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venerdì 2 dicembre 2022

Benvenuti nell'Antropocene. Velociraptor, internet e la cometa di Halley: guida a un pianeta uomo-centrico - John Green


Titolo originale: The Anthropocene Reviewed (2021)

L’Antropocene è l’attuale era geologica, in cui l’opera dell’uomo ha profondamente ridisegnato e influenzato il pianeta. A partire dal podcast di grande successo in America, arricchito e trasformato in questo volume anche a causa della pandemia, John Green recensisce, con tanto di valutazione da 1 a 5 stelle, diversi aspetti del nostro pianeta antropocentrico – dalla tastiera QWERTY ai velociraptor, passando per internet, i miti dello sport e i videogiochi, fino ai Pinguini di Madagascar. Prodotti artificiali come le bevande gassate, specie naturali le cui abitudini sono state irrimediabilmente modificate dall’azione umana, fenomeni che influenzano l’umanità come la cometa di Halley: le recensioni dell’autore compongono una vera e propria sinfonia, in un libro complesso e ricco di dettagli. Il talento di John Green per raccontare storie risplende più che mai e ci porta a guardare con occhi diversi il nostro presente e il mondo che ci circonda. (goodreads)


Mi serviva un libro che fosse un "New York Times nonfiction bestseller" e tra i papabili ho trovato questo che mi ispirava molto.
E' un bel libro ma alla lunga stanca. Voglio dire, lui prende un oggetto che ha avuto una certa importanza nella nostra epoca, e ne parla, parla di dove è nato, parla di come si è sviluppato, dei ricordi che ha lui su quell'oggetto o situazione. Poi passa ad un secondo articolo e fa la stessa cosa. Così per non so quante volte. Ad ogni oggetto di cui tratta, da una votazione in stelline, anche queste molto tipiche del nostro periodo.
Ci sono oggetti che sono tipici americani e, quindi, a me quasi sconosciuti, per cui leggo, ne prendo atto ma non posso confrontarmi con lui. Su altri, che conosco, posso riflettere se la penso come lui oppure no. Il problema è che tutto questo procedimento, alla lunga, diventa un po' noioso. C'è da dire che ho invece apprezzato molto la scrittura di Green, quindi appena riesco ho intenzione di recuperare un suo romanzo, perchè lo stile è molto scorrevole, piacevole. Per quanto riguarda questo libro, carino ma niente di che.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

lunedì 28 novembre 2022

Oregon Hill - Howard Owen


Titolo originale: Oregon Hill (2012)

Willie Black è un giornalista vecchio stampo, ama il suo lavoro ed è mosso da un senso di giustizia che è quasi il retaggio di un’altra epoca. Per contro, beve troppo, e il suo carattere ruvido e schietto, poco incline al compromesso, non lo aiuta: infatti, dopo una lunga carriera nella cronaca politica del quotidiano dove lavora, Willie viene retrocesso alla nera, l’ultima sponda prima del licenziamento. Quando il cadavere di una studentessa viene ritrovato senza testa nelle acque del South Anna, la polizia archivia il caso appena il fidanzato confessa; ma Willie è convinto che dietro quel delitto si nasconda un colpevole ben più insospettabile. Così, intraprende un’inesorabile crociata a Oregon Hill, quartiere storico della città di Richmond in Virginia, dove è costretto a farsi strada in un clima di razzismo, corruzione e menzogne, alla ricerca della verità a ogni costo.
Oregon Hill è più di una crime story, e rende omaggio al genere senza togliere l’anima ai personaggi, all’ambientazione, alle sfumature dei caratteri. E Willie Black si rivela un perfetto anti-detective noir, autoironico e impacciato, sempre disposto a sfidare le convenzioni pur di non rinunciare alla sua limpida umanità.
Per chi osserva i cerchi espandersi all’infinito nell’acqua, per chi fa le cose a modo suo come canta Frank Sinatra, per chi ha visto un sorriso allargarsi come l’alba in un paesaggio buio, e per chi ha combattuto contro la paura, accettando di perdersi in un labirinto per trovare la verità. (goodreads)

Erano un paio di anni che volevo leggere questo libro e finalmente sono riuscita ad infilarlo in una challenge. L'ho divorato in due giorni. Mi piace molto lo stile di questo autore, descrittivo e allo stesso tempo asciutto, un po' rude. Uno stile che mi ha fatto venire in mente Raymond Chandler. 
Isabel Ducharme è arrivata a Richmond per frequentare la Virginia Commonwealth University. Già il punto di partenza è strano, perchè si tratta di una piccola università che richiama poca gente. E' lo stesso ateneo in cui studia (da secoli) la figlia di Willie Black.
Entriamo anche nella famiglia di Willie, la cui madre, dopo aver lasciato il terzo marito, ha conosciuto Les, un settantaseienne con problemi di demenza che spesso sale sui tetti e poi va aiutato a scendere.
Willie divide l'appartamento con un ex marine ed ex barbone, Abe Custalow, nativo americano che a volte deve girarsi di fianco per passare dalle porta per quanto è largo, uomo di poche parole che vede le cose in bianco e nero, senza sfumature di grigio.
Anche Willie ha tre matrimoni falliti alle spalle. Dal primo, con Jeanette, è nata Andi che ha vent'anni. Poi ha sposato Chandler (che lui definisce errore madornale) e poi Kate, che non voleva che lui fumasse in casa e che è l'unica che ogni tanto lo chiama. Proprio Kate, avvocato, decide di difendere il ragazzo incriminato, Martin Fell, e fa conoscere a Willie la madre del ragazzo, da cui Willie riuscirà a scoprire alcuni dettagli utili alla soluzione del caso. Perchè è stato troppo facile accusare Martin, la verità andrà cercata nel passato...
Dicevo, libro che ho divorato in due giorni grazie alla scrittura incalzante, personaggi interessanti e una storia che volevo vedere come proseguiva. Il libro di Owen non è solo un giallo fine a se stesso, ma è anche interessante tutta la componente sociale che riesce ad inserirci, dai discorsi delle minoranze, dei poliziotti corrotti, del pregiudizio verso il diverso (Abe). Bel libro, piaciuto molto, conto di proseguire la serie.
Mio voto: 8 / 10

domenica 27 novembre 2022

Agatha Raisin e il matrimonio assassino - M.C. Beaton


Titolo originale: Agatha Raisin and the Murderous Marriage (1996)

Agatha ce l’ha fatta! Dopo che l’ultima indagine ha permesso a lei e a James di vivere qualche giorno insieme, James inaspettatamente le chiede di sposarlo. Stupore, un minimo di incertezza e poi Agatha accetta con entusiasmo! Nel corso degli anni ha dato diverse versioni sulla fine di Jimmy Raisin, il suo primo marito: ad alcuni ha detto che è morto, ad altri che non ne ha più saputo niente. Giunta ora al momento fatidico, per paura che una lunga attesa possa indurre James a ritirare la proposta, Agatha sostiene di essere vedova, e senza ulteriori tentennamenti si prepara al gran passo. La mattina del matrimonio comincia male: una nuova crema antirughe le procura un imbarazzante sfogo sul viso. Ma questo è niente: poco prima del fatidico sì, ecco arrivare proprio Jimmy Raisin. Stupore, rabbia, imbarazzo: James, furibondo, intima ad Agatha di non farsi più vedere, e Jimmy tenta di estorcere dei soldi ad Agatha, che lo caccia in malo modo. La successiva apparizione di Jimmy è in forma di cadavere, assassinato nei pressi di Carsely. Inizia così l’indagine più importante di Agatha, che non solo vede allontanarsi del tutto l’amato James, ma è accusata di omicidio… (goodreads)

Agatha sa di aver fatto una stupidaggine tacendo a James che non sa che fine ha davvero fatto suo marito dopo che l'ha lasciato. E quando ricompare, proprio il giorno del suo matrimonio Agatha capisce di aver perso James per sempre. 
L'intero libro è pieno di riflessioni su Agatha e quanto in realtà non è proprio a proprio agio nel vivere insieme a James. Sì perchè Agatha, sapendo di andare a vivere da James dopo il matrimonio, ha messo subito in vendita la sua casa e quando il matrimonio va a rotoli si ritrova in mezzo alla strada perchè la nuova acquirente non ci pensa neanche lontanamente a rivenderglielo. Tuttavia, James decide di ospitare Agatha nella sua stanza degli ospiti e l'occasione è buona per cominciare ad investigare insieme su chi ha ucciso Jimmy Raisin, visto che i due sospetti sembrano essere proprio Agatha e James. Ovviamente si cacceranno nei pasticci, nonostante gli avvertimenti della polizia di starne fuori, lasciando dietro di sè una scia di omicidi, tutti riconducibili in qualche modo a Jimmy. E forse il colpevole stavolta lo avevo un po' sospettato...
Carino, libro leggero, ammetto che l'ho divorato in un paio di giorni. Agatha e James mi sembrano sempre due cretini nel loro rapporto sentimentale, con tutti sti tira e molla, le gelosie e robe simili. Tuttavia come compagni di investigazione funzionano. Stavolta a cercare di mettere loro un freno non c'è solo Bill Wong, ma anche la collega poliziotta di cui è innamorato perso (ma non ricambiato).
Una lettura rilassante.
Mio voto: 7 / 10

venerdì 28 ottobre 2022

Il gatto che parlava ai fantasmi - Lilian Jackson Braun


Titolo originale: The cat who talked to ghosts (1990)

Jim Qwilleran riceve una telefonata a tarda sera dalla sua ex governante Iris Cobb, attuale custode del museo. Iris è terrorizzata perchè sente provenire degli agghiaccianti rumori notturni che non la fanno dormire. Qwill decide di andare a vedere cosa succede ma quando arriva, Iris è senza vita in cucina. Peraltro, la cucina è assolutamente in ordine, non ci sono segni di colluttazione o simili. Dopo gli accertamenti della polizia, Qwill decide di trasferirsi a casa di Iris per poter investigare un po'. 

Questo non sarà l'unico fatto che succede. Oltre alla morte di Iris ci saranno un paio di furti al museo, un gregge di capre avvelenato e un misterioso cadavere; e mentre Qwill non riesce mai a terminare l'ascolto dell'Otello, Koko pare diventare matto quando riesce ad avvicinare un certo cuscino nel museo e ad una storica edizione della Bibbia. E su tutto pare aleggiare la figura di Ephraim Goodwinter, antico proprietario della miniera Goodwinter dove sono morti 32 minatori, trovato cadavere appeso ad un albero, non si è mai saputo se per suicidio o linciaggio.

Il bello di questi gialli è che ad ogni episodio si aggiunge un tassello sui personaggi storici, in questo caso, i Goodwinter e l'antica miniera che era in funzione. Mi dispiace sia morta Iris Cobb, mi chiedo come mai abbia lasciato in eredità il suo manuale di cucina con calligrafia quasi illeggibile a Qwill. La storia è carina, anche se ci sono tanti personaggi di cui si capisce il senso solo alla fine. E' un po' contorta la soluzione del caso, impossibile da arrivarci.
Mio voto: 7 / 10

lunedì 15 agosto 2022

Quando nascono i desideri - Lucy Dillon


Titolo originale: A hundred pieces of me (2014)

Una lettera scritta dall'unico uomo che abbia sempre amato. Una copia di "Piccole donne", il suo libro preferito quand'era bambina. Un vaso di vetro, che riflette la luce anche nelle buie giornate d'autunno. Le mani di Gina si soffermano con tocchi delicati sugli oggetti che fanno capolino dagli scatoloni. Accanto a lei Buzz: due dolci occhi marroni, una coda che sembra non voler mai stare ferma, quattro zampe che mettono confusione e allegria ovunque. Seduta nella sua nuova casa, Gina sente un timido sorriso affiorarle alle labbra. È il primo giorno della sua nuova vita. Dopo il fallimento del matrimonio con Stuart, Gina ha deciso di non voltarsi indietro e di guardare al futuro. Ha lasciato il marito, cambiato casa e deciso di mettere in vendita o dare in beneficenza tutti gli oggetti della sua vita precedente. Proprio così, cercando di disfarsi di una bicicletta, un po' per fortuna un po' per caso, ha trovato Buzz. E Buzz ha trovato lei. Un nuovo amico che, giorno dopo giorno, riesce a riempire il vuoto che si era creato nella sua vita. Che riesce a farle capire quanto siano preziose le piccole cose che la circondano. E quando il suo lavoro di restauratrice le offre l'occasione che da sempre aspettava, Gina trova finalmente il coraggio di aprire il suo cuore alla speranza e, forse, anche all'amore. Ma se è vero che i desideri si esprimono solo a occhi chiusi, le servirà tutto il fiuto di Buzz per orientarsi tra i mille imprevisti della sua nuova vita. (ibs)

Parto dal titolo. Non capisco perchè in italiano sia stato tradotto in questo modo, quando il vero titolo sarebbe (circa) "cento pezzi di me", che sarebbe molto più adatto a quanto poi trova svolgimento nel libro. Infatti, i cento pezzi richiamano sia l'iniziale impresa di Gina di salvare solo cento oggetti tra tutti quelli che si è resa conto di aver accumulato negli anni, sia il fatto che ad un certo punto Nick le suggerisce, invece, di scattare cento immagini di cose che la rendono felice. Quindi i desideri non c'entrano nulla, ma proprio nulla.
Le "zampe che mettono confusione", anche quelle non ci sono, perchè Buzz è un timidissimo levriero, abbandonato più volte, probabilmente maltrattato perchè non sapeva correre, e in casa fa di tutto per rannicchiarsi e rendersi invisibile, altro che creare confusione.
Ultima critica che faccio alla casa editrice: bellissima la copertina, è ovviamente una delle cose che mi ha attirato, ma perchè MAI nel libro si parla di un levriero e in copertina mi mettete un bassotto? (o comunque non un levriero...) Mah.

Dette queste tre cose, amo i libri di Lucy Dillon ma questo mi mette in difficoltà. E' un libro che non ha la leggerezza degli altri che ho letto finora, ha molte cose dentro e procede molto molto lentamente (il levriero salta fuori a metà libro, per esempio).
Ogni capitolo parte con la descrizione di un oggetto che Gina tira fuori da uno scatolone e che le ricorda qualcosa. Quindi la prima parte del capitolo è un flashback nel passato di Gina, da quando andava a scuola, a quando ha incontrato Kit (il suo grande amore), a quando ha incontrato Stuart, poi ritorna a Kit per spiegare finalmente cosa è successo che li ha fatti separare. Nella seconda parte del capitolo c'è la storia attuale di Gina e di come si rende conto che Stuart non è il marito che avrebbe voluto; lui è stato una roccia nel periodo in cui lei ha lottato contro il cancro, ma il matrimonio si è lentamente logorato, finchè lui ha trovato una donna più giovane. Ma la verità è che Gina ha sempre pensato ad un altro, era un matrimonio (affrettato per via del cancro) che si trascinava da tempo. Nella nuova casa decide di diventare una persona nuova, che non accumula soprammobili o ricordi di viaggio ma che vuole rimanere essenziale. Un viaggio nei ricordi che compie svuotando gli scatoloni. Contemporaneamente, il lavoro le porta una nuova sfida, che è quella di restaurare la villa dei suoi sogni. 
L'entrata in scena del levriero è molto triste. Il cane probabilmente era stato destinato alle corse ma si era rivelato scarso, quindi se ne sono disfatti. E' stato abbandonato da Gina in cambio di una bicicletta. E' un cane che ha paura degli uomini e che fa di tutto per non dare fastidio a Gina, finchè ovviamente ad un certo punto lei riuscirà a conquistare la sua fiducia e decide di adottarlo (con grande gioia di Rachel, che è sempre quella del rifugio degli altri libri).
Forse mi aspettavo un finale diverso. Al di là che pensavo fosse un libro più leggero, più basato sul rapporto tra lei e il cane, mentre qui il cane è molto in sottofondo mentre è tutta la sofferenza di lei che viene sviluppata, quando sono arrivata alle ultime pagine, non me lo aspettavo. Mi è anche parso un po' frettoloso come vengono sistemate alcune vicende (Nick, la madre, il padre, l'incidente).
Un libro gradevole, forse tirato un po' per le lunghe, che comunque si legge bene perchè lei scrive bene. Però, boh, mi lascia un sentimento strano addosso.
Mio voto: 7 / 10

lunedì 8 agosto 2022

Le notti bianche - Fëdor Dostoevskij


Titolo originale: Белые ночи (1848)
Titolo inglese: White nights

Un giovane uomo, di cui non conosciamo il nome, vive isolato e non ha amicizie. Durante una passeggiata notturna sul lungofiume incontra Nesten'ka, una ragazza di diciassette anni. L'uomo è un sognatore, un solitario, distaccato dal mondo in cui vive, e questo incontro fa nascere in lui per la prima volta un sentimento reale. Le notti bianche di San Pietroburgo, in cui la luce non sembra mai tramontare, fanno da sfondo alla loro sofferta storia d'amore, un breve risveglio nel vuoto di un'esistenza non vissuta. (Giunti.it)

"Il cielo era talmente pieno di stelle e luminoso che a vederlo veniva da chiedersi: com'è possibile che sotto un simile cielo vivano tante persone colleriche e capricciose?"

Siamo a San Pietroburgo. Un uomo ha sempre vissuto in solitudine e, ad un certo punto, questa cosa comincia a preoccuparlo. Nella sua esistenza da sognatore, all'improvviso compare Nasten'ka, una diciassettenne che sta piangendo per essere stata abbandonata dall'uomo che ama. Sarà lei ad offrire al sognatore alcuni scampoli di vita vera, finché una sua lettera, con l'annuncio delle proprie nozze, non lo "risveglierà" per riportarlo al suo destino di illusioni.
Il libro si svolge su quattro notti, ed è praticamente un grande dialogo tra di loro, dove ognuno parla all'altro di sè. Nasten'ka gli confessa l'amore che prova per questo uomo con cui dovrebbe sposarsi ma che non si è presentato al loro appuntamento. Il sognatore pensa allora di potersi "sostituire" a lui, credendosi innamorato di lei, ma le cose finiranno diversamente.
La storia in sè non mi è dispiaciuta, alla fine si tratta di due persone che si incontrano e si conoscono, confidandosi i propri tormenti. I dialoghi però, boh, sono un po' sciocchi, non saprei come altro definirli.
Sono molto belle invece le prime pagine in cui lui va in giro da solo per la città e parla dei sogni, del fatto che ha un rapporto speciale con le case e i palazzi che vede. Dopo la storia è proprio triste, lui finalmente trova una ragione per uscire dai suoi sogni e poi ci viene risbattuto con forza. La ragazza l'ho trovata molto frivola. Non so se, attraverso il comportamento di Nasten'ka, l'autore ci voleva dire altro, lei mi è risultata fastidiosa. Da lodare lui che, nonostante tutto, non la odia ma le augura di essere felice.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

venerdì 29 luglio 2022

Cui prodest? - Danila Comastri Montanari


Titolo originale: Cui prodest? (1997)

Roma, inverno dell'anno 46 dopo Cristo. Un efferato assassino si accanisce sugli schiavi della domus di Publio Aurelio. È un sicario crudele, intelligentissimo, senza pietà. I suoi obiettivi prediletti sono gli omosessuali, ma, di tanto in tanto, non disdegna neppure vittime "normali". Chiamato a investigare, gli unici indizi che Publio Aurelio riesce a raccogliere sulla scena del crimine sono un'orma insanguinata e una pedina di latrunculi, gli antichi scacchi romani. Davvero poco per intuire un movente, seguire una pista, identificare un colpevole. Publio Aurelio, però, non ha scelta: deve giocare il tutto per tutto e smascherare l'assassino prima che torni a colpire per l'ennesima volta. (ibs)

Sesta avventura per il senatore Publio Aurelio Stazio. Interessante vicenda. Credo sia il libro che mi è piaciuto di più finora. La vicenda è abbastanza chiara e fila lineare. Interessante la spiegazione su come funziona la condizione di schiavitù a Roma. Interessante anche la parte di spiegazione dei giochi che facevano i romani (a fine libro c'è un'appendice su come funzionavano i latrunculi, oltre ad un glossario dei termini). A fine libro c'è anche un breve racconto sul tema dello stupro e di come viene considerato diversamente a seconda che venga subito da una donna libera o da una schiava.
Publio Aurelio in questo libro mostra la sua differenza da altri patrizi dell'epoca; da lui gli schiavi sono parte della famiglia, non vengono trattati come bestie. Mostra anche una grande magnanimità a comprensione per alcuni dei personaggi con cui ha a che fare (vedi il bambino strappato alla madre, o la vicenda di Afrodisia).
Forse l'autrice esagera un po' con tanti indizi che non portano a niente, tante persone che creano un po' di confusione. Però la vicenda è sicuramente quella più chiara che ho letto finora.
Ovviamente nelle indagini Publio è aiutato dal suo fido segretario greco Castore, personaggio "cartola" come diciamo noi.
Mio voto: 7 e mezzo / 10


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Serie Publio Aurelio Stazio:
1. Mors tua (1990)
2. In corpore sano (1991)
3. Cave canem (1993)
4. Morituri te salutant (1994)
5. Parce sepulto (1996)
6. Cui prodest (1997)

domenica 26 giugno 2022

Il club dei ricordi perduti - Ann Hood


Titolo originale: The Knitting Circle (2006)

Senza nessuno cui dedicarle, le parole sono vuote e inutili. Come vuota e inutile è ormai la vita di Mary Baxter, una brillante giornalista che ha visto il filo della sua esistenza spezzarsi un maledetto giorno di primavera. Tuttavia, con un matrimonio sull’orlo del fallimento e un lavoro che ha perso ogni significato, Mary sorprende per prima se stessa quando decide di seguire l’unico consiglio che le ha dato la madre per superare il dolore: iscriversi a un corso di lavoro a maglia. Scettica ma allo stesso tempo incuriosita, Mary inizia quindi a frequentare la merceria di Alice – una premurosa e saggia vecchietta – dove cinque donne si ritrovano ogni mercoledì sera per creare sciarpe, maglioni, cappellini e calzini. Così, col passare delle settimane, si instaura un profondo rapporto di intimità e amicizia tra Mary e le componenti del «club», che durante le sedute le raccontano il proprio passato. Come Scarlet, che ha deciso di aprire una panetteria dopo aver perso l’amore; o Beth, madre di quattro figli, che si porta dietro un grande rimpianto; e poi Lulu, Ellen, Harriet, ognuna con la sua storia e i suoi segreti, le gioie e le delusioni, i successi e i fallimenti… E saranno proprio quelle donne e la serenità trasmessa dal lavoro a maglia ad aiutare Mary a capire che è sempre possibile uscire dal guscio in cui ci rinchiudiamo, per aprirci di nuovo alla vita e all’amore. (goodreads)

Mary ha perso sua figlia, Stella, di 5 anni, per la meningite. Il dolore è fortissimo, la paralizza, non trova un motivo per alzarsi dal letto o per uscire o per rispondere agli amici. Vedere bambine e famiglie felici la distrugge. Ma un giorno sua madre le consiglia di cominciare a lavorare a maglia, e stranamente Mary decide di ascoltare il suo consiglio. Nel "sit and knit" di Alice, Mary imparerà che il lavoro a maglia ha un potere rilassante e conoscerà altre persone (principalmente donne e un uomo) che, come lei, hanno cominciato a lavorare a maglia per uscire da un dolore. Non è una cosa rapida, richiede tempo.
E' un libro doloroso sulla perdita, sul vuoto incolmabile che lascia. E' anche un libro di amicizia, perchè a volte il condividere il proprio dolore non lo fa scomparire ma lo può rendere sopportabile. 
Tutti i partecipanti al club della maglia ci racconteranno le loro storie, anche la madre di Mary, che quel circolo l'ha conosciuto anni prima. E, per ultima, anche Mary riuscirà a tirare fuori le parole che tanto l'hanno soffocata. 
Mi è piaciuto molto, a parte l'improbabile (secondo me) parte in cui Mary entra in un bar e dopo due minuti bacia uno sconosciuto e poi ci passa dei giorni insieme. 
Lo credevo più leggero e invece non lo è; tutti i partecipanti al club della maglia hanno delle storie molto pesanti alle spalle. Molto piacevole la scrittura. 
Carino, nelle pagine finali, l'elenco dei libri citati.
Mio voto: 8 / 10

sabato 25 giugno 2022

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo: Il Mare dei Mostri - Rick Riordan


Titolo originale: The Sea of Monsters (2006)

La vita di un semidio a New York non è sempre facile, e quella di Percy Jackson è diventata una vera impresa da quando ha scoperto di essere figlio di Poseidone e deve trascorrere tutte le estati al Campo Mezzosangue, insieme ai suoi simili. Ma ora il campo è in grave pericolo: l'albero magico che lo protegge è stato avvelenato e non riesce più a difenderlo dalle invasioni dei mostri. Solo il Vello d'Oro può salvarlo! Ma è custodito su un'isola da Polifemo, nelle acque tumultuose del Mare dei Mostri. La missione è affidata alla figlia di Ares, ma Percy non può certo restarsene con le mani in mano... anche perché il suo satiro custode Grover è nelle grinfie di Polifemo! Accompagnato dalla fedele Annabeth e dal nuovo amico ciclope Tyson, Percy dovrà intraprendere un viaggio per mare e affrontare le mille insidie che nasconde, dalla maga Circe al canto delle sirene. E come se non bastasse, la profezia dell'Oracolo si complicherà... Chi sarà, tra i figli dei tre Grandi, a tradire gli dei dell'Olimpo? (goodreads)

Seconda avventura per Percy Jackson. Alla fine dell'anno scolastico, dove ha fatto amicizia con un ragazzone chiamato Tyson, la scuola viene attaccata da una serie di mostri Lestrigoni. Percy, Tyson e Annabeth (che è andata a cercarlo) riescono ad arrivare al Campo Mezzosangue che però è sotto attacco da parte di mostri. Infatti, l'albero che protegge il campo è stato avvelenato e quindi sta perdendo il suo potere di protezione. Chirone, il custode del campo, è stato licenziato e al suo posto è stato messo Tantalo. Qui al campo, Annabeth farà vedere a Percy che Tyson è in realtà un ciclope, e Poseidone lo riconoscerà come proprio figlio (e quindi fratello di Percy).
Occorre andare a cercare il vello d'oro, l'unica cosa che può risanare l'albero di Talia, e per la missione viene designata Clarisse, figlia di Ares. Tuttavia, Percy continua a sognare il suo amico satiro Grover che è in pericolo, rinchiuso da Polifemo che lo ha scambiato per una donna e vuole sposarlo non appena avrà finito di tessere la tela. Quindi anche Percy, con Annabeth e Tyson, partono alla ricerca del vello, scontrandosi anche con Luke, Clarisse e vari mostri finchè arrivano al vello e ovviamente riescono a portarlo al campo. Ma nel finale arriva al Campo anche una ragazza che lascia tutti increduli: si tratta di Talia, figlia di Zeus (che dovrebbe essere morta..), e che complica parecchio la profezia sui figli dei tre Dei... Sarà la più grande amica o la più acerrima nemica di Percy?
Sempre piacevoli le avventure di Percy Jackson, un po' alla volta voglio arrivare alla fine della serie. Mi piace questo mix di realtà con le divinità greche. Anche se è un libro per ragazzini, lo leggo sempre molto volentieri.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

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Percy Jackson & the Olympians:
Book 2: The sea of Monsters
Book 3: The Titan's curse
Book 4: The battle of the Labyrinth
Book 4.5: Percy Jackson and the Sword of Hades
Book 4.6: Percy Jackson and the Stolen Chariot
Book 4.7: Percy Jackson and the Bronze Dragon
Book 5: The Last Olympian
Book 5.5: Percy Jackson and the Singer of Apollo

giovedì 16 giugno 2022

Il colore viola - Alice Walker


Titolo originale: The Color Purple (1982)

Violentata dall'uomo che credeva essere suo padre, privata dei due figli, sposata a un uomo che odia, Celie, una giovane donna di colore, viene separata anche dall'amata sorella Nettie, che finirà missionaria in Africa. Per trent'anni Nettie scriverà a Celie lettere che questa non riceverà mai, mentre Celie, oppressa dalla vergogna della sua condizione, riesce a scrivere solo a Dio. Sarà l'amante del marito, una affascinante cantante di blues, a cambiare il colore della sua vita, insegnandole a ridere, giocare, amare. (goodreads)

Erano un po' di anni che avevo questo libro nella lista di quelli che volevo leggere e, finalmente, ce l'ho fatta. Avevo visto il film secoli fa e ne ho comunque un ricordo molto sbiadito.
Beh, la trama dice già molto della storia. Celie ha quattordici anni quando Pà (che si scoprirà non essere il suo vero padre) comincia ad abusare di lei. I due bambini vengono fatti sparire e Celie non avrà altri figli in vita sua. Celie è bruttina ma sa gestire la casa e i bambini, così quando Mr___ (che non viene mai chiamato per cognome, scopriremo ad un certo punto che si chiama Albert) chiede di sposare sua sorella Nettie, il padre rifiuta e gli dice di prendere Celie. Celie non avrà alcun tipo di affetto da questo marito, vedovo con figli difficili, e per tutta la vita continuerà a pensare alla adorata sorella Nettie, che nel frattempo è riuscita a scappare di casa. Ad un certo punto, nella casa di Celie, viene ospitata Shug Avery, cantante di successo e amore mai sopito di Mr___. All'inizio il rapporto tra le due donne è difficile, Shug è piuttosto scontrosa e cattiva, ma Celie riesce a fare breccia nel suo cuore e nascerà un vero e proprio amore tra le due donne.
Nettie, missionaria in Africa, scrive a Celie tante lettere che lei mai riceverà perchè il marito gliele tiene nascoste. Almeno finchè Shug non le trova e lo dice a Celie. Questo fa nascere in Celie un grande odio per Mr___ , ma Shug non permette che lo uccida, se la porta via con sè. A quel punto, Celie può leggere le lettere di Nettie, dove la sorella le spiega la vita e le usanze in Africa. Ho trovato questa la parte un po' più noiosa del libro, perchè praticamente di punto in bianco, il centro della storia si sposta in Africa, lasciando Celie come comparsa. Anche Celie comincia a scrivere a sua sorella, ma lei non riceverà mai le lettere, anzi, ad un certo punto arriva anche un telegramma dove sembra che la nave su cui viaggiavano Nettie e tutta la sua famiglia è stata affondata e loro sono dispersi.

Tanti spunti di riflessione in questo libro. Prima di tutto, sicuramente la situazione di schiavitù dei neri; ma anche la schiavitù delle donne nere nei confronti di padri e mariti.
E' con l'intervento di Shug Avery che Celie capisce cosa vuol dire amare ed essere amata. E capisce anche cosa significa soffrire per amore.
Il rapporto con la sorella, la mancanza, il sentirla comunque in qualche modo presente anche se è a chilometri di distanza, il non credere che sia morta perchè Celie la sente viva. C'è anche una frase molto bella di Celie, quando dice (circa) che se sua sorella è davvero morta allora bisognerà solo trovare un modo diverso per comunicare.
C'è un bellissimo dialogo che avviene tra Celie e Shug su Dio. Celie è arrabbiata con Dio; Shug le dice che Dio non lo troverà mai in chiesa, ma lo troverà nella natura, negli animali, nel cielo, lo troverà nel cercarlo.

"Vuol dire che Dio è vanitoso?, chiedo. No, fa lei. Non è vanitoso, vuole soltanto condividere le cose belle. Secondo me Dio s'incazza se passi davanti al colore viola in un campo qualunque e non ci fai caso. "

“Bisogna togliersi l'uomo dagli occhi per vedere tutto il resto. L'uomo corrompe ogni cosa, dice Shug. Lo trovi dappertutto, sulla scatola dei biscotti, nel tuo cervello e alla radio. Cerca di farti credere che è dappertutto. Quando cominci a credere che è dappertutto, cominci anche a credere che è lui, Dio. E invece no. Quando cerchi di pregare, e l'uomo ti si para davanti, digli di andare al diavolo, dice Shug. Pensa ai fiori, al vento, all'acqua, a un grosso sasso. Ma non è facile, credimi. L'uomo è abituato a essere al centro di tutto, non vuol cedere. Minaccia fulmini e saette, alluvioni e terremoti. Dobbiamo resistere.”

Il romanzo è in forma epistolare; all'inizio Celie scrive i suoi pensieri a Dio, poi abbiamo le lettere di Nettie e dopo le lettere di Celie a Nettie.
Il linguaggio è semplice, quasi rude. E' un romanzo che ti fa indignare perchè le donne vengono considerate degli oggetti, alla mercè di uomini violenti. La parte che mi ha annoiato un po' è quella delle lettere di Nettie. E' vero che si può fare un parallelismo tra i neri in America e i neri in Africa, una specie di confronto tra la civiltà "primordiale" e la sua "evoluzione", però ammetto che ero più interessata alla storia di Celie e non vedevo l'ora che l'attenzione tornasse lì.
La storia tra Shug e Celie è trattata con molta delicatezza, anche nelle pagine in cui il loro amore diventa fisico.
Molto toccante il finale, sia per quanto riguarda il ritorno di Nettie e il vedere che i suoi figli (di Celie) sono stati allevati da una buona famiglia e sono cresciuti bene, ma anche per il fatto che Mr___ ha iniziato a capire dove si è comportato male con Celie e tra loro nasce una specie di sodalizio lavorativo che diventa anche momento di dialogo improntato su una nuova base di sincerità e gentilezza reciproca.
Mio voto: 8 / 10

Come il mare - Wilbur Smith


Hungry as the Sea (1995)

Nick Berg, il "Principe d'oro", temuto e ammirato proprietario di una grande compagnia navale, è caduto nella polvere. Duncan Alexander gli ha portato via tutto: le navi, la moglie, il figlio. Gli rimane soltanto un rimorchiatore oceanico, il "Warlock". Quando ne assume il comando, nel porto di Città del Capo, sa di avere di fronte a sé una sfida per la vita. E quando il destino gli farà incontrare di nuovo l'odiato rivale, quella sfida si trasformerà in duello: un lungo duello mortale, sui mari, nelle corti di giustizia, ovunque, che si potrà concludere soltanto con la distruzione di uno dei due avversari. (goodreads)
Avevo letto questo libro secoli fa e da un po' di tempo meditavo di rileggerlo perchè ne avevo un bel ricordo. Ammetto, invece, che mi è quasi sembrato di leggere un libro nuovo, non ricordavo granchè. Ma va beh.
La storia è intrigante, con questi due uomini acerrimi rivali, il tutto ambientato in un mare furioso che li mette a dura prova.
Il protagonista mi è piaciuto, anche se è un po' un superman che sa sempre trovare la soluzione al problema, un personaggio un po' troppo in balia dei suoi istinti sessuali e che prende una serie di decisioni abbastanza stupide per un uomo "gelido" come appare all'inizio del romanzo.
Il cattivo è un cattivo di quelli veri, di quelli che quasi ispirano ammirazione perchè sanno prevedere le mosse dei rivali e non farsi stanare.
Le donne, mah. Bellissime, sensualissime. Entrambe un po' molto stereotipate. Chantelle ha lasciato Nicholas per mettersi con Duncan, poi però la passione si spegne e quando Nicholas si trova un'altra allora lei si rende conto che le manca e fa di tutto per riconquistarlo e spazzare via la rivale (compreso il telefonare all'altra per dirle che è riuscita a portarselo a letto). Pessima lei ma anche cretino lui che, pur amando un'altra, non riesce a tenere chiusi i pantaloni. Samantha invece la conosciamo come guida sulla nave da crociera che si arena all'inizio del libro, dove peraltro rischia di morire affogata come è successo a tutto il resto del gruppo della sua scialuppa, ma dopo due minuti dal salvataggio ha già superato lo shock e già sbava per Nicholas e non trova di meglio da fare che comportarsi da svenevole col resto dell'equipaggio per conquistare lui. Poi scopriremo che in realtà è una biologa marina, anche ecologista attivista, con appetiti sessuali quasi insaziabili, decisamente molto sciocca. Assurdo poi che mentre va all'aeroporto a cercare Nick, Samantha fa cadere le valigie di un altro personaggio e le basta fare un sorriso affinchè sia quasi lui a chiederle scusa per essersi trovato sul suo percorso. Mah.
Se la prima l'ho ritenuta odiosa, la seconda mi è risultata comunque fastidiosa.
Forse avrebbe dovuto lasciare fuori dalla storia le donne, concentrandosi sul mare e la diatriba con Duncan, perchè le parti "rosa" sono quasi stucchevoli anche per una romantica come me.
Ho trovato difficoltà in alcuni punti perchè il romanzo, quando parla delle navi, diventa anche abbastanza tecnico e, alla lunga, questi dettagli un po' mi hanno annoiato.
Quindi, a mio parere, bella ambientazione, trama interessante, ma mi lascia perplessa lo svolgimento.
Mio voto: 7 / 10

domenica 29 maggio 2022

Le solite sospette - John Niven



Titolo originale: The Sunshine Cruise Company (2014)

Quando Susan - a causa dei vizi nascosti del marito - si ritrova vedova e con la casa pignorata, insieme ad alcune amiche decide di compiere una rapina. Contro ogni probabilità, il colpo va a buon fine, e alle "cattive ragazze" non resta che raggiungere la Costa Azzurra, riciclare il denaro e sparire. Nulla che possa spaventarle, dopo tutto hanno più di un motivo per riuscire nella loro impresa: andare in crociera e fuggire il brodino dell'ospizio. (ibs)

Uno spassoso libro, surreale, con una trama molto cinematografica (confermata poi nel capitolo finale) dove quattro ultrasessantenni si improvvisano ladre di banca, inseguite da un sergente imbecille, e scappano fino in Francia. In realtà, dietro a tanta ironia ci sono degli spunti di riflessione non proprio da poco.
Susan e Julie sono amiche da una vita. Susan è dedita alla cura della casa, tutto ciò che riguarda le finanze sono gestite dal marito; fa la scenografa in un teatro (infatti il libro si apre con lei che fa le prove per creare del sangue per uno spettacolo). Julie è passata da un lavoro mediocre all'altro, adesso pulisce in una casa di riposo.
Poi abbiamo Jill, puritana, nonna di un bambino di cinque anni affetto da una rara malattia che sarebbe curabile solo con un intervento da sessantamila sterline.
Infine Ethel, più vecchia delle altre, obesa, in carrozzina, con un linguaggio incredibilmente scurrile (e soggiorna nella casa di riposo dove pulisce Julie).
Quattro personaggi con un cruccio sul cuore, che si tratti del presente o del passato (Ethel era una bellissima ballerina da giovane). Ad un certo punto, il marito di Susan viene trovato morto, "impalato da un mostruoso vibratore" e oltre a scoprire che aveva un appartamentino dove svolgeva la sua attività da pervertito sessuale e che la situazione finanziaria è disastrosa, Susan rischia di finire buttata fuori casa. Così, per caso, una sera mentre beve con Julie, Susan pensa all'idea di rapinare la banca. Parte così questa avventura rocambolesca, dove le quattro vecchie, aiutate da Stimmate, un ottuagenario ex ladro di professione, le istruisce e fornisce loro gli attrezzi del mestiere, salvo poi farsi distrarre da un carretto di gelati quando fa l'autista durante la rapina.
Cominciano una serie di avventure al limite dell'assurdo, una fuga in Francia in barca (grazie all'aiuto di un vecchio spasimante di Susan) e poi in macchina sulle strade francesi, dove addirittura salvano una quindicenne da uno stupratore. Il tutto, mentre vengono inseguite dal sergente Boscombe (un soggetto veramente lurido e incredibilmente stupido) e dal suo aiutante Weasley.
Come andrà a finire ve lo lascio scoprire.
Dicevo, il libro sembra fatto per il cinema, viste le scene di inseguimenti rocamboleschi. Nell'epilogo poi, l'autore scrive proprio che se una telecamera potesse inquadrare una certa scena, vedrebbe cosa sta facendo ogni personaggio del libro. Credo che il film sarebbe addirittura più divertente.
E' una lettura leggera, spassosa, anche se il punto di partenza è proprio che le vecchiette hanno paura di finire in una casa di riposo o di diventare di peso ai figli. Bel ritmo narrativo.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Il vecchio e il mare - Ernest Hemingway


Titolo originale: The Old Man and the Sea (1952)

Dopo ottantaquattro giorni durante i quali non è riuscito a pescare nulla, il vecchio Santiago vive, nel suo villaggio e nei confronti di sé stesso, la condizione di isolamento di chi è stato colpito da una maledizione. Solo la solidarietà del giovane Manolo e il mitico esempio di Joe Di Maggio, imbattibile giocatore di baseball, gli permetteranno di trovare la forza di riprendere il mare per una pesca che rinnova il suo apprendistato di pescatore e ne sigilla la simbolica iniziazione. Nella disperata caccia a un enorme pesce spada dei Caraibi, nella lotta, quasi letteralmente a mani nude, contro gli squali che un pezzo alla volta gli strappano la preda, lasciandogli solo il simbolo della vittoria e della maledizione sconfitta, Santiago stabilisce, forse per la prima volta, una vera fratellanza con le forze incontenibili della natura e, soprattutto, trova dentro di sé il segno e la presenza del proprio coraggio, la giustificazione di tutta una vita. Alla fine della propria carriera di scrittore Ernest Hemingway rimedia i temi fondamentali della sua opera nella cornice simbolica di un’epica individuale, e insieme ripercorre i grandi modelli letterari che, con Moby Dick, hanno reso unica la letteratura americana. (goodreads)

Questo libro lo lessi secoli fa, credo nelle vacanze dopo la fine delle superiori e non lo ricordavo molto.
C'è una sola cosa che mi ha terribilmente infastidito in questa lettura (e che, purtroppo, mi condiziona molto nell'esprimere un giudizio) ed è l'uccisione, piuttosto barbara, del delfino (che oltretutto non è nemmeno buono da mangiare, dice il vecchio). Se riuscissi a dimenticarmi di questa scena agghiacciante, credo che riuscirei ad apprezzare maggiormente invece la bellezza del libro. Un uomo, un vecchio, che lotta non solo contro la natura ma anche contro l'idea che ha di se stesso. La lotta contro il pesce che, seppur agganciato, non si dà per vinto, assomiglia a quella che è la lotta dell'uomo che, seppur da settimane non pesca nulla, non si dà per vinto. E' una lotta alla pari dove troviamo la forza, la tenacia, ma anche il rispetto dell'avversario. Il pesce è quasi un fratello, il vecchio conosce bene i suoi movimenti solo sentendo muoversi la lenza. E' quasi dispiaciuto di doverlo uccidere, ma si ricorda di essere un pescatore. E troviamo anche l'inevitabile: dopo aver battuto il pesce, troppo grande per essere caricato sopra alla barca, arrivano gli squali attirati dal sangue, e cominciano a divorare pezzo per pezzo la fatica dell'uomo che non può fare altro che assistere inerme (dopo aver provato a difendersi con tutto ciò che aveva nella barca) e a cui rimane solo la carcassa della sua fatica.
Nella barca, l'uomo ha modo di capire che si sente solo. Mille volte ripete "se ci fosse il ragazzo". Ma il ragazzo non c'è, i suoi genitori lo hanno fatto andare su un'altra barca perchè dal vecchio non pescava nulla. Tuttavia, è proprio dal vecchio che il ragazzo impara maggiormente, e quando il vecchio rientra a terra decide di tornare da lui ad aiutarlo, infischiandosene di cosa vogliono i genitori. Nella barca, l'uomo è anche in lotta con se stesso; da una parte la vecchiaia che avanza, con la fatica, la stanchezza; dall'altra la tenacia dell'uomo di mare che non vuole mollare.
E' un libro che ha tanti elementi interessanti pur essendo molto breve. E' molto ricco.
La scrittura si legge bene. E' una scrittura asciutta, con pochi fronzoli ma incredibilmente capace di trasmettere atmosfere e sensazioni. E' un libro con un ritmo lento, e credo sia ben adeguato alla storia che racconta, che è una storia lenta.
Nel complesso mi è piaciuto molto.
Mio voto: 8 / 10

mercoledì 30 marzo 2022

La signora in verde - Arnaldur Indridason


Titolo originale: Grafarþögn (2001)
Titolo in inglese: Silence of the grave

Sulla collina di Grafarholt, alle porte di Reykjavík, viene rinvenuto un misterioso scheletro, una mano che spunta dal terreno in un'ultima, disperata richiesta d'aiuto. A chi appartiene quella mano? Il commissario Erlendur e colleghi, con l'aiuto di una squadra di archeologi, si mettono al lavoro per estrarre i resti, ma le indagini procedono a rilento e sembrano non portare a nulla di concreto. Le piste che conducono alla collina sono numerose e si perdono nel passato, negli anni ormai lontani della seconda guerra mondiale, quando lassù sulla collina, accanto ai cespugli di ribes, sorgeva una casa e abitava una famiglia. Lassù oggi non c'è più nulla. Ma una donna continua ad aggirarsi lì attorno. Vestita di verde. Storta. È lei che bisogna cercare... (goodreads)

La storia procede su due piani temporali. C'è il presente, in cui viene ritrovato lo scheletro (riesumato con molta molta calma dagli archeologi) e dove c'è anche la storia di Eva Lind, figlia di Erlendur, che finisce all'ospedale in coma. Poi c'è il passato, dove viene narrata la storia della famiglia che viveva nella casa in collina. Una famiglia con un padre violento, una madre che ha provato a scappare due volte e poi non ci ha più provato convincendosi quasi di meritare le percosse, e tre figli di cui la prima, la femmina, parzialmente disabile e figlia di un altro uomo. Una storia molto triste, con un padre che sembrava un uomo meraviglioso e invece si trasforma in un aguzzino. Questo sullo sfondo della seconda guerra mondiale, nel momento in cui in Islanda ci sono i soldati inglesi e poi americani a presidiare la zona.
Come sempre, nei libri di Indridason, ci sono tante storie ulteriori alle principali che creano un po' di confusione, suppongo che lui le usi un po' per depistare il lettore, come per esempio succede con la storia di Benjamin e della sua fidanzata che scompare.
In questo libro abbiamo anche molto della storia personale di Erlendur e del difficile rapporto che ha con la ex moglie che per anni gli ha parlato dietro attribuendogli ogni colpa del mondo, con ripercussioni sui figli. Abbiamo anche qualche informazione su Sigurdur Oli e la sua donna, mentre Elinborg rimane più in secondo piano.
Il libro si legge bene, scorrevole, si legge in fretta con la voglia di scoprire di chi sia quello scheletro. Ha un po' troppi elementi inutili, a mio parere.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

sabato 12 marzo 2022

Cambiare l'acqua ai fiori - Valérie Perrin


Titolo originale: Changer l'eau des fleurs (2018)
Titolo inglese: Fresh water for flowers

Vincitore nel 2018 del Prix Maison de la Presse, presieduto da Michel Bussi, con la seguente motivazione: “Un romanzo sensibile, un libro che vi porta dalle lacrime alle risate con personaggi divertenti e commoventi”.

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’ Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una storia piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale.

Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime che parevano nere si rivelano luminose. (goodreads)

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama.

La richiesta del mese di marzo della "monthly motif challenge" chiedeva un libro di cui si era rumoreggiato molto nel corso del 2021 ma che non avevo ancora letto. Ho pensato subito a questo, perchè in un grosso gruppo di lettori che seguo su facebook, su questo libro usciva un post quasi ogni giorno, con vagonate di commenti di persone che lo avevano adorato e persone che lo ritenevano carta straccia.
A me il libro è piaciuto. E' carico di emozioni, soprattutto nella prima metà (circa) dove viviamo la storia sempre dalla parte di Violette. Poi, appunto circa a metà, diciamo quando viene introdotto "l'incendio", cominciano a "parlare" altre persone e questa cosa mi ha un po' spiazzato e ha un po' interrotto la linearità che la narrazione aveva fino a quel momento. D'altronde, è vero che per comprendere appieno la storia, questa va vista anche dal punto di vista degli altri protagonisti.
E' un libro che ha in sè tanti generi, secondo me. C'è la storia di Violette e di Philippe, che si conoscono, si piacciono, sono "costretti a sposarsi" perchè per i genitori di Philippe sarebbe meglio così. Genitori ingombranti, soprattutto la madre, che controlla ogni ambito della vita di Philippe e ovviamente non sopporta Violette; addirittura si rifiuta di chiamare la nipote col suo nome e la chiama in un altro modo. Poi c'è una sorta di parte di mistero, perchè durante una vacanza in colonia, in un vecchio castello, quattro bambine rimangono uccise durante un incendio; la direttrice della colonia verrà messa in prigione, ma qualcosa non torna a Violette e Philippe che, ognuno per conto suo, cominciano a fare domande in giro, e direttamente anche ai membri della staff della colonia, per arrivare a cosa è davvero successo. In questa fase avremo una specie di "riabilitazione" di Philippe, che è sempre stato un bambino viziato nullafacente che viveva come parassita sulle spalle di Violette, spassandosela con amanti su amanti. La soluzione del caso sembra quasi la rivelazione di un karma che ha punito sia la superficialità sia l'invadenza di chi è coinvolto.
Poi abbiamo la storia d'amore, anzi due, quella della madre del commissario (che scopriamo attraverso la lettura del suo diario) e quella tra il commissario e Violette (che pensa di non essere più capace di amare).
Belli anche i personaggi di contorno: Sasha, i necrofori, Celia, padre Cedric.
Tutta la storia si svolge su due periodi temporali: il presente di Violette, guardiana del cimitero abbandonata da Philippe che è sparito, e il passato in cui Violette ricorda la sua vita di orfana e il suo incontro con Philippe e tutto ciò che ne è seguito.
E' un libro carico di tante cose, raccontate comunque con delicatezza. A me è piaciuto molto.

"Se ogni volta che penso a te spuntasse un fiore
la terra sarebbe un immenso giardino"

Mio voto: 8 / 10

venerdì 11 marzo 2022

Pian della Tortilla - John Steinbeck


Titolo originale: Tortilla flat (1935)

«Pian della Tortilla» è il quartiere di Monterey in cui vivono i paisanos, un luogo dove sopravvivere è il fine primario. Discendenti dei primi californiani, formano una colonia di gente povera ma felice, di perdigiorno amorali ma intimamente incoscienti nelle cui vene si intreccia sangue messicano, indio e spagnolo. Tra questi vive Danny, che ha ereditato due case e vive con sette paisanos cui ha concesso il diritto di dimorare nelle sue proprietà. Le giornate passano tra bevute e corteggiamenti, truffe ed espedienti, mentre il lavoro viene considerato l'ultima risorsa per procurarsi i mezzi di sussistenza. Dotati di spirito cavalleresco, i personaggi che popolano le pagine di questo capolavoro della narrativa americana vivono con umanità e grande dignità la propria decadenza morale e materiale nell'illusione di un domani migliore. Con uno stile narrativo vibrante e un gusto per la descrizione quasi cronachistico, Steinbeck rende omaggio a tutti coloro che hanno attraversato la frontiera. (ibs)

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama.

Gli abitanti di Pian della Tortilla (che poi non è "pian" perchè è in collina) sono dei perdigiorno che pensano solo a bere. Vivono di qualche furtarello e ogni soldo che racimolano è subito convertito in vino da bere.
Danny, conosciuto da tutti in paese, eredita due case e, se questo lo eleva ad una categoria sociale superiore, è anche vero che gli crea un peso dovuto al fatto che ora ha qualcosa di cui preoccuparsi. Quando perde la prima casa, perchè uno degli amici a cui l'ha affittata (e che non gli ha mai pagato la pigione, pur avendola a sua volta subaffittata) l'ha fatta andare a fuoco, Danny è quasi contento perchè ha un problema in meno. Anzi, Danny decide di prendere ad abitare con sè degli amici, e la loro vita un po' ala volta prende una routine di furtarelli, bevute, e cose simili.
Il problema è che, ad un certo punto, a Danny manca la solitudine, gli manca la vita che faceva prima, comincia a sentire troppo il peso di avere sempre gente intorno e, letteralmente, esce fuori di testa, scappando nei boschi e depredando tutti i cittadini del posto, anche i suoi stessi amici. Ma gli amici fanno di tutto per farlo rinsavire, perchè gli amici vogliono che Danny sia felice. Riusciranno a calmarlo per un po' ma si arriverà ad un tragico finale in cui Danny precipita in un burrone e muore. L'assurdità è che i suoi amici sono gli unici del paese che non possono presentarsi al funerale perchè sono vestiti di cenci sporchi, non hanno un solo vestito decente. Questo però sarà la molla per modificare un po' le loro vite, che a questo punto, senza Danny che fa da collante, si separano per strade diverse.
Il libro è pieno di ironia, di situazioni grottesche. Se non riusciamo a vedere l'ironia, rischiamo di vedere solo un gruppo di nullafacenti ubriaconi. Viene abbastanza facile il paragone con "La versione di Barney", dove anche là il protagonista beveva decisamente troppo, con un risultato molto differente però. Qui siamo davanti ad un gruppo di personaggi semplici, sempliciotti se vogliamo, incapaci di assumersi delle responsabilità ma che risultano simpatici nel loro essere così bizzarri. Ed hanno un profondo senso dell'amicizia l'uno per l'altro.
Molto triste il finale, non tanto per la morte di Danny, quanto per il fatto che i suoi amici si rendono conto che non possono andare al funerale del loro amico vestiti di cenci, è una vergogna troppo grande per come si sono ridotti.
E' un libro concentrato più sui personaggi che non sulla trama (che non è niente di che) ed è un libro che ha momenti comici e momenti di tristezza che però sono descritti con molta leggerezza.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

sabato 26 febbraio 2022

Sipario veneziano - Maria Luisa Minarelli


Titolo originale: Sipario veneziano (2016)

La terza indagine di Marco Pisani, avogadore a Venezia. La vigilia dell’Ascensione del 1753 il teatro San Giovanni Grisostomo di Venezia ospita la prima dell’opera del celebre compositore Matteo Velluti. A esibirsi saranno, tra gli altri, l’evirato cantore Lorenzo Baffo, detto il Muranello, e la bella Angela Fusetti. Dietro le quinte però c’è grande agitazione: Momo, il factotum gobbo del teatro, è scomparso. E quando Marco Pisani, che assiste allo spettacolo insieme all’amico dottor Valentini e a Daniele Zen, si reca a casa di Momo, lo trova a terra, esanime. Potrebbe essere morte naturale, ma qualcosa non convince l’avogadore e i suoi amici. Prima di tutto, Momo non era malformato come tutti credevano: la sua finta gobba, munita di cinghie, giace infatti su una sedia. Sarà l’autopsia a rivelare che l’ambiguo factotum è morto avvelenato. E non solo. Momo era anche castrato. In una Venezia in piena festa della Sensa, tra palcoscenici e costumi fastosi, sedicenti maghi e alchimisti, donne di malaffare, soprani, sopranisti e musicisti, Marco Pisani si trova coinvolto in un’indagine complessa, in un rebus apparentemente senza soluzione, che dalla sua città bella e decadente lo porterà a cavalcare fino a Bologna, per una soluzione inaspettata che si trasformerà in un atto di giustizia. (goodreads)

Terza avventura per l'avogadore Marco Pisani. Decisamente quella che mi è piaciuta di più. La trama è interessante, la storia si svolge nell'ambiente teatrale ma poi si dirama all'esterno, a Venezia ma anche a Bologna. Forse il fatto di poter "vedere" esattamente le vie e i luoghi descritti mi ha coinvolto maggiormente. E soprattutto, l'intervento del "dono" di Chiara, è molto molto in secondo piano e si risolve in un "vai a cercare a Bologna". Ho decisamente apprezzato che tutto il grosso delle indagini sia svolto da Marco, insieme all'avvocato Daniele Zen e all'anatomopatologo Guido Valentini.

Il factotum del teatro viene trovato morto, e ben presto Pisani capisce che non si tratta di morte naturale. Oltretutto, la casa in cui vive Momo non sembra propriamente la casa di un poveraccio. Ma i misteri non finiscono qui; Momo nasconde anche altri segreti, personali e professionali. Un intreccio di cui non posso dirvi troppo, ma che regge bene fino alla fine. Ed è solo a Bologna che Pisani riuscirà a chiudere le fila del mistero, collegando Momo alla figura del suo assassino.
Piaciuto molto. Trama avvincente, ambientazione interessante (e molto familiare la parte di Bologna). Poca magia e molta indagine.
Mio voto: 8 / 10


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Serie Veneziano:
- Sipario veneziano
- Crociata veneziana
- Biondo veneziano

sabato 19 febbraio 2022

Il visconte che mi amava - Julia Quinn


Titolo originale: The viscount who loved me (2000)  

La Stagione del 1814 sembra essere promettente e ricca di nuovi fidanzamenti. Certo, non per Anthony Bridgerton, erede di un antico viscontado, probabilmente lo scapolo più ambito di Londra, che non ha mai dimostrato alcun interesse per le faccende matrimoniali. E in realtà, perché mai dovrebbe? È il prototipo del libertino, un mascalzone allergico alle etichette dell'alta società e decisamente pericoloso per donne e fanciulle. Questo, quanto meno, è ciò che tutti pensano. In realtà Anthony non solo ha in animo di sposarsi, ma ha anche già scelto la futura moglie, Edwina Sheffield, una debuttante subito soprannominata "lo Splendore". Peccato che la dolce Edwina si rifiuti di accettare proposte senza l'approvazione della sorella maggiore Kate, una donna sicura di sé, o meglio una "zitella ficcanaso" che non ha la minima intenzione di affidare l'angelica sorellina nelle grinfie di un uomo del genere. Se vuole Edwina, Anthony deve prima riuscire a conquistare la fiducia di Kate. L'impresa rivelerà risvolti inaspettati, e indubbiamente piacevoli. (ibs)

Ho deciso di leggere il secondo libro dei Bridgerton prima che esca su Netflix la serie tv. 
Devo dire che il libro mi è piaciuto più del precedente. A differenza delle scaramucce tra Simon e Daphne del primo libro, qui i dialoghi tra Kate ed Anthony sono decisamente più brillanti. Quando poi ci si mettono anche i fratelli di lui, Benedict e Colin, ancora di più.
A mio parere, il romanzo cala molto quando i due si sposano. I battibecchi non hanno lo stesso brio, anche se ci provano, e tante parti diventano quasi stucchevoli o ridicole (il "abbiamo già finito" della prima notte di nozze è veramente terribile...). E' chiaro che sappiamo già come andrà a finire, non sono quei romanzi che lasciano molte sorprese sul finale. Dal momento che sappiamo i demoni che affliggono entrambi e conosciamo i due personaggi, beh il finale non può che essere quello. Tuttavia, credo sia più un problema di come vengono descritti piuttosto del "cosa" succede. E' anche strano che Lady Violet praticamente si riduce a scegliere i vestiti per Kate ma non ha mai uno straccio di dialogo con suo figlio.
Il secondo finale, anche se riprende la partita di Pall Mall che è diventata una tradizione, mi sembra più fiacco del primo finale; è praticamente tutta una serie di dialoghi, tipo copione cinematografico.  
Avevo bisogno di una lettura leggera dopo alcuni romanzi un po' tosti e questo rientra decisamente in questa definizione. Nel complesso mi è piaciuto più del primo della serie, ma non arrivo neanche lontanamente al voto che ho dato al libro su Benedict (a sto punto sarei curiosa di rileggerlo per vedere se ancora la penso così...). Mi è piaciuta davvero tanto la prima parte, ma, appunto, dopo il matrimonio, cala tremendamente.
Mio voto: 7 / 10

sabato 29 gennaio 2022

Crossroads - Jonathan Franzen


Titolo originale: Crossroads (2021)

Sono i giorni dell'Avvento dell'anno 1971, a New Prospect, Chicago, ma la famiglia Hildebrandt non sembra ansiosa di festeggiare il Natale. Russ, pastore di una chiesa locale, desidera un unico regalo: passare qualche ora in compagnia di Frances Cottrell, una giovane, adorabile parrocchiana che mette a dura prova la sua fede e il suo matrimonio. Sua moglie Marion sa che i tempi turbolenti non garantiscono la stabilità coniugale, e teme che i brutti segreti che ha sempre nascosto a Russ stiano per venire a galla. Rifiutando il pacifismo del padre, Clem, il figlio piú grande, vuole partire volontario per il Vietnam, non perché non sia lui stesso pacifista, ma perché non sopporta di essere un ragazzo bianco privilegiato. Sua sorella Becky, la ragazza piú popolare della scuola, sta cercando di attirare l'attenzione di Dio e insieme quella di un giovane cantante folk, Tanner Evans, il primo che a New Prospect si è fatto crescere i capelli e ha iniziato a indossare pantaloni a zampa d'elefante. Per impressionare Tanner e irritare suo padre, Becky è entrata in un gruppo giovanile, Crossroads, animato da un altro pastore, Rick Ambrose, figura carismatica e manipolatrice, e bestia nera di Russ. Del gruppo fa parte anche il terzo figlio, Perry, un adolescente problematico e geniale, che per Natale ha deciso di smetterla per sempre con la marijuana e diventare un bravo ragazzo: ma non sempre i buoni propositi producono i risultati voluti. Da Natale fino alla Pasqua successiva, ognuno degli Hildebrandt sognerà per sé una vita diversa, un nuovo amore o un antico amore ritrovato, o una qualche sostanza stupefacente che metta a tacere i campanelli d'allarme. Il matrimonio di Russ e Marion era iniziato vent'anni prima, per entrambi nel segno della rinascita dopo una caduta. Ora un'eredità sgradita, scritta nei geni, chiede d'essere riscossa, riducendo in cenere sogni e speranze. Richiedendo lo sforzo di tutti per una nuova, difficile rifondazione. Crossroads è un romanzo intenso e trascinante, a tratti comico, a tratti drammatico e pieno di dolore, che segna il ritorno di Franzen nel cuore del cuore del paese, il Midwest delle Correzioni, e lo conferma come lo scrittore di punta della sua generazione. (ibs)

Ero molto incuriosita da questo libro, che è stato discusso dal gruppo di lettura online della libreria (purtroppo coincideva con un altro gruppo e non ho partecipato, ma l'ho letto subito dopo).
All'inizio mi ha ricordato molto altri scrittori americani (tra cui Irving o Donna Tartt), senza però avere il loro "brio" narrativo. Non si legge male, anche se ha alcune espressioni che sembrano cercate col lanternino per quanto sono "esagerate" (tra cui l'incipit: "Il cielo spezzato dalle querce e dagli olmi spogli di New Prospect era pieno di una promessa umida, un paio di sistemi frontali che colludevano grigi per offrire un bianco Natale". Mah).
La cosa faticosa in questo libro è che si allarga troppo. Dei cinque membri della famiglia (ci sarebbe anche Judson ma è un bambino e di lui si parla solo in rapporto a Perry) praticamente racconta il presente e tutto il passato, tutto ciò che è stata la loro vita fino a quando si sono incontrati. La storia della madre, soprattutto, è molto piena di dolore, ed è lei che si porta dietro quella stessa fragilità mentale che subito riconosce in Perry, il figlio che più adora.
Sono arrivata alla fine un po' stremata. Sinceramente c'è davvero troppo: sesso, droga, fanatismo religioso, il difficile rapporto con le minoranze tipo gli indiani Navajo, la guerra in Vietnam che sta finendo. E altro. Troppo. 
Ho letto persone che lo hanno adorato e persone che non vogliono più sentir nominare la famiglia Hildebrandt. Io non l'ho sicuramente adorato, e soprattutto non credo leggerò i libri successivi (pare che sia il primo di una trilogia).
Mio voto: 7 / 10


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Serie:
A Key to All Mythologies #1

Il diario di Anna Frank - Anna Frank


Titolo originale: Het Achterhuis (1947)

Quando Anne inizia il suo diario, nel giugno 1942, ha appena compiuto tredici anni. Poche pagine, e all'immagine della scuola, dei compagni e di amori più o meno immaginari, si sostituisce la storia della lunga clandestinità: giornate passate a pelare patate, recitare poesie, leggere, scrivere, litigare, aspettare, temere il peggio. "Vedo noi otto nell'alloggio segreto come se fossimo un pezzetto di cielo azzurro circondati da nubi nere di pioggia", ha il coraggio di scrivere Anne. Obbedendo a una sicura vocazione di scrittrice, Anne ha voluto e saputo lasciare testimonianza di sé e dell'esperienza degli altri clandestini. (ibs)

Per anni ho evitato questo libro. Ne avevo letto alcuni brani con la scuola, secoli fa, ma non riuscivo a prenderlo e leggerlo tutto. Quest'anno mi sono detta che era ora di farlo.
Il libro racconta la vita quotidiana di otto persone nascoste in un appartamento segreto nella ex fabbrica del padre di Anna. Oltre alla famiglia di Anna (padre, madre, Anna e Margot) ci sono la famiglia Van Daan (padre, madre e Peter) e un dentista, il signor Dussel. Persone che prima di allora non si conoscevano e che si trovano a dover condividere spazi angusti, con ovviamente momenti di discussione.
Anna, che da grande vuole fare la scrittrice, riceve in regalo un diario su cui lei scrive ad una amica immaginaria, chiamata Kitty, quello che le succede e le sue  riflessioni.
Non vi nego che la lettura, in alcuni punti, diventa anche ripetitiva, come poi lo è stare due anni rinchiusi in un nascondiglio, dove non puoi mettere il naso fuori di casa, dove mangi con quello che ti riescono a portare i protettori, dove non hai spazio per startene per i fatti tuoi, dove l'unica fonte da cui sapere cosa succede è la radio della BBC.
Nonostante tutto, Anna ha fiducia nella bontà dell'uomo, ed è immensamente felice al pensiero che nell'ottobre del 1944 probabilmente riuscirà a tornare a scuola. Non sarà così purtroppo, perchè la storia ci dice che ad agosto la Gestapo riuscì a scoprirli grazie ad una soffiata anonima, e tutti vennero internati in campi di concentramento da cui si salvò soltanto il padre di Anna e alcuni dei personaggi che li avevano aiutati. In particolare, Miep Gies ritrovò i fogli di Anna e li consegnò al padre che poi decise di pubblicarli.
Dicevo, la lettura, a tratti, diventa anche un po' noiosa. Ci sono però delle parti interessanti, soprattutto le riflessioni di Anna sul fatto che si sente adulta, su come sente evolvere il proprio carattere, su cosa pensa dei genitori (è molto in contrasto con la madre), sul fatto che ad un certo punto sente una forte attrazione per Peter. Riflessioni che farebbero pensare ad una persona decisamente più grande per la loro profondità. La versione che ho io presenta dei verbi tutti al passato remoto e diverse parole, a mio parere, un po' troppo forbite per una ragazzina di tredici anni. E' anche vero che Anna amava studiare e che voleva fare la giornalista o la scrittrice, quindi probabilmente aveva un vocabolario più fornito di altre sue coetanee.
L'importanza di questo testo credo non stia in quello che è effettivamente scritto, ma nel fatto che è una grossa testimonianza dell'olocausto, scritta più per se stessa che per gli altri.
Mio voto: 7 e mezzo / 10