mercoledì 16 giugno 2021

Pomeriggio di uno scrittore - Peter Handke



Titolo originale: Nachmittag eines Schriftstellers (1987)
Titolo in inglese: The afternoon of a writer

Dopo un pomeriggio di lavoro, uno scrittore esce per una passeggiata. Attraversa strade e piazze, giunge alla periferia e rientra a casa quando fa già buio. In poche ore, è come se attraversasse il mondo intero: racconta dello scrivere e del prezzo che per questo deve pagare, parla della sua vita e del poco che gli rimane dopo i momenti di più intenso lavoro, esprime i suoi eterni dubbi, nei confronti di se stesso e degli altri. Sotto il sole pomeridiano, alla luce del crepuscolo e poi nell'oscurità notturna, Handke percorre una lunga strada attraverso la città e attraverso se stesso, offrendo al lettore una riflessione su una letteratura che si alimenta nel concreto rapporto con la realtà. (guanda.it)

La storia in sè è interessante. Uno scrittore alla fine della giornata lavorativa che comincia a girovagare per la città e, durante questo girovagare, decine di pensieri gli affollano la mente. Come mai non si è mai sposato? Come mai apprezza più le persone quando sono lontane? Come mai, in ogni viso che incontra, pensa di avere dei nemici che lo odiano perchè scrive cose che loro sono costretti a leggere? Cos'è lui? Tanti interrogativi posti in mezzo alle descrizioni dei luoghi che oltrepassa.

Lo stile narrativo di Handke non è facile. In realtà non è che usi dei termini complessi, è l'insieme, la struttura di un racconto che è più un flusso di coscienza. Avevo letto un altro libri di Handke (La donna mancina) e non mi era piaciuto affatto. Questo romanzo invece mi lascia una strana impressione, non completamente negativa nè completamente positiva. L'ho letto bene, facendoci attenzione e tuttavia non mi ha coinvolto più di tanto. Capisco il turbamento di questo scrittore ma rimango un po' indifferente, questo è ciò che mi viene da dire. Tutto sommato, è una lettura interessante.

Mio voto: 7 e mezzo / 10

w…w…w…wednesdays #171

"w…w…w…wednesdays" è una rubrica con la quale posso aggiornarvi sulle mie letture attuali, passate e prossime.  


Non è detto che gli aggiornamenti siano settimanali, perché non sempre leggo un libro in una settimana eh eh…
Ovviamente, se vi va, sono ben accetti i vostri interventi per condividere con me le vostre letture ;-)

Partecipare è facile, basta rispondere a queste domande:
1) cosa stai leggendo?
2) cosa hai appena finito di leggere?
3) quale pensi sarà la tua prossima lettura? 

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Le mie risposte (171^ puntata - mercoledì 16 giugno 2021)


1) cosa stai leggendo? 
- il giardino delle mille voci - Ewald Arenz

2) cosa hai appena finito di leggere? 
- pomeriggio di uno scrittore - Peter Handke
- brevemente risplendiamo sulla terra -Ocean Vuong

3) quale pensi sarà la tua prossima lettura?  
- Ali and Nino - Kurban Said
- come se mangiassi pietre - W.L. Tochman

The black God's drums - P. Djèlì Clark


Titolo originale: The black God's drums - P. Djèlì Clark (2018)

Creeper, a scrappy young teen, is done living on the streets of New Orleans. Instead, she wants to soar, and her sights are set on securing passage aboard the smuggler airship Midnight Robber. Her ticket: earning Captain Ann-Marie’s trust using a secret about a kidnapped Haitian scientist and a mysterious weapon he calls The Black God’s Drums. But Creeper keeps another secret close to heart--Oya, the African orisha of the wind and storms, who speaks inside her head and grants her divine powers. And Oya has her own priorities concerning Creeper and Ann-Marie… (goodreads.com)


Creeper (Jacqueline) è un'orfana tredicenne che vive di furti e dorme nascosta in una nicchia vicino all'attracco del principale dirigibile cittadino. Sa che c'è un mondo di persone là fuori, e sogna un giorno di prendere uno di quei dirigibili e visitare tutti i posti visitabili del mondo. Ma a New Orleans non si sopravvive solo coi sogni.

“Because in New Orleans, you can’t survive on just dreams.”

Sua madre ha sempre detto che è nata nel mezzo di una tempesta e che in lei vive lo spirito di Oya, la dea delle tempeste, della vita e della morte. In effetti, la dea spesso parla a Creeper attraverso delle visioni. Un giorno nel cielo ha la visione di un grande teschio e quella sera alcuni strani personaggi si appartano proprio nella nicchia di Creeper e discutono di un certo scienziato di Haiti che è in arrivo in città e dal quale vogliono il "Black God's drums".
Creeper vuole vendere le sue informazioni ad Ann-Marie, il capitano del dirigibile Midnight Robber. Riesce ad avvicinarla nel bordello in cui ha lavorato sua madre, intrufolandosi dal balcone nella stanza dove il capitano si è intrattenuta con un'altra donna. Il capitano è stata anche amante di sua madre e scopre che ciò che le ha raccontato Creeper è vero. Seguendo le indicazioni che vengono loro date da due suore, con guida una ragazza un po' strana che morde, Creeper ed Ann-Marie si dirigono alla città morta, la parte di città esterna al muro, che è stata distrutta da una precedente terribile tempesta. Qui ci sono anche i personaggi che hanno rapito lo scienziato e che stanno lanciando la tempesta sulla città proprio grazie a questo particolare strumento in grado di scatenare l'ira del dio. 
Creeper ed Ann-Marie devono quindi unire le loro forze, e le due divinità che risiedono in loro per fermare la terribile tempesta di vento, pioggia e mare, che rischia di distruggere la città e tutti i suoi abitanti, ignari di quello che sta per succedere.

Ho trovato questo libro, abbastanza corto, per la categoria "afrofuturist". L'ho letto in lingua inglese perchè in italiano non esiste. Si tratta di una settantina di pagine (e una trentina di pagine di presentazione di un altro libro dell'autore) non facilissime perchè la scrittura di Djeli Clark salta molti verbi, usa espressioni contratte e anche molte parole sono in realtà un mix tra l'inglese e (ipotizzo) il francese. Comunque, nel complesso la vicenda si segue bene. Quello che ho apprezzato tantissimo, è che si tratta di una novella fine a se stessa, non ci sono seguiti o prequel. La vicenda in effetti poteva essere allargabile, ma così breve e comunque completa, rende la lettura molto gradevole.

Mio voto: 8 e mezzo / 10

martedì 15 giugno 2021

La città nella neve - Beka Kurkhuli



Titolo originale: ქალაქი თოვლში (2013)

I cinque racconti della 'Città nella neve' mostrano la realtà di una nazione 'di periferia' alla ricerca di un contatto ravvicinato con l'Europa. La guerra tra georgiani e abcasi ('Assassino'), il legame d'amore tra due ragazzi sullo sfondo della crisi energetica degli anni Novanta ('La città nella neve'), la quotidianità di un uomo non vedente in bilico tra nostalgia e rabbia ('In sogno vidi'), i ricordi di giovinezza in una Tbilisi multietnica dei tempi sovietici ('Una sera'): è un mosaico composto tanto da storie private quanto da vicende che hanno segnato la storia della Georgia. Chiude la raccolta 'Musakala', in cui l'autore ha ricostruito, romanzandolo, il punto di vista dei combattenti mujaheddin durante la guerra in Afghanistan. (ibs.it) 

La descrizione dice già tutto. Il libro è una raccolta di cinque racconti, il primo è una settantina di pagine, l'ultimo una cinquantina, i tre in mezzo molto più brevi.  E' un interessante spaccato sulla vita della Georgia, Paese (da me sicuramente) poco conosciuto. 
Sono cinque storie che riguardano cinque ambienti sociali differenti, nell'ultimo viene anche ripercorsa la guerra in Afghanistan, con l'ascesa del Mullah Omar e Osama Bin Laden, fino alla sparizione del primo e alla morte del secondo. 
Per chi ama la storia, questo è un libro molto bello. La scrittura di Kurkhuli si legge bene, ci sono molti termini georgiani tradotti nelle appendici alla fine dei vari capitoli. Per chi, come me, non ama la storia nuda e cruda, questo libro è stato un po' pesante. Ne riconosco il valore ma sinceramente preferisco un romanzo, e quindi in alcuni punti ho un po' saltato da una frase all'altra (soprattutto nell'ultimo racconto dove la storia è decisamente preponderante). 
Molto interessanti alcune riflessioni, soprattutto nel primo racconto, sulla guerra.

"Nessuno di noi l'ha cominciata questa guerra: nè noi georgiani, nè gli abcasi, e chi la fomenta, ora, finge di essere in missione di pace, 'fanculo i russi e 'fanculo anche Shevardnaze!" (Assassino) 

"In che misera condizione ci hanno messo quei fetenti... Tale da farci invidiare persino i morti!" (Assassino) 

"Dove vado? Nessuno mi vuole, nè in quella sponda dell'Enguri nè in questa, dove diavolo vado? A chi appartengo? Chi mi darà rifugio? Perchè ho combattuto in guerra e ho ammazzato la gente?" (Assassino) 

Mio voto: 7 e mezzo / 10

venerdì 11 giugno 2021

Il Premio Pulitzer a due scrittrici native

Il Premio Pulitzer per la Narrativa è stato assegnato a Louise Erdrich, appartenente alla tribù Turtle Mountain Band of Chippewa Indians, mentre quello per la Poesia è stato assegnato a Natalie Diaz, mojave iscritta alla Gila River Indian Tribe. Questa decisione può essere letta come un ulteriore, piccolo risarcimento tardivo a un mondo dimenticato. 
La Erdrich e La Diaz appartengono a due generazioni di origine nativa americana lontane tra loro — Louise è nata il 7 giugno 1954 a Little Falls, Minnesota; Natalie il 4 settembre 1978 a Needles, California — ma sono accomunate dalla stessa urgenza di raccontare il dolore che le ferite del passato continuano a provocare nelle loro comunità.

"The Night Watchman" (2020) di Louise Erdrich, che Feltrinelli pubblicherà in Italia il prossimo autunno, appartiene al filone della fiction storica. Il romanzo è ambientato nel periodo tristemente conosciuto come «Termination Era»: un’epoca a cavallo tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta del Novecento, durante la quale il governo americano varò una serie di politiche con l’intento di «assimilare» i nativi ai costumi della società statunitense. I protagonisti del libro, uomini e donne qualsiasi, provano a opporsi all’ennesima sottrazione di una parte della loro terra, che considerano sacra (uno dei protagonisti, Thomas Wazhushk, è ispirato al nonno della Erdrich).

Natalie Diaz, premiata per la raccolta "Postcolonial Love Poem" (2020), parte dal massacro dei popoli indigeni, per approdare a una dimensione più intima: sullo sfondo della storia si animano sconfitte e desideri personali.

Addio a Lucinda Riley


“Nel dolore e nella gioia del viaggio, ho imparato la lezione più importante che la vita possa offrire, e ne sono contenta. Il momento è tutto ciò che abbiamo”.

È questo l’ultimo messaggio che ha voluto lasciare ai suoi numerosissimi lettori la scrittrice Lucinda Riley. Lo rende noto la famiglia, con una nota indirizzata a tutti i suoi editori: “È con grande dispiacere che siamo a comunicarvi che Lucinda si è spenta serenamente questa mattina, circondata dalla sua famiglia che era per lei così importante. Ci rendiamo conto che questo sarà un terribile shock per molte persone, che non erano al corrente che Lucinda negli ultimi quattro stava combattendo contro il cancro”. E ancora: “Lucinda ha toccato le vite di tutti coloro che ha incontrato e di chi ha letto le pagine delle sue storie. Ha profuso amore e gentilezza in tutto quello che ha fatto, e continuerà a ispirarci per sempre. Ma, soprattutto, Lucinda amava la vita, e ha vissuto ogni momento al massimo”.

Lucinda Riley, classe 1966, era nata in Irlanda a Lisburn, il 16 febbraio e, dopo una carriera da attrice nel cinema, in teatro e televisione, aveva scritto il suo primo libro all’età di ventiquattro anni. L’inizio di una lunga cavalcata: i suoi romanzi sono stati poi tradotti in trentasette lingue e hanno venduto oltre trenta milioni di copie in tutto il mondo. Dell’autrice resterà la serie, "Le sette sorelle", pubblicata in Italia da Giunti, diventata un fenomeno globale. "La sorella perduta", il settimo volume appena uscito nel nostro paese, è tra i libri in classifica in questo momento.


giovedì 10 giugno 2021

La cinquina del Premio Strega 2021

Benevento, 10 giugno

Emanuele Trevi guida la cinquina del Premio Strega 2021 con 256 voti per il suo "Due vite";
Al secondo posto Edith Bruck con 221 voti per "Il pane perduto".
Al terzo posto Donatella Di Pietrantonio con 220 voti per "Borgo Sud". 
Al quarto posto Giulia Caminito con 215 voti per "L'acqua del lago non è mai dolce".
Al quinto posto Andrea Bajani con 203 voti per "Il libro delle case", 

Grande sorpresa per l'esclusione di Teresa Ciabatti e il suo "Sembrava bellezza" che era stato dato per favorito.

La finale si terrà l'8 luglio al Ninfeo di Villa Giulia, nel rispetto delle regole anti-Covid. 


A Edith Bruck è stato anche assegnato il Premio Strega Giovani 2021. La scrittrice e poetessa lo ha dedicato ai "tanti ragazzi che da molti anni incontro nelle scuole, che mi ripagano con il loro leggere e andrò avanti finché avrò respiro. Questa è la mia missione e anche un dovere morale. I giovani sono migliori di quello che pensiamo". Sopravvissuta ad Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen, ne "Il pane perduto" ripercorre la sua vita, dalla deportazione nei campi di concentramento, quando era ancora bambina, al presente, perché adesso "è ancora più importante ricordare".

Bottigliette - Sophie van Llewyn



Titolo originale: Bottled goods (2018) 

Nella Romania degli anni Settanta, oppressa dal regime comunista di Nicolae Ceaușescu, i giovani sposi Alina e Liviu, entrambi insegnanti, si ingegnano a incanalare come meglio possono la propria vita nelle strettoie della dittatura. Ma un giorno il fratello di Liviu fugge all’Ovest e, poco dopo, Alina si rifiuta di denunciare una sua piccola allieva per il possesso di una rivista proibita. La coppia entra così nel mirino delle forze governative, e le loro rispettive carriere, insieme al matrimonio, cominciano a sgretolarsi. Non resta che scappare dunque, anche per provare a salvare quel che resta della loro felicità. Con una madre che non la appoggia e la Securitate determinata a distruggere le loro vite, Alina decide di rivolgersi a zia Theresa, moglie di un importante esponente del partito e depositaria di antichi e magici rituali popolari… E sarà la magia a dare una sterzata alle vite di tutti. Sophie van Llewyn ci regala un romanzo intenso e commovente, a tratti ironico, pieno di ritmo e magia, capace di far convivere bellezza e orrore, di raccontarci la vita nella Romania comunista e allo stesso tempo di svelarci pagina dopo pagina il mondo di una donna, Alina, in cui si respira amore, incertezze, coraggio e speranza in un futuro di felicità. (keller editore)

Attenzione: contiene spoiler.

Un libro sicuramente originale, un po' visionario. Ci offre un bello spaccato della situazione di vita in Romania, dove per una conoscenza sbagliata puoi finire in grossi guai. 
Alina e Liviu si sposano, è un matrimonio che fin dall'inizio, a mio parere, non è che abbia un gran trasporto, ma le cose crollano per una serie di circostanze e di decisioni sbagliate. Prima il fratello di Liviu scappa dal Paese, e così facendo getta un'ombra sulla persona di Liviu che viene spedito a lavorare a due ore di treno da casa. Il matrimonio comincia a traballare, anche perchè lui torna a casa spesso ubriaco e Alina non vede l'ora che torni il lunedì perchè ricominciano entrambi a lavorare. Ma poi Alina, sul lavoro, commette un terribile errore: durante la pausa, anzichè andare in sala professori, rimane in classe ed assiste, involontariamente, al fatto che una degli alunni esibisce una rivista bandita dal governo; Alina sa che dovrebbe denunciarla ma per qualche motivo non lo fa. Tuttavia, uno degli alunni ha il padre che lavora in polizia e così cominciano delle visite settimanali di un agente governativo ad Alina, a casa e sul lavoro. Questo le crea un vuoto intorno. 
Ad un certo punto, Alina non ce la fa più e dice a Liviu che devono separarsi. In quel momento capiscono di voler stare insieme e che la loro unica speranza è scappare. Non hanno però fatto i conti con la madre di Alina, comunista integerrima che non ha mai stimato Liviu, che non accetta che la figlia se ne vada e la lasci sola, e che la denuncia alle autorità. Alina si ritrova di nuovo catapultata nel baratro e chiede un estremo aiuto alla zia, la quale le consiglia di parlare con la Santa del venerdì, una figura magica che riesce a rimpicciolire la madre in modo da nasconderla in una bottiglia.

"In questo paese tutto è possibile"
"O impossibile" la correggo "dipende se stai dalla parte giusta o no"

E' interessante la contrapposizione delle figure della zia e della madre. La zia ha un figlio nei servizi segreti e uno nella polizia di frontiera, ha mille conoscenze e aiuta Alina in ogni modo. La madre è egoista, pensa solo a se stessa, è capace solo di commenti caustici nei confronti di Alina, di suo marito e delle sue scelte.

"Non posso biasimare una cagna perchè ringhia e abbaia e morde qualcuno che si avvicina ai suoi cuccioli appena nati. Ci sono cose dentro di noi, più antiche della coscienza, o dell'acquiescenza di Dio, istinti che non sappiamo controllare, a prescindere da quanta forza mettiamo nel tirare le redini. Ma spesso mi chiedo, se zia Theresa sta proteggendo i suoi cuccioli, allora mia madre chi è che sta tutelando?"

E' un libro scritto con molta delicatezza, nonostante racconti gli orrori che Alina (a anche Liviu) subiscono dal regime. Poi l'orrore di una madre disposta a denunciare la figlia perchè non vuole essere lasciata sola, fregandosene di come stia lei. Il gesto estremo di una figlia che non sopporta più l'ingerenza materna e il senso di colpa che comunque la accompagnerà negli anni che finalmente riuscirà a passare fuori dalla Romania, in cui tornerà solo dopo la caduta di Ceaușescu.
Il libro è scritto in capitoli brevissimi, alcuni con toni anche molto ironici. I vent'anni che Alina passa in Germania sono liquidati in pochi capitoli, ma effettivamente, ciò che ci basta sapere è cosa è successo ad Alina una volta libera di fare le proprie scelte. Non sono sicura di aver compreso il finale (non è riuscita a salvarla?)
Molto interessante.
Mio voto: 8 / 10