domenica 5 febbraio 2012

L'occhio più azzurro - Toni Morrison



Pecola era una bambina di undici anni che il tribunale affidò alla famiglia di Claudia e Frieda finchè la sua famiglia non potè riunirsi. Il padre Cholly era finito in prigione, la madre viveva presso la famiglia a cui faceva le pulizie e il fratello Sammy era presso un'altra famiglia.
Pecola aveva un unico desiderio: avere gli occhi azzurri, dei begli occhi azzurri come quelli della bambina sull'incarto delle caramelle o come quelli di Shirley Temple. Ogni notte questa era la preghiera che faceva a Dio.
Pecola, una bambina piuttosto bruttina, derisa dai compagni di scuola, ignorata dalla famiglia, abusata dal padre. La tragedia che già vive Pecola di voler essere meno brutta è aggravata dal linciaggio morale del vicinato che a poco a poco la porta letteralmente ad impazzire.

La diversità etnica e la difficoltà di accettazione, il pregiudizio, il dolore di una bambina che vuole solo essere bella secondo lo stereotipo di bellezza dominante. Il libro è pieno di argomenti dolorosi di riflessione.
Bel libro, bel linguaggio, abbastanza scorrevole tranne in 3 o 4 passaggi in cui l'autrice con alcuni “salti temporali” spiega la vita di alcuni personaggi (tipo la madre e il padre di Pecola) perchè veramente parte da talmente lontano che arrivi a chiederti “ma di chi sta parlando???” prima di riuscire a capirlo, e spesso partendo “dal nulla” (nel senso che nella fine del capitolo precedente stava parlando di altro) così stroncano molto la storia prima di riuscire a riprendere il filo...
Un libro che in diversi passaggi mi ha fatto sorridere di tenerezza verso l'ingenuità delle bambine, una ingenuità che è poi “adeguata” a quell'età ma scritta con molta tenerezza.
Le descrizioni dei personaggi, dei paesaggi, delle situazioni sono veramente molto belle
Dimenticavo una cosa: sto iniziando a diventare un po' insofferente alle scene di cattiveria sugli animali, sia che siano dovute alla cultura sia a qualsiasi altra spiegazione. Di conseguenza, ci sono un paio di personaggi di questo libro che mi hanno irritato molto...
mio voto: 7/10

sabato 4 febbraio 2012

Il rogo di Berlino - Helga Schneider



(contiene spoiler)
La vita degli abitanti di Berlino durante la seconda guerra mondiale. Civili che soffrono la fame, la sete, costretti a vivere come spettri nella propria città dove c'è solo terrore e bombardamenti, palazzi in fiamme e cadaveri per le strade.
Il tutto visto con gli occhi di Helga, una bambina di 5 anni la cui madre, dopo la nascita del secondo figlio Peter, si arruola nelle SS. E' l'autunno del 1941 e le forze tedesche se la passano male sul fronte russo.
Helga e Peter si trovano a dover vivere con la matrigna, per loro praticamente una sconosciuta. Ma mentre Peter viene accolto davvero come un figlio, tra Ursula ed Helga ci solo incomprensioni che col tempo diventano vere e proprie ostilità.
Helga viene prima rinchiusa in un istituto che si rivela essere un lager, un deposito per fanciulli non desiderati o ritenuti indegni di appartenere alla razza ariana. Successivamente, viene mandata in un collegio rieducativo per bambini caratteriali, che lei ricorda con una sorta di calda gratitudine, dove vengono trattati con fermezza affettuosa e i ragazzi sono impegnati in lavori utili per la comunità.
Il ritorno a Berlino fa scoprire ad Helga la vita fuori da Eden, uno scenario sconsolante: la città sembra un immenso rogo.
Da quel momento la vita di Helga si svolge nella casa di famiglia di Hilde. Quando urlano le sirene corrono in cantina; una volta cessato l'allarme ritornano alle case. Un continuo andare su e giù per le scale.
Fame, sete, freddo, terrore, insonnia, sporcizia, debolezza, apatia, senso di abbandono e di impotenza: questi sono gli ingredienti della quotidiana esistenza trascorsa in cantina, nel costante progredire dei bombardamenti sopra di loro. Costretti a vivere con persone che non si erano scelti. In questo clima, solo la presenza di Opa, il padre della matrigna, è la sola che trasmette ad Helga un po' di affetto.
Poi, la fine della guerra. La gente si riversa in strada “come spettri ubriachi di gioia”.
Berlino quando finalmente le armi tacciono è una distesa di rovine ardenti, le strade gremite di cadaveri, una latrina a cielo aperto, senza elettricità, né gas, né acqua, né riscaldamento, né alcuna distribuzione di viveri o medicinali.
Helga ripone molto speranze nel ritorno del padre dopo il congedo. Ma lui si rivela essere un uomo introverso e di poche parole.
Finchè arriva il momento dell'addio a Berlino, il ritorno in Austria, patria del padre. Helga si ritrova a piangere la città che tanto le ha tolto, in un commovente finale.

Ho letto questo libro per il gruppo di lettura della biblioteca. Non volevo leggerlo poi l'ho fatto. L'ho praticamente divorato. E devo ammettere che mi è piaciuto molto, nonostante gli argomenti pesanti che tocca.
Un libro con scene terribili ovviamente, con immagini che dovrebbero essere un monito per non farle mai più accadere. Raccontato attraverso i ricordi di una bambina. Si capisce chiaramente dal linguaggio che il libro è stato scritto quando Helga non era più una bambina, con alcuni passaggi che sono obiettivamente “filtrati” dalla mente di una persona adulta che ha rielaborato le sue esperienze. Ma non per questo sono meno incisivi ed efficaci.
Un linguaggio semplice, che è probabilmente la sua forza.
Una testimonianza che nonostante la crudezza dell'argomento, offre alcune scene anche molto tenere.
Un libro adatto da far leggere ai giovani, a mio parere.
mio voto: 8/10

giovedì 2 febbraio 2012

Mille anni che sto qui - Mariolina Venezia



Grottole, nei pressi di Matera: dall'Unità d'Italia ai giorni nostri, le vicende straordinarie e quotidiane dei Falcone, una famiglia lucana cui il destino dona tutto e non risparmia niente, dalla guerra all'emigrazione, dalla fame alla ricchezza, passando per scandali pubblici e furori individuali. Dal capostipite Don Francesco con i suoi barili d'oro sepolti e mai più ritrovati alla piccola Gioia che fugge di casa un secolo dopo per dimenticare tutto e tutti, mille e ancora mille storie d'amore, morte, gelosia, amicizia, mentre intorno infuriano le tempeste della Storia e si susseguono le generazioni passandosi silenziosamente il testimone.
Letto x il gruppo di lettura della mia biblioteca. Non mi è dispiaciuto ma non mi ha fatto impazzire.
Un buon inizio, con una saga familiare immersa nella vita della campagna, poi un finale che sembra scritto da un'altra persona per quanto è totalmente diverso come stile.
Alcune parti mi hanno dato proprio fastidio, come le parti in dialetto che non capivo, le espressioni eccessivamente scurrili che non aggiungevano nulla alla narrazione (le bestemmie poi non ne parliamo), alcune scene di vita (tipo l'uccisione del maiale.. o la cattiveria sugli uccellini appena nati..).
Peccato perchè si trovano anche alcune espressioni molto delicate, molto poetiche soprattutto in alcune descrizioni dei paesaggi.
Un libro a tratti molto caotico. Duemila personaggi appena tratteggiati quando poi la storia si sofferma principalmente solo su alcuni. Un personaggio, Gioia, che inizia ad apparire per caso in alcune frasi ma di cui si arriverà a parlare solo nell'ultima parte del libro. Alcuni capitoli della vita di Gioia poi sono addirittura deliranti e non si capisce esattamente dove sia o cosa stia facendo..
Un finale che mi ha lasciato un po' con l'amaro in bocca per la sua "scontatezza" forse.
Diciamo che non è un libro orribile, nonostante la mia descrizione possa portare in questa direzione, ma sinceramente non lo rileggerei due volte.
mio voto: 6/10

Rosso come una sposa - Anilda Ibrahimi



"Saba viene data in sposa, appena quindicenne, al più maturo Ymer, già vedovo di sua sorella. La giovane, malvista da suocera e cognate, dovrà imparare da sola a gestire marito e figli, specialmente dopo lo sterminio dei suoi fratelli da parte dei nazisti. Nel difficile compito, Saba ha come alleate dapprima le figlie e poi le nipoti, in un'epopea tutta al femminile che attraverserà anche la lunghissima parentesi del comunismo. La fine del comunismo è raccontata dalle sue discendenti, non senza rimpianti, perché per loro, pur tra tanti lati oscuri, la dittatura riuscì a sollevare l'Albania da uno stato di arretratezza feudale. Le vicende più vicine a noi sono raccontate da una nipote di Saba. " (da www.unilibro.it)
Ho letto questo libro per una iniziativa della mia biblioteca.
Mi è piaciuto. L'autrice, albanese di origine, scrive in italiano molto sintetico ma scorrevole.
Il libro parla di donne albanesi in una società matriarcale, dove le donne contano solo se sono suocere, mentre quando nascono nessuno si accorge di loro.
E' molto interessante la prima parte, di ricordi relativi a questa Saba, sposa giovanissima di un uomo vedovo di sua sorella. Una donna che sembra non valere niente e invece con astuzia e tenacia tira avanti la sua famiglia.
Tutta una serie di usanze e superstizioni tipiche di quelle terre (e non solo) che non conoscevo e che ho letto con curiosità.
Perde un po' di fascino nella seconda parte, secondo me, quando la storia si sposta ai giorni nostri ed è un insieme poco coerente di racconti, infatti ho fatto fatica a proseguire, a differenza della prima parte.
Nel complesso un libro piacevole
mio voto: 7/10

L'anno della lepre - Arto Paasilinna



Vatanen è un giornalista quarantenne a Helsinki, con un lavoro di cui è stanco e una moglie insopportabile. Una sera, tornando in macchina da un servizio fuori città con un collega, investono una lepre, che fugge ferita nella campagna. Vatanen scende dall’auto, la trova, la cura e sparisce con lei nei boschi. Da quel momento inizia il racconto delle stravaganti, spesso esilaranti peripezie di Vatanen, trasformato in un vagabondo che parte all’avventura nelle sconfinate foreste finniche.

Tenerissimo il rapporto che si crea con questa lepre a lui totalmente devota.
Un libro che mi è piaciuto tanto. Per il senso di avventura, per la natura sconfinata, per il vivere quello che la vita ti porta senza obblighi, senza strutture eppure con rispetto di ciò che hai intorno e di chi incontri.
Alcune parti poi sono veramente ironiche.
mio voto: 9/10

Il condominio dei gatti - Giorgio Celli



Camillo Lastrade, commissario in pensione, si trasferisce da Livorno ad una non nominata città nebbiosa del nord. Una sera trova per strada un gattino affamato e diffidente che però si lascia prendere e lui decide di portarselo a casa e prendersene cura. Nel suo condominio abita un altro gatto, Anubi, la cui proprietaria è una bellissima signora egiziana che fa la cartomante e di cui Lastrade si invaghisce. Finchè un brutto giorno Anubi viene trovato morto e Lastrade sente il bisogno di investigare.
Allora, come ho detto per il precedente libro di Celli, lui era molto piacevole da ascoltare dal vivo ma come scrittore non dà sicuramente il meglio di sè.
Il libro è carino, scorrevole, si legge in un paio di serate. Però dà l'impressione di voler essere un po' “pretenzioso” nel senso di voler più essere un trattato di “etologia gattofila” mascherato da giallo. I personaggi parlano tra loro di leggende esoteriche in cui sono protagonisti i gatti, sacrifici agli dei, stregoneria, clonazione. A tratti mi è sembrato che l'autore volesse coinvolgere il lettore con queste leggende in modo da incutergli timore e aumentare il pathos. Ma sinceramente questo coinvolgimento, con me, non è riuscito. Forse perchè erano cose che già conoscevo? O forse perchè sembravano dialoghi quasi dell'assurdo, buttati lì un po' tanto per parlare. E il giallo c'è ma è decisamente in secondo piano. Mi spiace sinceramente per Anubi che avrei preferito avesse potuto vivere felice fino alla fine delle sue sette vite. Dal titolo poi mi sarei aspettata tante storie di gatti, invece i gatti in condominio sono solo due, peraltro non hanno nemmeno modo di interagire tra loro, se non miagolando in contemporanea alla luna e, a quanto dice Momo, apparendosi nei sogni l'uno dell'altro. Diciamo che da una idea carina mi pare che poi l'autore sia un po' partito per la tangente. Oltretutto, una cosa che ho notato è che la scrittura è generalmente molto semplice, piacevole, poi ogni tanto saltano fuori delle parole altisonanti da vocabolario (manutengolo, subodorò, vieppiù, proditoriamente, ristrutturazione eteroclita, gatto orfico, suspicioni, proclive, berciare). Me le sono segnate perchè proprio non le ho mai sentite :-D
Nel complesso, come libro di puro relax ci può anche stare.
mio voto: 6/10

Il gatto del ristorante cinese - Giorgio Celli



L'idea di partenza era carina. Io poi, da gattofila, non potevo non leggere un libro del genere. Però ho avuto il piacere di sentir parlare Celli dal vivo ed era molto meglio di come scriveva.
Da bolognese, l'ambientazione del romanzo è molto famigliare. La scrittura è molto semplice.
La storia, come dicevo, era carina: due ristoratori rivali vengono sospettati dell'assassinio di questo Lucio Portinari, uno sconosciuto che si è presentato nei loro locali suggerendo loro delle idee per avere successo e rilanciare le loro cucine. L'indagine è condotta dal commissario Michelucci, anoressico che mangia giusto ciò che gli serve per vivere.
La soluzione del giallo secondo me era chiara fin da subito. La motivazione invece l'ho scoperta nel proseguo della storia.
Per concludere, un libro carino, leggero, di rapida lettura. Però ammetto che sono contenta di averlo preso in prestito dalla biblioteca perchè 12 euro e 50 sono un po' troppi...

mio voto: diciamo 7/10

Amici, amanti, cioccolato - Alexander McCall Smith



Isabel Dalhousie filosofa di indole e di professione, incontra un uomo, Ian, a cui è stato trapiantato il cuore di un ragazzo di Edimburgo, la cui famiglia però vuole rimanere anonima. E lei si sente in dovere di aiutarlo a trovare questa famiglia per poterla ringraziare e magari decifrare il significato del sogno che fa spesso, in cui vede il viso di un uomo che non conosce. Isabel così si “impiccia” nei fatti della famiglia MacLeod sulla scia si questa idea di memoria cellulare di cui le parla Ian.

Libro carino, una piacevole lettura estiva, anche se i gialli di McCall Smith mi lasciano sempre perplessa su quanto siano in realtà poco gialli. La storia sarebbe anche intrigante ma Isabel prende una cantonata dietro l'altra, nonostante le sue riflessioni filosofiche. E alla fine, quando crede di aver capito tutto e di trovarsi in un thriller mozzafiato in realtà scopre che ha sbagliato totalmente la sua investigazione. E proprio per una superficialità che forse da un filosofo non mi sarei aspettata :-D

Non lo so, mi sembra che tutte queste riflessioni sulla filosofia non aiutino poi molto né alla scorrevolezza del libro né tanto meno a risolvere i casi. A volte mi sembrano un po' buttate lì (a parte ovviamente il discorso della memoria cellulare).
Poi anche il titolo boh pur essendo stato tradotto esattamente dall'inglese in realtà mi ha fatto più volte dire “che c'entra?”. Va beh gli amici, ma gli amanti? Forse si può descrivere in questo modo solo Jamie, che però ha un ruolo secondario nella storia. E il cioccolato? Ma sì perchè se ne parla in un paio di paginette. Insomma, poteva trovarne uno più azzeccato.
Piacevole ma non sensazionale.

mio voto: 6/10