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martedì 26 dicembre 2023

Sfide 2023

Siamo alla fine del 2023, l'ultima settimana me la prendo per guardare le sfide papabili per il prossimo anno e riposare un po'. Ma intanto faccio un po' il riassunto dell'anno...
Intanto un dato: nel 2023 ho letto 73 libri. Sono scesa decisamente rispetto agli ultimi due anni.

Il Torneo letterario di Robinson non c'è stato quest'anno. Da un lato mi è dispiaciuto, ma devo dire che l'anno scorso ho davvero fatto il pieno di saggi e non sarei stata in grado di bissare la cosa.

Grazie ad alcuni bookclub e alla libreria, ho avuto il piacere di poter vedere (dal vivo oppure online) diversi autori. Sono momenti molto interessanti.


E ora passiamo alle mie sfide del 2023:

* european reading challenge --> probabilmente è la mia sfida preferita. Quest'anno ho completato i 5 libri il 23 gennaio... Poi ho proseguito fino ad arrivare a 21 nazioni.

* monthly key word reading challenge --> completata a dicembre

* monthly motif reading challenge --> completata a dicembre

* calendar of crime --> ammetto di aver fatto fatica ad incastrare i gialli per questa sfida, anche perchè ne ho letti pochissimi quest'anno...

* color coded reading challenge --> quest'anno ce l'ho fatta. Come sempre, "implies color" è la categoria che mi dà più problemi.

* cloak and dagger reading challenge --> Ci rientra tutto ciò che è mistery, crimine, thriller, ecc. In realtà ne ho letti solo 13 quest'anno, veramente pochi... 

* what an animal reading challenge --> Solo 13 libri per questa challenge, ma ho raggiunto il terzo livello

* cruisin' thru the cozies --> Non ero proprio sicura di ripetere questa challenge, ma è una di quelle a cui sono affezionata. Sono arrivata al pelo ai dieci libri per completarla.

* southern literature reading challenge --> solo due libri per questa sfida, quest'anno. Ne avevo altri in programma ma poi ho deciso di lasciarli per il prossimo anno.

* while I was reading --> sfida completata a novembre. Ho anche scoperto che Ramona non ospiterà la sfida il prossimo anno, ma addirittura chiude il suo blog. Un po' mi dispiace perchè è una sfida che faccio da anni, ma immagino che avrà le sue buone ragioni.

* what's in a name -->  sfida completata a dicembre. La categoria degli scacchi e del "celebration" mi hanno dato del filo da torcere per cercare i titoli

* the clock reading challenge --> 4 libri, un miglioramento rispetto all'anno scorso. Però non mi sarebbe dispiaciuto completarla, avevo delle belle idee.

* around the world reading challenge --> novità di quest'anno. In realtà avrei preferito che non fosse così schematizzata mese per mese ma l'ho provata lo stesso. Non credo che la ripeterò, non perchè non mi sia piaciuta, ma perchè l'idea della challenge sarebbe anche di condividere il proprio parere e invece ho partecipato solo un paio di volte perchè in inglese è complesso.

* historical fiction reading challenge -->  eh, alla fine ho letto 28 libri riconducibili a questa categoria, però ammetto che non è sempre così facile capire se rientrano o meno. Non so, devo riflettere se rifarla o meno...

* the nerdy bookworm 50 books a year -->  completata il 26 dicembre!

* popsugar reading challenge --> esagerare per esagerare, quest'anno ho riprovato anche la questa sfida, tenendola come sfida residuale. Infatti poi a novembre mi mancavano ancora troppe categorie e l'ho lasciata perdere. Pazienza. Il prossimo anno non la farò, ho visto le categorie e proprio non mi piacciono. 

Mi è molto dispiaciuto che non ci fosse la "Back to the classics", ma la ragazza del blog ospitante ha scritto che aveva bisogno di prendersi una pausa. Chissà se ci sarà nel 2024. 
Sto guardando le sfide per il prossimo anno. Mi piacerebbe trovare qualcosa di nuovo, un po' diverso, ma per ora non c'è niente che mi attragga. Quelle che faccio da anni penso che continuerò a farle; ho un dubbio sulla historical, ma so che finirò per farla. Ho già scritto che non rifarò sicuramente la popsugar, la world e la while I was reading (quest'ultima solo perchè chiude il blog). 
Vedremo. Ho diversi libri che mi sono segnata e che vorrei leggere...

Libri letti 2023

 Libri letti nel 2023:

  1. Eppure cadiamo felici (Enrico Galiano)
  2. La tua assenza è tenebra (Jòn Kalman Stefànsson)
  3. L'occhio della montagna (Sara Baume)
  4. Black Beauty (Anna Sewell)
  5. La luce del domani (Roxanne Veletzos)
  6. Avevano spento anche la luna (Ruta Sepetys)
  7. Herscht 07769 (Laszlo Krasznahorkai)
  8. Le vie dell'eden (Eshkol Nevo)
  9. Il sarto volante (Etienne Kern)
  10. Cronache di un gatto viaggiatore (Hiro Arikawa)
  11. La ragazza con la bicicletta rossa (Monica Hesse)
  12. 12 bytes.... (Jeanette Winterson) 
  13. Un giorno come un altro (Shirley Jackson)
  14. La città degli orsi (Fredrik Backman)
  15. Grottesco (Patrick McGrath)
  16. Acqua rossa (Jurica Pavicic)

Pianoforte vendesi - Andrea Vitali


Titolo originale: Pianoforte vendesi (2008)

È la notte dell'Epifania, sera di festa a Bellano. Dal treno scende "il Pianista" - così chiamato per via delle sue mani lunghe e affusolate -, ladro di professione. Piove, fa freddo. Perlustrando le contrade nell'attesa della folla che assisterà alla processione dei Re Magi, il Pianista incappa in un cartello affisso su un vecchio portone: "Pianoforte Vendesi". Incuriosito, dopo aver saputo che l'appartamento è disabitato e visto che il tempo non migliora, rovinando così la festa e soprattutto trattenendo nelle loro case le sue possibili prede, decide di entrare... "Pianoforte Vendesi" è la storia di un ladro che deve scegliere tra le buone e le cattive azioni: il bianco e il nero, come i tasti del pianoforte. I gesti che si troverà a compiere rivelano un grande desiderio di riscattare la sua umanità. Sullo sfondo c'è un'intera collettività, un paese sospeso - per una notte - fra legalità e illegalità, fra lecito e illecito, fra comandamento etico e abitudine. In questo romanzo breve Andrea Vitali ci fa scoprire una Bellano inedita, notturna, forse un po' magica. Tra le strade e nelle case si avverte ancora l'eco, e forse il respiro, di tutti coloro che lì hanno vissuto, gioito, sofferto, sognato, amato. Così, attraverso le atmosfere soffuse e le penombre di "Pianoforte Vendesi", Andrea Vitali rende omaggio alla sua città. (goodreads)

Ammetto una cosa: mi mancava un audiolibro per completare la 50 books challenge e ho cercato una cosa corta. Da questo punto di vista, le storie di Andrea Vitali sono una certezza.
Questo racconto è molto carino e ha pure alcuni elementi di soprannaturale che non mi aspettavo.
Il pianista, così chiamato per le mani affusolate, sta facendo ricognizione per vedere dove potrà trovare zone di ressa in cui nascondersi tra la gente e derubare i malcapitati. Cena in una osteria, ma quando fa per uscire vede che il tempo è cambiato e sta piovendo e nevicando insieme. Questo compromette il suo lavoro perchè la gente rimarrà in casa. Gli viene allora in mente del palazzo in cui c'è in vendita il pianoforte, e dando per scontato che sia disabitato, decide di andare a vedere. L'appartamento del pianoforte è aperto, non ci sono rumori, tutto buio. Tranne una luce che filtra da sotto una porta, dalla quale verrà fuori una vecchia signora che spiega di essere una maestra di pianoforte, che non si è mai sposata perchè era già sposata alla musica. Il pianista, tramite le mani della vecchia, comincia a suonare il piano, e questo allerta i vicini perchè sanno che la casa è disabitata. I carabinieri, chiamati ad intervenire, non possono far altro che acciuffare questo ragazzo, che racconta una storia sconclusionata, dice di non saper suonare il pianoforte ma in realtà lo suona molto bene. Lui dice che è merito della vecchia che suona con lui. Peccato che la signora pare sia morta un anno prima...
Vi ho già detto anche troppo. Ho ascoltato l'audiolibro, cosa che non amo particolarmente. La storia è molto carina fino alla fine. L'ho scelto per caso ma sono contenta.
Mio voto: 7 / 10

lunedì 25 dicembre 2023

La portalettere - Francesca Giannone


Titolo originale: La portalettere (2023)

Salento, giugno 1934. A Lizzanello, un paesino di poche migliaia di anime, una corriera si ferma nella piazza principale. Ne scende una coppia: lui, Carlo, è un figlio del Sud, ed è felice di essere tornato a casa; lei, Anna, sua moglie, è bella come una statua greca, ma triste e preoccupata: quale vita la attende in quella terra sconosciuta?
Persino a trent’anni da quel giorno, Anna rimarrà per tutti «la forestiera», quella venuta dal Nord, quella diversa, che non va in chiesa, che dice sempre quello che pensa. E Anna, fiera e spigolosa, non si piegherà mai alle leggi non scritte che imprigionano le donne del Sud. Ci riuscirà anche grazie all’amore che la lega al marito, un amore la cui forza sarà dolorosamente chiara al fratello maggiore di Carlo, Antonio, che si è innamorato di Anna nell’istante in cui l’ha vista.
Poi, nel 1935, Anna fa qualcosa di davvero rivoluzionario: si presenta a un concorso delle Poste, lo vince e diventa la prima portalettere di Lizzanello. La notizia fa storcere il naso alle donne e suscita risatine di scherno negli uomini. «Non durerà», maligna qualcuno.
E invece, per oltre vent’anni, Anna diventerà il filo invisibile che unisce gli abitanti del paese. Prima a piedi e poi in bicicletta, consegnerà le lettere dei ragazzi al fronte, le cartoline degli emigranti, le missive degli amanti segreti. Senza volerlo – ma soprattutto senza che il paese lo voglia – la portalettere cambierà molte cose, a Lizzanello.
Quella di Anna è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni ’30 fino agli anni ’50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe.
Ed è la storia di due fratelli inseparabili, destinati ad amare la stessa donna. (goodreads)

ATTENZIONE: contiene spoiler.

Ho scelto questo per la categoria bestseller, ovviamente in Italia. 
Da quello che ho capito, la figura della portalettere è esistita davvero.
Nonostante sia un libro non corto, la scrittura è scorrevole, si legge bene e si legge volentieri. 
Non ho amato particolarmente il fatto che il romanzo inizia col funerale di Anna, e le signore che vanno a fare le condoglianze. Non tanto perchè mi svela il fatto che sia morta, ma perchè mi butta lì tanti personaggi e dubbi che mi rimangono in ballo per tutto il resto del libro, non creandomi particolare suspance.
La figura di Anna è una figura brillante, moderna, una "classica" donna del nord che si trova trapiantata al sud per amore, dove le donne non sono così libere come è lei. Già il fatto di fare domanda per un lavoro tipicamente maschile la fa mettere al centro di chiacchiere. E non sarà l'unica cosa per cui diventerà oggetto di chiacchiere. Perchè Anna è atea, Anna fa amicizia con quella che è considerata la pazza del paese, Anna è la prima donna a portare un paio di pantaloni, a pensare che il corpo è suo e di nessun altro. Tutte idee che le donne del sud non possono neanche lontanamente pensare. 
Nel romanzo Anna è sposata con Carlo, legatissimo a suo fratello Antonio che si è innamorato di Anna appena l'ha vista. Ma no, non aspettatevi tresche tra Anna e Antonio, il sentimento che c'è tra loro permea potentemente le loro vite ma non finirà in niente di sordido.
La prima parte del libro finisce che viene festeggiato l'ultimo Natale prima della guerra, nella seconda parte siamo al momento in cui alla radio viene dato l'annuncio che la guerra è finita. Chiaramente viene fatto un po' il conto dei morti, dei ragazzi partiti per la guerra e mai tornati, ma della guerra non si dice altro (per fortuna). E comunque la storia è già abbastanza complessa così, ci sono già tante cose. C'è la storia di Giovanna che ha una storia con un prete sadico. C'è la storia di due cugini che non sanno di essere cugini e si amano alla follia. C'è la storia della moglie di Antonio, che non capisce perchè lui corre sempre quando chiama la cognata. C'è la storia di Carmela, che avrebbe dovuto sposare Carlo prima che lui si innamorasse di Anna. C'è la storia di un padre che non sa di avere un altro figlio e di un figlio che non capisce perchè suo padre soccombe sempre a sua madre. Tante storie che si intrecciano abbastanza armoniosamente nell'insieme, in una società che si evolve.
Sinceramente mi ha messo molta tristezza l'ultima parte, in cui Anna e Antonio litigano furentemente. Molto commovente e potente la lettera che lei gli fa consegnare dopo morta. Sono molto indecisa sul voto. Potrei dare un mezzo punto in più... ma sono in dubbio
Mio voto: 7 e mezzo / 10


Un magico inverno sulla neve - Isla Gordon


Titolo originale: A season in the snow (2019)

Una fuga sulle montagne può sciogliere un cuore di ghiaccio? Alice Bright ha un lavoro che adora, una famiglia affettuosa e amici insostituibili. Ma quando il destino si mette di traverso, la sua favola perfetta sembra incrinarsi e i suoi sogni vanno in frantumi. Bear, un adorabile cucciolo in cerca di casa, potrebbe essere esattamente ciò di cui Alice ha bisogno per rimettersi in carreggiata. Ma un appartamento a Londra non è proprio l’ideale per un cane di montagna. E così Alice e Bear si ritrovano in viaggio verso le montagne innevate della Svizzera alla ricerca di una nuova casa: possibile che un cambiamento radicale possa aiutarli a lasciarsi il passato alle spalle? Tra scoppiettanti fuochi di legna, caffetterie accoglienti e panorami mozzafiato, Alice sente che il suo cuore potrebbe iniziare lentamente a guarire. Ma basteranno nuovi amici e un affascinante vicino di casa ad aiutare Alice a innamorarsi di nuovo della vita? Quando la vita di Alice sembra andare in frantumi, un adorabile cucciolo fa breccia nel suo cuore
Isla Gordon Vive sulla costa inglese con un adorabile cagnone. Un magico inverno sulla neve è il suo primo romanzo, ispirato alla sua vita di tutti i giorni insieme a un cucciolo extralarge. (ibs)

Mi ero fatta incantare un po' dalla trama di questo romanzo, che mi pare banalizzi un po' l'evento che "mette di traverso il destino"...
Il libro comincia un po' alla "sex and the city", con cinque amiche che si ritrovano nei bar e chiacchierano di frivolezze. Due di loro, Alice e Jill, si conoscono dall'infanzia e sono come sorelle. Una sera, queste due, partecipano ad un concerto all'aperto, la calca causa uno sfondamento delle transenne, Alice rimane gravemente ferita ad una gamba, Jill muore. Da qui si dipana il resto della vicenda, con Alice che non si dà pace, perchè è stata lei a prendere i biglietti del concerto, le manca Jill, non esce più di casa e smette anche di lavorare (disegna vignette satiriche). C'è un problema però. Poche settimane prima, Jill aveva adottato un cucciolo di pastore del bernese, e Alice decide di farsi carico del cucciolo. Ad un certo punto, Alice si rende conto che non può uscire solo negli orari in cui nessuno la vede, e vivere nel casino di Londra le crea disagio. Decide allora di fare il viaggio che aveva programmato con Jill, andare in Svizzera in auto, per far vedere al cane la sua "terra di origine". Da qui in poi c'è il resto della storia.
L'impressione che ho avuto è che il libro affronta un po' tutto con molta superficialità. E' vero che vuole essere un libro sulla rinascita, sull'uscire dal lutto, un libro leggero e positivo.
I dialoghi sono veramente sciocchi. Non so dare un'età ai protagonisti, le quattro amiche si sono conosciute all'università e già tutte lavorano, quindi potrei ipotizzare tra i 25 e i 30, però mi ricordano dei ragazzi delle superiori.
Non so, sono un po' perplessa dall'intero risultato. Il libro parte molto frivolo, poi c'è la parte un pelo più "seria" della morte di Jill, e dopo alterna situazioni contrastanti. Il tutto, secondo me, poteva essere trattato in modo più accattivante, senza dover per forza diventare un mattone di pesantezza. Sto pensando ad altri libri che ho letto, con situazioni simili dove lo svolgimento ha un linguaggio che mi ha catturato; qui non è successo. 
Gradevole, ma niente di che.
Mio voto: 6 e mezzo / 10

Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno - Benjamin Stevenson


Titolo originale: Everyone in My Family Has Killed Someone (2022)

A Ernie Cunningham le riunioni di famiglia non sono mai piaciute. Di sicuro c'entra il fatto che tre anni prima ha visto suo fratello Michael sparare a un uomo e lo ha denunciato, un oltraggio che non gli è ancora stato perdonato. Perché i Cunningham non sono una famiglia come le altre. C'è solo una cosa che li unisce: hanno tutti ucciso qualcuno. Ora hanno deciso di ritrovarsi per un'occasione speciale: trascorreranno un fine settimana in un resort di montagna per festeggiare l'uscita di prigione di Michael. Ma i Cunningham non sono tipi da stare in pantofole davanti al caminetto. Il giorno dell'arrivo di Michael, viene trovato il cadavere di un uomo. Ha le vie respiratorie ostruite dalla cenere, come se fosse morto in un incendio, ma non ha ustioni sul corpo. Mentre una bufera si abbatte sul resort isolandolo e la polizia brancola nel buio, spetterà a Ern capire se il colpevole è uno dei suoi familiari, prima che vengano uccisi tutti. (ibs)
Volevo leggere questo libro l'anno scorso, quando è uscito. Ci sono riuscita solo adesso. Mi è piaciuto molto. Innanzitutto, il tono narrativo è pieno di ironia fin dalle prime pagine, che sono poi l'antefatto dell'intera storia, quando Michael bussa alla porta di suo fratello con il cadavere di un poliziotto in macchina, per chiedere aiuto nel seppellirlo; ma in realtà questo cadavere non è proprio già cadavere, lo diventerà poco dopo proprio grazie al colpo di grazia di Michael. Ernie decide di fare la cosa giusta, denunciandolo e quindi spedendo suo fratello in prigione per tre anni. Tutta la famiglia gli sarà contro, perchè i Cunningham non parlano con gli sbirri (uno di loro ha ucciso il padre di Ernie) e quindi nel resort si respira tutta questa tensione. Diverso invece il pensiero di Michael, che invece è grato a suo fratello per aver fatto la cosa giusta, evitandogli di compiere altri crimini. E fin qui non vi ho spoilerato nulla. Il problema è che il giorno prima dell'uscita di prigione di Michael, c'è stato un altro morto nel prato vicino allo chalet, ucciso con uno stile già usato in passato da un probabile serial killer soprannominato Lingua Nera, e questo pare proprio una specie di biglietto da visita che annuncia il suo arrivo. 
Il poliziotto incaricato delle indagini è un notevole imbranato, tocca quindi ad Ernie, che di mestiere scrive manuali su come scrivere libri polizieschi, capire come sono andate le cose. E le cose porteranno a svelare tanti segreti di famiglia che ci faranno capire un bel po' di cose. E soprattutto, porteranno ad un notevole colpo di scena finale che io non avrei mai e poi mai immaginato. Proprio questo colpo di scena, però, mi ha un po' ingarbugliato la soluzione (motivo per cui, gli tolgo un mezzo voto). 
Lettura molto molto gradevole, scorrevole, ironica (nonostante quello che racconta non sia proprio divertente, ma l'autore è un comico di professione). Spero che l'autore scriva altri libri, li leggerò sicuramente.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

La regina degli scacchi - Walter Tevis


Titolo originale: The Queen's Gambit (1983)

A otto anni, Beth Harmon sembra destinata a un'esistenza squallida come l'orfanotrofio in cui è rinchiusa: sola, timida, bruttina, dipendente dai farmaci, terrorizzata da un mondo che non capisce e che non fa nulla per capirla. Finché un giorno si trova davanti una scacchiera. Gli scacchi diventano per lei non soltanto un sollievo, ma anche una speranza: schemi di gioco come la Difesa Siciliana e il Gambetto di Donna (The Queen's Gambit è proprio il titolo originale di questo romanzo) sono le armi con cui comincia a farsi prodigiosamente strada nei tornei e nella vita. Ma se da una parte la sua precoce ascesa all'olimpo scacchistico la porta ad affrontare, a soli diciassette anni, il campione mondiale, la maestria di giocatrice non basta a liberarla dalla paura, dalla solitudine e dalle tendenze autodistruttive. Un ritratto femminile, una storia che vibra di suspense, un atto d'amore verso il gioco più nobile e spietato. (goodreads)

Ho trovato questo libro per completare la "What's in a name" challenge. Non ho visto la serie tv. 
Il libro è interessante, si legge molto bene. La storia di Beth è molto triste, sia da bambina all'orfanotrofio, sia quando viene adottata. Per fortuna che scopre gli scacchi e questo diventa il suo modo per riscattarsi dalla vita, se non fosse però che ha la tendenza ad impasticcarsi e a bere fino a rovinarsi, rischiando di autodistruggersi.
La storia è bella, si segue bene. Ho fatto fatica durante le gare di scacchi perchè non conosco le regole e le mosse e quindi alcune di quelle descrizioni per me erano particolarmente noiose. 
Sinceramente la protagonista, in alcune situazioni, fa di tutto per essere antipatica, ma ho fatto comunque il tifo per lei.
Chi ama gli scacchi e può seguire le mosse descritte durante i tornei lo troverà molto gradevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Fuori i libri! Ottobre novembre 2023

Cominciamo col libro per il gruppo di lettura della biblioteca: La mennulara di Simonetta Agnello Hornby. 

Ho poi proseguito con un giallo, dove la detective improvvisata è una libraia: "Hotel Bosforo" di Esmahan Aykol

Per il gruppo di lettura online di ottobre, ho letto "Sabbie bianche" di Geoff Dyer. Non mi ha fatto impazzire.

Ho proseguito la serie di Miss Peregrine leggendo "La biblioteca delle anime" di Ransom Riggs.

Per il progetto "Bookrave", avrei voluto leggere vari libri, ma alla fine ne ho letto uno solo: "La valle dei fiori" di Niviaq Korneliussen. Molto intenso.

Ultimo libro del mese di ottobre: "Piero fa la Merica" di Paolo Malaguti, libro proposto dalla biblioteca in vista dell'incontro con l'autore. Una gran bella scoperta.

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Ho cominciato il mese di novembre cercando libri che mi accorciassero la calendar of crime, che stava rimanendo indietro. Ho trovato un giallo per ragazzi, "Cercasi commessa al reparto omicidi". In realtà molto gradevole. 

Continuando a cercare libri che mi completassero alcune sfide, ho proseguito leggendo "Delitto al festival di Sanremo" di Achille Maccapani. Carino ma migliorabile. 

Cercando un libro dove due protagonisti fossero finti fidanzati, ho trovato "The love hypothesis" di Ali Azelwood. Carino, molto tenero fino ad una scena di sesso un po' fuori "stile" per il resto del libro.

Per il mio tropo preferito, ho letto ovviamente un libro con protagonista un gatto: "Il gatto che muoveva la montagna" di Lilian Jackson Braun.

Ultimo libro del mese, quello per il gruppo di lettura della ex biblioteca, "La vedova Van Gogh" di Camilo Sànchez, una storia vera, interessante.

La vedova Van Gogh - Camilo Sánchez


Titolo originale: La viuda de los Van Gogh (2012)

Cieli, occhi, corvi, girasoli: dovunque giri lo sguardo, Johanna vede dipinti di Van Gogh. Splendono nel buio, la svegliano all’alba; prima del canto degli uccelli, prima dei rumori di Parigi che riparte.
La gente non li capisce, non li ama. Li usa come fondi d’armadio, per tappare i buchi del pollaio. Van Gogh si spara al petto e con lui se ne va il fratello Theo, inseparabile anche nella morte.
Johanna resta sola con un piccolino nella culla: si chiama Vincent come suo zio.
Lui e i dipinti illuminano il nero che l’ha avvolta.
Vedova giovane, torna in Olanda e si prepara a lottare; le hanno insegnato che bisogna dominare il mare per meritarsi la terra.
Apre una locanda in campagna, fa arrivare da Parigi i quadri di Van Gogh. Dal soffitto al pavimento, li appende in ogni stanza: è il suo omaggio all’artista che sognava una repubblica del colore, il primo museo segreto.
Di giorno Johanna accoglie gli ospiti, cresce suo figlio.
Di notte apre la valigetta che per Theo era sacra e si immerge nelle lettere di Van Gogh. Annota parole, isola passaggi di pura poesia. Le affidano una missione, le indicano la strada. Oltre le porte chiuse, il disprezzo, la selva dei no. Il primo sì è il disegno venduto a un cliente argentino. La prima mostra la ospita all’Aia una donna senza pregiudizi.
Poi il vento gira, vengono i buoni incontri, gli incroci fortunati; il tempo corre, vola, le mostre si moltiplicano e Vincent van Gogh entra nella Storia.
Johanna, finalmente, può camminare guardando il cielo dopo la pioggia, respirare leggera, aprire altre porte. Tornare a smarrirsi in un sorriso, nel gioco meraviglioso dei corpi.
Una storia vera, bellissima, mai raccontata. La storia della donna che ha consegnato al mondo l’arte di Van Gogh. (goodreads)

Ho fatto fatica ad ingranare con lo stile narrativo, che alterna pagine di cronaca (Johanna vede, Johanna pensa, ecc.) a pagine del diario che scrive Johanna. Poi ad un certo punto ho ingranato e la lettura è stata abbastanza scorrevole. La storia si sviluppa molto a flash, brevi racconti che si susseguono. Il tutto incastonato nella storia del periodo, quindi vengono citati molti personaggi famosi, scrittori, pittori, artisti vari.
Johanna non ha mai amato il fatto che suo figlio portasse il nome di uno zio morto, che a sua volta portava il nome di un fratello morto neonato; alla fine del libro invece sarà molto contenta di questo fatto.
Johanna è la moglie di Theo Van Gogh, fratello legatissimo a Vincent, il pittore. Un rapporto quasi simbiotico il loro, al punto che quando Vincent muore, anche Theo si lascia lentamente morire. Tocca a Johanna prendere in mano le redini della situazione, anche per evitare che finisca nel baratro suo figlio. Comincia per caso a leggere le lettere che Vincent ha scritto a suo fratello, e in questo modo comincia a guardare le sue opere con occhi diversi, a scoprire tutto il colore che sta in quei quadri, tutto il tormento interiore nascosto in quei dipinti e schizzi. Molto particolare il fatto che Johanna trasforma gli scritti in poesie. 
Johanna si rende conto che le opere di Vincent Van Gogh devono essere conosciute e non rimanere nascoste e si prodiga in ogni modo affinchè ciò avvenga. Una storia vera.
Libro interessante. Bella la figura di questa donna, che capisce il valore di Van Gogh, la sua modernità, è grazie a lei se le opere di questo immenso pittore non sono rimaste confinate in scantinati. 
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Il gatto che muoveva la montagna - Lilian Jackson Braun


Titolo originale: The Cat Who Moved a Mountain (1992)

Sono passati i cinque anni da quando Qwilleran si è dovuto trasferire a Pickax, e adesso ha pienamente a disposizione i soldi dell'eredità. Decide quindi di prendersi l'estate per riflettere sul suo futuro, e decide di andare in un paese chiamato Spudsboro, incastonato tra due montagne chiamate Grande Patata e Piccola Patata. La Grande Patata è già stata raggiunta dal disboscamento selvaggio e successiva costruzione di case su case, mentre la Piccola Patata è abitata ancora da persone che cercano di scoraggiare lo stesso tipo di "sviluppo". In città quindi c'è grande astio tra gli Spud e i Taters (montanari della Piccola Patata).
Qwill affitta una enorme casa, chiamata Tiptop, che potrebbe ben essere convertita in albergo, ma è l'unico posto in cui sono accettati i gatti. Era la casa della famiglia di J.J. Hawkinfield, proprietario del giornale locale e personaggio piuttosto influente in città, morto un anno prima proprio nel cortile della casa. A Qwill cominciano a fremere i baffi, anche perchè i siamesi cominciano a comportarsi in modo strano. Koko, soprattutto, comincia a spostare di continuo un quadro dove è dipinta una montagna; dietro ad esso è nascosta la chiave per l'ufficio (nascosto da un mobile) di J.J. Hawkinfield. Ovviamente Qwill comincia a fare domande in giro, scoprendo che in carcere è finito Forest Beechum, un Tater, dopo un processo piuttosto superficiale. Tutto ciò convince Qwill ad approfondire la questione e comincia ad accumulare notizie dicendo che sta pensando di scrivere una biografia proprio di J.J. Hawkinfield. Ovviamente, per arrivare a risolvere il caso avrà bisogno di Koko...
In questo libro della serie, troviamo Qwill che fa una pausa da Pickax city per finire in mezzo alle montagne. Ora che può andarsene liberamente dove vuole, la verità è che non sa cosa fare. Così pensa che stare isolato sul cucuzzolo di una montagna possa aiutarlo a riflettere. In realtà tutta questa solitudine gli porta una gran nostalgia del suo paesino, ma ha anche modo di conoscere persone nuove, alcune decisamente gradevoli. E poi ovviamente ha trovato pane per i suoi denti, e il mistero dell'omicidio di J.J. Hawkinfield lo tiene impegnato.
Ammetto che, questa nuova ambientazione non mi è dispiaciuta.
Il libro si legge bene, la vicenda si segue bene, i nuovi personaggi mi sono piaciuti. Anzi, forse è il libro più chiaro tra quelli che ho letto finora. Alla soluzione del caso ci sono arrivata anche io.
Mi è piaciuto anche il riferimento al disboscamento selvaggio delle montagne. Poi ci sono anche tanti pregiudizi tra Spuds e Taters. Interessante.
Unica nota un po' stonata. Ad un certo punto, Qwill scopre che ogni settimana ci sono dei manifestanti che protestano con dei cartelli. In uno di questi c'è scritto "Foresta libera" che suppongo in inglese fosse "Forest free", così il fraintendimento di Qwill ci sta, ma in italiano è impossibile da rendere (perchè è impossibile confondere Foresta con Forest, essendo due parole diverse...) ma va beh...
Molto gradevole.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

The love hypothesis. Il teorema dell'amore - Ali Hazelwood


Titolo originale: The love hypothesis (2012)

Dottoranda in Biologia, Olive Smith crede nella scienza, non nell'amore. Non le è mai importato granché di avere una relazione e di sicuro non le importa di Jeremy, un ragazzo con cui è uscita un paio di volte in tutto. Si dà il caso, però, che lui piaccia da morire alla sua amica Anh, ed è proprio per convincere quest'ultima che Jeremy appartiene al passato che Olive una sera bacia il primo ragazzo incontrato in laboratorio, fingendo che sia il suo fidanzato. Costui, però, si rivela essere Adam Carlsen, giovanissimo professore sexy, noto per comportarsi sempre da tiranno con tutti. Per questo Olive rimane a bocca aperta quando lui accetta di reggerle il gioco con l'amica, rivelandosi una persona affascinante e gentile. All'improvviso, un appuntamento finto dopo l'altro, il mondo di Olive viene stravolto, tanto che è costretta a mettere il suo cuore sotto un microscopio e ad analizzare i suoi sentimenti per Adam. Riuscirà a comprendere che il teorema dell'amore non segue alcuna dimostrazione? (ibs)

La storia comincia in modo un po' sciocco. Più che altro, è la protagonista che è un po' sciocca. Poi però la vicenda è carina, ha un buon ritmo, si fa leggere bene, tant'è che l'ho letto in pochissimi giorni. Forse un po' scontati quasi tutti i passaggi (oltre, ovviamente, al finale perchè di fatto è una commedia rosa). La protagonista infila una serie di bugie su bugie, che la portano a situazioni assurde, spesso divertenti.
La cosa che non ho amato particolarmente è la scena di sesso, perchè ribalta completamente l'idea che ci è stata data di Adam lungo tutto il resto del romanzo, così gentile, tenero, e invece qui parla troppo e l'insieme mi è parso più volgare che romantico.
Carina l'introduzione di ogni capitolo con un cuore e una "teoria" che sostiene Olive.
Carino. Brillante, comunque un libro da estremo relax.
Mio voto: 7 / 10

lunedì 18 dicembre 2023

Cercasi commessa al reparto omicidi - Katherine Woodfine


Titolo originale: The Sinclair's mysteries. The clockwork sparrow (2015)

Londra, 1909. Dietro le scintillanti vetrine dei magazzini Sinclair si nasconde un mistero: qualcuno ha rubato un prezioso uccellino meccanico. La prima a essere sospettata dal direttore è Sophie Taylor, una ragazza appena assunta nel reparto moda. Determinati a risolvere il mistero, Sophie e i suoi amici Billy, Lil e Joe verranno coinvolti in una serie di intrighi che li porterà nei bassifondi di Londra dove, tra messaggi cifrati, spie e colpi di scena, scopriranno che il furto non è che la punta dell'iceberg. (ibs)

Dopo alcune letture un po' intense, mi sono concessa un giallino da ragazzi (nel senso che è consigliato dagli 11 anni in su).
Sophie è costretta a vivere per conto suo e a mantenersi, perchè suo padre è morto e ormai non ha più l'età per stare nell'istituto. Vive in una pensione per ragazze lavoratrici, e ha trovato posto nel reparto Modellistica di Sinclair, un enorme magazzino che sta per aprire i battenti. Un luogo di lusso sfrenato, per persone ricche, dove il titolare ci tiene particolarmente al benessere dei dipendenti. A Sophie piace il suo lavoro, se non fosse per le colleghe poco amichevoli, maligne e che pensano che sia lei quella altezzosa. Poi però fa conoscenza con Lil, una modella dei magazzini, che vuole diventare attrice, e che diventa subito un motivo per sorridere andando al lavoro.
La notte prima dell'apertura, però, c'è un furto, durante il quale viene anche ferito Bert, un dipendente. Viene accusata Sophie, perchè è dovuta tornare ai magazzini dopo l'orario di uscita per recuperare la giacca della divisa di Billy per potergliela lavare. In quel frangente Bert è ancora vivo, quindi è lei l'ultima persona ad averlo visto.
Purtroppo, al furto seguirà il licenziamento di Sophie, e anche la padrona di casa minaccia di sfrattarla se non si trova un lavoro rispettabile entro una settimana.
Con una serie di peripezie, che non posso certo raccontarvi, Billy e Lil, nell'intento di aiutare Sophie e scoprire chi ha davvero rubato i gioielli (e in particolare un passerotto che canta ogni volta una melodia diversa). Aiutati ovviamente da Sophie stessa e da Joe, un ragazzino che sta scappando dal Barone, capo di tutte le attività criminali dell'East End, che si è nascosto nei sotterranei dei magazzini Sinclair per non essere trovato dagli scagnozzi.
La storia è molto carina. Si intreccia un po' quando viene spiegato il perchè al Barone serve il passerotto. L'ultimo capitolo è, come lo definisco io, un po' "cinematografico" (e potrei dire, movimentato). Perchè oltre al furto c'è anche altro, e lo leggerete.
Il linguaggio è molto semplice, forse un po' troppe descrizioni dettagliate di tutti gli oggetti presenti dentro al mega negozio, ma sicuramente rende l'idea dello sfarzo. La lettura è molto scorrevole. I personaggi sono tutti a cavallo dei sedici anni, anche se le due ragazze potrebbero sembrare decisamente più grandi.
Da quello che ho capito, questo libro è il primo di una serie ambientata nei magazzini Sinclair. Credo che ogni tanto leggerò i successivi.
Mio voto: 7 e mezzo / 10

Piero fa la Merica - Paolo Malaguti


Titolo originale: Piero fa la Merica (2023)

Quelli come i Gevori li chiamano «i bisnenti»: hanno due volte niente. Per loro partire, più che una scelta, è un tuffo in un niente diverso, ancora sconosciuto. Anche se dai boschi del Veneto alle foreste del Brasile il viaggio è così lungo. Soprattutto in nave, soprattutto alla fine dell’Ottocento. Attraverso gli occhi di Piero, che ha quindici anni e tante cose in testa, Paolo Malaguti racconta l’epopea e la perdita dell’innocenza degli italiani nelle Americhe: il gesto rapinoso di costruire il mondo tra animali mai visti e piante lussureggianti, dove la lotta con la natura è un corpo a corpo quotidiano. E il futuro una scommessa.
Piero dei Gevori ha quindici anni e vive ai margini del bosco del Montello, l’antica riserva di legna della Serenissima. In famiglia sono tantissimi e poverissimi, hanno una casa che sta in piedi per miracolo, mangiano poco e non possiedono nulla. Come se non bastasse, la cattiva sorte si accanisce su di loro. Da qualche tempo, giù al paese, si dice che alla Merica regalino la terra a chi ha voglia di lavorare. Dopo l’ennesima ingiustizia, per i Gevori mettersi in viaggio in cerca di fortuna non è più una scelta, ma l’unica salvezza. Eppure, quando arrivano in Brasile insieme alla marea di italiani in fuga dalla miseria, non trovano il paradiso promesso. Lì in mezzo al nulla bisogna farsi spazio, abbattere gli alberi per costruire tutto da zero: dovranno strappare la terra al mato, tra le minacce sconosciute della foresta vergine, lontani da tutto e da tutti, senza alcuna possibilità di tornare alla vita che si sono lasciati alle spalle. Piero aiuta il padre e la sorella a mandare avanti il fondo, tira su case, semina granturco e fagioli: arriva alla sera con le ossa rotte, ma nel frattempo cresce. E crescendo impara due cose: che per morire basta il morso di un serpente, e che il primo amore è più pericoloso di tutte le bestie feroci messe insieme. Nel groviglio del mato, oltretutto, sarà lui a scoprire quello che nessuno aveva rivelato ai migranti. La loro terra appartiene ad altri, i nativi che quelle colline le abitano da sempre. Nel suo nuovo romanzo, Paolo Malaguti dà vita a una pagina dimenticata della migrazione italiana. Con la felicità narrativa che ben conosciamo e una lingua che ha i colori del veneto, dell’italiano e del portoghese, ci proietta in un mondo lontano e avventuroso, fatto di fatica e piante esotiche, febbre dell’oro e tradizioni da custodire a un oceano di distanza. (ibs)

Non conoscevo l'autore. Ho rischiato di fermarmi alle primissime pagine perchè mi ha fatto impressione la scena in cui descrive come uccide gli uccellini nei nidi (mi era bastato il precedente "mette la mano nel nido e fa quello che deve fare", senza dettagliarmi come lo fa). Nonostante questa scena racconti bene l'estrema povertà in cui viveva la famiglia di Piero (chiamati Gevori, che non è il loro cognome, che significa lepre, perchè si riproducono come lepri).
Mi è piaciuto molto il personaggio di Piero e la crescita lungo tutto il romanzo. Essendo il maggiore di una serie di fratelli, lui ha la sensibilità di occuparsi e preoccuparsi di Tonìn, anche prima che glielo chieda la madre. E' il suo modo di sentirsi responsabilizzato come fratello maggiore, e quando il padre gli dà una pacca sulla spalla, per lui questo gesto è il premio maggiore che poteva aspettarsi. 
La vita però al paese è molto pesante, e il padre ad un certo punto torna a casa dicendo che si trasferiranno in America, perchè là c'è lavoro. Purtroppo, nel periodo in cui è prevista la traversata, la madre sarà prossima al parto; viene quindi deciso che il padre partirà coi tre figli maggiori (Piero, Lina e Tonìn), mentre il resto della famiglia li raggiungerà appena possibile. Questa spaccatura della famiglia non si rimarginerà più, e Piero molto spesso sente la mancanza della madre.
Piero, nonostante le vicende che gli accadono in Sud America, (tra cui una cosa che gli fa il padre e che tutto sommato lui riesce a comprendere) riesce a mantenere una sua sensibilità. Il finale è molto toccante.
E' un libro che ha molte cose dentro, e che non voglio raccontare troppo nel dettaglio per non spoilerare una lettura molto interessante. Anche perchè, la figura di Piero è ovviamente di fantasia, ma i fatti sono frutto di ricerca storica. Accanto a Piero e la sua crescita, protagonista del romanzo è la fame di terra, che brucia più della fame di cibo. Andare in Brasile a costruire colonie, significa anche cacciare da quei terreni, in modo piuttosto brutale, gli indigeni che ci vivevano prima. Terribile è la scena dell'assalto ai bugre (come vengono chiamati). Il senso di colpa delle azioni che ha dovuto commettere, rimarrà costantemente vigile in Piero per tutta la sua vita, in un finale che chiude un po' il cerchio con l'inizio del libro.
Molto bello.
Mio voto: 8 / 10

domenica 10 dicembre 2023

La valle dei fiori - Niviaq Korneliussen


Titolo originale: Blomsterdalen (2020)

Primo romanzo groenlandese a vincere il Premio del Consiglio Nordico, un'opera di potente poesia che va dritto al cuore del dibattito odierno sull'identità e dà voce ai giovani inuit del XXI secolo.
Vive a Nuuk, la capitale della Groenlandia, è giovane e ribelle, ha una ragazza che la ama e un futuro che l’attende in Danimarca, dove sta per iniziare l’università. Eppure si sente troppo grossa, troppo scura, troppo diversa dai compagni di studio, e mentre tutti a casa credono che stia spiccando il volo verso la desiderata libertà, lei sprofonda in un disagio che in realtà ha sempre avvertito, un senso di inadeguatezza e vertiginosa solitudine, un bisogno bruciante di amore unito a una paura di deludere e di donarsi con cui finisce per far male agli altri quanto a se stessa. Un malessere che da bambina la portava a nascondersi sul Monte Corvo, nella tana di uno «spirito della montagna», e che prende il sopravvento quando un lutto la conduce nella natura maestosa della Groenlandia orientale, fino a una valle di fiori di plastica, piena di croci anonime e dimenticate. Così finiscono i tanti giovani inuit che ogni anno si tolgono la vita, nel silenzio del sistema e delle loro stesse famiglie – un tabù di cui nessuno vuole parlare. Inesorabile come una bomba a orologeria, La Valle dei Fiori racconta in presa diretta, attraverso la voce cruda, fresca, ironica, ma sempre più concitata e furente della protagonista, il tracollo psicofisico di una ragazza che sente il mondo chiudersi su di lei finché non riesce più a stare nel proprio corpo. Un racconto di una schiettezza feroce che si fa potente poesia, urgente e autentico quanto difficile da dimenticare, un romanzo che va dritto al cuore dell’odierno dibattito sull’identità dando voce ai groenlandesi del XXI secolo, cresciuti in una società di matrice coloniale e smarriti ai margini dell’Occidente globalizzato. (goodreads)

Scorrevole, scrittura piuttosto rude, anche sboccata a volte.
Il libro è un lungo conto alla rovescia, dove ogni numero è relativo ad una persona che si è suicidata ma non c'entra con quello che dirà poi nel capitolo (almeno fino a quando il suicida citato non è la cugina di Maalina). Ci sono poi tre parti: "loro", "tu" ed "io".
Il vero protagonista del libro è il suicidio, talmente diffuso in Groenlandia che viene visto quasi con fatalità ("ha scelto così, ora è in pace"). 
La protagonista ha un enorme tormento interiore, legato al fatto che non riesce a stare dentro alla sua vita. il collegamento col corpo non è più di tanto influente, secondo me, in quanto una sola volta lei dice di sentirsi "grassa in mezzo a quelle persone snelle, ma loro mi guardano amichevolmente".
Una delle cose che mi ha colpito, è il fatto che i Groenlandesi, pur essendo parte della Danimarca, vengono comunque visti come stranieri, al punto che all'università si stupiscono che lei parli correttamente danese. 
Lei, di cui non si sa il nome, vive in una famiglia abbastanza anaffettiva (soprattutto la madre), pronta costantemente a giudicare. Tuttavia, appena lei fa coming out parlando di Maalina, la famiglia è incredibilmente fiera di lei.  Il paradosso è che, nel momento in cui le cose comincino ad andare bene (a scuola, con Maalina, ecc) lei ha un crollo ed arriva a tradire Maalina e a rovinare tutto quello che stava costruendo di buono.
La terza parte del libro è abbastanza delirante. Maalina sul momento accetta il tradimento e decide di passarci sopra, ma lei insiste sostenendo che la ama ma non può stare con lei. Inizia una parabola discendente ed autodistruttiva, durante la quale ha al suo fianco (come amica) una donna con un tumore in testa che praticamente le dà una mano a scendere sempre più nel baratro. La ragazza capisce di aver bisogno di aiuto e lo chiede sia ai medici sia alla polizia. Purtroppo però troppa gente ha bisogno di aiuto e il servizio psicologico è scarso. 
La fine è chiara fin dall'inizio. La cosa che potrebbe sembrare strana, è che si suicida proprio nel giorno più luminoso dell'anno (e non in quello più buio come saremmo portati a pensare..). Il suo desiderio è di essere sepolta nella valle dei fiori, una località in cui sulle tombe vengono deposti fiori di plastica e dove non sono indicati nomi nè date. Un po' forzato, secondo me, il richiamo al corvo dell'inizio del libro.

Libro molto potente sul suicidio, che cerca anche di portare alla luce il problema della scarsità di aiuti psicologici in Groenlandia. Molto interessante la postfazione della traduttrice, che riporta anche il discorso che la scrittrice ha pronunciato al conferimento del Premio del Consiglio Nordico.
Mio voto: 8 / 10

Sabbie bianche - Geoff Dyer


Titolo originale: White sands. Experiences from the outside world (2016)

Ci sono, nel mondo, città, fiumi, vulcani, deserti che pulsano di un'energia arcana, di un magnetismo misterioso che attrae gli sguardi e i passi, i sogni e i desideri. Ci sono regge, strade, foreste che risuonano di parole: le parole di Goethe quando scorge per la prima volta il mare a Venezia, le parole di Kerouac mentre disegna il profilo dell'America con le ruote di una Cadillac, le parole di Joyce per smarrirsi e ritrovarsi a Dublino, le parole di Hemingway per inseguire il sole da Parigi a Pamplona. Parole che guidano, parole cicerone, calamite, fari: parole che ci fanno vedere il mondo come altrimenti non potremmo mai fare. A queste parole si aggiungono oggi quelle di Geoff Dyer, stralunato viaggiatore, favoleggiatore babelico, flâneur della letteratura, incantatore della sabbia, che sa animare per plasmarla in forme sempre nuove, un ammaliamento che non conosce fine: sabbia bianca dei deserti americani, sabbia bianca fra le strade della Città Proibita, sabbia bianca di neve sotto il cielo di una notte alle Svalbard, sabbia bianca in riva al mare di Tahiti, sabbia sospesa nel vento, sabbia che scorre dalle dita chiuse a pugno, sabbia in perpetuo, inarrestabile movimento. Come Geoff Dyer, come noi. Sabbie bianche non è un romanzo, né un reportage, non è una raccolta di racconti e nemmeno un diario di viaggio: è tutte queste cose e si ostina a non esserne nessuna; è lo «spazio vuoto sulla cartina» del suo autore. È, soprattutto, la conferma dell'incredibile dono di Geoff Dyer di mescere arte e vita, immagini del reale e fantasmi dell'immaginazione: geodeta della parola, Dyer deposita nel deserto abbacinante della pagina i semi di un'affabulazione inesauribile, come inesauribile è la sua e nostra tensione, umana troppo umana, a trovare un posto nel mondo, un senso, un amore. Alla perenne ricerca di qualcosa, ci smarriamo allora fra dune di sabbia, destinati a non giungere mai all'oasi cui aneliamo. Ma non importa, suggerisce Geoff Dyer, la vita è questo, quello che succede quando non troviamo ciò che cerchiamo. (ibs)

Libro letto per il gruppo di lettura online. La trama che avete letto lo rende un libro molto accattivante, e ovviamente nel gruppo di lettura ha riscosso ampi consensi. A me sinceramente è piaciuto poco e ho fatto fatica a seguirlo. Il libro è diviso in dieci capitoli. Ci sono alcuni episodi interessanti (i pali di Lightning field, Spiral Jetty di Smithson, Watts towers), altri che mi hanno annoiato terribilmente, altri che non ho capito. Il viaggio in Cina (primo capitolo) mi stava piacendo molto, ma finisce troncato (o se preferite, aperto ad ogni possibilità). Nel secondo, l'autore sta andando in Polinesia per scrivere un libro su Gauguin; di per sè era interessante, ma poi si allarga talmente (arriviamo alle foto di Ghirri) che non vedevo l'ora che finisse. Sono quei libri che, probabilmente, dovrei leggere due volte per vedere se li comprendo meglio, ma non è una cosa che amo fare (e mi sono già abbastanza annoiata la prima volta).
Mio voto: 6 e mezzo / 10

Delitto al Festival di Sanremo - Achille Maccapani


Titolo originale: Delitto al Festival di Sanremo (2021) 

Sono le cinque di una domenica mattina. Il vicequestore di Sanremo Francesco Orengo è nel suo alloggio di servizio, in pieno riposo dopo un’intensa giornata lavorativa. Di colpo viene svegliato dal suo primo collaboratore, l’ispettore capo Dario hanno trovato un cadavere nella toilette del teatro Ariston. L’omicidio è avvenuto poche ore prima, al termine della serata finale del Festival della Canzone Italiana presentata da Amadeus, con la partecipazione di Fiorello. Uno choc terribile per la capitale italiana della musica e del turismo, la città della Liguria più famosa in tutto il mondo. Per il commissario Orengo, tornato nel suo ponente ligure da poche settimane, dopo parecchi anni di esilio volontario tra la Lombardia e il Piemonte, è l’inizio di un turbine infernale. Al suo fianco, la squadra investigativa lavora a ritmo convulso, tra documenti raccolti, ricostruzioni del passato della vittima, un noto imprenditore nel settore delle calzature in provincia di Caserta, nonostante intoppi e boicottaggi, e numerosi risvolti nascosti che si agitano attorno a Sanremo e alla kermesse festivaliera. Ben presto, Orengo dovrà pure fare i conti con il suo difficile passato e un nemico che agisce per metterlo costantemente in difficoltà. Nel frattempo il giovane commissario ritroverà le sue radici nel paese nativo, il suggestivo borgo medievale di Castel Vittorio, nell’estremo entroterra della Val Nervia, suggellate dal ritrovato incontro con la bella ristoratrice Martina Rebaudo. Un romanzo nel quale emerge l’atmosfera di Sanremo, del suo centro cittadino, dell’atmosfera magica e frenetica del Festival, e di una Liguria di ponente sempre più inquieta e contrassegnata da numerosi colpi di scena. (goodreads)

Primo libro della serie del commissario Francesco Orengo.
Ho trovato questo libro per caso, cercando qualcosa che nel titolo avesse un sinonimo di "celebration". 
Diciamo che non mi aspettavo che fosse un capolavoro del giallo...
Il libro parte in prima persona, con l'assassino che ci spiega cosa sta avvenendo sul palco e poi spiega di dover uccidere questo imprenditore di origini campane, che ogni anno segue da abbonato le cinque serate del festival di Sanremo.
La narrazione procede alternando pagine in prima persona (dell'assassino, appunto) a pagine in terza persona dove viene presentato il commissario e tutta la trafila per capire chi ha commesso il crimine. Oltre a ciò, viene presentato un po' il commissario, che soffre nel stare in luoghi troppo affollati da quando anni prima dovette gestire l'ordine pubblico di una finale di Champions a Torino dove successe un disastro (ma da cui fu scagionato in quanto obbedì a disposizioni dei superiori senza decidere niente). Sempre lui, è nato in un paesino vicino a Sanremo, dove si trasferisce ogni volta che può, anche per rivedere Martina, che è decisamente più giovane di lui e se la ricorda da bambina, e di cui è innamorato.
La storia non è male, ma la scrittura proprio non prende. Lo stile è fin troppo descrittivo, potrei quasi dire scolastico. Espressioni che mi lasciano perplesse per quanto sono un po' forzate ("Orengo si lascia avvolgere dalla donna che gli trasmette il suo affetto sincero", "ritrovatisi nell'appartamento"). Anche nell'esprimere i sentimenti di Orengo per Martina vengono usati dei termini che di affettuoso o passionale hanno poco.
Sembra che tutti non facciano altro che bere caffè..
A tre quarti di libro, si rendono conto di aver spulciato le schede di ogni persona che era presente in teatro quella sera, quando è chiaramente impossibile che il qualcuno del pubblico possa aver commesso il crimine, principalmente perchè tutti sono stati perquisiti all'entrata (quindi non potevano avere introdotto una pistola). Quindi Orengo, nel giro di poche pagine, capisce che sono altre le persone che deve controllare. Poi, grazie a non si sa quale colpo di intuizione, scopre il mandante e di conseguenza il killer. Tutte cose che noi non potevamo scoprire e che ci vengono semplicemente sbattute lì.
Insomma. Bella idea ma decisamente migliorabile come svolgimento e soprattutto come linguaggio.
Mio voto: 6 / 10