martedì 27 dicembre 2022

La più recondita memoria degli uomini - Mohamed Mbougar Sarr


Titolo originale: La plus secrète mémoire des hommes (2021)

Diégane è un giovane scrittore senegalese trapiantato a Parigi, dove cerca di farsi strada nell’ambiente letterario francese e frequenta un gruppo di giovani artisti africani in cui si beve, si fa l’amore e si discute di letteratura. La sua vita subisce una brusca svolta quando, nel 2018, si imbatte nel Labirinto del disumano, un romanzo del 1938 che all’epoca ha fatto scandalo, ma che secondo Diégane è un capolavoro. Sennonché dopo lo scandalo il libro è stato tolto dal commercio e le copie distrutte, inoltre si sono perse le tracce dell’autore, un certo T.C. Elimane, anch’egli senegalese. Diégane si mette allora alla sua ricerca, o meglio alla ricerca della sua storia, che ricostruisce tramite articoli di giornale, incontri con una scrittrice d’avanguardia che vive ad Amsterdam e racconti di quest’ultima che lo portano dalla Francia sotto l’occupazione nazista, al Senegal agli albori della colonizzazione, all’Argentina nella piena fioritura culturale degli anni Sessanta, mettendolo in contatto, diretto o interposto, con una girandola di personaggi, ciascuno in possesso di un frammento della storia di Elimane, che potrà concludersi, come Diégane capisce presto, solo nel Senegal odierno. È un giallo letterario, un romanzo poliziesco in cui non c’è un detective che trova cadaveri e cerca assassini, ma un giovane scrittore che indaga sul mistero di un capolavoro e del suo autore. Ricco di inventiva, ironico e profondo, La più recondita memoria degli uomini invita a riflettere su cosa debba essere davvero scrivere e sull’importanza vitale della letteratura nella vita dell’essere umano. (ibs)

Libro vincitore del Premio Goncourt 2021.
Un libro abbastanza complesso e che, alla lunga, fa un po' sentire la sua lunghezza (perdonatemi il gioco di parole...).
La mia esperienza di lettura è stata un po' altalenante. Ho trovato le prime pagine pesantissime, con uno stile narrativo complicato, al punto che avevo dubitato di riuscire a proseguire. Poi compare il "Labirinto del disumano", col suo mistero, e la storia ha iniziato ad essere più scorrevole ed interessante, nonostante alcune parti in cui i dialoghi sono senza punteggiatura e ci sono dei periodi lunghissimi senza un punto. Diégane intrattiene conversazioni sulla letteratura con un gruppo di amici e col coinquilino che è un traduttore (mi pare polacco), il quale gli fa notare che nonostante i riconoscimenti della letteratura francese, i neri (delle colonie francesi) rimarranno sempre e comunque degli stranieri. Si sente la nostalgia del paese che ha lasciato. Si sente il dolore per una donna a cui ha giurato amore ma che non lo ricambia. 
Diégane è affascinato da questo scrittore e dal mistero che ruota attorno al suo unico libro, e si mette a cercarlo, attraverso una faticosa ricerca delle critiche letterarie ricevute.
Nella seconda parte, Diégane ascolta il racconto di Siga D., una senegalese che se n'è andata dal suo paese per andare in Francia dove ha pubblicato vari libri definiti scandalosi. Lui le chiede notizie di questo misterioso scrittore, Elimane, e lei comincia a raccontare. Gli racconta di suo padre e del suo gemello (peraltro c'è un intero capitolo di nove pagine con sole virgole e punti e virgola, SENZA un punto di fine frase).
Siga D. gli racconta anche l'incontro con la critica Brigitte Bollane, che le parla di quando ha incontrato Therese, editrice di Elimane. Brigitte aveva scritto una vera e propria inchiesta su Elimane in passato.
In questa parte ho trovato decisamente più brio. Sembra di essere un po' in un thriller, perchè si scopre che i critici che hanno parlato male di Elimane sono morti tutti (tranne uno) di presunti suicidi e si sospetta che Eimane avesse il potere occulto di convincerli a compiere questo passo. Tutti quelli che parlano in questa parte hanno la sensazione di una presenza invisibile che li segue costantemente. 
Poi c'è la terza parte, che comincia con il suicidio di Fatima Diop e delle rivolte in Argentina per rovesciare il regime. Sono pagine molto politiche che mi hanno annoiato. Oltretutto, è vero che si segue il viaggio che Elimane ha fatto dopo aver lasciato Parigi, si è stabilito in Argentina e da lì ogni tanto se ne andava senza dire niente non si sa dove (si scoprirà solo alla fine del libro il perchè). In questa parte ci sono diverse voci che si alternano (principalmente Diégane ed Elimane) ognuno spiegando la realtà da come la vedono, e ammetto che ho fatto fatica più volte a capre chi dei due stava parlando. Mi sono un po' persa. Poi mi sono ritrovata nel finale, dove il cerchio si chiude e ci sono delle pagine anche emozionanti.

Ho provato sentimenti contrastanti nella lettura di questo libro, dalla noia all'entusiasmo, ciclicamente. Sono un po' più di quattrocento pagine ma mi sembrava eterno. Fino a metà libro mi stava piacendo molto, gli stavo dando un otto pieno. Poi però la terza parte delle questioni politiche mi ha un po' annoiato. Bello il finale ma secondo me non sono proprio chiare le riflessioni che fa sulla letteratura e sulla sua importanza. O, almeno, io non le ho capite molto.
Un libro sicuramente molto ricco di cose, forse troppe, che però mi lascia dei dubbi su cosa mi voleva dire.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

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