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sabato 3 gennaio 2015

Il cardellino - Donna Tartt



Theo Decker rimane coinvolto in un attentato al museo, una bomba che fa crollare i muri uccidendo decine di persone, tra cui sua madre. E' l'evento che lo segnerà per il resto della sua vita, una assenza che è quasi una presenza che lo dilania e lo porterà in un baratro dove arriva a toccare il fondo, ferendo anche le persone che cercano di amarlo per quello che è. Theo, il cui destino sembra incatenato a quello di un piccolo dipinto presente in quel museo, che scompare con lui il giorno dell'attentato.

La prima parola che mi è venuta in mente chiudendo il libro è stata: "mah". E' un libro bello, ma la sua lunghezza mette alla prova i nervi anche di un lettore "forte" come me. Immagino in quanti si rifiuteranno di leggerlo per colpa della lunghezza. Peraltro, se avesse tolto anche duecento pagine non sarebbe stata una cattiva idea.
Il libro parte con una storia triste ma coinvolgente, la storia di questo ragazzino che dopo aver perso la madre nell'attentato da cui lui si è miracolosamente salvato, viene sballottato dalla famiglia di un amico a quella del padre sparito anni prima, portandolo ad avvicinarsi ad alcool e droghe. E' una storia che si segue bene, anche se alcuni episodi di ubriacatura diventano alla lunga un po' ripetitivi. Poi a circa metà libro mi chiedevo come poteva andare avanti con la narrazione, ed ecco che Donna Tartt tira fuori il colpo di scena, l'intrigo internazionale, che però in alcuni punti è decisamente contorto e appare anche un po' "assurdo". Cambia anche lo stile narrativo, nella prima metà assolutamente scorrevole e lineare, qui diventa un po' frammentario, fino a virare al filosofico nel finale, che va riletto almeno un paio di volte per capirlo bene.
E' un libro che volevo leggere indipendentemente dalla giuria e sono contenta di averne avuto l'occasione. Però non penso di aver letto un capolavoro. Un bel libro sì, che purtroppo non è per tutti.
mio voto: 8 / 10

domenica 14 dicembre 2014

Anna Bolena, una questione di famiglia - Hilary Mantel



titolo originale: Bring Up the Bodies

Dopo "Wolf Hall", romanzo che narra l'origine dell'Inghilterra moderna attraverso gli occhi del discusso Thomas Cromwell, questo secondo capitolo dell'opera dedicata all'epoca Tudor si apre nel 1535, quando il Segretario di Stato di Enrico VIII è all'apice del suo potere. Le sue fortune sono infatti cresciute insieme a quelle di Anna Bolena, la seconda moglie del re, per la quale il sovrano ha chiuso i rapporti con la Chiesa di Roma e fondato quella Anglicana. Ma la politica di corte sospinge l'Inghilterra in un isolamento pericoloso e Anna fallisce in ciò che aveva promesso: dare alla luce un figlio maschio che assicuri la linea dei Tudor. La corona è debole e quando Cromwell assiste all'invaghimento del re per la riservata e tranquilla Jane Seymour, la fine del matrimonio con Anna Bolena è già certa, ma ancora senza un disegno. Mentre si fa strada attraverso gli scandali sessuali di corte, immersa nei miasmi del pettegolezzo, il Segretario di Stato deve anche trattare per giungere a una versione ufficiale che possa soddisfare Enrico e mettere al sicuro la propria carriera, diventare l'autore di una storia che salvi il potere e la corona per sempre. Ma nessuno, né Thomas né il sovrano, uscirà illeso dal sanguinoso teatro che sono gli ultimi giorni di Anna, la regina che va incontro al patibolo con coraggio e solennità, inondando del suo sangue la storia inglese. (da www.anobii.com)

Faccio una premessa: non amo i libri storici. E non amo cominciare una trilogia partendo dal libro di mezzo, ma è anche vero che essendo arcinota la storia trattata, non si sente la mancanza del primo libro.
Che dire? l'ho trovato noioso. L'ho letto per la giuria letteraria ma non vedevo l'ora di finirlo. Il libro è praticamente tutto un dialogo, mi sembrava di leggere la scenografia di un film. Non mi ha coinvolto per nulla. La scrittura è stranissima, passa dalla prima alla terza persona con nonchalance ma questo crea abbastanza confusione su chi sia il soggetto parlante della storia (ci ho messo un pezzo a capire che comunque l'io narrante era Cromwell). Poi c'è una marea di personaggi, difficile ricordarsi chi faceva cosa, anche perché alcuni avevano nomi simili e soprannomi. 
E' intrigante giusto la figura di Cromwell, che sa tutto di tutti, amico e nemico, confidente e cospiratore. Ecco, il suo modo di agire e la sua psicologia era interessante. 
Per il resto, non credo leggerò mai il primo libro né aspetterò con ansia che esca il terzo.
Ho invece letto che sono già stati acquistati i diritti per farne un film; ecco, quello sono convinta che sarà molto bello e lo guarderò.
Mio voto: 6 / 10

Fuego - Marilù Oliva



Una torrida estate bolognese, un piromane che semina incendi per la città e una morte strana, molto strana, apparentemente legata a oscuri culti sciamanici. L'autopsia conduce la polizia ai locali notturni latino-americani della provincia, il regno della Guerrera, al secolo Elisa Guerra. Capoerista convinta, studentessa di criminologia nonché giornalista pubblicista disoccupata che attualmente consegna pizze a domicilio. La Guerrera è concentrata in una personale lotta per la sopravvivenza: gli ostacoli sono il disinganno della vita, la precarietà e un'occupazione di cui si vergogna. Quando l'ispettore Basilica la coinvolge nelle indagini, lei ci si tuffa nel suo modo incosciente, senza riserve, così come balla e beve rum. Le ambigue notti di salsa sono una calamita non solo per i personaggi che le animano - la fascinosa Princesa, El Tigrón, El Chupa-Chupa, Catalina, con la sua dolcezza azzurra e i suoi studi di alchimista, il sensuale cantante Roelvis, un amante cubano tornato dal passato - ma anche per i curiosi. E qualcuno, nascosto nell'ombra, sta macchinando un nuovo delitto. Nel frattempo il fuoco continua a bruciare impietoso nelle strade di Bologna e nel cuore duro della Guerrera. (da www.ibs.it)

Elisa Guerra, capoerista convinta, assidua frequentatrice di sale da ballo latino-americane, bevitrice di rum come se fosse acqua e fumatrice. Aspirante giornalista costretta a consegnare pizze per guadagnare qualche soldo (in nero). Alle prese con un altro omicidio e un piromane che ha bruciato il suo scooter insieme ad altri tre. L'ispettore capo Basilica che le chiede se vuole di nuovo collaborare alle indagini.
E' il primo libro che leggo di Marilù Oliva, e pur avendoli tutti, sono partita da questo titolo perchè mi tornava comodo per una delle reading challenges ancora da completare.
E' un libro carino, si legge bene. Mi è piaciuto tantissimo il fatto che subito dopo ogni frase in spagnolo l'autrice si premurava di scriverne anche la traduzione.
La storia è ambientata a Bologna, quindi è stato molto facile seguire la Guerrera nei suoi tragitti. Secondo me non è chiarissimo come si arriva al finale, cioè, io non ero arrivata assolutamente a capire chi potesse essere l'assassino e perchè, mi sono persa un po' nei meandri della salsa e della burundanga.
Molto curata la caratterizzazione dei personaggi. La protagonista non mi ha particolarmente attirato, anche se mi ha fatto tenerezza perchè le vanno sempre tutte storte. Mi piace molto di più Catalina, la coinquilina mezza puertorriquena con l'ossessione per il fuoco e che legge i tarocchi. Sono un bel duo.
Nel complesso è carino, non un giallo straordinario ma si fa leggere. Al centro della vicenda, però, più del delitto, sembra esserci la vita di Elisa. Quindi mi è piaciuto abbastanza ma non mi ha entusiasmato. Appena riesco, comunque, voglio leggere qualche altro libro della serie.
Mio voto 6 e mezzo / 10.

mercoledì 26 novembre 2014

L'amore involontario - Chiara Marchelli


Riccardo e Irene, fratelli, non si parlano da anni, da quando lei ha scritto un libro in cui parla anche di lui. Quel libro, che le ha dato popolarità in tutto il mondo, lui lo odia a prescindere perché in realtà non l'ha mai letto. Ma un giorno Irene viene investita da una macchina e Riccardo si trova al suo capezzale, dove tutti si aspettano che provi pena, che pianga, che le parli per provare a darle degli stimoli. Tutte cose che Riccardo non riesce a fare, non gli vengono. Rimane lì, accanto a lei, in silenzio, aspettando il momento in cui potrà andarsene. Ma giorno dopo giorno, l'amore che provava per lei riaffiora, involontario come i movimenti dei muscoli di lei in coma. Riccardo ripensa ai momenti vissuti insieme e si chiede perché ad un certo punto si trovi ad essere quello che di lei sa meno. Si muove nella sua casa e trova il famoso libro, che finalmente si decide a leggere, lì vicino a lei, ripercorrendo un dolore per sopravvivere al quale Riccardo si è chiuso in sè.
Bellissimo. Intenso. Triste, ma senza essere pesante grazie ad un linguaggio che riesce a rimanere delicato nonostante gli argomenti di cui narra. Bellissima scrittura, piacevole, scorrevole. L'unica pecca, alcune espressioni un po' scurrili che ho trovato fuori luogo perché non aggiungono nulla alla narrazione. L'ho letto tutto d'un fiato perché la storia mi appassionava moltissimo. E ovviamente ho pianto. E' bellissimo il rapporto tra i due fratelli, dove lei in realtà non è mai stata davvero lontana come credeva Riccardo. Perché è lui che ha eretto un muro per tenere lontano dal suo dolore tutte le persone che gli sono intorno, senza rendersi conto che il suo dolore era provato e condiviso da Irene, ma anche da sua moglie e suo figlio. E' un libro che consiglierò alle persone che conosco perché davvero mi ha colpito piacevolmente.
Mio voto: 9 / 10

lunedì 10 novembre 2014

L'imprevedibile viaggio di Harold Fry - Rachel Joyce



Titolo originale: The unlikely pilgrymage of Harold Fry

Un normalissimo mattino di metà aprile, Harold riceve una lettera da una vecchia collega che non sentiva da vent'anni, Queenie Hennessy, nella quale la donna gli rivela di essere malata di cancro. Cosa rispondere a una rivelazione simile? Harold prova a buttare giù qualche riga, e, anche se nulla lo soddisfa totalmente, si dirige verso la buchetta delle lettere. Ma quando arriva lì, si dice che è arrivato troppo presto, così continua a camminare fino alla seconda buchetta e poi oltrepassa anche quella. Finchè arriva ad una stazione di servizio dove scambia due parole con una cassiera che gli dice che si deve sempre essere ottimisti. Harold decide che vuole far qualcosa che faccia la differenza. Telefona alla casa di cura dove è ricoverata Queenie e dice che sta andando a trovarla, e lei deve aspettarlo. Decide che andrà a piedi, convinto che finché lui continuerà a camminare, Queenie non morirà.

Parte così il pellegrinaggio di Harold dal sud dell'Inghilterra al nord. Un viaggio di mille chilometri che non è solo fatica e dolore fisico, ma che è anche un doloroso viaggio introspettivo nel passato e nel suo essere uomo, nei suoi errori e nei suoi rimpianti.
La scrittura di Rachel Joyce è piacevole e scorrevole. La storia si legge volentieri e ad ogni capitolo c'è la curiosità di capire se Harold ce la farà o se rimarrà preda dei demoni che provano di convincerlo a rinunciare. Il libro mi è piaciuto molto; probabilmente è un  po' bizzarro pensare che un uomo che non è mai andato a camminare, tutto d'un tratto riesce a farsi mille km in pochi mesi. Ma il vero cammino è quello che percorre in sé stesso, con alcune rivelazioni finali assolutamente inaspettate. Il personaggio di Harold mi è piaciuto molto e gli sono stata "umanamente" vicina. Aveva un sogno ed ha usato tutte le sue forze per portarlo a termine. Non potevo non tifare per lui!
Mio voto: 8 / 10

La felicità sta in un altro posto - Sara Loffredi


Calabria 1904. Caterina è orfana e vive nel convento dell'Immacolata Concezione, appena fuori Reggio Calabria. Qui ha due amiche a cui è particolarmente legata, Giovanna e Cristina, e ama suonare il pianoforte insieme a Suor Antonia. 
Caterina crede di possedere il dono della maledizione, perché più volte alcune cose brutte che ha augurato si sono avverate.
La musica è per lei un qualcosa a cui non sa resistere e Suor Antonia progetta di farle fare l'esame di ammissione al Real Collegio per la musica di Palermo. Ma la notte del 28 dicembre 1908, un terribile terremoto si scatena su Reggio, radendo al suolo la città. Caterina si ritrova così su una nave militare trasformata in ospedale, dove riceve le prime cure addirittura dalla Regina Elena, la quale poi disporrà che i feriti vengano portati in ospedale a Napoli. Caterina si ritrova con una cicatrice in una gamba, ma totalmente abbandonata a se stessa. Decide quindi di seguire Annarella, una prostituta, a casa sua, dove la aiuta nei lavori domestici, spiandola di nascosto durante i suoi incontri con gli uomini. Finchè uno di questi uomini si accorge della ragazza semi nascosta e vedendola così giovane e bella decide di prendersela con la forza. Annarella non può permettersi di perdere clienti per una ragazza più giovane e le dice di rivolgersi ad una sua amica che gestisce un posto chiamato "le tre vecchierelle". Caterina all'inizio si dedica ai lavori domestici, ma Donna Assunta dopo sette giorni le chiede di cominciare a lavorare, procurandole dei documenti falsi in cui si sostiene che ha venti anni anziché sedici. Caterina, ribattezzata Domenica, ottiene un grande successo tra i clienti e questo le crea molta invidia tra le colleghe, che una notte mentre dorme le riempiono i capelli di pece e lei è costretta a tagliarli cortissimi. Un giorno, un cliente, ricco commerciante caduto in rovina, dice a Caterina che è troppo bella e raffinata per un bordello così infimo, sostenendo che sarebbe perfetta per lavorare alla Maison Rouge e suggerendole di farsi chiamare Mimì. 
Mimì prova a recarsi in questa Maison, dove le apre la donna più bella che abbia mai visto ma che non la fa entrare. Cosa che però riesce a fare di soppiatto al terzo tentativo. Donna Luisa dapprima la rifiuta, ma quando Mimì si ferma a suonare rabbiosamente al pianoforte, cambia idea e la accetta. Comincia una nuova vita, in un bordello di lusso, dove ad un certo punto Mimì si rende conto di provare qualcosa di forte e ricambiato da una sua collega, Mariasole, la quale arriva anche a smettere di cercare la compagnia maschile perché non lo sopporta più. Ma vivere apertamente un amore lesbico non è consentito, e Mariasole decide di uscire dalla Maison sposandosi.

La prima cosa che mi viene da dire su questo romanzo è che gli autori non possono dare per scontato che io conosca tutti i dialetti d'Italia e, quindi, se devono usare espressioni dialettali perché servono ad ambientare il racconto, dovrebbero però considerare di fare un'appendice magari con la traduzione. Molti dei termini napoletani li ho capiti, ma altri no, e se è pur vero che riuscivo a capire il contesto, sinceramente non mi piace leggere una cosa che devo provare ad indovinare. Questa trovo che sia la pecca maggiore nella scrittura, che nelle parti italiane invece è abbastanza scorrevole, piena di descrizioni, anche se ha fatto fatica a coinvolgermi totalmente. Il personaggio principale risulta a tratti terribilmente egoista e non sono riuscita a provare "sintonia" né particolare "pietà" per lei. Forse i momenti che ho apprezzato di più sono le pagine piene d'amore per Mariasole, un amore profondo e travolgente anche se da tenere nascosto. Per il resto, ero più curiosa di capire come sarebbe finita la storia più di leggerne lo svolgimento. Fin dalle prime pagine del romanzo, alternate al racconto di Caterina, ci sono alcune lettere scritte da un uomo che ho fatto fatica a capire chi fosse per quasi tre quarti del libro, questo ha contribuito abbastanza a frantumare la narrazione. 
Mi spiace "stroncare" tanto questo libro, che come storia era anche nuova perché non avevo mai sentito parlare del terremoto di Reggio Calabria. Ma, se anche ben scritto, non è riuscito a coinvolgermi né ad appassionarmi particolarmente.
Mio voto: 6 / 10

martedì 9 settembre 2014

Cinquanta sfumature di rosso - E. L. James



titolo originale: Fifty shades Freed

Christian e Ana sono sposati e vanno in luna di miele in giro per l'Europa. Con alcuni flashback, Ana ripensa ai giorni prima del matrimonio e alla cerimonia stessa, con le sue speranze e le sue paure.
Ora è Mrs Grey, e deve imparare a vivere 24 ore al giorno insieme a Christian e alle sue ossessioni: quella del controllo, quella di essere abbandonato. Convivere coi suoi incubi che lo tormentano ogni notte.
Christian e Ana sembrano trovare un equilibrio. Ma sarebbe troppo facile se finisse qui e il libro non esisterebbe. Il passato torna a fare capolino, chiedendo a Christian di fare i conti.

Credo che la trilogia di E. L. James si sia chiusa in calando. Ho amato la storia di Christian e Anastasia, ma questo libro sembra scritto più per fare volume. Innanzitutto, dimezzerei ampiamente le pagine di sesso; sono una marea e distolgono solo l'attenzione dalla storia, oltre ad essere abbastanza noiose e ripetitive. In breve loro vanno d'accordo, poi succede qualcosa per cui litigano (principalmente perché lei gli disubbidisce), lui si infuria e fanno sesso per "punizione", poi si rilassano e fanno sesso "tranquillo". E questo di continuo. Ogni tanto viene inframmezzato da alcuni "colpi di scena": viene incendiata la sala del server della ditta di Christian, riappare Jack Hyde (ma ce lo aspettavamo..), riappare Leila (inutilmente peraltro), riappare Elena (giusto per farli litigare qualche pagina) e altre cose.
Ana vuole continuare ad avere una sua vita, di cui fa parte il lavoro; Christian vorrebbe che facesse semplicemente la signora Grey.
Trovo che in questo terzo libro la storia sia troppo tirata per le lunghe. Credo che l'autrice abbia voluto spiegare perché Christian ha questa atroce mania di controllo accompagnata da una fragilità adolescenziale ma gli avvenimenti che narra per spiegarcelo sono veramente poco emozionanti e qualche volta anche poco esaurienti. Due dei capitoli più belli sono collocati oltre la fine del libro (che già si chiude facendo un salto di due anni); credo che avrebbe dovuto trovare il modo di inserire questi due racconti prima. Visto che Ana passa diversi capitoli a pensare passando dal presente al passato, poteva succedere una cosa simile anche a Christian. Spero che ora la James non si metta a riscrivere tutta la storia dal punto di vista di Christian (come ha fatto la Meyer con Edward di Twilight..).
Diciamo che il finale me lo aspettavo. Essendo una storia d'amore, era abbastanza ovvio che finisse con matrimonio, figli e vissero tutti felici e contenti. Da un certo punto di vista, ci sarei rimasta male se non fosse stato così. Però è la narrazione il problema. Tanto è stata coinvolgente negli altri due libri (il primo soprattutto), tanto mi è risultata un po' piatta in questo terzo libro.
In ogni caso, sono contenta di aver letto questa saga, il giudizio complessivo è comunque positivo. Mi rimane una curiosità: ma E. L. James li ha provati tutti i giochini che fa fare a Christian e Ana? Eh eh..

Mio voto: 6 e mezzo / 10

giovedì 3 luglio 2014

Il cuore di Adele - Filely



Una serata tra amici, un bacio rubato e la vita della giovane Adele cambierà per sempre. Quando le certezze non sono più tali, quando nuove possibilità si presentano, quando la sensualità prende il sopravvento, quando si rischia di cedere alle tentazioni. Amore, passione, gelosie e tradimenti: questo è l'iter che percorrerà Il cuore di Adele. Un turbine di pensieri ed emozioni. (da http://ilmiolibro.kataweb.it/ ) 

Adele è una studentessa di 22 anni, insicura, dolce, innamorata del suo fidanzato, Marco. Finchè, durante una serata con due amici, proprio lui, per gioco, le chiede di fare qualcosa di diverso: baciare il ragazzo dell'altra coppia, Matteo. Un gioco innocente che scatena in Adele una reazione più grande di quanto lei stessa avrebbe immaginato. E dal quella sera non riesce a togliersi Matteo dalla testa. Matteo che ricambia pienamente quello che sente la ragazza. 
Matteo e Adele cominceranno a frequentarsi, appassionatamente, rabbiosamente, perchè lui è iper geloso e iper protettivo (e anche un po' prepotente) e alterneranno momento di sesso sfrenato a momenti di litigate furenti.

L'autrice di questo libro ha iniziato a scriverlo per passatempo sul suo blog, avendo la passione per la scrittura. Poi ne ha fatto un libro, auto-pubblicato. Ero curiosa di leggerlo perchè la conosco indirettamente, nel senso che conosco una sua parente molto vicina e me ne parlava con grande entusiasmo.
Quello che mi lascia perplessa, è che la storia, soprattutto all'inizio, è molto influenzata dalle 50 sfumature di E. L. James. Si parla di scambi di coppie, di sottomesse, di lei ingenua e lui super sexy con un caratteraccio... Mi chiedo quindi cosa ne penserei se non avessi letto quella saga prima di questo libro. In ogni caso, ad un certo punto un po' se ne allontana ed è solo un bene.
Mi piace la scrittura di Filely, è molto discorsiva e scorrevole. C'è un deciso miglioramento, diciamo, una decisa maturazione nella scrittura che si nota confrontando le prime pagine del racconto e i capitoli successivi. Mi piacerebbe, quindi, leggere qualcosa che parta totalmente dalla sua fantasia. Nelle ultime pagine, la narrazione passa nella mani di Matteo, forse come un passaggio di testimone al seguito della storia che infatti si intitola "il cuore di Matteo". 
Un esordio molto interessante.
Mio voto: 7 / 10

Said e il tesoro nel deserto - Sigrid Heuck



Abouli, un ragazzo tuareg di dodici anni, mentre attraversa il deserto con una piccola carovana guidata dal padre, incontra un hakayati, un cantastorie, che si unisce al gruppo. Abouli è subito affascinato da questo misterioso personaggio. Da quel momento il viaggio della carovana si interseca con i racconti con cui il cantastorie, nei momenti di pausa, intrattiene il gruppo. Egli narra loro la storia di un ragazzo, Said, che decide di andare alla ricerca del più grande tesoro nascosto nel deserto: uno specchio nero che porta fortuna e ricchezza. Ma prima di arrivare allo specchio, deve procurarsi cinque doni da portare alla custode del tesoro. Inizia così un viaggio pieno di suspense dal Mali fino allo Yemen, passando per il Marocco e toccando il Mediterraneo, con un finale a sorpresa.
Il romanzo è corredato da una mappa, le regole del gioco tradizionale berbero Kalaha (già in uso in Egitto 3.000 anni fa), la descrizione della cerimonia del tè presso i Tuareg, un glossario delle varie lingue africane, tuareg e arabe con i nomi di piante, cibi, abbigliamenti, personaggi mitologici e altro.

Ho letto questo libro perchè mi serviva qualcosa che fosse a tema col "viaggio". Ho scoperto solo leggendolo che è un libro per ragazzi.
E' molto piacevole. La scrittura è molto bella, ricca di descrizioni. Sembra di partecipare al gruppo dei tuareg e vivere con loro la vicenda, di respirare la sabbia e i colori dell'Africa. Il cantastorie è molto abile nel tenere alto l'interesse nella lettura. Viene davvero voglia di sapere come procede il racconto di Said, anche se forse mi ha un pochino deluso il finale...
Mio voto: 8 / 10

martedì 10 giugno 2014

La porta - Magda Szabò


Magda, scrittrice, non riesce a seguire la carriera letteraria e la vita domestica. Le consigliano di chiedere aiuto alla vecchia Emerenc Szeredàs, la quale mette subito in chiaro che è lei che sceglie da chi lavorare, in che tempi e in che modi. La discrezione di Emerenc è una dote che il marito di Magda apprezza molto.
Emerenc è una donna ruvida, tuttofare instancabile, che riposa solo qualche ora su un loversit e che non permette a nessuno di valicare la porta dietro alla quale si nasconde la sua casa e la sua vita.
Emerenc è schiva, distaccata, ma sempre pronta ad aiutare chiunque (persona o animale) si trovi in difficoltà. A poco a poco scopriamo alcune delle vicende del suo passato che ne hanno condizionato la vita e l'hanno portata in questa specie di solitudine.
Magda invece ama la socialità, vorrebbe instaurare un dialogo con Emerenc che invece rimane sempre a distanza.
Sarà proprio Magda, preoccupata, che aprirà la porta, quella che doveva restare assolutamente chiusa per tutti e che svelerà lo stato di devastazione in cui è caduta Emerenc, e da lì comincerà la rovina della vecchia e della sua vita. Perchè Emerenc non voleva essere aiutata e men che meno voleva morire coperta di vergogna. 

Ho grosse difficoltà a commentare questo libro. All'inizio mi è piaciuto, era intrigante il rapporto di scontro tra queste due donne, ed Emerenc è veramente un personaggio, con il suo modo di fare. Poi si scoprono due vicende in particolare che daranno una svolta alla vita di Emerenc. Il primo, quando le dame della carità nella distribuzione del vestiario si dimenticano della sua presenza e pretendono di rimediare dandole un abito coi lustrini, episodio questo che le farà cadere ogni attaccamento alla religione. Il secondo, la barbara uccisione del suo gatto da parte di un vicino di casa. Ma potrei aggiungerne una terza, la mucca Viola che per correre incontro a Emerenc bambina, cade dal treno, si rompe due zampe e viene abbattuta. (A questo punto avevo fatto il pieno di cose tristi)
A poco a poco, a modo suo, Emerenc accorcia la distanza che tiene con Magda, al punto da maturare un amore quasi materno nei suoi confronti. 
Più la conoscevo e più apprezzavo Emerenc, con la sua generosità nei confronti di chiunque ne avesse bisogno. (Poi, scoprire che è una gattara ha aumentato la mia simpatia eh eh). 
Più conoscevo Magda invece e più provavo antipatia nei suoi confronti, fino al culmine in cui ha rivelato al mondo il segreto di Emerenc, rovinandole la dignità che si era costruita in anni di sacrifici e lavoro, oltre che mandando a morte certa i gatti che Emerenc adorava. In quel momento l'ho odiata. E poi è scappata a prendersi il suo premio che non si è nemmeno goduta.
E' un libro che lascia tanti spunti di riflessione, ma anche una enorme tristezza.
Mio voto: 7 / 10

mercoledì 28 maggio 2014

Il lago delle lingue morte - Carol Goodman



Fra i monti Adirondack, nel nord-est degli Stati Uniti, c'è un lago a forma di cuore, Heart Lake, che secondo una vecchia leggenda, esercita una misteriosa attrazione su chi si è bagnato nelle sue acque. “Cor te reducit”, il cuore ti riporta indietro.
Sulle sponde del lago c'è una scuola femminile, un tempo molto prestigiosa, poi caduta in disgrazia per alcuni avvenimenti tragici lì successi nel passato. Ora accoglie più che altro ragazze già espulse da altri college, con le unghie dipinte di nero e gli anelli d'argento a forma di teschio.
Jane Hudson, separata e con una bambina piccola, aveva promesso di non mettere mai più piede in quel posto dopo che, vent'anni prima, entrambe le sue due compagne di stanza Deirdre e Lucy, oltre al fratello di Lucy (Matt), proprio in quel lago, avevano trovato la morte. Ma il richiamo del lago è stato troppo forte e Jane è tornata come insegnante di latino, a sostituire quella che un tempo era stata la sua insegnante, Helen Chambers.
Un giorno, in mezzo ai compiti di una delle sue studentesse, Ellen Craven, Jane trova un frammento del diario che aveva smarrito nell'ultimo anno da studentessa. Chi ha trovato, quindi, il vecchio quaderno di Jane? E perchè sembra che qualcuno stia riproducendo gli stessi eventi, seguendo un copione scritto vent'anni prima?  
Nuovi suicidi ricalcano quelli avvenuti nel passato. E per risolverli Jane, con l'aiuto di Roy Corey, cugino di Lucy e Matt, dovranno scavare proprio nel passato.

Coi gialli non si può mai raccontare troppo o si rischia di rovinare la sorpresa. Io questo libro l'ho divorato. Mi è piaciuto tantissimo. I personaggi sono ben caratterizzati. La storia è intrigante, tra pattinaggi sul ghiaccio, corniculum che invitano ad appuntamenti segreti, intrecci amorosi e amicizie. Un gioco pericoloso in cui Jane si troverà coinvolta e costretta a ripercorrere i fatti cruenti del suo passato.
La narrazione è divisa in tre parti; nella prima siamo al presente di Jane, ora insegnante; nella seconda c'è un lungo flashback su quando Jane era studentessa; nella terza parte si tirano le somme tra passato e presente. Quest'ultima forse è la parte un po' più contorta da seguire perchè Jane salta molto tra ciò che accade e ciò che le ricorda il passato. La storia comunque è abbastanza lineare e la lettura scorrevole.
Ammetto che avevo scoperto il colpevole già nella prima parte; mi mancava però la sua motivazione, e a questa ci si arriva decisamente sul finale.
Mio voto: 9/10

La scuola degli ingredienti segreti - Erica Bauermeister



La cucina di Lilian è una cucina un po' speciale. Nessuno meglio di lei conosce la magia degli ingredienti, da quando era solo una bambina e, grazie a una misteriosa ricetta donatale da Abuelita, la donna della bottega delle spezie, ha salvato la madre dal mondo a parte in cui si era rinchiusa. 
Lilian crede nella magica alchimia del cibo. È per questo che il suo ristorante, con piatti sempre diversi, è un luogo speciale, dove si ritrovano ricordi perduti, si stringono promesse d'amore o nascono amicizie. Lo sanno bene gli allievi del corso di cucina, tutti alla ricerca dell'ingrediente segreto che ancora manca alla loro vita. Come Claire, giovane mamma che ha perso fiducia nella sua femminilità. O Tom, che ha appena perso la moglie per un cancro. O Chloe, ragazza maldestra e soffocata da un fidanzato presuntuoso. Per tutti loro, Lillian ha la soluzione. 

“tutti noi non siamo che ingredienti, Tom. L'importante è la grazia con cui cucini il pasto”


Mi ispirava un sacco questo libro. Devo dire che la scrittura è molto piacevole, scorrevole, davvero anche un po' magica come gli ingredienti. La storia è carina, è divisa in capitoli e in ognuno viene spiegata la storia dello studente e contiene la ricetta che Lilian insegna alla classe. Non so, l'idea era molto bella ma forse per essere un libro favoloso le manca qualcosa.
Le ricette comunque sono terribili... non so a quali libri abbia fatto affidamento!
Mio voto: 6 e mezzo / 10

Troppa felicità - Alice Munro



Ero curiosa di leggere qualcosa di Alice Munro, definita la più grande scrittrice canadese, nonchè vincitrice del Premio Nobel nel 2013. Ero curiosa nonostante sapessi che lei scrive racconti (che io non amo).
In questa raccolta (perchè si tratta di 10 racconti) troviamo la donna a cui il marito uccide i figli, il pluriomicida che racconta la sua storia ad una vecchia vedova a cui ruba l'auto, il bambino nato con una enorme macchia viola sulla faccia e altre storie con simili tematiche di fondo. Infatti, ad ogni fine capitolo, mi chiedevo se la Munro fosse una burlona ad intitolare il libro "troppa felicità", che io proprio non riesco a trovare. Attimi di felicità magari, ma non certo troppa.
La scrittura non è male, molto scorrevole, anche accattivante. Mi chiedo come mai non scriva dei veri e propri romanzi, anche brevi magari, dove potrebbe "allungare" e spiegare un po' meglio gli avvenimenti. La storia che mi è piaciuta di più è sicuramente l'ultima, che poi dà il titolo alla raccolta, dove racconta la vita di Sof'ja Kovalevskaja, illustre matematica, che lavora a Stoccolma, unico paese disposto ad accettare una docente donna.
Boh. Non mi è scattata sicuramente nessuna scintilla nei confronti di questa scrittrice.
Mio voto: 6 e mezzo/10

Ogni angelo è tremendo - Susanna Tamaro



Ogni angelo è tremendo è la storia di una bambina che diventa adulta. Che nasce di notte, a Trieste, mentre soffia una bora nera che spazza via ogni cosa e rende ogni equilibrio impossibile. Di una bambina che cresce con un padre e una madre imprendibili, in una famiglia in cui sembra che soffi quello stesso vento impetuoso dell’est. Di una bambina che non dorme mai, e fa (e si fa) molte domande, a cui nessuno sembra voler o poter dare risposte. Ma Ogni angelo è tremendo è anche la storia della scoperta della terribile bellezza del mondo; è la storia di una bambina che si fa ragazza, e poi donna, e si apre ai sussulti dei poeti e degli scrittori, ai primi palpiti di amore e amicizia. Quella bambina, quella ragazza, quella donna è Susanna Tamaro, che consegna il suo libro più intimo e coraggioso, più appassionante e misurato, più forsennato e vitale. Una autobiografia che è anche romanzo di formazione e inno alla vita nonostante, dentro (e forse grazie a) ogni sua oscurità. (da www.bompiani.eu )

Ho copiato la trama che ha scritto la casa editrice perchè mi trovo molto in difficoltà con questo libro.
Capisco il disagio dell'autrice, le difficoltà, la famiglia assente e fredda, capisco che sia un libro in cui "mi" vuole parlare di sè e del suo costante baratro, ma non troviamo un modo di capirci. La scrittura, pur essendo tutto sommato semplice (a parte alcuni termini usciti da chissà quale vocabolario..), mi è risultata pesantissima, per niente scorrevole, per niente accattivante. E' anche piena di refusi (ma il correttore di bozze non li ha notati?!?!?!).
Non sono riuscita a creare una sintonia, per cui questo libro mi è diventato abbastanza noioso.
Nella seconda parte, poi, fa molti riferimenti ai libri che ha scritto, quindi probabilmente non è stata una grande idea leggerlo come primo.
Mio voto: 6/10

p.s. una cosa le invidio da morire: aver conosciuto Ungaretti, il mio poeta italiano preferito!

mercoledì 7 maggio 2014

Accabadora - Michela Murgia



Sardegna anni cinquanta.
Fillus de anima. È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra. Di quel secondo parto era figlia Maria Listru, frutto tardivo dell'anima di Bonaria Urrai.
Maria era la quarta figlia della vedova Listru, indesiderata, ignorata. Finchè non viene notata a rubacchiare in una bottega da Bonaria Urrai, vedova prima ancora di potersi sposare con l'uomo che amava, morto in guerra, e senza figli.
Bonaria parla ad Anna Teresa Listru della possibilità di prendere Maria a fill'e anima, accompagnando la richiesta con un'offerta tale che alla vedova di Sisinnio Listru non viene nemmeno la tentazione di dirle di no.
Tzia Bonaria insegna a Maria un mestiere, quello di sarta e la manda a scuola. Ogni tanto Maria torna alla sua famiglia d’origine, in genere quando hanno bisogno di braccia in più. 
Un giorno, mentre aiutano la famiglia Bastìu nella vendemmia, sentono un rumore provenire da sotto il muretto di confine. Scavano e trovano, ancora vivo, un cucciolo di cane. Scoprono così che la famiglia confinante ha spostato il muretto, e il cucciolo di cane sepolto rappresenta una maledizione. Maria decide di tenere il cane e lo chiama Mosè.
Maria viene poi chiamata per i preparativi del matrimonio della sorella Bonacatta. Ma il giorno delle nozze combina un disastro col pane degli sposi e le viene imposto di fingere un malore per non partecipare alla cerimonia. “In tutto questo, c'era di buono che non fu più necessario inventare scuse per non andare ad aiutare sua madre a fare il pane”.
Intanto erano passati quattro anni dal fatto del confine e Nicola Bastìu non capiva come mai suo padre avesse mandato giù la questione senza fare nulla. Decide allora di farsi vendetta da solo e di dare fuoco alle vigne del vicino. Senonchè un colpo di fucile lo lascia sanguinante a terra e in seguito gli viene amputata una gamba. Nicola non resiste in quella situazione e chiede a Bonaria di aiutarlo ma lei rifiuta. 

“credi davvero che il mio compito sia ammazzare chi non ha il coraggio di affrontare le difficoltà?... Se basta una gamba a fare l'uomo, allora ogni tavolo è più uomo di te”

Nicola affronta la sua sofferenza con rabbia crescente, senza volere visite a parte quelle di Bonaria, in cui continua a chiederle di porre fine alle sue sofferenze in modo che sembri morte naturale, altrimenti troverà comunque lui un modo di farla finita. Nicola, alla lunga, colpisce nel segno, perchè le stesse cose le aveva dette Raffaele, il fidanzato di Bonaria, prima di partire per la guerra. 
Maria aveva otto anni quando iniziò a sospettare che Bonaria le nascondesse un segreto, qualcosa che la notte la portava ad uscire furtivamente rispondendo alle chiamate dei compaesani. Non capisce di cosa si tratta fino a quando Andrìa, pieno di rabbia per la morte di Nicola suo fratello, non glielo rivela: Tzia Bonaria è un’accabadora, “colei che finisce”; colei che aiuta il destino, di chi è più tra i morti che tra i vivi, a compiersi.  

“anche io avevo la mia parte da fare, e l'ho fatta”
“e quale parte era?”
“l'ultima. Io sono stata l'ultima madre che alcuni hanno visto”
“per me siete stata la prima, e se mi chiedeste di morire, io non sarei capace di uccidervi solo perchè è quello che volete”
“non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo. Potresti trovarti nella tinozza senza manco sapere come ci sei entrata”

La scoperta di questa verità porta Maria a scappare da Tzia Bonaria e da Soreni, finendo a Torino, a fare la bambinaia. Qui però si troverà vittima della gelosia della bambina più piccola e dovrà lasciare la casa con vergogna. Oltre a questo, i ricordi del paese natio, che pensava di aver lasciato oltremare, tornano a tormentarla. Finchè sua sorella Regina le scrive che Tzia Bonaria ha avuto un ictus e deve tornare al suo capezzale. Pur essendo più di là che di qua, Bonaria sembra non volersene andare, con mesi lunghissimi di sofferenza per entrambe. Maria capisce allora cosa voleva dirle Bonaria, tre anni prima, con la frase “non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo”.

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Bello. Mi è piaciuto molto questo libro. Bella scrittura, con pochi termini in dialetto così la storia non ne risente per chi non li capisce. Avendone letto la trama, temevo di trovarmi di fronte una storia pesante e invece è una bellissima lettura che vede il tema dell'eutanasia come una cosa "normale", in una comunità in cui il gesto non è visto come un omicidio bensì come un estremo gesto d'amore che pone fine alle sofferenze terrene di chi ormai è appeso ad un filo. Fino all'estremo in cui il sofferente è un ragazzo che non si capacita di poter vivere senza una gamba e Bonaria, probabilmente, si lascia convincere ad andare un po' oltre le sue "competenze" perchè rivede in lui il fidanzato che ha perso prima di poter sposare.
Altro tema trattato è quello "dell'adozione" elettiva. I "fill'e anima" acquistano il diritto a diventare eredi in cambio di occuparsi della madre nella vecchiaia. Pochi fronzoli, basta l'accordo tra una madre povera che non riesce ad occuparsi della sua quartogenita e una donna che non ha avuto figli. 
Bonaria e Maria rappresentano l'unione tra il mondo delle tradizioni, in cui una collettività stringe una serie di patti condivisi e ne tiene il segreto, ed il mondo moderno che sembra inorridito da queste tradizioni chiedendosi dove sia il confine tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.

Mio voto: 8 / 10

lunedì 31 marzo 2014

Fairy Oak - Il segreto delle gemelle - Elisabetta Gnone






(recensione in completamento)

Fairy Oak è un villaggio magico e antico, nascosto fra le pieghe di un tempo immortale.
Il villaggio è abitato da creature magiche ed esseri umani, ma è difficile distinguere gli uni dagli altri. Infatti, fate, maghi, streghe e cittadini comuni abitano quelle case di pietra da tanto di quel tempo che ormai nessuno fa più caso alle reciproche stranezze. E dopo tanto tempo, tutti si somigliano un po'! A parte le fate, che sono molto, molto piccole e luminose...e volano!
I maghi e le streghe della valle le chiamano per badare ai piccoli del villaggio.Questa storia è raccontata proprio da una di loro: Felì, la fata delle due gemelle Vaniglia e Pervinca.

A Fairy Oak nascono, a dodici ore di distanza l'una dall'altra, Pervinca e Vaniglia Periwinkle. Pur identiche nell'aspetto, le due bambine sono molto diverse caratterialmente: Pervinca, soprannominata Vì, è scontrosa e ribelle, mentre Vaniglia, soprannominata Babù, è gentile e un po' timida. Inoltre, le gemelle hanno anche poteri contrastanti: Pervinca è un Magico del Buio, mentre Vaniglia un Magico della Luce, e insieme rappresentano l'Equilibrio. Per questo motivo, intorno al decimo anno delle gemelle, il Terribile 21, un antico nemico del villaggio, attacca Fairy Oak cercando di separare le gemelle per far trionfare il Buio sulla Luce.

lunedì 20 gennaio 2014

Angeli tra le fiamme - Theresa Melville



"Sono due uomini" disse la cartomante. ''E dovrai scegliere. Ma uno dei due soffrirà per colpa tua.Il tuo amore potrebbe ucciderlo..."
Rachel non sa cosa la spinge tra le braccia di Alex: più profonda dell'attrazione fisica, più importante del successo che lui può conferire alle sue sculture, sente la volontà di un'altra donna che abita in lei, che sceglie per lei. E' la Regina di Spade, una donna che ha troppo amato e troppo sofferto, la donna angelo che ha rapito il cuore di Francisco Goya tanto tempo fa...

Rachel è giovane, è una scultrice alle prime armi. Di lei si invaghisce il famoso critico d'arte Alex Tennyson che oltre a lanciarla come artista, la sposa. Ma nel destino di Rachel (confermato dai tarocchi della nonna cartomante) c'è un altro uomo di cui lei si sente innamorata, e una donna, vissuta nel passato, che a volte pare guidare le sue scelte. Si tratta di un'antenata di Rachel, Melita, una prostituta che aveva amato, fino alla morte, il pittore di corte Francisco Goya. 
Non posso raccontarvi troppo di questo romanzo perchè è molto corto e rischierei di svelare tutta la storia. 
In realtà lo comprai e lo lessi anni e anni fa. Già allora, mi era piaciuto molto l'intreccio tra le vite delle due donne vissute in periodi diversi. 
Leggendolo, mi sono detta che molte persone hanno trovato scandaloso "Cinquanta sfumature di grigio", ma anche qui ci sono diverse scene piuttosto esplicite che nulla hanno ad invidiare a quel romanzo più recente.
Il romanzo è piacevole, scorrevole. E', di base, un romanzo d'amore. Abbastanza carino.
 
Mio voto: 6 e 1/2