sabato 25 dicembre 2021

Il treno dei bambini - Viola Ardone


Titolo originario: Il treno dei bambini (2019)

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l'intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un'iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l'ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un'Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c'è altro modo per crescere. (ibs.it)

Attenzione: contiene spoiler sulla trama.

Faccio fatica a dare un giudizio di questo libro. Se dovessi sintetizzare quello che penso, sarebbe un "mi è piaciuto, ma".
Ho fatto fatica all'inizio, principalmente perchè ci sono molti termini dialettali che non capivo. Sì, capivo il contesto, ma non esattamente quello che intendeva, ed è una cosa che non sopporto. Tutto sommato, la parte ambientata nel 1946 mi è piaciuta. Non sapevo di questi trasferimenti al nord, ma li ho trovati molto simili (certo con grosse differenze) a quello che successe negli anni successivi a Chernobil, in cui i bambini venivano portati in Italia per allontanarli temporaneamente dalla zona radioattiva. Ad Amerigo mi sono affezionata. E' un bambino che vive con una madre quasi totalmente anaffettiva, mentre lui è in costante ricerca di affetto. Tant'è che a Modena, più del cibo e di tutte le cose che ha ricevuto, quello che ha ricevuto è stato affetto, da Derna, da Rosa e tutta la sua famiglia. Poi, certo, ha mangiato, è stato vestito, ha imparato a suonare il violino, ma ciò che gli manca è la parte di affettività che sua madre non ha mai mostrato nei suoi confronti. Anche una volta tornato a casa, sua madre l'ha subito riportato coi piedi per terra, addirittura facendo sparire il violino, non accettando i regali che continuavano ad arrivare dal nord. E portando il figlio a dover scegliere di scappare di casa. Peraltro, dopo un paio di anni lei ha pure avuto un altro figlio, non ci ha messo molto a rimpiazzarlo. Quando Amerigo scappa, la storia fa un salto di quasi 50 anni perchè si arriva al 1994. Quello che è successo nel mezzo è solo accennato ogni tanto. E' vero che non poteva raccontare tutto quello che è successo, ma il salto è veramente tanto e ciò che tiene banco è il tormento che Amerigo si porta dietro nel tornare a casa perchè la madre è morta. E' una parte che cambia completamente stile narrativo. Non è più un bambino che parla, ma un uomo di quasi sessant'anni, che ancora si inventa una vita diversa quando gli fanno domande. Rivede Tommasino, che è diventato giudice minorile, aiutato a distanza dal padre "baffone" del nord. Rivede Maddalena, colei che lo aveva accompagnato al nord, che è stata un po' disillusa dai comunisti, che non si dedicano più alla "so-li-da-rie-tà" come recitavano negli slogan. Rivede Capa 'e fierro, l'amante della madre, che non si capisce se lo ha riconosciuto o meno e non si capisce per quale motivo venga fatto il collegamento tra gli occhi blu suoi e quelli di Amerigo (è forse suo padre?). Trova il figlioletto del fratello, e Maddalena prima gli chiede di prendersene cura perchè entrambi i genitori sono in galera, ma poi, quando lui si convince a fare questo passo, alla madre vengono concessi i domiciliari proprio per il bambino. Questa seconda parte mi è piaciuta meno. 
Mio voto: 7 / 10

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