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mercoledì 25 dicembre 2024

La donna dal kimono bianco - Ana Johns


Titolo originale: The Woman in the White Kimono (2019)

Giappone, 1957. Il matrimonio combinato della diciassettenne Naoko Nakamura con il figlio del socio di suo padre garantirebbe alla ragazza una posizione sociale di prestigio. Naoko, però, si è innamorata dell’uomo sbagliato: è un marinaio americano, quello che in Giappone viene definito un gaijin, uno straniero. Quando la ragazza scopre di essere incinta, la comprensione e l’affetto che sperava di trovare nei genitori si rivelano soltanto un’illusione. Ripudiata da chi dovrebbe starle vicino, Naoko sarà costretta a compiere scelte inimmaginabili, per qualunque donna ma soprattutto per una madre...
Stati Uniti, oggi. Tori Kovač è una giornalista. Mentre si prende cura del padre, anziano e gravemente malato, trova una lettera che getta una luce sconvolgente sul passato della sua famiglia. Alla morte del padre, decisa a scoprire la verità, Tori intraprende un viaggio che la porta dall’altra parte del mondo, in un villaggio sulla costa giapponese. In quel luogo così remoto sarà costretta a fronteggiare i demoni del suo passato, ma anche a riscoprire le proprie radici...(goodreads)

Il romanzo procede alternando il racconto di Naoko e il racconto di Tori, entrambi in prima persona. Naoko è soffocata tra l'amore per un americano e le tradizioni di famiglia che glielo proibiscono. Tori scopre invece che dietro alle storie che le raccontava suo padre si celava un fondo di verità, compreso il fatto di aver amato una ragazza giapponese e forse la presenza di una sorella.
Mentre nel passato scopriamo tutto quello che ha dovuto subire Naoko per l'ostracismo della famiglia, Tori ha paura di frugare tra le carte del padre per paura di scoprire che non è l'uomo meraviglioso che credeva, andando fino in Giappone per scoprire la verità.
Da questo libro, nato per ispirazione del fatto che il padre dell'autrice era davvero stato in Marina e aveva avuto una ragazza giapponese, parte poi una storia di fiction a cui vengono collegati elementi tratti dalla realtà. Tipo il fatto che molti militari americani si sono innamorati di donne giapponesi, ma che queste unioni miste venivano mal considerate sia in America sia in un Giappone che rimaneva comunque chiuso nelle sue tradizioni in cui le donne erano sottomesse al marito, al padre e alle famiglie in generale. Ci sono poi pagine terribili quando viene descritto cosa veniva fatto alle ragazze incinte di americani, rinchiuse in finte cliniche dove veniva aspettato il parto per poi uccidere il bambino appena nato per mano di donne tipo la direttrice Sora della clinica, anch'essa ispirata ad una persona realmente esistita. 
Nel corso del libro ci sono mostrate tante tradizioni giapponesi, dalla cerimonia di presentazione del futuro sposo, o i pregiudizi nei confronti di chi fa lavori umili, o la figura di Fratello Daigan che aiuta i bambini morti a passare oltre. Tutte cose molto interessanti di una cultura ancestrale.
Il libro è molto bello, mi è piaciuto molto. Ha pagine cariche di amore ma anche tante pagine cariche di dolore, soprattutto nella seconda parte quando Naoko viene rinchiusa nella clinica ostetrica. Le ultime dieci pagine le ho lette piangendo. A parte le figure di Naoko e Hajiime, mi è piaciuta molto la figura di Satoshi, che nonostante tutto ama e comprende.
Mio voto: 8 / 10

giovedì 19 dicembre 2024

Povera gente - Fiodor Dostoevskij


Titolo originale: Бедные люди (1846)
Titolo inglese: Poor folk

Quando questo romanzo venne pubblicato, Fëdor Dostoevskij aveva ventiquattro anni; fu un successo travolgente: la critica fu subito concorde nel dichiarare che il suo autore era un genio, un genio, però, che viveva nella miseria più nera, quella miseria senza speranza che ispira, appunto, "Povera gente". Due giovani si scrivono, si raccontano le loro piccole vicende quotidiane, le loro speranze, i loro sogni. Nasce così un amore che potrebbe aprire a entrambi la via della felicità, ma la loro miseria è tale che la ragazza deciderà di sposare un uomo non più giovane, ma ricco nella folle speranza di poter aiutare il suo infelice amico. Un romanzo epistolare che scosse la Russia e segnò l'inizio della carriera di un titano della letteratura mondiale. (goodreads)

Poichè mi sono ritrovata con una edizione ebook piuttosto datata (quella scaricabile da Liber liber con traduzione di Federigo Verdinois), ho provato a scaricare l'audiolibro da Media Library che aveva l'edizione Feltrinelli del 2016. Quindi procedevo ascoltando ma tenendo sott'occhio l'ebook.
Ammetto che tra i due ci sono notevoli differenze. Al di là della differenza nel linguaggio, piuttosto datato nell'ebook, decisamente più fresco nell'audiolibro, la cosa che mi ha lasciato perplessa è che ci sono proprio frasi diverse. Ad esempio, tutti i nomignoli (colombella e via dicendo) che si ascoltano nell'audiolibro non ci sono nell'ebook; poi nell'audiolibro Makar ripete duemila volte il nome di lei mentre nell'ebook non succede. Oltre ovviamene a termini tradotti in modo diverso. Questo mi ha fatto riflettere sull'importanza della traduzione ma soprattutto mi ha fatto chiedere dove stesse la verità. Cioè come scrive in realtà Dostoevskij? Sarei curiosa di vedere la versione originale...

"Povera gente" è il libro d'esordio di Dostoevskij. Nella versione Feltrinelli è scritto che qui troviamo "la prima fanciulla umiliata e offesa, il primo sognatore innamorato e disilluso dalla vita, il primo sordido individuo pronto a sottrarre l'innocenza a chi gli sta intorno". Effettivamente è vero, sono i temi che troviamo ricorrentemente nei libri di Dostoevskij.
Ho scoperto che anche la citazione a "Il cappotto" di Gogol è voluta, pare che Dostoevskij si sia ispirato da questo romanzo, in cui il protagonista è anche lui un copista come Makar. Questo romanzo fa imbestialire Makar perchè il protagonista vive una vita come la sua.
Io ci ho ritrovato molto delle notti bianche in questo libro, anche se ammetto che le notti bianche non mi ha fatto impazzire.
Ho trovato tanto amore e tanta tenerezza in Makar, paterno ma non solo, siamo quasi al limite dello stucchevole a volte. Lui è pronto ad assecondare ogni desiderio che esce dalla bocca di lei anche a costo di non mangiare o di non vestirsi. Lei invece è quella che gli è molto grata e al tempo stesso lo rimprovera perchè spende troppi soldi per lei, poi però quando lui le scrive che ha finito i soldi e non sa come pagare l'affitto lei gli chiede se può aiutarla.
Tanta denuncia sulla condizioni in cui vivono i poveri, come vengono derisi, come danno fastidio ai ricchi che però non vogliono vedere. Come esistono mendicanti veri ma anche bugiardi, mendicanti che mandano i figli ad elemosinare con la letterina di presentazione scritta da una madre che dice di essere ammalata, ma lo è poi davvero?
La povertà abbruttisce la persona anche psicologicamente. Il povero tende a considerarsi poco. Makar tende a nascondersi al lavoro perchè non vuole che vedano come è vestito male. 
Dostoevskij ha l'abilità di descrivere benissimo le scene, le situazioni, gli ambienti senza eagerare con fronzoli e di descrivere in modo emozionalmente potente il tormento dei personaggi (soprattutto quello di Makar).
Mio voto: 8 / 10

Le streghe di Manningtree - A.K. Blakemore


Titolo originale: The Manningtree Witches (2021)

Inghilterra, 1643. Il Parlamento combatte contro il re, la guerra civile infuria, il fervore puritano attanaglia il Paese e il terrore della dannazione brucia dietro ogni ombra. A Manningtree, una cittadina della contea dell’Essex privata dei suoi uomini fin dall’inizio della guerra, le donne sono abbandonate a se stesse; soprattutto alcune di loro, che vivono ai margini della comunità: le anziane, le povere, le non sposate, quelle dalla lingua affilata. In una casupola sulle colline abita la giovane Rebecca West, figlia della vedova Beldam West, «donnaccia, compagna di bevute, madre»; tra un espediente e l’altro Rebecca trascina faticosamente i suoi giorni, oscurati dallo spettro incombente della miseria e ravvivati soltanto dall’infatuazione per lo scrivano John Edes. Finché, a scombussolare una quotidianità scandita da malelingue e battibecchi, in città non arriva un uomo: Matthew Hopkins, il nuovo locandiere, che si mostra fin dal principio molto curioso. Il suo sguardo indagatore si concentra sulle donne più umili e disgraziate, alle quali comincia a porre strane domande. E quando un bambino viene colto da una misteriosa febbre e inizia a farneticare di congreghe e patti, le domande assumono un tono sempre più incalzante… Le streghe di Manningtree è la storia di una piccola comunità lacerata dalla lenta esplosione del sospetto, in cui il potere degli uomini è sempre più illimitato e la sicurezza delle donne sempre più minata. (ibs)

Ho fatto un po' di fatica all'inizio di questo libro, soprattutto per il linguaggio un po' ruvido e scurrile utilizzato. In effetti, essendo il libro narrato in prima persona da Rebecca, è allineato al personaggio. Tutto il linguaggio è sapientemente adattato al periodo storico di cui racconta, e troviamo spesso dei termini che non ho mai sentito in vita mia (altrettali libelli per altrettanti libri, o doglianza per dolore). Ad un certo punto la storia prende e ammetto che diventa difficile interrompere la lettura perchè sono stata catturata dalla vicenda, molto triste, delle streghe. Intanto siamo in piena guerra civile, molti uomini sono al fronte o sono già morti; le donne che hanno atteggiamenti sopra le righe, o che sono vedove o povere, sono guardate male. Alcune di esse si suppone che sappiano fare malefici in quanto dopo aver lanciato delle "maledizioni" succede che davvero qualcosa di simile si avvera. Così succede col bambino che risponde male alla Beltam West che gli fa una domanda; quando poi lui si ammala con convulsioni che sembra posseduto dal demonio, allora la gente pensa che sia stata la sgridata che ha ricevuto dalla donna. Peraltro, la Beltam West ha fama di essere riuscita, con una maledizione, a far naufragare una intera nave...
Fatto sta che Matthew Hopkins, nuovo proprietario della locanda, comincia ad assumersi il ruolo di predicatore, mandato da Dio per riconoscere e sconfiggere il demonio che vive sulla terra, e comincia ad accanirsi contro la Beltam West e le sue amiche. Vediamo quindi i metodi che utilizza per estorcere confessioni, per torturare queste donne (tipo privarle del sonno). In particolare la prima che tortura è una ottantenne senza una gamba, Elizabeth Clarke, la prima donna che riesce a far giustiziare per stregoneria.
L'autrice dice che le interessava più concentrarsi sulle vittime che non sul carnefice, e sicuramente attraverso le parole di Rebecca riusciamo a capire molto. Ma anche la ricostruzione ipotetica che ha fatto del carnefice è interessante. Dico ipotetica perchè di Hopkins si sa in realtà poco, a parte del suo operato come inquisitore e del fatto che è morto giovane, il resto è stato inventato dall'autrice. Interessante però anche il suo tormento nei confronti di Rebecca.
Il libro è molto interessante, molto crudo e triste, soprattutto pensando che riprende un avvenimento storico in cui la povertà, l'ignoranza e la superstizione hanno portato ad uccidere centinaia di donne perseguitate senza avere nessuno che le difendesse. Aggiungerei anche la codardia di molti uomini.
Le pagine dove vengono trascritte alcune delle testimonianze davvero registrate durante il processo alle streghe, sono complicate da leggere per il linguaggio. Le pagine con le poesie mi sono chiesta se c'entravano o meno.
Quasi tutti i personaggi sono realmente esistiti, tranne alcuni (tipo Mastro Eldes). 
Molto toccante il momento in cui viene impiccata la vecchia Clarke.
Libro gradevole. Bisogna però ricordarsi che, pur se la scrittura è scorrevole e la vicenda scorre bene, la verità è che queste cose sono successe davvero.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Saltblood. Sangue Salmastro - Francesca De Tores


Titolo originale: Saltblood (2024)

Plymouth, 1685. Un bambino di circa un anno, Mark Read, muore proprio mentre sta venendo alla luce la sua sorellastra Mary. Per continuare a percepire un reddito da parte della famiglia del padre del bambino, la madre dei due escogita uno stratagemma: farà passare la neonata Mary per Mark, allevandola come un maschio e facendole prendere il posto del primogenito. Cresciuta all’ombra del fratellastro morto e portandone il nome, Mary impara presto a mantenere il segreto rappresentato dal proprio corpo. Adolescente, viene impiegata a servizio di una donna benestante, ma quando nel 1701 l’Inghilterra entra in guerra contro Francia e Spagna, Mary vede in quel conflitto una via di fuga da una sorte che sente già segnata: si arruola quindi nella Royal Navy, che le permette di conoscere il mondo e di assaporare un briciolo di libertà. Dopo anni trascorsi nella marina e nell’esercito, Mary trova l’amore e decide di rivelare il proprio segreto e congedarsi dalle forze armate. Trasferitasi nelle Fiandre insieme al marito, Mary si accinge a diventare moglie e madre, ma la sua cognizione di sé e della propria vita cozzano contro ciò che la società si aspetta da una donna, e lei si sente soffocare. Sarà l’ineludibile richiamo del mare a sancire il suo destino, e a far sì che – dopo essere stata fanciulla, ragazzo, marinaio, soldato e moglie – Mary diventi chi forse è sempre stata: una pirata, parte della ciurma di Calico Jack Rackham e affiancata dalla temeraria Anne Bonny, di cui è amica e amante. Ispirato alla vera storia di Mary Read e Anne Bonny, "Saltblood. Sangue salmastro" è insieme una rigorosa ricostruzione storica e un romanzo d’avventura, una storia d’amore e un Bildungsroman che s’interroga sui limiti del corpo, del genere e di quello che siamo e osiamo immaginare di diventare. (goodreads)
Una delle libraie mi ha proposto di leggere questo libro, secondo titolo di una nuova collana edita da N/N editore.
La trama spiega già bene cosa si trova inquesto libro. Una bambina che ha sempre vissuto all'ombra del fratello morto, portandone il nome e dovendosi passare per lui, che ad un certo punto è stanca di questa situazione perchè vuole essere Mary e non più Mark. E' il mare che le fa capire la sua vera natura, quella di pirata, di navigatrice, di qualcuno che ha il mare nel sangue. Molte sono le riflessioni che fa Mary nella sua vita, credo che il suo personaggio sia caratterizzato molto bene.
Ho fatto fatica un po' ad ingranare nella lettura che parte molto lenta. Ho trovato noiosa la parte in cui Mary si arruola nell'esercito (si poteva decisamente tagliare). Ho apprezzato molto le pagine in mare, mi sono proprio sentita il sale addosso. Mi è piaciuta la figura del corvo che sta sempre appollaiato in vista di Mary. E' stato interessante scoprire alcune cose che non sapevo dei pirati.
Nel complesso è stata una lettura gradevole.
Mio voto: 7

L’età fragile - Donatella Di Pietrantonio


Titolo originale: L'età fragile (2023)

Non esiste un'età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta. Ma c'è un momento preciso, quando ci buttiamo nel mondo, in cui siamo esposti e nudi, e il mondo non ci deve ferire. Per questo Lucia, che una notte di trent'anni fa si è salvata per un caso, adesso scruta con spavento il silenzio di sua figlia. Quella notte al Dente del Lupo c'erano tutti. I pastori dell'Appennino, i proprietari del campeggio, i cacciatori, i carabinieri. Tutti, tranne tre ragazze che non c'erano piú. Amanda prende per un soffio uno degli ultimi treni e torna a casa, in quel paese vicino a Pescara da cui era scappata di corsa. A sua madre basta uno sguardo per capire che qualcosa in lei si è i primi tempi a Milano aveva le luci della città negli occhi, ora sembra che desideri soltanto scomparire, si chiude in camera e non parla quasi. Lucia vorrebbe tenerla al riparo da tutto, anche a costo di soffocarla, ma c'è un segreto che non può nasconderle. Sotto il Dente del Lupo, su un terreno che appartiene alla loro famiglia e adesso fa gola agli speculatori edilizi, si vedono ancora i resti di un campeggio dove tanti anni prima è successo un fatto terribile. A volte il tempo decide di tornare sotto a quella montagna che Lucia ha sempre cercato di dimenticare, tra i pascoli e i boschi della sua età fragile, tutti i fili si tendono. Stretta fra il vecchio padre cosí radicato nella terra e questa figlia piú cocciuta di lui, Lucia capisce che c'è una forza che la attraversa. Forse la nostra unica eredità sono le ferite. Con la sua scrittura scabra, vibratile e profonda, capace di farci sentire il peso di un'occhiata e il suono di una domanda senza risposta, Donatella Di Pietrantonio tocca in questo romanzo una tensione tutta nuova. (goodreads)

Lucia, dopo essersi separata dal marito, è costretta a tornare a casa dal padre e a fare i conti con qualcosa che è successo quando era una ragazzina. Sua figlia, Amanda, che ha voluto a tutti i costi andare a studiare a Milano, è tornata dai suoi genitori e si è chiusa nel silenzio per qualcosa che è successo là. 
I rapporti di Lucia col padre sono sempre burrascosi. E' proprio il vecchio padre che ad un certo punto le lascia il terreno su cui era stato costruito il campeggio dove si è verificata una tragedia trent'anni prima. E quello è il luogo in cui Lucia non vorrebbe tornare neanche per sogno, mentre la figlia Amanda pare esserne attratta perchè vede delle potenzialità per il futuro.
Il libro è pieno di rapporti genitori/figli. A me è piaciuta molto la figura burbera del padre di Lucia, che le sbologna una questione piuttosto delicata (secondo me) perchè non sa come venirne fuori; infatti, il gestore del campeggio, suo amico da una vita, vorrebbe vendere il terreno a degli speculatori edili. Di altre idee sono invece le persone del luogo, che non vogliono cementificare la zona. Toccherà a Lucia capire se deve aiutare l'amico del padre o sentirsi libera di fare quello che vuole.
Il romanzo alterna il presente a flashback nel passato (saltando anche un po' di palo in frasca), scoprendo poco alla volta cosa è successo alle tre ragazze. Arrivando poi ad una lettera finale con la quale Lucia riesce a fare pace con se stessa.
L'autrice ha tratto libera ispirazione per questo libro da un fatto realmente accaduto, il delitto del Morrone, sempre in Abruzzo.
Donatella Di Pietrantonio scrive molto bene, anche se ha uno stile molto asciutto. Tuttavia, nonostante questo libro abbia vinto il Premio Strega, non raggiunge l'intensità e la bellezza de "L'arminuta". Di questo libro mi rimane la difficoltà di tagliare i ponti (vedi il divorzio prolungato), il voler scappare dalla terra natia per poi ritornarci (Lucia e Amanda), la difficoltà dei rapporti tra genitori e figli.
Molto toccante la scena finale del coro.
Libro gradevole ma con qualche pecca.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

mercoledì 27 novembre 2024

La confraternita degli storici curiosi - Jodi Taylor


Titolo originale: Just One Damned Thing After Another (2013)

Dietro la facciata apparentemente innocua dell’Istituto di ricerche storiche Saint Mary, si nasconde ben altro genere di lavoro accademico. Guai, però, a parlare di «viaggio nel tempo»: gli storici che lo compiono preferiscono dire che «studiano i maggiori accadimenti nell’epoca in cui sono avvenuti». E, quanto a loro, non pensate che siano solo dei tipi un po' eccentrici: a ben vedere, se li si osserva mentre rimbalzano da un’epoca all’altra, li si potrebbe considerare involontarie calamite-attira-disastri. La prima cosa che imparerete sul lavoro che si svolge al Saint Mary è che al minimo passo falso la Storia vi si rivolterà contro, a volte in modo assai sgradevole. Con una vena di irresistibile ironia, la giovane e intraprendente storica Madeleine Maxwell racconta le caotiche avventure del Saint Mary e dei suoi protagonisti: il direttore Bairstow, il capo Leon Farrell, Markham e tanti altri ancora, che viaggiano nel tempo, salvano il Saint Mary (spesso - anzi sempre - per il rotto della cuffia) e affrontano una banda di pericolosi terroristi della Storia, il tutto senza trascurare mai l’ora del tè. Dalla Londra dell’Undicesimo secolo alla Prima guerra mondiale, dal Cretaceo alla distruzione della Biblioteca di Alessandria, una cosa è certa: ovunque vadano quelli del Saint Mary, scoppierà il finimondo. (goodreads)

Attenzione: contiene spoiler sulla trama

L'idea di questo libro mi piaceva. Un gruppo di studiosi che può tornare indietro nel tempo e osservare se le cose si sono svolte davvero in un modo oppure no. In realtà mi ha un po' ricordato "Timeline" di Chricton. Poi però la storia ha ovviamente bisogno di un cattivo, e il cattivo esce da un episodio del passato successo al direttore Bairstow, il cattivo ha rubato due capsule del tempo e le usa come strumento turistico per viaggiatori e per distruggere la storia e il Saint Mary. Ovviamente il cattivo ha delle talpe al Saint Mary, altrimenti non si vede come potrebbe fare. Oltretutto l'autrice ce li fa subito apparire come stronzi e maniaci perchè dobbiamo provare odio verso di loro.
La scrittura è gradevole, anche briosa, il libro scorre bene anche se ha alcune parti (secondo me, volutamente) confuse. Alcune scene sono un po' tanto "cinematografiche".
Mi è piaciuto fino a circa due terzi. Quando comincia a svilupparsi la battaglia campale tra buoni e cattivi, diventa un po' confuso.
Ho trovato carina la storia d'amore tra Max e Farrell, anche se ho trovato inutile e assurda la scena di sesso e ancor più inutile l'aborto (spontaneo) che ha provato a creare una crepa tra i due personaggi, con tanto di intero istituto che si rivolta contro Max (che poveretta manco sapeva di essere incinta all'epoca). 
Il libro lascia chiaramente intendere che c'è un seguito perchè gli storici fanno una scoperta che può cambiare il mondo e si prendono alcuni giorni di vacanza.
Ero partita con delle aspettative che in realtà sono state un po' deluse. La vicenda parte con brio, è interessante. Poi però esagera tra morti, sparatorie e dintorni. Oltretutto, ho più volte avuto la sensazione che Max abbia una importanza per il Saint Mary che vada oltre il semplice fatto di essere una storica; o mi sbaglio io, o ipotizzo che verrà svelato nei prossimi libri.
Non sono invogliata a leggere subito il secondo libro, ma probabilmente fra qualche tempo lo farò.
Lettura gradevole ma con problemi di linearità nelle vicende narrate, con tanti personaggi (alcuni dei quali si confondono un po') nessuno dei quali viene approfondito (ad esempio di Max sappiamo solo che non vuole parlare della sua infanzia), e alcune scene un po' da cinema. Magari qualcosa troverà sviluppo nei libri successivi.
Mio voto: 7 / 10 

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The Chronicles of St Mary's:
#1 La confraternita degli storici curiosi

domenica 1 settembre 2024

Resta solo il fuoco - Micheliny Verunschk


Titolo originale: Caminhando com os mortos (2023)

In una comunità rurale del Brasile una donna viene arsa viva. A uccidere Celeste sono i genitori e il fratello, in un rituale che parte come un esorcismo e finisce come il rogo di una strega. Tra gli interrogatori della polizia e le analisi della scena del crimine, i protagonisti del tragico evento prendono voce per consegnarci la loro versione della storia. Il ritratto che ne emerge è quello di una località isolata, segnata dall’arrivo di una nuova confessione religiosa. In questo luogo dimenticato dalle mappe, fondamentalismo e mentalità patriarcale si mescolano generando un’ondata di brutalità. Sullo sfondo, una natura indifferente, col suo ciclo inarrestabile di generazione e distruzione.
Un’enigmatica figura femminile tiene le fila del racconto, cerca di ricostruire l’accaduto e trovare le cause dentro una cornice più ampia, in cui i fatti recenti si fanno specchio di oppressioni di genere, di classe, coloniali. Qui le avversità della vita hanno favorito l’adesione a dottrine estreme, con la complicità delle istituzioni religiose e politiche che si sono spartite gli spazi di potere.
In questo romanzo ruvido e perturbante Micheliny Verunschk racconta una storia di mistero e violenza, che mescola reale e meraviglioso come nella migliore tradizione latinoamericana. (goodreads)

Un libro complesso, non solo per la scrittura descrittiva ma un po' ermetica, ma anche per come viene raccontato quel che succede, con riferimenti esterni alla vicenda.
Tanti gli argomenti che vengono toccati. La superstizione della popolazione della macchia. La "creduloneria" nelle teorie portate avanti dal predicatore della Congregazione, tutte puntate sull'estirpare il male con metodi piuttosto violenti. Il ruolo della donna che se non si sposa rischia di perdersi e diventare una tragedia per la famiglia. Il credere che bruciando viva una persona essa possa risorgere come nuova (e nel momento stesso in cui Lourenca si rende conto di cosa sta succedendo a sua figlia, si chiede perchè Dio l'abbia abbandonata).
Il tutto viene raccontato da una donna che si rivela alla fine, attraverso i pensieri delle donne che quella macchia la conoscono: Lourenca, l'esperta forense che è nata nella macchia poi è andata a vivere altrove ed è voluta tornare lì, la figura di Quitéria decapitata perchè non voleva sposarsi e che vaga per il mondo con la sua testa in braccio. Un intreccio utile per capire la mentalità degli abitanti della macchia.
Libro impegnativo e con scene molto cruente.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

p.s. ho avuto il piacere di partecipare alla presentazione del libro con presente l'autrice. Una persona deliziosa.

L'invenzione delle ali - Sue Monk Kidd


Titolo originale: The invention of wings (2014)

Charleston, South Carolina, 1803. Quando per il suo undicesimo compleanno Sarah Grimké riceve in regalo dalla madre una schiava della sua stessa età di nome Hetty, cerca inutilmente di rifiutare quello che le regole vigenti impongono. Hetty anela alla libertà, soffoca tra le mura domestiche della ricca e privilegiata famiglia Grimké, vorrebbe fuggire lontano e Sarah promette di aiutarla. Come Hetty, anche lei è in qualche modo prigioniera di convenzioni e pregiudizi: in quanto donna non le viene permesso di realizzare il suo più grande desiderio, quello di diventare una giurista come il padre e i fratelli. Sarah sogna un mondo migliore, libero dalla schiavitù, che lei considera come un terribile abominio, e instaura con Hetty un rapporto speciale, insegnandole di nascosto a leggere e a scrivere nell'intento di aiutarla a emanciparsi. Seguiamo così il rapporto difficile ma speciale tra una ricca ragazza bianca e la sua schiava nera e le loro vicende umane nel corso di trentacinque anni, cui si aggiungono quelle della giovane sorella di Sarah, Nina, con la quale lei si batterà a favore dei diritti civili delle donne, dei più deboli e degli emarginati e contro la discriminazione razziale. In questo romanzo che celebra il potere dell'amicizia e della solidarietà al femminile, Sue Monk Kidd evoca il mondo di contrasti scioccanti del profondo Sud, ispirandosi alla storia vera di due pioniere del femminismo americano. (goodreads)

Premetto che non sapevo nulla di questa storia, cioè delle due donne che sono diventate le pioniere dell'abolizionismo e del femminismo. I libri che sono ispirati ad una vicenda vera mi lasciano sempre un po' perplessa, perchè per tutto il tempo mi chiedo cosa è vero e cosa è inventato. Anche qui, ad un certo punto ho cominciato a digitare nomi su google, scoprendo che quasi tutti i personaggi sono vissuti davvero, con qualche fantasia su riflessioni o avvenimenti accaduti. Hetty invece, pur essendo realmente esistita una schiava di Sarah Grimkè che si chiamava Hetty, è morta molto prima, e quindi tutto l'intreccio tra le loro due vite è stato verosimilmente ricreato.
Ho letto altri due libri di Sue Monk Kidd, e mi erano piaciuti moltissimo. Questo no. Nonostante l'argomento trattato, importante, crudo in alcune descrizioni di come venivano trattati gli schiavi, l'ho trovato lento e poco coinvolgente. E questo mi è successo fin da subito, nonostante il personaggio di Sarah mi sarebbe dovuto piacere, una ragazza fuori posto, in un mondo dove ci sono atteggiamenti che lei detesta, con mille sogni che vengono puntualmente frantumati dalla famiglia e dalla società. 
Non mi è piaciuto il personaggio di Charlotte, troppo calcolatrice, che addirittura impone una specie di "promessa" a Sarah quasi manipolandola. E per un bel pezzo non mi è piaciuto molto il personaggio di Hetty, troppo sfrontata. Alla fine queste due hanno riversato su Sarah (la buona della famiglia) i loro comportamenti arroganti. Decisamente ho cominciato ad apprezzare Hetty dopo che sua madre sparisce, anche se mi è dispiaciuto che le mancasse la terra sotto ai piedi.
Il romanzo si svolge alternando ciò che succede a Sarah a ciò che succede a Hetty, sia quando vivono a Charleston sia quando Sarah è via dalla tenuta. Effettivamente tra loro due si è stretto un bel legame che con gli anni diventa una vera amicizia.
L'argomento principale attorno a cui ruota il libro è principalmente lo scontro tra bianchi e neri, e tra bianchi schiavisti (sud) e bianchi che considerano lo schiavismo un abominio (quaccheri e nord). Ma anche tra gli abolizionisti sono in tanti a predicare ed agire poco, pensando che si debba aspettare il momento giusto. Sarah e Nina saranno due che appiccano il fuoco, due per le quali è ora di smettere di parlare e bisogna fare qualcosa. E lo faranno davvero, non solo portando avanti la causa dei neri ma anche quella delle donne, perchè i diritti vanno reclamati quando non ci sono. E in quel periodo, anche le donne erano sottomesse ai mariti e sottoposte a tutta una serie di pregiudizi.
Ho trovato molto bello il fatto delle trapunte su cui le schiave ricamavano la loro storia. 
L'autrice si è ben documentata per scrivere questo libro, e ho molto apprezzato che alla fine spieghi esattamente cosa è vero e cosa non lo è. E' stato interessante scoprire che "La capanna dello zio Tom" è stata ispirata da un libro scritto dal marito di Angelina Grinkè ("American slavery as it is").
Non lo so, è un libro che ha enormi potenzialità, anche dovute al fatto che la storia è davvero esistita; tuttavia non mi coinvolto, ho provato un forte distacco tra me e i personaggi. Avevo molto amato "La vita segreta delle api", questo romanzo invece mi ha lasciato poco.
Mio voto: 7 / 10

sabato 20 luglio 2024

Bolero nella villa dei vecchi - Fatos Kongoli


Titolo originale: Bolero ne vilen e pleqve (2009)

Parashqevi lavora come infermiera in un ospedale di Tirana. La sua è l’esistenza triste e solitaria di una donna che si considera inclusa nella categoria delle bruttine. Dalla sua vita grigia e segnata da un passato pieno di eventi tragici (sullo sfondo dei moti del 1997 in Albania), non si aspetta ormai grandi cose. Per questo motivo, quando un giorno il suo capo le presenta un uomo ricco e influente alla ricerca di una persona di fiducia che si occupi degli anziani genitori, lei accetta. Da quel momento, e per quattro lunghi anni, vivrà nella villa dei vecchi, in una sorta di universo chiuso che rappresenta una dimensione altra rispetto al mondo esterno. Qui, nella casa del signor Irfan e della signora Firdus, a scandire il tempo ci sono i battibecchi fra i due anziani coniugi, le loro stranezze e le lettere che si scambiano per comunicare da un piano all’altro, lettere che scompaiono senza lasciare traccia. Misteriose come la musica del Bolero di Ravel, un altro tassello del linguaggio segreto e spesso indecifrabile che caratterizza il legame fra i due vecchi. (goodreads)

Avevo adocchiato questo libro qualche anno fa, mentre cercavo libri ambientati in Albania. Finalmente sono riuscita a trovarlo in biblioteca (ce ne sono pochissime copie). Mi aveva intrigato molto la trama, ma devo ammettere che dentro c'è tanto.

“A casa ho cominciato a pensarci su con più calma. ma perchè avevano scelto proprio me?”

“Scema" mi sono detta "com'è che non lo capisci? Sei un essere al grado zero dello sviluppo mentale, ecco perchè ti hanno scelta. Altrimenti, se quel lavoro fosse stato ambito da altri, non ti avrebbero presa in considerazione”


"L'offerta mi era stata fatta in un momento di vuoto interiore. Mi sentivo cullata tra le braccia di una malattia che in me si manifesta sotto forma di un dilemma ciclico: la vita vale la pena di essere vissuta? Si tratta di una vecchia malattia che risale all'epoca in cui leggevo molto, quando finii per includermi nella categoria delle ragazze brutte. In quel periodo non avevo esperienza, a parte lo scontento di essere brutta. Di sicuro, questo non ha a che fare con l'esperienza. Questo è niente se paragonato al momento in cui, dopo aver accumulato una certa esperienza, fatta di delusioni, si scopre l'assurdità della propria esistenza. Questo non ha niente a che vedere con la bruttezza nè con la bellezza. E' semplicemente il sentirsi delusi da se stessi. Ha un senso il numero crescente di donne albanesi che si suicidano a causa del loro grave stato depressivo"


Innanzitutto, ovviamente ci sono questi due anziani personaggi, marito e moglie, che vivono quasi da separati in casa e si parlano attraverso lettere, lunghissime quelle che scrive lui, molto brevi le risposte di lei. Lettere che nessuno sa dove finiscono perchè non si trovano da nessuna parte. Una coppia un po' "fumantina", dove i due spesso litigano e smettono di scriversi, per poi ricominciare. Sempre così di continuo. 
Parashqevi è una donna con un forte odio per il proprio aspetto fisico e con un passato pesante che viene assunta per badare ai due vecchi. Lei non è molto convinta, ma ha una istintiva attrazione nei confronti della seconda nuora dei vecchi, e accetta. In realtà le occasioni di incontrare Dirina saranno poche, ma Parashqevi è tormentata nel profondo da quello che le smuove dentro questa donna.
Nel corso della seconda parte scopriamo anche cosa è successo a Parashqevi. Una sera al lavoro sei uomini incappucciati l'hanno portata via durante il turno di lavoro, l'hanno portata fuori dal paese e l'hanno brutalmente violentata. Probabilmente come rappresaglia da parte del fratello della ragazza di cui era innamorata.


"Sono nata in una città costiera. (....)Dirò che è una città portuale dove non metto piede da molti anni, da quando me ne sono andata e non ho più rivisto nè il mare nè le strade nè gli abitanti.  Non ho nessuna voglia di rivederli.
Quelli che non voglio rivedere appartengono a una categoria di persone oscure, che tingono tutta la città con il loro nero. Come un vaso pieno di acqua limpida che diventa nero se vi si versano dentro alcune gocce d'inchiostro di china. Sono nere come gocce d'inchiostro di china. Non riesco a immaginare la mia città diversamente da un vaso pieno d'acqua in cui siano state versate gocce d'inchiostro di china che hanno tinto di nero ogni cosa. Il nero è il colore della morte. La mia città mi ricorda la morte. Lì ci sono le tombe dei miei genitori e dei miei fratelli - che, come la città con il suo mare, le sue strade e e i suoi abitanti, da molti anni non sono tornata a rivedere. Solo mia madre si è spenta nel suo letto per un cancro al seno. Mio padre e i miei fratelli non sono morti di malattia. Sono stati uccisi. Prima mio padre, poi i miei due fratelli."


Le faide familiari sono una cosa risaputa in quell'Albania. Le due persone che la trovano ferita in mezzo alla strada la portano all'ospedale di nascosto e le dicono che la miglior riconoscenza è che lei non dica mai che sono stati loro ad aiutarla. Anche in ospedale tutti capiscono subito cosa è successo, ma nessuno può dire niente per paura di ritorsioni.
L'omosessualità è una vergogna, così come poi sarà una vergogna il fatto che ad un certo punto Parashqevi rimarrà da sola con Irfan nella villa, dopo che è morta la moglie, dovendo sopportare le malelingue pettegole del paese che non reputano consono che una donna viva da sola con un uomo con cui non è sposata. 

Il libro si sviluppa su due parti. La scrittura si legge bene. Le tematiche sono davvero ampie. Il libro è ambientato in un periodo in cui in Albania regnavano caos ed anarchia, con scontri armati anche tra i civili. E' un libro interessante, dove ci sono tante cose, tanti argomenti. Anche il fatto che Parashqevi sia costantemente in contrasto con la sua faccia mentre la guarda allo specchio, l'essersi convinta di essere irrimediabilmente brutta e non meritevole di alcun affetto, il sentirsi sempre come un sacco di spazzatura. Ci sono anche alcune pagine di "realismo magico", in cui Parashqevi vede in sogno la signora Firdus (da viva e da morta). E' un libro intenso.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

La dea maltese - Lyn Hamilton



Titolo originale: The Maltese Goddess (1998) 
 
Lara McClintoch, comproprietaria di un negozio di antiquariato di Toronto, viaggia in ogni parte del mondo alla ricerca di pezzi rari. Lara è elettrizzata dall'idea di trovarsi sull'isola di Malta per arredare personalmente la casa di Martin Galea, celebre architetto di Toronto e impenitente donnaiolo. Quando Martin viene trovato morto in una cassapanca antica, si ha l'impressione che qualcuno si sia divertito a recitare la parte della dea maltese, giocando con la sua vita. Lara scoprirà che il suo cliente e la casa in cui vive hanno un passato oscuro, che affonda le sue radici in un mondo antico, che si ripresenta sotto forma di un moderno intrigo. (ibs) 

Cercando un libro ambientato a Malta, ho scoperto questo, che in realtà è il secondo di una serie, ma l'elemento di continuità è solo la protagonista che lavora in un negozio di antiquariato e si ritrova a fare la detective. 
Il libro è carino, ha una trama interessante e il linguaggio è abile nel calare nell'atmosfera. Martin Galea è il più famoso architetto del Canada e cliente di Lara. Uno che fa un po' quello che gli pare, parcheggia sui marciapiedi, ma paga molto bene. Acquista alcuni mobili e chiede a Lara di recarsi a Malta a fare in modo che tutto vada bene, perchè ha organizzato un incontro misterioso con personaggi molto importanti (e misteriosi) e vuole che tutto sia perfetto. Quindi Lara fa le valigie e si reca a Malta, dove alloggia nella sontuosa villa di Galea. Cominciano però ad accadere alcuni avvenimenti strani, che hanno il sapore dell'avvertimento, e anche la spedizione dei mobili pare metterci più del dovuto. Quando finalmente arriva, in una cassapanca (arrivata al posto di una credenza) Lara scopre il cadavere proprio di Galea. Da qui si dipana la vicenda. Cominciano quindi le indagini, e arriva anche un detective canadese a dare manforte, alloggiato anche lui a casa di Galea. Lara scopre alcuni fatti del passato di Galea, di quando era piccolo e aveva due amici anch'essi diventati piuttosto influenti.  Inoltre, la strada di Lara spesso si incrocia con quella di un pittoresco personaggio che ella aveva già notato sull'aereo, e con quello di un gruppo di ragazze che stanno mettendo in scena una rappresentazione sulla storia dell'isola che pare non essere di molto gradimento da parte dei genitori delle attrici. 
All'inizio di ogni capitolo, c'è un paragrafo dove parla la dea maltese, la quale si lamenta di essere stata terra di conquista di troppi popoli, e promette di tornare a vendicare la sua terra. 
Dicevo, la trama è interessante, anche se il riferimento alla dea è più un pretesto per introdurre un po' la storia maltese, ma in realtà l'ho trovato poco utile allo svolgimento del romanzo perchè non ho trovato un vero e proprio collegamento con quanto poi succede. Rimane un po' sospeso senza chiudere il cerchio. I riferimenti alla storia di Malta sono davvero tanti, un po' didattici, quasi fossero una guida turistica, alcuni anche ridondanti. Interessanti ma poco utili a risolvere il problema.  
Forse l'autrice ha voluto mettere tanta carne al fuoco. La lettura comunque è scorrevole, la scrittura gradevole, facile. Interessante. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10 


Lara McClintoch Archaeological Mystery:
#1 The Xibalba Murders 
#2 The Maltese Goddess / La dea maltese
#3 The Moche Warrior 
#4 The Celtic Riddle 
#5 The African Quest 
#6 The Etruscan Chimera 
#7 The Thai Amulet 
#8 The Magyar Venus 
#9 The Moai Murders 
#10 The Orkney Scroll 
#11 The Chinese Alchemist

domenica 23 giugno 2024

Vacca d'un cane - Francesco Guccini


Titolo originale: Vacca d'un cane (1993)

Dalla campagna Francesco si trasferisce in città. Arriva in una stazione sconosciuta e in una casa nuova, dove impara una nuova pronuncia per non essere straniero, perché in città sono tutti signori e i padri d'inverno indossano i cappotti. Il futuro è la nuova periferia. La nebbia, la Padania con i suoi cibi e bevande, zamponi e lambruschi, e poi la scuola con il bidello, le tabelline di Suor Carmelina che porta tutti in chiesa, Coppi e Bartali, i primi balli, i 45 e i 33, il gruppo col quale suonare nelle balere, basso, chitarra e sax. Storie, personaggi e ricordi formano una saga popolare-contadina con un linguaggio assai curioso e sanguigno. (goodreads)

Questo libro è esattamente ciò che mi aspettavo. Mi sembrava di avere davanti Guccini che sproloquia della sua gioventù, mischiando termini in italiano, termini in dialetto piuttosto coloriti, termini in inglese giusto per infilarceli dentro e citazioni più elevate. Tirando fuori anche espressioni un po' esagerate (l'obesa protervia degli zamponi??)
Poco importa se non ho capito proprio tutti i termini (anche perchè lui è di origine modenese) perchè comunque era chiaro il concetto.
Questo libro è lui. Non mi aspettavo niente di diverso, in questo ha pienamente soddisfatto le mie aspettative. Non mi fa venire voglia di leggere altro di suo ma nemmeno ho faticato a leggerlo. Comprendo però che non è un libro per tutti, perchè per chi non è emiliano è sicuramente faticoso.
Se si riesce a "sopportare" il linguaggio così da "sborone" quello che ci racconta è la storia di un bambino che si chiede perchè deve lasciare la sua vita, le cose che conosce, per andare in città. E la città è una conquista dopo l'altra, giorno per giorno, deve trovare nuovi amici, deve fare amicizia con la "strada" che attraversa la città ed è un limite da non superare perchè ci sono i camion (ma te la passi lo stesso perchè c'è un amico che ti fa leggere i topolino). Arrivi che sei uno straniero guardato con sospetto perchè alcune parole le pronunci diversamente, poi diventi uno del gruppo. 
Sono carine alcune tradizioni che Guccini ci mostra (e sono anche nella mia memoria), tipo la domenica che vengono messi in tavola i piatti e i bicchieri più eleganti, ci sono le ciliegie che prepara la mamma e vanno mangiate con le forchettine apposite. Oppure la carta da giornale usata al posto della carta igienica.
C'è l'avvento della radio che ti porta in casa i grandi eventi, le figurine, la nebbia che non ti fa vedere ad un palmo dal naso.
A mio parere, scade un po' quando comincia a parlare delle prime esperienze con le ragazzine.
Libro nostalgico, non per tutti.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

Vathek - William Beckford


Titolo originale: Vathek (1786)

Il capolavoro del gotico orientale in edizione bilingue. Il califfo Vathek è un sovrano ricco e potente, ma anche ambizioso e assetato di conoscenza. Appassionato di scienze occulte, costruisce una torre per osservare il cielo e i pianeti. Un giorno riceve la visita di un misterioso mercante indiano dall’aspetto mostruoso, che gli propone uno scambio: se Vathek rinnegherà la propria fede, sacrificando cinquanta bambini, e lo seguirà nel suo viaggio verso il Castello del Fuoco Sotterraneo, gli svelerà i segreti degli antichi re e gli darà accesso a tesori inimmaginabili. Divorato dall’ambizione e dalla sete di potere, Vathek accetta l’offerta e inizia la sua avventura, accompagnato dalla madre Carathis, dalla moglie Nouronihar e da alcuni fedeli. Lungo il cammino, dovrà affrontare prove, tentazioni, pericoli e prodigi, ma anche le conseguenze delle sue azioni malvagie. Riuscirà a raggiungere il suo obiettivo o sarà vittima della sua stessa hybris? Vathek è un romanzo gotico-orientale scritto da William Beckford e pubblicato nel 1787. Il romanzo si ispira alle Mille e una notte e alla tradizione orientalista, ma anche alla filosofia illuminista e alla critica religiosa. Vathek è il racconto di una discesa agli inferi, di una ricerca ossessiva del sapere e del potere, di una sfida al divino e al destino. Il romanzo è ricco di immagini fantastiche, di scene horror, di ironia e di erotismo. Vathek è considerato un precursore del genere fantastico e un capolavoro del Romanticismo e della letteratura gotica. Nonostante sia stato scritto più di due secoli fa, mantiene inalterato il suo fascino e la sua rilevanza, e ancora oggi riesce a coinvolgere il lettore con le sue atmosfere magiche e la sua narrazione avvincente. Questa edizione offre al lettore la possibilità di apprezzare il testo originale in francese e la sua traduzione in italiano, accompagnati rispettivamente da un’introduzione critica di Stéphane Mallarmé e di Carmen Di Giglio. Si tratta di un’occasione unica per scoprire o riscoprire una delle opere più originali e affascinanti della letteratura europea del Settecento. (ibs)

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER SULLA TRAMA

Il califfo Vathek è un sovrano ricco e potente, dedito a tutti i piaceri terreni, ma anche ambizioso e assetato di conoscenza. Appassionato di scienze occulte, ha costruito una torre di millecinquecento scalini per osservare il cielo e i pianeti e ricevere da essi delle divinazioni.
Egli voleva conoscere tutto, ingaggiava anche dispute con i dotti e pretendeva di avere sempre ragione lui.
Un giorno arriva nella sua città un uomo di una bruttezza abominevole, che porta delle mercanzie straordinarie. In particolare viene attirato da alcune sciabole con delle scritte, incise sopra, che mutano. Il sovrano le compra. Quando però gli chiede da chi abbia avuto delle merci simili, l'uomo si mette e ridere e Vathek lo fa mettere in prigione. L'indomani, con l'intento di interrogarlo di nuovo, scopre che la prigione è vuota. Vathek allora si rammarica di aver scacciato l'uomo che le stelle gli avevano predetto che sarebbe arrivato. 
La madre, anch'essa dedita alle arti oscure, suggerisce di proclamare pubblici araldi in ogni città dell'impero che chiunque saprà decifrare certi caratteri che sembrano incomprensibili potranno sperimentare le liberalità per cui è famoso. Tra gli altri, si presenta un vecchio con la barba molto lunga che riesce a decifrare i caratteri; l'indomani però gli viene chiesto di nuovo di leggere i caratteri e il testo è ben differente è un avvertimento contro il temerario che cerca di conoscere ciò che deve restare ignoto. Il califfo quindi lo scaccia. Un giorno, dopo che il califfo è infelice e disperato perchè i pianeti non gli danno più indicazioni, ricompare il vecchio indiano e lo rimette in salute. Tuttavia anche questa volta il califfo è infastidito dall'uomo che viene percosso dalle guardie, poi dal popolo e si trasforma in una palla che rotola e rotola e cade dentro ad un burrone. Il califfo decide di accamparsi lì e una notte la terra comincia a tremare e il Giaurro parla. 
"Sarai devoto a me? Adorerai gli influssi terresti e rinnegherai Maometto? A queste condizioni ti guiderò al Palazzo del Fuoco Sotterraneo. Là vedrai in immense provvigioni i tesori che le stelle ti hanno promessi e che ti concederanno quelle intelligenze che saprai renderti propizie. Là io presi le sciabole e là riposa Soliman Ben Daoud, circondato dai talismani che controllano il mondo".
Vathek comincia a seguire le istruzioni di questo personaggio che ha le chiavi per aprire la porta di ebano che si vede nel baratro. Per prima cosa gli chiede di portargli i cinquanta bambini più belli della città perchè lui ne possa bere il sangue. E così fa Vathek, in pratica butta i bambini dentro al burrone. La terra si richiude. I ministri del califfo sono disperati, ma la madre di lui, la principessa Carathis ("lontanissima dal farsi scrupoli, era anzi malvagia quanto può esserlo una donna"), maestra nell'arte della persuasione, riesce a calmare la folla, mentre uno dei suoi assistenti regala loro dei soldi. Quando poi la torre prende fuoco (perchè la madre brucia i cadaveri di alcune mummie che aveva tenuto per i suoi esperimenti), nel popolo si risveglia l'amore per il loro sovrano e corrono a salvarlo. 
"Sono molto gentili, devi riconoscerlo, a dimenticare così presto i torti che tu hai fatto loro; ma ora non è cosa che importi molto. Offriamoli al Giaurro"
Così alcuni dei sudditi vengono lasciati salire nella torre, uccisi e bruciati in sacrificio.
Il Giaurro si mostra molto contento del fatto che Vathek ha deliziato le sue narici dall'aroma delle mummie e delle vite sacrificate. Gli dice quindi, con la luna piena, di prendere tutti i sudditi più fedeli e andare a Istakar. Là verrà confortato da ogni sorta di delizie. Gli dice però di non entrare in nessuna dimora lungo la strada o proverà gli effetti del suo sdegno.
Il califfo quindi parte, portandosi dietro ogni tipo di tesoro (saccheggiando il regno) e lasciando sua madre a seguire il regno.
Durante il tragitto vengono travolti da una grossa pioggia che bagna anche le mappe geografiche così non sanno più quale sia la strada. Incontrano anche delle belve affamate (lupi, tigri ma anche avvoltoi) che cominciano a decimarli. Uno dei suoi assistenti per allontanare le belve dà fuoco ad una foresta, però prendono fuoco anche alcuni dei padiglioni della carovana, costringendo lo stesso sovrano e le dame a dover camminare sul fango. Una delle mogli etiopi, vedendo il califfo così imbambolato, se lo carica in spalla come un sacco di datteri e lo porta via dal fuoco. Vathek rinnova le sue imprecazioni contro il Giaurro e prova a chiedere l'aiuto di Maometto.
I sudditi dell'emiro Fakreddin vanno loro incontro per portare aiuto e Vathek accetta perchè non ne può più di essere schiavo del Giaurro. Accetta quindi l'ospitalità dell'emiro e alla sua corte conosce Nouronihar, figlia dell'emiro promessa sposa al cugino Goulchenrouz, un tredicenne un po' naif. 
L'emiro non vuole che il califfo sposi sua figlia e la addormenta (insieme al cugino) e celebra i loro funerali, accampandoli poi in un luogo segreto e quando si svegliano gli fanno credere di essere morti. Ma anche Nouronihar è attratta dal califfo e dalle sue promesse di tesori, e una mattina camminando in riva al lago si trova Vathek davanti. A quel punto nessuno può più separarli. Vathek cambia accampamento, portandosi dietro Nouronihar e continua ad indugiare nei suoi ozi e piaceri. Intanto la principessa Carathis viene informata e parte con pochissimi sudditi fedeli e rimane sconvolta da quello che vede. "E' dunque per codesta ignobile fedele che hai violato le condizioni del papiro del nostro Giaurro?" Visto che il figlio non vuole abbandonare la ragazza, lo incita comunque a proseguire il viaggio mentre lei torna verso Samarah dove il popolo è insorto e il fratello del califfo ha preso il suo posto a palazzo. 
"E se durante il viaggio puoi metterti in vista per qualche altro delitto, tutto andrà certo bene e tu entrerai in trionfo nel palazzo di Solimano"
Dopo alcuni giorni raggiungono la valle di Rocnabad da cui si vedono le nere cime di Istakar. E qui non riescono a contenere la loro emozione. 
I buoni Geni, che non avevano totalmente rinunciato a proteggere Vathek, chiedono a Maometto se può dare una mano e Maometto indignato risponde che Vathek merita di essere abbandonato a se stesso; tuttavia concede loro un'ultimissima opportunità. Uno dei geni allora si trasforma in pastore e dal suo flauto escono melodie così dolci che soggiogano l'anima, risvegliano i rimorsi e allontanano ogni immagine frivola. Quando termina la musica, il pastore dice a Vathek di abbandonare il suo atroce proposito, rispedire Nouronihar da suo padre, allontanare Carathis dal Consiglio, essere giusto coi sudditi, rispettare i ministri del Profeta, riscattando la sua empietà con una vita esemplare. Vathek sta quasi per accettare poi però vince il suo orgoglio e dice al pastore di tenersi per sè i propri ammonimenti.
"Ho attraversato un mare di sangue per acquistare una potenza che farà tremare i tuoi eguali; non credere che io mi ritirerò in vista del porto, o che abbandonerò colei che mi è più cara della vita e della tua grazia"
Tuttavia, quasi tutti i seguaci di Vathek scappano. Vathek quindi raggiunge Istakar, dove il Giaurro gli apre il portale d'ebano (a lui e a Nouronihar). Dentro, è pieno di spettri vaganti che si tengono la mano destra sempre sul cuore. Qui vengono accolti da Eblis il quale dice loro che tutti i tesori e i talismani sono a loro disposizione. Incontrano i re pre-adamiti e si trovano al cospetto di Soliman Ben Daoud, re famoso per la sua saggezza. Egli racconta loro che nella sua vita aveva adorato il fuoco e le celesti schiere e che si era rallegrato perchè uomini ed esseri soprannaturali erano sotto il suo potere. Ma poi si era abbattuta la vendetta del cielo, il tuono aveva schiantato tutti i palazzi che aveva costruito e lui era stato precipitato in quell'abisso, dove un angelo della luce gli aveva detto che i suoi dolori avrebbero avuto fine il giorno che la cateratta accanto a lui cesserà di scorrere. Da allora è preda di atroci tormenti e un fuoco inestinguibile gli divora il cuore. 
Vathek prova a chiedere pietà ma il Giaurro gli dice che ormai è tardi, il suo cuore sarà infiammato come quello degli altri re. Lui avendo compiuto la sua missione, lo lascia a se stesso e scompare. Vathek e Nouronihar cominciano a scambiarsi accuse e rancori reciproci. Vathek chiede che venga portata a fare la stessa fine anche Carathis, in quanto è stata lei che fin da quando era piccolo l'ha portato alla perdizione. E così accade, un afrita la va a prendere e la porta nel baratro. A differenza del figlio, che rimane quasi inebetito dalla paura, lei invece sfrutta il fatto che si trova lì e comincia a scoperchiare vasi, prendere talismani e non si fa impaurire da Eblis, il quale le dice che fa bene a sfruttare gli ultimi scampoli di tempo che le rimangono prima che il suo cuore si infiammi per sempre.
"I loro cuori immediatamente presero fuoco ed essi, d'un tratto, persero il più prezioso dono del cielo: la SPERANZA"

Interessante libro che mi ha incuriosito, nonostante avevo un po' di ansia perchè nella trama parlava di scene horror, che non le amo particolarmente. Lo stile di questo libro è quello di una fiaba, un po' tipo le mille e una notte. Il linguaggio è un po' faticoso perchè effettivamente molto datato. Però è chiara la morale che si porta dietro, e che l'autore scrive negli ultimi paragrafi: cioè che all'uomo ci sono cose che non è dato conoscere, e deve accettare di essere ignorante. Chi pensa di sostituirsi a ciò che è ultraterreno, che vive nel peccato (potremmo sintetizzarlo così), merita di essere punito. Lo stesso Maometto ha concesso a Vathek almeno un paio (forse tre...) occasioni di redenzione, ma lui è andato avanti nei suoi scopi, mietendo vittime, accecato dalla brama di potere e conoscenza e vizio. Quindi anche Maometto, ad un certo punto, lo abbandona alle sue scelte. Così come lo abbandona il Giaurro una volta che è riuscito nella sua missione di portarlo all'inferno eterno.
Molto interessante. Ovviamente qui abbiamo un ambiente dove lo sfondo è musulmano (in un brano dice che anche le api erano musulmane fino al midollo), ma la morale che sta alla base può essere recepibile da qualsiasi confessione. Il bene viene premiato; il male merita la punizione eterna. Chissà se sarà davvero così?
Se si riesce a "sopportare" il linguaggio non proprio facile, il libro lo consiglio.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

giovedì 25 aprile 2024

La ciociara - Alberto Moravia


Titolo originale: La ciociara (1957)

La ciociara è la storia delle avventure di una madre e una figlia, costrette dal caso a passare un anno nelle prossimità del fronte del Garigliano tra il 1943 e il 1944. Ma La ciociara è anche soprattutto la descrizione di due atti di violenza, l'uno collettivo e l'altro individuale, la guerra e lo stupro. Dopo la guerra e dopo lo stupro né un paese né una donna sono più quello che erano prima. Un cambiamento profondo è avvenuto, un passaggio si è verificato da uno strato di innocenza e integrità a un altro di nuova e amara consapevolezza. D'altra parte tutte le guerre che penetrano profondamente nel territorio di un paese e colpiscono le popolazioni civili sono stupri. La ciociara non è un libro di guerra nel senso tradizionale del termine; è un romanzo in cui è narrata l'esperienza umana di quella violenza profanatoria che è la guerra. (goodreads)

Questo è il genere di libri che mi mette in difficoltà. Non amo il verismo o realismo o neorealismo che dir si voglia.
Ho dovuto leggere questo libro per il gruppo di lettura della biblioteca, non l'avrei mai scelto. Infatti ho fatto una fatica immensa a leggerlo e più volte ero decisa ad abbandonarlo.
Innanzitutto, credo che questo più di altri libri risente molto del fatto che si conosce il film, e si ha ben presente il personaggio interpretato da Sofia Loren. Quindi per tutto il libro, continuavo a pensare a lei e agli altri attori.
Se parliamo dal punto di vista storico, è un libro che sicuramente parla di una vicenda verosimile, nel senso che i personaggi di Cesira, Michele e Rosetta sono inventati, ma è vera la base storica che ci sta dietro (lo stesso Moravia, con la moglie, furono sfollati che andarono a vivere in montagna). Quindi dal punto di vista storico rappresenta molto bene quello che per i contadini e gli sfollati ha significato la guerra, l'abbandonare le proprie case, la fame, il fatto che chi ha soldi può trovare risorse per abitare o per sfamarsi (almeno finchè i tedeschi non cominciano ad arretrare). 
Quella in montagna per Cesira è una vita di stenti, un doversi abituare a condizioni igieniche difficili, alla noia del tempo che non passa mai, all'ascoltare le notizie che arrivano e che non si sa mai quanto siano vere o false. 
Incrollabile è la fiducia che viene riposta negli inglesi e nella speranza che col loro arrivo finalmente finirà la fame. In realtà non arriveranno gli inglese bensì una serie di alleati vari, e le cose andranno anche peggio, perchè proprio da un gruppo di alleati (marocchini) Rosetta verrà stuprata, e questo porterà ad un cambio radicale nel suo comportamento. Cesira non si capacita di come la sua figlia d'oro possa comportarsi così, anche se in fondo riflettendoci sopra riesce a comprenderla.

Rosetta è la ragazza perfetta, che è andata a scuola dalle suore, a cui la madre ha sempre tenuto nascoste le brutture della vita. Così facendo però l'ha mantenuta ingenua. Inquietante (e probabilmente, non a caso) il fatto che lo stupro avvenga proprio sotto ad un altare in una chiesa sconsacrata.
Michele è lo studioso, l'idealista, quello che ce l'ha con chi comanda, per il solo fatto che comanda. E tutto sommato aiuta Cesira a riflettere su alcune cose. Anch'egli finirà male, perchè portato via da un gruppo di soldati con la scusa che deve far loro vedere la strada. Ma non tornerà più perchè lo uccideranno.
Di Cesira ho trovato fastidioso il fatto che continua a ripetere che è nata contadina, ma in realtà quando poi si trova sfollata, direi che le sue origini contadine sono state assai soppiantate dalla vita più "ricca" che ha condotto in città. Il suo personaggio forse è quello dietro a cui si nasconde Moravia, poichè è tramite Cesira che vediamo cosa succede e ascoltiamo le sue riflessioni.

Per quanto riguarda la mia esperienza di lettura, il libro è stato pesantissimo, non tanto per quello che racconta, ho letto anche libri più tristi, ma forse è proprio il modo di scrivere, non so. Quindi, al libro in sè potrei dare anche un otto per il suo valore, ma la mia esperienza di lettura è ampiamente sotto al cinque.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

domenica 31 marzo 2024

Il miniaturista - Jessie Burton


Titolo originale: The miniaturist (2014)

In un giorno d’autunno del 1686, la diciottenne Petronella Oortman − Nella-fra-le-nuvole è il soprannome datole da sua mamma – bussa alla porta di una casa nel quartiere più benestante di Amsterdam. È arrivata dalla campagna con il suo pappagallo Peebo, per iniziare una nuova vita come moglie dell’illustre mercante Johannes Brandt. Ma l’accoglienza è tutt’altra da quella che Nella si attendeva: invece del consorte trova la sua indisponente sorella, Marin Brandt; nella camera di Marin, Nella scopre appassionati messaggi nascosti tra le pagine di libri esotici; e anche quando Johannes torna da uno dei suoi viaggi, evita accuratamente di dormire con Nella, e anche solo di sfiorarla. Anzi, quando Nella gli si avvicina, seduttiva, memore dell’insegnamento della mamma (“Il tuo corpo è la chiave, tesoro mio”), lui la respinge. L’unica attenzione che Johannes riserva a Nella è uno strano dono, la miniatura della loro casa e l’invito ad arredarla. Sembra una beffa. Eppure Nella, che si sente ospite in casa propria, non si perde d’animo e si rivolge all’unico miniaturista che trova ad Amsterdam. E proprio il miniaturista sembra custodire i segreti della famiglia Brandt che, inesorabilmente, mentre la casa in miniatura si va completando, si squadernano davanti agli occhi della giovane Nella. (goodreads)

ATTENZIONE: contiene spoiler sulla trama

Stavo cercando un libro ambientato in Olanda e sono stata attirata da questo. Mi intrigava molto la trama e anche il libro mi ha intrigato fin oltre la metà.
Petronella/Nella (18 anni) viene data in sposa a Johannes (39 anni). Quando lei lo raggiunge ad Amsterdam, non è lui che fa gli onori di casa, è la sorella Marin, personaggio rigido e altero che manda avanti la casa. Johannes è spesso via per lavoro e pare non abbia nessuna intenzione di "adempiere ai suoi doveri coniugali". Petronella prova anche a mettergli una mano sui pantaloni e lui la scaccia. A questo punto in lei cominciano a sorgere un sacco di dubbi sul perchè l'ha sposata se poi non la vuole toccare, comincia a pensare che non avrà mai figli e a cosa penserà la gente... Lui, come regalo di nozze le porta un mobiletto, una casa delle bambole, che lei deve arredare a suo gusto. Dal momento che non sa da che parte iniziare, Marin le dà un libro dove ci sono indicati gli artigiani della città e Nella scopre l'esistenza di un miniaturista a cui si rivolge chiedendo i primi tre pezzi della casa. Nonostante Nella scriva al miniaturista che non vuole altri pezzi, questi invece continuano ad arrivare. E con sgomento (e un po' di timore) Nella si rende conto che c'è qualcosa di stregato in quei pezzi. Le poltrone sono effettivamente identiche a quelle di casa Brandt, le bambole rappresentano esattamente i personaggi che abitano la casa e i 3 personaggi con cui hanno più relazioni. Le statuine sembrano essere quasi profetiche di avvenimenti che accadranno davvero. E Nella comincia a spaventarsi e a voler cercare di trovare ad ogni costo questo miniaturista, che in realtà pare essere una donna che Nella continua a vedere in situazioni apparentemente casuali e che la fissa intensamente, ma senza mai farsi prendere. Finchè la donna sembra essere scomparsa e anche i pezzi non arrivano più, e Nella scopre che in tutta la città le donne avevano scritto a questa miniaturista per addobbare le loro case delle bambole.
Oltre alla storia della miniaturista che prende totalmente l'attenzione di Nella, anche nella famiglia succedono una serie di avvenimenti non lieti. Nella scopre che Johannes è omosessuale e il ragazzo con cui ha avuto una tribolata storia (Jack) è anche stato pagato per accusarlo di averlo sodomizzato. Otto, nel tentativo di difendere l'onore del padrone, ferisce il ragazzo, ed è costretto a scappare. Johannes sarà processato per sodomia e cattiva gestione delle vendite dello zucchero di un ex amico, ora suo nemico, che ha palesemente pagato Jack per esagerare le accuse a carico di Johannes. Oltre a ciò, si scopre che Marin è incinta e non vuole che nessuno lo venga a sapere; purtroppo per Nella, non potrà spacciare il bambino per suo figlio, perchè è di colore...
Ho svelato un po' molto della trama ma era difficilmente raccontabile con meno parole, almeno per voler far capire qualcosa.

"Le parole sono come l'acqua in questa città, Nella. 
Una goccia può farci annegare"

Amsterdam è una città piena di pregiudizi (parliamo poi del 1686), dove la sodomia è il peggior crimine che si può attribuire ad un uomo. Le testimonianze possono essere facilmente comprate, soprattutto per porre fine a rancori vecchi di dodici anni da parte di Meermans nei confronti di Johannes. E' un periodo storico in cui le donne contano poco, sono quelle che portano avanti la casa, ma il potere politico e commerciale è solo degli uomini. La stessa miniaturista, essendo donna, è qualcosa di fuori dal comune (le donne non potevano fare gli artigiani, a parte in pochi settori tipo la sartoria).

“La speranza è pericolosa, Petronella”
“E' meglio di niente”

La città è resa molto bene. Ho trovato la scrittura di Jessie Burton un po' pomposa, un po' piena di troppi fronzoli, ma si legge bene. La storia è molto intrigante, diventa molto triste con la cattura di Johannes e il resto. Non pensavo finisse così, ammetto che mi aspettavo un libro a lieto fine o almeno con una fine un po' meno tragica. Oltretutto, il finale rimane apertissimo (infatti ho visto che c'è un secondo libro dove la protagonista è Thea, la figlia di Marin).
Rimane un po' incompiuta la storia della miniaturista, che era davvero intrigante. Di lei si sa che è stata apprendista da un orologiaio (che era suo padre), che si chiamava Petronella (pare sia un nome diffuso) ma che i suoi orologi erano troppo particolari per essere venduti. E' una strega? E' una veggente? E' solo brava a suggestionare le persone come Nella? Boh, non lo sappiamo.
Bello il glossario dell'Olanda a fine libro, con la spiegazione di alcuni termini che si sono incontrati nella lettura. Bello l'elenco degli emolumenti che prendevano le varie figure lavorative in Olanda nel Seicento. Bello l'esempio di spese che si potevano sostenere in una casa benestante di Amsterdam.
Una cosa che mi ha creato un po' di confusione è il diminutivo di Petronella (Nella) perchè in alcuni punti si faceva confusione tra "Nella pensa che..." e "Nella cucina c'è..."; magari in italiano si poteva tradurre con Nellie, Nelle, Nelly, insomma qualcosa di diverso da una preposizione articolata.
Bel libro ma mi lascia un po' così...
Mio voto: 7 e mezzo / 10

La casa dipinta - John Grisham


Titolo originale: A Painted House (2001)

Luke Chandler, un ragazzino di 7 anni che vive con i genitori e i nonni in una piccola casa al centro di una piantagione di cotone, è il protagonista del nuovo romanzo di Grisham. E' il 1952, i Chandler non sono proprietari, ma solo affittuari di queste terre e, ogni anno, quando arriva il momento del raccolto, ingaggiano un gruppo di messicani e di braccianti delle vicine colline che per sei settimane li aiutano a raccogliere il cotone in condizioni di grande fatica fisica. Naturalmente un'annata non buona può determinare gravi problemi di sopravvivenza per i Chandler. Luke, testimone di tutto ciò, si trova nelle condizioni di dover crescere in fretta e viene coinvolto in situazioni e segreti che cambieranno per sempre la vita della sua famiglia. (goodreads)

Ammetto di aver letto poco di Grisham, ma per la monthly keyword sono incappata in questo titolo. Che grande scoperta! Gran bel libro! Sicuramente quello, finora, che mi ha emozionato di più.
Il libro è ambientato in Arkansas, durante la stagione della raccolta del cotone. La famiglia Chandler, come tutti i contadini della zona, non ha forze per fare il lavoro da sola e, come tutti, ingaggia una famiglia di montanari (gli Spruiit) e un gruppo di messicani capitanati da Miguel.
Fin dall'inizio vediamo le diverse dinamiche che si sviluppano tra i due gruppi. I montanari sono gente sanguigna, anche permalosa, se qualcosa non funziona potrebbero prendere su la loro tenda (tra l'altro piantata arbitrariamente proprio sopra al campo da baseball) e andarsene. I messicani sono più tranquilli, sono infaticabili. I messicani hanno viaggiato su carri bestiame trattati come animali, una cosa che fa imbestialire la mamma di Luke. Alla fattoria, tutti saranno trattati con grande rispetto e loro si comporteranno nello stesso modo.
Da entrambe le parti ci sono due teste calde: Hank Spruiit e il messicano Cowboy. 
Tra gli Spruiit ci sono anche Tally, una diciassettenne che a Luke piace tantissimo, e Troi, un bambino col braccio deforme che non ha alcuna utilità nei campi ma che comincia a dipingere la casa dei Chandler di nascosto (e si scoprirà il motivo per cui lo fa, non è vandalismo).

Purtroppo non voglio raccontare molto della trama perchè è davvero bello scoprirla un poco alla volta come è successo a me. Posso dire che è carica di storia, di calore familiare, di preoccupazioni, di dinamiche varie tra i personaggi, di ruoli prestabiliti da rispettare. E di tanti, tanti segreti che arrivano alle orecchie del povero Luke che coi suoi 7 anni non sa come fare.
La famiglia di Luke è capitanata da nonno Pappy, uomo che ha fatto la guerra, parla poco, mostra poco il suo affetto, ed è costantemente preoccupato dalla raccolta del cotone. Poi c'è Jesse, figlio di Pappy e padre di Luke, anch'egli ha fatto la guerra ed è il braccio destro del padre. C'è nonna Ruth, un po' infermiera coi suoi intrugli imbevibili ma di lunghe vedute. C'è la madre di Luke, che non vede l'ora di andarsene dalla campagna per vivere in modo più dignitoso e alla quale è affidato l'orto. C'è la presenza di Ricky, fratello di Jesse, che sta combattendo in Corea e si spera che torni a casa sano e salvo.
Il tutto è raccontato da Luke, un bambino di 7 anni, che vuole giocare nei Cardinals, che si trova a dover portare segreti più grandi di lui e che, verso la fine del libro, avrà da portare a termine una grande missione. Tanti dubbi, tanta ironia, un bambino che vorrebbe essere considerato già grande ma che è solo in crescita.
Questo libro mi ha tenuta incollata alle pagine. Ero curiosa e partecipe delle vicende della famiglia e delle situazioni che si vengono a creare. Mi ha emozionato molto, soprattutto nel finale. Un libro di cui volevo vedere come andava a finire ma che mi dispiace che sia finito.
Mio voto: 9 / 10

Il canto di Penelope - Margaret Atwood


Titolo originale: The Penelopiad (2005)

Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent'anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio e notevole fascino, e guadagnandosi così una fama imperitura. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l'impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passava veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell'Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dèi e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio e pacatezza. L'autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della storia occidentale. (goodreads)

Ero molto curiosa di leggere questo libro, sia perchè da tanto volevo leggere qualcosa della Atwood (e prima o poi riuscirò a leggere anche il racconto dell'ancella), ma anche per il mix con la mitologia. E' interessante questa rilettura dal punto di vista femminile, quello di Penelope nelle parti narrate e quello delle ancelle come coro della tragedia greca che incessantemente ripetono di esser state uccise senza colpa.
Ovviamente, questo è il punto di vista dell'autrice, che tra l'altro ci fa vedere quanto siano diverse le due cugine. Qui Elena è vista proprio come una provocatrice, nei film di solito è sempre una persona molto dolce. Penelope è quella bruttina ma intelligente, che suo padre ha cercato di affogare, non è solo la moglie paziente è anche furba, scaltra. Penelope manda le ancelle in mezzo ai pretendenti come spie (e poi porterà il senso di colpa per la loro morte)
La Atwood fa notare anche quanto il ruolo della donna fosse comunque sottomesso a quello degli uomini: prima il padre, poi il marito, addirittura il figlio. Anche le figlie dei sovrani, come Penelope ed Elena, vengono date in sposa come premi di un torneo.
Nel finale le ancelle si lamentano del fatto che sono state stuprate, e il giudice risolve brevemente la questione dicendo che in quel periodo fosse normale per le ancelle.
Il libro è pieno di ironia. Già il fatto che Penelope esordisce dicendo "ora che sono morta posso parlare" la dice lunga.
Poi è piena di ironia anche la vendetta delle ancelle, che tormentano Ulisse ogni volta che torna da Penelope, così lui deve tornare sulla terra dove si rincarna nei panni di personaggi valorosi ma che muoiono sempre di morte tragica. E questo all'infinito.
Il libro l'abbiamo letto per il gruppo di lettura e ha scatenato un bel dibattito. A me è piaciuto. E' un libro leggero, non va troppo in profondità nè dei personaggi nè degli argomenti che ha buttato lì. Mi aveva un po' intimorita il coro delle ancelle, ma in realtà si legge piuttosto bene, è scorrevole l'insieme.
Mio voto: 7 / 10