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lunedì 25 dicembre 2023

La vedova Van Gogh - Camilo Sánchez


Titolo originale: La viuda de los Van Gogh (2012)

Cieli, occhi, corvi, girasoli: dovunque giri lo sguardo, Johanna vede dipinti di Van Gogh. Splendono nel buio, la svegliano all’alba; prima del canto degli uccelli, prima dei rumori di Parigi che riparte.
La gente non li capisce, non li ama. Li usa come fondi d’armadio, per tappare i buchi del pollaio. Van Gogh si spara al petto e con lui se ne va il fratello Theo, inseparabile anche nella morte.
Johanna resta sola con un piccolino nella culla: si chiama Vincent come suo zio.
Lui e i dipinti illuminano il nero che l’ha avvolta.
Vedova giovane, torna in Olanda e si prepara a lottare; le hanno insegnato che bisogna dominare il mare per meritarsi la terra.
Apre una locanda in campagna, fa arrivare da Parigi i quadri di Van Gogh. Dal soffitto al pavimento, li appende in ogni stanza: è il suo omaggio all’artista che sognava una repubblica del colore, il primo museo segreto.
Di giorno Johanna accoglie gli ospiti, cresce suo figlio.
Di notte apre la valigetta che per Theo era sacra e si immerge nelle lettere di Van Gogh. Annota parole, isola passaggi di pura poesia. Le affidano una missione, le indicano la strada. Oltre le porte chiuse, il disprezzo, la selva dei no. Il primo sì è il disegno venduto a un cliente argentino. La prima mostra la ospita all’Aia una donna senza pregiudizi.
Poi il vento gira, vengono i buoni incontri, gli incroci fortunati; il tempo corre, vola, le mostre si moltiplicano e Vincent van Gogh entra nella Storia.
Johanna, finalmente, può camminare guardando il cielo dopo la pioggia, respirare leggera, aprire altre porte. Tornare a smarrirsi in un sorriso, nel gioco meraviglioso dei corpi.
Una storia vera, bellissima, mai raccontata. La storia della donna che ha consegnato al mondo l’arte di Van Gogh. (goodreads)

Ho fatto fatica ad ingranare con lo stile narrativo, che alterna pagine di cronaca (Johanna vede, Johanna pensa, ecc.) a pagine del diario che scrive Johanna. Poi ad un certo punto ho ingranato e la lettura è stata abbastanza scorrevole. La storia si sviluppa molto a flash, brevi racconti che si susseguono. Il tutto incastonato nella storia del periodo, quindi vengono citati molti personaggi famosi, scrittori, pittori, artisti vari.
Johanna non ha mai amato il fatto che suo figlio portasse il nome di uno zio morto, che a sua volta portava il nome di un fratello morto neonato; alla fine del libro invece sarà molto contenta di questo fatto.
Johanna è la moglie di Theo Van Gogh, fratello legatissimo a Vincent, il pittore. Un rapporto quasi simbiotico il loro, al punto che quando Vincent muore, anche Theo si lascia lentamente morire. Tocca a Johanna prendere in mano le redini della situazione, anche per evitare che finisca nel baratro suo figlio. Comincia per caso a leggere le lettere che Vincent ha scritto a suo fratello, e in questo modo comincia a guardare le sue opere con occhi diversi, a scoprire tutto il colore che sta in quei quadri, tutto il tormento interiore nascosto in quei dipinti e schizzi. Molto particolare il fatto che Johanna trasforma gli scritti in poesie. 
Johanna si rende conto che le opere di Vincent Van Gogh devono essere conosciute e non rimanere nascoste e si prodiga in ogni modo affinchè ciò avvenga. Una storia vera.
Libro interessante. Bella la figura di questa donna, che capisce il valore di Van Gogh, la sua modernità, è grazie a lei se le opere di questo immenso pittore non sono rimaste confinate in scantinati. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

lunedì 18 dicembre 2023

Piero fa la Merica - Paolo Malaguti


Titolo originale: Piero fa la Merica (2023)

Quelli come i Gevori li chiamano «i bisnenti»: hanno due volte niente. Per loro partire, più che una scelta, è un tuffo in un niente diverso, ancora sconosciuto. Anche se dai boschi del Veneto alle foreste del Brasile il viaggio è così lungo. Soprattutto in nave, soprattutto alla fine dell’Ottocento. Attraverso gli occhi di Piero, che ha quindici anni e tante cose in testa, Paolo Malaguti racconta l’epopea e la perdita dell’innocenza degli italiani nelle Americhe: il gesto rapinoso di costruire il mondo tra animali mai visti e piante lussureggianti, dove la lotta con la natura è un corpo a corpo quotidiano. E il futuro una scommessa.
Piero dei Gevori ha quindici anni e vive ai margini del bosco del Montello, l’antica riserva di legna della Serenissima. In famiglia sono tantissimi e poverissimi, hanno una casa che sta in piedi per miracolo, mangiano poco e non possiedono nulla. Come se non bastasse, la cattiva sorte si accanisce su di loro. Da qualche tempo, giù al paese, si dice che alla Merica regalino la terra a chi ha voglia di lavorare. Dopo l’ennesima ingiustizia, per i Gevori mettersi in viaggio in cerca di fortuna non è più una scelta, ma l’unica salvezza. Eppure, quando arrivano in Brasile insieme alla marea di italiani in fuga dalla miseria, non trovano il paradiso promesso. Lì in mezzo al nulla bisogna farsi spazio, abbattere gli alberi per costruire tutto da zero: dovranno strappare la terra al mato, tra le minacce sconosciute della foresta vergine, lontani da tutto e da tutti, senza alcuna possibilità di tornare alla vita che si sono lasciati alle spalle. Piero aiuta il padre e la sorella a mandare avanti il fondo, tira su case, semina granturco e fagioli: arriva alla sera con le ossa rotte, ma nel frattempo cresce. E crescendo impara due cose: che per morire basta il morso di un serpente, e che il primo amore è più pericoloso di tutte le bestie feroci messe insieme. Nel groviglio del mato, oltretutto, sarà lui a scoprire quello che nessuno aveva rivelato ai migranti. La loro terra appartiene ad altri, i nativi che quelle colline le abitano da sempre. Nel suo nuovo romanzo, Paolo Malaguti dà vita a una pagina dimenticata della migrazione italiana. Con la felicità narrativa che ben conosciamo e una lingua che ha i colori del veneto, dell’italiano e del portoghese, ci proietta in un mondo lontano e avventuroso, fatto di fatica e piante esotiche, febbre dell’oro e tradizioni da custodire a un oceano di distanza. (ibs)

Non conoscevo l'autore. Ho rischiato di fermarmi alle primissime pagine perchè mi ha fatto impressione la scena in cui descrive come uccide gli uccellini nei nidi (mi era bastato il precedente "mette la mano nel nido e fa quello che deve fare", senza dettagliarmi come lo fa). Nonostante questa scena racconti bene l'estrema povertà in cui viveva la famiglia di Piero (chiamati Gevori, che non è il loro cognome, che significa lepre, perchè si riproducono come lepri).
Mi è piaciuto molto il personaggio di Piero e la crescita lungo tutto il romanzo. Essendo il maggiore di una serie di fratelli, lui ha la sensibilità di occuparsi e preoccuparsi di Tonìn, anche prima che glielo chieda la madre. E' il suo modo di sentirsi responsabilizzato come fratello maggiore, e quando il padre gli dà una pacca sulla spalla, per lui questo gesto è il premio maggiore che poteva aspettarsi. 
La vita però al paese è molto pesante, e il padre ad un certo punto torna a casa dicendo che si trasferiranno in America, perchè là c'è lavoro. Purtroppo, nel periodo in cui è prevista la traversata, la madre sarà prossima al parto; viene quindi deciso che il padre partirà coi tre figli maggiori (Piero, Lina e Tonìn), mentre il resto della famiglia li raggiungerà appena possibile. Questa spaccatura della famiglia non si rimarginerà più, e Piero molto spesso sente la mancanza della madre.
Piero, nonostante le vicende che gli accadono in Sud America, (tra cui una cosa che gli fa il padre e che tutto sommato lui riesce a comprendere) riesce a mantenere una sua sensibilità. Il finale è molto toccante.
E' un libro che ha molte cose dentro, e che non voglio raccontare troppo nel dettaglio per non spoilerare una lettura molto interessante. Anche perchè, la figura di Piero è ovviamente di fantasia, ma i fatti sono frutto di ricerca storica. Accanto a Piero e la sua crescita, protagonista del romanzo è la fame di terra, che brucia più della fame di cibo. Andare in Brasile a costruire colonie, significa anche cacciare da quei terreni, in modo piuttosto brutale, gli indigeni che ci vivevano prima. Terribile è la scena dell'assalto ai bugre (come vengono chiamati). Il senso di colpa delle azioni che ha dovuto commettere, rimarrà costantemente vigile in Piero per tutta la sua vita, in un finale che chiude un po' il cerchio con l'inizio del libro.
Molto bello.
Mio voto: 8 / 10

domenica 3 settembre 2023

E la chiamano estate - Mariko Tamaki + Jillian Tamaki


Titolo originale: This One Summer (2014)

L'estate in cui tutto cambia nelle vite di Rose e Windy comincia come un'estate qualunque nella piccola Awago Beach. C'è tutta l'indolente immobilità dei batticuori estivi, in questo piccolo capolavoro di Mariko e Jillian Tamaki. Tutta l'emozione dell'adolescenza che si sovrappone prepotente alle priorità dell'infanzia, i piccoli traumi che ci trasformano nelle persone che saremo. Un libro emozionante, davvero indimenticabile, che vi lascerà un segno sul cuore.(goodreads)

Non leggo spesso delle graphic novel, è un genere che non mi fa impazzire, ma mi serviva per una delle challenge e allora ho scelto questa.
Graficamente è molto interessante, con un mix di diverse forme di pannelli, poi è carina la scelta del viola come colore. 
La storia invece mi lascia perplessa.
Ci sono queste due ragazzine, Rose e Windy che si incontrano tutti gli anni in vacanza. Una è più posata e riflessiva, l'altra è una baraonda. Entrambe amano i film horror e passano serate a guardarne. Rose si prende una cotta per il ragazzo che noleggia i video e comincia ad idealizzarlo, a chiedersi come sarebbe stare con lui. Ma in realtà lui ha avuto una storia con una delle ragazze del posto, Jenny, e l'ha messa incinta, e lui comincia a dubitare di essere il padre, mentre la ragazza deve sopportare di sentirsi definire una sgualdrina. Rose intanto non capisce cosa sta succedendo ai genitori; la madre è depressa per qualcosa che lei non sa (ha avuto un aborto) e il padre ad un certo punto se ne torna a casa. Lei si ritrova con una madre che è poco presente.
Le due ragazzine si trovano a seguire le storie dei ragazzi più grandi di loro, cominciando un po' a capire come teenager maschi e femmine interagiscono tra loro. Rose è una lettrice di romanzi d'amore e comincia a fare pensieri a riguardo; Windy ancora non è interessata da queste cose.
Queste sono un po' le dinamiche che vengono sviluppate nella graphic, tematiche anche interessanti. Rimane il fatto che non mi ha "lasciato alcun segno sul cuore" come dice la presentazione del libro. Forse è proprio questo genere letterario che non mi prende molto.
Mio voto: 6 / 10


domenica 30 aprile 2023

L'isola degli alberi scomparsi - Elif Shafak


Titolo originale: The Island of Missing Trees (2021) 

Nata e cresciuta a Londra, Ada Kazantzakis, sedici anni, non sa niente del passato dei suoi genitori. Non sa che suo padre Kostas, greco e cristiano, e sua madre Defne, turca e musulmana, negli anni Settanta erano due adolescenti in quell'isola favolosa di acque turchine e profumo di gardenie chiamata Cipro. Non sa che i due si vedevano di nascosto in una taverna di Nicosia, dalle cui travi annerite pendevano ghirlande d'aglio e peperoncini. Non sa che al centro di quella taverna, testimone dei loro incontri amorosi, svettava un albero di fico. E non sa che l'albero, con le fronde che uscivano da un buco sul tetto, era lì anche quando l'eterno conflitto dell'isola, spaccata in due lungo la «linea verde», si era fatto più sanguinoso e i due ragazzini non erano più venuti. Ora quello stesso albero, nato da una talea trafugata anni prima a Londra, cresce nel giardino dietro la casa di Ada: unico, misterioso legame con una terra dilaniata e sconosciuta, con quelle radici inesplorate che, cercando di districare un tempo lunghissimo fatto di segreti, violente separazioni e ombrosità, lei ha bisogno di trovare e toccare, per poter crescere. (goodreads) 

Una storia d'amore nata in un luogo dove non poteva nascere: a Cipro, tra un ragazzo greco-cristiano troppo sensibile e una ragazza ribelle turco-musulmana. Un amore nato di nascosto, sullo sfondo di un Paese in cui comincia la guerra civile. Vicini di casa che tutto d'un tratto diventano nemici e nazionalismi esasperati. Laddove Cipro credeva di essere europea, l'Europa la pensava diversamente, e dopo la partenza degli inglesi che avevano mantenuto la calma per anni, tutta la violenza si scatena. Siamo nel 1974. Kostas, con uno stratagemma, è costretto da sua madre, ad andare a vivere da uno zio a Londra, e non riuscirà a tornare per decenni. Defne rimane sola a Cipro, a sopravvivere a quello che succede. 
La storia si sviluppa tra il 1974, gli inizi degli anni 2000 quando Kostas ritorna a Cipro e ritrova Defne, e la fine degli anni 2010 in cui Defne muore e la loro figlia Ada comincia a chiedersi qualcosa sul passato. 
Il filo tra i tre periodi storici è molto ben congegnato. Spesso prende voce anche la pianta di fico, quella che stava all'interno della taverna a Cipro e di cui Kostas ha portato a Londra una talea. Attraverso la pianta ci vengono raccontati dettagli della storia che ha vissuto lei e che lei ha ascoltato tramite gli uccellini o gli insetti che la visitano. Nel finale capiremo anche come mai questa pianta sembra proprio essere innamorata di Kostas.  
L'autrice è stata molto brava a mescolare romanzo con avvenimenti storici senza che diventassero pesanti nella storia. Quello che è successo a Cipro rimane sempre molto sconosciuto, anche a scuola si parlava brevemente del fatto che l'isola fosse divisa in due, ma niente di che. Questo libro mi ha insegnato delle cose che non sapevo e che ho appreso con dolore ma con molto interesse.  
Molto bello anche il richiamo alle tradizioni e alle credenze popolari che ci viene fatto soprattutto con la zia Meryem. 
E' un libro che forse indugia un po' troppo su troppe cose, soprattutto quando parla la pianta e ci racconta di insetti che, alla fine, non aggiungono molto alla storia già complessa di suo. 
Quando il dolore è così radicato nel passato di una persona, si fa fatica a venirne fuori.  
Lettura molto gradevole. 
Mio voto: 8 / 10

domenica 2 aprile 2023

Il pastore d'Islanda - Gunnar Gunnarsson


Titolo originale: Aðventa (1936)
Titolo inglese: The good shepherd

Il Natale può essere festeggiato in tanti modi, ma Benedikt ne ha uno tutto suo: ogni anno la prima domenica d’Avvento si mette in cammino per portare in salvo le pecore smarrite tra i monti, sfuggite ai raduni autunnali delle greggi. Nessuno osa sfidare il buio e il gelo dell’inverno islandese per accompagnarlo nella rischiosa missione, o meglio nessun uomo, perché Benedikt può sempre contare sull’aiuto dei suoi due amici più fedeli: il cane Leó e il montone Roccia. Comincia così il viaggio dell’inseparabile terzetto, la «santa trinità», come li chiamano in paese, attraverso l’immenso deserto bianco, contro la furia della tormenta che morde le membra e inghiotte i contorni del mondo, cancellando ogni certezza e ogni confine tra la terra e il cielo. È qui che Benedikt si sente al suo posto, tra i monti dove col tempo ha sepolto i suoi sogni insieme alla paura della morte e della vita, nella solitudine che è in realtà «la condizione stessa dell’esistenza», con il compito cui non può sottrarsi e che porta avanti fiducioso, costi quel costi, in un continuo confronto con gli elementi e con se stesso, per riconquistare un senso alla dimensione umana. Nella sua semplicità evocativa, Il pastore d’Islanda è il racconto di un’avventura che diventa parabola universale, un gioiello poetico che si interroga sui valori essenziali dell’uomo, un inno alla comunione tra tutti gli esseri viventi. Esce per la prima volta in Italia un classico della letteratura nordica che ha fatto il giro del mondo e sembra aver ispirato Hemingway per Il vecchio e il mare, considerato in Islanda il vero canto di Natale. (goodreads)

Questo è il libro che abbiamo scelto per il gruppo di lettura di aprile. Mi è piaciuta molto la figura di questo uomo (definito anziano, che ha solo 54 anni!! e sono 27 anni che va lassù) che ogni inverno decide di andare a cercare le pecore che i "legittimi" pastori hanno abbandonato sui monti. Lui non ha nessun tornaconto da questa attività, solo che è profondamente convinto che sia giusto farlo, sfidando la furia degli elementi naturali, non può abbandonare degli esseri viventi a morire di freddo o sbranati dalle volpi. E quando, purtroppo, questo succede, lui è preso da una grandissima tristezza.

"Quel viaggio era come una poesia, con rime e parole magnifiche che restavano nel sangue. E come una poesia, col tempo s'imparava a memoria e poi si sentiva il bisogno di tornare, per accertarsi che nulla fosse cambiato. E così era: tutto era ancora estraneo e inaccessibile, eppure familiare e inevitabile. Benedikt si sentì invadere da una pace assoluta"

"Non ha preoccupazioni, o meglio una sola: non riesce proprio a immaginare chi seguirà le sue tracce, dopo di lui. Ma qualcuno dovrà pur venire. Perchè non poteva essere la volontà del Creatore - quando Benedikt non ci fosse più stato - di abbandonare al proprio destino quelle povere bestie che sfuggivano ai grandi raduni autunnali e si perdevano sulle montagne. Erano solo percore, certo, ma pur sempre creature vive di carne e sangue; carne sangue e anima. Oppure no? Bisognava pensare che Roccia, Leò e Faxe non avessero un'anima? La loro fiducia innocente valeva meno della fede incostante degli uomini?"

L'uomo e gli animali sono esseri viventi, che possono vivere insieme in armonia e rispettandosi. Se non ci avessero detto che Roccia e Leò sono due animali, avremmo dato per scontato che si tratta di un gruppo di tre uomini: Roccia quello rude e affidabile, Leò quello burlone ma indispensabile nel momento del bisogno.
Ho trovato molto tenero questo racconto. Credo sia davvero un inno alla comunione tra tutti gli esseri viventi. Un inno all'aiuto reciproco. Un inno al valore della vita degli animali, che si affidano ciecamente all'uomo il quale invece fa presto ad abbandonarli.
Mio voto: 8 / 10

Trasparenti - Ondjaki


Titolo originale: Os Transparentes (2012)
Titolo inglese: Transparent city

"Trasparenti" è il ritratto di Luanda oggi, città che ha visto almeno decuplicare, nelle ultime quattro decadi, la sua popolazione a causa della guerra civile che per circa trent'anni ha attraversato la storia recente dell'Angola. La guerra è sempre presente nell'intreccio del romanzo ed è costruita come tratto unificatore e sfondo costante dell'esperienza di vita che accomuna tutti i cittadini angolani. Luanda viene descritta come una città frenetica che subisce una transizione violenta, segnata da una corruzione capillarmente generalizzata, in cui la gente comune prova a restare a galla come può, ma è anche uno spazio urbano in cui le vite di tutti ancora si mischiano e si contaminano, sfuggendo al modello di segregazione tipico di tante altre città post-coloniali. L'azione del romanzo gira intorno ad un palazzo, mentre intorno sfila una variegata galleria di personaggi che compongono il complesso mosaico della città che espone tutte le sue contraddizioni. Gli abitanti del palazzo si interfacciano con un'altra varia umanità esterna, fatta di burocrati, giornalisti, affaristi, piccoli e grandi delinquenti, qualche ministro, interessati al petrolio e alle tante risorse del paese e che cercano di sopravvivere a loro modo, in una dimensione costantemente sospesa tra realtà e finzione. (goodreads)

Libro letto per il gruppo di lettura online (anche se in realtà l'ho finito il giorno dopo l'incontro... ultimamente va così..).
Interessante spaccato di vita angolana, ambientato a Luanda, dove i protagonisti principali sono gli abitanti di un palazzo fatiscente al cui piano terra c'è una enorme perdita di acqua. E così, mentre il Paese soffre la sete, loro hanno una specie di piscina da cui attingono l'acqua per fare qualunque cosa.
Gli abitanti hanno quasi tutti dei nomi strambi e composti, tipo JoaoPianoPiano, MariaConForza, StaVolta, QuestaPure, e molte sono le espressioni strane che saltano fuori (tipo l'anello matrimonioso), credo che il traduttore si sia divertito. Nonostante poi il clima cupo in cui vivono i protagonisti, molta è l'ironia con cui sono descritti i fatti. E i fatti sono quelli di una grande città in cui i poveri vivono di stenti mentre i ricchi fanno il brutto e cattivo tempo: guardie corrotte, politici che prendono decisioni vantaggiose solo per sè spacciandole come buone per il Paese, imprenditori furboni che corrompono i politici. Una strada verso la modernità dove gli scrupoli della sicurezza sono minimizzati, nonostante uno studioso americano (ma di origine angolana) li metta in allerta. Laddove il governo vuole estrarre petrolio dal sottosuolo cittadino, un imprenditore è più interessato a costruire la nuova rete idrica per privatizzare l'acqua.
Abbiamo anche un grande senso di comunità. Gli abitanti del palazzo formano un micromondo dove tutti si conoscono e si aiutano. Papino, che prima viveva per strada, è stato praticamente adottato dal palazzo e gli è stata data la possibilità di vivere al terzo piano, scusandosi se era molto malridotto e mancavano gli infissi!
Tante interessanti metafore in questo libro. Uno dei personaggi, Odonato, a poco a poco diventa trasparente. Aveva cominciato non mangiando per lasciare il cibo ai figli, e non sente neanche più i morsi della fame, semplicemente si sta facendo trasparente e leggero, leggero al punto che a fine libro lo devono legare altrimenti vola via. "La trasparenza è un simbolo", dice proprio lui.
Il libro è sicuramente importante, uno di quei libri che andrebbe letto molto lentamente (coi ritmi portoghesi... tra l'altro, non sapevo che la lingua ufficiale dell'Angola fosse il portoghese...). Non credo di aver mail letto libri ambientati in Angola finora. 
Devo ammettere però che ho un po' sofferto il linguaggio. A parte la scarsa presenza di punti (punti di fine frase intendo), compensata dal fatto che quando cambia argomento almeno va a capo, è uno di quei linguaggi che sarebbe facile definire "poetico" ma in realtà io utilizzo questo aggettivo per altri stili, mentre questo l'ho trovato un po' pesante, un po' anche tirato per le lunghe; e poi ci sono davvero tanti personaggi da seguire e, sebbene siano ben caratterizzati, ho fatto un po' fatica. Ci sono anche tanti dialoghi assurdi ma ironici. 
Lo penalizzo un po' non tanto per quello che mi vuole raccontare, bensì per il modo in cui lo fa, perchè ammetto che ad un certo punto saltavo da un paragrafo all'altro...
Mio voto: 7 e mezzo / 10

venerdì 31 marzo 2023

Grottesco - Patrick McGrath


Titolo originale: The Grotesque (1989)

Sir Hugo Coal non è mai stato un filantropo. Anche quando non vegetava sulla sedia a rotelle, aveva la tendenza a considerare gli esseri umani meno comprensibili ed eleganti dell'enorme scheletro di sauro che andava pazientemente ricostruendo. Ma quello che vede ora, nella sua villa, nei rari momenti in cui i suoi familiari non lo costringono a fissare una parete, gli piace anche meno. E' chiaro che Fledge, l'ambiguo maggiordomo, sta ordendo una sua trama assai sinistra. Di quella trama la moglie, la figlia e sir Hugo stesso, fanno più o meno consapevolmente parte. Quel che è meno chiaro è in che modo sir Hugo possa usare l'unica arma peraltro letale - che gli resta, il suo "sguardo fisso di lucertola". (ibs)

Il romanzo parte lento. Non mi dispiace quando gli scrittori svelano le storie un po' alla volta, ma amo poco quando "rimpallano" le cose avanti e indietro (tipo: questa cosa ve la dico dopo, ah ma vi sto anticipando un evento). La storia all'inizio è tendenzialmente molto piatta, una famiglia agiata, il marito e la moglie che hanno due vite quasi separate, di facciata, del personale di servizio, banchetti con amici, cose così, tipiche "british". Poi lo spasimante della figlia sparisce e lei va giù di testa, comincia a vaneggiare (a ragione in realtà) che ci sia una creatura maligna che vuol fare del male a chi abita in quella casa, ha anche delle visioni di Sidney fantasma che la va a trovare. Una sensazione che ha comunque anche Hugo (ed entrambi la identificheranno in Fledge). Ecco, quando Hugo sorprende Sidney e Fledge che si baciano, e poi Sidney sparisce, la storia ha cominciato a prendermi di più. Quello che è davvero successo è piuttosto macabro. 
A parte alcune descrizioni anche troppo prolisse, soprattutto nei paesaggi, l'autore è stato molto bravo a farmi davvero "vedere" le scene, mi sembrava quasi di essere nella stanza o davanti allo schermo di un film. Anche certi atteggiamenti un po' "british" (tipo quando Sidney vuole chiedere la figlia in sposa e tentenna e Hugo che lo ascolta mentre legge il giornale) sono ben resi.
Ho provato una grande pena per Hugo dopo che finisce in sedia a rotelle. Tutti lo credono un vegetale, mentre lui capisce e vede cosa succede, e capiamo bene quali sentimenti prova (di odio verso Fledge, di stupore nei confronti della moglie, di affetto verso la figlia, ha capito che la figlia e Fledge sanno che lui è presente). Ad un certo punto mi è quasi sembrato ci fosse un riferimento verso il ritratto di Dorian Gray, là c'era il quadro che invecchiava al posto del ragazzo, qui c'è Fledge che diventa il padrone di casa mentre il vero padrone di casa, devastato dalla malattia, può solo stare a guardare. Hugo arriva persino a comprendere George che, all'ultimo minuto, pur di salvarsi la pelle, decide comunque di non rivelare cosa è successo ma dà la colpa ad Hugo che non sarebbe comunque punibile.
Mi sono un po' persa nel finale. Hugo in giardino vede George insieme ad altri fantasmi di contadini che si accalcano fuori dalla casa; poi George sale in cielo e da lui si irradia "una specie di radiosità argentea che mi abbaglia e mi riempie di una sensazione di pace immensa, oceanica, un senso di beatitudine inusitato". "Cosa mi sta succedendo? Nil desperandum sento me stesso mormorare..." 
La cosa interessante di questo libro è che ti lascia sempre nel dubbio. Non sai mai se quello che Hugo racconta è vero oppure è frutto della sua malattia.
Lettura interessante, da leggere guardando l'ironia e il grottesco delle situazioni che vngono descritte.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

mercoledì 1 marzo 2023

12 Bytes. Come siamo arrivati fin qui, dove potremmo finire in futuro - Jeanette Winterson


Titolo originale: 12 Bytes: How We Got Here. Where We Might Go Next (2021)

Con il suo solito stile brillante, pungente, originale e arguto, Winterson attinge alla storia, alla religione, al mito, alla letteratura, alla politica di razza e di genere e all'informatica, per aiutarci a comprendere i cambiamenti radicali del nostro modo di vivere e di amare che stanno avvenendo proprio adesso tutto intorno a noi. Quando creeremo forme di vita non biologiche, saranno a nostra immagine e somiglianza? O accetteremo l'opportunità, più unica che rara, di rifare noi stessi a loro immagine e somiglianza? Che aspetto avranno l'amore, la cura, il sesso e l'attaccamento quando gli esseri umani stringeranno legami con aiutanti, insegnanti, lavoratori del sesso e compagni non umani? E cosa accadrà alle nostre radicate convinzioni sul genere? Il corpo fisico che è la nostra casa sarà presto potenziato da impianti biologici e neurali che ci manterranno più in forma, più giovani e più connessi? È giunto il momento di unirsi a Elon Musk e lasciare il pianeta Terra? Con intelligenza e curiosità, Winterson affronta i temi più affascinanti dell'IA, dagli algoritmi che schedano tutta la tua vita alle stranezze del backup del tuo cervello, e ci regala dodici saggi che sollevano domande impegnative sull'umanità, l'arte, la religione e il modo in cui viviamo e amiamo. E abbozzano risposte e scenari sorprendenti e umani, troppo umani. (goodreads)

12 capitoli che hanno a che fare con l'intelligenza artificiale, ma non solo. Con lo sviluppo della tecnologia, con il fatto che le donne sono sempre state considerate inferiori nelle materie scientifiche (e laddove hanno dimostrato di non esserlo, gli uomini hanno preso gli onori al posto loro), con i social media che utilizzano i nostri dati. Tante cose.
Non avevo mai letto niente di questa autrice, nonostante mi sono segnata un paio di libri che prima o poi volevo leggere. Trovo che abbia un bello stile, discorsivo, generalmente scorrevole tranne in alcuni punti più tecnici. Questo libro è un saggio, ovviamente. Ci sono alcune argomentazioni che ho ritenuto molto interessanti, in altre mi sono un po' persa e non vedevo l'ora di arrivare alla fine.
Mi è molto piaciuto un passaggio che scrive nel penultimo (mi pare) capitolo:

"Non esagero se dico che tutti i problemi che ci troviamo ad affrontare in questo momento, come guerre, ostilità, divisioni, nazionalismi, persecuzioni, separazioni, carestie, carenze e annichilimento auto-distruttivo del pianeta, potrebbero essere risolti dall'amore.
Abbiamo la tecnologia. Abbiamo la scienza. Abbiamo la conoscenza. Abbiamo gli strumenti. Abbiamo le università, le istituzioni, le strutture, i fondi.
Dov'è l'amore?"

Sicuramente è un libro molto interessante. Gli devo togliere un mezzo voto perchè ho fatto fatica alla lunga...
Mio voto: 7 e mezzo /10

lunedì 27 febbraio 2023

Cronache di un gatto viaggiatore - Hiro Arikawa


Titolo originale: 旅猫リポート (2012)
Titolo inglese: The travelling cat chronicles

Un gatto che non si fida di nessuno
Un’amicizia più forte di tutto
Un viaggio speciale attraverso il Giappone
«Ho guardato in alto verso le spighe di susuki: ancora più su, col sole alle spalle, c’era Satoru che mi ha individuato. Nell’istante stesso in cui i nostri sguardi si sono incrociati, il suo viso teso si è rilassato tutto d’un colpo. E poi anche nello sguardo si è allentata la tensione… Senza dire una parola, Satoru si è inginocchiato a terra e mi ha abbracciato stretto.»
Nana è un gatto randagio che vive di espedienti. Con la sua bizzarra coda a forma di sette, è fiero della sua indipendenza. Ma un giorno ha un incidente. A salvarlo e a prendersi cura di lui è Satoru. Nana all’inizio non si fida di lui, graffia e si ritrae. Non è abituato all’affetto degli uomini. Anche Satoru da tanto tempo non permette a qualcuno di avvicinarsi. Eppure capisce subito come far cambiare idea a Nana: un po’ di cibo, una cuccia calda, qualche coccola furtiva. E tra i due nasce un’amicizia speciale che riempie la loro vita.
Fino al giorno in cui Satoru, dopo aver perso il lavoro, deve trasferirsi e non può più occuparsi di Nana. È allora che i due decidono di fare un viaggio, su una vecchia station wagon color argento, per trovare un nuovo padrone tra le amicizie di Satoru. Tra filari di betulle bianche, peschi e canne di bambù, attraverso un Giappone pieno di colori, profumi e panorami dal fascino infinito, incontrano il migliore amico di Satoru da bambino, la prima donna che ha amato e poi perso e il suo compagno di scorribande delle medie. Ma nessuno di loro può prendersi cura di Nana. Sarà invece quest’ultimo ad arricchire le loro vite ricordando quali sono le cose importanti, quelle che regalano gioia e serenità. E quando il viaggio è quasi alla fine, il gatto e il suo padrone capiscono che non possono fare a meno l’uno dell’altro. E che, qualunque cosa accada, vogliono stare insieme. Nonostante tutto. Nonostante ci sia una verità che Satoru non ha il coraggio di dire a Nana. Eppure non ha più importanza. Perché il loro legame durerà per sempre.
Cronache di un gatto viaggiatore è un caso editoriale che dal Giappone ha raggiunto tutto il mondo. Dopo l’enorme successo in patria, l’eco di questa storia unica è arrivata alle case editrici europee e americane che hanno fatto di tutto per averlo. Un gatto che credeva di non aver bisogno di nessuno. Un ragazzo che ha scelto di stare solo per paura di soffrire. Un viaggio nella magia del Giappone per scoprire che la loro amicizia non potrà mai finire. (goodreads)

Nana è un gatto randagio che ama particolarmente stare su una macchina color argento da cui nessuno lo scaccia. Col passare dei mesi, vicino alla macchina gli vengono anche dati dei croccantini e il proprietario della macchina prova un po' ad avvicinarlo. Ma Nana non ama farsi avvicinare. Finchè una sera viene investito e una sua gamba subisce un grosso colpo. Nana riesce ad avvicinarsi alla macchina e miagolare disperatamente fino a richiamare il proprietario della macchina color argento, Satoru, che subito lo porta dal veterinario e se lo tiene in casa per la convalescenza. Ma una volta che il gatto si è ristabilito, Satoru deve decidere cosa fare perchè nel suo palazzo non sono ammessi gli animali. E allora si trasferisce in un'altra casa, e Nana si rende conto che tutto sommato gli piace avere accanto questo ragazzo. Sarà Satoru a chiamarlo Nana, perchè il gatto ha una coda ad uncino che sembra un numero sette. Oltretutto, Nana assomiglia tantissimo al precedente gatto che Satoru aveva da bambino e da cui si è dovuto allontanare quando i suoi genitori sono morti e lui è stato affidato alla zia. Nasce questa amicizia tra Satoru e nana, finchè un giorno Satoru è costretto a separarsi da lui per motivi che non ci vengono detti, e quindi ricontatta alcuni dei suoi migliori amici del passato per chiedere se possono prendere Nana con loro. Tutte le volte qualcosa andrà storto, in realtà con un minimo di gioia anche di Satoru. Ma ad un certo capiamo perchè Satoru sta facendo questo lungo viaggio. Purtroppo è gravemente ammalato e vuole assolutamente trovare una sistemazione per Nana perchè non lo vuole abbandonare. Nel viaggio lungo il Giappone, da Tokyo a Sapporo, siamo anche noi contagiati dalla bellezza dei paesaggi che attraversano. 
L'affetto che lega Nana a Satoru è troppo grande e nonostante tutto gli resterà vicino fino alla fine.
Non riesco a scrivere il commento di questo libro senza mettermi a piangere, così come ho versato tantissime lacrime durante la lettura degli ultimi due capitoli. Il libro è molto molto commovente. Un amore grandissimo tra un uomo e un gatto. reciproco. Non so se siano verosimili i pensieri che l'autrice attribuisce al gatto, alcuni affettuosi, alcuni ironici. 
Durante tutti gli incontri con le persone, scopriamo la vita di Satoru, da bambino a ragazzo, con un finale molto tenero in cui si capisce anche il legame tra lui e la zia.
Punti deboli: in alcune parti non è proprio chiaro chi parla, soprattutto quando al gatto si sovrappongono altri animali.
Un libro davvero toccante.
Mio voto: 8 / 10

mercoledì 1 febbraio 2023

Avevano spento anche la luna - Ruta Sepetys


Titolo originale: Between Shades of Gray (2011)

Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell’università, è sulla lista nera, insieme a molti altri scrittori, professori, dottori e alle loro famiglie. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all’arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. (goodreads)

Drammatico libro sulla deportazione dei cittadini Lituani ad opera dei sovietici nel 1941. Qui non si tratta di ebrei, ma di persone di qualsiasi religione che per un qualche motivo vengono iscritti nella lista (spesso persone colte sospettate di essere contro il regime). Lina, sua madre e il fratellino undicenne vengono stipati su un treno merci per giorni e portati in una cooperativa di coltivazione della barbabietola. In seguito verranno caricati su un camion e portati oltre il circolo polare artico, dove la notte polare dura sei mesi, in un campo di lavoro dove tutto è grigio e il freddo attanaglia ogni momento della vita.
Non sapevo nulla di quel periodo storico della Lituania. E' stato terribile apprendere queste nozioni e tuttavia molto utile per conoscere un lato della storia che mai avevo sentito. Oltretutto, è un tema che viene poco trattato perchè anche ai sopravvissuti è stato vietato di parlarne.
I protagonisti del libro, che sono Lina e la sua famiglia, ma anche alcune delle persone che hanno conosciuto in questo terribile viaggio, si fanno forza con la speranza e con l'aiuto reciproco. La madre è una vera eroina, che si prodiga come può per aiutare chi è in difficoltà e per trovare una parola di conforto per tutti. 
Il libro si legge velocemente, nonostante quello che racconta. La scrittura è semplice e forse sono stata mossa della voglia di vedere se Lina si salvava o meno e se avrebbe rincontrato Andrius.
Terribile per quello che scrive, ma scritto molto bene.
Contesto assolutamente il titolo. La luna non viene nemmeno mai nominata, mentre le sfumature di grigio ci sono eccome, sia nel paesaggio sia metaforicamente in alcune figure (soprattutto uno dei soldati che non è così come sembra).
Ruta Sepetys è di origini lituane e ha fatto una grande lavoro di ricerca e documentazione per raccontare questa storia che non è una storia vera, ma l'insieme di una serie di testimonianze e di fatti realmente accaduti. I personaggi sono inventati (ispirati a storie vere), tranne il medico che arriva nel campo di lavoro sul finale, che è davvero esistito. 
Intenso.
Mio voto: 8 / 10

Black beauty - Anna Sewell


Titolo originale: Black beauty (1877)

"Black Beauty, Nera Bellezza, si chiama lo splendido puledro narratore e quindi protagonista di questa storia. Non è nato nella prateria, ma in una stalla, vive tra uomini e cavalli: li perde, li incontra e li ritrova. La sua è una storia fatta di quiete e pericoli, salute e malattia, fortune e sventure: ma sì, non del tutto diversa da quella di ogni essere vivente, uomini compresi." (goodreads)

Black Beauty è un cavallo, e questo libro è la sua biografia da quando è un puledrino e vive con la sua mamma a quando diventa anziano. Nel mezzo, tanti cambi di proprietario, tanti lavori diversi a cui viene destinato, tante conoscenze con altri cavalli e col diverso modo in cui vengono trattati.
Anna Sewell ha scritto un solo libro, questo, con lo scopo di mostrare come vengono trattati i cavalli e, in generale, gli animali. Niente giustifica la cattiveria che alcuni uomini usano sugli animali perchè anche gli animali hanno sentimenti e, lei si sofferma in particolare sui cavalli, se vengono trattati bene i cavalli danno il massimo per il loro padrone.
Un libro tenerissimo, a mio parere non è davvero da bambini come viene indicato perchè ha tanti riferimenti storici e collegamenti che un bambino non sa ancora fare. In questa edizione ci sono a fine capitolo delle note in cui spiegano dettagliatamente alcuni argomenti trattati (tipo cos'era il morso e come funzionava, oppure che nell'800 in Inghilterra era diffusa la piaga dell'alcolismo).
Delizioso.
Mio voto: 9 / 10

giovedì 29 dicembre 2022

While I Was Reading Challenge 2023




Sfida ospitata da Ramona Mead.
Si tratta di leggere un libro per ciascuna delle categorie:

1. A book with a protagonist over 40.
2. A book considered a classic. 
3. A graphic novel.
4. A book that has been banned or challenged.
5. A book set in a place on your bucket list.
6. A book published before you were born.
7. A book related to a goal you have for 2023.
8. A book by an author of color.
9. A book with a clever title.
10. A book by a famous author you’ve never read
11. A non-fiction book about a topic you love.
12. A novella.

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Libri letti:

1. A book with a protagonist over 40 --> Grottesco (Patrick McGrath)

2. A book considered a classic --> Black beauty (Anna Sewell)


4. A book that has been banned or challenged --> Mattatoio n° 5 (Kurt Vonnegut)

5. A book set in a place on your bucket list --> L'isola degli alberi scomparsi (Elif Shafak)

6. A book published before you were born --> Il pastore d'Islanda (Gunnar Gunnarsson)

7. A book related to a goal you have for 2023 --> Piero fa la Merica (Paolo Malaguti)

8. A book by an author of color --> Trasparenti (Ondjaki)


10. A book by a famous author you’ve never read -->12 bytes: how we get here. Where we might go next (Jeanette Winterson)

11. A non-fiction book about a topic you love --> La vedova Van Gogh (Camilo Sànchez)



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sfida completata a novembre 2023