domenica 29 maggio 2022

Il vecchio e il mare - Ernest Hemingway


Titolo originale: The Old Man and the Sea (1952)

Dopo ottantaquattro giorni durante i quali non è riuscito a pescare nulla, il vecchio Santiago vive, nel suo villaggio e nei confronti di sé stesso, la condizione di isolamento di chi è stato colpito da una maledizione. Solo la solidarietà del giovane Manolo e il mitico esempio di Joe Di Maggio, imbattibile giocatore di baseball, gli permetteranno di trovare la forza di riprendere il mare per una pesca che rinnova il suo apprendistato di pescatore e ne sigilla la simbolica iniziazione. Nella disperata caccia a un enorme pesce spada dei Caraibi, nella lotta, quasi letteralmente a mani nude, contro gli squali che un pezzo alla volta gli strappano la preda, lasciandogli solo il simbolo della vittoria e della maledizione sconfitta, Santiago stabilisce, forse per la prima volta, una vera fratellanza con le forze incontenibili della natura e, soprattutto, trova dentro di sé il segno e la presenza del proprio coraggio, la giustificazione di tutta una vita. Alla fine della propria carriera di scrittore Ernest Hemingway rimedia i temi fondamentali della sua opera nella cornice simbolica di un’epica individuale, e insieme ripercorre i grandi modelli letterari che, con Moby Dick, hanno reso unica la letteratura americana. (goodreads)

Questo libro lo lessi secoli fa, credo nelle vacanze dopo la fine delle superiori e non lo ricordavo molto.
C'è una sola cosa che mi ha terribilmente infastidito in questa lettura (e che, purtroppo, mi condiziona molto nell'esprimere un giudizio) ed è l'uccisione, piuttosto barbara, del delfino (che oltretutto non è nemmeno buono da mangiare, dice il vecchio). Se riuscissi a dimenticarmi di questa scena agghiacciante, credo che riuscirei ad apprezzare maggiormente invece la bellezza del libro. Un uomo, un vecchio, che lotta non solo contro la natura ma anche contro l'idea che ha di se stesso. La lotta contro il pesce che, seppur agganciato, non si dà per vinto, assomiglia a quella che è la lotta dell'uomo che, seppur da settimane non pesca nulla, non si dà per vinto. E' una lotta alla pari dove troviamo la forza, la tenacia, ma anche il rispetto dell'avversario. Il pesce è quasi un fratello, il vecchio conosce bene i suoi movimenti solo sentendo muoversi la lenza. E' quasi dispiaciuto di doverlo uccidere, ma si ricorda di essere un pescatore. E troviamo anche l'inevitabile: dopo aver battuto il pesce, troppo grande per essere caricato sopra alla barca, arrivano gli squali attirati dal sangue, e cominciano a divorare pezzo per pezzo la fatica dell'uomo che non può fare altro che assistere inerme (dopo aver provato a difendersi con tutto ciò che aveva nella barca) e a cui rimane solo la carcassa della sua fatica.
Nella barca, l'uomo ha modo di capire che si sente solo. Mille volte ripete "se ci fosse il ragazzo". Ma il ragazzo non c'è, i suoi genitori lo hanno fatto andare su un'altra barca perchè dal vecchio non pescava nulla. Tuttavia, è proprio dal vecchio che il ragazzo impara maggiormente, e quando il vecchio rientra a terra decide di tornare da lui ad aiutarlo, infischiandosene di cosa vogliono i genitori. Nella barca, l'uomo è anche in lotta con se stesso; da una parte la vecchiaia che avanza, con la fatica, la stanchezza; dall'altra la tenacia dell'uomo di mare che non vuole mollare.
E' un libro che ha tanti elementi interessanti pur essendo molto breve. E' molto ricco.
La scrittura si legge bene. E' una scrittura asciutta, con pochi fronzoli ma incredibilmente capace di trasmettere atmosfere e sensazioni. E' un libro con un ritmo lento, e credo sia ben adeguato alla storia che racconta, che è una storia lenta.
Nel complesso mi è piaciuto molto.
Mio voto: 8 / 10

Di viaggi e di sogni. Donna di Porto Pim - Notturno Indiano - Antonio Tabucchi


Titoli originali: Donna di Porto Pim (1983) - Notturno indiano (1984)

Riuniti in questo volume e accomunati dal tema del viaggio, Donna di Porto Pim e Notturno indiano sono ormai due libri di culto, citati con ammirazione da scrittori quali Enrique Vila-Matas, Jhumpa Lahiri e Salman Rushdie. E se Tabucchi viaggiò davvero per le isole Azzorre e attraverso l’India, anche i suoi personaggi sono esseri inquieti, mossi dalla ricerca di qualcosa che si trova oltre il visibile. In Donna di Porto Pim si narrano incredibili storie di mare e di naufragio: «è come una barca a remi che naviga con destrezza tra gli scogli sommersi: la malinconia, la saudade, il melodramma, il revival» (António Mega Ferreira). Il protagonista di Notturno indiano, invece, si mette in cammino per andare alla ricerca di un misterioso amico portoghese di cui si sono perse le tracce in India. Vagabondando tra alberghi, ospedali e stazioni «perdersi sembra inevitabile», scrive Tim Parks nella nuova Introduzione al romanzo. «Eppure la narrazione prosegue con grande chiarezza e rapidità. Frasi spigliate, mosse decise, capitoli brevi, ognuno che evoca (meravigliosamente) un nuovo posto, presenta (con brio) un nuovo personaggio». Enigmatica, ammaliante, è forse la quête incongrua di qualcuno che sta cercando se stesso.(ibs)

Col gruppo di lettura della libreria, insieme alla "testa perduta di Damasceno Monteiro" abbiamo letto anche questo volumetto che raccoglie due romanzi di Tabucchi.
La "donna di Porto Pim" l'ho letto per metà poi l'ho interrotto. L'ho trovato senza capo nè coda. Non scorreva nè lo trovavo di alcun interesse. Quando poi hanno iniziato a parlare della balena che viene mangiata pezzo per pezzo non ho più resistito.
"Notturno indiano" invece, l'ho trovato interessante. Il personaggio si mette in viaggio alla ricerca di un amico che non vede da anni. Nel viaggio, vede posti, conosce persone. E' un viaggio che diventa anche una ricerca di sè. Interessante il finale, quando è a cena.
Difficile dare un voto ad un libro così composto.
Senza voto (probabilmente darei un 4 al primo e un 7 al secondo..)


sabato 28 maggio 2022

Campiello, scelta la cinquina dei finalisti 2022

Padova, 27 maggio 2022. 
Definita la cinquina finalista della 60/a edizione del premio letterario Campiello, composta da:

* "La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini..." di Antonio Pascale (Einaudi),
* "Nova" di Fabio Bacà (Adelphi),
* "Stradario aggiornato di tutti i miei baci" di Daniela Ranieri (Ponte alle grazie),
* "I miei stupidi intenti" di Bernardo Zannoni (Sellerio),
* "Il tuffatore" di Elena Stancanelli (La nave di Teseo).

Nel corso della cerimonia di selezione, la Giuria ha anche annunciato la vincitrice del Premio Campiello Opera Prima, riconoscimento che viene attribuito dal 2004 ad un’autrice o un autore al suo esordio letterario: si tratta di "Altro nulla da segnalare" di Francesca Valente (Einaudi).

Il vincitore della 60esima edizione del Campiello verrà proclamato sabato 3 settembre a Venezia sul palco del Teatro La Fenice.

lunedì 23 maggio 2022

Premio Strega Europeo 2022


Ieri sera, dal salone del libro di Torino, è stato assegnato il Premio Strega Europeo che quest'anno vede vincere ex-aequo Amélie Nothomb con il romanzo "Primo sangue" e Mikhail Shishkin, con "Punto di fuga". 

Il libro di Shishkin, scrittore russo dissidente emigrato in Svizzera, unico scrittore russo presente a Torino, è stato pubblicato il 3 marzo, pochi giorni dopo lo scoppio della guerra. È una storia d'amore epistolare fra due innamorati separati dalla guerra: la rivolta dei Boxer in Cina. Shishkin lo ha presentato al Lingotto prendendo le distanze da Putin: "Ha trasformato la la mia lingua nella lingua degli assassini, il mio obiettivo è difendere la mia lingua e la mia letteratura". "Quando scrivevo questo romanzo la guerra in Ucraina non c'era ma io sapevo già che sarebbe arrivata. Così il conflitto di cui scrivo diventa una metafora". 

Amelie Nothomb ha scritto "Primo sangue" per affrontare la morte del padre (morto nel primo lockdown) scegliendo di dargli la parola. Infatti, è il padre il narratore della sua stessa storia. "Il libro è un grande un atto d'amore: lui è morto durante il lockdown e non sono potuta andare ai suoi funerali. Avevo bisogno di resuscitarlo e quindi gli ho dato la voce".



sabato 14 maggio 2022

La testa perduta di Damasceno Monteiro - Antonio Tabucchi


Titolo originale: La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997)
Titolo in inglese: The Missing Head of Damasceno Monteiro

Un truce fatto di sangue. L'inviato di un giornale popolare di nome Firmino. Un avvocato anarchico e metafisico, ossessionato dalla Norma Base, che assomiglia a Charles Laughton. L'antica e affascinante città di Oporto. Un romanzo che sotto le apparenze di un'inchiesta costituisce una riflessione sull'abuso e sulla giustizia. (ibs)
Il romanzo di Tabucchi prende spunto da una vicenda realmente accaduta.
Si tratta in realtà di un "giallo non giallo", nel senso che, certo c'è l'omicidio ed è anche piuttosto truce, ma si sa subito chi è stato. Ciò che questo libro porta, sono diverse riflessioni, soprattutto sull'abuso arbitrario di potere delle forze di polizia e di come le persone andrebbero prima di tutto considerate delle persone.
Il libro si apre con il gitano Manolo, un tempo parte di un popolo fiero ed allegro, mentre adesso sono confinati ai margini della città. E' lui che trova il cadavere decapitato, ma sa già che se andrà alla polizia nessuno gli crederà.
Firmino è un giornalista con il desiderio di scrivere un saggio su Vittorini e la sua influenza sul romanzo portoghese e viene inviato a seguire il crimine sul luogo. La prima persona che intervista sarà proprio Manolo, grazie al quale scopre che il cadavere indossava una t-shirt pubblicitaria mentre la polizia dice di averlo trovato senza.
Seguendo principalmente le testimonianze di Manolo e del collega di Monteiro, con l'aiuto di alcuni bizzarri personaggi (tra cui anche la proprietaria della pensione dove alloggia, vecchia conoscenza del direttore del giornale, che sa tutto di tutti), la soluzione del caso è presto alla luce del sole: Damasceno Monteiro era un semplice garzone di una ditta di Import-export, ed è stato assassinato da tre agenti della Guardia Civil perché, avendo scoperto che gestivano un traffico internazionale di droga, ha tentato, ingenuamente, prima di approfittarne, quindi, una volta scoperto, di ricattarli.
Ma come dice l'avvocato c'è da riporre poca speranza sull'esito del processo. L'avvocato Fernando de Mello Sequeira, detto Loton per via di una spiccata somiglianza fisica con l'attore Charles Laughton è colui che tiene la difesa di Monteiro ed indirizza Firmino nella ricerca . Loton, rampollo di una nobile famiglia decaduta, obeso, dedica la sua carriera a difesa dei derelitti e dei disgraziati. Esperto di poesia e letteratura nutre una venerazione assoluta per le teorie del filosofo del diritto Hans Kelsen, ed in particolare un'ossessione per la teoria della "Grundnorm" (concetto non facile, significa "norma fondamentale", la giustizia è come una piramide e il vertice è costituito dalla "Norma Base", un concetto puramente teorico, dalla quale deriva tutto il diritto), concepita come strumento di una giustizia suprema ma in realtà fonte di aberrazioni e storture messe in atto grazie ad una interpretazione ideologica e giuridica che individua nella norma superiore la giustificazione ad ogni comportamento.
Loton è un gran personaggio, con una mente estremamente razionale, un po' noioso forse quando si lancia nei ricordi di sua nonna.
Il processo, come si aspettava l'avvocato, ammonirà i poliziotti di aver nascosto delle prove, ma li assolverà completamente dalle accuse di omicidio. Tuttavia, l'avvocato riuscirà a trovare un'altra testimone oculare con delle prove per aprire un secondo processo. Firmino, scettico a causa della scarsa credibilità di questa persona (che è un travestito) viene ammonito con la frase "È una persona, si ricordi questo, giovanotto, prima di tutto è una persona".
Ciò che effettivamente movimenta il libro, sono l'avvocato e Firmino, il primo ormai avanti negli anni che ha visto enormi brutture nella vita ed il secondo ancora giovane e con ambizioni per il futuro, il loro essere complementari (ad un certo punto dice a Firmino di non credersi Marlowe, ma nel loro rapporto ci vedo molto di Perry Mason).

Non ho un grande rapporto con Tabucchi, trovo sempre difficoltà nei suoi scritti, però ammetto che questo mi è piaciuto ed è anche stato di facile lettura. Effettivamente è un giallo sui generis, però, al di là della vicenda, chiara fin da subito, è interessante la serie di persone che ruota intorno a Firmino, l'avvocato in primis, ma anche la titolare della pensione che comunque conosce tutti. Mi è anche piaciuto lo stile diretto della narrazione, mentre ho trovato un po' noiosi gli sproloqui dell'avvocato sui suoi avi e sulla filosofia tedesca. Interessante.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Ricostruzione di un'anima - Elia Boccara


Titolo originale: Ricostruzione di un'anima. Si conclude con George Eliot e Spinoza una ricerca lunga tutta una vita (2021)

Elia Boccara nasce a Tunisi da famiglia ebraica italiana di origine livornese. Recatosi in Italia per gli studi universitari, ritorna a Tunisi dai genitori portando con sé una neonata, la cui madre era drammaticamente morta di cancro poco dopo il parto. Risposatosi cinque anni dopo con un'insegnante liceale di Milano, si stabilisce anche lui definitivamente con la sua bambina nel capoluogo lombardo. Boccara visse con malessere il carattere vago dell'ebraismo professato in famiglia, problema non risolto a causa dell'intenso lavoro. Anziano e in pensione, si interrogò quindi sull'alternativa tra ebraismo e cristianesimo, avvicinandosi alla chiesa valdese, affettuosamente pilotato dal pastore Thommy Soggin. Dovette rinunciare a tale scelta: egli amava un Gesù semplicemente uomo e del tutto ebreo, diverso quindi dal Gesù del cristianesimo. Mantenne ugualmente stima e affetto nei confronti sia dei coniugi Soggin, sia della chiesa valdese per la sua lettura non dogmatica delle Scritture, per la strenua difesa delle libertà civili e per il suo legame con l'ebraismo. (L'autore allega al testo due suoi articoli su Gesù e su Paolo di Tarso). Del proprio malessere guarì soltanto quando scoprì che i suoi antenati, che vivevano in Portogallo, erano stati battezzati a forza nel 1497. Essi erano quindi vissuti in una clandestinità interiore per quasi un secolo e poi erano fuggiti a Livorno e da lì a Tunisi, diventando a tutti gli effetti dei nuovi ebrei, ormai dimentichi della passata identità religiosa. Dovranno quindi reinventarne liberamente e individualmente un'altra. Boccara prosegue nelle sue nuove riflessioni, seguendo con grande interesse il pensiero filosofico di Baruch Spinoza, il più importante artefice di questo libero pensiero, e la ricerca della scrittrice George Eliot, studiosa dei multiformi aspetti dell'ebraismo e precoce annunciatrice di un'imminente rinascita dello Stato ebraico. (ibs)

Libro letto per il torneo letterario. Questo libro è lungo solo 150 pagine, ma sembrano almeno il doppio. Nelle prime 30 pagine circa, l'autore parte coi ringraziamenti e poi fa il riassunto del precedente libro autobiografico, di cui questo è il proseguimento.
Nonostante il tono discorsivo della narrazione, perchè sembra che l'autore stia parlando più che scrivendo, il libro mi è risultato abbastanza pesante. Una prima metà del libro tratta, appunto, la biografia dell'autore, dove è nato, chi ha sposato, dove ha lavorato come insegnante. Il tutto permeato dalle difficoltà che ha incontrato essendo ebreo.
Circa a metà comincia a parlare di Gesù e poi di Paolo di Tarso. Sono pagine scritte da un punto di vista storico, di come relazionare Gesù agli ebrei e di come relazionare i discorsi di Paolo ai loro destinatari. Sono pagine tutto sommato interessanti, anche se piene di riferimenti ai testi sacri.
Quando mancano circa 40 pagine, abbiamo un altro elenco di personaggi che l'autore ha conosciuto e a cui è grato per qualche motivo. Dopodiche, ritorna a parlare della storia degli ebrei tunisini, costretti a scappare nella penisola iberica dove sono costretti a diventare cristiani per forza, e poi del loro passaggio in Italia e del ritorno di alcuni in Tunisia.
Nel finale, parla della scoperta di George Eliot (la scrittrice), del suo rapporto affettuoso con l'ebraismo, arriva a sparlare di Spinoza e di Einstein (ma a questo punto, lo ammetto, saltavo da paragrafo a paragrafo perchè non ne potevo più).
In sintesi, ho fatto una fatica incredibile ad arrivare in fondo a questo libro. Finchè parla in generale, parla di avvenimenti storici che non conoscevo, sono anche interessanti. Quando torna a parlare della sua famiglia, alla lunga, provo una grande noia (non me ne voglia, ma è così). Per qualche strano motivo, trovo decisamente più leggibili le parti scevre da ogni riferimento personale.
Non è un libro per me.
Mio voto: 5 e mezzo / 10

Il decalogo. Dieci parole di vita - Marco Cassuto Morselli e Gabriella Maestri


Titolo originale: Il decalogo. Dieci parole di vita (2021)

Nella Bibbia, lo scenario in cui viene rivelato il Decalogo (erroneamente noto come "i Dieci Comandamenti") è il deserto: è dunque proprio in una situazione in cui manca l'essenziale per vivere ed è concreta la possibilità di morire che vengono donate le "parole di vita". Tra tuoni e lampi, una densa nube cala sul Sinày, mentre sempre più forte si ode nel silenzio circostante il suono dello shofàr. Ha-Shem scende sul monte, Moshèh vi sale: ha così inizio il dono della Toràh. «Faremo e ascolteremo» rispondono i figli d'Israele, a significare che l'ascolto delle Parole cresce man mano che esse si incarnano nella vita di ognuno, perché «di fronte alla Toràh siamo tutti uguali, ma ognuno ode la sua voce in modo diverso». (ibs)

Questo libro illustra i dieci comandamenti alla luce dell'insegnamento ebraico, con molti riferimenti ai testi sacri e a quanto detto da filosofi e studiosi.
E' sicuramente interessante vedere come, a volte, le traduzioni delle parole hanno portato ad interpretazioni diverse dello stesso precetto. E' anche interessante il fatto che i comandamenti non sono stati scritti in un ordine casuale e che, essendo divisi su due tavole, ci sono dei collegamenti tra quelli che occupano la stessa posizione (ad esempio, tra il primo comandamento e il sesto, che è poi il primo della seconda tavola). Tuttavia, ammetto di aver fatto fatica perchè molti dei riferimenti alla religione ebraica mi sono praticamente ignoti e, comunque, pur essendo un libro molto breve, diviso in capitoli molto brevi anche loro, è un libro piuttosto intenso. Anche il fatto di essere scritto quasi come un "dizionario", rende la lettura un po' pesante.
Mio voto: 6 e mezzo / 10.

Ci vediamo un giorno di questi - Federica Bosco


Titolo originale: Ci vediamo un giorno di questi (2018)

A volte per far nascere un'amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina, che da quel giorno sono diventate come sorelle. Sorelle che non potrebbero essere più diverse l'una dall'altra. Caterina è un vulcano di energia, non conosce cosa sia la paura. Per Ludovica la paura è una parola tatuata a fuoco nella sua vita e sul suo cuore. Nessuno spazio per il rischio, solo scelte sempre uguali. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po' di responsabilità nei giorni dell'amica dominati dal caos. Un'equazione perfetta. Un'unione senza ombre dall'infanzia alla maturità, attraverso l'adolescenza, fino a giungere a quel punto della vita in cui Ludovica si rende conto che la sua vita è impacchettata e precisa come un trolley della Ryanair, per evitare sorprese al check-in, un muro costruito meticolosamente che la protegge dagli urti della vita: lavoro in banca, fidanzato storico, niente figli, nel tentativo di arginare le onde. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalle curve del destino. Dalla vita che a volte fortifica, distrugge, cambia. E, inaspettatamente, travolge. Dopo un'esistenza passata da Ludovica a vivere della luce emanata dalla vitalità di Caterina, ora è quest'ultima che ha bisogno di lei. Ora è Caterina a chiederle il regalo più grande. Quello di slacciare le funi che saldano la barca al porto e lasciarsi andare al mare aperto, dove tutto è pericoloso, inatteso, imprevisto. Ma inevitabilmente sorprendente.(ibs)

Sono molto in difficoltà. Non so dirvi se questo libro mi sia piaciuto o meno. Lo stile narrativo è sicuramente leggero, infatti è stata molto accattivante la parte di nascita dell'amicizia tra le due bambine, mentre l'ho trovato un po' stonato quando parlava delle angherie che Paolo faceva sopportare a Ludo. Da principio la storia mi ha ricordato un po' "L'amica geniale" e forse anche "Borgo sud", adesso, a mente fredda, mi ricorda anche alcune avventure rocambolesche della Kinsella. Va beh, non voglio proseguire coi paragoni letterari. Fatto sta che questo è uno di quei libri che letti al momento giusto ti possono far sognare, perchè ovviamente si tratta di un romance, e quindi, anche dove c'è qualcosa di tragico, è ovvio che si sistemerà; evidentemente non sono nel momento giusto. Mi piace la storia di base dell'amicizia tra le due amiche. Mi piace un po' meno che una delle due sembra avere la sfera di cristallo per capire cosa serve all'altra, mentre l'altra fa decisamente più fatica, anche se la sua presenza costante è già di per sè sostegno alla prima. Non mi piace il personaggio di Paolo. Non mi piace la rassegnazione di Ludovica (anche se per alcune cose la capisco).
Forse un problema di questo libro è che c'è troppo. Il fidanzato violento, la malattia, il lasciarsi trascinare dalle cose, i salvataggi rocamboleschi, i viaggi intercontinentali...
La trama è prevedibile, molto. A parte il salvataggio dal matrimonio (che mi chiedevo come sarebbe successo), capisci capitoli prima come andrà a finire il tutto. 
Gradevole quando hai bisogno di una lettura leggera. Però non mi ha convinto del tutto.
Mio voto: 6 e mezzo / 10