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giovedì 19 dicembre 2024

Povera gente - Fiodor Dostoevskij


Titolo originale: Бедные люди (1846)
Titolo inglese: Poor folk

Quando questo romanzo venne pubblicato, Fëdor Dostoevskij aveva ventiquattro anni; fu un successo travolgente: la critica fu subito concorde nel dichiarare che il suo autore era un genio, un genio, però, che viveva nella miseria più nera, quella miseria senza speranza che ispira, appunto, "Povera gente". Due giovani si scrivono, si raccontano le loro piccole vicende quotidiane, le loro speranze, i loro sogni. Nasce così un amore che potrebbe aprire a entrambi la via della felicità, ma la loro miseria è tale che la ragazza deciderà di sposare un uomo non più giovane, ma ricco nella folle speranza di poter aiutare il suo infelice amico. Un romanzo epistolare che scosse la Russia e segnò l'inizio della carriera di un titano della letteratura mondiale. (goodreads)

Poichè mi sono ritrovata con una edizione ebook piuttosto datata (quella scaricabile da Liber liber con traduzione di Federigo Verdinois), ho provato a scaricare l'audiolibro da Media Library che aveva l'edizione Feltrinelli del 2016. Quindi procedevo ascoltando ma tenendo sott'occhio l'ebook.
Ammetto che tra i due ci sono notevoli differenze. Al di là della differenza nel linguaggio, piuttosto datato nell'ebook, decisamente più fresco nell'audiolibro, la cosa che mi ha lasciato perplessa è che ci sono proprio frasi diverse. Ad esempio, tutti i nomignoli (colombella e via dicendo) che si ascoltano nell'audiolibro non ci sono nell'ebook; poi nell'audiolibro Makar ripete duemila volte il nome di lei mentre nell'ebook non succede. Oltre ovviamene a termini tradotti in modo diverso. Questo mi ha fatto riflettere sull'importanza della traduzione ma soprattutto mi ha fatto chiedere dove stesse la verità. Cioè come scrive in realtà Dostoevskij? Sarei curiosa di vedere la versione originale...

"Povera gente" è il libro d'esordio di Dostoevskij. Nella versione Feltrinelli è scritto che qui troviamo "la prima fanciulla umiliata e offesa, il primo sognatore innamorato e disilluso dalla vita, il primo sordido individuo pronto a sottrarre l'innocenza a chi gli sta intorno". Effettivamente è vero, sono i temi che troviamo ricorrentemente nei libri di Dostoevskij.
Ho scoperto che anche la citazione a "Il cappotto" di Gogol è voluta, pare che Dostoevskij si sia ispirato da questo romanzo, in cui il protagonista è anche lui un copista come Makar. Questo romanzo fa imbestialire Makar perchè il protagonista vive una vita come la sua.
Io ci ho ritrovato molto delle notti bianche in questo libro, anche se ammetto che le notti bianche non mi ha fatto impazzire.
Ho trovato tanto amore e tanta tenerezza in Makar, paterno ma non solo, siamo quasi al limite dello stucchevole a volte. Lui è pronto ad assecondare ogni desiderio che esce dalla bocca di lei anche a costo di non mangiare o di non vestirsi. Lei invece è quella che gli è molto grata e al tempo stesso lo rimprovera perchè spende troppi soldi per lei, poi però quando lui le scrive che ha finito i soldi e non sa come pagare l'affitto lei gli chiede se può aiutarla.
Tanta denuncia sulla condizioni in cui vivono i poveri, come vengono derisi, come danno fastidio ai ricchi che però non vogliono vedere. Come esistono mendicanti veri ma anche bugiardi, mendicanti che mandano i figli ad elemosinare con la letterina di presentazione scritta da una madre che dice di essere ammalata, ma lo è poi davvero?
La povertà abbruttisce la persona anche psicologicamente. Il povero tende a considerarsi poco. Makar tende a nascondersi al lavoro perchè non vuole che vedano come è vestito male. 
Dostoevskij ha l'abilità di descrivere benissimo le scene, le situazioni, gli ambienti senza eagerare con fronzoli e di descrivere in modo emozionalmente potente il tormento dei personaggi (soprattutto quello di Makar).
Mio voto: 8 / 10

mercoledì 31 luglio 2024

L'estate in cui mia madre ebbe gli occhi verdi - Tatiana Țîbuleac


Titolo originale: Vara în care mama a avut ochii verzi (2017) 

Aleksy ricorda ancora l’ultima estate che ha trascorso con sua madre. Sono passati tanti anni da allora, ma quando il suo terapeuta gli consiglia di rivivere quel periodo del proprio passato per tentare di superare il blocco creativo che sta vivendo come pittore, Aleksy inizia un viaggio che lo farà confrontare con le emozioni dell’estate in cui lui e la madre arrivarono in un paesino di villeggiatura francese… Come superare la scomparsa di sua sorella? Come perdonare la madre che lo ha rifiutato? Come affrontare la malattia che la sta consumando? Questa è la storia di un’estate di riconciliazione, di tre mesi in cui madre e figlio depongono finalmente le armi, spinti dall’arrivo dell’inevitabile e dalla necessità di fare pace tra loro e con sé stessi. Tatiana Ţîbuleac mostra una grande intensità narrativa in questa storia sulle relazioni madre-figlio che unisce risentimento, impotenza e fragilità. Un romanzo forte e commovente che intreccia vita e morte in un appello all’amore e al perdono. Una delle grandi scoperte dell’attuale letteratura europea. (goodreads)

Credo che le prime parole che mi vengono per definire questo libro siano: struggente e intenso.
Il romanzo comincia con Aleksy che odia la madre, ed è un odio feroce, al punto di volerla vedere morta perchè lui non si è mai sentito amato e, dopo la morte della sorellina Mika, la madre si è chiusa nel silenzio dimenticandosi di lui. Le prime sono pagine cariche di questo odio, e del fatto che Aleksy è diventato un ragazzino difficile. 

"Quella mattina in cui la odiavo più che mai, mia madre aveva compiuto trentanove anni. Era piccola e grassa, stupida e brutta. Era la madre più inutile che fosse mai esistita. La guardavo dalla finestra mentre se ne stava al cancello della scuola come una mendicante. L'avrei uccisa senza pensarci due volte"

"Se avessi potuto, l'avrei cambiata in due secondi per qualunque altra madre al mondo. Anche per un'ubriacona, anche per una che mi avesse picchiato ogni santo giorno. Le sbornie e i colpi li avrei sopportati solo io, invece la sua bruttezza e quella coda da sirena erano alla vista di tutti. Le vedevano i miei compagni di scuola. Le vedevano i professori e la gente del quartiere"

"Certi specialisti ritengono che io sia diventato violento dopo la morte di Mika e per colpa di Mika. Altri sono convinti che sia stato perchè mia madre, dopo il funerale, si chiuse nella stanza degli ospiti e non parlò con nessuno per sette mesi. Non la biasimo per il modo in cui reagì alla morte della figlia. In fin dei conti si trattava della sua bambina, del suo dolore, e niente sarà mai più meraviglioso di Mika. Mi sarebbe piaciuto, però, che almeno una volta mia madre si fosse ricordata anche di me, l'altro suo figlio, spinto su questa Terra dallo stesso utero incosciente".

Ma poi, al 39esimo compleanno della madre (passato in grande tristezza), lei gli chiede di rinunciare alle vacanze con gli amici e di andare con lei in uno sperduto paesino della Francia. Di lì a pochi mesi lei sa di dover morire di cancro.
All'inizio la convivenza è difficile ma poi, grazie ad alcune pillole che gli dà sua madre dopo che lui si ferisce prendendo a pugni una porta, Aleksy comincia a calmarsi. Al punto che le pillole non sono più indispensabili.


"Mia madre mi chiamò nel campo di girasoli per comunicarmi che stava morendo. "Ho il cancro, Aleksy, ho un cancro brutto e rabbioso""


In questo libro c'è tutta la malattia della madre, e di come inesorabilmente la riduce ad un mucchio di ossa, e c'è tutto il dolore di Aleksy che deve rielaborare la figura della madre rendendosi conto che non è vero che la vuole morta, e che se la malattia li ha portati a riavvicinarsi allora avrebbe voluto che la malattia arrivasse prima. Aleksy si è sempre sentito una nullità. 


"Non l'avevo mai vista così, per il semplice motivo che non era mai stata così. Mia madre mi guardava con amore.
Quello sguardo - che avevo aspettato ed elemosinato durante tutta l'infanzia e per il quale mi sarei separato di buon grado da tutti i miei risparmi di bambino parsimonioso - lo ricevevo ora gratis"
 
"Ero finalmente diventato il suo bambino, e lei era finalmente diventata madre. (...) Perchè mia madre non aveva cominciato a morire prima?"


"Le domandai perchè lei e Mika avessero gli occhi verdi e io azzurri"

Pessima la figura del padre, che ad un certo punto se ne va di casa portandosi via soldi e oggetti di valore e va a vivere con una ragazzina col piercing sulla lingua. Un codardo, perchè ha scelto un giorno in cui sapeva che la madre non era in casa. 
Bella la figura della nonna, che dopo la morte della madre accoglie Aleksy in casa sua e in poche settimane fa quello che fior di psichiatri non hanno fatto in mesi di terapie.
Aleksy trova il suo sfogo nella pittura, diventa un pittore ricco. In qualche modo, ora riesce quasi ad idolatrare la madre.
Davvero molto inteso. (però mi sono chiesta come mai non scende nei dettagli di come è morta Mika e di come è andato l'incidente con Moira. Immagino per lasciare al centro della narrazione il rapporto madre-figlio).
Mio voto: 8 / 10

sabato 20 luglio 2024

Bolero nella villa dei vecchi - Fatos Kongoli


Titolo originale: Bolero ne vilen e pleqve (2009)

Parashqevi lavora come infermiera in un ospedale di Tirana. La sua è l’esistenza triste e solitaria di una donna che si considera inclusa nella categoria delle bruttine. Dalla sua vita grigia e segnata da un passato pieno di eventi tragici (sullo sfondo dei moti del 1997 in Albania), non si aspetta ormai grandi cose. Per questo motivo, quando un giorno il suo capo le presenta un uomo ricco e influente alla ricerca di una persona di fiducia che si occupi degli anziani genitori, lei accetta. Da quel momento, e per quattro lunghi anni, vivrà nella villa dei vecchi, in una sorta di universo chiuso che rappresenta una dimensione altra rispetto al mondo esterno. Qui, nella casa del signor Irfan e della signora Firdus, a scandire il tempo ci sono i battibecchi fra i due anziani coniugi, le loro stranezze e le lettere che si scambiano per comunicare da un piano all’altro, lettere che scompaiono senza lasciare traccia. Misteriose come la musica del Bolero di Ravel, un altro tassello del linguaggio segreto e spesso indecifrabile che caratterizza il legame fra i due vecchi. (goodreads)

Avevo adocchiato questo libro qualche anno fa, mentre cercavo libri ambientati in Albania. Finalmente sono riuscita a trovarlo in biblioteca (ce ne sono pochissime copie). Mi aveva intrigato molto la trama, ma devo ammettere che dentro c'è tanto.

“A casa ho cominciato a pensarci su con più calma. ma perchè avevano scelto proprio me?”

“Scema" mi sono detta "com'è che non lo capisci? Sei un essere al grado zero dello sviluppo mentale, ecco perchè ti hanno scelta. Altrimenti, se quel lavoro fosse stato ambito da altri, non ti avrebbero presa in considerazione”


"L'offerta mi era stata fatta in un momento di vuoto interiore. Mi sentivo cullata tra le braccia di una malattia che in me si manifesta sotto forma di un dilemma ciclico: la vita vale la pena di essere vissuta? Si tratta di una vecchia malattia che risale all'epoca in cui leggevo molto, quando finii per includermi nella categoria delle ragazze brutte. In quel periodo non avevo esperienza, a parte lo scontento di essere brutta. Di sicuro, questo non ha a che fare con l'esperienza. Questo è niente se paragonato al momento in cui, dopo aver accumulato una certa esperienza, fatta di delusioni, si scopre l'assurdità della propria esistenza. Questo non ha niente a che vedere con la bruttezza nè con la bellezza. E' semplicemente il sentirsi delusi da se stessi. Ha un senso il numero crescente di donne albanesi che si suicidano a causa del loro grave stato depressivo"


Innanzitutto, ovviamente ci sono questi due anziani personaggi, marito e moglie, che vivono quasi da separati in casa e si parlano attraverso lettere, lunghissime quelle che scrive lui, molto brevi le risposte di lei. Lettere che nessuno sa dove finiscono perchè non si trovano da nessuna parte. Una coppia un po' "fumantina", dove i due spesso litigano e smettono di scriversi, per poi ricominciare. Sempre così di continuo. 
Parashqevi è una donna con un forte odio per il proprio aspetto fisico e con un passato pesante che viene assunta per badare ai due vecchi. Lei non è molto convinta, ma ha una istintiva attrazione nei confronti della seconda nuora dei vecchi, e accetta. In realtà le occasioni di incontrare Dirina saranno poche, ma Parashqevi è tormentata nel profondo da quello che le smuove dentro questa donna.
Nel corso della seconda parte scopriamo anche cosa è successo a Parashqevi. Una sera al lavoro sei uomini incappucciati l'hanno portata via durante il turno di lavoro, l'hanno portata fuori dal paese e l'hanno brutalmente violentata. Probabilmente come rappresaglia da parte del fratello della ragazza di cui era innamorata.


"Sono nata in una città costiera. (....)Dirò che è una città portuale dove non metto piede da molti anni, da quando me ne sono andata e non ho più rivisto nè il mare nè le strade nè gli abitanti.  Non ho nessuna voglia di rivederli.
Quelli che non voglio rivedere appartengono a una categoria di persone oscure, che tingono tutta la città con il loro nero. Come un vaso pieno di acqua limpida che diventa nero se vi si versano dentro alcune gocce d'inchiostro di china. Sono nere come gocce d'inchiostro di china. Non riesco a immaginare la mia città diversamente da un vaso pieno d'acqua in cui siano state versate gocce d'inchiostro di china che hanno tinto di nero ogni cosa. Il nero è il colore della morte. La mia città mi ricorda la morte. Lì ci sono le tombe dei miei genitori e dei miei fratelli - che, come la città con il suo mare, le sue strade e e i suoi abitanti, da molti anni non sono tornata a rivedere. Solo mia madre si è spenta nel suo letto per un cancro al seno. Mio padre e i miei fratelli non sono morti di malattia. Sono stati uccisi. Prima mio padre, poi i miei due fratelli."


Le faide familiari sono una cosa risaputa in quell'Albania. Le due persone che la trovano ferita in mezzo alla strada la portano all'ospedale di nascosto e le dicono che la miglior riconoscenza è che lei non dica mai che sono stati loro ad aiutarla. Anche in ospedale tutti capiscono subito cosa è successo, ma nessuno può dire niente per paura di ritorsioni.
L'omosessualità è una vergogna, così come poi sarà una vergogna il fatto che ad un certo punto Parashqevi rimarrà da sola con Irfan nella villa, dopo che è morta la moglie, dovendo sopportare le malelingue pettegole del paese che non reputano consono che una donna viva da sola con un uomo con cui non è sposata. 

Il libro si sviluppa su due parti. La scrittura si legge bene. Le tematiche sono davvero ampie. Il libro è ambientato in un periodo in cui in Albania regnavano caos ed anarchia, con scontri armati anche tra i civili. E' un libro interessante, dove ci sono tante cose, tanti argomenti. Anche il fatto che Parashqevi sia costantemente in contrasto con la sua faccia mentre la guarda allo specchio, l'essersi convinta di essere irrimediabilmente brutta e non meritevole di alcun affetto, il sentirsi sempre come un sacco di spazzatura. Ci sono anche alcune pagine di "realismo magico", in cui Parashqevi vede in sogno la signora Firdus (da viva e da morta). E' un libro intenso.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

La dea maltese - Lyn Hamilton



Titolo originale: The Maltese Goddess (1998) 
 
Lara McClintoch, comproprietaria di un negozio di antiquariato di Toronto, viaggia in ogni parte del mondo alla ricerca di pezzi rari. Lara è elettrizzata dall'idea di trovarsi sull'isola di Malta per arredare personalmente la casa di Martin Galea, celebre architetto di Toronto e impenitente donnaiolo. Quando Martin viene trovato morto in una cassapanca antica, si ha l'impressione che qualcuno si sia divertito a recitare la parte della dea maltese, giocando con la sua vita. Lara scoprirà che il suo cliente e la casa in cui vive hanno un passato oscuro, che affonda le sue radici in un mondo antico, che si ripresenta sotto forma di un moderno intrigo. (ibs) 

Cercando un libro ambientato a Malta, ho scoperto questo, che in realtà è il secondo di una serie, ma l'elemento di continuità è solo la protagonista che lavora in un negozio di antiquariato e si ritrova a fare la detective. 
Il libro è carino, ha una trama interessante e il linguaggio è abile nel calare nell'atmosfera. Martin Galea è il più famoso architetto del Canada e cliente di Lara. Uno che fa un po' quello che gli pare, parcheggia sui marciapiedi, ma paga molto bene. Acquista alcuni mobili e chiede a Lara di recarsi a Malta a fare in modo che tutto vada bene, perchè ha organizzato un incontro misterioso con personaggi molto importanti (e misteriosi) e vuole che tutto sia perfetto. Quindi Lara fa le valigie e si reca a Malta, dove alloggia nella sontuosa villa di Galea. Cominciano però ad accadere alcuni avvenimenti strani, che hanno il sapore dell'avvertimento, e anche la spedizione dei mobili pare metterci più del dovuto. Quando finalmente arriva, in una cassapanca (arrivata al posto di una credenza) Lara scopre il cadavere proprio di Galea. Da qui si dipana la vicenda. Cominciano quindi le indagini, e arriva anche un detective canadese a dare manforte, alloggiato anche lui a casa di Galea. Lara scopre alcuni fatti del passato di Galea, di quando era piccolo e aveva due amici anch'essi diventati piuttosto influenti.  Inoltre, la strada di Lara spesso si incrocia con quella di un pittoresco personaggio che ella aveva già notato sull'aereo, e con quello di un gruppo di ragazze che stanno mettendo in scena una rappresentazione sulla storia dell'isola che pare non essere di molto gradimento da parte dei genitori delle attrici. 
All'inizio di ogni capitolo, c'è un paragrafo dove parla la dea maltese, la quale si lamenta di essere stata terra di conquista di troppi popoli, e promette di tornare a vendicare la sua terra. 
Dicevo, la trama è interessante, anche se il riferimento alla dea è più un pretesto per introdurre un po' la storia maltese, ma in realtà l'ho trovato poco utile allo svolgimento del romanzo perchè non ho trovato un vero e proprio collegamento con quanto poi succede. Rimane un po' sospeso senza chiudere il cerchio. I riferimenti alla storia di Malta sono davvero tanti, un po' didattici, quasi fossero una guida turistica, alcuni anche ridondanti. Interessanti ma poco utili a risolvere il problema.  
Forse l'autrice ha voluto mettere tanta carne al fuoco. La lettura comunque è scorrevole, la scrittura gradevole, facile. Interessante. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10 


Lara McClintoch Archaeological Mystery:
#1 The Xibalba Murders 
#2 The Maltese Goddess / La dea maltese
#3 The Moche Warrior 
#4 The Celtic Riddle 
#5 The African Quest 
#6 The Etruscan Chimera 
#7 The Thai Amulet 
#8 The Magyar Venus 
#9 The Moai Murders 
#10 The Orkney Scroll 
#11 The Chinese Alchemist

sabato 13 luglio 2024

Triste tigre - Neige Sinno


Titolo originale: Triste tigre (2023)

Doveva avere sette anni, forse nove, non lo ricorda con esattezza Neige quando il suo patrigno ha cominciato ad abusare di lei. A parte il momento esatto in cui tutto ha avuto inizio (il trauma ha alterato per sempre la cronologia dei fatti), i ricordi sono perfettamente incisi nella mente e nel corpo della donna che Neige è diventata. La decisione a diciannove anni di rompere il silenzio, la denuncia, il processo pubblico, il carcere per lo stupratore, la vita nuova molto lontano dalla Francia. E quella donna si è interrogata a lungo se scrivere il libro che stringete tra le mani, perché trovava solo motivi per non farlo. Fino al giorno in cui il passato l’ha raggiunta e l’impossibilità di scrivere è diventata impossibilità di non scrivere. Questa che leggerete non è «soltanto» la storia di una bambina che è stata violentata per anni da un adulto; è la ricerca pervicace degli strumenti per dire di quell’altro luogo, il paese delle tenebre dove vivono tutti quelli come Neige; è il rifiuto netto della retorica delle vittime (nessuna resilienza, nessun oblio, nessun perdono); è la necessità di trovare semplici parole precise che dichiarino l’irreparabilità del danno; è l’urgenza di rendere testimonianza, sì, ma collettiva. Perché l’abuso si consuma in una dimensione separata di omertà e solitudine, una dimensione che è fisicamente la stessa in cui si svolge il resto della vita, ma che si sovrappone come un doppio di intollerabile nitore. Triste tigre è il viaggio in questa dimensione, è il dialogo necessario con i grandi della letteratura che questa dimensione l’hanno interrogata, e che hanno fornito all’autrice gli strumenti per tutto questo. Un libro, che usa la scrittura come un martello, attraversato da una domanda: colui che ha creato l’agnello ha creato anche la tigre? (goodreads)

Ammetto che in un primo momento non volevo leggere questo libro. Avevo paura di quello che mi poteva dire. Certi libri vanno letti nel momento in cui si è predisposti. Poi ha vinto il Premio Strega europeo e ho cominciato a sentirne parlare e dopo alcuni libri più soft ho sentito la necessità di leggerlo subito o non l'avrei più fatto. 
Devo dire che ci ho messo più di una settimana a terminarlo. Ho centellinato un po' le pagine perchè lei scrive molto bene ma ciò di cui parla aveva bisogno di sedimentare un attimo.
Neige Sinno non parla solo di quello che ha subito lei, e soprattutto non ne parla in modo lineare e cronologico. Ciò che è successo a lei viene inframezzato da parti quasi "saggistiche" di confronto con altre situazioni di abusi, da parti riflessive sul perchè al carnefice può venire in mente di fare una cosa simile, sul perchè chi viene abusato non parla subito, e altri interrogativi del genere. Spesso in queste storie il carnefice è uno che a sua volta ha subito violenze da bambino; ma questo giustifica che si debba vendicare su qualcun altro più debole? Perchè le giurie trovano che la violenza subita dal carnefice lo renda anche vittima e quindi da giudicare con meno rigore? Perchè la madre di Neige, una volta che la ragazza ha parlato, continua a vivere accanto a lui, non riuscendo ad andarsene, completamente soggiogata da lui nonostante egli stesso abbia confermato che è successo? 
E' un libro che offre tantissimi spunti di riflessione. Anche il fatto che quando una vittima decide di parlare sa che distruggerà la sua famiglia, verrà anche malvista dal suo paese. Vale davvero ancora la regola che i panni sporchi si lavano in famiglia, quando ormai il fenomeno è diventato fin troppo collettivo?
In questo libro, oltre a cercare di immaginare il dolore che ha provato la scrittrice (e che non passerà mai, rimarrà sempre un ricordo latente che salta fuori quando vuole), mi pare che il libro, soprattutto nelle pagine finali, sia quasi un inno al fatto che non possiamo sfuggire al male o dimenticarlo, ma possiamo decidere di non caderci dentro.
Unica pecca che ho trovato: in alcuni momenti credo che l'autrice si sia davvero allargata tanto, citando troppi brani ed episodi da opere letterarie (che però sono finzione e non biografie). Credo ci avrebbe guadagnato con alcuni riferimenti in meno.
Comunque un bel libro, potente, da leggere quando ci si sente predisposti ad un argomento simile. Un interessante mix di biografia e parti più da saggio.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

domenica 23 giugno 2024

La neve sotto la neve - Alessandro Perissinotto / Arno Saar


Titolo originale: La neve sotto la neve (2017)

A Tallinn lo sanno tutti, la zona dei vecchi baraccamenti di Kopli è terra di nessuno; spacciatori, squatter e delinquenti di ogni tipo ne hanno fatto il loro regno. È un brutto posto per vivere e ancor più brutto per morire e, se potesse ancora parlare, la ragazza lo confermerebbe. Ma la ragazza non parla, è morta; il suo cadavere è stato disteso su un vecchio divano abbandonato e, nella notte, la neve lo ha completamente sepolto. Al commissario Marko Kurismaa la neve piace, e molto, ma non quando nasconde ogni traccia, ogni indizio; gli piace la neve che scricchiola sotto i suoi sci da fondo, non quella che illividisce il corpo nudo di una giovane donna. E mentre la neve del gelido inverno estone continua a cadere inesorabile, Kurismaa inizia la sua caccia all'uomo, la sua corsa contro il tempo, perché per ogni ragazza uccisa ce ne possono essere altre dieci in pericolo. A condividere con lui l'indagine, e non solo l'indagine, c'è Kristina Lupp, che dirige la Sezione Crimini Domestici e Violenze sulle Donne; ma ad entrambi qualcosa sembra sfuggire: la pista che porta all'assassino o agli assassini scompare ogni volta che loro si avvicinano troppo alla verità. Fino a che Marko non capisce che la neve, oltre che nemica, può essere un'insospettabile alleata. Alessandro Perissinotto, dopo essersi nascosto dietro il misterioso Arno Saar per raccontare la prima indagine del commissario Kurismaa, in questo secondo volume della sua serie estone esce allo scoperto, accompagnandoci nell'intrico di un giallo ad alta tensione, ma anche nella complessa psicologia di un commissario brillante e ruvido, dall'animo gentile ma pieno di spigoli. (goodreads)

Non lo definirei un giallo ad alta tensione, come indicano nella trama, ma un giallo ben strutturato sicuramente.
Un anziano porta fuori il cane, ed il cane si allontana dal percorso che fanno di solito; sarà lui a trovare il divano coperto di neve sotto la quale sbuca il braccio di una ragazza.
Kurismaa si trova in una difficile indagine, perchè della ragazza non è stata denunciata la scomparsa. Ma c'è una intuisione, grazie alla quale il cmmissario capisce che la ragazza era una squillo e che non era da sola quando è successo il crimine. C'erano infatti altre tre ragazze coinvolte, e mentre riesce a trovarne una di queste tre (viva), Kurismaa deve ingaggiare una corsa contro il tempo per cercare di trovare vive anche le altre due. Ma non è così facile, soprattutto se c'è pure una moglie tradita che depista le indagini affinchè il marito venga punito.
Mi piace molto il commissario Kurismaa, burbero e tenero, un po' sopra le righe in alcuni atteggiamenti nei confronti dei criminali. Mi piace perchè è uno che riflette e la soluzione del caso non viene buttata lì, ci si arriva insieme a lui.
Molto gradevole la lettura, bella scrittura scorrevole, anche la storia si segue bene e soprattutto non ha intrighi politici. La vicenda si dipana chiaramente.
Mi dispiace che questo sia l'ultimo libro di questa serie. Spero che in futuro Perissinotto riprenda in mano il commissario perchè ha ancora tanto da dire.
Mio voto: 8 / 10


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Serie del commissario Marko Kurismaa:
#1 Il treno per Tallin
#2 La neve sotto la neve

Roseanna - Maj Sjöwall + Per Wahlöö


Original title: Roseanna (1965)

Un giallo degli anni Sessanta ritrovato da Andrea Camilleri. Gli autori, una coppia di scandinavi, scrittori a quattro mani ma anche marito e moglie nella vita, furono definiti, all'apice della loro fama, in vari modi. Dall'immancabile «Simenon scandinavi» al più meditato «autori del primo giallo socialdemocratico». Sono i creatori del malinconico Martin Beck, al suo esordio in questo primo romanzo della serie, investigatore della squadra omicidi di Stoccolma; un poliziotto vero, frustrato nella vita privata da un rapporto matrimoniale sfiorito dal quale sarebbe troppo faticoso separarsi, tormentato dal mal di stomaco, lento come un bradipo ma tenace, umano, che «non pensa mai» (appunto: «il Maigret svedese»). Attraverso i suoi occhi la coppia dei due autori intendeva rappresentare una «commedia umana alla Balzac» in chiave poliziesca. E infatti nelle avventure di Martin non c'è mai nulla di clamoroso, niente colpi di scena, geniali crimini, momenti di terrore, o dame nere: c'è il logorante lavoro del detective che macina, centimetro per centimetro, il filo che lo porterà al capo del mistero. Secondo un realismo investigativo che, senza dare la sbronza dei thriller più acrobatici che questi anni ci hanno regalato, comunque non stanca mai né delude. In una cittadina scandinava in mezzo a laghi, porti e canali, è trovato il cadavere nudo di una bella ragazza impigliato in una diga. Di lei non si riesce a saper niente, come fosse affiorata dal nulla. Passano i mesi e le stagioni, ma Martin Beck, per professione e per carattere, non può dimenticare. Finalmente, d'oltreoceano, è scovato un brandello di indizio. E risalendo di spostamento in spostamento, di conoscenza in conoscenza, ricostruendo tessera dopo tessera la vita di una ragazza moderna e promettente, Beck stringe nell'angolo il colpevole, non senza una lacrima sospesa sul ciglio. (goodreads)

Interessante giallo di quelli un po' vecchio stile, con un detective (Martin Beck) molto flemmatico e tenacemente deciso a trovare la soluzione di un caso i cui potenziali indiziati sono sparsi per mezzo mondo. Finchè non gli viene un lampo di genio, cioè farsi mandare da chi era sul battello le foto che hanno scattato. E' qui che trova un indizio, da cui parte per ricostruire la vicenda. Roseanna è una bella ragazza sessualmente disinibita, questo la porterà nelle mani di un maniaco.
Mi è piaciuto molto il personaggio di Martin Beck, qui alla prima investigazione. Anche se, ad un certo momento, di punto in bianco, capisce chi è l'assassino, anche se tutto direbbe il contrario. E a noi non resta che seguire come procedono le indagini, ma (almeno per quanto mi riguarda) senza riuscire ad arrivare al perchè è così convinto.
Bella scrittura, lettura gradevole. Incomprensibile la soluzione del caso, nel senso che non ha lasciato molti indizi per far capire le motivazioni che lo hanno portato ad accanirsi su una persona piuttosto che un'altra.
Mio voto: 6 e mezzo / 10


Serie:
Martin Beck #1

domenica 31 marzo 2024

Il miniaturista - Jessie Burton


Titolo originale: The miniaturist (2014)

In un giorno d’autunno del 1686, la diciottenne Petronella Oortman − Nella-fra-le-nuvole è il soprannome datole da sua mamma – bussa alla porta di una casa nel quartiere più benestante di Amsterdam. È arrivata dalla campagna con il suo pappagallo Peebo, per iniziare una nuova vita come moglie dell’illustre mercante Johannes Brandt. Ma l’accoglienza è tutt’altra da quella che Nella si attendeva: invece del consorte trova la sua indisponente sorella, Marin Brandt; nella camera di Marin, Nella scopre appassionati messaggi nascosti tra le pagine di libri esotici; e anche quando Johannes torna da uno dei suoi viaggi, evita accuratamente di dormire con Nella, e anche solo di sfiorarla. Anzi, quando Nella gli si avvicina, seduttiva, memore dell’insegnamento della mamma (“Il tuo corpo è la chiave, tesoro mio”), lui la respinge. L’unica attenzione che Johannes riserva a Nella è uno strano dono, la miniatura della loro casa e l’invito ad arredarla. Sembra una beffa. Eppure Nella, che si sente ospite in casa propria, non si perde d’animo e si rivolge all’unico miniaturista che trova ad Amsterdam. E proprio il miniaturista sembra custodire i segreti della famiglia Brandt che, inesorabilmente, mentre la casa in miniatura si va completando, si squadernano davanti agli occhi della giovane Nella. (goodreads)

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama

Stavo cercando un libro ambientato in Olanda e sono stata attirata da questo. Mi intrigava molto la trama e anche il libro mi ha intrigato fin oltre la metà.
Petronella/Nella (18 anni) viene data in sposa a Johannes (39 anni). Quando lei lo raggiunge ad Amsterdam, non è lui che fa gli onori di casa, è la sorella Marin, personaggio rigido e altero che manda avanti la casa. Johannes è spesso via per lavoro e pare non abbia nessuna intenzione di "adempiere ai suoi doveri coniugali". Petronella prova anche a mettergli una mano sui pantaloni e lui la scaccia. A questo punto in lei cominciano a sorgere un sacco di dubbi sul perchè l'ha sposata se poi non la vuole toccare, comincia a pensare che non avrà mai figli e a cosa penserà la gente... Lui, come regalo di nozze le porta un mobiletto, una casa delle bambole, che lei deve arredare a suo gusto. Dal momento che non sa da che parte iniziare, Marin le dà un libro dove ci sono indicati gli artigiani della città e Nella scopre l'esistenza di un miniaturista a cui si rivolge chiedendo i primi tre pezzi della casa. Nonostante Nella scriva al miniaturista che non vuole altri pezzi, questi invece continuano ad arrivare. E con sgomento (e un po' di timore) Nella si rende conto che c'è qualcosa di stregato in quei pezzi. Le poltrone sono effettivamente identiche a quelle di casa Brandt, le bambole rappresentano esattamente i personaggi che abitano la casa e i 3 personaggi con cui hanno più relazioni. Le statuine sembrano essere quasi profetiche di avvenimenti che accadranno davvero. E Nella comincia a spaventarsi e a voler cercare di trovare ad ogni costo questo miniaturista, che in realtà pare essere una donna che Nella continua a vedere in situazioni apparentemente casuali e che la fissa intensamente, ma senza mai farsi prendere. Finchè la donna sembra essere scomparsa e anche i pezzi non arrivano più, e Nella scopre che in tutta la città le donne avevano scritto a questa miniaturista per addobbare le loro case delle bambole.
Oltre alla storia della miniaturista che prende totalmente l'attenzione di Nella, anche nella famiglia succedono una serie di avvenimenti non lieti. Nella scopre che Johannes è omosessuale e il ragazzo con cui ha avuto una tribolata storia (Jack) è anche stato pagato per accusarlo di averlo sodomizzato. Otto, nel tentativo di difendere l'onore del padrone, ferisce il ragazzo, ed è costretto a scappare. Johannes sarà processato per sodomia e cattiva gestione delle vendite dello zucchero di un ex amico, ora suo nemico, che ha palesemente pagato Jack per esagerare le accuse a carico di Johannes. Oltre a ciò, si scopre che Marin è incinta e non vuole che nessuno lo venga a sapere; purtroppo per Nella, non potrà spacciare il bambino per suo figlio, perchè è di colore...
Ho svelato un po' molto della trama ma era difficilmente raccontabile con meno parole, almeno per voler far capire qualcosa.

"Le parole sono come l'acqua in questa città, Nella. 
Una goccia può farci annegare"

Amsterdam è una città piena di pregiudizi (parliamo poi del 1686), dove la sodomia è il peggior crimine che si può attribuire ad un uomo. Le testimonianze possono essere facilmente comprate, soprattutto per porre fine a rancori vecchi di dodici anni da parte di Meermans nei confronti di Johannes. E' un periodo storico in cui le donne contano poco, sono quelle che portano avanti la casa, ma il potere politico e commerciale è solo degli uomini. La stessa miniaturista, essendo donna, è qualcosa di fuori dal comune (le donne non potevano fare gli artigiani, a parte in pochi settori tipo la sartoria).

“La speranza è pericolosa, Petronella”
“E' meglio di niente”

La città è resa molto bene. Ho trovato la scrittura di Jessie Burton un po' pomposa, un po' piena di troppi fronzoli, ma si legge bene. La storia è molto intrigante, diventa molto triste con la cattura di Johannes e il resto. Non pensavo finisse così, ammetto che mi aspettavo un libro a lieto fine o almeno con una fine un po' meno tragica. Oltretutto, il finale rimane apertissimo (infatti ho visto che c'è un secondo libro dove la protagonista è Thea, la figlia di Marin).
Rimane un po' incompiuta la storia della miniaturista, che era davvero intrigante. Di lei si sa che è stata apprendista da un orologiaio (che era suo padre), che si chiamava Petronella (pare sia un nome diffuso) ma che i suoi orologi erano troppo particolari per essere venduti. E' una strega? E' una veggente? E' solo brava a suggestionare le persone come Nella? Boh, non lo sappiamo.
Bello il glossario dell'Olanda a fine libro, con la spiegazione di alcuni termini che si sono incontrati nella lettura. Bello l'elenco degli emolumenti che prendevano le varie figure lavorative in Olanda nel Seicento. Bello l'esempio di spese che si potevano sostenere in una casa benestante di Amsterdam.
Una cosa che mi ha creato un po' di confusione è il diminutivo di Petronella (Nella) perchè in alcuni punti si faceva confusione tra "Nella pensa che..." e "Nella cucina c'è..."; magari in italiano si poteva tradurre con Nellie, Nelle, Nelly, insomma qualcosa di diverso da una preposizione articolata.
Bel libro ma mi lascia un po' così...
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Il sanatorio - Sarah Pearse


Titolo originale: The sanatorium (2020)

Un lussuosissimo hotel ad alta quota sulle alpi svizzere è l'ultimo posto in cui Elin Warner vorrebbe trovarsi. Ma si è presa una pausa dal lavoro di detective, e così, quando riceve di punto in bianco l'invito a festeggiare il fidanzamento del fratello, non ha altra scelta che accettare. Arrivata nel bel mezzo di una tempesta violentissima, Elin si sente subito nervosa: l'atteggiamento di suo fratello Isaac le sembra strano e c'è qualcosa in quell'hotel, completamente isolato, che le dà i brividi. Forse ha a che vedere con il fatto che prima della ristrutturazione fosse stato un sanatorio abbandonato... Quando, la mattina dopo, gli invitati scoprono che Laure, la promessa sposa, è scomparsa senza lasciare traccia, il disagio di Elin cresce, mettendola davanti a domande che non avrebbe mai voluto porsi. Suo fratello ha qualcosa a che fare con la sparizione della fidanzata? La neve caduta blocca l'accesso all'hotel e il panico comincia a dif­fondersi tra gli ospiti. Nessuno si è ancora reso conto che un'altra donna è scomparsa. Ed è l'unica che avrebbe potuto avvertirli del pericolo... (ibs)

ATTENZIONE: contiene alcuni spoiler sulla trama!

Posso riassumere questo libro così: bella idea, gradevole scrittura, realizzazione dubbia.
La storia era intrigante. Al posto di un sanatorio in cui venivano curati malati di tubercolosi (ma già si mormorava che le tecniche usate fossero un po' fuori dagli schemi), viene costruito un hotel di lusso dove prevale il vetro. Questo ex sanatorio è posizionato in cima ad una montagna svizzera a cui si accede da una sola strada strettissima, che diventa inagibile alla prima nevicata abbondante (qui poi abbiamo pure una valanga che dà una mano..). Ma tra gli ospiti c'è una detective in congedo temporaneo, con un trauma familiare che la sta paralizzando da anni, e che si trova ad investigare con un vago aiuto a distanza della polizia locale che ovviamente non riesce a recarsi sul posto in nessun modo. Una detective che prende una cantonata dopo l'altra, con intuizioni sbagliate e senza accorgersi di cose che a me (che non sono una detective) erano abbastanza ovvie. La storia familiare della detective, e il trauma da cui non riesce a riprendersi, occupa una parte un po' troppo ingombrante della storia, a mio parere. Oltretutto, ad un certo punto, viene svelato che anche lì ha un ricordo sbagliato di cosa effettivamente successe, e questo basta a sbloccarla del tutto facendola poi arrivare alla soluzione (facendo caso ad un dettaglio che mi era sfuggito e che in effetti ci ha un po' cercato di occultare). 
Da come aveva congegnato la storia, in particolare gli omicidi (perchè saranno più di uno), credevo andasse in una certa direzione, cioè che collegasse qualcosa successo nel sanatorio con gli indizi che il killer dissemina ad ogni morto. In realtà il legame è molto debole, la motivazione principale del killer è un'altra decisamente sua personale, a cui accosta una motivazione di giustizia sociale. Mah. Il tutto condito da alcune scene davvero molto cinematografiche. Mi ha lasciato un po' perplessa e anche un po' delusa. Aveva le potenzialità per rendere la storia decisamente più accattivante, invece l'ha molto diluita con situazioni poco interessanti e, a conti fatti, anche non utili. Nel finale, quando Elin e il fidanzato riescono finalmente a tornare a casa, sul pullman ci viene detto che c'è una persona che li tiene d'occhio; ipotizzo sia l'aggancio per il libro successivo. Effettivamente può essere un escamotage interessante.
Lettura carina, ma con molte potenzialità sfruttate male.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

I figli della polvere - Arnaldur Indridason


Titolo originale: Synir Duftsins (1997)
Titolo inglese: Sons of the dust

In una fredda notte di gennaio, Daníel, da anni ricoverato per schizofrenia presso un ospedale psichiatrico di Reykjavík, si uccide gettandosi da una finestra sotto gli occhi del fratello Pálmi. Poche ore dopo, in un altro quartiere, un anziano insegnante in pensione muore nell’incendio doloso della sua casa. Le due morti, apparentemente così lontane fra loro, hanno in realtà un punto di contatto: Daníel è stato allievo del professore negli anni Sessanta e i due negli ultimi tempi si erano incontrati più volte… Ora spetta all’ispettore Erlendur e alla sua squadra investigativa scoprire quale segreto inimmaginabile nasconde questa turbolenta relazione. Personaggi avvincenti, suspense, dilemmi morali e ricerca della giustizia: in questo primo thriller della serie troviamo tutti gli elementi che hanno portato Arnaldur Indriðason al successo internazionale e facciamo conoscenza con il tormentato e geniale Erlendur, cupo e mutevole come il cielo islandese. (goodreads)

Anni fa mi chiesi come mai in Italia i gialli di Indridason partivano dal terzo, e neanche la traduttrice mi aveva saputo rispondere. Quindi sono molto contenta che siano finalmente stati pubblicati i primi due che mancavano. Oltretutto, questo primo libro credo sia proprio fatto bene.
I due decessi sono un po' cruenti, soprattutto quello del professore che viene arso vivo legato ad una sedia della sua camera. E a mano a mano che ci si addentra nelle pagine, si dipana una storia di povertà, di abusi, di esperimenti fatti da una spietata ditta farmaceutica che pensa di poter creare l'immortalità. Tra le pagine si trova un interessante spunto di dibattito sulla clonazione e sul comportamento sconsiderato della farmacologia.
Daniel ha un fratello, Palmi, che è presente quando si butta giù dalla finestra. E' proprio Palmi che comincia ad investigare o, quantomeno, a fare domande alle ex compagne di scuola di Daniel, alla sorella del professore. Nel libro vediamo in parallelo gli avanzamenti nelle scoperte sia di Palmi sia della polizia rappresentata principalmente da Erlendur e Sigurdur Oli, che non si stanno particolarmente simpatici ma che devono lavorare insieme. Se non sbaglio, si intravvede Elinborg, la poliziotta che in futuro affiancherà gli altri due, ma non in questo caso.
Una vicenda molto triste, sia per l'ambiente in cui vivevano i ragazzini della classe di Daniel, sia per la storia personale del professore, sia per quello che succede in seguito a tutti.
All'inizio ho trovato un po' contorto il ruolo della Germania e della Korea, ma poi viene spiegato e si riescono a tirare le fila della vicenda.
Piaciuto molto.
Mio voto: 8 / 10

Il canto di Penelope - Margaret Atwood


Titolo originale: The Penelopiad (2005)

Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent'anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio e notevole fascino, e guadagnandosi così una fama imperitura. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l'impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passava veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell'Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dèi e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio e pacatezza. L'autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della storia occidentale. (goodreads)

Ero molto curiosa di leggere questo libro, sia perchè da tanto volevo leggere qualcosa della Atwood (e prima o poi riuscirò a leggere anche il racconto dell'ancella), ma anche per il mix con la mitologia. E' interessante questa rilettura dal punto di vista femminile, quello di Penelope nelle parti narrate e quello delle ancelle come coro della tragedia greca che incessantemente ripetono di esser state uccise senza colpa.
Ovviamente, questo è il punto di vista dell'autrice, che tra l'altro ci fa vedere quanto siano diverse le due cugine. Qui Elena è vista proprio come una provocatrice, nei film di solito è sempre una persona molto dolce. Penelope è quella bruttina ma intelligente, che suo padre ha cercato di affogare, non è solo la moglie paziente è anche furba, scaltra. Penelope manda le ancelle in mezzo ai pretendenti come spie (e poi porterà il senso di colpa per la loro morte)
La Atwood fa notare anche quanto il ruolo della donna fosse comunque sottomesso a quello degli uomini: prima il padre, poi il marito, addirittura il figlio. Anche le figlie dei sovrani, come Penelope ed Elena, vengono date in sposa come premi di un torneo.
Nel finale le ancelle si lamentano del fatto che sono state stuprate, e il giudice risolve brevemente la questione dicendo che in quel periodo fosse normale per le ancelle.
Il libro è pieno di ironia. Già il fatto che Penelope esordisce dicendo "ora che sono morta posso parlare" la dice lunga.
Poi è piena di ironia anche la vendetta delle ancelle, che tormentano Ulisse ogni volta che torna da Penelope, così lui deve tornare sulla terra dove si rincarna nei panni di personaggi valorosi ma che muoiono sempre di morte tragica. E questo all'infinito.
Il libro l'abbiamo letto per il gruppo di lettura e ha scatenato un bel dibattito. A me è piaciuto. E' un libro leggero, non va troppo in profondità nè dei personaggi nè degli argomenti che ha buttato lì. Mi aveva un po' intimorita il coro delle ancelle, ma in realtà si legge piuttosto bene, è scorrevole l'insieme.
Mio voto: 7 / 10

Appartamento a Istanbul - Esmahan Aykol


Original title: Kelepir ev (2003) 
Titolo inglese: Baksheesh 

Kati Hirschel è una Berlinese trapiantata a Istanbul da una quindicina d'anni. Gestisce una libreria specializzata in gialli, per il resto il suo tempo è preso a occuparsi di una quantità di piccoli affari pratici che la sballottano da un estremo all'altro della sconfinata città che abbraccia il Bosforo. E parla, conversa continuamente e con chiunque, di ogni ceto occupazione e risma, amiche e vicini, amori, e personaggi con cui viene in contatto per il lavoro o per le altre incombenze: storie, particolari, vicende, incontri che finiscono per sommergerla di atmosfere metropolitane e, con lei, chi la segue nella sua giornata. È il ritmo di questa spericolata città (ultimo pezzo probabilmente di un cosmopolitismo orientale che non può sopravvivere che nell'Europa in cui l'Oriente è diventato mito) che la attraversa e i delitti in cui si lascia coinvolgere da investigatrice involontaria funzionano inconsciamente come ottimi pretesti per tuffarsi nel ribollente miscuglio di vizio affari e politica su cui galleggia la città. Un affarista è stato ucciso, un uomo che controllava lucrosamente un numero di posteggi in centro e speculava in aree edificabili. Caso vuole che il delitto sia avvenuto poco dopo un alterco con Kati, per via di un appartamento che la libraia vorrebbe comprare. Facile, per la polizia, sospettare di lei, ma è soprattutto l'invincibile curiosità che spinge Kati a occuparsi delle strane circostanze di una morte che non avrebbe dovuto avvenire così facilmente. I parenti della vittima, le sue passate fidanzate; e mentre Kati scorre come i grani di un rosario l'intera catena di conoscenze e contatti, piomba un secondo omicidio. Stavolta è immediato orientarsi verso i soci del morto e verso i circoli di politici fondamentalisti che univano la prima vittima con la seconda. (goodreads)

Il libro comincia con kati che litiga furiosamente col suo fidanzato avvocato, Selim. Oltre a ciò, il proprietario di casa di Kati le ha aumentato l'affitto di centocinquanta euro e lei non è disposta a pagare. Quindi, ora che non ha più la possibilità di andare a vivere con Selim, Kati deve cercare un appartamento. Infine, la sua aiutante Pelin ha litigato col fidanzato ed è depressa e Kati decide di ospitarla. Un'amica di Kati le suggerisce di smettere di pagare affitti e di trovare un appartamento da comprare. Kati così comincia ad aver a che fare con agenti immobiliari e impiegati del catasto pronti a farsi corrompere. 
Kati trova un appartamento che le interessa che però è ancora occupato e se ne incapriccia al punto da trovare da litigare con chi le apre la porta. Ovvio che quando questo viene trovato morto, è a lei che pensano. Già qui la situazione sarebbe abbastanza complessa, perchè il morto ha vari fratelli tutti con traffici strani. Invece l'autrice ha voluto infilarci un secondo morto e anche le riunioni dei fondamentalisti politici che hanno provato un po' a sviare la ricerca.

Secondo giallo con protagonista la libraia appassionata di polizieschi che non vede l'ora di diventare investigatrice a sua volta. E' la seconda volta che ci prova e stavolta direi che ci riesce un po' meglio dell'altra, anche se mi è parso assurdo l'incapricciamento per un appartamento che non è libero. Quello che è interessante di questi libri, al di là del caso da risolvere che è sempre un po' contorto, è che viene presentata la caotica vita nella città di Istanbul, per quanto non so quanto siano contenti i Turchi della descrizione poco complimentosa che viene fatta della loro città...
Comunque, al giallo da risolvere si associano i problemi personali di Kati che, a mio parere, a volte mi sembra un po' scema...
Lettura carina, sicuramente proseguirò nella serie.
Mio voto: 7 / 10

La lista degli ospiti - Lucy Foley


Titolo originale: The guest list (2020) 

Su un'isola al largo della costa irlandese, tredici invitati si riuniscono per celebrare l'unione di due persone. Lo sposo è bello e affascinante, una stella nascente della televisione. La sposa è brillante e ambiziosa, editor di un magazine digitale di grande successo. È un matrimonio da favola e da vere star: l'abito firmato, la location remota, le bomboniere di lusso, il whisky di qualità. E anche se il segnale del cellulare va e viene, e il mare può essere agitato, ogni dettaglio è stato preso in considerazione ed eseguito con cura. Sembra tutto perfetto. Ma la perfezione appartiene ai buoni propositi e le persone sono fin troppo fallibili. Dopo che lo champagne è stato stappato e la festa ha avuto inizio, risentimenti e meschine gelosie iniziano a mescolarsi con i ricordi e gli auguri. Il testimone dello sposo dà il via a un gioco di bevute pensando ai giorni di scuola passati. La damigella d'onore rovina – non per caso – il suo vestito e il migliore amico della sposa fa un brindisi fin troppo premuroso... Poi la scoperta di un cadavere. E tutto cambia. Chi ha deciso di rovinare la vita a una coppia felice? E, soprattutto, per quale motivo? (goodreads)

Ero molto incuriosita dalla trama di questo libro.
Il libro parte nel momento in cui c'è ritrovamento del morto, anche se ci terrà in sospeso fino quasi alla fine per dirci di chi si tratta. La storia poi torna al giorno precedente il ricevimento, dove vengono alternati i pensieri di alcuni dei protagonisti: Aoife la wedding planner, Jules la sposa, Charlie migliore amico di Jules e sua moglie Hannah, Johnno il testimone dello sposo, Olivia damigella d'onore e sorella della sposa, Will lo sposo.
La vicenda continuerà ad alternare parti ambientate durante la cerimonia a parti del giorno prima con i racconti in prima persona dei partecipanti. Un po' alla volta ci vengono svelati gli intrecci tra gli invitati, che ovviamente hanno radici in qualcosa che è successo nel passato.
Il tutto è ambientato in un'isola deserta piuttosto cupa e durante una tempesta per cui gli invitati non possono andarsene e devono affrontare i fantasmi del passato.
Ho trovato questo libro piuttosto avvincente e ben congegnato. Chi è il morto si scopre nelle ultime quindici pagine e ormai siamo sicuri che non può essere che così. Solo che invece non sappiamo chi è il colpevole fino all'ultimo, quando ci racconta cosa è successo e perchè l'ha fatto. Alcuni collegamenti tra i personaggi li avevo nasati. Avevo anche intuito il possibile colpo di scena, ma avevo sbagliato la persona.
Molto intrigante.
Mio voto: 8 / 10

domenica 3 marzo 2024

Fiero Siatù - Irena Dousková


Titolo originale: Hrdý Budžes (1998)

Helena è solo una bambina ma non fa altro che “riflettere come una matta”. Il suo sguardo ingenuo e ironico passa al vaglio un carosello di situazioni comiche e tragicomiche che coinvolgono bambini e adulti della sua città: pompose competizioni sportive e cene scolastiche, rocambolesche spedizioni alla ricerca di ossa di partigiano, ma anche estromissioni dal teatro per gli attori non iscritti al partito, soprusi e amicizie fasulle… Ne scaturisce una storia profonda, narrata con leggerezza, che tocca i grandi temi della vita, le piccole e grandi tragedie, in pagine piene di conforto e calore che svelano anche paure e pensieri intimi, come il sentirsi diversa per la sua famiglia decisamente non convenzionale e come subire le prese in giro perché è grassa. Seppur figlia della sua epoca – gli anni Settanta nell’Est Europa –, Helena è però un personaggio che travalica il tempo e grazie alla sua speciale miscela di tenacia e determinazione, buon senso e immaginazione riesce ancora a parlarci con chiarezza e potenza al pari di altre indimenticabili ragazze della letteratura mondiale. E questo fa del libro un vero e proprio classico per giovani, adulti e famiglie. Best seller di grande successo, adattato anche per il teatro e riproposto più volte in televisione, «Fiero Siatù» è diventato una delle opere in prosa ceche più famose dai tempi della Rivoluzione di velluto e un successo internazionale. (goodreads)

Helena ha nove anni. Ha il cognome di un padre che non ha mai conosciuto, mentre a casa ha un padre che in realtà è il secondo compagno della madre e che comunque lei considera suo padre. Spesso alla vita della famiglia si aggiungono i nonni, soprattutto quelli materni, con il nonno che Helena adora e la nonna che scrive di nascosto al vero padre di Helena raccontandogli quanto sia una bambina infelice (che non è vero).
Helena è una bambina che non ha amici e viene presa in giro costantemente per il fatto che è grassa. Preferisce l'inverno all'estate perchè d'inverno i vestiti coprono la sua pancetta.
E' una bambina che riflette su quello che vede e che sente intorno a sè, e le sue riflessioni sono ciò che riporta in questo libro, diviso in capitoli, ognuno su un episodio particolare che le è successo.
Helena è affezionatissima ad una poesia che ha sentito da qualche parte, dove ad un certo "Fiero Siatù" viene detto di tenere duro anche quando la vita è difficile. Ed è proprio quello che fa lei, quando sente avvicinarsi lo scoramento, lei si ricorda di fare come "Siatù" e non mollare. Ovviamente, "Siatù" in realtà è "sia tu", ed Helena si accorgerà del malinteso a fine libro, quando le capiterà sott'occhio proprio quella poesia e si renderà conto di aver male interpretato quello che ha sentito.
Il libro è un delizioso spaccato di vita in un paesino della Cecoslovacchia degli anni '70, visto con gli occhi di una bambina che si interroga su ciò che le sta intorno. Sua madre e il padre sono attori e, soprattutto la madre, comincia ad avere dei problemi quando non accetta di piegarsi al regime e comincia a crearsi dei nemici che la ostacolano sul lavoro.
Il libro sembra proprio scritto da una bambina, con un tono leggero dietro al quale possiamo in realtà vedere uno spaccato politico e sociale del periodo. Tra l'altro ho trovato stranissimo il fatto chiama padre e madre per nome, anzi con diminutivi o vezzeggiativi che derivano dai loro nomi (Kacenka e Pepa). 
Il libro è del 1998, pubblicato in Italia nel 2023
Molto carino.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

sabato 2 marzo 2024

Viaggio avventuroso intorno alla mia camera - Karl-Markus Gauss


Titolo originario: Abenteuerliche Reise durch mein Zimmer (2019)

Molte persone cercano avventure viaggiando lontano, Karl-Markus Gauss le trova vicino: nel regno degli oggetti. Si imbarca in un viaggio che ha i confini della sua stanza, ma che comunque porta il lettore attraverso tempi e paesi diversi. La ricchezza del mondo, sembra dirci l'autore, sta nelle cose di tutti i giorni: il letto, la scrivania, il libro di cucina scritto a mano dalla nonna, il vecchio baule con gli accessori in ferro o il tagliacarte dell'industriale moravo... Sono tutti il punto di partenza di storie che raccontano di persone coraggiose e originali, di regioni remote, nazionalità sconosciute e passioni personali. (ibs)

L'autore gira per casa e punta l'attenzione su alcuni oggetti. Da essi parte con delle riflessioni di qualche pagina.
Ultimamente va di moda questo tipo di libro. Io ammetto che non lo amo particolarmente, ma l'autore è austriaco e mi torna buona per la European challenge. 
La scrittura di gauss è piacevole, scorrevole, leggera nel senso che in effetti le sue descrizioni sono gradevoli e la riflessione non diventa mai pesante.
Come sempre, in questi libri, ci sono racconti più interessanti e altri decisamente più noiosi. In vari capitoli ha narrato di vicende italiane che non conoscevo e ho scoperto con piacere (tipo che è stato Ettore Tolomei a portare avanti il progetto di italianizzazione dell'Alto Adige, paese da cui proveniva la famiglia del padre dell'autore). Ci sono cose interessanti che non sapevo, tipo che il primo autore che trasformò lo spazio della camera in cui è stato rinchiuso per 42 giorni in una narrazione di viaggio verso mete lontane è stato Xavier de Maistre. Non sapevo esistesse il popolo dei gagauzi in Moldavia. Il primo capitolo poi gli è stato ispirato da un tagliacarte con la scritta Hatschek, che poi è la ditta che ha brevettato l'eternit, il materiale da costruzione.
Diciamo che, a mio gusto personale, questo genere di libri dovrebbe fermarsi a 10/12 oggetti e non andare oltre le 150 pagine (anche meno). Apprezzo molto che abbia utilizzato dei capitoli brevi, comunque.
Interessante, ci sono cose nuove da imparare.
Mio voto: 7 / 10

Lupa Nera - Juan Gómez-Jurado


Titolo originale: Loba negra (2019)
Titolo in ingese: Black wolf

Antonia Scott e Jon Gutiérrez sono ancora alla ricerca di Sandra Fajardo, quando Mentor li convoca per un altro caso al momento più pressante. Si tratta della scomparsa di Lola Moreno, moglie di Yuri Voronin, tesoriere di un clan mafioso che opera nella zona di Malaga. Lola Moreno è svanita nel nulla da quando, in un centro commerciale, qualcuno ha cercato di ucciderla. Nel frattempo, il marito Yuri veniva brutalmente trucidato nella loro villa. Ma Jon e Antonia non sono i soli a cercare Lola. È a questo punto che entra in scena l’ineffabile donna russa che risponde al nome di Čërnaja Volčica: la Lupa Nera, pericolosissima sicaria al soldo dei mafiosi. Dai paesaggi assolati dell’Andalusia, fino agli scenari innevati della sierra, Antonia Scott, sempre alle prese con i suoi demoni, dovrà affrontare una temibile nemica. Nel frattempo, il signor White e Sandra Fajardo non si sono certo dimenticati di lei… (goodreads)

Ammetto che non ricordo bene i dettagli di "Regina rossa", che ho letto qualche anno fa (e mi era piaciuto), ma questo secondo libro è veramente avvincente. I due investigatori sono gli stessi, ma la storia è scollegata dal precedente, se non per il fatto che Antonia non si dà pace per non aver ancora trovato Sandra Fajardo.
Varrebbe la pena di leggere subito anche il terzo libro della serie, perchè è introdotto proprio dal finale di questo.
Gomez-Jurado ha un gran bel modo di scrivere, mi piace molto. Tiene incollato sulle pagine. E' schietto, quasi cinematografico. La trama di "Lupa nera" rischiava di allargarsi molto perchè al centro c'è la mafia russa insidiata in Spagna, con diramazioni in vari settori dell'economia. E i personaggi da seguire non sono pochi, ma ognuno è ben delineato e non si fa confusione. Con un paio di colpi di scena non male.
Mi piacciono tanto Antonia e Jon, è una bellissima coppia investigativa, mi piacerebbe vederli vedere insieme per molti più libri.
Consigliatissimo.
Mio voto: 8 / 10

domenica 28 gennaio 2024

L'infermiera di Auschwitz - Anna Stuart


Titolo originale: The Midwife of Auschwitz (2022) 
 
Ispirato a una commovente storia vera È il 1943 e Ana Kaminski varca i cancelli di ferro di Auschwitz accanto alla sua giovane amica Ester Pasternak, spinta dalla violenza brutale delle guardie naziste e quando le due raggiungono la prima fila, Ana dice di essere un’ostetrica, Ester la sua assistente. Una volta tatuate con il numero di riconoscimento dei prigionieri del campo, sono assegnate al capannone dove le donne incinte vengono fatte partorire. Mentre tiene in braccio un neonato venuto al mondo in quell’inferno, Ana si rende conto che il destino di tantissimi bambini potrebbe essere nelle sue mani, e giura a sé stessa che farà il possibile per salvarli. E così quando, pochi giorni dopo, le SS strappano a una madre la figlia, Ana è distrutta dal dolore, ma mentre consola la donna sconvolta, le viene in mente che forse potrebbe esserci un modo per preservare quel legame. In fondo, si dice che le guardie portino via i bambini più sani per affidarli alle famiglie tedesche, e si mormora che la guerra sia quasi finita... Ana, con un coraggio che neppure lei sapeva di avere, prende una decisione che cambierà la vita di centinaia di persone: lei ed Ester cominciano a tatuare di nascosto ogni neonato con lo stesso codice identificativo della madre, così che possano, un giorno, ritrovarsi. Ma proprio mentre il piano sembra stia funzionando, una mattina Ana si accorge che l’uniforme a righe di Ester sta cominciando ad andarle stretta… Ad Auschwitz c’era l’ordine di uccidere i piccoli appena nati solo i più sani e belli venivano strappati alle madri ebree e dati in adozione a ricche famiglie tedesche. Ispirato all’incredibile e coraggiosa storia dell’ostetrica Stanislawa Leszczynska (goodreads)

Libro molto molto toccante. E' diviso in tre parti. Nella prima parte ci vengono presentate Ana ed Ester. Ester è ebrea e sta studiando da infermiera. Ana è cattolica ed è l'ostetrica che l'ha fatta nascere. In questa parte del libro ci sono le storie delle due donne e come mutano quando i tedeschi invadono la Polonia. Nel loro paese, Lodz, viene subito istituito un ghetto recintato col filo spinato. Ester è costretta ad andare a vivere lì; Ana abitava in quella zona prescelta per diventare ghetto ed è costretta a lasciare la sua casa. Ma questo è solo l'inizio, perchè poi cominceranno i razionamenti di cibo e la quasi impossibilità di comunicare tra le due parti. Ana, insieme alla sua famiglia fa parte di un gruppo di polacchi che prova, nonostante i divieti, ad aiutare gli ebrei del ghetto; per questo motivo verrà condannata ad andare ad Auschwitz.
Nella seconda parte, Ana ed Ester si ritrovano sul treno diretto ad Auschwitz-Birkenau. Ana promette alla madre di Ester di occuparsi di lei come fosse sua figlia. Entrambe vengono destinate al reparto maternità e qui cominciano subito le atrocità, perchè i bambini appena nati vengono annegati in un secchio di acqua dalla terribile kapò. Ana non ci sta, riesce a battersi affinchè questa barbarie smetta, ma il vero problema è che anche se i bambini non vengono annegati, è difficile comunque che sopravvivano, viste le condizioni terribili del campo. Perchè gli internati del campo sono malvestiti e malnutriti, non esistono latrine e le condizioni igieniche sono terribili, in estate i pidocchi portano il tifo, mentre in inverno è la tubercolosi che uccide. Ad un certo punto, i tedeschi decidono di prendere i bambini biondi per poterli "germanizzare", basandosi sull'idea che se i bambini sono biondi non possono essere ebrei e quindi si possono recuperare dandoli in adozione a brave famiglie tedesche. Ester decide di cominciare a tatuare, nascosti sotto le ascelle dei bambini, i numeri delle relative madri, in modo che dopo la guerra ci sia una speranza di farli ritrovare (i bambini dati in adozione erano gli unici che non venivano affatto tatuati). La bambina di Ester farà la stessa fine. In questa seconda parte c'è tutta la vita del campo e tutta la sofferenza delle madri (che a volte arrivavano già incinte, altre volte venivano stuprate dai tedeschi) fino a quando il campo viene liberato nel gennaio 1945.
Nella terza parte, le due donne, molto provate, tornano a Lodz, dove la vita sta riprendendo. Ana torna a casa e ritrova i figli, mentre il marito è morto. Ester rimane a vivere a casa di Ana e tutti i giorni torna sulle scale della cattedrale dove ha conosciuto Filip, nella speranza che anche lui torni nel loro posto, prima o poi. L'unica cosa che ha saputo, da un amico comune, è che Filip era nel campo di concentramento di Chelmno ed è riuscito ad evadere, ma poi si sono dispersi nel bosco.
Della terza parte non vi racconto altro perchè dovete arrivarci leggendo. Posso però dire che il libro finisce come inizia, cioè con Ana ed Ester che si recano all'orfanotrofio dove c'è questa bambina di circa due anni... Sarà la figlia di Ester?

Mi spiace che con la mia semplice cronaca non riesco a rendere l'intensità di questo libro. E' veramente tanto toccante quello che viene descritto, ed orribile. 
La vicenda trae spunto dalla storia di Stanislawa Leszczynska, che davvero fu ostetrica ad Auschwitz, e che ovviamente è stata trasposta nella figura di Ana. Non si tratta di una biografia, si tratta comunque di un romanzo, nel quale sono presenti persone realmente esistite (tipo il dottor Mengele) e persone inventate ad hoc, avvenimenti realmente accaduti e avvenimenti verosimilmente accaduti e scoperti grazie alle testimonianze dei sopravvissuti.
La scrittura è molto delicata e anche trascinante, difficile mettere giù il libro, infatti nonostante siano 400 pagine le ho divorate in due giorni. 
Angoscianti tante delle cose che sono raccontate e mi chiedo sempre come sia stato possibile che degli esseri umani siano arrivati ad un livello simile di crudeltà. Incredibile.
Lettura molto triste e molto toccante, che mi ha lasciato un notevole senso di sconforto addosso. Ampiamente consigliato.
Mio voto: 8 / 10

Povere creature! - Alasdair Gray


Titolo originale: Poor things (1992)

Chi è veramente Bella Baxter, giovane donna ritrovata nelle fredde acque del Clyde nella Glasgow tardovittoriana e riconsegnata alla vita grazie agli oscuri esperimenti di Godwin Baxter, tormentato genio della chirurgia? Sarà arduo, quasi impossibile, dare una risposta, perché Bella è molto più della donna che è stata: oggetto di folli passioni amorose, la vedremo attraversare la sua epoca passando per salotti austeri, casinò decadenti e bordelli parigini, con lo stupore di chi per la prima volta vede il mondo nella sua prodigiosa follia, incarnando – con il medesimo desiderio che desta al suo passaggio – i più alti ideali umani, senza mai smettere di suscitare scandalo per l’oltraggio più grave di tutti: vivere un’esistenza radicalmente libera. (goodreads)

Abbiamo letto questo libro per il gruppo di lettura della libreria, con l'intento poi di andare a vedere il film, di cui già ho visto il trailer. Non ho partecipato alla discussione ma ho saputo che ha avuto voti molto alti.
La trama era interessante, ma sono perplessa da quello che ho letto.
Non ho capito molto della premessa. Una donna ritrova un libro scritto dal marito, libro che lei reputa una stupidaggine e di cui ha fatto distruggere il manoscritto originale, però quella copia la conserva altrimenti nessuno saprà mai che lui è esistito.
Poi il libro parte in modo accattivante, c'è una giovane donna incinta che viene ritrovata annegata nel fiume, e un medico un po' sui generis che ne recupera il cadavere e le trapianta il cervello del bambino che porta in grembo. La giovane si risveglia e si trova il corpo di una venticinquenne ma il cervello di un neonato, e si comporta di conseguenza, senza pregiudizi, senza tabù e senza filtri imposti dalla società. E con molta curiosità per quello che si trova intorno. Poi, a mano a mano che fa nuove scoperte, la memoria cresce e la donna "matura", lo vediamo anche nelle lettere che scrive, prima sono degli scarabocchi poi si trasformano in lunghissimi resoconti di quello che è successo. Nel frattempo c'è un ex collega (McCandles) del suo "creatore" (Godwin detto God) che se ne innamora a prima vista e le chiede di sposarlo. Lei accetta e per tutta la sua vita lei manterrà questa promessa di matrimonio come punto fermo di ciò che le accade, nel senso che poi lei scappa con un avvocato debole di mente (che impazzisce del tutto perchè lei lo costringe a possederla di continuo) e poi si trova pure a lavorare come prostituta. Ma rimane fedele alla sua promessa di sposare McCandles.

Non voglio assolutamente raccontare tutto il libro.
Mentre mi è piaciuta molto la parte della storia principale, ho poco sopportato i lunghi resoconti (in corsivo) di Bella, queste lunghe lettere dove descrive minuziosamente cosa le è successo e cosa ha detto ogni persona che ha incontrato, oltre al fatto che ci sono degli sproloqui su materie politiche che ho trovato molto noiosi. Poi la storia riprende regolarmente e si arriva al finale. Infine, nell'appendice, Bella racconta la vera storia di cosa le è successo, che è ben differente da quella che ha scritto il marito (e, sinceramente, meno affascinante).
Dicevo, sono molto perplessa in merito a cosa penso di questo libro. La storia mi è piaciuta molto, con anche spunti interessanti, dal fatto che da adulti non siamo più liberi da schemi come sono i bambini, al fatto che Bella è una donna libera che prende decisioni anche fuori dalle regole del tempo in cui viveva; ci sono spunti sul colonialismo, sul socialismo che avanza; lo stesso esperimento scientifico di riportare in vita una morta è interessante e pone quesiti etici. Però non ho affatto amato il modo in cui viene resa sulla carta, con questo mix di narrazione e lettere lunghissime. Poi non ho amato il ribaltone finale per cui, per oltre 300 pagine mi sembra di leggere un Frankestein donna, poi mi viene detto che la storia è molto più normale. Non ho capito se alcuni dei personaggi sono davvero esistiti o meno.
E' un libro che mi crea troppa confusione.
Mio voto: 7 e mezzo / 10