martedì 7 aprile 2026

Quando le gru volano a sud - Lisa Ridzén


Titolo originale: Tranerna flyger söderut (2024) 
Titolo inglese: When the Cranes Fly South 

Bo ha ottantanove anni e la sua solitudine viene interrotta soltanto dalle visite degli assistenti domiciliari che si prendono cura di lui. Per il resto, non c’è molto che abbia sapore. Nemmeno i pasticcini alla panna montata che il figlio Hans si ostina a comprare e mettergli nel frigo. Bo è arrabbiato con il suo corpo che non obbedisce più, con le sue braccia un tempo forti che ora non riescono a fare più nulla, con le sue dita gonfie che non sanno più nemmeno aprire il barattolo che contiene lo scialle preferito di sua moglie Fredrika. Lo scialle che conserva ancora il suo profumo. È l’unica cosa che gli è rimasta di lei, da quando è stata trasferita in una casa di cura a Östersund, da quando Fredrika non riconosce più nessuno e lui non riconosce più la donna dietro i lineamenti di sua moglie. Ma, soprattutto, Bo è arrabbiato con Hans che vuole portargli via Sixten, il suo cane, perché si è convinto che un quasi novantenne non sia in grado di prendersene cura. E adesso non c’è più Fredrika a addolcire le parole aspre tra padre e figlio. Il vuoto lasciato dalla compagna di una vita e la preoccupazione di perdere l’affetto di Sixten, che ancora lo tiene nel mondo, trascinano Bo in un vortice di emozioni. Lo sospingono a ripercorrere la sua esistenza, a definire felici quei momenti in cui semplicemente non ci accadeva nulla, ad ammettere il suo modo imperfetto di amare gli altri. Delicato e potente, questo ritratto dell’ultima età della vita, protagonista invisibile della ma nostra epoca, è un romanzo sovversivo che ci riguarda, tutti, e rimarrà con noi. (goodreads)

Faccio fatica a riportare l'emozione che mi ha trasmesso questo libro.
Delicato e profondo, incredibilmente reale la vicenda di Bo, quasi novantenne, a cui il corpo sta smettendo di rispondere. Costretto a dover chiedere aiuto anche per aprire il barattolo in cui conserva lo scialle della moglie che ancora contiene il suo profumo. Costretto a dover indossare il pannolone perchè si fa la pipì addosso. Incapace di riportare a parole le cose che sente e che vorrebbe dire al figlio o agli assistenti domiciliari che lo vanno a trovare più volte al giorno. Pieno di rabbia perchè si sente incapace di esprimere il proprio dissenso quando qualcosa non gli va bene.
Chi ha in casa un anziano credo che, come me, troverà in lui molto di ciò che vediamo in Bo. Io però, a differenza di Hans, non avrei mai e poi mai portato via il cane, unica compagnia che questo uomo ha, oltre alle telefonate al suo amico ed ex collega Ture. E' vero, probabilmente Sixten aveva bisogno di cure ulteriori, ma credo si potesse trovare un altro modo che non fosse toglierlo a Bo. Quanto ha sofferto dopo che gliel'hanno portato via, ogni volta che toccava le coperte e il suo corpicino non era più lì vicino a lui. Straziante.
Il libro alterna le brevi scritte degli assistenti domiciliari, ai pensieri di Bo.
Così pieni di tenerezza i pensieri che Bo rivolge costantemente a sua moglie Fredrika, che ormai non lo riconosce più, ma di lei ci fa ripercorrere i loro momenti di vita passata, dove Fredrika era spesso quella comprensiva che faceva da tramite tra Bo e il figlio Hans, un rapporto complicato così come è stato complicato il rapporto tra Bo e suo padre (che lui chiama sempre "il vecchio"). Fredrika che non ha mai visto di buon occhio l'amicizia tra Bo e Ture, poichè su Ture giravano voci, ma che lei accettava perchè per Bo era un amico. Amico che lo è rimasto fino alla fine, quando poi le voci hanno avuto conferma e Bo si chiede quante cose Ture non ha avuto coraggio di raccontargli.
E' straziante vedere come gli esterni non riescono a capire (e forse non possono) cosa realmente pensa e prova Bo, cose che lui con le parole non riesce più ad esprimere.
C'è un crescendo di consapevolezza, e di rielaborazione del passato, per cui Bo si rende conto che non bisogna lasciare cose non dette, ciò che si prova per qualcuno deve essere detto. 
L'ultimo capitolo l'ho letto piangendo. Intenso, emozionante.
Mio voto: 9 / 10

La felicità delle piccole cose - Caroline Vermalle


Titolo originale: Une collection de tresors minuscules (2013)

Parigi. La neve cade dolcemente sulla città, ammantando di bianco la Tour Eiffel, Notre-Dame e il Panthéon, come in una cartolina. Un uomo passeggia lungo la Senna diretto verso casa, un elegante palazzo sull’Île Saint-Louis. È Frédéric Solis, avvocato di successo con la passione per i quadri impressionisti. Affascinante, ricco e talentuoso, Frédéric sembra avere tutto quello che si può desiderare dalla vita. Gli manca una famiglia, ma dopo essere stato abbandonato dal padre molti anni prima, ha preferito circondarsi di oggetti lussuosi e belle donne piuttosto che mettere ancora in gioco il suo cuore ferito. Fino a quando, un giorno, scopre di aver ricevuto una strana eredità, che consiste in una manciata di misteriosi biglietti e in un disegno che ha tutta l’aria di essere una mappa. Cosa nasconderanno quegli indizi? Convinto di essere sulle tracce di un quadro dimenticato di Monet, Frédéric decide di tentare di decifrare la mappa. Grazie all’aiuto della giovane e stralunata assistente Pétronille, inizia così un viaggio lungo i paesaggi innevati del Nord della Francia, tra i luoghi prediletti dai suoi amati impressionisti: Éragny, Vétheuil, il giardino di Monet, con una tappa d’obbligo al Musée d’Orsay. Di incontro in incontro, di sorpresa in sorpresa, torneranno a galla ricordi che Frédéric credeva di aver dimenticato, e un tesoro ben più prezioso di qualsiasi ricchezza. (goodreads)

Sono un po' in difficoltà a parlare di questo libro. Credo che l'autrice abbia avuto una bella idea, con l'escamotage della "caccia al tesoro" nei luoghi degli impressionisti, ma il libro non mi ha lasciato particolare emozione. Temo sia un problema di scrittura abbastanza piatta.
Stiamo parlando di un romanzo "da relax", che ovviamente è di quelli dove sai già in partenza che tutto finirà bene, quindi la piacevolezza del viaggio si gioca tutta sulla capacità della scrittrice di rendere le atmosfere, le emozioni. Cosa che secondo me non ha saputo pienamente fare.
ATTENZIONE CONTIENE SPOILER
Frédéric è un uomo che ha preso le sue decisioni nella vita, tra le quali, quella di non leggere una lettera del padre che gli è arrivata 17 anni prima, preferendo conservare il ricordo di padre favoloso che aveva da bambino, finchè non gli hanno detto che è finito in prigione e non lo rivedrà più. Cosa che in realtà è una bugia, perchè la verità non è questa, è che lui si è "semplicemente" (e molto rapidamente) reso conto di essere innamorato di un altro uomo e la moglie l'ha sbattuto via di casa. 
Frédéric è un avvocato divorzista che si trova in una situazione pietosa, è pieno di debiti, ha perso il suo maggiore cliente che gli fa anche tabula rasa intorno, e il quadro di Sisley che ha appena comprato gli è stato pignorato. Gli arriva questa eredità, da un perfetto sconosciuto, lui spera si tratti di soldi, e invece si tratta di quattro biglietti per andare "in gita" in luoghi che hanno a che fare con gli impressionisti. Alla fine di queste quattro tappe ci sarà un quadro per lui, e lui si convince che sarà un quadro di Monet.
Ho trovato molto arrendevole il personaggio di Frédéric. Lui è uno che quando qualcosa prende una piega che a lui non piace, semplicemente chiude. Chiude con Jamal quando si rende conto (con una sorta di illuminazione) che forse c'entra qualcosa con la storia dei biglietti. Chiude con Marcia dopo che l'ha messa incinta perchè lei voleva un figlio e lui no. Chiude col padre nonostante gli arrivi una lettera che gli potrebbe spiegare cosa è successo ma lui no, preferisce non sapere niente. Un po’ infantile come atteggiamento, forse non solo il padre è rimasto legato a quello del ricordo, ma lui stesso ha una sorta di rifiuto di crescere rimanendo il bambino di sette anni che non è riuscito a decorare l’albero col padre.
Per fortuna che la storia d’amore che tutti ci saremmo aspettati tra Frédéric e Petronille non c’è, perché altrimenti era veramente uno stereotipo pazzesco.
Ho trovato un po’ troppo didattiche le pagine in cui si parla degli impressionisti, un po’ troppo “scolaretto che ha fatto i compiti e ripete la lezione”.
Un po’ troppo pieno di coincidenze fortunate.
Torno a quello che dicevo all’inizio: l’idea era molto carina e anche originale, ma la scrittura la rende molto piatta e non emozionante come potrebbe essere. Perché se ci pensiamo ci sono argomenti seri in questo libro, dal divorzio dei genitori che lascia segni sul figlio, dall’omosessualità che viene ritenuta qualcosa contro natura (vedi i commenti nel bar), dal fatto che la famiglia non è necessariamente quella in cui si è nati ma quella in cui ci si sente accolti, il tormento di essere un uomo indebitato fino al collo, il rifiutare la paternità per presa di posizione e così rifiutare anche la donna che in realtà si ama, la malattia. Tante cose, tutte trattate con superficialità.
Un po’ semplicistico che padre e figlio si vedano e senza alcuna spiegazione si abbraccino e anni di dolore sono spazzati via da un sentimento profondo.
È molto tenero che il figlio di Frédéric nasce nel momento in cui il padre muore (e ha strenuamente resistito finché non ha visto Frédéric), è una specie di cerchio che si chiude, e lui si rende conto che non vuole essere un’assenza per il figlio bensì una presenza. Però tutte le emozioni legate a queste cose non mi arrivano.
Mio voto: 6 / 10

domenica 5 aprile 2026

L'uomo che morì due volte - Richard Osman


Titolo originale: The Man Who Died Twice (2021)

Elizabeth, Joyce, Ron e Ibrahim – Il Club dei delitti del giovedì – sono ancora scossi dal loro primo caso risolto e non vedono l’ora di godersi un po’ di pace e tranquillità nell’elegante residence per pensionati dove vivono. Ma l’imprevisto incombe...
Elizabeth riceve la lettera di un ex collega dei Servizi Segreti che ha commesso un grosso errore e ha bisogno del suo aiuto. È stato accusato di aver rubato diamanti per milioni di sterline agli uomini sbagliati e per questo motivo è in fuga da un mafioso violento e vendicativo. Mentre i cadaveri iniziano ad accumularsi, Elizabeth arruola gli amici di sempre del Club per dare caccia a uno spietato assassino. Questa volta si scontrano con un nemico che non farebbe una piega nel mettere fuori combattimento quattro anziani...
Riusciranno i vecchi amici a risolvere l’enigma prima di diventare a loro volta vittime? E se trovassero anche i diamanti? Be’, non sarebbero un bonus gradito?
Con la seconda indagine del Club dei delitti del giovedì, Osman si conferma un autore ricco di inventiva e dalla penna godibile e divertente, con uno stile irriverente e politicamente scorretto. (goodreads)

Secondo libro della serie del club dei delitti del giovedì.
L'ispettore capo Chris Hudson e l'agente Donna De Freitas stanno cercando di porre fine alla sanguinosa organizzazione della regina della droga Connie Johnson, mentre Ibrahim è vittima di una brutale aggressione per strada ad opera di tre ragazzini in bicicletta, uno dei quali è anche uno spacciatore di Connie. Contemporaneamente, ricompare Douglas l'ex marito di Elizabeth, che si è nascosto nel suo villaggio perchè sta scappando da Martin Lomax, un intermediario della mafia a cui ha rubato dei diamanti. Douglas è sotto copertura degli agenti del MI5, di cui facevano parte lui ed Elizabeth.
Il libro procede alternando capitoli in terza persona a capitoli in cui Joyce scrive sul suo diario cosa è successo.
La storia ha diversi elementi piuttosto divertenti, da Joyce che si iscrive su instagram con un nickname dubbio, all'ispettore capo Chris che sta con la madre di Donna e comincia a mangiare come un salutista. Lo stesso intreccio tra la mafia, i criminali e i nonni che incastrano i criminali è piuttosto divertente. Abbiamo poi il nipotino di Ron, Kendrick, che li aiuta ad investigare e Bogdan che si accolla i lavori sporchi e fa compagnia a Stephen il marito di Elizabeth. Sempre molto arguto il personaggio di Elizabeth e molto divertente quello svampito di Joyce. Mi spiace invece per Ibrahim, che a causa dell'aggressione non ha più intenzione di uscire di casa...
Libro piuttosto divertente, la trama regge bene fino alla fine. Ammetto che non avevo capito chi fosse il colpevole, ma è geniale.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

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Serie: il club dei delitti del giovedì (al 05/04/2026)
2. L'uomo che visse due volte
3. Il colpo che mancò il bersaglio
4. L'ultimo diavolo a morire
5. La fortuna impossibile

mercoledì 1 aprile 2026

La cinquina del Premio Strega Europeo 2026

I cinque candidati alla tredicesima edizione del Premio Strega Europeo, sono:

- Nathacha Appanah, La notte nel cuore, tradotto da Cinzia Poli (Einaudi), vincitrice del Prix Femina 2025 e Prix Goncourt des Lycéens 2025.

- Leila Guerriero, La chiamata. Storia di una donna argentina, tradotto da Maria Nicola (SUR), vincitrice del Premio Zenda 2023-2024.

- Isabella Hammad, Entra il fantasma, tradotto da Maurizia Balmelli (Marsilio), vincitrice dell’Encore Award 2024.

- Tonio Schachinger, In tempo reale, tradotto da Francesca Gabelli (Sellerio), vincitore del Deutscher Buchpreis 2023.

- Yael van der Wouden, Estranea, tradotto da Roberta Scarabelli (Garzanti), vincitrice del Women’s Prize for Fiction 2025.

Concorrono “cinque scrittrici e scrittori recentemente tradotti che hanno vinto nei Paesi di provenienza un importante riconoscimento nazionale: cinque voci rappresentative di diverse tradizioni letterarie e aree linguistiche e cinque modi di esplorare le latitudini possibili del romanzo contemporaneo”. E' previsto un riconoscimento anche al traduttore del libro vincitore.

La dozzina del premio Strega

La “dozzina” del Premio Strega 2026 è così composta:
- Maria Attanasio, La rosa inversa (Sellerio)
- Ermanno Cavazzoni, Storia di un’amicizia (Quodlibet)
- Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori)
- Mauro Covacich, Lina e il sasso (La nave di Teseo)
- Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi)
- Matteo Nucci, Platone – Una storia d’amore (Feltrinelli)
- Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi)
- Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani)
- Christian Raimo, L’invenzione del colore (La nave di Teseo)
- Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma)
- Nadeesha Uyangoda, Acqua sporca (Einaudi)
- Marco Vichi, Occhi di bambina (Guanda).

Mazzucco, presentando la dozzina, ha detto che "L’elemento più rilevante di quest’anno è il ritorno del romanzo. Il ritorno della storia, e delle storie, e la parallela contrazione di narrazioni autobiografiche, memorie familiari e/o di auto-fiction, che avevano invece prevalso nelle recenti edizioni. Si tratta di romanzi che possono essere definiti, con qualche distinguo, storici. Spesso il personaggio dello scrittore, o della scrittrice, agisce come testimone/cronista/investigatore di eventi e fenomeni collettivi. Ma c’è anche lo scrittore in quanto tale, alle prese con un mestiere indefinibile, con le crisi d’ispirazione, il successo o il rifiuto del mercato editoriale, è indubbiamente il protagonista di questa edizione. Rilevante è anche il ritorno del lavoro – tema carsico della letteratura italiana, che riemerge con ciclicità sussultoria. Si ripresenta il racconto del sesso. Che si aggiorna alla contemporaneità. In un anno in cui risorge il gioco letterario, pure combinatorio e gratuito, il sonnambulismo come impostura si propone quale metafora della letteratura”.

La proclamazione dei finalisti si terrà invece il 3 giugno al Teatro Romano di Benevento.

La finalissima non sarà ospitata come di consueto dal Ninfeo di Villa Giulia, ma si terrà sulla Piazza del Campidoglio, mercoledì 8 luglio, come sempre in diretta televisiva su Rai 3.

martedì 17 marzo 2026

Miss Bee e il giardino avvelenato - Alessia Gazzola


Titolo originale: Miss Bee e il giardino avvelenato (2025)

Reduce da un evento inatteso e imprevedibile che le ha certamente stravolto l’esistenza, la giovane Miss Bee, alias Beatrice Bernabò, a poco più di vent’an­ni si trova in una situazione inedita. Una nuova vita le si spalanca davanti agli occhi... Ma guai, enigmi e financo delitti sono sempre all’orizzonte. Miss Bee si ritroverà invischiata in un enigma dai contorni ancor più foschi del solito, così come fosco le appare il suo presente sentimentale, per tacer del futuro... Più che mai, Beatrice dovrà far ricorso a tutta la sua sagacia e a tutta la sua forza d’animo per sciogliere i misteri del mondo e soprattutto quelli del cuore. (goodreads)

Nonostante siano sposati da qualche mese, Archie e Beatrice hanno difficoltà nel gestire la loro nuova vita. Lui passa il tempo fuori per lavoro e lei passa il tempo a casa del padre, che non sa nulla del fatto che si tratta di un matrimonio di convenienza. 
Il matrimonio di Julian e Octavia, invece, è stato rinviato a causa di un lutto in famiglia. 
Ad un certo punto, si rifà vivo un amico d'infanzia di Archer, Felix, che sta vendendo la sua mastodontica villa a nientepopodimeno che Kit Ashbury, che nel frattempo è tornato dall'India con tanto di moglie (non proprio innamorata) al seguito. 
Archer viene invitato per alcuni giorni a Wroxham Hall e Beatrice si rende conto che come moglie deve andare con lui (oltre al fatto che è molto curiosa di vedere questa mega villa che non avrà più occasione di vedere in futuro, dopo che sarà venduta). Ma là, tra i vari ospiti, c'è anche Elizabeth, la ex fidanzata di Archie, che ha rotto il loro fidanzamento dopo la guerra per il "problema" che gli ha lasciato. E Beatrice si rende conto che un po' di gelosia la prova, oltre ad essere incredibilmente curiosa di vedere cosa nasconde sotto i vestiti il bell'ispettore. 
Anche Clara è tormentata, si rende conto che vivere da divorziata sarà socialmente impossibile, soprattutto ora che Hugh pare tornare sui suoi passi e la rivuole a casa, mentre lei in fondo in fondo prova qualcosa per Federico.
Mi è piaciuto scoprire un po' di più del passato di Archie e anche di Kit.
Credo sia il libro più lineare della serie, probabilmente quello che mi ha convinto di più. La storia regge bene, non diventa troppo contorta, anche se lascia delle domande irrisolte. Sono un po' perplessa sul finale, decisamente aperto. Non mi è chiaro se ci sarà un altro libro nella serie (sembra di sì), ma finire così rimangono tante cose un po' tronche.
Comunque, molto gradevole questa serie di libri, divertenti, briosi.
Mio voto: 7 / 10


Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata - Alessia Gazzola


Titolo originale: Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata (2025) 

Londra, 1925. Per impedirle di combinare ulteriori guai, Leonida Bernabò individua finalmente la sistemazione ideale per la vivace e scapestrata secondogenita un solido impiego presso l’ambasciata italiana. Miss Bee si trova dunque a barcamenarsi fra impegni segretariali ed eventi prestigiosi, come il ricevimento in onore di una delegazione proveniente proprio da Firenze, la città natia dei Bernabò. Due membri del comitato scientifico degli Uffizi vengono accolti insieme a Edoardo, figlio dell’ambasciatore italiano, e la sua fidanzata, Elisa. Non mancano neppure il visconte Julian Lennox – verso il quale Beatrice prova ancora sentimenti più travolgenti di quanto vorrebbe – e la sua promessa sposa Lady Octavia. Ma nei giorni e soprattutto nelle notti successive, in ambasciata accadono fenomeni strani e rumori improvvisi, sussurri nel buio e presenze inquietanti. L’unica spiegazione parrebbe quella più un fantasma. Le cose tuttavia si aggravano, tanto da rendere necessario l’intervento della polizia nella persona dell’ispettore capo Archer Blackburn, vecchia e intrigante conoscenza di Beatrice. Ma esiste davvero il fantasma dell’ambasciata? O è all’opera qualche forza di natura ben più concreta e minacciosa? Contrariamente a quanto avrebbe auspicato papà Bernabò, tra amori e tremori sta proprio a Miss Bee scoprirlo. (goodreads)

Dopo aver letto il secondo libro, ero curiosa di proseguire nella serie. Beatrice è stata costretta ad andare a lavorare all'ambasciata italiana. In realtà il lavoro non le dispiace, però lì succedono delle cose strane. C'è un fantasma che misteriosamente sporca di vernice una veste della moglie dell'ambasciatore. Poi rumori molesti che sembrano provenire da un armadio chiuso. Addirittura in ambasciata viene trovata una bomba che palesemente è stata costruita solo per intimidire e non per saltare in aria. Ovviamente, senza volerlo, Beatrice si trova in mezzo ai guai, con grande tragedia del padre e della sorella Clara che, dopo esser quasi morta per aborto, è stata lasciata dal marito. Beatrice è costretta a chiedere aiuto a Julian per aiutare il figlio di un amico del padre, e chiaramente tra lei e Julian le cose non sono proprio finite, anche se ormai è stata fissata la data del matrimonio tra lui e Octavia. Ma anche Beatrice si renderà conto di provare una sorta di stima nei confronti dell'ispettore capo Blackburn, che questa volta la coinvolge nelle indagini. E proprio grazie a Blackburn, Beatrice non sarà costretta ad essere estradata in Italia con l'accusa di spionaggio... 
Carino, un po' tanti personaggi ma si segue bene. Avevo capito chi ha fatto cosa, ci sono indizi disseminati qua e là che si riescono a captare bene. Forse mi è piaciuto più del secondo. Ora sono molto curiosa di come va avanti la storia però... e come procede anche la storia di Clara (che non vedrei male insieme a Federico...)
Effettivamente, in alcuni punti sembra la sceneggiatura di una serie tv. Chissà se la faranno.
Mio voto: 6 e mezzo / 10


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Serie Miss Bee al 12/03/2026: 
 #3 Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata 
 #4 Miss Bee e il giardino avvelenato

Miss Bee e il principe d'inverno - Alessia Gazzola


Titolo originale: Miss Bee e il principe d'inverno (2025)

Derbyshire, dicembre 1924. È un freddo Natale ad Alconbury Hall, la re­sidenza di campagna della nobile famiglia Lennox. Così freddo che nemmeno ge­nerose dosi di sherry riescono a riscaldare la mente e il cuore di Lady Millicent Carmi­chael, mentre detta le sue scandalose memorie alla nuova segretaria. Eppure, la giovane assistente improvvisata, che risponde al nome di Beatrice Bernabò detta Miss Bee, non potrebbe avere cuore e mente più cal­di, anzi, incandescenti. Merito forse della splendida atmosfera di Alconbury Hall, coi camini accesi e scoppiettanti, le cene ele­ganti, le singolari e allegre tradizioni bri­tanniche da onorare. Merito più probabil­mente del visconte, l’affascinante Julian Lennox. Né va tra­lasciata l’eccentri­ca combriccola di convitati, a comin­ciare dal tenebroso Alexander, cugino di Julian con ascenden­ze russe, bello in ma­niera insopportabile ma dall’aria cupa e angustiata, un vero principe d’inverno.
Beatrice però ancora non riesce a cogliere il sottobosco di ten­sioni che attraversa quella conturbante atmosfera natalizia. Tensioni che presto sfoceranno in eventi di crescente gravi­tà: l’accusa di furto è soltanto l’inizio…
Riuscirà Miss Bee a venire a capo dell’imprevedibile e pericoloso enigma? (goodreads)

Beatrice è stata assunta da Julian affinchè scriva le memoria di sua zia, Lady Millicent. Inevitabilmente, lei e Julian si vedono ogni giorno, e questo le scombussola un bel po' il cuore. Ma Julian, nel suo ruolo di visconte, non è proprio libero di scegliere la persona con cui stare, anzi, si troverà a doversi sacrificare per salvare la sua amica di infanzia Octavia, nonchè promessa sposa del suo defunto fratello Alastair.
Ad Alconbury Hall ci sono diversi personaggi stravaganti, tra cui anche un vecchio nobile che fa spudoratamente la corte proprio a Beatrice. Ma accadono anche fatti strani. Sparisce un anello dalla camera di Lady Carmichael, il generale viene ferito al ventre durante una battuta di caccia alla volpe e il cugino mezzo russo di Julian, Alexander, sparisce misteriosamente senza lasciare traccia, mentre un fazzoletto di Beatrice viene rinvenuto nella sua camera.
Ad investigare viene chiamato l'ispettore capo Archer Blackburn, il quale verrà a capo di tutti i misteri.

Se il precedente libro della serie era mezzo giallo e mezzo rosa, oserei dire che questo è decisamente per tre quarti rosa. Intanto non abbiamo nessun morto, solo un tentato omicidio e altri fatti strani ma niente di tragico. Tiene decisamente banco il tormento sentimentale di Beatrice nei confronti di Julian, il quale pare ricambiare i suoi sentimenti ma non ha facoltà di scegliere con chi stare, anzi, per salvare Octavia dal matrimonio che suo padre vuole combinare con un abietto generale, Julian si propone al padre di lei come pretendente. Niente che Beatrice in realtà non immaginasse, ma per Julian era anche disposta a cedere e concedersi...
Gradevole libro, la vicenda secondo me si ingarbuglia un po' quando viene svelato chi ha provato ad uccidere il generale, ma penso che si sia più attratti dalla storia di Beatrice che non dal resto di cose che succedono.
Mi è dispiaciuto il finale così triste...
Mio voto: 6 e mezzo / 10


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Serie Miss Bee al 12/03/2026: 
#2 Miss Bee e il principe d'inverno 
#3 Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata 
#4 Miss Bee e il giardino avvelenato

venerdì 6 marzo 2026

Vittima - Andrew Boryga


Titolo originale: Victim (2024) 

Javier Pérez la truffa ce l’ha nel sangue. Fin da piccolo impara a piegare a suo vantaggio le regole del gioco, e capisce ben presto che il suo background (sangue portoricano, padre spacciatore assassinato, madre single a corto di soldi) può essere la chiave per aprire molte porte. La sua storia, se plasmata nel modo giusto, è proprio ciò che negli Stati Uniti le commissioni di ammissione al college vanno cercando, e l’opportunità di una borsa di studio per una prestigiosa università è il primo passo verso la realizzazione del sogno di diventare uno scrittore famoso. Da studente universitario, Javi entra in contatto con giovani attivisti di minoranza e infioretta la storia della sua vita fino a quando non rimane che un briciolo di verità. L’unico vero ponte con il suo passato è l’occasionale lettera all’amico d’infanzia Gio che, tra le mura del carcere dopo brutti trascorsi in una gang, sembra non dare peso a questa nuova consapevolezza del privilegio bianco. Poco dopo la laurea, grazie a un saggio divenuto virale Javi passa da scrittore in erba a collaboratore di una rivista di grido, ammirato per la sua «prospettiva unica» ora che la parola d’ordine, sulla carta stampata e sui social, è «diversità». Ma come in una frenetica corsa sulle montagne russe, dopo un’ascesa vertiginosa il crollo repentino è sempre dietro l’angolo. Riuscirà a portare avanti la sua farsa? Andrew Boryga ha scritto una satira feroce delle storie strappalacrime e delle ipocrisie dell’inclusività. Vittima è un debutto esilarante e irresistibile. (goodreads)

Questo libro è stato proposto come momento di lettura comune dopo un mini percorso (di due pomeriggi) sulla letteratura americana (in particolare, sulla caduta del sogno americano). Devo dire che mi è piaciuto molto.
Innanzitutto ho trovato molto gradevole la scrittura, semplice, descrittiva ma essenziale, il protagonista in diverse occasioni parla direttamente al lettore. Poi è interessante lo sviluppo della storia, quanto mai attuale.
Javier è figlio di uno spacciatore che però finisce ammazzato sotto ai suoi occhi. Vive nel Bronx con una madre che è un gran bel personaggio, dai modi "spicci" diremmo qui da me. Già da piccolo capisce che la scuola lo tratta diversamente per il solo fatto di aver perso il padre, e lui se ne approfitta uscendo dalla classe e rifugiandosi dalla infermiera semplicemente a dormire. E' successivamente che viene in un certo senso "traviato" da un tutor che gli fa capire, anzi che calca molto la mano, sul fatto che persone come lui, di colore e con un background di violenza alle spalle, sono persone perfette per le università prestigiose che possono così mettere in campo paroloni come diversità ed accoglienza. Riesce ad entrare ad una delle più costose e prestigiose università, la Donlon, dove comincia anche a frequentare i circoli studenteschi dove viene portato all'estremizzazione il concetto di discriminazione, al punto che questi ragazzi vorrebbero addirittura far licenziare un professore per un esperimento in classe che loro ritengono razzista. Javi comincia a capire di poter sfruttare a suo vantaggio le storie che non sono sue ma sono storie che potrebbero plausibilmente capitare a persone come lui. Comincia a scrivere, prima nel giornale universitario e poi viene preso a collaborare col "Rag" una prestigiosa testata. Qui, per poter sfondare, effettivamente esagera con le storie che inventa, tirando anche in mezzo la sua (ex) fidanzata ed edulcorando molto la storia del suo vecchio amico Gio, andato in prigione a 17 anni. Javi è un drogato di "like", di commenti su twitter, non ne ha mai abbastanza e non si rende conto di quando arriva il passo falso. Perchè ad un certo punto viene chiamato in televisione da una giornalista che lui adora e questa, che è andata a controllare tutta la sua storia, lo sbugiarda in diretta tv. Lui poi scappa e tenta il suicidio. Al risveglio avrà accanto la madre, che non l'ha mai abbandonato, e Gio, col quale riesce a ricostruire i rapporti.
Ci sono molte cose interessanti in questo libro. C'è una notevole critica ai comitati studenteschi che si infarciscono la bocca di belle parole in favore della tutela delle minoranze, parole che rimangono tali. Anais è la rappresentante di questa situazione, la ragazza di origini nere che però ha sempre vissuto in mezzo ai privilegi, che parla di razzismo ma che non vuole andare a vivere tra le persone del Bronx. Se ci pensiamo, Javier ha cominciato a scrivere storie esagerate proprio per compiacere chi si voleva sentir raccontare un certo tipo di storie, in realtà lui non si è mai sentito così svantaggiato. Il mondo social lo viviamo anche noi ogni giorno, ci sono persone che vengono considerate idoli e riempite di "like", poi succede qualcosa e gli si riversa contro tutto l'odio del mondo. E' interessante anche il mondo del giornalismo, possibile che nessuno abbia mai pensato a controllare la vita di Javier prima di farlo scrivere? Si compiacciono delle impennate di visite al sito web ma lo scaricano appena scoperta la verità.
Gli unici rimasti fedeli a Javier, fino in fondo, sono la madre e Gio. Gio, dopo esser stato in prigione, ha capito la lezione e vuole una vita onesta; soprattutto non è mai voluto entrare sui social per non essere controllato dal governo.
E' un libro molto gradevole, attuale, pieno di satira, mi è piaciuto molto. Sarei curiosa di sapere quanto c'è di autobiografico in quello che ha scritto, ma pare non ci siano notizie in merito.
Mio voto: 8 e mezzo / 10

Fuori i libri! Febbraio 2026

Comincio il mese con "Miss Bee e il cadavere in biblioteca" di Alessia Gazzola. Carino, decisamente più romance che giallo. Gradevole.

Il libro per il gruppo di lettura online, "L'antidoto" di Karen Russell. Partenza pazzesca ma poi prende tutt'altra piega. 

Il libro per il gruppo di lettura della biblioteca: "La signora Dalloway" di Virginia Woolf. No, non fa per me, una scrittura pesantissima. 

Mese piuttosto scarso...

La signora Dalloway - Virginia Woolf


Titolo originale: Mrs. Dalloway (1925) 

Un mercoledì di metà giugno del 1923, Clarissa Dalloway, moglie di un deputato conservatore alla Camera dei Lords, esce per comprare dei fiori per la festa, che la sera riunirà nella sua casa una variopinta galleria di personaggi. Tra gli altri: Peter Walsh, l'amante respinto, appena tornato dall'India, e l'amica tanto amata, più di ogni uomo, Sally Seton. Per le strade di Londra passeggia anche Septimus Warren Smith, il deuteragonista del romanzo. Nulla sembra legare i due, se non la città di Londra. Clarissa ha cinquant'anni, è ricca. Septimus ne ha appena trenta, è povero e traumatizzato dall'esperienza feroce e violenta della guerra, in cui ha perduto non solo l'amico Evans, ma ogni pace. Eppure i due, senza mai incontrarsi, semplicemente sfiorando gli stessi luoghi, comunicano. Con sapienza straordinaria Virginia Woolf, giunta con questo al suo quarto romanzo, tesse il filo sottile di corrispondenze, echi, emozioni che creano un'opera di grande intensità. Dove un uomo e una donna sconosciuti l'uno all'altra sono accomunati dallo stesso amore e terrore della vita, che li porterà, nell'accettazione (femminile) o nel rifiuto (maschile), ad affermarne comunque l'inestimabile valore. (goodreads)

Credo che i libri di Virginia Woolf andrebbero riletti due volte, la prima per capire vagamente la vicenda, la seconda per afferrare i dettagli. Ma non lo farò. Ammetto che la lettura di questo è stata molto pesante, non tanto per quello che scrive ma per come lo scrive. Nella prefazione viene scritto che l'autrice ha cercato spasmodicamente la poesia, ma personalmente credo che abbia trovato solo una prosa complessa, con troppi fronzoli, troppe descrizioni minuziose che non aggiungono alla storia ma annoiano e distraggono.
La storia passa dal presente al passato con molta nonchalance. Tutto il libro rappresenta un enorme flusso di coscienza di Clarissa (principalmente) e di alcuni personaggi che le ruotano intorno, personaggi che si trovano a ripercorrere i ricordi e i rimpianti del loro passato (Clarissa, Septimus, Peter, la moglie di Septimus). 
I personaggi di contorno poi sono davvero tanti, e facevo spesso confusione.
Clarissa e Septimus, sebbene non si conoscano e non si incrocino mai, hanno in comune queste sofferenze sulla gestione della loro vita. Entrambi interiorizzano le proprie emozioni a scapito delle relazioni sociali ed entrambi si trovano a fare scelte importanti relative al futuro, con due esiti ben diversi. 
Purtroppo, ad un certo punto, ho cominciato a provare un po' di fastidio nei confronti di Clarissa. Di lei mi è arrivata una immagine di persona frivola ed egoista. Anche quando scopre che è morto un uomo, la sua preoccupazione non è per l'uomo ma per il fatto che la morte è arrivata nella sua festa. Per quanto riguarda Peter, dopo aver provato una specie di compassione visto che chiaramente rimane sempre innamorato di Clarissa anche se non l'ha potuta sposare ed ha infilato una serie di storie con donne improbabili, ad un certo punto, quando si aggira per la festa e commenta sarcasticamente tutti i personaggi che vede intorno a sè, mi sono detta perchè non te ne vai e basta?
Sicuramente è un libro molto esplicativo della borghesia del periodo, dove l'apparenza conta più della sostanza (col personaggio della insegnante di Elizabeth che esprime tutto il proprio disprezzo per la gente che vive senza guadagnarsi il pane, a differenza sua, e che sfoga questa rabbia sul cibo e cercando conforto nella preghiera).

In sintesi, mi spiace, questo libro non è il genere per me. Ad un certo punto saltavo da punto a punto, soprattutto nelle descrizioni insopportabilmente prolisse.
Mio voto: 6 / 10


mercoledì 18 febbraio 2026

L'Antidoto - Karen Russell


Titolo originale: The Antidote (2025)

La chiamano «l'Antidoto», perché dà sollievo ai malesseri e alle angosce delle a Uz, nel Nebraska, vive una strega della prateria alla quale si possono sussurrare in un orecchio i propri ricordi sgraditi, dimenticandoli all'istante; lei li conserva come in una cassaforte, finché i clienti non vogliono tornare a prelevarli. Ma, una mattina del 1935, Uz viene travolta da una bufera è l'epoca della Dust Bowl, in cui le Grandi Pianure degli Stati Uniti, inaridite dallo sfruttamento, sono spazzate da rovinose tempeste di polvere. La strega, al brusco risveglio, scopre di aver perso tutti i depositi dei clienti, e anche i propri poteri.
Prende così le mosse un romanzo-mondo dove alle peripezie di Antonina, la strega, si affiancano quelle di altri abitanti di una giovanissima giocatrice di pallacanestro, un contadino che si ritrova un campo magicamente fertile, uno sceriffo implicato in un caso di femminicidi seriali, una fotografa con una macchina in grado di immortalare il futuro; e infine uno spaventapasseri che prende misteriosamente coscienza di sé.
Dalla penna di una maestra della narrativa fantastica americana, un romanzo epico e traboccante di storie e di visioni, tanto fantasioso quanto politico, che giocando a reinventare il passato ci sfida a usare l'immaginazione come antidoto alle crisi del presente. (goodreads)

Questo libro mi ha ispirato subito leggendone la trama.
Comincia con alcune scene un po' brutali per i miei gusti (la mattanza delle lepri e l'affogamento dei gattini), per fortuna poi passa ad altro perchè mi stavo trovando in difficoltà.
Il libro comincia con tre voci che si alternano: quella della strega della prateria che si fa chiamare "L'antidoto" che rimane ad Uz perchè spera di ritrovare il figlio che le hanno rapito, quella del contadino cinquantenne Harp Oletsky, e quello della nipote di Harp, Dell (Asphodel) appassionata giocatrice di basket. Col tempo si inseriranno altre voci, tipo la fotografa governativa che decide di proseguire l'attività per conto suo (perchè il governo vuole solo foto che ritraggono certi tipi di situazioni in cui il New Deal ha portato bene), lo spaventapasseri pensante e la gatta a cui sono stati uccisi i gattini. Dei personaggi viene raccontata anche la storia che li ha portati ad arrivare ad Uz.
La città di Uz viene travolta da una terribile tempesta di sabbia durante quella che viene ricordata come la "domenica nera". Dopo di ciò, dei campi non rimane nulla, la gente comincia a lasciare la città. Solo nella tenuta di Harp succede qualcosa di misterioso: il suo campo sta prosperando e anzi sembra che di notte prenda vita. Lo stesso spaventapasseri non rimane minimamente scosso dalla tempesta. Come se quel terreno godesse di un qualche incantesimo che lo protegge.
C'è una interessante allusione biblica alla patria di Giobbe, alla terra messa a dura prova.
Purtroppo però, la tempesta sembra aver spazzato via anche i depositi che gli abitanti hanno fatto all'Antidoto, perchè lei si sente completamente svuotata e non è più in grado di restituire loro i ricordi. All'inizio viene aiutata dalla ragazza a creare dei ricordi nuovi, felici, ma il perfido sceriffo capisce cosa sta facendo la strega e la minaccia. 
Il libro parte con una interessante storia, quella di una strega che ha il potere di togliere alle persone i ricordi negativi della loro vita, lasciando quindi la mente più serena per continuare la vita quotidiana, sapendo però che in qualunque momento possono riavere indietro i ricordi mostrando una ricevuta di deposito. Ed è anche molto interessante come questa capacità viene anche sfruttata da persone come lo sceriffo, che con questi depositi si ripuliscono la coscienza dalle malefatte. Non è un caso che la tempesta rinvia l'esecuzione di Clemson Louis Dew, accusato di essere l'assassino della zampa di lepre, che ha ucciso varie donne nei dintorni, tra cui la madre di Dell, ma che in realtà è un povero diavolo a cui lo sceriffo ha addossato la colpa per far vedere che sa risolvere i casi di omicidio, in vista di una possibile rielezione.
Credo che con l'ingresso della fotografa nella storia, la vicenda si ingarbuglia un po', passando da quello che potrebbe sembrare un "giallo" a quello che diventa una questione di giustizia sociale poichè Uz è stata fondata da coloni (principalmente polacchi) su terre che sono state sottratte ai nativi Pawnee, creando anche un parallelismo con ciò che è successo ai polacchi che sono stati estromessi dalle loro città dai tedeschi.
Attraverso le fotografie di Cleo, vediamo il passato (come l'omicidio della ragazza) ma anche il futuro, vediamo ciò che potrebbe essere se cambiassimo i nostri comportamenti e, come facevano i Pawnee, accettassimo di seguire gli insegnamenti della natura per farla diventare rigogliosa e non per sfruttarla all'osso.
Il libro è scritto molto bene, l'autrice ha una gran bella scrittura, accattivante, scorrevole, avvincente. L'idea delle streghe che fanno da casseforti è intrigante. E' interessante anche l'idea di rendere giustizia ad un popolo che è stato derubato dalla propria identità facendo riflettere le persone sull'ingiustizia di questa pratica. 
Però il libro mi lascia delle questioni irrisolte (o mi sono persa io): l'assassino delle zampe di lepre chi è? E' lo sceriffo o lui ha solo chiuso le indagini per proprio tornaconto?
Sono interessanti le foto che ci sono sparse per il libro, proprio come se fossero state punzonate da qualcuno che non le ha volute.
Libro con una idea di base bellissima, ma che secondo me si perde un po'.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

venerdì 13 febbraio 2026

Addio a Cees Nooteboom

Se ne è andato l’11 febbraio, a Minorca, all’età di 92 anni, Cees Nooteboom, uno dei più importanti scrittori europei contemporanei. Con lui se va un pezzo enorme della cultura e dello spirito olandese.
Tradotto in più di trenta paesi e insignito di numerosi premi letterari, è stato autore di numerosi romanzi, poesie, libri di viaggio e saggi. Ha iniziato a viaggiare in tutto il mondo giovanissimo, e ha continuato a farlo tutta la vita, senza mai perdere l’instancabile curiosità e passione, contaminando sempre la sua scrittura con sguardi, rituali e influenze lontane. 
Ha esordito a soli ventidue anni con "Philip e gli altri", ma il successo internazionale arrivò con "Rituali" e con "Il canto dell’essere e dell’apparire".
In Italia, il suo editore di elezione era Iperborea, che ha pubblicato ben 19 dei suoi titoli. 
Da giornalista, ha seguito come testimone tre momenti cruciali del secondo Novecento: l'invasione di Budapest nel 1956, la contestazione del Maggio francese nel 1968 e la caduta del muro di Berlino nel 1989. 
Viveva con la moglie, la fotografa Simone Sassen che conobbe nel 1979.
Tra le sue opere: Il canto dell'essere e dell'apparire, Rituali, Il giorno dei morti, Philip e gli altri, Avevo mille vite e ne ho presa una sola, Tumbas. Tombe di poeti e pensatori, 533 Il libro dei giorni, Venezia.



venerdì 6 febbraio 2026

Miss Bee e il cadavere in biblioteca - Alessia Gazzola


Titolo originale: Miss Bee e il cadavere in biblioteca (2024)

Londra, anni Venti del Novecento. Beatrice Bernabò, detta Miss Bee, è una ventenne italiana che vive nella capitale inglese da qualche anno. Insieme alle sorelle, Beatrice si è trasferita al seguito del padre Leonida, docente di italianistica all’Università. Il mandato del padre gode della protezione dell’ambasciatore italiano in UK, che non può che essere fascista.
Invitata a cena dalla nobile dirimpettaia, Mrs Ashbury – vedova e madre di un unico e affascinante figlio, il conturbante Christopher detto Kit – Beatrice si trova suo malgrado in mezzo a un giallo che è al contempo un triangolo se non è colpevole l’uno, lo è l’altro. Ma lei di chi è innamorata, dell’uno o dell’altro?
Ambientata nel mondo patinato e decadente dell’aristocrazia britannica al risveglio dall’incubo della Prima Guerra Mondiale, tra seducenti visconti e detective che sognano di tagliar loro la testa come nella rivoluzione francese, questa avventura di Miss Bee è una frizzante e incantevole combinazione di suggestioni – da Agatha Christie a Downton Abbey, dai romanzi di Frances Hodgson Burnett fino a Bridgerton – cui si aggiunge l’inconfondibile unicità del tocco di Alessia Gazzola. (goodreads)

Ammetto che questo è il primo libro che leggo della Gazzola. Sono anni che vorrei leggere le sue serie precedenti, ma questo titolo nuovo mi ha molto incuriosita.
La vicenda è carina. La protagonista è una ragazza che dà diversi grattacapi al padre (vedovo) e che si trova invischiata in un mistero che la affascina parecchio. Forse il romanzo si perde un po' nelle storie personali della ragazza, più che sulla parte di investigazione, diciamo che sembra molto più rosa che giallo, ma la vicenda scorre bene, è leggera, è abbastanza lineare. Ad un certo punto avevo capito qual era l'indizio clou. Sono abbastanza convinta che nei prossimi libri terrà banco il dubbio amoroso che lei ha tra Julian e Archer (anzi, io punto su Archer).
Non è un capolavoro del giallo, è un libro gradevole che si legge bene e con leggerezza.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

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Serie Miss Bee al 06/02/2026:
#1 Miss Bee e il cadavere in biblioteca
#2 Miss Bee e il principe d'inverno
#3 Miss Bee e il fantasma dell'ambasciata
#4 Miss Bee e il giardino avvelenato

Fuori i libri! Gennaio 2026

Comincio l'anno con un libro (cortissimo) che avevo comprato quando è uscito, poi l'ho lasciato come coccola di Natale, iniziato ma finito ad inizio gennaio: Elephi. Un gatto molto intelligente di Jean Stafford. Carino. Libro per bambini.
Il libro per il gruppo di lettura della biblioteca è di Murakami, "A sud del confine, a ovest del sole", una potentissima storia su un amore mancato, un amore impossibile, una vita che poteva essere e non è stata. Molto toccante.
"La voce", un giallo di Indridason ci sta sempre bene. Questo, finora, direi che è quello più bello (ed anche più triste) della serie
In vicinanza della giornata della memoria, mi sono fatta attirare da un libro intitolato "Miracolo ad Auschwitz". Pensavo fosse un romanzo e invece è un saggio di stile giornalistico. Non il mio genere purtroppo.
Ho recuperato un libro di quelli che avrei dovuto leggere col gruppo di lettura della libreria, "La zona d'interesse" di Martin Amis, che al gruppo è piaciuto molto. Io ammetto di aver fatto molta fatica invece, non per l'argomento ma per lo stile narrativo. Ho visto anche il film che è stato, liberamente, tratto da questo libro, e si discosta molto dal libro in effetti..
Ultimo libro del mese, quello del gruppo di lettura della biblioteca, "Nel mare ci sono i coccodrilli" di Fabio Geda. Carino.
 







Nel mare ci sono i coccodrilli - Fabio Geda


Titolo originale: Nel mare ci sono i coccodrilli (2010) 
Titolo inglese: In the Sea There are Crocodiles 

Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore ha inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l'incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia. Un'odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l'ironia, né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso. Enaiatollah alla fine ha trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età. Questa è la sua storia. (goodreads)

Ho letto questo libro per il gruppo di lettura della biblioteca.
Il libro è decisamente scorrevole, l'ho letto in due giorni. E' scritto in modo molto semplice, senza dilungarsi troppo, e questo lo rende adatto anche a farlo leggere a dei ragazzini (infatti lo ha letto a scuola mio nipote di 13 anni).
Mi ha ovviamente commosso il finale.
Mi è venuto da paragonarlo, per la tematica, a "non dirmi che hai paura" di Catozzella, letto anni fa, sempre col gruppo. Ricordo che quel libro mi era piaciuto moltissimo nella prima parte ma decisamente meno nella seconda.
Tornando a "Nel mare ci sono i coccodrilli". Ho avuto la netta sensazione che Enaiat abbia davvero avuto molta fortuna a trovare sempre le persone giuste che lo hanno aiutato. Ho pensato che probabilmente l'autore ha preferito concentrarsi principalmente sulla parte positiva dell'esperienza, lasciando in secondo piano il dramma che sicuramente ha vissuto. Non intendo dire che non si sente la tristezza di ciò che è successo al ragazzo o le difficoltà che ha dovuto affrontare. Ci sono scene molto potenti, come quella di quando trovano i cadaveri seduti nella neve e lui decide di rubare le scarpe ad uno di loro perchè le sue ormai sono rovinate. O la scena di quando sono stipati nel doppio fondo del camion. Dico solo che, probabilmente, l'autore ha voluto concentrarsi sulla parte positiva dell'esperienza, senza scendere nei dettagli più tristi, e questo sicuramente lo rende adatto a tutti, anche ai bambini.
Interessanti le spiegazioni relative alla religione, alle diverse etnie e all'odio che esiste tra esse.
Mio voto: 7 / 10

mercoledì 4 febbraio 2026

La zona d'interesse - Martin Amis


Titolo originale: The zone of interest (2014)

Al Kat Zet, la zona d'interesse, la vita scorre placidamente: madri che passeggiano con le figliolette, ricchi pasti serviti alla mensa ufficiali, tediosa burocrazia negli uffici, caldi incontri nelle alcove. Tutto intorno un'altra vita - se questa è vita - freme e spira, a centinaia, a migliaia, giù per le fosse, su per i camini. Ma qui, lungo il viale alberato della zona d'interesse, comprendente terreni, officine e centro residenziale delle SS, due amici d'infanzia - Golo Thomsen, ufficiale di collegamento fra l'industria bellica e il Reich, nonché nipote del gerarca Martin Bormann, e Boris Eltz, capitano valoroso e senza scrupoli - possono fantasticare sulle morbide forme della procace Hannah Doll, moglie dello spietato Kommandant del campo, come in un qualunque caffè del centro. Qui si può ridere del tatuaggio sul braccio delle Haftlinge- «il tuo numero di telefono?» - e affogare il grattacapo di una partita di 150 unità femminili troppo deperibili in una dose extra di buon brandy. Il grottesco per parlare dell'orrore. Amis affida quella dimensione al piú allucinante e macchiettistico dei suoi molti antieroi, Paul Doll, che con i suoi tic, le sue ansie e le sue lascivie, con il suo straniante pastiche linguistico, incarna tutto l'assurdo del regime. «E io, in modo vago e confuso, mi chiedevo se la storia del Nazionalsocialismo si sarebbe mai potuta svolgere in una qualunque altra lingua...», osserva Golo. Della tragedia che da quel regime promana è invece interprete Szmul, capo dei Sonderkommando, «gli uomini più tristi del Lager». Szmul il corvo del crematorio, Szmul che traffica in cadaveri, ma, nel momento estremo della scelta, sono i suoi occhi morti ad accendere della luce della coscienza la vita che gli sopravvivrà. E resta spazio, nel catalogo delle esperienze umane travolte dall'orrore, per l'investigazione dell'amore in tempo di strage, attraverso il racconto dei turbamenti passional-sentimentali dell'arianissimo Golo, terza voce narrante del romanzo. Ma può nascere qualcosa di buono sullo sfondo dei camini? Martin Amis torna a cimentarsi con la ferita mai rimarginata dell'Olocausto, e lo fa con la più dirompente delle espressioni umane: una caustica risata. (goodreads)

Ho recuperato questo libro che avrei dovuto leggere col gruppo di lettura della libreria. 
Per me è stata una lettura difficoltosa, non per l'argomento ma per lo stile narrativo. Il libro si capisce che è ambientato ad Auschwitz, anche se viene chiamato Kat Zet, ma di quello che accade al campo sappiamo "solo" quello che ci dicono i narratori.
Il libro è chiaramente satirico, o anzi grottesco, prende in giro alcuni dei personaggi e delle idee nazionalsocialiste, attraverso le visioni di tre personaggi: Angelus Golo Thomsen, donnaiolo nipote del segretario di Hitler, Paul Doll, il capo del campo, beone e odiato dalla moglie e Szmul, un ebreo a capo del Sonderkommando, cioè gli ebrei che ripuliscono i cadaveri della camera a gas. Thomsen poi si invaghisce della moglie di Doll, Hannah, e fa di tutto per avvicinarla, mentre lei coglie l'occasione per farlo investigare e scoprire cosa è successo all'uomo con cui stava prima di sposarsi.
Ci sono molti termini tedeschi che sicuramente danno l'idea della durezza della lingua, ma, se alcuni erano indovinabili, quando mi sono trovata davanti righe di frasi in tedesco ho dovuto semplicemente passare oltre senza capire. Quello che mi è parso è che l'autore (il cui tedesco pare maccheronico) prenda proprio in giro la lingua tedesca (ad un certo punto Golo si chiede se "la storia del nazionalsocialismo si sarebbe mai potuta svolgere in una qualunque altra lingua...")
Ho fatto fatica a seguire alcuni discorsi, soprattutto nei dialoghi quando vengono usati soprannomi, nomignoli e simili, dopo un po' non capivo di chi si stava parlando. 
La storia d'amore di Thomsen per Hannah sembra fuori luogo in un posto simile dove, oltre il muro di cinta, si sentono odori e urla del campo di concentramento. Lei stessa, finita la guerra, dirà a Golo "immagini quanto sarebbe orribile se da quel posto nascesse qualcosa di buono".
Sicuramente è interessante l'esperimento di voler rappresentare, grottescamente, quanto al male ci si può assuefare, quanto può diventare una cosa "normale" che si svolge al di là di un muro che crea un confine con quella che è la vita di una famiglia che non si fa troppe domande e va avanti. Non ricordo chi, ad un certo punto dice che tutti devono essersi accorti di cosa succede al Kat Zet, non fosse altro per l'odore che impesta tutta la città. Alcuni di questi comandanti tedeschi, poi, ad un certo punto si chiedono che senso abbia proseguire in quello che stanno facendo. Raccapricciante.
Mio voto: 7 / 10

giovedì 22 gennaio 2026

Miracolo ad Auschwitz - Michael Calvin + Naftali Schiff


Titolo originale: Miracle (2026)

All’alba del 10 ottobre 1944, settecento ragazzi fra i tredici e i diciassette anni vengono condotti fuori dal Blocco 11 di Auschwitz. La notte precedente, dopo una visita del dottor Josef Mengele, una sola parola è stata impressa sui documenti che li gestorben, in tedesco “morto”. Quel mattino, venticinque guardie delle SS armate di baionette li portano al crematorio 5, li spogliano e li ammassano in una camera a gas. Quasi tutti vanno incontro al loro tragico destino. Ma cinquantuno tra loro vengono miracolosamente strappati alla macchina della morte nazista. Un caso nessun altro prima era mai sopravvissuto alle camere a gas, nessun altro dopo ci sarebbe mai riuscito. Grazie alle testimonianze dirette – e inedite – di sei di loro, Michael Calvin e Naftali Schiff raccontano la storia vera e incredibile di quei ragazzi, a cui il destino diede una seconda possibilità di vita. Un tributo indelebile alla speranza e alla fratellanza nel momento più terribile della storia umana. (goodreads)

Ci sono libri che sembrano chiamarti. Non mi capita spesso, ma con questo è successo così. Ho ascoltato il libro che mi chiamava e l'ho comprato appena uscito. Siamo vicini alla giornata della memoria e tornava giusto giusto. In realtà mi aspettavo che fosse un romanzo, anche se probabilmente il fatto che fosse scritto a due mani avrebbe dovuto già darmi un indizio. Questo non è un romanzo, è proprio un saggio con uno stile molto giornalistico dove vengono descritti fatti ed emozioni di alcuni ebrei ungheresi deportati ad Auschwitz. Non conoscevo la vicenda che sta alla base del testo, il salvataggio di 51 ragazzi già pronti per essere mandati al crematorio, e comunque, prima di arrivarci c'è una buona metà di libro che racconta della storia dell'Ungheria, delle condizioni degli ebrei prima e dopo l'arrivo dei tedeschi, delle condizioni di vita nel campo di sterminio.
Non sapevo che i tedeschi sceglievano con cura le date in cui fare le stragi più efferate, in modo da sovrapporsi alle festività religiose (capodanno ebraico, Yom Kippur, Pasqua, ecc).
Tra i tanti personaggi citati c'è anche Arpad Weisz, calciatore che ha giocate anche nelle file del mio Bologna, al quale è stata intitolata una lapide sotto la Torre Maratona allo stadio.
Ammetto che non era il genere di libro che mi aspettavo. E' sicuramente interessante dal punto di vista storico, ma personalmente lo stile così giornalistico è impegnativo. Oltretutto, passa da una persona all'altra e ad un certo punto ho evitato di continuare a chiedermi chi fosse chi e ho semplicemente proceduto nella lettura. Riconosco l'importanza di un testo simile, frutto di grande documentazione. Adatto a chi ama lo stile del saggio.
Michael Calvin è un giornalista, Naftali Schiff è un rabbino che ha passato la vita ad insegnare la memoria dell'olocausto.  
Per l'argomento trattato, e il fatto che non amo questo genere di scrittura, preferisco non dargli voto.

La voce - Arnaldur Indridason


Titolo originale: Röddin (2002)
Titolo inglese: Voices

Il Natale è alle porte, fervono i preparativi, ma la festosa atmosfera di un lussuoso albergo di Reykjavík, viene turbata dal ritrovamento del corpo di un uomo ucciso a coltellate. Svolte le prime verifiche del caso, l'agente Erlendur e la sua squadra scoprono che si tratta di Guđlaugur Egilsson, portiere e tuttofare alle dipendenze dell'hotel, morto in circostanze a dir poco misteriose: l'uomo, infatti, indossava un costume da Babbo Natale e aveva i pantaloni calati... Scavando nel suo passato, Erlendur ricostruisce la vicenda di Gulli, ex bambino prodigio, talentuoso solista di un coro di voci bianche, acclamato dal grande pubblico internazionale, con la prospettiva di una brillante carriera nel mondo del bel canto. Ma evidentemente qualcosa è andato storto...
Costretto a confrontarsi con una serie di grotteschi personaggi che popolano l'albergo, e con il marcio nascosto dietro la sua facciata di irreprensibilità ed eleganza, Erlendur si trova alle prese con un’intricata matassa di indizi e storie parallele, difficili da districare. (goodreads)

"Il Natale è la festa di chi è felice"

Per meglio investigare sul caso, l'agente Erlendur si trasferisce direttamente a vivere in albergo, anche perchè non ha alcuna voglia di tornare a casa propria. Da qui comincia ad cercare notizie sulla vita di Guđlaugur, scoprendo che da bambino era stato una talentuosissima voce bianca finchè, durante un attesissimo concerto, la natura prende il sopravvento, la voce del bambino muta, diventa un gorgheggio. Sarà l'inizio di una tragedia familiare perchè il padre riponeva in lui tante speranze, mentre la sorella un po' invidiosa di tutte quelle attenzioni sul fratello sarà segretamente compiaciuta. Ma non sarà l'unico cambiamento nella vita del bambino...
Erlendur comincia a rintracciare tutte le persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con lui, i colleghi, ex compagni di scuola, ex professori. Nessun collega sembra conoscerlo più di tanto anche se abita in quel seminterrato da decenni, mentre la sorella e il padre hanno chiuso con lui da molti anni e non l'hanno più voluto rivedere. Ma nell'albergo ci sono altre figure che nascondono misteri dietro di sè. Guđlaugur doveva incontrare un collezionista di dischi interessato agli unici due che Guđlaugur ha registrato. Grazie poi ad un'amica della figlia, si scopre che in albergo c'è un giro di prostituzione.
Il rapporto tra Eva Lind ed Erlendur è sempre complicato. Dopo aver perso la bambina, lei continua a sentirsi in colpa e a dire che la sua vita è una merda; inoltre continua a rinfacciare al padre che lui ha abbandonato lei e suo fratello e non riesce a capire il perchè. Erlendur, dal canto suo, si ritrova ad affrontare dei ricordi personali che non ha mai metabolizzato, in particolare la morte del fratellino durante una tormenta di neve in cui si erano smarriti quando lui aveva 10 anni e suo fratello 8. Per un attimo aveva perso la mano del fratello e non è più riuscito a ritrovarlo. Erlendur si è salvato per un pelo, il fratello non è mai stato ritrovato nella brughiera. E' un episodio di sè che non ha mai raccontato a nessuno e incredibilmente si trova a raccontarlo a Valgeròur, un'analista che ha raccolto i campioni di saliva del personale dell'albergo, per la quale prova una forte attrazione.
A tutto ciò, in parallelo, si affianca il processo per un caso che ha seguito in particolar modo Elínborg, convintissima che il bambino sia stato malmenato dal padre, mentre il padre sostiene che sia stato picchiato dai compagni di scuola.

Come sempre, Indridason non ci parla solo del morto, ma ci conduce nella parte oscura dell'Islanda, là dove c'è la sofferenza. La prostituzione, lo stupro, la pedopornografia, la droga, l'invidia, l'omosessualità, la violenza domestica. Tanti sono i temi che si intrecciano in questo romanzo, eppure non si fa confusione. Oltre a questo, abbiamo la componente emotiva di Erlendur, che comincia ad affrontare i fantasmi del proprio passato, a riflettere sul perchè gli piace leggere storie di crimini (oltre che risolverle), al rapporto di amore-odio che lo lega alla figlia che sta provando a liberarsi dalla droga ma è sempre sul punto di ricaderci.
Forse uno dei libri più belli della serie, anche se molto triste per le vicende che stanno dietro ai vari personaggi.

Mio voto: 8 / 10

lunedì 19 gennaio 2026

A sud del confine, a ovest del sole - Haruki Murakami


Titolo originale: 国境の南、太陽の西 [Kokkyō no minami, taiyō no nishi] (1992)
Titolo inglese: South of the border, west of the sun

Fino ad allora Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai lì dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un'abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di più: a distinguerla non c'è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo.
Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un'altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi - è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l'esperienza - quando ormai la vita l'ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppía esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell'altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole. Una vita che forse, venticinque anni dopo, quando lei riappare dal nulla, diventerà realtà.
Torna in libreria, in una traduzione completamente rivista, uno dei romanzi più amati di Murakami Haruki: un'opera malinconica e romantica, una storia di raffinata delicatezza, in cui l'esplorazione dei più diafani movimenti dell'anima riesce a descrivere l'universale, umanissimo conflitto tra necessità e desiderio, destino e libertà. (goodreads)

Ho letto altri libri di Murakami, e mi aspettavo il suo stile onirico visionario. Questo, invece, è proprio un romanzo molto reale. Oltretutto, è un potentissimo romanzo d'amore e destino (beffardo), un "cosa sarebbe successo se avessimo fatto un'altra scelta". Una situazione che sto vivendo e quindi questo romanzo mi colpisce come un enorme pugno nello stomaco perchè c'è davvero tanto di me in esso.
Intanto il romanzo parte con una interessante descrizione della situazione sociale giapponese: la stranezza di essere figli unici, e in quanto tali ritenuti viziati o figli di genitori che non si vogliono particolarmente bene. Sia Hajime sia Shimamoto sono in questa condizione. Questo almeno finchè i due ragazzi vivono nel paese, perchè già a Tokyo, dove lui va a studiare, non è così strano invece essere figli unici. Interessante la consuetudine che quando c'è un bambino nuovo a scuola, il compagno che gli abita più vicino lo aiuta negli studi.
Hajime è un ragazzo che non la trova pari con la vita, non capisce qual è il suo posto nel mondo, finchè da adulto e già sposato, apre un locale (che poi diventeranno due) in cui viene suonata musica jazz. E' qui che ricompare Shimamoto, in una serata di pioggia. Anni prima, lui aveva inseguito una donna dal cappotto rosso che gli sembrava lei, l'aveva pedinata senza pensare di chiamarla per vedere se era davvero lei, ed era stato fermato da un uomo che gli aveva dato dei soldi per lasciarla andare. Soldi che aveva sempre tenuto in una busta chiusa in un cassetto chiuso.
Shimamoto è una donna affascinante, che da qualche anno si è anche operata alla gamba e non ha più la sua zoppia. Si ritrovano e ascoltano musica o parlano. Cosa c'è a sud del confine? (in realtà è una canzone che parla del Messico). E a ovest del sole? E salta fuori tutta l'assenza che è stata in quegli anni, un amore rimasto in sottofondo, mai espresso ma sempre un punto fermo. E come fare se Hajime adesso è sposato e ha due figlie? E' un tormento che lo porta a rivedere tutte le sue scelte, tutto quello che non è stato e che poteva essere. Un dolore terribile.
Mi ha solo lasciato un po' perplessa il finale e mi fa chiedere una cosa: Shimamoto è davvero ricomparsa o è stato un suo miraggio? Perchè per un attimo ho avuto questo dubbio, che lei fosse morta e che lui non l'avesse davvero rivista, se non nei suoi sogni, talmente potenti da farlo delirare.
Potentissimo libro sull'amore mancato.
Mio voto: 8 e mezzo / 10