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lunedì 25 dicembre 2023

La portalettere - Francesca Giannone


Titolo originale: La portalettere (2023)

Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta?
Persino a trent’anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all’amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell’istante in cui l’ha vista.
Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno.
E invece, per oltre vent’anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo – ma soprattutto senza che il paese lo voglia – la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello.
Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni ’30 fino agli anni ’50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe.
Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna. (goodreads)

ATTENZIONE: contiene spoiler.

Ho scelto questo per la categoria bestseller, ovviamente in Italia. 
Da quello che ho capito, la figura della portalettere è esistita davvero.
Nonostante sia un libro non corto, la scrittura è scorrevole, si legge bene e si legge volentieri. 
Non ho amato particolarmente il fatto che il romanzo inizia col funerale di Anna, e le signore che vanno a fare le condoglianze. Non tanto perchè mi svela il fatto che sia morta, ma perchè mi butta lì tanti personaggi e dubbi che mi rimangono in ballo per tutto il resto del libro, non creandomi particolare suspance.
La figura di Anna è una figura brillante, moderna, una "classica" donna del nord che si trova trapiantata al sud per amore, dove le donne non sono così libere come è lei. Già il fatto di fare domanda per un lavoro tipicamente maschile la fa mettere al centro di chiacchiere. E non sarà l'unica cosa per cui diventerà oggetto di chiacchiere. Perchè Anna è atea, Anna fa amicizia con quella che è considerata la pazza del paese, Anna è la prima donna a portare un paio di pantaloni, a pensare che il corpo è suo e di nessun altro. Tutte idee che le donne del sud non possono neanche lontanamente pensare. 
Nel romanzo Anna è sposata con Carlo, legatissimo a suo fratello Antonio che si è innamorato di Anna appena l'ha vista. Ma no, non aspettatevi tresche tra Anna e Antonio, il sentimento che c'è tra loro permea potentemente le loro vite ma non finirà in niente di sordido.
La prima parte del libro finisce che viene festeggiato l'ultimo Natale prima della guerra, nella seconda parte siamo al momento in cui alla radio viene dato l'annuncio che la guerra è finita. Chiaramente viene fatto un po' il conto dei morti, dei ragazzi partiti per la guerra e mai tornati, ma della guerra non si dice altro (per fortuna). E comunque la storia è già abbastanza complessa così, ci sono già tante cose. C'è la storia di Giovanna che ha una storia con un prete sadico. C'è la storia di due cugini che non sanno di essere cugini e si amano alla follia. C'è la storia della moglie di Antonio, che non capisce perchè lui corre sempre quando chiama la cognata. C'è la storia di Carmela, che avrebbe dovuto sposare Carlo prima che lui si innamorasse di Anna. C'è la storia di un padre che non sa di avere un altro figlio e di un figlio che non capisce perchè suo padre soccombe sempre a sua madre. Tante storie che si intrecciano abbastanza armoniosamente nell'insieme, in una società che si evolve.
Sinceramente mi ha messo molta tristezza l'ultima parte, in cui Anna e Antonio litigano furentemente. Molto commovente e potente la lettera che lei gli fa consegnare dopo morta. Sono molto indecisa sul voto. Potrei dare un mezzo punto in più... ma sono in dubbio
Mio voto: 7 e mezzo / 10


La vedova Van Gogh - Camilo Sánchez


Titolo originale: La viuda de los Van Gogh (2012)

Cieli, occhi, corvi, girasoli: dovunque giri lo sguardo, Johanna vede dipinti di Van Gogh. Splendono nel buio, la svegliano all’alba; prima del canto degli uccelli, prima dei rumori di Parigi che riparte.
La gente non li capisce, non li ama. Li usa come fondi d’armadio, per tappare i buchi del pollaio. Van Gogh si spara al petto e con lui se ne va il fratello Theo, inseparabile anche nella morte.
Johanna resta sola con un piccolino nella culla: si chiama Vincent come suo zio.
Lui e i dipinti illuminano il nero che l’ha avvolta.
Vedova giovane, torna in Olanda e si prepara a lottare; le hanno insegnato che bisogna dominare il mare per meritarsi la terra.
Apre una locanda in campagna, fa arrivare da Parigi i quadri di Van Gogh. Dal soffitto al pavimento, li appende in ogni stanza: è il suo omaggio all’artista che sognava una repubblica del colore, il primo museo segreto.
Di giorno Johanna accoglie gli ospiti, cresce suo figlio.
Di notte apre la valigetta che per Theo era sacra e si immerge nelle lettere di Van Gogh. Annota parole, isola passaggi di pura poesia. Le affidano una missione, le indicano la strada. Oltre le porte chiuse, il disprezzo, la selva dei no. Il primo sì è il disegno venduto a un cliente argentino. La prima mostra la ospita all’Aia una donna senza pregiudizi.
Poi il vento gira, vengono i buoni incontri, gli incroci fortunati; il tempo corre, vola, le mostre si moltiplicano e Vincent van Gogh entra nella Storia.
Johanna, finalmente, può camminare guardando il cielo dopo la pioggia, respirare leggera, aprire altre porte. Tornare a smarrirsi in un sorriso, nel gioco meraviglioso dei corpi.
Una storia vera, bellissima, mai raccontata. La storia della donna che ha consegnato al mondo l’arte di Van Gogh. (goodreads)

Ho fatto fatica ad ingranare con lo stile narrativo, che alterna pagine di cronaca (Johanna vede, Johanna pensa, ecc.) a pagine del diario che scrive Johanna. Poi ad un certo punto ho ingranato e la lettura è stata abbastanza scorrevole. La storia si sviluppa molto a flash, brevi racconti che si susseguono. Il tutto incastonato nella storia del periodo, quindi vengono citati molti personaggi famosi, scrittori, pittori, artisti vari.
Johanna non ha mai amato il fatto che suo figlio portasse il nome di uno zio morto, che a sua volta portava il nome di un fratello morto neonato; alla fine del libro invece sarà molto contenta di questo fatto.
Johanna è la moglie di Theo Van Gogh, fratello legatissimo a Vincent, il pittore. Un rapporto quasi simbiotico il loro, al punto che quando Vincent muore, anche Theo si lascia lentamente morire. Tocca a Johanna prendere in mano le redini della situazione, anche per evitare che finisca nel baratro suo figlio. Comincia per caso a leggere le lettere che Vincent ha scritto a suo fratello, e in questo modo comincia a guardare le sue opere con occhi diversi, a scoprire tutto il colore che sta in quei quadri, tutto il tormento interiore nascosto in quei dipinti e schizzi. Molto particolare il fatto che Johanna trasforma gli scritti in poesie. 
Johanna si rende conto che le opere di Vincent Van Gogh devono essere conosciute e non rimanere nascoste e si prodiga in ogni modo affinchè ciò avvenga. Una storia vera.
Libro interessante. Bella la figura di questa donna, che capisce il valore di Van Gogh, la sua modernità, è grazie a lei se le opere di questo immenso pittore non sono rimaste confinate in scantinati. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

lunedì 18 dicembre 2023

Cercasi commessa al reparto omicidi - Katherine Woodfine


Titolo originale: The Sinclair's mysteries. The clockwork sparrow (2015)

Londra, 1909. Dietro le scintillanti vetrine dei magazzini Sinclair si nasconde un mistero: qualcuno ha rubato un prezioso uccellino meccanico. La prima a essere sospettata dal direttore è Sophie Taylor, una ragazza appena assunta nel reparto moda. Determinati a risolvere il mistero, Sophie e i suoi amici Billy, Lil e Joe verranno coinvolti in una serie di intrighi che li porterà nei bassifondi di Londra dove, tra messaggi cifrati, spie e colpi di scena, scopriranno che il furto non è che la punta dell'iceberg. (ibs)

Dopo alcune letture un po' intense, mi sono concessa un giallino da ragazzi (nel senso che è consigliato dagli 11 anni in su).
Sophie è costretta a vivere per conto suo e a mantenersi, perchè suo padre è morto e ormai non ha più l'età per stare nell'istituto. Vive in una pensione per ragazze lavoratrici, e ha trovato posto nel reparto Modellistica di Sinclair, un enorme magazzino che sta per aprire i battenti. Un luogo di lusso sfrenato, per persone ricche, dove il titolare ci tiene particolarmente al benessere dei dipendenti. A Sophie piace il suo lavoro, se non fosse per le colleghe poco amichevoli, maligne e che pensano che sia lei quella altezzosa. Poi però fa conoscenza con Lil, una modella dei magazzini, che vuole diventare attrice, e che diventa subito un motivo per sorridere andando al lavoro.
La notte prima dell'apertura, però, c'è un furto, durante il quale viene anche ferito Bert, un dipendente. Viene accusata Sophie, perchè è dovuta tornare ai magazzini dopo l'orario di uscita per recuperare la giacca della divisa di Billy per potergliela lavare. In quel frangente Bert è ancora vivo, quindi è lei l'ultima persona ad averlo visto.
Purtroppo, al furto seguirà il licenziamento di Sophie, e anche la padrona di casa minaccia di sfrattarla se non si trova un lavoro rispettabile entro una settimana.
Con una serie di peripezie, che non posso certo raccontarvi, Billy e Lil, nell'intento di aiutare Sophie e scoprire chi ha davvero rubato i gioielli (e in particolare un passerotto che canta ogni volta una melodia diversa). Aiutati ovviamente da Sophie stessa e da Joe, un ragazzino che sta scappando dal Barone, capo di tutte le attività criminali dell'East End, che si è nascosto nei sotterranei dei magazzini Sinclair per non essere trovato dagli scagnozzi.
La storia è molto carina. Si intreccia un po' quando viene spiegato il perchè al Barone serve il passerotto. L'ultimo capitolo è, come lo definisco io, un po' "cinematografico" (e potrei dire, movimentato). Perchè oltre al furto c'è anche altro, e lo leggerete.
Il linguaggio è molto semplice, forse un po' troppe descrizioni dettagliate di tutti gli oggetti presenti dentro al mega negozio, ma sicuramente rende l'idea dello sfarzo. La lettura è molto scorrevole. I personaggi sono tutti a cavallo dei sedici anni, anche se le due ragazze potrebbero sembrare decisamente più grandi.
Da quello che ho capito, questo libro è il primo di una serie ambientata nei magazzini Sinclair. Credo che ogni tanto leggerò i successivi.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Piero fa la Merica - Paolo Malaguti


Titolo originale: Piero fa la Merica (2023)

Quelli come i Gevori li chiamano «i bisnenti»: hanno due volte niente. Per loro partire, più che una scelta, è un tuffo in un niente diverso, ancora sconosciuto. Anche se dai boschi del Veneto alle foreste del Brasile il viaggio è così lungo. Soprattutto in nave, soprattutto alla fine dell’Ottocento. Attraverso gli occhi di Piero, che ha quindici anni e tante cose in testa, Paolo Malaguti racconta l’epopea e la perdita dell’innocenza degli italiani nelle Americhe: il gesto rapinoso di costruire il mondo tra animali mai visti e piante lussureggianti, dove la lotta con la natura è un corpo a corpo quotidiano. E il futuro una scommessa.
Piero dei Gevori ha quindici anni e vive ai margini del bosco del Montello, l’antica riserva di legna della Serenissima. In famiglia sono tantissimi e poverissimi, hanno una casa che sta in piedi per miracolo, mangiano poco e non possiedono nulla. Come se non bastasse, la cattiva sorte si accanisce su di loro. Da qualche tempo, giù al paese, si dice che alla Merica regalino la terra a chi ha voglia di lavorare. Dopo l’ennesima ingiustizia, per i Gevori mettersi in viaggio in cerca di fortuna non è più una scelta, ma l’unica salvezza. Eppure, quando arrivano in Brasile insieme alla marea di italiani in fuga dalla miseria, non trovano il paradiso promesso. Lì in mezzo al nulla bisogna farsi spazio, abbattere gli alberi per costruire tutto da zero: dovranno strappare la terra al mato, tra le minacce sconosciute della foresta vergine, lontani da tutto e da tutti, senza alcuna possibilità di tornare alla vita che si sono lasciati alle spalle. Piero aiuta il padre e la sorella a mandare avanti il fondo, tira su case, semina granturco e fagioli: arriva alla sera con le ossa rotte, ma nel frattempo cresce. E crescendo impara due cose: che per morire basta il morso di un serpente, e che il primo amore è più pericoloso di tutte le bestie feroci messe insieme. Nel groviglio del mato, oltretutto, sarà lui a scoprire quello che nessuno aveva rivelato ai migranti. La loro terra appartiene ad altri, i nativi che quelle colline le abitano da sempre. Nel suo nuovo romanzo, Paolo Malaguti dà vita a una pagina dimenticata della migrazione italiana. Con la felicità narrativa che ben conosciamo e una lingua che ha i colori del veneto, dell’italiano e del portoghese, ci proietta in un mondo lontano e avventuroso, fatto di fatica e piante esotiche, febbre dell’oro e tradizioni da custodire a un oceano di distanza. (ibs)

Non conoscevo l'autore. Ho rischiato di fermarmi alle primissime pagine perchè mi ha fatto impressione la scena in cui descrive come uccide gli uccellini nei nidi (mi era bastato il precedente "mette la mano nel nido e fa quello che deve fare", senza dettagliarmi come lo fa). Nonostante questa scena racconti bene l'estrema povertà in cui viveva la famiglia di Piero (chiamati Gevori, che non è il loro cognome, che significa lepre, perchè si riproducono come lepri).
Mi è piaciuto molto il personaggio di Piero e la crescita lungo tutto il romanzo. Essendo il maggiore di una serie di fratelli, lui ha la sensibilità di occuparsi e preoccuparsi di Tonìn, anche prima che glielo chieda la madre. E' il suo modo di sentirsi responsabilizzato come fratello maggiore, e quando il padre gli dà una pacca sulla spalla, per lui questo gesto è il premio maggiore che poteva aspettarsi. 
La vita però al paese è molto pesante, e il padre ad un certo punto torna a casa dicendo che si trasferiranno in America, perchè là c'è lavoro. Purtroppo, nel periodo in cui è prevista la traversata, la madre sarà prossima al parto; viene quindi deciso che il padre partirà coi tre figli maggiori (Piero, Lina e Tonìn), mentre il resto della famiglia li raggiungerà appena possibile. Questa spaccatura della famiglia non si rimarginerà più, e Piero molto spesso sente la mancanza della madre.
Piero, nonostante le vicende che gli accadono in Sud America, (tra cui una cosa che gli fa il padre e che tutto sommato lui riesce a comprendere) riesce a mantenere una sua sensibilità. Il finale è molto toccante.
E' un libro che ha molte cose dentro, e che non voglio raccontare troppo nel dettaglio per non spoilerare una lettura molto interessante. Anche perchè, la figura di Piero è ovviamente di fantasia, ma i fatti sono frutto di ricerca storica. Accanto a Piero e la sua crescita, protagonista del romanzo è la fame di terra, che brucia più della fame di cibo. Andare in Brasile a costruire colonie, significa anche cacciare da quei terreni, in modo piuttosto brutale, gli indigeni che ci vivevano prima. Terribile è la scena dell'assalto ai bugre (come vengono chiamati). Il senso di colpa delle azioni che ha dovuto commettere, rimarrà costantemente vigile in Piero per tutta la sua vita, in un finale che chiude un po' il cerchio con l'inizio del libro.
Molto bello.
Mio voto: 8 / 10

domenica 10 dicembre 2023

La mennulara - Simonetta Agnello Hornby


Titolo originale: La mennulara (2002)

Roccacolomba. Sicilia. 25 Settembre 1963. E morta la Mennulara, al secolo Maria Rosalia Inzerillo, domestica della famiglia Alfallipe, del cui patrimonio e stata da sempre -e senza mai venir meno al ruolo subalterno - oculata amministratrice. Tutti ne parlano perchè si favoleggia sulla ricchezza che avrebbe accumulato, forse favorita dalle relazioni con la mafia locale. Tutti ne parlano perchè sanno e non sanno, perchè c'è chi la odia e la maledice e chi la ricorda con gratitudine. Senza di lei Orazio Alfallipe, uomo sensuale e colto, avrebbe dissipato proprietà e rendite. Senza di lei Adriana Alfallipe, una volta morto il marito, sarebbe rimasta sola in un palazzo immenso. Senza di lei i figli di Orazio e Adriana, Lilla, Carmela e Gianni sarebbero cresciuti senza un futuro. Eppure i tre fratelli, tornati nel deserto del palazzo di famiglia, credono di avere tutti dei buoni motivi per sentirsi illusi e beffati dalla donna, apparentemente rozza e ignorante, che ora ha lasciato loro uno strano testamento. Voci, testimonianze e memorie lasciano emergere un affresco che e insieme uno straordinario ritratto di donna e un ebbro teatro mediterraneo di misteri e passioni, di deliri sensuali e colori dell'aria, di personaggi e di visioni memorabili. Un grande romanzo. Una grande storia siciliana. (goodreads)

La lettura è partita lenta. Oltretutto, quando ci sono molti termini dialettali che non capisco, un po' mi indispone. Ho trovato un po' noioso, alla lunga, il gossip di paese, anche se è una cosa sempre attuale: la gente, quando non sa, si inventa storie che arrivano a rasentare l'assurdo.
Lo stile narrativo è un po' "datato", anche se probabilmente si adatta bene al periodo storico che vuole raccontare.
Il libro ha cominciato a prendermi di più quando, grazie al prete e al medico, viene raccontata, poco per volta la storia di questa mennulara, e di come mai è arrivata ad avere tanto "potere". Bisogna avere la pazienza di arrivare in fondo per capire tutto.
Interessante il fatto che la vera protagonista non agisce mai, perchè è già morta fin dall'inizio del libro.
Non è carino da dire, ma ho molto gioito per come è andata coi vasi da fiori (eh, non vi dico altro...).
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 3 dicembre 2023

La biblioteca delle anime - Ransom Riggs


Titolo originale: Library of Souls. Miss Peregrine's Peculiar Children #3 (2015)

L'avventura cominciata con Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali, e proseguita con Hollow City, trova, in questo terzo libro, un finale eccitante, pieno di suspense. Jacob, il protagonista sedicenne, che ha appena scoperto di essere dotato di un nuovo, straordinario potere, intraprende un rocambolesco viaggio per andare a salvare i suoi amici Speciali tenuti prigionieri in una fortezza apparentemente inespugnabile. Con lui ci sono l'adorata Emma Bloom, la ragazza capace di creare il fuoco con la punta delle dita, e Addison MacHenry, il cane dotato del fiuto giusto per seguire la traccia lasciata dagli Speciali rapiti. Insieme, i tre si lasciano alle spalle la Londra moderna per infilarsi nei vicoli labirintici di Devil's Acre, i bassifondi più abietti dell'Inghilterra vittoriana: infatti, sarà proprio qui che il destino dei ragazzi Speciali di ogni luogo ed epoca dovrà essere deciso una volta per tutte.
Come i primi due romanzi della saga, La biblioteca delle anime è un fantasy ad alto tasso di emozione impreziosito da bizzarre fotografie vintage: un'esperienza di lettura irripetibile. (goodreads)

Il libro comincia esattamente dove si era interrotto il secondo. Jacob, Emma e il cane Addison sono in una cabina del telefono sotto tiro di un Vacuo. Ma Jacob pare esercitare un certo potere su di lui che, quindi, non li attacca, anzi rimane impietrito mentre deve guardarli scappare via. I tre allora si mettono sulle tracce dei loro amici scomparsi, fidandosi del fiuto di Addison, finendo anche in mezzo ad una festa mascherata, inseguiti da Spettri.
Arrivano ad uno strano molo dove trovano Sharon, un eccentrico barcaiolo che li conduce a Devil's Acre, un posto decisamente sconsigliabile. Il viaggio a Devil's Acre è piuttosto turbolento, perchè vengono attaccati da pirati ed è il Vacuo di Jacob che in qualche modo dà loro una mano. Tuttavia la barca di Sharon è danneggiata e deve scendere anche lui, di cattivo umore perchè pensa che i tre passeggeri portino sfortuna. Muovendosi in un territorio ostile e fatiscente, arrivano alla fortezza degli Spettri,anche grazie all'aiuto di Bentham, il secondo fratello di Miss Peregrine, nonchè colui che col suo macchinario ha creato i Vacui. Bentham vuole aiutare i ragazzi perchè si è reso conto che l'altro fratello Caul, ha esagerato con le sue manie di potere. In realtà anche Bentham nasconde dei segreti. Riusciranno a ritrovare gli altri amici e le ymbrynne imprigionate, e ingaggeranno battaglie su battaglie con barboni tossicodipendenti (anzi, ambrosia-dipendenti), Vacui e Spiriti, alla ricerca di questa fantomatica biblioteca delle anime che in pratica è una cripta dove sono conservati i barattoli che contengono le urne degli Speciali fin dall'inizio dei tempi. Chi vincerà la grande battaglia finale? Va beh, il risultato è ovviamente scontato, ma vi lascio vedere come si svolge il tutto.

La saga mi era piaciuta molto; era molto originale rispetto ad altre e devo dire che, nonostante sia anche un po' horror, tutto sommato è meno paurosa da leggere che non da guardare come film (infatti ho visto solo il trailer eh eh). In realtà, ho trovato un po' pesante questo terzo libro (che mi pare di capire, non è ultimo come doveva essere visto che sarebbe una trilogia..). Ho mal sopportato tutti sti combattimenti descritti nei dettagli di chi viene colpito da cosa e allora ribatte in quale modo ecc. ecc. Molto cinematografici ma abbastanza noiosi da leggere. Tre quarti di libro praticamente sono battaglie ed inseguimenti e, sebbene all'inizio sono anche intriganti, dopo un po' li ho trovati abbastanza noiosi. La biblioteca compare nelle ultime (sessanta?) pagine, giusto in tempo per essere il luogo della battaglia epica finale.
Il finale è ciò che ci aspettavamo, in realtà.
Decisamente, dei tre questo è il libro che mi è piaciuto meno e che mi ha annoiato abbastanza. Forse poteva tenerla più corta tagliando alcuni combattimenti non fondamentali per la storia. Credo che al momento mi fermerò qui. Gli altri libri vedrò se li leggerò o meno..
Anche qui ogni tanto ci sono le fotografie d'epoca che l'autore ha collezionato in vario modo (vorrei capire se prima ha trovato le foto e poi scritto il libro, oppure il contrario; sinceramente io propenderei per la prima ipotesi)
Mio voto: 6 e mezzo / 10

sabato 11 novembre 2023

Mattatoio n° 5 o La crociata dei Bambini - Kurt Vonnegut


Titolo originale: Slaughterhouse-Five, or The Children's Crusade: A Duty-Dance With Death (1969)

Il libro parte con una specie di prologo, in cui l'autore si appresta a concludere un romanzo che racconta la sua testimonianza diretta del bombardamento di Dresda. Racconta al lettore come, nel processo di ricerca, abbia riallacciato i rapporti con un suo vecchio camerata, Bernard H. O'Hare, con il quale tornerà poi a visitare Dresda. Durante il loro primo incontro, la moglie di Bernard accusa Vonnegut di voler scrivere un'altra storia che celebra la guerra, su cui baseranno un film con John Wayne e Frank Sinatra, che a sua volta spingerà altri bambini ad arruolarsi nell'esercito. Kurt le promette che "non ci sarà nessun ruolo per John Wayne" nella sua storia, e che anzi la chiamerà "La Crociata dei Bambini". Poi Vonnegut comincia la storia.
L'assistente cappellano Billy Pilgrim è un soldato americano che odia la guerra e si rifiuta di combattere. Viene catturato dai tedeschi durante l'offensiva delle Ardenne del 1944, ma prima che ciò accada Billy incontra Roland Weary, un personaggio aggressivo al quale i tedeschi confiscano anche gli stivali, dandogli in cambio degli zoccoli di legno;  Weary muore di cancrena causata da tali zoccoli e, moribondo nel vagone di prigionieri, Weary riesce a convincere un altro soldato, Paul Lazzaro, che Billy è il vero colpevole della sua morte. Lazzaro giura di vendicare la morte di Weary uccidendo Billy, perché la vendetta è "la cosa più dolce nella vita".
A questo punto, Billy incomincia a rivivere alcuni momenti della sua vita; lui e gli altri prigionieri vengono trasportati in Lussemburgo. Successivamente, nel 1945, i prigionieri di guerra vengono spostati a Dresda per lavorare. Qui, i tedeschi mettono Billy e i suoi compagni di prigionia in un macello in disuso. L'edificio è conosciuto come "Schlachthof-Fünf" ("Mattatoio n. 5"). Durante i bombardamenti, i prigionieri e le guardie si nascondono in una cantina. Grazie a questo nascondiglio, riescono a sopravvivere ai bombardamenti. Dopo la guerra, nel maggio del 1945 Billy viene trasportato negli Stati Uniti, ricevendo un congedo con onore nel luglio 1945.
Pochi mesi dopo la fine della guerra, Billy viene ricoverato in una clinica psichiatrica a causa di un disturbo da stress post-traumatico. Un uomo di nome Eliot Rosewater introduce Billy ai romanzi di un oscuro autore di fantascienza, chiamato Kilgore Trout. Quando Billy viene dimesso, si sposa con Valencia Merble. Il padre di Valencia possiede la Scuola di optometria della città di Ilium, che Billy frequenta. Nel 1947 nasce il primo figlio della coppia, seguito due anni più tardi dalla figlia Barbara.
Durante la prima notte di nozze di Barbara, Billy viene catturato da una nave spaziale aliena e portato in un pianeta chiamato Tralfamadore, a miliardi di chilometri di distanza dalla Terra. Qui Billy incontra una pornostar, anch'ella rapita dagli alieni, di nome Montana Wildhack. Sulla Terra, Montana era scomparsa qualche tempo prima e si credeva fosse morta suicida, annegata nell'oceano Pacifico. Lei e Billy si innamorano e hanno un figlio insieme. Billy viene inviato sulla Terra per rivivere i momenti passati e futuri della sua vita.
Nel 1968 Billy e il copilota sono gli unici sopravvissuti a un incidente aereo. Valencia muore di avvelenamento da monossido di carbonio durante la corsa in ospedale. Billy condivide la stanza d'ospedale con Bertram Rumfoord, un professore di storia di Harvard e Billy gli racconta del bombardamento di Dresda.
Una volta dimesso, Barbara lo porta a casa a Ilium. Billy scappa e si reca a New York, affittando una camera d'albergo. La sera stessa passeggia intorno a Times Square e visita una libreria dove vede alcuni libri di Kilgore Trout e li legge. Quella notte partecipa a un programma radiofonico e incomincia a raccontare dei suoi viaggi nel tempo su Tralfamadore e viene cacciato dallo studio. Torna nella sua camera d'albergo, si addormenta e viaggia nel tempo fino al 1945 a Dresda, dove il libro si conclude nel modo annunciato a fine primo capitolo: mentre Billy cammina sulle rovine silenziose della città, un uccellino ignaro del disastro si poggia dinanzi a lui e cinguetta.

Ammetto che per buttare giù la trama ho dovuto chiedere aiuto a wikipedia, perchè il libro non è così lineare come sembra. Nella scrittura, l'autore viaggia continuamente avanti e indietro nello spazio e nel tempo, tra quello che gli succede a Ilium, quello che è successo in guerra e quello che succede a Tralfamadore. Quindi ne viene fuori un racconto che è decisamente delirante.
In realtà, del bombardamento di Dresda vengono scritte solo poche pagine. Il libro è un po' tutto una testimonianza sul trattamento dei prigionieri durante la seconda guerra mondiale. Sicuramente è un libro "pacifista" nel senso che mette più volte in dubbio "l'utilità" della guerra, con molti riferimenti al fatto che la vita è effimera, uno oggi c'è e domani muore, "così va la vita" è un ritornello con cui conclude spessissimo le frasi del libro. 
Il sottotitolo (La crociata dei bambini) non credo centri nulla con la crociata dei bambini del 1212, ma penso si riferisca principalmente al fatto che tanti uomini maturi hanno mandato a combattere dei bambini (cioè dei ragazzi molto giovani) al posto loro. 
Dicevo, il libro non è così facile da seguire perchè salta spesso da un momento ad un altro, e occorre riordinare un po' il tutto. L'atmosfera è nel complesso un po' visionaria, un po' il racconto sconnesso di un malato di mente, quasi.
Credo sia un libro complicato. A me non dispiacciono i libro "strani" ma questo mi ha un po' messo alla prova. L'ho sentito nominare spesso quando andavo a scuola, ma credo che se l'avessi letto trent'anni fa non ci avrei capito molto. Geniale nello stile ma un po' contorto.
Mio voto: 7 / 10

Le sette lune di Maali Almeida - Shehan Karunatilaka


Titolo originale: The Seven Moons of Maali Almeida (2023)

Vincitore del Booker Prize 2022
L’incredibile storia di Maali Almeida si apre in circostanze a dir poco il giovane Maali, fotografo di guerra, giocatore d’azzardo e gay clandestino, si è appena svegliato in quello che sembra un ufficio visti celestiale. È morto, il suo corpo sta affondando nelle acque quiete del lago Beira e lui non ha idea di come ci sia finito. Siamo nel 1990, Colombo è «una città puzzolente dove le azioni rimangono impunite e i fantasmi camminano non visti» e lo Sri Lanka un paese in cui l’elenco dei sospetti è tristemente lungo e a regolare i conti sono squadroni della morte, attentatori suicidi e sicari. Nemmeno nell’aldilà, però, si può stare troppo tranquilli. Il tempo, per Maali, scorre ha a disposizione soltanto sette lune – sette notti – per contattare l’uomo e la donna che più ama e condurli alla sua scatola segreta di fotografie, una collezione di immagini altamente compromettenti che potrebbero sconvolgere lo Sri Lanka. Deve assicurarsi che non vadano perdute. Disturbato da ostacoli di ogni sorta, cerca di portare a termine la complicata missione e, nel frattempo, si sforza di rimettere ordine nei ricordi per risolvere l’enigma che lo chi l’ha ucciso?
Il commovente racconto di un amore proibito, l’avvincente indagine su un omicidio misterioso, l’appassionante epopea di un paese in Le sette lune di Maali Almeida , che ha vinto il prestigioso Booker Prize proiettando l’autore nell’olimpo della letteratura mondiale, contiene tutto questo e molto di più. Shehan Karunatilaka ha dato vita a un romanzo esuberante, narrato da una voce unica, intriso di un umorismo irresistibile e impreziosito da uno stile travolgente. (goodreads)

Libro letto per il gruppo di lettura. Sono stata molto contenta della scelta perchè era un libro che volevo già leggere per conto mio perchè mi ispirava. 
Scrittura piena di ironia, quasi satira, a partire dalle citazioni: 

"la prima luna: padre, perdona loro, perchè io non lo farò mai." 

"è cominciata tantissimo tempo fa, mille secoli fa, ma saltiamoli tutti e iniziamo da giovedì scorso" 

"Quello in cui ti trovi sembra un punto di raccolta per quelli che hanno dubbi sulla propria morte. Ci sono tanti banconi e tanti clienti infuriati strepitano oltre le grate urlando insulti contro i pochi dietro le sbarre. L'oltretomba è un'agenzia delle entrate e tutti vogliono un rimborso" 

Non ho neanche minimamente provato a conoscere la storia dello Sri Lanka (ho guardato su wikipedia poi gliel'ho data su). Mi è bastato capire il grado di corruzione che governa l'isola. 

"Dopo il trattato di pace del 1987 tra lo Sri Lanka e l'India, gli spazzini sono sempre stati molto richiesti. I governativi, i separatisti dell'Est, gli anarchici del Sud e le forze di pace del Nord sono tutti prolifici di cadaveri". 

"Non è il male che dovremmo temere. Creature dotate di potere che agiscono per il proprio interesse: è questo che dovrebbe farci rabbrividire" 

I poliziotti che (più o meno) investigano perchè uno dei due ha preso i soldi della madre, allora sono costretti. 

"dobbiamo fare il nostro lavoro" 
"e qual è il nostro lavoro?" 
"proteggere gli innocenti risponde il detective Cassim" 
"credevo che proteggessimo i potenti" 
"dobbiamo parlerne adesso?" 
.... 
"c'è un'altra cosa che mi lascia perplesso. Stiamo indagando su questa storia? oppure la stiamo coprendo?" 

Maali ha sette lune di tempo per ricordare come è morto, ed è sballottato tra il fantasma della dottoressa Ranee Sridharan (che vuole seguire i protocolli) e il fantasma di Sena Pathirana, anarchico ex dirigente dello JVP (che invece lo vuole trascinare sulla via della vendetta). E ha una serie di conversazioni con altri fantasmi che lo fanno riflettere su tanti aspetti della vita. Lui e Jaki vengono considerati una coppia, questo regala ad entrambi un accompagnatore e uno scudo. Maali è un fotografo, si definisce "una puttana". Non solo perchè ha relazioni occasionali ovunque càpiti, ma anche perchè lavora per chi lo paga. Tiene per sè delle foto compromettenti che, tutto sommato, quando vengono esposte non creano lo scompiglio che credeva lui. Foto che documentano "gli atti di barbarie commessi dall'India del nord nell'89, le atrocità dei Tamil all'Est nell'87 e le efferatezze singalesi al Sud nell'83". 
In realtà è un libro complesso perchè Maali incontra tanti personaggi; i morti che ha fotografato, le scene atroci a cui ha assistito. 
Tanta magia, oltre ai fantasmi, tanta superstizione. 
La bandana della croce rossa che lo salva nell'attentato. 
La leggenda che la regina dei Naga, tradita dal principe scacciato dall'India del nord, maledice la terra e poi si uccide ("ogni civiltà inizia con un genocidio"). Terra maledetta perchè nata nel 1948 (data infausta secondo il nakath, la natura ben augurale del tempo, come Birmania, Israele, Corea del nord, Sudafrica dell'apartheid). 
Gli spiriti malvagi che possono seminare zizzania, compiere il male o spargere perfidia. 
La critica sulla bandiera col leone possente ("ma quando cazzo li abbiamo mai avuti dei leoni qui? o delle tigri?" piuttosto il pangolino...) 
Critica a Dio che non ascolta mai le preghiere. 
Rapporto terribile con la madre, che lo considera un figlio sfiancante ("hai preso i miei sonniferi ma non in quantità sufficiente per finire il lavoro. solo quel che bastava per farmi fare brutta figura"); solo quando lei piange per la sua morte, lui decide di lasciarla in pace. 

 "non abbiate paura dei demoni; sono i vivi che dovremmo temere. Gli orrori umani battono qualunque cosa Hollywood o l'aldilà siano capaci di evocare. Ricordatevelo sempre quando incontrate un animale selvatico o uno spirito vagante, non sono pericolosi quanto voi" 

"ti domandi se un giorno inventeranno una bomba che sappia chi deve risparmiare. L'unica cosa che puoi dire di una bomba è che non è nè razzista, nè sessista, nè classista" 

"non ti importa più se qualcuno vede o no le tue foto. Perchè Jaki e DD respirano ancora, e anche se ciò non basterà a compensare tutto questo casino di merda, è già qualcosa" 

Alla fine, tra le cinque bevande, Maali decide di bere la Koka Kenda e raggiungere il luogo a cui appartiene davvero. Si trova così a fare l'aiutante delle anime appena morte che non sanno dove andare. Anche la dottoressa Ranee si congratula dei suoi risultati. 
Al funerale del padre, DD va accompagnato da un ragazzo bianco. 

"se ti hanno messo su questa terra er aiutare quel bel ragazzo a uscire allo scoperto, allora la tua vita non può essere uno spreco completo". 

"Perchè un Creatore dovrebbe vegliare su di te? non bastava crearti?" non ti succede spesso di essere messo in imbarazzo da un felino. "ho osservato la tua specie. sia in forma di bestia che di fantasma. non riesco a capire perchè gli umani distruggano, quando possono creare. che spreco". (leopardo)

Ammetto di aver fatto una recensione un po' frammentaria, però è un libro che ha davvero tanto dentro. Storia, politica, critica alle istituzioni, realismo magico,...
A me è piaciuto molto. Però mi rendo conto che è un libro che piace a chi ama i libri "strani".
Mio voto: 8 / 10

domenica 22 ottobre 2023

Il caso del marchese scomparso. Enola Holmes. Vol. 1 - Nancy Springer


Titolo originale: The Case of the Missing Marquess (2006)

Enola Holmes non augurerebbe a nessuno di essere la sorella minore dei due zucconi inglesi più famosi al mondo. Mycroft e Sherlock Holmes. Che la guardano sempre dall'alto e la credono una femminuccia capricciosa. Per fortuna la loro madre la pensa diversamente... Quando però la donna scompare nel nulla, le cose per Enola precipitano e i fratelli decidono di spedirla in collegio, convinti che quel posto farà di lei una docile signorina. Ma Enola, che non ha mai obbedito a Mycroft e Sherlock un solo giorno in vita sua, non inizierà certo adesso. E se quei due sono troppo ottusi per aiutarla nella ricerca della madre, ci penserà lei a indagare. Così, in sella alla sua bicicletta, Enola fugge di casa e si mette in viaggio verso Londra. E se sulla strada dovesse imbattersi nello strano rapimento di un giovane marchese, be'... sarebbe l'occasione perfetta per dimostrare quanto risolvere casi sia elementare, per una Holmes! Tra intrighi, indagini e inseguimenti mozzafiato, con questo romanzo iniziano le avventure di un'eroina intelligente e caparbia, capace di farla sotto il naso dello stesso Sherlock Holmes. (goodreads)

Il giorno del quattordicesimo compleanno di Enola, sua madre non torna a casa, e così per alcuni giorni, quindi Enola si mette in testa di cercarla da sola. Non riuscendoci, è costretta ad avvisare i due famosi fratelli (che non vede da dieci anni) della situazione.
Enola cerca indizi in camera di sua madre; le lenzuola sono attorcigliate, i vestiti non sono in ordine, e non ha portato con sè i suoi acquarelli. E' andata via in fretta. Tuttavia è uscita con un ombrello, un cappello da uomo e un ornamento femminile provocante come il sellino.
Enola si sente abbandonata, anche perchè sua madre ha lasciato i regali di compleanno alla cameriera, facendo capire che sapeva non sarebbe tornata. Dopo un attimo di tristezza, Enola ricorda che sua madre non ha mai fatto nulla senza un motivo, e comincia a chiedersi quale sia. Così comincia a decifrare quelli che crede siano messaggi che le ha lasciato sparsi per casa. Enola decide di vestirsi da donna adulta, scappa dai fratelli, e comincia ad investigare. Nel frattempo, sui giornali scopre che è sparito lord Tewksbury, erede dodicenne di lord Basilwether. Viene quindi attratta da questo caso e comincia ad investigare, scoprendo che il dodicenne non è scomparso ma è scappato autonomamente.

Devo dire che raramente preferisco il film rispetto al libro da cui è tratto; questo è uno di quei casi. Sarà per lo stile decisamente più frizzante della serie tv o dei personaggi. Anche la storia è resa in modo diverso, con Enola che ritrova Tewksbury per caso quando viene rapita anche lei. Carino ma non mi ha fatto impazzire lo svolgimento della storia nel complesso.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

martedì 26 settembre 2023

Acqua agli elefanti - Sara Gruen


Titolo originale: Water for Elephants (2006) 

Sono gli anni Trenta negli Stati Uniti, l'epoca passata alla storia come quella della Grande Depressione, la piú grave crisi mai vissuta dalla sterminata nazione americana. Sono anche gli anni, però, in cui ha inizio una singolare, patetica grandeur: quella dei circhi itineranti che attraversano in lungo e in largo il paese allo stremo col loro strabiliante carico di donne-cannone, nani, mostri e animali esotici. Una fuga in un mondo fantastico necessaria quando la realtà è così poco attraente.A Norwich, una piccola città del Connecticut dove vive Jacob Jankowski, studente di veterinaria, passa il treno che trasporta il "Benzini Brothers Most Spectacular Show on Earth", un circo scalcagnato, con leoni rinsecchiti, freaks affamati e un sadico, volubile direttore e domatore: August Rosenbluth, che sfama le bestie feroci eliminando di volta in volta di nascosto uno dei cavalli della sua affascinante moglie: la splendida Marlena, la star del Benzini Brothers, la ragazza che lascia ogni sera stupefatti gli spettatori coi suoi numeri acrobatici ed equestri.Jacob capita sul treno del Benzini Brothers per puro caso. È in fuga da tutto e da tutti dopo l'improvvisa morte dei genitori in un incidente. Il bizzarro mondo del circo gli sembra, però, subito il posto adatto per sfogare la sua disperazione. Accetta perciò di buon grado la proposta di curare gli animali del Benzini Brothers, proposta avanzatagli direttamente da Zio Al, il megalomane proprietario del circo che ha sempre sognato di avere un veterinario al suo seguito. (goodreads)

Jakob Jankowski ha novantanni. O novantatre. Una delle due. Vedovo, cinque figli, vive in una casa di riposo.
Un giorno, a pranzo, uno degli ospiti, McGuinty, dice che di lavoro portava l'acqua agli elefanti. Lui non ci crede. Ne nasce un parapiglia e Jacob viene isolato. L'unica persona che non lo tratta da rimbambito è l'infermiera Rosemary.
Jacob studiava veterinaria, quando i suoi sono stati coinvolti in un incidente e sono morti, lasciandolo senza casa perchè ipotecata. Non riesce a sostenere gli esami finali perchè è frastornato e una sera decide di prendere al volo un treno che passa: è il treno del “più strabiliante spettacolo del mondo dei Fratelli Benzini”. Comincia così la sua vita nel circo, prima a fare lo sguattero e poi viene preso come veterinario degli animali. Comincia così a rendersi conto che gli animali vengono sfruttati e maltrattati dal direttore August, che nel corso del libro manifesterà anche un vero e proprio problema di schizofrenia di cui solo “Zio Al” era a conoscenza, mentre la bellissima moglie, Marlena, aveva solo cominciato ad intuire. Tra August e Jacob si instaura un rapporto strano, poiché August lo invita spesso a bere con lui e la moglie, e al tempo stesso Jacob comincia a provare per Marlena qualcosa che non dovrebbe provare (peraltro ricambiato). Siamo negli anni della Grande Depressione, lo Zio Al ha la capacità di scovare i circhi in difficoltà per comprarli a basso prezzo, comprando anche gli artisti che possono interessarlo e gli animali (tra i quali, una elefantessa che non è così stupida come vorrebbero credere).
Il libro procede in parallelo, raccontando la storia del Jacob anziano e quella del Jacob giovane. Il Jacob anziano odia il fatto di essere sopravvissuto a sua moglie e di essere costretto a stare nella casa di riposo; oltretutto, l'unica volta che gli interessa uscire perchè in città arriva il circo, i suoi figli si dimenticano di lui. Nella storia del Jacob giovane invece c'è tutto il suo percorso di crescita umana e professionale, e anche una gran bella descrizione della vita circense. Lavoratori che non servono più ai quali viene fatto "vedere rosso" (cioè buttati giù dal treno in corsa), animali affamati e stremati, artisti bizzarri che “valgono” qualcosa solo per il fatto di essere particolari. Un mondo con delle dinamiche abbastanza disumane. Bella la storia tra Jacob e Marlena, e tutto il dramma che vive lei per aver sposato un uomo che si sta trasformando in un mostro. Bello il rapporto di affetto tra Marlena e i suoi cavalli, ma anche quello tra Jacob e l'elefantessa Rosie. Bella l'amicizia che si crea tra Jacob e il nano Walter. Da brivido il finale della storia di Jacob giovane; più strano quello del Jacob anziano.
Devo dire un libro che mi è piaciuto molto.
Mio voto: 8 / 10

giovedì 21 settembre 2023

Due splendidi destini - Nadia Hashimi


Titolo originale: The Pearl that Broke Its Shell (2014) 

Rahima è una bambina a Kabul, oggi. È una bambina fortunata: perché, essendo la più piccola di quattro sorelle, secondo un'antica usanza afghana, si vestirà da maschio, e di un maschio avrà tutta la meravigliosa libertà di correre, giocare, andare a scuola. Ma solo finché non raggiungerà l'età da marito: allora, tornerà nella stessa ombra in cui vivono le sorelle e la madre. C'è una sola donna, nella sua famiglia, che può capire la sua disperazione: è la zia Shaima, la zia zitella che tutti compiangono. Sarà lei a raccontare a Rahima la storia di un'altra donna della loro famiglia, Bibi Shekiba. La bisnonna bellissima, ma col viso deturpato dall'olio bollente, che visse una vita ribelle e anticonformista, non accettando mai il compromesso. La storia coraggiosa della sua antenata spingerà anche Rahima - nonostante venga data in sposa contro la sua volontà - a non perdere la speranza, e a lottare perché anche il suo destino possa essere, un giorno, splendido e luminoso come fu quello della bisnonna. (goodreads) 

Libro delle vacanze del gruppo di lettura della biblioteca. Devo dire che, nonostante la lunghezza, l'ho letto molto in fretta perchè è molto scorrevole. La difficoltà maggiore che ho incontrato è la quantità incredibile di personaggi, perchè ci sono cinque sorelle, si sposano con uomini che hanno altrettanti fratelli o sorelle, poi ci sono le prime mogli, le seconde, ecc. Troppi per ricordarli tutti. Non sapevo di questa "tradizione" di poter far passare per maschio una figlia femmina, almeno per un certo periodo di tempo. Non ne avevo mai sentito parlare. E' interessante vedere come cambia la tipologia di vita e come cambia la considerazione che la gente ha nei confronti di questo nuovo figlio maschio, al punto che lo stesso padre quasi si dimentica che non sia davvero un maschio. Poi però questo espediente viene prolungato troppo oltre il tempo "canonico", e Rahima attira le attenzioni di un uomo molto potente e molto più grande di lei, e la sua famiglia non può non accettare il matrimonio (e quello delle due sorelle maggiori). La vita di Rahima cambia in un baleno, finendo ad essere la terza moglie che attira su di sè la non simpatia delle altre mogli (soprattutto della prima). 
Parallelamente alla storia di Rahima c'è la storia della bisnonna, Bibi Shekiba, anch'essa un po' la ribelle della famiglia, sfigurata al viso per un incidente domestico, che ad un certo punto finisce a fare la guardia all'harem del sultano, vestita da uomo. 
Le storie proseguono in parallelo. Questo fatto mi ha ricordato molto un altro libro, dove da una parte c'è la ragazza giovane ai nostri tempi e dall'altra una donna eroica del passato. Ho trovato scioccante la descrizione della lapidazione, non tanto perchè non sapevo cosa fosse, ma perchè dettaglio dopo dettaglio è raccapricciante. 
Contesto ampiamente il titolo tradotto così; quello originale aveva tutt'altro significato e richiamava la frase riportata nelle prime pagine. Questo titolo è molto fuorviante perchè aspetti per pagine e pagine di vedere lo splendore di questi destini e dov'è?... mah. Oltretutto, è vero che si chiude con un finale aperto alla speranza, ma vedendo come vanno tuttora le cose in Afghanistan, oserei dire che per le donne le condizioni non sono affatto cambiate, nonostante siano passati secoli. 
Non mi ha fatto impazzire, ma è un bel libro e si legge bene. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 3 settembre 2023

Orgoglio e pregiudizio e zombie - Seth Grahame-Smith


Titolo originale: Pride and Prejudice and Zombies (2009)

Ricordate il capolavoro di Jane Austen? Siamo nelle campagne di Meryton, e la signora Bennet non pensa ad altro se non ad accasare le sue quattro figlie. Ma il signor Bennet sembra molto più concentrato sulla sopravvivenza delle sue ragazze, che sta addestrando per diventare nientemeno che cacciatrici di zombie. Sì, perché alla storia così come la conosciamo è stato aggiunto questo piccolo particolare e improvvisamente tutto è diverso: oltre all'amore e al corteggiamento ci sono battaglie cruente contro i non morti, oltre al romanticismo e ai cuori infranti ci sono duelli e cervelli spappolati. Meryton non sarà più la stessa, e Elisabeth e Darcy si ritroveranno a interpretare un ruolo che sembra creato su misura per loro. (goodreads)

Una riscrittura del celebre capolavoro di Jane Austen in un'Inghilterra infestata da zombie. Un romanzo pieno di scene assurde di combattimenti tra vivi e morti, e una società in cui essere abili nelle "Arti mortali" è una dote per le signorine.
Il romanzo della Austen credo sia noto a tutti. Non ho controllato ma ho la sensazione che le parti senza zombie siano proprio quelle della Austen, riscritte.
Non ho molto da dire, è una lettura carina proprio perchè è talmente assurda che diventa paradossale, con momenti di divertimento. Personalmente amo più il libro originale, ma mi sono fatta due risate.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

In piedi sull'arcobaleno - Fannie Flagg


Titolo originale: Standing in the Rainbow (2000) 

Elmwood Springs è la placida cittadina di provincia già teatro di "Pane cose e cappuccino". Questa volta la storia inizia nel 1946, ed è narrata da Dorothy, così come sono soliti chiamarla gli ascoltatori della sua trasmissione radiofonica quotidiana. Proprio attraverso la sua voce impariamo presto ad affezionarci ai tanti altri protagonisti: Bobby, il suo amato figlio di dieci anni, destinato a vivere migliaia di vite, la maggior parte immaginarie; il carismatico Hamm Sparks, che inizia vendendo trattori e finisce a vendere se stesso come politico, amato da due donne diverse come il giorno e la notte; Beatrice Woods, la ragazza cieca dalla voce angelica; e la favolosa Minnie Oatman, voce solista del locale coro gospel. (goodreads) 

Bella storia della vita di una piccola comunità del Missouri, dove tutti si conoscono. Dorothy è una casalinga che tiene un programma radiofonico di grande successo. Nel suo programma dà consigli utili, spesso anche parlando degli abitanti della sua città. E' seguitissima e i prodotti che lei consiglia hanno un grande successo anche commerciale. 
Il libro parte dal 1946 ed è diviso nelle decadi in cui si sviluppano le storie dei personaggi, che sono tanti, ma ognuno ha le sue caratteristiche e quindi si riconoscono bene. Secondo me non è narrata da Dorothy ma è narrata in terza persona, e sia all'inizio che alla fine parla Tot, questa donna che ha probabilmente avuto la vita più triste tra tutti gli abitanti di Elmwood Springs. 
Lettura molto gradevole, si legge bene e in fretta, con argomenti anche seri ma trattati proprio con ironia. Diciamo che è il libro perfetto per quando si è in ferie o si vuole una lettura un po' rigenerante. Ti affezioni ai personaggi e sei curioso di vedere come va avanti. 
Non sapevo fosse il secondo libro della serie di Elmwood Springs, anche perchè mi pare di capire che i personaggi cambiano ad ogni libro, rimane uguale solo la location della storia... In ogni caso, il primo libro lo avevo letto (Pane cose e cappuccino) ma non trovo la recensione... forse l'ho letto prima del 2012 (probabile). 
Mio voto: 7 e mezzo / 10 


Serie Elmwood Springs: 
#1 Pane cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs 
#2 In piedi sull'arcobaleno 
#3 Torta al caramello in Paradiso 
#4 The Whole Town's Talking (Non tradotto)

Un uomo da conquistare - Julia Quinn


Titolo originale: Romancing Mister Bridgerton (2002)

Penelope Featherington è segretemente innamorata di Colin Bridgerton, il fratello della sua migliore amica. Da anni lo osserva da lontano ma all’improvviso si rende conto di non conoscerlo affatto. Lo stesso Colin, rientrando da un viaggio all’estero, scopre che molte cose sono cambiate. Soprattutto Penelope: ora non riesce a smettere di pensare a lei. È davvero la donna che potrà renderlo felice? (goodreads)

Il libro inizia che Penelope (ed Eloise) hanno 17 anni, Colin ne ha 22 e scopriamo che fu un cappellino volato via dal vento a far conoscere i due. Poi il libro salta a quando Penelope ha 28 anni, Colin 33 e si è girato mezzo mondo e si è portato a letto molte donne. Penelope si è rassegnata a rimanere zitella mentre Eloise ci è rimasta per scelta rifiutando varie proposte. Penelope di proposte non ne ha ricevute e comunque anche se fosse successo lei avrebbe rifiutato perchè è troppo innamorata di Colin. 
A Colin serve un percorso più lungo per rendersi conto dei suoi sentimenti e quando poi sbocciano non riesce più a resistere e tra un po' si fa Penelope in carrozza davanti a casa di lei.
In questo romanzo tengono banco l'insicurezza di Penelope di non essere mai vista e l'insicurezza di Colin di non avere uno scopo nella vita a differenza dei suoi fratelli maggiori.
Lady Danbury ad un certo punto lancia la caccia a Lady Whistledown, ma in fondo ha già capito chi è. Tuttavia Penelope se la vede brutta perchè anche Cressida è riuscita a capirlo e la sta minacciando.
Colin è geloso del fatto che Penelope ha fatto qualcosa nella sua vita, ma anche lui ad un certo punto (anche grazie a Penelope) scopre cosa vuol diventare.

E' difficile dimenticare l'idea che ci si è fatti della serie tv, dove Colin è interpretato da un ventenne e suppongo che in tv non possano fare un salto temporale come accade nel libro. Oltretutto, a memoria, direi che per alcune scene "hot", Colin pare essere il più "volgare" dei fratelli, oltre ad essere anche poco gentiluomo in verità...
Poichè la Quinn ha scritto i romanzi ognuno per conto suo, in realtà qui c'è un grosso spoiler su Francesca, che è già vedova, oltre a sapere quanti figli hanno i fratelli ma questa non è una gran informazione.
Rimanendo al libro. Sinceramente credevo che il segreto di Colin che viene citato in copertina, fosse qualcosa di più succulento che non la gelosia nei confronti di Penelope. Ci sono un paio di scene (ne ricordo una in particolare) che sono più volgari che piccanti e mi hanno fatto sembrare un po' esagerato il personaggio di Colin. 
Non mi ha fatto impazzire. E credo non mi avrebbe fatto impazzire neanche se l'avessi letto senza pensare ai due protagonisti della serie tv.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

La buona condotta - Elvira Mujcić


Titolo originale: La buona condotta (2023) 
 
All’indomani dell’indipendenza del Kosovo, in un piccolo paese sul confine si tengono le elezioni per il sindaco. Gli albanesi sono 1362, i serbi 1177. Cosa accade se a essere eletto è un serbo che vuole andare d’accordo con gli albanesi? Succede che a Belgrado non va per niente bene, e mandano un nuovo sindaco che continui a soffiare sul fuoco della rivalità etnica. Il suo arrivo non porta solo scompiglio politico, ma stravolge le vite dei protagonisti. Quella di Miroslav, il sindaco eletto, forse nato nell’angolo sbagliato del pianeta, visto che detesta i toni accesi ed è terrorizzato dai conflitti. Quella di Nebojša, spedito dalla capitale per fare l’antagonista obbediente e salvarsi da un passato pieno di ombre, e che invece fa deflagrare gli ingranaggi di un sistema assurdo. Quella di Ludmila, la ragazza che credeva nell’amore e per questo era stata considerata pazza, Ludmila che si difende dalla realtà mandando a memoria le vite degli altri e inventando filastrocche. A partire da un fatto realmente accaduto, Elvira Mujcic dà vita a una storia emozionante dove i personaggi combattono per sfuggire il destino che la Storia, la politica o i benpensanti disegnano per loro. Il passato recente, la guerra mai capita e mal conclusa, i rancori e le manipolazioni pesano su di loro, che però lottano per rimanere fedeli a sé stessi. Mostrandoci così che un futuro migliore può sempre sorgere anche nelle condizioni più avverse, grazie a singoli uomini e donne, a dispetto dei governi. Ecco cosa non gli piaceva della trappola del passato: l’impossibilità di trasformare, perdere, rinnegare. E magari persino guarire. Oppure la sventura non è il passato in sé, nemmeno il modo in cui viene raccontato, il guaio in fondo sono le orecchie che ascoltano. (goodreads)

Le questioni etniche serbo/albanesi come pretesto per un romanzo che affronta tanti temi: pregiudizi, la "folla" fortemente malleabile quando ci sono problemi sociali da risolvere, le crisi personali come occasione per crescere o evolvere la propria storia, l'uso distorto dei social (molto attuale), l'essere pedine manovrate dal partito.
Bei personaggi ben caratterizzati (anche coi nomi di battesimo). Un libro molto gradevole che affronta con leggerezza argomenti molto importanti. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

n.b. La situazione del Kosovo è una situazione complicata. Nel 2008 si è autodichiarato indipendente dalla Serbia e questa indipendenza è stata riconosciuta da molte nazioni ma non da tutte. Per quanto riguarda la European reading challenge, ho seguito la classificazione di wikipedia che ancora non lo considera uno stato dell'Europa; di conseguenza l'ho inserito come Serbia. Considerando anche la storia narrata nel libro, ritengo che sia la scelta migliore, almeno finchè non verrà considerato ufficialmente uno Stato indipendente. 

domenica 20 agosto 2023

Il patto dell'acqua - Abraham Verghese


Titolo originale: The covenant of water (2023) 

Ha dodici anni e al mattino andrà sposa.
Lei e la madre sono sdraiate sullo stuoino, «Il giorno piú triste nella vita di una ragazza è il giorno del matrimonio» dice la madre. «Poi, se Dio vuole, le cose migliorano». Dopo la morte del padre, lo zio le ha trovato un buon partito. Un vedovo con un figlio di due anni. Come lei, appartiene a una famiglia di cristiani.
Perché sia disposto a prendere in moglie una ragazzina senza dote non è dato sapere, ma si mormora che la famiglia sia afflitta da una strana in ogni generazione almeno una persona muore affogata. E, nel Kerala, l’acqua è ovunque. Lí, il monsone nutre non soltanto la terra, ma anche il corpo e l’anima, creando una particolare alleanza con la terra, con Dio, con la vita. E chi non rispetta questo patto con l’acqua, che collega tutti nel tempo e nello spazio, è perduto.
La giovane sposa viene accolta con affetto nella nuova famiglia e, nell’arco della sua lunga e straordinaria vita, non soltanto conoscerà la gioia di un grande amore e il dolore di infinite perdite, ma sarà testimone di cambiamenti epocali, attraverso i suoi occhi e quelli dei suoi discendenti.
Il patto dell’acqua è l’evocazione luminosa di un’India d’altri tempi e della sua trasformazione politica e culturale. Una lettera d’amore al potere dell’arte e della letteratura. Un inno al progresso della civiltà e nella comprensione dell’animo umano. Un romanzo di potenza straordinaria. (goodreads)

Molto lungo. Non è un libro che ho letto tutto d'un fiato. Ho dovuto creare delle pause tra qualche capitolo e i successivi. Solo nelle ultime pagine non riuscivo a staccarmi dal libro. Le ultime cento pagine (circa) sono veramente intense, alcune molto toccanti e commoventi. Si chiude il cerchio di tutta la storia della famiglia, che parte nel 1900 col matrimonio combinato tra Mariamma (che verrà poi conosciuta come Grande Ammachi e diventerà la stimata capostipite della famiglia) e un vedovo con un bambino piccolo.
Le vicende familiari si svolgono seguendo una serie di tragedie che li colpisce, e che vengono definite come "il morbo". Cosa sia esattamente questo "Morbo" lo si scoprirà nell'ultima parte della narrazione, quando Mariamma, nipote omonima di Grande Ammachi, diventerà medico e consacrerà il suo studio a scoprire cosa sia questo morbo (riuscendoci).
Ma il libro ha tanto altro dentro. C'è tutta la storia dell'India del novecento, dalla sottomissione agli inglesi all'indipendenza. C'è un paese dilaniato dalle guerre e dalla lebbra.
I membri della famiglia di Grande Ammachi sono di fede cristiana, della comunità di San Tommaso. Dio è ovunque in queste pagine. E' nel cieco affidarsi alla sua volontà, è nelle richieste di aiuto, è nei segni che le persone credono di vedere.
La storia alterna due personaggi principali: Grande Ammachi e Digby, e per una buona metà del libro mi sono chiesta come e quando le loro vicende si collegheranno. Ci vorrà un po' in effetti.
Molto dettagliate sono le descrizioni, soprattutto quelle mediche. Si capisce che l'autore è medico perchè in queste parti è veramente meticoloso e prolisso (anche troppo).
Il libro è molto bello, ma ammetto che ho faticato un po'. La storia si amplia a davvero tanti personaggi e di molti credo di ricordare davvero poco. Nella parte centrale ho dovuto interrompere spesso la lettura perchè non scorreva. Diciamo che riprende brio dalla nascita di Mariamma, per poi arrivare ad un grande finale. Però se avesse tagliato un centinaio buono di pagine (non fondamentali al racconto) non sarebbe stato male.
Molto bella la descrizione di cosa sia "il patto dell'acqua".

"L'acqua del canale scorre, le impregna l'orlo del sari, indifferente alla sua angoscia, alla sua nuova consapevolezza. E' imperturbabile quest'acqua che collega i canali, acqua che sta nel fiume più in là, e nelle paludi, nei mari e negli oceani - un unico corpo di acqua.
E' la stessa acqua che scorreva oltre casa Thetanatt, dove sua madre ha imparato a nuotare; la stessa che ha portato qui Rune per fargli recuperare un lazzaretto abbandonato, e che ha portato Philipose perchè salvasse un bambino morente, con le mani accoppiate a quelle di Digby; la stessa che ha trascinato via Elsie a morire per poi restituirla, rinata, nelle braccia dell'uomo che l'ha amata più della sua vita (...)
E adesso la figlia è qui, in piedi nell'acqua che li connette tutti nel tempo e nello spazio, come ha sempre fatto. L'acqua in cui è entrata pochi minuti fa è fluita lontano, eppure è ancora lì, passato, presente e futuro inesorabilmente allacciati, come tempo fatto persona. E' il patto dell'acqua: sono tutti collegati dai loro atti, quelli commessi e quelli omessi, senza che possano sfuggirvi, e nessuno è solo."

Se dovessi giudicare solo le prime duecento (circa eh) pagine del libro e le ultime cento, potrei dargli un 8,5 o anche 9. Ma non posso dimenticare che la parte centrale è stata molto pesante e a tratti noiosa.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 13 agosto 2023

Rombo - Esther Kinsky


Titolo originale: Rombo (2022)

«In seguito, tutti avrebbero parlato del suono. Del “rombo”. Con cui cominciò.» Tra maggio e settembre 1976 due violente scosse di terremoto colpiscono il Friuli, squarciando drammaticamente il paesaggio e l’esistenza di chi lo abita. A rievocare quei giorni sono sette sopravvissuti, sette abitanti di un villaggio della Val Resia, nell’estremo nord-est della regione. Uomini e donne all’epoca già adulti o ancora bambini di cui ricostruiamo via via le vite immergendoci nella realtà quotidiana dell’arcaica comunità montana di origini slave cui loro appartengono, con la sua peculiare identità linguistica e culturale, le sue usanze e leggende, il suo retaggio storico-politico di zona di confine. Dai loro racconti, accomunati dall’esperienza della paura e della perdita, emergono un profondo senso della precarietà umana e della fatalità così come il bisogno e il dovere del ricordo, per quanto doloroso e labile. Alle voci umane si combinano, come in controcanto, le voci della natura, attraverso una descrizione precisa e vivida del mondo vegetale e animale della regione, dai fiori agli uccelli – i soli esseri viventi immuni dal terremoto – fino alla composizione e alla storia delle rocce. Così la memoria dell’uomo, che cerca di ricostruire le cose e che va modellandosi e stratificandosi nel tempo, sembra confrontarsi con la memoria geologica. Con una prosa poetica raffinatissima Esther Kinsky compone un affascinante mosaico narrativo in cui i colori della pietra carsica si intrecciano alle grandi domande sull’uomo, un romanzo sui segni che imprimiamo nel paesaggio nel tentativo di comprendere il mondo, su ciò che passa e perisce per sempre e ciò che rimane e sopravvive, sottoposto a incessante mutamento, in natura come nella memoria. (goodreads)

Provo dei sentimenti contrastanti per questo libro, che affronta un argomento di cui ho solo sentito vagamente parlare.
Ho trovato terribilmente pesanti le parti in cui parla del paesaggio. Pesanti come scrittura, troppe descrizioni minuziose, troppi paroloni, ho dei libri di geografia che sono più accattivanti; più volte mi stavano annoiando e più volte mi sono detta che se continuava così per tutto il libro non ci arrivavo in fondo.
Mi sono invece piaciute molto le parti in cui dà voce ai personaggi. Testimonianze brevi, ricordi sparsi di come era prima, durante e dopo il terremoto. Un modo di scrivere semplice, toccante.
Mi lasciano perplessa invece le descrizioni di piante, animali, leggende che intervallano le testimonianze. Alcune sono interessanti, ma nell'insieme sono un po' tante. Quando poi comincia ad inserire le fotografie (ritrovate?) e la storia delle tecniche fotografiche, mi è parso che si allargasse un po' troppo. 
Ho trovato molte somiglianze con il terremoto dell'Emilia Romagna del 2012. La paura che ti rimane dentro. La (relativa) "certezza" che avendo già fatto una scossa forte non ne può venire una seconda, invece anche in Friuli ne sono venute due, una prima a maggio e una seconda a settembre che ha raso al suolo ciò che non era crollato prima e lesionato ciò che era stato ricostruito. La voglia di scappare dalla valle e la voglia di voler rimanere nonostante tutto, due sentimenti contrastanti che cozzano tra loro. Ci sono stati segnali premonitori? Chi può dirlo... A posteriori viene da ripensare al fatto che gli animali erano particolarmente nervosi quel giorno di maggio, ma poi non lo erano quando c'è stata la scossa di settembre... 
Sinceramente non lo rileggerei due volte, ho fatto una grande fatica ad arrivare alla fine, ed è un problema di linguaggio. Nelle parti descrittive del paesaggio ad un certo punto ho cominciato a saltare da paragrafo a paragrafo. 
Mio voto: 7 / 10

Lincoln highway - Amor Towles


Titolo originale: The Lincoln Highway (2021)

In un giorno di giugno del 1954, Emmett Watson torna a casa. Il direttore della prigione, un uomo dalle buone intenzioni, con una fotografia di Franklin Delano Roosevelt appesa dietro la scrivania, lo ha accompagnato in macchina.
Un viaggio di tre ore, dal Kansas al Nebraska, da Salina a Morgen. Dopo più di un anno trascorso a scontare una pena che pesa soprattutto sul suo cuore, Emmett non vede l’ora di impacchettare le sue cose e quelle di Billy, il fratello di otto anni, e filarsela in Texas con la Studebaker azzurra del ’48 che lo aspetta nel fienile. Sua madre è andata via da un pezzo, suo padre è morto, e quel che resta della fattoria, con i suoi infissi storti, i campi abbandonati, il tetto imbarcato, è ormai una faccenda degli strozzini della banca. Per rifarsi una vita non resta che il Texas, dove costruiscono e ristrutturano case a più non posso.
Il problema, però, è che Billy ha appreso come andare alla ventura dalla sua bibbia personale, Il compendio degli eroi, degli avventurieri e degli altri intrepidi viaggiatori del professor Abacus Abernathe, e ha perciò concepito tutt’altra meta: prendere la Lincoln Highway, la prima strada a percorrere l’America da una parte all’altra, e procedere in direzione di San Francisco, per arrivare giusto il quattro di luglio, il giorno di un grande spettacolo di fuochi d’artificio in cui è misteriosamente certo di incontrare sua madre.
Il problema è anche che il direttore della prigione non ha trasportato soltanto Emmett da Salina a Morgen. Nascosti nel bagagliaio dell’auto, come abili contorsionisti, altri due ragazzi ospiti del carcere minorile di Salina sono giunti a Morgen: Duchessa, che ha appreso tutto dalla strada e dal «capriccioso dito del fato», e Woolly, che ha sempre bisogno di qualcosa per tenere a bada il mondo. E la loro intenzione è salire a bordo della Studebaker azzurra di Emmett e prendere la direzione opposta, verso New York, dove andare alla ricerca di ben centocinquantamila dollari.
Nel giugno del 1954, Emmett, Billy, Duchessa e Woolly, animati dalla «feroce necessità» della gioventú, vanno cosí all’assalto dei «fuochi cupi del tramonto» e del «cielo eterno e insensibile» del paesaggio americano, come recitano i magnifici versi di Willa Cather posti in esergo a questo libro, salutato, al suo apparire negli Stati Uniti, come una ulteriore versione del grande romanzo americano e dei suoi eterni temi: il viaggio e l’avventura, la colpa e la redenzione, il riscatto e la speranza. (goodreads)

L'impressione a caldo è stata che questo romanzo mi ha fatto pensare al classico  romanzo americano che si allarga molto.
La storia parte con Emmett che ritorna a casa, giusto per scoprire che il padre, appena deceduto, ha lasciato una marea di debiti e un'ipoteca sulla casa. Oltre a ciò, l'uscita di prigione di Emmett non è ben vista dai familiari del ragazzo che ha (incidentalmente) ucciso. E quindi ti aspetti che sia la storia di Emmett quella che si andrà a sviluppare, come d'altronde lascia intendere anche la trama. Invece non è così, perchè due compagni di riformatorio di Emmett sono riusciti a sgattaiolare via intrufolandosi nell'auto del direttore che ha portato Emmett a casa, e quindi Emmett si trova a dover ospitare anche Woolly e Duchessa.
Le storie che si sviluppano, quindi, sono quattro: Emmett, Billy (suo fratellino di otto anni), Woolly e Duchessa. Di ognuno di loro vengono raccontate le storie e le motivazioni per cui sono finiti in riformatorio. E si aggiungono le storie di alcuni personaggi secondari e loro collegati: Sally (che si è occupata di Billy in assenza di Emmett), Ulisses, il professor Abernathy, il pastore John, Fitz, il padre di Duchessa, la sorella di Woolly, sorella Agnes, Townhouse (altro collega di riformatorio, nero). E altri. La narrazione si allarga molto.
Oltretutto, non ho capito perchè la storia di Duchessa e di Sally è raccontata da loro in prima persona, mentre tutte le altre in terza persona.
Il libro sembra un enorme conto alla rovescia, infatti è diviso in dieci parti (che partono dal dieci e arrivano all'uno), ognuna delle quali è divisa tra alcuni dei personaggi.
Nel libro, e nella storia di Billy in particolare, è centrale questo libro (inventato) del professor Abacus Abernathy, che parla di eroi, da Napoleone a Ulisse, e così via. Billy lo ha già letto 25 volte ed è una delle cose a cui tiene di più, tanto che se lo porta ovunque. 
Billy è il personaggio che mi è piaciuto di più: un bambino sveglio e di grande cuore, che fa amicizia facilmente e aiuta disinteressatamente le persone che incontra.
Molto subdolo l'atteggiamento di Duchessa, finito in riformatorio senza colpa, ma che quando esce sa pareggiare i suoi conti in modo abbastanza truce, oltre però ad avere degli atteggiamenti di grande affetto nei confronti di Woolly e di sua sorella.
La lettura è stata molto scorrevole, piacevole. I personaggi tutto sommato sono ben caratterizzati. Però sono davvero tante le cose raccontate, forse potevano bastare le storie dei 4 ragazzi, tralasciandone altre, anche perchè spesso nel capitolo successivo riprende la stessa storia narrata da un personaggio diverso nel capitolo precedente (in pratica le racconta due volte da due punti di vista).
Ho trovato un po' prolisse alcune descrizioni. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10