martedì 25 febbraio 2025

Il giorno della civetta - Leonardo Sciascia


Titolo originale: Il giorno della civetta (1961) 
Titolo in inglese: The day of the owl

Leonardo Sciascia pubblicò questo romanzo nel 1961. Allora, nelle parole dell’autore stesso, «sulla mafia esistevano degli studi, studi molto interessanti, classici addirittura: esisteva una commedia di un autore siciliano che era un’apologia della mafia e nessuno che avesse messo l’accento su questo problema in un’opera narrativa di largo consumo». La stessa parola mafia era usata con tutte le cautele e quasi di malavoglia. Eppure noi sappiamo che proprio in quegli anni avveniva la radicale trasformazione che spostò la mafia dal mondo agrario a quello degli appalti, delle commesse e di altre realtà «cittadine», non più regionali ma nazionali e internazionali. Lo scrittore Sciascia irrompe dunque in questa realtà come nominandola per la prima volta. Basta leggere la pagina iniziale del Giorno della civetta per capire che essa finalmente cominciava a esistere nella parola. Sciascia sottopose il testo a un delicato lavoro di limatura, riducendolo ai tratti essenziali con l’arte del «cavare»: e, visto a distanza di anni, tale lavoro si rivela più che mai un’astuzia dell’arte. Qui infatti Sciascia ha scoperto, una volta per tutte, quel suo inconfondibile modo di narrare che non si concede ambagi e volute, ma fissa lo sguardo sempre e soltanto sulle nervature del significato, fossero anche in un minimo gesto o dettaglio. In questo senso, se Il giorno della civetta è diventato il romanzo più popolare di Sciascia, è anche perché lo rappresenta in una forma che, nel più piccolo spazio, raggiunge la massima densità. (goodreads) 

Libro coraggioso, il primo a parlare di mafia quando anche la politica la ignorava, e il primo a parlare di collusioni tra mafia e politica. 
Ho fatto un po' fatica con il linguaggio perchè salta un po' da una persona all'altra e ci vuole un po' a capire chi parla, così ho pensato di concentrarmi più sull'argomento piuttosto che su chi effettivamente dice le cose. 
E' un libro moderno, nel senso che parla di cose che tuttora funzionano nello stesso modo. Viene definito "giallo", ma a mio parere, pur essendoci degli omicidi, il capitano arriva al colpevole ma ciò che si svela è tutta la struttura sociale della mafia e il suo modo di operare. L'omertà delle persone che sanno o vedono ma fingono di non sapere e di non aver visto (nonostante il primo omicidio avviene alla fermata dell'autobus e sull'autobus ci sono molte persone). 
Mi è piaciuto molto il capitano Bellodi, parmense, ex partigiano, pieno di ideali, che utilizza metodi nuovi per ottenere le confessioni non ricorre alle maniere forti bensì alla gentilezza; capisce che non può incastrare il boss per omicidio e allora prova come in America ad incastrarlo per evasione fiscale. 
La scrittura riesce a rendere molto caratterizzati i personaggi. Ho apprezzato molto che pur essendo ambientato in Sicilia, a differenza di altri autori qui non troviamo termini dialettali, e laddove (negli interrogatori) se ne trovano, c'è il maresciallo che traduce in italiano per il capitano (e quindi anche per noi). Famosissima la frase che don Mariano Arena dice al capitano: 

«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…»

Libro molto attuale e molto interessante.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

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