico. In effetti, comincia una caccia ai borghesi, ai quali vengono confiscati oggetti e proprietà. Anche Anton e Despina finiscono in una casa comune, condivisa con degli sconosciuti, faticando a mangiare perchè ad Anton non viene neanche concesso di poter lavorare.
Nella terza parte, Natalia ha ventidue anni e rincontra un vecchio amico di famiglia, Victor, un ragazzo che per Anton era come un figlio e che è diventato un pezzo grosso del partito. Natalia ha sempre avuto una cotta per lui e sarà lui che riuscirà a farla partire per New York, dove incontrerà i genitori che sono miracolosamente salvi.

Allora, questo libro mi ha mostrato l'ennesimo tassello storico sull'argomento. La lettura è molto scorrevole, nonostante l'argomento carico di dolore. Le prime due parti mi sono piaciute molto. La terza, quando Natalia rivede Victor, mi è piaciuta meno. L'ho trovata un po' artefatta, ed in effetti è la parte dove, mi è parso di capire, l'autrice ha più inventato, nel senso che il racconto sui genitori biologici non è vero. A mio parere cambia proprio un po' lo stile narrativo. 
Lettura gradevole.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

Black beauty - Anna Sewell


Titolo originale: Black beauty (1877)

"Black Beauty, Nera Bellezza, si chiama lo splendido puledro narratore e quindi protagonista di questa storia. Non è nato nella prateria, ma in una stalla, vive tra uomini e cavalli: li perde, li incontra e li ritrova. La sua è una storia fatta di quiete e pericoli, salute e malattia, fortune e sventure: ma sì, non del tutto diversa da quella di ogni essere vivente, uomini compresi." (goodreads)

Black Beauty è un cavallo, e questo libro è la sua biografia da quando è un puledrino e vive con la sua mamma a quando diventa anziano. Nel mezzo, tanti cambi di proprietario, tanti lavori diversi a cui viene destinato, tante conoscenze con altri cavalli e col diverso modo in cui vengono trattati.
Anna Sewell ha scritto un solo libro, questo, con lo scopo di mostrare come vengono trattati i cavalli e, in generale, gli animali. Niente giustifica la cattiveria che alcuni uomini usano sugli animali perchè anche gli animali hanno sentimenti e, lei si sofferma in particolare sui cavalli, se vengono trattati bene i cavalli danno il massimo per il loro padrone.
Un libro tenerissimo, a mio parere non è davvero da bambini come viene indicato perchè ha tanti riferimenti storici e collegamenti che un bambino non sa ancora fare. In questa edizione ci sono a fine capitolo delle note in cui spiegano dettagliatamente alcuni argomenti trattati (tipo cos'era il morso e come funzionava, oppure che nell'800 in Inghilterra era diffusa la piaga dell'alcolismo).
Delizioso.
Mio voto: 9 / 10

domenica 29 gennaio 2023

L'occhio della montagna - Sara Baume


Titolo originale: Seven steeples (2022)

Nell’inverno successivo al loro primo incontro, Bell e Sigh si trasferiscono nella campagna irlandese più remota. Sono giovani, innamorati, stufi della città e delle rispettive famiglie, pronti a cominciare una nuova vita. La loro casa è ai piedi di un monte dalla sommità appiattita, corrosa dai venti e da una luce millenaria: Bell e Sigh lo guardano, certi che un giorno ci saliranno. Una stagione dopo l’altra, il loro quotidiano si riempie di cose piccole e importantissime, di gesti e riti ricchi di intimità, mentre le vecchie abitudini, il passato e perfino le parole perdono di consistenza. Il mondo di Bell e Sigh si restringe e perde i confini, indistinguibile da ciò che li circonda: gli occhi degli animali e i colori dei fiori, i suoni della pioggia sul terreno e i respiri del vento tra le rocce. Fino al giorno in cui il sentiero verso la cima del monte appare facile e accogliente, come l’invito di un vicino gentile. L’occhio della montagna è una profonda meditazione sull’amore, sulla natura, su come allontanarsi dal mondo per poterlo scoprire davvero. Sara Baume torna con la prosa poetica e visionaria di fiore frutto foglia fango a esplorare l’intensità dei sentimenti, quelli che ci legano come esseri umani, e quelli, più nascosti e inafferrabili, che ci uniscono a tutte le creature viventi.
Questo libro è per chi compila la lista della spesa e poi la dimentica in tasca, per chi ha provato la timida euforia della prima notte in una nuova casa, per chi potrebbe passare ore e ore a discutere dell’esatta sfumatura di un colore, e per chi in mezzo alla folla ha incontrato la persona giusta con cui fuggire dal chiasso, e inaugurare una nuova vita fatta di natura e meraviglia. (goodreads)

Ho letto questo libro in previsione dell'incontro con l'autrice. Dalla trama avevo molte aspettative perchè mi interessava l'argomento. Però devo dire che sono rimasta un po' perplessa.
Bell e Sigh (coi loro due cani) vanno a vivere in mezzo al nulla, in una casa fatiscente vicino a questo monte (che poi non è altissimo, è praticamente una grande collina anzi "un crinale o un promontorio, smussato, ma svettante e inospitale". Questo monte domina la vallata; è lui che vede tutto ciò che succede sotto di sè, è lui che di notte si accende di mille occhi degli animali che lo abitano.
Nel libro vediamo la progressione della loro vita, da praticamente eremiti o poco meno, durante otto anni. Vediamo come chiudono fuori dalle loro vite le famiglie e gli amici, come cercano il meno possibile di avere a che fare con atre persone. Gli unici contatti umani che hanno sono col contadino che porta al pascolo le vacche e col padrone di casa. Vediamo come la casa comincia a riempirsi di oggetti trovati in giro, di insetti vari e di topi. E di pari passo anche loro si modellano su questa vita fatiscente. Perchè, a mio parere, un conto è vivere fuori dal casino del mondo, un altro è vivere nella sporcizia.
Poi finalmente, dopo otto anni che vivono lì, un giorno decidono di scalare il monte. E dalla cima del monte vedono tutto quello che vede lui, vedono la vallata, vedono la loro casa, vedono sette menhir, sette scuole e sette guglie (da cui il titolo in lingua originale).
Ammetto che ho letto il libro molto in fretta. La scrittura si segue bene. L'autrice ha inserito molte frasi che visivamente sono spostate a destra o sinistra, che hanno dei rientri. Suppongo lo abbia fatto per dare risalto a quello che scrive (generalmente sono le frasi finali del paragrafo), ma non le trovo così fondamentali, bastava andare a capo senza dover spostare lo sguardo da una parte all'altra della pagina.
I capitoli cominciano tutti con la stessa frase: il monte restò non scalato per i primi due (tre, quattro, ...) anni che vissero lì.
Interessante anche l'occhio che ha avuto sul comportamento dei due cani, membri effettivi della famiglia (però raccapricciante che conservino i corpi delle zecche).
All'inizio la descrizione di tutti i loro gesti, della quotidianità che si trasforma, ecc. è interessante. Si vede come lentamente, quotidianamente, la natura e i suoi ritmi, prende il sopravvento su tutto. E' interessante vedere come si creano dei rituali propri, come la statua che trovano e che diventa una specie di divinità della casa, o il compiere certi gesti sempre nello stesso modo, nello stesso ordine, nello stesso numero. Però questa cosa va avanti per otto anni, di cui ovviamente non ci vengono scritti tutti i giorni, solo alcuni avvenimenti salienti. Alla lunga mi ha un po' annoiato, diciamo che dopo il sesto anno ero già satura.
Lettura interessante ma non mi ha fatto impazzire.
Mio voto: 6 e mezzo / 10