domenica 29 maggio 2022

Undici solitudini - Richard Yates


Titolo originale: Eleven Kinds of Loneliness (1962)

Dopo la pubblicazione di "Revolutionary Road", il primo romanzo di Richard Yates, il critico americano Alfred Kazin scrisse: «Questo romanzo riassume la nostra epoca con più spietatezza di ogni altro, ma anche con più pietà». Le undici storie qui raccolte, pubblicate per la prima volta nel 1962, presentano un altro momento della stessa ricerca e contengono forse quanto di più definitivo Yates abbia mai scritto: in ogni racconto non si potrebbe dire di più con meno parole, perché si intuisce sempre che è accaduto molto più di quanto è detto. La lezione di Hemingway - l'essenzialità della scrittura - è qui portata alle sue estreme conseguenze grazie alla capacità di far scaturire il significato di un'esistenza da un semplice fatto illuminante. I personaggi di Yates (impiegati mitomani, ragazzi disadattati, reduci senza gloria, coppie sprofondate nel mutismo postmatrimoniale) possono sembrare tratti da un libro di sociologia; ma un dialogo esatto, un ritmo infallibile, l'attenzione discreta ai particolari li rendono assolutamente unici, inconfondibili e per ciò stesso universali. (ibs)

Premetto che non amo i racconti, preferisco una storia unica. Però devo ammettere che questo libro di Yates mi ha stupito in positivo. Le storie che racconta sono storie di tutti i giorni, che potrebbero accadere anche a noi o a chi conosciamo. Sono storie moderne ed universali, scritte in modo sintetico ma esaustivo. Sappiamo che nella vita di una persona c'è altro, ma l'attenzione è focalizzata su quel particolare momento e non ci serve sapere il prima e il dopo.
Non sono d'accordo con la disamina che fa Cognetti nella prefazione; secondo lui Yates ci fa "affezionare" al personaggio che sembra "il buono" e poi ci ribalta la situazione creandoci il dubbio che forse non è così buono e che anche il nemico è buono. Boh, non l'ho trovata questa cosa, o almeno non in tutti i racconti. Non mi sono affezionata in modo particolare a nessuno dei personaggi e non mi hanno delusa in modo particolare nel loro comportamento.
Lettura davvero interessante.

"E dove sono le finestre? Da dove entra la luce?
Bernie, vecchio amico, perdonami, ma per questa domanda non ho la risposta. Non sono neppure sicuro che questa particolare casa abbia delle finestre. Forse la luce deve cercar di penetrare come può, attraverso qualche buco lasciato dall'imperizia del costruttore. Se è così, stà sicuro che il primo a esserne umiliato sono proprio io. Dio lo sa, Bernie, Dio lo sa che una finestra ci dovrebbe essere da qualche parte, per ciascuno di noi."  

Mio voto: 8 / 10

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