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mercoledì 28 settembre 2022

La saga di Gösta Berling - Selma Lagerlöf


Titolo originale: Gösta Berlings saga (1891)

"Caro lettore, per il Natale del 1891 fu pubblicato a Stoccolma il romanzo di una sconosciuta di trentatré anni: si chiamava 'La saga di Gösta Berling' e la sconosciuta Selma Lagerlöf. Il giorno dopo era famosa. Nel 1909 riceverà il premio Nobel e Marguerite Yourcenar la definirà 'la più grande scrittrice dell'Ottocento'. Il libro è tuttora annoverato tra i capolavori della letteratura europea. Ma per me non è 'solo' questo: 'La saga di Gösta Berling' è il romanzo che per primo mi ha fatto conoscere la magia e il fascino del nord, il più emblematico dell'arte del raccontare e di tutto quello che amo nella narrativa scandinava, che mi ha spinto a diventare editore. Poema epico, raccolta di leggende, saga, racconta le vicende di una stravagante compagnia di bohémien, musicisti, giocatori e bevitori 'allegri, spensierati, eternamente giovani' su cui domina la figura di Gösta Berling, il seducente prete spretato, bello come un dio greco, che irradia avventura e gioia di vivere, ma destinato a suscitare amori fatali e sventure. Una storia di perdizione e redenzione che accetta il male come il bene, le più alte aspirazioni e gli impulsi autodistruttivi, un mondo illuminato dall'amore e immerso in una natura incantata. È un libro che 'brucia', dice ancora la Yourcenar, di un'immaginazione ardente, uno dei romanzi su cui costruiamo i 'castelli imperituri del sogno e della fantasia'". (libreriauniversitaria)

Premetto che non ho problemi nè coi miti nè con la letteratura nordica, anzi, ci sono libri che ho amato davvero molto. Su questo fatico un po' a dare un'opinione.
Intanto è un libro molto lungo, sono 542 pagine, anche se le edizioni iperborea hanno un formato particolare, è comunque molto lungo.
Ho apprezzato molto i paesaggi di questo libro, la natura impetuosa e dominante.
Ho fatto molta fatica col linguaggio, datato ma soprattutto pesante, pieno di descrizioni lunghissime e dettagli su storie e persone che non aggiungevano molto al tutto. Ogni capitolo è dedicato a qualcosa di diverso, variamente legato a ciò che viene prima.
Ma soprattutto, ho avuto difficoltà coi personaggi. A differenza di altre saghe, dove il cattivo è cattivo e il buono è buono, qui tutti sono l'uno e l'altro. Abituata all'idea romantica dei cavalieri ho fatto fatica ad apprezzare quelli che vengono qui descritti, praticamente dei gozzovigliatori nati, ingrati e poco integri. Le figure femminili, forse, sono quelle che hanno in mano la situazione, che sanno come venir fuori dalle situazioni complicate (o quantomeno ci provano).
Boh. Nel complesso il libro non mi è dispiaciuto ma ho fatto fatica a proseguire perchè ad un certo punto (intorno alla metà, sigh) ha cominciato ad annoiarmi e ho dovuto davvero sforzarmi di finirlo.
p.s. L'ultima edizione ha una copertina veramente brutta. 
Mio voto: 6 e mezzo / 10

lunedì 8 agosto 2022

Le notti bianche - Fëdor Dostoevskij


Titolo originale: Белые ночи (1848)
Titolo inglese: White nights

Un giovane uomo, di cui non conosciamo il nome, vive isolato e non ha amicizie. Durante una passeggiata notturna sul lungofiume incontra Nesten'ka, una ragazza di diciassette anni. L'uomo è un sognatore, un solitario, distaccato dal mondo in cui vive, e questo incontro fa nascere in lui per la prima volta un sentimento reale. Le notti bianche di San Pietroburgo, in cui la luce non sembra mai tramontare, fanno da sfondo alla loro sofferta storia d'amore, un breve risveglio nel vuoto di un'esistenza non vissuta. (Giunti.it)

"Il cielo era talmente pieno di stelle e luminoso che a vederlo veniva da chiedersi: com'è possibile che sotto un simile cielo vivano tante persone colleriche e capricciose?"

Siamo a San Pietroburgo. Un uomo ha sempre vissuto in solitudine e, ad un certo punto, questa cosa comincia a preoccuparlo. Nella sua esistenza da sognatore, all'improvviso compare Nasten'ka, una diciassettenne che sta piangendo per essere stata abbandonata dall'uomo che ama. Sarà lei ad offrire al sognatore alcuni scampoli di vita vera, finché una sua lettera, con l'annuncio delle proprie nozze, non lo "risveglierà" per riportarlo al suo destino di illusioni.
Il libro si svolge su quattro notti, ed è praticamente un grande dialogo tra di loro, dove ognuno parla all'altro di sè. Nasten'ka gli confessa l'amore che prova per questo uomo con cui dovrebbe sposarsi ma che non si è presentato al loro appuntamento. Il sognatore pensa allora di potersi "sostituire" a lui, credendosi innamorato di lei, ma le cose finiranno diversamente.
La storia in sè non mi è dispiaciuta, alla fine si tratta di due persone che si incontrano e si conoscono, confidandosi i propri tormenti. I dialoghi però, boh, sono un po' sciocchi, non saprei come altro definirli.
Sono molto belle invece le prime pagine in cui lui va in giro da solo per la città e parla dei sogni, del fatto che ha un rapporto speciale con le case e i palazzi che vede. Dopo la storia è proprio triste, lui finalmente trova una ragione per uscire dai suoi sogni e poi ci viene risbattuto con forza. La ragazza l'ho trovata molto frivola. Non so se, attraverso il comportamento di Nasten'ka, l'autore ci voleva dire altro, lei mi è risultata fastidiosa. Da lodare lui che, nonostante tutto, non la odia ma le augura di essere felice.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

domenica 19 giugno 2022

Tokyo Express - Seichō Matsumoto


Titolo originale: 点と線 (Ten to sen) - 1958
Titolo in inglese: Points and lines

In una cala rocciosa della baia di Hakata, i corpi di un uomo e di una donna vengono rinvenuti all’alba. Entrambi sono giovani e belli. Il colorito acceso delle guance rivela che hanno assunto del cianuro. Un suicidio d’amore, non ci sono dubbi. La polizia di Fukuoka sembra quasi delusa: niente indagini, niente colpevole. Ma, almeno agli occhi di Torigai Jutaro, vecchio investigatore dall’aria indolente e dagli abiti logori, e del suo giovane collega di Tokyo, Mihara Kiichi, qualcosa non torna: se i due sono arrivati con il medesimo rapido da Tokyo, perché mai lui, Sayama Ken’ichi, funzionario di un ministero al centro di un grosso scandalo per corruzione, è rimasto cinque giorni chiuso in albergo in attesa di una telefonata? E perché poi se n’è andato precipitosamente lasciando una valigia? Ma soprattutto: dov’era intanto lei, l’amante, la seducente Otoki, che di professione intratteneva i clienti in un ristorante? Bizzarro comportamento per due che hanno deciso di farla finita. Per fortuna sia Torigai che Mihara diffidano delle idee preconcette, e sono dotati di una perseveranza e di un intuito fuori del comune. Perché chi ha ordito quella gelida, impeccabile macchinazione è una mente diabolica, capace di capovolgere la realtà. Non solo: è un genio nella gestione del tempo. Con questo noir dal fascino ossessivo, tutto incentrato su orari e nomi di treni – un congegno perfetto che ruota intorno a una manciata di minuti –, Matsumoto ha firmato un’indagine impossibile, ma anche un libro allusivo, che sa con sottigliezza far parlare il Giappone. (goodreads)

Interessante giallo ambientato in Giappone. Tutto sembra avvalorare l'ipotesi del doppio suicidio ma agli investigatori qualcosa non torna. E visto che sono coinvolti personaggi che sono già in osservazione per scandali politico-economici, la polizia continua ad investigare anche dopo la chiusura del caso. La trama è ben articolata, almeno fino al momento di svelare la soluzione che invece è un po' contorta e difficilmente indovinabile. O, quantomeno, non abbiamo le prove per indovinarla del tutto.
Molto interessante il fatto dei quattro minuti dei treni, in Italia una cosa simile non potrebbe mai essere ambientata...
Trovo che dietro alla vicenda ci sia una denuncia al sistema corrotto dei politici. Troviamo anche altri elementi culturali del Giappone (anche il suicidio), nonostante il libro sia effettivamente un po' datato.
E' un giallo poco truculento e molto cervellotico. Non mi è dispiaciuto.
Non sapevo che questo giallo in realtà è stato pubblicato nel 1958! In Italia era già stato pubblicato da Mondadori col titolo "La morte è in orario" nel 1971. 
Mio voto: 7 / 10

domenica 29 maggio 2022

Undici solitudini - Richard Yates


Titolo originale: Eleven Kinds of Loneliness (1962)

Dopo la pubblicazione di "Revolutionary Road", il primo romanzo di Richard Yates, il critico americano Alfred Kazin scrisse: «Questo romanzo riassume la nostra epoca con più spietatezza di ogni altro, ma anche con più pietà». Le undici storie qui raccolte, pubblicate per la prima volta nel 1962, presentano un altro momento della stessa ricerca e contengono forse quanto di più definitivo Yates abbia mai scritto: in ogni racconto non si potrebbe dire di più con meno parole, perché si intuisce sempre che è accaduto molto più di quanto è detto. La lezione di Hemingway - l'essenzialità della scrittura - è qui portata alle sue estreme conseguenze grazie alla capacità di far scaturire il significato di un'esistenza da un semplice fatto illuminante. I personaggi di Yates (impiegati mitomani, ragazzi disadattati, reduci senza gloria, coppie sprofondate nel mutismo postmatrimoniale) possono sembrare tratti da un libro di sociologia; ma un dialogo esatto, un ritmo infallibile, l'attenzione discreta ai particolari li rendono assolutamente unici, inconfondibili e per ciò stesso universali. (ibs)

Premetto che non amo i racconti, preferisco una storia unica. Però devo ammettere che questo libro di Yates mi ha stupito in positivo. Le storie che racconta sono storie di tutti i giorni, che potrebbero accadere anche a noi o a chi conosciamo. Sono storie moderne ed universali, scritte in modo sintetico ma esaustivo. Sappiamo che nella vita di una persona c'è altro, ma l'attenzione è focalizzata su quel particolare momento e non ci serve sapere il prima e il dopo.
Non sono d'accordo con la disamina che fa Cognetti nella prefazione; secondo lui Yates ci fa "affezionare" al personaggio che sembra "il buono" e poi ci ribalta la situazione creandoci il dubbio che forse non è così buono e che anche il nemico è buono. Boh, non l'ho trovata questa cosa, o almeno non in tutti i racconti. Non mi sono affezionata in modo particolare a nessuno dei personaggi e non mi hanno delusa in modo particolare nel loro comportamento.
Lettura davvero interessante.

"E dove sono le finestre? Da dove entra la luce?
Bernie, vecchio amico, perdonami, ma per questa domanda non ho la risposta. Non sono neppure sicuro che questa particolare casa abbia delle finestre. Forse la luce deve cercar di penetrare come può, attraverso qualche buco lasciato dall'imperizia del costruttore. Se è così, stà sicuro che il primo a esserne umiliato sono proprio io. Dio lo sa, Bernie, Dio lo sa che una finestra ci dovrebbe essere da qualche parte, per ciascuno di noi."  

Mio voto: 8 / 10

Il vecchio e il mare - Ernest Hemingway


Titolo originale: The Old Man and the Sea (1952)

Dopo ottantaquattro giorni durante i quali non è riuscito a pescare nulla, il vecchio Santiago vive, nel suo villaggio e nei confronti di sé stesso, la condizione di isolamento di chi è stato colpito da una maledizione. Solo la solidarietà del giovane Manolo e il mitico esempio di Joe Di Maggio, imbattibile giocatore di baseball, gli permetteranno di trovare la forza di riprendere il mare per una pesca che rinnova il suo apprendistato di pescatore e ne sigilla la simbolica iniziazione. Nella disperata caccia a un enorme pesce spada dei Caraibi, nella lotta, quasi letteralmente a mani nude, contro gli squali che un pezzo alla volta gli strappano la preda, lasciandogli solo il simbolo della vittoria e della maledizione sconfitta, Santiago stabilisce, forse per la prima volta, una vera fratellanza con le forze incontenibili della natura e, soprattutto, trova dentro di sé il segno e la presenza del proprio coraggio, la giustificazione di tutta una vita. Alla fine della propria carriera di scrittore Ernest Hemingway rimedia i temi fondamentali della sua opera nella cornice simbolica di un’epica individuale, e insieme ripercorre i grandi modelli letterari che, con Moby Dick, hanno reso unica la letteratura americana. (goodreads)

Questo libro lo lessi secoli fa, credo nelle vacanze dopo la fine delle superiori e non lo ricordavo molto.
C'è una sola cosa che mi ha terribilmente infastidito in questa lettura (e che, purtroppo, mi condiziona molto nell'esprimere un giudizio) ed è l'uccisione, piuttosto barbara, del delfino (che oltretutto non è nemmeno buono da mangiare, dice il vecchio). Se riuscissi a dimenticarmi di questa scena agghiacciante, credo che riuscirei ad apprezzare maggiormente invece la bellezza del libro. Un uomo, un vecchio, che lotta non solo contro la natura ma anche contro l'idea che ha di se stesso. La lotta contro il pesce che, seppur agganciato, non si dà per vinto, assomiglia a quella che è la lotta dell'uomo che, seppur da settimane non pesca nulla, non si dà per vinto. E' una lotta alla pari dove troviamo la forza, la tenacia, ma anche il rispetto dell'avversario. Il pesce è quasi un fratello, il vecchio conosce bene i suoi movimenti solo sentendo muoversi la lenza. E' quasi dispiaciuto di doverlo uccidere, ma si ricorda di essere un pescatore. E troviamo anche l'inevitabile: dopo aver battuto il pesce, troppo grande per essere caricato sopra alla barca, arrivano gli squali attirati dal sangue, e cominciano a divorare pezzo per pezzo la fatica dell'uomo che non può fare altro che assistere inerme (dopo aver provato a difendersi con tutto ciò che aveva nella barca) e a cui rimane solo la carcassa della sua fatica.
Nella barca, l'uomo ha modo di capire che si sente solo. Mille volte ripete "se ci fosse il ragazzo". Ma il ragazzo non c'è, i suoi genitori lo hanno fatto andare su un'altra barca perchè dal vecchio non pescava nulla. Tuttavia, è proprio dal vecchio che il ragazzo impara maggiormente, e quando il vecchio rientra a terra decide di tornare da lui ad aiutarlo, infischiandosene di cosa vogliono i genitori. Nella barca, l'uomo è anche in lotta con se stesso; da una parte la vecchiaia che avanza, con la fatica, la stanchezza; dall'altra la tenacia dell'uomo di mare che non vuole mollare.
E' un libro che ha tanti elementi interessanti pur essendo molto breve. E' molto ricco.
La scrittura si legge bene. E' una scrittura asciutta, con pochi fronzoli ma incredibilmente capace di trasmettere atmosfere e sensazioni. E' un libro con un ritmo lento, e credo sia ben adeguato alla storia che racconta, che è una storia lenta.
Nel complesso mi è piaciuto molto.
Mio voto: 8 / 10

venerdì 11 marzo 2022

Pian della Tortilla - John Steinbeck


Titolo originale: Tortilla flat (1935)

«Pian della Tortilla» è il quartiere di Monterey in cui vivono i paisanos, un luogo dove sopravvivere è il fine primario. Discendenti dei primi californiani, formano una colonia di gente povera ma felice, di perdigiorno amorali ma intimamente incoscienti nelle cui vene si intreccia sangue messicano, indio e spagnolo. Tra questi vive Danny, che ha ereditato due case e vive con sette paisanos cui ha concesso il diritto di dimorare nelle sue proprietà. Le giornate passano tra bevute e corteggiamenti, truffe ed espedienti, mentre il lavoro viene considerato l'ultima risorsa per procurarsi i mezzi di sussistenza. Dotati di spirito cavalleresco, i personaggi che popolano le pagine di questo capolavoro della narrativa americana vivono con umanità e grande dignità la propria decadenza morale e materiale nell'illusione di un domani migliore. Con uno stile narrativo vibrante e un gusto per la descrizione quasi cronachistico, Steinbeck rende omaggio a tutti coloro che hanno attraversato la frontiera. (ibs)

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama.

Gli abitanti di Pian della Tortilla (che poi non è "pian" perchè è in collina) sono dei perdigiorno che pensano solo a bere. Vivono di qualche furtarello e ogni soldo che racimolano è subito convertito in vino da bere.
Danny, conosciuto da tutti in paese, eredita due case e, se questo lo eleva ad una categoria sociale superiore, è anche vero che gli crea un peso dovuto al fatto che ora ha qualcosa di cui preoccuparsi. Quando perde la prima casa, perchè uno degli amici a cui l'ha affittata (e che non gli ha mai pagato la pigione, pur avendola a sua volta subaffittata) l'ha fatta andare a fuoco, Danny è quasi contento perchè ha un problema in meno. Anzi, Danny decide di prendere ad abitare con sè degli amici, e la loro vita un po' ala volta prende una routine di furtarelli, bevute, e cose simili.
Il problema è che, ad un certo punto, a Danny manca la solitudine, gli manca la vita che faceva prima, comincia a sentire troppo il peso di avere sempre gente intorno e, letteralmente, esce fuori di testa, scappando nei boschi e depredando tutti i cittadini del posto, anche i suoi stessi amici. Ma gli amici fanno di tutto per farlo rinsavire, perchè gli amici vogliono che Danny sia felice. Riusciranno a calmarlo per un po' ma si arriverà ad un tragico finale in cui Danny precipita in un burrone e muore. L'assurdità è che i suoi amici sono gli unici del paese che non possono presentarsi al funerale perchè sono vestiti di cenci sporchi, non hanno un solo vestito decente. Questo però sarà la molla per modificare un po' le loro vite, che a questo punto, senza Danny che fa da collante, si separano per strade diverse.
Il libro è pieno di ironia, di situazioni grottesche. Se non riusciamo a vedere l'ironia, rischiamo di vedere solo un gruppo di nullafacenti ubriaconi. Viene abbastanza facile il paragone con "La versione di Barney", dove anche là il protagonista beveva decisamente troppo, con un risultato molto differente però. Qui siamo davanti ad un gruppo di personaggi semplici, sempliciotti se vogliamo, incapaci di assumersi delle responsabilità ma che risultano simpatici nel loro essere così bizzarri. Ed hanno un profondo senso dell'amicizia l'uno per l'altro.
Molto triste il finale, non tanto per la morte di Danny, quanto per il fatto che i suoi amici si rendono conto che non possono andare al funerale del loro amico vestiti di cenci, è una vergogna troppo grande per come si sono ridotti.
E' un libro concentrato più sui personaggi che non sulla trama (che non è niente di che) ed è un libro che ha momenti comici e momenti di tristezza che però sono descritti con molta leggerezza.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

venerdì 11 febbraio 2022

Prendila così - Joan Didion


Titolo originale: Play it as it lays (1970)

In un'esclusiva clinica neuropsichiatrica di Los Angeles Maria Wyeth, attrice fallita, ripensa alla sua vita, frammentata in episodi che appaiono ormai distanti e freddi come gli astri nella volta celeste. Dal deserto del Nevada alle colline di Hollywood, da modella a protagonista in film minori: la sua parabola è quella di una stella che non ha mai davvero brillato. Dopo anni di scelte sbagliate e di ferite emotive, Maria ha smesso di provare qualsiasi sentimento e lascia che la vitale passi accanto. Anestetizza il dolore guidando per ore senza meta sulle autostrade della California, navigando nel traffico come nelle acque di un immenso fiume. Nonostante tutto, continua a voler giocare la sua partita, forse motivata dall'unica scintilla d'amore che riserva per Kate, la figlia malata che vede di rado. Joan Didion seziona con la sua penna affilatala fauna umana che orbita intorno a Hollywood, che sfodera sorrisi e false promesse in infiniti cocktail-party, che teme il fallimento come una malattia infettiva, pronta a tutto pur di riempire il vuoto che la assedia. Romanzo dalla lingua essenziale e spietata, Prendila così fotografa gli aspetti più vacui e autodistruttivi della società americana, raccontando quanto sia doloroso vivere e quanto più facile semplicemente esistere. (ibs)

Ora me ne sto distesa al sole e faccio un solitario e ascolto il mare e guardo un colibrì. Mi sforzo di vivere nel presente. Non vedo nessuno di quelli che conoscevo un tempo, ma del resto me ne importa pochissimo. Voglio dire, forse avevo tutti gli assi nella manica, ma a che gioco giocavo?

Ho letto questo libro per il gruppo di lettura online, altrimenti non credo che l'avrei mai fatto. Pur essendo abbastanza corto, è stata una fatica notevole.
Non mi dispiacciono i capitoli brevissimi, rende molto l'idea del flusso di pensieri, abbastanza sconclusionato perchè d'altronde sono i pensieri di una persona rinchiusa in un manicomio. Tuttavia, quello che racconta è troppo frammentario e ho fatto fatica a farmi una idea del personaggio e di chi le gira intorno, a parte, ovviamente, pensare a questo mondo di droga e relazioni veloci. Tanti uomini, non riesco neanche a ricordarmi chi sembra averle voluto bene e chi l'ha presa solo in giro. Un ex marito che la insulta per vedere se lei è ancora viva e se è solo un vegetale (poi non ho capito se in passato l'ha anche picchiata..). Questo BZ, marito di Helene (che così fedele non è), che in qualche modo anche lui è stanco di questo mondo e decide di farla finita tenendo per mano Maria.
Sinceramente? Non mi è piaciuto. Probabilmente non ha aiutato molto il fatto che non sono in un periodo particolarmente sù nemmeno io, ma proprio non finiva mai.
Comprendo che il malumore generale di Maria stia nel fatto che non ha mai potuto prendere una decisione, e soprattutto, è stata costretta anche ad abortire un figlio che lei avrebbe voluto, solo perchè il suo ex marito ha deciso così. E' un dolore che si porta costantemente dietro, e si aggiunge a quello per l'altra figlia, Kate, una bambina malata e rinchiusa in un istituto dove le fanno l'elettroshock.. Una vita piena di dolore in cui Maria non ha saputo fare altro che lasciarsi trascinare, prendendo quello che viene.

"Ha mai preso una decisione?" chiese ad un tratto, lasciando cadere la scopa contro lo steccato.
"No" disse Maria "Non l'ho mai fatto"

"Mio padre mi diceva che anche la vita è una partita a dadi: è stata una delle due lezioni che ho imparato da bambina. L'altra era che se si capovolge un sasso c'è la probabilità di trovarci sotto un serpente a sonagli."

"C'è una cosa a ma difesa, non che importi: so qualcosa che Carter non ha mai saputo, e neppure Helene, e forse neppure voi. So che cosa significa <<nulla>>, eppure continuo a giocare. 
Perchè, direbbe BZ. 
Perchè no, dico io."

Interessante l'argomento ma è reso in modo troppo caotico. Non ho gradito il fatto che in molte domande non viene messo il punto interrogativo. No, non mi è piaciuto (non quello che ha scritto ma) come lo ha scritto. Ah, la nuova copertina è orribile, era molto meglio quella con la ragazza sul dondolo.
Mio voto: 6 / 10

sabato 29 gennaio 2022

Il diario di Anna Frank - Anna Frank


Titolo originale: Het Achterhuis (1947)

Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all'immagine della scuola, dei compagni e di amori più o meno immaginari, si sostituisce la storia della lunga clandestinità: giornate passate a pelare patate, recitare poesie, leggere, scrivere, litigare, aspettare, temere il peggio. "Vedo noi otto nell'alloggio segreto come se fossimo un pezzetto di cielo azzurro circondati da nubi nere di pioggia", ha il coraggio di scrivere Anne. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell'esperienza degli altri clandestini. (ibs)

Per anni ho evitato questo libro. Ne avevo letto alcuni brani con la scuola, secoli fa, ma non riuscivo a prenderlo e leggerlo tutto. Quest'anno mi sono detta che era ora di farlo.
Il libro racconta la vita quotidiana di otto persone nascoste in un appartamento segreto nella ex fabbrica del padre di Anna. Oltre alla famiglia di Anna (padre, madre, Anna e Margot) ci sono la famiglia Van Daan (padre, madre e Peter) e un dentista, il signor Dussel. Persone che prima di allora non si conoscevano e che si trovano a dover condividere spazi angusti, con ovviamente momenti di discussione.
Anna, che da grande vuole fare la scrittrice, riceve in regalo un diario su cui lei scrive ad una amica immaginaria, chiamata Kitty, quello che le succede e le sue  riflessioni.
Non vi nego che la lettura, in alcuni punti, diventa anche ripetitiva, come poi lo è stare due anni rinchiusi in un nascondiglio, dove non puoi mettere il naso fuori di casa, dove mangi con quello che ti riescono a portare i protettori, dove non hai spazio per startene per i fatti tuoi, dove l'unica fonte da cui sapere cosa succede è la radio della BBC.
Nonostante tutto, Anna ha fiducia nella bontà dell'uomo, ed è immensamente felice al pensiero che nell'ottobre del 1944 probabilmente riuscirà a tornare a scuola. Non sarà così purtroppo, perchè la storia ci dice che ad agosto la Gestapo riuscì a scoprirli grazie ad una soffiata anonima, e tutti vennero internati in campi di concentramento da cui si salvò soltanto il padre di Anna e alcuni dei personaggi che li avevano aiutati. In particolare, Miep Gies ritrovò i fogli di Anna e li consegnò al padre che poi decise di pubblicarli.
Dicevo, la lettura, a tratti, diventa anche un po' noiosa. Ci sono però delle parti interessanti, soprattutto le riflessioni di Anna sul fatto che si sente adulta, su come sente evolvere il proprio carattere, su cosa pensa dei genitori (è molto in contrasto con la madre), sul fatto che ad un certo punto sente una forte attrazione per Peter. Riflessioni che farebbero pensare ad una persona decisamente più grande per la loro profondità. La versione che ho io presenta dei verbi tutti al passato remoto e diverse parole, a mio parere, un po' troppo forbite per una ragazzina di tredici anni. E' anche vero che Anna amava studiare e che voleva fare la giornalista o la scrittrice, quindi probabilmente aveva un vocabolario più fornito di altre sue coetanee.
L'importanza di questo testo credo non stia in quello che è effettivamente scritto, ma nel fatto che è una grossa testimonianza dell'olocausto, scritta più per se stessa che per gli altri.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

giovedì 13 gennaio 2022

Back to the Classics 2022



Sfida ospitata da Books and Chocolate.
All books must have been written at least 50 years ago to qualify; therefore, books must have been published no later than 1972 for this challenge. The only exceptions to this rule are books which published posthumously but written before 1972. Recent translations of classic novels are acceptable.
All books must be read during read from January 1 through December 31, 2022.
(regolamento completo sul sito organizzatore)

If you're new to the challenge, here's how it works:
Complete six categories, and you'll get one entry in the drawing;
Complete nine categories, and you'll get two entries in the drawing;
Complete all twelve categories, and you'll get three entries in the drawing

The categories for 2022:

1. A 19th century classic. Any book first published from 1800 to 1899

2. A 20th century classic. Any book first published from 1900 to 1972. All books must have been published at least 50 years ago; the only exceptions are books which were written by 1972 and posthumously published.

3. A classic by a woman author.

4. A classic in translation. Any book first published in a language that is not your primary language. You may read it in translation or in its original language, if you prefer.

5. A classic by BIPOC author. Any book published by a non-white author.

6. Mystery/Detective/Crime Classic. It can be fiction or non-fiction (true crime). Examples include Murder on the Orient Express, Crime and Punishment, In Cold Blood.

7. A Classic Short Story Collection. Any single volume that contains at least six short stories. The book can have a single author or can be an anthology of multiple authors.

8. Pre-1800 Classic. Anything written before 1800. Plays and epic poems, such as the Odyssey, are acceptable in this category.

9. A Nonfiction Classic. Travel, memoirs, and biographies are great choices for this category.

10. Classic That's Been on Your TBR List the Longest. Find the classic book that's been hanging around unread the longest, and finally cross it off your list!

11. Classic Set in a Place You'd Like to Visit. Can be real or imaginary -- Paris, Tokyo, the moon, Middle Earth, etc. It can be someplace you've never been, or someplace you'd like to visit again.

12. Wild Card Classic. Any classic book you like, any category, as long as it's at least 50 years old!

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Libri letti:

1. A 19th century classic --> La saga di Gosta Berling (Selma Lagerlof)

2. A 20th century classic --> Prendila così (Joan Didion)

3. A classic by a woman author.

4. A classic in translation --> Pian della tortilla (John Steinbeck)

5. A classic by BIPOC author. Any book published by a non-white author.

6. Mystery/Detective/Crime Classic.

7. A Classic Short Story Collection --> Undici solitudini (Richard Yates)

8. Pre-1800 Classic.

9. A Nonfiction Classic --> Il diario di Anna Frank

10. Classic That's Been on Your TBR List the Longest --> Le notti bianche (Fedor Dostoevskij)

11. Classic Set in a Place You'd Like to Visit --> Tokyo express (Seicho Matsumoto)

12. Wild Card Classic --> Il vecchio e il mare (Ernest Hemingway)


Six categories (2 - 4 - 7 - 9 - 11 - 12) completed in June