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lunedì 28 novembre 2022

La donna di Einstein - Marie Benedict


Titolo originale: The Other Einstein (2016) 

C'è un personaggio nella vita di Albert Einstein senza il quale la sua storia - e la nostra - non sarebbero quello che sono. Fu il suo più grande amore, ma anche qualcosa di più: la donna che lo ispirò, lo incoraggiò e lo aiutò a concepire quella formula che avrebbe cambiato il mondo. Mitza Maric era sempre stata diversa dalle altre ragazzine. Appassionata di numeri, fu la prima donna a iscriversi a fisica all'università di Zurigo, più interessata a quello che non a sposarsi come la maggior parte delle sue coetanee. E quando a lezione incontrerà un giovane studente di nome Albert Einstein, la vita di entrambi prenderà la strada che era fin dall'inizio scritta nel destino. La loro sarà un'incredibile unione di anime e menti, un amore romanzesco e tormentato, destinato a finire e, allo stesso tempo, a restare nella storia. (goodreads) 

L'autrice dice di aver preso spunto dalla storia di Mileva Einstein e di aver cercato di attenersi ai fatti storici ogni volta che ne fosse possibile, dovendo però fare delle ipotesi su altri. Ad esempio, Mileva non alloggiò alla pensione Engelbrecht quando arrivò a Zurigo. Dei fatti che ha scoperto solo per grandi linee ha dovuto ricreare lei i dettagli. Per esempio, il vero destino di Lieserl è avvolto nel mistero; venne data in adozione o morì? Non si sa realmente. Lo stesso contributo dato da Mileva alla teoria della relatività è in dubbio nella stessa comunità scientifica. 
L'autrice dice che lo scopo di questo libro, che rimane comunque un'opera di finzione, è di narrare la storia di una donna brillante la cui luce è andata completamente perduta nella gigantesca ombra gettata da Albert Einstein. 
Potrei ribattezzare questo libro in "quanto era stronzo Einstein" anzichè "la donna di Einstein" perchè nonostante tutta la storia sia raccontata in prima persona da Mileva, e ci parli di cosa prova, di cosa sogna, di cosa vorrebbe, ecc. alla fine quello che mi colpisce di più è invece la figura di Einstein, e non tanto per la sua brillantezza ma per il suo essere assolutamente egoista, egocentrico, arrogante, totalmente dedito alla propria carriera e alla propria fama, quasi nessun interesse per i figli, una totale mancanza di rispetto per la donna di cui sembrava innamorato fin dai tempi del Politecnico, ma che ha sfruttato fino all'osso, tradito ed umiliato. 
Forse, quello che ci può dire questo libro è che, a volte, quando capiamo di aver a che fare con uomini così, la cosa migliore è tirare fuori un briciolo di orgoglio e lasciarli! Certo erano altri tempi, ma l'infamia del divorzio non è sicuramente peggio di una vita da serva che deve camminare un passo indietro a suo marito! 
Questo libro mi avrebbe dovuto trasmettere la fatica di essere una donna di scienza in un mondo completamente maschile, e invece questa parte c'è ma rimane "piatta". Uno degli avvenimenti più emozionanti è probabilmente l'incontro tra Mileva e Marie Curie, la quale le dice che la sola differenza tra loro due sono state le scelte fatte, e che è sempre possibile fare una scelta diversa (oltre al fatto che il marito della Curie l'ha sempre appoggiata).
La cosa che mi da probabilmente più fastidio, è il fatto che il libro è un ibrido tra verità e fiction. Forse, se fosse stato tutto fiction, con personaggi "liberamente tratti" ma con altri nomi, oppure se fosse stato tutto storico, probabilmente non mi lascerebbe questo senso di disagio che mi lascia. La scrittura è facile e piacevole, il libro scorre, ma tutto il tempo mi sono chiesta "questa cosa è vera o no?" e, alla lunga, mi è diventato fastidioso. 
Interessante, ma... 
Mio voto: 7 / 10

lunedì 31 ottobre 2022

I Netanyahu: Dove si narra un episodio minore e in fin dei conti trascurabile della storia di una famiglia illustre - Joshua Cohen


Titolo originale: The Netanyahus. An Account of A Minor and Ultimately Even Negligible Episode in the History of a Very Famous Family (2021) 

Corbin College, Stato di New York, inverno del 1959. Ruben Blum, professore di storia, viene incaricato di guidare e accompagnare per un weekend uno studioso israeliano che l'università sta valutando di assumere: Ben-Zion Netanyahu, padre di quel Benjamin che alcuni decenni dopo diventerà primo ministro di Israele. L'incontro con la famiglia Netanyahu sconvolgerà la tranquilla esistenza di Ruben, costringendolo a tornare in contatto con le sue radici ebraiche più profonde, da cui per tutta la vita ha cercato di affrancarsi. Liberamente ispirato a una storia vera raccontata a Cohen dal famoso critico letterario Harold Bloom, "I Netanyahu" è un campus novel, una commedia dissacrante, una lezione di storia, una conferenza accademica, una polemica sul sionismo, una riflessione sui conflitti culturali e religiosi degli ebrei americani e sulle vulnerabilità dei discorsi identitari. (goodreads) 

Ho letto questo libro (che ha vinto il premio Pulitzer) per il gruppo di lettura online, altrimenti non lo avrei mai letto, non avevo alcun interesse per l'argomento. Sinceramente, sono contenta di averlo preso in prestito dalla biblioteca e non averlo comprato. Dopo un inizio un po' faticoso, ammetto che la scrittura si segue bene. Ho proprio fatto fatica con l'argomento di cui si parla. Ruben Bloom, unico ebreo al Corbin College, viene incaricato (proprio in quanto ebreo) di accogliere questo personaggio, anch'egli professore di storia ma specializzato nell'Inquisizione spagnola. 

 "Riteniamo che tu sia nella posizione unica di giudicarlo, dato che ti sei adattato così bene alla Corbin e quest'uomo è uno dei tuoi" 

 "Sto solo dicendo che per la mia generazione un ebreo era fortunato a essere scambiato per bianco, il colore più detestato era senza dubbio il rosso, il pronome plurale non era una preferenza e per qualsiasi minoranza lo stile e anche la forma di protezione più affidabile era assimilarsi, non differenziarsi" 

Non sono in grado di giudicare la parte storica di questo romanzo, non ne ho le conoscenze. Ho trovato abbastanza noiose e complesse le pagine in cui parla della storia dello Stato di Israele (per il modo in cui ne parla). Ho trovato, invece, interessanti, alcune pagine dove parla di cultura ebraica. Per esempio, il fatto che alla scuola americana la storia è dedicata al progresso, 

"un mondo illuminato dall'illuminismo, un mondo che avrebbe continuato a migliorare senza limiti, a patto che qualsiasi Paese si sforzasse di assomigliare di più all'America e l'America si sforzasse di somigliare ancora di più a se stessa".
"Questo resoconto migliorista non conosceva limiti. Come il Paese stesso, poteva solo crescere, non poteva mai finire; era aperto, espansivo, emozionante". 
"Al contrario, la storia alla scuola ebraica era chiusa: non c'era la storia; non c'era passato, presente, futuro. Piuttosto c'era il tempo, rotondo e perfetto come la Terra, che dal momento in cui era emerso dalla parola luminosa di Dio era stato contrassegnato da una costante ripetizione, non una ripetizione delle stagioni o dei raccolti o dei fenomeni astrali e delle festività che comandavano, ma di oppressione, violenza e morte; e tra le loro ricorrenze c'era l'attesa perenne di un messia tardivo". 
"Il massacro era il destino degli ebrei, e quelli tra noi che non sarebbero sopravvissuti potevano almeno contare sul fatto che quelli che invece l'avrebbero fatto avrebbero interpretato le nostre morti come predestinate e sacrificali" 

I Netanyahu irrompono letteralmente a casa della famiglia Bloom, senza un minimo riguardo per il fatto che non fossero a casa loro. Se si fossero comportati così a casa mia li avrei sbattuti fuori a calci nel culo senza esitazione. 
Ben-Zion (il padre) viene descritto come un uomo:  "pieno di ingegno spinto a rivoltarsi contro la tradizione dalla loro superbia ferita". 

"Netanyahu è proprio uno di questi uomini, affetto dalla hybris dell'intellighenzia ferita. Il suo carattere, che può averlo qualificato per la storia, lo squalifica dall'insegnarla. Sfortunatamente, non conosco nessuna posizione nel campo della storia senza la sua bella dose di insegnamento e di doveri amministrativi, tutte e due attività che Netanyahu considera triviali e indegne di lui".

(Oltretutto, il nome israeliano di Netanyahu era Mileikowsky, traducibile circa come "l'uomo del villaggio del mulino", che suo padre ha modificato in Netanyahu, il cui significato è "mandato d Dio", decisamente un cognome più grandioso...). Netanyahu è stato chiamato per un corso sulla Bibbia (del quale non è entusiasta). 

"La storia somiglia a qualcosa in cui potete credere, una fede che non vi deluderà. Non c'è l'attesa di una rivelazione, l'attesa di un miracolo. La storia non fa promesse o patti, a parte dire come ha fatto qualcosa ad arrivare da quel tempo fino a ora."
"Ma la storia, devo darvi questa brutta notizia, non sempre è affidabile". 
"Sono stati gli ebrei i primi a capire l'impossibilità di una verità condivisa da tutti i popoli. Sono stati i primi a comprendere che l'unica cosa possibile era una verità condivisa dal popolo dominante". 
"Quando si trattava di fare un resoconto della vita ebraica, che differenza poteva esserci tra Roma e la Grecia e Babilonia? Alla fine non erano tutte varianti della schiavitù egiziana, e tutti i capi non erano essenzialmente incarnazioni alternative del faraone?".
 "Si prenda Sion, per esempio, un regno storico che nella sua distruzione venne tramutato in mito, diventando una storia nella Diaspora e un archetipo poetico che ha regnato supremo nell'immaginazione ebraica per millenni. Il mondo è pieno di eventi reali, cose reali, che sono andate perse nella loro distruzione e sono ricordate solo per il fatto di essere esistite nella storia scritta." 
"Con la fondazione di Israele, il poetico è stato restituito al pratico." 
"Ora che Israele esiste, tuttavia, i giorni delle storielle della Bibbia sono finiti e la vera storia del mio popolo può finalmente cominciare, e se c'è una Grande domanda ebraica che deve ancora trovare risposta è se le persone del mio popolo avranno la capacità, o la voglia, di riconoscere la differenza". 

 Mentre si allontanano dal campus dopo il discorso, Bloom dice: 

"Io riuscivo a cogliere soltanto il succo: si sentiva sottostimato, a malapena tollerato, svalorizzato. Si sentiva insultato, lui che aveva dispensato insulti ed era venuto a cercar favori." 
"Sia mia figlia che Netanyahu erano attori naturali estremamente reattivi, i cui ruoli migliori consistevano nello scaricare sugli altri la colpa che si meritavano loro, aspettandosi pure un applauso per questo, e lamentandosi se non arrivava".

 Apro una parentesi sulla figlia di Bloom, scontenta del suo naso, che dopo una discussione col nonno sul concetto di equità, arriva alla decisione estrema di fingere che non si apra la porta della sua stanza portando il nonno ad aprirla a spallate mentre lei si è posizionata esattamente dietro la maniglia. In questo modo il suo naso viene massacrato e lei portata in ospedale dove le viene ricostruito e finalmente ha il bel naso che ha sempre voluto ed è felice. 

"Judy era crudele. Aveva la crudeltà intelligente di chi aveva ottenuto quello che voleva. E l'aveva ottenuto nel modo più equo: soffrendo". 

 Nella conferenza finale che Netanyahu tiene sull'inquisizione spagnola, emerge il fatto che: 

"l'Inquisizione spagnola divenne la prima istituzione nella storia mondiale a trattare il giudaismo innanzitutto come una razza, come un quantum sanguigno e un tratto ereditabile che non si poteva perdere e non poteva essere abrogato, stabilendo così un precedente per regimi successivi basati su genocidi". 

Molti ebrei in Spagna infatti si erano convertiti al cristianesimo, e le generazioni successive magari non ricordavano neppure queste origini. Tuttavia l'inquisizione spagnola non li risparmiò. La differenza con le inquisizioni medievali rispondevano al Papa, mentre l'inquisizione iberica rispondeva ai monarchi. 

"Netanyahu era un credente, e se c'era la minima distinzione tra ciò in cui credeva lui e ciò in cui credevano i rabbini, era che il dottor Netanyahu preferiva attribuire il potere del cambiamento non a una deità che agiva secondo un disegno imperscrutabile, ma alla vasta gamma di gentili nel mondo, essere umani che agivano per odio, giudicando gli ebrei in continuazione e opprimendoli e generando cambiamenti con le loro oppressioni: convertendoli, sconvertendoli, massacrandoli ed espellendoli". 

 Concludo questa lunga disamina con le parole della moglie del professor Bloom a fine libro: 

"Ruben, quel che sto cercando di dire è che incontrare quest'uomo orribile e la moglie orribile mi ha fatto capire qualcosa. Mi ha fatto capire che non credo più in niente, e non solo questo, ma pure che non mi importa. Non ho credenze e mi sta bene; mi sta più che bene, sono contenta... sono contenta di invecchiare senza convinzioni..."

Libro interessante ma decisamente difficile per chi, come me, non sa più di tanto sull'ebraismo. La scrittura di Cohen è faticosa all'inizio poi diventa scorrevole, si coglie anche bene l'ironia di certi comportamenti dei suoi personaggi. 
Le parti faticose sono i discorsi di Netanyahu, oltre ai primi capitoli, prima che arrivi la famigliola. 
Comprendo che sia un libro importante, ma a me non ha fatto proprio impazzire.
Mio voto: 7 / 10

Violeta - Isabel Allende


Titolo originale: Violeta (2022)

Violeta nasce in una notte tempestosa del 1920, prima femmina dopo cinque turbolenti maschi. Fin dal principio la sua vita è segnata da avvenimenti straordinari, con l'eco della Grande guerra ancora forte e il virus dell'influenza spagnola che sbarca sulle coste del Cile quasi nel momento esatto della sua nascita. Grazie alla previdenza del padre, la famiglia esce indenne da questa crisi solo per affrontarne un'altra quando la Grande depressione compromette l'elegante stile di vita urbano che Violeta aveva conosciuto fino ad allora. La sua famiglia perde tutto ed è costretta a ritirarsi in una regione remota del paese, selvaggia e bellissima. Lì la ragazza arriva alla maggiore età e conosce il suo primo pretendente... Violeta racconta in queste pagine la sua storia a Camilo in cui ricorda i devastanti tormenti amorosi, i tempi di povertà ma anche di ricchezza, i terribili lutti e le immense gioie. Sullo sfondo delle sue alterne fortune, un paese di cui solo col tempo Violeta impara a decifrare gli sconvolgimenti politici e sociali. Ed è anche grazie a questa consapevolezza che avviene la sua trasformazione con l'impegno nella lotta per i diritti delle donne. Una vita eccezionalmente ricca e lunga un secolo, che si apre e si chiude con una pandemia. (anobii)

Non avevo ancora mai letto niente di Isabel Allende. Non c'è una ragione precisa. Anni fa, quando un mio collega lasciò l'ufficio per andare a fare l'attore (e c'è riuscito, ndr), mi regalò "La casa degli spiriti", ma non so perchè è sempre rimasto lì nella libreria.
A parte ciò, la Allende scrive veramente bene, o quantomeno questo libro è scritto molto bene, scorre proprio bene. Violeta nasce nel 1920, mentre nel mondo c'è l'epidemia di spagnola, e muore nel 2020 mentre nel mondo c'è il coronavirus. Tutto ciò che ha vissuto in questi cento anni è narrato nel libro, che incastra la sua storia personale nei fatti storici, principalmente del Cile. 
Le vicende storiche scandiscono il tempo che passa. Tramite il periodo storico, vengono descritte le condizioni di vita del popolo cileno, senza comunque diventare pesanti. Io ammetto che in diverse occasioni ho dato un'occhiata su wikipedia, soprattutto per capire di chi parlava quando diceva "il presidente" o "il generale", perchè conosco qualcosa del Cile ma degli anni recenti, non certo dell'inizio del novecento.
In questo libro c'è davvero tanto. E' diviso in quattro parti, l'ultima è quella che mi ha un po' preso meno. Sono 368 pagine ma ad un certo punto sembrano davvero di più. Forse perchè diventa più un dialogo quasi diretto con Camilo, mentre prima lo menziona solo ogni tanto, non saprei, perde un po' di brio. O forse perchè diventa anche più "impegnato" il racconto perchè comincia a parlare della Fondazione che Violeta mette in piedi in memoria della figlia Nieves, non so, ma questa parte mi è risultata un po' più faticosa delle altre. Nel libro c'è il fallimento economico del padre (e il suicidio con cui li lascia) che li costringe ad andare in esilio, c'è una figlia ribelle e sbandata, c'è un marito trafficone e infilato in traffici loschi. Ma c'è anche un bel rapporto tra Violeta e il fratello, c'è una storia d'amore in età avanzata che finalmente le dà stabilità. Pur essendo il libro della vita di una donna, in realtà hanno spiccato molto gli uomini, in bene o in male. C'è anche tutta la crescita di Violeta e il trovare finalmente il suo scopo nella vita aiutando altre donne vittime di violenza domestica.
Quello che proprio non mi è piaciuto è il finale in cui lei sta morendo e racconta che vede la luce e robe così. Improbabile. Non che veda la luce, ma che lo possa scrivere mentre succede. Tutto il libro comunque è narrato in prima persona da Violeta stessa.
Molto piacevole. Ben scritto, scorrevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

mercoledì 28 settembre 2022

La saga di Gösta Berling - Selma Lagerlöf


Titolo originale: Gösta Berlings saga (1891)

"Caro lettore, per il Natale del 1891 fu pubblicato a Stoccolma il romanzo di una sconosciuta di trentatré anni: si chiamava 'La saga di Gösta Berling' e la sconosciuta Selma Lagerlöf. Il giorno dopo era famosa. Nel 1909 riceverà il premio Nobel e Marguerite Yourcenar la definirà 'la più grande scrittrice dell'Ottocento'. Il libro è tuttora annoverato tra i capolavori della letteratura europea. Ma per me non è 'solo' questo: 'La saga di Gösta Berling' è il romanzo che per primo mi ha fatto conoscere la magia e il fascino del nord, il più emblematico dell'arte del raccontare e di tutto quello che amo nella narrativa scandinava, che mi ha spinto a diventare editore. Poema epico, raccolta di leggende, saga, racconta le vicende di una stravagante compagnia di bohémien, musicisti, giocatori e bevitori 'allegri, spensierati, eternamente giovani' su cui domina la figura di Gösta Berling, il seducente prete spretato, bello come un dio greco, che irradia avventura e gioia di vivere, ma destinato a suscitare amori fatali e sventure. Una storia di perdizione e redenzione che accetta il male come il bene, le più alte aspirazioni e gli impulsi autodistruttivi, un mondo illuminato dall'amore e immerso in una natura incantata. È un libro che 'brucia', dice ancora la Yourcenar, di un'immaginazione ardente, uno dei romanzi su cui costruiamo i 'castelli imperituri del sogno e della fantasia'". (libreriauniversitaria)

Premetto che non ho problemi nè coi miti nè con la letteratura nordica, anzi, ci sono libri che ho amato davvero molto. Su questo fatico un po' a dare un'opinione.
Intanto è un libro molto lungo, sono 542 pagine, anche se le edizioni iperborea hanno un formato particolare, è comunque molto lungo.
Ho apprezzato molto i paesaggi di questo libro, la natura impetuosa e dominante.
Ho fatto molta fatica col linguaggio, datato ma soprattutto pesante, pieno di descrizioni lunghissime e dettagli su storie e persone che non aggiungevano molto al tutto. Ogni capitolo è dedicato a qualcosa di diverso, variamente legato a ciò che viene prima.
Ma soprattutto, ho avuto difficoltà coi personaggi. A differenza di altre saghe, dove il cattivo è cattivo e il buono è buono, qui tutti sono l'uno e l'altro. Abituata all'idea romantica dei cavalieri ho fatto fatica ad apprezzare quelli che vengono qui descritti, praticamente dei gozzovigliatori nati, ingrati e poco integri. Le figure femminili, forse, sono quelle che hanno in mano la situazione, che sanno come venir fuori dalle situazioni complicate (o quantomeno ci provano).
Boh. Nel complesso il libro non mi è dispiaciuto ma ho fatto fatica a proseguire perchè ad un certo punto (intorno alla metà, sigh) ha cominciato ad annoiarmi e ho dovuto davvero sforzarmi di finirlo.
p.s. L'ultima edizione ha una copertina veramente brutta. 
Mio voto: 6 e mezzo / 10

domenica 25 settembre 2022

La vita segreta delle api - Sue Monk Kidd


Titolo originale: The Secret Life of Bees (2001)

South Carolina, 1964. Lily Owens, quattordici anni, cresce con il padre violento e l'amatissima governante nera, generosa ed estroversa. Quando, cercando di sapere qualcosa sulla madre, morta durante l'infanzia della protagonista, Lily fugge di casa, ad accompagnarla sarà proprio la governante che, insieme ad altre due straordinarie donne, inizierà la ragazza ai segreti dell'apicoltura. E in quel mondo di api e di miele, scandito dai ritmi della natura, Lily troverà finalmente una nuova e più serena realtà, rischiarata dall'affetto e dalla tolleranza. (goodreads)

"Le api arrivarono nell'estate del 1964, l'estate in cui compii quattordici anni e la mia vita prese a girare in un'orbita completamente nuova"

Delizioso libro sull'amicizia al femminile e l'aiuto reciproco. Lily scappa per trovare sua madre, non volendo accettare la realtà (cioè che è morta in un incidente domestico). Con sè porta la governante, facendola rocambolescamente uscire dal carcere in cui è finita perchè ha sputato del tabacco addosso al più grande razzista del paese. Finiscono in una casa abitata da tre sorelle apicoltrici che hanno i nomi dei mesi primaverili/estivi, che le accoglieranno senza chiedere nulla, ma capendo da subito chi è.
La storia è molto delicata, anche se tratta di razzismo, di violenze domestiche, esperienze religiose al limite del mistico. Poi c'è anche l'amore. E' un bel romanzo di formazione, secondo me può tranquillamente rientrare anche nella categoria young adult.

"Tutte queste madri. Ho più madri io che qualsiasi ragazza in circolazione. Sono le lune che brillano su di me."

Mi è piaciuto molto lo stile narrativo dell'autrice, scorrevole, lineare, con un bel ritmo. Bello il filo conduttore delle api.
Piaciuto molto.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

venerdì 29 luglio 2022

Cui prodest? - Danila Comastri Montanari


Titolo originale: Cui prodest? (1997)

Roma, inverno dell'anno 46 dopo Cristo. Un efferato assassino si accanisce sugli schiavi della domus di Publio Aurelio. È un sicario crudele, intelligentissimo, senza pietà. I suoi obiettivi prediletti sono gli omosessuali, ma, di tanto in tanto, non disdegna neppure vittime "normali". Chiamato a investigare, gli unici indizi che Publio Aurelio riesce a raccogliere sulla scena del crimine sono un'orma insanguinata e una pedina di latrunculi, gli antichi scacchi romani. Davvero poco per intuire un movente, seguire una pista, identificare un colpevole. Publio Aurelio, però, non ha scelta: deve giocare il tutto per tutto e smascherare l'assassino prima che torni a colpire per l'ennesima volta. (ibs)

Sesta avventura per il senatore Publio Aurelio Stazio. Interessante vicenda. Credo sia il libro che mi è piaciuto di più finora. La vicenda è abbastanza chiara e fila lineare. Interessante la spiegazione su come funziona la condizione di schiavitù a Roma. Interessante anche la parte di spiegazione dei giochi che facevano i romani (a fine libro c'è un'appendice su come funzionavano i latrunculi, oltre ad un glossario dei termini). A fine libro c'è anche un breve racconto sul tema dello stupro e di come viene considerato diversamente a seconda che venga subito da una donna libera o da una schiava.
Publio Aurelio in questo libro mostra la sua differenza da altri patrizi dell'epoca; da lui gli schiavi sono parte della famiglia, non vengono trattati come bestie. Mostra anche una grande magnanimità a comprensione per alcuni dei personaggi con cui ha a che fare (vedi il bambino strappato alla madre, o la vicenda di Afrodisia).
Forse l'autrice esagera un po' con tanti indizi che non portano a niente, tante persone che creano un po' di confusione. Però la vicenda è sicuramente quella più chiara che ho letto finora.
Ovviamente nelle indagini Publio è aiutato dal suo fido segretario greco Castore, personaggio "cartola" come diciamo noi.
Mio voto: 7 e mezzo / 10


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Serie Publio Aurelio Stazio:
1. Mors tua (1990)
2. In corpore sano (1991)
3. Cave canem (1993)
4. Morituri te salutant (1994)
5. Parce sepulto (1996)
6. Cui prodest (1997)

giovedì 16 giugno 2022

Il colore viola - Alice Walker


Titolo originale: The Color Purple (1982)

Violentata dall'uomo che credeva essere suo padre, privata dei due figli, sposata a un uomo che odia, Celie, una giovane donna di colore, viene separata anche dall'amata sorella Nettie, che finirà missionaria in Africa. Per trent'anni Nettie scriverà a Celie lettere che questa non riceverà mai, mentre Celie, oppressa dalla vergogna della sua condizione, riesce a scrivere solo a Dio. Sarà l'amante del marito, una affascinante cantante di blues, a cambiare il colore della sua vita, insegnandole a ridere, giocare, amare. (goodreads)

Erano un po' di anni che avevo questo libro nella lista di quelli che volevo leggere e, finalmente, ce l'ho fatta. Avevo visto il film secoli fa e ne ho comunque un ricordo molto sbiadito.
Beh, la trama dice già molto della storia. Celie ha quattordici anni quando Pà (che si scoprirà non essere il suo vero padre) comincia ad abusare di lei. I due bambini vengono fatti sparire e Celie non avrà altri figli in vita sua. Celie è bruttina ma sa gestire la casa e i bambini, così quando Mr___ (che non viene mai chiamato per cognome, scopriremo ad un certo punto che si chiama Albert) chiede di sposare sua sorella Nettie, il padre rifiuta e gli dice di prendere Celie. Celie non avrà alcun tipo di affetto da questo marito, vedovo con figli difficili, e per tutta la vita continuerà a pensare alla adorata sorella Nettie, che nel frattempo è riuscita a scappare di casa. Ad un certo punto, nella casa di Celie, viene ospitata Shug Avery, cantante di successo e amore mai sopito di Mr___. All'inizio il rapporto tra le due donne è difficile, Shug è piuttosto scontrosa e cattiva, ma Celie riesce a fare breccia nel suo cuore e nascerà un vero e proprio amore tra le due donne.
Nettie, missionaria in Africa, scrive a Celie tante lettere che lei mai riceverà perchè il marito gliele tiene nascoste. Almeno finchè Shug non le trova e lo dice a Celie. Questo fa nascere in Celie un grande odio per Mr___ , ma Shug non permette che lo uccida, se la porta via con sè. A quel punto, Celie può leggere le lettere di Nettie, dove la sorella le spiega la vita e le usanze in Africa. Ho trovato questa la parte un po' più noiosa del libro, perchè praticamente di punto in bianco, il centro della storia si sposta in Africa, lasciando Celie come comparsa. Anche Celie comincia a scrivere a sua sorella, ma lei non riceverà mai le lettere, anzi, ad un certo punto arriva anche un telegramma dove sembra che la nave su cui viaggiavano Nettie e tutta la sua famiglia è stata affondata e loro sono dispersi.

Tanti spunti di riflessione in questo libro. Prima di tutto, sicuramente la situazione di schiavitù dei neri; ma anche la schiavitù delle donne nere nei confronti di padri e mariti.
E' con l'intervento di Shug Avery che Celie capisce cosa vuol dire amare ed essere amata. E capisce anche cosa significa soffrire per amore.
Il rapporto con la sorella, la mancanza, il sentirla comunque in qualche modo presente anche se è a chilometri di distanza, il non credere che sia morta perchè Celie la sente viva. C'è anche una frase molto bella di Celie, quando dice (circa) che se sua sorella è davvero morta allora bisognerà solo trovare un modo diverso per comunicare.
C'è un bellissimo dialogo che avviene tra Celie e Shug su Dio. Celie è arrabbiata con Dio; Shug le dice che Dio non lo troverà mai in chiesa, ma lo troverà nella natura, negli animali, nel cielo, lo troverà nel cercarlo.

"Vuol dire che Dio è vanitoso?, chiedo. No, fa lei. Non è vanitoso, vuole soltanto condividere le cose belle. Secondo me Dio s'incazza se passi davanti al colore viola in un campo qualunque e non ci fai caso. "

“Bisogna togliersi l'uomo dagli occhi per vedere tutto il resto. L'uomo corrompe ogni cosa, dice Shug. Lo trovi dappertutto, sulla scatola dei biscotti, nel tuo cervello e alla radio. Cerca di farti credere che è dappertutto. Quando cominci a credere che è dappertutto, cominci anche a credere che è lui, Dio. E invece no. Quando cerchi di pregare, e l'uomo ti si para davanti, digli di andare al diavolo, dice Shug. Pensa ai fiori, al vento, all'acqua, a un grosso sasso. Ma non è facile, credimi. L'uomo è abituato a essere al centro di tutto, non vuol cedere. Minaccia fulmini e saette, alluvioni e terremoti. Dobbiamo resistere.”

Il romanzo è in forma epistolare; all'inizio Celie scrive i suoi pensieri a Dio, poi abbiamo le lettere di Nettie e dopo le lettere di Celie a Nettie.
Il linguaggio è semplice, quasi rude. E' un romanzo che ti fa indignare perchè le donne vengono considerate degli oggetti, alla mercè di uomini violenti. La parte che mi ha annoiato un po' è quella delle lettere di Nettie. E' vero che si può fare un parallelismo tra i neri in America e i neri in Africa, una specie di confronto tra la civiltà "primordiale" e la sua "evoluzione", però ammetto che ero più interessata alla storia di Celie e non vedevo l'ora che l'attenzione tornasse lì.
La storia tra Shug e Celie è trattata con molta delicatezza, anche nelle pagine in cui il loro amore diventa fisico.
Molto toccante il finale, sia per quanto riguarda il ritorno di Nettie e il vedere che i suoi figli (di Celie) sono stati allevati da una buona famiglia e sono cresciuti bene, ma anche per il fatto che Mr___ ha iniziato a capire dove si è comportato male con Celie e tra loro nasce una specie di sodalizio lavorativo che diventa anche momento di dialogo improntato su una nuova base di sincerità e gentilezza reciproca.
Mio voto: 8 / 10

sabato 26 febbraio 2022

Sipario veneziano - Maria Luisa Minarelli


Titolo originale: Sipario veneziano (2016)

La terza indagine di Marco Pisani, avogadore a Venezia. La vigilia dell’Ascensione del 1753 il teatro San Giovanni Grisostomo di Venezia ospita la prima dell’opera del celebre compositore Matteo Velluti. A esibirsi saranno, tra gli altri, l’evirato cantore Lorenzo Baffo, detto il Muranello, e la bella Angela Fusetti. Dietro le quinte però c’è grande agitazione: Momo, il factotum gobbo del teatro, è scomparso. E quando Marco Pisani, che assiste allo spettacolo insieme all’amico dottor Valentini e a Daniele Zen, si reca a casa di Momo, lo trova a terra, esanime. Potrebbe essere morte naturale, ma qualcosa non convince l’avogadore e i suoi amici. Prima di tutto, Momo non era malformato come tutti credevano: la sua finta gobba, munita di cinghie, giace infatti su una sedia. Sarà l’autopsia a rivelare che l’ambiguo factotum è morto avvelenato. E non solo. Momo era anche castrato. In una Venezia in piena festa della Sensa, tra palcoscenici e costumi fastosi, sedicenti maghi e alchimisti, donne di malaffare, soprani, sopranisti e musicisti, Marco Pisani si trova coinvolto in un’indagine complessa, in un rebus apparentemente senza soluzione, che dalla sua città bella e decadente lo porterà a cavalcare fino a Bologna, per una soluzione inaspettata che si trasformerà in un atto di giustizia. (goodreads)

Terza avventura per l'avogadore Marco Pisani. Decisamente quella che mi è piaciuta di più. La trama è interessante, la storia si svolge nell'ambiente teatrale ma poi si dirama all'esterno, a Venezia ma anche a Bologna. Forse il fatto di poter "vedere" esattamente le vie e i luoghi descritti mi ha coinvolto maggiormente. E soprattutto, l'intervento del "dono" di Chiara, è molto molto in secondo piano e si risolve in un "vai a cercare a Bologna". Ho decisamente apprezzato che tutto il grosso delle indagini sia svolto da Marco, insieme all'avvocato Daniele Zen e all'anatomopatologo Guido Valentini.

Il factotum del teatro viene trovato morto, e ben presto Pisani capisce che non si tratta di morte naturale. Oltretutto, la casa in cui vive Momo non sembra propriamente la casa di un poveraccio. Ma i misteri non finiscono qui; Momo nasconde anche altri segreti, personali e professionali. Un intreccio di cui non posso dirvi troppo, ma che regge bene fino alla fine. Ed è solo a Bologna che Pisani riuscirà a chiudere le fila del mistero, collegando Momo alla figura del suo assassino.
Piaciuto molto. Trama avvincente, ambientazione interessante (e molto familiare la parte di Bologna). Poca magia e molta indagine.
Mio voto: 8 / 10


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Serie Veneziano:
- Sipario veneziano
- Crociata veneziana
- Biondo veneziano

sabato 19 febbraio 2022

Il visconte che mi amava - Julia Quinn


Titolo originale: The viscount who loved me (2000)  

La Stagione del 1814 sembra essere promettente e ricca di nuovi fidanzamenti. Certo, non per Anthony Bridgerton, erede di un antico viscontado, probabilmente lo scapolo più ambito di Londra, che non ha mai dimostrato alcun interesse per le faccende matrimoniali. E in realtà, perché mai dovrebbe? È il prototipo del libertino, un mascalzone allergico alle etichette dell'alta società e decisamente pericoloso per donne e fanciulle. Questo, quanto meno, è ciò che tutti pensano. In realtà Anthony non solo ha in animo di sposarsi, ma ha anche già scelto la futura moglie, Edwina Sheffield, una debuttante subito soprannominata "lo Splendore". Peccato che la dolce Edwina si rifiuti di accettare proposte senza l'approvazione della sorella maggiore Kate, una donna sicura di sé, o meglio una "zitella ficcanaso" che non ha la minima intenzione di affidare l'angelica sorellina nelle grinfie di un uomo del genere. Se vuole Edwina, Anthony deve prima riuscire a conquistare la fiducia di Kate. L'impresa rivelerà risvolti inaspettati, e indubbiamente piacevoli. (ibs)

Ho deciso di leggere il secondo libro dei Bridgerton prima che esca su Netflix la serie tv. 
Devo dire che il libro mi è piaciuto più del precedente. A differenza delle scaramucce tra Simon e Daphne del primo libro, qui i dialoghi tra Kate ed Anthony sono decisamente più brillanti. Quando poi ci si mettono anche i fratelli di lui, Benedict e Colin, ancora di più.
A mio parere, il romanzo cala molto quando i due si sposano. I battibecchi non hanno lo stesso brio, anche se ci provano, e tante parti diventano quasi stucchevoli o ridicole (il "abbiamo già finito" della prima notte di nozze è veramente terribile...). E' chiaro che sappiamo già come andrà a finire, non sono quei romanzi che lasciano molte sorprese sul finale. Dal momento che sappiamo i demoni che affliggono entrambi e conosciamo i due personaggi, beh il finale non può che essere quello. Tuttavia, credo sia più un problema di come vengono descritti piuttosto del "cosa" succede. E' anche strano che Lady Violet praticamente si riduce a scegliere i vestiti per Kate ma non ha mai uno straccio di dialogo con suo figlio.
Il secondo finale, anche se riprende la partita di Pall Mall che è diventata una tradizione, mi sembra più fiacco del primo finale; è praticamente tutta una serie di dialoghi, tipo copione cinematografico.  
Avevo bisogno di una lettura leggera dopo alcuni romanzi un po' tosti e questo rientra decisamente in questa definizione. Nel complesso mi è piaciuto più del primo della serie, ma non arrivo neanche lontanamente al voto che ho dato al libro su Benedict (a sto punto sarei curiosa di rileggerlo per vedere se ancora la penso così...). Mi è piaciuta davvero tanto la prima parte, ma, appunto, dopo il matrimonio, cala tremendamente.
Mio voto: 7 / 10

lunedì 24 gennaio 2022

La promessa - Damon Galgut


Titolo originale: The promise (2021)

Vincitore del Booker Prize 2021
Una saga familiare moderna che poteva arrivare solo dal Sudafrica, scritta in splendida prosa dall'autore due volte finalista al Booker Prize, Damon Galgut. Perseguitati da una promessa non mantenuta, dopo la morte della madre i membri della famiglia Swart si perdono di vista. Alla deriva, le vite dei tre figli della donna procedono separatamente lungo le acque inesplorate del Sudafrica: Anton, il ragazzo d'oro amareggiato dal potenziale inespresso che è la sua vita; Astrid, il cui potere sta nella bellezza; e la più giovane, Amor, la cui vita è plasmata da un nebuloso senso di colpa. Ritrovandosi per quattro funerali nel corso di tre decenni, la famiglia in declino rispecchia l'atmosfera del paese: un'atmosfera di risentimento, rinnovamento e infine di speranza. (ibs)

Libro letto per il gruppo di lettura della libreria, ma ammetto che lo avrei voluto leggere comunque.
A differenza di quanto successo ad altri lettori, sono entrata subito in sintonia con lo stile narrativo dello scrittore, al punto che non mi ero minimamente accorta nè dei passaggi tra un pronome e l'altro nè del fatto che i dialoghi sono scritti senza le virgolette, proprio queste cose non mi hanno creato nessun problema di lettura.
Mi sono piaciute le descrizioni, che rendono l'atmosfera senza diventare pesanti; mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto dei tre fratelli così diversi l'uno dall'altro e così esagerati nei loro difetti (in effetti ricalcano bene i problemi del Sudafrica). Mi è piaciuto lo spunto narrativo e la trama. E' una storia che non poteva andare in altro modo (e mi ha un po' dispiaciuto scoprire da subito l'ordine dei morti) ma l'interessante è vedere come si sviluppa la storia. C'è anche quasi un po' di fatalismo dietro a questa promessa: tutti quelli che non la rispettano finiscono male. Prima muore il padre, che se ne è proprio fregato di ciò che gli ha chiesto la moglie in punto di morte. Poi muore Astrid, la sorella frivola, che non ci pensa neanche lontanamente a lasciare una casa alla domestica di colore. Poi muore Anton, il ragazzo col cuore d'oro (forse il personaggio che più è preponderante nel racconto) ma che sostanzialmente non trova la sua strada nella vita; lui era stato possibilista nei confronti della domestica ma poi fa la fine che fa. E forse non è un caso che la promessa venga mantenuta da Amor, il fantasma, quella che nessuno ascolta in famiglia, quella che credono sia completamente sciroccata perchè è stata colpita da un fulmine; ma Amor è anche quella che sparisce e ricompare, e ricorda che esiste questa cosa in sospeso, mai presa sul serio; Amor è quella che si annulla per gli altri, è quella che va a lavorare come infermiera in un reparto di malati di aids, un reparto in cui quotidianamente ha a che fare con i morti. Credo che solo nel momento in cui riesce a completare questo desiderio della madre, finalmente può affrontare il futuro con tranquillità.
Ho gradito moltissimo il fatto che l'ambientazione storica si capisce ma rimane in secondo piano. Sappiamo in quale momento della storia del Sudafrica siamo da alcune cose che càpitano ai fratelli, tipo Anton che passa dalle carceri e pensa a Mandela lì dentro, oppure ai neri che cominciano a prendersi la terra ai margini della proprietà. Piccoli cenni che chi vuole può approfondire.
Piaciuto moltissimo.
Mio voto: 9 / 10

sabato 1 gennaio 2022

Historical Fiction Reading Challenge 2022



Sfida ospitata da The intrepid reader.

Any sub-genre of historical fiction is accepted (Historical Romance, Historical Mystery, Historical Fantasy, Young Adult, History/Non-Fiction, etc.)

Each month, a new post dedicated to the HF Challenge will be created where you can add the links for the books you have read.

During the following 12 months you can choose one of the different reading levels:
20th Century Reader - 2 books
Victorian Reader - 5 books 
Renaissance Reader - 10 books
Medieval - 15 books
Ancient History - 25 books
Prehistoric - 50+ books

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Libri letti:


level 20th century reader --> 19/02/2022


Level Victorian reader --> 11/07/2022


Level Reinassance reader --> 01/11/2022