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venerdì 12 giugno 2015

Il negativo dell'amore - Maria Paola Colombo


Titolo originale: il negativo dell'amore (2012)

Cristiana ha il terrore dell'acqua, perchè da bambina sua madre ha provato ad affogarsi e la voleva portare con sè. Di quella tragedia conserva due cicatrici dietro le spalle, come due piccole ali, dalle quali viene fuori il soprannome con cui la chiamano, Cica. Vive col padre in una cittadina del Nord Italia, con un padre che non è capace di mostrarle affetto. Ha come compagni delle sue giornate un cane, chiamato Tomba, e una vecchia vicina di casa.
Tommaso è un bambino down, il più grande di tre fratelli, che ama sfegatatamente Walker Texas Ranger, da cui il soprannome che gli hanno dato, Walker. Vive in Puglia, ha due genitori molto apprensivi e una gran voglia di vivere, di essere felice secondo le sue capacità, e di veder felici le persone a cui vuole bene.
Due storie che scorrono parallele finchè non si incontrano (sì lo so che è una contraddizione). Infatti, ad un certo punto il padre di Cica viene trasferito in Puglia, proprio nel paese di Tommaso e Cica diventerà amica di Angelo, uno dei fratelli di Tommaso.
Della storia non vi racconto nient'altro.

Il primo aggettivo che mi è venuto in mente quando ho chiuso il libro è stato "tenero". E la seconda cosa che ho pensato è che questo libro è veramente bello. Affronta temi difficili come l'handicap, la famiglia, il bisogno di amore, senza cadere mai nel banale, con una punta di ottimismo e di speranza. 
Ai due protagonisti mi sono affezionata. Sono ragazzini che affrontano la loro "diversità" con tenacia, che sono alla ricerca di amore, e affrontano la vita con candore.
Un libro che ho divorato, con una scrittura piacevole, pochi personaggi principali e diversi personaggi di contorno ben delineati senza creare alcuna confusione alla storia.
E' una scrittura che riesce ad entrare nella profondità dei personaggi senza risultare banale, pesante o patetica, con grande sensibilità e tenerezza.

Uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni. Sicuramente uno dei due più belli del Gran Premio delle Lettrici di Elle a cui partecipai qualche anno fa.
Mio voto: 9 / 10

mercoledì 11 giugno 2014

Il linguaggio segreto dei fiori - Vanessa Diffenbaugh



Victoria è orfana. Ha passato i suoi primi 8 anni di vita sballottata da una famiglia all'altra, per poi esserne sempre rifiutata. Finchè viene data in affido ad Elizabeth e un po' alla volta riesce a mettere da parte le paure e le diffidenze collezionate in anni di rifiuti. Poi, per troppa paura distrugge tutto e passa i restanti anni in una comunità. Una volta maggiorenne si trova in mezzo ad una strada, sola, senza cibo e senza soldi. Ma grazie al linguaggio dei fiori che le ha insegnato Elizabeth riesce a farsi apprezzare come fioraia e dare una svolta alla sua vita. Anche se la paura è sempre in agguato, e soprattutto è sempre in agguato la convinzione di non poter avere rapporti con le persone che durino più di qualche mese.

Volevo leggere questo libro da tanto, e il concorso di Elle me ne ha dato l'occasione. Mi è piaciuto molto. Divorato in pochi giorni perchè è scorrevole e di piacevole lettura. Tutta la parte del linguaggio dei fiori, anche se non univoco nei significati, è molto intrigante. Caso strano, sulla copertina che ho ricevuto io c'è la mimosa, sensibilità, caratteristica che mi identifica veramente tanto.
Ho seguito la storia di Victoria, sperando che alla fine riuscisse a credere in se stessa e nell'amore che, seppur non aveva mai accettato, era lì pronto per essere solo accolto da lei.
Il lieto fine le conferisce un po' l'aspetto di una favola. Ma sono favole che ti riappacificano con la cattiveria della vita.
Mio voto: 8 / 10

La ragazza in blu - Susan Vreeland




Strana giornata, questa del funerale del preside Merril! Mai e poi mai Richard avrebbe pensato di ritrovarsi, dopo la cerimonia, nella gelida casa di Cornelius Engelbrecht, il suo collega insegnante di matematica, seduto sulla sua poltrona di cuoio rosso, a conversare con quell’uomo dall’aspetto così insignificante da celare di certo un cuore incandescente o forse, in un angolo riposto della sua anima, qualche inconfessabile segreto.
Scapolo, vestito sempre con colori indefinibili, sostenitore del circolo degli scacchi di Philadelphia, conoscente discreto di tutti piuttosto che amico di qualcuno, costantemente sulle sue e appartato nella sala dei professori, Engelbrecht si è sempre guardato bene dall’invitare chicchessia a casa sua. È con malcelato stupore perciò che Richard lo guarda accendere il camino, sorridere e, con gesti eccitati, illuminare un quadro posto davanti alla poltrona: un dipinto straordinario in cui una ragazza con un grembiule blu siede a un tavolo accanto a una finestra aperta.
« Guarda. Guarda l’occhio. È una perla», dice Engelbrecht.
«Le perle erano elementi ricorrenti in Vermeer. E osserva la luce di Delft…»
« Notevole», dice Richard. «Indubbiamente nello stile di Vermeer. Un’imitazione sconcertante.»
«È un Vermeer», sussurra Cornelius Engelbrecht… Così comincia questo straordinario romanzo che, come una preziosa scatola cinese, di capitolo in capitolo, ci conduce davanti al destino di una grande opera e delle persone, umili e potenti, nobili e arroganti, amanti dell’arte o del suo potere, che l’hanno avuta lungo i secoli.
Ecco allora Amsterdam, durante gli anni Quaranta, e le tragiche vicende della famiglia ebrea che possedeva La ragazza in blu; ecco la felice coppia olandese cui il dipinto apparteneva anni prima e che finisce col dividersi nell’istante in cui uno dei due ammette che la ragazza del quadro gli ricorda un vecchio amore; ecco, ancora più indietro, la vita di una fattoria olandese durante la grande inondazione del 1717; ecco, infine, Vermeer che, angustiato dai debiti, decide, in un momento di rilassatezza e di gioia, di dipingere la figlia. 
(da www.neripozza.it)

Un quadro che passa nelle mani di diversi personaggi in diverse epoche storiche, facendo da filo d'unione per otto racconti. L'idea era molto intrigante. Senonchè la lettura non mi ha entusiasmato particolarmente. Il linguaggio in alcuni punti lo ricordo contorto, al punto che alcune vicende non mi sono risultate proprio del tutto chiare. Carino.
Mio voto: 6 e mezzo.

giovedì 5 giugno 2014

La bambina che diceva sempre di sì - Maud Lethielleux



Ninon ha nove anni. I suoi genitori si separano e, anzichè rimanere a vivere con la madre, la sorellina Agathe e il nuovo compagno della madre, decide di andare a vivere col padre, perchè lei capisce che deve prendersi cura di lui.
E' una vita molto spartana quella del padre, in una casa costruita nel bosco, dove la bambina lo aiuta a fare formaggi di capra che poi vendono al mercato. Una vita "autarchica", come la definisce lei. Un amore totale per il papà che è stato abbandonato anche da quasi tutti gli amici che frequentavano prima della separazione dalla moglie.

Questo libro sembra più una favola. Faccio molta fatica a pensare che, nella realtà, una bambina di nove anni potrebbe essere lasciata a vivere in mezzo al bosco, in una casa-caseificio, andando a scuola quando le va.
Però è un libro molto tenero, raccontato in prima persona dalla bambina, col suo candore. Anche se in diversi passaggi, per le parole utilizzate, si capisce che dietro alla voce narrante della bambina c'è un'autrice di altra età, non una bambina.
Mio voto: 7 / 10

giovedì 6 marzo 2014

Jane Eyre - Charlotte Bronte



Jane è una bambina di dieci anni, orfana di entrambi i genitori, che viene adottata dal fratello della madre. Quando lui muore, fa promettere alla moglie di occuparsi di Jane trattandola come fosse una loro figlia. Ma alla morte dell'uomo, la signora Reed concede ben poco affetto alla bambina, e anzi le viene ricordato in continuazione che deve essere grata di essere stata accolta in quella casa.
All'ennesima angheria del cugino John, di cui viene, come sempre, incolpata Jane, la bambina viene rinchiusa nella camera in cui è morto lo zio Reed; lì dentro ha un esaurimento nervoso e sviene.
Il 15 di gennaio, un uomo arriva a casa della zia. È il signor Brocklehurst, pastore, gestore di una scuola molto severa per orfane che prende in carico Jane. E Jane, prima di andarsene, si sfoga con tutto il rancore che si teneva dentro che non è falsa, che è contenta che la signora Reed non sia sua parente e che a tutti quelli che glielo chiederanno dirà che non è una donna buona ma che invece è lei la falsa, crudele e senza cuore.
Jane, quindi, parte per la scuola di Lowood, dove comincia una vita di sacrifici, poco cibo, molta disciplina. La cattiva nutrizione e i raffreddori trascurati, portano nella scuola una epidemia di tifo. Questo avvenimento, per il numero di vittime che miete, richiama l'attenzione pubblica sulla scuola e le sue condizioni, risvegliando l'indignazione pubblica. La scuola però ne trae vantaggio. Diverse persone ricche della zona contribuiscono a finanziare una nuova costruzione e una gestione più oculata delle donazioni. Jane rimane a Lowood una decina di anni, di cui due da insegnante. Poi inizia a sentire il bisogno di vedere cosa c'è fuori da quella scuola. Decide di mettere un annuncio di lavoro su un giornale.  Viene contattata da una certa signora Fairfax e si mette in viaggio per la sua nuova vita a Thornfield. La signora fairfax le piace molto e anche la bambina a cui deve fare da istitutrice, Adèle, nonostante sia un po' frivola. Sul momento crede che la signora Fairfax sia la padrona di casa, finchè scopre che il padrone è un certo signor Rochester, che è spesso assente da Thornfield. La bambina, in effetti, è figlia sua e di una ballerina dell'Opera con cui ha avuto una storia e che è scappata lasciandola a lui.
Ma nella casa, in effetti, non sono soli. Al terzo piano, segregata (ma non troppo) vive una inquietante presenza che ogni tanto lancia delle urla demoniache, e che tutti fanno finta di minimizzare dicendo che probabilmente si tratta della domestica Grace Pole.
Nel frattempo, Jane riceve la notizia che John Reed è morto e che la signora Reed sta male. Decide di andarla a trovare. In punto di morte, la signora Reed confessa a Jane che tre anni prima aveva ricevuto la lettera di un certo John Eyre di Madera, parente lontano di Jane, che aveva piacere di ritrovarla per farne la sua erede. Ma la signora Reed non le ha detto niente per non darle una mano a raggiungere la prosperità.
Jane torna a Thornfield. Si aspettava di trovare i preparativi per le nozze del padrone ma non trova niente di tutto ciò. Anzi, una sera Rochester la chiede in sposa. “ho finto di corteggiare la signorina Ingram perchè volevo che ti innamorassi di me pazzamente come io lo ero di te, e sapevo che la gelosia sarebbe stato il miglior alleato per raggiungere il fine”.
Il giorno del matrimonio, la cerimonia viene interrotta da due estranei che rivelano che Rochester è già sposato e che la moglie è ancora viva e viene tenuta nascosta a Thornfield. Si tratta di una selvaggia che sta su quattro gambe e ringhia come una bestia selvatica, accudita dalla famosa Grace Pole. I due uomini sono stati mandati dallo zio di Jane quando aveva saputo dell'imminente matrimonio della lontana nipote, per impedire la bigamia.
Rochester le dice che il matrimonio con Bertha era stato organizzato dal padre, ma nessuno aveva gli detto che la madre di Bertha era pazza, rinchiusa in un manicomio, e che anche nella ragazza si cominciavano a vedere i segni della stessa malattia. Rochester è davvero disperato ma Jane non se la sente né di far finta di niente né di diventare la sua amante. Decide che la cosa migliore da fare sia andarsene da Thornfield e scappa. Ad un bivio, imbocca una strada che non aveva mai preso. Dopo un paio di giorni di intenso cammino e niente cibo, Jane chiede ospitalità ad una casa. Senza saperlo è la casa dei cugini (St. John, Mary e Diana), a cui lei però si presenta con un altro cognome, ma si farà smascherare quando fa un ritratto di una ricca ragazza del luogo e lo firma inconsciamente col suo vero nome. E St. John le dice che l'hanno cercata per dirle che lo zio John è morto e voleva lasciare a lei i suoi averi. Jane si trova quindi ad avere un patrimonio di ventimila sterline, che decide di dividere in parti uguali coi 3 cugini.
Nel frattempo St. John inizia a farle una corte serrata, che sembra un po' una minaccia, dicendo che la vuole portare con sé in missione in India ma che deve andarci come sua moglie. Jane non ne vuole sapere di sposarsi, men che meno con uno che non ama e che non la ama. Ma lui la tormenta. Una sera, mentre le sue convinzioni cominciano a vacillare, Jane sente una voce a lei nota che la chiama. E decide che prima di prendere qualsiasi decisione deve sapere cosa ne è stato di Rochester, che non è mai uscito dai suoi pensieri. 
Trova la dimora di Thornfield palesemente in rovina. Dall'oste della locanda, Jane scopre che un incendio ha devastato la casa, che Rochester era dentro per aiutare i domestici a venir fuori. La moglie pazza era sul tetto e lui era salito per farla scendere. Lei con un grido era saltata giù, morendo. Rochester si era salvato, ma aveva perso la vista e una mano gli era stata amputata. Ora viveva col vecchio John e la moglie a Ferndean. Jane si reca immediatamente a Ferndean dove per fargli una sorpresa si spaccia per la cameriera che gli porta dell'acqua. Ma lui la riconosce. Lei gli racconta quello che è stata la sua vita in quegli anni e gli dice che vuole rimanere lì con lui.
“signor Rochester, se nella vita ho compiuto una buona azione, ho avuto un pensiero buono, ho pronunciato una preghiera sincera, ho sentito un desiderio retto, in questo momento ho il mio premio. Essere sua moglie è per me raggiungere la più grande felicità”

Un classico dei classici che ancora non avevo letto.
Mi è molto difficile sintetizzare un libro del genere, pieno di avvenimenti. Certo potrei liquidarlo con poche parole, ma dal momento che (come altri classici), la trama è ormai nota a molti, molti film ne sono stati tratti, immagino di non svelare in realtà nessun segreto.
Mi è piaciuto tantissimo. Avventuroso, scorrevole, a lieto fine. Ovviamente mi sono affezionata a Jane, e non avrei sopportato che finalmente la vita non le desse ciò che le aveva tolto da bambina, circondata da personaggi stronzi (non saprei trovare un altro termine per indicarli..) che hanno la loro punizione. 
Jane non è la classica bellezza, anzi è bruttina, ma ha una intelligenza sopraffina. Jane è un personaggio con grande forza, nonostante le prove che deve superare, non si arrende mai.
Mio voto: 9 / 10

Quando l'amore non finisce - Charlotte Link


 
Baviera 1619. Margaretha von Ragnitz ha 15 anni, è bella e di famiglia molto in vista. Ha due sorelle, una maggiore Adelheid di 21 anni, bruttina, sposata con un uomo opportunista, meschino ed ipocrita ed è diventata una donna amareggiata che sforna un figlio dopo l'altro. Bernada, di 10 anni, è caduta da una balconata ed ora è su una sedia a rotelle, totalmente dipendente dagli altri. Per cui Regina e Wilhelm von Ragnitz ripongono molte speranze proprio su un buon matrimonio per Margaretha. Senonchè, Margaretha si invaghisce di Richard, un nobile protestante, e infischiandosene della diversa religione, scappa dal convento in cui studia per seguire lui.
Ma la famiglia di Richard non accetta che lui possa sposare una cattolica, minacciano di diseredarlo e lui non ha il coraggio di mettersi contro la sua famiglia. “Margaretha, io ti amo! Ti amo tantissimo, ma non posso sacrificare il bene della mia famiglia per te, non posso farlo”.
A Margaretha viene concesso di rimanere a vivere al castello (sola coi domestici), finchè è costretta a scappare perchè i boschi dei dintorni pullulano di nemici. Nel bosco, dove trova riposo perchè esausta, Margaretha incontra Maurice, conte di Lavany, molto cordiale, che la scorta fino a Praga, dove viene accolta da Luzia, amica della sorella di Richard, Sophia. Intanto infuria la guerra e l'esercito boemo è sconfitto. In boemia viene instaurata una legge marziale. Tutti i ribelli protestanti che si erano dati più da fare durante la rivolta vengono fatti prigionieri in attesa di essere giustiziati. Tra loro anche Richard e il marito di Sophia. Theresia, la futura moglie di Richard, va a fare visita a Margaretha, implorandola di intercedere presso in conte di Lavany. Richard è quindi l'unico dei ribelli che viene graziato.
Qualche mese dopo, Maurice chiede a Margaretha di sposarlo, nonostante abbia trent'anni più della ragazza. Margaretha decide di accettare. Le sembra la via migliore per uscire dalla sua situazione. Avrebbe sposato un uomo importante, che godeva dei favori dell'imperatore, ricco e nobile. Forse così sarebbe potuta tornare a testa alta in baviera dalla sua famiglia.

E questa è la trama di circa mezzo romanzo, lunghissimo, e per fortuna scorrevole. Sullo sfondo, la guerra dei trent'anni, tra cattolici e protestanti, che almeno per me era un argomento abbastanza nuovo. Dicevo, il romanzo si legge bene, i protagonisti son ben delineati e sono piuttosto piacevoli anche alcuni dei personaggi secondari (tipo Luzia e Sophia). La vicenda è lunga ma si segue bene. 
Margaretha è un personaggio che alterna gesti molto teneri (tipo quando adotta la gattina abbandonata, o quando difende la ragazza accusata di stregoneria) a gesti di un egoismo notevole (ti aspettavi davvero che Sophia ti volesse ancora parlare dopo che hai condannato a morte suo marito??). Addirittura chiede a Maurice se non potrebbe fingere, davanti ai genitori di lei, di essere lui l'uomo per cui è scappata dal convento e lui si rifiuta. “non ti rendi conto che così ti dipingeresti come piccolo angelo e faresti apparire me come un avventuriero senza scrupoli?”. E c'ha anche ragione poveretto. Ma lei cosa pensa? “non avrebbe mai pensato che Maurice potesse essere così crudele e spietato. Finora era sempre riuscita a ottenere tutto ciò che voleva da lui”. Un po' presuntuosa no?
Richard a me sinceramente è apparso molto vigliacco. Le chiede di seguirlo in una vita non sua, poi però quando i genitori minacciano di togliergli i viveri la abbandona; lui sposa un'altra e quando questa muore, rimprovera Margaretha di aver sposato Maurice e che se non l'avesse fatto ora potrebbero sposarsi anzichè essere amanti. Ma da che pulpito eh??
E poi Maurice, che ha trent'anni più di Margaretha, ed è sinceramente affezionato a lei. Ma non è stupido, aveva capito subito che era scappata dal convento per seguire un uomo. E aveva anche capito chi era quell'uomo. 
Alla fine, Margaretha si accorgerà che Maurice è l'unico uomo che non l'ha mai presa in giro. Ovviamente, quando sarà troppo tardi. E i ricordi su Richard prendono un'altra piega: “se non fosse stato per lui non avrei conosciuto Maurice. Di questo devo ringraziare Richard Von Tscharnini".
Mah, secondo me il titolo "quando l'amore non finisce" ci sta poco.  
Mio voto: 6 e mezzo / 10



La signora in bianco


 
Wilkie Collins, scrittore inglese dell'ottocento, amico e collaboratore di Dickens, è considerato uno dei padri della narrativa del mistero. 
La donna in bianco, a mio parere, è davvero un bel libro in cui si intrecciano mistero, romanticismo e colpi di scena.
Walter, giovane maestro di disegno, per il tramite del professor Pesca, un bizzarro e ciarliero amico di famiglia di origini italiane, trova lavoro come insegnante di disegno presso Limmeridge House. Le sue allieve sono due legatissime sorellastre, Marian con un carattere molto forte e combattivo, e Laura, fragile e remissiva. Caratteri opposti che si manifestano anche nei loro aspetti esteriori: Laura, bionda e aggraziata, Marian con un bella figura ma un viso non altrettanto piacevole nè delicato.
Come nei migliori romanzi classici, Walter e Laura si innamorano. Ma Laura è già promessa ad un signorotto locale, Sir Percival Glyde, il quale, pur venendo a scoprire da Laura stessa che lei ama un altro, rimane affascinato dalla sua dolcezza e genuinità che decide comunque di sposarla, accettando di avere al suo fianco una moglie devota ma che non lo ama. Sir Percival infatti, vede in Laura e soprattutto nel suo capitale, il modo per trarsi fuori da alcuni guai finanziari nei quali è incappato. Ma su Laura veglia la sempre fedele Marian, che sta anche cercando di capire chi sia la misteriosa donna vestita di bianco che Walter ha incontrato la sera prima di prendere servizio e che assomiglia incredibilmente a Laura. 
Si intrecciano così le vicende di Laura, Marian, Sir Percival uomo molto iracondo e spalleggiato dal suo amico, il conte italiano Fosco, di grande carisma, che si dimostra un abile stratega nel condurre tutta la vicenda per trarne il proprio profitto finanziario.

Non svelo altro perchè la vicenda ha diversi colpi di scena e vanno letti.
Il romanzo è scritto in uno stile epistolare. Comincia il racconto Walter, poi si alternano alcuni personaggi informati di parte dei fatti, come se stessero deponendo in una specie di tribunale.
E' un romanzo che a suo tempo fu pubblicato "a puntate" e alla fine risulta piuttosto corposo (500 pagine..), ma è abbastanza scorrevole e si fa leggere bene. Forse un po' nel finale, quando viene dipanata la matassa, va letto con un po' di attenzione perchè sono molti i personaggi coinvolti e anche il linguaggio "datato" non è di troppo aiuto. Per il resto è una lettura molto piacevole.
Mio voto: 8/10.

mercoledì 5 marzo 2014

Ho il tuo numero - Sophie Kinsella



Poppy Wyatt, fisioterapista in procinto di sposarsi, sta festeggiando il suo addio nubilato con le amiche all'hotel, mostrando loro l'anello di fidanzamento che le ha regalato Magnus. Improvvisamente suona l'allarme antincendio e nell'hotel si scatena il caos. D'un tratto, Poppy si rende conto di non avere più il suo anello e nessuna delle amiche pare averlo visto. Una tragedia, perchè l'anello appartiene alla famiglia Tavish da tre generazioni.
Poppy si lancia alla frenetica ricerca dell'anello in tutti i locali dell'hotel. Poi esce per vedere se il cellulare ha campo e un tizio in bicicletta le scippa il cellulare. E mentre Poppy, in preda all'angoscia, gira in tondo nell'attesa che arrivi la polizia, scorge qualcosa nel cestino dei rifiuti...proprio lì, un cellulare.
Poppy decide che quel cellulare diventa suo, anche se in realtà appartiene ad una impiegata (Violet) della White Globe Consulting. E fin da subito si trova invischiata in vicende aziendali. Poppy supplica Sam, il capo di Violet, di lasciarle il cellulare, perchè ha dato quel numero a tutto il personale dell'albergo nel caso in cui trovassero il suo anello. Sam non crede alle sue orecchie, ma alla fine cede, con l'ordine a Poppy di girargli tutti i messaggi che riguardano lui.
Poppy però si fa prendere la mano e comincia non solo ad inoltrare le mail a Sam, ma anche a rispondere a quelle che crede meritino una risposta. A modo suo.
Comincia così la storia di Poppy, che si ritrova invischiata in un complicato complotto aziendale, mentre deve tener testa alla nevrotica wedding planner e agli ostili genitori del suo fidanzato.
Il romanzo è divertente. Chiaramente il finale è scontato. Quello che non mi convince è lo svolgimento (o meglio la soluzione) del complotto aziendale, che in effetti è un po' contorto. Le storie della Kinsella sono sempre molto ironiche, anche qui Poppy si trova in mezzo a situazioni bizzarre (quasi irreali) da cui riesce sempre a venirne brillantemente fuori. 
Mio voto: 7 / 10

Almost blue - Carlo Lucarelli


 
“Per questo mi piace almost blue. Perchè è una canzone che si canta a occhi chiusi”
Simone è cieco dalla nascita. Passa le giornate ascoltando le voci della città con uno scanner. Ascolta le chiamate alla centrale di polizia, i cellulari, le chat. In sottofondo "Almost blue" suonato da Chat Baker.
L'iguana” è un serial killer, un ragazzo che copre il rumore di campane che sente nella testa tenendo costantemente addosso delle cuffie musicali, e dopo aver ucciso si reincarna nel morto.
L'ispettore Grazia Negro, alle prese con lancinanti dolori mestruali, comincia ad investigare su alcuni casi di omicidi a carico di ignoti e si accorge che ad ogni omicidio era presente la vittima dell'omicidio precedente. Come è possibile? Grazia ha bisogno dell'intuito di Simone per ritrovare quella voce che lui ha definito “verde”. Prima che l'iguana, una volta capito di essere braccato, trovi loro... 
 
Ho letto questo libro perchè un paio di persone mi hanno detto che era bellissimo. Mah. Non è l'impressione che ne ho avuto io. Sarà che in alcuni tratti è un po' contorto, sarà che il criminale è anche troppo feroce per i miei gusti, e che il suo modus operandi lo trovo un po' irreale, fatto sta che la trama era anche interessante, era intrigante la descrizione dei colori fatta dal ragazzo cieco, la musica in sottofondo era quasi palpabile, ma la troppa ferocia non mi ha fatto apprezzare troppo il libro. 
Non provo una particolare simpatia per la detective. Ho trovato bizzarra la descrizione su come posizionare un assorbente interno (forse perchè trovo strano che un uomo lo sappia così nei dettagli). Non capisco perchè fosse così interessante sapere che il commissario ha il ciclo o meno.
Boh. 
Mio voto: 6 e mezzo
 

sabato 22 febbraio 2014

Zia Antonia sapeva di Menta - Andrea Vitali

 

Zia Antonia sapeva di menta, perchè aveva il vizio di mangiare chili e chili di caramelle e mentini. Ma quel giorno, alla casa di riposo, il nipote Ernesto nella camera della zia sente inequivocabilmente odore di aglio.
Suor Speranza, che guida la casa di riposo bellanese da un paio di anni, assicura che “aglio, cipolle, rape, ravanelli e porri sono verdure indigeste che non diamo mai agli ospiti della casa!”. Ma anche lei sente quell'odore di aglio e vuol arrivare in fondo alla faccenda, perchè a lei i misteri, grandi o piccoli, non piacciono.
Il giorno dopo la storia dell'aglio, zia Antonia comincia a fare le bizze e non voler mangiare, non prima di aver avuto il suo estratto conto che quel mese non ha ricevuto.
 
Comincia così una piccola commedia degli equivoci, che ruota attorno ai due nipoti della zia, Ernesto che si è sempre occupato di lei, e Antonio, bidello sposato con Augusta, "trentacinquenne ossigenata, figlia di salumiere e assatanata". Due fratelli che non si parlano da anni. E un incredibile conto corrente con 58 milioni di lire...
La vicenda verrà svelata con l'aiuto di Suor Speranza, il dottor Fastelli (medico della casa di riposo) e Suor Aspasia, miope e con cataratta ma con orecchio e naso fino.
Non vi racconto troppo perchè il libro è molto corto, si legge molto scorrevolmente e soprattutto non voglio rovinare il finale.
Una lettura molto carina, poco impegnativa anche se con un sottofondo "agro".
Mio voto: 7/10

venerdì 21 febbraio 2014

La cena - Herman Koch


 
Di cosa è capace un genitore pur di proteggere il figlio che ha commesso un crimine che gli può rovinare la vita?
Paul, Claire, Serge e Babette si trovano a cena in un lussuoso ristorante, uno di quelli dove ti interrompono troppo spesso per riuscire a parlare senza perdere il filo del discorso. Ma devono parlare di una cosa molto importante. Paul e Serge sono fratelli. Serge è un famoso politico, candidato a diventare primo ministro. Paul è un ex insegnante di scuola, costretto a ritirarsi dopo alcuni avvenimenti spiacevoli.
Paul e Claire hanno un figlio, Michael. Serge e Babette hanno due figli naturali, Valerie e Rick, ed un figlio adottivo Beau. Una notte, in una escalation di violenza, Michael e Rick hanno commesso un crimine efferato: hanno ucciso una senzatetto che dormiva nella cabina del bancomat. Nessuno sa ancora che sono stati loro, ma in rete circolano dei filmati sul delitto e potrebbero prima o poi essere riconosciuti.
Il romanzo è idealmente diviso nei momenti della cena: aperitivo, antipasto, secondo piatto, dessert e mancia.
Il libro ha un inizio brillante, in cui Paul commenta sarcasticamente ogni movimento del maitre, ogni avvenimento che accade, ogni atteggiamento del fratello che lui mal sopporta.
Poi c'è una parte centrale di flashback, in cui spiega perchè ha smesso di lavorare. Spiega che gli è stata ipotizzata una patologia che non nomina ma immagino si tratti di troppa aggressività, e che viene calmata con dei farmaci. Mostra alcuni momenti in cui Paul ha ceduto alla violenza, colpendo con ferocia alcune persone, come il preside della scuola in cui lavorava, e come il fratello quando ha provato a portargli via il figlio mentre la moglie era in ospedale (in realtà per aiutarlo e dietro suggerimento della moglie di Paul...)
E l'ultima parte è raccapricciante, perchè finalmente questi quattro personaggi parlano di quello di cui devono parlare. A mio parere, quello che poteva essere il personaggio più “viscido” (nel senso di interessato all'immagine), cioè il politico, alla fine è l'unico che vorrebbe che i ragazzi pagassero per i loro errori per poi ripartire con la loro vita. Viene invece accusato di essere egoista perchè è lui a non saper vivere con un segreto simile. In particolare, le donne non vogliono assolutamente che i nomi dei loro ragazzi vengano infangati. Claire poi arriva a sostenere che parlare di omicidio sia esagerato, e che era colpa della senzatetto che era nel posto in cui non doveva essere.
 
Il tema trattato è molto delicato e alcune argomentazioni dei personaggi mi hanno lasciato a bocca aperta per quanto erano cariche di cattiveria. Il libro però è molto piacevole, scorrevole, con un bello stile narrativo. E' un po' pesante e contorta la parte dei flashback sulla vita di Paul, ma forse necessaria a far capire che a volte "tale padre, tale figlio"...
 
Mio voto: 7 e mezzo/10
 

giovedì 20 febbraio 2014

La XIII porta - Rolando Dondarini

 

 
 
“Ciò che qui si narra è in gran parte frutto di ricerche su cause e origini di due enigmi che mi si sono presentati in successione, il secondo generato dal chiarimento del primo e divenuto la premessa e il motivo per raccontare sottoforma di romanzo una storia nota, avvincente e realmente accaduta”.

Il primo enigma consiste nel ritrovamento di un antico manoscritto in cui viene esposta la vita bolognese nel medioevo. Il secondo enigma consiste nel fatto che delle nove porte che sono citate in questo manoscritto, evidentemente quelle già completate nel 1371, ne compare una che non è tra le dodici che rimasero in piedi dopo la demolizione della cinta muraria del XX secolo.
“Perchè dunque un varco così importante fu chiuso definitivamente nel 1445? perchè molto più tardi, nel 1568, per non continuare a privare quell'area di un'apertura vitale se ne aprì un altra a cui si diede il nome di Porta Pia: quella che ebbe poi il nome di Porta Sant'Isaia?”
 
L'autore ha così immaginato che fossero due stranieri a scoprire le vicende che portarono a questo provvedimento, rendendoli quindi testimoni e partecipi di quegli anni turbolenti per la storia della città.
I protagonisti del romanzo sono Diego, un giovane aristocratico spagnolo arrivato a Bologna per studiare, accompagnato da Ramòn, il suo vecchio servitore che era stato anche servitore del nonno anni prima. Arrivano a Bologna nell'estate 1498. Il ragazzo spera che Ramòn possa anche aiutarlo a scoprire qualche indizio sul nonno di cui si sono perse le tracce anni prima, proprio a Bologna.  
Il romanzo prosegue tra le vicende cittadine, amori, stregoneria e lotte tra i signori dell'epoca. Fino a capire perchè la porta del Pratello è stata chiusa.
 
Ho faticato un po' con questo romanzo, perchè si sente chiaramente che l'autore è un professore di storia medievale. La scrittura, a tratti, è anche complessa. Alla fine mi è sembrato una via di mezzo tra il romanzo e il saggio storico, non convincendomi completamente nè in un modo nè nell'altro. Peccato, perchè essendo ambientato a Bologna mi intrigava e l'intreccio del romanzo era anche accattivante.
Nonostante in internet ho trovato molte recensioni più che positive, io sinceramente non l'ho apprezzato molto.
Mio voto: 5/10.
 
 
 
 

lunedì 28 ottobre 2013

Giallo uovo - Carlo Flamigni

 
 
Un “mistery” romagnolo che si rifà agli schemi classici del romanzo giallo. C'è un cattivo di cui tutti hanno paura, misterioso e taciturno, il Padrone, che ha una figlia grassa, gretta e astiosa chiamata Minerva ma soprannominata Pallade, sposata con Giacomo Vattalà detto il Pirinciolla, figlio di trafficoni che l'ha sposata solo per interesse. Poi c'è l'amante di Giacomo, Amalia detta Antavleva, figlia di anarchici che vuole dare un colpo di coda al suo ruolo nella “Casa”, mettendo al mondo un figlio maschio di Giacomo senza che lui sappia della gravidanza. E per fare ciò chiede l'aiuto di uno degli scagnozzi del Padrone, Primo Casadei detto Terzo, uno che sembra capitato per caso in questa combriccola di cattivi e che col suo gruppo di strani amici riesce a trovare Maria, una ragazza cinese che accetta di dare il suo utero in “affitto”.
La storia quindi si sviluppa tra colpi di scena e imprevisti anche piuttosto demenziali, rendendo il tutto piuttosto complicato e anche bagnato di sangue. Ma Primo riuscirà intelligentemente a trovare il bandolo della matassa.

Carlo Flamigni a Bologna è conosciuto per essere un famoso ginecologo. In alcuni punti del romanzo sembra infatti di essere nello studio di un dottore che parla di inseminazione assistita.
Personalmente trovo i romagnoli simpatici, ed anche i protagonisti del romanzo rispecchiano questa simpatia, soprattutto Primo e Proverbio. Il fatto di dare un soprannome è tipico anche delle mie parti, però a volte rischia di creare molta confusione, soprattutto quando ci sono tanti personaggi che girano intorno alla vicenda. Flamigni poi fa un enorme uso di dialetto, e apprezzo almeno che abbia messo la traduzione in fondo alla pagina; penso che per chi abita in zone più lontane possa diventare un problema altrimenti.
Il romanzo in sé non è niente di che, anche se carino. Si legge abbastanza scorrevolmente, è scritto con un linguaggio molto semplice. La prima volta che l'ho preso in mano mi ha fatto venire in mente lo stile di Shakespeare, ma SOLO per il fatto che fa l'introduzione di ogni capitoletto e mi ricordava le tragedie del bardo. Poi, appunto, alcuni personaggi sono talmente simpatici che ti fanno sorridere. Però non riesco a considerarlo più di una lettura piacevole.

Mio voto: 6 e mezzo / 10

lunedì 26 agosto 2013

Un inverno con Baudelaire - Harold Cobert




attenzione, contiene rivelazioni sulla trama!
"Prendimi con te, e delle nostre due miserie faremo forse una sorta di felicità!"

Philippe, impiegato delle vendite con contratto a tempo determinato, viene buttato fuori di casa dalla moglie che non lo sopporta più. Perde il lavoro perchè non trova la concentrazione per fare vendite e litiga col capoufficio. Si ritrova solo, disperato perchè gli manca Claire, la figlia.
All'inizio Philippe cerca di mantenere un'apparenza decorosa, nonostante sia costretto a dormire in albergo e lavarsi nei bagni pubblici. Ma la situazione precipita quando si trova senza soldi, senza valigia perchè non l'ha recuperata in tempo al deposito, e senza l'aiuto degli amici che non vogliono schierarsi né con lui né con Sandrine (la ex moglie). Philippe si trova allora a dormire per strada, a frugare nei cassonetti alla ricerca di cibo, a defecare negli angoli di Parigi. Finchè un giorno, un cane vagabondo come lui, lo “adotta” e comincia prima a seguirlo, poi a condurlo verso una nuova vita. Sarà proprio Baudelaire, il cane, che farà conoscere a Philippe le persone che lo aiuteranno a riprendersi in mano la vita: Bébère, proprietario di un negozio di kebab, la sua bisbetica moglie Fatima, un venditore ambulante di crepes e una ricca signora che gli affitterà una stanza. E aggiungerei anche, i buoni consigli di avvocato, assistente sociale e veterinario che sono presenti gratuitamente sulla nave-centro di accoglienza Fleuron.


Lacrime, lacrime, lacrime per questo romanzo che sembra quasi una favola, a metà tra la tristezza e la speranza. Le ultime pagine le ho lette tutte piangendo e cercando di non farmi vedere dai vicini di ombrellone. A parte il fatto che avrei voluto che la storia finisse diversamente, il libro è molto bello.
Non è il primo libro francese che leggo e in tutti è molto presente il fenomeno dei senzatetto. Molti non avranno la fortuna che ha avuto Philippe, lo so. Ma la storia raccontata mi ha davvero lasciato un segno nel cuore.

Mio voto: 9/10.

La donna del Père-Lachaise - Claude Izner




Parigi, 1890. Victor Ligris, vede comparire nella sua libreria Denise, la domestica della sua ex amante Odette de Valois, che dopo essere stata a trovare il marito al cimitero è scomparsa. Victor dapprima pensa che sia scappata con un altro uomo, poi quando scompare anche Denise, comincia davvero a temere per la sorte della sua ex amata. Da qualche tempo Odette aveva un profondo interesse per lo spiritismo, ultima moda dei salotti parigini, ma Victor è convinto che dietro a quelle sparizioni ci sia un motivo più realistico. Si lancia allora in una vera e propria indagine per le strade di Parigi, tallonato di nascosto dal suo aiutante Joseph, che lui cerca di tenere all'oscuro di tutto, e da un misterioso studente in divisa scolastica...


Tanto mi ispirava questo libro che quando ho fatto l'inventario dei libri che ho in casa, mi sono accorta di averlo comprato due volte!! Ma la lettura non è stata così entusiasmante.
La storia è carina, ma lo svolgimento è un po' “a salti” e ci si mette un pochino per seguire il discorso in alcuni punti. Ammetto che avevo capito chi era l'assassino, ma non avevo capito completamente le motivazioni ed il modus operandi (si dice così???).
Victor è un libraio che non riesce a stare in libreria più di dieci minuti e si getta in questa seconda investigazione nonostante la donna che frequenta lo scoraggi e lo minacci di lasciar stare. Ma senza risultato ovviamente. Ottimi risultati invece riesce a scoprire di nascosto Joseph, l'aiutante della libreria che ad un certo punto si finge malato perchè è stanco che il capo esca sempre e lasci tutto sulle sue spalle tenendolo invece all'oscuro delle ricerche. Joseph scopre un bel pezzo della storia che Victor non riesce a scoprire e gli sarà di grande aiuto nel momento del bisogno.
Senza infamia e senza lode insomma. Ci sono gialli molto più coinvolgenti; in ciò difetta un po' questo libro.


Mio voto: 6 e mezzo/10.

domenica 25 agosto 2013

Mors tua - Danila Comastri Montanari

 
 
Roma, anno 42 dopo Cristo. Publio Aurelio Stazio è di ottimo umore mentre si reca a casa della sua ultima conquista, Corinna, una giovane donna (e cortigiana) conosciuta la mattina. Ma quando arriva a casa sua trova una brutta sorpresa: Corinna giace morta nel suo letto. Chi può aver ucciso Corinna? La sorella di Corinna, Clelia, fanatica cristiana con cui non andava d'accordo? O forse l'ex fidanzato Ennio? O Marco Furio Rufo, importante senatore romano? O sua figlia Marzia? O il dissoluto marito di lei, Quintilio? O il fratello di Marzia, Gaio? O l'affascinantissima Lollia?
Aurelio Stazio comincia allora ad investigare con l'aiuto degli amici Servilio, di sua moglie Pomponia e del suo servo greco Castore.

L'idea del giallo ambientato nell'antica Roma è piuttosto carina ed originale. Tuttavia sembra molto di ascoltare una lezione di storia spiegata da una professoressa con “parole sue”. Ho letto questo libro perchè ero curiosa e mi è stato prestato dal mio fidanzato che ha avuto la Comastri Montanari come insegnante di italiano. Lo svolgimento non mi ha fatto impazzire però. È un po contorto, con molti termini che chiaramente sono conosciuti da uno studioso di storia ma che per un ignorante come me lasciano solo dubbi e poca voglia di aprire un vocabolario.
Il personaggio di Publio Aurelio Stazio è anche abbastanza simpatico. Piuttosto divertenti sono gli scambi di battute tra lui ed il suo servo greco Castore.
Mi pare di capire che questo sia il primo libro della serie. Probabilmente in futuro ne leggerò altri per vedere se lo stile avvince un po' di più.

 
Mio voto: 6/10
 

mercoledì 14 agosto 2013

W o il ricordo d'infanzia - Georges Perec

 
 
“Non sono l'eroe della mia storia. E a essere precisi neppure il cantore. Anche se gli avvenimenti cui ho assistito hanno sconvolto il corso, fino ad allora di scarso interesse, della mia esistenza, anche se continuano ad influenzare pesantemente il mio comportamento, il mio modo di vedere”

In questo libro si intrecciano due storie. La prima è un'autobiografia di Perec, orfano di padre a quattro anni (il padre è morto per una pallottola vagante) e di madre a sei (deportata ad Auschwitz); sballottato tra collegi durante la guerra e poi adottato dagli zii. Scritto sul filo di una memoria che manca, che ha tante lacune, che lui cerca di colmare affidandosi ad alcune foto per ricordare momenti della sua infanzia privi di connessione. “Quel periodo si distingue soprattutto per l'assenza di punti di riferimento: i ricordi sono frammenti di vita sottratti al vuoto”.
La seconda storia è un racconto inventato dallo stesso bambino a dodici anni, dove racconta di un'isolotto della Terra del Fuoco in cui la vita è totalmente dedita allo sport, inteso come competizione, dove la gente è sottoposta a privazioni e soprusi in nome dell'esasperazione della vittoria, comunque sempre in mano a decisioni anche arbitrarie dei giudici di gara.
“Ho dimenticato le ragioni che, all'età di dodici anni, mi hanno spinto a scegliere la Terra del Fuoco per impiantarci W; a dare un'estrema risonanza al mio fantasma ci hanno pensato i fascisti di Pinochet: oggi, parecchi isolotti della Terra del Fuoco sono campi di deportazione”.

È un libro complesso. Le due storie sembrano scorrere parallele senza capire da cosa sono legate. Quella ambientata a W è anche decisamente noiosa in alcuni tratti; è terribilmente contorto seguire la spiegazione delle regole delle varie gare sportive, al punto che le leggevo abbastanza frettolosamente. L'accostamento ai campi di concentramento viene abbastanza naturale con lo scorrere della lettura, soprattutto quando la storia di questa isola dedita allo sport vira introducendo il fatto che, nonostante le vittorie, i giudici di gara potessero arbitrariamente cambiare le sorti e che gli atleti venivano tenuti praticamente alla fame. Insomma, la metafora si capisce bene. Resta il fatto che ho chiuso il libro senza averci capito molto e per questo rimango molto perplessa, soprattutto quando entra in scena Otto Apfelstahl.
Non so quindi che voto dare ad un libro simile... appena l'ho chiuso gli avrei dato un 4, ma ripensandoci credo gli darò la sufficienza, quantomeno per la sua particolarità che probabilmente, per mia colpa, non riesco a capire fino in fondo.
Mio voto: 6/10.