sabato 26 dicembre 2020

Il popolo dell'abisso - Jack London


Titolo originale: The people of the abyss (1903)

"Lo stomaco non mi perdonerà mai le schifezze che l'ho costretto a ingurgitare e l'anima la devastante disperazione di cui son stato testimone... Sono nauseato di quest'umana voragine infernale che ha nome East End." A Londra nell'estate del 1902 Jack London condivide la vita di vagabondi, disoccupati e operaie, si veste da clochard e abita nel dedalo di vicoli dove, un quindicennio prima, si aggirava Jack lo Squartatore. Per raccontare il cuore di tenebra della metropoli, il vasto slum proletario a ridosso del fiume e dei docks, questo autore promettente, fiore all'occhiello del giovane movimento socialista statunitense, non si limita a usare la penna in modo magistrale: con la sua Kodak scatta decine di folgoranti istantanee, alcune delle quali sono qui riprodotte per la prima volta in un'edizione italiana. Visi e corpi colti con attenzione da etnografo ma sempre con profonda umanità - che dialogano efficacemente con la parola scritta. (www.ibs.it)

Jack London decide di compiere questo esperimento: fingersi povero per mescolarsi ai poveri e scrivere un libro documentario sulle loro condizioni di vita (corredato anche da sue fotografie). L'esperienza, tra ospizi dei poveri, mense, docce pubbliche, sarà per lui molto forte. Il libro è una forte denuncia nei confronti del governo che crea e sfrutta le condizioni di miseria totale di tantissimi abitanti dei sobborghi londinesi, nonostante la città invece sia in un periodo molto florido. Uomini e donne che vivono in un circolo vizioso perchè la mancanza di lavoro o le condizioni terribili di lavoro li conduce ad una mancanza di relazioni sociali e alla depressione, alla malattia, alla morte per inedia. Uomini e donne che non credono più di avere un futuro. 

"La prostituzione del lavoro. Se è questo il meglio che la civiltà riesce ad assicurare agli esseri umani, allora dateci piuttosto la nuda ferocia ululante dei primitivi. Molto meglio essere orde del deserto e delle giungle selvagge, delle caverne e delle tane, che non gente della Macchina e dell'Abisso"

"La Civiltà ha accresciuto di almeno cento volte la capacità produttiva dell'uomo, ma a causa di una cattiva gestione gli uomini che di questa Civiltà fanno parte vivono peggio delle bestie e possiedono meno da mangiare, meno da coprirsi, meno da proteggersi del selvaggio Inuit che, in un clima polare, vive come viveva diecimila anni fa, nell'età della pietra"

Il libro è una notevole testimonianza storica, molto bello anche il fatto che sia documentata anche con fotografie scattate dallo stesso London. Alcuni episodi sono molto tristi, in altri viene fuori anche una specie di solidarietà tra sofferenti.
Anche questo libro lo abbiamo ascoltato durante il lockdown attraverso il servizio "ad alta voce della rai". Diverse parti sono state tagliate, per esempio, moltissime pagine delle statistiche. In questo modo l'ascolto è stato decisamente più facilitato. Sono rimasta un po' spiazzata dal fatto che un capitolo è stato saltato e poi è stato letto alla fine.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Amatissima - Toni Morrison



Titolo originale: Beloved (1987)

Un romanzo maestoso, di straordinaria intensità, che racconta la storia di Sethe, indomabile donna di colore che, negli anni precedenti alla Guerra Civile americana, si ribella al proprio destino e fugge al Nord, verso la libertà. Un percorso drammatico attraverso l'orrore della schiavitù, la forza dell'amore materno e il peso di un indicibile segreto. Intrecciando mito e storia, leggenda e realtà, Toni Morrison ci regala un indimenticabile capolavoro della letteratura americana, vicitore del Premio Pulitzer per la narrativa. (www.ibs.it)

Il libro segue la storia di Sethe e della figlia Denver, che cercano di ricostruire la loro vita dopo essere fuggite dalla schiavitù. La casa dove abitano è infestata dagli spiriti; in particolare, ce n'è uno che appare con regolarità (il fantasma della figlia assassinata di Sethe, Beloved). I figli maschi di Sethe, Howard e Buglar, sono scappati da casa a tredici anni per sfuggire al tormento del fantasma, mentre Denver non ha amici ed è estremamente timida. Baby Suggs, suocera di Sethe, muore dopo anni di invalidità nel suo letto. 
Un giorno arriva alla casa Paul D, uno schiavo proveniente dalla piantagione "Sweet Home", dove avevano lavorato anche Baby Suggs e Sethe, riesce a portare un po' di realismo nella casa e aiuta Sethe e la figlia a lasciarsi dietro il passato. Per fare questo, obbliga il fantasma di Beloved ad andarsene. 
Paul D riesce a far uscire le due donne per la prima volta dopo anni, portandole al circo. Ma al ritorno, seduta davanti alla casa trovano una ragazza che dice di chiamarsi Beloved. Denver capisce subito che dev'essere una reincarnazione di sua sorella. La ragazza affascina subito Sethe, mentre Paul D viene progressivamente allontanato dalla casa; una sera, mentre dorme , è affrontato da Beloved, che ha gettato una sorta di incantesimo su di lui, e lo costringe ad avere un rapporto sessuale con lei, invadendo la sua mente con orribili ricordi del passato. 
Paul D, pieno di sensi di colpa, cerca invano di parlarne a Sethe; le dice invece di voler avere un figlio da lei riempiendola di gioia. Ma, quando lui ne parla ai suoi compagni di lavoro, suscita reazioni molto negative. Uno si essi, Stamp Paid, rivela perchè la comunità ha rifiutato Sethe. Interrogata da Paul D, Sethe racconta l'accaduto. Fuggita da Sweet Home, diretta verso la casa della suocera dove l'aspettavano i figli, Sethe era stata scoperta dal padrone, che aveva tentato di riprenderla. Lei si era rifugiata con i bambini nel capanno degli attrezzi e aveva tentato di ucciderli tutti; vi era riuscita solo con la maggiore delle figlie. Sethe spiega che "stava cercando di mettere i bambini al sicuro". Per Paul questa rivelazione è sconvolgente, e lo induce ad andarsene per sempre. 
Senza la vicinanza di Paul D, scompare il senso della realtà e del futuro. Sethe si rende conto che Beloved è la figlia che lei ha ucciso quando aveva solo due ann.. Sethe comincia a spendere e a viziare Beloved per lenire il senso di colpa, ma la ragazza diventa esigente e si arrabbia furiosamente quando non è accontentata nei suoi capricci. La madre giunge allo sfinimento e rinuncia a mangiare, mentre Beloved diventa sempre più grossa. Denver, la figlia minore, va a cercare aiuto nella comunità nera. La gente arriva alla casa per esorcizzare Beloved, e si viene a sapere che Beloved non è ingrassata, ma è in realtà incinta dopo il rapporto con Paul D. Ella sparisce, mentre Sethe, in preda alla confusione, ha un nuovo ricordo del padrone che torna.

Ammetto di aver preso aiuto da wikipedia per questa lunga sintesi del romanzo. Lo ascoltai mesi fa col gruppo di lettura, quando eravamo in lockdown e alcuni dettagli non li ricordavo.
Ho fatto molta fatica con questo libro soprattutto per lo stile narrativo. E' quel modo di scrivere dove si alterna il delirio alla realtà. La storia raccontata è molto triste e molto potente. Sethe è una donna distrutta dall'orrore della schiavitù e preferisce uccidere i figli piuttosto che far vivere loro la vita che ha vissuto lei. In questo modo lei pensa di salvarli. Ma questo le procura degli enormi sensi di colpa, che si manifestano nel fantasma che non le dà pace e la allontana dalla comunità nera. La stessa figlia, Denver, non sa come aiutarla. Sarà con l'arrivo di Paul D che Sethe ritrova un po' di pace, perchè lui riesce a scacciare il fantasma. Ma sarà solo un periodo di tregua momentaneo, perchè il fantasma tornerà personificato in una ragazza capricciosa ed egoista che riporterà Sethe all'inferno, riuscendo anche a scacciare Paul D e tutte le cose buone che lui ha portato. Peraltro, se non ricordo male, anche Paul D mi pare che abbia uno scheletro nell'armadio (nella piantagione ha visto che stavano violentando Sethe e non ha fatto nulla.. ricordo qualcosa del genere..). Molto bello il finale in cui la comunità nera, che seppur abbia escluso Sethe, si riunisce per esorcizzare il fantasma e liberare la donna dalla sua influenza.
Dicevo, la storia è molto potente, molto importante. Posso arrivare a capirne le implicazioni, la follia a cui porta, il dolore inesauribile dell'uccisione del proprio figlio pensando di salvargli la vita. Il mio problema è con lo stile narrativo della Morrison. La lettrice del libro è stata molto brava. Tuttavia, nell'audiolibro (preso da "ad alta voce" della rai) vengono saltati dei pezzi, un po' si capisce perchè in un paio di passaggi pare che salti di palo in frasca e poi perchè effettivamente alcune persone del gruppo lo hanno letto e ci hanno parlato dei passaggi mancanti.
Poichè io non sono qui per giudicare il libro in sè ma quello che è stata la mia esperienza di lettura, devo dire che è stata troppo faticosa. Probabilmente è un libro da leggere due volte: la prima per capire la trama, la seconda per capire come è scritto.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

venerdì 25 dicembre 2020

Il gatto che insegnava ad essere felici - Rachel Wells


Titolo originale: A cat named Alfie (2015)

Mi è sembrato di vedere l'amore intorno a me, e mentre guardavo i volti di coloro che costituivano le mie famiglie ho fatto il sorriso più ampio che un gatto possa fare.
Avevo amato e perso e amato ancora un po', ma in mezzo a tutta la felicità e la tristezza c'era una cosa di cui non avrei mai dubitato: questo gatto dei portoni era il gatto più fortunato del mondo.
Se hai paura, guarda accanto a te.
Sarò sempre lì.
Perché insieme tutto torna a sorridere.

Per un gatto come Alfie non esiste niente di meglio che scorrazzare per i giardini di Edgar Road. Solo lì si sente a casa. Gli abitanti del quartiere lo accudiscono come una vera famiglia. Hanno imparato ad amarlo e non possono più fare a meno di lui. Perché Alfie ha un dono unico: è in grado di ascoltare i bisogni inconfessati. Solo lui ha capito che Claire vorrebbe tanto avere un figlio e che il piccolo Alesky ha problemi a scuola. Alfie è lì per aiutarli e insegnare loro a cercare di nuovo la felicità. Ma all’improvviso nella via arrivano dei nuovi vicini i cui movimenti appaiono sospetti: hanno traslocato di notte e non fanno amicizia con nessuno. L’armonia del quartiere è in pericolo e Alfie deve fare qualcosa. Eppure loro provano di tutto per tenerlo lontano. Soprattutto Snowball, la loro affascinante gatta diffidente e dispettosa, blocca ogni suo tentativo di capire cosa sta succedendo. E ogni suo tentativo di avvicinarsi a lei.
Alfie è convinto che dietro quegli strani atteggiamenti si nasconda solo una richiesta di aiuto, dietro quelle facce tristi solo la voglia di trovare conforto. E piano piano la nuova famiglia si accorge di quanto lui sia prezioso per la loro vita. È l’unico che può accendere il loro futuro di nuova speranza. Perché Alfie sa che si deve lasciare il cuore aperto a nuovi amici, nuove avventure, nuovi incontri inaspettati. E anche all’amore, che arriva sempre quando si crede di averlo perduto per sempre.
Dopo aver conquistato per mesi le classifiche italiane con Il gatto che aggiustava i cuori, Rachel Wells torna con un seguito che conquisterà i suoi lettori affezionati. Alfie è un gatto irresistibile, sempre in cerca d’affetto e pronto ad aiutare gli altri. Un libro che parla al cuore, per dirgli che non bisogna aver paura di svelare i propri desideri più nascosti. (www.garzanti.it)

L'ho finito oggi, il giorno di Natale. Non so se ha risentito del fatto che non amo particolarmente questo periodo o del fatto che è l'ultimo libro che mi manca per concludere tutte le mie sfide, ma non vedevo l'ora di finirlo.
Il libro è carino, come linguaggio sembra più un libro per bambini. Credo abbia almeno una sessantina di pagine di troppo. La ricerca del bambino da parte di Claire e Jonathan è noiosa alla lunga. Il mistero sui nuovi vicini (che immaginavo fosse qualcosa del genere) è tirato molto per le lunghe. In compenso, l'epilogo chiude in poche pagine tutte le situazioni aperte; ovviamente tutto finisce bene per tutti, non è che mi aspettassi qualcosa di diverso. Solo che tutte queste situazioni melense mi hanno un po' annoiato. Anche Alfie che deve per forza fare gesti eclatanti per conquistare Palla di Neve, sono carini all'inizio poi stancano. Sì, credo che il problema fondamentale sia di aver allungato troppo le storie. 
Non so, il primo libro mi era piaciuto molto; questo è troppo stucchevole. Non so se è colpa del libro o del mio umore, o di entrambe le cose, ma non mi ha fatto impazzire come pensavo quando l'ho scelto.
Mio voto: 6 e mezzo/ 10 

domenica 20 dicembre 2020

Un mare di silenzio - Cristina Rava


Titolo originario: Un mare di silenzio. Un'indagine di Ardelia Spinola (2012)

È un freddo pomeriggio di Capodanno, in un paesino dell'entroterra ligure. Ardelia Spinola, genovese, è medico legale. Viene chiamata per un duplice omicidio: due algerini uccisi a fucilate in una casupola di campagna. Uno faceva il pediatra, l'altro era ancora un ragazzo. Poco lontano, mentre si avvicina al suo pick-up, Ardelia trova una chiavetta USB e prima di consegnarla al giudice decide di dare un'occhiata. Quando la apre, trova un testo in arabo... Inizia così un'indagine difficile e molto pericolosa, anche perché Ardelia ama fare di testa sua. Per fortuna a darle una mano c'è Gabriel, un ottantenne che dalla vita ha imparato molte cose. E poi ci sono le amiche, quelle che arrivano da Genova e quelle che incontra nelle sue avventure. (www.ibs.it)

ATTENZIONE: contiene piccoli spoiler sulla vicenda!

Ero curiosa di leggere un libro di questa autrice, anche perchè ho una conoscente che ne parla molto bene. A me non ha convinto. 
In questo libro, paradossalmente, c'è troppo e allo stesso tempo non c'è nulla.
C'è troppo perchè ci sono gli omicidi dei due algerini e subito si parte con discorso degli immigrati, dell'odio degli italiani verso di loro, ecc. ecc. C'è un bellissimo romanzo, quello dentro la chiavetta usb, che sembra avere un qualche senso con la vicenda e invece non ne ha affatto, se non altro ci aiuta a capire come il più giovane dei due morti fosse davvero sulla buona strada per essere un bravo scrittore. Però da come se ne parla, sembra possa essere un indizio fondamentale nell'indagine e invece non lo è.
In pratica abbiamo un romanzo nel romanzo, dove quello scritto dal ragazzo è decisamente meglio di quello scritto dall'autrice del libro (è proprio un racconto bellissimo, pieno di poesia, di tutt'altro stile al punto da chiedersi se sia stato scritto dalla stessa persona...).
Poi abbiamo Ardelia, medico legale, che decide di investigare per conto suo e si caccia nei guai, ritrovandosi perseguitata da un criminale che le telefona ad ogni ora della notte, dà fuoco al suo adorato pick-up e le fa trovare un topo morto e una scritta con sangue di coniglio sulla porta di casa. Ma assolutamente no, non vuole andare dai carabinieri (lei poi che ci ha a che fare per lavoro? mah..), si fa aiutare da uno zio ebreo scampato ad Auschwitz ed ex militante dei servizi segreti israeliani, da un'amica che va in giro ad ascoltare pettegolezzi e da un ragazzo che rischia di lasciarci la pelle. Ma i carabinieri eh no, quelli no. Non so, Ardelia mi è sembrata veramente poco professionale, oltre che poco credibile un po' la situazione. Molto frivoli i dialoghi, poco profondi, non riescono a far trasparire la paura che sicuramente sta provando.
Se ho capito bene, questa è la prima indagine in cui la Spinola opera da sola, senza il Commissario Rebaudengo. Spero che i libri successivi siano un po' meglio, probabilmente li leggerò per vedere come si evolve il personaggio (e poi vorrei recuperare i romanzi su Rebaudengo).
Ah, dimenticavo, ad un certo punto viene citato un proverbio detto della nonna di Ardelia, in genovese, senza traduzione. Sgradevole non sapere cosa ha detto.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

mercoledì 16 dicembre 2020

w…w…w…wednesdays #162

 


"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  


Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

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Le mie risposte (162^ puntata - mercoledì 16 dicembre 2020)


1) cosa stai leggendo?


2) cosa hai appena finito di leggere?
- Armocromia - Rossella Migliaccio 


3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
- Il gatto che insegnava ad essere felici - Rachel Wells
- Un mare di silenzio - Cristina Rava

Catene d'argento - Patricia Logan


Titolo originario: Silver ties (2013)

Un serial killer ha preso di mira i gay di Los Angeles e l’ispettore di polizia Cassidy Ryan deve scovare il mostro prima che vengano ritrovati altri cadaveri mutilati. Le indagini lo portano a scoprire che tutte le vittime sono collegate a un famigerato club online chiamato DOMZ.com. Il proprietario del sito, Zackary Teak, è incredibilmente attraente ma anche esasperante e poco collaborativo. Dopo aver trascorso anni alla buoncostume a investigare sui crimini legati alla pornografia, Cassidy sente di odiarlo a pelle. Zack Teak oltre a essere un uomo ricco è anche un rinomato Dom, con una lunga lista di sub che non vedono l’ora di leccargli gli stivali. Nel momento stesso in cui posa gli occhi sul bel poliziotto, un ex marine dei reparti speciali, è determinato ad aiutarlo a esplorare la propria natura sottomessa, ma questi non vuole proprio saperne. E mano a mano che il biondo ispettore stringe il cerchio attorno al killer, soccombe anche all’attrazione per Teak e scopre che non è poi così male cedere il controllo e lasciarsi guidare dall’affascinate Dom. Unisciti ai due uomini nella loro caccia all’assassino, mentre cercano di non diventarne a loro volta vittime.

Dunque. Non sono una che si scandalizza facilmente, ma questo libro è proprio adatto a chi ama il genere. Avevo letto la trama ed ero preparata ad aspettarmi alcune scene piuttosto bollenti, ma la realtà è andata ben oltre. Diciamo che alcune sono proprio pornografiche, perchè ci sta decisamente meglio. Tra queste e le efferatezze compiute dal killer, beh insomma, non l'ho apprezzato particolarmente. Sono arrivata a questo libro perchè mi serviva un titolo in cui fosse presente la parola "silver". La trama era interessante. Man mano che procedevo nella lettura, mi è venuto da ripensare alla saga delle cinquanta sfumature; se quella vi ha scandalizzato, beh, non provate neanche lontanamente a guardare queste pagine.
In realtà la parte investigativa è quasi assente. A parte le prime pagine in cui vengono rinvenute le vittime e qualche paginetta in cui i detective, aiutati dall'FBI, provano a fare qualche ricerca, in realtà il grosso della storia è concentrata su Zach Teak e il detective Cassidy Ryan. Teak è il proprietario di questo sito per appuntamenti BDSM tra gay; Ryan è un gay non ancora dichiarato. Entrambi provano immediatamente una grande attrazione l'uno per l'altro e nel giro di poche ore si trovano a trombare come ricci. Teak, che è un dom, è entusiasta all'idea di avere Ryan come sub, ed è entusiasta all'idea di fargli provare giochi erotici sempre più spinti. Vi tralascio ovviamente la serie di parole utilizzate per descrivere questi incontri, che alla lunga, più che scandalose sono semplicemente noiose. Stavo pensando però che, in altri libri, la sequenza di "cazzi", "uccelli" e dintorni mi è risultata più volgare che qui. Forse è stata brava l'autrice ad inserirli all'interno di un linguaggio asciutto piuttosto scorrevole (anche se alcuni passaggi, tipo gli "aaaah... siiii" sono illeggibili dai, e alcuni punti sembrano più una sceneggiatura un po' forzata che non un romanzo).
Dicevo, praticamente tutto il libro si basa sulla storia sessuale dei due uomini, i quali ad un certo punto si rendono conto che si sono innamorati, e questo ci sta.
Secondo me è un libro che non è nè carne nè pesce. O, meglio, la trama riportata in copertina dà l'idea del thriller, o che almeno la parte thriller e la parte amorosa si equiparino. La caccia all'assassino? La realtà è che la parte thriller è inesistente, ed è anche chiusa frettolosamente, dà proprio l'idea che in qualche modo dovesse chiuderla e allora prendiamo il primo psicopatico che pure confessa prima che Ryan arrivi in centrale (inoltre confessa all'FBI ma a noi vengono dette solo poche parole). Oltretutto, io capisco la passione, ma Ryan mi è parso poco professionale e veramente incauto.
Mah. Sinceramente l'ho gradito poco. Purtroppo, visto che mi serve per un paio di sfide, non potevo mettermi a cercare un altro libro, ma sono grata che fosse abbastanza breve. Probabilmente questa cosa del dom/sub così estremo non fa per me. Questo è il terzo libro di una serie, ma sono abbastanza sicura che non leggerò gli altri.
Mio voto: 4 / 10

domenica 13 dicembre 2020

Fiore di roccia - Ilaria Tuti

 


Titolo originale: Fiore di roccia (2020)


Con Fiore di roccia Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili. 
«Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche chi è rimasto nei villaggi, mille metri più in basso. Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle. Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame. Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riempiono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore. Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione. Risaliamo per ore, nella neve che arriva fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. Il nemico, con i suoi cecchini – diavoli bianchi, li chiamano – ci tiene sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre ci arrampichiamo con gli scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i «fiori di roccia». Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l’eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall’inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire. Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima.» 

Ci sono libri che vanno lasciati decantare un attimo perchè ti scatenano dentro delle emozioni così forti che fai fatica ad esprimerle. A questo proposito, ieri sera, pur avendo finito questo libro e pur non avendo altro da fare, ho comunque appositamente evitato di iniziare un nuovo libro.
Questo libro è incredibilmente emozionante. Commovente. 
Ho fatto un po' fatica all'inizio con la scrittura, perchè in alcune descrizioni l'autrice è abbastanza "pomposa" con termini ormai desueti. Quando invece entra più nel dettaglio della situazione, la scrittura è scorrevole.
La vicenda narrata è terribile ed è sintetizzabile in una frase che dice Agata:

"Se non rispondiamo noi donne a questo grido d'aiuto, 
non lo farà nessun altro. Non c'è nessun altro".

Gli uomini sono mandati a combattere, da generali che se ne stanno al caldo in parlamento e da là danno ordini. Se non fosse per le donne, non avrebbero rifornimenti nè di armi nè di cibo.
Uomini che si trovano a combattere altri uomini perchè gli è stato ordinato, e che vengono considerati disertori, e giustiziati, se oltrepassano le linee nemiche per condividere una bottiglia di grappa.
Sono uomini che hanno il massimo rispetto per questo gruppo di donne che tutti i giorni si caricano come dei muli per portare loro gli aiuti necessari, accantonando le faccende personali che poi svolgeranno al rientro da questa missione. Le considerano soldati come loro. Eppure la storia non ha mai tenuto conto del ruolo fondamentale che esse hanno avuto.
Uomini ben diversi dal benestante Francesco, che grazie ai suoi privilegi non è stato chiamato in guerra, e che tormenta Agata che a lui non è interessata, fino a cadere veramente in basso e costringerla all'esilio. Un esilio che si concluderà solo nel 1976 quando, dopo il terremoto, Agata sente di dover tornare alla sua terra natia e lì vede che italiani e austriaci collaborano per ricostruire il paese.
Nonostante la bruttura della guerra, affiorano forti sentimenti. Agata sostiene che il capitano sia per lei un amico; a mio parere il loro sentimento è qualcosa di più grande e credo che se entrambi fossero sopravvissuti si sarebbero sposati (ammetto di averci sperato..)
Costante è la similitudine tra le persone e la natura: le donne e i fiori; gli alpini e gli stambecchi,...
Mi è dispiaciuta la rottura di amicizia con Viola; prima è Viola che si allontana da Agata dopo la morte del "suo" artigliere; poi è Agata che non si lascia avvicinare dopo la morte del padre.
Ho tante immagini che questo libro mi ha lasciato.
I libri del padre che sono ordinati per colore perchè essendo analfabeta è l'unico modo per riconoscerli.
Le donne che si propongono addirittura di lavare i panni sporchi dei soldati.
Il vecchio padre che va a recuperare le spoglie del figlio sotterrato.
Il bisogno di cercare Dio (costruendo la cappella al fronte) e il bisogno di sapere dove si trova perchè non è possibile che sia lì in guerra.
Il dubbio e il desiderio di sapere se ci sarà un futuro.
Lucia che, pur in fin di vita, fa di tutto per aiutare Agata e il soldato austriaco.

"E' questo che siete. Fiori aggrappati con tenacia a questa montagna. Aggrappati al bisogno, sospetto, di tenerci in vita" (Capitano Colman)

"Chi può far questo a un uomo?" domando con un filo di voce. Gli occhi del dottore scattano sul mio viso, pieni di compassione. "Chi? Un altro uomo"

"Le donne non hanno mai fatto parte di eserciti, perchè gli uomini non sono pronti a vederle morire" (capitano Colman)

"Ho scelto di essere libera". Libera da questa guerra, che altri hanno deciso per noi. Libera dalla gabbia di un confine, che non ho tracciato io. Libera da un odio che non mi appartiene e dalla palude del sospetto. Quando tutto attorno a me era morte, io ho scelto la speranza (Agata)

Bellissimo. Non riesco a proseguire senza commuovermi di nuovo. Ho pianto tutte le ultime trenta pagine e in più ho versato qualche lacrima fin da quasi subito. 
Il libro è tratto da ciò che è realmente accaduto durante la prima guerra mondiale, anche se la vicenda si è svolta in un paio di anni mentre nella narrazione è concentrata in pochi mesi. I personaggi sono inventati. La storia di Agata è inventata. Il cecchino esisteva davvero e ad un certo punto è sparito, ma non si sa se sia saltato in aria per una granata o se davvero qualcuno possa averlo aiutato. Per la figura del capitano Colman l'autrice ha preso spunto da due capitani effettivamente esistiti.
Libro consigliatissimo.
Mio voto: 9 / 10

Non fare questi errori - Alberto Sangalli

 

Titolo originale: Non fare questi errori: se hai una piccola attività, vuoi crescere, sviluppare un'idea o cambiare vita (2020)  

Questa guida si rivolge ai piccoli imprenditori, agli artigiani, a chiunque desideri diventarlo, a chi ha un'idea nel cassetto ed a chi vuole cambiare vita e lavoro. Indipendentemente dall'età, dalle esperienze e dal settore lavorativo. La guida aiuta a sviluppare le basi per una giusta visione imprenditoriale. Aspetti che vengono sempre sottovalutati o tralasciati negli insegnamenti scolastici e nei corsi di formazione. Fornisce spunti utili a chi non ha mai pensato di avviare una attività in proprio, a chi ha un'idea da sviluppare o vuole cambiare vita. La guida fornisce indicazioni utili anche per evitare una serie di errori molto comuni nella gestione del marketing, dell'immagine e della comunicazione nelle piccole aziende ma anche nelle associazioni e nelle iniziative locali. Con la giusta visione imprenditoriale si evitano errori ed insuccessi che possono essere molto costosi, sotto tutti gli aspetti. Anche l'idea più straordinaria può rimanere per sempre in un cassetto oppure naufragare miseramente appena si scontra con la realtà. Questa guida è un contributo concreto per imboccare strade di successo. Attraverso la descrizione di una serie di esperienze imprenditoriali vissute in prima persona dall'autore lungo un percorso di circa 30 anni, vengono forniti spunti e suggerimenti utili per imparare ad avere il giusto approccio a tutti gli aspetti gestionali di qualsiasi piccola attività. Non esistono ricette miracolose e questa guida fornisce anche consigli per evitare molte trappole dei ciarlatani del web o certe iniziative inutili e dispendiose. L'avvio e la gestione di qualsiasi attività richiede sempre entusiasmo, caparbietà ma anche razionalità. In questa guida, ripercorrendo le situazioni vissute dall'autore, verranno analizzati molti modi per affrontare le decisioni nel modo giusto. Alberto Sangalli nasce a Rivolta d'Adda (CR) nel 1962. Ha lavorato come dipendente, consulente ed imprenditore in settori molto diversi tra loro: dagli aerei alle barche fino all'agricoltura ed al marketing. Lunga esperienza nel settore e-commerce, si è occupato anche di formazione, team management, traduzioni e fotografia. (www.amazon.it)

Una guida interessante, in cui l'autore parla delle proprie esperienze lavorative come imprenditore, dopo che ha lasciato il lavoro "sicuro" da dipendente. E' una guida schietta, scritta senza mezzi termini, in cui vengono anche demolite alcune realtà come gli OGM, il movimento vegano, il movimento ambientalista, alcune istituzioni famose. E' un libro scritto in modo discorsivo, come se fosse una chiacchierata tra due persone e in realtà su molte cose non dice niente di nuovo, almeno per me che, lavorando da una partita iva e "bazzicando" nel mondo del fatto a mano, ho visto benissimo alcune delle situazioni descritte. In effetti, molti dei consigli, non sono niente che già non sappia, ma sono un interessante refresh.
Ho trovato alcuni refusi nella scrittura, niente di grave ma sono sgradevoli.
Sono solo perplessa su una cosa: ho sempre saputo (proprio da chi segue il settore del personale) che saltare tra troppi lavori diversi non sia una cosa così positiva. E' vero che qui stiamo parlando di mentalità imprenditoriale, ma questa cosa mi lascia un po' così. 
Ripeto, una lettura interessante, forse ancora di più per chi non sa di cosa si sta parlando.
Mio voto: 7 e mezzo / 10