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venerdì 2 dicembre 2022

Benvenuti nell'Antropocene. Velociraptor, internet e la cometa di Halley: guida a un pianeta uomo-centrico - John Green


Titolo originale: The Anthropocene Reviewed (2021)

L’Antropocene è l’attuale era geologica, in cui l’opera dell’uomo ha profondamente ridisegnato e influenzato il pianeta. A partire dal podcast di grande successo in America, arricchito e trasformato in questo volume anche a causa della pandemia, John Green recensisce, con tanto di valutazione da 1 a 5 stelle, diversi aspetti del nostro pianeta antropocentrico – dalla tastiera QWERTY ai velociraptor, passando per internet, i miti dello sport e i videogiochi, fino ai Pinguini di Madagascar. Prodotti artificiali come le bevande gassate, specie naturali le cui abitudini sono state irrimediabilmente modificate dall’azione umana, fenomeni che influenzano l’umanità come la cometa di Halley: le recensioni dell’autore compongono una vera e propria sinfonia, in un libro complesso e ricco di dettagli. Il talento di John Green per raccontare storie risplende più che mai e ci porta a guardare con occhi diversi il nostro presente e il mondo che ci circonda. (goodreads)


Mi serviva un libro che fosse un "New York Times nonfiction bestseller" e tra i papabili ho trovato questo che mi ispirava molto.
E' un bel libro ma alla lunga stanca. Voglio dire, lui prende un oggetto che ha avuto una certa importanza nella nostra epoca, e ne parla, parla di dove è nato, parla di come si è sviluppato, dei ricordi che ha lui su quell'oggetto o situazione. Poi passa ad un secondo articolo e fa la stessa cosa. Così per non so quante volte. Ad ogni oggetto di cui tratta, da una votazione in stelline, anche queste molto tipiche del nostro periodo.
Ci sono oggetti che sono tipici americani e, quindi, a me quasi sconosciuti, per cui leggo, ne prendo atto ma non posso confrontarmi con lui. Su altri, che conosco, posso riflettere se la penso come lui oppure no. Il problema è che tutto questo procedimento, alla lunga, diventa un po' noioso. C'è da dire che ho invece apprezzato molto la scrittura di Green, quindi appena riesco ho intenzione di recuperare un suo romanzo, perchè lo stile è molto scorrevole, piacevole. Per quanto riguarda questo libro, carino ma niente di che.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

lunedì 28 novembre 2022

Oregon Hill - Howard Owen


Titolo originale: Oregon Hill (2012)

Willie Black è un giornalista vecchio stampo, ama il suo lavoro ed è mosso da un senso di giustizia che è quasi il retaggio di un’altra epoca. Per contro, beve troppo, e il suo carattere ruvido e schietto, poco incline al compromesso, non lo aiuta: infatti, dopo una lunga carriera nella cronaca politica del quotidiano dove lavora, Willie viene retrocesso alla nera, l’ultima sponda prima del licenziamento. Quando il cadavere di una studentessa viene ritrovato senza testa nelle acque del South Anna, la polizia archivia il caso appena il fidanzato confessa; ma Willie è convinto che dietro quel delitto si nasconda un colpevole ben più insospettabile. Così, intraprende un’inesorabile crociata a Oregon Hill, quartiere storico della città di Richmond in Virginia, dove è costretto a farsi strada in un clima di razzismo, corruzione e menzogne, alla ricerca della verità a ogni costo.
Oregon Hill è più di una crime story, e rende omaggio al genere senza togliere l’anima ai personaggi, all’ambientazione, alle sfumature dei caratteri. E Willie Black si rivela un perfetto anti-detective noir, autoironico e impacciato, sempre disposto a sfidare le convenzioni pur di non rinunciare alla sua limpida umanità.
Per chi osserva i cerchi espandersi all’infinito nell’acqua, per chi fa le cose a modo suo come canta Frank Sinatra, per chi ha visto un sorriso allargarsi come l’alba in un paesaggio buio, e per chi ha combattuto contro la paura, accettando di perdersi in un labirinto per trovare la verità. (goodreads)

Erano un paio di anni che volevo leggere questo libro e finalmente sono riuscita ad infilarlo in una challenge. L'ho divorato in due giorni. Mi piace molto lo stile di questo autore, descrittivo e allo stesso tempo asciutto, un po' rude. Uno stile che mi ha fatto venire in mente Raymond Chandler. 
Isabel Ducharme è arrivata a Richmond per frequentare la Virginia Commonwealth University. Già il punto di partenza è strano, perchè si tratta di una piccola università che richiama poca gente. E' lo stesso ateneo in cui studia (da secoli) la figlia di Willie Black.
Entriamo anche nella famiglia di Willie, la cui madre, dopo aver lasciato il terzo marito, ha conosciuto Les, un settantaseienne con problemi di demenza che spesso sale sui tetti e poi va aiutato a scendere.
Willie divide l'appartamento con un ex marine ed ex barbone, Abe Custalow, nativo americano che a volte deve girarsi di fianco per passare dalle porta per quanto è largo, uomo di poche parole che vede le cose in bianco e nero, senza sfumature di grigio.
Anche Willie ha tre matrimoni falliti alle spalle. Dal primo, con Jeanette, è nata Andi che ha vent'anni. Poi ha sposato Chandler (che lui definisce errore madornale) e poi Kate, che non voleva che lui fumasse in casa e che è l'unica che ogni tanto lo chiama. Proprio Kate, avvocato, decide di difendere il ragazzo incriminato, Martin Fell, e fa conoscere a Willie la madre del ragazzo, da cui Willie riuscirà a scoprire alcuni dettagli utili alla soluzione del caso. Perchè è stato troppo facile accusare Martin, la verità andrà cercata nel passato...
Dicevo, libro che ho divorato in due giorni grazie alla scrittura incalzante, personaggi interessanti e una storia che volevo vedere come proseguiva. Il libro di Owen non è solo un giallo fine a se stesso, ma è anche interessante tutta la componente sociale che riesce ad inserirci, dai discorsi delle minoranze, dei poliziotti corrotti, del pregiudizio verso il diverso (Abe). Bel libro, piaciuto molto, conto di proseguire la serie.
Mio voto: 8 / 10

mercoledì 23 novembre 2022

Ti odio, anzi no, ti amo! - Sally Thorne


Titolo originale: The Hating Game (2016)

Lucy Hutton è convinta che l'impiegata modello si becchi, prima o poi, l'ufficio migliore (e relativa promozione). Per questo è servizievole e accomodante, lavoratrice indefessa ma carina e gentile con chiunque. Per questo tutti la amano alla Bexley & Gamin. Tutti tranne il freddo, efficiente, impeccabile e fastidiosamente attraente Joshua Templeman. E il sentimento è reciproco. Costretti a condividere lo stesso cubicolo per 40 ore la settimana, più svariati straordinari che è meglio non quantificare, hanno iniziato a lanciarsi continue e ridicole sfide, in un gioco al rialzo che sembra impossibile da fermare. C'è il Gioco degli Sguardi, il Gioco dello Specchio e nessuno dei due sopporta di perdere. Fino a quando in ufficio si comincia a parlare del Gioco della Grande Promozione. Se Lucy vince, diventerà il capo di Joshua. Se perde... meglio non pensarci. Ma allora, con la sua carriera in ballo, per non parlare dell'orgoglio, perché Lucy comincia a fare sogni sempre più torridi sull'odiato collega? E perché si veste per andare al lavoro come se invece dovesse recarsi a un appuntamento sexy? Dopo che un'innocente corsa in ascensore diventa il teatro di un bacio indimenticabile tra i due, Lucy ha finalmente la sua risposta: forse lei non odia Joshua. E forse nemmeno lui odia lei. Forse è tutto il contrario. Oppure è solo un altro gioco? (goodreads)

Ho trovato questo libro perchè ne avevo bisogno di una "office romance novel". La storia di fondo è anche interessante, ma ho migliaia di perplessità su come è stata scritta. Le scaramucce da colleghi che si odiano sono un bel po' infantili. I pensieri di Lucy (io narrante del libro) sono anch'essi molto infantili; anche dove parla delle sue paure, non riesce a crearmi alcuna empatia con lei. Mi dà l'idea di un libro scritto pensando ad un film, con tanti dialoghi che in teoria dovrebbero essere brillanti. 
Ho letto che in America questo libro è stato un successo. Mah. Mi sto chiedendo se, letto in un altro momento, potrei averne avuto un'opinione diversa ma non credo.
Parte con queste assurde scaramucce tra colleghi, manco fossero dei bambini all'asilo. Poi lui la bacia in ascensore e, apriti cielo, lei ha una rivelazione su quanto lui sia alto, bello, muscoloso, ecc. Quella notte fa pure un sogno erotico dove lui si scopre anche essere ben dotato. E da qui c'è tutto un ribaltone di comportamenti per cui lei cerca di farlo ingelosire, lui è geloso davvero, finchè dopo un'attività di socializzazione tra colleghi (il paintball), lei ha probabilmente un virus intestinale per cui passa la notte a vomitare e lui si prende cura di lei. Da qui lui comincia a calare un po' l'armatura e scopriamo che sa essere anche gentile e premuroso, e che aveva studiato medicina prima di laurearsi in economia. Da qui un altro ribaltone di comportamenti dove lei si rende conto che non lo odia affatto ma anzi lo ama da morire, al punto da farsi venire degli attacchi di panico al pensiero che il lavoro potrà separarli.
Sintetizzo: ho trovato fastidiosa la prima parte delle scaramucce, davvero infantili; ho trovato fastidioso il rimarcare mille volte che lei è piccolina e bellissima mentre lui ha un fisico pazzesco; ho trovato più interessanti le parti in cui si scopre un po' del carattere di lui; ho trovato troppo verbose le scene di sesso e il finale che suppongo avrebbe dovuto coinvolgere emotivamente, anche se lui mi ha stupito positivamente su cosa ha scelto di fare del suo futuro lavorativo.
Carino ma niente di che. Bella idea ma sviluppabile meglio.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

lunedì 31 ottobre 2022

I Netanyahu: Dove si narra un episodio minore e in fin dei conti trascurabile della storia di una famiglia illustre - Joshua Cohen


Titolo originale: The Netanyahus. An Account of A Minor and Ultimately Even Negligible Episode in the History of a Very Famous Family (2021) 

Corbin College, Stato di New York, inverno del 1959. Ruben Blum, professore di storia, viene incaricato di guidare e accompagnare per un weekend uno studioso israeliano che l'università sta valutando di assumere: Ben-Zion Netanyahu, padre di quel Benjamin che alcuni decenni dopo diventerà primo ministro di Israele. L'incontro con la famiglia Netanyahu sconvolgerà la tranquilla esistenza di Ruben, costringendolo a tornare in contatto con le sue radici ebraiche più profonde, da cui per tutta la vita ha cercato di affrancarsi. Liberamente ispirato a una storia vera raccontata a Cohen dal famoso critico letterario Harold Bloom, "I Netanyahu" è un campus novel, una commedia dissacrante, una lezione di storia, una conferenza accademica, una polemica sul sionismo, una riflessione sui conflitti culturali e religiosi degli ebrei americani e sulle vulnerabilità dei discorsi identitari. (goodreads) 

Ho letto questo libro (che ha vinto il premio Pulitzer) per il gruppo di lettura online, altrimenti non lo avrei mai letto, non avevo alcun interesse per l'argomento. Sinceramente, sono contenta di averlo preso in prestito dalla biblioteca e non averlo comprato. Dopo un inizio un po' faticoso, ammetto che la scrittura si segue bene. Ho proprio fatto fatica con l'argomento di cui si parla. Ruben Bloom, unico ebreo al Corbin College, viene incaricato (proprio in quanto ebreo) di accogliere questo personaggio, anch'egli professore di storia ma specializzato nell'Inquisizione spagnola. 

 "Riteniamo che tu sia nella posizione unica di giudicarlo, dato che ti sei adattato così bene alla Corbin e quest'uomo è uno dei tuoi" 

 "Sto solo dicendo che per la mia generazione un ebreo era fortunato a essere scambiato per bianco, il colore più detestato era senza dubbio il rosso, il pronome plurale non era una preferenza e per qualsiasi minoranza lo stile e anche la forma di protezione più affidabile era assimilarsi, non differenziarsi" 

Non sono in grado di giudicare la parte storica di questo romanzo, non ne ho le conoscenze. Ho trovato abbastanza noiose e complesse le pagine in cui parla della storia dello Stato di Israele (per il modo in cui ne parla). Ho trovato, invece, interessanti, alcune pagine dove parla di cultura ebraica. Per esempio, il fatto che alla scuola americana la storia è dedicata al progresso, 

"un mondo illuminato dall'illuminismo, un mondo che avrebbe continuato a migliorare senza limiti, a patto che qualsiasi Paese si sforzasse di assomigliare di più all'America e l'America si sforzasse di somigliare ancora di più a se stessa".
"Questo resoconto migliorista non conosceva limiti. Come il Paese stesso, poteva solo crescere, non poteva mai finire; era aperto, espansivo, emozionante". 
"Al contrario, la storia alla scuola ebraica era chiusa: non c'era la storia; non c'era passato, presente, futuro. Piuttosto c'era il tempo, rotondo e perfetto come la Terra, che dal momento in cui era emerso dalla parola luminosa di Dio era stato contrassegnato da una costante ripetizione, non una ripetizione delle stagioni o dei raccolti o dei fenomeni astrali e delle festività che comandavano, ma di oppressione, violenza e morte; e tra le loro ricorrenze c'era l'attesa perenne di un messia tardivo". 
"Il massacro era il destino degli ebrei, e quelli tra noi che non sarebbero sopravvissuti potevano almeno contare sul fatto che quelli che invece l'avrebbero fatto avrebbero interpretato le nostre morti come predestinate e sacrificali" 

I Netanyahu irrompono letteralmente a casa della famiglia Bloom, senza un minimo riguardo per il fatto che non fossero a casa loro. Se si fossero comportati così a casa mia li avrei sbattuti fuori a calci nel culo senza esitazione. 
Ben-Zion (il padre) viene descritto come un uomo:  "pieno di ingegno spinto a rivoltarsi contro la tradizione dalla loro superbia ferita". 

"Netanyahu è proprio uno di questi uomini, affetto dalla hybris dell'intellighenzia ferita. Il suo carattere, che può averlo qualificato per la storia, lo squalifica dall'insegnarla. Sfortunatamente, non conosco nessuna posizione nel campo della storia senza la sua bella dose di insegnamento e di doveri amministrativi, tutte e due attività che Netanyahu considera triviali e indegne di lui".

(Oltretutto, il nome israeliano di Netanyahu era Mileikowsky, traducibile circa come "l'uomo del villaggio del mulino", che suo padre ha modificato in Netanyahu, il cui significato è "mandato d Dio", decisamente un cognome più grandioso...). Netanyahu è stato chiamato per un corso sulla Bibbia (del quale non è entusiasta). 

"La storia somiglia a qualcosa in cui potete credere, una fede che non vi deluderà. Non c'è l'attesa di una rivelazione, l'attesa di un miracolo. La storia non fa promesse o patti, a parte dire come ha fatto qualcosa ad arrivare da quel tempo fino a ora."
"Ma la storia, devo darvi questa brutta notizia, non sempre è affidabile". 
"Sono stati gli ebrei i primi a capire l'impossibilità di una verità condivisa da tutti i popoli. Sono stati i primi a comprendere che l'unica cosa possibile era una verità condivisa dal popolo dominante". 
"Quando si trattava di fare un resoconto della vita ebraica, che differenza poteva esserci tra Roma e la Grecia e Babilonia? Alla fine non erano tutte varianti della schiavitù egiziana, e tutti i capi non erano essenzialmente incarnazioni alternative del faraone?".
 "Si prenda Sion, per esempio, un regno storico che nella sua distruzione venne tramutato in mito, diventando una storia nella Diaspora e un archetipo poetico che ha regnato supremo nell'immaginazione ebraica per millenni. Il mondo è pieno di eventi reali, cose reali, che sono andate perse nella loro distruzione e sono ricordate solo per il fatto di essere esistite nella storia scritta." 
"Con la fondazione di Israele, il poetico è stato restituito al pratico." 
"Ora che Israele esiste, tuttavia, i giorni delle storielle della Bibbia sono finiti e la vera storia del mio popolo può finalmente cominciare, e se c'è una Grande domanda ebraica che deve ancora trovare risposta è se le persone del mio popolo avranno la capacità, o la voglia, di riconoscere la differenza". 

 Mentre si allontanano dal campus dopo il discorso, Bloom dice: 

"Io riuscivo a cogliere soltanto il succo: si sentiva sottostimato, a malapena tollerato, svalorizzato. Si sentiva insultato, lui che aveva dispensato insulti ed era venuto a cercar favori." 
"Sia mia figlia che Netanyahu erano attori naturali estremamente reattivi, i cui ruoli migliori consistevano nello scaricare sugli altri la colpa che si meritavano loro, aspettandosi pure un applauso per questo, e lamentandosi se non arrivava".

 Apro una parentesi sulla figlia di Bloom, scontenta del suo naso, che dopo una discussione col nonno sul concetto di equità, arriva alla decisione estrema di fingere che non si apra la porta della sua stanza portando il nonno ad aprirla a spallate mentre lei si è posizionata esattamente dietro la maniglia. In questo modo il suo naso viene massacrato e lei portata in ospedale dove le viene ricostruito e finalmente ha il bel naso che ha sempre voluto ed è felice. 

"Judy era crudele. Aveva la crudeltà intelligente di chi aveva ottenuto quello che voleva. E l'aveva ottenuto nel modo più equo: soffrendo". 

 Nella conferenza finale che Netanyahu tiene sull'inquisizione spagnola, emerge il fatto che: 

"l'Inquisizione spagnola divenne la prima istituzione nella storia mondiale a trattare il giudaismo innanzitutto come una razza, come un quantum sanguigno e un tratto ereditabile che non si poteva perdere e non poteva essere abrogato, stabilendo così un precedente per regimi successivi basati su genocidi". 

Molti ebrei in Spagna infatti si erano convertiti al cristianesimo, e le generazioni successive magari non ricordavano neppure queste origini. Tuttavia l'inquisizione spagnola non li risparmiò. La differenza con le inquisizioni medievali rispondevano al Papa, mentre l'inquisizione iberica rispondeva ai monarchi. 

"Netanyahu era un credente, e se c'era la minima distinzione tra ciò in cui credeva lui e ciò in cui credevano i rabbini, era che il dottor Netanyahu preferiva attribuire il potere del cambiamento non a una deità che agiva secondo un disegno imperscrutabile, ma alla vasta gamma di gentili nel mondo, essere umani che agivano per odio, giudicando gli ebrei in continuazione e opprimendoli e generando cambiamenti con le loro oppressioni: convertendoli, sconvertendoli, massacrandoli ed espellendoli". 

 Concludo questa lunga disamina con le parole della moglie del professor Bloom a fine libro: 

"Ruben, quel che sto cercando di dire è che incontrare quest'uomo orribile e la moglie orribile mi ha fatto capire qualcosa. Mi ha fatto capire che non credo più in niente, e non solo questo, ma pure che non mi importa. Non ho credenze e mi sta bene; mi sta più che bene, sono contenta... sono contenta di invecchiare senza convinzioni..."

Libro interessante ma decisamente difficile per chi, come me, non sa più di tanto sull'ebraismo. La scrittura di Cohen è faticosa all'inizio poi diventa scorrevole, si coglie anche bene l'ironia di certi comportamenti dei suoi personaggi. 
Le parti faticose sono i discorsi di Netanyahu, oltre ai primi capitoli, prima che arrivi la famigliola. 
Comprendo che sia un libro importante, ma a me non ha fatto proprio impazzire.
Mio voto: 7 / 10

Violeta - Isabel Allende


Titolo originale: Violeta (2022)

Violeta nasce in una notte tempestosa del 1920, prima femmina dopo cinque turbolenti maschi. Fin dal principio la sua vita è segnata da avvenimenti straordinari, con l'eco della Grande guerra ancora forte e il virus dell'influenza spagnola che sbarca sulle coste del Cile quasi nel momento esatto della sua nascita. Grazie alla previdenza del padre, la famiglia esce indenne da questa crisi solo per affrontarne un'altra quando la Grande depressione compromette l'elegante stile di vita urbano che Violeta aveva conosciuto fino ad allora. La sua famiglia perde tutto ed è costretta a ritirarsi in una regione remota del paese, selvaggia e bellissima. Lì la ragazza arriva alla maggiore età e conosce il suo primo pretendente... Violeta racconta in queste pagine la sua storia a Camilo in cui ricorda i devastanti tormenti amorosi, i tempi di povertà ma anche di ricchezza, i terribili lutti e le immense gioie. Sullo sfondo delle sue alterne fortune, un paese di cui solo col tempo Violeta impara a decifrare gli sconvolgimenti politici e sociali. Ed è anche grazie a questa consapevolezza che avviene la sua trasformazione con l'impegno nella lotta per i diritti delle donne. Una vita eccezionalmente ricca e lunga un secolo, che si apre e si chiude con una pandemia. (anobii)

Non avevo ancora mai letto niente di Isabel Allende. Non c'è una ragione precisa. Anni fa, quando un mio collega lasciò l'ufficio per andare a fare l'attore (e c'è riuscito, ndr), mi regalò "La casa degli spiriti", ma non so perchè è sempre rimasto lì nella libreria.
A parte ciò, la Allende scrive veramente bene, o quantomeno questo libro è scritto molto bene, scorre proprio bene. Violeta nasce nel 1920, mentre nel mondo c'è l'epidemia di spagnola, e muore nel 2020 mentre nel mondo c'è il coronavirus. Tutto ciò che ha vissuto in questi cento anni è narrato nel libro, che incastra la sua storia personale nei fatti storici, principalmente del Cile. 
Le vicende storiche scandiscono il tempo che passa. Tramite il periodo storico, vengono descritte le condizioni di vita del popolo cileno, senza comunque diventare pesanti. Io ammetto che in diverse occasioni ho dato un'occhiata su wikipedia, soprattutto per capire di chi parlava quando diceva "il presidente" o "il generale", perchè conosco qualcosa del Cile ma degli anni recenti, non certo dell'inizio del novecento.
In questo libro c'è davvero tanto. E' diviso in quattro parti, l'ultima è quella che mi ha un po' preso meno. Sono 368 pagine ma ad un certo punto sembrano davvero di più. Forse perchè diventa più un dialogo quasi diretto con Camilo, mentre prima lo menziona solo ogni tanto, non saprei, perde un po' di brio. O forse perchè diventa anche più "impegnato" il racconto perchè comincia a parlare della Fondazione che Violeta mette in piedi in memoria della figlia Nieves, non so, ma questa parte mi è risultata un po' più faticosa delle altre. Nel libro c'è il fallimento economico del padre (e il suicidio con cui li lascia) che li costringe ad andare in esilio, c'è una figlia ribelle e sbandata, c'è un marito trafficone e infilato in traffici loschi. Ma c'è anche un bel rapporto tra Violeta e il fratello, c'è una storia d'amore in età avanzata che finalmente le dà stabilità. Pur essendo il libro della vita di una donna, in realtà hanno spiccato molto gli uomini, in bene o in male. C'è anche tutta la crescita di Violeta e il trovare finalmente il suo scopo nella vita aiutando altre donne vittime di violenza domestica.
Quello che proprio non mi è piaciuto è il finale in cui lei sta morendo e racconta che vede la luce e robe così. Improbabile. Non che veda la luce, ma che lo possa scrivere mentre succede. Tutto il libro comunque è narrato in prima persona da Violeta stessa.
Molto piacevole. Ben scritto, scorrevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

venerdì 28 ottobre 2022

Il gatto che parlava ai fantasmi - Lilian Jackson Braun


Titolo originale: The cat who talked to ghosts (1990)

Jim Qwilleran riceve una telefonata a tarda sera dalla sua ex governante Iris Cobb, attuale custode del museo. Iris è terrorizzata perchè sente provenire degli agghiaccianti rumori notturni che non la fanno dormire. Qwill decide di andare a vedere cosa succede ma quando arriva, Iris è senza vita in cucina. Peraltro, la cucina è assolutamente in ordine, non ci sono segni di colluttazione o simili. Dopo gli accertamenti della polizia, Qwill decide di trasferirsi a casa di Iris per poter investigare un po'. 

Questo non sarà l'unico fatto che succede. Oltre alla morte di Iris ci saranno un paio di furti al museo, un gregge di capre avvelenato e un misterioso cadavere; e mentre Qwill non riesce mai a terminare l'ascolto dell'Otello, Koko pare diventare matto quando riesce ad avvicinare un certo cuscino nel museo e ad una storica edizione della Bibbia. E su tutto pare aleggiare la figura di Ephraim Goodwinter, antico proprietario della miniera Goodwinter dove sono morti 32 minatori, trovato cadavere appeso ad un albero, non si è mai saputo se per suicidio o linciaggio.

Il bello di questi gialli è che ad ogni episodio si aggiunge un tassello sui personaggi storici, in questo caso, i Goodwinter e l'antica miniera che era in funzione. Mi dispiace sia morta Iris Cobb, mi chiedo come mai abbia lasciato in eredità il suo manuale di cucina con calligrafia quasi illeggibile a Qwill. La storia è carina, anche se ci sono tanti personaggi di cui si capisce il senso solo alla fine. E' un po' contorta la soluzione del caso, impossibile da arrivarci.
Mio voto: 7 / 10

mercoledì 28 settembre 2022

La luna e i falò - Cesare Pavese


Titolo originale: La luna e i falò (1949)
Titolo in inglese: The moon and the bonfires

Pubblicato nell'aprile del 1950 e considerato il libro piú bello di Pavese, La luna e i falò è il suo ultimo romanzo. Il protagonista, Anguilla, all'indomani della Liberazione, torna al suo paese delle Langhe dopo molti anni trascorsi in America e, in compagnia dell'amico Nuto, ripercorre i luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza in un viaggio nel tempo, alla ricerca di antiche e sofferte radici. Storia semplice e lirica insieme, costruita come un continuo viavai tra il piano del passato e quello del presente, La luna e i falòrecupera i temi civili della guerra partigiana, la cospirazione antifascista, la lotta di Liberazione, e li lega a problematiche private – l'amicizia, la sensualità, la morte –, in un intreccio drammatico che conferma la totale inappartenenza dell'individuo rispetto al mondo e il suo triste destino di solitudine.(ibs)

Anguilla torna dall'America dopo la liberazione. Torna al suo paese, dove è stato adottato da neonato, da Padrino e Virgilia, che per questa adozione ricevevano una mesata di 5 lire.
Anguilla da ragazzino era stato mandato a vivere e lavorare alla Mora, un casale dove c'era benessere, abitato da don Matteo con le tre figlie.
Anguilla torna al paese e ritrova Nuto, un amico dei tempi della Mora, e con lui ripercorre i posti della sua giovinezza ricordando il passato. L'unico posto in cui sembra non voler tornare è proprio la Mora. Sa che fine hanno fatto le due figlie maggiori di don Matteo, e solo nel finale si scoprirà cosa è successo alla minore, Santa.
Anguilla prova un forte senso di smarrimento, sente che è importante avere un paese "anche solo per scappare via". Quelle terre in cui ha vissuto non gli appartengono. E, allo stesso tempo, pur avendo viaggiato, non trova una città in cui si sente a suo agio.
Nuto è sempre rimasto lì al paese, è falegname e clarinettista, sempre stato più scaltro e deciso di lui. Tuttavia non sa come dirgli cosa è successo a Santa, almeno fino alle pagine finali del libro.
La luna richiama chiaramente al ciclo delle stagioni. I falò venivano accesi nelle feste contadine e per i bambini erano momenti magici. Il fuoco poi ritorna più volte, anche nell'incendio del casale di Cinto (un ragazzino storpio a cui si affeziona Anguilla) e che rimane orfano. E poi ritorna nella morte di Santa, che è stata bruciata per non lasciare il suo corpo defunto alla mercè di chiunque, e di esso rimane il segno come fosse stato il letto di un falò.
Il libro è interessante. La scrittura non è proprio facile, è uno stile narrativo un po' impegnativo. Ho percepito in pieno lo spaesamento che prova Anguilla. Molto bello anche il personaggio di Nuto, più posato, che ha assistito a tutti i cambiamenti del paese. 
Questo libro mi è stato consigliato da una lettrice del gruppo di lettura in occasione del giochino che abbiamo fatto questa estate (ognuno suggeriva un libro ad un lettore estratto a sorte), professoressa in pensione, e anche lei l'ha descritto come il libro più bello di Pavese. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 25 settembre 2022

La vita segreta delle api - Sue Monk Kidd


Titolo originale: The Secret Life of Bees (2001)

South Carolina, 1964. Lily Owens, quattordici anni, cresce con il padre violento e l'amatissima governante nera, generosa ed estroversa. Quando, cercando di sapere qualcosa sulla madre, morta durante l'infanzia della protagonista, Lily fugge di casa, ad accompagnarla sarà proprio la governante che, insieme ad altre due straordinarie donne, inizierà la ragazza ai segreti dell'apicoltura. E in quel mondo di api e di miele, scandito dai ritmi della natura, Lily troverà finalmente una nuova e più serena realtà, rischiarata dall'affetto e dalla tolleranza. (goodreads)

"Le api arrivarono nell'estate del 1964, l'estate in cui compii quattordici anni e la mia vita prese a girare in un'orbita completamente nuova"

Delizioso libro sull'amicizia al femminile e l'aiuto reciproco. Lily scappa per trovare sua madre, non volendo accettare la realtà (cioè che è morta in un incidente domestico). Con sè porta la governante, facendola rocambolescamente uscire dal carcere in cui è finita perchè ha sputato del tabacco addosso al più grande razzista del paese. Finiscono in una casa abitata da tre sorelle apicoltrici che hanno i nomi dei mesi primaverili/estivi, che le accoglieranno senza chiedere nulla, ma capendo da subito chi è.
La storia è molto delicata, anche se tratta di razzismo, di violenze domestiche, esperienze religiose al limite del mistico. Poi c'è anche l'amore. E' un bel romanzo di formazione, secondo me può tranquillamente rientrare anche nella categoria young adult.

"Tutte queste madri. Ho più madri io che qualsiasi ragazza in circolazione. Sono le lune che brillano su di me."

Mi è piaciuto molto lo stile narrativo dell'autrice, scorrevole, lineare, con un bel ritmo. Bello il filo conduttore delle api.
Piaciuto molto.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

giovedì 25 agosto 2022

Appuntamento in riva al mare - Ali McNamara


Titolo originale: Secrets and seashells at rainbow bay (2019) 

Amelia è una madre single che fa del suo meglio per prendersi cura del figlio, il piccolo Charlie. Nonostante qualche difficoltà economica, la sua vita procede senza particolari scossoni. Almeno fino a quando non scopre di essere l’ultima discendente della famiglia Chesterford, erede di un meraviglioso castello in riva al mare. Superato lo shock iniziale per la notizia, Amelia non riesce a credere alla propria fortuna, ma presto si rende conto che la faccenda non è semplice come aveva immaginato. Tanto per cominciare l’eredità non risolverà come per magia tutti i suoi problemi economici: la proprietà non si può vendere, perché i termini dell’antico lascito obbligano l’erede dei Chesterford ad abitare lì e lavorare alla manutenzione della residenza di famiglia. Dopo aver soppesato i pro e i contro, Amelia decide di trasferirsi sulla bellissima costa del Northumberland e, con l’aiuto di tanti amici, si rende conto di essere finalmente pronta a iniziare una nuova vita. E chissà che l’incontro con Tom, un affascinante restauratore di mobili, non sia il lieto fine che Amelia stava aspettando… (goodreads)

Un libro che è esattamente quello che ti aspetti e che stai cercando! Avevo bisogno di qualcosa di romantico e che mi facesse sognare, e questo libro ci è riuscito. La trama è molto da favola, Amelia, nei guai fino al collo, eredita un castello. Non solo. L'intero paese è contento che finalmente al castello venga data un po' di vita. Addirittura i fantasmi che lo abitano sono contenti della nuova proprietaria. Tutto molto ottimistico, ciò di cui adesso avevo bisogno.
Poi c'è una parte di mistero (su cui avevo fatto un paio di ipotesi, entrambe sbagliate..) che si risolve nel finale. 
E' una lettura che mi è piaciuta molto. Rasserenante, avvincente, un po' magica. La protagonista è una persona normale con intorno delle persone normali che sanno fare gruppo. Mi è proprio piaciuto il clima che l'intera storia crea.
Mi è piaciuta la scrittura di questa autrice, che non avevo ancora letto. Ammetto che finivo un capitolo e ne cominciavo subito un altro. 
Molto molto piacevole.
Mio voto: 8 / 10

lunedì 15 agosto 2022

Quando nascono i desideri - Lucy Dillon


Titolo originale: A hundred pieces of me (2014)

Una lettera scritta dall'unico uomo che abbia sempre amato. Una copia di "Piccole donne", il suo libro preferito quand'era bambina. Un vaso di vetro, che riflette la luce anche nelle buie giornate d'autunno. Le mani di Gina si soffermano con tocchi delicati sugli oggetti che fanno capolino dagli scatoloni. Accanto a lei Buzz: due dolci occhi marroni, una coda che sembra non voler mai stare ferma, quattro zampe che mettono confusione e allegria ovunque. Seduta nella sua nuova casa, Gina sente un timido sorriso affiorarle alle labbra. È il primo giorno della sua nuova vita. Dopo il fallimento del matrimonio con Stuart, Gina ha deciso di non voltarsi indietro e di guardare al futuro. Ha lasciato il marito, cambiato casa e deciso di mettere in vendita o dare in beneficenza tutti gli oggetti della sua vita precedente. Proprio così, cercando di disfarsi di una bicicletta, un po' per fortuna un po' per caso, ha trovato Buzz. E Buzz ha trovato lei. Un nuovo amico che, giorno dopo giorno, riesce a riempire il vuoto che si era creato nella sua vita. Che riesce a farle capire quanto siano preziose le piccole cose che la circondano. E quando il suo lavoro di restauratrice le offre l'occasione che da sempre aspettava, Gina trova finalmente il coraggio di aprire il suo cuore alla speranza e, forse, anche all'amore. Ma se è vero che i desideri si esprimono solo a occhi chiusi, le servirà tutto il fiuto di Buzz per orientarsi tra i mille imprevisti della sua nuova vita. (ibs)

Parto dal titolo. Non capisco perchè in italiano sia stato tradotto in questo modo, quando il vero titolo sarebbe (circa) "cento pezzi di me", che sarebbe molto più adatto a quanto poi trova svolgimento nel libro. Infatti, i cento pezzi richiamano sia l'iniziale impresa di Gina di salvare solo cento oggetti tra tutti quelli che si è resa conto di aver accumulato negli anni, sia il fatto che ad un certo punto Nick le suggerisce, invece, di scattare cento immagini di cose che la rendono felice. Quindi i desideri non c'entrano nulla, ma proprio nulla.
Le "zampe che mettono confusione", anche quelle non ci sono, perchè Buzz è un timidissimo levriero, abbandonato più volte, probabilmente maltrattato perchè non sapeva correre, e in casa fa di tutto per rannicchiarsi e rendersi invisibile, altro che creare confusione.
Ultima critica che faccio alla casa editrice: bellissima la copertina, è ovviamente una delle cose che mi ha attirato, ma perchè MAI nel libro si parla di un levriero e in copertina mi mettete un bassotto? (o comunque non un levriero...) Mah.

Dette queste tre cose, amo i libri di Lucy Dillon ma questo mi mette in difficoltà. E' un libro che non ha la leggerezza degli altri che ho letto finora, ha molte cose dentro e procede molto molto lentamente (il levriero salta fuori a metà libro, per esempio).
Ogni capitolo parte con la descrizione di un oggetto che Gina tira fuori da uno scatolone e che le ricorda qualcosa. Quindi la prima parte del capitolo è un flashback nel passato di Gina, da quando andava a scuola, a quando ha incontrato Kit (il suo grande amore), a quando ha incontrato Stuart, poi ritorna a Kit per spiegare finalmente cosa è successo che li ha fatti separare. Nella seconda parte del capitolo c'è la storia attuale di Gina e di come si rende conto che Stuart non è il marito che avrebbe voluto; lui è stato una roccia nel periodo in cui lei ha lottato contro il cancro, ma il matrimonio si è lentamente logorato, finchè lui ha trovato una donna più giovane. Ma la verità è che Gina ha sempre pensato ad un altro, era un matrimonio (affrettato per via del cancro) che si trascinava da tempo. Nella nuova casa decide di diventare una persona nuova, che non accumula soprammobili o ricordi di viaggio ma che vuole rimanere essenziale. Un viaggio nei ricordi che compie svuotando gli scatoloni. Contemporaneamente, il lavoro le porta una nuova sfida, che è quella di restaurare la villa dei suoi sogni. 
L'entrata in scena del levriero è molto triste. Il cane probabilmente era stato destinato alle corse ma si era rivelato scarso, quindi se ne sono disfatti. E' stato abbandonato da Gina in cambio di una bicicletta. E' un cane che ha paura degli uomini e che fa di tutto per non dare fastidio a Gina, finchè ovviamente ad un certo punto lei riuscirà a conquistare la sua fiducia e decide di adottarlo (con grande gioia di Rachel, che è sempre quella del rifugio degli altri libri).
Forse mi aspettavo un finale diverso. Al di là che pensavo fosse un libro più leggero, più basato sul rapporto tra lei e il cane, mentre qui il cane è molto in sottofondo mentre è tutta la sofferenza di lei che viene sviluppata, quando sono arrivata alle ultime pagine, non me lo aspettavo. Mi è anche parso un po' frettoloso come vengono sistemate alcune vicende (Nick, la madre, il padre, l'incidente).
Un libro gradevole, forse tirato un po' per le lunghe, che comunque si legge bene perchè lei scrive bene. Però, boh, mi lascia un sentimento strano addosso.
Mio voto: 7 / 10

lunedì 8 agosto 2022

Le notti bianche - Fëdor Dostoevskij


Titolo originale: Белые ночи (1848)
Titolo inglese: White nights

Un giovane uomo, di cui non conosciamo il nome, vive isolato e non ha amicizie. Durante una passeggiata notturna sul lungofiume incontra Nesten'ka, una ragazza di diciassette anni. L'uomo è un sognatore, un solitario, distaccato dal mondo in cui vive, e questo incontro fa nascere in lui per la prima volta un sentimento reale. Le notti bianche di San Pietroburgo, in cui la luce non sembra mai tramontare, fanno da sfondo alla loro sofferta storia d'amore, un breve risveglio nel vuoto di un'esistenza non vissuta. (Giunti.it)

"Il cielo era talmente pieno di stelle e luminoso che a vederlo veniva da chiedersi: com'è possibile che sotto un simile cielo vivano tante persone colleriche e capricciose?"

Siamo a San Pietroburgo. Un uomo ha sempre vissuto in solitudine e, ad un certo punto, questa cosa comincia a preoccuparlo. Nella sua esistenza da sognatore, all'improvviso compare Nasten'ka, una diciassettenne che sta piangendo per essere stata abbandonata dall'uomo che ama. Sarà lei ad offrire al sognatore alcuni scampoli di vita vera, finché una sua lettera, con l'annuncio delle proprie nozze, non lo "risveglierà" per riportarlo al suo destino di illusioni.
Il libro si svolge su quattro notti, ed è praticamente un grande dialogo tra di loro, dove ognuno parla all'altro di sè. Nasten'ka gli confessa l'amore che prova per questo uomo con cui dovrebbe sposarsi ma che non si è presentato al loro appuntamento. Il sognatore pensa allora di potersi "sostituire" a lui, credendosi innamorato di lei, ma le cose finiranno diversamente.
La storia in sè non mi è dispiaciuta, alla fine si tratta di due persone che si incontrano e si conoscono, confidandosi i propri tormenti. I dialoghi però, boh, sono un po' sciocchi, non saprei come altro definirli.
Sono molto belle invece le prime pagine in cui lui va in giro da solo per la città e parla dei sogni, del fatto che ha un rapporto speciale con le case e i palazzi che vede. Dopo la storia è proprio triste, lui finalmente trova una ragione per uscire dai suoi sogni e poi ci viene risbattuto con forza. La ragazza l'ho trovata molto frivola. Non so se, attraverso il comportamento di Nasten'ka, l'autore ci voleva dire altro, lei mi è risultata fastidiosa. Da lodare lui che, nonostante tutto, non la odia ma le augura di essere felice.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

domenica 31 luglio 2022

Un'estate insieme - Sue Moorcroft


Titolo originale: Summer on a sunny island (2020)

Rosa ha il cuore infranto per la fine della storia con Marcus. Era convinta che lui fosse l'uomo della sua vita e non riesce ancora a credere di essersi sbagliata. Per fortuna l'estate è alle porte e sua madre, Dory, nel tentativo di farla distrarre, le propone una vacanza a Malta: è sicura che il sole, un mare cristallino e tramonti mozzafiato siano il rimedio perfetto per aiutarla a ritrovare il sorriso. Sperando di allontanarla definitivamente dai ricordi dolorosi, Dory le presenta Zach, un ragazzo molto affascinante. Chissà che, con un pizzico di fortuna, tra loro non possa scattare quella scintilla che convincerà sua figlia a voltare pagina... Ma Rosa non ha alcuna intenzione di rimettersi in gioco. Non vuole soffrire di nuovo e l'ultima cosa che desidera è farsi rovinare la vacanza da una nuova delusione amorosa. Anche se, deve ammetterlo, in Zach c'è qualcosa che la attrae... (ibs.it)

Cercavo qualcosa per la monthly motif, "a summer love", e volevo qualcosa di leggero. Così mi ha attirato questo libro, fresco di stampa in Italia. Oltretutto, ambientato nella mia adorata Malta.
Il libro parte con Rosa e Zach al bar insieme, entrambi si chiedono per quale motivo siano lì. Tutto è stato orchestrato dalla madre di Rosa, affittuaria della casa per le vacanze di cui è proprietaria la famiglia di Zach. Nessuno dei due è pronto per una relazione. Rosa ha appena chiuso con Marcus, il quale si è rivelato totalmente inaffidabile, dedito al gioco d'azzardo e ovviamente con una tresca con una (ex) amica di lei. Zach è occupato a fare lo zio, a seguire dei ragazzi problematici, e cercare di non commettere altri errori come quelli commessi nel passato.
Non è un amore a prima vista, anzi. La storia si sviluppa come una specie di amicizia e poi solo dopo diventa qualcos'altro. Il tutto si intreccia con le vicende di Lucio, un ragazzo italiano che Zach ha preso sotto la sua ala protettrice perchè gravita in una brutta compagnia, con le vicende della madre di Rosa, ex cuoca scolastica che ora è una star della cucina, e poi i genitori di Zach, le sorelle di Zach, ecc. In effetti, sono un po' tanti i personaggi a cui stare dietro. C'è da dire che essendo molto diversi l'uno dall'altro, non si fa confusione.
E' il secondo libro che leggo di questa autrice e trovo lo stesso problema del precedente: bella idea, location da sogno, eppure il libro non mi fa sognare come dovrebbe. Forse dovrei davvero provare a leggerla in lingua originale per vedere se è un problema di traduzione (ma ho i miei dubbi..). A parte il fatto che alcune descrizioni dei luoghi sono inutilmente prolisse, anche se alcuni luoghi li conoscevo e li ho rivissuti con piacere, i dialoghi sono molto piatti. Un po' come la storia, ha le potenzialità per decollare ma non decolla del tutto. Forse ci ha voluto mettere troppe cose dentro e alla fine rimangono un po' tutte superficiali.
Libro carino, letto bene e velocemente. Però la storia d'amore non mi è entrata dentro.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

venerdì 29 luglio 2022

L' eclisse di Laken Cottle - Tiffany McDaniel


Titolo originale: The eclipse of Laken Cottle (2022)

Una misteriosa oscurità avanza inesorabile dall’Antartide divorando la Terra. L’umanità è nel panico, i continenti, i Paesi e gli esseri umani vengono cancellati uno a uno, senza possibilità di salvezza. E mentre il buio ammanta il pianeta inghiottendo luoghi, corpi e destini, un uomo cerca disperatamente di tornare a casa a New York dalla propria famiglia. Il suo nome è Laken Cottle, e il viaggio che compie si trasforma presto in una ricerca impossibile di redenzione in mezzo all’orrore puro, avanti verso una meta che sembra sempre più difficile da raggiungere e contemporaneamente a ritroso nella propria memoria, incontro al suo passato, e, forse, al destino che lo attende.
L’eclisse di Laken Cottle, opera magistrale di una delle voci più originali di questi anni, è un romanzo stupefacente, gotico e metafisico al tempo stesso, sul potere delle storie e sulla responsabilità individuale, sulla colpa e sull’oscurità dell’anima umana.
Tiffany McDaniel accompagna il lettore sulla soglia di una fantasmagorica casa degli specchi, in cui la realtà che conosciamo perde progressivamente consistenza e un’altra, inimmaginabile, ne prende il posto.
Grande romanzo americano sulla fine di questo tempo, L’eclisse di Laken Cottle racconta come in un mondo che muore, perdersi è a volte l’unica possibilità di salvarsi.
«Quando avevo otto anni decisi cosa avrei fatto per il resto della mia vita: scrivere. Ma non avevo lo strumento giusto per farlo. Allora presi la vanga di mio padre e me ne andai in giro per il mondo a dissotterrare gli scheletri degli scrittori. Scelsi cinque scrittori per prendere da loro cinque ossa in particolare. L’indice di Shakespeare, così avrei sempre avuto un po’ di arguzia. Il pollice di Poe, perché volevo imparare come si tiene un badile per seppellire i miei cadaveri. L’anulare di Mary Shelley, perché sposò divinamente le sue parole alla memoria. Il mignolo di Emily Dickinson per un briciolo di poesia, e il medio di Shirley Jackson per avere la giusta dose di veleno da aggiungere ai miei castelli e alle mie tazze». (www.edizionidiatlantide.it)

«Chi racconta le storie governa il mondo».

Non avevo ancora letto niente di Tiffany McDaniel. Mi è piaciuta molto la sua scrittura, avvincente, forse un po' prolissa in alcune descrizioni. Sicuramente leggerò altro di suo in futuro.
Questo libro è difficilmente catalogabile in un genere. E anche la descrizione che ne viene fatta è un po' fuorviante soprattutto quando lo considera un romanzo sulla "salvezza".
Non voglio svelare troppo della trama perchè credo sia interessante leggerlo fino alla fine.
Io amo la scrittura un po' fantasy/visionaria, quindi non ho avuto problemi a leggerlo e seguirlo. Si appesantisce ad un certo punto (circa a metà) dove diventa un po' molto delirante, facendomi chiedere anche come l'autrice sia arrivata a inventare certe situazioni (facendo una battuta, sembrava sotto l'uso di stupefacenti...). Battute a parte, è chiaro che il tutto è un qualcosa di molto simbolico, anche tutti gli animali e le persone con cui Laken ha a che fare, la borsa che si porta dietro si capisce presto che può aver a che fare con un senso di colpa che lo attanaglia, diverse sono le leggende dei Nativi americani (Piedi neri) che vengono citate. Anche l'eclisse si capisce che è qualcosa che è successo a lui. Per capire esattamente cosa è successo, occorre arrivare alle ultime 30/40 pagine, dove viene svelato cos'è che ha provocato l'eclisse di Laken, conducendolo alla follia.

"Siamo capaci di dipingere un uccello con le nostre mani, ma è con la nostra mente che riusciamo a farlo volare. Con la tua mente, Laken, hai creato un eclisse della tua vita. E come la luna copre il sole, così tu hai coperto la verità con una grossa bugia. Come tutte le eclissi, anche quella nella tua mente deve finire. E' il momento di lasciar splendere la luce in ogni angolo della tua oscurità"

Le ultime pagine sono molto tristi, cariche di tutto il dolore di Laken.
E' un libro che forse meriterebbe di essere letto due volte, perchè nella seconda si capiscono sicuramente meglio alcuni simboli tipo la mosca. Molto interessante. 
Tra l'altro, non so il motivo, ma questo libro è stato pubblicato in Italia prima che da altre parti.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

giovedì 28 luglio 2022

Gli ansiosi - Fredrik Backman



Titolo originale: Folk med ångest (2019)
Titolo in inglese: Anxious people

Di solito andare in cerca di una casa da comprare non è una questione di vita o di morte, ma non sempre le cose vanno come ci si aspetta. E può anche succedere che una rapina in una banca non vada a buon fine e che il rapinatore in fuga irrompa nel primo appartamento che trova. E se proprio in quel momento in quell'appartamento ci sono un sacco di potenziali acquirenti dell'appartamento stesso, la cosa – come potete immaginare – si complica, e non poco. In un attimo essi diventeranno ostaggi e – benché totalmente estranei tra loro – si troveranno a dover condividere un'esperienza potenzialmente terribile. Tra di essi c'è una coppia di pensionati, un ricco direttore di banca, una giovane coppia di donne che sta per avere il primo figlio ma sembra non essere d'accordo su nulla. Se aggiungiamo al mix una ottantasettenne che ha vissuto abbastanza a lungo da non aver paura che qualcuno le sventoli una pistola in faccia, un'agente immobiliare agitata ma sempre pronta a fare un affare, e un uomo misterioso che si è chiuso nell'unico bagno dell'appartamento, be' questo vuol dire che abbiamo a che fare con il peggior gruppo di ostaggi del mondo. Ognuno di loro ha alle spalle una vita di torti subiti, ferite, segreti e passioni pronti a esplodere. E per giunta nessuno di loro è esattamente ciò che sembra essere. E ciascuno di loro, rapinatore incluso, desidera disperatamente essere in qualche modo tratto in salvo. Mentre le autorità e i media circondano i locali, questi coinquilini forzati finiranno per scoprire verità sorprendenti su se stessi e daranno vita a una giornata piena di folli colpi di scena e di eventi inaspettati, che capovolgerà i piani di tutti e mostrerà loro ciò che è veramente importante nella vita. (goodreads.com)

"La verità è che questa storia parla di molte cose diverse, 
ma soprattutto di gente stupida"

Così sembrerebbe. Questo è un libro strano, sia nello stile sia in quello che racconta. Sembra quasi non-sense, assurdo sicuramente. E rimarca più volte che basta solo una idea stupida per combinare un disastro. Ma tutti abbiamo avuto delle idee stupide perchè magari ci troviamo in momenti da cui non sappiamo uscire e l'unica cosa che ci viene in mente è qualcosa di stupido. Tipo rapinare una banca di quelle che non hanno contanti, chiedendo esattamente la cifra per il prossimo mese di affitto; poi scappare via ed infilarsi nella prima porta socchiusa che vediamo e trovarci davanti a persone che diventano i peggiori ostaggi che possiamo trovare. 
Ed anche tutti gli interrogatori che la polizia conduce sono senza senso, con risposte assurde.
Due poliziotti, padre e figlio, che non riescono a parlarsi e che hanno sospesa tra loro la morte della madre (madre del figlio e moglie del padre, ovviamente). 
E' vero, questo libro parla di cretini. O, almeno, così sembra. Finchè non c'è una svolta. Forse il rapinatore non è quello che pensiamo. Perchè poi davvero non voleva cacciarsi in questo pasticcio, ci è finito per disperazione. E un po' alla volta questa diventa l'occasione per tirare fuori dei sentimenti che nessuno è capace di esprimere. Ro è terrorizzata dall'idea di essere una pessima madre. Anna-Lena non vuole continuare a comprare e rivendere case però vuole che suo marito si senta bene. Estelle si sente sola. Molti di questi personaggi sono intrecciati tra loro da un fatto successo dieci anni prima: un uomo è saltato dal ponte che si vede dall'appartamento; il poliziotto giovane non è riuscito ad impedirlo.
Questo è un libro dove sotto la superficialità dei personaggi in realtà si nascondono paure profonde, tormenti interiori per situazioni che non abbiamo potuto cambiare.
Sembra un libro leggero ma è terribilmente denso di significato. 

"Piantiamo un melo oggi, anche se sappiamo che domani il mondo finirà. Salviamo quelli che riusciamo"

"Si dice che la personalità di un essere umano è la somma delle sue esperienze. Ma non è vero, non completamente, perchè se il nostro passato fosse tutto ciò che ci definisce non potremmo convivere con noi stessi. Dobbiamo persuaderci di essere di più degli errori che abbiamo commesso ieri. Di essere anche tutte le nostre scelte, tutti i nostri domani."

Lettura molto gradevole. Piacevole la scrittura di Backman, con uno stile spesso colloquiale. Ad un certo punto mi ha molto commossa. E' stato molto bello capire tutto l'intreccio dei personaggi.

"Abbiamo tutte queste cose in comune e comunque rimaniamo per lo più estranei tra noi, non sappiamo mai cosa facciamo l'uno all'altro, come la tua vita influenza la mia.
Forse oggi ci siamo passati accanto di sfuggita nella calca e nessuno di noi se n'è accorto, le fibre del tuo cappotto si sono intrecciate per un singolo istante con quelle del mio e poi abbiamo proseguito. Non so chi sei."

Piaciuto molto.
Mio voto: 9 / 10

domenica 19 giugno 2022

Tokyo Express - Seichō Matsumoto


Titolo originale: 点と線 (Ten to sen) - 1958
Titolo in inglese: Points and lines

In una cala rocciosa della baia di Hakata, i corpi di un uomo e di una donna vengono rinvenuti all’alba. Entrambi sono giovani e belli. Il colorito acceso delle guance rivela che hanno assunto del cianuro. Un suicidio d’amore, non ci sono dubbi. La polizia di Fukuoka sembra quasi delusa: niente indagini, niente colpevole. Ma, almeno agli occhi di Torigai Jutaro, vecchio investigatore dall’aria indolente e dagli abiti logori, e del suo giovane collega di Tokyo, Mihara Kiichi, qualcosa non torna: se i due sono arrivati con il medesimo rapido da Tokyo, perché mai lui, Sayama Ken’ichi, funzionario di un ministero al centro di un grosso scandalo per corruzione, è rimasto cinque giorni chiuso in albergo in attesa di una telefonata? E perché poi se n’è andato precipitosamente lasciando una valigia? Ma soprattutto: dov’era intanto lei, l’amante, la seducente Otoki, che di professione intratteneva i clienti in un ristorante? Bizzarro comportamento per due che hanno deciso di farla finita. Per fortuna sia Torigai che Mihara diffidano delle idee preconcette, e sono dotati di una perseveranza e di un intuito fuori del comune. Perché chi ha ordito quella gelida, impeccabile macchinazione è una mente diabolica, capace di capovolgere la realtà. Non solo: è un genio nella gestione del tempo. Con questo noir dal fascino ossessivo, tutto incentrato su orari e nomi di treni – un congegno perfetto che ruota intorno a una manciata di minuti –, Matsumoto ha firmato un’indagine impossibile, ma anche un libro allusivo, che sa con sottigliezza far parlare il Giappone. (goodreads)

Interessante giallo ambientato in Giappone. Tutto sembra avvalorare l'ipotesi del doppio suicidio ma agli investigatori qualcosa non torna. E visto che sono coinvolti personaggi che sono già in osservazione per scandali politico-economici, la polizia continua ad investigare anche dopo la chiusura del caso. La trama è ben articolata, almeno fino al momento di svelare la soluzione che invece è un po' contorta e difficilmente indovinabile. O, quantomeno, non abbiamo le prove per indovinarla del tutto.
Molto interessante il fatto dei quattro minuti dei treni, in Italia una cosa simile non potrebbe mai essere ambientata...
Trovo che dietro alla vicenda ci sia una denuncia al sistema corrotto dei politici. Troviamo anche altri elementi culturali del Giappone (anche il suicidio), nonostante il libro sia effettivamente un po' datato.
E' un giallo poco truculento e molto cervellotico. Non mi è dispiaciuto.
Non sapevo che questo giallo in realtà è stato pubblicato nel 1958! In Italia era già stato pubblicato da Mondadori col titolo "La morte è in orario" nel 1971. 
Mio voto: 7 / 10

giovedì 16 giugno 2022

Il colore viola - Alice Walker


Titolo originale: The Color Purple (1982)

Violentata dall'uomo che credeva essere suo padre, privata dei due figli, sposata a un uomo che odia, Celie, una giovane donna di colore, viene separata anche dall'amata sorella Nettie, che finirà missionaria in Africa. Per trent'anni Nettie scriverà a Celie lettere che questa non riceverà mai, mentre Celie, oppressa dalla vergogna della sua condizione, riesce a scrivere solo a Dio. Sarà l'amante del marito, una affascinante cantante di blues, a cambiare il colore della sua vita, insegnandole a ridere, giocare, amare. (goodreads)

Erano un po' di anni che avevo questo libro nella lista di quelli che volevo leggere e, finalmente, ce l'ho fatta. Avevo visto il film secoli fa e ne ho comunque un ricordo molto sbiadito.
Beh, la trama dice già molto della storia. Celie ha quattordici anni quando Pà (che si scoprirà non essere il suo vero padre) comincia ad abusare di lei. I due bambini vengono fatti sparire e Celie non avrà altri figli in vita sua. Celie è bruttina ma sa gestire la casa e i bambini, così quando Mr___ (che non viene mai chiamato per cognome, scopriremo ad un certo punto che si chiama Albert) chiede di sposare sua sorella Nettie, il padre rifiuta e gli dice di prendere Celie. Celie non avrà alcun tipo di affetto da questo marito, vedovo con figli difficili, e per tutta la vita continuerà a pensare alla adorata sorella Nettie, che nel frattempo è riuscita a scappare di casa. Ad un certo punto, nella casa di Celie, viene ospitata Shug Avery, cantante di successo e amore mai sopito di Mr___. All'inizio il rapporto tra le due donne è difficile, Shug è piuttosto scontrosa e cattiva, ma Celie riesce a fare breccia nel suo cuore e nascerà un vero e proprio amore tra le due donne.
Nettie, missionaria in Africa, scrive a Celie tante lettere che lei mai riceverà perchè il marito gliele tiene nascoste. Almeno finchè Shug non le trova e lo dice a Celie. Questo fa nascere in Celie un grande odio per Mr___ , ma Shug non permette che lo uccida, se la porta via con sè. A quel punto, Celie può leggere le lettere di Nettie, dove la sorella le spiega la vita e le usanze in Africa. Ho trovato questa la parte un po' più noiosa del libro, perchè praticamente di punto in bianco, il centro della storia si sposta in Africa, lasciando Celie come comparsa. Anche Celie comincia a scrivere a sua sorella, ma lei non riceverà mai le lettere, anzi, ad un certo punto arriva anche un telegramma dove sembra che la nave su cui viaggiavano Nettie e tutta la sua famiglia è stata affondata e loro sono dispersi.

Tanti spunti di riflessione in questo libro. Prima di tutto, sicuramente la situazione di schiavitù dei neri; ma anche la schiavitù delle donne nere nei confronti di padri e mariti.
E' con l'intervento di Shug Avery che Celie capisce cosa vuol dire amare ed essere amata. E capisce anche cosa significa soffrire per amore.
Il rapporto con la sorella, la mancanza, il sentirla comunque in qualche modo presente anche se è a chilometri di distanza, il non credere che sia morta perchè Celie la sente viva. C'è anche una frase molto bella di Celie, quando dice (circa) che se sua sorella è davvero morta allora bisognerà solo trovare un modo diverso per comunicare.
C'è un bellissimo dialogo che avviene tra Celie e Shug su Dio. Celie è arrabbiata con Dio; Shug le dice che Dio non lo troverà mai in chiesa, ma lo troverà nella natura, negli animali, nel cielo, lo troverà nel cercarlo.

"Vuol dire che Dio è vanitoso?, chiedo. No, fa lei. Non è vanitoso, vuole soltanto condividere le cose belle. Secondo me Dio s'incazza se passi davanti al colore viola in un campo qualunque e non ci fai caso. "

“Bisogna togliersi l'uomo dagli occhi per vedere tutto il resto. L'uomo corrompe ogni cosa, dice Shug. Lo trovi dappertutto, sulla scatola dei biscotti, nel tuo cervello e alla radio. Cerca di farti credere che è dappertutto. Quando cominci a credere che è dappertutto, cominci anche a credere che è lui, Dio. E invece no. Quando cerchi di pregare, e l'uomo ti si para davanti, digli di andare al diavolo, dice Shug. Pensa ai fiori, al vento, all'acqua, a un grosso sasso. Ma non è facile, credimi. L'uomo è abituato a essere al centro di tutto, non vuol cedere. Minaccia fulmini e saette, alluvioni e terremoti. Dobbiamo resistere.”

Il romanzo è in forma epistolare; all'inizio Celie scrive i suoi pensieri a Dio, poi abbiamo le lettere di Nettie e dopo le lettere di Celie a Nettie.
Il linguaggio è semplice, quasi rude. E' un romanzo che ti fa indignare perchè le donne vengono considerate degli oggetti, alla mercè di uomini violenti. La parte che mi ha annoiato un po' è quella delle lettere di Nettie. E' vero che si può fare un parallelismo tra i neri in America e i neri in Africa, una specie di confronto tra la civiltà "primordiale" e la sua "evoluzione", però ammetto che ero più interessata alla storia di Celie e non vedevo l'ora che l'attenzione tornasse lì.
La storia tra Shug e Celie è trattata con molta delicatezza, anche nelle pagine in cui il loro amore diventa fisico.
Molto toccante il finale, sia per quanto riguarda il ritorno di Nettie e il vedere che i suoi figli (di Celie) sono stati allevati da una buona famiglia e sono cresciuti bene, ma anche per il fatto che Mr___ ha iniziato a capire dove si è comportato male con Celie e tra loro nasce una specie di sodalizio lavorativo che diventa anche momento di dialogo improntato su una nuova base di sincerità e gentilezza reciproca.
Mio voto: 8 / 10

domenica 29 maggio 2022

Le solite sospette - John Niven



Titolo originale: The Sunshine Cruise Company (2014)

Quando Susan - a causa dei vizi nascosti del marito - si ritrova vedova e con la casa pignorata, insieme ad alcune amiche decide di compiere una rapina. Contro ogni probabilità, il colpo va a buon fine, e alle "cattive ragazze" non resta che raggiungere la Costa Azzurra, riciclare il denaro e sparire. Nulla che possa spaventarle, dopo tutto hanno più di un motivo per riuscire nella loro impresa: andare in crociera e fuggire il brodino dell'ospizio. (ibs)

Uno spassoso libro, surreale, con una trama molto cinematografica (confermata poi nel capitolo finale) dove quattro ultrasessantenni si improvvisano ladre di banca, inseguite da un sergente imbecille, e scappano fino in Francia. In realtà, dietro a tanta ironia ci sono degli spunti di riflessione non proprio da poco.
Susan e Julie sono amiche da una vita. Susan è dedita alla cura della casa, tutto ciò che riguarda le finanze sono gestite dal marito; fa la scenografa in un teatro (infatti il libro si apre con lei che fa le prove per creare del sangue per uno spettacolo). Julie è passata da un lavoro mediocre all'altro, adesso pulisce in una casa di riposo.
Poi abbiamo Jill, puritana, nonna di un bambino di cinque anni affetto da una rara malattia che sarebbe curabile solo con un intervento da sessantamila sterline.
Infine Ethel, più vecchia delle altre, obesa, in carrozzina, con un linguaggio incredibilmente scurrile (e soggiorna nella casa di riposo dove pulisce Julie).
Quattro personaggi con un cruccio sul cuore, che si tratti del presente o del passato (Ethel era una bellissima ballerina da giovane). Ad un certo punto, il marito di Susan viene trovato morto, "impalato da un mostruoso vibratore" e oltre a scoprire che aveva un appartamentino dove svolgeva la sua attività da pervertito sessuale e che la situazione finanziaria è disastrosa, Susan rischia di finire buttata fuori casa. Così, per caso, una sera mentre beve con Julie, Susan pensa all'idea di rapinare la banca. Parte così questa avventura rocambolesca, dove le quattro vecchie, aiutate da Stimmate, un ottuagenario ex ladro di professione, le istruisce e fornisce loro gli attrezzi del mestiere, salvo poi farsi distrarre da un carretto di gelati quando fa l'autista durante la rapina.
Cominciano una serie di avventure al limite dell'assurdo, una fuga in Francia in barca (grazie all'aiuto di un vecchio spasimante di Susan) e poi in macchina sulle strade francesi, dove addirittura salvano una quindicenne da uno stupratore. Il tutto, mentre vengono inseguite dal sergente Boscombe (un soggetto veramente lurido e incredibilmente stupido) e dal suo aiutante Weasley.
Come andrà a finire ve lo lascio scoprire.
Dicevo, il libro sembra fatto per il cinema, viste le scene di inseguimenti rocamboleschi. Nell'epilogo poi, l'autore scrive proprio che se una telecamera potesse inquadrare una certa scena, vedrebbe cosa sta facendo ogni personaggio del libro. Credo che il film sarebbe addirittura più divertente.
E' una lettura leggera, spassosa, anche se il punto di partenza è proprio che le vecchiette hanno paura di finire in una casa di riposo o di diventare di peso ai figli. Bel ritmo narrativo.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

La ragazza della palude - Delia Owens


Titolo originale: Where the crawdads sing (2018)

A Barkley Cove, un tranquillo villaggio di pescatori, circolano strane voci sulla Ragazza della Palude. Dall'età di sei anni Kya si aggira completamente sola tra canali e canneti, con qualche straccio addosso e a piedi nudi. Ha al suo attivo un solo giorno di scuola, ma la palude e le sue creature per lei non hanno segreti: la nutrono, la cullano, la protezione, sono maestre e compagne di giochi.
Kya impara a decifrare i segni della natura prima ancora di saper leggere un libro: nella sua assoluta solitudine sembra bastare a se stessa. Ma la sua bellezza non tarda a sbocciare: insolita, selvatica, sfuggente accende il desiderio nei ragazzi del paese. Kya scopre l'amore, la sua dolcezza e le sue trappole.
Quando negli acquitrini riaffiora il corpo senza vita di Chase Andrews, gli occhi di tutti puntano su di lei, la misteriosa ragazza dimenticata: i mormorii diventano subito accusano, i sospetti incrollabili certezze. Il processo, fuori e dentro al tribunale, trascina la vicenda verso il suo imprevedibile e folgorante epilogo.
La ragazza della palude è il romanzo commovente di un'infanzia segnata dall'abbandono e di una natura che si rivela madre, non matrigna. Ma è anche la storia di una violazione e di un segreto gelosamente custodito, che mette in discussione i confini tra la verità e la menzogna, il bene e il male.(goodreads)

Ho trovato questo libro per riempire la categoria "Reese Whiterspoon Book of the Month" di una challenge, ma ammetto che forse, leggendo la trama, l'avrei comunque letto.
La storia ha un fondo decisamente triste. Abbiamo una bambina di sei anni che guarda la madre andare via, e questa volta lei capisce che c'è qualcosa di strano perchè si è messa le scarpe più belle, e la bambina vive nella costante attesa che torni. Poi a poco a poco, anche i tre fratelli maggiori se ne vanno, e per ultimo se ne va anche Jodie, il fratello a cui è più legata. Quindi abbiamo una bambina, abbandonata da tutti (lei stessa si chiede perchè nessuno l'abbia portata con sè) che è costretta a vivere con un padre ubriaco e violento, imparando a fare la casalinga e a scappare prima che lui diventi manesco. Negli anni, Kya diventa così brava a tener dietro alla casa che si conquista un po' la fiducia del padre, che arriva addirittura a portarla con sè quando va a pescare. Poi arriva una lettera (che si scoprirà essere della madre) e che lo farà tornare quello di sempre finchè ad un certo punto sparirà anche lui. Kya, così, è davvero sola e abbandonata in mezzo alla palude. La storia si dipana su due orizzonti temporali neanche molto lontani, parte dal 1952 con le vicende di Kya bambina che cresce e, parallelamente, facciamo un salto nel 1969 quando viene ritrovato il cadavere di Chase Andrews. Finchè, ad un certo punto, i due orizzonti si riallineano e rimaniamo nel presente a seguire il processo.
Dicevo, la storia è molto triste. Kya viene abbandonata da tutte le persone che conosce (a parte Jumpin' e la moglie) e il paese, più che aiutarla, comincia a inventare storie su di lei, pregiudizi, ma nessuno che concretamente alzi un dito per avvicinarla. D'altronde la palude, da sempre, è stata terra di gente che si nascondeva perchè criminali o fuggiaschi, e neanche la polizia ha interesse ad interagire con loro. La "ragazza della palude" diventa una specie di leggenda intrisa di pregiudizio. I ragazzini addirittura si avvicinano a casa sua di notte per fare le prove di coraggio. Ma poi arriva qualcuno che prova ad avvicinarla per conoscerla davvero; si tratta di Tate, un vecchio amico del fratello Jodie. Grazie a lui Kya imparerà a fidarsi un po' delle persone e Tate le insegnerà a leggere e scrivere. Grazie a Tate, Kya comincerà anche a provare qualcosa di profondo, almeno finchè lui viene accettato all'università e, a sua volta, la abbandona. Ma Tate è solo il primo ragazzo che la avvicina; dopo di lui si farà avanti Chase Andrews, quel Chase Andrews che verrà ritrovato cadavere e del cui omicidio verrà accusata proprio Kya.
Il libro è gradevole. Tuttavia, c'è qualcosa che non mi convince, in tutta la vicenda. E, tutto sommato, avevo sviluppato un affetto nei confronti di Kya, mi sono dispiaciuta per quello che le è successo, delusa dalla famiglia ma anche da Tate (anche lui succube dei pregiudizi) e dallo stesso Chase (a cui l'unico aggettivo che posso accostare è: stronzo). Sono stata contenta che ad un certo punto Kya abbia trovato un suo riscatto nel pubblicare libri coi suoi disegni.
Il finale però mi ha lasciato davvero perplessa perchè non me lo aspettavo e non mi ha dato soddisfazione. Anche il discorso delle poesie poteva essere espresso meglio...
Il libro si legge bene, è scorrevole, nonostante alcune descrizioni anche troppo esagerate con aggettivi un po' molto ricercati. C'è un punto, circa ad un terzo del libro, dove cambia il tempo dei verbi dall'imperfetto al presente senza alcuna motivazione per qualche riga, per poi tornare all'imperfetto (me ne sono accorta perchè il discorso stonava, ma forse è un problema di traduzione). Anche i dialoghi a volte suonano un po' strani, troppo elaborati. Nel complesso è stata una piacevole lettura fino a due terzi. Si sente bene l'amore che Kya prova per la natura e il loro rapporto quasi simbiotico. Mi è piaciuto molto il personaggio di Tate che le insegna a leggere. Dal processo in poi, boh. E comunque anche alcune incongruenze della storia mi hanno lasciato perplessa. Scopriamo che la madre vive nel rimpianto di aver abbandonato i figli, ma mai che sia davvero andata a cercarli (o farli cercare).
Ripeto, c'è qualcosa che non mi convince in generale. Peccato.
Mio voto: 7 e mezzo / 10