Titolo originale: Seta (1996)
"Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo, e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L'uomo si chiama Hervé Joncour. Il lago non si sa. Si potrebbe dire che è una storia d'amore. Ma se fosse soltanto quello, non sarebbe valsa la pena di raccontarla. Ci sono di mezzo dei desideri, e dei dolori, che sai benissimo cosa sono, ma un nome vero, per dirli, non ce l'hai..." Alessandro Baricco (goodreads)
Avevo già letto questo libro secoli fa, e ne ricordavo proprio poco. Anche adesso che l'ho riletto, non è che mi rimanga molto in realtà. Forse quello che rimane è il dolore di un uomo che si innamora di una ragazza di cui non ha neanche mai sentito la voce e che rischia la vita per poterla rivedere. Per poi tornare a casa, con la coda tra le gambe e ritornare alla vita tranquilla, quella che tutti si aspettano da lui.
Si può perdere la testa per amore? Sì. Però tutti si aspettano che sia come una malattia da cui ad un certo punto si guarisce. Questo pensano gli abitanti del paese in cui abita.
"E' uno strano dolore. Morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai"
Questa frase mi ha colpito perchè la sento molto vera, però il libro in sè non mi ha passato una grande emozione. E' vero che è ambientato in Giappone, dove tutto è lentezza. In questo è molto bella la scena d'amore, lenta, misteriosa (peraltro, lo ammetto, non mi ero resa conto che in realtà si svolge non con la donna che vorrebbe ma con una che gli porta lei). E' vero che ripetere il viaggio tutte le volte che lo fa (con l'unica differenza il nome del lago che gli abitanti del posto chiamano ogni volta in modo diverso) dà l'idea della ripetitività e della lunghezza di questo percorso, ma già alla seconda volta è abbastanza noioso. Posso ipotizzare che questo creare atmosfere lente sia fatto apposta, ma si capisce che è costruito e non mi trasmette emozione.
Ho trovato strana la lettera che la moglie scrive a lui spacciandosi per la sua amante. Lettera che si concentra molto sulla bocca di lei sul sesso di lui, la ripete più volte questa cosa, cosa che lui non ha mai detto neanche una volta quando descrive la scena d'amore. E' in questo modo che capisce che non è davvero la sua amante a scrivere? Mah.
Libro che non mi ha lasciato molto. A parte forse, un senso di punizione nei confronti di Hervè... finchè fa quello che gli viene detto di fare, va tutto bene, ma nel momento in cui fa una sua scelta, compiuta d'istinto, allora ogni cosa del viaggio va male.
Mio voto: 6 / 10

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