mercoledì 28 ottobre 2015

w…w…w…wednesdays #39



"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  
Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (39^ puntata - mercoledì 28 ottobre 2015):

1) cosa stai leggendo?
"il fantasma di Canterville" (Oscar Wilde)

2) cosa hai appena finito di leggere?
"mi fido di te" (Carlotto + Abate)

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 
probabilmente "memorie di una geisha"

mercoledì 21 ottobre 2015

A casa - Toni Morrison



Titolo originale: Home - 2012

Frank Money, ventiquattro anni, reduce dalla Guerra di Corea che "i soldi ce li ha solo nel cognome", riesce a scappare dall'ospedale in cui lo stavano curando. Frank, infatti, è continuamente preda di attacchi d'ansia e visioni. Le immagini terribili della guerra, in particolare la morte dei suoi due amici d'infanzia, non gli danno tregua. Il suo equilibrio psichico è precario. Per un po' trova "conforto" nella relazione con Lily, ma alla fine è l'apatia che l'ha vinta e mina il rapporto.
Un giorno Frank riceve una lettera in cui gli viene detto che sua sorella Cee sta rischiando di morire.
Cee (Ycidra) è l'unica persona di cui Frank si sia occupato. Fin da piccoli l'ha protetta e curata. E, pur avendo promesso che non sarebbe mai più tornato nell'odiata terra natale, Frank non può dire di no a Cee. Inizia così un lungo viaggio attraverso l'America degli anni 50, che riporterà Frank a casa, a Lotus in Georgia. Nel viaggio, ripercorriamo con lui gli avvenimenti del suo passato: la fuga coi genitori dal Texas, la sorellina nata lungo la strada, l'arrivo a casa della terribile nonna Lenore che sfoga sui bambini la sua rabbia.
Solo tornando a casa, Frank riesce a fare i conti con una vergogna che gli pesa sul cuore più di tutte le morti che ha visto in guerra.

E' il secondo libro che leggo di Toni Morrison e devo dire che mi è piaciuto molto. La storia è piena di temi importanti, dal razzismo che costringe i genitori a scappare di casa, dai problemi psicologici dei veterani, dagli esperimenti biologici sugli afro-americani (Cee lavora come assistente nello studio di un dottore). E' un romanzo che tocca anche temi come l'amore, il dolore, la perdita. Il bisogno di avere una casa propria. Ma la casa anche in senso lato: è a casa, circondata da donne che Cee troverà la forza di capire che lei è prima di tutto un essere umano, con valori e qualità, e trovando la forza di andare verso il futuro. Questo è anche ciò che aiuterà Frank a vedere il passato per quello che è stato davvero, e a prendersi la colpa di una cosa (che non vi dico) orribile che ha fatto.
Il libro è molto scorrevole. Alcuni capitoli sono scritti in corsivo, ed è Frank stesso che sembra quasi parlare con la scrittrice per dirle cosa deve scrivere nel suo libro.
Secondo me, più del dolore e della sofferenza, mi rimane il ricordo della speranza. Frank e Cee sono due vite distrutte, lacerate dal passato, che tornando a casa, riscoprendo le proprie radici, riescono ad avere una sorta di "redenzione", che permette loro di guardare al futuro, nonostante tutto. La vita oltre il dolore. E' questa la sensazione maggiore che mi rimane dalla lettura del libro.
Nel corso della narrazione, a Frank appare diverse volte un omino (una visione ovviamente) che però non ho capito quale funzione abbia… a meno che non si colleghi con la scena finale (che non vi racconto).
Mio voto: 8 / 10.

w…w…w…wednesdays #38



"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  
Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (38^ puntata - mercoledì 21 ottobre 2015):

1) cosa stai leggendo?
"mi fido di te" (Carlotto + Abate)

2) cosa hai appena finito di leggere?
"Il gatto che mangiava i mobili" - Lilian Jackson Braun (rilettura)
"A casa" (Toni Morrison)

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 
probabilmente "il fantasma di Canterville" (Oscar Wilde)

lunedì 12 ottobre 2015

Un mattino a Irgalem - Davide Longo


Titolo originale: un mattino a Irgalem (2001)

Etiopia, 1937. Pietro, avvocato torinese, si ritrova col grado di tenente, inAfrica per una missione spinosa: difendere un uomo che tutti vogliono morto. Il sergente Prochet, condottiero dei cosiddetti gruppi esploratori, ha sgozzato, squartato, devastato. Due pattuglie inviate nel deserto per recuperarlo sono svanite nel nulla. Ora è solo un personaggio scomodo, chiuso in una buia cella di Addis Abeba. E non dice una parola. Pietro tenta di aprire un varco nel silenzio ostinato di Prochet, per alcuni un eroe della guerra che ha dato all'Italia un impero, secondo i più "un matto, una bestia, uno che l'Africa gli ha fatto male".
Scortato da un “ragazzino dagli occhi azzurri, in una divisa cachi troppo grande”, incalzato dai superiori, che vogliono il caso chiuso al più presto. Accompagnato dalle partite a scopa e dalle conversazioni con il tenente medico Viale, gay e amico di vecchia data rifugiatosi nell'altipiano per non incappare nell'intransigenza fascista.
La vampata di passione per Teferi, splendida “donna d'ambra” figlia del ciabattino, non lo distoglie dal ricordo nostalgico delle fughe amorose con Clara, simbolo della bella vita torinese.
Ma... perché hanno affidato proprio a Pietro quel caso a cinquemila chilometri dal suo Paese?
Si sale sul treno polveroso dei militari, al primo capitolo, e fra una sigaretta fumata “stretta” da Pietro e un ruvido paesaggio africano, non si scende fino all'epilogo.(da: copertina)

Davide Longo è molto bravo nel calarci tra i militari e il senso di disagio che prova questo avvocato militare che da Torino viene spedito in Etiopia per salvare un sergente che è già condannato prima del processo. Si sente addosso la polvere della città, l'odore di fango quando piove.
Le descrizioni del romanzo sono molto belle, essenziali ma coinvolgenti. Il linguaggio in genere è abbastanza asciutto, pochi fronzoli, eppure riesce perfettamente ad essere descrittivo.
La storia, secondo me, parte molto bene. Il viaggio in treno dei soldati che sono quasi euforici. Pietro invece che è tormentato dai dubbi e dalle riflessioni su Clara, una donna sposata che frequenta a Torino.
Poi però tutto diventa un po' più piatto. Ci troviamo in un mondo in cui le cose in realtà non possono essere cambiate. Pietro capisce che Prochet è in realtà stata una pedina dei superiori che hanno sfruttato la sua innata violenza per tagliare teste. Prochet stesso sa che non serve che si difenda, e infatti passa gli incontri con l'avvocato stando seduto a terra e guardando il muro.
Nel frattempo, Pietro si invaghisce di una donna chiamata Teferi, che purtroppo è già la donna di un altro militare, Sancho. Qui Pietro si lascia andare ad un impulso improvviso e inatteso, forse l'unico colpo di scena nella storia. Ma quando Pietro pensa di poter tornare alla sua vita si rende conto che il destino gli ha giocato un brutto scherzo.
La lettura è stata piacevole ma mi rimane una sensazione strana del libro. La storia nel complesso è tutta molto fatalistica, un po' troppo “le cose dovevano andare così”. Parte con uno stile descrittivo molto piacevole, ma ad un certo punto sembra voglia creare della suspance che non riesce a creare. Prochet è insalvabile. Quello che ha fatto quel mattino nel villaggio è raccapricciante, ma per esempio non viene spiegato che fine hanno fatto le squadre che lo sono andate a cercare. Non c'è nessuno che lo conosce in caserma e quindi nessuno che possa parlare di lui. Solo verso la fine appunto viene raccontata la storia del bambino. Verso la fine, Pietro stesso viene colto dal raptus della violenza, se vogliamo “mitigato” dal desiderio di salvare Teferi probabilmente. E sembra quasi che lui stesso venga “punito”.
La vera domanda che non trova risposta è “perché hanno affidato proprio a Pietro quel caso a cinquemila chilometri dal suo Paese?”. A questo non si trova risposta.
Mio voto: 6 e mezzo / 10


sabato 10 ottobre 2015

Il Nobel per la letteratura 2015 a Svetlana Aleksievic


Saggista e giornalista, nata in Ucraina e cresciuta in Bielorussia, in esilio volontario a Parigi dal 2000, era proprio lei la favorita dei bookmakers. Ha narrato nei suoi libri il dramma collettivo del crollo dell'Unione Sovietica e del suo mito imperialista, da Incantati dalla morte al suo ultimo Tempo di seconda mano: racconto della nascita di una "nuova Russia", dopo una popolare e corale "buonanotte al signor Lenin". Un mosaico di umanità che ritrae la fine del comunismo, ma non solo: la guerra in Afghanistan in Ragazzi di zinco, la tragedia nucleare dell'Ucraina in Preghiera per Cernobyl.
Nei suoi racconti la Aleksievic resituisce fedelmente il senso della storia e dei suoi protagonisti: la vita, lo scenario, l'atmosfera domestica, il contesto. Dà loro voce direttamente, quasi scomparendo dietro le virgolette di centinaia di interviste e conversazioni che lei ascolta, annota, riporta. La scrittrice ha vinto per la "sua opera polifonica, tributo al coraggio e al dolore dei nostri tempi", iniziata con il primo libro che la rese nota, nel 1983: una raccolta delle voci di centinaia di donne russe che avevano partecipato alla Seconda guerra mondiale in La guerra non ha un volto di donna. Uno stile che del giornalismo prende la parola asciutta, evocativa e dalla realtà storica dei suoi intervistati un racconto al tempo stesso epico e intimo della disillusione di un popolo che si confronta con la ricostruzione della propria identità.
"Non ci ho ancora pensato. Comunque i soldi li uso in un solo modo, compro la libertà": ha risposto così alla domanda su come utilizzerà i soldi del Nobel. La Aleksievic ha ringraziato la Svezia perché "capisce il dolore russo" e ha dedicato il premio al suo Paese di origine, la Bielorussia: "Non è un premio per me, ma per la nostra cultura, per il nostro piccolo paese, che è stato messo nel tritacarne della storia". Ricordando che scrive i suoi lavori in tempi molto lunghi, ha aggiunto: "Spero di avere la libertà di lavorare su questi due libri".
Svetlana, nata il 31 maggio del 1948 nella città ucraina di Ivano-Frankivsk (un tempo Stanislav), ha iniziato la sua carriera come insegnante di storia, per poi diventare giornalista, dopo la laurea all'Università di Minsk tra il 1967 e il 1972. Ha poi sentito l’esigenza di scavare dentro i lati più oscuri della storia del suo Paese, denunciando i danni che le guerre hanno lasciato sul campo, nella psicologia delle persone. Ha dato voce ai sopravissuti, agli spettatori e ai reduci degli orrori. E, soprattutto, scegliendo la parte dei più deboli, contro il potere. 



Le prime parole
«Mi sono subito sentita circondata da grandi ombre, come Bunin o Pasternak, è un sentimento da un lato fantastico e dall’altro inquietante» ha detto la scrittrice commentando il premio (l’annuncio è arrivato mentre stava stirando) . Nel pomeriggio la conferenza stampa a Minsk in cui ha denunciato di essere boicottata dal potere bielorusso: «Fanno finta che io non ci sia, non pubblicano i miei libri, non posso fare discorsi da nessuna parte, non mi ricordo che la tv bielorussa mi abbia fatto una chiamata, neppure il presidente bielorusso». Poi ha aggiunto:«Mi piace il mondo russo della letteratura e della scienza ma non rispetto il mondo russo di Putin e di Stalin»

L'intervento russo in Ucraina è "un'occupazione, una invasione straniera". E aggiunge: "Non mi piace neanche l'84% dei russi che chiede che gli ucraini vengano uccisi". La scrittrice ha lanciato un monito contro il totalitarismo: "È difficile essere una persona onesta, ma non bisogna fare concessioni a un potere totalitario". Il Cremlino risponde: "Probabilmente Svetlana non possiede tutte le informazioni necessarie per dare una valutazione positiva di ciò che sta accadendo in Ucraina", così Dmitri Peskov, portavoce di Putin.
(da www.repubblica.it e www.corriere.it . Foto da www.corriere.it )

Bibliografia di Svetlana Aleksievic al 08 ottobre 2015:
Preghiera per Černobyl. Cronaca del futuro (2002)  
Ragazzi di zinco (2003)  
Incantati dalla morte. Romanzo documentario (2005)
- Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo (2014)

mercoledì 7 ottobre 2015

w…w…w…wednesdays #37



"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  
Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

*******

Le mie risposte (37^ puntata - mercoledì 07 ottobre 2015):

1) cosa stai leggendo?
 "Il gatto che mangiava i mobili" - Lilian Jackson Braun
(una piacevole rilettura per recuperare il "furry friends" di settembre!!)

2) cosa hai appena finito di leggere?
"Eugenie Grandet" - Balzac
"un mattino a Irgalem" - Davide Longo
"9 giorni" - Gilly MacMillan

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 
uno tra: "il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi" (Karen Russell) o "mi fido di te" (Carlotto + Abate)

9 giorni - Gilly MacMillan



Titolo originale: Burnt paper sky (2015)

Rachel Jenner è sconvolta ed in preda al panico: suo figlio Ben, di soli otto anni, è scomparso e lei non sa come affrontare questa tragedia.
Inoltre, a peggiorare la situazione, ci sono gli obiettivi della stampa e le telecamere delle TV che la seguono ovunque vada. 
E' vero, ha commesso una leggerezza: ha perso per un attimo di vista Ben e lui è sparito, perciò tutto il Paese ora pensa che lei sia una madre terribile e che vada condannata.
Ma cosa è successo veramente in quel tragico pomeriggio?
Stretta fra il dramma di aver perso suo figlio, le indagini della polizia sempre più serrate e la pubblica gogna dei media, Rachel deve affrontare un'altra agghiacciante realtà: tutto quello che sa di sè e dei suoi cari si rivelerà una gigantesca bugia. 
E non c'è più nessuno, nemmeno nella sua famiglia, di cui la donna possa fidarsi. 
Il tempo stringe e forse il piccolo Ben potrebbe essere ancora salvato, ma l'opinione pubblica ha già deciso.
E tu, da che parte stai?

Qualche settimana fa ho visto un post su facebook in cui si parlava di iscriversi al "club dei lettori" della Newton Compton. Ovviamente non me lo sono fatto ripetere, e dopo solo un paio di giorni mi sono trovata il corriere alla porta con questo libro che uscirà in libreria l'8 ottobre.
Parlare di un thriller senza scendere troppo nei dettagli è sempre difficile, ma proverò a stare sul generico.
La prima sensazione che questo libro mi ha provocato è stata di angoscia. Rachel, non tanto per leggerezza ma per provare al bambino che si fida di lui, lascia che la preceda fino alle altalene, un posto dove sono sempre andati. Ma quando arriva alle altalene, Ben non c'è. Non c'è nel bosco, non risponde, si trova solo il cagnolino, che lo accompagnava sempre, ferito. Seguono nove giorni di angoscia per la madre e di febbrili ricerche da parte della polizia, per trovare Ben, sapendo di essere in ritardo sui tempi delle statistiche. Il tutto condito dall'astio che l'opinione pubblica prova nei confronti della madre, secondo i più, vera e unica colpevole.
L'angoscia è un po' il filo conduttore di tutta la storia. Principalmente perchè si è troppo curiosi di sapere cosa è successo al bambino e se verrà trovato vivo o morto. Perchè sì, tra le ipotesi c'è anche quella che il rapitore gli abbia fatto del male.
La scrittura è molto piacevole, il libro si fa divorare. Si ha voglia di andare avanti e scoprire cosa è successo a Ben. La narrazione è divisa in 11 parti (si parte da un prologo relativo ad un anno dopo la vicenda, poi si susseguono i nove giorni e infine un ultimo capitolo ad un anno e 4 mesi dopo), a loro volta suddivise in capitoli brevissimi, alcuni in cui parla Rachel, la madre, e altri in cui parla Jim, il poliziotto incaricato delle indagini. Entrambi con un passato difficile alle spalle, ed un presente instabile. Il salto di narratore non crea problemi nella lettura. Poi ci sono alcuni capitoli, all'incirca alla fine di ogni giorno, in cui ci sono i resoconti della psicologa che segue Jim. Ammetto che questi, pur presentandoci meglio il personaggio del poliziotto, sono un po' noiosi.
Nel complesso la lettura è molto piacevole, la scrittura sembra quasi "leggera" in relazione alla durezza dell'argomento trattato, ma è uno dei pregi. 
In alcuni momenti mi è sembrato che la vicenda fosse scritta in modo perfetto per essere rappresentata sul grande schermo. Se un giorno ne vorranno fare un film direi che saranno pochi gli adattamenti da fare. 
Sono molto grata alla casa editrice Newton Compton per avermi dato la possibilità di leggere questo libro in anteprima. Probabilmente, se avessi letto la trama in libreria, non lo avrei preso. Invece è stata una lettura molto bella che consiglio!
Mio voto: 9 / 10

Premio Campiello 2015

12 settembre 2015.
Marco Balzano è il vincitore del Premio Campiello 2015. Scrittore milanese di trentasette anni che nella vita fa l’insegnante di liceo, ha vinto con il suo romanzo, "L’ultimo arrivato" (Editore Sellerio), ottenendo 107 voti, ben trentadue in più rispetto al super favorito Antonio Scurati, che invece è arrivato secondo (con 75 voti) con il suo romanzo "Il tempo migliore della nostra vita" pubblicato da Bompiani. Al terzo posto si è classificata Carmen Pellegrino con "Cade la terra" (Giunti) con 35 voti, al quarto Paolo Colagrande con "Senti le rane" (Nottetempo) che ha ottenuto 34 voti e all’ultimo posto Vittorio Giacopini con "La mappa" (Il Saggiatore) con 21 voti. 
Ai giurati del Campiello è piaciuta molto la storia di Ninetto, il protagonista del romanzo di Balzano, la storia di un bambino e di un viaggio, le avventure e le disavventure di un piccolo emigrante con la testa piena di parole.
“Nei momenti di felicità non si può che pensare alle persone a cui si vuole più bene, le stesse persone che ho ringraziato sul palco: mia moglie, mia figlia e le persone che mi hanno aperto le porte di casa per raccontarmi la loro storia d’immigrazione minorile senza le quali non sarebbe bastato il lavoro di scrittore, perché questo non è un romanzo storico né un romanzo sociologico, ma un romanzo di fiction, di invenzione”. 



Il vincitore del Premio Campiello Opera Prima è andato ad Enrico Ianniello e al suo romanzo d’esordio, "La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin", pubblicato da Feltrinelli. 

Il Premio Campiello Giovani lo ha vinto Eva Luna Mascolino (una ragazza catanese di 20 anni) per il racconto "Je suis Charlie" e il riconoscimento estero è stato assegnato a Camilla Galante (17 anni di Castaneda - Canton Grigioni, Svizzera) per il racconto "Neve di fuoco". 


A Sebastiano Vassalli, purtroppo scomparso lo scorso luglio, è stato consegnato il Premio Fondazione. A ritirarlo, c’era sua moglie, Paola Tedeschino, che ha ricordato che il marito amava molto andare nelle scuole per parlare ai ragazzi della bellezza del suo mestiere: lo scrittore. “Quando una persona non c’è più, rimane una storia da raccontare”, ha detto commossa, “mio marito, sempre così schivo, si definiva un nulla pieno di storie”.